Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 133 del 3 ottobre 2018 - Resoconto

OGGETTO N. 133/XV - Interpellanze: "Problematiche relative all'Università della Valle d'Aosta" e "Interventi per la riforma dell'Università della Valle d'Aosta".

Fosson (Presidente) - Le interpellanze iscritte ai punti n. 14.14 e n. 14.15 dell'ordine del giorno saranno svolte congiuntamente, quindi ci sarà l'illustrazione prima della Consigliera Pulz, poi del Consigliere Daudry e una risposta congiunta del Presidente, che ha un doppio tempo, e poi le repliche dei due presentatori. La parola alla Consigliera Pulz per l'illustrazione.

Pulz (IC) - Il punto di vista che ha dato origine a questa interpellanza è quello di quanti verso la fine degli anni Novanta, dopo essersi laureati fuori Valle, hanno vissuto l'apertura dell'Università della Valle d'Aosta come un'enorme opportunità in termini di crescita culturale e quindi di apertura al cambiamento. A distanza di quasi 20 anni, pur a fronte di un trend relativamente positivo delle iscrizioni, non possiamo nasconderci le problematiche dell'Ateneo valdostano, che creano preoccupazioni al suo interno e tra i cittadini più attenti. L'Università della Valle d'Aosta presenta infatti macroscopiche anomalie che derivano dal suo statuto fondativo, un processo di normalizzazione dovrebbe quindi implicare innanzitutto la volontà, anche politica, di una revisione urgente dello statuto stesso. In primis il Presidente della Regione Valle d'Aosta coincide con il Presidente dell'Università, la logica perseguita sembra essere che, poiché circa l'80 percento del suo finanziamento è costituito da denaro pubblico, chi paga controlla dal vertice. Percorriamo velocemente l'articolo 12 dello Statuto laddove si parla della composizione del Consiglio dell'Università. Esso è composto dal Presidente della Regione Valle d'Aosta, dal Rettore con funzioni di Vicepresidente, dal Direttore generale, da un rappresentante dei professori di ruolo e da un rappresentante dei ricercatori, da un rappresentante degli studenti, da un rappresentante del personale tecnico-amministrativo, dall'Assessore regionale all'istruzione e cultura, dal Sindaco della città di Aosta, dal Presidente del Consiglio permanente degli Enti locali, da un dirigente del Ministero competente per l'Università designato dal Ministro, da tre membri nominati dalla Giunta regionale della Valle d'Aosta tra persone di alta qualificazione culturale e di riconosciuta competenza, di cui almeno uno appartenente all'area francofona. Tale composizione non può non determinare uno schiacciamento dell'Università valdostana sulle istituzioni politiche. Molte scelte finiscono infatti per essere dettate non da esigenze accademiche, bensì politiche. Ci chiediamo: ma una legittima figura di controllo deve per forza coincidere con il Presidente della Regione, con l'Assessore all'istruzione e cultura, con il Sindaco della città di Aosta, eccetera? Inoltre nelle università italiane, e non solo, il Rettore viene eletto dal Corpo docente con la partecipazione di tutto il personale amministrativo e non, la ragione è che la delicata figura del Rettore deve rappresentare tutte le componenti e costituire in qualche modo una figura di garanzia. In Valle d'Aosta il Rettore è invece scelto dal Consiglio dell'Università, che corrisponde ad un consiglio di amministrazione. All'articolo 11 dello statuto si specifica che il Rettore è nominato nell'ambito di una rosa di tre nominativi proposta dal Senato accademico e composta da professori universitari ordinari, tra i quali almeno uno scelto al di fuori dell'Università della Valle d'Aosta. Il Rettore può dunque non appartenere al Corpo docente dell'Università stessa, come sta infatti succedendo qui da quasi 20 anni. Nessun Rettore in Valle d'Aosta è mai appartenuto al suo Corpo docente e può perciò permettersi di mantenere consistenti impegni di lavoro paralleli fuori Valle a fronte di uno stipendio che sembra ora aggirarsi sui 70 mila euro annuali. Forse che i componenti l'Ateneo valdostano non sono in grado di esprimere un loro rettore, che sia libero da condizionamenti politici pressanti e quindi una figura più rappresentativa, meno debole e più disponibile in termini di presenza dell'Ateneo?

La ricerca ne esce pesantemente condizionata in Valle d'Aosta, limite che peraltro era già forse stato ipotizzato fin dalla sua fondazione. All'articolo 3 dello Statuto se da un lato si precisa che l'Università nel perseguimento dei propri fini istituzionali assicura libertà di ricerca e di insegnamento, si aggiunge di seguito che l'Università garantisce la libertà di insegnamento ai singoli docenti e garantisce altresì autonomia alle strutture didattiche nei limiti previsti dal presente statuto, ma l'Università non è un ufficio studi territoriali e quanti l'hanno frequentata durante i migliori anni della propria vita ben conoscono il potenziale di apertura culturale e mentale che quella ricca esperienza di studi e di vita ha significato. Ci chiediamo se siano queste le ragioni di fondo che, anziché attrarre docenti di livello da fuori, aumenta il desiderio di fuga degli attuali non appena si presentino loro situazioni più convincenti. A fronte di queste uscite poi non si operano adeguate sostituzioni di personale docente, anche se le condizioni di bilancio dell'Università della Valle d'Aosta lo consentirebbero senza mandare in passivo il bilancio stesso.

Se è vero che gli studenti qui sono pochi e coccolati in un clima fin troppo familiare che li induce spesso a rinunciare all'esperienza dell'Erasmus, altrove agognata senza poter essere soddisfatta, lo stesso clima risulta piuttosto asfittico e incapace di creare quella molteplicità di punti di vista, quel pluralismo che rende gli anni dell'Università un'imprescindibile opportunità di arricchimento personale e professionale. Da più parti inoltre ci viene segnalato che il Comitato permanente di garanzia, quello per le pari opportunità, la valorizzazione delle differenze e del benessere di chi vi lavora contro le discriminazioni e per la diffusione degli studi di genere nelle diverse discipline, insediatosi nell'Università della Valle d'Aosta il 30 ottobre 2012 e che per alcuni anni ha dato impulso ad attività di formazione e di ricerca dirette alla sensibilizzazione rispetto a questi principi, non è purtroppo più funzionante. La nuova sede, quella sorta di enorme navicella spaziale che sta facendo capolino cambiando il volto di una zona storica della nostra città, avrebbe dovuto risolvere il problema delle varie sedi da riunire in una sede unica, così invece non sarà. Esse sussisteranno ancora e si è persa definitivamente l'occasione di creare l'agognato campus dell'Università della Valle d'Aosta, che avrebbe finalmente potuto creare quel fondamentale contesto di relazioni e di dibattito che l'Università stessa rappresenta. Le famiglie che hanno le necessarie condizioni economiche continueranno a formare i loro figli fuori Valle, a rimpinguare altre università nella speranza che tornino con una mentalità meno chiusa, più allenata al confronto, con una formazione ampia e meno centrata su temi localistici negli anni senz'altro più effervescenti della vita di ciascun individuo.

Noi Consiglieri di Impegno Civico quindi chiediamo alla Presidente della Regione, nella sua qualità di Presidente dell'Università, e all'Assessore all'istruzione e cultura per conoscere le loro intenzioni circa queste macrocriticità evidenziate, le figure del Presidente dell'Università e del Rettore in particolare, perché queste figure così come concepite oggi determinano un'insostenibile ingerenza politica nella vita dell'Ateneo valdostano che ha ben pochi confronti in altri contesti culturali. Vorremmo poi capire come viene pensata questa nuova sede dell'Università che non garantirà l'accorpamento totale delle precedenti, né tanto meno la creazione di un vero campus universitario. Vorremmo poi informazioni sulla possibile riattivazione di questo Comitato permanente di garanzia per le pari opportunità previsto dallo statuto.

Come diceva prima il Presidente, è stata presentata un'interpellanza su UniVdA da parte dei Consiglieri Daudry e Nogara e passo subito loro la parola.

Presidente - La parola al Consigliere Daudry per l'illustrazione della sua iniziativa.

Daudry (UVP) - Molto brevemente per intestarci sulla lunga introduzione della collega Pulz, il nostro testo è molto più stringato, penso che ve lo ricordiate, lo avevamo presentato anche prima dell'estate. Le chiediamo, Presidente, se può integrare la sua risposta in questo senso. Nel vostro programma c'era un passaggio importante per quanto riguarda l'Università della Valle d'Aosta, si parlava di riforma, quindi vorremmo capire da questo punto di vista quali sono le azioni che metterete in campo per una riforma dell'Università valdostana sotto il profilo organizzativo, e su questo riprendo in parte l'intervento della collega, e soprattutto per quanto riguarda la didattica.

Presidente - La parola alla Presidente della Giunta per la risposta.

Spelgatti (LEGA VDA) - Rispondo alla prima delle interpellanze e mi aggancerò a quanto detto per trattare la seconda.

L'iniziativa evidenzia alcune situazioni che vengono definite apoditticamente macroscopiche anomalie, soprattutto con riferimento alla posizione del Presidente del Consiglio dell'Università e del Rettore. Occorre innanzitutto sgombrare il campo da eventuali dubbi in ordine alla legittimità dell'ordinamento attuale, che risulta invece pienamente rispettata nelle situazioni evocate. L'ordinamento universitario è infatti materia complessa e, ignorando la differenza sostanziale tra le università non statali e quelle statali, si finisce per bollare quali anomalie macroscopiche situazioni perfettamente legittime. Ricordo infatti che, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 17, comma 120, della legge 15 maggio 1997, n. 127, legge che ha previsto l'istituzione dell'Università, l'Ateneo della Valle d'Aosta appartiene alla categoria delle università non statali legalmente riconosciute: gli atenei non statali godono di un particolare regime di specialità rispetto alle università statali, che si basa su alcune norme contenute nel regio decreto n. 1592/1933 e, in tempi più recenti, nella legge 9 maggio 1989, n. 168, recante: "Istituzione del Ministero dell'Università e della ricerca scientifica e tecnologica" e nella legge 29 luglio 1991, n. 243, recante: "Università non statali legalmente riconosciute". Nelle università non statali la composizione dei consigli è lasciata all'autonomia statutaria, quindi il fatto che vi sia la presenza del Presidente della Regione è perfettamente legittimo.

L'interpellanza afferma inoltre che nelle università italiane il Rettore è sempre eletto; non è vero. In tutte le università non statali italiane, 30 in totale, di cui 11 telematiche, il Rettore non è eletto dalle componenti di ateneo, ma è nominato dal Consiglio. Inoltre la ricostruzione formulata nell'interpellanza, oltre che erronea, è parziale perché omette di dire che il Consiglio nomina il Rettore su una terna proposta dal Senato accademico, ovvero da un organo composto da docenti universitari e dai rappresentanti degli studenti, eletto dal Consiglio degli studenti. Il procedimento, legittimo e previsto dallo Statuto, assicura dunque al Senato accademico la selezione della terna da proporre al Consiglio e una forma di garanzia per il Corpo accademico ben più elevata di quanto, ad esempio, previsto nell'Università di Bolzano, università non statale di profilo pubblico proprio come UniVdA, nella quale il Rettore è nominato dal Consiglio dell'Università senza che vi sia alcuna proposta degli organi accademici.

Infine l'interpellanza richiama quale anomalia anche l'articolo 11 dello Statuto, ove viene specificato che il Rettore può non appartenere al Corpo docente dell'Università stessa. Si tratta invece di una previsione di legge, in particolare dell'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, per cui tutte le università hanno la possibilità di nominare per le non statali (o eleggere per le statali) un rettore che appartenga al Corpo accademico di un'altra università.

Fatte queste premesse, concordo che sono argomenti di estrema importanza che debbono essere approfonditi. Al tempo stesso però ritengo che non sia condivisibile quanto asserito nell'interpellanza, ovvero che la presenza del Presidente determini giocoforza che ogni scelta sia dettata non da esigenze accademiche bensì politiche, che vi sia allora uno schiacciamento o che la libera ricerca ne esca pesantemente condizionata e che ancora questo costituisca un deterrente per i docenti di livello da fuori. È invece possibile che la costituzione di una comunità accademica fortemente radicata sul territorio, quale la desideriamo, non possa prescindere dalla presenza costante e assidua sul territorio stesso di tutte le componenti dell'Ateneo, ad evitare, se non in un clima asfittico, l'assenza, quella sì pregiudizievole, di continui scambi, anche informali, tra professori, studenti della realtà valdostana. Su questo serviranno senz'altro le necessarie riflessioni. Infine si potrà effettivamente pensare ad un alleggerimento della presenza politica negli organi apicali dell'Università.

In relazione alla nuova sede, ciò che viene evidenziato corrisponde purtroppo allo stato dei fatti e ne abbiamo preso atto anche noi. L'intervento concernente la costruzione del primo lotto del campus non potrà ospitare tutte le attività universitarie, in quanto non è in grado di contenere tutti gli uffici per il personale docente e per il personale tecnico-amministrativo. Sono allo studio diverse ipotesi per trovare delle soluzioni temporanee adeguate nell'attesa di completare la valutazione sulla costruzione del lotto concernente la palazzina Beltricco, che potrebbe ospitare tutti gli uffici per il personale, la cui realizzazione richiederebbe però un investimento di circa 12 milioni di euro ulteriori. Non sfugge allora che l'ennesima situazione critica che ci troviamo a ereditare dal passato non permette per ora soluzioni semplici e lineari. Sarà mia cura informare il Consiglio dei progressi compiuti o anche degli ostacoli incontrati in materia.

Infine preciso che il Comitato Permanente di Garanzia (CUG) è previsto dall'articolo 22 dello statuto, l'Ateneo nel 2012 ha dato corso a quanto previsto con la costituzione del CUG a composizione mista in modo da rappresentare sia il personale contrattualizzato (tecnico-amministrativo) sia il personale non contrattualizzato (personale docente). Contrariamente però a quanto indicato nell'interpellanza, dalle prime informazioni reperite, il tema non sembrerebbe essere così urgente e sentito in Ateneo, stante che non sono rintracciabili agli atti, quanto meno in tempi recenti, richieste al Consiglio dell'Università di ricostituzione dell'organo. Tra l'altro, nel 2015, all'atto delle dimissioni l'allora Presidente del CUG, professoressa Maria Giovanna Onorati, segnalava al Consiglio dell'Università che "alcuni componenti sono venuti meno già da tempo, senza essere stati ancora a oggi rimpiazzati dagli organi sindacali, nonostante l'invito formale a farlo. Ciò ha eroso la numerosità dei componenti, con conseguenti difficoltà spesso a raggiungere il numero legale per il regolare svolgimento delle sedute". Questo è un virgolettato, perché erano esattamente le parole indicate.

Mi sembra che già all'epoca l'interesse non fosse così elevato tra il personale dell'Ateneo, in ogni caso sarà cura dell'attuale Presidenza valutare la situazione e provvedere in merito, sentendo preliminarmente il personale dell'Ateneo e comprendendo le ragioni all'origine del venire meno dell'organo e delle sue azioni.

Per quanto detto mi pare di aver già risposto in parte alla seconda interpellanza, aggiungo solo che l'Università della Valle d'Aosta rappresenta una realtà significativa per la comunità valdostana con risultati raggiunti nel tempo che in alcuni ambiti raggiungono l'eccellenza, com'è riconosciuto nell'interpellanza. Nel 2018 il CENSIS pone infatti complessivamente l'Ateneo valdostano al terzo posto nella classifica delle università non statali italiane, al secondo posto per l'internalizzazione di servizi, al primo posto per l'area delle lingue, in particolare per il corso di laurea in lingue, comunicazione alle imprese e turismo. Le domande di ammissione ai corsi dell'UniVdA per l'anno accademico 2018/2019 sono complessivamente 504, in aumento di circa il 3 percento rispetto al 2017. Aumenta anche il numero degli studenti provenienti da fuori regione, che sono oltre il 30 percento e superano il 60 percento in alcuni corsi, un indice di attrattività molto elevato.

Ciò premesso, vi sono senza dubbio alcuni elementi sui quali occorre riflettere. Il momento è cruciale, poiché è necessario individuare con urgenza gli obiettivi strategici e di sviluppo per il triennio 2019/2021. Fermo restando che ogni decisione è rimandata ai componenti organi dell'Ateneo, insieme con l'Assessore all'istruzione e cultura abbiamo iniziato a fare alcune valutazioni sulla base delle evidenze che negli atenei di ridotte dimensioni - e ce ne sono molti in Italia - non si può fare tutto, tenendo per di più conto che l'Università della Valle d'Aosta deve competere con diverse università situate nel raggio di 200 chilometri che contemplano invece tutta l'offerta formativa possibile. Anticipo che è opinione condivisa con l'Assessore Sammaritani che l'Università debba essere fortemente radicata nel territorio. L'espressione "fortemente radicata nel territorio" si riferisce a un ateneo che, partendo dalle specificità del territorio (socio-economica, culturale, linguistica, ambientale, naturalistica, storica), riesca a darsi una connotazione, un'identità e un'attrattività ben precise, restituendo poi al territorio in una logica di comune crescita, cultura, informazione, forza intellettuale. È dunque necessaria una riflessione per comprendere quali linee strategiche seguire, consapevoli che occorre focalizzare l'attenzione su un numero ridotto di aree tematiche molto legate al contesto territoriale e su questo concentrare le risorse disponibili. Per questo comunque abbiamo avuto molti incontri con gli organi di vertice dell'Università, perché sono state presentate da parte mia delle richieste ben precise per dare una direzione all'Università e la settimana prossima avremo le riunioni ufficiali e quindi vedremo quali saranno gli sviluppi successivi.

Presidente - La parola alla Consigliera Pulz per la replica.

Pulz (IC) - Mi permetto di dirle che forse non ha colto lo spirito di questo nostro intervento critico. A parte il passaggio in cui ha espresso la sua apprezzabile apertura a possibili riflessioni ulteriori in merito proprio perché l'Università della Valle d'Aosta svolge un ruolo importante nella nostra comunità e per la sua apertura al cambiamento. Siamo perfettamente al corrente che l'Università della Valle d'Aosta non è una università statale e voglio anche chiarire che abbiamo cercato di evidenziare i problemi strutturali dell'Ateneo legati alla sua stessa architettura - e uso il termine "architettura" in senso figurato - e presenti sin dalla sua fondazione nel suo statuto, slegati dunque dalle persone che si sono avvicendate nelle diverse cariche.

La nostra proposta sarebbe la revisione della sua organizzazione allo scopo di liberare l'Università dagli eccessivi condizionamenti politici locali e da questo ambiente provinciale che rischia di tarparle le ali e di bloccare l'ampio respiro e l'innalzamento del dibattito culturale che ogni università deve poter invece avere per raggiungere quella dimensione critica e propulsiva che le si confà e di cui i nostri giovani hanno urgente bisogno per poter affrontare con le giuste competenze le sfide proposte da una realtà sempre più complessa e in rapida trasformazione. Chiedere all'Università di occuparsi prioritariamente del territorio valdostano in cui sorge e piegare le attività accademiche alle necessità dello stesso significa creare un vincolo che non ha eguali in alcun altro ateneo, grande o piccolo che sia, privato o statale. Un vero ambiente accademico deve potersi mettere in dialogo con altri ambienti di ricerca a livello internazionale, europeo, oltre che nazionale e locale. Questo è l'ampio respiro di cui ha necessità assoluta un ateneo, che non può essere quindi, come invece lei diceva, fortemente radicato né in questo, né in alcun altro territorio. Ciò però non significa escludere qualsiasi ricaduta sulla Valle d'Aosta, ma pretenderla solo a patto che questa sia la conseguenza di una ricerca e non la condizione sine qua non per il suo avvio, come sta avvenendo ora.

Presidente - La parola al Consigliere Daudry per la sua replica.

Daudry (UVP) - Per completare in parte l'intervento della collega. Abbiamo ascoltato con attenzione l'intervento e soprattutto la parte che riguardava la previsione del futuro della nostra Università. Partiamo da un'audizione in IV Commissione con l'Assessore Restano, che, nel presentare il suo programma, fece un esempio importante dicendo che non sarebbe male immaginare un'Università della Valle d'Aosta che si specializzi per esempio sullo sport.

Vorremmo aggiungere un'altra riflessione. Sicuramente dobbiamo guardare con un respiro più ampio, dobbiamo guardare alla nostra specificità che sono le montagne, queste montagne da cui dobbiamo trarre la forza e l'energia per poter crescere e sviluppare. Se vogliamo immaginare un'università proiettata al futuro, noi, come gruppo, pensiamo che sicuramente la specializzazione e l'apertura al contesto internazionale devono essere in questa direzione: un'università della montagna che si occupi della montagna in tutte le sue specificità, tecniche e culturali.

Per quanto riguarda la questione dell'investimento, una sottolineatura: è vero che vi ritrovate un dossier da affrontare, è vero che dovete cercare 12 milioni di euro, però dobbiamo anche riconoscere che comunque quelli che ci hanno preceduto hanno lavorato e hanno fatto un investimento di 20 milioni di euro, che è un primo passo sicuramente importante anche per lo sviluppo della città e un primo passo su cui bisognerà continuare a lavorare e a investire.