Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2015 del 20 aprile 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2015/XIV - Interrogazione: "Tempistica per l'avvio di provvedimenti di regolarizzazione delle concessioni d'acqua ad uso irriguo".

Viérin M. (Presidente) - Punto n. 11 dell'ordine del giorno. La parola all'Assessore Baccega.

Baccega (SA) - Già nella risposta che diedi a febbraio misi in evidenza le problematiche del settore irriguo relativamente ai più comunemente chiamati "antichi diritti", problematiche che riguardavano richieste di quantitativi di acqua non commisurata ai reali fabbisogni, lo spostamento di punti di prelievo rispetto a quando erano stati originariamente assentiti o richiesti, oppure non più attivi da tempo. La regolarizzazione, così come viene definita, comporta un lungo lavoro e un impatto sociale notevole, visto che si vanno a modificare consuetudini, usi e ormai diritti ritenuti acquisiti.

Anziché porre una semplice proroga di anni, è intenzione del Governo regionale avviare un processo di verifica e revisione delle possibilità di prelievo che tenga conto non solo dell'utilizzo strettamente irriguo, ma anche di altri cousi che possano fornire al settore, laddove possibile, un'ulteriore fonte di finanziamento. Si tratterebbe cioè di far decadere le domande che non sono più esercite, rendendo così disponibile la risorsa idrica che attualmente deve comunque rimanere in capo a loro riservata, anche se solo sulla carta. Ciò naturalmente andrebbe a favore anche di quei diritti da riconoscere per i prelievi oggi necessari a garantire l'esercizio delle pratiche agricole. Al di là della proroga amministrativa, è quindi opportuno avviare una concertazione con i soggetti interessati per definire insieme il percorso di razionalizzazione e proseguire nel processo di miglioramento dell'efficienza dei sistemi irrigui anche dal lato dei consumi idrici, con una evidente razionalizzazione dell'intero settore.

Come noto, è stato avviato venerdì scorso 8 aprile il percorso di partecipazione pubblica all'aggiornamento del Piano regionale di tutela delle acque che, oltre ai forum, prevede una serie di incontri bilaterali tra i soggetti portatori di interesse. In quella sede si intendono affrontare queste riflessioni e condividere i percorsi attuativi anche da un punto di vista operativo. In realtà con questo ho risposto al secondo quesito.

Passando al primo quesito, sulla base di queste considerazioni e vista anche l'entità del processo di ottimizzazione che si intende avviare, è possibile procedere unicamente con lo strumento normativo. In un primo tempo gli uffici avevano ipotizzato una via amministrativa per confermare l'aggiornamento del Piano regionale di tutela delle acque, ora invece serve una legge. La maggior parte delle derivazioni ad uso irriguo presenti nel territorio valdostano sono autorizzate sulla base di concessioni rilasciate dagli uffici del Genio civile del Regno d'Italia nel periodo 1920-1940 o sulla base di domande di riconoscimento del diritto di derivazione presentate ai sensi della legge n. 10 dell'agosto 1884, del decreto luogotenenziale del 1916. La norma non potrà quindi limitarsi a prevedere una proroga della durata delle concessioni irrigue, ma dovrà anche subordinare la possibilità di esercitare il diritto alla presentazione delle informazioni necessarie a sanare le criticità evidenziate, in particolare relativamente ai punti di prelievo e ai quantitativi da prelevare correlati proprio alle superfici da irrigare. La norma evidentemente rinvierà agli atti amministrativi utili a definire completamente il procedimento che si intende perseguire.

La procedura di aggiornamento che è in corso del Piano di tutela delle acque consente quindi di condividere il percorso e di avere anche uno strumento regolamentare nel quale inserire le nuove regole.

Presidente - La parola al collega Bertin.

Bertin (ALPE) - Il 2 febbraio avevamo presentato un'interpellanza su questo argomento; non ritraccerò tutta la questione storica di questi diritti che risalgono a cent'anni fa, preunitari, e poi che successivamente con lo Statuto speciale le competenze vengono trasferite alla Regione. Come sottolineavo in quell'occasione, la legge di proroga di questi antichi diritti era scaduta a fine gennaio, e in quell'occasione lei ci disse che si sarebbe in breve tempo intervenuti. Quello che volevamo sapere oggi è se c'era un cronoprogramma per affrontare questa questione. La risposta sostanzialmente è quella del mese di febbraio. Evidentemente questa legge è obbligatoria, bisogna farla, prima si fa e meglio è, perché in questo momento la proroga è scaduta, ma bisognerebbe anche avere un cronoprogramma su tutto il sistema da rimettere a posto in tempi certi. Va bene che sono diritti che hanno cent'anni, ma non vorrei che ce ne volessero altri cento per sistemare la questione. Bisognerebbe avere un cronoprogramma per regolamentare questo settore che è importante.

Oggi si faceva anche un accenno - è una novità rispetto all'altra volta - alle questioni relative alle centraline che si collegano all'uso irriguo, tanto più se vogliamo fare anche questo diventa sempre più delicato e va fatto in tempi rapidi. Oggi pertanto mi auguravo di avere una sorta di cronoprogramma, visto anche che si tratta dell'Assessorato dei lavori pubblici e dovreste essere abituati a farli i cronoprogrammi, per capire quando si sarebbe affrontata in modo sistematico la questione.

L'interrogazione andava a sollecitare una presa di posizione urgente di questa questione che è necessaria. L'acqua è un bene importante, sempre più importante, e va regolamentato in modo chiaro e preciso per tutti, senza lasciare zone d'ombra nelle quali poi è possibile che si vengano a creare situazioni spiacevoli, perché interessi magari poco chiari possono approfittare di queste zone d'ombra.