Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1694 del 13 gennaio 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 1694/XIV - Interpellanza: "Adozione di strumenti per il contenimento del consumo di suolo".

Rosset (Presidente) - Punto 26 all'ordine del giorno. La parola al Consigliere Bertin.

Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.

Il suolo è una risorsa fondamentale per la vita dell'essere umano. A causa di attività poco sostenibili sappiamo che il consumo di suolo è un fenomeno sempre più rilevante e veloce, che sempre più rapidamente influenza in modo negativo l'equilibrio complessivo del territorio. Gli effetti negativi sono innanzitutto sul dissesto idrogeologico, l'erosione del territorio, sul paesaggio che si sta trasformando a vista d'occhio, sulla biodiversità, eccetera. Il nostro territorio è sempre più occupato da nuovi interventi spesso a bassa densità, come ville unifamiliari, seconde case, alberghi, centri direzionali, capannoni industriali, strade e centri commerciali, un'urbanizzazione diffusa e dispersa che produce significativi cambiamenti rispetto ai modelli precedenti di urbanizzazione, che erano invece più concentrati e incide molto più significativamente sulla perdita di suolo e con ricadute negative da molti punti di vista e maggiori rispetto al passato. Il principale effetto negativo è l'impermeabilizzazione del suolo, che rappresenta la principale preoccupazione in quanto comporta un rischio accresciuto di inondazione, oltre a contribuire anche al riscaldamento globale.

Il fenomeno è evidente, come lo sono le sue conseguenze, non c'è bisogno di risalire ai fatti eccezionali come l'alluvione o altre situazioni del genere che abbiamo visto. Questi effetti sono quotidiani, basta un temporale e ci rendiamo conto dei rischi che la gestione del territorio che abbiamo fatto provoca. L'Italia in Europa, nonostante il territorio non si presti più di tanto, è una di quelle che ha dei livelli di consumo di suolo tra i più alti ed è notoriamente il Paese a più alto rischio idrogeologico. Da questo punto di vista ovviamente, la nostra Regione in termini assoluti è una di quelle che consuma meno suolo. È ovvio, perché si tratta di una regione alpina il cui territorio per buona parte si colloca al di sopra dei duemila metri e con una densità abitativa relativamente bassa rispetto all'entità del territorio e che quindi ha per forza di cose in termini assoluti un consumo minore, anche perché in certe zone sopra i duemila metri evidentemente non c'è un'antropizzazione che permetta un consumo di suolo, ma se andiamo a vedere le zone della valle centrale, ci rendiamo conto di come negli ultimi decenni il paesaggio è cambiato e il consumo di suolo rappresenta un fenomeno importante. La valle centrale ormai è un agglomerato urbano senza soluzione di continuità, dove gli spazi non occupati sono sempre minori e le conseguenze di questo consumo di suolo sono evidenti. Sappiamo che le conseguenze sociali ed economiche, ambientali di un eccessivo consumo di suolo sono ormai note sia a livello scientifico che politico. Negli ultimi anni sono molte le iniziative volte a ridurre e limitare il consumo di suolo, strettamente legate soprattutto a mettere in sicurezza il territorio.

In questi anni quasi tutte le Regioni italiane sono intervenute legiferando in materia. La stessa Unione europea pone degli obiettivi a lungo termine in questo senso e ha come obiettivo quello del 2050 per un consumo di suolo pari a zero. Anche lo Stato sta intervenendo, in questo settore, in effetti, c'è in programma una legge che sta finendo il suo iter, un iter piuttosto complesso che dura da diverso tempo, tra l'altro, se questa legge verrà approvata, verrà qualificata come una legge di riforma economica e sociale, per cui vincolerà tutte le Regioni, comprese quelle a Statuto speciale.

In questi giorni ho avuto occasione di consultare varie leggi a livello regionale, alcune interessanti, alcune meno, ma bisogna dire che in termini generali c'è stato un intervento normativo importante da parte di quasi tutte le Regioni. Rimangono però quattro le Regioni che non sono intervenute da un punto di vista normativo in questo campo, fra le quali la Valle d'Aosta. Ci chiediamo pertanto innanzitutto: "se l'Amministrazione regionale sia dotata di strumenti in grado di misurare il consumo di suolo", proprio perché avere degli strumenti è evidentemente un elemento importante; "se il Governo regionale si sia posto degli obiettivi in merito al consumo di suolo e in che tempi intende raggiungere il traguardo fissato dall'Unione europea", "se e con quali modalità sia intenzione del Governo regionale intervenire" in questa materia. Queste sono le domande. Grazie.

Presidente - La parola all'Assessore Bianchi.

Bianchi (UV) - Grazie Presidente.

L'attenzione al delicato tema del consumo di suolo è quanto mai d'attualità, infatti tempo fa c'era stato anche un articolo sull'argomento su Il Sole 24 Ore. L'Unione europea, come ha ricordato lei, collega Bertin, ha emanato delle direttive che vanno in tal senso e, come sempre ha ricordato lei, anche a livello statale la legge Lupi che sta finendo il suo iter pone attenzione al contenimento del consumo del suolo.

Per entrare invece nel merito dell'interpellanza, e rispondere al primo punto: "se l'Amministrazione regionale sia dotata di uno strumento in grado di misurare il consumo di suolo", la Regione, pur non essendo oggi dotata di un vero e proprio sistema formalizzato di misurazione quantitativa del consumo di suolo, da anni opera nella valutazione delle varianti generali dei piani regolatori, analizzando l'evoluzione edificatoria dei territori in termini di misurazione del grado di attuazione dei vecchi piani regolatori, individuando le aree libere ancora edificabili e prive di vincoli e la loro capacità di soddisfare le esigenze abitative del prossimo futuro.

Per quanto riguarda il punto 2: "se il Governo regionale si sia posto degli obiettivi in merito al consumo di suolo e in che tempi...", già dal 1998 la nostra normativa urbanistica e di pianificazione territoriale contiene precisi principi di pianificazione che promuovono, da un lato, la salvaguardia delle buone terre coltivabili e, dall'altro, il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. La normativa regionale, infatti, prevede che i piani regolatori comunali si occupino in primo luogo di tutelare i beni culturali, ambientali e naturali e di salvaguardare le aree adatte agli usi agrosilvopastorali; secondariamente di individuare gli insediamenti abitativi esistenti da conservare e riqualificare e solo in terza battuta di individuare le parti del territorio da destinare a nuova edificazione, ammesse solo se ciò è compatibile con le esigenze di tutela e di salvaguardia delle buone terre coltivabili e qualora il relativo fabbisogno non possa essere soddisfatto attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente. Tutto ciò quindi è perfettamente in linea sia con le direttive europee, sia con gli orientamenti espressi nel disegno di legge che è in fase di approvazione.

L'importante principio di contenimento del consumo di suolo non edificato e il rispetto della superficie agricola ha determinato in Valle d'Aosta un approccio alla pianificazione territoriale completamente diversa, per non dire opposta alla visione urbanistica della cosiddetta "vecchia generazione" dei piani regolatori, dove l'obiettivo principale era dichiaratamente quello di individuare le aree destinate alla nuova edificazione.

Il Piano Territoriale Paesaggistico (PTP) promuove e declina lo stesso principio, l'articolo 24 delle norme del PTP stabilisce che i piani regolatori devono innanzitutto individuare i fabbisogni abitativi sulla base delle condizioni residenziali in atto e delle dinamiche demografiche locali. Su queste basi è quindi determinata la quota di fabbisogno abitativo che può essere soddisfatta attraverso il recupero e il riuso del patrimonio edilizio esistente. Solo alla fine, in modo residuale, sono individuate le eventuali aree da destinare ai nuovi insediamenti, se indispensabili, rispetto all'analisi del fabbisogno degli stessi Comuni. Su queste basi è impostata la zonizzazione dei piani regolatori da parte dei Comuni. Le varianti approvate dai piani regolatori sono state quarantaquattro, il quarantacinquesimo sarà portato in Giunta venerdì prossimo. Parallelamente la Regione, come ha ricordato, ha da tempo promosso un recupero del patrimonio edilizio mediante tutta una serie di leggi che conosciamo e non sto a menzionare.

Mentre relativamente al punto 3: "con quali modalità sia intenzione del Governo regionale intervenire per una riduzione del consumo di suolo", le prospettive sono quelle di proseguire nella strada da lungo tempo ormai intrapresa e completare l'adeguamento dei piani regolatori elaborati secondo i principi che ho appena detto, relativi al contenimento del consumo di suolo, che rispettano in maniera chiara sia la legge che è in approvazione dello Stato e sia le direttive della UE. Questo permetterà di avere un mosaico di piani dialoganti tra loro e con il PTP, consentendo una misura omogenea delle aree libere. Inoltre sarà possibile a breve tener conto dell'evoluzione del costruito in tempo reale mediante il Sistema delle conoscenze territoriali (SCT) e l'implementazione della banca dati dell'anagrafe immobiliare regionale in fase avanzata di attuazione. Inoltre l'Amministrazione regionale intende proseguire nelle politiche di incentivazione del riuso, ponendo attenzione sia sul patrimonio edilizio più recente, quale quello costruito negli anni del boom economico, sia sugli insediamenti del tessuto urbano meno qualificato, oltre che promuovere un uso più intensivo delle seconde case e operare per favorire il miglioramento delle prestazioni energetiche.

Come vede, collega Bertin, ad oggi è vero che la Regione è tra quelle quattro che non ha legiferato, ma avevamo già legiferato prima, cioè abbiamo preceduto le norme, dopodiché, una volta approvata la legge nazionale, si valuterà se implementare le regole che abbiamo.

Grazie.

Presidente - La parola al Consigliere Bertin.

Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.

L'atteggiamento dunque è quello di aspettare che lo Stato faccia la sua parte, poi noi eventualmente interverremo. Mi sembra un atteggiamento a parte poco autonomistico, ma certamente anche di retroguardia. Quando si hanno delle competenze, bisogna esercitarle e non aspettare che lo Stato faccia e poi vediamo.

Entrando nel merito delle risposte, in merito alla prima domanda: "se la Regione si sia dotata di strumenti in grado di misurare il consumo di suolo", la risposta è in pratica no, è difficile avere degli strumenti in questo senso. È uno dei problemi posti riguardo a questa questione, ma è altrettanto vero che bisogna avere questi strumenti, perché altrimenti diventa difficile poi poter intervenire, una delle azioni del Governo nazionale in questo senso è proprio nell'individuare questi strumenti.

Anche sulla seconda domanda non mi ha risposto, l'Unione europea pone come obiettivo il consumo zero di suolo entro l'anno 2050 e io chiedevo quando si sarebbe raggiunto questo traguardo da parte della Regione, non si è risposto perché non si hanno degli obiettivi. Il PTP è un vecchio piano, certamente all'epoca aveva anche un elemento innovativo, ma in parte è stato disatteso e comunque come strumento è certamente uno strumento programmatorio generale. Era necessario intervenire in modo più efficace su quest'aspetto, anche perché vediamo giornalmente il modificarsi del territorio e cambiare il paesaggio della nostra Valle.

È importante mettere quest'argomento in agenda, sono argomenti che sempre più interessano i territori regionali. Credo che, diversamente da quanto sottolineava l'Assessore Bianchi, sia importante intervenire con uno strumento più efficace e in tempi brevi, come potrebbe essere una legge per dare delle indicazioni più precise e più efficaci rispetto a quest'aspetto. Il consumo del suolo è comunque un argomento importante, che non va sottovalutato. Grazie.