Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 843 del 5 novembre 2014 - Resoconto

OGGETTO N. 843/XIV - Interpellanza: "Effettuazione di un monitoraggio delle finalità perseguite dalle associazioni senza fini di lucro che utilizzano immobili di proprietà regionale in comodato d'uso".

Presidente -Per l'illustrazione, ha chiesto la parola il Consigliere Guichardaz, ne ha facoltà.

Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Grazie Presidente.

Continuiamo con quest'interpellanza a parlare del patrimonio immobiliare della Regione. Ricorderete le iniziative sul Palazzo Cogne, sull'ex Centrale laitière, sul quarto piano dell'ex Maternità o quelle sulle sedi di NUV e di COUP. Quest'iniziativa si occupa però di come vengono utilizzati i beni immobili della Regione conformemente all'articolo 10, comma 6, della legge regionale n. 12 del 1997, legge che si intitola: "Regime dei beni della Regione autonoma Valle d'Aosta" e conformemente ad altre norme o atti amministrativi che prevedono il comodato d'uso gratuito di immobili di proprietà regionale. Cosa dice il sesto comma dell'articolo 10 della legge regionale n. 12 del 1997? Dice testuale: "i beni immobili del patrimonio disponibile della Regione possono - quindi possono - essere concessi in godimento, a titolo gratuito, esclusivamente a favore di enti che non perseguono fini di lucro, per lo svolgimento delle loro attività istituzionali, qualora riconosciute dalla Regione di interesse pubblico in ambito sociale, culturale ed educativo". Potrà sfuggire la motivazione di quest'interpellanza, visto che norme o atti amministrativi dispongono in tal senso e appaiono anche sufficientemente chiari, ma lo scopo che ci prefiggiamo è di sollecitare un dibattito sul patrimonio immobiliare, sulla sua valorizzazione e soprattutto sul suo uso coerente.

Ne approfitto anche per complimentarmi con chi ha organizzato il convegno dal titolo: "La valorizzazione immobiliare attraverso il partenariato pubblico-privato", che si terrà allo Splendor il 12 novembre prossimo, ci sarò di sicuro, anche perché raccoglie in qualche modo alcuni nostri suggerimenti avanzati proprio in questa sede.

Dicevo, va bene che esista una legge regionale che disponga la possibilità di comodato d'uso gratuito per enti che non perseguono fini di lucro riconosciuti dalla Regione di interesse pubblico in ambito sociale e culturale-educativo; va bene che esistano una serie di norme, di accordi, di convenzioni che permettono ad alcuni soggetti privati o parapubblici di utilizzare gratuitamente alcuni immobili di proprietà regionale. Segnalo che sono molte le fondazioni che usufruiscono dell'uso gratuito di immobili regionali, ma siamo proprio sicuri che non vi sia proprio per questo spazio di discrezionalità nella scelta di chi può avere il godimento gratuito di beni di proprietà pubblica...una discrezionalità che finisce col discriminare alcuni enti e associazioni a discapito di altri, ne beneficiano soggetti che non ne avrebbero bisogno, escludendo altri che invece ne avrebbero eccome bisogno.

Le domande sono intanto: chi decide che un'associazione sia meritevole di attenzioni, di contributi, addirittura della concessione in uso gratuito di spazi e di locali di proprietà pubblica? Ancora: chi decide che un ente possa utilizzare un bene immobile di proprietà regionale per farci la propria sede o per le proprie attività, mentre un altro ente o associazione se lo deve cercare, se lo deve pagare di tasca propria? Chi decide che una società pubblica o parapubblica debba affittare o addirittura comprare i propri uffici spendendo un sacco di soldi - com'è successo con NUV e COUP, ma credo che l'elenco sia molto più lungo -, invece di recuperare locali già in proprietà della Regione o comunque pubblici?

Non voglio fare polemiche fini a sé stesse, ma credo che non siamo più nella condizione di regalare il nostro patrimonio, soprattutto a soggetti che hanno una scarsa o nessuna rilevanza sociale, educativa o culturale o, peggio, a soggetti, che, pur risultando statutariamente non a scopo di lucro, realizzano utili, magari prendendo anche contributi pubblici, che poi questi utili, questi guadagni vengono utilizzati per tenere in piedi organici pletorici, per dare super stipendi ai loro dirigenti o per favorire attività che producono anch'esse utili e che sono a tutti gli effetti assimilabili ad attività lucrative...che ne so? l'associazione tale dei tali, costituita con finalità non lucrativa assiste i propri associati - faccio l'esempio -, che magari sono dei professionisti che vivono di quella attività...questo avviene purtroppo.

Aspetto di sentire l'elenco degli enti che usufruiscono gratuitamente dei beni di proprietà regionale per fare ulteriori considerazioni, ma in termini più generali posso dire che la concessione in uso gratuito dei beni immobili, anche in considerazione della difficile congiuntura, dovrà essere vagliata con molto più attenzione di quanto si facesse quando le disponibilità della Regione erano praticamente inesauribili. Oggi, a nostro parere, è opportuno verificare se davvero gli enti e le associazioni beneficianti hanno un interesse in ambito sociale, educativo e culturale e soprattutto se esistono enti e associazioni che siano in grado di pagare un canone, o anche solo una parte di questo canone. Certo, per far questo, devono essere noti i bilanci degli enti e delle associazioni, bisognerebbe che fosse previsto nel contratto di comodato d'uso gratuito di consegnarli annualmente, periodicamente e devono essere soprattutto fatte delle attente ed oggettive valutazioni sugli eventuali utili indotti dalle attività esercitate da questi enti o associazioni a favore di particolari categorie professionali. In tale caso credo sia doveroso per l'Amministrazione regionale socializzare, come dice qualcuno, i costi, in un'ottica solidaristica e di compartecipazione. Naturalmente è necessario lasciare da parte ragionamenti di opportunità politica, elettoralistici, propagandistici, perché, oggi come oggi, non è più possibile fare valutazioni che non tengano conto della difficile situazione economico-finanziaria, ma anche delle regole sulla concorrenza e delle possibili conseguenze anche di tipo erariale. Grazie.

Presidente - Grazie Consigliere. Per la risposta, ha chiesto la parola l'Assessore Perron, ne ha facoltà.

Perron (UV) - Merci Monsieur le Président.

Ringrazio il collega per l'iniziativa, perché contribuisce a far luce su un argomento importante e io credo che più idee vengono messe sul piatto del confronto su come meglio utilizzare il patrimonio pubblico di cui dispone la Regione meglio è. Tra l'altro, condivido anche una certa filosofia che lei ha dato nell'illustrare quest'iniziativa, ma ora, venendo poi ai quesiti che lei ha posto, che sono molto articolati la normativa regionale, la legge 12 che lei richiamava prevede in effetti che la Regione possa concedere in godimento i beni del patrimonio disponibile esclusivamente a favore di enti che non perseguono fini di lucro per lo svolgimento delle loro attività istituzionali qualora riconosciute di interesse pubblico in ambito sociale, culturale o educativo, quindi ne consegue che sono ammessi anche altri soggetti che perseguono finalità culturali ed educative. Precisiamo che fra i soggetti ammessi al contratto di comodato gratuito ci sono associazioni e entità giuridiche differenti seppur sempre senza finalità lucrativa, che lei accennava nelle sue premesse. Nella fattispecie si tratta quindi dell'insieme di organizzazioni che rientrano nel cosiddetto "terzo settore", che lei conosce bene, il settore delle no profit, cioè quell'insieme di organizzazioni che non appartengono alla sfera pubblica e si differenziano però dalle tradizionali imprese.

A questo riguardo anticipo alcune considerazioni sul punto quattro che lei evidenzia nell'interpellanza. Mi sembra importante focalizzare l'attenzione su quanto attiene al fatturato e all'utile delle organizzazioni no profit, perché i titolari di comodati gratuiti possono essere solo quelli senza scopo di lucro, ma sia nella norma regionale che nella normativa nazionale il fatturato e gli utili non intervengono per creare distinzioni tra tipologie diverse di organizzazioni. Approfondisco: le norme non escludono che una no profit possa essere organizzata per produrre anche utili, ma poi vi è il divieto di appropriazione individuale dei risultati dell'attività economica, intesa come eccedenza dei ricavi rispetto ai costi, a caratterizzare la figura delle no profit. Non so se mi sono spiegato.

Sarebbe interessante e opportuno quindi anche intraprendere un percorso che, dal mio punto di vista, può anche essere condiviso per approfondire l'argomento, individuare delle peculiari caratteristiche dei beni e dei servizi prodotti dalle no profit per selezionare quelle organizzazioni che si distinguono per merito, e ammetterle di conseguenza alla fruizione di condizioni vantaggiose nel rapporto con la Pubblica Amministrazione: ad esempio, la stipula di una convenzione con gli Enti pubblici; quindi quale strada intraprendere? La strada da intraprendere potrebbe anche essere quella di individuare una disciplina giuridica, una normativa, che utilizzi strumenti di intervento diversi in relazione alle diverse funzioni che si intendono favorire.

Nell'interpellanza quindi viene riservata un'attenzione particolare alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, tra cui sono ricomprese le cooperative sociali, che, come noto, rappresentano una realtà in continua espansione nel panorama del terzo settore. Due dati ISTAT sul panorama nazionale, ma per dare una fotografia del quadro...alcuni dati ISTAT nazionali mettono in evidenza che nell'ambito del terzo settore nel 59 percento dei casi si tratta di cooperative che erogano servizi socio-sanitari ed educativi, nel 33 percento di cooperative che si occupano di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. In termini lavorativi, ovviamente la fotografia si riferisce ad un ragionamento nazionale, si tratta di 244 mila lavoratori retribuiti, 34 mila non retribuiti, dal punto di vista economico. É un settore complesso che immagina una produzione di circa 6,4 miliardi di euro. Dico questo per dire che risulta evidente l'importanza di questo settore sia in termini di utilità sociale, sia in termini numerici, sia in termini ovviamente anche economici, quindi l'Amministrazione regionale certamente non può trascurare questi elementi.

Sul punto 2, collega, se lei è d'accordo, io non elencherei tutte le attività, le avrei preparato uno schedario molto articolato, sono quattro pagine, che non elencherei, dove trova tutto in dettaglio, riassunto, dov'è inquadrato l'immobile, chi è l'inquilino, qual è la destinazione e tutte le note relative a scadenza e gratuità, che dopo le fornirei, così lei avrà una panoramica molto dettagliata e puntuale di tutto quello col quale l'Amministrazione tratta.

Sul punto 3, beh, nei comodati d'uso gratuito le spese di gestione ordinaria ovviamente sono poste in capo agli utilizzatori. Per quello che riguarda le spese di ripristino o lavori di sistemazione o di ristrutturazione, normalmente lei lo sa sono in capo alla Regione, che è proprietaria, quindi in applicazione di norme previste dal Codice civile, che definiscono che in via generale le spese di manutenzione straordinaria competono al proprietario. Ci sono delle deroghe, le deroghe prospettate rappresentano in qualche modo la regola ai sensi delle vigenti normative mentre rappresenta una deroga l'attribuzione agli utilizzatori delle spese straordinarie, che ovviamente competono al proprietario.

Per quello che riguarda locali non agibili, in alcuni casi si è concordato di attribuire all'utilizzatore, ma c'era un accordo tacito in tal senso, le spese straordinarie di ripristino e di ristrutturazione: questo per consentire e permettere che un immobile che non era utilizzato dalla Regione...noi non avevamo delle destinazioni in tal senso, per il perseguimento di quelle che sono le sue finalità pubbliche, possa essere fruito anche da organizzazioni che, grazie ad un intervento, grazie ad una disponibilità, lo rendono quindi adatto all'uso richiesto. In questo senso si è già in parte indirettamente recepito il concetto del quale parlavamo anche in altre iniziative, cioè di un concetto partenariato pubblico-privato, sul quale approfondiremo prossimamente e che oggi in qualche modo si immagina di intravvedere una potenzialità, visti i tempi ai quali lei stesso correttamente, condivido, faceva riferimento.

Sul quesito n. 4 quindi in qualche modo ho già detto in precedenza, dal mio punto di vista...do una disponibilità ad intraprendere un percorso, che può anche essere un percorso comune, trovando delle modalità migliori per individuare anche, magari laddove necessario, delle modifiche di legge per favorire questa o quella attività secondo il concetto che dev'essere, come giustamente lei evocava, non una discrezionalità, ma un concetto di meritevolezza che rispetti ovviamente le normative che disciplinano quest'ambito. Grazie.

Presidente - Grazie Assessore. Per la replica, ha chiesto la parola il Consigliere Guichardaz, ne ha facoltà.

Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Grazie Assessore.

È importante riproporre tematiche che, secondo me, hanno anche un'importanza e una ricaduta di carattere economico stante anche la mai ventilata riduzione dei nostri bilanci regionali oltre la soglia psicologica dei mille milioni. Io quindi credo che qui si debba davvero cercare di metterci attorno ad un tavolo e trovare delle soluzioni affinché non vi siano in nessun modo degli sprechi. Ciò non significa che obiettivo della politica, obiettivo anche dell'Amministrazione regionale non sia quello di favorire, per quanto possibile, delle realtà che effettivamente hanno delle finalità di tipo sociale, educativo, allora ben venga che venga utilizzato il patrimonio regionale, ma solo ed esclusivamente per quelle realtà, cioè per realtà che hanno degli obiettivi, diciamo, di carattere alto.

La cosa che mi viene da dire è che spesso dietro all'etichetta del no profit si nascondono delle società che, di fatto, sono profit, magari gli utili sono ridotti, ma perché? Perché vengono investiti in stipendi, magari utilizzando...che ne so? inquadramenti contrattuali di un certo tipo, anche di una certa consistenza, in benefit dovuti...che ne so? al presidente tal dei tali, o chissà cosa, o in spese, che poi alla fine sono spese che magari a volte non rientrano del tutto all'interno della mission dell'azienda, o che comunque comportano comunque l'idea che effettivamente non sia la piccola associazione che si barcamena e che cerca davvero di fare divulgazione o di fare...o di avere anche dei compiti proprio di assistenza.

Lei ricordava alcune situazioni - per esempio, vi sono delle situazioni di persone che si prendono in carico addirittura di ristrutturare dei beni regionali - e diceva che non è la norma che siano i beneficiari a mettere a posto i beni regionali...beh, ci sono delle situazioni, che sono note, di persone, di gruppi costituiti che magari prendono dei beni completamente dismessi, li rimettono in ordine e li indirizzano a finalità di tipo sociale: questo, secondo me, è anche un ragionamento in termini di partenariato anche sociale, cioè una modalità di utilizzo.

L'altra questione è quella della discrezionalità, io ribadisco che il punto 4 della nostra interpellanza è importante, perché non è più possibile - non so se lo sia mai stato, ma mettiamo in ipotesi che lo possa essere stato - che ci sia una discrezionalità nella scelta degli enti, delle associazioni, delle entità che hanno diritto di poter accedere magari al contributo pubblico, magari al rimborso delle spese e magari all'uso gratuito di un bene che è un bene pubblico. Questo monitoraggio deve essere fatto, io non lo so con quali modalità, ma è necessario che ci sia la maggiore diffusione possibile dei criteri di valutazione, criteri che devono essere il più possibile oggettivi. Quando dicevo che sarebbe necessario avere i bilanci, intendevo anche quello, perché se è una piccola società di rappresentanza di una...che ne so? di una sensibilità anche civile, civica, probabilmente i bilanci sono ridotti all'osso, quattro tessere associative o chissà che cosa; se è un'entità, come dicevo prima, che magari fa assistenza, pur essendo non lucrativa, ma fa assistenza a categorie professionali che pagano, oltre che la tessera, anche magari delle quote associative e delle quote servizi, beh, in quel caso io penso che queste associazioni, questi enti possano contribuire, cioè possano mettere una parte compatibilmente con le disponibilità di bilancio, perché non siamo più nella disponibilità e nella possibilità di regalare il nostro patrimonio, un patrimonio molto prezioso.

Io, Assessore, le chiedo magari - non ho ancora fatto in tempo a fare un "116", non so se c'è bisogno - se mi può fornire una copia del...so che esiste un rapporto dei beni immobili della Regione, le chiedo se magari me ne può fornire cortesemente una copia, evito di fare un "116", perché non è per fini ispettivi, ma è proprio per avere un quadro, magari anche in prospettiva di prossime iniziative o condivisione di argomenti. Grazie.

Presidente - Grazie Consigliere Guichardaz. Punto 17 all'ordine del giorno.