Oggetto del Consiglio n. 2413 del 26 ottobre 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 2413/XIV - Interpellanza: "Problematiche correlate alle vaccinazioni nella regione".
Rosset (Presidente) - Punto n. 19 dell'ordine del giorno. Per l'illustrazione, chiede la parola la Consigliera Morelli, ne ha facoltà.
Morelli (ALPE) - Abbiamo assistito su tutti gli organi di stampa ultimamente al dibattito in corso sul calo dei vaccini, che è un tema rilevante, un tema preoccupante su cui l'Organizzazione mondiale della sanità ha già posto l'attenzione. Di questa questione ci eravamo già occupati esattamente un anno fa in Consiglio regionale con un'iniziativa a firma del collega Fabbri e mia. È un fenomeno estremamente preoccupante che coinvolge anche la nostra regione, perché la nostra regione da regione virtuosa, dove la percentuale di vaccinazioni era ben al di sopra della soglia di guardia (95 percento), è adesso invece scesa al di sotto della media nazionale. Faccio l'esempio del vaccino contro la poliomielite, per il quale nel 2005 avevamo il 99,5 percento di copertura e adesso abbiamo il 93,4 percento. Il calo riguarda le vaccinazioni cosiddette "facoltative", "raccomandate" e anche le vaccinazioni obbligatorie e per nessuna di queste la nostra regione raggiunge più il 95 percento. Oltre all'antipolio, la copertura vaccinale per la difterite è del 92,9 percento, per il tetano del 93,6 percento, per l'epatite B del 92,6 percento, per citare quelle obbligatorie. Sembrano pochi punti percentuali, ma gli esperti dicono che sono sufficienti a scatenare l'allarme e l'OMS dice chiaramente che andare sotto la soglia del 95 percento può avere conseguenze devastanti, perché ci si pone a rischio di epidemie per virus che sembravano debellati: la polio è riapparsa in Olanda, la difterite è riapparsa in Spagna e in Germania, sono malattie che credevamo ormai scomparse nel mondo occidentale, così non è, evidentemente, e questo deve preoccuparci.
Questo calo vale per i vaccini obbligatori, ma vale anche per quelli raccomandati, anche se è vero che è diffusa la percezione che quelli raccomandati siano meno importanti e si possa essere più tolleranti; cosa che pare non essere, perché il morbillo, ad esempio, malattia esantematica che un tempo consideravamo quasi normale, è una malattia che può avere delle complicanze anche mortali: è addirittura la prima causa di morte in età pediatrica. Per il morbillo si puntava all'eradicazione, invece questo processo si è interrotto. Negli ultimi tre anni c'è stato un calo generale del 5 percento e la nostra Regione si pone proprio fra le meno virtuose: siamo all'82,2 percento, posti nella classifica italiana indietro, fanno peggio di noi: la Liguria, le Marche, il Molise, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Bolzano, che può sembrare strano ma è la provincia che ha la percentuale più bassa in assoluto delle vaccinazioni. Cosa che si spiega con la presenza sul territorio di Bolzano di associazioni che sostengono la teoria, che non ha mai trovato basi scientifiche, sul presunto legame tra la vaccinazione antimorbillo e l'autismo. Associazioni e medici che fanno disinformazione, al punto che la Federazione nazionale degli Ordini dei medici afferma che il consiglio di non vaccinarsi costituisce addirittura un'infrazione deontologica e la Federazione è arrivata addirittura a diramare un documento con il quale si arriva ad ipotizzare la radiazione per quei medici che si oppongono. Alcune Regioni stanno correndo ai ripari e stanno ripristinando l'obbligo vaccinale, cito il Veneto, che aveva alcuni anni or sono tolto ogni obbligo, ritenendo che l'informazione e la persuasione dei genitori fosse più efficace dell'obbligo, ma che adesso sta tornando indietro. È notizia di ieri che l'Emilia-Romagna vuole reintrodurre l'obbligo vaccinale per l'ammissione ai nidi d'infanzia dei bambini. Sono usciti proprio oggi degli articoli: "Il Presidente Bonaccini ribadisce l'intenzione di legiferare sull'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'accesso agli asili. Andiamo verso l'approvazione di una legge regionale secondo cui, per poter accedere ai nidi d'infanzia, occorrerà essere in linea con quanto previsto dal calendario vaccinale per l'età da zero a tre anni. Le vaccinazioni, oltre a proteggere le persone vaccinate, proteggono indirettamente anche quei bambini che, per gravi motivi di salute, non possono essere vaccinati: bambini immunodepressi con gravi patologie croniche...", eccetera.
La nostra interpellanza, ad un anno dalla precedente, quindi chiede semplicemente di fare il punto della situazione della nostra regione.
Presidente - Per la risposta, chiede la parola l'Assessore Laurent Viérin, ne ha facoltà.
Viérin L. (UVP) - Le thème que la collègue Patrizia Morelli soulève est un thème très délicat mais très à la une. En effet, surtout dans un moment et dans une saison où nous venons de lancer la campagne pour la vaccination contre la grippe, nous avons essayé dans la Conférence de presse de véhiculer certains messages, dont on discute aussi cet après-midi ici au Conseil, en partant de la considération que les vaccinations en Italie tout particulièrement, mais aussi en Vallée d'Aoste sont en baisse. Elles sont en baisse pour aussi des mouvements de pensée, pour des moments de débat qui ont intéressé aussi notre région dans ces dernières années et qui sont arrivés même parfois - la collègue le rappelait - à la radiation de certains médecins dans certaines régions. Aujourd'hui le Président des médecins de la Vallée d'Aoste, Robert Rosset, a rappelé certains cas, en parlant aussi d'un point de vue déontologique à l'intérieur des professions médicales, une attention toute particulière à qui aurait et a, à travers sa profession, l'intention de véhiculer des messages différents.
Cela pour dire que sur les thèmes d'actualité nous avons décliné des données ; il suffit de penser que, pour ce qui est de la Vallée d'Aoste, à partir de 2011-2012 nous avions nos couvertures sur les personnes âgées de plus de 65 ans d'un pourcentage de 56,2 pour cent de vaccination sur l'antigrippe, nous sommes arrivés l'année passée à 42,2 pour cent. Une baisse donc assez importante, qui nous fait dire, d'un côté, qu'il y a un grand travail à faire et, malgré les efforts que dans les années ont été faits, il y a cette baisse ; de l'autre côté, nous avons la nécessité, comme Administration et à travers les techniciens du monde sanitaire, d'arriver à faire percevoir un message très important : qu'il y a un investissement dans le domaine de la santé, qui ne représente pas une dépense pour ce qui est des vaccinations. En effet, pour ce qui concerne la vaccination antigrippe, si le pourcentage respecte celui de l'année passée, il y aura environ 300 milles euros ; mais il y a toute une série de dépenses qui sont évitées par la suite sur...éviter le fait que la population tombe malade, que la population au-delà des risques effectifs...il y a eu l'année passée des décès à la suite d'une grippe qui était, ente autres - et grâce aussi à la vaccination -, légère, mais c'est un problème qui existe. Il y a toute une série de parties de population qui sont sensibles : nous pensons au monde de l'école, nous pensons à ceux qui soignent les personnes âgées, où a ceux qui ont des grands contacts avec le public. Le thème des vaccinations donc est un thème d'actualité.
Nous rappelons aussi qu'il y a des dispositions nationales et que le gros travail qu'il faut et qu'on doit continuer à faire c'est de sensibiliser à niveau national afin qu'il y ait des prévisions sur les pathologies à vacciner qui retrouvent certaines mesures qu'on doit mettre sur pied et je vous dirais dans les données et surtout dans les détails, ce qui est la situation actuelle et ce que nous avons intention de faire.
Per quanto riguarda la prima risposta, ricordando che la diminuzione delle coperture vaccinali pediatriche, per venire alla questione sollevata dalla collega Morelli puntuale rispetto ad altri vaccini che giustamente si dice magari ci sensibilizzano di più e magari hanno non una ripercussione minore, però delle incidenze diverse...abbiamo, malgrado una portata nazionale, anche un'incidenza regionale e numerose iniziative, che anche la collega citava, hanno lanciato l'allarme in tal senso. È indubbio quindi che anche nella nostra regione si è registrato un incremento del rifiuto vaccinale, che è ancora diverso rispetto ad altri concetti, quindi gli ultimi dati sulle coperture vaccinali per la prima infanzia vedono la Valle d'Aosta leggermente al di sotto della soglia del 95 percento per le vaccinazioni obbligatorie, ma praticamente in linea con la media nazionale di 93,4.
La seconda domanda è: "quali valutazioni siano in corso riguardo all'eventuale obbligatorietà vaccinale per i bambini", intanto l'obbligo alle vaccinazioni dell'infanzia è attualmente in vigore secondo la normativa nazionale per quanto concerne alcune malattie che sono state in parte ricordate: il tetano, la poliomielite, l'epatite B. La comunità scientifica però - perché non dimentichiamoci che, al di là dell'amministrazione della politica, abbiamo in questo campo una comunità scientifica che deve lavorare per darci gli strumenti che noi, non essendo tecnici, dobbiamo avere in termini poi di indirizzi politici, altrimenti noi ci sostituiremmo ai tecnici e non agiremmo nella direzione auspicata, anche se poi è chiaro che una sensibilità matura anche per esperienza o acquisizione scientifica derivata - negli ultimi anni ha più volte chiesto il superamento di questa obbligatorietà, anche allo scopo di evitare il rischio di sottovalutare vaccinazioni importanti, ma non obbligatorie, come, ad esempio, quelle che abbiamo citato non solo oggi ma in questo dibattito che dura e che si ripropone a cadenza regolare per il morbillo, la parotite, la rosolia, la meningite. Sono effettivamente discussioni che esistono, ma che ancora non ritrovano questa previsione. Nonostante le crescenti correnti antivaccinali, si continua a puntare su una corretta e completa informazione per ottenere l'adesione e il consenso dei genitori dei bambini da vaccinare, piuttosto che l'obbligatorietà sancita dalle norme.
Infatti, per ottenere una copertura efficace atta a prevenire l'insorgenza di malattie, occorrono misure condivise applicate su tutto il territorio, poi se abbiamo anche misure a macchia di leopardo, diventa anche difficile avere una visione d'insieme, quindi noi crediamo che sia proprio lì il cuore della discussione al di là di singole iniziative, che possono anche lanciare messaggi o creare discussioni o misure coatte che poi vanno anche a rappresentare delle forzature estreme. Le misure condivise applicate su tutto il livello nazionale quindi devono arrivare se si vogliono effettivamente superare le disuguaglianze in termini sanitari o di problematiche sociali e migliorare lo stato di salute della popolazione.
Il nuovo piano nazionale di prevenzione vaccinale 2016-2018 quindi dice anche, però, che potrà essere generata una normazione aggiornata, garantendo peraltro la protezione degli individui e delle comunità con misure correlate come, ad esempio, l'obbligo di certificazione dell'avvenuta effettuazione delle vaccinazioni previste dal calendario per l'ingresso scolastico. Sono alcune previsioni e disposizioni da cui si potrebbero trarre alcuni spunti. Questo per dire che tale percorso potrà essere valutato con una normativa nazionale che consenta di superare l'attuale obbligo scolastico, esiste anche la questione dell'obbligo scolastico. Altre Regioni - lo ha già citato la collega - l'Emilia-Romagna su tutte, hanno di nuovo istituito quest'obbligo; noi preferiremmo che fosse un dibattito nazionale e su questo ci siamo anche confrontati con chi si è occupato di tali questioni in questi anni e l'idea sarebbe di riuscire ad avere una visione d'insieme. D'altra parte, oggi esiste per il tramite dell'autorità locale la possibilità di instaurare in qualsiasi momento l'obbligo vaccinale in una comunità qualora si manifestasse effettivamente una problematica o delle problematiche imminenti.
"Quali azioni concrete...", che poi è la parte importante, in Valle d'Aosta magari tante cose non si sanno, ma effettivamente si lavora per conciliare un obbligo normativo codificato in un certo modo rispetto a quello che magari vorremmo con le esigenze quotidiane che la collega riportava. Per sensibilizzare i genitori sulle vaccinazioni, per esempio, gli opuscoli vengono distribuiti già al momento della nascita dei bimbi, perché è facendo degli esempi concreti e codificando i rischi che magari si riesce su una coscienza genitoriale a far percepire certi concetti e all'atto della convocazione per la seduta vaccinale vengono inviate lettere informative specifiche, che sono prodromiche all'acquisizione del consenso informato. Recentemente, al di là dell'organizzazione di convegni per la formazione degli operatori finalizzati alla corretta modalità comunicativa da attuare nel contesto specifico sui vaccini e al di là della sinergia con i medici, con tutto l'indotto sanitario...riuscire ad avere un'informazione sui genitori che rifiutano le vaccinazioni sui loro bambini; sono stati invitati a colloquio con il medico di sanità pubblica che, prima di raccogliere il dissenso scritto, ha informato gli stessi sul rapporto rischio/beneficio che lo strumento vaccinale porta con sé o la mancata vaccinazione, spiegando i vantaggi e i benefici di tale pratica di prevenzione illustrando i rischi connessi - che in parte anche la collega citava - di malattie, complicanze e tutto ciò che può arrivare. Sicuramente quindi possiamo fare di più sull'informazione, sulla capillarità, però l'idea di andare ad agire sulle persone che magari non hanno contezza effettiva ha magari un'incidenza maggiore rispetto ad una campagna grand public, che poi lascia il tempo che trova o, meglio, che deve essere integrata con azioni mirate che vanno a spiegare effettivamente affinché ci sia la coscienza. Poi nessuno nega che in certi ambiti, che non sono quelli scolastici, ci sia la possibilità di scegliere, però che almeno tutti abbiano gli strumenti per capire quali sono i rischi nella comunità, nei bambini e soprattutto nelle persone anziane, in tutte le persone che indirettamente hanno accesso a queste...
Presidente - Ha chiesto la parola la Consigliera Morelli, ne ha facoltà.
Morelli (ALPE) - Prendiamo atto della sua risposta, Assessore, circostanziata e completa. Sicuramente l'informazione corretta è fondamentale, quindi l'informazione fatta ai genitori dei neonati, ma io direi anche proprio delle campagne informative sui giornali locali. L'altro giorno è uscito sul settimanale un articolo che io ritengo possa essere estremamente utile, perché ha messo in luce degli aspetti e ha chiarito degli aspetti che molto spesso le persone non conoscono, ne cito uno, il Direttore dell'Azienda USL, Massimo Veglio, dice: "tanto per sgombrare subito il campo dalle falsità un dato: il mercato dei vaccini vale il 2 percento del mercato farmaceutico, circa 500 mila euro rispetto ai 30-40 milioni di spesa per i farmaci", che è il discorso che faceva lei. La validità della vaccinazione dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista finanziario quindi, perché investire sulla spesa per i vaccini poi fa diminuire la spesa farmaceutica per contrastare le malattie. Credo quindi che si debba persistere in quest'azione coordinandosi con le altre Regioni assolutamente, perché la politica a macchia di leopardo ha evidentemente dei limiti e poi cercare di capire le motivazioni per le quali vi sono persone che si rifiutano di far vaccinare i propri figli e anche cercare di contrastare i movimenti antivaccini con l'evidenza scientifica, facendo momenti di informazione. È un problema serio, è un problema che non va sottovalutato e quindi è il caso di perseverare.
