Oggetto del Consiglio n. 1756 del 2 febbraio 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 1756/XIV - Interrogazione: "Problematiche di ordine burocratico per l'attuazione del Progetto Garanzia Giovani".
Viérin M. (Presidente) - Punto 5 dell'ordine del giorno. La parola all'Assessore Donzel.
Donzel (PD-SIN.VDA) - Grazie Presidente. Ringrazio i colleghi per aver sollevato questo problema, che ci consente davvero di chiarire quanto sta avvenendo su questa tematica molto importante che riguarda Garanzia Giovani, in particolare con riferimento ai tirocini.
Nell'interpellanza si fa riferimento ad un ordine del giorno che da parte delle strutture dell'Assessorato delle attività produttive, energie e politiche del lavoro è stato preso molto sul serio. In qualche modo l'avevamo anticipato, nel senso che alcune importanti innovazioni che abbiamo portato in delibera alla fine dell'anno, dalla riduzione dei tempi di insediamento, microcredito e quant'altro, sono frutto di mesi di lavoro antecedenti, perché questi percorsi di sburocratizzazione richiedono comunque approfondimenti, mettere insieme tutti i soggetti che sono coinvolti, perché le procedure non sempre sono seguite da un solo soggetto, ma da più soggetti, più strutture e non tutte direttamente dipendenti dall'Assessorato, quindi serve un certo lavoro. Con l'occasione si ribadisce che sul tema del coordinamento abbiamo particolarmente brillato rispetto alla questione della gestione della fiera e, in quanto a delegificazione, a breve presenteremo dei disegni di legge che vanno proprio in questa direzione.
Che cosa accade rispetto alla questione Garanzia Giovani? Gli strumenti per raggiungere questo obiettivo di semplificazione non sono tutti così immediati, soprattutto quando di mezzo ci sono anche dei fondi europei. Garanzia Giovani infatti è un programma operativo nazionale a valere sul Fondo sociale europeo, che vede il Ministero del lavoro e delle politiche sociali agire in qualità di autorità di gestione, mentre la Regione opera nel ruolo di organismo intermedio, in base ad apposita convenzione sottoscritta tra Stato e Regioni e ad un piano esecutivo regionale, quindi abbiamo come uno dei soggetti interlocutori il Ministero. Ricordo che è un piano importante, che prevede per quanto riguarda la parte dei tirocini 1,2 milioni di euro, e sono in fase di attivazione o in corso circa 300 tirocini, quindi ha un certo impatto sulla nostra realtà. Sono propri i tirocini che creano dei problemi e delle criticità che potremmo riferire al cosiddetto "appesantimento burocratico". Ripeto, sono coinvolti: il Ministero del lavoro in qualità di autorità di gestione, la struttura organizzativa delle politiche, della formazione e dell'occupazione che è l'organismo intermedio che effettua i controlli e autorizza i pagamenti, i centri per l'impiego che gestiscono i tirocini, e l'INPS che sulla base di una convenzione con Regione e Ministero effettua mensilmente i pagamenti ai giovani tirocinanti, oltre naturalmente alle aziende e agli enti che svolgono il tutoraggio. Va detto che fino ad oggi le tempistiche per i pagamenti delle indennità previste in convenzione - quindi i tempi erano quelli della convenzione - nei casi normali sono stati rispettati. Nei casi dove si sono rilevate delle anomalie - e poi vedremo che cosa significa un'anomalia - ovviamente questo ha presentato tempi più lunghi. Mi ha fatto piacere in questi giorni incontrare alcune famiglie, genitori di ragazzi che erano impegnati nel tirocinio e che si erano lamentati che le risorse non arrivavano; risolta e chiarita l'anomalia, tutti stanno ricevendo i compensi dovuti. Mi permetto però una precisazione rispetto a questo: la misura del tirocinio è una misura di formazione, non è lavoro, e nelle riunioni con le forze sindacali in modo particolare è stato ribadito più volte che assolutamente bisogna controllare ed evitare che i datori di lavoro sfruttino i ragazzi in formazione, e che quindi bisogna vigilare e aumentare i controlli. Qui abbiamo due strade, c'è chi ci dice di fare le cose in fretta, ma poi abbiamo tutta una parte di soggetti che ci invitano ad essere più attenti e a vigilare. Io invece condivido la preoccupazione che avete voi, quindi condivido la posizione che avete portato con l'interpellanza, che dobbiamo snellire e dare più opportunità ai giovani, però mi permetto in questa sede di farvi rilevare che ci sono tutta una serie di pressioni che vanno invece in una direzione di aumentare i controlli e le verifiche.
I tempi della procedura: entro il 10 di ogni mese la Regione trasmette all'INPS l'elenco dei tirocinanti ai fini della liquidazione dell'indennità, e l'INPS è tenuta a liquidarla entro la fine del mese successivo. Esiste quindi uno slittamento naturale di due mesi dall'effettuazione del tirocinio e il suo pagamento, però è un'attività di formazione, il tirocinio è partito, il ragazzo sta lavorando, semplicemente gli arriva due mesi dopo questo compenso, ma non è una busta paga. C'è qualcuno che ci telefona e ci chiede quando avrà le ferie, ma si tratta di formazione, non di un lavoro, quindi c'è anche un po' di confusione rispetto alla misura e all'interpretazione da dare a questo tipo di misura.
È vero quello che dite nell'interpellanza: c'è una differenza tra come lavora il Piemonte e come lavora la Valle d'Aosta. Provo a spiegare cosa succede e come possiamo raccordarci. Il Piemonte pone l'onere di essere in regola in capo all'impresa, cioè trasferisce la responsabilità all'impresa, e il controllo è a valle del pagamento. Questo perché ci si affida all'impresa sulle ore del tirocinante e su tutto quello che fa. Rispetto al controllo dei requisiti dei giovani, in Piemonte è l'INPS che eventualmente blocca il pagamento, se si accorge che i dati non sono corretti; quindi magari un ragazzo fa l'attività, poi l'INPS verifica e, nel caso non sia in regola, non lo paga. Devo dire che questa cosa in Valle d'Aosta non funziona, perché noi facciamo un controllo a monte. Inoltre, in Piemonte i controlli fatti a valle sono attraverso una procedura campionatoria. La procedura campionatoria non se l'è però inventata il Piemonte, l'ha concordata con l'Unione europea, secondo me questo è un modello che noi dovremmo guardare con attenzione, lo stiamo studiando e quindi quando partirà una nuova misura di Garanzia Giovani, c'è l'intenzione se riusciremo a fare l'accordo con l'Autorità europea, perché ci vuole il loro avallo sulla nostra struttura di controllo campionatorio, questo è molto interessante. Andiamo a controllare solo alcuni casi a campione, ma bisogna avere una certificazione per fare questo tipo di controllo a valle. Fidiamoci delle imprese, fidiamoci dei ragazzi, facciamo i controlli a valle, sapendo che se a valle constato - come succede in Piemonte - che la procedura non è corretta, i soldi li restituisce l'impresa.
In Valle d'Aosta abbiamo anche due tensioni. Al piccolo artigiano, a cui vogliamo mettere in campo tutta questa responsabilità, se viene fuori un problema burocratico a valle, gli andiamo a dire, dopo che si è tenuto un tirocinante, di restituire tutti i soldi perché l'Europa glieli chiede indietro? E non è la Valle d'Aosta che li chiede indietro, ma li richiede un'autorità di gestione superiore. È un problema delicato, ed è per questo che stiamo studiando una procedura per il futuro che possa tenere fuori le piccole realtà da una serie di responsabilità. Diverso è il caso - e qui convengo con voi - che si potrebbe applicare ad alcune grandi imprese che ci dicono di trovarsi meglio con la procedura del Piemonte. Ma è chiaro, hanno un apparato amministrativo burocratico nella grande impresa che non ha nessun problema a gestire questi tirocini, e quindi in quel caso ovviamente la procedura piemontese risulta più efficace, anche perché, se per caso viene fuori il problema di restituire i soldi di un tirocinio, non hanno problema a restituirli.
Tutto questo era per chiarire che stiamo lavorando nella nuova programmazione perché nella presente non si può ovviamente intervenire, ma anche per dire che l'oggetto è di assoluto interesse e siamo dell'idea di fare il possibile per semplificare le procedure.
Presidente - La parola al Consigliere Bertschy.
Bertschy (UVP) - Grazie Assessore per la risposta. Direi anche una risposta dettagliata, che dà la misura dell'attenzione che c'è sulla questione.
I tre obiettivi che stanno a monte dell'interrogazione sono diversi, ma collegati fra loro. Quello in premessa, l'ordine del giorno che è stato approvato all'unanimità dal Consiglio regionale e che sarà il fil rouge che manterremo anche su altre iniziative (ce n'è un'altra anche in questo Consiglio); per noi l'ordine del giorno sulla riorganizzazione amministrativa attraverso la sburocratizzazione e la semplificazione non è carta straccia, è un progetto di lavoro che presupponeva anche che entro 30 giorni andava costituito un tavolo di lavoro. Presidente del Consiglio, la inviterei quindi a rileggersi l'ordine del giorno e a capire un po', attraverso il lavoro con il Governo, come andremo a fare questa attività, perché è il momento di assumersi gli impegni politici che abbiamo assunto, li abbiamo assunti insieme, in Consiglio, e oggi si tratta di dar loro gambe e forza. Questa interrogazione nasce da questo obiettivo: noi dobbiamo trasferire ai nostri dirigenti la necessità di far sì che il mondo dell'impresa in particolare, ma anche il cittadino valdostano, senta che la politica fa suo il tema sempre di più. E non vuol dire che i dirigenti stanno facendo male il loro lavoro, vuol dire che i dirigenti devono cercare di interpretare le norme nella maniera più semplificata possibile, perché altrimenti in Valle d'Aosta facciamo la figura che a Roma vanno molto più veloci di noi perché sono più intelligenti, più pronti, più capaci di rispondere alle sollecitazioni del cittadino. Di là abbiamo un Governo che continua a fare decreti dove si semplifica e si danno segnali di un certo tipo, e qui noi rimaniamo legati a certi metodi di lavorare che si fa fatica a comprendere.
È giusta la sua risposta: la burocrazia non è sempre riferita agli stessi soggetti, quindi un artigiano rispetto ad una grande industria ha una reazione diversa su quello che viene presentato come lavoro; quindi se da una parte ci va un po' più di attenzione per far sì che questo artigiano non vada a finire nei problemi, soprattutto quando la fonte di finanziamento è complicata come quella della direttiva europea, dall'altra parte qualcuno invece è in grado di essere più sbrigativo. La trovo un'attenzione politica corretta, però allo stesso tempo dobbiamo fare attenzione che tutto questo non ci si rivolti contro, che un'esagerata complicazione delle procedure faccia sì che poi alla fine non si utilizzino le possibilità. In questo senso, quindi, va bene.
Da dove nasce l'interrogazione? Ci sono alcune aziende che operano in Valle d'Aosta e operano in Piemonte e che si trovano a lavorare con procedure diverse, quindi cerchiamo di usare un metodo più semplice, dove siamo più immediati e dove riusciamo ad essere più efficaci tutti quanti. È più un invito a lavorare che non preferire una cosa piuttosto che l'altra. Mi ha fatto però piacere sentirle dire che è sotto esame anche la procedura del Piemonte, una procedura che probabilmente è stata studiata prima. Chiediamo anche ai nostri dirigenti di essere attenti a questo lavoro; non sempre quello che è degli altri è migliore di quello che abbiamo noi, però dove si può essere più efficaci e più concreti nell'utilizzo delle risorse ben venga che sia così.
È corretta anche la segnalazione riguardo dell'aspetto della formazione, perché questo non si deve trasformare in una prestazione di lavoro finta. Il momento della formazione attraverso Garanzia Giovani ci deve essere. È vero anche che questi giovani dobbiamo non riempirli di finta formazione, devono entrare a fare un po' di formazione, ma poi devono anche lavorare, perché altrimenti rischiamo di formarli tutta la vita. Quindi facciamo in modo che questo lavoro e le difficoltà che abbiamo vissuto nella prima fase, che lei conosce probabilmente meglio di me perché avrà avuto le relazioni dei dirigenti, non siano cose che ci ripetiamo per troppo tempo, e facciamo in modo che questi soldi - ci sono 1,2 milioni di euro per 300 tirocini - diventino veramente un momento di lancio di formazione, ma anche, se possibile, di prossimi inserimenti nelle aziende dove questi ragazzi andranno a fare formazione.
Con questo invito di porre attenzione all'ordine del giorno che è stato approvato dal Governo nella persona del Presidente vi chiediamo di dare una risposta continua, che stiamo andando nella direzione giusta e che vogliamo sburocratizzare.
