Oggetto del Consiglio n. 2424 del 27 ottobre 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 2424/XIV - Comunicazione del Presidente del Consiglio. Rinvio oggetti.
Rosset (Presidente) - Prima di proseguire con l'ordine del giorno che vede le risoluzioni, porto a conoscenza dell'Assemblea una lettera pervenuta in quest'istante che leggo: "Gentile Presidente Rosset, vogliamo informarla che da oggi non faremo più parte del gruppo consiliare dell'Union Valdôtaine per costituire un nuovo gruppo in Assemblea. Questo si chiamerà "Pour Notre Vallée" e ne faranno parte i Consiglieri Claudio Restano (con le funzioni di Capogruppo) e Antonio Fosson. Cordiali saluti".
Ha chiesto la parola il Consigliere Fosson; ne ha facoltà.
Fosson (PNV) - Mi permetto di intervenire in questo Consiglio regionale che segna la ripresa della mia attività politica dopo la malattia, ora risolta molto bene, per fare alcune considerazioni che sono nate e si sono formalizzate proprio in questi giorni. Mi permetta con l'occasione di ringraziare anche qui tutti coloro che in questo periodo di malattia mi sono stati vicini, e inoltre di fare gli auguri di pronta guarigione al Consigliere Ferrero e alla Consigliera Fontana.
In questo periodo, in cui ho lasciato prima l'incarico di Assessore regionale e quindi ho potuto avere più tempo per guardarmi attorno, ma soprattutto il tempo di un'inaspettata malattia, queste sono state occasioni importanti per rivedere le motivazioni che un tempo mi hanno spinto - mi hanno fatto lasciare un posto da chirurgo, il lavoro ce l'avevo, era un posto anche amato - per entrare in politica, ho dovuto interrogarmi anche sulle motivazioni che oggi mi fanno tornare qui anzitempo. È stato bello riprendere queste motivazioni: un forte desiderio di cercare di lavorare per le esigenze della mia gente, per contribuire alla costruzione del bene comune, e oggi mi sembrano ancora molto valide e più chiare.
Questo mio intervento, Presidente Rollandin, non è certo dovuto a quanto lei mi ha comunicato quel 5 giugno al mattino, nel suo studio, in modo improvviso - si parla di modalità di comunicazione - quando mi comunicò che avevo tre ore per dare le dimissioni dall'Assessorato alla sanità perché l'UVP, per entrare in maggioranza, voleva a tutti i costi l'Assessorato alla sanità, cosa che poi si è dimostrata non vera. Quella modalità improvvisa non è stata per me completamente comprensibile, soprattutto perché lei allora non mi ha dato alcuna possibilità di replica e di discussione, comunque non è per questo che io ora vado a dire queste cose: infatti allora me ne andai in silenzio, senza un discorso, senza polemiche.
La ragione che invece voglio mettere al centro di questo mio intervento è che il metodo con cui in questa Regione viene gestita la cosa pubblica, le difficoltà che ci sono nel dialogare, nel proporre soluzioni - le abbiamo vissute anche in questi giorni - sono dovute soprattutto perché chi gestisce è uno solo e gestisce tutto da solo. Questo proprio per il ruolo che le è attribuito, ma anche per una storia, oltre che per capacità personali indubbie. Queste difficoltà, Presidente Rollandin, nel condividere tutte le sue scelte, soprattutto negli ultimi sei mesi della mia presenza nella sua Giunta, le sono sicuramente chiare. In quel periodo le mie posizioni erano ascoltate con molta difficoltà da parte sua. Si ricorda sicuramente che ho dato le dimissioni due volte, e che per due volte lei mi ha richiamato dandomi rassicurazioni che poi sono state rispettate quando io non ero più lì. Certo, forse queste incomprensioni sono dovute ad un mio limite, ma lei non ha mai voluto affrontarle con me, neanche in questo periodo, e di questo sono dispiaciuto.
Non sono certo l'unico a vivere un disagio in quest'aula, a non essere ascoltato, a non poter mettere le proprie competenze in discussione e in aiuto alle scelte importanti che si stanno facendo: molti della maggioranza, nei corridoi, ma anche in tutta la Valle, mi dicono questo. Alcuni che hanno formulato queste differenze sono stati rottamati, altri se ne sono andati prima con l'accusa di essere degli opportunisti o dei traditori. Io sono convinto che il sistema politico valdostano debba recuperare un percorso diverso di condivisione, di rapporti, di ascolto, questo proprio per ottenere una maggiore efficienza e maggiori risultati. Se si vuole migliorare la situazione della nostra gente, che sicuramente sta a cuore a tutti in un momento difficile di cambiamento, bisogna cominciare ad ascoltare tutti, a vagliare anche le altre esperienze e, se possibile, utilizzarle e valorizzarle.
Mi ha colpito l'intervento del Consigliere Fabbri di oggi quando, da uomo onesto com'è, parlava di amarezza. Il modello di chi vuole cambiare questo non è un ostacolo, ma una risorsa. Dalla modalità di questo attuale sistema politico non deriva una progettualità efficace. Il cambiamento non può essere richiesto soltanto con iniziative dei cittadini, petizioni, leggi di iniziativa popolare perché, anche se sono sicuramente validi in quanto tutti auspichiamo una maggiore partecipazione della nostra gente, del popolo, sono comunque un segno che la politica arriva in ritardo.
Io penso di essere profondamente e sinceramente autonomista e federalista, credo nei valori dell'Union Valdôtaine e della sua storia; soprattutto sono fiero di appartenere ad una terra che da sempre ha per valori la solidarietà e la sussidiarietà. Penso, e mi dispiace dirlo, che in questo momento all'interno del gruppo consiliare dell'UV non ci siano le condizioni per poter fare un percorso di confronto e di cambiamento senza divieti e blocchi. Ci ho provato in questi anni, ma non ci sono riuscito, sicuramente anche per colpa mia.
Presidente Rosset, le comunico che lascerò il gruppo consiliare dell'UV per costituire un nuovo gruppo, per un cambiamento vero che molti ci chiedono, unionisti e non, in giro per la Valle e anche in quest'aula. Un riferimento per chi - e ce ne sono molti - vive questo disagio, perché l'opinione del singolo, di un piccolo gruppo, possa avere almeno la dignità di essere ascoltato.
Vogliamo che questo gruppo continui a far parte della maggioranza, se gli eventi politici e le scelte della stessa maggioranza ne riconosceranno l'opportunità, ma con una possibilità di proposta, di dialogo e di incisività ben maggiore di quanto siamo riusciti a fare finora, per un cambiamento del metodo e della gestione di quanto la politica deve affrontare, aperti certo a tutte le proposte della minoranza e pronti ad accogliere le osservazioni, per non fare muro contro muro.
Lo diceva bene il Consigliere La Torre: cambiare il metodo vuol dire non pensare che chi ha il potere politico e i numeri possa fare di tutto. Questo modello operativo - lo dico a tutta la maggioranza - non è più rinviabile. Non c'è dietro questa nostra scelta un progetto politico più ampio, ma solo posizioni individuali da confrontare con chi le voglia confrontare. Tra l'altro non saranno due posizioni critiche all'interno della maggioranza ad indebolire una maggioranza che conta su ventisei membri. Io starò in questo Consiglio dedicando il tempo che rimane in questa legislatura, mettendo qui il mio impegno e anche la mia salute per realizzare questo compito che mi ero dato quando ho deciso di entrare in politica. Vi ringrazio tutti.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Restano; ne ha facoltà.
Restano (PNV) - Signor Presidente del Consiglio, gentili colleghi Consiglieri, sono valdostano, la mia famiglia è valdostana, la Valle d'Aosta è la mia casa, la casa dei miei figli e della mia famiglia, siamo valdostani nel cuore e nella testa, e amiamo la Valle d'Aosta innanzitutto. La Vallée d'Aoste avant tout. Per essa mi sono impegnato politicamente, prima come Sindaco e ora come Consigliere regionale, "convinto" di poter contribuire a far crescere questa Regione sana e prosperosa, serena e fiduciosa della sua autonomia. Questo è l'impegno che mi sono preso con i miei elettori e che intendo mantenere ad ogni costo.
Oggi sono qui a celebrare un passaggio politico per me difficile, ma necessario. Una scelta sofferta, supportata da motivazioni profonde che non sono contro questa maggioranza che "in libertà" voglio sostenere, ma interne al mio percorso personale di vita politica. È sofferta la decisione, perché in questi anni forse ho già usato troppe parole per cercare di cambiare una situazione politica e amministrativa che un po' alla volta è diventata per me talmente insostenibile da costringermi a questo passo così doloroso, che mai avrei voluto fare, ma che devo fare anche per le persone che mi hanno sostenuto ed eletto, per quelli che oggi me lo chiedono. Dolorosa, perché ho sempre profondamente creduto nelle mie scelte di militanza nell'Union Valdôtaine che erano e sono scelte di vita e di valori che ancora oggi condivido. In questo momento non serve fare retorica e filosofia, in un momento che vede la nostra Valle soffrire nella sua autonomia, circondata da uno statalismo invadente che vede gli agricoltori - primo valore della nostra cultura ancestrale - dimenticati e abbandonati da un bilancio e da uno Stato fine a sé stesso, bilancio che ha perso progettualità, memorie e prospettive, che vede le categorie artigianali, commerciali e imprenditoriali sempre più in difficoltà, che vede la sanità e il sociale sempre meno al centro delle politiche di rispetto e di comprensione dell'uomo e della donna come elementi centrali di ogni azione sociale e politica, a cui da sempre io mi sono ispirato. Affermo che questo non è più il momento di parlare, ma occorre essere concreti proprio all'interno della maggioranza a cui mi sento di appartenere.
La mia scelta di campo nel passato era stata dettata da principi di una forza politica che si chiama Union Valdôtaine ed è definita "Mouvement", nome che richiama la coesione del popolo valdostano in un movimento che discute, si confronta e sceglie solo per il bene della Valle d'Aosta, lontano dai detriti degli odi personali e degli interessi di clan, come diceva Bruno Salvadori. Sono stato eletto perché i cittadini valdostani mi hanno dato la loro fiducia, un mandato per rappresentarli, e io non voglio tradire la loro fiducia. Ma cosa non ha funzionato allora? È molto semplice, non ha funzionato la conduzione verticistica e gerarchica dell'Union Valdôtaine in cui mi sono trovato a dover lavorare, modello che prevede solo due funzioni per gli eletti: c'è chi decide e c'è chi esegue, senza nessun confronto vero e sincero, senza nessun confronto libero e sereno, senza nessun dibattito. Confronto e dibattito che, a mio avviso, sono il punto di partenza indispensabile per la conduzione della res publica (cosa pubblica) che è pubblica proprio perché di tutti, e non di una ristretta élite. Non è sufficiente però, a mio avviso, che questo indispensabile confronto e dibattito avvenga solo all'interno del Mouvement e della maggioranza; è necessario che sia il più ampio possibile abbracciando la società civile, il popolo valdostano, affinché tutti possano portare il loro punto di vista. Spetterà poi ai gruppi dirigenti di maggioranza trovare una sintesi la più condivisa possibile, assumendosi la responsabilità delle scelte fatte. Queste sono le motivazioni che mi hanno portato all'inevitabile posizione personale e politica che oggi assumo in questo Consiglio.
Sono assolutamente consapevole che la mia decisione sarà inevitabilmente strumentalizzata da chi detiene da sempre il potere. Sono molto sereno però, perché potrò finalmente di nuovo rispettare il mandato che gli elettori mi hanno dato, la fiducia che hanno posto in me come persona e non come numero. Potrò così di nuovo lavorare per la Valle d'Aosta, per il mio popolo, cosa che non ero in grado di fare, visto che il mio ruolo era diventato quello di un mero esecutore di decisioni prese da altri. Non sono stato eletto per essere uno yes man, non lo sono di carattere e non è quello che mi hanno chiesto di fare i miei elettori. Io appartengo al popolo valdostano, a quelli che hanno sempre e solo dato fiducia, ma che ora vogliono riprendersi il loro legittimo diritto di parlare e di agire in piena responsabilità per il bene della nostra Valle.
Mi rivolgo a voi, colleghi, ai tanti amici che hanno condiviso con me il percorso unionista nel passato e nel presente, e vi chiedo se i nostri valori comuni, i valori de noutra téra [traduzione letterale dal patois: della nostra terra], sono cambiati: la mia risposta è no. Allora mi chiedo e vi chiedo perché ci siamo divisi, che cosa ci ha divisi. E guardo voi dell'UVP, voi dell'ALPE e lei collega del Gruppo misto: io credo che ci abbia divisi il metodo di lavoro imposto dall'alto che ci ha impedito di dialogare, di confrontarci, di trovare soluzioni veloci ed efficaci per affrontare i problemi che attanagliano la Valle d'Aosta, primo fra tutti oggi la difesa dell'autonomia. Alle forze autonomiste di maggioranza presenti in Consiglio, Stella Alpina e Partito Democratico della Valle d'Aosta chiedo invece se si può fare meglio, se organizzativamente e metodologicamente...
Presidente - Chiedo per gentilezza di concludere. Mi spiace, o adottiamo per tutti gli stessi criteri...
... collega Presidente, ha adottato dieci minuti per il collega Gerandin, le chiedo dieci minuti per me.
Presidente - Non ha avuto dieci minuti neanche il collega Gerandin.
... lei ha la memoria corta, Presidente!
Presidente - No, no. Chieda al collega Gerandin quanti minuti ha avuto.
... dieci minuti, li ho registrati.
Presidente - Glielo chieda, gli ho tolto anche la parola.
... dopo dieci minuti.
Presidente - Dopo sette minuti gli ho tolto la parola.
... chiedo invece se si può fare meglio, se organizzativamente e metodologicamente tutto funziona o se possiamo progettare insieme un metodo di lavoro migliore, più coinvolgente, che ponga in prima linea l'ascolto e il confronto, tenendo così conto di tutte le sensibilità, civili e politiche, prima di assumere ogni decisione.
In questi giorni mi avete fatto l'onore di eleggermi Presidente della Commissione speciale per la riforma dello Statuto; ho accettato, pur con questi sentimenti già nel cuore, perché vorrei essere lo strumento per ritrovare quell'unità politica che tanto sarebbe necessaria alla nostra Valle, per cambiare un metodo di lavoro, per ridare la centralità che merita al Consiglio regionale, per ritornare ad essere tutti valdostani uguali a servizio del popolo valdostano. Questa nomina la metto a vostra disposizione e, se lo riterrete necessario, a rimetterla a disposizione dell'Assemblea regionale.
Presidente - Le chiederei di concludere, per cortesia.
... Il mio sogno sarebbe di ritrovarci tutti in una nuova grande Union Valdôtaine che riparta dall'inizio, dai suoi valori, dalla sua storia per un nuovo inizio di speranza, per un futuro Pour Notre Vallée.
Presidente, le confermo la comunicazione che, insieme al collega, le abbiamo depositato poco fa: la comunicazione di uscita dal gruppo dell'UV e la contemporanea costituzione del gruppo consiliare denominato Pour Notre Vallée.
Presidente - Ci sono interventi in merito? Se non ci sono interventi, proseguiamo con i lavori. Ha chiesto la parola il Consigliere Chatrian; ne ha facoltà.
Chatrian (ALPE) - Abbiamo ascoltato attentamente le dichiarazioni del collega Restano e del collega Fosson, un altro ex Parlamentare dell'Union che lascia l'Union, come tanti altri Presidenti della Regione che l'hanno abbandonata, come tanti qui all'interno, in tempi diversi, abbiamo abbandonato questa Union.
Il metodo di lavoro - riprendo qualche riflessione fatta dai colleghi - è di una persona sola al comando; il confronto è pari allo zero, poca la collegialità, c'è fame di collegialità in un momento in cui la progettualità è alla base per il domani. Oggi e ieri su questi temi siamo intervenuti in tanti. Questo metodo di lavoro ha diviso sovente, e tanti hanno abbandonato l'idea di fare politica volutamente perché non c'era quel metodo, quella serenità, quello spazio per poter fare politica, soprattutto per garantire un'alta qualità della vita in Valle d'Aosta, pensando però non all'oggi, ma alle nuove generazioni, che forse è la parte più difficile e interessante. Oggi parlavamo di idee, di orgoglio, di condividere comunque un domani diverso in Valle d'Aosta e di affrontare la sfida non dei prossimi giorni, ma dei prossimi anni, in un momento così difficile.
Dicevo prima che c'è un altro ex Parlamentare unionista che lascia e abbandona l'Union; tanti sono i Presidenti della Regione che all'epoca erano nell'Union e l'hanno abbandonata. Tutto questo deve farci riflettere. Oggi ho ascoltato attentamente le criticità che i due colleghi hanno messo in campo e mi sembra che come gruppo ALPE non siamo andati fuori strada in questi anni.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Marquis; ne ha facoltà.
Marquis (SA) - Credo che dopo aver ascoltato questi interventi non ci si può esimere da alcune considerazioni, sebbene non sia nostra abitudine intervenire e interferire sulle dinamiche che avvengono all'interno di altre forze politiche. Però questo è un fatto rilevante sotto il profilo politico per le ragioni che sono state addotte, dove si parla di partecipazione, progettualità, condivisione, temi peraltro evocati anche oggi nel dibattito da più colleghi che sono intervenuti. Pertanto io credo che a nome di Stella Alpina noi garantiremo la disponibilità ad intraprendere una fattiva discussione per un confronto sul metodo con tutte le forze presenti in Consiglio regionale; riteniamo che questo sia più che mai importante in questo momento storico, perché vi è la necessità - come ho detto nell'intervento stamattina - di rilanciare la Valle d'Aosta.
Con questo concludo il mio intervento e auguro ai colleghi Fosson e Restano un proficuo lavoro nelle nuove vesti e nel nuovo gruppo che hanno costituito.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Bertschy; ne ha facoltà.
Bertschy (UVP) - Credo che sia il minimo commentare le parole che abbiamo sentito in aula, e soprattutto pensare poi ad una fase di discussione politica all'interno della maggioranza rispetto a quanto è accaduto in questo momento. Per quello che ci riguarda, credo che i colleghi abbiano potuto cogliere lo spirito con il quale abbiamo lavorato e stiamo lavorando per provare a produrre un cambiamento, un modello, una visione un po' diversa del gestire le cose e nell'assumerci delle responsabilità, perché poi in politica non basta nascondersi dietro alle parole, occorre assumersi delle responsabilità. L'abbiamo detto chiaramente nelle sedi opportune, l'abbiamo detto alle persone con le quali dobbiamo collaborare e lavorare. Sentire oggi parole così dure da due persone che escono dal gruppo dell'Union Valdôtaine non può che metterci nella condizione di fare un ragionamento politico, sia all'interno del gruppo che all'interno del movimento.
Credo in ogni caso che inizi un percorso diverso - e mi fa piacere - anche all'interno della maggioranza, dalla posizione che in questo momento hanno assunto e che permette a tutti di aprire un dialogo per capire come ipotizzare un percorso di lavoro migliore per il futuro.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Guichardaz; ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Non siamo mai stati nell'Union Valdôtaine, quindi non possiamo evocare dei passati all'interno del Mouvement, ma questo avvenimento a cui abbiamo assistito oggi ci impone sicuramente una riflessione sul metodo, su una maggiore condivisione. Noi non abbiamo mai nascosto l'esigenza di confrontarci e di trovare sempre dei momenti di incontro, l'abbiamo ribadito oggi nella nostra relazione sul Defr; pensiamo che la condivisione e il confronto siano alla base anche proprio dei risultati. Quando ci si confronta, quando si condividono le idee e le proposte i risultati sono sicuramente migliori.
Non entro nelle dinamiche ovviamente del gruppo unionista. Ci fa piacere che come gruppo i colleghi abbiano manifestato la volontà di rimanere nella maggioranza, e spero davvero che sappiano e possano dare nel loro nuovo gruppo, nella loro nuova veste un importante contributo di idee e di proposte, perché ciò che conta non credo siano tanti i gruppi e i movimenti, ma il nostro ruolo, che è un ruolo di rappresentanza di tutta la comunità valdostana. Colgo pertanto anche l'occasione per fare un augurio di buon lavoro ai nostri colleghi.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Gerandin; ne ha facoltà.
Gerandin (GM) - Per esprimere la mia comprensione per questo passaggio, in cui penso sia emersa tutta la difficoltà di prendere una decisione così importante che, da come si sono espressi i colleghi, è stata ponderata. Io ho vissuto un momento molto difficile, per cui ho particolare comprensione, perché vengo anch'io comunque da quel movimento che mi ha visto crescere e condividere principi, ideali dei quali ad un certo punto, dopo aver masticato tanto amaro, bisogna comunque rendersi conto che, se non si possono cambiare i metodi e le decisioni verticistiche, bisogna trarne le conseguenze. Non voglio andare oltre perché la decisione è personale, sicuramente è meditata e frutto di una profonda riflessione.
Mi auguro veramente che i colleghi restino in maggioranza, e che all'interno della stessa abbiano quella libertà di agire, di pensare e di esprimere il mandato che è stato loro conferito dagli elettori. Penso che la cosa più bella che qualunque Consigliere possa dire in quest'aula sia: ho la possibilità di esercitare e di essere coerente con il mandato degli elettori. Poco importa se uno è stato eletto in maggioranza, anche chi è rimasto in minoranza ha un ruolo ben chiaro.
Qualunque sia il ruolo che voi andrete a ricoprire nel futuro, da parte mia ci sarà il massimo della collaborazione, perché avete la mia stima personale per una decisione non così facile e ci tenevo ad esprimerla in quest'aula.
Presidente - Se non ci sono altri interventi, possiamo proseguire i lavori con la prima risoluzione. No, ha chiesto la parola il Consigliere Chatrian; ne ha facoltà.
Chatrian (ALPE) - Abbiamo ascoltato attentamente le dichiarazioni fatte in quest'aula. Non mi viene il vocabolo corretto in questo momento per esprimere il rammarico di non avere neanche ascoltato la posizione del gruppo più numeroso all'interno di questo Consiglio, dopo le riflessioni e le prese di posizione di un ex Parlamentare, ex Assessore, ex del gruppo dell'Union, e del collega che rappresenta in questo momento anche la Commissione speciale, incaricato solo poche settimane fa proprio da questa maggioranza. Non so se è presente il Capogruppo, il Vicecapogruppo, l'amico del Capogruppo dell'Union Valdôtaine, però è veramente con un certo dispiacere e imbarazzo che abbiamo assistito a questo silenzio assordante. È un chiaro segno politico di isolamento.
Presidente, concludo dicendo che ritiriamo tutte le nostre risoluzioni, che in automatico saranno iscritte per il prossimo Consiglio, perché ci sembra che dopo questo silenzio assordante e questo chiaro isolamento non ci sia più trippa per gatti in questo Consiglio per oggi.
Presidente - Tenuto conto che la minoranza ha chiesto il rinvio al prossimo Consiglio delle risoluzioni di cui ai punti n. 24.01, n. 24.04, n. 24.05, n. 24.06 e n. 24.07 e che anche la maggioranza chiede il rinvio delle proprie, iscritte ai punti n. 24.02 e n. 24.03 dell'ordine del giorno, si chiudono i lavori.
Il Consiglio prende atto del rinvio.
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L'adunanza termina alle ore 19:25.
