Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 883 del 18 novembre 2014 - Resoconto

OGGETTO N. 883/XIV - Interpellanza: "Adozione di misure per evitare la diffusione della flavescenza dorata nei vigneti".

Presidente - La parola al collega Grosjean.

Grosjean (UVP) - Siamo a parlare di un problema che sta diventando una realtà anche in Valle d'Aosta. Credo sia giusto dire due parole su questa flavescenza dorata, che per molti di voi sarà forse la prima volta che sente questa citazione: è una fitopatia, una malattia per semplificare, che negli ultimi trenta-quarant'anni ha creato danni immensi in tutta la viticoltura europea, partendo alla fine degli anni '50 dalla Francia, sviluppandosi poi in tutte le altre zone viticole e ultimamente, negli ultimi vent'anni, sta facendo danni enormi nel vicino Piemonte. Finora aveva fatto danni enormi nelle zone a viticoltura molto intensiva e quindi noi pensavamo o speravamo - sperare serve a poco - di essere una regione indenne, visto che la nostra è una viticoltura, direi, veramente poco intensiva. Purtroppo da alcuni anni la flavescenza si è sviluppata anche in Valle d'Aosta, abbiamo avuto un primo focolaio alcuni anni fa, ne abbiamo un secondo e quindi la preoccupazione dei viticoltori è piuttosto forte, anche perché le normative pubbliche, gli uffici fitopatologici prevedono che ci sia un decreto di trattamento obbligatorio nella zona infetta e nella zona limitrofa. Ebbene, è vent'anni che in Piemonte fanno trattamenti, la superficie infetta da flavescenza dorata attualmente è di almeno ventimila ettari su quarantamila, quindi il 50 percento della viticoltura piemontese è a rischio estirpazione, perché la flavescenza è una malattia singola della pianta, ma si trasmette da pianta a pianta per mezzo di un insetto, una cicalina, scaphoideus titanus è il nome scientifico. Quest'insetto vive tranquillamente sulla vite, non provoca danni diretti alla vite, ma se per disgrazia c'è una pianta infetta, una volta che l'insetto ha punto le foglie per succhiare un po' di linfa da questa pianta, va poi a pungere altre piante sane e la diffusione arriva per contatto, per puntura, quindi un danno veramente esponenziale, la pianta...l'infezione rimane latente per un anno, due o tre a seconda dello sviluppo, della vigoria, di tante condizioni della pianta, pertanto non ci si accorge neanche subito, ma nel momento in cui ci si accorge, probabilmente, il vigneto è completamente infetto e a rischio di moria e quindi le piante vanno a seccare nel giro di un anno o due.

In Piemonte, ma non solo in Piemonte, hanno provato di tutto, hanno fatto tutta una serie di prove di trattamento, ma purtroppo il trattamento è sempre solo stato fatto sull'insetto, che non è la causa, ma semplicemente il vettore e quindi inevitabilmente i risultati non sono venuti. Com'è arrivata l'infezione in Valle d'Aosta? Purtroppo con barbatelle, cioè piantine di viti provenienti probabilmente dal vicino Piemonte, credute forse indenni, ma hanno portato l'infezione, quindi ecco che il primo focolaio si è sviluppato circa tre anni fa, il secondo focolaio è partito quest'anno e quindi la preoccupazione dei viticoltori è veramente molto forte. Abbiamo anche visto purtroppo in Piemonte che con la semplice lotta chimica non si riesce a fare niente. La cosa che spaventa enormemente è che andiamo ad imporre la lotta anche nelle aziende dove hanno scelto di fare il biologico, quindi anche qui una problematica ancora più grave. La seconda zona di infezione purtroppo è ben presente, la flavescenza dorata non è di oggi, è già stata scoperta qualche giorno fa...cioè qualche mese fa...ai viticoltori della zona per adesso nessuna informazione, nessuna comunicazione. Chiedo quindi semplicemente all'Assessore se sa dirmi quali indicazioni intende portare l'Assessorato per affrontare questo problema.

Presidente - La parola all'Assessore Testolin.

Testolin (UV) - Grazie Presidente.

Riprenderò in breve quello che è già stato così enunciato dal collega Grosjean. Effettivamente questa è una malattia, una fitopatia da quarantena oggetto di lotta obbligatoria, che è regolamentata a livello, appunto, nazionale dal decreto ministeriale delle politiche agricole. Come previsto dal decreto, le piante malate non possono essere curate, ma devono essere estirpate e distrutte perché non esistono al momento fitofarmaci efficaci nel risanamento e in quanto la loro presenza in campo rappresenta una fonte di inoculo pericoloso ai fini della diffusione della malattia stessa, com'è già stato sottolineato. Per contro la lotta al vettore attraverso l'abbattimento delle popolazioni, che si effettua con l'uso di insetticidi anche biologici, sembrerebbe...ha la funzione di ridurre il rischio di diffusione della malattia qualora ci sia la presenza di piante malate anche non sintomatiche. Per essere efficace, la lotta del vettore deve essere fatta su vasti territori senza l'esclusione di nessun vigneto. I risultati negativi della lotta avuti, per esempio, in Piemonte sembrerebbero dovuti al rifiuto di molti viticoltori di effettuare i dovuti trattamenti alla presenza di vigneti incolti che rappresentano un ulteriore serbatoio di inoculo del fitoplasma. Affinché le azioni di lotta e di profilassi siano realmente efficaci, è necessario infatti che tutti i viticoltori della zona focolaio intervengano contro il vettore, che si estirpino i vigneti incolti e che si eliminino tempestivamente le piante malate. Tali operazioni possono essere anche imposte, ma la loro effettiva esecuzione resta a carico di ogni singolo conduttore.

Il Servizio fitosanitario regionale in capo all'Assessorato dell'agricoltura e risorse naturali è la struttura territorialmente preposta all'applicazione del decreto di lotta. Esso a partire dal 2001 effettua annualmente il monitoraggio sulla presenza di piante malate e sulla distribuzione e sull'entità delle popolazioni dell'insetto vettore. Dall'inizio dei monitoraggi l'insetto vettore è sempre risultato presente in Valle d'Aosta, ad esclusione di una parte dell'Alta Valle, con popolazioni che variano di intensità da zona a zona. Il primo ritrovamento di flavescenza dorata, come già citato dal collega Grosjean, è avvenuto nel 2006 su una barbatella che era stata moltiplicata in un vivaio piemontese, successivamente la flavescenza dorata si è ripresentata nel 2012. Nel corso degli anni sono state dichiarate indenni quasi tutte le aree individuate come zone focolaio. Oggi permane un focolaio a Gressan a cui si aggiungono tre altri nuovi focolai: uno ritrovato a fine estate 2013 ad Issogne e due ritrovati nella tarda estate 2014 a Saint-Christophe e Charvensod, per i quali, come sottolineato, devono essere applicate le disposizioni della lotta obbligatoria già citate. Si sottolinea anche che nelle zone focolaio, dove cioè si prospetta ancora la possibilità di eradicare la malattia, gli unici sistemi di lotta conformi al decreto obbligatorio sono attualmente i trattamenti insetticidi contro il vettore e per i vigneti biologici con prodotti ammessi come le piretrine e l'estirpo immediato delle piante sintomatiche senza necessità di analisi di conferma. Al momento sono in corso nuove prove anche nel vicino Piemonte per verificare l'efficacia di alcuni prodotti biologici, atti a diminuire l'incidenza della malattia, ma non si hanno ancora risultati definitivi sulla loro efficacia e si tratta comunque di interventi che al momento non sono recepiti dal decreto di lotta obbligatoria.

L'attività dei tecnici dell'Assessorato prevede, oltre alla sorveglianza delle zone interessate dai focolai, uno stretto contatto con i viticoltori sensibilizzati e sollecitati al controllo e alla pronta segnalazione di eventuali manifestazioni della flavescenza. Il monitoraggio sul territorio effettuato negli ultimi quattordici anni, la sinergia con i viticoltori stessi, coscienti del pericolo che questo fitoplasma e il suo vettore rappresentano per la nostra viticoltura, ci hanno permesso di determinare e confinare i focolai di cui sopra e in alcuni casi, dopo i dovuti controlli ed interventi oggettivi, di eradicarli. Si evidenzia infine che l'attività del Servizio fitosanitario non si limita all'applicazione del decreto di lotta obbligatoria, ma si attiva grazie alla valenza scientifica conferitagli dai compiti di istituto a ricercare, in collaborazione con strutture o enti qualificati, soluzioni atte a contrastare l'introduzione o a consentire le eradicazioni di organismi nocivi. Nel caso specifico della flavescenza sono in corso costanti contatti con tecnici di altre Regioni e docenti universitari di alto profilo e in particolare si hanno dei contatti con gruppi di studio, che nel caso specifico della lotta alla flavescenza stanno studiando il comportamento del PH all'interno del fusto, infatti si può credere che con un PH inferiore le piante risultino più resistenti alla stessa malattia. Siamo inoltre in attesa dei risultati di alcune prove che si stanno facendo in Valle in collaborazione tra diversi soggetti, tra cui l'Institut agricole e alcune aziende private, per sperimentare una micorizzazione del vigneto adulto con tecniche semplici.

L'impegno dell'Assessorato è pertanto quello di proseguire nell'attività di controllo e di lotta alla flavescenza, intervenendo laddove necessario e mantenendo sempre un alto livello di attenzione sulla problematica, ben coscienti evidentemente che la lotta contro i parassiti è talvolta impari poiché si impiega molto tempo per conoscerli e altrettanto tempo per combatterli.

Presidente - Grazie Assessore. La parola al Consigliere Grosjean.

Grosjean (UVP) - Beh, prima riflessione: mai visto una vite malata nei vigneti incolti, mai visto una vite infetta da flavescenza nei vigneti abbandonati, questo dovrebbe già spiegare qualcosa, quindi vuol dire che estirpare i vigneti abbandonati e fare i trattamenti purtroppo non dà risultati. È vero, il decreto prevede che bisogna fare questi trattamenti, anche se sappiamo che i risultati ahimè non ci sono, probabilmente bisogna guardare altrove e bisogna cominciare a stare attenti ai risultati che vengono fuori. Prima cosa: perché non imporre o cercare, come Assessorato, in collaborazione con l'Institut, probabilmente di far fare le barbatelle, che vengono utilizzate in Valle d'Aosta, in zone indenni per esempio. Io, dopo una lunga tribolazione con gli uffici, le barbatelle del mio vigneto sono riuscito a farmele fare in una regione indenne, perché dobbiamo continuare a farle fare in Piemonte? Per carità, non è che io ce l'abbia con i piemontesi, però purtroppo in questo momento hanno questa gravissima problematica. In più - non so se lei ne è a conoscenza - le barbatelle prodotte in Piemonte, visto che è zona indenne, vengono termoterapizzate. Termoterapia vuol dire portare ad una certa temperatura per un certo momento queste barbatelle prima di essere messe in commercio, praticamente subiscono una sterilizzazione. Lei saprà benissimo che ogni cosa sterile è molto più facilmente infettata da qualsiasi altra cosa, perché non ha più la lotta biologica interna, quindi una delle prime cose sarebbe magari studiare la possibilità di fare delle barbatelle in zone indenni.

Lei mi parlava di comunicazione...la comunicazione l'ho imparata oggi, io pensavo due, invece siamo a quattro zone a rischio e questo mi spaventa veramente molto.

Terza cosa: la cosa che mi fa arrabbiare di più è che abbiamo perso un'altra occasione, abbiamo perso l'annata 2014 per intervenire, perché ormai è accertato che ci sono dei prodotti...lei ha accennato alle micorrize, ma ci sono dei prodotti specifici che, se usati in un momento specifico, vanno a rinforzare la pianta, la quale diventa autoimmune a questo tipo di infezione, che poi, oltre alla flavescenza, c'è il mal nero, c'è il mal dell'esca, ci sono tutta una serie di altre infezioni, di altri fitoplasmi che vanno ad inserirsi e tutto proviene molto probabilmente dal disastro economico che abbiamo fatto a partire dal 1950 in avanti con le nuove tecniche di concimazione, diserbi e lavorazioni mal fatte sui vigneti.

La cosa che più mi fa arrabbiare è che i risultati migliori che hanno avuto in Piemonte negli ultimi tre anni di prove di sperimentazione sono laddove alcuni viticoltori hanno utilizzato un prodotto prodotto in Valle d'Aosta da un'azienda leader a livello mondiale nella produzione di...come si chiamano? di spore, di micorrize che vanno a rinforzare la pianta. Il momento ottimale per l'intervento è subito dopo la vendemmia, c'è la possibilità di fare un richiamo in primavera, ma abbiamo perso l'occasione per fare un primo intervento già a partire già da quest'anno. La sperimentazione, caro Assessore, non è che la deve fare lo IAR a tutti i costi, se la fanno in Piemonte e vedono che c'è una linea di direzione che sta andando bene e che sta dando i primi risultati...perché se poi andiamo ad approfondire biologicamente e chimicamente cosa succede all'interno della pianta, capiamo anche l'importanza della presenza di queste micorrize, di questi enzimi nel terreno. Perché quindi non partire già subito, quest'anno, anche se non è previsto dal decreto del Ministero e intervenire con questi prodotti, dando anche un po' di importanza ad un'azienda che sta avendo un successo incredibile al di fuori della Valle: la CCS di Quart? Colgo l'occasione, e poi termino, per ricordarvi che venerdì c'è un importante convegno all'Institut agricole, si parlerà anche di flavescenza, ci saranno tanti piemontesi presenti, spero che ci sia lei, ma che ci siano anche i funzionari del suo Assessorato, perché è ora di cambiare marcia su queste cose.

Presidente - Grazie collega. Punto 26 all'ordine del giorno.