Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 944 del 14 gennaio 2015 - Resoconto

OGGETTO N. 944/XIV - Interpellanza: "Predisposizione di un programma di informazione e di sensibilizzazione della popolazione in merito alla conferenza sul clima che si terrà a Parigi".

Presidente - Qualcuno chiede la parola per l'illustrazione? Chiede la parola il Consigliere Bertin; ne ha facoltà.

Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.

A dicembre di quest'anno, a Parigi, si terrà un'importantissima conferenza sul clima nel quadro della convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, sarà la COP 21 che, in seguito all'esito sostanzialmente negativo della Conferenza di Copenaghen di due anni fa e delle successive, rappresenta una tappa decisiva per il futuro accordo internazionale sul clima. Questo di Parigi sarà un appuntamento fondamentale, come detto, che dovrà, secondo quanto stabilito e rinviato a Copenaghen (anche perché a Copenaghen non si è trovato un accordo), elaborare uno strumento legalmente vincolante per tutti, con impegni a partire dal 2020. Un compito estremamente difficile, dal quale però dipende l'avvenire del pianeta. Lo sappiamo, i cambiamenti climatici sono una delle maggiori sfide della nostra epoca, e il riscaldamento globale rappresenta una delle maggiori minacce per il nostro pianeta. L'abuso dell'ambiente ormai rappresenta appunto una minaccia quanto lo sono le guerre e il terrorismo per la nostra convivenza civile e per il pianeta.

Dalla rivoluzione industriale ad oggi, le emissioni di CO2 sono cresciute in modo esponenziale, con conseguenze sempre più dirette sul clima. La prima vera presa di coscienza mondiale sul problema vi è stata in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e per lo sviluppo, tenutasi a Rio, nel 1992, data importante che tutti conosciamo. Alla conclusione di questa conferenza, si tentò di stabilizzare le concentrazioni in stratosfera del gas ad effetto serra ai livelli del '92. A partire dal '94, con l'entrata in vigore del Trattato di Rio, si sono succedute con scadenza annuale le cosiddette "Conferenze delle parti", che hanno lo scopo di dare seguito ai principi stabiliti dalla convenzione quadro a cui facevamo riferimento e, tra queste, evidentemente la più conosciuta è quella di Kyoto del '97, dalla quale poi è uscito il protocollo sottoscritto da una parte dei Paesi occidentali, tranne gli Stati Uniti; tra l'altro il protocollo, come sappiamo, non è più in vigore.

La Conferenza di Parigi, appunto, dovrà ristabilire l'obbligatorietà giuridica e armonizzare i singoli interventi in materia, coinvolgendo sia i Paesi industrializzati che quelli in via di industrializzazione; sarà una tappa fondamentale, un obiettivo non più rinviabile. La comunità scientifica lancia allarmi ormai quasi giornalieri sull'argomento; di conseguenza, il mancato intervento sarebbe terribile per il pianeta. Da ultimo, l'Organizzazione meteorologica mondiale ha riferito che nel 2013 le emissioni dei gas serra hanno raggiunto i livelli più alti negli ultimi 30 anni. Il 2014 - l'abbiamo appreso in questi giorni - è stato l'anno più caldo in assoluto da quando si sono standardizzate le raccolte di dati. Sono ormai evidenti gli effetti del riscaldamento globale che ha ormai raggiunto un grado dall'industrializzazione in poi e, come sappiamo, i due gradi sono il limite massimo nel quale non potranno non esserci conseguenze gravissime per il pianeta, con conseguenze a tutti i livelli, economico innanzitutto. Il famoso "Rapporto Stern" calcolò che gli impatti economici del cambiamento climatico, se non controllati e se non si interviene per limitarli, potrebbero costare il 20 percento del PIL mondiale, una cifra assolutamente considerevole.

Il mancato accordo di Parigi potrebbe avere conseguenze, come ho detto, catastrofiche per tutti, ad iniziare dal nostro territorio; sono certo dinamiche globali, ma hanno effetti locali e saranno purtroppo particolarmente evidenti ed importanti per un territorio vulnerabile e sensibile come il nostro, un territorio di montagna e di alta montagna. Dalla Conferenza di Lima dell'anno scorso sul clima, stiamo assistendo a una mobilitazione a tutti i livelli: associazioni, cittadini, Enti territoriali, eccetera. In molte occasioni le Regioni hanno rivendicato un ruolo nella strategia globale dei cambiamenti climatici. Ricordo che il Comitato delle Regioni, anche a Lima, l'anno scorso, ha rivendicato, in occasione di quella conferenza, il ruolo degli Enti territoriali. In questa fase anche l'opinione pubblica internazionale avrà un ruolo molto importante nell'influenzare le scelte dei decisori e su questo, e per questo, ci sarà una grande mobilitazione e c'è una grande mobilitazione. Ognuno di noi deve esercitare la propria piccola responsabilità, che è una responsabilità verso il nostro territorio, ma in generale verso anche le prossime e future generazioni; ognuno deve fare la sua piccola parte.

Pertanto volevamo sapere cosa aveva intenzione di fare il Governo regionale e se si era predisposto, anche in funzione di sensibilizzare la popolazione rispetto a questo appuntamento e alle conseguenze del mancato accordo, un programma in questo senso. Grazie.

Presidente - Grazie. Per la risposta, ha chiesto la parola l'Assessore Bianchi; ne ha facoltà.

Bianchi (UV) - Sì, grazie Presidente. Intanto ringrazio il collega per aver richiamato all'attenzione un tema, quello dei cambiamenti climatici, di grande interesse e attualità.

In generale, credo sia utile introdurre una breve premessa che risponde anche al primo punto dell'interpellanza: "quali iniziative sono previste in vista della Conférence climat de Paris 2015".

A livello mondiale, l'azione politica per il contrasto al cambiamento climatico si è concretizzata soprattutto attraverso, come ricordava lei, collega Bertin, l'approvazione nel 1997 del Protocollo di Kyoto, che si propone appunto di contrastare i gas serra e di riportarli entro limiti tali da garantire uno sviluppo sostenibile. La scadenza di detto protocollo, inizialmente prevista per il 2012, è stata successivamente prorogata fino al 2020. Esso, tuttavia, è diventato operativo a partire dalla sua sottoscrizione da parte di un numero di Nazioni tali da rappresentare almeno il 55 percento della produzione di gas serra, e ciò è avvenuto solo nel 2005, con l'adesione della Russia. La recentissima Conferenza ONU di Lima sui cambiamenti climatici ha approvato un documento che sarà discusso durante il vertice di Parigi, in programma alla fine di quest'anno. Si tratta, quindi, di un appuntamento per la definizione delle strategie post-Protocollo di Kyoto per mettere effettivamente ed incisivamente in atto azioni da parte dei Paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo maggiori emittori di gas a effetto serra, sulla base di un accordo universale giuridicamente costrittivo sul clima.

L'appuntamento di Parigi è pertanto un evento gestito a livello nazionale e, in particolare, dal Ministero dell'ambiente. Non sono previste iniziative - chiaramente durante la conferenza - specifiche da parte delle singole Regioni, fatta salva, appunto, la partecipazione ai tavoli tecnici nazionali e transfrontalieri, che saranno attivati in preparazione dell'evento. A tal proposito, posso evidenziare la stretta correlazione con la definizione e approvazione della strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici cui la Regione sta partecipando insieme ad altre Regioni italiane. In questa direzione è stata effettuata una prima analisi del contesto, delle iniziative, delle attività strutturate e condotte in Regione, dal titolo: "Vivere in montagna e adattarsi ai cambiamenti climatici. Proposta di elementi per una strategia regionale valdostana", realizzata nell'ambito del Comitato scientifico di Fondazione Montagna Sicura, con il supporto di altri Enti, tre cui ARPA VdA.

In merito invece al secondo punto: "se è stato predisposto o si intende predisporre un programma di informazione e sensibilizzazione della popolazione riguardo alla conferenza in questione e agli effetti di un mancato accordo", questa interpellanza mi dà modo di evidenziare il lavoro svolto dall'Assessorato e dalla Regione sul tema, nell'ambito dei fenomeni e delle strategie che hanno una dimensione globale, come ricordava lei. In questo contesto generale si inseriscono le diverse attività di monitoraggio di variabili ambientali connesse al cambiamento climatico svolte, peraltro, ormai da anni, dall'ARPA della Valle d'Aosta e da Fondazione Montagna Sicura, sotto la regia degli Assessorati competenti in materia di ambiente e di difesa del suolo. La concentrazione e le caratteristiche dell'aerosol in troposfera e stratosfera, la concentrazione di ozono in atmosfera (collegata alle radiazioni solari a terra nella banda dell'ultravioletto), i flussi di carbonio (collegati a ecosistemi naturali e caratteristici del nostro territorio), i bilanci di massa dei ghiacciai, la variazione dei cicli stagionali della vegetazione e la valutazione della risorsa idrica connessa alle precipitazioni nevose e allo studio dell'evoluzione del permafrost, sono tutte attività che si concentrano nello studio e nell'analisi di fenomeni connessi con i cambiamenti climatici, nell'ambito di un laboratorio privilegiato quale è quello della nostra Regione che ha caratteristiche territoriali distintive nel panorama europeo e mondiale.

Nell'ambito della Stratégie d'avenir du massif du Mont Blanc, lo scorso anno sono stati definiti dei gruppi di lavoro tematici, allo scopo di predisporre dei progetti da presentare in modo coordinato nella nuova programmazione di finanziamento 2014-2020. Noi, come Assessorato, coordiniamo il gruppo di lavoro relativo ai cambiamenti climatici e con i partner individuati svizzeri e francesi, in particolare, dobbiamo affrontare e approfondire proprio la maggiore e migliore conoscenza degli impatti provocati dai cambiamenti climatici nel massiccio del Monte Bianco. Sulla base delle conoscenze scientifiche internazionali e delle attività condotte sul nostro territorio, l'Assessorato conduce da anni un'azione di informazione e di sensibilizzazione riguardo al tema del cambiamento climatico, anche attraverso la rivista Environnement e la pubblicazione edita da ARPA, veicolate anche attraverso il portale web. Il recente numero di dicembre 2014 di Environnement è nuovamente espressamente dedicato al cambiamento climatico e contiene una prima informativa circa l'evoluzione delle politiche internazionali, nazionali e regionali circa il contrasto e l'adattamento al cambiamento climatico. Sempre nello scorso dicembre, la collaborazione con l'Agenzia nazionale ANSA ha consentito la pubblicazione di uno speciale sui cambiamenti climatici in Valle d'Aosta.

Continuo citando eventi quali il "Mountains Under Watch 2013 - Osservare gli effetti dei cambiamenti climatici nelle Alpi", Conferenza internazionale organizzata nel febbraio 2013, a Bard, che è stata un'importante occasione di confronto tra esperti di tutto il mondo sul monitoraggio degli effetti del cambiamento climatico di un ambiente alpino. In tale occasione sono stati proposti anche laboratori didattici interattivi nelle scuole medie e superiori e una serata aperta al pubblico dal titolo: "Come cambia il clima di montagna: quale futuro?".

In conclusione, ad oggi la Valle d'Aosta si pone di fatto come una realtà riconosciuta di primo piano nelle attività di monitoraggio integrato del cambiamento climatico globale e degli effetti che questo determina sulle diverse componenti del proprio territorio. L'Assessorato intende mantenere alto il livello di attenzione sull'argomento, continuando nell'azione di sensibilizzazione e di formazione. Come di consueto, gli esiti dei progetti e delle iniziative avviati verranno comunicati e diffusi secondo le modalità ritenute più idonee.

Colgo l'occasione per evidenziare ad esempio il seminario transfrontaliero dal titolo "Cambiamenti climatici e gestione delle vie di accesso all'alta montagna", in programma il 4 febbraio presso l'Università della Valle d'Aosta. Tale iniziativa rientra nel progetto Eco innovation en altitude ed è organizzata da Fondazione Montagna Sicura con il coordinamento dell'Assessorato. Azioni specifiche - e concludo - saranno intraprese anche nell'ambito della prossima programmazione europea 2014-2020 nell'ambito degli assi a carattere ambientale, che prevedono anch'essi azioni di formazione, comunicazione e sensibilizzazione. L'auspicio di tutti, credo, è che al termine della Conferenza di Parigi si possano sviluppare degli scenari incoraggianti e utili a garantire uno sviluppo sostenibile per il nostro pianeta. Grazie.

Presidente - Grazie Assessore. Per la replica, ha chiesto la parola il Consigliere Bertin; ne ha facoltà.

Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.

L'obiettivo principale di questa interpellanza, ed è evidente, era quello di porre all'attenzione delle istituzioni regionali valdostane questo importante appuntamento di Parigi nel 2015, che sarà probabilmente l'appuntamento più importante dell'anno...insomma, il 2015 non sarà soltanto EXPO...non vorrei, però, che lo interpretaste come un invito a costituire una nuova società partecipata, sono contrario a nuove società partecipate, e l'abbiamo già detto.

La Conferenza del clima di Parigi sarà una tappa fondamentale per l'avvenire del pianeta e ormai ne siamo tutti consapevoli. Ognuno di noi dovrà fare la sua piccola parte e speravamo che la Regione - in parte l'ha anche fatto - avesse messo nell'agenda questo appuntamento come uno dei più importanti. È importante, lo sottolineo ancora una volta, sensibilizzare, rendere consapevoli i cittadini di quali saranno gli effetti di un mancato accordo a Parigi e i generali effetti del clima sul nostro territorio e sul pianeta in termini generali. Ognuno dovrà fare, deve fare, la propria piccola parte. Questa era, in fondo, anche una sorta di mozione che vi invitava a fare di più. Sappiamo e abbiamo più volte notato che la rivista Environnement si è interessata di questo argomento, ma crediamo che debba, al di là di uscire nell'ambito degli addetti ai lavori, in qualche coinvolgere la cittadinanza tutta, rendendola consapevole di quanto sta succedendo. È indubbio che per rispondere alla sfida posta dalla modifica del clima non si possa che fare un ripensamento del modello economico e sociale. La crisi ambientale e climatica dev'essere un'occasione per programmare una trasformazione del nostro sistema produttivo e del modello economico soprattutto che lo alimenta, attraverso una rapida transizione che preveda, nei tempi più brevi possibili, l'abbandono delle fonti fossili per delle scelte diverse. Ma queste scelte si potranno fare soltanto se la cittadinanza, l'opinione pubblica internazionale sarà consapevole dei rischi che stiamo correndo. Un'azione in questo senso di informazione è essenziale al fine poi di dare seguito e di raggiungere gli obiettivi che credo tutti siamo consapevoli essere necessari per il nostro pianeta. Grazie.

Presidente - Punto 13 all'ordine del giorno.