Oggetto del Consiglio n. 1398 del 30 luglio 2015 - Resoconto
OGGETTO N. 1398/XIV - Prosecuzione della discussione generale congiunta sulle Relazioni deliberate dalla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti e sui disegni di legge n. 59 (Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2014) e n. 60 (Assestamento del bilancio di previsione per l'anno finanziario 2015, modifiche a disposizioni legislative e variazioni al bilancio di previsione per il triennio 2015/2017).
Presidente - Riprendiamo i lavori, eravamo in discussione generale. Qualcuno chiede la parola? La parola alla Consigliera Morelli.
Morelli (ALPE) - Merci Président et bonne journée a tous les collègues.
Proseguiamo oggi in questo dibattito importante, perché riguarda questioni cruciali per la nostra comunità. Questo percorso di discussione dei due disegni di legge che affrontiamo oggi, direi che è stato estremamente essenziale, crudo e molto disincantato sia per quanto riguarda le audizioni, sia per ciò che concerne il confronto. Più volte - lo ha già ricordato ieri anche il collega Cognetta - abbiamo sentito sottolineare che è finita un'epoca e che occorre che la politica nel suo complesso prenda atto di questa situazione. Per quanto ci riguarda, come ALPE, è da tempo, non da oggi, che invochiamo un cambiamento di sistema e di paradigma. Mentre voi, forze di maggioranza, in campagna elettorale promettevate tablet per tutti, noi chiedevamo chiarezza e che fosse rimesso in discussione un modello non più sostenibile.
Evidentemente per voi, all'epoca, era impossibile ammettere che questo potesse corrispondere a verità. Oggi questa nostra opinione trova conferma nelle parole dell'Assessore Perron, che in audizione lo ha detto molto chiaramente e lo ha ripetuto anche ieri. Le sue parole sono già state evocate ieri dal collega Cognetta e in un passaggio l'Assessore Perron - questa è la sintesi del suo pensiero - diceva: è la prima volta che sono in Giunta, ma il leitmotiv che io sento ripetere nelle riunioni della Giunta è che per ogni delibera vengono soppesate attentamente tutte le spese; si va ad analizzare con attenzione estrema ogni migliaio di euro speso. Come non essere d'accordo! Come non essere d'accordo in un momento in cui, tout compte fait l'assestamento si riduce a poco più di quindici milioni di euro: ogni euro va giustamente soppesato. E allora mi ha incuriosito un passaggio che ha fatto ieri il collega che mi ha preceduto, perché ha parlato di una concessione di contributo per una festa termale. Qui veramente io inviterei i giornalisti ad andare a cercare fra le delibere che sono state approvate venerdì scorso, alcune particolarmente interessanti, che lasciano qualche dubbio sul fatto che effettivamente ogni euro viene giustamente soppesato. Naturalmente, niente contro le feste, niente contro uno stabilimento termale che è un fiore all'occhiello per la Valle d'Aosta, ma che - come mi suggerisce il collega Roscio - è privato, fa degli utili, è in crescita - ce lo ha detto ieri il collega Marguerettaz - funziona bene e ne siamo tutti molto contenti, ma - insomma! - crediamo che non necessiti di un cospicuo contributo. Rinnovo l'invito ai giornalisti: andate a vedere quanti soldi sono stati dati per fare una festa - suddivisi tra vari assessorati, perché ancora non ci si coordina nemmeno per la promozione - in un momento in cui, nella stessa seduta di Giunta, viene approvata una delibera sui farmaci per l'epatite C, in cui si dice che verrà data priorità ai casi effettivamente gravi e in cui si dice che non si è ancora definito con lo Stato se le spese per questi farmaci saranno a carico della Regione o dello Stato, perché questo non siete riusciti a portarlo a casa nel vostro accordo.
(Voce fuori microfono)
C'entra, Presidente, perché le parole chiave di questo assestamento - che ha voluto sottolineare l'Assessore Perron - sono tre: welfare, intendendo sanità e assistenza sociale, istruzione e lavoro! Sono parole chiave che si rapportano a priorità e a settori nevralgici di cui tutti credo siamo coscienti. Senza sprecare aggettivi altisonanti - come talvolta si sente fare, millantando delle eccellenze che poi forse qualche volta non corrispondono al vero - consideriamo che un'assistenza sanitaria e sociale pubblica di buon livello, il diritto allo studio garantito per tutti i ragazzi valdostani e degli interventi pubblici finalizzati a creare lavoro e occupazione in un momento di grave crisi come quello attuale, sono degli obiettivi chiari, quantomeno in via teorica.
Sono i settori su cui giustamente si concentra la maggioranza per andare ad allocare questi sedici milioni di euro disponibili e la parte del leone la fa il settore sociosanitario, con sei milioni e mezzo di euro. Qui c'è la prima cosa che ci dà da pensare, perché di questi sei milioni e mezzo, tre milioni e mezzo sono per garantire i LEA, i livelli essenziali di assistenza; non i LEA regionali, ma i Livelli Essenziali di Assistenza. Questo, io credo, fa capire quanto la situazione sia preoccupante e con quali sfide ci si deve confrontare per garantire i livelli attuali di assistenza sanitaria ai cittadini valdostani. Con i nostri piccoli numeri e con le nuove regole -giustamente l'Assessore Fosson sottolinea sempre un decreto legge che ha modificato i rapporti abitanti-servizi - con l'affievolirsi delle risorse e con la complessità morfologica del nostro territorio valdostano, come potremo sostenere il sistema sanitario valdostano? Sarà ancora sostenibile? Il sistema della salute, che è una conquista del nostro tempo, il diritto di ciascuno, indipendentemente da dove viva, di ricevere un'appropriata assistenza sanitaria dovrebbe poter superare i limiti imposti da ragionamenti di pura convenienza economica. Vivere in montagna non dev'essere sinonimo di qualità inferiore o di minore accessibilità ai servizi. Oggi il tema è riuscire a garantire l'investimento necessario, andando a produrre tutti i risparmi possibili, andando a stanare quelle sacche di spreco che nel nostro sistema sanitario esistono ancora; quelle posizioni di privilegio che vedono delle strutture ospedaliere sopravvivere, nonostante non se ne veda la reale ragione.
Non dobbiamo arrestare il trend positivo degli ultimi decenni, in cui la società valdostana ha visto l'aspettativa e la qualità della vita aumentare; non possiamo e non dobbiamo tornare indietro su questi aspetti. Questo trend è testimoniato dai rapporti dell'Osservatorio epidemiologico regionale, i quali da un certo punto in avanti si sono interrotti, ma che è necessario riattivare, perché non si può non ragionare su dei dati, non si può non partire da una fotografia reale, per andare a definire qual è il fabbisogno di spesa. Lo dice la Corte dei conti in un passaggio delle relazioni che abbiamo avuto modo di esaminare: la nostra sanità valdostana non ha programmazione. Ma per fare programmazione bisogna avere la fotografia reale! Lo abbiamo verificato con la discussione sulla proposta di legge sul reddito di garanzia: come possiamo definire quali sono i fabbisogni, se non conosciamo qual è la platea dei possibili beneficiari?
Questo ci pare avvenga un po' per tutto e oggi noi consiglieri regionali non disponiamo di rilevazioni: non ci vengono date. Noi speriamo che il governo regionale ce le abbia, che non ragioni navigando a vista, ma che possa farlo su dati reali. Noi non disponiamo delle rilevazioni e ci rifacciamo ai rapporti nazionali, dai quali apprendiamo, sulla sanità, che in Valle d'Aosta la quota di popolazione che negli ultimi due anni ha rinunciato a curarsi per motivi economici si posiziona nella fascia mediana della rilevazione: non è tanta, non è poca, ma è un campanello d'allarme che lascia intravvedere il rischio di un'involuzione. È una situazione della quale la politica e noi dobbiamo farci carico, sicuramente sferrando una guerra agli sprechi che vada a snidare le sacche nascoste, ma forse anche andando a rivedere nel complesso la politica delle compartecipazioni, modulandole in base alla condizione economica reale. Quest'ultima è una cosa che abbiamo già proposto, anche in discussione di bilancio, insieme con i colleghi del Partito Democratico. L'abbiamo fatto in più occasioni, ma l'Assessore si è sempre mostrato reticente, perché dice che mettere in piedi un sistema di valutazione del reddito per definire le compartecipazioni, i ticket dei cittadini, sarebbe estremamente costoso. Eppure l'equità delle contribuzioni potrebbe essere una soluzione ipotizzabile; e poi bisogna contrastare l'inappropriatezza.
Abbiamo parlato di equità, che riteniamo essere un concetto fondamentale soprattutto per il settore sanitario. Secondo i dati del Censis, 9 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi e, viceversa, altre fasce di popolazione si stanno rivolgendo al privato, perché non è più costoso e risponde più rapidamente. Ieri l'Assessore ci ha detto che non gli risulta che in Valle d'Aosta questo stia avvenendo. Probabilmente il fenomeno non è ancora così marcato, ma se continuiamo su questa strada lo diventerà sicuramente.
Ho voluto limitarmi a un settore, quello della sanità, perché lo trovo emblematico di una situazione generale. Di questi argomenti dobbiamo avere il coraggio di parlare in modo franco. È necessario uno scambio tra maggioranza e opposizione che dev'essere franco, perché è solo condividendo i dati, le condizioni reali e i problemi, che si può pensare di trovare insieme delle soluzioni. Abbiate il coraggio di dire la verità, invece di persistere in questo atteggiamento un po' di suffisance, di superiorità, che forse mira solo a mantenere lo status quo. Per risolvere situazioni straordinarie - noi ormai siamo in una situazione straordinaria e grave - bisogna adottare soluzioni e metodi ugualmente straordinari. Non basta riconoscere, Assessore Perron, che un'epoca è finita, ma bisogna anche voltare pagina, adottare metodi diversi e poi occorre ammettere - forse in primis bisogna farlo - gli errori commessi per poi non ripeterli. In caso contrario, non si farà che aggravare una situazione che è già sufficientemente grave, ma le responsabilità saranno solo vostre, assessori e consiglieri di maggioranza; di alcuni - mi riferisco all'Union Valdôtaine e alla Stella Alpina - che hanno accettato un patto e acconsentito di farsi imporre un sindaco di Aosta capitale, che non ha ancora dimostrato di essere all'altezza della situazione - ma diamogli il tempo - e di aver capito il ruolo che deve giocare. Un sindaco che lascia il capoluogo in piena estate in balìa di cantieri che si appropriano delle vie principali, scavando delle trincee in una città che si vuole turistica e che fa vivere questo tipo di disagio in una stagione che dovrebbe essere quella di punta, in cambio di un accordo sulle finanze - come già bene hanno detto ieri i colleghi Chatrian e Gerandin i quali sono entrati nel merito dei numeri e di ciò che avete portato a casa con questo accordo - che non aggiunge niente, ma che ci toglie 150 milioni - come ha affermato il collega Gerandin - e non dà nessun tipo di garanzia per il futuro! L'anno prossimo cosa andrete a negoziare? Quale altro sindaco avrete da proporre, che non dà nessun tipo di garanzia, a parte il comprensibile sollievo momentaneo di vedere chiusa una partita con Trenitalia per gli anni scorsi e qualche altra concessione consolante?
La responsabilità sarà vostra e sarà anche di chi incomprensibilmente, dal nostro punto di vista, invece di risultare i responsabili della situazione, come vorrebbero farci intendere, rischiano invece di interpretare il ruolo degli utili idioti; e chi vuole intendere intenda. Che disastro, colleghi! Che disastro. Noi continuiamo a svolgere il nostro ruolo, perché questo ci è stato assegnato, ma ciò non di meno proseguiremo ad essere propositivi e stimolatori, perché riteniamo che per il bene della nostra regione e per risollevare una situazione ci voglia anche un atteggiamento di proposta; ed è questo che noi continuiamo a fare lavorando nelle Commissioni. Ma per il momento dobbiamo constatare che nulla è cambiato sull'altro fronte e ce ne rammarichiamo molto. Grazie.
Presidente - Grazie Consigliera Morelli.
Vi informo che è stato depositato al tavolo della Presidenza dall'Assessore Perron copia dell'atto del Patto di stabilità. I consiglieri interessati possono richiederne copia.
Continuiamo con il dibattito. La parola al Consigliere Fabbri.
Fabbri (UVP) - Grazie Presidente, buongiorno a tutti i colleghi.
Innanzitutto, devo dire che mi sono sentito molto coinvolto e molto vicino alla relazione che ha presentato la collega Morelli, la quale ha ben evidenziato la situazione che stiamo vivendo anche nel comparto sanitario che, pur essendo ancora e ci auguriamo per molto un fiore all'occhiello della nostra regione, del nostro modo di governare e di interpretare quella che dev'essere la società valdostana, sta però lentamente scivolando - ce ne accorgiamo quotidianamente - verso un declino imposto dalla situazione economica che si è venuta a creare in questi anni nella nostra regione.
Oggi affrontiamo l'approvazione del rendiconto 2014 e la legge di assestamento del bilancio di previsione per il 2015. Quello che facciamo è di constatare che questo assestamento non può essere che il riflesso e la conseguenza di quel bilancio previsionale, la cui scarsissima potenzialità nell'incidere sulla vita economica valdostana già era stata messa in evidenza a suo tempo, quando discutemmo della legge di previsione. Se allora, tutti insieme noi dell'opposizione, ci battemmo per apportare delle modifiche che in qualche modo potessero rivitalizzare l'economia valdostana, sia attraverso dei finanziamenti diretti alle imprese, sia attraverso finanziamenti indiretti che potevano arrivare migliorando il conto economico dei nostri Enti locali, sia inoltre incidendo sulla vita familiare dei nostri concittadini, ora, dinnanzi al vuoto delle disponibilità in assestamento, ci rendiamo conto della débâcle del sistema Valle d'Aosta, nonostante l'opera che avevamo messo in piedi allora.
La gravità della situazione è, se ce n'era bisogno, evidenziata da questa legge di assestamento: su 148 milioni di assestamento, in realtà di utilizzabili ce ne sono ventotto e quelli che effettivamente possono andare ad incidere sulla vita dei cittadini valdostani sono molti meno; dai conti che ho fatto io, si arriva a spendere sì e no dodici milioni di euro. Noi abbiamo sempre sostenuto che fin tanto che non ci fossero state certezze di trattamento equo da parte dell'Amministrazione centrale, non avremmo mai potuto pensare di riprogrammare seriamente il bilancio della nostra Regione. Non solo noi, ma anche la relazione della Corte dei conti, dove veniva messa in evidenza la perdurante incertezza delle risorse disponibili, ci obbligava a non rimandare quelle azioni che potevano veramente incidere sulla nostra vita economica e quindi sociale.
Finalmente sappiamo che l'obiettivo del Patto di stabilità si chiude ora sulla cifra di 703 milioni, contro però gli 830 milioni dell'anno precedente. Mi chiedo, guardando il futuro, come potremo programmare un rilancio della nostra Regione con delle cifre da guerra, io direi, perché sono veramente delle disponibilità incredibilmente basse. Paghiamo in parte l'immobilismo precedente, la scarsa propositività del governo regionale nell'affrontare questi problemi. È vero che, con la recente sentenza della Corte costituzionale, molto probabilmente negli anni a venire avremo più certezze sulle somme del Patto di stabilità, però sono cifre talmente al ribasso che saremo veramente condannati a gestire il nostro bilancio in un modo estremamente difficoltoso.
Abbiamo rinunciato, a suo tempo, alla giusta battaglia sulla cattiva applicazione delle tabelle SIOPE che erano state applicate tout court al nostro bilancio in un modo profondamente ingiusto; non so come riusciremo a combattere ancora questa battaglia, per far valere i nostri diritti. Fintantoché dovremo correre dietro all'Amministrazione centrale per avere all'ultimo momento l'obiettivo del Patto di stabilità, sarà difficile programmare qualsiasi strategia. Speriamo che l'entrata in maggioranza del partito di governo possa cambiare la rotta, anche se nel passato la politica del cappello in mano ha dato dei risultati piuttosto scarsi. Ieri è stato ricordato il Patto sul federalismo fiscale che, sebbene fatto a fin di bene, in realtà si è poi rivelato veramente una pessima condizione per la nostra Regione. Non si può non rilevare l'estrema debolezza nel difendere ed imporre le nostre prerogative di Regione a statuto speciale.
Tutto quanto detto circa l'impossibilità di trovare risorse di bilancio per stimolare la vitalità socioeconomica valdostana, ci spinge a trovare tali risorse ricorrendo sempre di più all'indebitamento esterno - anche qui, la relazione della Corte dei conti fa rilevare questa anomalia del nostro sistema - che speriamo non sia il preludio ad un futuro choc economico della Regione. Basta un piccolo cambiamento di rating per portarci alla débâcle da questo punto di vista. Saranno, comunque, le future generazioni che dovranno risolvere questo problema, perché il debito che stiamo creando all'esterno del nostro bilancio qualcuno lo dovrà pure pagare.
È arrivato il momento della verità sulla situazione finanziaria ed è arrivato anche il momento di incidere sul bilancio con scelte difficili e radicali, che questo governo, a nostro avviso, non ha sicuramente la forza di fare. L'Assessore Perron anche ieri ricordava giustamente quanta difficoltà ci sarà nel gestire la situazione economica con queste cifre. È arrivato il momento di rivedere realmente l'impostazione della gestione dell'economia valdostana.
Scendendo in qualche particolare, vorrei considerare alcune cose. L'articolo 5 vede un potenziamento di due milioni, dove però deve venire, in qualche modo, finanziato tutto quello che concerne il bon chauffage e quella che sarà la legge sul reddito minimo garantito. Voglio ricordare che questo contenitore per l'inclusione sociale, per il quale il bilancio di previsione prevedeva una cifra di nove milioni, era già stato depauperato durante l'anno di 3 milioni e 600 mila euro. In realtà, quello che sembra essere un innesto di liquidità e quindi di disponibilità non è altro che il ricostituire, in parte, quello che era già stato speso.
La finanza locale viene rapinata degli avanzi che sono stati creati ad arte e in più viene penalizzata dal fatto di non potere più neppure acquistare delle cifre minime, con le quali riuscire ad incidere nell'economia spicciola del paese. So che questo è una cosa che viene imposta dalla legge, però si poteva vedere almeno di applicarla quando proprio fosse stato impossibile rimandare questo tipo di azione.
Della sanità se ne è occupata a lungo la mia collega: c'è stata anche qui un'azione di sei milioni e mezzo. Una sanità che, dicevo prima, regge ancora bene nel fornire i servizi alla nostra popolazione, però fino a quando lo potrà fare? Anche qui, ci vorrà uno studio approfondito per vedere quello che ci possiamo ancora permettere e quelli che invece sono dei lussi a cui dovremo in qualche modo rinunciare, per poter mantenere le prerogative attuali.
Che dire delle società partecipate? Sono delle idrovore di denaro pubblico di cui, oltre tutto, non conosciamo perfettamente i bilanci e soprattutto le strategie. In questo assestamento dobbiamo rifornire due milioni e mezzo a Vallée d'Aoste Structure, senza sapere quello che in realtà verrà fatto; verrà in qualche modo migliorata questo tipo di società che dovrebbe essere di rendita e non una idrovora del denaro pubblico. Non parliamo poi dell'ILVA che a ogni bilancio assorbe delle cifre straordinarie.
L'articolo 10 e l'introduzione della nuova ISEE che presumibilmente andrà a penalizzare proprio quella fascia di popolazione che, come diceva giustamente ieri il mio collega, avendo prodotto ricchezza per tutta la società, nel momento in cui si trova in difficoltà verrà penalizzata proprio per quel motivo lì: perché si è fatta la casa, perché si è costruita con il proprio lavoro una situazione che in parte va anche ad aumentare quella che è la disponibilità della società valdostana. Nel momento del bisogno questo tipo di popolazione verrà penalizzata e sappiamo benissimo che la maggior parte dei nostri concittadini valdostani hanno questo tipo di situazione.
Signor Presidente, l'impressione è che questa volta si faccia molta, molta difficoltà a condurre la nave in porto, perché la tempesta economica che stiamo attraversando è ben più grave del previsto e le difficoltà richiedono delle forti decisioni e delle inversioni di rotta nella conduzione della nostra Regione, che lei e il suo governo non avete la forza di prendere. Grazie.
Presidente - Grazie Consigliere Fabbri. La parola al Consigliere Farcoz.
Farcoz (UV) - Merci Président, bonjours à toutes et à tous.
La fase di crisi strutturale dell'economia occidentale che si è insinuata anche nella nostra Valle dal 2007 e che tutt'ora persiste, seppure qualche timido segnale di ripresa sia stato annunciato, inficia ancora notevolmente sui bilanci della nostra Regione e ci porta ad avere un bilancio di assestamento e un rendiconto con cifre ben lontane dai bilanci di assestamento degli anni precedenti. Nonostante ciò, la Regione presenta dei conti in regola e rispettosi dei vincoli statali per i quali l'Amministrazione regionale ha dovuto accantonare una cifra di 237 milioni di euro. Sono vincoli che, lo ricordo, sono finalizzati al concorso della finanza pubblica, attraverso trattenute di ingenti somme di denaro, ma anche vincoli finalizzati a definire un tetto di spesa massima dei bilanci di Regioni e Comuni, questi ultimi fissati finora senza la possibilità di conoscere preventivamente o almeno durante l'anno corrente l'importo massimo di obiettivo eurocompatibile. Da qui una necessità, non più procrastinabile, di definire maggiori certezze e tutela del sistema istituzionale e finanziario valdostano nei confronti dello Stato.
Uno Stato che, seppure stia manifestando segni di collaborazione con la pubblica amministrazione valdostana, esibisce sempre più una volontà centralista, con la quale giustifica ogni sorta di risparmio, ma che giudica ogni sorta di politica locale l'origine di tutti gli sprechi. Basti pensare - permettetemi questo piccolo rappel - all'audizione avuta pochi giorni fa con il presidente della Commissione paritetica, Robert Louvin, il quale riferendo alla Commissione sui lavori portati avanti in quanto presidente e membro di diversi gruppi di lavoro e studio inerenti alle autonomie, ci ricordava come il principio della chiamata in sussidiarietà sia diventata, ormai, uno strumento utilizzato più per accentrare che per decentrare, stravolgendone di fatto la sua natura originaria. L'immediata riflessione risulta essere che la concezione dello Stato si sia diametralmente modificata in pochi anni e, pertanto, da un primissimo barlume di federalismo, identificato attraverso il federalismo fiscale, ci sia ora un'attitudine opposta, con conseguente modifica del paradigma con cui si ragiona per arrivare ad un accordo Stato-Regione.
Secondariamente, ma non per importanza, la riflessione scomoda per certi versi, ma non più trascurabile, anche a fronte della legittimità istituzionale data in questi giorni a EUSALP, che territori regionali geograficamente contigui possano unirsi in politiche di sviluppo e di strategie comuni, avendo innanzitutto una paternità istituzionale diversa e in secondo luogo una sempre maggiore libertà economica. Territori o gruppi di territori che prima o poi dovranno confrontarsi, se non addirittura democraticamente scontrarsi, con chi vorrà far prevalere logiche di omogeneizzazione prevalentemente statali, piuttosto che sviluppi socioeconomici e culturali delle popolazioni che li abitano.
Tornando ai processi e alle riflessioni che tutt'ora regolano l'attuale assetto statale, si ritiene positivo l'accordo fiscale considerata la delicata situazione Regione-Stato, così come l'emendamento sulla Valle d'Aosta nel disegno di legge sugli Enti locali votato al Senato: i principi che animano l'assetto politico-finanziario statale e i dettami per definire il Patto di stabilità devono essere obbligatoriamente frutto di accordo, nel caso in cui ci sia la volontà di alzare il tetto di spesa. A fronte della situazione economica italiana, si ritiene positiva la chiusura del Patto di stabilità del 2014 e la definizione del Patto 2015, con i relativi aumenti dell'obiettivo eurocompatibile. Numeri che ci consentono finalmente, dopo anni di incertezze, di avere un po' di certezze.
Ribadisco, quindi, la necessità di avere delle certezze di carattere finanziario, al fine di definire una programmazione. Successivamente, come ormai ricordato più volte, una riflessione sull'intervento pubblico nei diversi settori andrà fatta. Le continue riduzioni nel bilancio, susseguitesi a partire dal 2010, hanno ridotto in maniera importante la parte investimenti, facendo crescere la parte corrente, superiore all'80 percento. Da qui è iniziata una necessaria revisione dell'assetto amministrativo regionale e comunale, compresi gli strumenti con i quali esercitano le loro funzioni, che ci consentiranno negli anni a venire di avere delle economie importanti. Un sistema, pertanto, quello valdostano che, nonostante la crisi strutturale e grazie ad azioni messe in atto da parte della politica regionale, sta tenendo e addirittura lentamente sta evolvendosi in una situazione migliorativa, se si considerano i deboli segnali non omogenei di ripresa nei ultimi mesi.
Concludo con l'assestamento di bilancio, con il quale - è bene evidenziarlo - si danno risposte ai diversi settori che necessitavano di risorse, per mantenere i servizi di eccellenza che tuttora stanno offrendo, quali la sanità, il welfare, la cultura, l'istruzione e le politiche lavorative, come è stato ricordato prima. Settori che vogliamo continuare a sostenere, nonostante le necessarie modifiche che il momento storico e le disponibilità di bilancio ci obbligano ad apportare.
Presidente - Grazie Consigliere Farcoz. La parola al Consigliere Roscio.
Roscio (ALPE) - Grazie Presidente.
Ho provato ad ascoltare sia oggi che ieri, ma anche in precedenza, a documentarmi e a studiare i due disegni di legge, il n. 59 e il 60 sul rendiconto 2014 e l'assestamento di bilancio per il 2015. Devo dire che le mie conclusioni non hanno i toni entusiastici di alcuni, come il collega Farcoz che ho appena sentito.
Innanzitutto un cenno alle condizioni di lavoro. Questo dossier non è di immediata lettura, io non mi ritengo un esperto e forse la difficoltà maggiore è di renderlo comprensibile a chi ci ascolta fuori, come è già stato ricordato anche dall'Assessore. In più sul tavolo sono stati messi elementi di novità non irrilevanti, come questo accordo che ci è stato distribuito solo oggi, per cui la famosa parità di informazione è difficile averla soprattutto da questa parte del campo. Proverò tuttavia a dare una descrizione sintetica e spero comprensibile di quello che ho cercato di intendere sullo stato di salute della nostra Regione. Alla fine di tutto, a me emergono più perplessità che risposte finali.
Farò alcune considerazioni. Certi elementi che emergono, anche ripresi dai giornali, sono a mio parere leggermente fuorvianti. Ho letto dalla relazione del collega La Torre che avanzano 148 milioni di euro, ma il messaggio è che questi 148 milioni non sono spendibili, non sono utilizzabili, quindi è un dato di cui non ce ne si può fare nulla. Nell'assestamento si parla di 28 milioni di euro, ma abbiamo capito che in realtà sono quindici, i quali sono ben diversi dai 148, ma soprattutto sono divisi circa per dieci volte rispetto a quelli di solo pochi anni fa. Oggi stiamo parlando di una briciola rispetto alla situazione che c'era solo dieci anni fa per la nostra Regione. Se paragoniamo a quanto ammonta l'assestamento, noi stiamo parlando circa dell'1 percento del bilancio regionale, quindi alla fine stiamo discutendo di cose importanti, ma che nei numeri sono ben poca cosa.
Ieri l'Assessore Perron ha parlato finalmente di elementi di certezza e anche di soddisfazione, perché dai dati si può vedere come dal 2014 al 2015 il nostro tetto di spesa è sceso notevolmente. È ben vero che le previsioni erano ancora di più al ribasso, però - non so come dire - è come la soddisfazione di una persona normale che guadagna 1500 euro al mese la cui prospettiva è quella del licenziamento, alla quale viene detto: ti tengo il posto di lavoro, ma ti do 1000 euro. La soddisfazione nostra è un po' come quella: rispetto al licenziamento, quindi alla catastrofe totale, noi abbiamo un taglio drastico, ma comunque la situazione è questa, quindi io sarei un po' più cauto nel parlare di certezze e di soddisfazione.
Ci sono poi altre questioni. Se si vanno a vedere le tabelle contenute nella relazione, in alcuni settori la differenza tra le somme che vengono impegnate e l'effettivo pagamento è circa della metà; cioè, in realtà la Regione paga solo per metà. Io vorrei ricordare solo alcuni settori: l'istruzione e la cultura ha delle cifre di pagamento rispetto all'impegnato che vanno dal quarantasei al 50 percento, l'agricoltura 37 percento, lo sviluppo economico 38 percento, le infrastrutture per la mobilità in rete 40 percento. Sono soldi che vanno veramente per fare sviluppo, ma che in realtà, rispetto all'impegnato, sono meno della metà. Non è un segnale molto positivo.
Un'altra questione sono le risorse che vengono impiegate per il funzionamento della macchina pubblica. Come ci è stato ricordato, le tre voci per il personale, la sanità e la finanza locale assorbono una grandissima fetta di tutto questo e in percentuale addirittura, col passare del tempo, questa cosa peggiora: nel 2013 era il 70 percento, mentre oggi siamo quasi al settantacinque. La macchina diventa sempre più pesante, sempre più pachidermica e - è già stato detto in tutte le salse - a questo bisogna aggiungere i 236 o 237 milioni per equilibrare i conti dello Stato. Quindi la situazione non è proprio rosea e anche se andiamo a vedere il rapporto tra le spese e gli investimenti, stiamo parlando dell'88 percento di spese e del 12 percento per gli investimenti. Ma non solo: questo 12 percento non è neanche di investimenti reali, tant'è vero che in realtà, come viene detto nella relazione, rispetto alla cifra impegnata di 150 milioni di euro, il liquidato è solo il 35 percento. E siccome già stiamo parlando di una cifra molto ridotta, se io vado ancora a tagliarla per tre volte, vuol dire che di tutto quello che c'è nel bilancio della Regione solo il 5 percento sono veramente risorse per gli investimenti. Senza essere un esperto di economia, ho recentemente appreso che quando si vanno a valutare i bilanci delle organizzazioni non governative, viene normalmente riconosciuto che una ONG è in buona salute solo quando le spese per il funzionamento della macchina sono inferiori al 15 percento. La nostra macchina è all'88 percento, quindi non si può dire che siamo perfettamente in salute.
Un altro dubbio che viene dalla lettura della relazione riguarda la situazione di cassa, cioè quanti soldini abbiamo da spendere. È un po' come quando il bambino chiede al genitore di comprargli il gelato e questi guarda nel portafoglio per vedere se ha veramente i soldi per acquistarlo. Se l'anno scorso potevo comprare due gelati, quest'anno ne posso prendere solo più uno, perché la situazione di cassa è dimezzata, il che vuol dire che non abbiamo tanti soldi da parte.
Ci sono poi, come risulta anche dalla relazione della Corte dei conti, le famose zone d'ombra. Noi oggi discutiamo di quindici milioni dell'assestamento, ma nella relazione sta scritto che esistono alcune zone come, per esempio, Finaosta che ha a disposizione 600 milioni di euro. È come dire: alla Regione tre, alle partecipate cento; c'è una disparità abbastanza grande su questo. L'Assessore mi chiarirà questo mio dubbio, io da non esperto posso solo cercare di leggere dei dati e di interpretarli.
Un'altra questione è forse più di metodo. Mentre di questa parte, dei quindici milioni, ne discutiamo bene o male tutti e trentacinque, degli altri non se ne discute mai. Chiedo ai colleghi se qualcuno di voi ha più informazioni di me, ma io sulle scelte che vengono fatte al di fuori delle partecipate non so nulla; solo una ristretta élite ne è a conoscenza. Tanto per fare un esempio, recentemente abbiamo parlato dell'acquisizione del parco eolico di Ponte Albanito, un'operazione da oltre quaranta milioni di euro, cioè tre volte superiore al netto dell'assestamento di bilancio, e io sfido chiunque di voi a dire se aveva più informazioni di me sulla questione.
Un altro dubbio è sul disegno di legge che è stato recentemente convertito, i cui contenuti sono stati distribuiti solo questa mattina. Se la Regione subentra allo Stato nel servizio ferroviario, per il quale ha 120 milioni di euro, una domanda è: quanti di questi serviranno per pagare situazioni pregresse e quanti saranno realmente utilizzabili per il futuro miglioramento del servizio e l'ammodernamento della linea, al fine di avere un trasporto ferroviario degno di tal nome? Questo non è minimamente chiaro. Quei soldi sono veramente destinati ad ammodernare la linea, oppure serviranno per onorare altri impegni che aveva la Regione o vecchi debiti? Questi soldi andranno realmente nel 2015 o sono solo virtuali e in realtà non esistono già dalla partenza?
Andrei a concludere. Dall'analisi che ho provato a tirare giù, l'impressione è che la Regione cerchi in qualche modo di resistere a un mondo che cambia. Ieri è già stato ricordato che il vecchio mondo non esiste più. Per fare un paragone con la biologia, noi ci comportiamo come un sistema che di fronte a una perturbazione cerca di resistere, ma se la perturbazione è superiore alla nostra resistenza in biologia succede che si soccombe. Bisognerebbe invece introdurre un altro concetto, che è quello di resilienza: di fronte a una perturbazione noi dovremmo cercare di adattarci e trovare nuove prospettive. Per dirla diversamente, si cerca di replicare un modello che è stato usato finora più o meno bene, ma che contemplava una grande abbondanza di risorse; ora le condizioni sono mutate, perché vi è carenza di queste risorse. Di fronte all'impossibilità di continuare come fatto fino ad adesso, o troviamo il modo di evolvere e di cambiare veramente il sistema, come è stato ricordato dai miei colleghi Patrizia Morelli e Fabbri, altrimenti - per dirla con la teoria dell'evoluzione di Darwin - una specie che non si adatta è destinata all'estinzione. Su questo forse bisognerebbe fare veramente una riflessione. La conclusione che io traggo da questa analisi è che la situazione è di declino, non di soddisfazione e nemmeno di sviluppo, quindi serve veramente un cambiamento profondo di sistema, altrimenti il destino della Valle d'Aosta a tutti i livelli è già scritto. Io questi elementi di ottimismo e di soddisfazione faccio davvero fatica a coglierli. Grazie.
Presidente - Grazie Consigliere Roscio. La parola al Consigliere Nogara.
Nogara (UVP) - Merci Président.
Il mio sarà un breve intervento, perché non è mia intenzione ripercorrere gli approfondimenti o le cose che sono state dette dai miei colleghi tra ieri e questa mattina. Io vorrei trattare poche tematiche riferendomi all'assestamento di bilancio e al nuovo aggiornamento del programma di governo, perché secondo me le cose vanno un po' una assieme all'altra.
Il mio collega Roscio ha appena citato l'accordo che ci è stato dato questa mattina dall'Assessore Perron. Leggendolo sommariamente e in fretta, mi sembra che sia molto peggio rispetto a quello che si è detto nella discussione di ieri su questo tipo di accordo. Probabilmente, sarà poi cura dell'Assessore spiegarci diverse cose.
Io vorrei collegarmi al nuovo programma di governo, perché nella scorsa seduta del Consiglio ero stato anche un po' bacchettato proprio dall'Assessore Donzel per quanto avevo detto, per esempio, sui cantieri forestali. Secondo me bisognava parlare di programmazione anche per queste cose e non volevo fare dello spirito fuori luogo sui cantieri forestali; avevo solo detto che ci doveva essere un po' di programmazione. La prima cosa che ho fatto è stata di prendere l'assestamento di bilancio per capire se queste cose venivano messe in pratica. Mi riferisco, per esempio - mi rivolgo anche a lei, Assessore Testolin - a quanto è stato fatto quest'anno per la processionaria del pino. Sono stati mandati tanti dei nostri tecnici regionali in giro per i paesi colpiti da questo lepidottero per spiegare quali sono i problemi, ma io mi aspettavo anche che almeno ci fossero pochi soldi per mettere in piedi delle squadre che dovranno intervenire nei mesi di novembre e dicembre. Di questo io volevo parlare: di programmazione e solo di questo. Invece, con gran stupore, nonostante le affermazioni che vengono fatte, in questo programma di governo non se ne parla e non si parla di niente. È il solito fumo negli occhi, tanto per poter dire che si è parlato anche di cantieri forestali nel nuovo programma, ma alla fine quando si deve fare qualcosa non si fa.
Non parliamo poi dell'agricoltura! Probabilmente alcuni dei miei colleghi faranno un intervento su questo argomento. Dell'agricoltura qui proprio si sono perse le tracce! Sappiamo che ci sono 230 pratiche ferme a Roma, moltissimi agricoltori in difficoltà, però in questo assestamento di bilancio di agricoltura, così come di cantieri forestali, non se ne parla proprio. Anche la Corte dei conti parla di programmazione riferendosi alla sanità, ma secondo me è un problema di tutti. Qui di programmazione assolutamente non ce n'è, e questo ne è la dimostrazione.
Il capogruppo Farcoz, che non vedo adesso in aula, ci parla di conti in regola. Per carità, i conti saranno in regola, ma gli interventi mirati per le esigenze della comunità valdostana non ci sono. Ha parlato anche di programmazione e che abbiamo la fortuna di avere delle cifre sicure, però alla fine la programmazione dov'è? Ieri abbiamo ricevuto i suoi emendamenti, Assessore, e leggiamo che si toglie l'ISEE, ma vorrei capire quale programmazione poi si fa per sapere quante persone possono riceverla. L'Assessore Donzel ci ha assicurato che almeno quest'anno coloro che hanno ricevuto il contributo del bon chauffage lo prenderanno anche nel 2015: qui è sempre solo da sperare, non da programmare.
Il collega Farcoz diceva che l'assestamento ha dato risposte in vari settori, come quelli che ho citato fino adesso e che lei ha indicato, per esempio quello del lavoro: sì una parte, forse in qualcosa; ma allora, con le cifre esigue che abbiamo si dovrebbero fare degli interventi forse piccoli però importanti.
Altre cose non ci sono da dire, perché ormai i miei colleghi hanno snocciolato tutti i problemi di questo assestamento e delle finanze della nostra Regione. L'unica cosa che ci si augura d'ora in avanti è, visto che si parla tanto di programmazione, di averla per davvero. Per i due casi che ho citato, i cantieri forestali e l'agricoltura, di programmazione proprio non se ne vede. Grazie.
Presidente - Grazie, la parola al Consigliere Bertin.
Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.
È finita un'epoca e sono finiti i tempi della Regione al centro di tutto, diceva ieri sera l'Assessore alle finanze. Ce n'eravamo accorti da tempo e sono anni che lo ripetiamo. Il lungo periodo dell'abbondanza finanziaria è definitivamente finito e se adesso anche l'Assessore sembra esserne consapevole è un passo avanti. Purtroppo però è finita un'epoca, ma non è cambiata la mentalità che stava dietro al vecchio sistema. Quella mentalità resiste a dispetto di un quadro totalmente cambiato, resiste a dispetto di tutto. Per anni abbiamo ripetuto e altri prima di noi lo avevano fatto, che dovevamo prepararci a questa situazione, che l'abbondanza finanziaria non sarebbe durata per sempre, che era legata a una particolare situazione storica, a un momento storico preciso, ma che non poteva durare per sempre.
Eravamo considerati dei gufi, potremmo dire utilizzando una terminologia renziana tanto in voga in questi tempi. Oggi però - lo dice addirittura l'Assessore - ci siamo e mi pare che siamo tutt'altro che pronti ad affrontare questa nuova realtà. Non abbiamo utilizzato le ingenti somme di denaro a disposizione, negli anni dell'abbondanza finanziaria, per creare un sistema economico e sociale in grado di reggersi da solo. Anzi, per godere di una rendita elettorale legata al clientelismo abbiamo creato - avete creato, per meglio dire - un sistema assistito e dipendente dal potere regionale.
Tutt'oggi non vedo un cambio di mentalità e di approccio. Il rendiconto e l'assestamento sono emblematici da questo punto di vista. Da una parte, come diceva anche l'Assessore, si registra il cambio di epoca, che tradotto in termini numerici significa che l'assestamento di quest'anno è dieci volte inferiore a quello dei tempi d'oro. Qualche decina di milioni di euro e niente più: l'abbondanza finanziaria è finita e questo è un fatto. Contemporaneamente però non si vede quel cambio che necessiterebbe la situazione e l'approccio è sempre lo stesso. Da questi due documenti contabili, queste due leggi, non si vede dove si vuole andare. Un colpo al cerchio e un colpo alla botte, scontentando un po' tutti senza esagerare, perché ormai non si riesce più neanche ad accontentare tutti, cosicché si scontenta in generale un po' tutti, senza degli obiettivi precisi e senza un disegno.
Un colpo al cerchio e un colpo alla botte, ma un sacco di botte, potremmo dire, agli Enti locali, i quali ancora una volta escono penalizzati da questa situazione. A questo punto, aprendo una parentesi sugli Enti locali - l'ho già detto altre volte - la legge 48 sulla finanza locale è di fatto da cancellare, perché di fatto non esiste più. L'autonomia finanziaria dei Comuni ormai è un ricordo: di deroga in deroga questa legge è stata abrogata di fatto e bisognerebbe passare a un altro sistema.
Lo ripeto: anche da queste due leggi non emerge un disegno per il futuro e non si vedono le scelte che determineranno gli anni a venire. Credo, purtroppo, che la politica di questi anni e il potere che ha governato questo periodo saranno ricordati per la loro incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo. Certo non sarà un bel modo per essere ricordati!
Su questi documenti contabili c'è poco da aggiungere: rispecchiano veramente la situazione. Ma veniamo alla novità di questi giorni, all'accordo sulla questione finanziaria con lo Stato e all'emendamento approvato l'altro ieri in Parlamento, i quali danno il seguito all'accordo del Patto di stabilità siglato nel maggio scorso, qui a Palazzo regionale, con il Presidente Renzi. È un accordo che probabilmente in termini politici è una parte di quel Patto di San Silvestro siglato a Capodanno 2014 a Courmayeur tra Renzi e Rollandin, che prevedeva probabilmente contropartite diverse anche in termini politici, come il Sindaco di Aosta.
L'accordo del 2010 con il governo Berlusconi - il famigerato Patto di Palazzo Grazioli, con il quale si definivano gli accordi finanziari tra lo Stato e la Regione, legato al federalismo fiscale - e i successivi interventi dovuti alle manovre finanziarie degli anni seguenti, hanno creato una situazione finanziaria per la Regione estremamente difficile e complicata. È inutile ripetere quanto detto in questi anni e ribadito anche dall'Assessore ieri sera. Le cose sono completamente cambiate dal 2010 in poi: i 1700 milioni e passa del bilancio di quel tempo sono ormai un ricordo lontano.
L'accordo di questi giorni con lo Stato, che nel bene e nel male è di tutt'altro tenore rispetto a quello del 2010, in sostanza va a sanare il passato e niente definisce riguardo al futuro. Mettiamo una pezza sulla situazione passata, una toppa sul buco. Meglio una toppa sul buco - si potrebbe dire - che non trovare l'accordo. Credo che sarebbe stato tragico non trovare un accordo, ma siamo lontani da una soluzione positiva che dia stabilità finanziaria e certezza delle entrate per la nostra Regione. Sempre di una toppa si tratta. Forse abbiamo evitato il peggio, ma di certo questa non è una soluzione che rafforzi la nostra autonomia finanziaria e che dia garanzie di stabilità e certezza delle entrate per il futuro. È tutt'altro che una bella situazione.
Resta il futuro. Cosa si farà per il futuro? Il rapporto con lo Stato centrale, non solo a livello finanziario, ma anche istituzionale, rimane tutto da costruire. I tempi non sono dei più facili, il contesto generale è estremamente negativo per le Regioni speciali e in generale per le altre. La nostra autonomia in questi anni è stata gestita a volte in modo irresponsabile e questo di certo non ci favorisce nei rapporti tra lo Stato e in generale presso l'opinione pubblica italiana, che vede nelle Regioni a statuto speciale dei privilegi che poi in fondo non ci sono, ma questa idea ormai si è accreditata anche, a mio avviso, per delle responsabilità nostre. La situazione è difficile: tutto questo resta ancora da definire e da ricostruire; rimane da trovare un rapporto diverso con lo Stato che garantisca, se non altro, la certezza delle entrate e un rapporto più corretto con il centro.
Presidente - Grazie Consigliere Bertin. La parola al Consigliere Laurent Viérin.
Viérin L. (UVP) - Merci Monsieur le Président.
Per una questione pregiudiziale noi vorremmo chiedere all'Assessore qualche spiegazione sull'accordo che ci è stato distribuito, anche per poter effettuare una discussione di contenuto. Abbiamo letto con attenzione questo accordo che è stato firmato in assenza di altri elementi: c'è questa data che fa fede, non ci sono timbri e crediamo che la data sia quella indicata. Ma noi vorremmo capire e vorremmo che ci sia un'illustrazione di questo accordo.
Se non abbiamo capito male - e crediamo di non aver capito male - questo è un accordo che va da un lato a prendere degli impegni sulla rinuncia, per esempio, agli eventuali ricorsi, ma soprattutto va a impegnare l'Amministrazione regionale, la Regione, su alcune questioni. In particolare quando parliamo dell'articolo 5 della legge regionale n. 13 del 2014, cioè sull'esclusione dal computo del saldo eurocompatibile, e dell'articolo 5 della legge n. 4 del 2014 sull'assestamento di bilancio, noi vorremmo capire quali ripercussioni ci sono e ci saranno sul bilancio dell'Amministrazione regionale e vorremmo anche capire chi è andato a firmare questo accordo e su che mandato: se c'è un mandato del Consiglio Valle, se c'è una deliberazione della Giunta, se c'è stato un confronto su questa cosa! Qualcuno ha citato l'accordo del 2010: ci sono stati anche altri passaggi e qui abbiamo discusso altre volte la questione di una discussione preventiva sulle ripercussioni di accordi che poi vengono siglati a nome della Regione a Roma.
Noi siamo molto preoccupati per le cose che sono contenute in quest'accordo! Quindi, al di là di tutte le considerazioni che faremo da un punto di vista politico o tecnico anche sull'assestamento, noi vorremmo che ci sia spiegata, nel dettaglio e davanti a questo Consiglio, la natura di questo accordo. L'inizio del testo è "tra il Ministro dell'economia" e "la Regione": già la parità di livello sembra strana, nel senso che al massimo sarà il Ministero e la Regione, ma se c'è il Ministro e la Regione già personalizziamo questi accordi come forse sta avvenendo in questo periodo. Noi vorremmo capire in particolare ciò che è scritto nella seconda pagina di questo accordo, "la Regione si impegna inoltre ad abrogare", dopo la prima parte in cui la Regione si impegna a rinunciare ai contenziosi eventuali, anche futuri. Al di là delle deroghe che lo Stato ci dà sul Patto di stabilità interno - ci derogano sulla spesa relativa alla ristrutturazione e all'ampliamento dell'ospedale, che se non abbiamo capito male non si farà - però al di là di questo, noi vorremmo che ci sia una spiegazione di queste due previsioni. Con l'accordo in mano e a seguito anche di quello che è stato illustrato dall'Assessore Perron, se è possibile avere un'illustrazione più nel dettaglio di questi passaggi e delle implicazioni che avranno, affinché ci sia chiarezza su questa cosa. Grazie.
Presidente - Grazie Consigliere Viérin. La parola all'Assessore Perron.
Perron (UV) - Grazie Presidente.
A me pare di aver illustrato, e non poco, ieri di fronte a quest'aula i contenuti di questo accordo, tant'è che ho tralasciato alcune parti pertinenti all'assestamento e al consuntivo, per soffermarmi a spiegare a questo Consiglio in modo dettagliato i contenuti, le modalità e le ripercussioni di tale Patto. Ho anche illustrato gli emendamenti che abbiamo presentato che andavano a modificare delle parti di previsione, nonché l'articolo 5 della legge finanziaria e della legge n. 4 del 2014 riguardante l'assestamento, perché è una conseguenza dell'accordo che è stato fatto. Se il Consiglio lo ritiene necessario, io ricomincio come ieri, ma non aggiungo nulla di più alla spiegazione dettagliata a quest'aula dei contenuti dell'accordo, che ieri ha occupato una buona mezzora. Il mio intervento di ieri verteva quasi esclusivamente su questo, perché era obiettivamente l'elemento di novità che abbiamo voluto introdurre e spiegare. Io credo che non sia successo nulla di strabiliante rispetto ad altre fasi: il Presidente della Regione, nell'esercizio delle sue funzioni e delle sue competenze, come è normale che sia e non impersonificando nulla, certifica e firma un accordo che è sopraggiunto dopo una lunga trattativa con lo Stato italiano. Io, Presidente, non aggiungerei nulla di più a quello che ho detto ieri, credo in modo molto chiaro.
Presidente - È stata posta una questione pregiudiziale. Secondo il Regolamento, viste anche le spiegazioni dell'Assessore Perron, che dal suo punto di vista ha ritenuto di aver già dato ieri le spiegazioni richieste con la questione pregiudiziale, poniamo ai voti e respingiamo la questione pregiudiziale, oppure continuiamo ad approfondire il tema durante la discussione generale del punto. La parola al Consigliere Laurent Viérin.
Viérin L. (UVP) - Solo per dire che non chiediamo di mettere ai voti la questione pregiudiziale. Assessore Perron, forse non ci siamo spiegati: non crediamo che la lunghezza di un intervento sia proporzionata al fatto di aver illustrato nei dettagli un accordo che ci viene distribuito oggi e che, a onor del vero, lei ha dettagliato riprendendo certe parti, ma non facendo corrispondere delle cifre e soprattutto delle disposizioni normative che avranno delle ripercussioni gravissime sulla nostra Regione e che noi le chiedevamo semplicemente di illustrare. Lo faremo noi, Assessore Perron e Presidente Rollandin, nei nostri interventi, perché stiamo cercando di ricostruire gli articoli di legge e i contenuti finanziari, per capire e per fare capire anche a chi ci ascolta e a questo Consiglio quali sono in cifre i risultati di questo accordo. Solo questo chiedevamo! Non è che chiedevamo di rispiegare tutto quello che abbiamo intuito nelle sue parole e che poi politicamente commenteremo nei vari interventi. Era una questione tecnica per non chiedere una sospensione e riunirci con i tecnici; era una questione di trasparenza di fronte a questo Consiglio.
Questo non viene accettato dalla maggioranza e dal governo? Non c'è problema! Cercheremo attraverso altri canali e altri modi di ricostruire la situazione di un accordo che, ancora una volta, viene firmato a Roma all'insaputa di questo Consiglio Valle e senza una autorizzazione preventiva da parte di quest'ultimo o con una deliberazione della Giunta, per un accordo che viene siglato e che poi avrà ripercussioni per i prossimi anni. Già nel 2010 avvenne questo, qualcuno l'ha ricordato, e oggi siamo di nuovo qui. Si va a Roma, si abdica a delle nostre competenze statutarie e si va con una superficialità a firmare degli accordi che avranno sul futuro della nostra Regione delle ripercussioni gravissime! Se invece pensate che con una spiegazione di mezz'ora avete dato corpo a queste due paginette, che invece sono devastanti per la nostra Regione, siete liberi di farlo.
Presidente - La parola alla Consigliera Certan.
Certan (ALPE) - Il mio non sarà un intervento sull'assestamento, perché credo sia cambiata completamente da ieri sera la situazione, dopo aver letto questo accordo. Assessore Perron, lei dice di averlo spiegato, ma nell'accordo, come ha ricordato giustamente il collega Viérin, parlate dell'abrogazione di un articolo dell'assestamento che oggi stiamo discutendo, quindi avete cambiato le regole in corsa. Noi abbiamo lavorato su un documento, ma voi il 21 luglio avete firmato un accordo di cui ci date conto solo oggi. Ieri lei ci ha detto un paio di cose, ma avevamo capito che era cambiato lo scenario e oggi ci troviamo un altro documento. Il punto n. 5 del testo dell'accordo, "Patto di stabilità interno per gli Enti locali della Regione", non credo che lei ieri ce lo abbia spiegato e sarebbe interessante capirlo meglio. Probabilmente ieri non lo abbiamo capito, ma leggendolo lo abbiamo capito meglio! Quindi aspetteremo dal governo i vostri interventi e poi replicheremo. Grazie.
Presidente - La parola al Presidente Rollandin.
Rollandin (UV) - Sì, grazie.
Chiaramente nella replica pensavamo di dare una serie di risposte, ma volentieri anticipiamo alcuni concetti relativi a questo accordo. Voglio specificare che era propedeutico all'emendamento che doveva essere presentato alla legge sugli Enti locali, perché se no non ci sarebbe stato accordo: la possibilità di avere le deroghe, il Patto di stabilità 2014 approvato e la certificazione del Patto per il 2014, che avviene solo con l'accordo che c'è a livello nazionale e che quindi doveva essere recepito; così per il 2015, il Patto che viene qui ricordato.
I due emendamenti che sono stati presentati e che fanno parte dell'accordo, sono quelli che avevamo nel Patto di stabilità. Le due leggi che sono state presentate oggi, soprattutto la legge di assestamento del bilancio, sono state predisposte prima dell'accordo e difatti si diceva che il tutto avveniva nelle more del raggiungimento dell'accordo. Qui si dice che, essendo avvenuto l'accordo per il 2014 e per il 2015, quei due commi non servono più ed ecco perché c'è l'impegno ad abrogarli. Tutto lì! Non è che abbiamo modificato. Abbiamo solo detto che quelle parti sono ormai superate, perché l'accordo è stato fatto e quindi c'è la certificazione per l'eurocompatibilità del 2014 e per quella prevista per il 2015. Queste sono le due fasi.
Per il resto, sul discorso dei ricorsi entrerò poi nel dettaglio: sono relativi solo a quelli ancora pendenti. Ieri il Consigliere Gerandin l'ha richiamato e si è detto, se non ho capito male, che su questo non poteva che essere così, vista la direzione in cui andavano le sentenze - noi abbiamo fatto molti ricorsi e dirò anche tutti quelli che purtroppo abbiamo perso - laddove, in un modo particolare e in qualche modo straordinario, la Consulta dice che non ci sarebbero le ragioni oggettive per dire che la Regione non ha competenza, ma vista la straordinarietà del momento si accetta che venga fatta nelle more. La Consulta non ci dà torto, ma non ci dà nemmeno ragione, quindi su questo non ci saranno ulteriori sviluppi. Questa è la formula che è stata usata per tutti gli accordi delle Regioni a Statuto speciale, prime tra tutte Trento e Bolzano.
Ecco le due significazioni su questo aspetto in particolare. Se vogliamo entrare nel merito punto per punto io posso farlo, in modo che non ci siano dubbi. Sul Patto di stabilità interno credo di avere già detto e poi entreremo più nel dettaglio per dire dei benefici sia per il 2014 che per il 2015. Ho detto delle due deroghe da abrogare e degli emendamenti nel bilancio. Per il punto 4, "Norme per la disciplina del Patto di stabilità interno", è vero quello che dice il collega per l'ospedale: sicuramente sono un milione e tot, perché non è che si derogano tutti i 140 milioni, ma solo le spese che comunque vengono fatte. Stesso discorso per l'applicazione della norma sulla sanità penitenziaria, che naturalmente non viene contabilizzata. Le spese relative ai trasferimenti dello Stato agli Enti locali: questo è un punto importante, perché quello che viene dato in questa forma agli Enti locali viene escluso dal Patto di stabilità e per noi è significativo. Sul Patto di stabilità interno per gli Enti locali, credo che sia stato già spiegato, ma comunque non sfugge qual è il significato: la possibilità di non avere, come è stato fatto oggi per gli Enti locali, l'esigenza di sostenere alcune spese come L'IMU (di fatto lo Stato anticipa L'IMU, che poi i Comuni devono restituire), per cui si rischiava di fare un doppio passaggio, mentre qui viene semplificato ed escluso.
Sui trasferimenti aggiuntivi - tanto per chiarire fin da ora quale è il loro senso - c'è la nota ufficiale del Ministero e si tratta dei tre anni 2011, 2012 e 2013 per 23 milioni all'anno, quindi sono 69 milioni. Dal 2014 c'è stato l'accordo per cui la Regione paga i 9 milioni che già aveva messo nel bilancio di quell'anno e i rimanenti 14 milioni sono pagati dal Ministero, quindi sono i 69 milioni che, fatta la differenza con i 120 milioni che sono aggiunti, danno i 51 milioni di differenza a disposizione della Regione. Questo è per quanto riguarda l'aggiuntivo.
Per quanto concerne la definizione dei rapporti finanziari pendenti, credo che l'Assessore l'abbia detto in modo chiaro: questo è un articolo capitale che andrà a spiegare in modo chiaro qual è la situazione delle accise. Credo che questo meriti un'attenzione specifica e particolare, perché noi con l'accordo del 2011 avevamo integrato il precedente con un termine che poteva sembrare secondario, ma che aveva e ha una valenza importante per quanto riguarda l'interpretazione che poi si poteva dare, relativa ad "afferenti" la Regione. Questo termine "afferenti" noi l'abbiamo interpretato in un modo che in quel momento era accettato anche dal Ministero, per cui dal 2011 noi contabilizziamo come accise tutto quello che le dogane hanno registrato sia per l'elettrico, che per la birra e per tutto quello previsto all'articolo 4 punto 1 dell'accordo, modificato del 6,90 con il 2011, che estendeva naturalmente la previsione - poi lo leggeremo, perché ritorneremo su questo - ai 10/10 dell'elettrico. Ora, questo è stato oggetto ultimamente di un contenzioso della Regione Sardegna - come aveva già spiegato l'Assessore - riferito alle accise sul percetto o sull'immesso in consumo. L'interpretazione, purtroppo tombale, della Cassazione ha bocciato la posizione della Sardegna, estendendo questo a tutte le Regioni a statuto speciale, quindi dalla sentenza del 2014 l'interpretazione è quella riduttiva che noi non volevamo, perché era una compensazione al momento dell'accordo del 2011 per la rinuncia, lo dico come termine, all'IVA da importazione. Si trattava dei 350 milioni dell'IVA da importazione, che in questa aula qualcuno che sedeva su questi banchi ci rimproverava dicendo: voi continuate ad avere soldi, troppi soldi! Qualcuno se lo scorda: troppi soldi, troppi soldi! Ma questo è tutto registrato!
Questi soldi ce li hanno tolti e per compensazione parziale c'era questo tipo di atteggiamento, di fare in modo che ci fosse questo tipo di riscontro che, voglio ricordare, è di circa 140 milioni e chiaramente questo ci dava la possibilità di avere ulteriori spazi. Logicamente, in particolare sull'elettrico che è in aumento, avere oggi questa sentenza per la Sardegna che di fatto è estesa a tutti, ci ha penalizzato e quindi noi non possiamo più che avere quello che c'è per tutte le altre Regioni, perché il discorso sull'immesso in consumo e non l'interpretazione precedente. Questo comporta un deficit che abbiamo cercato di compensare, tra l'altro anche con questo ulteriore intervento di 51 milioni.
Mi sembra sia chiaro che la modifica sostanziale è avvenuta non perché abbiamo accettato delle regole diverse, ma perché c'è stata una sentenza che ci obbliga ad accettare questo! Ma questo non è tanto chiaro, perché io ho sentito qui delle interpretazioni fatte in un modo molto diverso! Il che non corrisponde al vero! Allora bisogna dire le cose come sono e questa parte dell'articolo, riferito alla definizione dei rapporti finanziari pendenti, dice che quelle somme che non ci sono ancora state versate in questi quattro anni, che ammontano a 570 milioni, sono quelle che ci garantiscono la copertura finanziaria per i bilanci che sono stati approvati fino adesso e che negozieremo come restituire dal punto di vista di cassa, perché di competenza noi li abbiamo già messi e sono già nei bilanci certificati. Spero che questo sia chiaro, essendo questo un dato fondamentale per noi, perché se non c'era questo pezzo di accordo i bilanci dovevano essere rivisti! Ripeto: dovevano essere rivisti! Questo è un tema che non è secondario e non è stato facile arrivare a questo punto, ve lo posso garantire!
A proposito dell'ultimo punto, "Disposizioni in materia di sistema regionale integrato e di armonizzazione dei bilanci", vorrei togliere qualche dubbio a chi dice: ma poi cosa succederà? Dal 2016 il sistema cambierà completamente e ci sarà l'armonizzazione dei bilanci. Quando parliamo di armonizzazione dei bilanci ci riferiamo a un processo che è in corso di definizione per tutte le Regioni e che cambierà il sistema attuale del Patto di stabilità, con tutte le regole che ne conseguono; questo è. Quindi quando qualcuno ci dice "ma cosa succede? quali saranno le previsioni?", su questo noi stiamo aspettando di chiarire, così come le altre Regioni, che cosa possiamo fare. Come le altre Regioni, perché l'armonizzazione che è già iniziata nel 2015 per alcune ordinarie, per il 2016 è prevista per tutte quelle a statuto speciale, quindi saremo tutti sulla stessa barca, nel senso che tutti siamo impegnati a trovare un accordo che ci dia la possibilità di agire nel modo conforme.
Questo era essenziale, per cui c'è stata l'esigenza di arrivare a questa definizione molto importante per noi. Poi metteremo in risalto con precisione anche gli altri punti di vantaggio ottenuti con questo accordo, che sono stati in parte già spiegati e che ci hanno dato la possibilità di inserire l'emendamento n. 8 - credo che lo abbiate, se no ve lo facciamo distribuire - che è stato approvato al Senato e che ha recepito puntualmente l'accordo. Questo è quanto è stato fatto per arrivare in ultimo a trovare l'accordo definitivo su dei punti delicatissimi che sono stati risolti, credo, in modo adeguato e che danno la garanzia di poter oggi discutere questo assestamento di bilancio in modo diverso. Non dimentichiamo che ci saranno queste disponibilità in più, ma che oggi noi non le abbiamo ancora perché i 120 milioni noi non li abbiamo contabilizzati, tant'è che noi abbiamo ancora nel bilancio...
(Voce fuori microfono)
... e difatti lo sto dicendo! Sto dicendo che non si può tenere conto... Tant'è che nel bilancio e nell'assestamento c'è il discorso dei 70 milioni in meno, relativi al fatto che non sono più i 140 milioni che noi avevamo inseriti nel bilancio, ma sono i 70 che sono stati messi nella legge di stabilità, più i 51 che verranno messi, così che noi successivamente faremo l'integrazione per poter avere la disponibilità di questi soldi. Oggi non possiamo naturalmente iscriverli e quindi nel bilancio ci sono i 70 milioni in meno, e questo non è per non chiarezza o per voler nascondere qualcosa, ma perché le tempistiche sono andate in un certo modo. Tale è la ragione per cui abbiamo sviluppato questo concetto che adesso ho cercato di illustrarvi ulteriormente. Grazie.
Presidente - Grazie Presidente, la parola al Consigliere Cognetta.
Cognetta (M5S) - Grazie Presidente.
Sempre molto chiaro ed esaustivo, sempre pronto sull'argomento, peccato che la domanda era un'altra. La domanda era: perché dal giorno 21, lo veniamo a sapere oggi? Il concetto, vede, è molto semplice: c'è una questione di forma e una di sostanza. Parliamo un attimo della forma. Se la data qui dietro è giusta, dal 21 luglio a oggi ci sono stati ben tre giorni della settimana passata in cui si era possibile riunire la II Commissione - tra l'altro mi sembra che sia stata anche convocata per un'altra questione e poi annullata - e si poteva parlare di un accordo così importante. Si potevano fare tutte le domande, lei poteva darci tutti i chiarimenti e avremmo potuto passare un giorno intero, due o tre a discutere di questa roba qui che è fondamentale. Lei ritiene che forse questo non fosse importante? Io credo che sarebbe stato fondamentale ai fini della discussione che stiamo facendo, perché altrimenti, lei può raccontarci qui quello che vuole e dirci che è un accordo meraviglioso - io non ho dubbi che probabilmente sia così - ma non ho modo di interrogarla nel dettaglio e di verificare, non ho modo di fare assolutamente nulla e mi devo attenere a ciò che dice. Le ripeto, potrebbe anche essere giustissimo ciò che dice, ma io non ho modo di verificarlo. Lei capisce che non ha nessun senso questo ragionamento che fa lei, perché nella forma, leggendo in maniera becera i numeri che ci sono qui, passiamo da 849 a 701 milioni: sta scritto che perdiamo 150 milioni di euro. Poi magari in realtà non vero, è un'altra cosa ed è un accordo meraviglioso, ma quello che uno legge qui è che perdiamo 150 milioni!
Noi non dovremmo fare un assestamento, ma probabilmente, caro Assessore Perron - lo chiedo a lei perché sto ancora aspettando una risposta alla domanda di ieri, su quanto ci serve per andare avanti; è rimasta lì questa domanda, ma poi ce lo dirà, perché tanto non c'è fretta! - dicevo, forse dovremmo cominciare a ragionare su dei disimpegni, non su degli impegni di spesa. Forse avremmo bisogno di mettere via dei soldi, se continuiamo di questo passo, perché - insomma! - abbiamo fatto un bilancio che contava 849 milioni è mo' dobbiamo farne uno da 701. A casa mia dobbiamo togliere dei soldi, non metterli; poi non so! Però, ripeto, sono dettagli: è solo una questione di forma e non di sostanza. E questo per quanto riguarda la domanda che ha fatto il collega.
Per quanto riguarda invece la sostanza, lei mi dice che ci sono interpretazioni molto diverse, perché quando nel testo dell'accordo si dice che "la Regione si impegna, inoltre, ad abrogare" e mette giù degli articoli, va tutto bene. Ma se la Regione non li abroga, che succede? Se per caso la Regione decide di non abrogare questi articoli - perché, voglio dire, spero bene che la Regione non sia solo lei, ma sia tutto quanto questo Consiglio - se poi non gli abroga, che vuol dire? Questo coso lo buttiamo? No, è per sapere! Perché se lei può prendere un impegno e personalmente sottoscriverlo, non parlandone con nessuno! Magari non ne ha parlato nemmeno in Giunta, io questo non lo so, perché delibere rispetto a questo non ne ho viste; forse ci sono, ma non so se sono apparse. Magari quando dobbiamo spendere mille euro facciamo una delibera, mentre qui che rinunciamo a 150 milioni, va beh, non c'è problema e basta una firma su un foglio.
Lei forse dovrebbe relazionare a tutti, perché l'impegno che prendete voi e l'intera la maggioranza a votare questa roba qui, è per tutto il nostro futuro! Sono a conoscenza i miei colleghi di quello che andranno a votare? Sono così sicuri che tutto è giusto? Sono così sicuri che non si poteva fare qualcosa d'altro? È proprio il migliore accordo che potevamo ottenere? E chi lo sa? Siamo qua, lei ha fatto la sua bella figura, ha spiegato tutto, ma il problema è che lei lo spiega senza aver spiegato, nel senso che lei fa uno spot.
Non entriamo nel dettaglio, perché non siamo in Commissione e sono le commissioni che guardano il dettaglio, non quest'aula. La pregherei ancora una volta, se fosse possibile, di avere maggior rispetto per questo Consiglio, soprattutto quando parliamo di argomenti così vitali. Non stiamo parlando del raddrizzamento delle banane, ma del nostro futuro, del futuro della nostra Regione e stiamo qui a discutere del perché lei ha detto questo, l'altro ha detto quell'altro, ci date un foglio, poi ci date gli emendamenti, cambia tutto qui dentro all'aula... Ma che modo è di lavorare! Non cambiate, va bene!
Presidente - La parola al Consigliere Gerandin.
Gerandin (UVP) - Merci Président.
Abbiamo ascoltato tutti molto attentamente quanto lei, Presidente, ci ha detto. Una breve premessa sul discorso della forma, di cui diceva prima il collega Cognetta: mi dispiace che si sia dovuto intervenire nelle comunicazioni per sollecitare qualche elemento in più rispetto a questo maxi emendamento che ci riguarda direttamente. Non possiamo che ringraziare per l'intervento dell'Assessore, perché se non altro ha incominciato a svelare qualcosa. Poi abbiamo ricevuto questo documento! È inutile che io ripeta quello che ha detto il collega Cognetta per quel che riguarda la forma, ma lei Presidente, se ben ricordo, quando venne in Commissione e le chiedemmo del Patto di stabilità 2014, ci spiegò quali erano i termini dell'accordo dicendo che c'era un documento, ci disse che stavate chiudendo per il Patto di stabilità 2015 e che ci avrebbe riferito. Ora, noi sappiamo che lei ha firmato un accordo in qualità di Presidente. Un accordo che di fatto, come ha già anticipato chi mi ha preceduto, traccia un confine su quelle che sono le disponibilità finanziarie, sicuramente per quello che riguarda il pregresso, ma anche per il futuro, mi permetta di dirlo. Lei dice: io sono stato obbligato a firmare questo accordo, perché era propedeutico al maxi emendamento al provvedimento sugli Enti locali; questo è chiaro, perché l'accordo in parte riprende quel maxi emendamento, per cui non c'è dubbio che fosse propedeutico.
Io le chiedo una cosa, Presidente. Lei in questo accordo, a titolo del tutto personale, abroga due...
(Voce fuori microfono)
... beh, se permette, io dico "a titolo del tutto personale", perché è parte dell'accordo: c'è scritto che vengono abrogati due articoli di legge. Vengono abrogati due articoli di legge! Ma come può lei dire: io Presidente firmo un accordo dove vengono abrogati due articoli di legge? C'è scritto così! C'è scritto "la Regione si impegna, inoltre, ad abrogare" due articoli: l'articolo 5 della legge 13 e l'articolo 5 comma 1 e 2 della legge 4.
(Voci fuori microfono)
No, no, attenzione! Quando io mi impegno, è altra storia! Non è che io dico: mi prendo l'impegno di...! Questo è un passaggio fondamentale dell'accordo!
Quanto lei ci ha riferito - se mi permette, Presidente - lo ha legato al fatto che questi due articoli citavano gli obiettivi eurocompatibili. Beh, io leggo il primo passaggio che dice che all'articolo 5 della legge 13 si stabilisce l'esclusione dal computo degli importi corrispondenti ai pagamenti effettuati in conto residui; ma questa è una questione di sostanza, non di forma! E l'articolo 5 della legge 4 del 2014 dice che vengono modificate le disposizioni legislative che stabiliscono deroghe all'obiettivo eurocompatibile destinato ai sensi della normativa statale, vale a dire che noi abrogando i due articoli rinunciamo a far valere qualunque norma statale preveda comunque una diminuzione rispetto agli accordi del Patto. Noi questi li abbiamo tirati fuori, perché comunque c'è la legge 183 del 2011 e la legge 228 del 2012! Lo sappiamo a cosa abbiamo rinunciato! Presidente, sappiamo a cosa noi abbiamo rinunciato con questi due articoli, pertanto non può venirci a dire che è propedeutico!
Quando sono intervenuto la prima volta sul bilancio, le chiesi di spiegarci l'inghippo legato agli 838 milioni certificati e agli 849 siglati: siamo ancora in attesa di avere qualche notizia in merito e nessuno ci ha ancora detto niente. I casi sono due: il Patto che avete siglato con Renzi è stato uno specchietto per le allodole (vi dò undici milioni in più, tanto ne avete certificati 838), oppure quando avete certificato gli 838 milioni eravate già coscienti di non rispettare il Patto del 2014, ma allora lo diciamo!
Per quello che riguarda i contenuti dell'accordo - sinceramente, mi interessa molto di più la sostanza che non la forma - io le ho detto che il ricorso alla Corte costituzionale, visto l'aria che tirava, era probabilmente saggio evitare di farlo, ma portando a casa risultati tangibili. Quello che ha firmato è un accordo che ci massacra, che ci mette con le pezze al sedere! Entro nel merito. Lei dice dei primi 69 milioni, ma i sei mesi del 2014 chi li paga? Noi abbiamo pagato nove e sei, ma gli altri sei mesi chi li paga? Ammettiamo anche che li paghi lo Stato, ma rimangono cinquantuno milioni.
Le leggo i dati che sono riferiti all'ammontare delle accise del 2014 per la birra e l'energia elettrica, che sono degli ammontari in crescita, come lei ha detto.
(Voci fuori microfono)
Ma è per dire a che cosa noi abbiamo rinunciato con questo accordo, per dire che cosa abbiamo perso e cosa abbiamo portato a casa!
Al di là della sentenza - perché l'accordo della legge finanziaria non entra nel merito della sentenza, ma dice che dal 2015 in avanti alla Valle d'Aosta, indipendentemente da quello che incasserà, spettano settanta milioni - sul discorso del percetto io le dico che nel consuntivo 2014 la birra valeva 126 milioni e l'energia elettrica 61 milioni, vale a dire 187 milioni e mezzo, mentre noi con questo accordo dal 2015 ne percepiremo 70, vale a dire che ce ne rimetteremo 117, con una compensazione parziale di 50 per il 2015, per cui noi abbiamo fatto un accordo con cui comunque perdiamo 70 milioni. Lei poi mi dice che ci sarà l'armonizzazione dei bilanci che cambierà il Patto di stabilità. Beh, prima di tutto non sappiamo come cambierà e una delle poche cose che paiono chiare è che sarà con l'armonizzazione del bilancio 2016, però è certo che se noi non abbiamo una parte delle entrate - abbia pazienza, Presidente! - possono pure togliercelo il Patto di stabilità, ma non avremo risorse per finanziarlo!
Detto questo, mi pare che sui 570 milioni non c'era altra strada, ovvero un'altra strada c'era ed era quella di portare i libri in tribunale, come ho detto ieri, perché sono soldi già spesi. Lei ha detto bene che sono soldi già contabilizzati in bilancio, già spesi, soldi di un contenzioso con lo Stato che chiude solo una partita e che ci dice: evitate di rivedere i bilanci al ribasso per 570 milioni. Ma, Presidente, se noi dovevamo rivedere al ribasso per 570 milioni i bilanci regionali, facevamo molto prima a portare i libri in tribunale, perché sarebbe stato il fallimento della Regione.
Questo è quanto! Abbia pazienza, ma i contenuti di questo accordo sono fallimentari! Il primo dato che salta all'occhio è che, come capacità effettiva di spesa, dal 2014 al 2015 ci perdiamo 150 milioni! È scritto nero su bianco, non c'è più trattativa che tenga, non c'è più niente: noi ci rimettiamo 150 milioni, da 849 milioni a 701; questo è l'unico dato tangibile e certo. Cosa ne facciamo? Come pensiamo di andare avanti? Io le chiedo come pensiamo di andare avanti perdendo 150 milioni in un anno!
Non solo! Per quello che riguarda le imposte percette, quelle che bene o male erano in crescita, vale a dire il discorso dell'energia elettrica e le accise sulla birra, noi porteremo a casa settanta milioni che è il limite massimo. Non importa se poi ne percepiremo in più: questo è il limite che avremo dal 2016, perché lei, Presidente, si è dimenticato di dire che nell'accordo c'è un passaggio che dice "esclusivamente per l'anno 2015". Questa una tantum vale solo per l'anno 2015 e noi dal 2016 in avanti avremo solo più la finanziaria che farà da riferimento: 70 milioni, rispetto ai 187 milioni che avevamo incassato nel 2014. Beh, abbia pazienza, se può! Noi abbiamo dei seri dubbi sulla bontà di questo accordo: seri, seri dubbi! Grazie.
Presidente - La parola al Consigliere Laurent Viérin.
Viérin L. (UVP) - Grazie Presidente.
Dopo le spiegazioni è sicuramente più facile articolare un giudizio, sia sulla parte dell'accordo tra Stato e Regione, sia sulla parte inerente a questo atto che noi oggi discutiamo, che è l'assestamento assieme all'altra parte di rendiconto finanziario.
Sull'accordo diciamo subito, così come altri colleghi hanno anticipato, che noi oggi abbiamo semplicemente voluto chiedere spiegazioni su un foglio distribuito a posteriori, per un accordo che invece impegnerà la Valle d'Aosta per i prossimi anni, e il Presidente lo ha ricordato. Ci avete spiegato che questo accordo è un successo: lo aveva anticipato il capogruppo Farcoz e ce lo ricorda il Presidente. Noi ricordiamo che anche altri accordi dovevano essere dei successi, ma oggi forse è più facile giudicare con il senno di poi le questioni. Anche altri accordi, non solo quelli rivolti alla Valle d'Aosta, non hanno creato quelle certezze che, nel momento in cui ciascun accordo veniva pensato, dovevano garantire il futuro della nostra Regione. Noi, come Amministrazione regionale, dal 2010 a oggi non abbiamo più avuto una certezza sulla disponibilità dei fondi e di conseguenza neanche nei rapporti con lo Stato. In una prima fase si può anche sbagliare, sottovalutare o valutare magari in modo superficiale dando un'apertura di credito, ma oggi siamo al secondo accordo che avrà un'influenza sul futuro della nostra Valle e noi mettiamo leggermente in dubbio che sia tutto a posto.
Torniamo alla questione del metodo. Ma insomma! Questa legislatura è iniziata con diciotto a diciassette, dopo un anno c'è stata una crisi, si è aperto un dialogo, perché tutti dicevano che il muro contro muro non aveva beneficio soprattutto per la comunità. Si è sbandierato questo dialogo: almeno sui temi istituzionali, sui rapporti con lo Stato, attraverso i nostri parlamentari che la metà delle volte non li vediamo, non hanno capito o hanno sottovalutato e quando arrivano non ci sono neppure. Non più tardi di ieri l'ex Assessore Marquis, che è stato collocato a riposo, dice che si apre una nuova stagione di dialogo. Noi l'abbiamo apprezzato questo intervento, ma il dialogo non è che serve semplicemente per avere due o tre voti in più, tirando dentro una forza politica, così siamo a posto e vivacchiamo ancora qualche mese, forse, ma poi su questi temi non ci si confronta, come ha ricordato bene anche il collega Cognetta! Questo accordo, non è che non ha ripercussioni: lo avete detto voi, avete cercato di evitare altre situazioni ancora più difficili! Ma costava tanto condividerle?
Un anno e mezzo fa avevamo presentato addirittura un'iniziativa per fare una task force o comunque un insieme di sensibilità per andare a Roma a discutere certi argomenti, tra cui il Patto di stabilità e questi problemi delicati per il futuro finanziario della Regione e per la nostra autonomia. Oggi noi veniamo a sapere di un accordo che ci viene distribuito durante la discussione dell'assestamento, che è stato firmato e sottoscritto, magari con tutta la buona fede che uno può metterci, ma senza un'autorizzazione preventiva da parte del Consiglio e senza neanche una discussione o una deliberazione di Giunta.
Il Friuli e la Provincia di Trento hanno stipulato altri accordi e magari sarebbe interessante andare a paragonarli. Il famoso accordo di Milano, che poi è stato rivisto: avevamo discusso anche qui della famosa notte in cui il Senatore Lanièce inviò un tweet con toni trionfalistici, ma non aveva capito che la fiscalità diversa era solo per Trento e Bolzano e vendeva anche quello come un successo. Citiamo il Friuli e la Provincia di Trento per dire che almeno lì c'è stata una condivisione e un accordo. Poi, ognuno pensa alla propria realtà e noi non è che dobbiamo non essere felici per i benefici altrui, anzi, ogni volta che una Regione a statuto speciale ottiene qualcosa, per noi è un pezzo di autonomia che in qualche modo avanza.
Parliamo del metodo. È questo il nuovo corso su temi così importanti? Bastava un piccolo passaggio in Commissione anche con i tecnici che sono molto preparati e che ci avrebbero fatto capire, evitando equivoci - meno 150, più 20...! - su qual è la situazione reale. È questo che noi chiediamo. Ecco perché ci siamo alzati chiedendo una spiegazione che poi il Presidente ci ha dato. Quindi non è che ci si vuole scontrare per forza, ma se uno ha difficoltà a capire le vere ripercussioni, diventa anche difficile avallare certe scelte. Ecco perché noi diciamo che questa condivisione, alla fine, è solo una facciata.
Secondo noi questo è un accordo che è lesivo dei diritti dei valdostani, perché noi rinunciamo a eventuali benefici che potrebbero derivare da sentenze, ma in cambio cosa riceviamo dallo Stato? Noi non abbiamo la chiarezza di ciò che viene dato in contropartita. Un accordo di cui lei, Presidente, tra l'altro si assume la totale responsabilità! La condivisione, spesso, solleva poi da eventuali responsabilità. Finché c'è un sistema parlamentare anche in Valle d'Aosta - se poi lo vogliamo abolire e tornare ad altre epoche in cui era magari più facile amministrare, ma in cui la democrazia era fortemente limitata, diciamolo - il Consiglio esprime un governo, c'è chi lo vota e chi non lo vota, ma soprattutto il Presidente rappresenta l'intera Regione.
Ci chiediamo anche quale sia il ruolo del Presidente del Consiglio in queste cose. Il Presidente del Consiglio e l'Ufficio di Presidenza saranno stati coinvolti in questa questione? Le nostre istituzioni dove sono? Dov'è il ruolo del Presidente del Consiglio? È calpestato anche questo! Quando si parla di temi istituzionali, anche finanziari, il governo mette in esecuzione come è giusto, ma noi vorremmo che ci fosse una maggiore condivisione.
Le norme di attuazione sono superate da un semplice accordo che impoverisce la Valle e l'appiattisce sempre di più sulle Regioni a statuto ordinario. Ci chiediamo anche, in tutto questo, quale sia il rispetto nei confronti della I Commissione consiliare da parte dei nostri parlamentari. Si parla e si parla, si fanno grandi riunioni, ma poi non si arriva a niente.
Questo per quanto riguarda l'accordo. Sicuramente l'argomento non si esaurisce né oggi, né domani, ma nei prossimi mesi avremo contezza, come è stato per l'altro accordo, di ciò che questo pezzo di carta significa, al di là dei rapporti di amicizia e delle trasferte. Qui in quest'aula ci sono state forti discussioni e il Presidente ha fatto bene a ricordare chi in quest'assemblea attaccava questo accordo - alcuni oggi sono seduti sui banchi della sua Giunta, quindi penso che vi potrete anche chiarire tra di voi - ma stupisce il silenzio! Stupisce il silenzio di chi fino a ieri su questi argomenti chiedeva partecipazione, dialogo e confronto. Dove sono? Questa è la coerenza?
Vengo alla parte più politica, inerente alle scelte della nostra Regione, sulle quali vorremmo fare alcune considerazioni. L'assestamento e i documenti finanziari sono sempre numeri e cifre, e questo spesso non entusiasma sicuramente né chi partecipa ai dibattiti, né tantomeno la comunità. Tuttavia dietro queste cifre ci sono degli elementi fondamentali, c'è la situazione economica e finanziaria della Valle d'Aosta, c'è la nostra autonomia e il suo stato di salute, questo accordo ne è un esempio, e ci sono poi le scelte amministrative, perché quando ci sono delle piccole o grandi cifre è l'Amministrazione, teoricamente i vari assessorati e assessori, che decidono come ripartire, anche se in forma ridotta rispetto al passato, i riaggiustamenti in corso di un bilancio che, come è stato ricordato, è quello che è, quindi diventa ancora più difficile. Oggi parliamo di un bilancio teorico ancora ridotto, rispetto a quello su cui abbiamo discusso qualche mese fa.
Ieri l'Assessore Perron si è accorto che è cambiato un mondo. Effettivamente questo mondo non è che è cambiato proprio ieri! Questo mondo è cambiato dal 2010 in avanti. È cambiato nel corso di bilanci che non hanno più avuto certezza, come abbiamo ricordato. I conti di questi ultimi anni hanno avuto una progressiva diminuzione, soprattutto in merito alle dotazioni finanziarie della nostra Regione, ma il paradigma che noi abbiamo applicato come Amministrazione è stato invece sempre quello vecchio, cioè come se le risorse fossero infinite. Ecco perché tante discussioni sulle partecipate in quest'aula e non solo. Ancora oggi siamo a sperare che la legge sulle partecipate arrivi in aula! Intanto per le elezioni comunali sono state uno strumento abbastanza interessante di consenso. Aspettiamo ancora un po' e vediamo se arriveremo a portare questa legge sulle partecipate, prima di arrivare negli anni futuri ad altri tipi di bilancio, i quali prevedranno molto probabilmente che le partecipate rientrino nel bilancio dell'Amministrazione regionale. Intanto continuiamo e vediamo come la CVA sta finendo, perché poi parleremo in Consiglio anche di quest'azienda. Vediamo cosa sarà dei gioielli della nostra amministrazione: dopo il casinò adesso riusciamo a rovinare anche la CVA, così siamo a posto! Erano Enti che erano stati creati proprio per andare a supplire, nel caso in cui la Valle d'Aosta non avesse più avuto quella certezza di trasferimenti dallo Stato. Erano e sono risorse nostre che riusciamo pure a mandare quasi in passivo. Questo per dire che forse non è stata una crisi arrivata come un fulmine, ma che progressivamente si è sviluppata senza avere, a nostro avviso, saputo strutturare da parte dell'Amministrazione delle scelte in modo diverso.
Oggi abbandoniamo alcune grandi opere, che forse andavano lasciate leggermente prima: i para dossi, i bimodali. Parleremo poi anche di trasporti: abbiamo la crisi, però per i bimodali, al di là di quelle quote che non erano sul bilancio regionale, i soldi si trovano. I bimodali che non servono a nulla: a nulla, a nulla, a nulla!
Oggi ci chiediamo, discutendo questo assestamento, a cosa serva ancora l'autonomia e chi effettivamente ha ancora voglia di difenderla. Dal 1981 fu trovata l'intesa sul famoso riparto fiscale per la Valle d'Aosta - parleremo anche di lavoro e di altri argomenti magari più interessanti per alcuni di voi - perché prima di quell'anno c'era la politica dei rubinetti, che oggi sta ritornando, a seconda della simpatia del governo regionale di turno, che sistematicamente coinvolgeva poi forze nazionali per poter avere soprattutto una beneficenza che provenisse da Roma. Prima del 1981 la politica dei rubinetti, che oggi sta tornando, costringeva i nostri amministratori a scendere a Roma con il cappello in mano - non solo col cappello, perché certi amministratori andavano con altri generi alimentari che erano parte degli usi del tempo -chiedendo che ci fosse un occhio di riguardo per la nostra Regione. Oggi noi non vorremmo dover tornare a questo! Ecco perché, Presidente, noi ci scaldiamo. Non è che vogliamo fare polemica, però vorremmo semplicemente capire oggi che stato di salute ha la nostra autonomia e come pensate di difenderla. I parlamentari che ruolo hanno? Perché oggi le vere sfide si giocano a Roma! Si giocano soprattutto in partite importantissime dove noi chiediamo, appunto, questo maggiore coinvolgimento.
Siamo certi che tutti i settori stanno funzionando, dall'agricoltura già citata da altri colleghi, al casinò, alle partecipate; il lavoro c'è per tutti, i trasporti funzionano a meraviglia e quindi noi non vogliamo dipingere una Valle d'Aosta che non c'è. Siamo certi di avere, al di là delle risorse finanziarie, delle scelte oculate, come quella che abbiamo ricordato in tema di trasporti. Tutto sta procedendo e quindi noi, forti di un sistema che funziona, possiamo andare a Roma a dire che questi accordi sono positivi per la nostra Regione.
Al di là degli elementi visionari che non vediamo, vorremmo che il futuro della Valle d'Aosta, con la certezza di bilancio che non c'è, fosse diverso e soprattutto che ci fosse un modello di sviluppo differente, per un'autonomia che noi vorremmo più tutelata. Oggi la gente - credo che questo succeda a tutti - ci chiede che cos'è alla fine quest'autonomia e che cosa è rimasto al di là del riparto fiscale del 1981. Il Presidente oggi ci dice della difficoltà di andare a Roma, non a con il cappello in mano, però a discutere per delle questioni che dovrebbero essere prerogative della nostra comunità! Il dialogo, quando abbiamo cercato di sollecitare una condivisione almeno su certi temi istituzionali, non aveva che questo obiettivo, perché oggi non è che la gente capisca molto che cos'è l'autonomia. Lasciamo stare i giovani, ma ci sono persone anziane che ci chiedono: ma l'autonomia alla fine c'è ancora? La risposta è che, certo, c'è ancora, c'è lo Statuto, ma poi nella quotidianità quale margine abbiamo noi di essere autonomi, di essere liberi? Questa è una delle domande sulle quali noi vorremmo confrontarci, al di là dell'andare a discutere un accordo e del dire se uno l'ha fatto bene e l'altro l'ha fatto male. Se non c'è a monte una condivisione su questi temi, poi diventa più facile litigare e discutere sui contenuti di un accordo.
On a vécu dans les années '80 probablement des illusions, le collègue Bertin l'a rappelé. On pensait que les finances et la prospérité, qui n'était pas seulement administrative pour les compétences qu'on avait, car ils étaient mineurs par rapport à aujourd'hui, mais pour une possibilité financière et une Vallée d'Aoste qui avait eu la possibilité d'avoir finalement une autonomie proportionnée à des financements et la possibilité de l'exercer, auraient été éternelles. Aujourd'hui, le collègue Perron l'a dit, un monde est fini ou est en train de changer. Après les années '80 un modèle de Vallée d'Aoste qui était concentré sur la Ville d'Aoste nous a permis de faire un décentrement: la subsidiarité. Le collègue Louvin l'a rappelé dans ces jours en Commission: la subsidiarité est quelque chose qui n'existe plus dans les perceptions. La norme d'actuation du 1993 est encore aujourd'hui la plus appréciée et c'est la dernière que nous avons eue.
La question aujourd'hui est: qu'est-ce que nous voulons faire de cette autonomie et qu'est-ce qu'elle est encore aujourd'hui? Qu'est-ce qu'il y a encore de cette autonomie et qui aujourd'hui incarne sa défense? Il y avait une intéressante chanson de Louis de Jyaryot en 1678, sur les printemps d'autonomie, encore avant la répartition de 1981, qui se demandait qu'est-ce que c'est aujourd'hui l'autonomie même: le bon de l'essence, l'identité? Aujourd'hui nous sommes ici avec d'autres Régions à statut spécial, chacune pense à sa endroit, mais nous ne posons pas la question principale: la communauté aujourd'hui se sent encore interprète de cette autonomie et nous administrateurs nous sommes encore capables de faire comprendre à Rome que cette autonomie est fondamentale? Il y a un travail de synergie, surtout au Sénat où nous sommes parfois déterminants, même si les géométries se modifient chaque jour, pour faire comprendre que cette autonomie est encore quelque chose qui est indispensable pour une communauté plurilingue, identitairement différent? Qui aujourd'hui fait percevoir cela au dehors de cette salle du Conseil? Et nous croyons que de l'autonomie il y a très peu qui est resté.
C'est pour cela que nous avons mal au cœur, que nous nous réchauffons souvent et nous animons nos discussions sur ces thèmes, parce que personne n'a l'intérêt d'aller faire des discussions inutiles sur des comptes, mais nous sommes tracassés et nous avons une très forte préoccupation pour l'avenir de notre communauté. Chacun fait les choix politiques ou administratifs qu'il veut, mais quand on parle d'autonomie - cela a toujours été de cette façon - il faudrait avoir un front commun! Mais ce front commun nous ne le voyons pas et c'est pour cela que nous ne partageons pas. Il y a aujourd'hui une gestion solitaire de certains dossiers. Sans mettre en discussion les rôles et les fonctions de chacun qui est assis ici dans cette salle, nous disons qu'aujourd'hui, sans le savoir ou en le sachant mais sans probablement le percevoir d'une façon efficace, nous traçons l'avenir de cette communauté! Si nous n'avons pas, nous, l'esprit autonomiste, comment peut-on prétendre de le transmettre aux nouvelles générations, aux jeunes et à la communauté. Les gens entendent parler d'autonomie, mais ils pensent à arriver à la fin du mois, ils pensent aux difficultés quotidiennes. Alors, ce sera à nous dans les prochains mois à relancer! C'est pour cela qu'au-delà des rapports personnels, au-delà des rapports politiques, au-delà tout ce qui peut passer à travers des rapports même institutionnels avec qui gouverne à Rome, nous devons à nouveau faire entendre notre voix, parce que nous sommes convaincu qu'aujourd'hui nous avons renoncé à un autre petit bout de notre autonomie.
Presidente - Grazie. Ci sono altri interventi? La parola al Consigliere Bertschy.
Bertschy (UVP) - Mi scusi Presidente, visto come si sta sviluppando il dibattito, le chiedo una cortesia: ci sono più forze politiche in sala e non so se tutti, come noi, hanno avuto il documento solo oggi. Lo dico in senso costruttivo e capisco l'atteggiamento di tutti, di chi è convinto di aver fatto un buon lavoro o di chi come noi si trova nella situazione di dover recuperare un lavoro che non conosce, però mi pare impossibile che almeno le forze politiche presenti in sala non dicano qualche cosa, non aprano un minimo di discussione su questo argomento. Gli elementi che noi portiamo dalla lettura del documento possono essere sbagliati, ma a me come capogruppo dell'UVP preoccupa il silenzio, ma soprattutto le somme che sono state discusse: 150 milioni di euro non sono una barzelletta! Ci deve essere un punto di incontro o qualche cosa di non capito. Se noi ripartiamo con il bilancio 2016 con 150 milioni di euro in meno, io non so come possiamo pensare nel 2015 di andare avanti! Qual è il punto o la zona d'ombra di questa situazione? Quindi, chiederei a tutti uno sforzo e un approfondimento ulteriore.
Presidente -La parola al Consigliere Marquis.
Marquis (SA) - Grazie Presidente, buongiorno colleghi.
Ho ascoltato con attenzione il dibattito sul punto all'ordine del giorno. Credo che vadano fatte alcune considerazioni di carattere più generale sul rendiconto, rispetto alle situazioni che sono state rappresentate in modo puntuale. Così come guardando una fotografia si comincia a guardarla nel suo insieme e poi si passa al dettaglio, è del tutto evidente che più la si ingrandisce e più questa comincia a sgranarsi. Ci possono essere dei dettagli sicuramente che non sono da tutti condivisibili, però credo che il dibattito vada concentrato innanzitutto sul piano più generale.
Credo che occorra fare alcune considerazioni sulla realtà in cui ci troviamo ad amministrare e con la quale ci dobbiamo confrontare, partendo da una valutazione dello scenario socioeconomico. Abbiamo passato dei momenti difficili così come il resto del paese, ma forse il sistema Valle d'Aosta si è difeso meglio, perché partiamo sicuramente da condizioni più vantaggiose rispetto agli altri: c'è stato in Valle d'Aosta un benessere più alto e questo lo testimoniano anche i dati che ci rappresentano una situazione di reddito pro capite tra i migliori delle realtà italiane, così come la ricchezza sotto il profilo del patrimonio. È comunque del tutto evidente che in questi anni anche noi non siamo stati esenti dalle grandi difficoltà che hanno toccato tutta la realtà nazionale. Sicuramente la realtà della Valle d'Aosta, così come è stato rappresentato anche dal collega Assessore Perron, ha tenuto meglio anche in virtù dell'azione degli Enti pubblici, che è stata caratterizzata da tutta una serie di iniziative anti crisi che sostanzialmente sono state potute essere messe in atto anche grazie alle risorse della pubblica Amministrazione, gestite in modo diretto, ma anche indiretto attraverso la finanziaria regionale. Tuttavia anche qui in Valle la fascia di popolazione che è entrata in una situazione di povertà o di maggiore difficoltà è aumentata in questi anni. Non possiamo nascondercelo: la disoccupazione giovanile e in senso più generale è aumentata. Però anche sotto questi profili abbiamo dei dati che sono più confortanti rispetto a quelli di altre situazioni, delle regioni con cui ci confrontiamo e soprattutto con le medie nazionali.
Anche nell'anno 2014 è stato possibile attuare delle iniziative di attenzione verso il welfare e tutto quello che è l'attenzione alla persona, che è stata manifestata con azioni riguardo alle politiche sociali a partire dai più giovani, dai più piccoli e dall'infanzia, sino ad arrivare agli adulti, agli anziani, a coloro che hanno difficoltà e che vivono situazioni di grande disagio. Questo credo che vada comunque evidenziato in questa sede, perché nonostante le grosse difficoltà che siamo stati chiamati a gestire, abbiamo potuto mantenere in piedi il sistema del welfare in Valle d'Aosta. Sicuramente per poter mantenere il welfare sono stati fatti dei sacrifici in altri settori e sono stati penalizzati gli investimenti rispetto al 2013, con una riduzione da 218 a 150 milioni, però dobbiamo rimarcare che il 2014 è stato l'anno in cui si termina una programmazione europea e se ne ricomincia un'altra. Quindi non tutto era presentabile attraverso una esposizione di numeri che sono aridi, spesso e volentieri, a livello di bilancio e non riescono a dare conto dell'attività che è stata svolta.
Io ritengo che l'anno 2014 sia stato molto significativo, perché è stato un periodo in cui il Consiglio regionale ha approvato la programmazione europea. Nell'ambito di questa programmazione sono stati approvati dei documenti importanti, che partono da una lettura di contesto e sono dei documenti che tracciano delle linee guida su come affrontare il futuro della nostra Valle, come dare delle nuove prospettive di sviluppo e di crescita strutturale. Sono degli strumenti che hanno analizzato i limiti che abbiamo: dall'essere piccoli e una regione di montagna, i limiti che ha la nostra struttura produttiva; credo che sia stato un lavoro molto utile ma questo è il primo passo perché poi bisognerà attuare questi programmi che sono stati finanziati dalla Comunità Europea e credo che questa sia la strada giusta per tracciare lo sviluppo, perché è solo attraverso di esso che si crea dell'occupazione. Non si crea occupazione con delle leggi, ma solamente mettendo nelle condizioni il tessuto produttivo di avviare nuovamente un percorso di crescita. Sotto questo profilo credo che forse qualcosa di più possiamo ancora fare, come pubblica amministrazione, perché non tutto è affrontabile con delle risorse economiche. Io credo che possiamo andare incontro anche al sistema delle imprese con delle azioni di semplificazione: questa sarà la vera sfida, perché ci sono delle iniziative a costo zero che potranno essere considerate e andare nella direzione giusta, per mettere le imprese nella situazione migliore per poter operare.
Queste credo che siano delle attenzioni che noi dovremmo porre per poter garantire un futuro migliore, rispetto a quello attuale, alla nostra comunità valdostana. Dobbiamo comunque sempre tener conto che partiamo da condizioni meno difficili rispetto a quelle di altre Regioni, anche loro sottoposte a delle turbolenze e alla tempesta che è stata richiamata da qualcuno di voi. Le difficoltà sono su scala nazionale e nessuno si può esimere dall'affrontarle e dal compartecipare al risanamento della spesa pubblica, perché la politica che viene attuata oggi dallo Stato, che è stata definita - concordo anch'io - di tipo neocentralista, ha sostanzialmente la necessità di provvedere alla ristrutturazione di un sistema, quindi ha bisogno di risorse e tutti siamo chiamati a contribuire. È vero che la Valle d'Aosta, a mio avviso, è stata chiamata in una misura molto importante rispetto alle nostre disponibilità, perché negli ultimi anni abbiamo avuto una grande riduzione di risorse a disposizione nel bilancio. Come succede in una famiglia che passa da 1500 euro al mese di entrate a 1000 euro, c'è sicuramente da riorganizzare il modello di gestione. Credo che nessuno di coloro che è intervenuto prima di me, da parte della maggioranza, abbia magnificato la situazione, però credo che abbia descritto con responsabilità la situazione che noi stiamo vivendo e stiamo cercando di affrontare nel migliore dei modi, compatibilmente con le situazioni di contesto in cui tutti i giorni dobbiamo convivere.
Alcune considerazioni relative al bilancio. La spesa corrente è diminuita di sessanta milioni rispetto all'anno 2013 e credo che questo sia significativo di quanto comunque il governo ha potuto fare e dell'impegno che ha profuso per contenere le spese correnti, quelle che vengono definite il più delle volte come uscite improduttive. Quanto alle spese di investimento ho già detto prima che sono passate a 150 milioni, quindi abbiamo un bilancio che rispetto al rendiconto 2013 ha un decremento di 130 milioni. Un bilancio dove, se ragioniamo in termini di funzioni obiettivo, la sanità, le politiche sociali, le compartecipazioni ai tributi e il personale rappresentano il 73 percento del valore complessivo, contro il 69,48 percento dell'anno prima. Un dato significativo che può emergere dalla lettura del bilancio è quello del miglioramento della capacità di spesa da parte della pubblica amministrazione, sia in competenza sia per quanto riguarda i residui. Di questo credo che bisogna darne atto ed è un segnale incoraggiante.
Anch'io ho letto ed esaminato con attenzione le relazioni prodotte dalla Corte dei conti, la quale non si è limitata a svolgere il ruolo di istituto, ma credo che abbia fornito anche dei preziosi contributi al Consiglio, che possono essere utili per la discussione su ciò che concerne la rappresentazione della gestione del bilancio, dove si evince che la Regione ha rispettato tutte le regole, ha fatto degli sforzi e viene anche descritto il sistema di contesto di difficoltà con il quale ci troviamo a confrontarci. Nella relazione, dove si parla dei cofinanziamenti dei fondi europei, si dà atto del buon lavoro che è stato fatto dalla Regione in questo settore. Nella relazione emergono anche dati importanti e significativi: spesso e volentieri parliamo delle Province di Trento e di Bolzano e lì, per esempio, sul fondo sociale europeo hanno perso 23 milioni. Mi ricordo che in altre sedute sono stati fatti dei ragionamenti sull'emulare i comportamenti di quelle province, però io credo che non dobbiamo sempre piangerci addosso, ma a volte dobbiamo anche guardare con maggiore ottimismo le situazioni che dobbiamo affrontare.
Sicuramente è una situazione molto difficile da affrontare e l'accordo che è stato siglato - credo che sia stato ben detto prima dal Presidente - darà delle certezze per la gestione del 2014 e del 2015 e per lo meno ci metterà nella condizione di lavorare con dei numeri sicuri. Quest'ultimo credo sia un altro dei problemi che si sono rivelati di maggiore difficoltà per la gestione in questi anni, perché a fronte di una mancanza di certezza si sono dovute adottare delle misure a carattere precauzionale, che spesso hanno dovuto essere ancora più riduttive rispetto alle situazioni che sono andate poi a consolidarsi in fase di accordo.
Io credo che nessuno abbia magnificato questo accordo. È stato un accordo dove il governo si è impegnato a raggiungere degli obiettivi. È stato un accordo tra due parti e chiaramente la parte del governo nazionale ha avuto una forza superiore rispetto a quella che poteva avere la Regione nell'ambito di questa trattativa. È chiaro che bisogna rilevare la situazione in cui si opera, dove spesso e volentieri il governo, in considerazione della straordinarietà della situazione che è chiamato a gestire, passa sopra a tutte le ordinarie modalità di rapporto e di confronto con le Regioni. In questo caso credo che le Regioni a statuto speciale hanno dovuto contribuire in modo significativo al risanamento dei conti dello Stato.
Credo quindi che, seppure con difficoltà, così come è stato già fatto negli anni scorsi, dobbiamo guardare con una certa dose di ottimismo al futuro, perché diversamente sarà difficile riuscire a contribuire per ridare sviluppo alla nostra Regione. È anche giusto interrogarsi su quale potrà essere il ruolo e l'apporto in questo scenario delle nostre partecipate, di quelle che sono i nostri gioielli che nel tempo hanno saputo recitare un ruolo importante per la Valle d'Aosta, perché questi sono stati degli investimenti che hanno dato del grande benessere alla nostra realtà e al nostro territorio. Credo che noi non ci troviamo nella situazione in cui sono altre realtà italiane, che sono state descritte in questi giorni dalla Corte dei conti, dove anche il consolidato di tutte le partecipazioni presenta dei conti che sono negativi. Credo che il mondo delle partecipate rappresenti per noi ancora una grossa opportunità e credo che potranno dare ancora delle soddisfazioni alla popolazione e all'amministrazione regionale. Sotto questo profilo è del tutto evidente, così come si evince anche dalla relazione della Corte dei conti, che verranno fatti dei ragionamenti che potranno anche mettere poi il Consiglio in una condizione di maggiore contezza o consapevolezza di quella che è la situazione nel suo complesso. Grazie.
Presidente - Grazie. La parola al Vicepresidente Rosset.
Rosset (UVP) - Buongiorno Colleghi, grazie Presidente.
Ovviamente l'esame di questi due disegni di legge non può prescindere dal contesto socioeconomico attuale e dagli interventi legislativi che si profilano sullo scenario politico ed economico nazionale. Sono stati, quello attuale e quello passato, anni assai complessi per le ricadute sulla nostra regione, sia per la generale crisi economica e finanziaria, sia per le conseguenze sul nostro riparto fiscale della politica del rigore e dei tagli. Ovviamente, questi avvenimenti sono stati in tutta evidenza scanditi da tappe obbligate, forzate, convulse e difficili, non solo per l'Italia, ma conseguentemente anche per la Valle d'Aosta. Lo stato di emergenza e di generale preoccupazione è ancora in atto, non è finito. Il peso, ormai assurdo, della fiscalità è emerso in tutta la sua chiarezza e questo in un clima di sfiducia, che non va snobbato perché è la cartina di tornasole di una società che soffre dei problemi economici con le sue ricadute sociali. Tutto ciò mentre il Parlamento trascina le necessarie riforme istituzionali.
L'esame dei documenti di bilancio è sempre un'occasione per qualche riflessione in primis di tipo generale e politica. Abbiamo già avuto modo di dire nel passato Consiglio, che la nascita di un nuovo governo Rollandin con una nuova maggioranza regionale non rappresenta affatto un segno di discontinuità, anzi, si continua esattamente sulla stessa strada, che noi riteniamo non essere quella corretta. Lo dimostra anche il fatto dei documenti che sono stati prodotti in questa occasione e, tra l'altro, voglio citare che l'articolo 8 noi non l'abbiamo avuto.
(Voce fuori microfono)
Era sufficiente, Presidente, venire in Commissione per dare qualche delucidazione in più e probabilmente il dibattito avrebbe avuto un altro solco di discussione. Lo stesso innesto del PD, oggi tutto renziano diversamente dal passato, sembra andare esattamente nel senso di un esecutivo con un membro che decide e un'Assemblea regionale che prende, spesso e volentieri non potendo neanche discutere. Sarà questione di tempo; speriamo, non è mai troppo tardi! Ma quello che preoccupa è lo stato della finanza pubblica regionale, come si evidenzia dai numeri. I tagli subìti sono sempre più impressionanti e colpiscono in profondità l'autonomia valdostana: 236 milioni nel 2014, 150 milioni le prospettive future; questo è grave! È grave perché l'autonomia con scarse risorse è monca e in difficoltà, specie se l'aggressione alle finanze regionali si ribalta poi, per quanto è possibile, con una riduzione dei trasferimenti sia agli Enti locali, che sono una nostra risorsa, sia all'economia in generale, ma anche allo stesso welfare, citato anche dal Consigliere Marquis. Per non dire poi della galassia delle partecipate che ruotano attorno a scelte che stanno facendo capire che le cose non funzionano; vedi il casinò e CVA in questi giorni.
Tra quello che colpisce di più c'è il peggioramento generale del benessere dei valdostani. Assessore Marquis, ex assessore, lei dice che in Valle d'Aosta si sta meglio e non patiamo la crisi. No, la crisi economica persiste e continua a mordere anche in Valle d'Aosta! A questo proposito, io prendo atto delle relazioni della Sezione di controllo della Corte dei conti e, in secondo luogo, del rapporto annuale di un'istituzione statale quale è la Banca d'Italia. Faccio qualche breve annotazione sulla relazione della Corte dei conti sul rendiconto generale. La premessa è condivisibile, laddove si parla di utilizzo delle risorse, dei risultati conseguiti, di riorganizzazione, di semplificazione degli apparati pubblici e di altro ancora. Certo, pesano - come ricorda la Sezione di controllo - la riduzione delle risorse disponibili e l'andamento economico complessivo sul territorio, con segni di deterioramento e non positivi, visibili nei trend dei principali indicatori di crescita. Emergono questioni precise, come l'opportunità di un documento programmatico annuale, di maggior trasparenza dei fondi pubblici trasferiti a soggetti quali le partecipate (specificatamente la Gestione speciale di Finaosta), di un miglioramento delle procedure contabili, di un'attenzione più forte sulla gestione finanziaria degli Enti locali. Interessanti, inoltre, le pagine sull'impatto delle manovre finanziarie e del bilancio regionale sul contenzioso presso la Corte Costituzionale; oggi noi siamo a conoscenza che questi contenziosi verranno aboliti.
Il cuore della relazione riguarda il rendiconto. Ribadisco come resti imponente il ricorso alla Gestione speciale di Finaosta, seppur finalizzato agli investimenti. La mancanza di una programmazione nel settore sanitario e del sociale è evidenziata in diverse parti. Crolla l'agricoltura, l'edilizia pubblica, il governo del territorio, come dicono le cifre riportate. La chiarezza e la trasparenza evocate dalla Corte dei conti sono da tempo anche oggetto delle richieste che come minoranza abbiamo fatto in quest'aula. Mi riferisco alle partecipate e al casinò in cui rimangono dei buchi oscuri; mi riferisco soprattutto al casinò, dove il tutto fa temere il peggio.
Se per la Corte dei conti le cose non vanno bene, per la Banca d'Italia non è sicuramente meglio. L'analisi dell'economia regionale presentata nel mese scorso purtroppo non fa che confermare un quadro poco roseo e che la situazione resta del tutto grave. Nel 2014 è continuata la fase recessiva e, in base alle stime, il PIL è ulteriormente sceso dello 0,2 percento. Tutti i settori hanno risentito pesantemente della perdita di potere d'acquisto delle famiglie, mentre sono pochi gli elementi presentati all'interno del documento che forniscono dati saldi positivi, e questo ci deve fare riflettere. La Valle d'Aosta subisce questa situazione complessiva e le azioni assunte per contrastare i problemi non possono ovviamente essere da sole risolutive. Auspichiamo, non solo per l'Italia ma anche per la Valle d'Aosta, che anche l'Unione Europea faccia il suo dovere per creare sviluppo ed occupazione.
L'occasione, infine, è significativa per qualche riflessione più politica in tema di finanze regionali. Quello che colpisce di questa fase politica, specie nei rapporti finanziari con Roma, che sono degli architravi della nostra autonomia speciale, è che i conti non tornano. Ne abbiamo discusso questa mattina e abbiamo cercato di capire chi la vede in un modo e chi nell'altro. Il comitato disposto di diversi elementi (tagli al riparto, riserva erariale a favore dello Stato, difficoltà di negoziare il Patto di stabilità, fortunatamente adesso risolto con delle certezze) hanno creato una situazione in cui le finanze regionali sono davvero al tracollo e le ristrettezze mostrano con tutta evidenza la difficoltà e le mancanze del governo regionale, ma soprattutto le difficoltà a difendere la nostra autonomia speciale. È questo l'aspetto fondamentale! Avremo anche avuto delle certezze questa mattina, ma io credo che si possa anche attivare approcci diversi!
Vedo che il documento in prima pagina pone la questione del riequilibrio, ma questo vuol dire che quello che avevamo non andava bene! Io non partirei da un riequilibrio. I contenziosi: quali sono quelli ancora in atto? Probabilmente ne avevamo a favore e sarebbe opportuno fare una distinta di questi contenziosi. Questo crea la necessità di un cambio di passo e lei, Presidente, deve prendere atto di un'impotenza di fatto che indebolisce la nostra autonomia speciale. Dico questo con dispiacere e non c'è alcun compiacimento per i risultati negativi, neanche da parte nostra. Nessuno può avere il desiderio di una sorta di autodistruzione della nostra autonomia. Pertanto invitiamo con forza ad un serio cambiamento, attraverso un coinvolgimento istituzionale maggiore, non solo a parole, ma nei fatti. Abbiamo sentito diverse volte in quest'aula la disponibilità al confronto e al dialogo su argomenti importantissimi quali questi. Allora è importante questo aspetto: non solo a parole, ma a fatti! La realtà è talmente desolante che non bastano più toni e propositi, perché purtroppo basta guardarsi intorno per capire quante preoccupazioni ormai ci siano.
Nel merito della questione, le norme sul riparto oggi in vigore sono risultate deboli per difendere le nostre finanze e hanno impoverito la Valle d'Aosta. Vorrei seguire le riforme. L'aveva già citato il collega Farcoz: la Commissione paritetica, oggi guidata dal Professor Louvin che abbiamo avuto l'occasione di audire in I Commissione, ha illustrato un quadro tutt'altro che positivo, una sorta di rassegnazione, come se l'autonomia fosse finita nei saldi di fine stagione. Ha parlato delle problematiche sull'intesa, della modificazione degli statuti, del Titolo quinto della Costituzione, "non va uno se non va l'altro". Un quadro desolante, per cui mi chiedo: quali norme di attuazione chiederà alla Commissione paritetica la Regione? Norme di attuazione già varate, tra l'altro, ma mai applicate in concreto, con una vicenda di inaudita gravità per il rispetto della nostra autonomia.
Non le sfuggirà, Presidente, la portata di queste nostre domande. Ci sono dei livelli di sopportazione nella violazione delle regole costituzionali, che non possono essere più oltrepassate. È vero, saranno evitati i contenziosi, ma credo che qui vada posto seriamente un dibattito. Penso che si debba reagire e - per favore! - sarà importante attivare quel cammino di cambiamento, attraverso una maggiore collaborazione e uno stretto contatto, per capire come e se questo momento difficile potrà incidere, non solo ovviamente, come è nostro interesse, sulla tenuta della nostra economia, ma anche sulla fiscalità e di conseguenza sugli introiti del nostro riparto fiscale. Non lo dovete fare per un favore all'opposizione, ma perché la comunità intera guarda ormai al Palazzo con sfiducia, e questa situazione è una responsabilità ben chiara, che continueremo a evocare in quest'aula. Noi restiamo preoccupatissimi, perché spesso nell'aridità dei numeri si trova più facilmente la verità di tanti discorsi.
Presidente - Grazie. La parola al Consigliere Grosjean.
Grosjean (UVP) - Merci Président.
In questa mattinata piuttosto difficile, dove stanno emergendo delle criticità veramente impressionanti, io volevo ritornare al settore che mi appartiene, all'agricoltura, per fare una piccola analisi su questo assestamento. Il mondo dell'agricoltura è drasticamente dimenticato e maltrattato da questa Amministrazione. Gli avevamo destinato 18 milioni e 600.000 euro nel bilancio, ma vedo che ne sono stati impiegati solo 16 milioni e 500, quindi con un avanzo di 2 milioni e 100.000 euro. Verrebbe da pensare, in un'amministrazione normale, che tutto va bene, che non ci sono pregressi, che non ci sono altre spese e quindi non siamo riusciti a investire tutto, questo almeno per il modo di ragionare dal punto di vista economico di un'azienda agricola. Però, mi chiedo, il pregresso del PSR, le aziende che aspettano dal 2009 i contributi - adesso sembra che sia una parola brutta - o gli aiuti dalla Comunità Europea? Dal 2009 ci sono aziende che aspettano soldi e noi facciamo un avanzo di bilancio. Non si poteva immaginare, magari, di andare a rifornire di un po' di soldi l'AGEA, per poter pagare anche queste? Perché sembrerebbe che la motivazione principale sia che non ci sono i soldi e che non possono pagare perché non ci sono i soldi. E noi facciamo un avanzo di bilancio. Poi lo spiegherete agli agricoltori! Sono 140 aziende, ma tanto sono solo contadini: un po' più un po' meno, anche se chiudono le stalle cosa succede? Niente!
Consorzi di miglioramento fondiario: qui, altro che avanzo! Qui ce n'era per provare a coprire qualcosa. Mi pareva di aver intuito un po' di giorni fa che forse ci sarebbe stato un rifinanziamento, almeno per quanto riguarda le spese di gestione, ma dalle tabelle che ho visto mi sembra che non ci sia niente. Ancora una volta il mondo dell'agricoltura viene decisamente maltrattato. Dalla relazione del collega La Torre sul riassestamento, vedo che non compare la parola agricoltura. Sulla legge 60 ho visto un po' di tabelle e mi sembra che comunque qualcosina sia stato riassegnato all'agricoltura: se ho capito bene, sono circa 600.000 euro, di cui 217.000 per la tenuta dell'albo genealogico - giustamente, erano soldi dovuti - e il resto sono piccole cifre.
Vorrei chiedere due o tre spiegazioni all'Assessore competente su quello che riguarda le spese sui fondi assegnati per gli interventi di potenziamento dei servizi fitosanitari, per capire di cosa si tratta. Soprattutto, vorrei capire l'intervento di 250.000 euro sulla legge finanziaria dagli anni 2008 a 2010, "Disciplina di Interventi regionali in materia di Agricoltura e di Sviluppo Rurale. Modificazione alla Legge regionale 16 novembre 1999, n. 36 e 28 aprile 2003, n. 18". Da quello che sono riuscito a risalire, mi sembra che si tratti di due norme: una legata alla Route des Vins - mi fa veramente piacere che si immagini di rifinanziarla - e l'altra su "Disposizioni in materia di controlli - speriamo pochi - e promozione delle produzioni agricole ottenute mediante metodi biologici". Mi pare di capire che siano due provvedimenti di settore e vorrei avere delle delucidazioni su che tipo di interventi verranno fatti su queste leggi. Chiederei veramente all'Assessore se c'è l'intenzione di rilanciarle e - se ho capito male me lo spiegherà - ringrazio per la volontà di aver messo questi soldi su tali capitoli: se potrà magari venircelo a spiegare anche in Commissione agricoltura alla ripresa dei lavori, per capire veramente come si intende rilanciare questi due settori. Grazie.
Si dà atto che alle ore 11,46 assume la presidenza il Vicepresidente Rosset.
Rosset (Presidente) - Ci sono altri interventi? Ricordo che siamo in discussione generale. Ha chiesto la parola il Consigliere Bertschy, ne ha la facoltà.
Bertschy (UVP) - Grazie Presidente.
Un intervento in discussione generale che non ripeterà le tante cose dette, devo dire con estrema competenza, dai colleghi del gruppo UVP, dal gruppo ALPE, dal collega Cognetta e arricchite da chi, in maggioranza, ha comunque fatto sentire la sua voce. È evidente che sono diverse le posizioni politiche di partenza, ma anche la conoscenza degli argomenti che si trattano e questo ci mette in condizione tante volte di dover risalire la strada che ci allontana qui in aula. È stato ribadito con forza e lo richiediamo con ancora più forza di prima, visto che i numeri delle opposizioni sono più limitati rispetto a prima, il rispetto per il lavoro che dobbiamo fare tutti insieme. L'obiettivo non è discutere di scelte che giudichiamo sbagliate a priori, ma è di poter discutere delle scelte al momento giusto e nel momento opportuno. Io credo che, Presidente, nonostante la sua esperienza possa essere utile a lei, al suo governo e al suo Assessore alle Finanze, sia utile mettere tutti in condizione di portare in un tavolo di lavoro, che chiediamo dal 2013 e che forse altri hanno chiesto prima di noi, la possibilità di discutere, di esprimere degli indirizzi politici e di costruire degli atti amministrativi.
Qui ho sentito interventi che possono essere giudicati politicamente sbagliati o giusti, ma sono discorsi che sono entrati nel merito delle questioni con competenza e con l'assoluta volontà di contribuire a costruire qualche cosa di utile per la Valle d'Aosta, con la capacità di non dividersi sulle cose che vorremmo fare per il futuro della nostra regione. Non più tardi di ieri sera eravamo a Pont-Saint-Martin, con il nuovo rappresentante del governo del PD, l'Assessore Donzel, e non c'è stato motivo di creare discussioni o divisioni in una serata che aveva come tema il lavoro, i problemi delle persone dell'occupazione. Non è su questi temi che noi abbiamo bisogno di creare della disarmonia nella comunità, non abbiamo nessun problema a sostenere progetti che vadano nella direzione di aiutare le persone, soprattutto quelle in difficoltà. Quindi, ci dispiace che a volte le reazioni piccate, anche da parte sua, Presidente, ci vogliano far passare come quei bambini viziati che criticano tutto per non aver avuto la possibilità di discutere al momento giusto le cose; non è questo il nostro atteggiamento.
La nostra paura è di perdere un pezzo alla volta l'autonomia che abbiamo ereditato, che dobbiamo difendere e lei è il primo a doverla difendere; credo che lei lavori per difenderla, ma spesso si dimentica di farsi aiutare a custodire questa autonomia. Dico questo perché avremmo voglia - se lo abbiamo dichiarato è perché siamo stati più volte su questi argomenti - di dare il nostro contributo. Il momento che la Valle d'Aosta vive è talmente grave che non basta fare opposizione per tirare su qualche voto o per essere in pace con la propria coscienza. A noi questo non interessa e non siamo un movimento che è nato per aumentare il consenso dicendo che tutto non va bene. Abbiamo delle proposte e un programma elettorale alle spalle - lo condividevamo anche con chi oggi lo condivide con voi! - quindi queste proposte possono stare in un tavolo di lavoro tranquillamente per essere discusse, magari non accettate, ma quanto meno discusse.
L'atteggiamento sereno del suo intervento, collega Marquis, che tra l'altro apprezzo, a noi non manca! Anzi, più volte abbiamo detto che verso la comunità dobbiamo rivolgerci in senso positivo, cercando di costruire un elemento di speranza, perché la gente è disperata, gli imprenditori sono disperati! Non ne parliamo mai, ma lo faremo alla ripresa dei lavori: avevamo chiesto con un ordine del giorno, a settembre durante l'approvazione del bilancio, di costituire un fondo speciale per le imprese edili, le piccole imprese del territorio, ma ancora oggi non ne abbiamo notizia. È chiaro che se le risorse non ci sono diventa difficile distribuirle, però noi abbiamo settori che sono in completa crisi. Rispetto a questo l'atteggiamento è quello della speranza, però per darla c'è bisogno di risorse e per averle dobbiamo difendere con forza la nostra autonomia. Non basta accettare semplicemente un tavolo di lavoro, dove poi alla firma si arriva senza aver costruito il percorso per essere convinti di aver fatto tutto il possibile.
Ripeto che, quando si parla di 150 milioni di euro, ci deve essere qualcosa che non è compreso. Io spero veramente che noi abbiamo sbagliato qualcosa nel leggere questi documenti, perché se abbiamo firmato un accordo che ci porta indietro di 150 milioni di euro, credo che andrà valutato con attenzione quello che succede. Nell'articolato si dice, per esempio, che subentriamo nel contratto con Trenitalia: "le parti concordano in via definitiva che la Regione subentri allo Stato nei rapporti attivi e passivi connessi all'erogazione da parte di Trenitalia". Ma io spero che qualcuno quantomeno sappia se ci sono rapporti passivi, perché quelli attivi sono i contratti. Noi dalla lettura di questo non sappiamo niente; probabilmente lo saprete voi, speriamo che lo sappiate voi! Però è chiaro che oggi siamo nella condizione di essere per forza nella situazione di farvi delle domande, perché non abbiamo potuto farle al momento opportuno. Più volte anche i miei colleghi hanno parlato di metodo: speriamo che sia l'ultima volta e che per il futuro ci mettiamo nella condizione di lavorare con metodo.
Gli accordi che abbiamo firmato in passato sono stati ribaditi e noi ne parleremo alla ripresa dei lavori. Sicuramente l'origine di questi accordi era la volontà di garantire una autonomia finanziaria alla nostra Regione. Oggi non è così, tanto è vero che siamo corsi ai ripari più volte con degli accordi a metà anno che hanno dovuto comunque cercare di mantenere e salvaguardare un minimo di speranza e di certezza per il futuro. Le Regioni a statuto speciale del Nord ci hanno superato sicuramente per quello che riguarda l'autonomia tributaria degli Enti locali e su questo non c'è dubbio, perché fanno cose che noi in Valle d'Aosta non possiamo fare; l'obbligo del ricorso da parte dei nostri Comuni al TAR del Lazio per cercare di recuperare delle risorse, nelle altre autonomie non è successo. Consolidato, e si va avanti così!
Detto questo, certo che non è facile e io immagino che i rapporti con lo Stato siano l'argomento che più preoccupa tutti quanti, perché lo Stato è sotto continua tortura e minaccia da parte della Comunità Europea e di conseguenza farà e lavorerà sulle Regioni in questo senso. Ma è ben per questo che noi ci siamo dotati di una autonomia, è ben per questo che noi dobbiamo uscire da questo percorso vizioso che ci obbliga, una volta per legislatura, a fare degli accordi con chi governa a Roma. Cerchiamo di ripartire da qualche cosa che sia diverso, dalle competenze e dalle capacità che sono in questa aula, per costruire impianti finanziari che stiano in piedi, Assessore! L'impegno che dedica credo sia totale, ma il fatto di arrivare con un accordo che non accoglie la soddisfazione delle opposizioni, le quali non possono non essere soddisfatte di un buon accordo (non avremmo motivo per non essere soddisfatti per un buon accordo), è comunque sintomo di qualcosa che a voi è sfuggita politicamente. Siete voi che governate, siete voi che dovete metterci nelle condizioni di capire quello che fate e magari anche di sostenerlo! Abbiamo dimostrato che siamo in grado di sostenere le cose fatte bene, però ci dovete mettere nelle condizioni di poter capire le cose che fate e di sostenerle.
Si può parlare di assestamento e si può parlare di tante cose. Questo è il bilancio che ha tolto i soldi agli oratori per mantenere chissà quali servizi, tanto per fare dei piccoli esempi, come potremmo farne tanti. Un'affermazione ieri è stata ribadita e sottolineata in aula da più parti: è finita un'epoca. Era finita anche quando avevamo fatto il bilancio 2014 e anche nel 2013. Facciamola pure finire ancora una volta, però se vogliamo riorganizzare un sistema non si fa a colpi di capitoli di bilancio, ma pensando a delle riforme strutturali e mettendo in condizioni il popolo valdostano di avere i servizi che hanno altri. Qui è stato più volte ribadito che, oltre a non avere i soldi, non abbiamo i servizi, cioè la gente per muoversi e per uscire dalla Valle d'Aosta spende soldi e denari. La vita costa di più anche perché non ci siamo dotati di quelle infrastrutture che permettono di avere del benessere quotidiano e di avere minori costi nel vivere la nostra vita. Quindi questa non è solo una riforma di bilancio che ci deve portare a stare nell'ambito dei nostri servizi nelle quote che oggi abbiamo, sperando di essere capaci poi di aumentarle in futuro. È una riforma che deve ripensare la vita della comunità. La può fare solo il Presidente Rollandin? La può fare solo l'Assessore alle Finanze? C'è voglia finalmente di aprire un dialogo? Gli ex alleati del PD ci vogliono aiutare, ora che sono in maggioranza, a costruire un dialogo migliore tra le forze politiche presenti in aula? C'è la possibilità di fare questo? La nuova fase della quale parla l'Assessore - lapsus! - il capogruppo Marquis si può effettivamente vedere? Gli si può dare un nuovo avvio a settembre, quando riprenderemo il lavori? Sono tutte domande e interrogativi che ci facciamo, perché tutte le volte sembra di essere sul punto di poter dialogare - non abbiamo mai confuso il dialogo con la richiesta di posti di governo - ma poi dopo questo discorso rimane fermo lì.
Oggi, il tema di una discussione così importante e che prevede una serie di punti all'ordine del giorno infiniti, tra le relazioni della Corte dei conti e i disegni di legge, ci obbliga a perdere più tempo su un argomento che non è neanche iscritto all'ordine del giorno, ma che diventa un elemento di novità assolutamente decisivo per il nostro futuro e che non abbiamo neanche potuto studiare. Questa è la sostanza della discussione di oggi! Io chiedo ai capigruppo dei movimenti e dei gruppi, che sono qui oggi in rappresentanza dei loro movimenti o partiti, di assumere la responsabilità di creare finalmente le condizioni di dialogo che più volte sono state annunciate e - come ha detto bene il Presidente che in questo momento sta presiedendo il lavori dell'aula, il collega Andrea Rosset - di passare dalle parole ai fatti, perché di enunciazioni ne abbiamo sentite anche troppe.
Non ci si innamora delle discussioni sull'assestamento, anche perché si ha la possibilità di leggere tutto quello che ci sta dietro e quello che in termini amministrativi diventa poi un documento finale. Non è su quest'ultimo che oggi apriamo una nuova fase, perché purtroppo quello chiude la vecchia fase e l'enunciazione dell'Assessore alle Finanze ci fa dire che probabilmente siamo finalmente in un'altra situazione. Vedremo se finalmente nella costruzione del nuovo bilancio e nei prossimi passaggi dei rapporti con lo Stato e in tutto quello che ci sarà, esisterà la capacità di costruire un momento di dibattito politico in Consiglio regionale e dei successivi momenti di approfondimento nelle Commissioni, per costruire delle deliberazioni di Giunta che abbiamo quanto meno degli indirizzi politici alle spalle. Abbiamo visto, e lo ribadisco per l'ultima volta, che essere precursori non sempre vuol dire raggiungere gli obiettivi migliori e il nostro accordo sul federalismo fiscale oggi è ampiamente superato dalle altre Regioni a statuto speciale. Porteremo documenti da discutere, perché non vogliamo avere la verità in tasca. Porteremo documenti da discutere, così ci confronteremo concretamente, non sulle enunciazioni e sugli articoli, ma sulla cose che poi rimangono sul territorio, su quello che si vive come cittadini, come amministratori degli Enti locali e come Amministrazione della Regione. Se le cose che diremo non avranno ragione di essere sostenute, non avremo paura di farlo, però vogliamo che si creino finalmente le condizioni per parlare di quello che deve stare al centro della nostra discussione, ovvero la difesa dell'autonomia e di una buona autonomia per il benessere e la qualità della vita dei nostri cittadini, dei valdostani soprattutto. Grazie.
Presidente - Ha chiesto la parola la Consigliera Certan, ne ha la facoltà.
Certan (ALPE) - Sì, grazie Presidente.
Penso che alcune cose saranno sicuramente ripetute e risottolineate. Credo che innanzitutto vada ridetto che l'atteggiamento e il modo di agire, di affrontare da parte della maggioranza questa discussione sull'assestamento è quanto meno offensivo nei confronti del ruolo dei Consiglieri e nei confronti quindi anche dei valdostani, perché credo che ognuno di noi, ogni Consigliere, rappresentante di una parte di popolazione...credo che debba innanzitutto esserci rispetto e si debba partire almeno con la stessa documentazione e, direi, giocare ad armi pari.
Al di là dei ruoli, guardi la sottolineatura...l'esempio per dimostrare questo è facilissimo. Ieri, con tutto il rispetto per la relazione che il collega La Torre ha fatto...l'ha letta per tre quarti d'ora, ce l'avevamo già nella documentazione e ce l'eravamo già letta, avevamo già sottolineato e evidenziato tutti i passaggi che credevamo di dover discutere; per educazione e per rispetto del lavoro del collega Donzel, ci siamo riascoltati e riletti tutta la relazione e poi però per magia questa mattina ci siamo dovuti mettere a leggere un documento che voi avete siglato, che il Presidente e il Ministro hanno siglato il 21 luglio e di cui però nessuno aveva traccia: ecco questo è il rispetto che si ha per il ruolo dei Consiglieri! Detto questo, nessun senso di frustrazione che sia ben chiaro, ma lo sottolineo perché i valdostani sappiano come noi lavoriamo, sappiano in che condizioni alcuni Consiglieri lavorano e se c'è stata la possibilità - così mettiamo in chiaro bene tutto - di fare un accordo e quest'accordo porterà dei vantaggi all'Amministrazione, alla maggioranza e quindi a tutta la Valle d'Aosta, ben venga e se quest'accordo ha portato delle variazioni anche nell'assestamento di bilancio, ben venga, ci mancherebbe, nessuno di noi ha chiesto o si è lamentato di questo, ma almeno esserne a conoscenza, almeno non essere presi in giro!
Collega Farcoz, qualcuno ha parlato di segni evidenti di collaborazione da parte dello Stato, l'Assessore Perron ieri l'ha detto in un altro modo: "la partita con lo Stato è dura e si gioca in modo duro", beh, a maggior ragione perché non c'è stato dato ieri questo documento? Collega, anzi scusi, Assessore Donzel, lei che per tanto tempo ha decantato e filosofeggiato questioni di metodo, sul rispetto, dov'era il 21 luglio quando avete o hanno siglato l'accordo? Perché non ha preteso e non ha chiesto che ci fosse dato ieri sera questo documento? Perché gli altri documenti ce li siamo scaricati da internet, ce li siamo trovati da soli, questo non era possibile, ma abbiamo capito che c'era perché l'articolo 8bis inizia proprio con: "il Ministro delle finanze e il Presidente sulla base dell'accordo...", eccetera, insomma, le regole sono state cambiate in corsa. È come se un atleta fosse in gara ai blocchi di partenza, partisse per i 400 metri e poi si trovasse invece a correre dei 400 metri ad ostacoli. La stessa cosa, se preferite, andando sul lato invernale, è come se al cancelletto di partenza un atleta partisse per fare uno slalom e poi invece si ritrovasse i paletti da gigante, è un po' così. Noi abbiamo affrontato questa discussione sul rendiconto, sull'assestamento e poi questi nuovi accordi in questo modo... Non abbiamo detto che è meglio, che è peggio, che è un accordo negativo, non abbiamo detto questo: quello che diciamo è che non va bene cambiare le regole, le carte in tavola in corsa.
Certo, da un certo punto di vista, può essere visto come un grande risultato ottenuto. Io lo leggo...noi, come gruppo ALPE, lo leggiamo invece in un altro modo: dimostra tutta la debolezza della gestione di questa maggioranza da parte del Presidente Rollandin, una maggioranza che è talmente forte che ha dovuto assecondare sete di poltrone varie, ad Aosta stiamo già vedendo come...se il buongiorno si vede dal mattino, non abbiamo che da migliorare, andrà benissimo...e in Consiglio, chiaramente, assecondate tutti i vari equilibri...e poi però diciamo che in Valle d'Aosta è finita un'epoca, tutto è cambiato. Il collega Marquis ha detto: "abbiamo retto meglio degli altri", beh, oddio, abbiamo un 20 percento di giovani, che potrebbero essere giovani lavoratori, che sono disoccupati, una delle percentuali più alte di tutta Italia, abbiamo l'abbandono scolastico, la dispersione scolastica tra le più alte d'Italia, abbiamo una ferrovia da Far West, siamo all'ouest infatti, un'autostrada carissima e ieri abbiamo dovuto sentirci dire che la ferrovia non può neppure essere utilizzata per rilanciare il turismo, perché ci vogliono sette ore da Milano più o meno per arrivare alle Terme di Pré-Saint-Didier...
(interruzione dell'Assessore Marguerettaz, fuori microfono)
...da Milano nove?
(nuova interruzione dell'Assessore Marguerettaz, fuori microfono)
...ah, nove da Milano, scusi Assessore, le avevo abbonato due ore, ha ragione.
Mi chiedo chi abbia governato fino ad oggi, per sette anni credo che abbiamo aspettato che lo Stato finalmente - e che il PD entrasse in maggioranza - ci siglasse un accordo, poi meno male che con quest'accordo riusciamo ad andare a mettere a posto il pregresso, 70 milioni che sicuramente l'abilità del Presidente della Regione saprà dislocare e sistemare nel giusto cassetto. Speriamo che poi, nel momento in cui bisognerà cercare di dare un nuovo élan alla Valle d'Aosta, si possa finalmente partire senza questo famoso pregresso e questi anni 2011, 2012 e 2013.
Abbiamo sentito dire: "è finita un'epoca", sì, è finita un'epoca e si continua però a vivere con gli sfarzi; qualcuno dice: "l'abbondanza di un'epoca è finita"...ecco, non c'è mica da gioire che l'abbondanza di un'epoca sia finita! ALPE di sicuro non ha mai gioito e non ha mai auspicato questo. Mai ALPE si è lamentata che la Valle d'Aosta avesse le risorse, anzi ha sempre criticato il modus operandi con cui si sono utilizzate queste risorse, queste risorse sono state mal programmate, tant'è che oggi - come ricordava giustamente il collega Bertschy, ma lo ha ricordato ieri con i dati e in modo chiaro il nostro Capogruppo Chatrian - non solo ci ritroviamo ad avere problemi, ad essere concorrenti con altre Regioni, ma non abbiamo neanche più le risorse per la manutenzione dei grandi exploit che abbiamo fatto. Siamo senza risorse per la manutenzione e non abbiamo programmato nulla che adesso possa essere in qualche modo messo in sinergia e utilizzato per il rilancio dell'economia, del lavoro e del turismo, quindi non abbiamo mai programmato queste risorse in modo serio, le abbiamo usate in modo clientelare, quello sì, sono state utilizzate in modo eccelso da qualcuno. Non abbiamo fatto scelte di campo, ma abbiamo sempre...anzi sono sempre state sperperate le risorse e date secondo richiesta, senza visione, si davano quando qualcuno veniva a bussare alla porta col cappello in mano, abbiamo detto. Siamo riusciti a smantellare anche un sistema delle autonomie locali e degli Enti locali che funzionava, siamo riusciti a smantellare pure quello in questi due anni, in questi ultimi anni. Tutto male? No, sicuramente noi non abbiamo mai detto che in Valle d'Aosta va male tutto, abbiamo però "viaggiato" perdendo tante occasioni e le hanno perse soprattutto la Valle d'Aosta e i valdostani: hanno perso tante occasioni per colpa di chi al potere ha gestito male le nostre risorse e non ha saputo imprimere quel cambio culturale di cui c'è bisogno. È vero anche che il cambio culturale che è necessario richiede che venga fatta cultura anche nel modo di governare, mentre noi ormai da anni siamo abituati...in questi anni siamo stati abituati da chi si occupa di cultura, ma non solo, all'effettuazione dell'intrattenimento culturale e non della vera cultura.
Certo, la dimostrazione della debolezza in cui siamo, da un punto di vista politico soprattutto, la si legge nelle premesse, nelle finalità di quest'accordo che direi è un "accordo guinzaglio", è un guinzaglio diverso da quello di Palazzo Grazioli, ma è sempre un guinzaglio, cambia il padrone che tiene il guinzaglio, ma alla fine è sempre un guinzaglio, lo si legge nelle finalità: "riequilibrare, regolare le controversie in armonia con il principio di leale collaborazione". Beh, c'è da chiedersi chi è che sia venuto meno a questa leale collaborazione, a questo riequilibrio in questi anni. Noi almeno, non avendo governato, in questo non abbiamo questa responsabilità, quindi di sicuro...mi chiedo come si possa definire o comunque trionfare per quest'accordo. Ripeto: probabilmente abbiamo...piuttosto che ancora cadere nel baratro totalmente, va bene anche questo, qualcuno dice: "piuttosto che niente è meglio piuttosto".
Ha fatto bene qualcuno a chiedere dov'è finita la nostra autonomia e più che la salute dovremmo capire se siamo ancora in grado, come valdostani, a non farla morire, dal momento che passiamo da un accordo all'altro, ogni volta abbiamo bisogno di qualcuno che ci tuteli, non siamo più competitivi in questo e ogni volta abbiamo bisogno di mettere una toppa. Ecco, di solito le toppe è meglio metterle piuttosto che andare via con i pantaloni scuciti, ma, quando si mettono le toppe, di solito i pantaloni sono alla fine e servono solo per tirare avanti ancora per un po' e questo è il più grande rammarico per la Valle d'Aosta.
Presidente - Altri interventi? Visto che non tutte le forze politiche hanno preso la parola, per l'alternanza se possiamo...ha chiesto la parola il Consigliere Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Grazie Presidente.
L'Assessore Perron ha detto: "si può sempre fare meglio", siamo d'accordo anche noi, colleghi. L'accordo è sicuramente una mediazione tra interessi a volte anche contrapposti, io non so se è un buon accordo, un ottimo accordo, può essere comunque considerato e deve essere ritenuto comunque un passo avanti. Noi non pensiamo male di quest'accordo siglato il 21 luglio, anche perché siamo qui anche noi da anni ormai a discutere di una situazione di impasse non solo di tipo contabile, ma anche di tipo politico che ha tenuto in sospeso disponibilità di spese e che non ha contribuito in alcun modo ad attenuare condizioni di tensione con il livello centrale inutili, dannose, tensioni e sospensioni che abbiamo potuto verificare negli anni non hanno creato di sicuro una condizione positiva per la nostra Regione. Certo si poteva continuare con un braccio di ferro infinito, con contenziosi dagli esiti imprevedibili, anzi purtroppo abbastanza prevedibili, vista la situazione, visti i precedenti, vista la casistica. Abbiamo discusso per molto tempo sulle possibili soluzioni alle varie partite aperte, ma alla fine ci siamo resi conto, perlomeno noi del gruppo PD-Sinistra VdA, che la mancata definizione di un quadro normativo e politico non poteva fare altro che depotenziare e impedire ogni iniziativa. Oggi siamo qua a prendere atto, volenti o nolenti, che almeno un chiarimento è stato fatto, i cui sospesi - dei quali discutiamo da tempi immemorabili - sono stati quanto meno definiti. Si ricomincia oggi con prospettive nuove - mi riferisco sempre all'accordo che è stato stipulato -, ma soprattutto sapendo quali sono i fondamenti sui quali sviluppare la prossima azione politica.
Per quello che ci riguarda, quindi il giudizio su quest'accordo è un giudizio non negativo, un giudizio sostanzialmente, prudenzialmente positivo, perché, come si diceva, lo avete detto voi per primi, si può sempre fare meglio, si può sempre raggiungere l'assoluto, ci si può sempre mettere all'interno di un imbuto in cui non so chi tra il Governo, le forze...diciamo la forza centrale e le Regioni ha la possibilità di vincere. Di quest'accordo ce n'era bisogno, lo abbiamo sempre detto, lo dicevamo dall'opposizione, si sono sbloccate delle vertenze, si è sbloccata la difficile vertenza con Trenitalia che andava avanti anche lì da anni; 70 milioni sono stati, diciamo, messi sul tavolo per dare un punto di definitiva conclusione a questo capitolo, che non era un capitolo che poteva creare comunque delle condizioni di tranquillità e per dare un punto di avvio alla futura gestione da parte della nostra Regione di questa partita. È importante che ci sia comunque un'idea di certezza rispetto alle poste, rispetto alla partenza di una nuova e rinnovata possibilità di confronto con il livello nazionale.
Rispetto all'assestamento, è ovvio che parliamo di disponibilità finanziarie estremamente limitate, parliamo di disponibilità che, in confronto a quelle alle quali eravamo abituati, effettivamente lasciano poca possibilità anche di gestione. Disponibilità finanziarie che non possono essere distribuite a piene mani, a larghe mani, ma che devono essere centrate su capitoli precisi e su capitoli che in qualche maniera magari nel passato avevano così...potevano essere non dico marginali, ma potevano essere aggiuntive a tante altre possibilità di impiego dei fondi. Oggi leggiamo nella legge di assestamento un indirizzo, per quello che ci riguarda, un indirizzo anche positivo, una parte notevole di quelle risorse, di queste risorse sono destinate alla sanità, certo bisogna - sono d'accordo con la collega Morelli - continuare nel discorso della riorganizzazione del sistema sanitario tra i punti dei nostri impegni all'interno della maggioranza vi è anche una riorganizzazione del territorio, territorio che abbiamo sempre ribadito in questi due anni è il necessario filtro affinché le prestazioni sanitarie siano il più possibile appropriate, affinché l'ospedale diventi davvero l'ultima ratio, il luogo in cui destinare, diciamo, le cure degli acuti e non un luogo di sosta perché il territorio non funziona, 6 milioni e mezzo non sono poche risorse se confrontate rispetto al complessivo. Ripeto: in un'ottica sicuramente che ci è propria, che è propria anche della V Commissione, io penso che su quest'argomento nello specifico da qua in poi, anche in un'ottica proprio di lavoro il più collegiale possibile, si possa comunque lavorare e continuare a lavorare come abbiamo fatto fino ad ora nell'interesse dei cittadini.
Rispetto alle risorse poi e ad altri capitoli, vediamo un'attenzione particolare verso le fasce più deboli, forse proprio dovuta anche alla limitatezza, come dicevo prima, delle risorse. Alla fine si devono fare delle scelte, quindi si sono accolti anche dei suggerimenti e delle richieste fatte dalle opposizioni nel passato, l'alimentazione, per esempio, di questo fondo sull'inclusione sociale che...alimentazione che potrà poi essere, diciamo, discussa e decisa successivamente rispetto alla propria destinazione, la possibilità che anche i nefropatici cronici trapiantati...una battaglia che è stata fatta nelle fila dell'opposizione, cioè dell'ampliamento e della possibilità di riconoscimento anche per queste categorie di contributi e di aiuti. Insomma, un indirizzo sostanzialmente che a noi non dispiace, lo dico essendo entrati da poco in maggioranza, quindi non avendo potuto partecipare anche direttamente ai ragionamenti, alle elaborazioni che ci sono state intorno a questo provvedimento di legge; delle misure che, tutto sommato, vanno incontro alle fasce più deboli, alle fasce più disagiate, alle persone che oggi godono anche di situazioni forse meno fortunate rispetto alle nostre, quindi, tutto sommato, un giudizio esterno rispetto a questo provvedimento di assestamento anche fondamentalmente positivo.
Rispetto alla collegialità, noi l'abbiamo sempre invocata, non è che oggi rinneghiamo completamente un percorso o che ci mettiamo in un angolino e accettiamo delle dinamiche che non ci sono proprie, chiedevamo la collegialità, chiedevamo il confronto e credo lo abbiamo sempre in qualche modo reclamato dalle file dell'opposizione, anche oggi pensiamo che la collegialità sia un valore aggiunto e soprattutto in un momento come questo, molto delicato da un punto di vista proprio di disponibilità finanziarie, una condivisione il più possibile allargata è una condizione assolutamente necessaria.
Per quanto ci riguarda, noi continueremo a portare avanti e sempre con le medesime modalità, con lo stesso metodo con cui abbiamo lavorato all'opposizione una volontà di condividere al massimo i problemi e le soluzioni, perché effettivamente il compito della politica è quello di rilevare i problemi, ma noi abbiamo fatto, insomma, un lavoro anche in opposizione, siamo sempre stati comunque fortemente propositivi insieme ai colleghi dell'opposizione, tanto da apportare in questi anni anche dei contributi importanti sia in fase di discussione dei provvedimenti finanziari e anche in altri ambiti. Noi quindi siamo assolutamente disponibili a discutere nelle sedi proposte, siamo assolutamente per una collegialità rispetto alle decisioni, rispetto ad una politica che oggi non può rinunciare al contributo di nessuno.
Riguardo poi - e qui concludo - la difesa dell'autonomia, la sinistra, il nostro gruppo e il gruppo precedente non ha mai, per quello che posso ricordare, rinnegato l'autonomia, anzi la storia della sinistra parla di un'idea di autonomia forte che è sempre stata, diciamo, portata avanti, di un'autonomia responsabile, questo lo abbiamo detto, lo abbiamo detto nel passato e lo ribadiamo ancora adesso, noi lasciamo che a demonizzare l'autonomia, a demonizzare la specificità della nostra Regione siano altre forze, sia la Lega Nord, siano le forze di una destra a volte becera e demagogica. Noi continuiamo a pensare che l'autonomia sia un valore, sia un valore fondamentale sul quale bisogna lavorare tutti insieme per il raggiungimento del benessere dei nostri cittadini, ma soprattutto perché noi siamo consapevoli del fatto che siamo in grado di gestire l'autonomia senza dovercene vergognare. Questo lo si può fare sicuramente in maniera il più diffusa possibile senza sentirci peraltro - e lo ripeto dal nostro punto di vista, del PD-Sinistra VdA - assolutamente inferiori rispetto ai partiti autonomisti o ai movimenti che in qualche maniera nascono e fondano, diciamo, anche la loro esistenza sull'autonomia e sulla specialità. Grazie.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Chatrian, ne ha facoltà.
Chatrian (ALPE) - Grazie Presidente.
Ieri sera insieme ai colleghi Gerandin e Cognetta siamo intervenuti dopo la relazione del collega La Torre e il nutrito intervento dell'Assessore Perron. Con le informazioni che avevamo, abbiamo cercato di confrontarci, ma soprattutto di portare il nostro punto di vista politico, facendo una radiografia sul rendiconto che, non voglio ripetermi, è lo stato dell'arte di un'amministrazione, e questo penso che lo sappiano tutti. Poi qualche considerazione piccola sull'assestamento e infine il terzo volet, forse il più importante, che è scaturito a seguito dell'accordo politico siglato dal Presidente Rollandin il 21 luglio 2015.
Questa mattina devo dire che ho e abbiamo cercato di ascoltare attentamente non solo i diversi interventi fatti in quest'aula, ma anche le argomentazioni e le visioni anche dal punto di vista politico dell'oggi e soprattutto del domani. Io sono sicuro e noi siamo certi che raggiungere questo accordo non è stato semplice, vista la situazione e vista che lo Stato ha giocato la sua partita. Stiamo parlando di uno Stato che ha più di 2000 miliardi di euro di debito e di noi che abbiamo le nostre prerogative, il nostro Statuto, la nostra situazione, la nostra specificità e i nostri settantaquattro Comuni. Quest'aula ha fatto la scelta di mantenere i settantaquattro Comuni e l'abbiamo fatta anche noi, gruppo di ALPE. Abbiamo fatto la scelta di mantenere tutti questi Enti locali per diversi motivi, ma quello principale era di cercare di garantire la qualità della vita, dei servizi, del bien-être, anche a comunità molto piccole, magari poco turistiche, che dal nostro punto di vista devono avere pari dignità e la possibilità di frequentare gli istituti, le scuole, i servizi, la sanità. Non è un discorso solo finanziario, ma è una scelta di vita! Ahimè, sovente la si abbandona per comodità - è comprensibile, ognuno fa la sua scelta - ma quando è una scelta di vita, io sono certo che è la politica che deve trovare delle soluzioni e deve garantire.
Nel dibattito di questa mattina, una delle le parole utilizzate con più frequenza è stata "certezza", di poter dare gambe e onorare gli impegni assunti. Noi siamo certi che raggiungere questo accordo è stato un'impresa ardua, che la sfida era molto alta e che l'asticella probabilmente lo era ancora di più. Se fossimo stati noi, parlo a nome del gruppo ALPE, a trattare questa partita delicata, vista la situazione con lo Stato, come avremmo operato? La prima risposta che possiamo darci è che sicuramente non avremmo aspettato nove giorni per farci avere queste quattro paginette.
Collega Jean-Pierre, ho ascoltato attentamente il suo intervento in cui ha parlato di collegialità: o c'è o non c'è la collegialità. Mi permetto di riprendere un passaggio importante, perché dobbiamo cercare di prendere in positivo il contributo di ciascuno dei trentacinque qui presenti all'interno dell'aula. In questo momento penso che tutti possiamo portare un nostro contributo, ma alla base ci va quel minimo di informazione, di correttezza istituzionale e politica, ma io vado oltre e parlo di correttezza umana, altrimenti ieri noi avremmo potuto affrontare questo argomento in maniera diversa. Come diceva bene il collega Bertschy, non ci scaldiamo tanto per scaldarci: non ci interessa! Ci scaldiamo perché gradiremmo avere le stesse possibilità quantomeno di conoscere e di entrare nel dettaglio. Riprendo di nuovo le parole del collega Guichardaz, quando citava i sei milioni e mezzo allocati nell'assestamento: è da quaranta giorni che sappiamo di questa scelta, con tutto il rispetto dei sei milioni e mezzo di euro che andranno al dicastero dell'Assessore Fosson, ma non sapevamo né nel dettaglio, né nel merito, né nei contenuti di un accordo dove non parliamo di sei milioni e mezzo, ma di decine e decine di milioni di euro (solo per parametrare gli ordini di grandezza).
Ma vado oltre. Al Presidente Rollandin, che ovviamente interverrà in replica nel pomeriggio, non domanderemo - non tanto per noi, o quantomeno non solo per noi, ma per tutta la comunità - se questo è o non è un buon accordo. Non le proporremo neanche le riflessioni che faceva poc'anzi il collega Guichardaz, perché quantomeno abbiamo messo un punto a capo e abbiamo definito un accordo, che quindi c'è. Vorremmo invece domandarle di raffrontare tale documento con il 2014, se possibile. Ci dica qual è il delta, qual è la differenza, al di là - se posso, dato che penso che un Consigliere debba avere anche certe conoscenze - del discorso dell'eurocompatibilità. Non vorrei ricadere negli otto e quarantasei, nei 701, perché altrimenti la gente comune non capirebbe; abbiamo già difficoltà noi a capire ogni tanto. A livello generale, ci dica qual è la differenza fra la disponibilità vera, reale, liquida che avevamo nel 2014 e quant'è, a seguito di questo accordo, per il 2015 la disponibilità vera, totale, a disposizione di tutta la comunità valdostana, ovviamente riferita a questo bilancio, perché adesso non stiamo parlando dei bilanci paralleli, delle società e quant'altro? Faccio la domanda: immagino che lei abbia la risposta immediata, ma nel pomeriggio ci potrà rispondere. Perché io penso che è qui che si può fare la differenza. Lei giustamente ci ha detto che all'interno di questo accordo politico, ma che è un accordo finanziario, si parla di compensazioni. Sono stati declinati dei punti e a monte c'è stato sicuramente un confronto, immagino anche violento, e il punto sette - da come ho potuto, diciamo, fare la radiografia - mi sembra resti quello ancora da declinare, visto e considerato i crediti che lo Stato ci deve, i 570 milioni di euro delle accise, se non mi sbaglio, a seguito anche della sentenza della Sardegna del 15 luglio 2015, che ci comporta indubbiamente una minore entrata pesante.
Ecco perché, secondo me, anche chi ci ascolta deve poter avere la possibilità di un quadro completo, soprattutto sui grandi ordini di grandezza. Poi tocca a noi entrare nella cornice, andare nella parte più dettagliata e spiegare le scelte più amministrative, più semplici. Però ci dia la cornice, se è possibile, perché altrimenti non solo per chi ci ascolta, ma anche qui all'interno dell'aula alla fine rimane la domanda: ma il Presidente Rollandin ha firmato un buon accordo dal punto di vista finanziario? Al di là del fatto che non ci saranno più contenziosi, al di là del fatto importante che sarà l'Amministrazione regionale, grazie a questo accordo, a onorare gli impegni con Trenitalia, al di là dell'eurocompatibilità da 846 a 701 milioni di euro, al di là di tutti i tecnicismi interni, esterni, endogeni ed esogeni, al di là di tutto questo, è un accordo che dà più disponibilità finanziaria per andare a sostenere più occupazione, più sostegno, più aiuti, più investimenti sulle infrastrutture? In questo momento parlare troppo del passato forse serve a pochi o quantomeno non si muove la classifica, dal nostro punto di vista. Se poi vogliamo aprire qualche parentesi in più per dire chi l'aveva detto prima, più tardi o che cosa, a noi del gruppo dell'ALPE queste cose non interessano. Ci interessa, invece, lo stato dell'arte completo, ma soprattutto le prospettive e la visione.
Termino dicendo che indubbiamente in tutto questo il metodo di lavoro ha la sua importanza. Collega Guichardaz, ci siamo visti diverse volte in questi nove giorni dal 21 al 30 luglio in Commissione, forse sette volte. Se avessimo avuto questo documento non dico il 22, ma il 23, avremmo affrontato il disegno di legge 59 e il 60 in maniera completamente diversa. Non sarebbero stati diversi i toni, ma la dialettica politica e probabilmente anche le visioni, visto che noi ci siamo proposti nel 2013 agli elettori perché avevamo una visione diversa per il futuro di questa comunità. Nulla c'entra il fatto che sia stato fatto tutto bene o tutto male, perché la discussione non è lì, ma piuttosto su dove vorremmo portare questa comunità, i nostri servizi, le nostre peculiarità e soprattutto la qualità della vita. Dal nostro punto di vista la sfida è lì, una sfida tutta politica, non economico-finanziaria. Indubbiamente, però, a seguito di questo accordo la parte finanziaria è completamente in una nuova fase, ma a che prezzo e a che costo? È lì il discorso della certezza, cui facevo poc'anzi riferimento. Si è parlato tanto di certezza, ma qual è la certezza di questo accordo? Gradiremmo nel pomeriggio avere qualche informazione in più e soprattutto una risposta da parte del Presidente Rollandin, in modo da avere contezza a seguito di questo accordo. Indubbiamente si modifica l'impianto, anche legislativo, per poi discutere dal punto di vista politico la visione e gli indirizzi che ben conosciamo, che ben abbiamo studiato e che ben mi sembra in questi anni abbiamo cercato comunque di tradurre in un percorso, se non alternativo, quantomeno che vada in una direzione nettamente diversa. Grazie.
Presidente - Grazie. Ci sono altri interventi? Ricordo che siamo in discussione generale. Se non ci sono altri interventi chiudiamo la discussione generale. Discussione generale chiusa.
Visto l'orario, potremmo sospendere i lavori mattutini e riprendere nel pomeriggio con le repliche da parte dei componenti della Giunta. I lavori del mattino sono chiusi e riprenderanno alle ore 15,30. Buon appetito.
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La seduta termina alle ore 12,47.
