Oggetto del Consiglio n. 135 del 3 ottobre 2018 - Resoconto
OGGETTO N. 135/XV - Interpellanza: "Censimento della presenza del lupo sul territorio regionale".
Fosson (Presidente) - Punto n. 14.17 dell'ordine del giorno. La parola al Consigliere Vesan per l'illustrazione.
Vesan (M5S) - Faccio una piccola premessa che sembrerà non centrare niente, ma è fondamentale per la nostra richiesta. Qualche settimana fa abbiamo avuto l'occasione di essere invitati dall'Assessore Certan a un incontro relativo alla violenza sulle donne e al femminicidio. In quell'occasione era ospite un rappresentante della Provincia di Trento, se non vado errato, che ha illustrato come su questo, che è un problema assoluto e di difficile risoluzione, ci si è scontrati con tentativi di risposte spesso insufficienti, che non hanno dato dei risultati perché non si è proceduto con il sistema di risoluzione dei problemi che a tutti viene insegnato fin dalle elementari: per risolvere un problema, il primo passo è una precisa, puntuale e attenta raccolta dei dati. Solo una volta che abbiamo tutti i dati riusciamo a inquadrare il problema nella sua reale dimensione e riusciamo a trovare la soluzione che lo risolva. Sull'argomento lupo ormai, probabilmente legato ad una visione atavica, favolistica, tutti hanno un proprio parere, se ne discute dal più piccolo bar della Valle d'Aosta fino alle discussioni fra il Governo nazionale e le Province autonome di Trento e di Bolzano, che si sono viste impugnare una legge sul lupo da parte del Ministero dell'ambiente.
Quali sono i dati reali. Il canis lupus è il primo animale che è stato addomesticato nella storia dell'umanità, molto prima di tutti gli altri animali domestici: quando ancora l'uomo cacciava e raccoglieva frutta senza alcun tipo di agricoltura e allevamento, aveva già addomesticato questa specie. Appartiene alla stessa specie di quello che è il nostro cane domestico in tutte le sue varietà e anche del lupo selvatico in tutte le possibili varianti esistenti sul pianeta. La specie diffusa da noi, quella della quale si ripetono gli avvistamenti, le segnalazioni... abbiamo avuto occasione di vedere filmati sulla cresta fra il comune di Torgnon e di Saint-Barthélemy, filmati di lupi che corrono in galleria a Valgrisenche, sappiamo che sono ormai diffusi sull'intero territorio e a differenti livelli altimetrici, ma quanti sono esattamente, quanti sono i branchi, quali sono gli individui, se il loro areale è limitato alla Valle d'Aosta o a una porzione di questa o se invece si tratta di esemplari che, grazie al fatto che hanno areali di caccia molto variegati in funzione della disponibilità di prede... non sappiamo nemmeno se sono animali che stanno stabilmente in Valle d'Aosta o se arrivano dalle regioni vicine, o dai Paesi esteri di confine.
Queste notizie che abbiamo raccolto, ahimè solo dagli organi di stampa, sono sempre state variegate, diversificate, in toni allarmistici da una parte, con tono di soddisfazione da parte del mondo ambientalista, che finalmente rivedeva popolare dal lupo anche le nostre vallate, ma dei dati precisi non siamo riusciti mai a raccoglierli. Per fortuna, uno degli organi di stampa della Valle d'Aosta, cioè la testata giornalistica regionale della RAI, ha illustrato le potenzialità del nostro Museo di scienze naturali, attualmente stoccato in via provvisoria presso il Marais, ma destinato a occupare il Castello di Saint-Pierre. Questo laboratorio - ci sono due laboratori, io parlo di quello di biotecnologia - è stato illustrato da un programma televisivo il fatto che sia abilitato e abbia dei protocolli per delle analisi del DNA molto dettagliate, tanto da riuscire ad individuare non solo la specie, che era già un problema, perché, essendo la specie cane e la specie lupo la stessa, avere solo delle tracce e dei primi reperti con analisi del DNA grossolane non permettevano il riconoscimento, ma adesso è in grado di valutare questo laboratorio, almeno così è stato illustrato in occasione del servizio televisivo, dettagli molto fini: riconoscere il singolo esemplare, riconoscere il caso di ibridazione, addirittura riconoscere dai reperti biologici quali siano le specie predate dal lupo del quale si è trovata la traccia.
Sulla scorta di questa possibilità che abbiamo presso un nostro laboratorio che fa parte del nostro museo regionale, viene la nostra domanda per sapere se questo tipo di dati sono raccolti, come sono raccolti, quali siano i risultati che hanno dato.
Vogliamo sapere, per esempio, qual è la situazione dell'ibridazione cane/lupo sul nostro territorio, perché, in realtà, è una cosa favoleggiata, ma non abbiamo in questo momento in nostro possesso nessun dato scientifico certo sulla presenza di casi di ibridazione addirittura sull'arco alpino, non solo in Valle d'Aosta. Vogliamo quindi chiedere all'Assessore competente se, sulla scorta di questo importante strumento di ricerca a nostra disposizione, siamo in grado di raccogliere dei dati specifici che ci possano portare a un inquadramento più puntuale e dettagliato sulla presenza del lupo e sulle problematiche che questa presenza solleva sia al mondo agricolo che a tutti gli altri aspetti, in cui la presenza del lupo viene evidenziata in continuazione in Valle d'Aosta.
Presidente - La parola all'Assessore Gerandin per la risposta.
Gerandin (MOUV') - Condivido pienamente con la sua premessa che il problema del lupo è un problema assoluto e di difficile soluzione, per cui su questo ci troviamo assolutamente d'accordo un po' meno sulla visione favolistica, perché ormai abbiamo la prova comprovata con filmati e quant'altro che la presenza in Valle d'Aosta c'è ed è un vero problema. Addirittura pochi giorni fa abbiamo avuto delle predazioni di animali bovini adulti a 200 metri dalle case, questo è un problema serio.
Fatta questa breve premessa, mi pare che la sua domanda sia molto tecnica perché si vuole capire se esistono dei casi di ibridazione, delle valutazioni per quello che riguarda il DNA. Leggerò perché è una risposta chiaramente tecnica. Risponderò ai primi due quesiti insieme, la premessa è che l'aumentata presenza del lupo sul territorio regionale ha fatto emergere la necessità di ottenere informazioni precise sulla distribuzione della specie al fine di delineare le migliori soluzioni per assicurare la coesistenza del predatore con la restante fauna selvatica e con l'attività antropica, con particolare attenzione al settore zootecnico. A tal fine, con delibera di Giunta regionale n. 25 del gennaio 2018 - per cui non ci prendiamo nessun merito, diamo il merito a chi l'ha deciso -, le Strutture flora, fauna e caccia e pesca e aree protette sono state incaricate del coordinamento, del monitoraggio regionale del lupo al fine della determinazione della consistenza e della distribuzione della specie sul territorio regionale, con particolare attenzione alla realizzazione delle indagini genetiche della popolazione. Le procedure per il monitoraggio, approvate con provvedimento dirigenziale n. 7480 del 20 dicembre 2017, ricomprendono: la raccolta dei dati di presenza sul territorio, le analisi dei dati genetici e l'esame critico delle predazioni su domestici e selvatici. Le azioni sono svolte, nei rispettivi ambiti di competenza del Corpo forestale della Valle d'Aosta, dal Parco nazionale Gran Paradiso, dal Parco naturale del Mont Avic, dai Servizi veterinari regionali, dalla Struttura flora, fauna, caccia e pesca, a cui spettano competenze particolari di coordinamento e la Struttura aree protette per quanto attiene l'analisi genetica da realizzare avvalendosi delle tecnologie e delle competenze del laboratorio di biotecnologie del Museo regionale di scienze naturali Efisio Noussan. L'obiettivo assegnato alle strutture regionali prevede la redazione, entro fine novembre, della relazione sulla consistenza e distribuzione della specie lupo sul territorio regionale in base ai risultati e al monitoraggio delle analisi genetiche su un minimo di 40 campioni. Attualmente sono state effettuate le analisi genetiche su un primo gruppo di 35 campioni, dei cui risultati vi dirò.
Nell'interpellanza in oggetto si chiede in particolare: se esistono delle analisi che permettano di stabilire in modo preciso la consistenza numerica dell'eventuale presenza di casi di ibridazione e quali siano le modalità con le quali i laboratori si approvvigionano di campioni. Prima vi dico come vengono valutate queste cose. In attuazione di tale obiettivo, presso il laboratorio del museo è stato attivato il servizio di analisi molecolare del DNA per l'identificazione specifica e individuale del lupo, partendo dalle sue tracce biologiche (escrementi, peli, porzioni di tessuto). Le analisi sono eseguite su campioni raccolti da personale delle stazioni forestali e opportunamente preparati dal personale dell'Ufficio fauna. Per il confronto e la valutazione dei metodi di analisi, i campioni raccolti vengono analizzati in parallelo anche dal laboratorio del National Genomics Center del Montana, negli Stati Uniti. Questi sono i dati che in questo momento siamo in grado di comunicare.
Le analisi vengono effettuate sull'identificazione della specie canis lupus italicus tramite amplificazione e sequenziamento della regione di controllo del DNA mitocondriale, l'identificazione dell'individuo tramite analisi di porzioni di DNA contenente loci microsatelliti ed elaborazione dei dati per la valutazione del numero complessivo degli individui presenti. Questi sono i risultati. Ad oggi sono stati analizzati 35 campioni, di cui 2 di tessuto e 33 di escrementi, altri 22 campioni sono stati consegnati nei giorni scorsi e saranno analizzati nei prossimi mesi. L'identificazione specifica tramite analisi del DNA mitocondriale ha permesso di confermare l'appartenenza a canis lupus italicus in 25 dei 35 campioni analizzati. In 2 casi i campioni sono risultati appartenenti rispettivamente a canis lupus familiaris (cane selvatico) e a vulpes vulpes (volpe). In 8 casi non è stato possibile ottenere alcun esito a causa della scarsa quantità o qualità del DNA estratto. L'identificazione individuale tramite l'analisi dei 9 loci microsatelliti ha permesso di ottenere dati ripetibili e accurati in 19 dei 35 campioni analizzati, tra questi 19 sono stati individuati 13 differenti individui. Questo è riferito ai primi due quesiti posti.
Quanto al rapporto tra predazione di fauna selvatica e quella di bestiame, in Valle d'Aosta le specie maggiormente predate dal lupo sono il camoscio e il capriolo, in misura minore il cinghiale e il cervo. Esiste poi, come sappiamo, anche una predazione sui domestici, che interessa in misura prevalente gli ovini e, più contenuta, caprini e bovini. La predazione sui selvatici costituisce sicuramente la parte predominante, perché comunque si sa che si nutrono principalmente di questi. Per quanto attiene ai domestici, nel 2017 sono stati registrati attacchi a 70 ovini, 10 caprini e 4 bovini; per 23 bovini si è ancora in corso di accertamento. Qua apro un fronte, perché il vero problema in questo momento - poi risponderò anche alla domanda n. 4 per quanto riguarda il discorso del pagamento, su come vengono riconosciuti - è che abbiamo davvero delle difficoltà per poter riconoscere in tempi rapidi i danni da predatori. Il provvedimento regionale prevede che in casi in cui ci sia la possibilità di un attacco di predatori, ma poi noi, quando vediamo i verbali che ci vengono presentati, ci dicono: "non siamo certi, non abbiamo la certezza. In quella zona a quel tempo, in quella giornata c'era anche il temporale, potrebbero essere stati spaventati". In questo momento abbiamo una legge regionale che, al di là della buona volontà, non ci permette di essere rapidi su questo, però ci stiamo muovendo.
Rispondo al quarto quesito sulle tempistiche di erogazione degli indennizzi dei danni da predazione, si fa presente che nel 2018 l'AREV ha stipulato una specifica assicurazione che prevede il pagamento dei danni entro 90 giorni dalla denuncia degli stessi, abbiamo pratiche da chiudere però negli anni passati e abbiamo soprattutto già concordato nel senso che riteniamo che forse la via più breve e più certa sia quella di trovare la possibilità di andare tramite assicurazione, ma estendendo la clausola dell'assicurazione. Non può pertanto essere solo riferita ad attacchi di animali selvatici, ma possono essere canidi o possono essere eventi atmosferici. Noi siamo certi che in questo momento gli agricoltori in questi casi, che siano lupi, cani selvatici o che siano eventi atmosferici, debbano essere risarciti in tempi brevissimi e con certezza: questo è un impegno e ci stiamo muovendo in questa direzione.
Il collega Vesan ha fatto un breve passaggio sul fatto che c'era stato un disegno di legge presentato dalle Province di Trento e Bolzano che è stato impugnato dal Governo quale atto dovuto e necessario, nel quale viene ribadito che le possibilità di deroga ai divieti sulla fauna selvatica sono in capo allo Stato e non possono essere demandate agli Enti locali. Questa è la motivazione. Voglio dire però che in questo momento il piano nazionale vigente di gestione della specie non prevede azioni specifiche nei confronti del predatore, però è corretta l'informazione che è attualmente in corso di approvazione il nuovo piano nazionale di gestione della specie lupo, che dovrà indicare in quali casi potranno essere previste eventuali ulteriori misure di gestione della specie, in particolare in relazione alle problematiche di presenza di ibridi tra lupi e cani e di aree interessate a un'elevata concentrazione di danni da lupo. Tale necessità è stata ribadita recentemente dalle Regioni nel corso di alcuni incontri tecnici con il Ministero competente. Noi stiamo collaborando con questa Regione perché riteniamo che il problema lupo sia serio e vada risolto.
Presidente - La parola al Consigliere Vesan per la replica.
Vesan (M5S) - La ringrazio, Assessore, per le sue precisazioni. Sono dati importanti, purtroppo non erano di dominio pubblico e questa è l'occasione finalmente anche per parlare con qualche dato alla mano. Il problema è questo: qualche dato alla mano. Lei mi cita un dato relativo alla predazione sui domestici che nel solo 2017 ammonta a 83 attacchi e, sulla scorta di questo, le analisi che noi facciamo da un punto di vista biologico per verificare la presenza della specie si limitano a un protocollo che prevede da dicembre dell'anno scorso a novembre di quest'anno un minimo di 40 campioni, sono veramente poche per avere il polso della situazione. Di questi 40 ne sono stati analizzati 35 e di questi sono attualmente risultati appartenenti al lupo solamente 25 casi. È interessante che in 19 casi di questi 25 siamo riusciti a riconoscere il singolo esemplare, abbiamo verificato che però si tratta di 13 individui distinti. Il succo è che da tutta quest'analisi sappiamo che ci sono stati 13 diversi lupi sul territorio: è un dato un po' scarno avendo già avuto un avvistamento di 16 lupi tutti assieme. La nostra base scientifica non ci permette di fare analisi particolarmente approfondite.
Un altro dato che si evince dalla sua risposta è che dati certi sull'ibridazione fra cane e lupo in Valle d'Aosta in questo momento, nonostante la precisione e il dettaglio della nostra analisi, non siamo in grado di confermarli in nessuna maniera.
Io voglio comunque esprimere la mia personale soddisfazione nei confronti del fatto che si è deciso di risolvere il problema degli agricoltori, ricorrendo ad un'assicurazione che copra i danni del lupo, così come quelli attuati dall'eventuale cane inselvatichito, così come quelli attuati dal maltempo, perché, in realtà, l'aiuto per i nostri agricoltori è lo stesso, identico in tutte quante le situazioni. Questo se da un certo punto di vista risolve con tempi di pagamento più rapidi e con meno dubbi una certa ostilità nei confronti del lupo, non risolve però la gestione del problema intrinseco: quali azioni possiamo portare per far sì che le predazioni da parte del lupo siano contenute il più possibile ancorché esista un risarcimento.
Confido quindi molto per questo progetto vada avanti e prosegua. Lei mi ha parlato di una relazione che viene consegnata entro fine novembre, non ne sapremo molto di più, perché mi ha parlato di soli altri 22 campioni raccolti nel frattempo, forse potrebbe valere la pena di sollecitare la raccolta di questi campioni e la ricerca degli stessi in modo più puntuale e più preciso. In fondo, se abbiamo avuto 83 casi di sospetta predazione da parte del lupo, dovremmo avere almeno un uguale numero di campioni, se non almeno il doppio. La ringrazio comunque.
