Oggetto del Consiglio n. 240 del 20 dicembre 2018 - Resoconto
OGGETTO N. 240/XV - Interrogazione a risposta immediata: Ordinanza di sgombero nei confronti della Sig.ra Milena Petrovic.
Rini (Presidente) - Punto 8 all'ordine del giorno. Visto che trattiamo di una persona in particolare, vi chiedo se volete discutere l'interrogazione a porte chiuse, altrimenti vi chiedo di non fare alcun riferimento specifico alle persone in questione. La parola alla consigliera Pulz per l'illustrazione.
Pulz (IC) - Preferisco parlarne in seduta pubblica, senza fare riferimenti alla persona.
Anche questa mia domanda è un po' datata, per via del clima politico autunnale un po' turbolento. Già tempo fa abbiamo appreso dagli organi di informazione che la struttura Gestione demanio idrico della Regione Valle d'Aosta, che fa capo all'Assessorato opere pubbliche, il 16 novembre 2018 ha emesso un'ordinanza di sgombero nei confronti di una famiglia che vive in una baracca di lamiere, fatta con materiali di recupero, lungo il corso del fiume la Dora in un comune vicino ad Aosta. Questa famiglia è arrivata in Valle d'Aosta nel 1997 e, prima di costruire questa baracca che ora si dovrà provvedere a demolire, aveva "abitato" in un capannone dell'ex impresa Sogno. Si tratta di una famiglia fuggita nel 1992 dalla guerra in Serbia, che ha vissuto qualche anno in Croazia e ha raggiunto l'Italia soprattutto per risolvere i problemi di salute di un componente della famiglia stessa.
Questa vicenda, al di là del caso specifico, accende nuovamente i riflettori su un problema che una regione ancora ricca come la nostra non dovrebbe conoscere e che invece interessa comunque decine di "invisibili" che sopravvivono in una situazione di povertà assoluta. Sono persone al margine dei nostri centri abitati, forse anche misconosciuti delle strutture pubbliche che pure hanno il mandato di occuparsi di queste gravi situazioni umane abitative e sanitarie. Noi ci chiediamo quale potrà essere la sorte di questa famiglia, una volta che lo sgombero sarà eseguito. Chiediamo quale soluzione ha previsto l'Amministrazione per questa emergenza sociale, che forse è un'emergenza umanitaria prima che abitativa. Chiediamo insomma che cosa si prevede, adesso che comincia la stagione fredda.
Presidente - La parola all'assessore Borrello per la risposta.
Borrello (SA) - La risposta sarà articolata su due livelli: uno più puntuale rispetto alla situazione in essere, l'altro sulle azioni dell'Amministrazione regionale in merito a coloro che lei ha definito "invisibili".
Nel mese di giugno scorso, nel corso delle operazioni finalizzate a individuare la vegetazione da tagliare in quanto ostacolo al percorso di atterraggio presso l'aeroporto regionale ENAC, le strutture regionali competenti hanno riscontrato la presenza di una baracca su un'area appartenente al demanio idrico regionale. Si è trattato di un'azione di controllo ordinario che facciamo in maniera continuativa. La baracca, abitata saltuariamente dall'utenza da lei citata e da suo marito, è abusiva sia per quanto concerne l'occupazione delle superfici demaniali che per i permessi di costruzione comunali. La situazione è stata ovviamente segnalata al Comune di competenza e parallelamente alle strutture dell'Assessorato alla sanità e politiche sociali, quindi al coordinamento del Piano di zona, per verificare la possibilità di individuare una sistemazione provvisoria per la famiglia che abbiamo in esame. Questa necessità è stata comunicata alla famiglia, però solo per il tramite di una lettera affissa alla baracca stessa, perché non si sono rintracciate le persone.
Fatta questa ricostruzione di carattere tecnico, occorre poi fornire qualche elemento aggiuntivo per inquadrare meglio la situazione. Come Assessorato ai lavori pubblici i nostri uffici segnalano - penso che questo sia importante per le dinamiche più di carattere di gestione territoriale - che oltre a essere abusiva e alla necessità di liberare l'area per la questione legata all'aeroporto, la permanenza della baracca e il suo utilizzo nel periodo estivo, in cui sono rilevate le portate idrauliche della Dora Baltea, è un pericolo per gli stessi occupanti, tant'è vero che quest'anno la baracca è stata raggiunta dall'acqua per un certo periodo. Da informazioni prese presso il Comune di competenza e presso il coordinamento del Piano di zona, i signori in oggetto hanno anche rifiutato sistemazioni provvisorie che sono state loro proposte. Nel mese di ottobre scorso un altro Comune ci ha segnalato di avere rilevato sul proprio territorio, sempre in un'area del demanio idrico, la presenza di una nuova baracca in costruzione, per cui per questo nucleo familiare si riproporrà la stessa problematica.
Per rispondere all'altra domanda e per arrivare a una considerazione di carattere generale, si sono prese informazioni che sono arrivate dagli uffici della sanità e dal coordinamento dei piani di zona: i signori in oggetto nei mesi invernali ritornano in Serbia. Per rispondere quindi circa le attività che il sistema pubblico pone in essere per mettere in tutela l'interesse pubblico, possiamo solo dire che l'Amministrazione regionale, sia per quanto riguarda la gestione del territorio che per quanto riguarda il discorso delle politiche sociali, pone in essere tutta una serie di iniziative nel momento in cui viene a conoscenza delle problematiche. Dall'altra parte bisogna anche dire che le persone devono rendersi disponibili per essere aiutate, in virtù del fatto che alcune azioni sono state poste in essere e sono state rifiutate.
Presidente - La parola alla consigliera Pulz per la replica.
Pulz (IC) - Ringrazio l'assessore Borrello. Vorrei solo sottolineare in conclusione che la qualità del welfare della Valle d'Aosta è stata per anni espressione delle migliori prassi nell'ambito del contrasto all'emarginazione e alla povertà. Crediamo fermamente che sia nell'interesse di tutta la cittadinanza che tale tendenza non regredisca e che si vegli perché ciò non accada. Magari a volte sulla scorta di atteggiamenti cinici nei confronti degli ultimi, di quelle persone che comunque, anche vicino a Aosta, sono accampate sotto un ponte e in strutture abusive, in linea con quanto purtroppo succede nei grandi centri metropolitani e nelle periferie delle grandi città, ma non soltanto.
