Oggetto del Consiglio n. 286 del 3 dicembre 2013 - Resoconto
OGGETTO N. 286/XIV - Prosecuzione e chiusura della discussione generale congiunta sulle Relazioni della Sezione di controllo della Corte dei conti e sui D.L. n. 8 (Legge finanziaria per gli anni 2014/2016) e n. 9 (Bilancio di previsione per il triennio 2014/2016).
Presidente - La parola al collega Nogara.
Nogara (UVP) - Merci Président.
Voglio iniziare il mio intervento facendo subito riferimento alla relazione che ci ha esposto nell'adunanza del Consiglio di ieri pomeriggio il Consigliere La Torre inerente ai disegni di legge numero 8 e 9 per il triennio 2014/2016. Entrerò subito nel vivo dei concetti che sono stati espressi nell'esposizione della sua relazione: sono dei concetti che le forze di opposizione hanno cercato di proporre in tutti i modi, in questi mesi di attività consigliare, con le iniziative che sono state presentate e cioè un cambiamento di visione, di marcia, di metodi, una condivisione degli obiettivi e del modo di conseguirli.
Ecco, qui mi fermerei, perché è sufficiente ripercorrere la via crucis a cui le forze di opposizione sono state sottoposte, per ottenere quei dati necessari per poter valutare un bilancio di questa importanza - e lei, Consigliere La Torre, l'ha vissuta con noi! - e che nonostante tutto non siamo riusciti ad ottenere. Visto che Lei è stato testimone di quanto è accaduto in questo ultimo mese, in quanto Presidente della II Commissione, siamo quindi convinti che questo invito era rivolto alla maggioranza, mi correggo, al Presidente Rollandin. Visto che nella trattazione di diversi importanti temi era evidente che la quasi totalità della maggioranza, se non addirittura tutta la maggioranza, non era a conoscenza dei problemi e soprattutto delle decisioni che erano state prese. Una per tutte è quella di ieri pomeriggio nell'esposizione della sua relazione, Presidente: Lei ha dichiarato che i lavori per la scuola polmone di Tzamberlet sono stati sospesi. Ho notato nell'espressione dell'Assessore Viérin un certo smarrimento: si costruirà questa importante struttura polmone per la sicurezza degli studenti valdostani? E chi lo sa?
Altro concetto che lei Consigliere La Torre ha espresso è di una forte volontà centralista di politica economica dello Stato, con la chiara volontà di interferire per svariati motivi e fini sulla gestione amministrativa, finanziaria della nostra Regione e delle Regioni a Statuto speciale, quelle che hanno permesso di farlo. Vede, Consigliere La Torre, gli amministratori di maggioranza nella passata legislatura... e qui devo correggermi nuovamente, anche per le informazioni che ci ha fornito a suo tempo l'allora Senatore Fosson, sul fatto che il Presidente Rollandin puntualmente scavalcava i Parlamentari valdostani e prendeva autonomamente ogni tipo di decisione. Nulla è cambiato: la mattinata di oggi insegna. Come le dicevo, non c'è mai stata la volontà da parte delle persone preposte di combattere questo attacco allo Stato, anzi si è sbandierato un accordo con il PdL che avrebbe portato fiumi di denaro alla nostra Regione, si è votato numerose volte la fiducia al Governo, come d'altronde si continua a fare oggi, e l'esempio puntuale c'è l'ha dato il Senatore Lanièce: non si ottiene nulla, non si sa se esistono o non esistono importanti finanziamenti, ci si rende ridicoli, ma si continua a votare la fiducia al Governo e l'impressione è che i nostri parlamentari siano a Roma in vacanza.
Rimanendo in tema vorrei tornare su quanto il Presidente Rollandin, nelle comunicazioni di ieri pomeriggio, ci ha detto sull'accordo del federalismo fiscale, concluso naturalmente da lui a Palazzo Grazioli, che ci ha fatto passare da norme finanziarie blindate dal decreto 320 del 1994: abbiamo rinunciato all'IVA d'importazione per ottenere i dieci decimi dei tributi erariali. Peccato che non si sono previste norme di salvaguardia, trovandoci cosi a dover subire tutte quelle manovre degli ultimi anni e riducendo i nostri dieci decimi a purtroppo pochi decimi.
Le devo confessare, Consigliere La Torre, che la sua relazione, soprattutto in alcune parti in cui esprime considerazioni politiche, in diversi passaggi mi trova d'accordo. Me la sono riletta attentamente, ma quando lei parla di trasparenza, di serietà, di impegno, di condivisione dei problemi con la propria comunità vivendone le problematiche ed immediatamente dopo parla del ruolo importante che dovrebbero avere le società partecipate e controllate, mi chiedo come si possano attuare questi intenti quando in questi ultimi mesi, in questa aula e non solo - mi riferisco ai 116 che non hanno ottenuto risposte - si è cercato in tutti i modi di ostacolare qualsiasi tentativo di trasparenza in questa realtà. È solo grazie al nostro e al suo impegno come Presidente della II Commissione, che forse si potrà fare un po' di luce in questo ambito. Addirittura nel documento di sintesi della Corte dei Conti si dice che non è possibile fare un analisi completa sulle società partecipate e controllate, per la scarsità di dati messi a disposizione.
Per quanto concerne il bilancio di previsione, consapevoli del periodo di crisi che stiamo attraversando, siamo fortemente critici su come sono state allocate le risorse disponibili, e questa criticità è anche stata espressa dai sindacati questa mattina, qui in quest'aula. Hanno espresso il loro disappunto per un bilancio che non ha tenuto conto dei suggerimenti e delle indicazioni emersi nel audizione dalle parti sociali e, nonostante una mancanza di elementi che non sono stati loro forniti, certe indicazioni erano state suggerite. Si chiede a voce alta di cambiare la legge di bilancio, di riorganizzare quei tavoli di confronto che ormai non vengono più organizzati e di non essere più abbandonati e umiliati come sta accadendo in questo momento. Questa è la voce dei sindacati! Per quanto concerne la discussione dei diversi punti del bilancio, mi riservo di fare le mie considerazioni nel proseguo della discussione. Grazie.
Si dà atto che dalle ore 16,09 assume la presidenza il Consigliere Segretario, Follien.
Follien (Président) - Quelqu'un d'autre? Nous sommes en discussion générale. Qualcun altro vuole prendere la parola?
Si dà atto che dalle ore 16,09 assume la presidenza il Vicepresidente Lanièce.
Lanièce (Presidente) - Un altro collega che vuole iscriversi? Mi sembra che durante la Conferenza dei Capigruppo si fosse stabilito di applicare un'alternanza di tre ad uno. Chiedo di iscriversi così possiamo applicare l'alternanza: avendo le prenotazioni dei vari colleghi, poi potremo procedere... grazie. Il Consigliere segretario Roscio ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Roscio (ALPE) - Grazie Presidente.
Vorrei incominciare il mio intervento non parlando di rifiuti, come mi suggerisce il collega Perron, ma questa stavolta parlando di bilancio. Effettivamente il mio approccio alla questione del bilancio della legge finanziaria è di tutta buona volontà, ma devo ammettere di essere persona di non grande esperienza in questo settore, anche perché sono neoconsigliere. Ho adottato un metodo, un approccio credo serio, perché ho cercato di seguire il lavoro delle commissioni più che potevo e ho cercato di leggermi tutta la documentazione che è stata prodotta in sede di audizioni. Ecco, su questa cosa, a mio avviso, ho riscontrato una certa mancanza di dati che, per me che non sono esperto nelle materie contabili e finanziarie, avrebbero contribuito a fornirmi un quadro più completo. È già stato detto da alcuni colleghi: la continua sollecitazione ad ottenere, per esempio, dati su interventi pregressi o addirittura i dettagli assessorato per assessorato, cosa che ancora oggi, io personalmente non ho ricevuto e credo che nessun altro dei miei colleghi di minoranza abbia ricevuto. Quindi, a fronte di questa documentazione, che noi reputiamo parziale, io posso fare alcune considerazioni.
Ho ascoltato la relazione del Presidente della II Commissione, La Torre, che ho qui sottomano. Il leitmotiv è quello dello Stato cattivo, dell'Italia che decide, come dice qui nella parte introduttiva: "senza alcun principio d'intesa tra la Valle d'Aosta e lo Stato italiano", oppure - una cosa condivisibile! - che "l'assioma a Statuto speciale d'identità valdostana è collegato ad avere autonomia finanziaria e il fatto che questa cosa, che lo Stato decide di per se senza consultare la Valle d'Aosta si traduce in un attacco indiretto alla nostra identità . - continuo a leggere - Le forze politiche regionali di maggioranza - viene sollecitato dal collega La Torre - e di minoranza, anziché dividersi su questioni gestionali dovrebbero confrontarsi senza pregiudizi per costruire subito un minimo comune denominatore". Queste considerazioni ritengo che siano condivisibili, come per esempio quando si dice che il malessere nei confronti della politica della popolazione si vince con un esempio di serietà, d'impegno, di trasparenza di una classe politica in contatto reale e forte con la propria comunità e i suoi bisogni.
Oggi abbiamo ascoltato anche i sindacati, che sono venuti qui e hanno lamentato la mancanza totale d'informazione e di condivisione, che dobbiamo denunciare anche noi consiglieri di minoranza: come possiamo essere noi all'altezza del nostro compito di serietà e d'impegno, quando non abbiamo neanche i documenti su cui riflettere e quando, per avere un minimo di documentazione, dobbiamo insistere ripetutamente in tutte le sedi per poterla avere, spesso poi ricevendo solo documentazione incompleta.
Vado a continuare. Passando all'altra relazione, quella dell'Assessore Baccega, anche qui ho riscontrato più o meno le stesse argomentazioni. L'Assessore in una parte iniziale dice che c'è stata una fase di concertazione molto importante, dove tutti hanno potuto prendere atto che le risorse disponibili sono diminuite, che è necessaria una svolta, un cambio d'atteggiamento. Sono cose perfettamente condivisibili, così come anche il fatto che occorre sostenere le fasce più deboli in difficoltà, le imprese, mantenere standard elevati di efficienza, di economicità in ogni settore. Ricorre anche qui il fatto dello Stato cattivo, centralista che non riconosce le autonomie e che vede nella Valle d'Aosta un salvadanaio che deve contribuire alle risorse, a ridurre il debito pubblico, eludendo tutti gli accordi in termini di federalismo fiscale. Ecco, mi chiedo come faccia l'Assessore a fare un'affermazione come è contenuta a pagina 10 della relazione, quando dice: "un approfondimento sulla presunta eliminazione dei contributi a fondo perso". Ma mi sembra che non sia mica tanto presunta questa eliminazione dei contributi a fondo perso! I contributi a fondo perso, semplicemente li avete azzerati! Non è "una presunta", tant'è vero che c'è scritto nella legge finanziaria che non ci sono più e, se mi consente, ricorrere ad un mutuo anziché ad un contributo a fondo perso, non è esattamente la stessa cosa. Tant'è vero che poi nella tabella che segue, dove si dice "di aver mantenuto le risorse nei settori", in fondo alle tabelle ci sono dei numeri e si vede come nel 2013 la descrizione di finanziamenti in base alle leggi regionali si aggira sui 51 milioni che va via via decrescendo fino ad arrivare al 2016 a 26 milioni, che a casa mia fa circa la metà. Quindi, dire che si sono mantenute le risorse sui settori, mi sembra perlomeno discutibile, visto che si passa da 51 milioni a 26 milioni in tre anni.
Un'altra questione sono, in questa relazione, le sorvegliate speciali di questo Consiglio: le società partecipate. Io, da che sono in Consiglio, sento parlare di società partecipate, di esigenza di trasparenza, di regole condivise e di cose di questo genere che dovrebbero essere un assunto di base! Non avremmo mai dovuto stare qui a discutere se le società che funzionano interamente con denaro pubblico devono o non devono assumere in base a criteri di trasparenza, di pubblicità. Mi sembra che sono sorvegliate per modo di dire, nel senso che mi sembra che continuino a fare esattamente quello che vogliono, tant'è vero che non rispondono neanche alle richieste secondo l'articolo 116.
Sulla scelta coraggiosa, come dice l'Assessore, e impopolare di introdurre il cambiamento epocale: beh, qui qualche considerazione si potrebbe fare! Io non ho grandissima esperienza, ma mi sembra che quei contributi derivavano da leggi regionali: adesso, parlare di scelta coraggiosa a posteriori...! Io stenderei un velo pietoso su questa cosa, nel senso che bisognava pensarci prima, bisognava avere il coraggio prima di dire questa cosa, non dopo che è stato denunciato nelle sedi competenti.
Nella conclusione, si dice che queste due leggi sono il fondamento di una casa che andremo a costruire, che nel dettaglio non sappiamo ancora come sarà, perché con questi disegni di legge oggi ne abbiamo solo tracciato le fondamenta: qua a me sembra di rilevare una certa mancanza di prospettiva, nel senso che io non posso andare a fare le scelte senza sapere a lungo termine dove queste scelte mi porteranno.
Venendo alle audizioni, io ho letto la documentazione che è stata portata in maniera abbastanza bipartisan. Vorrei citare solo due esempi che potrebbero sembrare in contraddizione, ma che invece vengono da portatori d'interesse molto diversi. Dalle audizioni che ho potuto ascoltare ho colto, da parte di tante persone che sono venute in commissione, il desiderio di condividere le scelte di partecipare e anche la volontà di mettersi in gioco, la necessità di fare sinergie, di mettere in rete le risorse in un momento di crisi, la disponibilità a lavorare insieme. Ecco su questa cosa qui ci sono due esempi: il primo è il documento lasciato dai rappresentanti di Confindustria, dove vi sono alcuni passaggi interessanti, perché mentre nelle relazioni si dice che noi abbiamo fatto attenzione, abbiamo condiviso, Confindustria, nella pagina 2, dice che "lo schema individuato è insufficiente sotto il profilo delle risorse destinato al sistema economico e a quello industriale nello specifico se l'obiettivo è dare una svolta, imprimere un accelerazione all'economia". Dopo di che, continuano: "avremmo preferito essere coinvolti in queste scelte operate dall'Amministrazione regionale. - non sono parole mie, leggo le parole di Confindustria - Addirittura le imprese hanno bisogno di avere risposte definitive in tempi rapidi e delle certezze sulla percentuale degli aiuti concessi e sui criteri e sulle modalità di ottenimento degli stessi, consentendo loro una programmazione di medio periodo", cosa che loro denunciano non essere avvenuta. In più riportano anche in maniera dettagliata una tabella, ma dopo aver detto che ridurre la spesa non vuol dire solo tagliare, come si è fatto in questi ultimi anni, spostando risorse da interventi che stimolano la crescita a politiche passive.
Effettivamente, leggendolo, questo bilancio è abbastanza privo di prospettive, nel senso che è un bilancio piuttosto conservatore, ma taglia di fatto molti investimenti. A questo proposito, Confindustria porta una tabella che io ho qui, dove mi sono segnato in rosso i tagli consistenti. Come vedete sono quasi tutti: per esempio, il settore industria vede dal 2012 al 2013 un taglio del 63 percento, peggiora ancora dal 2013 al 2014 avendo un meno 78 percento. Avanti così: il commercio da meno 46 a meno 100 percento. Le politiche di trasporto pubblico, sia su rotaia che su gomma, era un'esigenza sottolineata in particolar modo da Confindustria che ha detto di avere bisogno dei trasporti. Ma questa mattina lo hanno detto anche i sindacati, che un sistema efficiente di trasporti è essenziale in Valle d'Aosta. Ebbene, nell'anno scorso c'è stato un taglio sul trasporto pubblico del 12 percento, nell'anno prossimo del 78! Su rotaia andiamo di pari passo: dal 44, quasi 45, dell'anno precedente si va a 59,71. Solo l'aeroporto è in crescita, perché è previsto un aumento del quasi 18 percento negli anni prossimi. Mi sembra che queste scelte non rispondano alle esigenze perlomeno della parte produttiva della Valle d'Aosta, che tra l'altro ha portato un documento a sostegno delle loro argomentazioni. Ma non è solo questa denuncia. È interessante anche un'altra parte, dove Confindustria fa anche delle proposte e non si limitano solo a fare delle critiche: dicono, per esempio, che bisognerebbe introdurre una sorta di ponte generazionale, introducendo dei sistemi per agevolare le politiche per l'entrata nel mondo del lavoro dei giovani, favorendo il pensionamento di chi ha più esperienza senza però mandarli a casa. Questo non mi risulta che sia stato preso in considerazione. Ma, a dimostrazione che la cosa è bipartisan, in maniera del tutto analoga anche il Coordinamento solidarietà della Valle d'Aosta - quindi il mondo del volontariato - ricorda come non è stata fatta una scelta così attenta alle politiche sociali, tant'è vero che il rappresentante si chiede com'è possibile continuare a mantenere lo standard di politiche sociali, quando questa cosa è demandata alla risorsa di finanza locale. Come faranno i Comuni a riuscire a fare le stesse cose, anzi più cose, con gli stessi soldi, senza andare ad incidere sugli utenti? Chiede come mai i programmi europei che rappresentano una grande opportunità per il nostro territorio, sono utilizzati in maniera non del tutto completa, e in più, dice dell'esigenza di creare nuove sinergie e confronti tra il mondo della pubblica amministrazione e il mondo del volontariato, cosa che è già stata portata in un'altra audizione. Qui il mondo del volontariato si fa anche proponente di una strategia per un periodo di crisi, dicendo: perché noi non usiamo le risorse che provengono dal volontariato per cercare di mantenere degli standard di servizi, senza andare, però, ad incidere su chi fa mestiere di queste cose.
Se noi continuiamo, anche dall'analisi delle tabelle che ci sono state fornite ci sono moltissimi esempi di stanziamenti che vanno in decrescita praticamente verticale. Tanto per citarne uno: la scuola. L'agricoltura, in particolar modo: le politiche di sviluppo rurale passano da 17 milioni nel 2013 a 2 milioni nel 2016! Come si fa a dire che sono mantenuti gli standard di elevata qualità? Per l'industria ho già detto. I trasporti: l'unica voce che è in aumento sono il trasporto aereo, tutti gli altri sono in crollo, quando tutte le associazioni - dalla Confindustria ai sindacati - questa mattina, riconoscono che l'esigenza di avere i trasporti efficienti sia su gomma che su rotaia è una questione fondamentale.
Per non annoiare il collega Perron tralascio la questione sui rifiuti, ma anche qua ci sarebbe qualcosa da dire. Penso che anche sulla gestione dei rifiuti c'è un drastico ridimensionamento degli investimenti, perché si passa da quasi 5 milioni nel 2013 a 1 milione e mezzo nel 2016: questi sono dati che sono stati forniti alla commissione.
Ecco, vorrei andare a concludere. Non bastano le dichiarazioni d'intenti, di buona volontà: spesso abbiamo potuto constatare che a queste dichiarazioni d'intenti non seguono fatti concreti. Noi vorremmo che ci fossero veramente dei fatti concreti, rifacendoci a quello che è stata l'espressione di tutti quelli che noi abbiamo ascoltato nelle audizioni in maniera completamente bipartisan. Tutti hanno espresso l'esigenza di essere consultati, di partecipare di più, di voler mettersi in gioco, cosa che è stata in maniera puntuale sempre disattesa. Ecco perché credo che tutta la minoranza presenterà tutta una serie di iniziative volte ad andare in questa direzione, per dare una risposta sia alle situazioni di sofferenza pregresse a cui la maggioranza non ha dato risposta, sia anche per aiutare in maniera più significativa le famiglie e le imprese e introducendo anche ulteriori tagli alla politica di cui si parla molto, ma su cui si fa poco. Grazie.
Presidente - Grazie. Altre richieste d'intervento? Siamo sempre in discussione generale, chiedo ai colleghi se vogliono prenotarsi. La parola al Consigliere Fabbri, ne ha facoltà.
Fabbri (UVP) - Grazie Signor Presidente.
Gentili colleghi, è questa per me la prima legge finanziaria che mi trovo ad affrontare e non posso non esprimere il mio stupore per la assoluta mancanza di condivisione che vi è stata con le forze di maggioranza, oltre all'estenuante lentezza con cui abbiamo avuto i documenti relativi, di cui già è stato detto. Certamente mi sono del tutto chiari i meccanismi della democrazia, meccanismi che implicano la responsabilità della scelta per chi governa. Pensavo, però illudendomi, che due circostanze obbligassero al dialogo: la prima è la grande crisi economica con tutte le sue ricadute sociali ed umane che sta colpendo duramente la nostra Valle; la seconda è la risicata maggioranza di cui disponete qui in Consiglio Valle e che rende questo governo così fragile, da essere qui in Consiglio sotto la spada di Damocle dell'assoluta necessità della coesione dei consiglieri di maggioranza, ottenuta anche a scapito della necessaria discussione interna e dell'ancora di più indispensabile discussione durante il Consiglio. Questa finanziaria, invece, nasce sotto un cattivo segno, quello dell'imposizione di scelte e strategie di breve periodo, senza una visione del futuro che verrà e senza quelle misure strutturali necessarie per reagire alla crisi che non demorde.
Per questo nel leggere le cifre della finanziaria e le cifre del bilancio 2014 e del triennio da qui al 2016, non si può non guardare con apprensione a quello che sarà il futuro della nostra regione, considerando anche il fatto che essendo inserito in un contesto italiano ed europeo di grande debolezza economica siamo di fatto a traino di un meccanismo che ci vede coinvolti in una situazione di grande difficoltà. Sembra davvero che manchi una volontà politica di reazione e che si sia quasi rassegnati al declino, senza contromisure vere, che non siano il gestire il giorno per giorno. L'accordo sul riparto fiscale è nato sotto il segno di una fiducia nei confronti del Senatore Calderoli che lascia allibiti e che ci ha visto rinunciare alla compensazione dell'IVA d'importazione per ottenere i dieci decimi di una fiscalità, che però è destinata a decrescere visto il perdurare della crisi. Inoltre sono emersi degli ulteriori obblighi, mai o mal negoziati, nel nome d'impegni di risanamento del debito dello Stato italiano. Questo è avvenuto attraverso due meccanismi: primo, il trattenimento da parte dello Stato di cifre inaspettate sulla fiscalità, che non ci avrebbero dovuto essere accollate, e un uso del patto di stabilità sempre più rigido che ci impedisce di spendere pure il denaro che abbiamo. È stato un colpo durissimo alla nostra autonomia finanziaria e alla nostra comunità, costretta a sacrifici duri e improvvisi che rischiano di compromettere il nostro stato sociale, costruito così faticosamente dal dopoguerra ad oggi. È necessario guardare al futuro e cercare di reagire alla situazione facendo buon viso a cattivo gioco, ma anche avendo la forza di riaprire un dialogo con lo Stato per presentare l'inaccettabile elenco delle penalizzazioni che minano in profondo il disegno autonomista.
Paradossalmente, guardando al futuro ho come l'impressione di scorgere il passato, quello ante anni '80, quello per intenderci in cui non avevamo ancora l'autonomia finanziaria, ottenuta grazie ai nove decimi dell'IVA d'importazione e a certi miglioramenti del nostro Statuto d'autonomia, come la stabilizzazione del meccanismo delle norme di attuazione. Uno come me, che negli anni '60 era un giovane studente, ricorda perfettamente come si viveva allora: una vita più modesta, ma animata da grandi attività, da grande entusiasmo, la città si ingrandiva, c'era lavoro e voglia di fare, meno burocrazia, meno lacci e lacciuoli. Il Presidente ieri nella sua relazione ci ha annunciato una lotta spietata alla burocrazia, che ci vedrà convintamente appoggiarlo in tale intento. Una società, dicevo, che cresceva non solo economicamente ma anche socialmente, frutto del buon governo di uomini appassionati alla politica, amanti dell'autonomia e della cosa pubblica. È da poco che abbiamo commemorato la figura di Giulio Dolchi, uno di questi uomini di cui parlavo. In questo stesso Consiglio si scontravano grandi personalità e lo facevano con forza e talvolta con scontri epocali, ma la gran parte di loro avevano nell'impegno per la comunità e nell'onestà personali i punti di riferimento, la loro bussola era il benessere e la crescita dei valdostani. In quegli anni l'Amministrazione, pure nella limitatezza dei mezzi, trasformava la regione e ne faceva un esempio di buon governo additato da tutti. Arrivano, poi, gli anni dell'IVA d'importazione: un fiume di denaro scorre in Valle che conosce un benessere impensabile. Si possono finalmente fare grandi opere, grandi ristrutturazioni, l'economia si trasforma, però il pubblico s'insinua dappertutto, ovatta, risolve i problemi, rassicura tutti, e tutti si rivolgono al pubblico e a chi li governa. Sono gli anni della nascita di "mamma Regione" a cui rivolgersi e a cui tutti si sono rivolti, per avere delle prebende o delle elargizioni.
Ed eccoci alla finanziaria del 2014, la finanziaria della fine dei sogni, del risveglio alla realtà. Eccoci al momento della verità, della verità nascosta, specie da quella parte di una classe politica opaca, che non ha capito che non si può nascondere la verità, fare promesse di contributi pur sapendo di non aver la possibilità di farvi fronte, ma che deve affrontarla con coraggio, cercando un rimedio, magari cercando decisioni condivise. E qui, come il mio collega, mi riallaccio al collega La Torre che più volte nella sua relazione citava la necessità di una visione comune, di un lavorare concordi pur nel rispetto delle proprie differenze. Ricordo però, caro collega La Torre, che è stata respinta non molto tempo fa la nostra mozione sull'analisi preventiva del bilancio.
Dunque un'azione che deve sapere dare speranza e non solo gestire una redistribuzione di questo magro bilancio. Avremmo voluto vedere in questa legge dei provvedimenti coraggiosi che dessero l'idea della volontà di reagire, che indicassero una strategia per uscire dalla difficoltà. Nulla di tutto ciò, solo tanta ordinaria amministrazione en attendant Godot. Vedrà, Signor Presidente, che gli emendamenti che noi consiglieri di opposizione proporremo vanno proprio in questa direzione. Decisioni che tolgono risorse alla logica del contributo anche a chi non ne ha la stretta necessità, per un'opera non strettamente necessaria, per poter poi investire i denari così risparmiati in settori che possono aiutare la ripresa.
Resta comunque sullo sfondo un ammonimento, quello che ci viene dalla storia del dopoguerra: una buona politica può operare con efficacia, anche in condizioni di minore ricchezza nei bilanci pubblici. Questo non significa accettare passivamente certe imposizioni da Roma e da Bruxelles, ma adoperare l'arte della mediazione e del convincimento nelle sedi istituzionali, per il bene della nostra autonomia, facendosi magari consigliare sul modus operandi dei nostri amici del Trentino e dell'Alto Adige. L'impressione, però, è che si debba davvero voltare pagina e aprirsi al cambiamento. Chi ha gestito anche con spregiudicatezza certi metodi di governo non può inventarsi, ora, il ruolo di capitano della nave in questa epoca di transizione, perché non ha la mentalità giusta e gli strumenti necessari. Lo dico con pacatezza e senza toni eversivi: spero che questa sia l'ultima finanziaria che guarda alla sopravvivenza e non al riscatto, altrimenti la situazione che già è grave peggiorerà ancora. Grazie.
Si dà atto che dalle ore 16,29 la presidenza è assunta dalla Presidente Emily Rini.
Président - Est-ce qu'il y a quelqu'un d'autre? A demandé la parole le Vice-président Lanièce.
Lanièce (SA) - Il bilancio che stiamo esaminando si muove in un contesto di crisi economica, di incertezze e di forte preoccupazione per la mancata crescita e la quasi totale assenza di ripresa sia a livello internazionale che nazionale, con conseguente timore legato soprattutto ai delicati risvolti finanziari e occupazionali nel mondo del lavoro. Da un lato il perdurare della crisi economica e della negativa congiuntura, dall'altro le cosiddette manovre nazionali, con tagli cospicui alle risorse, revisioni di metodi e di costi e spesa pubblica che sono stati introdotti in questi anni. L'accavallarsi di queste manovre finanziarie ha finito per creare difficoltà, andando anche a generare nel paese Italia un clima di incertezza diffusa sugli sbocchi futuri, rispetto ad una crisi che non lascia, per ora, intravedere spiragli. Il bilancio di previsione risente, pertanto, del forte ridimensionamento delle nostre disponibilità finanziarie. Se nel recente passato avevamo potuto contare su importanti risorse che avevano consentito di far fronte alle esigenze della nostra comunità, oggi ci troviamo a fare di necessità virtù, gestendo le residue disponibilità finanziarie. Stiamo, infatti, discutendo di un bilancio annuale e pluriennale che non è il frutto, solo, delle nostre scelte, del nostro operare, ma la conseguenza di una serie di provvedimenti che lo Stato ha preso e imposto agli Enti locali e alle Regioni. Questi provvedimenti hanno in diversi casi vanificato in parte, a volte del tutto, le linee politiche, le scelte che le autonomie avevano costruito, spesso, con fatica. L'accanimento specifico, messo in campo nei confronti delle Regioni a Statuto speciale, è stato particolarmente significativo. Ciò è tanto più grave se si pensa che le forti riduzioni nei confronti della nostra Regione hanno un significativo impatto sui vari settori, in particolare su quello economico, soprattutto nel settore che più dovrebbe essere sostenuto, quello degli investimenti. Spesso ci si dimentica, però, che gli oneri a carico della Valle d'Aosta comprendono una serie di interventi che nelle altre regioni sono assolti dallo Stato, ad esempio il pagamento di stipendi degli insegnanti, i costi della sanità e via dicendo. Ecco perché se vi sono delle spese che non possono essere compresse e, visto che siamo chiamati ad aiutare a pareggiare i conti che il governo nazionale con le varie finanziarie impone, la riduzione delle risorse impatta in modo inevitabile sui settori nei quali le spese possono essere ridotte, Ed è così, purtroppo, che malgrado tutti gli accorgimenti e le razionalizzazioni che sono stati già previsti, in alcuni casi già messi in atto, vi sono delle forti contrazioni delle disponibilità in alcuni settori.
Tutto ciò ha portato alla presentazione di un bilancio di previsione figlio di un'impostazione improntata da un doveroso rigore economico finanziario, che però è riuscito a non operare dei tagli lineari, ove possibile e nella limitatezza delle risorse disponibili. Lo ricordo: siamo passati da 1 miliardo e 629 milioni del 2009 a 1 miliardo e 77 milioni del 2014, di cui 912 milioni per le spese correnti e 665 milioni per gli investimenti. Come dicevo, nella limitatezza delle risorse disponibili, cerchiamo il più possibile di intervenire in modo equilibrato, mantenendo l'attuazione delle misure anticrisi e difendendo le persone più disagiate. Come ha già ben sottolineato l'Assessore Baccega nel suo esaustivo intervento, sono stati evitati tagli orizzontali indiscriminati e si sono mantenuti gli interventi a favore delle famiglie, delle categorie sociali più deboli, con rimodulazione dei requisiti per l'accesso ad alcune agevolazioni e contributi. Si sono mantenuti per il settore agricolo alcuni contributi - non tutti, comunque alcuni - del tutto indispensabili per il sostegno economico del settore. Si sono mantenuti gli interventi per l'accesso al credito sociale, il contributo alla locazione e il sostegno all'emergenza abitativa. Tra l'altro vorrei far notare che nessun taglio di risorse ha riguardato il settore della casa, a dimostrazione dell'importanza che esso riveste per noi. Inoltre sono stati valutati come altrettanto prioritari gli interventi a sostegno delle politiche sociali e alla sanità: pur di fronte a una riduzione delle risorse, si manterrà lo stesso alto livello di efficienza e di servizio alla persona malata, che da tempo contraddistingue la nostra sanità.
Per fronteggiare l'occupazione giovanile sono stati predisposti alcuni interventi da parte del dipartimento lavoro, tra cui il programma "Garanzia Giovani" e il piano giovani che prevede parecchie risorse a disposizione. Sono state stanziate anche delle risorse per i lavori di utilità sociale che rappresentano una buona risposta alla categoria di persone a forte rischio di esclusione sociale. Si è passati, poi, da una politica economica basata sui contributi a fondo perso, non sempre propedeutici a creare volano per l'economia, alla scelta politica di implementare i fondi di rotazione con i quali sostenere le varie leggi di settore, utilizzando come risorse gli utili derivanti dalle società partecipate per un totale di 100 milioni nel triennio. Inoltre, non è stato fatto nessun aumento di aliquote dei tributi di nostra competenza, che se aumentati al massimo avrebbero potuto portare un maggior gettito di circa 34 milioni di euro. Inoltre, il bilancio non comprende ancora, se non in minima parte, le risorse collegate ai fondi europei della programmazione 2013/2020, risorse destinate a sostenere lo sviluppo economico regionale. Inoltre, vengono rimodulati alcuni investimenti previsti a valere sul mutuo già autorizzato dalla Regione per la gestione speciale di Finaosta, attraverso l'accantonamento di investimenti su alcune grandi opere non ancora iniziate.
Sicuramente non era intenzione di questa maggioranza né di tagliare i contributi a fondo perso né di ridurre le spese in vari settori ritenuti fondamentali per il nostro territorio, per la nostra gente. Dobbiamo, però, essere consapevoli che per presentare oggi un bilancio nei modi e nei termini richiesti - o meglio: imposti dallo Stato - abbiamo dovuto rompere diversi schemi, diverse abitudini, abbiamo dovuto chiedere agli assessori di indicare le priorità delle priorità prospettando ai cittadini alcuni sacrifici. È vero, il bilancio che oggi presentiamo, è un bilancio che comporta sacrifici, anche se è stato redatto con responsabilità, non aumentando le tasse, cercando di dare, ove è possibile, continuità alle politiche amministrative fin qui sviluppate, riconfermando a supporto delle imprese e delle famiglie le risorse per le misure anticrisi, pur nella consapevolezza che le stesse non sono completamente sufficienti per rispondere totalmente alla situazione di crisi sociale che sta vivendo anche la nostra regione e con la convinzione di una necessità di razionalizzare la struttura dell'amministrazione pubblica, tagliando gli sprechi, rivedendo le leggi di spesa e alcune agevolazioni, nell'ottica di considerare il reddito come elemento discriminatorio di accesso a determinati contributi. Occorrerà, come hanno già detto altri colleghi, aprire anche ragionamenti ad ampio raggio sulle società partecipate, cosa tra l'altro all'ordine del giorno dei futuri lavori della II Commissione consigliare, senza però dimenticarci, come ho detto poc'anzi, il grande contributo economico che utilizzeremo grazie agli utili di alcune di queste società partecipate.
Ovviamente non dobbiamo trascurare il ruolo sociale della Regione, i servizi fondamentali alla persona, i diritti dei giovani, non solo al lavoro. Investire sulle politiche giovanili e sul lavoro è essenziale, se vogliamo sostenere uno sviluppo equo e sostenibile nella nostra comunità. L'anno scorso il collega La Torre, nella sua veste di assessore al bilancio, durante la discussione del bilancio previsionale 2013 - che già allora prevedeva dei tagli in diversi settori: dall'agricoltura alla cultura, dal turismo all'ambiente... - aveva lanciato il concetto di resistere, resistere, resistere. Resistere non come elemento di debolezza, ma come presidio della difesa dei valori dell'autonomia, resistere per evidenziare un'allarmante bilancio previsionale che dovrebbe far riflettere le forze politiche regionali e, anziché dividerle, creare invece occasione di coesione intorno al concetto della difesa della nostra autonomia. Ecco: quelle parole di La Torre sono tuttora attuali. Oggi più che mai sarebbe opportuno che tutte le forze politiche che siedono in quest'aula, ma non solo, capiscano l'importanza di lottare tutti assieme per difendere l'identità valdostana, lo Statuto speciale di autonomia, gli interessi legittimi dei valdostani e della Valle d'Aosta, così fortemente messi in dubbio dalle manovre finanziarie nazionali di questi ultimi anni. Se riuscissimo a costituire un unico fronte comune, allora sì che daremmo un forte segnale politico, non solo al Governo nazionale, ma soprattutto al popolo valdostano! Lottiamo tutti assieme per difendere le nostre prerogative, per ottenere quello che ci spetta e cioè le risorse necessarie per garantire un futuro, uno sviluppo della nostra comunità. E poi confrontiamoci anche, assolutamente dal punto di vista politico, sui metodi di scelta e di come ripartire le risorse finanziarie disponibili.
Oltre a difendere, giustamente, ad oltranza la nostra autonomia, dobbiamo però essere convinti della necessità di impegnarci fin da ora ad affrontare le mutazioni in atto e a ripensare complessivamente l'organizzazione della vita collettiva della società. Occorre superare questa fase congiunturale, definendo un disegno di medio lungo periodo, tenendo conto dei segnali che sono cambiati e interpretando i bisogni della società valdostana, mettendo al centro della nostra realtà un progetto: il territorio, l'economia, il lavoro, la famiglia, i giovani, un nuovo welfare e le persone povere e più in difficoltà. È però necessario riaffermare nei confronti del Governo nazionale la nostra specificità, rivendicando quanto la Costituzione e le leggi vigenti ci riconoscono, aprendo nuovi spazi di negoziazione con Roma, ma soprattutto a livello europeo. Necessario, inoltre, riproporre una logica di federalismo cooperativo e solidale che ci consenta di assolvere i livelli essenziali delle prestazioni per i diritti civili e sociali, un sistema in cui si possa coniugare autonomia, equilibrio, responsabilità e solidarietà. Dobbiamo iniziare da questa grave fase contingente in cui siamo purtroppo obbligati a ridimensionare e a ritarare le scelte precedenti, interrogarci sulla tenuta del nostro sistema, definire un nuovo modello di sviluppo locale in grado di sostenere il sistema produttivo, stimolando anche l'offerta esterna e rendendo attrattivo il territorio ai nuovi insediamenti. Interessante è stato, a tal proposito, l'incontro organizzato dalla Confindustria con gli industriali del Trentino: confrontarsi è importante, lo è altrettanto il saper far tesoro delle esperienze positive altrui.
Occorre un sistema produttivo capace di sviluppare lavoro, coniugandosi a iniziative utili e a un welfare pronto ad affrontare le nuove povertà emergenti e ad accompagnare le persone e le famiglie nell'arco della loro vita. In questa chiave potrebbe essere utile avviare tavoli di concertazione con tutti gli attori della nostra società civile, come ci è stato richiesto durante le audizioni della II Commissione consigliare, al fine di ridefinire attraverso una forte e necessaria condivisione, l'intervento regionale. Durante l'esame del bilancio della finanziaria che è avvenuto, come da prassi, nella II Commissione consigliare, tutte le parti sociali che abbiamo audito hanno presentato proposte e alcune interessanti riflessioni, alcuni contributi costruttivi, così come altrettante suggestioni importanti ci sono state sottoposte stamattina a seguito dell'incontro coi sindacati; tutti però d'accordo nel sottolineare il particolare momento di difficoltà economica della Valle e il ruolo strategico del bilancio regionale sull'andamento e sullo sviluppo della nostra economia. La nostra economia deve fare sistema: solo così sarà in grado di affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Perché la sfida competitiva si può giocare non tanto tra singole aziende, ma fra sistemi economici, perché è evidente che fare sistema sarà sempre più indispensabile per assicurare il migliore sviluppo sostenibile nel nostro territorio e beneficiare delle positive ricadute sulle condizioni di vita e di lavoro.
La posizione transfrontaliera della nostra regione è il fulcro dal quale deve nascere un progetto di coesione reale tra i paesi confinanti, favorendo gli scambi economici, sociali, culturali e politici, attraverso delle sinergie con le regioni confinanti, senza limitarci a semplici relazioni istituzionali o di pochi attori. E la macroregione alpina, a cui sta lavorando per conto della nostra Regione il Presidente Rollandin, che dovrebbe diventare operativa nel prossimo anno, ne è un esempio fulgido, perché avrà come obiettivo quello di promuovere un connubio virtuoso tra la salvaguardia della biodiversità e degli ecosistemi alpini, e la promozione di una green economy che abbia alla base il patrimonio naturale, culturale e socioeconomico delle montagne, per poi costituire una forza trainante per lo sviluppo dell'intera regione alpina tra cui la nostra bella Valle, promuovendo, così, una crescita sostenibile, intelligente e inclusiva.
L'obiettivo economico di sviluppo delle imprese è il lavoro, che purtroppo rimane un'emergenza da affrontare insieme alla diminuzione del nuovo welfare. Il ciclo di vita basato sulla tradizionale visione 'scuola, lavoro, pensione' si è rotto ormai da tempo e nello stesso momento si assiste ad una straordinaria divaricazione dei percorsi di vita personali e professionali, accompagnati da un invecchiamento della popolazione e da una scarsa natalità. L'allungamento della vita media, il calo della natalità, la presenza di immigrati stanno cambiando il volto della nostra regione. La quota della popolazione con più di 65 anni è cresciuta notevolmente, raggiungendo alte percentuali: nei prossimi anni sarà la demografia più che l'economia a cambiare la nostra società. I processi demografici e sociali che si prospettano determineranno fenomeni di emarginazione, disagio e povertà che coinvolgeranno fasce di popolazioni diverse da quelle del passato: gli anziani non autosufficienti, i bambini della prima fascia d'età e soprattutto i giovani rappresentano oggi, in prospettiva, un problema sociale di grande rilevanza che richiede la messa in campo di interventi efficaci e condivisi. Il nostro welfare, tra i migliori d'Italia, così com'è strutturato rischia di non poter reggere la spinta delle novità né sul piano quantitativo né su quello qualitativo. In effetti, di fronte a questi grandi cambiamenti la domanda di servizi sociali è inesorabilmente destinata ad aumentare. Quindi, non vi è solo un problema di sostenibilità finanziaria, ma anche un problema di sostenibilità sociale. I giovani sono esposti a un futuro lavorativo e previdenziale incerto, quanto insufficiente, gli anziani sono sempre più a rischio di non autosufficienza e di povertà, le donne vivono una condizione di oggettiva difficoltà e sono chiamate a scegliere tra l'esperienza della natalità e quella del lavoro, mettendo così in difficoltà la famiglia, vera spina dorsale della società, che deve invece essere difesa, tutelata, sostenuta, ma soprattutto considerata come risorsa e soggetto sociale attivo.
Tre sono i punti principali, per noi della Stella Alpina, su cui siamo tutti chiamati ad interrogarci, per poter studiare e conseguentemente fornire possibili soluzioni future. Il primo punto riguarda la sfera del welfare: lo stato sociale va riformato contrapponendo una diversa prospettiva da quella che in questa fase critica ci obbliga a procedere coi forti tagli della spesa. La gestione pubblica del welfare da sola non basterà ad affrontare questa grande emergenza: la diffusione della mutualità di forme diffuse di solidarietà soprattutto territoriali, il ruolo da protagonista della famiglia, la presa d'atto dell'immigrazione come risorsa, soprattutto in alcuni settori produttivi, sono tutte priorità per una politica di riforme. C'è quindi l'esigenza di rimodellare i riferimenti culturali, di riorganizzare il sistema degli affetti, di pensare alla gestione dei percorsi di vita, di lavoro, del tempo libero, anche attraverso una sempre più necessaria attenta conciliazione tra lavoro e famiglia, di rivedere la rete urbana dei nostri centri abitativi, la funzionalità dei mezzi di trasporto e il sistema di protezione sociale.
Il secondo punto è legato ai grandi cambiamenti dell'organizzazione del lavoro e dei sistemi produttivi. Un tasso di occupazione che si sta sempre più abbassando, con un aumento dei disoccupati soprattutto tra i giovani e i meno giovani che hanno perso il lavoro e a cui mancano pochi anni per andare in pensione; un mercato del lavoro sempre più caratterizzato da una flessibilità che in molti casi risulta insostenibile sul piano sociale; una realtà che rischia sempre più di presentarsi con molti anziani e con pochi giovani, con aspettative di reddito scarso e con prospettive lavorative incerte: è questa la triste realtà che deve interrogare la politica.
Il terzo e ultimo punto, investe la distribuzione del reddito. Il tema della crescita e quello dell'equità sociale si legano insieme attraverso la questione redistributiva. Il dibattito, sempre presente al varo di ogni legge finanziaria nazionale, è di quanta evasione si annida, ancora, nel nostro paese e soprattutto lo schiacciamento verso il basso del reddito degli italiani. Ricchezza occulta e povertà palese sembrano essere la condizione fiscale del nostro paese. Ritorna in auge, pertanto e giustamente, la lotta all'evasione fiscale, la centralità tributaria della famiglia, il federalismo fiscale e più in generale il tema dell'equità sociale come valore riconoscibile nella proposta politica. Il fisco è una delle poche leve per incidere sullo sviluppo e sulla redistribuzione del reddito. C'è bisogno, però, di un sistema fiscale che faccia emergere la reale capacità tributaria dei contribuenti, più un rilancio del federalismo fiscale che non deve, però, evolversi in un aggravio della pressione fiscale complessiva, tutta a danno dei cittadini, ma deve invece rappresentare l'opportunità di autogoverno per le comunità locali. Infine, è necessaria l'introduzione di un quoziente familiare che tenga finalmente conto dei carichi familiari.
Ovviamente per cercare di mettere in pratica quanto è stato detto, occorre rimboccarsi le maniche e sperare in una classe politica nazionale e regionale capace di dialogare in modo diverso. Noi della Stella Alpina vogliamo contribuire a lavorare perché, almeno qui in Valle, si ritorni a una normale dialettica, a una condivisione degli impegni, a un confronto tra maggioranza e opposizione, che non sia uno scontro tribale dove l'insulto e la denigrazione personale diretta o indiretta tramite social network sia la regola. Noi riteniamo che il grave momento che stiamo vivendo esiga da parte di tutti noi, che dovremmo essere i rappresentanti della nostra comunità, un atteggiamento - da parte di tutti, ovviamente - più responsabile e consono, dove alla politica urlata e violenta, che va purtroppo di moda in Italia, si contrapponga, invece, una politica di confronto su visioni, su progetti politici anche diversi, sempre però nel rispetto di ognuno di noi. In quest'aula non c'è nessun genio della politica, qualcuno sarà forse più bravo, qualcuno un po' meno, ma tutti rappresentiamo la popolazione valdostana e abbiamo l'obbligo, pertanto, di lavorare per offrire soluzioni o per contrapporne altre. Se questo modo di porsi diventerà prassi, ne avremo tutti da guadagnare.
Président - La parole à la collègue Certan.
Certan (ALPE) - Merci Madame la Présidente. Bon après-midi à tous.
Je vous avoue que j'avais pensé mon intervention sur le budget régional de toute autre façon mais, après les interventions de hier dans l'après-midi, j'ai cru bon revoir mes propos. Un budget est d'abord un bilan sur le passé qui se projette sur le futur, mais peut-être aussi un moment de rupture avec le passé, une action décidée et forcée pour changer de route. Ce bilan 2014, qui se penche sur le 2015/2016, n'est ni l'une ni l'autre: c'est un peu la retraite de Russie, quand Napoléon au sommet de son apogée lance une armée, sans comprendre et sans tenir en compte que les maladies, l'hiver qui avance, les soldats qui avancent malgré tout, mais qui ne sont plus si convaincus, et la population qui commence à comprendre, seront fatales. Vous nous parlez d'autonomie, vous parlez toujours d'autonomie comme si vous étiez le seul propriétaire de ce trésor des valdôtains, que vous vous êtes fait enlever, je dirais, sous le nez, avec le prétexte d'accords politiques clairvoyants. Tellement clairvoyants que aujourd'hui vous avez honte vous aussi de la politique berlusconienne et vous déchargez toutes accuses sur le Gouvernement Monti, sûrement pas un ami de la Vallée d'Aoste, mais avec lequel vous vous êtes échangé quelques clins d'?il aussi. Voilà les résultats.
Hier le collègue La Torre, dont j'ai apprécié son effort, dans sa relation exhorte les mouvements autonomistes à travailler ensemble, même si je demande où vous avez été jusqu'à maintenant. J'essaie de m'ouvrir, d'ouvrir ma pensée et je me demande comment faire. Si l'unique mea culpa est l'État ingrat et malin, qui méprise la Vallée d'Aoste, si l'unique point en commun est celui-là: eh bien, je pense que ne sera pas trop possible. Collègue La Torre, vous nous avez expliqué la "forte volontà centralista di politica economica dello Stato" et vous vous êtes demandé "fino a quando possiamo reggere una politica centralista dello Stato che non valorizza il nostro Statuto speciale", une conquête fondamentale de toute la communauté valdôtaine, que nous devons défendre. Bien, très bien, nous partagions! Vous nous parlez d'autonomie et vous nous appelez à la responsabilité comme premier objectif de notre action politique, administrative et financière et après vous pratiquez d'autre, le contraire de l'autonomie. Nous sommes depuis longtemps autonomistes, depuis toujours, dirais-je, autonomistes responsables, pas seulement dans les intentions, les paroles, mais dans les actions aussi. Nous avons pratiqué l'autogouvernement, valorisé la valeur de la communauté, nous défendons le bien commun que nous avons, le territoire, depuis toujours et ces principes nous les avons aujourd'hui exposés dans nos amendements, que nous espérons être pris en considération par la majorité.
Quand vous allez à Rome chez "lo Stato accentratore a fare accordi che saranno determinanti per il futuro della Regione - jolie parole au vent de 2006 - per il rilancio economico e lavorativo che cambierà le sorti della nostra Regione", à quoi pensiez vous? Pas de doutes que ces accords aient changée la perspective valdôtaine, les sorts et le développement aussi, et maintenant nous somme réduits comme Rome, si pas pire, d'un point de vue économique, du travail, de la politique, de la communauté, avec les citoyens qui considèrent la politique comme un aspect à fuir, à repousser, au lieu de la penser comme un service à la communauté. Pourquoi Rome maintenant devrait nous reconnaître une spécificité, si vous l'avez cette spécificité jetée aux orties? Quand ce n'est pas faute à Rome, c'est l'Europe qui empêche: est-il possible? Il faut toujours trouver un bouc émissaire: quand on ne brille pas de lumière propre, une bonne stratégie est celle de culpabiliser les autres. L'Europe, au-delà de la programmation à détailler 2014/2020, le Piano di sviluppo rurale, n'a pas réduit les ressources, mais l'Italie n'a employé que le 50 pourcent des ressources disponibles. Je me demande et je vous demande: les problèmes sont de l'Europe ou des administrateurs? Je n'apprécie et je ne me reconnais pas depuis longtemps dans aucune action politique menée à Rome. En ce cas, pendant les travaux pour la legge di stabilità , l'État a employé des mesures différentes vis-à-vis des Régions à Statut spécial: faute de l'Etat, là aussi, et des lois de l'Etat? Avons-nous fait tout le possible pour le concerner de nos choix et pour les soutenir? Le voyage d'aujourd'hui en vitesse du Président Rollandin nous explique que probablement quelque chose pouvait être faite avant, au lieu de le faire pendant le budget. Mais le Trentin et le Tyrol du Sud ont été reconnus comme régions capables de pratiquer l'autonomie et des accords économiques importants ont été faits. Je rappelle, par exemple, que les accords de Milan de 2009 sont devenus lois. Et notre Région? Le traitement est celui de toutes les autres, vu que les uniques accords qu'on a réussi à conclure sont sur le grandi opere, avec Berlusconi e Calderoli. Nous souhaitons que le voyage d'aujourd'hui soit seulement le début, Monsieur le Président, d'un parcours un peu plus collaboratif.
Abbiamo accolto la sfida che ci viene chiesta come amministratori e come politici, una sfida che non ha solo benefici, ma anche gli oneri ed una responsabilità enormi. Ma crediamo di aver fatto un buon lavoro in questi anni e di aver fatto crescere nella Regione e nei nostri Comuni degli amministratori che ora sapranno insieme a noi accompagnare questa sfida. È una sfida forte dal punto di vista fiscale, finanziario, patrimoniale, politico, che però valorizza la nostra autonomia. Queste sono le parole che mi ha detto un parlamentare, non un parlamentare valdostano, purtroppo, ma un parlamentare del Trentino Alto Adige, che non sentiamo o vediamo con invidia, ma che crediamo stia facendo semplicemente il suo lavoro e che ben chiarisce il concetto di autonomia. Hanno saputo fare crescere - loro! E sono testuali parole - "nella Regione e nei nostri comuni degli amministratori che sapranno insieme a noi accompagnare questa sfida". Ecco, mi rendo conto, cari colleghi, che nessuno di questa maggioranza potrebbe parlare in questo modo, sicuramente non i nostri Parlamentari, che oltre a risponderci che non sapevano nulla, ad esempio dei 521 milioni della ferrovia, tanto per fare un esempio, hanno quasi paura di prendere impegni per la loro regione, aspettano che qualche capo li chiamo o scenda a Roma. In Valle non avete fatto crescere quasi nulla, anzi, la popolazione è stata divisa in cit l'è de nos, cit l'è pas de nos, in serie A e in serie Z. Chi è bravo e accondiscendente: al lavoro! Magari anche senza titoli, senza né arte né parte. Aspetto che io trovo gravissimo, perché ammazza culturalmente le menti: altro che fuga di cervelli! Questo modo clientelare spegne ogni reazione e libertà, abbruttisce e fa piombare la nostra regione in un degrado culturale che ci dovrebbe spaventare, non solo da amministratori, ma direi anche da genitori.
La politica del rubinetto, quella degli annunci, delle trattative private, deve finire. Se esortiamo all'autonomia, alla trasparenza, alla condivisione, Presidente Rollandin, dobbiamo praticarle, non basta evocarle e chiederle agli altri. Bisogna praticarle semplicemente e dare l'esempio, non basta mettere capi e caporali che arginano i malcontenti. Questo importante passaggio del Trentino Alto Adige è l'esempio del rispetto degli Enti locali, mentre la maggioranza regionale ha preferito assoggettare Sindaci e portatori di voti a una logica di sudditanza. Lo smantellamento dei Comuni iniziato quattro anni fa, cinque quasi, dalla sua maggioranza, continua oggi nel 2014 e, nel 2014, con un ulteriore salasso della finanza locale, in barba all'autonomia comunale.
I FoSPI sono spariti da questo bilancio o posticipati. Ci è stato spiegato che va bene così perché, comunque, ormai, era finito: benissimo! Le competenze per i Comuni sono sempre di più, i soldi sono di meno, le competenze sempre di più. Programmazione zero! È una questione di metodo: ce l'hanno ricordato questa mattina i sindacati, mentre lei era in volo, Presidente. Questioni di metodi, che non possono prescindere da un rispetto vicendevole: in Valle d'Aosta sono spariti i tavoli di confronto. Ne abbiamo parlato spesso anche in queste settimane, quando durante le audizioni ci trovavamo a dover andare un po' alla cieca, ma non solo noi, anche tutte le parti sociali che sono intervenute e credo che i consiglieri di maggioranza che hanno partecipato con noi alle audizioni non possono che confermare. Vorrei poter dire di esagerare ed enfatizzare appositamente, ma neanche quello mi sento di dire: credo che la situazione sia ancora peggiore.
Veniamo ora ad aspetti più specifici del bilancio. Certo che amministrare in questo modo non sarà facile, Assessore Baccega, ma chi si è lasciato scappare di mano il patto di stabilità non siamo certo noi che stavamo all'opposizione, a dire di concordare con Roma azioni concrete per la popolazione e non opere per sistemare gli appetiti di qualcuno. È dal mese di luglio che questa minoranza chiede di poter partecipare alle scelte, condividere, concordare, valutare insieme. Quante volte abbiamo cercato il dialogo! Neanche le mozioni approvate dalla maggioranza sono state portate avanti. Dobbiamo continuamente sollecitare perché si è insinuata una strana idea di super partes. Questo auspicio lo troviamo oggi nel documento delle organizzazioni sindacali confederali: chiedono l'apertura di un tavolo per individuare i settori dove investire le risorse economiche ancora disponibili. Se questa richiesta arriva anche dai sindacati, che non saranno tutti simpatizzanti di ALPE o della minoranza, ma che di fronte a una situazione di non produttività, di stallo totale dell'economia, lanciano l'allarme, forse sarà necessario prendere in considerazione il nuovo modo di amministrare che stiamo proponendo. Non sarà quello che stiamo proponendo noi, sarà uno che insieme, magari, troviamo, ma non sarà neanche quello che ci propinate voi. In queste condizioni politiche, mi chiedo come si possa fare in modo che minoranza e maggioranza lavorino comunemente, perché per lavorare comunemente bisogna fare tutti un passo indietro e poi uno in avanti insieme. Perché la maggioranza non dà qualche segno di vita sotto questo aspetto? Perché non dà il buon esempio e perché non decide di andare a concordare a Roma il patto di stabilità su proposte collegiali dell'intero Consiglio regionale? Certo che si sarebbe molto più forti! Ha ragione il collega La Torre, quando ieri diceva che uniti si è più incisivi, ma per essere uniti bisogna prima aver voglia di trovare dei punti in comune. Non si vuole più capire che non è più tempo di fare i superiori, perché si vuole la condivisione, ma poi si agisce da soli: è uno strano modo di cooperare, che infatti isola e non rilancia.
Assessore Baccega, lei ieri ci ha detto che questo bilancio era nuovo, proponeva un nuovo metodo di governare, era un bilancio che cambiava la direzione alla comunità valdostana. Beh, noi non abbiamo trovato tutte queste grandi novità travolgenti. A dire il vero c'è una novità: a forza di parlare fino alla noia e a stufare - così mi è stato detto da un esponente della maggioranza, quindi abbiamo stufato abbastanza - dei bilanci occulti delle società partecipate, avete capito che dovevate, forse, darci ascolto. Bene, questo è un buon passaggio, una nota positiva. Tutti i valdostani hanno capito che i grossi flussi economici non sono a disposizione della comunità, ma sono un tesoretto in mano a consigli di amministrazione strategici, per niente ingenui, che gestiscono le risorse pubbliche, le trattative private, le aggiudicazioni, i pochissimi appalti e le consulenze, aspetto che viene ripetutamente rimarcato. Anomalie e situazioni molto al limite sono state evidenziate anche nella relazione della Corte dei Conti: credo che questo sia l'ennesimo campanello d'allarme. Mi chiedo anche come si possa parlare di collaborazione, quando manca il primo ingrediente: la trasparenza e la chiarezza. Tutti i fondi allocati sulla gestione speciale - lo richiediamo dall'inizio della legislatura - devono essere vagliati dal Consiglio regionale e le scelte strategiche di dove destinare questi fondi devono essere condivise fra tutti, rappresentanti di tutta la comunità valdostana. Impianti a fune, casinò, tanto per citarne alcuni, CVA, stanno seguendo iter paralleli che pochi conoscono e la cui trasparenza è piuttosto opaca.
Mi pare utile ripetere alcuni passaggi fatti dai colleghi, ma sentiti nelle audizioni. Parti sociali che vengono audite senza avere neppure le informazioni utili, che chiedono a noi della minoranza di dare della documentazione. Mi chiedo perché succeda questo, perché non vengano fornite loro delle informazioni: è forse per evitare che possano prendere posizioni? I documenti a noi Consiglieri sono spesso stati consegnati con la clessidra, a spizzichi e bocconi: ci chiediamo a volte se questa è amministrazione. Oltre a non esserci trasparenza, quando da rappresentanti di categorie viene detto chiaramente, in audizione, che non vengono fatte proposte e spesso non si fanno critiche perché si ha paura - inutile nasconderlo, queste sono le vere parole: perché si ha paura di ritorsioni, inutile nasconderlo - dovremmo capire che non stiamo più parlando solo di mancanza di trasparenza o di trasparenza opaca, ma stiamo parlando pure di mancanza di legalità.
Entrando ora nel dettaglio della legge finanziaria, ritengo che questo bilancio non dia le risposte necessarie in questo momento di grave crisi, come è stato ricordato da tanti colleghi che mi hanno preceduto. Non risponde alla necessità del lavoro, del precariato, dei giovani, ma neanche alle esigenze delle forze produttive, artigiani, commercianti, agricoltori e albergatori, sempre più attanagliati da regole, tasse e burocratizzazione. Nessuna regola meritocratica è stata attivata.
Poi ci sono i servizi. Si parla tanto di servizi, ma sono sempre più sottili e illusori, finti. I fondi sulle misure anti crisi sembrano allocati lì, tanto per dire che ci sono, ma sono poco incisive, tanto che nessun cittadino se ne ricorda: trasporti, aeroporto, ferrovia, sono allo sbando senza un piano. Ci è stato detto che cinque bimodali risolveranno il problema per un po' di anni. Non sarebbe meglio, invece, procedere con una visione un po' più lungimirante che vada oltre il domani e oltre Pont-Saint-Martin? Che apra realmente la nostra regione al mondo?
Faccio un altro paragone: trasporto ferroviario e università. Cito questo polo che avrebbe potuto essere il volano dell'economia valdostana. Invece di essere programmati per aprire le menti, confrontarsi, arricchirsi culturalmente, sono diventati luoghi quasi di chiusura. Di quanti psicologi, di quanti economisti avrà ancora bisogno la Valle d'Aosta, per quanti anni? Non è forse l'ora di programmare altre facoltà per l'Università della Valle d'Aosta, che vuole essere un carrefour d'Europe? Non una programmazione, non una progettualità, ma tanti progetti, quelli sì, con dei "volponi" a capo dei consigli di amministrazione. Si preferisce perseverare in uno stile di vita e direi anche uno stile amministrativo che non ha futuro. Chi deve dare l'esempio? Chi deve vedere oltre il presente, se non chi programma le risorse della Regione? Stessa sorte - l'ho citato prima, ma lo dettaglio meglio - per le attività aeroportuali, che potevano essere di rilancio del volo a vela, del volo libero, con tutta la sua microeconomia. Si decide, invece, di perseverare in voli di linea e commerciali, che richiedono sempre più deroghe per la sicurezza ed assorbono cifre ingenti del bilancio, senza avere prospettive e vedere alcuna utilità.
Per quanto riguarda il sociale, mi limiterò a due esempi. Mi soffermerò sui diritti ai disabili, e cito un passaggio che ha fatto la Presidente Boldrini: "i diritti ai disabili devono essere sempre al centro dell'agenda politica, non possono essere spazzati via dai venti di crisi e dai tagli della spesa". Bene, nel bilancio regionale sono stati per ora sospesi!
Infine, un passaggio veloce sui contributi a fondo perso e le leggi di settore. Ne hanno parlato già i colleghi e sono stati il cavallo di battaglia per molti anni, cavallo impazzito, direi, negli ultimi anni. Nessuno più, quasi, ne aveva contezza, tant'è che ci sono voluti mesi e mesi di lavoro per capire quant'era il pregresso. Un pozzo a cui pescare per illusorie promesse, con due aggravanti: di non aver preso in considerazione la grave crisi che stava innestandosi e l'aver raccontato bugie al riguardo, facendo fare investimenti a molti cittadini e imprese, che di colpo si sono trovati nudi. Può un bilancio passare dal troppo al niente, senza far morire la comunità? Non sono tanto per i sentimentalismi, ma ho apprezzato molto l'intervento del Sindaco di Torino ed europarlamentare Novelli, in occasione della commemorazione dei dieci anni dalla morte di Giulio Dolchi: "ci si ricorda - ha detto - delle buone pratiche e delle buone persone quando queste sono morte", purtroppo, aggiungo io. Può un bilancio sano avere neanche il 15 percento di investimento e l'85 percento della spesa corrente, senza iniziare un'inversione o un'impostazione diversa? È un problema che sta attanagliando anche i Comuni e i nostri Enti locali, e spesso la giustificazione di questo è dietro a dei tecnicismi. Ricordo, ma lo faranno sicuramente meglio di me altri miei colleghi: Chatrian, sicuramente ha i numeri in testa molto di più di quanto li ho io. Nel 2009 erano 1.629 i milioni, siamo passati per il 2014 a 1.027 milioni, esattamente 1/3 in meno in 5 anni. Penso che non ci possa nascondere dietro a tecnicismi.
In conclusione, per non sembrare troppo pessimista né troppo negativa, ma per provare a proporre e a cercare insieme un sentiero comune. Cercherò di fare alcune proposte metodologiche, poiché i contenuti nel dettaglio li vedremo con gli emendamenti che presenteremo. Credo che un lavoro comune di rottura con il passato - di rottura con il passato! - possa iniziare. Il lavoro che nelle commissioni, in particolare: voglio comunque sottolineare la grande collaborazione dei presidenti di commissione, che si sono comunque sempre prodigati a cercare di capire le nostre esigenze. Ecco, penso che il lavoro che nelle commissioni stiamo svolgendo tutti insieme, almeno chi vi partecipa, può essere un buon punto di partenza per un lavoro comune, ma chiedo fortemente che pratiche abituali cambino rotta e tout court cessino. Noi non abbiamo mai fatto demagogia, ma pretendiamo che il nostro ruolo sia rispettato, poiché ci sentiamo di rappresentare, quasi quanto voi, i valdostani. Abbiamo lavorato affinché alcuni punti che riteniamo determinanti per il futuro della nostra regione vengano presi in considerazione, non vengano tassati tout court, ma che almeno vengano letti, affinché, Assessore Baccega, veramente si possa dire che vi è stato un cambio di metodo. Per ora non possiamo proprio condividere le sue analisi, ma siamo fiduciosi: scriverlo e prenderne coscienza può essere un buon inizio. Gli emendamenti saranno, quindi, una bella palestra per provare a collaborare, direi una palestra alla coralità. Auspichiamo quindi un lavoro in comune più puntuale.
Mi permetto di concludere con una battuta: il Vicepresidente Lanièce ha fatto un passaggio che è molto interessante, ha detto: 'noi non avremmo voluto fare certo questi tagli, siamo stati obbligati'. Certo, credo che nessuno li avrebbe voluti fare! Alcune di queste scelte sono senz'altro dolorose, ma credo che finché ci sono risorse, tante, tantissime risorse, è facile amministrare. Quando invece bisogna fare delle scelte, le scelte vere, e manca l'argent de poche, è il momento per misurare gli amministratori e far prevalere le idee, che spero non siano idee di parte, ma idee per la comunità valdostana. Grazie.
Président - A demandé la parole le Vice-président Rosset.
Rosset (UVP) - Merci Madame la Présidente.
Cari colleghi, mi sono chiesto come amministratore, come valdostano, quali siano le considerazioni che debbo fare per essere utile alla collettività, per l'esame del bilancio e della finanziaria 2014/2016, questo per valutare, pianificare il nostro futuro e su questa base ho cercato di fare alcune riflessioni prevalentemente politiche, sapendo che avremo poi tempo per discutere l'impostazione di diversi settori e le proposte concrete che le opposizioni presenteranno nei singoli punti.
Il contesto europeo e italiano in cui operiamo è lo scenario vasto da cui non si può prescindere. L'Unione Europea continua a vivere una crisi d'identità, ma non si può negare - malgrado la conferma di Angela Merkel in Germania, che incarna la linea del rigore - che piano piano stia crescendo la consapevolezza che tagli e austerità sono una strada che non ha assicurato una ripartenza dell'economia. Va detto che gli accordi raggiunti in materie che interessano anche la nostra Valle - penso ai fondi strutturali e alla politica agricola europea, i così detti PAC - risultano positivi anche per una regione come la nostra, se saremo in grado di usare le risorse che arriveranno: in questi ultimi anni non è sempre stato così.
In Italia la situazione è nota: esiste una logica del tirare a campare in vista della presidenza italiana nell'Europa, preventivata nel secondo semestre del 2014. La legge di stabilità in discussione è il segno di mille contraddizioni, di cui sono esempi chiari vicende al limite del ridicolo, come l'IMU e le nuove tassazioni sui servizi, per non dire della storia del finanziamento della nostra ferrovia. Drammatica è poi la continua richiesta di sacrifici per le Speciali del nord, soprattutto. Dossier che ci sembra essere stato quasi trascurato dalla Valle d'Aosta, sia dalla Presidenza ma anche dai due Parlamentari valdostani che stanno dimostrando lo scarso impegno di azione in un periodo così decisivo per la nostra Valle. Si pensi alla circostanza, per la prima volta da decenni, della mancata interlocuzione della coppia Lanièce Marguerettaz con il Consiglio Valle sulla manovra finanziaria nazionale e le sue ricadute, tanto che li davamo per dispersi: fortunatamente li abbiamo sentiti oggi telefonicamente al TG3!
Come detto, la crisi dell'attuale sistema politico e istituzionale del nostro paese è un dato di fatto oggettivo e indiscutibile ed è drammaticamente aggravata dalla congiuntura economico- finanziaria europea e internazionale. La crisi si è installata nelle abitazioni di migliaia di famiglie e aziende valdostane, ma anche la rabbia e l'indignazione sono ormai di casa nel nostro contesto. In effetti, per la prima volta, in commissione abbiamo sentito un coinvolgimento effettivo da parte di un certo numero di categorie economiche. Eravamo abituati ad una passerella abbastanza noiosa, negli anni passati, ma quest'anno non è stato così: parole di allarme e appelli accorati che dovrebbero chiamarci ad un risveglio e a un maggiore impegno. Purtroppo non è così: la giunta prende tempo, traccheggia, abbiamo dovuto nostro malgrado affrontare una materia così complessa e delicata, con tempi ristretti e con incertezze. Allora, Assessore Baccega, è questo il bilancio nuovo che lei auspica? Che modifica lo stile, che cambia i metodi, che cambia il sistema? Assessore Baccega, se questo è il modo, preferisco il vecchio! Ancora oggi abbiamo avuto lamentele dalle organizzazioni sindacali: mi hanno già anticipato i colleghi in questa espressione.
Devo con forza e chiarezza ribadire che l'attuale snellezza delle procedure, non deve avvenire a deterioramento di una completezza di informazioni per il Consiglio regionale, soprattutto su documenti finanziari che restano - restano Assessore! - il volano dell'intera attività dell'esecutivo, del legislativo; i tempi, non sono indifferenti. La ripartizione delle risorse resta un tema fondamentale, perché dalle scelte votate da questo Consiglio si prefigurano indirizzi e priorità da trasformare nell'azione quotidiana. L'azione quotidiana di cui dobbiamo corrispondere ai cittadini valdostani e il ruolo di controllo che sarà operato dalle sezioni della Corte dei Conti, come da norma di attuazione dello Statuto. Nell'esaminare questi documenti, constatiamo un bilancio di rassegnazione, rinunciatario, privo di volontà di ripresa, mentre occorrerebbero scelte radicali e non il solito alibi di uno Stato che ci penalizza. Non è con un monito continuo di retorica, con un velo di lacrime che possiamo nascondere di fare un confronto con quanto hanno ottenuto Trento e Bolzano, o perlomeno quanto otterranno.
La crisi che viviamo oggi non è solo economica e sociale, ma anche sfiducia nelle istituzioni, quindi è urgente ricostituire una cultura dei valori. Bisogna avere la consapevolezza che si tratta anche di un cambiamento culturale che coinvolge tutte le istituzioni, l'intera società e che richiede a tutte le componenti della società civile una partecipazione responsabile agli sforzi che la Valle d'Aosta dovrà e sta affrontando per riprendere il sentiero della crescita. Per fare questo, dobbiamo salvaguardare e rafforzare l'autonomia finanziaria della Valle d'Aosta, che richiede innanzitutto la rigorosa e decisa difesa dell'assetto statutario, contrastando con gli opportuni strumenti le manovre nazionali adottate in violazione alle prerogative statutarie. Per essere in tema, lo stesso relatore nella relazione di ieri dichiara: "per essere lungimirante, occorre che la politica che noi rappresentiamo prenda atto che è in opera un cambiamento". Lui lo chiama un cambiamento epocale e quindi occorre cambiare visione, marcia, metodi, ristrutturare il sistema Valle d'Aosta attraverso una condivisione. È vero, non dobbiamo accettare passivamente le imposizioni del mondo della finanza; ha ragione lei. Possiamo noi accettare questo? No: in nome di una pretesa efficienza mal definita, non possiamo più accettarlo! Decisioni che ormai caratterizzano la filosofia dei governi nazionali, con una logica decisionale accentratrice contraria a tutti i principi autonomisti e federalisti, principi su cui dovrebbe poggiare saldamente ogni azione del governo.
Tutto questo coincide, purtroppo con periodi di profonda antipolitica, che investe noi stessi e le istituzioni che rappresentiamo. Temo che la malattia sia grave e non risolvibile con logiche di espiazione, fatte di continui ridimensionamenti dello Stato e degli eletti, perché il pozzo è davvero senza fondo. In crisi è la democrazia rappresentativa. Anche per questo mi permetto un'osservazione: il contrarsi delle risorse a disposizione della comunità implica un confronto vero e partecipato, su come allocare le risorse e su dove devono operare le economie. Abbiamo sentito queste difficoltà anche nelle audizioni in commissione. La stessa Confindustria, la Dottoressa Pirovano, dichiara: "in questi periodi si deve cercare di farsi venire idee che con poche risorse possano ottenere risultati importanti". È inutile che ce lo nascondiamo, le risorse sono poche per tutti e quindi bisogna trovare soluzioni per ottimizzarle al meglio. Su questo punto, da parte delle imprese sicuramente ci sono due fattori importanti: il primo è che, avendo poche risorse e dovendole destinare ad alcuni settori e campi, è fondamentale, è importante il coinvolgimento. Se siamo tutti convinti che il modo migliore di spendere le poche risorse sia quello di destinarli ad alcuni ambiti, è meglio che la convinzione sia condivisa, altrimenti rischiamo di sprecare le risorse: in questo periodo non possiamo assolutamente permettercelo. L'altro punto importante per le aziende è quello della certezza e della rapidità. Mi rivolgo a Lei, Presidente Rollandin: lei ha citato la burocrazia. Ha ragione, condivido, condividiamo, ma di questa burocrazia ne parliamo da anni e quale risultato abbiamo attivato per dare questo riscontro?
Ma veniamo alla nostra manovra finanziaria. Mai come quest'anno il solo Presidente della Regione in barba alla Giunta - so che a lei, Assessore Baccega, darà fastidio, ma è la realtà - ha confezionato il bilancio regionale e l'intera manovra finanziaria. Lo ha fatto in modo apparentemente dimesso, non aggressivo, dicendo in sostanza: 'così è, e non poteva essere diversamente'. Insomma, le sue scelte sarebbero le migliori e sono comunque - anche come atteggiamento mentale - indiscutibili e frutto, si potrebbe aggiungere, delle tante emergenze concomitanti. Questa è la realtà! Perché, poi, ad essere onesti, esiste una dimensione fatta di affermazioni politiche di apertura e collaborazione, ma è tutto finto, serve solo a girare la frittata. La verità è che c'è chi comanda e vive un'inquietante e crescente solitudine, dove anche una legge finanziaria prende l'aria grigia e mesta di una crisi che è anzitutto una crisi di idee e di credibilità. Così questa crisi finisce per essere adoperata come una sorta di alibi per un mondo vecchio che non sa reagire e proporre cose nuove: vivacchia, mentre tutto va male in un vuoto di azioni amministrative e contatti politici con Roma e Bruxelles. È stato citato anche da chi mi ha preceduto: sarebbe opportuno che questi incontri avessero delle idee e dei confronti in quest'aula. Noi riteniamo che ci siano tante cose che non vanno e lo avremmo detto in tempo utile, con logica di dialogo, di proposta, se appunto non si fosse disatteso l'impegno politico, ma anche il rispetto dovuto verso l'Assemblea regionale trovatasi con il pacchetto confezionato: altro che condivisione! Assessore Baccega, dimentica la mozione d'indirizzo!
Ma al di là del metodo, siamo di fronte a una reale diminuzione delle risorse, Questo ormai è il nodo da sciogliere, che mostra come la partita del federalismo fiscale e del rinnovato riparto fiscale sia stata negativa per la nostra Valle, anche per questioni non disinnescate come la riserva erariale che fa sì che fondi che ci spettano restano allo Stato. Lo stesso vale per il patto di stabilità che ormai è l'appiglio a cui attaccarsi, quando la Giunta regionale mostra la sua incapacità nel governare. Nessuno nega che il patto di stabilità sia un'operazione che strangola le nostre finanze, ma nessuna azione politica vera è stata fatta per negoziare strade diverse, come stanno facendo Trento, Bolzano e il Friuli Venezia Giulia - è vero! - con statuti diversi, ma probabilmente anche con un impegno diverso dei parlamentari.
Vedo in prospettiva due questioni. La prima è quella del sistema delle autonomie locali: è un tema questo che mi sta a cuore. Se la legge 48 esiste bisogna applicarla, altrimenti abroghiamola! Abroghiamola con coraggio: non facciamo il gioco delle tre carte con le deroghe, dicendo che tutto rimane come era stato preventivato, perché non è così. Credo che su questo si debba essere fra di noi molto chiari, perché credo che in futuro, pur nel limite del possibile, perché so che dobbiamo risparmiare, ma come è stato fatto dal '93 in poi ci debba essere una capacità d'inventiva, pur nella rapidità dei tempi, che ci consenta di avere un sistema democratico che si rifaccia a quello spirito federalista in cui crediamo. Non potremmo mai lamentarci con Roma di un cattivo comportamento se con i Comuni valdostani assumiamo degli atteggiamenti simili a quel centralismo. E credo che ci siano qui energie di tutti gli ambiti, compresi i molti che vengono dal mondo delle autonomie locali, che potranno aiutare il Governo regionale in un rapporto franco tra esecutivo e Consiglio a trovare delle soluzioni ragionevoli.
L'altra questione riguarda lo Statuto di autonomia. Fino a quando non avremo sancito nell'articolo 116 dello Statuto, il principio dell'intesa, sarà molto difficile abbandonare come una navicella nel mare procelloso della politica italiana un nuovo testo di statuto, ma credo, sulla base dei lavori che sono stati fatti a partire dagli anni '90, che una riflessione per essere pronti in qualsiasi momento ad affrontare dei cambiamenti sia necessaria. Il nostro Statuto è una creatura meravigliosa, è come un messaggio infilato nel 1948 dai padri dell'Autonomia e dai costituenti dentro una bottiglia, e ogni tanto scopriamo in questo Statuto, che è cangiante nella logica dell'autonomia dinamica, qualcosa di nuovo e importante che arriva come un messaggio del nostro passato, per essere vissuto nel presente. Ma che sia chiaro che dobbiamo essere attenti al fatto che alcune parti sono invecchiate, perché l'ordinamento nazionale e quello Europeo si sono modificati e non possiamo pensare di avere un ferro vecchio, per quanto rispettabilissimo, come strumento giuridico principale del nostro ordinamento.
Questo bilancio, invece, è privo di un progetto di futuro: è, appunto, miope! Non c'è quel filo che unisce le diverse pagine del bilancio: le audizioni degli assessori in commissione lo hanno messo in luce. I responsabili dell'esecutivo che abbiamo audito non erano componenti di una squadra, di un team affiatato che aveva ben chiaro un obiettivo comune: il progetto. Lo ha detto, anche André Lanièce, Vicepresidente: questo maledetto progetto! Ogni Assessore con la propria personalità ha più o meno messo in luce il suo dicastero, senza far emergere quelle scelte, al di là dei tagli, che collegialmente la Giunta regionale si era data: non sono risultate visibili le scelte di campo pensate, non è emersa chiaramente la direzione di marcia. Quindi un bilancio dai presupposti fragili, che è stato scritto ancora una volta da un uomo, un uomo solo che ha nel suo cassetto il riordino delle società controllate, che viene distribuito goccia a goccia agli Enti locali su cui pende una spada di Damocle pesantissima, e questi sono - attenzione! - pilastri della politica regionale valdostana. Non vorremo che questi pilastri subissero effetti devastanti, come hanno subito altri settori che si sono trovati in questi anni a subire svolte politiche inattese, come il settore dei cantieri idraulico forestali attraverso le peripezie della "salva precari" e della privatizzazione forzata.
Non posso non fare due considerazioni sul mondo agricolo e sulle scelte fatte in questi ultimi anni. Qui si certifica, ma non è una cosa nuova, il declino dell'agricoltura valdostana e della sua zootecnia: la riduzione degli stanziamenti del 50 percento nel 2014 è un fenomeno assolutamente devastante! Un fenomeno di cui solo il Vicepresidente Lanièce non si è accorto. Quelli che dovrebbero essere strumenti per dare slancio, ci riferiamo alla Chambre, tanto per non fare nomi, diventano strutture dove la spesa corrente, oggi, è superiore alla spesa di investimento, cioè spendono più soldi per mantenere le loro strutture di quanto non investano per il loro proprio mandato.
Passo al capitolo trasporti che è ormai definitivamente terreno di politica rinunciataria e con l'ulteriore depressione del trasporto pubblico ferroviario e su gomma; sorvoliamo, per rimanere in tema, sul discorso dell'aeroporto. Non si può più parlare di un settore di mobilità, ma solo di immobilità: qualcuno ha chiesto di rivedere il piano trasporti.
Credo che questo sia il momento e il luogo adatto anche per fare alcune riflessioni sulle controllate e sulle partecipate. A tal proposito, prendo con soddisfazione l'accettazione di una mozione e quindi lì mi rivolgerò. Occorrerà aprire ragionamenti ad ampio raggio sulle società partecipate dalla Regione, analizzando costi, benefici e traendone adeguate conseguenze per gli investimenti. Ebbene, di fronte alla più grave crisi che la Valle d'Aosta sta vivendo dal dopoguerra, non possiamo commettere l'errore di credere, come sembra fare il Governo regionale, che i tagli e il rigore del bilancio, l'iperattivismo di Finaosta, gli interventi istituzionali decisi quasi in maniera unilaterale senza partecipazione e coinvolgimento, possano tirarci fuori dalla difficoltà in cui ci troviamo. È il momento, invece, della politica. Se è vero che il problema sta innanzitutto nella politica, è a questa che spetta recuperare la propria dignità, dimostrare la capacità progettuale, mobilitare l'interesse e la partecipazione.
Vorrei fare alcune considerazioni anche su un settore che è di vitale importanza per la nostra regione: il turismo, quello che dovrebbe essere il motore della nostra economia, per il quale la materia prima è costituita dal nostro patrimonio ambientale, storico, culturale, architettonico. Un settore che richiede costante lavoro di promozione, di pubblicità, che vede sensibilmente ridotti i fondi a disposizione e per questa ragione sarebbe opportuno e auspicabile che i diversi assessorati - turismo, cultura, agricoltura - facessero uno sforzo di unione, di condivisione, programmassero le risorse, affinché la pubblicità della nostra regione sia fatto in modo coordinato, senza sprechi, intensificando l'azione promozionale. Questo perché gli investimenti promozionali nel turismo dovrebbero porsi come obiettivi economici, quindi andare a toccare principalmente i potenziali turisti che portano ricchezza nella nostra regione.
Insomma, ha ragione Assessore Baccega: il bilancio è una cornice, lo dice lei. Ma manca il quadro! Il quadro entro cui definire gli interventi specifici. Non nascondo né il punto di arrivo né il tragitto stabilito. Ha ragione il relatore La Torre, nelle sue conclusioni di bilancio 2014/2018: resta una transazione incompleta verso un futuro finanziario tutto da definire e che non soddisfa certamente le aspettative dei valdostani, concordo totalmente.
Avviandomi alla conclusione, in Valle d'Aosta un giovane su quattro non ha un lavoro, la stessa relazione della Banca d'Italia lo ha evidenziato. Il tanto decantato modello che, solo fino a pochi anni fa, era portato ad esempio di solidità e buona amministrazione, sta dimostrando tutti i suoi limiti. Il numero di imprese in calo aumenta la precarizzazione degli avviamenti alla disoccupazione, schizza in maniera esponenziale la disoccupazione. In un momento di grave difficoltà per l'occupazione è ancora più insopportabile che non si adottino metodi di assunzione trasparente, al di sopra di ogni sospetto.
Noi ci auguriamo che questa manovra finanziaria del Governo Rollandin, fatta di lacrime e sangue per cittadini, famiglie, Enti locali, segni la fine di un metodo di governare ormai insostenibile. Presidente, si renda conto: questa politica è priva di strategia, una situazione degradante per la Valle, i suoi destini e anche la sua immagine esterna. Per questo la vostra finanziaria è il segno più evidente della fine di un sistema e sarebbe bene prenderne atto di fronte ad una Valle d'Aosta, delusa dalla vostra azione di governo e dai vostri comportamenti. Noi per questo ci batteremo per un'alternativa, per avviare un processo di ristrutturazione del sistema, di riflessione e trasparenza, con l'obiettivo di difendere gli interessi dei valdostani, il loro benessere e costruire un futuro per i giovani. Come vede, collega La Torre, cogliamo questa opportunità, ma solo con confronto sincero e trasparente. Grazie.
Presidente -Prima di passarle la parola, collega Guichardaz, chiedo solo la distribuzione degli emendamenti che sono stati presentati. Le collègue Guichardaz.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Grazie Presidente.
La legge finanziaria, può essere letta come un documento contabile, come la presa d'atto d'indirizzi già predefiniti o come un atto eminentemente politico: far ricadere la finanziaria nell'una o nelle altre categorie dipende tanto da chi la scrive, quanto da chi la legge. L'opposizione ha per sua natura un approccio politico alla legge finanziaria, la lettura critica dei numeri fa parte dei compiti dell'opposizione, così come fa parte di compiti dell'opposizione l'interpretazione dei numeri in chiave, appunto, politica. Anche senza forzare la mano, senza voler leggere a tutti i costi ciò che c'è al di là dei numeri, in questa finanziaria si può scorgere un messaggio, un disegno, un indirizzo politico. Finalmente - potrà dire qualcuno - dai numeri nudi e crudi si passa alla vision intesa, leggo da internet: "come la proiezione di uno scenario futuro che rispecchi i valori, gli ideali e le aspirazioni di chi fissa gli obiettivi e incentiva l'azione". Il termine inglese vision può essere tradotto in italiano con la parola visione, intesa come la capacità, appunto, di prevedere, di interpretare i segnali in un'ottica di lungo periodo. Beh, devo deludere gli entusiasti! Se conferissimo a questa legge il crisma di documento di programmazione a lunga visione, cioè di un documento che vada al di là del breve lasso temporale, mistificheremmo la realtà. Questo disegno di legge è, a mio modesto parere, il parere di un neofita, un esercizio contabile assolutamente privo di struttura, di spina dorsale, di strategia, in una parola, di visione. Per redigere una legge finanziaria come questa è sufficiente un ragioniere a cui è stato dato il mandato di tagliuzzare un po' qua e un po' là, giusto per fare tornare i conti, anzi i saldi. Me lo immagino il ragioniere come una sorta di parrucchiere che deve aggiustare una capigliatura ormai diradata, un parrucchiere a cui viene chiesto di nascondere la calvizie incipiente con un bel riportino e pure una bella mano di tintura. Questa legge finanziaria, cari colleghi, è vernice sulla ruggine. Ma al di là della metafora, resta la presa d'atto di un fallimento: il fallimento di una politica clientelare, assistenziale, di una politica dell'improvvisazione fatta giorno per giorno, senza una visione, appunto; il fallimento di una politica, o meglio di una parte politica, che dopo aver fatto la cicala per lungo tempo si ritrova inerme ad affrontare le rigidità dell'inverno che qui da noi, come noto, è piuttosto lungo e freddo.
La cosa che più irrita in tutta questa faccenda, però, è il dover sempre cercare la causa esogena alla crisi, non endogena, come ha scritto, commettendo un evidente lapsus freudiano, il Presidente della II Commissione nella sua relazione di ieri. Le relazioni che abbiamo sentito appaiono più delle lamentazioni verso un nemico esterno, verso quelli che minano la nostra autonomia, che interferiscono inopinatamente nei casi nostri, che non l'esplicitazione della ratio, delle ragioni che stanno dietro alla manovra. È una strategia ormai collaudata, quella di individuare un nemico esterno delle nostre prerogative: serve a distogliere l'attenzione dai fatti concreti, ma soprattutto distrae, mettendo in secondo piano la vera causa di questo presunto accanimento contro la nostra regione, le nostre ragioni, contro la nostra autonomia e il nostro particolarismo. Noi dell'opposizione - so di poter parlare anche a nome dei colleghi che su questo tema ci siamo confrontati lungamente - riteniamo che la causa di questo fallimento risieda anche e soprattutto nella sostanziale incapacità della maggioranza di proporsi quale interlocutore credibile e autorevole nei confronti delle istituzioni statali, e non parlo solo dei nostri rappresentanti in Consiglio regionale e in Giunta, ma anche di coloro che ci rappresentano a Roma. Fatti leggere le dichiarazioni del Senatore Zeller, parlamentare trentino e presidente del Gruppo per le autonomie in Senato, e raffrontale con quelle del Senatore Lanièce che se non sbaglio è ancora iscritto al gruppo di Zeller, di cui Zeller è Presidente, mi pare che ricopra anche il ruolo di vicepresidente in questo gruppo. Ci accorgiamo subito di come sia diverso l'approccio dei due, quando si tratta di spendersi per tutelare gli interessi dei propri cittadini e le prerogative dell'autonomia. Ci accorgiamo anche del diverso impegno profuso dell'uno e dall'altro, e non è difficile immaginare chi vince in questa gara di sbattimento. È facile cogliere nelle parole del Senatore altoatesino una strategia, un percorso diplomatico consapevole perseguito con costanza e anche con una certa insistenza caparbia, quasi fastidiosa, quell'insistenza che alla fine permetterà ai cittadini rappresentati da Zeller di, virgolette, "tirarsi fuori dai casini nazionali". Già, proprio così ha detto il Senatore Zeller. Guardate, cari colleghi, che la differenza anche solo di atteggiamento tra chi piagnucola contro lo Stato, contro la troika, sentendosi addirittura come un novello Cattaneo o un Mazzini dei nostri tempi, sta nel diverso atteggiamento tra chi è capace di difendere con determinazione e caparbietà le proprie ragioni e chi cede alla prima difficoltà. Zeller racconta che per fare approvare l'emendamento che trasferisce alle Province autonome di Trento e Bolzano la competenza sui tributi locali e finanza locale, facendo diventare le due Province, secondo Zeller, specialissime, ha dovuto fare la spola per oltre un mese fra Palazzo Chigi, la Ragioneria dello Stato, il Ministro Delrio, il Ministro Franceschini, perché, dice il Senatore ai giornali, è inteso che senza l'appoggio del Presidente Letta nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. Credo che alla fine abbiano accettato di emendare la legge di stabilità sul testo Zeller, anche solo per sfinimento. Il nostro senatore Lanièce, si legge in una sua intervista rilasciata a caldo, subito dopo aver cinguettato il famoso tweet sul voto di fiducia al Governo e sul maxi emendamento, secondo lui, a noi favorevole, riferisce con ingenuità disarmante che, virgolette: "mai si era visto, finora, che un Governo nei confronti di una Regione a Statuto speciale, andasse ad accollare delle spese di servizi senza discutere prima le norme di attuazione", proprio così ha detto, aggiungendo: "Quindi questo andava a ledere anche quella che è la dignità della Regione". E conclude: "Inoltre ci sono degli emendamenti che non erano stati accolti e che avevo presentato in accordo con il Presidente della Regione". Intervista di una settimana e mezzo fa. Insomma Zeller ottiene, dopo un mese di appostamenti tra Palazzo Chigi e il Ministero degli affari regionali la piena e totale sovranità sui tributi locali e varie altre cosette riguardanti le agenzie fiscali e le funzioni amministrative, organizzative della giustizia e del parco dello Stelvio, mentre il nostro Senatore non sa neanche se ci saranno i soldi per la ferrovia e non riesce neppure a spuntare un "emendamentino", e non ho capito, tra l'altro, che cosa emendavano i suoi emendamenti, posto che siano suoi.
Non concordo con chi dice che in termini numerici noi valdostani siamo irrilevanti, che le Province autonome di Trento e Bolzano hanno un peso. L'accordo che firmammo, la collega Morelli ed io con l'allora segretario del PD Bersani, è molto simile a quello firmato dai rappresentanti del SVP e del partito autonomista trentino tirolese. Oggi quell'impegno è stato messo all'incasso dagli amici di Trento e Bolzano, a dimostrazione che gli accordi sono rispettati se l'interlocutore è autorevole e se gli impegni vengono perseguiti con serietà e determinazione. Noi, invece, siamo qui a navigare a vista con la speranza che presto o tardi qualcuno si accorga che esistiamo e ci faccia la cortesia di considerarci, cosa che potrebbe anche avvenire, lo speriamo tutti, ma più per i margini risicati della maggioranza che per l'autorevolezza delle nostre istituzioni. Penso, cari colleghi, che alla fine sia sì una questione di credibilità personale, ma anche istituzionale. Chi mai può aver simpatia per le ragioni di chi, un giorno sì e un altro pure, con stizza inusitata parla di neocentralismo, di schizofrenia legislativa, di patto di stabilità odioso, anzi odiato, e anche qua mi spiace dirlo la differenza con gli amici trentini è evidente. Provate a vedere se Zeller, dopo avergli votato la fiducia, parla di Letta e del suo governo come dei nemici giurati dell'autonomia: mi chiedo chi è lo schizofrenico. Speriamo, almeno, che l'incontro romano del nostro Presidente e dei suoi assistenti parlamentari sortisca qualche risultato dell'ultimo secondo. Non ho visto il sequel del tweet del nostro Senatore Lanièce di questa mattina, quindi sono allo stesso tempo confortato e anche un po' preoccupato. Certo, è l'ennesima riprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, della nostra propensione ad accodarci. La si potrebbe definire la politica del filo di lana, un atteggiamento da veri temerari, cari colleghi, lo stile tipico di chi aspetta che il proprio interlocutore sia attaccato alla tagliola per fare lo splendido, per avanzare le proprie rivendicazioni. Chi ha una visione di lungo periodo deve essere in grado di assumersi la responsabilità di rischiare, anche quando le condizioni non sono del tutto favorevoli, quando non si gioca facile.
A tale proposito mi piace ricordare le dichiarazioni del nostro Presidente durante la rencontre della base dell'Union Valdôtaine, convocata per decidere l'eventuale allargamento della maggioranza al PdL, avvenuta quasi tre anni fa. Disse: "A noi va bene avere un Governo debole. Finché a queste difficoltà abbiamo una chance ad essere ascoltati". La storia ci insegna cosa capitò, nei mesi e negli anni successivi: accadimenti riassumibili nelle varie dichiarazioni fotocopia, che da qualche tempo i nostri amministratori regionali esternano in occasione delle discussioni sul bilancio, "Roma di qui, Roma di lì, Roma cattiva, quei monellacci di là". I colleghi sanno meglio di me quali sono le conseguenze delle trattative al fotofinish e soprattutto sanno quale credibilità assume la nostra regione ad alzare la cresta, ma solo quando il Governo è debole. Quando il Presidente Rollandin fece quella sortita su governo debole uguale maggiori chance, scrissi una cosetta che si trova ancora su internet e citai una frase di Massimo D'Azeglio, tratta dai miei ricordi. La frase dice così: "In ogni genere e in ogni caso il governo debole è il peggiore di tutti". E concludevo - ero in vena di citazioni, evidentemente - riportando la sempre valida esortazione di François-René de Chateaubriand: "Quasi sempre in politica il risultato è contrario alle previsioni". E infatti oggi siamo qui a discutere della più devastante finanziaria degli ultimi decenni, malgrado un immutato affetto per Berlusconi prima, Monti dopo e Letta oggi.
Speriamo, Signor Presidente, di non doverci pentire del suo incontro di oggi. Spero, almeno, che lo abbiate fatto in una sede istituzionale e non il solito incontro privato come quello di Palazzo Grazioli con l'ex Senatore Fosson e l'ex Senatore Berlusconi: era il 14 settembre del 2010. La prego, ci dica che non avete suggellato un patto di ferro di quello dei vostri, tipo l'accordo con Calderoli sul federalismo fiscale del 11 novembre 2010: sappiamo dove ci ha portato fino ad oggi, ma non sappiamo dove ci porterà. E le assicuro, collega Lanièce, che non intendo metterla né sul violento né sul tribale: certo, sono letture, ma basate sui fatti e a volte sulla tragicomica realtà.
Come vedete non ho voluto entrare nei dettagli di questo disegno di legge. Ne parleremo lungamente nei tre giorni di dibatto consiliare e i colleghi, che mi hanno preceduto e che parleranno dopo di me, sono stati e saranno sufficientemente esaustivi nel tratteggiare quella che nelle nostre intenzioni dovrebbe essere la legge finanziaria alternativa e le critiche su quella discussione. Aggiungo solo che nel costruirla, nel poco tempo che ci è stato concesso e con tutte le difficoltà connesse al reperimento dei dati e delle informazioni, abbiamo pensato soprattutto al futuro, non ci siamo limitati al contingente, non abbiamo voluto fare una finanziaria di tamponamento in attesa dei tempi migliori, magari aspettando che il cambiamento caschi dal cielo. Al contrario, abbiamo voluto sfidare gli eventi, pensando che non bastino i provvedimenti anticrisi per risolvere la crisi, ma che sia necessario rilanciare lo sviluppo, dare impulso all'occupazione e soprattutto fiducia a chi ha voglia di mettersi in gioco. E tutto ciò con la consapevolezza che solo attraverso un percorso di trasparenza, attraverso pari opportunità di accesso al lavoro, agli appalti, agli affidamenti, solo attraverso la meritocrazia il sistema potrà finalmente cambiare, speriamo in meglio. Grazie.
Presidente - Grazie. La parola al collega Cognetta.
Cognetta (M5S) - Grazie Presidente.
Innanzitutto voglio dire due parole rispetto a questa sorta di rito religioso che stiamo svolgendo in questa sala, ormai già da qualche ora, da circa due giorni...questo rito religioso di una religione laica che noi stiamo apprendendo adesso. Noi, diciamo così, siamo appena entrati, certe cose le comprendiamo fino a un certo punto; altre, devo dire, le subiamo...in fondo siamo ancora dei cittadini, ci sentiamo dei cittadini e determinati discorsi non riusciamo proprio a farli nostri, ci sono tantissime cose che non riusciamo a fare nostre rispetto a questa discussione; però, prima di cominciare a denunciarle, vorrei ricordare le parole che ha detto Dario Fo sul palco di Genova di domenica descrivendo ciò che siamo noi, come Movimento Cinque Stelle, e dicendo che noi siamo democratici ma non moderati. E questo, chi lavora con noi...soprattutto dicevo ai miei colleghi di opposizione...beh, di questo se ne sono sicuramente accorti, cioè noi siamo persone che quando poi prendono una decisione tendono a mantenere il punto, magari anche a costo di rimetterci. Tutto questo per far capire che noi siamo dentro questa istituzione, noi cerchiamo di lavorare per migliorare la situazione, ci piacerebbe che le cose andassero in maniera molto diversa, ma comunque siamo convinti che, continuando a lavorare in questo modo, riusciremo ad apportare delle modifiche sostanziali, modifiche che abbiamo poi esplicitato negli emendamenti, che poi, tecnicamente, andremo a discutere.
Per entrare più nel dettaglio, sono d'accordo con lei, Consigliere La Torre, quando dice che questo bilancio segna un punto di rottura...in effetti lo segna, ma sinceramente lo segna con i cittadini valdostani il punto di rottura, perché di fatto, questo bilancio, così com'è stato pensato e interpretato...ci distrugge, distrugge completamente la nostra economia! Lei dice che siamo nella bollina stretta, dove praticamente non riusciamo più a risalire la corrente o, meglio, dove il vento ci viene incontro al contrario e questo ci mette in estrema difficoltà. Le ricordo le parole che lei ha usato lo scorso anno quando ha presentato il bilancio in qualità di Assessore; lei, tra le altre cose, dice: "Se c'è un errore che le classi dirigenti di un paese non possono permettersi è quello di confondere un normale ciclo economico con una crisi storica, questa consapevolezza si sta faticosamente affermando nel nostro paese e recentemente anche nella nostra regione". Ora, lei lo diceva un anno fa, non si è ancora fermato di sicuro nella nostra regione, perché quello che leggiamo del bilancio e come è stato costruito e come è stato impostato, non mi sembra che chi lo ha impostato abbia capito che, invece, bisognerebbe fare cambio di marcia totale e quindi è rimasto fermo al fatto che forse possiamo ancora uscire da questa crisi, che forse, finalmente, magari le cose cambieranno e, invece, tutto questo non accadrà!
Per citare...vi ricordo che io ho partecipato in II Commissione quale componente effettivo, e quindi ho seguito tutti quanti...come buona parte, per non dire la completezza dei miei colleghi...tutti quanti gli interventi; oltre a quelli importanti di Confindustria e dei sindacati, e così via, mi ha molto colpito quello di Rete Impresa del Signor Montrosset. Il Signor Montrosset cos'ha detto, in sostanza? "Non ci servono i contributi a fondo perduto, a noi serve che voi creiate mercati, perché poi a fare business e a lavorare ci pensiamo noi". Ha praticamente detto in pochissime parole quello che noi pensiamo da sempre: il fondo perduto non è mai servito a nulla, è servito semplicemente a distribuire prebende, non ha creato mercato, non ha creato economia! Adesso per forza si è tutto "incriccato", è figlio del fondo perduto, fine dell'economia! E questo, voi, della Giunta, non l'avete ancora capito! Voi continuate a riportare tutto quanto dicendo: "beh, ma non c'è problema tra un po' metteremo dei soldi, tra un po' troviamo questo, adesso andiamo a Roma e prendiamo qualche spicciolo...", ma di fatto non risolverete nessun problema, perché è cambiato il sistema e, se non lo capite, non andrete da nessuna parte e, purtroppo, "non andremo" da nessuna parte!
Continuando, lei, Consigliere La Torre, afferma che la decrescita non è mai felice...questo in contrapposizione a qualcuno, come noi, che invece pensa che la decrescita è felice, perché lei confonde la decrescita con la miseria, sono due concetti completamente diversi. Quello che intendiamo noi per "decrescita" vuol dire evitare lo spreco di risorse del territorio, lavorare con i prodotti dell'ambiente locali, vuol dire non spostare le merci da una parte all'altra del globo, e così via... Lei, invece, parla di decrescita come di un qualcosa che si sta abbassando dell'economia...in realtà non è decrescita quella che lei chiama decrescita, è "deflazione", che è il contrario dell'inflazione e avviene quando ci sono i prezzi che scendono perché la gente non spende, non spende perché la stretta rispetto alle tasse è talmente grande che la gente, anche se ha i soldi, non spende. Questo fa abbassare i prezzi, la gente allora vede che i prezzi si abbassano, continua ad aspettare per spendere, i prezzi continuano ad abbassarsi e chiaramente le imprese chiudono, e tutto questo, via via, blocca il meccanismo economico. È questa la situazione reale in Italia e in Valle d'Aosta, cioè si chiama "deflazione".
Rispetto a questo problema c'è un immobilismo politico totale, cioè il contributo che non ha creato futuro...l'unica cosa che adesso sono riusciti a mettere in campo, è: "ma ci sono questi romani che ci hanno rovinato!" Per essere precisi sono carogne o, comunque, non sono di razza...adesso avete capito a cosa mi riferisco, come vengono chiamati gli animali quando non sono di razza...questo è quello che diciamo noi dei romani: loro sono quelli che...come dire? ci rovinano, sono i peggio, e noi, invece, ci dessero i soldi saremmo bravissimi!
Poi, però, come giustamente diceva il collega Guichardaz - e non solo - c'è un'altra parte dell'Italia che invece marcia allegramente a una velocità ormai decuplicata rispetto alla nostra, pur non avendo i soldi..."ah, ma gliene hanno tolti un po' meno"...non è questo il punto, è che loro hanno un certo tipo di testa per gestire le cose e noi no! Infatti, è vero, abbiamo detto che non facciamo più grandi opere...no, basta, non ne facciamo più...però l'ospedale lo fanno, perché quello ormai...eh, ormai non si può più fermare...e l'università? e l'università la facciamo, eh, ragazzi, l'università serve...come facciamo senza l'università? poi non si sa bene cosa sforni questa università, ma questo è un altro problema! I treni...i treni vanno comprati, eh, ragazzi, senza treni come facciamo? poi però abbiamo messo in mezzo anche qualche altra piccola opera, tipo...ve la ricordate la storia dell'archivio regionale? e quello non possiamo farcelo mancare...in questo momento, come facciamo senza archivio? dove la mettiamo tutta la carta che produciamo? e ci vanno 8 milioni per un archivio! Tutto questo, dicevo, alla fine nella nostra "contro-finanziaria" viene eliminato, ovviamente: nella nostra "contro-finanziaria" noi stiamo attenti effettivamente al welfare, da una parte, e a creare mercato e occupazione, dall'altra. Quindi, se voi leggeste con un attimo di attenzione gli emendamenti, notereste che alcuni di questi sono effettivamente fatti con criterio, fatti con logica per cercare di trovare una soluzione al problema, perlomeno una prima soluzione.
E adesso veniamo all'Assessore e al Presidente. Il pensiero di Baccega, in commissione, noi di fatto non l'abbiamo sentito, perché abbiamo capito, pur nella nostra...diciamo recente esperienza, che non era lui che gestiva il bilancio, difatti non ci sono state domande, è venuto in commissione due volte, nessuno gli ha domandato nulla, ma è giusto, le domande si fanno alle persone che decidono! Quando si va a contrattare con gli arabi, la prima domanda che ti fanno è: "sei tu quello che prende la decisione?" Se sì, parli, altrimenti non ti guardano neanche! E in effetti è quello che è successo! Ora, io parlo così perché ho lavorato di contrattazione per decenni, e quindi so benissimo cosa vuol dire quando sei in grado di decidere e quando non lo sei, e quindi è quello che è accaduto. Quindi quello che lei ha detto, Assessore Baccega, di fatto...come dire? è il compito base.
Mi rivolgo invece a lei, Presidente Rollandin, perché lei è veramente il deus ex machina di questa roba. Le dico, sinceramente, che non ha ancora afferrato effettivamente ciò che le ha suggerito il Consigliere La Torre, l'anno passato, o quello che sta accadendo in tutto quanto il mondo: forse bisogna cambiare effettivamente il modo di gestire. Lei continua a pensare che tutto questo sistema che c'è qua possa essere gestito da lei in modo esclusivo. Infatti, qui, in quest'aula ci sono tre gruppi di fatto di persone: c'è l'opposizione, cioè noi, che volenti o nolenti, ma soprattutto ormai con una certa...come dire? efficacia, riusciamo a lavorare insieme...poi ci scontriamo, abbiamo i nostri problemi, i nostri punti di vista diversi, non è che ci amiamo tutti, ma questo è normale in 17, voglio dire...ci mancherebbe altro...però, alla fine, portiamo avanti un documento economico, programmatico, comune, condiviso fino in fondo. Poi c'è un altro gruppo, sono i Consiglieri di maggioranza: i Consiglieri di maggioranza non condividono affatto neanche loro, in completo, tutta quanta la legge finanziaria, anche perché, probabilmente, è passata loro completamente sulla testa, quindi adesso la devono subire e come fanno? o votano...oppure si apre il baratro, però non sono affatto contenti, lo si capisce anche dalle votazioni che si sono avute in passato...questa situazione non dobbiamo dirla? Noi, adesso...è vero, è così! E poi, infine, abbiamo il terzo gruppo, che è la Giunta, che di fatto, però - e lo abbiamo visto questa mattina, senza il pastore - si perde, sbanda, non si sa più cosa succede!
Allora forse, forse...e sottolineo "forse", anziché parlare di contrapposizione noi-voi, dovremmo cominciare a metterci d'accordo, noi-voi, e cercare di superare il problema! Non so se sono stato chiaro o se ve lo devo dire in un'altra parola...eh? Sì, infatti, detto...beh, lo fate sempre voi, no? Ormai abbiamo capito com'è. Quindi, dicevo, forse è il caso di lasciare che questa Giunta vada per la sua strada e cominciare ad accettare i nostri emendamenti e cercare di cambiare effettivamente la Valle d'Aosta: questo è l'invito che vi faccio, adesso. Grazie.
Presidente - Altri colleghi? Il y a quelqu'un qui souhaite intervenir? A demandé la parole le collègue Follien.
Follien (UV) - Merci Président.
Chers collègues, en tant que membre de majorité je veux moi-même donner mon apport à la discussion générale sur le bilan, en faisant quelque simple considération d'ordre générale et politique, après avoir écouté avec grand intérêt les interventions des collègues. J'ai écouté hier, avec la même attention, la relation très ponctuelle et complète du rapporteur de la loi, Monsieur La Torre, et les interventions de l'Assesseur Baccega et du Président Rollandin, qui ont mis l'accent sur tous les aspects de la loi financière, notre document d'adresse général de la politique économique de la Région, qui a été approfondit soit dans les aspects techniques soit dans les principes, qui ont guidé les actions du Gouvernement dans la construction du bilan. Un Bilan que, comme ont répété d'autres qui sont intervenus avant que moi, cherche à donner des réponses concrètes à un moment de crise générale, qui perdure et qui est commencée déjà an 2008-2009, à tout échelon et dans tous les secteurs. Mais - je veux encore l'affirmer - un bilan presque obligé dans certains passages, signé négativement dans ses numéros par l'application du pacte de stabilité, d'un pacte et des accords sur le fédéralisme fiscal et des transferts au bilan de l'État demandés par le Gouvernement central. Je crois que sur cette affirmation on peut être même en partie d'accord: c'est une prémisse présente dans beaucoup de documents de beaucoup de groupes politiques de majorité, de gouvernement; je l'ai même entendu dans une prémisse des forces syndicales, lors d'une audition. Donc, surtout pour ce qui est du pacte de stabilité, l'impossibilité d'utiliser des ressources financières qui sont des citoyens valdôtains et qui, si on aurait la possibilité d'utiliser, comme on nous avait dit plusieurs fois le Président, nous donnerait la couverture financière nécessaire même pour ne pas couper. Mais il y a la volonté de la part de l'État de miner notre autonomie statutaire, en cherchant quand-même d'amoindrir notre autonomie financière, qui est un des éléments qui permet notre spécificité et notre autonomie. Les Régions à Statut spécial sont désormais considérées des anomalies, peut-être, dans la structure administrative de l'État et des situations de privilège. Un cadre que je ne partage pas et qui ne correspond absolument pas à la réalité.
Non entrerò in un elenco di numeri già forniti in precedenza, ieri dall'Assessore Baccega, dal Presidente e da altri molto più competenti e che hanno approfondito più di me questi numeri, ma ci terrei ad evidenziare alcune caratteristiche di questo bilancio che è comunque, lo ripeto, un po' un bilancio obbligato, con una forte incidenza della spesa corrente, più in generale delle spese non comprimibili, per un importo di 912 milioni di euro, con una cifra quindi disponibile per investimenti, per scelte politiche, non così grande. Ma la prima scelta politica è stata sicuramente quella di non effettuare dei tagli orizzontali, ma di prediligere dei risparmi ragionati, stabilendo nel limite del possibile delle priorità, consci del fatto che dei risparmi e quindi alcuni tagli si dovevano fare. Un bilancio che ha visto diminuire le proprie risorse dai 1.629 milioni del 2009 ai 1.077 del 2014, con ora più della metà della spesa destinata a tre voci: sanità, personale e finanza pubblica. Però è importante anche fare notare, come ricordato ieri l'Assessore Baccega, che si è fatto un grande sforzo per non aumentare la pressione fiscale, a parte l'introduzione del ticket specialistico sulle prestazioni sanitarie, visto e considerato che la Valle d'Aosta era l'unica Regione a non averlo ancora introdotto.
Si è partiti, innanzitutto, da una logica di salvaguardia delle fasce più deboli e più colpite dalla crisi ed è per questo che si sono confermati tutti gli interventi anti crisi per l'anno prossimo: i mutui prima casa, la sospensione della rata per una semestralità, lo sconto del 30 percento sull'energia elettrica e tutte le altre misure che ben conoscete.
Si è riconosciuta ancora una volta l'importanza e la centralità degli Enti locali, dei nostri Comuni, enti da sempre più vicini ai nostri concittadini, erogatori di servizi ed in qualche modo scudo sociale, in un momento di crisi, dimostrato con un sostanziale mantenimento dei trasferimenti senza vincolo di destinazione in finanza locale e con altre misure. Il CELVA ha dato parere positivo a questo bilancio: è un segnale di forte condivisione di questo documento, questo è un dato di fatto.
Vi è stata poi una riduzione del budget destinato alla sanità, ma questo taglio non andrà a incidere sulla qualità dei servizi alla persona, da sempre orgoglio del nostro welfare, con interventi a sostegno delle politiche della famiglia e delle persone mantenuti invariati. E dopo ritengo giusto ritornare su questo tema che mi sta a cuore.
In tutti gli altri settori, dall'agricoltura alle attività produttive, dalla cultura al turismo, la logica presentata dalla maggioranza che ha guidato le scelte dell'esecutivo con le sue proposte è stata quella di confrontarsi in un modo importante e intenso con il territorio, a partire dal lavoro che è stato fatto, molto completo, dalla II Commissione. Un lavoro di confronto importante con gli operatori economici e le rappresentanze delle associazioni di categoria, facendo presente l'obbligo di dover chiedere dei sacrifici, ma ascoltando quelle che erano le loro proposte ed esprimendo una volontà di non effettuare tagli verticali ed indiscriminati, ma cercando di operare scelte ponderate che, anche in un momento di recessione e di crisi economica, permettono di mantenere i livelli di servizi di qualità e di stimolare l'economia, senza abbandonare, nel limite del possibile, nessun settore e nessuna categoria produttiva, che sia quella agricola o quella industriale, cercando di dare risposte concrete in un momento di emergenza. L'agricoltura, di cui più volte abbiamo parlato in questo Consiglio, dall'inizio di questa legislatura, rimane una delle priorità in un momento di forte crisi, ben consci dell'importanza delle sinergie di questo settore che è alla base del nostro ambiente e del nostro turismo di qualità. In questo documento vi è un impegno nel sostenere, seppure con dei limiti di budget, il mondo della zootecnia e comunque a dare una garanzia di copertura delle indennità compensative agroambientali per il 2014. Anche nel settore agricolo si sta cercando di sviluppare scelte politiche che portino a risparmi, puntando poi su politiche di promozione dei nostri prodotti, alla ricerca della qualità dei nostri prodotti, con grandi sforzi di un'importante riduzione della burocrazia e cercando nel futuro, magari se pure in un modo limitato, di destinare dal punto di vista degli investimenti una parte delle risorse di quello che sarà il nuovo piano di sviluppo rurale, tenendo conto che comunque - ed è già un dato di partenza - la quota Stato-Europa non dovrebbe scendere al di sotto di quella stanziata nell'ultimo piano settennale, e questo già di per sé è un dato positivo.
Il welfare valdostano è stato sostenuto anche in questo bilancio. In tempi di crisi economica, si è riusciti a non modificare la nostra offerta, che è una caratteristica specifica della nostra autonomia e della nostra identità e che ha nell'attenzione alla persona una delle sue caratteristiche. La solidarietà cui ci spinge la nostra storia, il nostro ambiente, ha sempre avuto nell'attenzione agli anziani e ai bambini uno sguardo particolare. Sarà ancora così, anche se queste due grosse realtà sociali dovranno riorganizzarsi e dare inizio a nuovi modelli di assistenza, meno costosi ma con più qualità. La finanziaria prevede ancora 29 milioni di euro di spesa per il sostegno ai nostri anziani, 19 milioni di euro per le micro pubbliche, 6 milioni di euro per le micro private. Sono stati tagliati 3 milioni rispetto al finanziamento del 2013: vi è stato un taglio, ma questa cifra è ancora molto alta percentualmente, se facciamo dei paragoni con le Regioni a noi vicine e quindi non produrrà dei cambiamenti traumatici. La filosofia, che stava all'origine della nascita delle tante piccole micro presenti nella nostra valle, prevedeva il ricovero di anziani ancora autosufficienti, con necessità di assistenza alberghiera e di compagnia. Ora forse non è più così, gli anziani ricoverati nelle micro non sono più nella maggioranza dei casi autosufficienti e quindi crescono le loro necessità sanitarie, di qui l'esigenza di dare un'assistenza diversa, più specialistica e continua. I piccoli nuclei residenziali di dieci pazienti non possono sostenere questa esigenza, sia da un punto di vista economico che di qualità dell'assistenza. Credo che anche in futuro nella V Commissione ci sarà un confronto su questo tema con l'Assessore. Di qui la necessità di accorpare i nuclei con più posti disponibili e con una presenza di infermieri in modo più continuativo. Non saranno diminuiti i numeri delle capacità di ricovero delle strutture e il personale non sarà ridotto, ma riorganizzato in strutture comunque vicine. Gli Enti locali saranno, con l'Assessorato, i veri riorganizzatori di questo processo. Saranno determinati dei costi standard dell'assistenza degli anziani, in modo da confrontare i modelli amministrativi delle varie Comunità montane, migliorare l'efficienza e tagliare gli sprechi. Alla fine avremo un sistema più sostenibile, con una maggiore qualità per i nostri anziani, che meritano rispetto e sostegno.
Il secondo pilastro di questo nostro welfare è costituito dagli asili nido: questi sono delle vere eccellenze nella realtà di accoglienza, non confrontabili con analoghe strutture delle regioni vicine. Il sistema era da tempo in affanno, come sanno bene le famiglie, non sostenibile a lungo. A fronte di contribuzioni di 620 euro al mese per bambino - non erano neppure il 15 percento le famiglie che potevano sostenerla, questi sono i dati dell'Assessorato - il costo per gli Enti locali e per la Regione era di oltre 1000 euro al mese per ognuno. La differenza tra i ricavi e offerta non è più sostenibile. L'eccellenza comunque rimarrà, con i sacrifici previsti in altri capitoli, ma sarà necessaria anche una revisione del sistema. Gli standard saranno modificati nel rapporto tra educatori e bambini solo per i piccoli più grandi, cioè per quelli di 2-3 anni. Per i bambini disabili il rapporto rimarrà sempre di uno a uno: i più deboli saranno sempre tutelati, come è giusto che sia. I nuovi asili nido saranno più flessibili nella loro offerta, con orari personalizzati e legati alle diverse richieste della famiglia. Si sta lavorando con il CELVA anche su questo argomento e credo che da parte dell'Assessorato e della Giunta ci siano dei confronti anche con i sindacati del settore. Ripeto ancora una volta che la logica non è stata quella di tagliare in questo settore, ma di modernizzare, di armonizzare, creare delle economie di scala, dove possibile, senza stravolgere una realtà, quella della famiglia, che è alla base di tutto, di ogni possibile benessere presente e futuro. Il welfare rimane per noi una priorità.
Chaque groupe au Conseil a le droit-devoir de faire des propositions, des critiques même marquées, mais je crois que on doit les faire avec du réalisme, en tenant compte des difficultés et des problèmes qui sont à affronter de la part du Gouvernement. On a comme majorité la volonté de continuer à travailler sérieusement, à lutter dans le futur, pour donner des réponses concrètes à la crise, avec responsabilité, cohérence entre idées et action, en recherchant où il est possible un ample partage sur les recettes pour la résolution des problèmes. Des problèmes qui ne sont pas ni de la majorité ni de l'opposition, je pense par exemple au défi de l'emploi pour les jeunes, au défi de stimuler une croissance économique dans un moment dans lequel, quoi qui gouverne la majorité ou l'opposition, les ressources sont et seront très limitées. Il y a le futur d'une génération entière en jeux, de laquelle partiellement je fais encore part, et nous sommes tous appelés à faire notre partie. Merci.
Président - Merci. La parole au collègue Grosjean.
Grosjean (UVP) - Merci Présidente.
Il bilancio per tutta l'attività è un momento estremamente importante, innanzitutto di riflessione e dove si analizzano i risultati ottenuti; successivamente si fanno i programmi per il futuro, non solo con delle cifre che in questo momento non possono essere che in ribasso, anche in modo drastico. Ebbene, io sono profondamente deluso dal documento che ci è stato proposto. Mi sembra semplicemente una ridistribuzione matematica al ribasso, senza nessuna riflessione sulle ripercussioni che si verificheranno nei differenti settori. I richiami del collega La Torre sulla collaborazione, durante la presentazione fatta ieri, avrebbe un senso se fosse stata preceduta da un lavoro di approfondimento. Chiedere la collaborazione, se prima non si è approfondito l'argomento, diventa una cosa abbastanza difficile, perché effettivamente un approfondimento avrebbe potuto portare alla reale creazione di un bilancio che poteva essere qui discusso. Un programma, il bilancio, anche con delle disponibilità ridotte, dovrebbe dare delle certezze, dovrebbe dare delle indicazioni soprattutto ai giovani, dei quali si continua a parlare, ma poi realmente nulla viene fatto.
Io, per mia indole, ho valutato attentamente il settore agricolo: come tanti altri sono un po' un novello di questo mestiere e quindi mi sono limitato in modo particolare al settore dell'agricoltura. Il settore agricolo: veramente mi aspettavo qualche segnale, qualche segnale sul futuro della nostra agricoltura. Sappiamo tutti che il momento è difficile, e questo è indubbio, ma come diceva già qualcuno prima, nei momenti di difficoltà a volte si sviluppano le idee nuove, strategie nuove per rilanciare l'economia. Invece nulla! Nulla ho visto sull'agricoltura, nessuna indicazione sulle strategie future e - la cosa più assurda - nulla anche per il pregresso. È vero, abbiamo presentato una nostra mozione che non è stata accettata, ma avevate comunque parlato di una rimodulazione: io non sono riuscito a captare nessuna allusione, nessuna possibilità di assolvere a questa drammatica situazione, né per l'agricoltura, né per gli altri settori. E qui mi viene un dubbio, che è un po' che mi assilla: non è che forse, ci sono dei rubinetti che noi non abbiamo il diritto di conoscere, che all'opposizione non vengono fatti conoscere e forse neanche ai colleghi della maggioranza, ma che potranno essere aperti nei momenti più opportuni, a seconda di chi è il destinatario.
Io credo, e lo voglio dire ai 350 agricoltori del pacchetto pregresso, che su questo bilancio purtroppo non c'è niente per regolarizzare la loro situazione. La mia riflessione è che non c'è la volontà di sostenere il settore agricolo, o forse - scusate la mia chiusura mentale - forse il bacino di voti dell'attuale maggioranza, o meglio del Presidente, non è più il mondo agricolo, non lo so...!
Colleghi della maggioranza, vi chiedo veramente di valutare bene gli emendamenti che noi dell'opposizione vi proponiamo, emendamenti che vanno verso una riorganizzazione dell'attività economica della nostra regione, perché solo provando a dare delle indicazioni riusciremo a venire fuori da questa situazione, altrimenti l'anno prossimo ridurremo ancora di un altro tot percento e arriveremo alla fine che non sarà neanche più necessario fare il bilancio. Non so se ridere o se piangere, in particolare per quello che ho visto nel bilancio sul capitolo dell'agricoltura, perché credo che l'investimento a sostegno dello sviluppo aziendale in agricoltura, che è di ben 0,29 euro, ci dia poche speranze: sicuramente qui non ci sarà il problema del patto di stabilità. È vero che per il 2015 e il 2016 raddoppia, arriviamo a 0,55.
Il collega Follien, appena prima, ha specificato che la crisi finanziaria è iniziata nel 2008 e lo condivido, ma io gli chiedo e vi chiedo quali strategie sono state messe in campo dal 2008 al 2013, quali cambiamenti, quali nuove proposte per i cittadini, se non qualche misura a fondo perso, il bon chauffage per esempio, o il rinvio di qualche rata di qualche mutuo. Vorrei anche capire meglio cosa ha provato a spiegare per l'agricoltura, perché non ho seguito bene il suo passaggio. Merci.
Si dà atto che dalle ore 18,42 la Presidenza è assunta dal Vicepresidente Lanièce.
Presidente - C'è qualcuno che vuole prendere la parola? Siamo sempre in discussione generale. La Consigliera Morelli ne ha la facoltà.
Morelli (ALPE) - Merci Monsieur Président.
Chers collègues, nous voilà cette année aussi arrivés au moment clou: la discussion du budget et de la loi de finances. Nous y arrivons suite à un début de législature plutôt tourmenté, où la majorité et l'opposition sont les protagonistes d'un affrontement quotidien, qui n'est peut-être pas exagéré de définir en quelque sorte historique, toute proportion gardée, bien évidemment, vis-à-vis de l'histoire, celle avec le "h" majuscule. Un affrontement qui est révélateur d'une évolution qui est en train de se produire dans notre société, dans notre communauté et que la crise est en train d'accélérer. D'ailleurs les différences entre deux visions de la Vallée d'Aoste, deux approches aux problèmes, deux manières de se rapporter aux citoyens, deux façons de concevoir la gestion de l'administration publique, qui étaient déjà bien évidentes dans la législature passée, n'ont fait que se confirmer à partir de la campagne électorale des régionales et sont régulièrement réaffirmées à chaque séance du Conseil de la Vallée. Nous assistons, aujourd'hui à la même politique datée! Apparemment paternaliste, qui n'arrive pas à dépasser le caractère d'urgence des mesures anti crise nées en 2009 sous la poussée de l'émotivité du moment, de la nécessité de donner une réponse immédiate, à même de rassurer la population, les familles, les entreprises. Des mesures qui auraient dû, dans un délai de temps raisonnable, perdre leur caractère de mesures tampon, imaginées pour absorber le choc et se transformer dans des dispositions structurées, ponctuelles, claires et surtout applicables facilement.
In audizione, lei Presidente Rollandin, ci ha detto testualmente: "dal 2008 stiamo attraversando un periodo di crisi che anziché ridursi è aumentato sotto tutti i profili. A seguito di questa osservazione non potevamo immaginare di togliere la legge anti crisi". Certo, ma dal 2008 sono trascorsi cinque anni e in questo lasso di tempo si potevano, si dovevano mettere in atto politiche strutturali per affrontare non una semplice una crisi, ma una vera e propria recessione che investe tutti i settori economici e tutti gli ambiti sociali. Bisognava creare assieme le misure normative per far fronte alla nuova povertà che coinvolge fasce crescenti di popolazione, a cui bisogna riconoscere dei diritti, perché non ci si può limitare a concedere dei contributi con modalità mutevoli, che creano anche confusione, con nomi diversi, come se si stesse facendo loro una concessione, quasi un regalo. È sicuramente successo a tutti noi di essere apostrofati da persone che ci chiedono, ansiose, se potranno ancora beneficiare delle misure di sostegno. E noi dobbiamo essere ben coscienti che il sostegno alle famiglie e alle persone in stato di bisogno non è una benefica concessione, è una condizione necessaria per mantenere un patto sociale di convivenza civile, che ci vede tutti coinvolti. L'attenzione ai problemi reali delle persone, attraverso tavoli di concertazione che coinvolgano tutti gli attori, è l'unico modo per prevenire la conflittualità sociale, che anche nella nostra regione sta crescendo. Tavoli, che come oggi ci hanno ricordato i sindacati, sono abbandonati e umiliati. Non di riproposizioni annuali quasi a titolo filantropico c'è bisogno, ma di disposizioni chiare, con criteri equi, ben studiati, sulla base di rilevazioni reali che diano fiato a cittadini e imprese. Ma sono necessari anche controlli, regole e paletti ben precisi, che non consentano gli eventuali abusi che i provvedimenti generalisti di questi scorsi anni potrebbero aver favorito, ci auguriamo in misura minima. Perché ogni abuso, ogni uso improprio o immeritato dei contributi è un danno all'Amministrazione pubblica, ma costituisce anche una penalizzazione nei confronti di altri cittadini o di altre imprese, che sono in questo modo private di quanto spetterebbe loro.
Ce premier budget de la XIVème législature est l'occasion - peut-être la dernière occasion - pour imaginer un système nouveau, plus équitable, plus transparent. Un système Vallée d'Aoste qui soit moins dépendant économiquement et psychologiquement de l'Administration régionale et du pouvoir politique, d'un pouvoir politique unilatéral. Et sur cela je rejoins les affirmations du rapporteur La Torre, que hier j'ai écouté avec intérêt, comme tout le monde d'ailleurs, tout le monde est en train de le citer, en particulier là où il affirme que "la politica prenda atto che è in opera un cambiamento epocale e che quindi occorre cambiare visione, marcia, metodi, ristrutturando il sistema Valle d'Aosta attraverso la condivisione degli obiettivi e del modo di conseguirli". Sono affermazioni che condividiamo, ricalcano concetti che sono nostri da tempo, ma che suonano tardive, fuori tempo massimo, da parte di un esponente di maggioranza, perché alla domanda che in me è sorta spontanea, se la presente legge di bilancio corrisponde appieno a questa necessità di cambiamento così ben enunciata, francamente io non riesco proprio a dare una risposta positiva e alla fine l'auspicio del collega La Torre rimane per il momento una speranza vana. Quanto alla necessità di condivisione, che come viene ricordato nella relazione è stata da più parti evocata in commissione, come una conditio sine qua non per raggiungere obiettivi necessari a fare fronte comune nel cercare di risollevare le sorti della nostra regione, dobbiamo constatare che anche quest'anno è stata largamente disattesa. Anzi, la sensazione è che la tanto invocata condivisione non sia patrimonio comune nemmeno della maggioranza e nemmeno dei nove componenti della Giunta: ognuno ci sembra impegnato a difendere i suoi fondi, le sue prerogative e le sue ragioni. La vicenda del refuso ferroviario mi pare emblematica in tal senso, per non parlare dell'incidente diplomatico di questa mattina.
Quanto poi al cambiamento, di certo ne registriamo uno epocale, con la sospensione dei contributi a fondo perso, legato alle leggi di settore. Su questo è veramente strano l'atteggiamento della maggioranza, quasi di sollievo, come se la crisi e le manovre finanziarie vi avessero sollevati dal prendere provvedimenti restrittivi, necessari per certi versi, ma molto scomodi e impopolari. "Dobbiamo attivare meccanismi che per alcuni versi modifichino la legge oggi sostanzialmente improntata su contributi a fondo perso", ha affermato in audizione il Presidente Rollandin. Siamo tutti d'accordo e ce lo hanno confermato tutti i rappresentanti delle categorie economiche, dagli industriali a Rete Imprese, agli albergatori: il ruolo principale della Regione è creare dei mercati, creare delle opportunità, cercare acquirenti per i nostri prodotti artigianali, industriali, turistici, enogastronomici, oltre naturalmente a garantire le infrastrutture necessarie. Raggiunte quelle condizioni si può e si deve ragionare sui contributi a fondo perso, ridimensionandoli e operando scelte, ma non senza avere prima mantenuto gli impegni presi nel passato, impegni su cui si è fondata la campagna elettorale della maggioranza alle elezioni regionali, impegni che ora sono ingiustamente disattesi. Le persone e le imprese hanno fatto i loro investimenti, hanno anticipato, preso impegni contando su quei contributi, benché già falcidiati del dieci percento, ed ora noi non possiamo negarli o sospenderli, come preferite eufemisticamente dire voi. Prima dovete mantenere gli impegni presi e poi ragionare, possibilmente in modo collegiale e condiviso, ad un nuovo sistema che faccia scelte strategiche e definisca cosa vogliamo privilegiare per il futuro della nostra regione e dei suoi abitanti, in quali settori potremo creare nuovi posti di lavoro: nel turismo, nella diversificazione dell'agricoltura, nel settore manifatturiero. Di certo, non potendoci permettere la quantità, dovremo puntare ulteriormente sulla qualità e poi procedere con politiche promozionali efficaci e coordinate. Riprendo un passaggio del collega Rosset, che ha richiamato la necessità di una razionalizzazione nella promozione della nostra regione: bisogna andare a dare attuazione al più presto a quella cabina di regia che voi, maggioranza, evocate nel vostro programma di legislatura, per fare in modo che la promozione degli eventi, dei prodotti, del patrimonio sia ottimizzata e non vi siano ridondanze o sovrapposizioni. Perché una delle parole d'ordine deve essere efficienza: il personale della pubblica amministrazione deve essere impiegato al meglio, favorendo la mobilità e valorizzando le competenze interne, così come un grande sforzo deve essere fatto nell'utilizzo razionale di tutte le strutture pubbliche.
C'è molto da fare, ma non ci sembra di intravedere reazioni adeguate, proposte innovative e stimolanti, anzi, abbiamo constatato esserci quasi una rassegnazione espressa da parte di alcuni Assessori, in particolare quelli i cui bilanci sono stati particolarmente decurtati; ma non soltanto: è un sentimento generale, subdolo, ma che si percepisce. Noi riteniamo non ammissibile che non si sia potuto prevenire questa situazione, che non ci sia stata una visione di prospettiva, ma che si sia subito l'aggravarsi della crisi senza attivarsi prima, senza prender il toro per le corna, ma facendo un po' come la nobiltà decaduta della Russia zarista, che a Parigi perpetuava il suo stile di vita illudendosi che la crisi fosse solo momentanea.
In questi anni si è continuato a progettare grandi opere su cui ora si fanno retromarce spettacolari e invece non si è cercato, ad esempio, di favorire la riqualificazione energetica degli edifici, a cominciare da quelli pubblici - veri colabrodo - che avrebbe generato lavoro per un settore in crisi, come quello dell'edilizia, senza andare ad occupare nuovo territorio. L'Assessore Marquis ci ha detto che c'è uno stanziamento di ben 150 mila euro per iniziare una ricognizione energetica: alla buon ora! Peccato che gli interventi regionali in favore di ricerca e sviluppo siano passati dai 10 milioni del 2010 ai 17 mila euro del 2014. Altro che investimenti e altro che gli investimenti della Provincia autonoma di Bolzano, che ci ha ricordato il leader di Confindustria del Südtirol. Per non dimenticare la gestione dei rifiuti, sulla quale si è perso, si è sprecato un anno di tempo, invece di concentrare risorse per portare avanti progetti innovativi, in un settore che è irrinunciabile e può creare nuovi posti di lavoro, come dimostrato da altre realtà virtuose di cui abbiamo avuto recente testimonianza in un convegno, nel quale la Giunta e la maggioranza e dove l'Assessore competente è brillato per la sua assenza. Il solo obiettivo verso cui si procede spediti sembra essere quello dell'acquisto dei treni bimodali che dreneranno un be po' di quattrini e non porteranno soluzioni definitive al ritardo della nostra regione sui trasporti ferroviari, settore a cui si destinano 275 mila euro, contro i 4 milioni 256 dell'aeroporto.
Un bilancio inquietantemente ridotto per affrontare il quale sarebbero necessarie concertazione, pianificazione, coesione, invece c'è un clima quasi da "si salvi chi può", dove le responsabilità non sono condivise e tanto meno la visione d'insieme e la pianificazione. Dell'abbandono dell'agricoltura siete responsabili tutti, non solo l'Assessore Testolin, così come delle politiche attendiste sulla gestione dei rifiuti o del taglio di 20 milioni di euro alla sanità, a proposito del quale mi piacerebbe che qualcuno ci spiegasse come possano essere conciliati il mantenimento dei servizi con la diminuzione delle risorse in questa misura.
Questo è il Bilancio del fallimento di un modello che non è più al passo con i tempi, un modello che non informa, che non coinvolge, neanche i più stretti collaboratori, i quali si ritrovano disarmati e ignari a difendere un capo che, invece, vuole giocare il coup de théâtre e che non favorisce intorno a sé la crescita politica. Questa mattina è stato lampante, è stato evidente come ognuno vada per conto suo, in questa maggioranza a cui evidentemente non interessa il gioco di squadra!
Ma veniamo a noi, forze di opposizione. Il nostro lavoro per affrontare questo bilancio è stato impegnativo. Un lavoro che ha dovuto fare i conti con la reticenza della maggioranza a fornire dati in tempi adeguati, ma che ha beneficiato anche della conduzione dei lavori nella II Commissione, da parte di un Presidente all'altezza della carica e questo credo che sia giusto riconoscerlo. Per noi è stato un momento di confronto fruttuoso e importante, sicuramente impegnativo, che ci ha visti condividere quella che è forse presuntuoso definire una "controfinanziaria", ma che di certo è una proposta che mette sul tavolo questioni nodali, come il sostegno alle famiglie e alla natalità. La nostra è una società che sta invecchiando progressivamente, con un indice di natalità tra i più bassi. Una società che sta vedendo capovolgersi la piramide anagrafica con il 25 percento della popolazione che ha più di 65 anni, e dobbiamo in qualche modo cercare di invertire la tendenza, creando condizioni favorevoli alla natalità, rafforzando se possibile i servizi all'infanzia, consci che ciò è insufficiente, perché la decisione di diventare genitori richiede una certa stabilità e delle certezze anche economiche, in particolare per le donne, per le giovani donne, che si trovano ad affrontare la scelta di diventare madri in un contesto di precarietà lavorativa e di mancanza di tutele. Nella nostra "controfinanziaria" cerchiamo di non occuparci di quisquilie, andiamo a toccare argomenti come la governance delle partecipate, come la riduzione dei costi della politica, come l'introduzione di ticket in sanità sulla base di criteri oggettivi, con la voglia di andare alla radice dei problemi, anche con un certo coraggio e anche rischiando, mettendoci un po' la faccia, e con la speranza, che è quasi certezza, che molto si possa fare e che nonostante le ristrettezze finanziarie la nostra regione saprà trovare nuove vie se saprà proporre nuove idee.
"C'est quand on est très bas qu'il faut regarder très haut", disait quelqu'un dans des moments historiques bien plus durs et difficiles, par rapport à ce que nous vivons aujourd'hui. Et nous voulons regarder très haut pour notre région, mais il faut avoir la force et la volonté politique de remettre en question nos modèles. Comme l'a fait le collègue Cognetta, c'est aux conseillers de majorité que j'adresse cet appel. Il faut reconstruire une maison commune sur des bases partagées. Nous devons lancer un signal fort, avoir des idées nouvelles, et c'est ce que nous avons essayé de faire avec la présentation des amendements qui proposent des changements, d'après nous significatifs, sur lesquels nous souhaitons avoir un débat franc, finalisé à atteindre réellement des solutions pout toute notre communauté. Merci.
Président - Merci. Qualche altro collega che intende prendere la parola? Siamo sempre in discussione generale. Passo la parola al collega Donzel, ne ha la facoltà.
Donzel (PD-SIN.VDA) - Grazie Presidente.
Cari colleghi, un atto importantissimo questo che stiamo discutendo, la finanziaria regionale che accompagna il bilancio di previsione 2014 e il triennio seguente. È probabilmente l'atto più importante di tutta la legislatura, ne ho una certa consapevolezza soltanto in questi giorni, con lo studio assiduo che abbiamo fatto sui numeri, sulle cifre, insieme ai colleghi dell'opposizione, in un lavoro nuovo per me, di grande collaborazione per cercare di capire che cosa raccontava la legge finanziaria, il progetto per il futuro che ha presentato la maggioranza e che cosa potevamo fare noi dai banchi dell'opposizione rispetto a questo provvedimento. Un intervento, quindi, molto delicato, perché di solito un governo si presenta all'opinione pubblica e traccia la sua strada con la prima legge di bilancio. Avvenne così nel 2008 e poi difficilmente si riesce a cambiare strategia cammin facendo, il percorso rimane tracciato, quindi l'atto che approviamo adesso segnerà profondamente lo sviluppo di questa legislatura.
Ipse dixit: "non taglieremo scuola, sanità e sociale"! 9 milioni in meno al sociale - perché qualche numero parlando di bilancio bisogna pur tirarlo fuori - meno 20 milioni alla sanità! Già solo questo... Sulla scuola mi riservo un passaggio finale, perché quello che sta succedendo in Valle d'Aosta sulla scuola è surreale, nascosto, mascherato; l'aspetto più importante che abbiamo è messo in un angolo, abbiamo i fondi delle istituzioni scolastiche completamente stravolti, azzerata l'attività didattica di moltissime scuole e tutto questo passa nel silenzio più totale, nel dimenticatoio: bisognerà che ci ritorni all'interno di questo intervento. Ipse dixit: "l'agricoltura è il nostro punto di riferimento assoluto, l'agricoltura non si tocca, si difende ad oltranza". Io ho provato a confrontare le cifre, facendo uno sforzo e andando a vedere dal 2010 fino al 2014. Ovviamente i tagli sono impressionanti se rapportiamo il bilancio al 2010. Meno 16 percento: fa un sacrificio anche il Consiglio regionale. Meno 13 percento sulle spese del personale: come si fa a risparmiare sul personale? Qui nessuno parla di queste cose, la maggioranza non ci ha detto quanti lavoratori in meno ci saranno nel pubblico impiego nei prossimi anni. È questo che dovete raccontare: la verità ai cittadini!
Qui riprendo una espressione di una grande filosofa, Hannah Arendt, che diceva: "Il bugiardo che ha un certo successo, che riesce a convincere tanta gente, dopo un po' finisce per credere alle sue bugie". È un po' quello che credo sia capitato al collega Lanièce, che ci stava raccontando di un bilancio con fiorellini, rose, margheritine... No, questo è un bilancio molto pesante, molto duro. Dobbiamo avere il coraggio di spiegarlo ai cittadini valdostani, di spiegare cosa è successo, non soltanto con la premessa, come bene ha spiegato il collega Guichardaz, che "lo Stato taglia, lo Stato taglia..." e andare a raccontare che con questi enormi tagli al bilancio, meno 22 percento rispetto al 2010, noi si continui ad avere tutto il welfare di prima, tutto il lavoro di prima, tutto come prima. Questo è impossibile: bisogna avere il coraggio di dire la verità ai cittadini.
Dicevo dell'agricoltura. Guardando tutte le percentuali e facendo un raffronto dal 2010 a oggi, l'agricoltura perde il 78 percento del bilancio! È uno scandalo, una vergogna che si continui a dire in quest'aula "noi abbiamo tenuto i conti dell'agricoltura"! È una baggianata! Diciamo la verità a questi agricoltori, altrimenti queste aziende non si riorganizzano, non rimettono in campo energie nuove, non si attrezzano per il futuro, se non gli diciamo la verità! Se non gli diciamo la verità! I numeri li avete scritti voi nei bilanci! C'era scritto: 2010, 76 milioni 980 euro; oggi c'è scritto 17.237.493 euro! Queste sono le cifre che scrivete! "Ma no, ma poi andiamo a prendere un po' nei fondi di sviluppo rurale...", ma non raccontate queste fandonie! Questi sono i numeri che scrivete nel bilancio, queste sono le cose che dovete dire alla gente! Non raccontate "non è successo niente" oppure - colmo dell'arte, la massima arte possibile! - l'Assessore Fosson: "Faremo delle limature". Me lo sono segnato, perché poi una mia cara amica, collega latinista, mi ha corretto anche un errore: nella fretta ho scritto limae labor, che era un espressione del poeta Orazio (l'ho scritta in un latino non proprio... in un "latinorum"), però il concetto è "lavoro di lima". Ma quale lavoro di lima: sono 20 milioni in meno alla sanità! Ma quale lavoro di lima: e giù un'accettata, una sciabolata, una manganellata! E dove la tagliamo? Dov'è che facciamo questi tagli? "Sono dei risparmi, spese comprimibili...".
Oggi è arrivato un sindacalista in quest'aula e ci ha detto "non avete concertato nulla, è tutto da decidere poi". E chi lo decide? Ardissone, lo decide? Lo decide Ardissone? Oppure lo decidiamo insieme, come collettività, come parti sociali? Bisognava deciderlo prima! Quello che non avete fatto, quello che vi contesto è che avete detto "taglio qua, taglio là": nessuno capisce esattamente che cos'è. La Finanziaria è la legge che dice "questa è la strada che cammineremo insieme". Una strada difficile che si poteva anche provare a condividere con la minoranza, magari non con i più "terribili" avversari, come Donzel che è troppo veemente, ma ci sono anche persone qui più serene, più pacate, non lo so! Ma non c'avete neanche provato! Non c'avete fornito i dati! I sindacati sono venuti qui e hanno detto "scusate, ma...", la cosa di cui più si sono lamentati è che non avevano un dato per giudicare quello che facevate, non gli mandavate le tabelle; hanno detto "non esiste più il patto per lo sviluppo", avete umiliato il patto per lo sviluppo. Li avete naturalmente messi al chiuso, nessun cittadino l'ha potuto sentite, però le han dette queste parole in quest'aula e sfido qualcuno di voi a dirmi che i sindacati non hanno detto che avete umiliato il patto per il lavoro e lo sviluppo, il luogo dove si doveva decidere insieme, concertare la strategia da seguire! Perché l'avete fatto? Perché, in un momento in cui dobbiamo evitare di avere la gente che ci bussa alle porte, che entra nelle piazze, dobbiamo concertare insieme i tagli, le difficoltà, voi decidete per i fatti vostri? Questa è la più grossa lamentela!
Poi questa abitudine... scusate, perché non ho capito bene! Oggi ci sono dei problemi anche regolamentari su come funziona l'aula, ci sono state sospensioni e quant'altro, ma c'è anche all'ordine del giorno qualcosa della Corte dei Conti. Questa cosa che non date i dati e non fornite le informazioni, non è un'invenzione della minoranza o dei sindacati (pericolosi!). La Corte dei Conti: l'analisi "ha dovuto scontare diversi ordini di difficoltà, alcune di carattere pratico, altre di tipo giuridico, che hanno reso l'attività istruttoria particolarmente complessa e non del tutto appagante, a fronte degli obiettivi programmati in termini di completezza e univocità dei dati raccolti". Dice: "Analoghi problemi sono sorti con riguardo alla trasmissione dei dati da parte delle società a partecipazione regionale. Queste hanno fatto pervenire esclusivamente dati relativi ai contratti mediante i quali sono stati acquisiti beni e servizi per conto e nell'interesse della Regione. Non sono stati a tutt'oggi trasmessi, invece, dati concernenti la gestione contrattuale finalizzata alla realizzazione dei loro scopi sociali". Questa abitudine di non dare i dati sta diventando una cosa incredibile, neanche alla Corte dei Conti glieli date i dati! Cioè, uno vi chiede i dati e voi non glieli date! Ma cosa c'è da nascondere? C'è qualche misterioso dato che non è dato conoscere a noi?
Quindi la preoccupazione sorge forte! Perché sorge forte la preoccupazione? Perché abbiamo l'impressione che vogliate raccontare non tutta la verità, che ci sia qualcosa che non va detto. Per esempio, nella relazione del collega La Torre: io avrò la gentilezza di non leggere tutte le leggi che lei ha citato, per raccontare ai valdostani quanti soldi si riversano nelle loro tasche, avrò la bontà di citarne solo alcune, ma facendo il raffronto con l'anno precedente. Raffronto con l'anno precedente: legge n. 93 del 15 dicembre 1982, concernente il testo unico delle norme in materia di promozione di servizi a favore delle persone anziane ed inabili, con uno stanziamento di 19 milioni. Questo leggeva lei: 'anziani, inabili, gli diamo 19 milioni!'. Peccato, però, che l'anno scorso in bilancio ce n'erano 22. Tagliate 3 milioni! 3 milioni agli anziani, agli inabili, tagliati! Poi, più avanti: legge regionale 11 del 19 maggio 2006, concernente la disciplina del sistema dei servizi socioeducativi per la prima infanzia, con stanziamento di 3 milioni e 300, peccato che l'anno prima erano 4 milioni 240. Un milione in meno alle famiglie coi bambini! Allora qual è il risultato? Che analisi fate voi della società valdostana? Sempre più anziani, la società valdostana che sta invecchiando, non ci sono più bambini; scelta strategica del Governo regionale: tagliamo agli anziani e ai bambini! Ma è esattamente l'opposto di quello che bisogna fare! Sono le due categorie di questa regione che sono in grossissima emergenza! Noi abbiamo un'emergenza anziani, perché la popolazione fortunatamente vive più a lungo, ma con grossi problemi riesce a vivere più a lungo. Dobbiamo garantirgli una dignità di vita, non solo la lunghezza della vita! È bello arrivare a 90 anni, a 95, ci sono anche delle centenarie che pubblicano le foto, ma è bello arrivarci in condizioni di vita dignitosa, non abbandonati in una corsia di una microcomunità, senza le assistenze dovute.
Queste cose non le dico io, le hanno dette a un convegno e arriverò su questo punto. Le cose che non avete affatto chiarito - il personale e l'assistenza - da che cosa viene fuori? Io sento una volta con due interpellanze l'Assessore Fosson e gli dico: 'Avete in mente un progetto sull'esternalizzazione del servizio domiciliare?'. L'Assessore Fosson risponde in aula: "Io sono contrario alle esternalizzazioni, ma valuteremo". Vado a un convegno - un bel convegno di una cooperativa che festeggiava il trentennale - e l'Assessore Fosson fa uno sperticato elogio al privato sociale. Dice: "Sono contro le...".
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...Sì, ma voglio riportare i fatti Assessore, non si preoccupi. Se dico qualcosa che non va, avrà modo di intervenire e animare questo dibattito. Lei dice: "Io idealmente sono contro le esternalizzazioni, però dobbiamo andare a guardare i conti e vediamo un po' il privato sociale come va". Cioè, il problema non è privato sociale sì, esternalizzazioni no, il problema è cosa volete fare: glielo dite ai cittadini valdostani? Perché una persona che è precaria da vent'anni, che vuole sapere che fine fa il suo lavoro, lo deve sapere! Perché se sa che avete in mente di montare su tutto un sistema privatizzato con le cooperative, magari cambia vita, fa un'altra scelta. Lo deve sapere! Non glielo dovete buttare lì all'ultimo minuto, non dovete fare calare le scelte dall'alto, dovete dire la verità ai cittadini valdostani. Uno che ha in mano una cooperativa deve sapere se in futuro c'è un progetto così grande, perché dovrà investire, se no le cooperative arrivano quelle da fuori prenderci il lavoro e ci passano davanti perché le nostre non si sono attrezzate. Quello che vi dico è che dovete raccontare ai cittadini cosa volete fare, non dovete venire qui e dire - lo vedremo nella legge finanziaria, punto per punto - "abbiamo sospeso una legge qua, sospeso una legge là, non si sa dove si va, forse ci sono ancora dei contributi a fondo perso, forse per l'agricoltura, ma forse non solo per l'agricoltura". Ma scusate, avete bloccato lo sviluppo economico valdostano! 42 milioni di euro di domande bloccate, immobilizzate da questo Governo regionale. Dovete dire chiaramente cosa volete fare. Nella legge finanziaria dovevate dirlo, dovevate dire se rimodulate e come: la legge finanziaria era la legge dove si scriveva la rimodulazione! Invece voi dite "vedremo", "faremo", "forse", "si vedrà", e allora chi ha la domanda in mano con la scritta "Sì, è approvata, la finanzieremo se ci sono i fondi", dice: "Eh, figurati! Aspetto, prima o poi arriverà il mio turno!". E campa cavallo che l'erba cresce! E lo sviluppo non arriva!
Allora noi abbiamo fatto una cosa e il Presidente con orgoglio lo rivendica, dice: "Nell'accordo che abbiamo fatto con lo Stato noi adesso abbiamo i dieci decimi". Ma i dieci decimi della decrescita sono dieci decimi di nulla. I dieci decimi hanno un senso se questa regione torna a crescere, se riparte lo sviluppo! Questo è il punto fondamentale, cosa che, invece, assolutamente non c'è.
Sempre nella bella e lunga relazione del collega La Torre, venivano citate un'infinità di leggi. L'ho già detto prima: mi guardo bene dal fare il suo elenco in cui ha scandito tutti i soldini che la Regione dà. Anche perché lei ha avuto la gentilezza di raccontarci tutte le leggi che danno dei soldi, naturalmente dimenticando di dire quanti ne tolgono, ma senza citare i dato più importante di tutti, quello che bisogna raccontare ai cittadini valdostani. Voi avete fatto, in un momento di crisi economica, un bilancio in cui la spesa corrente arriva all'87 percento! Voi avete condannato a morte lo sviluppo della Valle d'Aosta! Con delle cifre così nessuna azienda in nessuna parte del mondo, da nessuna parte, va da nessuna parte! Fa esattamente quello che diceva il collega Grosjean: l'anno prossimo avremo ancora meno soldi e avremo ancora più difficoltà, cioè ogni anno peggio. A meno che arrivi un Babbo Natale dall'Europa o dallo Stato, che ci porti un regalino.
Perché la Valle d'Aosta è finita in questo punto? È una cosa che è arrivata così, di colpo? È ieri che è successo? Mi è venuto un flash e sono andato a trovarmi un articolo che mi aveva scioccato. Allora ero un giovanissimo insegnante - eh, gli anni passano! - e trovo un articolo in cui si raccontava questo, sul Corriere della Sera, quindi una fonte autorevole, che diceva: "Val d'Aosta terra di sussidi. La Valle d'Aosta a pochi chilometri da quella che un'indagine del Sole 24 Ore ha laureato capitale italiana del benessere, Eldorado, monti di Bengodi, provincia felice, oasi di efficienza, quasi un frammento di Svizzera rotolato come un masso erratico al di qua delle Alpi. Così dicono le statistiche, in singolare consonanza con i dépliant delle aziende di soggiorno. Purtroppo la realtà è un po' diversa. Strade ingorgate, parcheggi inesistenti, trasporti pubblici - poi arriviamo ai trasporti - trasporti pubblici del terzo mondo". E più avanti si diceva, in conclusione, "ha ragione De Rita, questa è la valle della ricchezza senza sviluppo. Si dà il caso che sia anche la vetrina di alcune tra le montagne più belle del mondo, ma non basta avere il monopolio del Cervino, del Monte Rosa, del Monte Bianco, quando in due o tre ore di macchina si possono raggiungere stazioni come Crans, Chamonix, Megève, che offrono servizi decisamente migliori. E poi non è più il tempo di vacche grasse nemmeno qui, la cornucopia dell'economia assistita si sta prosciugando. Sarà la volta buona che i montagnards per sopravvivere diventeranno imprenditori?". Ma lo sapete questo articolo quando è stato scritto? Nel 1994! Era il '94, quando ci dicevano "state attenti, dovete cambiare modello di sviluppo". E a dire queste cose sarà poi lo stesso Assessore all'industria della Valle d'Aosta, l'Assessore alle attività produttive Leonardo La Torre, nel 2007 però, cioè dal '94 passano gli anni e l'Assessore alle attività produttive Leonardo La Torre dice: "Abbiamo assicurato elevati livelli di sviluppo - è virgolettato, collega La Torre - ma non possiamo più rimanere l'unico motore di sviluppo, come Regione, l'unico soggetto a cui tutti fanno riferimento. Bisogna ripensare il ruolo della Regione, che deve diventare meno invasivo, serve un cambiamento culturale, ognuno deve fare la sua parte, le imprese invece che confidare nei finanziamenti a fondo perso devono imparare a camminare con le proprie gambe". Era il 2007: avete erogato finanziamenti a fondo perso nel 2008, nel 2009, nel 2010, nel 2011, nel 2012 e c'era sempre lei in maggioranza Assessore La Torre, insieme al collega Rollandin! Ci venite a raccontare... è questo di cui siamo stufi! Raccontate delle cose che non fate! Lei l'ha scritto, questo è virgolettato: 2007!
Lo sapete perché adesso togliete i contributi a fondo perso? Perché non ne avete, perché non ce n'è! Se no continuereste tale e quale, tant'è che - grande iniziativa! - avete detto "rimoduleremo", forse per l'agricoltura non si tocca tutto, facendo un danno enorme non dicendo quali sono i contributi a fondo perso che rimangono e quali quelli che vanno tolti. Perché francamente, per dirla tutta, io sono per la rimodulazione, perché qui c'è un impazzimento generale! Confindustria cita il modello Bolzano, viene qua e ci dice 'bisogna fare come a Bolzano!' Benissimo, si sono illuminati e hanno scoperto l'industrializzazione, quindi Confindustria ha capito che non basta più solo dare finanziamenti alla Cogne. Forse bisogna avere un'idea di sviluppo generale: ci fa piacere questo risveglio di Confindustria in Valle d'Aosta. Si è stufata di dire 'basta finanziamenti alla Cogne, vogliamo ragionare in termini più ampi'. Però quello che non fa Confindustria è andare a guardare dentro il modello Bolzano, perché a Bolzano paradossalmente nel 2013, su alcuni settori specifici, per esempio l'edilizia e la prima casa, hanno aumentato i mutui a fondo perso, contributi a fondo perso che integrano il mutuo; a Bolzano! Voi siete fuori dal mondo! Dovete andare a casa, non siete in grado di fare una legge di bilancio, questo è il punto! Avete fatto una confusione, spaventato i valdostani, creato malessere dappertutto e adesso vi metterete, dopo questo bilancio, ad andare a guardare 'qual è la legge che devo tenere? Qual è quella che devo correggere? Questa è sospesa, ma fino a quando? Sospesa sine die o sospesa che la riattiviamo?'. Ma la gente deve lavorare, la gente deve investire, non può aspettare che voi vi decidiate a dire qual è la legge che va avanti, qual è la legge che torna indietro. Cosa ne facciamo di queste domande sospese? Cosa ne facciamo?
E poi vengo alla questione tragica: trasporti. Così, tutto a un tratto avete deciso di buttare giù le vecchiette dai pullman! Gente che piglia 457 euro di pensione, gli dite 'ma tu devi pagare il biglietto!'. Notiziona: no, certamente no, nessuno ragiona così, bisognerà fare una legge, andare a vedere quali sono i redditi e quant'altro. Ma c'era il caso di fare un ragionamento di questo tipo? Ma voi pensate che si possa dire a un pensionato che ha un reddito al minimo 'devi pagare il biglietto del pullman'? Ma questo non ci va nemmeno più in pullman; ce lo ritroviamo però in microcomunità, perché dopo due giorni cosa fa in casa sua, se qualcuno non si occupa di lui? Il sociale non è un costo, è un investimento mirato, perché costino meno le cure mediche, costino meno altri costi molto più gravosi per la società. Se non aiutiamo alcune fasce deboli, saranno i figli che dovranno occuparsi di questi genitori, togliendo spazio al lavoro e ad altre esigenze. Quindi, l'idea perversa che continua ad esserci: 'eh, ci dobbiamo accollare il costo del sociale'. Andate a vedere in altre regioni e vedrete che c'è un'altra interpretazione. Poi bisognerà cambiare il modello, ma il modellino delle piccole microcomunità mica l'abbiamo inventato noi!
Un aspetto importantissimo sui trasporti: giovani andate fuori dalla Valle d'Aosta a studiare. Togliamo, naturalmente, il contributo per il trasporto ferroviario! Ma come si fa! L'investimento più importante, la cultura, i nostri giovani che vanno fuori, e noi andiamo a tagliare sul trasporto ferroviario, che è già in difficoltà, che già è un disagio, che già devono subire la rottura di carico e quant'altro e aspettare i bimodali e altre fantasie sciocche; loro non hanno neanche più diritto a questo contributo. Ma come può reggere una legge finanziaria di questo tipo, che va contro il bisogno di far crescere culturalmente i nostri giovani, rafforzarli, farli diventare più forti. Ieri un genitore, un agricoltore, mi raccontava: "Mio figlio non voleva studiare, non voleva continuare gli studi, poi la moglie ha insistito, ha fatto sta prova all'università, perché veterinaria è a numero chiuso e l'hanno preso. È il ragazzo più entusiasta del mondo, ha ritrovato tutta la voglia di studiare, si sta buttando nello studio". Queste sono soddisfazioni! Adesso noi gli diciamo 'beh, ti tagliamo la borsa di studio, ti tagliamo il contributo per il treno...'. È questo che facciamo per creare dei giovani che abbiano poi voglia di lavorare e fare in Valle d'Aosta.
Alcune cifre che assolutamente devo dare, perché è indispensabile che si abbiano. La frase mitica l'ha pronunciata il Presidente della Regione. Siccome non c'è più Zucchi qui in aula, che ogni anno ci parlava della sburocratizzazione e della necessità di sburocratizzare, si è assunto il Presidente Rollandin l'onere di raccontarci la sburocratizzazione. La sburocratizzazione è già in atto nell'Amministrazione regionale, ma non nei confronti del cittadino! Vi racconto la sburocratizzazione della Regione che, però, il cittadino tutte le partiche se le continua a fare dall'inizio alla fine. Anno 2010, delibere della Giunta regionale: 3774; anno 2011, delibere della Giunta regionale: 3217; anno 2012, delibere Giunta regionale: 2549; anno 2013, delibere della Giunta regionale ad oggi: 1885. Siccome il Presidente Rollandin è una persona che lavora, questo glielo riconosciamo tutti: come mai non si fanno più le delibere della Giunta regionale? Dove sono finite? Volete sapere i provvedimenti dirigenziali? Di quei dirigenti che nessuno osa dire che bisogna ridurre di numero? 2010, provvedimenti dirigenziali: 6546. Taglio corto, 2012: 6117; 2013: ad oggi 4980. Se non ci son soldi che delibere, che provvedimenti dirigenziali, che fa la macchina amministrativa regionale? C'è l'idea di riorganizzarla? Di che sburocratizzazione state parlando? Avete fatto delibere onnicomprensive? No. Continuate a fare le stesse "deliberine" di prima, solo che non c'è lavoro, non c'è lavoro nella macchina regionale, se non ci sono i quattrini. Se voi mi togliete i 90 milioni che c'erano all'agricoltura nel 2008 e li portate ai 17 di oggi, che delibere volete che facciano, che provvedimenti dirigenziali volete che facciano quegli uffici? Gliela raccontate la verità ai valdostani? Gliela dite? Questi numeri! Questi sono i numeri che voi nascondete, che non dite, che mascherate dentro le cifre del bilancio, dicendo: "Non si tocca la sanità, non si tocca qua, non si tocca là".
Voglio chiudere con la scuola. Effettivamente, ho guardato il bilancio e vedo - miseria! - che almeno sugli insegnanti, i soldi per il personale non si toccano. Però, sono andato a vedermi le tabelle del fondo delle istituzioni scolastiche e già da quest'anno - faccio un esempio per una scuola come la San Francesco di Aosta - il fondo che doveva essere di 12 mila euro scende a 4 mila euro. Addirittura l'Einaudi, con un meccanismo molto interessante che fu costruito in tempi passati, che aveva una sua logica, importo attualmente erogabile: euro zero! Cioè all'Einaudi di Aosta gli date zero euro nel fondo di istituto. Ma come pensate che facciano l'attività formativa! Altro che visite guidate o cose di questo tipo! Voi distruggete la scuola valdostana così, a colpi di machete, con la scusa di dire: 'ah, ma questa decisione l'han presa a livello nazionale', perché questa è una tiritera che va avanti da dieci anni. E qui vi voglio! A livello nazionale, a livello nazionale... Si è sempre sostenuto in Valle d'Aosta che la scuola, e l'avete ribadito oggi voi della maggioranza, la paga la Regione; l'unica differenza è che si applica per pagare, per erogare questo fondo, il contratto nazionale, ma chi paga, è la Regione. L'avete sempre rivendicato. Adesso vi mettete ad applicare, invece, i tagli nazionali? Se a livello nazionale tagliano i fondi di istituto, li tagliate anche voi qui? Ma per far cosa tagliano, a livello nazionale, i "governacci" Letta and company? Tagliano perché alcuni sindacati - qui rivendico che la CGIL per senso di responsabilità nei confronti delle famiglie e degli alunni non ha firmato quell'accordo - vorrebbero che fossero pagati gli scatti di anzianità agli insegnanti: gli insegnanti hanno scatti di anzianità e dicono "dovete pagarli"; lo Stato non ha soldi e dice "li prendo dai fondi di istituto per pagare gli insegnanti". Ma la Valle d'Aosta paga gli insegnanti con i suoi soldi: perché li porta via ai fondi di istituto delle scuole? Applicando una procedura peraltro non firmata da tutti i sindacati a livello nazionale e - colmo dei colmi, Assessore Farcoz - lei l'ha fatto senza convocare neanche i sindacati in Valle d'Aosta! Lei l'ha fatto di sua iniziativa, senza convocare le parti, lei ha tagliato i fondi di istituto, ma siamo all'impazzimento! Non si può fare un'operazione così, senza convocare le parti! Dov'è l'accordo con cui lei firma il nuovo riparto dei fondi di istituto in Valle d'Aosta? Lei porta delle tabelline in quest'aula in questo modo? Ma non si può fare un'operazione così senza coinvolgere il sindacato, applicare un mezzo accordo nazionale senza il passaggio regionale, avendo noi la prerogativa di pagare gli insegnanti! Avete raccontato per anni agli insegnanti che gli facevate il contratto regionale, che gli riempivate le tasche di soldi - fate il contratto regionale: sarete tutti più ricchi e più felici! - e adesso non siete in grado neanche di pagargli gli scatti di anzianità nazionali! Ma come lo volevate fare il contratto regionale? Coi soldi di chi? Ma cosa avete raccontato i questi anni nelle scuole? Come avete preso in giro queste persone che credevano nella serietà di un contratto regionale, che si poteva sedersi a un tavolo seriamente con gente come voi? Che ha rapinato i fondi di istituto, perché questa è una rapina, bella e buona! Dovete fare marcia indietro su questa storia dei fondi di istituto, costi quel che costi: questa è qualità della scuola! Non si può fare!
Una delle cose che andrà messa in campo in questa delicatissima analisi della finanziaria, è che tutti i posti che meriterebbero una approfondita analisi di riorganizzazione, quindi la macchina pubblica, non vengono toccati: qui non si tocca un dirigente, non c'è santo che tenga, non si toccano, non passa per l'idea a nessuno di ridurre gli stipendi ai maxi dirigenti! È una cosa intollerabile! In tutto il mondo se ne sta parlando. Magari non passa quest'idea: in Svizzera è andato male il referendum che voleva limitare gli stipendi maxi ai dirigenti. Ma è una cosa che dobbiamo provare a fare noi, questo piccolo popolo che rivendica di essere più avanti degli altri. Vogliamo dire che ai grandi dirigenti delle partecipate andiamo a ridurre questi stipendi, creiamo una Valle d'Aosta più equa, più giusta? La parola equità è la parola inesistente in questa legge finanziaria che presentate. Qui chi è più ricco diventa più ricco ancora, e chi è più povero cade, rimane indietro. Tutte le promesse di stabilizzazione ai precari disperse nel nulla: si ricomincia tutto da capo. Tutte le promesse ai giovani che dovevano mettersi nelle attività economiche, lanciarsi nelle attività: tutto bloccato. Dobbiamo cambiare strada! Questa legge finanziaria che presentate è un fallimento! Noi ci siamo arrabattati, lo spiegheranno meglio i colleghi sui singoli emendamenti, abbiamo fatto ogni sforzo possibile per cercare di correggere questa cosa qui, però ragazzi qui non ci siamo, non ci siamo: la Valle d'Aosta così è lanciata dritto verso lo schianto. Bisogna cambiare strategia! Ci vuole più lavoro, più equità in questa regione, due cose che assolutamente su questa strada non andranno, non andremo da nessuna parte.
Presidente - Grazie. Qualcuno intende prendere la parola? Il collega La Torre ha la parola.
La Torre (UV) - Grazie Presidente.
Approfitto di questi pochi minuti, perché l'intervento del collega Donzel è un invito ad intervenire, anche perché ha detto molte cose. Devo subito dire che a me pare che lei crede solo di avere idee chiare. Ci dice che spaventiamo i valdostani e fa una storia della Valle d'Aosta, a partire dagli anni '90, disegnando questa regione come se fosse un paese del terzo mondo. Denigra e dice che questa è una regione che non ha una sanità efficace ed efficiente, ci dice che in questa regione gli anziani non sono assistiti con dignità, ci dice che in questa regione non abbiamo attenzione nei confronti... Ma questa è una regione che è stata, dagli anni '90 a oggi, un modello di sviluppo! È stata un modello di sviluppo di cui noi ci dovremmo vantare rispetto all'esterno, di cui noi siamo fieri! Quello che noi invece oggi diciamo - qui forse, secondo me, dovrebbe anche mettersi d'accordo con il suo collega Guichardaz, che era intervenuto prima - noi oggi diciamo che c'è una ingerenza da parte dello Stato, c'è una ingerenza molto forte da parte dello Stato! Quindi, quando voi ci contestate addirittura l'accusa che noi ci facciamo scudo di questa ingerenza, negate quella che è l'evidenza! Car colleghi Donzel e Guichardaz, quando voi venite a difendere il Governo, venite a negare il patto di stabilità. E non lo dico io che il patto di stabilità è iniquo, lo dicono in maniera bipartisan tutti i Sindaci d'Italia! In maniera bipartisan! Quando si dice che la spending review è una legge difficilmente applicabile, non lo dico io, lo dicono tutti! Quando si viene a dire che la TARES - è di questi giorni - è di nuovo un elemento distruttivo rispetto ad una economia, non è che lei ci può venire a dire che questa regione non ha le idee chiare, quando accusa lo Stato di una ingerenza. Forse, io dico, lei difende il Governo e difende probabilmente in questo caso anche Letta; io, tanto per dire, tengo per Renzi e credo che Renzi stia evidenziando molto bene quelle che sono le problematiche di quel Governo. Quando, poi, lei ci viene a ricordare gli inciuci con il PdL: ma insomma un po' di decenza, parlare di inciuci con il PdL!
Presidente - Prego, ha la parola il collega Gerandin.
Gerandin (UVP) - Merci Madame la Présidente.
Io penso che ancora oggi, più che nel passato, l'atto di formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione è l'atto di indirizzo e di pianificazione più importante per l'economia valdostana. La situazione di crisi generale e di riduzione delle risorse, che contraddistingue la nostra economia e che ha investito pesantemente anche il sistema Valle d'Aosta, ci impone di rivisitare gli indirizzi di pianificazione economica e finanziaria alla luce anche di queste previsioni e dell'evoluzione delle norme che regolano i conti della pubblica amministrazione. Le difficoltà erano già note da tanto tempo, ci sono stati segnali importanti esternati più volte, ne voglio citare due. Il 27 febbraio del 2012 all'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università della Valle d'Aosta, il Ministro della coesione territoriale, Barca, ha fatto una relazione molto interessante nella quale si parlava di necessità contingente da parte della politica di tornare a parlare di sviluppo e crescita, anche in un'ottica sociale, e che un sistema basato solo sul contributo, era un sistema clientelare e senza futuro. La sala applaudiva; qualcuno era sordo all'invito. Cito un altro esempio: il 19 novembre 2010, incontro con il Presidente Dellai. All'interno dell'incontro con quel personaggio, che Monsignor Anfossi aveva organizzato, e al termine di una relazione che illustrava scelte, dava indicazioni importanti con una visione di prospettiva ad una realtà autonoma come Trento - ci ricordiamo che Dellai era il Presidente del Trentino - lei non apprezzava, Presidente, senz'altro perché le pareva inopportuno che qualcuno osasse mettere in dubbio le sue scelte, che qualcuno parlasse di modelli diversi.
Abbiamo avuto, purtroppo, pochi giorni fa, la conferma come in quelle realtà territoriali, dove non regna la presunzione e l'autoritarismo presidenziale, gli effetti delle politiche finanziarie, chiari e forti, nella loro visione strategica, stiano già producendo effetti sull'economia reale. Se la Provincia Autonoma di Bolzano, nell'ultimo decennio vede il numero di occupati cresciuto del 15 percento, il prodotto interno lordo di oltre il 28 percento, l'export di oltre il 51 percento, da noi si sceglie di gestire un bilancio regionale alla giornata, di non pianificare il futuro, di non interloquire con lo Stato, in forza del fatto che il Presidente vuole gestire anche il bilancio di una Regione, ma soprattutto il futuro della nostra Valle. Allora non dobbiamo meravigliarci se Trento e Bolzano riescono a far inserire, nel maxi emendamento all'articolo 13 della legge di stabilità dello Stato, una svolta storica, come la chiamano loro, sui tributi locali. Legiferare su IMU e tariffe su Enti locali indubbiamente rafforza il principio dell'autonomia, mai come ora sotto attacco, su questo non c'è dubbio, ma avvicinano anche i cittadini alla politica, tirandoli fuori dalle secche e da quelli che comunemente vengono chiamati le incomprensioni e i casini nazionali. Ci saremmo accontentati di accodarci al maxi emendamento, sottolineando che c'era una intesa preventiva e demandando l'attuazione alla paritetica. È drammatico l'isolamento politico a cui ci hanno portato l'azione politica del Presidente e dei nostri Parlamentari. Io mi aspettavo che nelle sue dichiarazioni ci dicesse, Presidente, che lei oltre a quanto ci ha comunicato, con il presidente Letta avesse magari provato a sondare se era possibile accodarci a questo emendamento. Sarebbe stato un segnale importante per la nostra autonomia, sarebbe stato un segnale importante per i valdostani. Nulla di quanto!
Fa male ai valdostani confrontarsi con realtà a noi simili, leggere sul Sole 24 Ore che in Alto Adige le politiche di insediamento delle imprese sono cosa fatta. Millecinquecento progetti finanziati dal 2006 all'anno scorso, con 10 milioni di investimenti annui, con tre mesi per l'impegno dei fondi, con due mesi e mezzo per la liquidazione degli importi, esenzione quinquennale per l'IRAP su aziende di nuovo insediamento. Sappiamo che noi non abbiamo competenza su questo, è indubbio, però magari era interessante che su questo due parole con il Presidente Letta le scambiasse.
Tasso di sopravvivenza delle imprese oltre il 90 percento. Vede consigliere La Torre, quando parliamo di modelli diversi, noi ci riferiamo a questi: sono modelli che hanno a che fare anche loro con il Patto di Stabilità, hanno a che fare anche loro con l'IMU, hanno a che fare anche loro con la TARES, ma hanno creato modelli di sviluppo diversi. È questo forse che noi intendiamo, è questo che forse ci divide, è questo che in questo momento ci rende tanto distanti su una prospettiva futura. Anche la Valle d'Aosta ha dato segnali precisi. La relazione di Banca Italia parla di disoccupazione raddoppiata dal 2011, di un PIL che segna meno 1,8 alla fine del 2013. I sindacati, oggi li abbiamo sentiti, chiedono a gran voce un patto per lo sviluppo, ma soprattutto quello che preoccupa è che loro, a margine di questo, dicono che non sia un tavolo abbandonato ed umiliato. Parlano di tagli lineari, di mancanza di condivisione, di mancanza di trasparenza e di volontà di dare documenti, che permettano una lettura chiara del bilancio regionale.
Il 26 di novembre, seduta pomeridiana, il Consiglio regionale approva all'unanimità dei presenti una mozione che impegna il Presidente della Regione a fornire, entro quindici giorni, alla Commissione consiliare competente la reale situazione economica e di bilancio della Regione. Un fatto straordinario: forse la maggioranza regionale ha capito l'opportunità, anche la convenienza politica di condividere scelte così complesse ed importanti con tutte le forze politiche in Consiglio regionale, forse ha capito la gravità del momento? Forse il Presidente ha capito che il confronto con la Commissione consiliare possa risultare utile per migliorare il documento di programmazione finanziaria della Regione? Nulla di tutto questo! L'impegno assunto dal Presidente di fronte a tutta la popolazione valdostana di portare alla Commissione consiliare la reale situazione economica della nostra regione non è stato mantenuto, la Giunta regionale ha approvato in totale solitudine il disegno di legge finanziaria, la Commissione consiliare ha lavorato senza dati reali, un breve passaggio di quindici minuti del Presidente, qualche minuto in più con l'Assessore alle Finanze. È stato comunicato l'ammontare della disponibilità complessiva del bilancio 2014, con l'evidente mandato di non anticipare nulla sui contenuti della finanziaria. Abbiamo vissuto anche noi la stessa situazione vissuta dalle organizzazioni sindacali.
Quando parliamo di modello superato, ci riferiamo a un sistema senza prospettive e mi riferisco all'accordo - a lei non piace che venga denominato di palazzo Grazioli ma, confrontandomi con l'amico Guichardaz, mi faceva leggere che sembra sia proprio il palazzo Grazioli, poi non so. Comunque, o l'informazione non funziona o il posto era un altro - ebbene quell'accordo supponeva un cambio di strategia. I dieci decimi sull'imposizione versata in Valle era il presupposto per un'azione più che incisiva per aumentare l'entrata, era questo il presupposto per creare un minimo di prospettiva di futuro per la Valle. Cito alcuni dati: nel 2013 le imposte erariali sul reddito e patrimonio valgono per la Valle d'Aosta 532 milioni; sempre nel 2013 le imposte e tasse erariali sugli affari 263,5 milioni; l'imposta erariale su produzione e consumi doganali, monopoli, lotto 248,3 milioni. Abbiamo un ammontare di quasi 1 miliardo e 44 milioni, che è quasi l'equivalente delle disponibilità finanziarie della Regione. Abbiamo, poi, un'incognita e questo ci tengo ad aggiungerlo: nell'accordo da lei siglato, a partire dal 2015 avremo una variazione in meno di 43 milioni su quel residuo di IVA da importazione. Ebbene, malgrado la valenza così importante dell'imposizione locale sul bilancio regionale, nulla è stato fatto per l'investimento. Avete continuato con la politica del contributo a pioggia, erogato come favore, gentile concessione del politico di turno. Oggi, il sistema è finito, ma è finito per tutti, purtroppo. Ma il più grave è che voi questo lo sapevate già più di due anni fa, avete volutamente taciuto le difficoltà, avete nascosto le verità e sotto il tappeto non avete solo lasciato polvere, avete fatto crollare sogni e fallire imprese e cittadini. Il paradosso è - e qua si continua a citare il fatto di patto di stabilità che veramente non c'entra nulla - che rischiamo di perdere i finanziamenti dei fondi europei, perché non rendicontati in tempo. E qua non c'è la scusa del patto di stabilità, non esiste! Non paghiamo gli enti formatori, gli enti di volontariato terzo settore, unica stampella quando viene tagliato il sociale: gli vengono tagliati drasticamente i trasferimenti e sono impossibilitati a partecipare ai futuri bandi, perché non gli avete pagato il pregresso. C'è stato detto in Commissione, non meravigliatevi, eravate presenti, questa è la realtà.
Sulla finanziaria è importante intervenire su vari articoli, però alcune considerazioni sono d'obbligo. Vorrei accettare l'invito fatto da un giornalista, probabilmente presente in tribuna, invito fatto al relatore La Torre: invece di dare tanti dati, dateci le diminuzioni delle risorse nei vari capitoli rispetto al 2013. Il Consigliere Donzel ha già anticipato qualcosa, io vi farò riferimento solo alla differenza fra 2013 e 2014. Tre milioni e mezzo per personale risorse naturali, tre milioni e tre per le strutture scolastiche sulle manutenzioni, un milione e sei sul diritto allo studio, due milioni e sette per la promozione culturale, venti milioni sulla sanità, sedici milioni sull'agricoltura, tre milioni e mezzo sulla promozione turistica, tre milioni e uno sull'efficienza energetica. Qua ci avete detto: beh, avete sempre di che consolarvi, fate riferimento ai contributi dello Stato. Cinque milioni e mezzo sulla viabilità, tre milioni e otto sul trasporto pubblico, alla faccia di quanto ci ha detto oggi la parte sindacale, la quale ci diceva che c'è bisogno di un nuovo piano e magari di qualche risorsa. Quattro milioni sulla gestione impianti e l'informazione sul tema dei rifiuti; sei milioni per gli eventi calamitosi, prevenzione rischi. Un unico capitolo in aumento è quello del trasporto aereo, l'aveva detto mi pare la collega Certan. Qua veramente c'è da sperare di perdere il ricorso, con questa finanziaria.
Ho volutamente omesso finanza locale che con l'agricoltura è il vero paradosso della finanziaria. Ma su finanza locale, ci devo spendere veramente un po' di quel tempo a mia disposizione per l'intervento. Penso che su finanza locale lei Presidente abbia fatto il suo vero capolavoro, perché è riuscito ad andare al CELVA, convincere una buona parte dei Sindaci a votare, dicendo che i trasferimenti, quelli senza vincolo, giustamente erano...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...no, ho detto che ha fatto un capolavoro! Gli ha detto che i trasferimenti erano ancora superiori a quelli dell'anno scorso, assolutamente vero. In quei trasferimenti è riuscito, comunque, a infilarci due milioni per quello che riguarda il rimborso dell'energia, che era una quota che gli altri anni era a carico della Regione. Ma, secondo me, il vero capolavoro nasce dal fatto che ha continuato a chiamarla finanza locale. Ora, io non lo so: chiamatela finanza creativa, finanza derivata, chiamatela quello che volete, ma non chiamatela finanza locale!
E vi dico qualche dato, sulla finanza locale. Tre milioni e mezzo sulle quote capitali degli anziani. E qua le abbiamo tagliate, caso strano - caso strano! - li abbiamo tagliati solo sulle microcomunità, quelle pubbliche...
(nuova interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...no, non è vero! Assessore, non è vero! Perché le dimostrerò poi, quando parleremo nel dettaglio, che non solo prendevano di più quelle convenzionate - e faccio il nome: il J.B. Festaz - non solo prendevano di più... Comunque rientreremo nel merito di questo. Siete riusciti a togliere, praticamente azzerare, i finanziamenti sulle ristrutturazioni delle micro; neanche il conto investimenti e adeguamento: sono sparite anche le manutenzioni...
(nuova interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...sì è corretto, è vero: 300.000 euro. Da un milione e sette che avevamo, a 300.000 euro.
Sugli asili nido, qua tagliamo 950.000 euro, quando il ragionamento fatto dal collega Follien andava nel senso di dire: le famiglie non possono più permettersi di mandare i bambini all'asilo nido. Allora, io voglio dire che noi assolutamente abbiamo uno stato sociale all'avanguardia, io non voglio dire che noi siamo... Anzi, siamo l'unica Regione che ha raggiunto lo standard di Lisbona sugli asili nido, per cui non voglio denigrare nulla. Il vero problema è che le famiglie non riescono a mandare i bimbi agli asili nido: ci sono i posti, ma non riescono a mandarli perché è troppo caro. Allora, voi non potete togliere questo! Perché continueranno ad essere vuoti e si svuoteranno sempre di più gli asili nido, perché la quota capitaria è altissima! Avete tagliato 600.000 euro sul postnatale, 300.000 euro sulle tate familiari.
Per quello che riguarda poi gli eventi calamitosi, colate, detriti e la somma urgenza, che Dio ce la mandi buona e non ci capiti mai più un evento come il 2000! Perché qua di finanza locale spariscono 6 milioni e 94.000. È vero che avete qualche mutuo...
(nuova interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...no, no, ma lo dico... qualche mutuo, ma non è finanza locale il mutuo. Avete fatto sparire da finanza locale le risorse, quelle che i Sindaci potevano attingere quando avevano dei problemi! Adesso dovranno andare su e chiedere, magari per favore, all'Assessore, se riesce ad accendere a un mutuo.
Però io penso che i due capolavori li avete fatti sul FoSPI: azzerato! Azzerato il FoSPI! Il FoSPI è cancellato! I Comuni che devono fare investimenti di una certa rilevanza non avranno più nessun tipo di risorsa; l'unica cosa di buon senso che avete avuto è che gli rimborsate le spese di progettazione che hanno fatto. Ma la cosa più drammatica è che avete praticamente tolto 14 milioni sul servizio idrico. Ora, il servizio idrico: quando le ho fatto la domanda in Commissione, Presidente, lei mi ha detto che il servizio idrico era nato per i maxi depuratori. Adesso le rispondo...
(nuova interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...no, no, ma adesso le rispondo! Il servizio idrico è nato con una legge di 180 milioni in dieci anni, dove voi avete fatto un mutuo destinato al servizio idrico. Adesso voi li state cancellando. Questa legge era nata - tanto per ricordarlo, per essere chiari, tenuto conto che adesso si parla di tariffazione, di IMU, di TARES e storie varie - era nata perché nella legge c'è un passaggio molto importante che dice esattamente questo: che le risorse che vengono finanziate nel servizio idrico da risorse che sono esterne al Comune, vale a dire Regione, Stato, fondi europei, non rientrano in tariffa. Bene, voi siete riusciti a cancellare questo! Se un Comune avrà quattro risorse da mettere, dovrà gravarle sui cittadini perché entreranno in tariffa. È la verità! A prova di smentita: è esattamente la verità. Le faccio un esempio, tenuto conto che lei non ritiene che non sia così urgente. Voi sapete che per gli agricoltori uno dei compiti da fare è l'autocertificazione. Ebbene, le autocertificazioni devono presentare l'analisi delle acque. C'è un Comune che ha un'analisi al 28 di novembre con 0,68 di nichel, quando il limite è 0,20. Gli agricoltori non possono nemmeno fare l'autocertificazione, perché non hanno le analisi in regola. E questi non possono intervenire perché, tra patto di stabilità e questa bella trovata che avete fatto, li avete ridotti in mutande.
Concludo con l'ennesimo capolavoro, quello di mettere 64 nuove leggi di settore in finanza locale. Per aggirare il patto di stabilità della Regione, il pozzo senza fine è: gli Enti locali, per cui 64 leggi nuove dentro! Ve ne leggo solo qualcuna, perché poi ci divertiremo molto di più quando le esamineremo direttamente in dettaglio, ma qualcuna è assolutamente interessante! Convenzione Istituto Don Bosco di Châtillon; finanziamenti di progetti realizzati nell'ambito dell'attività di oratorio e similare; attività connesse allo sviluppo di funzioni di coordinamento pedagogico; acquisto di materiale attrezzato per strutture convenzione spese di investimento; contributo ordinario alla Fondazione sistema Ollignan; provvidenze a favore di nefropatici cronici trapiantati, a favore di tubercolotici, a favore di silicotici; indennità giornaliere per il ricovero ospedaliero a favore di artigiani, commercianti, agricoltori; sussidi a mutilati e invalidi del lavoro; sostegno della previdenza complementare, iniziative di natura assistenziale; spese per la gestione di strutture di primo intervento di accoglienza per soggetti con problemi abitativi, donne maltrattate e quant'altro; assistenza alle famiglie di detenuti; contributi straordinari a favore di soggetti a carico della Regione; contributi a famiglie per il sostegno di difficoltà socioeconomiche; trasferimento a Finaosta per l'istituzione del fondo per l'accesso al credito sociale e per la concessione dei prestiti d'onore; spese derivanti dalla convenzione con le imprese distributrici dell'energia elettrica, per l'attività di elaborazione, trasmissione di dati di consumo degli utenti; spese per la stipula di convenzioni con associazioni non profit nel campo della Protezione civile; fondo per lo svolgimento dell'attività relativa ad azioni di promozione sociale per funzione commissioni di applicazione della legge regionale 16; spese per i valdostani del servizio civile ragionale; contributi a enti e istituti per il patrimonio di assistenza sociale. I Comuni non possono più dare contributi. C'è anche quello all'AVIS, per non farci mancare niente! Contributi ad associazioni ed enti per quello che riguarda mutilati ed handicappati; contributi per la realizzazione di iniziative diverse in materia sociosanitaria. E poi ci sono le due chicche. Quella riferita al trasporto: l'anno scorso mettevate ancora qualcosa di finanza regionale, quest'anno è totalmente a carico di finanza locale per un importo di circa 19 milioni. E poi paghiamo in finanza locale la bellezza di 26 milioni e 500.000 di invalidi civili. Sinceramente, non capisco perché continuate a chiamarla finanza locale! Se non è aggirare o trovare un sistema per rispettare il patto, ma non chiamatela più finanza locale, chiamatela come volete!
Concludo con un dato. I trasferimenti senza vincolo e le leggi di settore consolidate fanno tornare finanza locale indietro di diciotto anni. Torniamo indietro di diciotto anni! Con quattro manovre finanziarie abbiamo perso una generazione! È la generazione dei disoccupati, quelli che adesso stanno cercando, i giovani... Abbiamo perso diciotto anni! Torniamo indietro di diciotto anni! Torniamo indietro al 1996! Queste sono le risorse effettive che vengono trasferite.
Concludo con una premessa. Io penso e sono convinto che fare il Sindaco non è una questione di casacca, non può e non deve essere una questione di casacca. L'appartenenza politica, l'amicizia coi politici, possono essere un atout da giocare, ma va giocata per far capire a chi decide, a chi fa le finanziarie, che così non si può andare avanti. Enti locali senza nessuna disponibilità in conto investimenti, significa la morte di imprese, artigiani, piccole manutenzioni: questa è la realtà! Gli Enti locali delle grandi opere non sanno che farsene, salvo il Comune di Aosta che probabilmente qualche interesse ce l'ha. Altri non sanno che farsene. Allora, c'è la necessità di avere risorse, di ridare un po' di risorse agli Enti locali. E lo ripeto per l'ennesima volta: non può essere l'amicizia o l'appartenenza politica che fanno dare un giudizio positivo su una finanziaria del genere.
Concludo. L'ha detto prima il collega Donzel, noi abbiamo provato a mettere insieme i cocci di questa finanziaria e provare a fare delle proposte che vadano a mitigare un po' l'impatto. Il momento è difficile, su questo non c'è ombra di dubbio, glielo riconosciamo, ma non vogliamo più che si continui a decidere da soli, non vogliamo più che si continui a decidere di finanziare sempre gli stessi e le stesse opere, le grandi opere. Dobbiamo far ripartire i piccoli artigiani, quelli che creano quell'indotto, quelli che fanno crescere quell'imposizione che le ho detto, quell'imposizione che in questo momento sta morendo! L'ho già detto una volta e lo ripeto: noi abbiamo imprese familiari sane! Sane, con patrimoni, che stanno chiudendo perché non hanno lavoro. Chiudono per non erodere il patrimonio. Allora, questo deve farci pensare, che abbiamo sbagliato, o comunque chi c'è stato ha sbagliato nel scegliere questo tipo di politica, ha sbagliato nel non investire, nel non far crescere quella che è l'imposizione, vale a dire il fatturato, quello che significa il lavoro per i giovani. Noi su questo ci saremo e cercheremo di modificare nei limiti del possibile. E penso che l'articolo 1 dei nostri emendamenti sarà di sicuro accoglibile da parte vostra, perché andrà nel senso di farvi rispettare gli impegni e le illusioni che avete dato fino ad ottobre alle persone che hanno creduto in voi.
Presidente - Grazie. Colleghi sono le 8 e un quarto passate. Riprendiamo i lavori alle ore 21, va bene? A dopo.
La seduta è sospesa dalle ore 20,19 alle ore 21,16.
Rini (Presidente) - Colleghi buonasera, possiamo riprendere i nostri lavori. C'è qualcuno che chiede la parola? Ha chiesto la parola il collega Borrello.
Borrello (SA) - Grazie Presidente.
Questo mio intervento è necessario anche per evidenziare come il bilancio di previsione che stiamo affrontando, così come hanno anticipato tanti dei colleghi che mi hanno preceduto, è particolarmente influenzato dalle manovre dello Stato, che intervenendo in maniera molto pesante sulla nostra autonomia, nel nome del risanamento della finanza pubblica, chiede ai valdostani sempre più sacrifici, in termini di limitazioni della spesa pubblica e questo indipendentemente dalle risorse a disposizione.
Fino a qui, è un intervento comune: la mia introduzione è molto semplice, è un'introduzione che in maniera trasversale è stata prodotta da tanti colleghi. Però, proprio in virtù dell'importanza di questo atto che noi ci apprestiamo a votare e stiamo discutendo in questo momento - ricordiamo che è l'elemento fondamentale, l'atto politico di indirizzo gestionale principale all'interno di un'amministrazione regionale - mi sono posto il problema, il quesito se ero preparato per poter affrontare questo tipo di ragionamento in maniera molto umile e ho cercato di capire, prima di intervenire, come funzionavano le dinamiche all'interno di un'assise pubblica come quella che noi abbiamo l'onore di rappresentare per tutti i cittadini valdostani. E allora che cosa ho fatto? Ovviamente, da una parte ho preso visione del bilancio, lo abbiamo preparato insieme con il Governo regionale, che ha prodotto uno sforzo notevole. Parallelamente, però, io mi sono posto una domanda che è la seguente: questi numeri che analizzati singolarmente non hanno nessun significato, soprattutto per uno come me che è un neofita, che non aveva l'esperienza pregressa. Un valore, qualsiasi esso sia, per me non ha nessun significato. Ho cercato di fare un'analisi degli anni precedenti dal punto di vista numerico - molto semplicemente, perché i dossier sono talmente elevati, talmente corposi, che sarebbe troppo impegnativo andare a produrre un'analisi dettagliata - ho cercato di capire quello che è l'aspetto più di dettaglio, per capire l'evoluzione finanziaria dell'amministrazione regionale, anche perché non ne ho e non ne avevo percezione. Parallelamente, ho anche dato un'occhiata - molto veloce, ripeto, perché è tutto molto corposo - anche ai resoconti e ai verbali delle sedute precedenti, e l'analisi si è soffermata soprattutto nel periodo che va dal 2010 a oggi. Una cosa ho capito: dal 2010 a oggi c'è stato un denominatore comune, che è stato il continuo taglio delle risorse a disposizione. Questo è necessario per capire il valore della cifra, di un numero. Detto questo, ho anche analizzato quello che è stato il dibattito all'interno dell'assemblea e, ovviamente, ho preso atto del fatto che c'è una giustificata contrapposizione delle parti: c'è una maggioranza che propone un bilancio e lo difende, dall'altra parte, ripeto, in maniera giustificata e coerente con la propria posizione di opposizione, c'è una minoranza che produce delle osservazioni.
Ho cercato di fare un'analisi prettamente personale di quello che è l'attuale bilancio, e lo faccio con molta semplicità, senza toni trionfalistici e senza toni remissivi. Faccio un'analisi, una fotografia di quello che è lo stato attuale. Lo stato attuale è il seguente, secondo noi: è un bilancio in linea con l'analisi della crisi economica che sta investendo l'Italia, l'Europa e la Valle d'Aosta. È un bilancio concreto, è un bilancio che, per quanto espresso precedentemente, non può essere condiviso a 360 gradi, ma è un bilancio che è in linea con il nostro programma di Governo. Si poteva fare meglio: forse, può darsi. Si poteva fare peggio: forse, può darsi. Ma questo è quello che noi produciamo, in linea con le nostre visioni.
Ho voluto, in maniera forse anche un po' provocatoria, fare un'analisi rispetto al 2010, perché quando io leggo dei numeri e leggo il valore sul quale si attesta il bilancio previsionale, per quanto riguarda l'anno 2014, di 1 miliardo e 77 milioni di euro, di per sé è un valore che deve essere interpretato. E come ho cercato di interpretarlo? Andando a fare un'analisi sul pregresso. Si passa nel 2010 da 1 miliardo e 638 milioni di euro, a scalare, a scalare, a scalare, fino ad arrivare all'attuale cifra. Su questo ci sono i resoconti che lo testimoniano: se nel 2010 c'era un momento di crisi, a maggior ragione lo era nel 2011, a maggior ragione lo era nel 2012, a maggior ragione lo era nel 2013 e di conseguenza, adesso, noi stiamo affrontando un momento veramente difficile. Perché, se lo era nel 2010, a oggi con ulteriori tagli, ulteriori imposizioni che ci arrivano dal governo centrale, ovviamente l'analisi deve essere fatta con molta coerenza, dicendo che non ci possiamo aspettare da un bilancio dei segni "più", perché sennò la matematica è un'opinione. Se abbiamo dei continui tagli, l'attuale bilancio non può prevedere delle risorse supplementari. Deve essere un bilancio che ovviamente deve prendere in considerazione tutta una serie di tagli, ma che devono essere fatti, previa un'analisi, per andare a definire quello che è il minor impatto negativo che potrebbero avere questi tagli sulla popolazione valdostana.
Questo era necessario, perché ho sentito tanti interventi di carattere generale, che io non riprenderò, perché ovviamente sulla politica generale europea avete già ben espresso voi, ma parallelamente ho sentito delle valutazioni numeriche. Io, nel mio piccolo, ho cercato di produrre quello che è un minimo di analisi, che ben conoscete, ma sicuramente noi non possiamo nasconderci dietro a un dito e non dire che questo bilancio taglia. Effettivamente taglia, ma è la matematica! Si passa da 1 miliardo e 263 milioni di euro del 2013, a 1 miliardo e 77: c'è effettivamente un calo delle risorse, quindi ovviamente ci saranno degli elementi in deficit, per quanto riguarda la riproposizione di tutti quelli che sono i capitoli di spesa che sono previsti.
Ho voluto iniziare con questa mia introduzione che, sono sicuro lo avete notato, è comune un po' a tutti gli interventi e mi sono reso conto che - questo è un dato importante - siamo tutti consapevoli del fatto che è un periodo difficile. Ho voluto approfondire, per andare a capire effettivamente all'interno di questa cifra che ho enunciato, quelle che sono le possibilità reali di spesa. L'avete anticipato: più o meno l'84 percento è spesa corrente e più o meno il 15 percento è la spesa per gli investimenti. Di conseguenza il margine di manovra è sicuramente ridotto, in merito a questi tipi di possibilità di scelta, di produrre una finanziaria che possa andare a dare delle risposte a 360 gradi al popolo valdostano. Però, alcune azioni di carattere politico sono state prodotte. Ovviamente, ripeto, questa è la nostra posizione e non pretendiamo che voi la possiate sposare in toto, però cerchiamo, nel limite del possibile, di difenderla. Fondamentalmente, per quanto riguarda la spesa d'investimento, questo 15 percento - e qui che c'è l'azione politica - è stato rimpinguato, permettetemi questo termine, da tutta una serie di elementi supplementari che potrebbero essere propedeutici a cercare di risollevare e dare nuovo volano all'economia regionale. Parlo per quanto riguarda il discorso dei soldi che verranno utilizzati dal riparto dei proventi delle partecipate, parlo dei fondi europei che dovranno essere assegnati e che non sono stati contestualizzati all'interno del bilancio e parlo, per esempio, dei 42 milioni dei rimborsi dei mutui, che verranno poi utilizzati, in maniera che poi successivamente vi andrò a specificare, per quanto riguarda tutta una serie di azioni pratiche sul territorio valdostano.
Risulta evidente che dai dati sopracitati ci siano delle difficoltà per quanto attiene alla spesa di investimento, spesa su cui inevitabilmente incide in maniera significativa la riduzione delle risorse disponibili, a seguito delle manovre approvate dallo Stato. Su questo tema vorrei aprire una parentesi molto breve. Noi non siamo - con noi intendo la maggioranza, in maniera trasversale - non siamo critici nei confronti del Governo Letta, del Governo Monti. Siamo critici in generale sul Governo centralista, che in questo momento sta creando una reale difficoltà all'economia valdostana. Quindi non è una presa di posizione nei confronti dell'attuale interlocutore nazionale. È che i dati sono abbastanza evidenti e ripeto - l'ho letto anche nei resoconti - anche altri colleghi l'avevano detto in tempi diversi. È chiaro, è netto che tutta una serie di decreti, il decreto salva Italia, il patto di stabilità e la spending review, hanno prodotto dei danni reali a questa economia valdostana. E noi siamo qui a cercare di gestire questo momento difficile, cercando di produrre un bilancio, che non è un bilancio dei sogni, ma un bilancio coerente che cerca di andare incontro a delle esigenze, che ovviamente produrrà anche delle situazioni di difficoltà, che cercheremo in tutti i modi di rendere il meno impattante dal punto di vista negativo, anche con un monitoraggio continuo rispetto all'evoluzione economica del contesto di crisi che stiamo vivendo.
Sapete meglio di me che a volte bisogna produrre delle scelte anche impopolari, però, in questo momento, un'analisi che è stata fatta da questa maggioranza e dal Governo in particolare, è la non volontà di andare a predisporre un bilancio, facendolo quadrare con quelle che sono le risorse ricavate da manovre su aliquote dei tributi regionali e provinciali. Questo è un dato importante e, in poche parole, non abbiamo aumentato le tasse. Avrebbe prodotto un introito che sarebbe stato sicuramente utile, ma in questo momento particolare di crisi, non abbiamo ritenuto opportuno andare a incidere ancora rispetto a quelle che sono le problematiche per quanto riguarda le imposte ai nostri cittadini valdostani.
Altri tipi di ragionamento si possono fare. Io, ovviamente, come avete capito, non ho preparato un discorso continuativo, ma vado a leggere quelli che sono i dati. Una situazione che bisogna sicuramente prendere in considerazione, quando si va a fare l'analisi della distribuzione della spesa corrente all'interno di questo bilancio. Ho sentito tanti valori: meno 5 milioni, meno 3 milioni, meno 2 milioni. Tutto vero: sono dati reali, sono dati scritti all'interno del bilancio. Bisogna andare a capire come sono tutelate anche in percentuale quelle che sono le risorse che abbiamo cercato di produrre all'interno del bilancio. Per esempio, ho sentito alcune valutazioni in merito alla sanità e alle politiche sociali. La sanità occupa una percentuale rilevante all'interno di questo bilancio, che è del 28,06 percento, quindi è vero che c'è stato un taglio, è vero che è un taglio che è stato quantificato in 20 milioni di euro, ma è altrettanto vero che le risorse in impegno, che questa maggioranza pone in essere all'interno della sanità, è un impegno importante. Ed è qui la sfida, la sfida che noi rimettiamo nelle mani del nostro Governo, che è quella di riuscire a garantire la qualità di servizi, avendo un importo economico minore. Però, permettetemi colleghi, molte volte ho sentito, sia in quest'aula, sia dalle organizzazioni sindacali, la necessità di andare a intervenire sugli sprechi che vengono prodotti. Quindi, il discorso è: all'interno di una percentuale così elevata di finanze prodotte all'interno delle politiche della sanità, noi riteniamo che è vero che ci sono stati dei tagli, ma è altrettanto vero che c'è una forte attenzione rispetto a questi tipi di tematiche.
Parallelamente, anche per quanto riguarda le politiche sociali, anche qui, qual è la percentuale che viene iscritta all'interno del bilancio a questa voce? È dell'8,5 percento. Vuol dire che, andando a fare un'analisi rispetto a tutte le altre voci, è un qualcosa di consistente. Vuol dire che c'è la volontà in questo bilancio, seppure in un contesto generale di segno negativo, perché questo è il dato di partenza, di andare incontro a quelle che sono delle problematiche reali. Dico questo perché abbiamo parlato tutti, a vario titolo, delle misure anti crisi. Condivido che le misure anti-crisi non bastano, ma le misure anti crisi aiutano, aiutano tutte quelle persone che non riescono ad arrivare a fine mese. È di attualità la polemica sull'erogazione dei contributi: questo è un dato importante che evidenzia come i cittadini valdostani prestino attenzione a questi tipi di contributi ed è per questo che noi li manteniamo, perché abbiamo percepito la sensibilità rispetto a questi tipi di misure.
Cerco di riassumere, perché c'è anche un po' di confusione e su questo concordo, a vario titolo, nomi diversi e quant'altro: forse bisognerebbe fare un ragionamento per cercare di trovare un nome o un'unica soluzione che possa andare in quella direzione. Però, fondamentalmente, al di là di questo tipo di ragionamento, c'è una volontà chiara di andare a produrre questi aiuti a delle persone che ne hanno bisogno, seppur con una rimodulazione. Riassumo la tabella: la sospensione della semestralità dei mutui regionali, senza aggravi di interessi, verrà garantita? Sì. I fondi di rotazione sulla prima casa verranno garantiti? Sì. Gli sconti sull'energia elettrica del 30 percento? Sì. Il bonus riscaldamento? Sì. La riduzione dell'IRAP? Verrà garantita. I fondi di rotazione regionali a supporto delle imprese? Sì.
Il segnale politico qual è? Che in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, seppure siamo consapevoli che non bastano, vogliamo garantire ancora queste misure anti-crisi. Per noi è un elemento importante, un segnale che vogliamo dare al popolo valdostano.
Oltre a questo, non di seconda importanza è sicuramente la garanzia degli interventi per quanto riguarda l'accesso al credito sociale, al contributo alla locazione e al sostegno all'emergenza abitativa, perché riteniamo, ma l'abbiamo già detto nel nostro discorso di insediamento in questa assemblea, che in un contesto di crisi ci siano delle certezze che devono essere garantite: da una parte è il diritto alla casa e dall'altra è il diritto al lavoro, così come si recita nella Costituzione. Con queste politiche cerchiamo di andare incontro, non sarà la risoluzione di tutti i problemi, ma ci stiamo provando. In un contesto, ripeto, di riduzione generale delle disponibilità finanziarie, stiamo provando a dare del sollievo ai cittadini valdostani.
Ho parlato della sanità, abbiamo parlato delle finanza locale, il collega Gerandin ha fatto un'analisi dettagliata e, tra virgolette, su molti temi io penso ci sarà anche la possibilità con le repliche della Giunta di entrare nel dettaglio degli aspetti numerici. Ma fondamentalmente voglio fare ancora un passaggio per quanto riguarda gli aspetti sulla sanità e sulle politiche sociali. Gli interventi a sostegno delle politiche sociali delle famiglie e degli anziani ammontano a circa 79 milioni di euro, tra questi i più significativi sono quelli a sostegno degli anziani, con quasi 30 milioni di euro e quelli per i trattamenti per l'invalidità civile, che sono quasi 27 milioni di euro. Do questi dati, perché precedentemente si è parlato di meno 2 milioni, meno 3 milioni, meno 1 milione e due, meno 1 milione e sette, però è anche giusto, parallelamente, dare il quadro generale di quello che è l'impegno che questa amministrazione vuole dare, all'interno dei capitoli, per quanto riguarda questo tipo di ragionamento. Si è parlato di un taglio di 20 milioni di euro per quanto riguarda la sanità, l'ammontare totale è di 281 milioni di euro di soldi messi a disposizione di questo settore.
Mi viene difficile continuare con analisi numeriche in senso stretto, non è il mio mestiere, non è il mio lavoro, ma alcuni aspetti vorrei ancora sottolinearli, e qua veramente lo dico proprio con sentimento: seppur in un contesto di minore risorse finanziarie, ho visto la volontà, all'interno di questo bilancio, di andare a tutelare quelle che sono le fasce deboli, con particolare riferimento alla disabilità. Era stata una delle richieste che avevamo prodotto in maniera chiara e netta durante le riunioni e fondamentalmente questo è stato mantenuto, seppur con un minimo di tagli, ma questo rientra nel contesto generale del momento che stiamo vivendo. Siamo soddisfatti del fatto che, per quanto riguarda il contesto della disabilità di queste persone che realmente vivono il disagio sociale, ci sia un impegno da parte di questo Governo, di questa maggioranza, all'interno di questo documento programmatico importante.
Ho voluto, in maniera molto veloce e sbrigativa, cercare di portare alla vostra attenzione quella che è la posizione della maggioranza, che ha ascoltato i vostri interventi e che ascolterà anche le vostre proposte, perché riteniamo che sia necessario, nel rispetto dei ruoli, dare la possibilità ad ognuno di noi di esprimersi. Quindi, così come avete fatto voi in questo momento ascoltando con attenzione la mia relazione, che ha prodotto una difesa di questo bilancio, una difesa di un bilancio che è un bilancio reale, un bilancio con i piedi per terra, che prende in considerazione quelle che sono le problematiche economiche che stiamo vivendo, che parallelamente, però, si assume la responsabilità di portare all'attenzione del Consiglio un documento che è necessario per il proseguo dell'attività economica, amministrativa e politica della nostra regione. Vi ringrazio.
Président - Merci. La parole au collègue Chatrian.
Chatrian (ALPE) - Grazie Presidente.
Penso che questo sia il momento più importante di un Consiglio regionale e ancora di più all'inizio di una legislatura, quindi questa finanziaria, questo bilancio triennale traccerà il 2014-2016. Ho ascoltato attentamente nel pomeriggio i vari interventi dei colleghi sia di minoranza che di maggioranza e i tre interventi fatti in aula ieri sera. Vorrei fare un ringraziamento ai dirigenti e funzionari del Consiglio e della Regione per la disponibilità che ci hanno offerto per redigere la nostra, io la chiamerei, contro proposta, perché mettere insieme una contro proposta - non solo analizzare, ma mettere insieme - vuole dire studiare, lavorare, informarsi, scendere nel dettaglio per poi proporre, per noi, un'alternativa. Un'alternativa scritta a più mani, scritta a seguito di tantissime riunioni, a seguito di confronto, di dibattito, di dibattito anche serrato, forte perché, all'interno della nostra contro-proposta, ci sono scelte, io dico, impattanti e scelte coraggiose. A cinque mesi dal debutto della quattordicesima legislatura, vorrei fare qualche riflessione di fronte a tutti voi sul ruolo che, a mio avviso, dovrebbe avere questo Consiglio e che alle condizioni attuali non ha nel determinare il destino prossimo della Valle d'Aosta, nell'incidere sulle scelte che peseranno in negativo o in positivo sulle prospettive di più lungo respiro dell'intera regione, quindi istituzioni, classi produttive, imprenditori, giovani, lavoratori, disoccupati, amministratori e amministrati.
Una riflessione sui tre interventi di ieri che ho ascoltato, devo dire, molto attentamente. Ieri il relatore ha prodotto una relazione corposa, il Presidente Rollandin ha presentato questa finanziaria in quattro e quattr'otto, quattordici o quindici minuti per elencarci e informarci su come è stato costruito l'impianto e quali sono le sue priorità. Poi l'Assessore Baccega ci ha illustrato anche nel dettaglio tutta una serie di informazioni, tutta una serie di riflessioni su come è stato costruito questo nuovo impianto, questa nostra finanziaria, questa finanziaria. Noi oggi, questa sera, domani e dopodomani andremo a scrivere, nero su bianco, il nuovo impianto legislativo e soprattutto dove andremo ad allocare le relative risorse. Tre interventi che mi sembravano non parlassero la stessa lingua. Il Presidente Rollandin che, come dicevo prima, in quatto e quattr'otto, ci ha illustrato questo impianto, mettendo a punto quattro fasi, ordini di grandezza. Il primo, forse il più importante: "La philosophie de base sur laquelle on a bâti le budget régional répond à d'exigences qui sont en ligne avec les années précédentes". Quindi, prima impostazione: l'impianto è simile al vecchio impianto 2013. Ci sono delle novità: prima novità è la riparametrazione, la revisione delle cosiddette grandi opere, novità evidenziata ieri sera; seconda grossa novità, si è provveduto all'utilizzo di riserve delle società partecipate e in particolare della CVA, eseguendo un prelievo triennale di cento milioni di euro; terza novità - per noi, non è una novità - sono stati ridotti alcuni fondi legati ai Comuni, ma preciso che per il 2014 manteniamo la stessa misura dei fondi IRPEF, perché collegati al gettito 2011 (stiamo parlando di finanza locale).
Non vorrei aprire il dibattito sulla finanza locale, che il collega Gerandin ha ben esplicitato. Io dico che la chiusura del cerchio è iniziata dal 2009, lo smantellamento parte da lontano, la filosofia dal punto di vista politico parte più da lontano, e con questa finanziaria si chiude il cerchio dell'autonomia locale, si chiude il cerchio dell'autonoma locale dei nostri Comuni.
Assessore Baccega, mi sono riletto ulteriormente le sue due corpose relazioni che ci ha voluto gentilmente donare ieri nel suo intervento. L'Assessore ci rende edotti dicendoci che: "Credo che si possa tranquillamente affermare che questo è un bilancio nuovo, che mette in campo altre energie - probabilmente si riferiva alle energie che il Presidente Rollandin ci ha ben illustrato - che modifica lo stile di fare amministrazione". Che modifica lo stile di fare amministrazione: non ho riscontrato queste modifiche, se devo dire la verità, ma queste parole invece sono molto forti. Cambiano i metodi e il sistema: ecco, sul metodo e il sistema non siamo d'accordo, non possiamo essere d'accordo. Questo Consiglio il 26 settembre aveva preso posizione, Presidente Rollandin, dicendo al suo governo: andiamo in commissione e condividiamo le linee di indirizzo. Condividiamo, confrontiamoci dato che la situazione è molto grave, confrontiamoci e insieme decidiamo le grandi scelte per il domani. L'Assessore Baccega ci dice che cambiano i metodi e il sistema, che individua le priorità e vuole cambiare il concetto di contributo a fondo perso. Su questo, scusatemi, ma farò qualche riflessione più tardi.
Ieri mi sono letto attentamente pagina 12 della relazione dell'Assessore Baccega, non per essere noioso ed neanche per essere pedante, ma se le parole hanno un loro significato, un loro peso sulle società partecipate dalla Regione c'è un passaggio forte: "con il disegno di legge finanziaria si amplia il ruolo delle società partecipate", si amplia il ruolo. Le sorvegliate speciali di questo Consiglio che noi non sorvegliamo, perché non abbiamo nessun potere per sorvegliare nessuna delle nostre società partecipate, controllate, dirette e indirette, "nel sostegno dello sviluppo economico regionale. Tra queste, alcune società come la Finaosta e la Vda Structure hanno già nella loro natura statutaria la finalità di sostenere lo sviluppo economico. Con questo intervento cercherò pertanto di meglio definire il ruolo delle società partecipate dalla Regione". Nella finanziaria non c'è nessun nuovo ruolo sulle società partecipate, non c'è nessun nuovo controllo per quanto riguarda questo Consiglio sulle società partecipate, non c'è nessuna nuova impostazione sugli indirizzi delle società partecipate o controllate direttamente e indirettamente. Nonostante tutto questo, sempre nella sua relazione scritto nero su bianco, si cita: "gli interventi tramite le società partecipate sono così riassumibili". In maniera pesante, ce lo ricordava il Presidente Rollandin ieri sera: interventi sui fondi di rotazione, che vanno a ricadere a monte sugli utili del comparto, soprattutto il Gruppo Energia; gli interventi tramite l'utilizzo di fondi di gestione speciale presso la Finaosta - sono tanti gli articoli, poi l'articolo andrà ad allocare le risorse -; interventi di investimento a valere sul mutuo già autorizzato e poi trasferimento del patrimonio immobiliare regionale destinato ad attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Aspettiamo ancora su questo quarto punto che, se non l'Assessore delegato Testolin, quanto meno il Presidente della Regione, ci illumini sul proseguo, sul percorso che è stato definito da questo Governo per andare a conferire e dare delle risposte al comparto caseario ed al comparto vitivinicolo.
Sulle società partecipate sempre l'Assessore Baccega: "gli interventi per tramite delle società partecipate devono essere modellati, tenendo conto della natura statuaria delle stesse. Dico questo perché con le società partecipate - società al cento percento nostre, del modello Valle d'Aosta - non si può fare proprio tutto. Per questo motivo, non è stato possibile trasferire tout court l'onere dei contributi a fondo perduto a carico delle partecipate. Si è reso necessario modificare la forma di intervento da contributo a mutuo, dato che non possiamo prelevare su queste società, si è reso necessario modificare la forma di intervento da contributo a mutuo". Vado alle conclusioni, dove indubbiamente ci sono i punti di forza e per non distogliere l'attenzione vorrei soffermarmi esclusivamente sulle società partecipate: "la grande novità di questo bilancio riguarda il coinvolgimento importante delle società partecipate". Il Presidente Rollandin ci dice nella sua illustrazione: "creiamo le condizioni per prelevare, drenare 100 milioni di euro sulle partecipate". L'Assessore Baccega, nella sua relazione, ci dice: "la novità di questo bilancio riguarda il coinvolgimento importante delle società partecipate dalla Regione, a sostegno dell'economia regionale". Da una parte questo era necessario, perché a questo servono i gioielli: noi non abbiamo controllo, non c'è trasparenza, non possiamo dare i nostri indirizzi, ma sono i nostri gioielli! E ci dice sempre l'Assessore: "Mi sento anche di dire che se facciamo fronte a delle esigenze con i fondi delle partecipate, questi fondi non potranno essere disponibili in una prospettiva di lungo termine". Come dire, attenzione: chiudiamo comunque il recinto, perché il gioco non potrà essere eterno.
Terza riflessione. Il relatore di questa finanziaria, che ho ascoltato attentamente, ci mette sul tavolo delle riflessioni interessanti, ma che vanno quanto meno in una strada, se non alternativa, non sicuramente parallela ed occorre cambiare visione, cambiare marcia, metodi. Metodi! Il 26 settembre questo Consiglio aveva approvato una mozione all'unanimità dicendo 'condividiamo il percorso, condividiamo, confrontiamoci', noi eravamo pronti. La ringraziamo a nome di tutta la minoranza, perché come II Commissione dico che abbiamo fatto un buon lavoro, quanto meno qualche informazione ci è arrivata, non tutto, ma qualche informazione ci è arrivata. E faccio ancora questo passaggio che a mio avviso è importante. Sempre il relatore La Torre ci dà uno spunto condivisibile penso da tutto questo Consiglio, se non da tutto quanto meno dai colleghi consiglieri: "un ruolo importante lo giocheranno sicuramente le società partecipate della Regione. Queste società se utilizzate bene - se utilizzate bene! - potranno essere..." e poi, non vorrei tediarvi. Comunque lo spunto è: questi gioielli facciamoli funzionare bene, ridiamo un po' di centralità a questo Consiglio, decidiamo insieme dove vogliamo portarle, controlliamole e poi se ci saranno degli utili andremo ad utilizzare questi utili.
Tre interventi che a mio avviso sono andati in direzioni completamente opposte. Scusatemi per la parentesi che ho aperto, ma ieri il Governo regionale ha presentato questa finanziaria ed è giusto che le forze di minoranza non solo ascoltino, ma debbano a questo punto anche interpretare qual è l'evoluzione all'interno di una maggioranza, soprattutto a seguito di tre interventi, a mio avviso, diversi.
In questi cinque mesi, in questa aula, grazie ai tanti temi sollevati da questa minoranza, soprattutto attraverso mozioni condivise, abbiamo avuto modo di dibattere tantissimi argomenti, di sviscerare problematiche e di proporre soluzioni per tutta una serie di criticità nei più vari settori, senza riuscire - e me ne rammarico - a scalfire quel muro di gomma che come maggioranza avete eretto per cercare di apparire comunque coesi. Qualche esempio: Commissione speciale per la Casa da gioco, Commissione d'inchiesta per il Gruppo Energia, sulla zootecnia, sui trasporti, sulla trasparenza, sui compensi dei manager, sui premi, sui contributi non erogati, sull'energia, sui rifiuti, sulle nomine, sulle procedure. Le questioni che abbiamo sollevato non sono banali sciocchezze, a nostro avviso, inventate da questa minoranza, ma riguardano la vita dei valdostani, incidono in modo diretto sul benessere, la qualità della vita, ma soprattutto sul tessuto sociale che tiene insieme la nostra comunità, un tema che alcuni tra voi hanno, almeno a parole, tanto a cuore.
Sui fattori che incidono sulla nostra economia e, di conseguenza, anche sul lavoro dei nostri giovani, come i costi dell'energia, l'efficienza dei trasporti, ci sarebbe da aprire una parentesi che è già stata fatta, ma le risposte sono state pressoché nulle. Sul sistema degli aiuti alle imprese, che pure merita una riflessione per modificarlo: quasi imbarazzante! Sull'agricoltura, così tanto sostenuta in passato e di colpo abbandonata a sé stessa: poche, confuse le indicazioni di questo Governo. E ovviamente una via d'uscita forse praticabile: ci è arrivato all'ultimo momento un emendamento sull'articolo 11 che va a modificare l'impianto. Ci saranno ancora aiuti: un emendamento né spiegato, né illustrato, nessuna contezza, nessun ragionamento. E intanto il nostro prodotto di punta, che giustifica l'esistenza stessa di molte aziende zootecniche, resta in magazzino a perdere peso e valore, mentre ogni giorno nuove giovani forme arrivano a far loro compagnia.
Sulla dissoluzione del patrimonio finanziario che consentiva di sorreggere il sistema, l'argomento più usato è quello trito e ritrito della cattiveria dello Stato centrale - è stato detto praticamente da tutti - mentre altre Regioni contenevano questa débâcle, perché poi dobbiamo fare qualche raffronto, qualche confronto con chi è stato più bravo di noi. Forse, ogni tanto, basterebbe, se non copiare, capire le dinamiche, capire come loro hanno creato le condizioni, capire come loro hanno potuto rendere fertile un terreno; in questo momento, da noi, questo terreno non è fertile.
Apro una parentesi, a mio avviso vergognosa, sui contributi, sugli aiuti, sulla vergognosa concessione di contributi senza le necessarie garanzie di copertura, che costringono oggi centinaia di imprese a sacrifici insostenibili. Un contratto stipulato con i nostri cittadini che la Regione rischia seriamente di non onorare, con danni incalcolabili. Nessuna assunzione di responsabilità è la parola d'ordine. Peggio ancora: è minimizzare. Su tutto domina sovente il silenzio colpevole sul funzionamento della macchina amministrativa, sul risultato e sui movimenti di denaro delle società partecipate, sulla trasparenza inesistente, sui progetti faraonici, sulle spese folli nella Casa da gioco, sui compensi dei manager incaricati senza procedure di trasparenza, mentre i Comuni devono fare i bandi anche per acquistare il picco e la pala. Per non parlare di rifiuti e della evidente volontà di questo Governo di perdere tempo, traccheggiare, sperare che i valdostani si dimentichino di avere bocciato quel progetto un anno fa. Altri meglio di me hanno argomentato tale situazione.
Queste sono alcune delle non risposte che avete dato alle questioni sul tappeto che noi non abbiamo fatto altro che sollevare. E mentre il nostro sistema di autonomia sta mostrando tutte queste crepe, anche gestionali, trovate ancora i numeri, la forza per difendere quasi l'indifendibile. Sostenete con il vostro voto che sembra coeso un Governo che si porta addosso gran parte della responsabilità di questa situazione. Non sono in grado di rispondere se la vostra debolezza può essere forse anche la vostra forza, non lo so, ma so per certo che come succedeva nella precedente legislatura, forse in maniera anche più accentuata, per effetto del venir meno delle risorse, non è in quest'aula che si prendano le grandi decisioni che contano per la nostra regione. La regia, quella puntuale, quella vera, quella che decide gli attori, quella che decide i ruoli, i compensi, la sceneggiatura e la collocazione del set, continuano ad operare - purtroppo io dico, purtroppo! - fuori da questo Consiglio, di fatto esautorato da queste scelte che possono fare la differenza per quello che io lo chiamo il sistema Valle d'Aosta e per i valdostani. Il film, o meglio la commedia, si è sempre, fino a poche settimane or sono, consumato apparentemente nell'indifferenza di troppi consiglieri che così facendo rinunciano di fatto ad esercitare il loro mandato. Ripeto, rispetto a poche settimane fa. Intanto le scelte che contano vengono assunte altrove e il Consiglio approva a colpi di maggioranza - peraltro risicatissima, la geografia è mutata, è cambiata - quel poco che viene sottoposto, senza che i suoi componenti si pongano grandi domande o casi di coscienza.
Invece noi della minoranza, qualche caso di coscienza ce lo siamo posti. Ve lo diciamo in maniera diretta, forse anche ingenua. Ci siamo anche presi parecchi grattacapi, in queste settimane, in questo mese e mezzo, nel tentare di mettere insieme i pezzi di un puzzle, che è stato costruito proprio per confondere le acque, coprire opacità e mancanze, complicare la vita a chi non si accontenta di subire le decisioni altrui, ma vuole capire - solo capire! - e valutare se ci sono i margini per fare meglio, se tutto quanto viene fatto è legittimo, se ci sono abusi o discriminazioni e se ci sono protettorati intoccabili. Come dicevamo prima, l'abbiamo definita operazione verità e sta già dando i primi risultati. È un'operazione che definirei quasi di archeologia, stiamo pian piano togliendo la polvere, non quella del tempo, ma quella messa ad arte per coprire il "peccatuccio", da quelli che potremmo definire con eleganza percorsi originali oppure scelte incongrue. Se invece vogliamo utilizzare termini meno eleganti, con meno eleganza potremmo invece parlare di bugie, di omissioni, di leggerezze, di scaltrezze, ma anche, purtroppo per tutti noi, di mediocrità o manifesta incapacità.
L'operazione trasparenza la stiamo portando avanti in quell'enorme blocco motore che è costituito dalle società a partecipazione regionale, dirette, indirette, controllate e collegate. Vi annoierò cari colleghi, però riteniamo e ritengo che è il vero grande giocattolo rimasto, alimentato con soldi pubblici e gestito come fosse però una proprietà privata, dove scelte di ogni genere, dagli incarichi alle forniture, dalle assunzioni alle promozioni, ai benefit dei dipendenti, sono assunte col criterio "molto" democratico della discrezionalità; e rimane da chiarire chi è che esercita questo potere in prima persona e chi è che esercita il potere di scegliere a sua discrezione. Ma questa probabilmente in questo momento è un'altra storia. Così come è da chiarire se c'è una mente pensante che detta la mission a ogni singola società o se la loro gestione è delegata semplicemente ai nominati dei Consigli di amministrazione, che a loro volta lasciano che le cose siano mandate avanti dai dirigenti, purché, quando serve, ci sia la possibilità di fare qualche assunzione guidata, accompagnata, ben segnalata, di affidare qualche bell'incarico al professionista amico, parente o quasi amico, di prendere in affitto locali da quel determinato proprietario o un capannone da quella certa impresa e naturalmente l'importante è dare del lavoro alle solite imprese amiche che sapranno essere grate nelle occasioni che contano. Lascio il dubbio. Tutto questo va avanti da anni, tutto questo è tenuto sotto traccia grazie a complicità, omissioni, interessi diretti o indiretti, per non parlare di intimidazioni. Purtroppo le informazioni non circolano o circolano per pochi: chi decide cosa e con quali obiettivi non è dato sapere, quante risorse sono assorbite o impegnate per garantire lo status quo e quanto realmente ne guadagna la nostra economia è un altro mistero, nebbia totale.
Quanti sono però gli esclusi da questo sistema ve lo siete mai chiesto? Noi invece un'idea ce la siamo veramente fatta in questo periodo: altro che rispetto delle pari opportunità, altro che trasparenza. In questi cinque mesi di legislatura più volte abbiamo affrontato questo argomento con la sensazione che della questione non importasse niente a nessuno della maggioranza. Finalmente, nel Consiglio del 14 novembre è apparso un interessamento, un farsi carico del tema, anche da parte di chi in questo momento in quest'aula ha un ruolo di maggioranza. Forse è un inizio, uno spiraglio e daremo tutto il nostro contributo per aprire queste porte e creare finalmente una ipotetica, e spero non ipotetica, casa di vetro per quanto riguarda queste società.
Queste premesse le ho dovute fare per vari motivi. Primo, perché se avessimo avuto la possibilità di affrontare assieme, nel rispetto dei ruoli, la valorizzazione di tali società attraverso un ripensamento della loro missione e parallelamente la definizione di regole base dalle quali nessuna di società si potesse sentire esclusa, anche a tutela della Regione, dell'immagine della Valle d'Aosta e degli interessi di tutti i valdostani, il dibattito di oggi sarebbe più ricco, sarebbe più completo e soprattutto sarebbe più organico. In ogni famiglia, al momento di fare il bilancio della propria attività, vengono messe sul tappeto tutti gli elementi per poter capire, per decidere, per modificare se necessario la propria vita; in tutte le famiglie, probabilmente, meno che nella Regione Autonoma Valle d'Aosta! Qui ci si permette il lusso di tenere fuori dal bilancio, fuori dalle informazioni base, fuori dalla discussione, dunque dalla discussione in famiglia, le attività più onerose. Le società partecipate sono terra di nessuno o forse solo di qualcuno. Lei Presidente e il suo Governo con la complicità, non so se consapevole, di tutta o di parte di questa maggioranza, tenete fuori dal tavolo di discussione delle attività essenziali, determinanti per il nostro sistema, che dovremmo conoscere a fondo per gestirla in forma condivisa e, comunque, per confrontarci. Turbine cinesi, centrali e investimenti all'estero, valzer di trasferimenti di valute, criteri di nomine sono cosa vostra, o meglio, forse, cosa sua. Perché far sapere ai valdostani che vivono così così - così così! - come gestite i loro soldi, il loro patrimonio? Non è forse il patrimonio pubblico che alimenta questo volume di affari? Non è un soggetto pubblico a dettare le strategie di attività industriale? Non è un soggetto pubblico eletto dai cittadini alla presidenza della Giunta regionale?
Noi, senza presunzione, non ci arrendiamo per lo scippo consumato ai danni del Consiglio regionale, all'assemblea elettiva dei valdostani e auspichiamo che la Corte dei Conti si occupi anche di queste società. Soprattutto crediamo in un sussulto di dignità e di orgoglio da parte di tutti i consiglieri di questa assemblea, al di là delle appartenenze, perché la nostra battaglia per ottenere un vero bilancio allargato va nella direzione di riaffermare un principio sacro che nessuno di noi può infrangere, quello della sovranità popolare e dunque della preminente autorità dei rappresentanti eletti dal popolo.
Apro una breve parentesi sulla relazione di sintesi della Corte dei Conti. "L'attività contrattuale delle società a partecipazione regionale di maggioranza. L'analisi dell'attività contrattuale svolta dalle società a partecipazione regionale ha carattere parziale per due ordini di motivi: il primo è dovuto al fatto che i dati acquisiti e riguardano le sole quattro partecipate regionali dirette di maggioranza, con esclusione quindi di tutte le altre; il secondo attiene alle circostanze dei dati trasmessi da Finaosta ineriscono esclusivamente ai servizi che la stessa ha acquistato per conto della Regione, senza comprendere perciò l'attività negoziale esterna in cui si sviluppa la quota maggiore e finanziariamente più consistente dei mandati e disciplinari. In sintesi, mette conto evidenziare altresì come la parte più considerevole dell'attività contrattuale regionale sia costituita dall'attività, non tanto delle partecipate dirette di maggioranza dall'ente, bensì dal significativo numero di società a partecipazione indiretta, vale a dire delle partecipazioni che afferiscono alla gestione speciale di Finaosta, che gestiscono gli appalti pubblici di maggior rilievo". In sintesi, la relazione fatta dalla Corte dei Conti non entra nel dettaglio delle società, le vere società che gestiscono centinaia di milioni di euro, vedi Gruppo Energia, vedi Gruppo Impianti a Fune, vedi Gruppo Valle d'Aosta Structure, vedi le due società di scopo messe in campo qualche anno fa. Quindi, in questa relazione, manca la vera parte che ha affidamenti di maggior rilievo nel comparto delle società partecipate e controllate.
Questo argomento delle partecipate è ancor più attuale alla luce della novità della legge finanziaria che stiamo per discutere: l'amministrazione regionale di fatto istituisce e rende operative due "carte di debito" o "bancomat". Queste sono novità indubbiamente rispetto al vecchio impianto. La prima sarà finanziata con le disponibilità a valere sui fondi di dotazione alla gestione speciale presso Finaosta, la seconda carta di debito servirà ad incrementare i fondi di rotazione, andando a drenare risorse negli utili d'esercizio delle medesime società pubbliche che allo stato operano in totale assenza di trasparenza, sia per quanto riguarda i loro programmi, sia per quanto riguarda il loro modus operandi negli investimenti, negli affidamenti, nelle assunzioni, nelle scelte aziendali. Due potenti conti correnti, due potenziali leve di sviluppo, che hanno un senso, una logica, una soluzione praticabile, sulla quale un confronto sarebbe stato possibile e forse anche doveroso, ma le modalità oscure con le quali il Governo e la Presidenza operano all'interno delle società cassaforte - e in fin dei conti ce n'è una sola - impediscono in questo momento un confronto, se non si conoscono i meccanismi, le azioni, gli obiettivi industriali e se la macchina è nelle mani di pochi che non rispondono al Consiglio. Di cosa dovremmo parlare noi oggi? Quali responsabilità dovremmo assumerci?
Tutto questo per dire che questa maggioranza, per adesso, fa apparentemente un bel passo avanti, inserendo direttamente in bilancio, tramite questa legge finanziaria e queste improvvise disponibilità e il Consiglio, tenuto all'oscuro fino ad oggi di tutto, arriva buon ultimo e non fa altro che prendere atto di quanto è già stato deciso altrove. La discussione dunque non potrà che essere zoppa o assente e di questo me ne rammarico, colleghi tutti, queste non sono scelte di poco conto e le questioni che stiamo sollevando non possono essere confuse con scaramucce di natura personale. Su questo ci tengo: queste questioni che stiamo sollevando non possono essere confuse con scaramucce di naturale personale o partitica. Mi è capitato la scorsa settimana, durante il passato Consiglio, qui nei corridoi, nella hall di quest'aula, qualche collega che mi ha chiesto 'ma i risultati che ci hai detto poc'anzi in aula sono veri, sono quasi veri?'. Ma come! Le cifre, i dati, le informazioni che diciamo in quest'aula sono vere! "Ma è vero che il Gruppo Energia, cioè CVA, dal 1° luglio 2006 al 30 marzo 2013, ha assunto 203 persone a tempo indeterminato?". Sì! Sì, in 76 mesi il solo Gruppo Energia ha assunto 203 persone a tempo indeterminato, due persone e mezza al mese per quasi 80 mesi. Un altro collega la scorsa settimana, quando mi chiese "ma è vero che questa società, questo gruppo nel 2011 o nel 2012 ha affidato per x euro di lavori?" Sì, nel 2012, il solo gruppo CVA, in Valle d'Aosta, quindi non fuori dalla Valle d'Aosta, il gruppo ha investito localmente nel 2012 54 milioni di euro. Queste sono le cifre solo del Gruppo Energia. Sono stati effettuati investimenti sugli impianti per la produzione di energia idroelettrica per 43 milioni di euro, solo nel 2012; interventi di manutenzione, sempre nel 2012, per 4 milioni; controlli per 40.610 ore e sulla linea di alta, media e bassa tensione la DEVAL ha investito 9 milioni di euro. Queste sono le risorse investite in un anno. Sempre per dare qualche informazione in più: "ma tu ne sai qualcosa di più - mi è stato chiesto - dell'acquisto che il nostro Gruppo Energia ha fatto sul campo eolico in località Piansano a Viterbo?". Ma sinceramente io in questi mesi ho fatto delle richieste con il semplice articolo 116. Le risposte non mi sono state date per ovvi motivi di privacy, ma nel consolidato, che possiamo leggere tutti, viene esplicitato bene cos'ha fatto il gruppo lo scorso anno, 2012. "Nell'esercizio 2012 il gruppo ha posto in essere operazioni di carattere straordinario, finalizzato a incrementare la redditività, l'efficienza e rafforzare la sua posizione di mercato. In particolare, nel corso del primo semestre 2012 - stiamo parlando di qualche mese fa - è stato acquisito un campo eolico, in località Piansano, Viterbo, formato da 21 pale eoliche, dalla potenza singola di 2 mega watt, per una potenza complessiva di 42 mega watt e una produzione media attesa di circa 80 giga watt all'anno". Sempre su questo campo il gruppo ha messo sul tavolo, a maggio 2012, circa 80 milioni di euro per l'acquisizione della società Piansano Energy s.r.l. e per il finanziamento della stessa.
Ho voluto fare questi passaggi, per rendere edotto in parte questo Consiglio di cosa queste nostre piccole società stanno facendo e come questo Consiglio non abbia la possibilità minima di confrontarsi, incidere, confrontarci, scegliere e poi dare mandato sui macro indirizzi. In queste condizioni oggi vorremmo, ma non possiamo analizzare il bilancio della nostra regione per i prossimi tre anni, pesare alcune scelte rispetto ad altre, valutare gli effetti che potrebbero derivare all'economia della Valle d'Aosta, se non ci è dato sapere, per fare qualche esempio, quali obbiettivi si è dato il Gruppo Energia o l'insieme degli impianti di risalita, come e in quanto tempo la Casa da gioco riuscirà a uscire dalle sabbie mobili in cui si è infilata, quanto incideranno le nuove competenze assegnate al gruppo informatico, cosa ne sarà delle perdite di esercizio del Vallée d'Aoste Structure. Il concetto mi sembra chiaro: se si vuole davvero il confronto, il supporto di tutta la minoranza, se si vuole che si torni al concetto di una minoranza critica ma partecipe e utile, la musica, a nostro avviso, deve cambiare.
La vostra politica ci ritiene, oggi, come dei parenti noiosi, pedanti, inutili, inutile presenza da sopportare per il passaggio quinquennale in quest'aula. Non mi sembra utile. Se le cose andassero per il meglio, le nostre critiche cadrebbero facilmente nel vuoto o non ci sarebbero neppure, ma le cose, lo sapete bene tutti voi colleghi, non vanno così bene, né sotto l'aspetto economico e sociale, né per quanto riguarda gli ultimi brandelli di autonomia, che voi, proprio voi, che non mancate mai di dichiararvi unici depositari di questi valori, avete lasciato consumarsi sotto gli attacchi di un centralismo pericoloso e inefficace, senza far nulla, anzi, accettando a più riprese compromessi quasi umilianti e a noi sconosciuti, anche nei più tristi periodi di prima repubblica.
Colleghi, le cose in questa nostra travagliata famiglia, non vanno molto bene e lo sapete anche voi. Ma quando il capo famiglia convoca l'assemblea con tutti i famigliari conviventi, anche i meno graditi, all'assunzione di responsabilità per decisioni dolorose, deve mettere in campo un diverso metodo di confronto che tenga conto che la gestione familiare non è delle migliori, non l'arroganza del potere e l'autorità. Ecco perché, senza un sussulto di umiltà, la responsabilità di questa finanziaria e degli atti conseguenti non potrà che essere solamente in capo a questa maggioranza e all'organo del Governo. Se vorrete continuare come prima, risparmiate almeno a questa minoranza la pena di un confronto senza conoscere e avere informazioni: abbiamo già dato! Oggi non discutiamo solo di bilancio, oggi dobbiamo decidere il futuro della nostra Regione. Noi non abbiamo preso sotto gamba questa enorme responsabilità, ci siamo, come dicevo prima, dati da fare: abbiamo studiato, abbiamo chiesto informazioni, abbiamo ascoltato. Tante informazioni non ci sono state date! Tante informazioni non ci sono state date! Mi sembra che una società, a fine del 2013, non possa mettere a disposizione di 17 consiglieri su 35 tutta una serie di informazioni, per poter oggi discutere, affrontare, confrontarci su tale tema, mi sembra pazzesco.
Abbiamo, come dicevo prima, scritto a più mani questa nostra contro-proposta - si, contro-proposta! - peccato che, come dicevo sempre prima, da parte di questa maggioranza e del Governo, non è stato onorato l'impegno preso in quest'aula il 26 settembre. Non avete fatto purtroppo nessuno sforzo per coinvolgere la minoranza nelle scelte, neanche le più impattanti e non avete aperto spiragli al dialogo. Nonostante tutto, comunque, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lavorato intorno a una serie di proposte alternative al vostro impianto preconfezionato e oggi vi presenteremo ciò che secondo noi va fatto, se vogliamo fare il bene della Valle d'Aosta.
Per quanto riguarda il bilancio vero e proprio si può tranquillamente affermare, e su questo concordo con il Presidente Rollandin, che tranne il doppio bancomat inserito in finanziaria e l'azzeramento per il domani dell'erogazione dei contributi a fondo perso su quasi tutte le leggi di settore, è la fotocopia con qualche denaro in meno del bilancio 2013. Sale però inesorabilmente quello che definirei il debito verso i valdostani, che vi è ricaduto sulle spalle per effetto del vostro nascondere la realtà: le pratiche inevase per mancanza di risorse, quei contratti non onorati per i cittadini valdostani, a nostro avviso, gridano vendetta. Le promesse mancate con cui vi siete fatti al campagna elettorale non possono essere ignorate. Non possono essere ignorate! Voi avete contratto a parole e con gli atti un debito verso agricoltori, artigiani, commercianti, albergatori, piccoli imprenditori, famiglie, per un totale di 41 milioni di euro. Non raccontate, per favore, per l'ennesima volta la favola del patto di stabilità, foglie di fico dietro cui vi trincerate contando sul fatto che pochi sanno realmente cosa sia e come funzioni. In questo momento di fronte a un bilancio, in una finanziaria del genere la sensazione che abbiamo è di trovarci di fronte a un modello, ammesso che lo sia mai stato, totalmente fallimentare. È fallito perché alla sua base non c'era e non c'è tutt'ora un disegno alto, si è andati avanti finché c'erano risorse sufficienti, attutendo il rumore di fondo della nave che si incagliava con qualche spot, qualche annuncio ad effetto. Tante sono state le promesse, tanti gli "investiremo", tanti i "faremo", tanti i tentativi di far credere che, in qualunque circostanza, di fronte a qualsiasi difficoltà c'era chi vigilava e decideva per il bene della nostra Valle d'Aosta. La frase tipo ripetuta in ogni occasione, quasi fosse un mantra, è stata 'bisogna andare nella direzione di dare delle risposte'; quante volte l'abbiamo sentita in quest'aula nella passata legislatura e nell'inizio di questa legislatura, forse meno. Bene, non ci soffermeremo sull'analisi logica di questa frase, andiamo piuttosto a cercare queste risposte. Cos'è stato fatto per arginare l'effetto domino della crisi economica sulla nostra economia? Quali scelte sono state riviste alla luce di un fenomeno che non era sicuramente prevedibile in queste dimensioni, ma che era stato preannunciato fin dal 2008 e ci è piombato addosso in modo dirompente, provocando danni enormi in un tessuto di per se fragile, visto che dipendeva in massima parte dalle elargizioni e dagli investimenti dell'ente pubblico? Siamo stati derisi sovente, quando in quest'aula e fuori di qui avevano avanzato il sospetto che non sia stato fatto niente di valido, niente di utile e soprattutto efficacie.
Il sospetto ce l'ha purtroppo confermato il rapporto della Banca d'Italia, presentato pochi giorni fa, basta leggerne la sintesi. "Nel corso del 2013 è proseguito il calo dell'attività economica in Valle d'Aosta, è proseguita la flessione nel settore manifatturiero, è rimasta molto contenuta la propensione delle imprese a investire, è proseguita la flessione nel comparto delle costruzioni, nel settore dei servizi e la congiuntura continua ad essere sfavorevole e il numero di occupati ha continuato a ridursi." Leggendo queste parole, ma anche soprattutto guardandomi intorno, abbiamo ogni giorno la conferma che questo modello Valle d'Aosta è esausto, stanco, che la nostra è un'autonomia non reattiva, che la nostra comunità è demotivata e che comandante ed equipaggio non sanno bene dove andare.
Ci siamo chiesti il perché. Forse perché i favori, le raccomandazioni, le conoscenze giuste se possono integrare un sistema che poggia su basi solide, non riescono a reggere a lungo un impianto fragile, senza progettualità che viva alla giornata. La nostra gente si è arresa, a volte senza neanche combattere, a volte perché si è scontrata contro il sistema chiuso, ottuso, impermeabile a nuove idee, protetto dalla cerchia di intoccabili. Potremmo fare degli esempi, nei piccoli comuni, nei medi comuni nelle vallate laterali e potremmo fare "nom e cognom" purtroppo. Non è così che si cresce, non è così che si stimola la voglia di fare impresa, così facendo si escludono le menti migliori e si poggia il sistema sulle spalle dei mediocri e i mediocri producono lavoro mediocre, idee mediocri e spesso fanno i danni.
Mi sono chiesto come, con quali mezzi, con quali iniziative potremmo noi dare speranze ai giovani, con una disoccupazione vicina al 25 percento, uno su quattro nella fascia tra i 15 e i 24 anni, l'occupazione femminile in continua contrazione ed un calo delle imprese attive preoccupante. Mi sono chiesto come valutare la riduzione dei prestiti nell'ultimo anno che ha riguardato principalmente i finanziamenti collegati alla gestione del portafoglio commerciale e la diminuzione di altre forme di credito, a causa della scarsa attività di investimento. Al proposito, mi domando, che cosa potrebbe dire l'Assessore alle finanze, così esperto degli effetti delle leve finanziarie delle imprese, del fatto che chi ricorre al credito in questo momento in Valle d'Aosta ha i tassi di interesse bancari decisamente più alti che nelle altre realtà del nord d'Italia e soprattutto rispetto a regioni a noi più vicine per realtà geografica, economica e anche per assetto istituzionale.
Vorrei condividere con voi altre due riflessioni che il leader delle Assoimprese Bolzano, dottor Pan, ha fatto nell'incontro organizzato dalla Confindustria Valle d'Aosta. Due le riflessioni. La prima: "Dalla pubblica amministrazione noi chiediamo celerità nelle risposte e certezze". Non condivido e non condividiamo quando nella relazione il Presidente Rollandin ha rinnovato il percorso fatto sulla semplificazione e sulla sburocratizzazione. Non accettiamo, perché non è stato sburocratizzato il modello Valle d'Aosta e non è stato semplificato. Seconda riflessione che ha fatto il leader dell'Asso-Imprese di Bolzano: "La politica ci dica entro quali limiti noi imprenditori possiamo giocare". Ebbene, nella nostra contro-finanziaria o contro-proposta, siamo andati a riscrivere, a nostro avviso, il nuovo perimetro del campo da gioco, soprattutto per quanto riguarda tutto il mondo e il motore parapubblico, perché in questo momento quei confini non danno le stesse pari opportunità alle imprese valdostane. Mi chiedo, vi chiedo: vi sembra normale che in questi cinque anni e mezzo mai una volta - mai una volta! - questo Consiglio si è interrogato sulla mission del Gruppo Energia, colosso della nostra economia, e che mai sia stato possibile avere il contezza delle linee di indirizzo, delle strategie commerciali e di investimento, dei piani di sviluppo, degli organici, delle maestranze da ampliare o meno. Sempre per non uscire dal seminato, si badi bene, si tratta dei medesimi business plan che gli uffici della nostra finanziaria regionale, cioè Finaosta, richiedono come procedura standard ai piccoli imprenditori in cerca di qualche altrettanto piccolo, piccolo, piccolo finanziamento per avviare o consolidare le loro aziende. Nel momento in cui tutti gli indicatori occupazionali sono negativi, il Gruppo Energia continua ad assumere. Per carità, sono il primo a felicitarmi se si creano posti di lavoro! Mi piacerebbe però sarebbe sapere sulla base di quale progetto di sviluppo e per quali professionalità sono state decise, ma anche - mi ripeto, ma è necessario - come sono avvenute queste assunzioni, chi ne è stato informato prima, chi ha potuto concorrere? Ebbene, noi andremo a scrivere nella nostra contro proposta delle modifiche legislative. A noi non pare normale che il piano lavori del gruppo, come dicevo prima, decisamente più importante del piano del collega Marco Viérin, dell'Assessorato alle opere pubbliche, non venga neanche comunicato al Consiglio, quando andrebbe probabilmente, a nostro avviso, analizzato e discusso in quest'aula. Vi sembra normale che tutto questo continui come se nulla fosse? Possibile, mi chiedo, che oltre a noi che denunciamo da tempo questa deriva, a nessuno o a pochi dei consiglieri di maggioranza venga in mente che un'epoca è finita, che forse è il caso di aprire un nuovo percorso, una nuova stagione che veda cadere i muri che hanno garantito per anni le zone d'ombra e che la politica torni a fare politica, non piccola gestione quotidiana nel chiuso degli uffici.
Ciò che stiamo dicendo esula dalle questioni personali, è un ragionamento puramente politico, di prospettiva e non contingente. Lo diciamo perché abbiamo un'altra visione rispetto alla vostra, alternativa nei ruoli e nel metodo di lavoro, al di là delle singole persone. Lo diciamo perché senza una svolta la nostra Valle d'Aosta sarà ridotta, come in passato, a dipendere in tutto e per tutto da ciò che viene deciso non da noi ma da altri, perché la stessa roccaforte istituzionale in cui vi ostinate a vivere senza ripensamenti verrà purtroppo cancellata e travolta, senza però avere alternative democratiche e sicure. Un crollo però, e lo dico amaramente, risparmierà solo chi, tra noi come tra i cittadini, avrà approfittato delle debolezze del sistema per accumulare incarichi e prebende, favori o patrimonio o frutto di conoscenze, di posizioni dominanti, legittime fino a prova contraria sarebbero comunque frutto immeritato a fronte delle difficoltà in cui versa oggi la nostra piccola comunità. Sinceramente, ecco perché lo ribadisco: non sono le questioni personali, anche se in questo quinquennio passato, le responsabilità di accentramento del potere, Presidente, prevalgono oggettivamente, su quelle di ogni altro fra noi consigliere, anche nella maggioranza che la sostiene. E di questo occorre tenerne conto in una prospettiva di cambiamento futuro che preveda anche un ruolo più equilibrato e chiaro per la massima istituzione della nostra Regione.
L'epoca dell'uomo solo al comando è alla fine e da parte nostra non avremo certo nostalgie. Infatti per noi si tratta di affrontare il domani diversamente, di lavorare in maniera diversa, collegiale, come abbiamo fatto per questa nostra contro proposta. Ribadisco: tante sono state le riunioni, tanti sono stati i confronti e mi sembra che la sintesi sia più che dignitosa, ne discuteremo sicuramente domani, stimolando innanzitutto ciò che è di nostra esclusiva competenza, vale a dire gli apparati della pubblica amministrazione. Tocca a noi e solo a noi fare in modo che si ristrutturi, che sia aperta ai più bravi, annientando gli sprechi, le consuetudini malsane a cui si è aggiunta negli ultimi tempi l'atmosfera penosa di interi uffici che non hanno nient'altro da fare che trascorre la giornata, perché mancano anche le pratiche da sbrigare. Abbiamo preparato numerosi emendamenti, come vi dicevo prima, con l'intento di cercare di modificare in modo sostanziale la finanziaria, cercando di venire incontro alle famiglie meno abbienti, rilanciando l'economia e cercando di creare posti di lavoro. La sfida imminente a cui noi non possiamo rinunciare è quella di affrontare il problema enorme della disoccupazione giovanile, creando opportunità, accompagnando le iniziative, battendosi fino in fondo perché siano introdotte le pari opportunità nel comparto para pubblico. Non ci perdiamo d'animo, perché siamo convinti che limiteremo l'incidenza e forse anche i danni degli yes man, se il Consiglio regionale riprenderà la sua dignità e il suo ruolo di capacità propulsiva come organo legislativo, ma anche di dibattito politico, di confronto di idee, di rispetto istituzionale e di rispetto reciproco. Solo così potremmo affrontare questa difficile situazione con più forza, far tornare la speranza in egual misura in tutte le case dei valdostani, nel mondo delle imprese che chiedono giustamente semplificazione, certezza per poter operare e dall'altra fra i dipendenti di tutti i comparti, sempre più demotivati e purtroppo spaesati. Perché è ormai chiaro che a tutti questo modello, secondo noi, è fuori controllo, fa acqua da tutte le parti e soprattutto non è più sostenibile.
Termino non entrando nel dettaglio dei nostri singoli emendamenti, ma l'impianto che noi proponiamo va in una direzione alternativa rispetto al recinto che continuate a voler tenere eretto, sempre più fitto. La finanziaria che abbiamo in testa è aperta sulle partecipate e inserisce risorse per creare nuovi posti di lavoro, ma un lavoro qualificato in settori innovativi e con un futuro di crescita, dunque oggetto di selezione in base a meriti e competenze, non di valutazioni di appartenenza. Una finanziaria che dà risposte certe e garantisce celerità ed efficacia, perché in questo momento è necessario tamponare le ferite più gravi, operando selettivamente nei settori che lo richiedono e non con i tagli lineari, come è stato fatto su questo impianto. Una finanziaria che elimina ogni discriminazione a qualunque livello questi si consumino, perché discriminazioni e favori in cambio di consenso sono la causa principale di questa crisi, qui come altrove: è dunque necessario estirpale alla radice ed è un impegno sul quale saremo inflessibili. Una finanziaria che non rimanda ma affronta i problemi, attenta alle fasce deboli della nostra società, in grado di disegnare dei percorsi risolutivi. Da parte nostra stiamo facendo di tutto, sia pur dalla nostra scomoda posizione di minoranza, con idee e progetti, ma senza poteri, affinché i valdostani non siano ancora una volta delusi da questa politica. Mettiamo in campo proposte e conduciamo battaglie perché siamo convinti che con la nostra azione sapremo convincere anche i più cocciuti, che una svolta è necessaria e che una via d'uscita è possibile, ma che questo comporta una rinuncia netta e definitiva al sistema e ai metodi attuali che ci hanno portato - è un fatto incontestabile - allo stallo economico e sociale che viviamo oggi.
Tutto dipende dalla responsabilità personale e politica di ogni singolo consigliere di questa assemblea, dalle profonde convinzioni che nutriamo, dagli ideali di partecipazione e democrazia, ma non da ultimo soprattutto di un'autonomia personale, dall'esercizio di quel libero arbitrio tanto proclamato e poco praticato che oggi però è alla base essenziale per un autonomia istituzionale e politica, oggi così annacquata e annebbiata dal calcolo personale. Diradare le nebbie per vederci chiaro ed essere davvero autonomi nelle scelte. Queste sono le condizioni necessarie per un confronto aperto e per le scelte politiche lungimiranti per la Valle d'Aosta, che possono, in tal caso, anche essere condivise tra maggioranza e minoranza. In caso contrario il declino di queste istituzioni e della Valle d'Aosta saranno inarrestabili.
Presidente - Per garantire anche l'alternanza, passerei la parola al collega Restano.
Restano (UV) - Grazie Presidente.
Ognuno di noi in questa sala, come già anticipato dal collega Cognetta, riveste un ruolo ben preciso: consigliere di minoranza, componente della Giunta e consigliere di maggioranza. E qui vorrei fare un piccolo inciso: anche i consiglieri di maggioranza lavorano, non sono un costo della politica, almeno non superiore rispetto ai consiglieri della minoranza, anche perché qualcuno della minoranza, in passato, ha rivestito il nostro ruolo e non si lamentava di certo. Ognuno di noi, come ho detto prima, svolge il proprio mandato, facendo ricorso al proprio bagaglio formativo, di esperienza professionale oppure basandosi sulle proprie responsabilità. Non a caso, nei precedenti Consigli, abbiamo affrontato mozioni riguardanti temi specifici, figli del vissuto personale dei singoli consiglieri. Ci siamo così confrontati sul concorso per le guardie forestali, per i vigili del fuoco oppure su altri temi altrettanto specifici, come i contributi ai viticoltori o, in maniera più ampia, sull'agricoltura. Ogni intervento ha contribuito ad arricchire il mio bagaglio di conoscenze personali e a sviluppare il mio senso di responsabilità nei confronti delle singole materie trattate.
Quest'oggi si parla di bilancio e credo che, giustamente, quasi tutti i colleghi abbiano affrontato l'argomento a 360 gradi. Io, personalmente, mi soffermerò invece su argomenti relativi alla Commissione da me presieduta, in prima analisi sull'articolo 20 del disegno di legge in questione. Nel corso di pochi anni, alla Valle d'Aosta sono venute a mancare importanti risorse, circa 600 milioni di euro. All'epoca, quattro anni fa, un collega che allora era amministratore di enti locali, riferendosi al bilancio di previsione del proprio ente, riprendendo una frase di un suo predecessore, affermò: "Il bilancio di previsione è come un libro dei sogni". Oggi, non è così, per quanto mi riguarda, non lo è mai stato. Concordo, invece, con la collega Certan, quando nel suo intervento affermava che in un momento di crisi si vedono i buoni amministratori, in grado di fare scelte coraggiose e di assumersene la responsabilità. Ebbene, penso che, per quanto mi riguarda, per la sanità, è proprio in questo senso che la Giunta si è avviata, ed entrerò nello specifico.
Volevo aggiungere ancora qualche cosa riguardo la possibilità, in questo caso, di fare delle scelte condivise e congiunte, ed è proprio in questo ruolo che mi rivolgo all'Assessore, in un momento di crisi, per una riforma che noi andremo a fare in mezzo a mille difficoltà. Chiedo e gli do la disponibilità della V Commissione, da me presieduta, per condividere queste scelte importanti. Entrerò nello specifico. Per l'esercizio finanziario 2014, l'importo della spesa corrente per il finanziamento dei LEA, della mobilità sanitaria, è di 250.305.670 euro a fronte dei 276.442.367 dell'assestato 2013 e dei 280 milioni circa dell'anno precedente. Potremo quindi disporre di 22.136.696 euro in meno rispetto al 2013, una diminuzione pari circa al nove percento. Si tratta di un a cifra importante in un settore, quello della salute, credo unanimemente ritenuto, in quest'aula, di grande importanza. La diminuzione di disponibilità è stata comunque contenuta, rispetto ai tagli effettuati in altri settori. Ritengo questo un chiaro segnale circa le scelte e l'attenzione che il Governo regionale pone rispetto ad un settore così delicato come la sanità. Purtroppo, come già accennato dal Consigliere Fontana, nel 2014 e nel 2015 sono previste ulteriori riduzioni meno significative, rispettivamente di 7 e 3 milioni di euro circa annui, cifre che, mi auguro, possano essere riviste con i prossimi bilanci.
La domanda che mi pongo, riprendendo quanto già detto prima, è come gestire questo delicato momento, quale sarà il percorso da seguire. Credo che una prima risposta ci arrivi dal punto 10 dell'articolo 20 del disegno di legge che discutiamo, là dove si afferma che "la Giunta regionale è autorizzata ad impartire disposizioni all'azienda USL in materia di riorganizzazione aziendale finalizzata alla revisione dell'atto costitutivo di cui all'articolo 10 della legge regionale 5 del 2000"; sono le norme per la razionalizzazione e l'organizzazione del servizio sociosanitario regionale. Personalmente, leggo questo passaggio come una chiara volontà della Giunta regionale di addivenire ad una riorganizzazione dell'azienda, naturalmente tenendo conto dei nuovi standard e dei parametri del decreto Balduzzi previsti a livello nazionale. Considerato che da questa riorganizzazione ne deriverà, presumo, una riduzione dei dipartimenti, delle strutture complesse e dell'area territoriale, in modo da rendere più efficiente e sostenibile il sistema della sanità valdostana e ritenendo che questa sia una materia di interesse fondamentale per la sua riorganizzazione e che necessita dell'apporto di tutti e di un ampio confronto e condivisione, lasciando da parte le speculazioni politiche, personali e di bottega, auspico e, come già detto, chiedo all'Assessore, come già avvenuto in questo primo periodo di legislatura, il coinvolgimento della V Commissione, naturalmente nel rispetto dei ruoli e delle competenze di tutti noi.
La sensibilità della Giunta regionale verso l'argomento si rileva dalla volontà di mantenere il finanziamento ai LEA regionali, prestazioni aggiuntive che fornisce la nostra regione rispetto ai LEA nazionali. La somma a disposizione per i LEA regionali scende da 1.850.000 a 1.300.000 euro. Questa riduzione è possibile attraverso la diminuzione della spesa per i vaccini antiallergici, per i farmaci e le medicazioni che saranno fornite dalla farmacia dell'ospedale, attraverso una riduzione dei costi. Ulteriori riduzioni saranno date dalle riduzioni di alcuni rimborsi e dal fatto che trattamenti come la nutrizione parenterale rientra oggi nei LEA nazionali. Il comma 7 del predetto articolo 20 prevede una riduzione delle risorse aggiuntive per i dipendenti. Un emendamento presentato oggi dall'Assessore alla sanità dimezza l'importo inizialmente previsto. In sede aziendale, sarà discussa la ripartizione del fondo tra i vari operatori sanitari e, a fronte di queste risorse, offriranno ore aggiuntive di lavoro. Il punto 8 introduce una quota fissa di ticket per ricetta, pari ad euro 10, a carico degli assistiti non esenti, per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale erogate dal 1° gennaio 2014. A tale proposito va sottolineato che una sentenza della Corte Costituzionale del 2012, la n. 187, impone alla Regione un riallineamento con le altre regioni italiane per salvaguardare la parità tra i cittadini: non saranno applicati ticket sulla farmaceutica, che sono invece presenti in altre diciotto regioni italiane. Il punto 12 consente all'azienda di mantenere degli investimenti in ambito sanitario, previa la predisposizione di un apposito piano di investimenti (per il prossimo anno sono previsti 6 milioni circa), aspetto che ritengo di fondamentale importanza, in quanto abbandonando totalmente le manutenzioni straordinarie ed altri tipi di investimenti strutturali, in poco tempo le strutture si deteriorerebbero enormemente. Sarà inoltre lasciato all'autonomia funzionale dell'azienda l'onere di recuperare ulteriori risorse economiche, razionalizzando i servizi senza ridurli, ma ponendo maggiore attenzione alla spesa. Sarà mantenuto il personale nei numeri e nelle professionalità, mentre l'assunzione di nuovi operatori dovrà essere fatta solo là dove indispensabile. La riduzione delle risorse, mantenendo la qualità dei servizi, si raggiungerà solo attraverso un maggior coinvolgimento e responsabilizzazione di tutti i dipendenti. Ritengo che un ruolo importante potrà essere svolto anche dai sindacati se, come recentemente dichiarato da una sigla sindacale della sanità, sapranno partecipare in maniera propositiva, consapevoli che in questa delicatissima partita devono svolgere un ruolo diverso dal solito.
Siccome, sino a questo momento, nessuno ha trattato il tema dello sport e considerato che provengo da quel mondo, riprendo un avvenimento della scorsa settimana e, precisamente, quanto avvenuto giovedì scorso, quando si è tenuta alla Cittadella dei Giovani la Giornata dello Sport, con le rituali premiazioni. Si è trattato veramente di una serata speciale, non solo per i tanti giovani atleti presenti, ma per la presenza del massimo esponente dello sport italiano, il Presidente del CONI, Giovanni Malagò. Durante il suo intervento di saluto, l'Assessore Marguerettaz ha rappresentato le nostre eccellenze in termini di performance sportive ed anche di investimenti sugli impianti sportivi valdostani. Il Presidente del CONI, nel salutare tutti gli intervenuti, significava chiaramente che la Valle d'Aosta, per quanto attiene allo sport, rappresenta un modello da seguire. Affermava che la Valle è un'eccellenza da portare come esempio all'Italia intera e che potrà, in futuro, divenire un laboratorio per una gestione integrata delle strutture sportive CONI-Regione, così da lanciare un invito ad una gestione che ci permetterebbe un'economia di scala. Stante l'attuale situazione finanziaria e quanto già fatto nel tempo nel settore sportivo, ritengo corretta la scelta di non investire nelle infrastrutture. Rimane invece fondamentale disporre delle risorse per la manutenzione di tutti gli impianti. Rammento a quest'assemblea che lo sport non deve essere visto solo come un divertimento, che ne è la parte più marginale, ma, piuttosto, in tutti gli altri suoi aspetti: svolge una funzione sociale, capacità di aggregare e di impegnare i giovani nel loro tempo libero che generalmente è foriero dei comportamenti fra i più disparati e dannosi; lo sport è attività formativa, qualcuno afferma che è una scuola di vita; lo sport insegna i corretti stili di vita che sono alla base della prevenzione primaria e, quindi, di un eventuale risparmio della spesa per sostenere i LEA di cui prima ho parlato; insegna ai giovani la capacità di accettare qualunque risultato, ad assumersene la responsabilità, ad elaborarlo e, per i più agonisti, successivamente ad impegnarsi per ottenere un miglioramento. Per venire alle cose di casa nostra, lo sport è anche avviamento al lavoro, forma i giovani alle professioni della montagna, guide alpine, maestri di sci e quant'altro che, per certi versi, sono tra gli attori dell'offerta turistica estiva ed invernale: abbiamo maestri di sci e guide alpine che si occupano di agricoltura, zootecnia, sono piccoli imprenditori, artigiani. Da ciò ne deriva che questa è una professione che è diventata complementare ad altre attività sul territorio, attività della quale non possiamo fare a meno, così come non possiamo rinunciare al lavoro quotidiano di tutti gli istruttori del mondo sportivo che svolgono nel loro ambiente specifico. Chiedo, quindi, un occhio di riguardo verso le attività di queste persone. Sto parlando di tante persone che operano anche e soprattutto a titolo di volontariato e che sono la dorsale di tante manifestazioni estive che contribuiscono a rendere variegata la nostra offerta turistica. Un occhio di riguardo non vuole necessariamente dire e chiedere trasferimento di soldi alle loro società di appartenenza o alle loro persone, ma semplicemente prestare attenzione al loro operato.
Président - Merci. La parole au collègue Bertin.
Bertin (ALPE) - Considerata anche l'ora - sono ormai le undici meno dieci - siamo televisivamente in terza serata e a quest'ora è meglio essere sintetici e non allungare troppo i programmi, anche perché l'audience già ridotta rischierebbe di ridursi ulteriormente. Sarò pertanto, nel limite del possibile, sintetico.
Il documento contabile che andiamo a discutere, lo diciamo subito senza tanti giri di parole, è un bilancio non all'altezza dei tempi, un bilancio di galleggiamento, mi viene da definirlo così. L'obiettivo è cercare di galleggiare per mantenere a galla questa maggioranza, senza altri obiettivi e, soprattutto, senza avere un'idea di dove approdare. La finanza pubblica regionale, la nave pubblica, si sta rimpicciolendo e se fino a qualche tempo fa poteva ricordare un grande panfilo da crociera, ora assomiglia sempre più ad uno scafo sempre meno comodo con inoltre alla guida degli scafisti che hanno perso la bussola. Come dicevo, con il solo fine di rimanere a galla, si buttano a mare i primi oggetti che capitano, in modo abbastanza improvvisato e senza progetto: alcuni oggetti che potevano rappresentare un peso e comunque era inevitabile, visti i tagli, buttare a mare qualche cosa. 20 milioni in meno alla sanità, 16 milioni al comparto agricolo, 24 milioni agli enti locali, le leggi di settore, eccetera eccetera.
Dopo le promesse e le illusioni della campagna elettorale di questa primavera, la realtà si è manifestata in tutta la sua crudezza e gravità. Una situazione che era stata colpevolmente tenuta nascosta agli elettori meno attenti, una situazione che si conosceva da tempo e che abbiamo cercato di denunciare ai cittadini. Il fatto che il Governo regionale contabilizzi, per la prima volta in bilancio, gli utili generati dalla società controllata CVA è un fatto emblematico: stiamo attingendo al salvadanaio, alla riserva del patrimonio della Regione. Anche da un punto di vista più generale, si attinge a casse diverse e la Finaosta sta sempre più diventando il bancomat dell'Amministrazione regionale. Rompere il salvadanaio, il maialino - chiamiamolo così - come dicevo rende ormai evidente a tutti la situazione finanziaria di questa regione e, per quanto riguarda l'economia reale, la situazione purtroppo non cambia. In effetti, tutti gli indicatori, gli studi, confermano il calo della nostra economia, la Banca d'Italia e tutti gli altri che si occupano di questi aspetti lo segnalano. Nel corso del 2013 è proseguito il calo dell'attività economica in Valle d'Aosta, nel settore manifatturiero come in tutti gli altri settori. La fase congiunturale negativa si è riflessa sui servizi e sui flussi turistici, come segnala la Banca d'Italia. Il numero di occupati in regione ha continuato a ridursi e - cosa importante - anche l'occupazione femminile che in Valle d'Aosta era tra le più alte e in crescita, si è contratta. Il tasso di disoccupazione, nel primo semestre del 2013, ha superato l'8 percento. Soprattutto, dato molto preoccupante e nuovo per la nostra regione, la disoccupazione giovanile è intorno a un quarto, il 25 percento: un dato certamente preoccupante. Insomma, non esiste più, se mai è esistita, un'isola felice anche da questo punto di vista.
La crisi economica e finanziaria che sta attanagliando l'economia mondiale ha completamente modificato il quadro generale di riferimento. I suoi effetti stanno diventando permanenti sull'occupazione, sulla propensione al consumo, sugli investimenti, eccetera. Insomma, si tratta di una crisi strutturale, di una crisi di sistema, una crisi economica che ha radici non soltanto nella finanza globale o nei rapporti monetari, ma che affonda anche le sue radici nella carenza di un modello di sviluppo che sta mostrando tutti i suoi limiti, tanto da un punto di vista della sostenibilità ambientale che dal punto di vista dell'equità. Una nuova fase di espansione non potrà che basarsi su altri criteri, su altri canoni e su altre politiche. Bisognerà perseguire e percorrere altre strade, nuove strade a tutti i livelli, da quello più piccolo, come il nostro, a quello più ampio, dalle organizzazioni internazionali regolatrici del mercato mondiale alla dimensione statale europea ed anche alla nostra. Per quanto ci riguarda, per quanto riguarda la nostra piccola realtà, da questo bilancio non si vedono idee nuove. A dire il vero, non si vedono idee tout court, ma soltanto la difficoltà ad immaginare un futuro e la mancanza di una visione.
Questo bilancio, per molti aspetti è in piena continuità, una continuità d'altra parte rivendicata anche nel programma di Governo presentatoci nel luglio scorso, continuità di scelte e di metodo. Formalmente non si tratta più di un governo di centrodestra autonomista, anche perché il PdL, il vostro alleato, in Valle d'Aosta non esiste più. Peraltro, da alcuni giorni, non esiste neanche più nel resto d'Italia, ma per altre ragioni, perché si sono divisi in due partiti: da una parte Forza Italia e dall'altra il nuovo centrodestra, mentre in Valle d'Aosta sono proprio spariti. Bisogna dire che, da questo punto di vista, l'alleanza non gli ha portato molta fortuna. Come detto, la continuità, però, esiste ed è in ragione della vostra continuità che rischio di essere ripetitivo e di ripetere quanto detto negli anni precedenti in occasione della seduta di bilancio. D'altra parte, come diceva Mendès France, primo ministro francese del secolo scorso: "I politici si dividono in due categorie: quelli che si ripetono e quelli che si contraddicono". Appartengo alla prima categoria e la cosa non mi dispiace, anche perché la stragrande maggioranza di questo Consiglio fa parte della seconda, come abbiamo visto ieri, oggi e vedremo domani. E, visto che mi ripeto, riprendo quanto dicevo nel lontano 2008, parlando della situazione finanziaria dell'epoca: "Questa è una situazione finanziaria particolarmente favorevole che, dagli anni '80 ad oggi, ha caratterizzato il bilancio della nostra regione, favorevole ed eccezionale, nella quale oramai ci troviamo da diversi decenni. Di questo bisogna esserne maggiormente consapevoli quando si gestisce un bilancio di questa portata, utilizzando queste eccezionali risorse a disposizione per consolidare e rendere strutturale il benessere che abbiamo acquisito in questi anni". Si sarebbe dovuto, qua ritorno ai nostri giorni, iniziare subito, all'epoca, con quelle misure che erano in grado di preparare il sistema produttivo ed economico locale a reggersi maggiormente da solo, ad emanciparsi dalla spesa pubblica. In breve, si sarebbe dovuto cambiare completamente l'impostazione, si sarebbe dovuto intervenire subito sugli sprechi e su costi eccessivi dell'apparato politico-amministrativo, intervenire sulle società controllate e partecipate, che ormai coprono, come sappiamo, tutta la sfera dell'economia locale, dal settore informatico, edilizio, alberghiero, dei giochi d'azzardo, eccetera, eccetera. Una presenza certamente eccessiva, ma niente in questi anni è stato fatto. Ci si è limitati a gestire il consenso, utilizzando queste disponibilità allora enormi, principalmente se non essenzialmente al fine di gestire il consenso.
Oggi credo che i nodi vengano al pettine e che non si possa più andare avanti in questo modo. Bisogna puntare su uno sviluppo non più fondato sulla capillare e pervasiva presenza regionale nell'economia e nella società, ma limitare la Regione ad un ruolo regolatorio capace di sviluppare le significative potenzialità che ancora sono presenti nella nostra comunità. L'ente pubblico deve ritagliarsi un ruolo, come dicevo, di programmazione, di indirizzo, di controllo, di garanzia, di coordinamento, di governance in termini generali, senza più entrare direttamente nella gestione. Cambiare modello e cambiare sistema: questo bisognava fare e dobbiamo ancora fare, purtroppo. In questi anni, purtroppo, si è continuato e si continua con le stesse scelte: la continuità è - come dicevo in precedenza - un elemento che caratterizza anche questo bilancio. Vi è, da questo punto di vista, innanzitutto uno strangolamento della finanza pubblica locale. Una costante ormai da anni, quella di ridurre le disponibilità della finanza pubblica locale. I Comuni saranno fortemente colpiti anche da questa manovra. Per anni ci siamo detti che la legge 48 era un esempio di federalismo: forse non lo era, ma certamente era un modo per assegnare responsabilità agli enti locali. Oggi, l'impianto di quella legge che aveva, tra gli aspetti principali quello di affidare agli enti locali una quota significativa, oltre il 50 percento senza vincoli di mandato, dando autonomia ai Comuni, oggi l'impianto di quella legge, come dicevo, è completamente stravolto. Sarebbe più onesto, come sottolineava in precedenza anche il collega Rosset, a questo punto, abrogare questa legge, anche perché oramai sta diventando un paravento nel quale, sulla finanza locale, si aggiunge di tutto. Sarebbe stato onesto, forse più chiaro e trasparente, dire agli enti locali: "Guardate, vi tagliamo una parte di IRPEF", piuttosto che attribuire non competenze, perché le competenze rimangono della Regione, ma attribuire i costi finanziari. Sarebbe stato più trasparente e, a mio avviso, più onesto. Adesso, non mi prolungo oltre. Tra l'altro, non faccio parte della lobby dei sindaci, non mi potete accusare di farne parte. Colpendo i Comuni - è quello che più mi interessa - si colpiscono i servizi alle persone, si colpiscono i vecchi ed i bambini e le fasce deboli e si mette in discussione il tanto proclamato mantenimento dello stato sociale. Intervenire su quel settore significa colpire le persone.
Un'altra costante di questo bilancio è l'indebitamento che viene confermato come negli anni precedenti, un indebitamento che viene fatto con la famosa delibera dei mutui, la possibilità di accendere mutui tramite Finaosta. Anche in questo caso, forse, sarebbe opportuno fare un'operazione diversa: se vogliamo indebitarci, perché non fare i BOR, almeno sarebbe una cosa più trasparente e più chiara; c'è necessità, a mio avviso, di chiarezza. In questo caso, invece, si continua a ricorrere ai mutui, che vengono accesi, sì, con il vantaggio della gradualità, ma anche con alcuni limiti, come sappiamo. Indebitamento che andrà comunque a finanziare le grandi opere che, per quanto ridimensionate, rimangono un pilastro dell'azione di questa amministrazione. Grandi e, tra l'altro, in questo caso, anche piccole opere perché si interverrà anche sulla scuola e sulla viabilità, ma il problema rimangono le grandi opere che, comunque, saranno presenti. Grandi opere che rappresentano il solito investimento nella struttura, quando probabilmente ci sarebbe bisogno di intervenire direttamente nell'economia e sul sociale, piuttosto che in strutture. Di strutture in Valle d'Aosta ce ne sono già tante, strutture che, poi, costano altri sacrifici per il loro mantenimento. Faccio l'esempio dell'aeroporto e non mi dilungo oltre: un grande investimento fatto negli anni e che ora ci costa tantissimo per mantenerlo e per farlo funzionare, ed anche da questo punto di vista bisognerà immaginare una strategia di uscita da questo che sta diventando un bagno di sangue per la finanza pubblica.
Si dice che gouverner c'est prévoir: se così è, in questi ultimi vent'anni si è governato ben poco. Non si è previsto niente, non si è immaginato la Valle d'Aosta a medio e a lungo termine, ci si è soltanto accontentati di gestire soprattutto il consenso. Oggi ci troviamo in difficoltà e, certamente, queste responsabilità ricadono su questa mancanza di capacità di governare e di prevedere, appunto.
Durante il suo intervento, il Consigliere La Torre, oltre a fare un endorsement al candidato Renzi alla Segreteria del PD - tra l'altro, Consigliere La Torre, ci andrei piano a sponsorizzare il "rottamatore" Renzi, visto il suo curriculum non particolarmente breve; voglio dire, una sponsorizzazione piuttosto rischiosa - ci sottolineava, si chiedeva e ci chiedeva se aver sottoscritto il federalismo fiscale tra i primi ed averlo rispettato fino ad oggi, se aver rispettato i parametri del patto di stabilità, sia stato un vantaggio per i valdostani. La risposta, evidentemente, è implicita nella domanda un po' retorica. Evidentemente non è stato un vantaggio per i valdostani, ma non è un problema di cercare un capro espiatorio in questo mancato vantaggio. Se siamo vittime, lo siamo innanzitutto della politica del Governo regionale e delle sue responsabilità. Siamo certamente vittime di un mezzo federalismo fiscale, perché applicato soltanto a qualcuno e non a qualcun altro, ma, come dicevo, siamo soprattutto vittime dell'azione del Governo regionale che in questi anni ha approvato ed accettato, dando la propria fiducia, il Governo Berlusconi attraverso il famigerato patto di Palazzo Grazioli. So che questa definizione la infastidisce, Presidente, ma credo che l'accordo di Palazzo Grazioli ben rappresenti le responsabilità di questo Governo regionale.
Il patto di Palazzo Grazioli evidenzia, come abbiamo sottolineato anche durante la discussione dell'ultimo Consiglio, tutta la mancanza di strategia e di capacità di interloquire con il Governo romano da parte di questa maggioranza. I fatti di questi giorni riguardanti la ferrovia - i famigerati 500 milioni - ne sono la rappresentazione più evidente: una telenovelas, una soap opera, l'hanno definita i giornali locali. La definirei piuttosto una situation comedy, uno spettacolo comico, anche se purtroppo, poi, dagli effetti poco divertenti. Abbiamo avuto diverse situazioni oggettivamente comiche dal Senatore che prima boccia la fiducia, poi si pente e, probabilmente, ora si pente di essersi pentito, dopo il contatto avuto questa mattina a Roma con il Governo e il Presidente del Consiglio Letta. Un contatto che, da quanto abbiamo potuto percepire, non ha al momento portato grandi risultati, un incontro interlocutorio nel quale si sono evidenziati i soliti problemi che da tempo conosciamo e non mi pare che il viaggio a Roma di questa mattina, purtroppo, abbia rappresentato un passo avanti da questo punto di vista.
Non riprendo tutta la discussione fatta nel passato Consiglio riguardo alla capacità delle Provincie Autonoma di Trento e Bolzano di muoversi in questo ambito, salto questo pezzo. Oggettivamente sono più attivi ed in grado di agire in modo efficace rispetto al Governo nazionale, presidiando in modo continuo l'attività di Governo a Roma, ma, come detto, saltiamo questa parte.
Da questo bilancio emerge una mancanza di un'idea della Valle d'Aosta futura, quale sarà il suo ruolo in Italia, in Europa e quale sarà il modello interno a questa regione, che tipo di sviluppo, che scelte importanti dobbiamo fare. Questo bilancio, purtroppo, contiene poche indicazioni da questo punto di vista. Come dicevo, è un bilancio di galleggiamento, che non prevede delle indicazione precise. Un'autentica crescita e svolta della nostra regione non può che essere legata ad uno sviluppo sostenibile, ad una vera green economy che, lo abbiamo visto anche con il risultato referendario, la popolazione è pronta a seguire. I rifiuti potevano essere il primo settore nel quale intervenire e dare un segno di cambiamento. Questo settore, nel bilancio, è praticamente inesistente. Concludendo, questo bilancio di galleggiamento, se non troviamo un approdo rapido, rischia di portarci a fondo. Grazie.
Presidente - Grazie collega. La parola al collega Viérin.
Viérin L. (UVP) - Merci Présidente.
Avevo pensato un intervento - a parte l'ora tarda che pian piano dalla terza serata si sta avvicinando all'ora di Marzullo, fascia oraria che, fra l'altro, lasceremo ricoprire in modo degno al collega Bertschy per cercare di risollevare, non tanto l'audience quanto, chiaramente, il tenore di una discussione che, essendo anche tecnica, non sempre può appassionare chi deve leggere attraverso i nostri interventi ciò che è un atto contabile, ma che è un atto che comunque disegna il futuro della nostra comunità - ma lo rimodulerò anche a seguito di qualche interessante intervento di qualche collega e non solo delle relazioni del Presidente, dell'Assessore e del relatore, che hanno stuzzicato, in parte, quella che è la nostra posizione su questo bilancio, avendo spesso gli occhi puntati più sugli specchietti retrovisori che verso il futuro.
Visto che di passato vogliamo parlare, io cercherò di parlarvi di quella che è stata l'operazione che, in questi mesi, a partire dalla scelta che abbiamo fatto alla fine dell'anno scorso, ci ha portati con posizioni diverse, avendo una visione diversa anche e soprattutto sulla gestione delle finanze, della prospettiva e della crisi, ci ha portati a fare scelte che oggi ci vedono, attraverso un programma elettorale che è stato, in termini di consenso, appoggiato da una parte dei valdostani, ci vede oggi in Consiglio ad avere posizioni diverse rispetto a quella che è una rotta che noi crediamo stia andando nella direzione sbagliata. L'operazione di questi mesi a seguito delle nostre scelte è stata quella di avere contezza di quella che è la reale situazione finanziaria della nostra regione. Dico questo perché non sempre questo è stato fatto quando abbiamo condiviso certi passaggi ed abbiamo cercato di capire, come qualcuno oggi sta facendo, in che direzione si stesse andando e, soprattutto, come venissero gestite le risorse di tutti i valdostani. Noi crediamo da un lato che oggi, attraverso i nostri interventi, cerchiamo di fare una sintesi di ciò che è la situazione reale, ma non ci fermiamo lì. Cerchiamo, attraverso il nostro lavoro - abbiamo cercato di lavorare in questo senso in questi mesi - di verificare in che direzione si stia portando la nostra Valle d'Aosta, convinti che questa direzione non reggerà alle sfide del futuro. Se diagnosi vogliamo fare, vogliamo anche proporre delle soluzioni e, in questo senso, altri già sono intervenuti ed hanno spiegato quella che sarà la nostra controproposta, questi trentacinque emendamenti, più ulteriori piccoli elementi che andranno a costruire una visione diversa di quello che può essere, a ridotte risorse, una visione chiaramente rimodulata in base alle finanze, ma una visione completamente diversa.
Vorrei ricostruire qualche passaggio, visto che di passato si è parlato, partendo dalla crisi. Tanti, non solo in audizioni in Commissione ma anche in quest'aula, hanno rievocato la crisi partita nel 2010 e che è arrivata in modo graduale anche se pesante: non è stata un terremoto, non è stata una crisi che da un giorno all'altro ha scombussolato quella che era in modo drastico la situazione finanziaria della Valle d'Aosta; è stata, comunque, graduale. L'accordo del 2010, Presidente, credo andasse in quella direzione, cioè di arginare una crisi che si era manifestata e, attraverso un accordo con lo Stato, fosse graduale nel risanamento dei conti pubblici e non fosse poi ulteriormente aggravata da altre manovre che, invece, sono arrivate. Mi rifaccio all'accordo che è stato tanto evocato, semplicemente per portare a galla uno dei paradossi di questi ultimi Consigli. Lei, Presidente, la settimana scorsa è venuto in aula dicendo: 'Attenzione: a Roma, noi non potevamo intervenire attraverso quell'emendamento, perché Trento e Bolzano hanno delle disposizioni diverse rispetto alla nostra'. Io le dissi che non era così in modo totale, ma era parzialmente vero e che anche noi avremmo potuto intervenire. Le dico questo, Presidente, perché nel 2010, quando lei siglò quel famoso patto del federalismo fiscale, facemmo la stessa cosa! Facemmo una Giunta che deliberò: si ricorda che facemmo due delibere di Giunta, perché ci fu la discussione se che questo passaggio dovesse venire in Consiglio o meno. E quel passaggio - nella prima delibera non avevamo deliberato il passaggio in Consiglio - fu portato in Consiglio, perché la deroga all'intervento in materia finanziaria, cioè l'articolo 48 bis "sentito il Consiglio", ci fece agire in quel modo. Noi, cioè, intervenimmo attraverso una delibera di Giunta che poi fu ratificata attraverso il suo accordo del federalismo fiscale, a seguito di che lo Stato inserì nella manovra finanziaria, nella legge di stabilità dello Stato, il 13 dicembre di quell'anno, la disposizione che entro 60 giorni si provvede alla modifica, quindi attraverso legge ordinaria, demandando poi alla Commissione paritetica la possibilità. Dico questo perché la stessa cosa hanno fatto Trento e Bolzano. Questo per dire che, come lei siglò all'epoca una deroga su quella che era la blindatura dello Statuto sulle norme finanziarie, quel famoso accordo per cui si rinunciava all'IVA da importazione, nel medesimo modo oggi si poteva intervenire, chiaramente con quella condivisione a monte, non con un emendamento fatto nella notte che non dava la possibilità a noi, come Regione, di avere quella convocazione o quell'intesa che, altrimenti, non avrebbe potuto portare alle modifiche. Dico questo perché ci fu l'accordo con lo Stato che però fu poi ridotto dalle ulteriori manovre e dai decreti che sono stati ricordati anche dal collega La Torre: il "salva Italia", il decreto sviluppo, il decreto semplificazioni, spending review, patto di stabilità, eccetera.
La crisi è andata aumentando, ma noi non contestiamo tanto quella che è una prerogativa nei confronti dello Stato che è stata giustamente evocata e che ha ridotto le risorse, quindi attacchi all'autonomia. Noi ad un certo punto abbiamo contestato l'impossibilità di capire in che modo venivano gestite le risorse della Valle d'Aosta, a fronte di una crisi che continuava: la crisi si percepiva e sapevamo benissimo, attraverso questo accordo del federalismo fiscale, che avrebbe portato ad una riduzione che veniva ulteriormente incrementata da manovre, ma - è vero, sono stati 600 milioni, collega Restano, collega Lanièce - in quegli anni si continuò comunque a fare delle scelte milionarie in una certa direzione che, chiaramente, sapendo che quelle risorse sarebbero poi mancate, andavano a pregiudicare altre scelte. Ad un certo punto, arrivando al 2012 noi, collega Restano, facemmo delle scelte ben precise di cui oggi siamo non solo orgogliosi, ma anche consapevoli nei termini delle cose che avevamo sollevato. Quando arrivammo a discutere il bilancio del 2012 - il collega La Torre era Assessore alle Finanze e se lo ricorda benissimo - ci rendemmo conto che fu un bilancio singolare, perché oggi si viene qui a sbandierare la condivisione, che peraltro non c'è stata, ma l'anno scorso... altro che condivisione! L'anno scorso ci fu un bilancio che venne costruito in modo unilaterale da una sola persona e i singoli assessori... Lasciamo stare la maggioranza o quel che ne era rimasto in termini di coesione, ma non ci fu nessuna possibilità di inserire un minimo dettaglio, una minima scelta all'interno delle somme assegnate ai singoli assessorati. Tutti gli assessorati, negli anni, avevano avuto delle riduzioni, l'Assessorato alla cultura e all'istruzione compreso. Semplicemente, all'interno di ogni assessorato, ogni assessore aveva fatto delle scelte: tanti settori avevano le loro grandi opere, anche quello alla cultura, per esempio. Si diluì, per esempio, Saint Martin sapendo che, diluendo quella grande opera, altre scelte sul diritto allo studio e su altre esigenze prioritarie della comunità potevano invece essere mantenute.
Che cosa contestammo? Si ricorda, collega La Torre, che io scrissi questa lettera, che oggi, al di là dell'aver espresso un pensiero, fortifica le scelte che poi abbiamo fatto e che oggi abbiamo la dignità e la forza di portare avanti in quest'aula. Scrivemmo e scrissi, all'epoca, che "Il metodo che ha portato alla nascita del bilancio per il 2013 è stato singolare, irrispettoso del ruolo delle diverse componenti, perché le scelte sono state comunicate e imposte unilateralmente - non lo diciamo adesso, lo abbiamo detto l'anno scorso, scritto l'anno scorso - senza conoscerne la logica, i criteri, non tanto nelle cifre assegnate ad ogni assessorato e in generale nei settori, quanto le cifre assegnate ad ogni dettaglio di spesa che sono giunte già definite". Le scelte sono state fatte da altri per poi chiederci di condividerle. Il bilancio è pervenuto in modalità di visione, senza possibilità di rimodulazione o di modifica, quindi, rileviamo che non è possibile modificare e, soprattutto, visto il momento delle difficili scelte da fare, noi chiedevamo una condivisione. E soprattutto, nella conclusione, in assenza di questa prerogativa: "Mi trovo nell'impossibilità di condividere talune scelte presenti nel bilancio, la cui conoscenza e condivisione a livello generale con scelte che incideranno sui vari settori dell'amministrazione e degli enti locali è peraltro inesistente". Dico questo perché, al di là di tante altre questioni che sono note, lì ci fu una presa d'atto o la conclamazione di un metodo che non era solo un metodo nel quale non ci riconoscevamo più, ma era l'inizio del tentativo di nascondere la verità. Quelle verità nascoste di cui ha parlato qualcuno non sono iniziate adesso, sono iniziate, per quanto ci riguarda, anche all'interno di quella maggioranza, avendo un'impossibilità di capire dove le risorse venivano assegnate e, soprattutto, non solo sull'incidenza che il bilancio regionale ha direttamente sugli investimenti e sulle spese dell'amministrazione, ma anche, per esempio, sui risvolti esterni, gli enti locali, tutto ciò che è un bilancio regionale ed il futuro della comunità. E lì iniziò la questione della presa d'atto di un metodo che non poteva continuare a funzionare in questo modo.
Noi capiamo, collega Restano, il suo intervento, forse addirittura una difesa strenua, un intervento che andava e che è andato nell'ottica di difendere certi settori che le stanno particolarmente a cuore e che vanno nell'ottica di difendere l'assessore di riferimento, ma noi vorremmo - e in conclusione ci tornerò - che ci sia rispetto per le scelte che noi abbiamo fatto e le abbiamo fatte alla luce del sole, non trovando come alibi una battaglia interna di cui oggi non abbiamo ancora sentito parlare, specialmente da parte sua, se non fuori da quest'aula. Dico questo perché bisogna essere anche, dal punto di vista dell'onestà intellettuale, in misura di esprimere quelle che sono state scelte che poi hanno portato ad una presa d'atto e ad una visione diversa che noi abbiamo sottoposto alla volontà degli elettori. L'inizio delle scelte unilaterali o, comunque, la fase conclamata, le verità nascoste ed ognuno ha scelto il proprio percorso da portare avanti, ma dopo l'approvazione del bilancio è avvenuto qualche cosa di ancor più grave: quella famosa delibera del 30 dicembre che ha bloccato 309 milioni di euro. È stata la delibera che ha soppresso fondi, o meglio, congelato fondi per poi riaprirli con la politica del rubinetto su altre destinazioni, facendo morire, in quel caso, i settori che già erano stati tagliati e penalizzati dal bilancio, cioè la cultura e l'agricoltura, principalmente. È quello che oggi bisogna cercare di spiegare alla comunità, ovvero che, è vero, le risorse sono state ridotte da Roma, ma c'è stata anche qui una gestione delle risorse ridotte che, secondo noi, è una gestione errata e che ha visto investimenti, ancora nel 2013, che sono andati su opere o, diciamo, su indirizzi che non erano necessari, a fronte di altre esigenze che oggi non possono più essere evase.
Questo bisogna avere il coraggio di dire. Non sbandierare sempre lo spettro del nemico Stato che, peraltro, c'è e non è una novità di oggi, ma occorre avere il coraggio di ammettere che questa gestione, questo modo di gestire la Valle d'Aosta non potrà reggere. E se siete convinti che potrà reggere, noi vi auguriamo veramente che questa vostra convinzione, che avevamo anche noi, possa andare nella direzione auspicata. Altrimenti non avremmo fatto certe scelte: saremmo rimasti, se fossimo stati convinti di questa gestione. Uno prova, giustamente, a combattere un certo modo di gestire o di vedere le cose, ma sappiamo benissimo i rapporti di forza, quando sei in un'organizzazione blindata, come vanno a finire. Questo non sto io a insegnarglielo perché i silenzi sono qui a parlare per tutti, specialmente per lei. Pur conoscendo queste risorse che erano ridotte, ma che continuavano ad essere immesse in modo errato su certi investimenti, si è nascosto alla comunità la verità, ed è il secondo aspetto molto grave. In primavera, con la politica dei rubinetti, a qualcuno si è aperto, ad altri si è cercato di far credere che si sarebbe aperto, sapendo che non c'erano i fondi, aspettando la campagna elettorale, aspettando le elezioni, finché il sistema non ha più retto ed è esploso, per poi un giorno aprire il giornale o la televisione e sentire dall'Assessore che un certo mondo era finito, perché qualcuno, probabilmente anche all'interno dei rapporti di forza nella maggioranza e del Governo, ha detto basta! Basta continuare ad andare a dire alla gente che queste pratiche verranno evase! Ci sono funzionari regionali che in campagna elettorale sono stati diffidati dal dire che non c'erano più i fondi: assolutamente non bisognava dirlo! Bisognava dire... dire: a volte, ci sono lettere! Le abbiamo citate qui attraverso le nostre iniziative: 'non c'è capienza in questo momento, ma si valuterà'. Questo si sapeva benissimo e chi è stato assessore lo sa! Quindi, è inutile che stiamo qui a raccontarci le favole.
Noi contestiamo questi tre aspetti, avendo piena coscienza di aver rotto con una certa complicità, nel momento in cui ce la siamo sentita. E credo che ognuno di noi avrà, nel proprio percorso di vita ed amministrativo, la possibilità di rendersi conto appieno di ciò che sta succedendo e di ciò che si andrà a votare attraverso questo bilancio. Qualcuno ha detto - è vero - che non vi è nulla di diverso, o meglio, di peggiorativo rispetto a quello dell'anno scorso, ma soprattutto è un bilancio - già quello dell'anno scorso lo abbiamo contestato nei metodi e nei contenuti - che per il futuro continua ad incidere e non si ferma al triennale: questo bilancio andrà ad incidere almeno sui prossimi dieci anni per la nostra comunità, direttamente o indirettamente; il ricorso al credito qualcuno lo ha già evocato. Quindi, il limite di questa gestione, il sostegno ai settori che finisce attraverso una conferenza stampa: la comunità è stata informata, è vero, è giusto, ma è stata informata attraverso una conferenza stampa in cui si è detto "è finito un mondo", quando questo mondo si sapeva benissimo che sarebbe finito e lo si sapeva già in primavera, per non dire all'approvazione del bilancio antecedente.
Quello che noi vogliamo fare emergere al di là della diagnosi, al di là dei rimedi di cui domani parleremo è che ancora oggi c'è una possibilità, anche se minima, di modificare le cose. Nel 2013 c'era ancora una forte possibilità di interrompere qualche grande opera o altre misure che, invece, sono state (tra virgolette) mandate avanti, sono state ritenute preminenti e, proprio nei giorni in cui si annunciavano i tagli, c'erano delibere milionarie che andavano su altri capitoli. Questa è la diagnosi, ma ad oggi qual è il bilancio che noi vediamo? Intanto, è un bilancio che ha ancora dei paradossi perché, malgrado le risorse ridotte, malgrado ciò che ci siamo detti, malgrado la fine di un sistema, esistono ancora delle zone di paradossi e di scelte che sono incomprensibili: quello delle società partecipate - altri ne hanno già parlato - quel mondo parallelo di retribuzioni. Quando noi parliamo di società partecipate, ci riferiamo soprattutto ai vertici, non ci riferiamo ai lavoratori ed ai dipendenti di queste società partecipate: che sia chiaro. I benefit dei vertici di queste società e di tanti, di quel mondo, di questa costellazioni, di rivoli, di realtà che non conoscono la crisi, non conoscono nessuna crisi e in II Commissione si sta facendo un lavoro che speriamo possa effettivamente ridimensionare anche questo mondo. I costi della politica: qualcuno ha sbandierato in campagna elettorale o ancora dopo le elezioni il problema dei costi della politica. Noi, domani, avremo degli emendamenti sui costi della politica e misureremo, cara collega Bertolin, la volontà di ridurre i costi della politica. Prima di tutto bisogna che riduciamo a noi gli emolumenti, e noi domani avremo delle proposte. Quindi, lei sarà messa alla prova, assieme a tanti altri, ma noi sappiamo che lei su questo tema è sensibile e lo ha detto suscitando anche qualche screzio all'interno dei suoi colleghi; noi saremo veramente lieti di metterla alla prova per vedere se effettivamente questa enunciazione corrisponde a realtà.
Sull'ottavo assessorato ci siamo dilungati abbastanza. Ma la crisi c'era, quando avete deciso di mantenere l'ottavo assessorato? L'Assessorato che era stato soppresso... io ero seduto vicino alla collega Zublena, che ha seguito in diretta la sua soppressione, non quella, poi, elettorale, ma quella politica del suo assessorato e poi è rispuntato l'assessorato. Benissimo! Però non diciamo che poi non abbiamo i soldi per i banchi o per le sedie perché, sui trasferimenti per parte investimento alle istituzioni scolastiche, siamo veramente ridotti all'osso: poco più di 40.000 euro che non basteranno e noi speriamo che possano bastare. Questi sono i paradossi di questa manovra. Della non condivisione altri hanno già parlato.
Venite qui a parlarci di elezioni europee. Baccega, lei ha citato Cattaneo, Mazzini, mancavano Kennedy e Ugo Voyat e dopo avevamo citato veramente tutti i massimi pensatori del mondo politico. Va bene: facciamo le candidature e le larghe intese per le elezioni europee, ma iniziamo a fare un bilancio condiviso! Condividetelo in maggioranza in primis, perché in Commissione abbiamo assistito a scene imbarazzanti! Imbarazzanti per tutti, senza fare distinzioni tra maggioranza ed opposizione. Anzi, ci siamo sentiti forti nel senso che eravamo meno mortificati, perché ci sentivamo tutti uguali. Eravamo messi tutti sullo stesso piano perché nessuno sapeva niente! Dalle audizioni da elemosinare ai documenti che... Noi la capiamo, Assessore, è il primo bilancio che lei gestisce e, quindi, non gliene facciamo una colpa, ma è stata veramente dura avere tutta la documentazione, per evitare che qui in aula passassimo poi delle ore a parlare ed intervenire su tutte le pagine come faremo domani.
Questi paradossi di venire ad invocare le larghe intese e la condivisione sarebbe un principio che ci vede veramente favorevoli, se non che tutti i giorni, dai 116 a qualsiasi tipo di azione o ai viaggi presidenziali a Roma che non vengono comunicati, noi ci sentiamo leggermente derisi da un certo atteggiamento. Un po' come Penelope, di giorno si dice una cosa e di notte si disfa, noi ci sentiamo invocare grandi disponibilità salvo poi non averne riscontro quotidiano.
I paradossi dell'Assessore che ci parla di pareggio di bilancio. Assessore! Chi è stato prima di lei assessore lo sa: il pareggio di bilancio è un artifizio contabile. È chiaro che c'è pareggio di bilancio senza ricorrere a mutuo: non si ricorre a mutuo perché l'ammontare delle spese non è reale. Tantissime spese sono state messe in gestione speciale attraverso le partecipate: è chiaro che si facciano quadrare i conti. Ma questo, forse, lo potete dire in altre sedi, ma non a noi che abbiamo vissuto i bilanci prima di lei e che minimamente ci siamo già sentiti presi in giro quando eravamo lì! Adesso che siamo qui, almeno diciamo "beh, evitiamo di raccontarci...". Va bene, ma basta spiegarle bene le cose, perché la comunità ha bisogno di sapere queste cose e non è corretto lodarsi di qualcosa che è un artifizio. È chiaro che se carichiamo la spesa sul mondo parallelo (gestione speciale partecipate), la spesa non è quella reale. La spesa reale è un'altra!
A risorse ridotte noi vorremmo che i sacrifici fossero uguali per tutti. Lo dico con dispiacere e ci tornerò domani: i settori valdostani, per non dire unionisti, sono stati quelli più sacrificati. Gli enti locali sono già stati evocati e la 48 è stata violentata. È stata violentata! Perché la legge 48, se andate a vedervela, aveva un tetto massimo di percentuale di legge da caricare e, difatti, se guardate la finanziaria, si dice "in deroga... in deroga... in deroga". Piuttosto che derogare mille volte una legge, fate prima ad abolirla questa legge!
Vogliamo parlare dell'agricoltura? Altri lo hanno fatto e lo faranno. È un altro settore che, purtroppo, è stato dimenticato. Vogliamo parlare della cultura? Ci tornerò domani: la cultura è sotto di 20 milioni, siamo a 19 milioni, con una percentuale incredibile di tagli. Una volontà di fare morire la cultura, salvo poi - anche qui, paradosso - ad ogni occasione, dire 'no, la cultura non si tocca, la cultura è una cosa importantissima'. Meno 26 percento attraverso quel taglio dei 109 milioni l'anno scorso, meno 17 percento sul 2014; dal 2010 al 2014, meno 53 percento, con questo picco 2013-2014. La cultura, fino ad un certo limite può resistere, ma poi... La tutela dei monumenti, tante questioni preminenti, non stiamo parlando di eventi o di altre cose. Stiamo parlando di questioni fondamentali - Assessore, lo sa - quando sappiamo e ci risulta che in certi castelli stanno avvenendo dei crolli.
Diciamo questo perché questi tre settori sbandierati, insieme all'istruzione... ed anche qui, domani torneremo, il collega Donzel lo ha anticipato, su tre grandi aree. L'edilizia scolastica - l'Assessore Marco Viérin lo sa - quella maggiormente di competenza regionale, l'ambito del diritto allo studio, l'ambito del trasporto studentesco e poi quello dei contenuti della scuola, quindi la didattica. In questo ultimo periodo, non sono state queste le priorità, ma le grandi lobby, i grandi interessi, e non è la direzione che noi avremmo auspicato. È per questa ragione che da quella direzione noi ci siamo staccati, collega Restano: da quella direzione! E se oggi qualcun altro vuole staccarsi, è ancora in tempo, non c'è nessun problema!
Prima di andare ad evocare altri settori... ma, collega Restano, il settore dello sport lei lo ha visto nelle UPB? Se il Presidente del Coni è venuto in Valle, secondo me, sarà l'ultima volta che viene! Il settore dello sport - l'Assessore Marguerettaz in Commissione è stato onesto - è stato uno dei settori più tagliati. Tra i vari interventi che sono stati portati avanti dagli assessori, quello nel settore trasporti e sport è stato giustificato con scelte, ma non veniamo qui a dire che lo sport è una priorità da difendere attraverso questo bilancio, perché lo sport è stato uno dei settori che, purtroppo, è stato sacrificato con scelte che probabilmente sono prioritarie rispetto ad altre, in un settore che abbina turismo e trasporti e che quindi anche in termini di settori non è facile. Gli interventi correnti nello sport sono passati da 2.267.000 a 1.300.000 ed i contributi per investimenti nel settore dello sport da 230.000 a 30.000 - e tralascio il resto - per un totale di 2.500.000 a 1.300.000; poi, interventi per la gestione di infrastrutture sportive da 1.190.000 a 785.000. Dico questo perché va tutto bene, ma se, all'enunciazioni di principio corrispondono cifre che sono contraddittorie rispetto a ciò che si dice, di due cose l'una: o si dice che si sta andando in una direzione sbagliata o la direzione in cui lei sta credendo di andare non è quella corretta.
In conclusione, che cosa ravvisiamo? Questa manovra - altri lo hanno detto - decreta la fine di certi settori o la necessità di rimodularli completamente, sapendo che è difficile. La crisi che non è arrivata come un terremoto è stata piombata attraverso queste verità nascoste come un terremoto, perché è arrivata tutta quest'anno, riportando, anche per causa del patto di stabilità, ogni anno le risorse non evase sull'anno successivo. E l'anno prossimo dovremo ancora scorporare, a meno che non ci siano altre soluzioni, tutto il pregresso, perché questo bilancio è di nuovo creativo, perché su questo bilancio non sono imputati tutti i milioni di euro del pregresso, più i fondi europei di cui non si capisce: entro il 31 dicembre; l'altro giorno l'Assessore Marquis ci ha parlato di microcredito, ma non abbiamo capito se era microcredito inerente le risorse statali, europee o regionali. Dico questo per dire che ancora oggi questo bilancio, secondo noi, può avere dei margini di miglioramento, ma è molto difficile che per il futuro ci possano essere delle prospettive, a causa di queste scelte.
I grandi e piccoli messaggi che potevano ancora arrivare non sono arrivati, ma questa finanziaria decreta il fallimento di un modello incarnato da qualcuno. Decreta il fallimento di un modello incarnato da qualcuno! Purtroppo, il limite che emerge è che è un sistema che potava funzionare con i soldi, ma senza soldi o ci mettiamo le idee e rimoduliamo le visioni o diventerà molto difficile che questa visione, incarnata da qualcuno, possa continuare a reggere anche politicamente, anche elettoralmente. Purtroppo, è il fallimento, ma non è ancora la fine, perché continua la complicità. Più complicità c'è e più questo sistema continuerà, anche con numeri risicati, a vivere e continuerà facendo ricadere sulle spalle di chi ha meno responsabilità quella che, invece, è una responsabilità che sta in capo a chi, in modo unilaterale, ha deciso di assumersi, nel bene e nel male, questa responsabilità, salvo poi, appunto, cercare di scaricarla su altri. Quindi, quello che noi vogliamo rivolgere è un appello alla coscienza a chi dice ancora di averla e, se ce l'ha, che effettivamente ci si premuri di esternarla, perché noi veramente speriamo di sentirla, ma ancora questi segnali non arrivano. Se, come è stato decretato ancora in questo bilancio, il monarca assoluto non ha accettato la monarchia costituzionale, bisogna prendere provvedimenti se vogliamo che qualcosa cambi! Tutti assieme! Crediamo che sia di staccare la spina, per chi ha ancora a cuore la Valle d'Aosta e le sue priorità, quelle che sono state annunciate nelle relazioni, nelle vostre relazioni, Assessore e relatore. Se vogliamo fare finire una deriva, una mentalità che è alla deriva, bisogna avere il coraggio di staccare la spina, prima che arrivi la rovina o prima che sia tardi, prima che, per la Valle d'Aosta, ci sia un futuro che effettivamente sia pregiudicato per i nostri giovani.
In conclusione - veramente! - noi vi chiediamo, se veramente i vostri propositi sono reali, di non continuare a seguire il predicatore! Perché il predicatore, se non ha nessuno che lo segue, fa l'eremita. Fa l'eremita! E noi crediamo che la strada attraverso cui questa manovra sta proseguendo non sia la strada giusta e che ancora il predicatore continui a giocare sulla pelle dei valdostani e, soprattutto, non dia risposte né nell'immediato né per il futuro di questa nostra comunità. Grazie.
Presidente - La parola al collega Ferrero.
Ferrero (M5S) - Grazie Presidente.
Io ed il collega Bertschy siamo fuori fascia protetta, quindi cercheremo di fare presto. Purtroppo è iniziata molto male questa discussione sul bilancio regionale, però dobbiamo tenere conto di chi sono i padri di questo bilancio, perché il bilancio è il destino della Valle d'Aosta, e quindi è importante capire dove andiamo a finire. È iniziata male con il Presidente Rollandin che, come il veterinario della pubblicità del Montenegro, quello che parte con l'aereo e salva la situazione impossibile...la mucca che si è incagliata negli scogli...vola a Roma con la Darwin Airlines partita, magari, dall'aeroporto di Brusson a bacchettare il Senatore Lanièce, il quale, da due settimane, non riesce a capire che cosa stia facendo il Governo sui fondi della ferrovia: 521, 150, 100 e, alla fine, ce ne sono 23 da pagare! Porca miseria! È un vero peccato!
Presidente - Vi chiedo un po' di rispetto per l'aula, colleghi!
Ferrero (M5S) - ...I due Parlamentari valdostani - bisogna dirlo chiaramente - sono sotto tutela: dovrebbero difendere le risorse a favore della Regione, ma, se continua così, veramente, ci accorgiamo che le cose non sono a posto. A chiedere poi che cosa? A chiedere al Governo Letta e, prima, al Governo Monti...che cosa? Io aspetto ancora l'elenco, non l'ho avuto...a chiedere a quei boia romani, a quei "boia romani", lo ripetiamo, a cui l'unica cosa che è stata fornita è la scure, è l'ascia con la quale è poi stata decapitata la volontà dei valdostani che si erano espressi nel referendum...questa gliela avete fornita voi con quelle lettere che avete mandato circa un anno fa e che hanno portato a questo epilogo che è un epilogo scontato...bel rispetto per l'Autonomia, veramente un segnale incoraggiante! Inizia male e possiamo anche dire che prosegue peggio, perché poi guardiamo anche all'interno della relazione del Consigliere La Torre quali sino i motivi di ispirazione. I motivi di ispirazione sono pagine scritte dalla Confindustria regionale...Confindustria, ma l'industria...dov'è l'industria regionale? Non è che, per caso, ci si voleva riferire a quella "industria edilizia" dei Tropiano, dei Berger, della COGEIS e della banda dei professionisti che, sempre i soliti, lavorano in tutte le opere? associazioni di professionisti o associazioni di altro tipo? Non lo sappiamo, ma ce lo chiediamo.
Non è un bilancio di previsione quello che ci proponete: è la consegna al Tribunale dei libri contabili, è un bilancio di fallimento di un sistema. Voi ci avete steso davanti, oggi, una Valle d'Aosta ridotta come un ustionato di 4° grado sull'80 percento del corpo, l'avete bendato così, alla bell'e meglio, ma, sotto le garze, c'è un autentico disastro! L'Assessore al bilancio, ahimè, è semplicemente il curatore fallimentare di quest'Amministrazione. Le cure che la minoranza propone - e sulle quali vi faremo gettare la maschera, perché saranno gli argomenti che avete portato anche nelle vostre campagne elettorali e vorremo vedervi a dire "no" - sono semplicemente quello che abbiamo potuto fare, il massimo che abbiamo potuto fare per tamponare le ferite, ciò che era indispensabile fare per salvare la Valle.
Non ci vogliamo, ovviamente, solo lamentare, no, non vogliamo solo lamentarci; però, in questo bilancio, manca una cosa essenziale: non c'è un taglio agli sprechi, e i valdostani devono capire bene che cosa sono questi sprechi, perché altrimenti qui si parla, i Grillini urlano, la minoranza grida, ma poi...quali sono gli sprechi? E allora bisogna dire quali sono, bisogna parlare di mezzi che hanno 5 o 6 anni di vita e che, dopo i 5 o 6 anni di vita, mezzi che sono costati 13.000 euro, per ogni anno successivo, scontano dai 7 ai 10.000 euro di manutenzione straordinaria, al che, un mezzo che sarebbe da gettare dal rottamatore, viene strapagato per tre o quattro volte! Oppure possiamo anche andare a vedere altre cose. Andiamo a vedere, ad esempio, le spese dei prodotti alimentari acquistati dalle vostre società partecipate che, pagati dal grossista, costano il 30 percento in più di quello che io, cittadino, vado a pagare alla CIDAC o al Carrefour! Questi sono gli sprechi sui quali voi non avete messo mano! E, senza avere nessuna particolare pregiudiziale sulla tipografia...è dell'ultima Giunta la delibera che voi avete votato dell'acquisto di 800-850 copie del Messager Valdôtain per 11.500 euro da regalare in giro alle autorità...non so che autorità...ecclesiastiche, e storie varie...vedete, 11.500 euro per voi sono pochi, ma qualcuno ci campa con 11.500 euro e prendere queste pubblicazioni per andarle a regalare in giro a Natale non è un bel messaggio, non è un bel messaggio che si dà alla popolazione!
L'invito che rivolgo anch'io, come hanno fatto già i colleghi è ai Consiglieri di minoranza, non alla Giunta: ci sono degli emendamenti che sono compatibili, secondo me, anche al vostro modo di vedere le cose. Staccatevi per quanto riguarda almeno questi emendamenti e non prendetevi la responsabilità di dare un voto contrario, perché, diversamente, fareste il gioco e sareste assimilati esattamente alla Giunta regionale. Io penso che alcuni di voi possano riflettere su questa cosa. Quindi il nostro è un invito costruttivo per evitare che, effettivamente, questo sistema si perpetui: gli sprechi non sono stati toccati, il clientelismo non è stato toccato. Date un segnale al "manovratore" che il periodo è finito.
Presidente - La parola al collega Bertschy.
Bertschy (UVP) - Mi sento Cenerentola, mezzanotte in punto! (risate in aula) ..."non perdere le scarpe", beh, grazie!
Grazie Presidente, grazie a tutti quelli che sono intervenuti, i colleghi dell'opposizione, i colleghi di maggioranza e credo che quantomeno abbiamo cominciato a sentire considerazioni, opinioni e altre ne sentiremo nel corso di questo bilancio. Io mi sono avvicinato a questo bilancio con lo spirito che mi ha accompagnato negli anni in cui ho fatto l'amministratore e soprattutto con l'attenzione e la sensibilità che ho cercato di mettere nel mio ruolo alla guida di una piccola comunità. Soprattutto ho cercato di continuare ad ascoltare le persone, anche in questo periodo, dove l'impegno qui all'interno del Palazzo è stato importante, le ore passate qui all'interno del Palazzo assorbono in maniera importante il lavoro di ognuno di noi e dove si rischia di perdere di vista la vita, quella che è nelle piazze, nelle strade, nelle nostre famiglie e soprattutto in quei posti dove si è molto più distanti dalle cose di cui discutiamo. Mi sono riletto anche un po' di cose che le persone che mi conoscono e che mi hanno sostenuto, e che magari non mi hanno sostenuto, mi scrivono. Qualcuno ti dice "se è possibile occuparti di un problema che per molti valdostani come me, che lavorano nell'impresa edile, sta diventando drammatico. La Regione, dopo aver buttato soldi in cattedrali nel deserto, vedi aeroporto, Billia, università, opere che servono solamente a sistemare amici e fanno lavorare imprese amiche, ha smesso di fare appalti per le piccole e medie imprese valdostane e come lei gli Enti locali e consorzi, e tutto questo per mancanza di soldi, perché non ce li hanno più. Molti operai edili già l'anno scorso hanno perso il proprio posto di lavoro e quest'anno sarà ancora peggio", e avanti così. Oppure il messaggio di questa mattina, una ragazza che ti dice "siamo tutti preoccupati, non sappiamo con quali soldi pagheremo le prime tasse che arrivano, quelle che arriveranno, il canone RAI quello che arriverà, l'IMU, la TARES". Tutto quello che riguarda quei redditi, che chiedendo a Ceccarelli la disponibilità di avere da parte del suo osservatorio un dato sulla situazione dei redditi delle famiglie valdostane, non sono riuscito ad ottenere, perché manca uno studio così approfondito; l'ho chiesto anche alla Direzione delle politiche sociali: non ci sono studi di riferimento precisi, che ci permettano di avere una base scientifica per elaborare delle scelte. Siamo riusciti a fare un lavoro un po'differente recuperando il reddito delle persone fisiche e basta andare a vedere il dato sugli ottomila contribuenti per capire su chi si incide e qual è la carne viva sulla quale le nostre scelte andranno poi a fare i loro danni. Non credo di essere l'unico, credo che tutti quelli che sono intervenuti queste cose le vivano e proprio perché le vivono credo che sia importante ricordarsi che questo non è il bilancio che qualcuno cerca di descrivere.
È vero - e non lo cito per non farlo sentire tutte le volte in colpa - che qualcuno diceva: abbiamo mantenuto i provvedimenti anticrisi, sì; abbiamo mantenuto i fondi di rotazione per le case, sì; abbiamo aumentato i costi dei trasporti, sì; abbiamo aumentato i costi degli asili nido, sì; abbiamo tolto i contributi per assegni post natali, sì; e se volete possiamo andare avanti. Quindi è inutile elencare solo quello che fa piacere e non elencare quello che non fa piacere sentire, perché se no si tratta del gioco delle parti. Questa finanziaria per la Regione Valle d'Aosta, per la comunità valdostana resta una finanziaria che non aggiunge neanche un euro di spesa alle fasce deboli, che non aggiunge neanche un piccolo, piccolo sacrificio a chi sta già tribolando e a chi fa fatica ad andare alla fine del mese. E chi vive la bassa Valle - chi vive la bassa Valle! - queste cose probabilmente dovrebbe conoscerle in maniera ancora più approfondita, perché tanta bassa Valle e tanta alta Valle si deve riferire a Aosta e deve venire ad Aosta per lavorare, ad Aosta per venire a farsi curare, ad Aosta per venire a cercare servizi. Gli abbonamenti dei lavoratori sul treno, piuttosto che andare a cercare di intervenire sui costi del trasporto su gomma, non sono un piccolo sacrificio, sono un grande sacrificio che si chiede a chi ha uno stipendio regolare, a chi a questo stipendio deve aggiungere tutto quello che in questo mese e mezzo tra Stato, Comuni e Regione andremo ad aggiungere. È vero che non aggiungeremo delle tasse, però certe scelte aumenteranno il costo della vita e lo aumenteranno per le persone. Alcune scelte le faremo sui redditi, ma anche pochi euro in più per alcune persone sono sacrifici importanti. Attenzione a generalizzare, a dire semplicemente questo sì, questo no. Oggi, a mio avviso, ad avviso dell'UVP e del gruppo dell'opposizione, l'attenzione politica deve essere quella di trovare qualche risorsa da mettere per sostenere un mondo del lavoro in crisi. Inutile che stiamo a elencare tutte le cose che sono già state dette, ma soprattutto dobbiamo trovare il sistema per non aggiungere neanche una piccola spesa a chi sta tribolando, e ce ne sono tante di persone che adesso stanno tribolando.
Il bilancio per chi amministra è fatto di una fase di ascolto. La fase di ascolto serve per cercare di pensare una strategia dell'oggi e del domani, e poi una fase di ascolto e del pensare che deve essere accompagnata dalla fase del fare. Qui, in questo bilancio io credo che di ascolto ce ne sia stato poco, per le cose che ho detto prima; del pensare ancora meno, perché non si trova un pensare per l'oggi, per le persone che, ripeto, hanno delle difficoltà. Non si trova soprattutto una strategia, non si trova quel progetto strategico che dica: questa comunità si sta lanciando nel turismo, tanto per fare un nome a caso, che può essere, rispetto agli indicatori della Banca d'Italia, l'unico settore dove abbiamo oggi una crescita e domani potremmo avere una crescita più importante. Non si trova una valutazione chiara di come andremo a riconvertire tutte quelle persone che... Qua ci è stato detto che non abbiamo esuberi nella pianta organica dell'Amministrazione regionale, quando con 700 milioni di euro in meno, l'avete citato, non si può non pensare che ci sia un po' meno lavoro. Come riconvertiamo la nostra pianta organica, le nostre professionalità? Abbiamo ventotto dirigenti che costano mediamente 150 mila euro all'anno: ben venga, vuol dire che c'è della scienza, c'è della formazione, c'è della capacità qua dentro. Come facciamo a pensare che queste capacità non vengano sempre utilizzate in difesa politicamente, ma vengano utilizzate in attacco per ripensare, per agire, per fare della diplomazia dove il governo della politica si muove: Roma, per esempio, l'Europa? Come questa dirigenza, 123 persone, se non mi ricordo male, possono essere utilizzate per fare del bene, costruire un percorso nuovo per la nostra comunità, per la nostra amministrazione? Invece che stare qua a dirci 'sotto il profilo legale quella norma che è stata pensata non si può applicare o si può applicare': non ci interessa! A quei costi, a quegli investimenti che si fanno sulla dirigenza, devono esserci persone messe in grado di esprimere le loro capacità, le loro intelligenze. Un percorso strategico non sta solo nel fare un progetto, nel costruire qualche cosa, ma anche nel riconvertire, nel riorganizzare una macchina così potente e così importante come quella che abbiamo a disposizione. Questo non lo troviamo nelle cose che abbiamo letto, nelle cose che abbiamo sentito.
Nel cogliere come un segnale di novità la disponibilità che il collega La Torre ha dato ai colleghi della minoranza e, devo dire, anche con un po' d'impegno l'Assessore Baccega (in qualche maniera ha cercato di fornire dei dati che probabilmente non erano mai stati richiesti, ma neanche mai stati formulati), noi abbiamo cercato di aprire un percorso nuovo, per uscire e continuare quella strada che va verso un metodo diverso di vedere il nostro ruolo, la nostra posizione qua, il nostro pensare nell'interesse della comunità e soprattutto di pensare nell'interesse di quelle persone che hanno bisogno veramente che noi facciamo delle scelte giuste, per accompagnarle ogni giorno della loro vita in un miglioramento delle condizioni nelle quali si ritrovano. Questo è stato un segnale di novità, che però poi non possiamo dire di aver potuto accompagnare ad una fase di lavoro, una fase di progettazione di questo bilancio. La fase di progettazione dove avremmo voluto con piacere dire cosa pensavamo, cosa volevamo fare. Non siamo riusciti: l'abbiamo fatto purtroppo su un bilancio che era già stato organizzato e quando le risorse sono allocate si tende, si prova a fare qualche cosa, ma le scelte strategiche sono più difficili da compiere. Abbiamo, comunque, voluto prenderci delle responsabilità e cominciare a dire qualche cosa di politico e di questo ne parleremo nei prossimi giorni, domani e dopodomani.
Non è più pensabile, non è più possibile, a nostro avviso, far finta che tutto quello che sappiamo non funzionare, non possa essere analizzato nella maniera più profonda e più efficace per le scelte che dovremo andare a compiere. Non è più pensabile che si faccia finta che non ci sono posti dove si possono fare dei sacrifici. Fra l'altro abbiamo anche tentato di riportare l'attenzione della discussione del Consiglio sui costi della politica e anche di questo ne parleremo, perché la gente fuori di qui ha bisogno veramente di capire che tutti ci sentiamo coinvolti in una fase nuova di visione della comunità valdostana. Lasciamo da parte i personalismi, che non ci interessano: come gruppo UVP non arretriamo neanche di un passo, neanche di un centimetro rispetto alle scelte che abbiamo fatto - lo diciamo chiaramente, fortemente - scelte che vanno nella direzione di dare un contributo a cambiare il sistema di vedere la nostra Valle d'Aosta e la Valle d'Aosta del futuro; scelte che non hanno null'altro che la voglia di essere un punto di ripartenza per tanti che come noi si sono accorti che le cose non possono continuare in questi termini. Però non facciamo finta di raccontare e di aprire piccoli servizi, quando poi andiamo a fare dei tagli sulla pelle delle persone che sono veramente importanti. E non facciamo finta di parlare di giovani e di famiglie, quando ai giovani e alle famiglie destiniamo di tutto questo bilancio poco più di qualche milione di euro. Io confido nel nuovo Assessore, Marquis, ma non sappiamo ancora, non riusciamo ancora a convertire in maniera efficace le risorse che abbiamo sulla politica del lavoro: confido che abbia la capacità di prendere in mano un settore così trasandato, che fa fatica veramente a dare delle risposte, fa fatica a far capire quante risorse possono essere a disposizione di politiche nuove e innovative.
È in questo senso che portiamo il nostro contributo, è in questo senso che vogliamo far capire che non si può più far finta di andare avanti a dire 'il sacrificio ce l'hanno imposto altri, noi di qua non possiamo fare di meglio', quando solo cinque mesi fa - lo ha ricordato il collega Laurent Viérin - abbiamo messo l'ottavo assessore, che oggi gestisce 9 milioni di euro su un bilancio che è preso, all'interno del suo bilancio, dall'85-88 percento di spese correnti. Spiegatemi perché quella struttura lì oggi non può essere ricompresa in un altro assessorato e risparmiati dei soldi, e quei soldi messi a disposizione di quelle piccole risorse che un po'di qua e un po' di là stiamo togliendo. Se veramente andremo a toccare il contributo per i trasporti agli universitari, il contributo per i lavoratori che devono salire ad Aosta e altre piccole cose, di queste cose poi si diranno a chiare lettere e si faranno i conti, dando in mano alle famiglie e alle persone per dire che qualche sacrificio si poteva ancora fare.
Con spirito costruttivo estremamente determinato, a nome del gruppo UVP, in collaborazione con il gruppo delle opposizioni, mi auspico che i nostri emendamenti vengano letti con attenzione, analizzati e poi discussi, per capire se queste possono essere proposte migliori nell'interesse delle persone e della comunità, per comunque dare una speranza che qualcuno si sta anche occupando dei problemi della povera gente, i problemi della gente che ha difficoltà di lavorare, di passare in serenità soprattutto questo momento dell'anno, che è un momento molto difficile, dove ci sono, oltre alle tasse da pagare, difficoltà di ogni tipo da sostenere. Grazie.
Presidente - Grazie. Ci sono altri? Non ho altre richieste di intervento in discussione generale. Possiamo chiudere la discussione generale? La discussione generale è chiusa.
In replica la parola all'Assessore Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Credo che si possa iniziare a fare qualche considerazione rispetto a tutta una serie di interventi. È chiaro che in una situazione come questa è abbastanza semplice fare un controcanto, perché probabilmente andare a razionalizzare, rivedere tutta una serie di istituti, contributi, sostegni, non è mai piacevole. Se ci sono anche delle considerazioni che sono condivisibili, nell'ambito degli interventi che ho ascoltato, avrei piacere di fare qualche precisazione.
Quando abbiamo parlato di sostegni e di agevolazioni nell'ambito del trasporto pubblico, abbiamo evocato - anche simpaticamente, Consigliere Donzel - delle figure che possono strappare un sorriso: "buttate giù le vecchiette dai pullman". Al di là della battuta, che ci sta per sdrammatizzare, ha evocato una serie di situazioni che onestamente sono degne di attenzione, ovvero: 'ma pensate di far pagare l'autobus a degli anziani che hanno una pensione di 500 euro?' Se il collega Donzel o qualcun altro ha avuto modo di sentire da parte del Governo o da parte della maggioranza delle cose del genere, mi faccia pure la cortesia di farmelo presente, perché nessuno di noi ha mai detto una cosa del genere. Anzi abbiamo detto che le agevolazioni e che questo sostegno continuerà ad esserci per tutte quelle frange e per tutte quelle persone bisognose, per cui se avremo delle persone che hanno 500 euro di pensione, queste persone sicuramente avranno lo stesso trattamento che hanno oggi. Se qualcuno, ha avuto modo di ascoltare con attenzione anche l'intervento di oggi dei sindacati, in particolare il rappresentante dei pensionati ha detto: noi abbiamo dei pensionati che hanno bisogno di sostegno e dei pensionati d'oro. In una situazione del genere, credo che sia universalmente condiviso e condivisibile che il pensionato d'oro il biglietto dell'autobus se lo può pagare! Quindi nessun intervento a gamba tesa sul sociale.
Senza voler invadere la privacy, eravamo con la collega Fontana e stavamo facendo una chiacchierata, e ha avuto modo di sentire con le sue orecchie una persona che, diciamo, amabilmente dialogava con noi, dicendo che probabilmente con questa gratuità indiscriminata qualcuno ha utilizzato in modo abbondante il trasporto pubblico. Ricordo che nell'ambito del trasporto pubblico solo per parlare di trasporto urbano, con la carta valore la corsa costa 0,6 euro: io parto da Brissogne e posso andare a Saint-Pierre, (questa è l'area urbana) con 0,6 euro, con la carte valore. Stiamo parlando della tratta urbana, tant'è che qualsiasi persona che ha avuto modo di prendere l'autobus a Torino, di prendere l'autobus in Liguria, io credo che non paghi meno di 1,5 euro. Allora cerchiamo di circoscrivere. La stessa cosa l'abbiamo introdotta come ragionamento, ancora in itinere, da condividere, abbiamo tutta una serie di percorsi, quindi anche su questo argomento nessuno è stato messo di fronte a una decisione presa: è un argomento che stiamo valutando e avrà tutti i passaggi che sono richiesti per dei temi così importanti.
Sempre nell'ambito del trasporto pubblico - avremo modo di analizzarlo da più parti nell'analisi delle UPB, nell'analisi delle cifre che sono state allocate in bilancio - si dice: c'è una diminuzione generalizzata sul trasporto pubblico, è vero, ma l'unica voce che aumenta è quella del trasporto aereo, cosa altrettanto vera. Cosa che non è vera è che questo venga addebitato come indirizzo politico del Governo regionale di questa maggioranza, perché quelle cifre, come sanno bene i miei autorevoli colleghi, che hanno condiviso con me le precedenti legislature, deriva da un contratto e da scelte che sono state sottoscritte e deliberate ormai quasi dieci anni fa. Questo non vuole essere una critica (dieci anni fa il mondo era diverso), ma trovo un po' singolare che questa decisione, che è stata assunta dieci anni fa, ricada come una mannaia su questo Governo e su questa maggioranza. Quindi quelle sono rigorosamente voci che sono state inserite nel bilancio in quanto discendenti da un contratto inderogabile. Ecco perché non sto dicendo che non è vero quello che è stato detto. Io credo che meriti una spiegazione perché, in caso contrario, uno che ci ascolta, uno che assiste a questa discussione, dice: hanno preso una decisione; no, abbiamo semplicemente onorato un contratto. Dopo di che, se qualcuno ha parlato di un phasing out, ha parlato di un'uscita da questa situazione, ci faccia una proposta, siamo qua ad ascoltare! Se qualcuno ha delle buone idee troverete da parte nostra delle orecchie attente. Credo che tutti voi sappiate in quale situazione siamo andati a finire e non credo che possa essere considerata, da parte vostra, una complicità con l'attuale...
Sicuramente quando parliamo di investimenti, di grandi opere, andiamo a parlare della ferrovia. Io non ho nessun tipo di problema ad affrontare questo argomento con tutta la serenità possibile: abbiamo un percorso che è anche questo molto lineare. Il problema ferroviario non è un problema che nasce oggi, non è nato neanche dieci anni fa, anche se dieci anni fa sono stati sottoscritti tutta una serie di accordi di programma, dove con degli esperti sono stati analizzati i punti di debolezza di questa tratta. Quando, oggi, ci si dice 'avete destinato delle importanti risorse per l'acquisto dei treni bimodali', diciamo una cosa che anche questa merita di essere spiegata. Per ragionare bene, prima di tutto ci si dice 'siete stati in grado di trovare delle risorse che non avevate', perché abbiamo avuto modo di trovare, dallo stanziamento dal decreto del fare, più di 20 milioni che non avremmo avuto e abbiamo utilizzato i finanziamenti del PAR FAS che, onestamente, erano già destinati alle infrastrutture, quindi abbiamo creato un effetto moltiplicatore. Quando qualcuno mi dice: ci sono 54 milioni, non è vero! Perché se non fossimo andati in quella direzione, i 27 milioni non ci sarebbero. Non è che possiamo prendere quei 27 e dire che li diamo come dei sussidi allo studio: non è così! Avevamo dei quattrini destinati al PAR FAS, dopo di che l'ammodernamento dell'infrastruttura è un tema che è nella nostra agenda politica, anzi è addirittura nelle norme di attuazione, dove ci sono degli impegni, c'è un quadro che è ben definito, dove ci sono dei compiti che ricadono sullo Stato. È scritto, è stato approvato, c'è un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che approva una norma di attuazione che è ben precisa: lo Stato deve provvedere all'ammodernamento, da quel momento l'Amministrazione regionale si prende in carico la gestione. E non vediamo l'ora! Anche perché, una volta che la gestione potrà ricadere sull'Amministrazione regionale, le liberalizzazioni sono un tema che è sul tavolo anche lì e quindi potremmo immaginare anche di uscire da una logica monopolistica dove l'unico interlocutore che abbiamo è Trenitalia. Potrebbero essere fatte delle altre valutazioni. Ma fintanto che abbiamo una situazione un po' stravagante, dove il servizio viene prestato in virtù di un contratto tra il Ministero e Trenitalia, non cambia nulla: era una delle ragioni per cui il Presidente aveva il confronto con Enrico Letta che in modo assolutamente improvvido e assolutamente inusuale dice, 'c'è un contratto tra il Ministero e Trenitalia, però paga la Regione'. Sì collega Morelli, anche perché non è cambiato niente, io posso anche raccontare cinque anni questa cosa, ma è il dato di fatto! Se lei ha delle idee migliori...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...certo, è vero che io sono l'Assessore, ma io posso anche capire che ci sono persone più competenti e anche più lungimiranti per cui, come ho detto prima, possiamo anche ascoltare. Ma nel momento in cui abbiamo una situazione come quella attuale, è difficile onestamente trovare degli interlocutori che si prendano a cuore le sorti della linea ferroviaria della Valle d'Aosta. Il sistema ferroviario italiano non credo che sia nell'ambito dell'eccellenza europea e credo che, da una semplice ricerca che può fare qualsiasi internauta su Google, si può andare a vedere qual è la situazione del trasporto regionale ferroviario. In Italia sicuramente funziona molto bene l'alta velocità, i collegamenti tra i grandi centri, il Freccia Rossa, la Milano-Roma, ma la nostra situazione è sicuramente in linea con altre realtà. Io l'ho già detto, mi sono confrontato tante volte in Commissione e credo di riprendere quello che ha detto prima il suo collega Bertin: ci sono i politici che si ripetono e politici che si contraddicono. Probabilmente faccio parte anch'io, con Bertin, di quelli che si ripetono. Lei mi dice: me lo dice da cinque anni. Certo, perché le dico la verità, perché le dico le cose come stanno! Che dopo la cosa mi piaccia o meno, è un altro paio di maniche. Posso essere anche d'accordo con lei che questa situazione è imbarazzante, ma questa è.
Credo che nel corso del dibattito avremo modo di confrontarci anche sulle cifre. Il collega Viérin parla dello sport: vero quello che abbiamo avuto modo di dire rispetto al taglio che abbiamo forzatamente fatto; vero anche che - se si ricorda - l'anno scorso sul bilancio 2012, non bilancio 2013, proprio per doverci adeguare al "salva Italia", alla fine dell'anno fummo costretti a fare dei tagli draconiani, non sul bilancio 2013, sul bilancio 2012! Tant'è che - abbiamo avuto modo anche di discutere - sugli enti di promozione sportiva avevamo dimezzato, mentre quest'anno sul 2013 paradossalmente abbiamo erogato di più del 2012, perché avevamo fatto una rimodulazione. Ovviamente questa situazione quest'anno ha dovuto tenere conto della situazione attuale. In più nell'ambito dell'UPB ci sono una serie di interventi che sono da ricondurre alla legge 16, ovvero agli interventi sulle infrastrutture di interesse regionale. Ora, effettivamente i fondi per la legge 16 sono ridotti al lumicino e qualcuno dice: ma avete pensato? Non siamo dei grandi pensatori, ma abbiamo pensato anche noi e rispetto a questo abbiamo avviato un rapporto stretto con il Credito sportivo, per capire come potevamo attingere una serie di interventi che possono valere per le strutture di proprietà della Regione, per le strutture di proprietà dei Comuni e addirittura il Credito sportivo ha detto 'noi siamo anche nella condizione di finanziare le associazioni e gli enti privati', con ovviamente delle garanzie da parte del soggetto proprietario, ma che possono andare a 20 o 25 anni. Quindi capite che, se è vero che nel bilancio non abbiamo messo delle risorse, dall'altro stiamo cercando di trovare tutti i modi per poter arrivare a delle situazioni che vanno a dare delle prospettive. Rispetto a questo abbiamo già avuto dei contatti con gli Enti locali, perché certi interventi sono di razionalizzazione e - fatemi dire - la sostituzione di un manto di erba naturale con un manto in erba sintetica produce annualmente dei risparmi per la gestione del campo; questi risparmi possono essere messi a disposizione per pagare le rate di un mutuo, che ha una profondità di 20-25 anni. Quindi, potremmo riuscire a dare delle risposte anche se sul bilancio non troviamo delle disponibilità, cioè troviamo delle soluzioni che sono tra l'altro in linea con certe decisioni che sono state prese dagli Enti locali. Sempre di più abbiamo degli impianti sportivi che vengono dati in gestione o a delle società sportive o dilettantistiche e in seconda battuta ad altri soggetti.
Quando ne abbiamo parlato alla Giornata Olimpica, il Presidente Managò ha parlato proprio di questo. Ho avuto in due giorni l'incontro con il Presidente del CONI e con il Presidente della Federazione Nazionale Nuoto Piemonte e Valle d'Aosta. Insomma, io non credo che debbano venire qua a lusingarci e entrambi - lo dico qua per essere smentito - hanno detto: voi vivete in un paradiso. Managò è andato oltre, ha detto: ci sono città dove ci sono centinaia di migliaia di abitanti che hanno due piscine, una privata e una pubblica e tra l'altro quella pubblica inagibile. Qua, se è vero che c'è la necessità di fare degli interventi, vivete assolutamente nel paradiso, siete la regione di riferimento. Dopo di che se voi mi dite che c'è tanto da fare, vi dico di sì. Però non so, se non ci rendiamo conto e questo poi ha delle ricadute! Nella statistica che è stata fatta, la Valle d'Aosta - ha ragione il collega Restano - è al primo posto per attività sportive e per indotto turistico portato dall'attività sportiva. Senza contare che nell'ambito di questa attività c'è una inversione e Managò, che è un appassionato di calcio, ha detto: questo è ancora più importante, anche perché siete la regione dove i maggiori iscritti non sono nell'ambito del calcio, ma sono in tutti gli altri settori; ovviamente, quello degli sport invernali la fa da padrone, ma ce ne sono altri, quello dell'atletica, quello del ciclismo, tutte cose che poi condividiamo anche con l'Assessore Fosson nell'ambito dei corretti stili di vita, nel senso che fungono anche da prevenzione e hanno tutta una serie di aspetti positivi. Allora, non hanno bisogno di venire a fare gli spot al Governo regionale, sono delle constatazioni! Il settore delle piscine sicuramente è uno dei settori nell'ambito dell'impiantistica forse più debole, ciò nonostante il Presidente della Federazione Nazionale Nuoto ha detto: sicuramente ci sono delle cose da fare, ma siete in una situazione molto buona. Fare meglio è sempre possibile, però disegnare questa situazione come catastrofica non credo che faccia bene.
Ho avuto modo di dirlo e concludo perché sicuramente, torno a dire, avremo possibilità di analizzare nel dettaglio, ma nell'inaugurazione dei Mercatini di Natale, anche lì è una situazione dove c'è una collaborazione tra il Comune di Aosta, l'Assessorato regionale al turismo, l'Assessorato all'agricoltura, l'Assessorato all'istruzione, quindi una iniziativa trasversale che coinvolge tutti. Noi abbiamo la possibilità al mattino di alzarci e di fare l'elenco di tutte le cose che non funzionano, di fare l'elenco di tutte le cose che vanno male, oppure possiamo fare in modo obiettivo l'elenco delle opportunità (non delle cose che vanno bene, ma delle opportunità), delle situazioni che possiamo utilizzare per fare bene, per crescere, per migliorare. E, proprio con questa metafora dei mercatini, io credo che abbiamo fatto ulteriormente centro! Andate in questi giorni nelle vie del centro, andate dai commercianti, andate nella Coldiretti che ha fatto i mercatini: c'è un entusiasmo generalizzato, c'è una città viva, c'è una città che funziona, è pieno di gente, c'è ottimismo. Qualcuno ha detto che vogliamo dare una mano di vernice su una struttura arrugginita: non è così! Abbiamo una situazione dove c'è una Valle d'Aosta che lavora, una Valle d'Aosta che vuole alzare il capo, una Valle d'Aosta che se critica lo fa per fare meglio, non critica per buttare giù tutto. Questo bilancio sicuramente deve affrontare una situazione, che non è mai stata presentata, ma comunque è un bilancio che non getta nel baratro la Valle d'Aosta. Qualcuno l'ha evocato e condivido, mi fa piacere: il settore del Turismo è sicuramente quello trainante.
Abbiamo avuto modo e ho avuto modo di ringraziare anche i colleghi che hanno presentato quella mozione che ci ha permesso di fare un confronto in IV Commissione, cercando di portare dei numeri nell'ambito del turismo. Sicuramente le mie affermazioni possono poi essere ridicolizzate, facendo dei paralleli, però io ho cercato di portarvi dei numeri. Questi sono dei numeri dove il sistema Italia in questi ultimi cinque anni ha perso il 6,4 percento di presenze e in questi cinque anni il sistema Valle d'Aosta è cresciuto dell'1,3. Nessuno e nemmeno il sottoscritto ha assolutamente detto che è merito suo; collega Viérin, probabilmente è anche merito suo, in quei cinque anni dove abbiamo avuto modo di collaborare nell'ambito dell'offerta turistica, dell'offerta turistica culturale, così come nell'ambito della enogastronomia. È vero che cambiano le prospettive, ma non possiamo buttare a mare tutto quello che abbiamo fatto, perché c'è la possibilità di fare qualcosa di buono. Abbiamo avuto il modo di farlo insieme e abbiamo modo di creare delle situazioni, anche se non siamo più insieme, ma trovo un po' forzato il fatto di dire "guarda, io non sono più in maggioranza, va tutto male", perché è onestamente una forzatura. Quando la collega Morelli dice: guardate che nel programma di legislatura avete scritto che nell'ambito turistico va fatta questa cabina di regia, vanno fatte una serie di convergenze nell'ambito della regione, ma non solo, per la promozione e la commercializzazione, ha ragione. Abbiamo avuto modo di confrontarci, abbiamo detto che ci riaggiorneremo dopo il bilancio in Commissione: siamo assolutamente in linea su questo argomento, c'è la possibilità di convergere senza fare il gioco della maggioranza e dell'opposizione. Però questa discussione sul bilancio dovrebbe permetterci di fare un po' un'analisi e quindi non leggere solo le cose che sono utili alla nostra posizione. Cerchiamo il più possibile - lo dico a me stesso - di essere obiettivi. Torno a dire: domani e dopodomani avremo modo di confrontarci su tutti gli argomenti in modo più puntuale.
Presidente - Altri? Sempre in fase di replica. La parola all'Assessore Marquis.
Marquis (SA) - Grazie Presidente.
Ho avuto modo anch'io di ascoltare con attenzione gli interventi che si sono succeduti in questi due giorni e che ho avuto modo di apprezzare. Prima di entrare nel merito con alcune risposte di replica puntuali, mi accingo anch'io a fare alcune considerazioni di carattere generale per esplicitare quello che è lo scenario entro il quale ci troviamo ad operare. È sicuramente una situazione di grande difficoltà, stiamo vivendo una crisi senza precedenti, come già è stato detto da alcuni di voi, una crisi che ha colpito il mondo intero in questi ultimi sei anni. Tutti gli Stati membri dell'Unione Europea vivono questo momento di grande difficoltà e hanno dovuto sottostare a dei grandi investimenti per salvare il sistema creditizio e per fronteggiare la situazione di recessione che non è ancora stata superata. L'Italia rispetto agli altri Paesi ha ancora delle situazioni di maggiore difficoltà, perché ha dovuto subire il diktat da parte dell'Unione Europea di risanare i conti pubblici attraverso una politica di severa austerità, una politica che non ha fatto altro che incrementare la nostra difficoltà e quindi ci ha posizionato in una fase di profonda stagnazione. Per quello che riguarda la situazione dei Paesi Europei, tutti gli indicatori dicono che la ripresa dovrebbe essere alle porte; per quanto riguarda invece la situazione italiana, si prospetta un 2014 di leggera crescita e un 2015 con una crescita più sensibile: si pala di 0,6 percento sul 2014 e 1,4 percento sul 2015. La forte pressione fiscale costituisce un altro problema, unitamente al costo del lavoro, con tutto quello che è a riverbero sulle attività produttive, quindi sul sistema industriale.
Per quanto riguarda la situazione della Valle d'Aosta, si soffre anche la polverizzazione del nostro tessuto produttivo che è estremamente fragile rispetto a quello di altri contesti. Tuttavia in questi anni sono state portate avanti delle iniziative e delle politiche che hanno avuto anche dei risultati che sono stati riconosciuti a livello di competitività da parte degli indicatori che sono stati emessi quest'estate. La Valle d'Aosta, nell'ambito di quella che è la graduatoria europea delle Regioni, ha recuperato 26 punti di competitività: credo che di questo non dobbiamo farne un vanto, però è un dato significativo sul quale occorre comunque fare dei ragionamenti; dal 215° posto siamo passati al 189°. Io credo che questo sia il frutto comunque di un lavoro che è stato portato avanti durante la programmazione 2007-2013, dalla gestione dei fondi strutturali, dove la Valle d'Aosta ha investito in ricerca e sviluppo, in innovazione, nonostante siamo un piccolo distretto, una piccola regione, rispetto ad altre realtà. Si fanno in questi giorni dei paragoni con le realtà del Trentino-Alto Adige: bisogna comunque considerare che al di là di essere entrambe delle Regioni alpine, siamo caratterizzati in modo completamente diverso. Noi abbiamo circa 127.000 abitanti, quindi abbiamo meno capacità di fare massa critica rispetto a quel tipo di realtà che ha un milione di residenti, una collocazione diversa rispetto a quella che ha la Valle d'Aosta, nonostante siamo anche noi su un carrefour internazionale, però lì sono sul nodo di intersezione tra il corridoio 1 e il corridoio 5 della rete di trasporti europei, quindi con una grossa propensione sotto il profilo commerciale ad essere un punto di incontro e quindi a beneficiare di vantaggi superiori rispetto a quelli che abbiamo noi. Tuttavia credo che per quanto riguarda la prospettiva di questo settore, nonostante la grande difficoltà che ci troviamo ad affrontare, dei tagli al nostro bilancio, ci sono circa 90 milioni in meno di investimenti e 100 milioni di sperse correnti, che hanno dovuto essere distribuiti e, chiaramente, tra tutti gli interventi, possiamo dire che tutto sommato abbiamo ancora le risorse per prospettare una politica sostenibile in questi settori dedicati alle attività produttive.
Per quanto concerne la strategia, credo che ci troviamo anche qui in una situazione di transizione tra due programmazioni: quella 2007-2013 che si sta concludendo e la programmazione 2014-2020 che è in fase di definizione. Credo che per quanto concerne l'analisi del bilancio, bisogna tener conto che nella situazione attuale non ci sono ancora le allocazioni che saranno di provenienza della Comunità Europea, quindi il bilancio, sostanzialmente, nella prima parte dell'anno soffrirà di questa situazione rispetto alla parte conclusiva dell'anno e gli anni a seguire.
In fase di organizzazione e di definizione di questa programmazione, ci tengo a sottolineare che sarà predisposto un documento importante sul quale prenderà avvio, fra pochi giorni, il lavoro che è quello della smart specialisation, ovvero la definizione di una strategia di spesa intelligente. Cosa significa questo? Significa che dovrà essere predisposto un documento di lettura del nostro contesto socioeconomico e di valorizzazione delle attività sul territorio per capire qual è la vocazione per lo sviluppo delle attività in questa Valle. Il principio che dà oggi l'Europa è di uno sviluppo intelligente, inclusivo e sostenibile, quindi c'è la necessità di individuare le materie sulle quali investire nell'innovazione, perché non tutte le materie possono dare soddisfazione nelle regioni che compongono l'Unità Europea. Dovremo quindi predisporre un documento trasversale che non terrà conto solo delle attività produttive, industria e di artigianato, ma anche del turismo e di tutte le attività che vengono portate avanti sul nostro territorio.
In parallelo a questo documento verrà definito anche il nuovo programma di sviluppo industriale sul quale si sta lavorando assieme alla Chambre. Stiamo portando avanti la lettura del contesto, per poi andare a definire le linee strategiche che saranno quelle che verranno recepite nella programmazione europea. Sotto il profilo dell'industria rispetto alle affermazioni che sono state fatte da Confindustria volevo rimarcare che, mi rendo conto delle difficoltà che la stessa ha avuto nel valutare la bontà e l'efficienza della nostra proposta, perché nel bilancio confluiscono le risorse del bilancio regionale, dell'allocazione dei fondi europei e della gestione speciale. Il dato di sintesi, sotto il profilo di questo comparto, è che c'è una riduzione di circa il 10 percento delle risorse rispetto all'anno passato, quindi non c'è il 78 percento di calo di risorse disponibili. Per quanto concerne la situazione dei contributi a fondo perduto, voglio evidenziare che sotto il profilo del settore industriale c'è una riduzione di circa 600.000 euro, che in qualche modo verranno sostituiti con la nuova strategia della creazione di fondi di rotazione e credo che possa dare delle risposte alle attese dell'imprenditoria locale. Per quanto invece concerne le azioni che si intendono portare avanti, credo che sia importante proseguire nel percorso della ricerca e sviluppo e dell'innovazione, così come il potenziamento della ricaduta sul territorio delle iniziative imprenditoriali. Si portano avanti delle iniziative che sono intelligenti, si cerca di avvicinare i giovani valdostani a dei percorsi di imprenditoria. È previsto quest'anno un intervento di animazione presso gli istituti scolastici superiori, dove verranno coinvolti circa 150 ragazzi che verranno avvicinati al mondo dell'impresa attraverso dei corsi di formazione, attraverso la possibile partecipazione al concorso Start Cup che organizziamo unitamente al Piemonte, per poi proseguire con dei percorsi di preincubazione e di formazione di start up, con i finanziamenti che dicevo prima, con la possibilità di attingere alle risorse che sono a disposizione per queste iniziative e per l'imprenditoria giovanile, per la quale abbiamo previsto dei finanziamenti a bilancio.
Quello che dicevo prima sulla massa critica: ritengo che, per fare fronte a questa situazione, intelligente sia stata la strategia di partnership con il Politecnico di Torino, in quanto noi non abbiamo dei numeri per avere un'autorganizzazione indipendente. Sotto questo profilo, credo che questa sia la strada giusta, la strada di incrementare questa collaborazione, perché dobbiamo creare delle opportunità di sviluppo del territorio su delle attività che presentano del valore aggiunto, se vogliamo avere della competitività, perché sempre di più bisogna guardare al mercato estero, all'internazionalizzazione, perché la domanda interna sta languendo e l'internazionalizzazione presenta della buone opportunità. Stiamo rivisitando, chiaramente, alla luce delle iniziative che sono state prese, la trasformazione dei contributi a fondo perso in fondi di rotazione, mutui a tasso agevolato, quindi tutte le leggi di settore. Verranno anche privilegiate nell'ambito dei processi di internazionalizzazione le partecipazioni in aggregazione di imprese, perché bisogna potenziare anche questo aspetto, bisogna che le nostre realtà imprenditoriali comincino a dialogare, a unirsi per fare massa critica, per poter confrontarsi in un mercato sempre più difficile, che richiede delle capacità amministrative che delle ditte individuali hanno difficoltà ad avere. La nostra situazione, in Valle d'Aosta, è fortemente limitata sotto il profilo numerico degli addetti: abbiamo il 61 percento delle ditte che sono delle ditte individuali. Quindi sotto questo profilo c'è da dare degli stimoli al mondo imprenditoriale.
Altre iniziative di interesse che intendiamo portare avanti sono quelle di armonizzare la nostra legislazione con quella nazionale, dove vengono emanate in quest'ultimo periodo diverse iniziative, quindi abbiamo anche dato mandato agli uffici, attraverso i canali della comunicazione, il sito internet che è in fase di aggiornamento, di mettere a disposizione un servizio di informazione di tutte le opportunità che lo Stato offre, perché le iniziative che noi presentiamo devono essere complementari e non sovrapposte rispetto a quelle di cui si può già beneficiare. Mi riferisco a delle iniziative per le assunzioni che sono state messe in atto quest'estate per i giovani, alle possibilità che si stanno esplorando per la Sabatini bis che è una legge, come diceva il Presidente, a cui non si è fatto molto ricorso in questi anni da parte delle imprese valdostane, ma che rappresentava comunque una opportunità sotto il profilo delle disponibilità economiche a disposizione. Altre iniziative che porteremo avanti assieme alla riorganizzazione legislativa, è la verifica di tutti i procedimenti per poter dare delle risposte in tempistiche più compatibili con le dinamiche del mercato odierno. Questo è un problema che c'è su tutto il territorio nazionale: l'impegno che ci prendiamo è quello di verificare, di ridurre là dove c'è spazio, la tempistica delle procedure, soprattutto quelle di attivazione dei mutui e quindi tutto l'accesso al credito.
Per quanto riguarda l'artigianato, grande attenzione è stata posta in questo settore e non ci sono delle diminuzioni di risorse rispetto al 2013. C'è da dire che il 2013 aveva avuto dei tagli già significativi rispetto all'anno prima, però crediamo di poter dare delle risposte alle aspettative, sia nell'ambito dell'artigianato affine all'attività industriale, sia per quanto concerne l'artigianato di tradizione, con i trasferimenti all'IVAT e il mantenimento del MAV, le fiere che verranno organizzate come consuetudine e anche l'organizzazione dei corsi di apprendimento nelle botteghe-scuola sono un obiettivo sul quale garantiamo continuità.
Per quanto concerne l'energia, anche questo è un altro settore che è stato citato dalla collega Morelli. L'obiettivo dell'Assessorato è quello di partire immediatamente con la certificazione energetica degli immobili di proprietà regionale e, in parallelo, l'obiettivo è quello di armonizzare la normativa con quella statale, che offre parecchi vantaggi, oggi, perché c'è il 65 percento di detrazioni fiscali su tutta una serie di interventi e siamo in una fase di studio per la creazione di fondi di rotazione per dare le possibilità di efficientare energeticamente gli immobili plurifamiliari, ovvero condomini realizzati negli anni '60 e '70, che sono energivori e che rappresentano circa il 40 percento della fonte dei consumi. Questo in linea con gli obiettivi per il 2020, di ridurre del 20 percento i consumi su scala regionale.
Per quanto riguarda, come dicevo prima, gli incentivi per la cooperazione: sulla cooperazione si investe, verranno mantenuti i contributi a fondo perso, perché è l'unica modalità di finanziare questo settore, che è un settore fragile, che dà un servizio alla nostra comunità, soprattutto su materie di tipo sociale e soprattutto dà anche la possibilità a tutta una serie di categorie, di target di persone che hanno delle difficoltà di accesso al mondo del lavoro.
Grande attenzione viene portata anche al dipartimento del lavoro, dove ci sono diverse iniziative che prenderanno il via da qui a poco. Come è stato citato prima dal Consigliere Viérin, tra pochi giorni verrà varata l'operazione del microcredito, che è finanziata attraverso il Fondo Sociale Europeo: saranno messi a disposizione 4 milioni e 500 mila euro per interventi di finanziamento di imprese neocostituite, che hanno la caratteristica della non-mancabilità; sono interventi ricompresi tra i 5 i 25 mila euro di finanziamento a tasso zero, quindi credo che questa possa essere una risposta, in un momento di grande difficoltà, a una fascia imprenditoriale che ha delle difficoltà di tipo operativo.
Anche nel Dipartimento del lavoro è in fase di predisposizione il Piano FSE 2014-2020. È un piano che avrà grande attenzione al mondo giovanile. Il mondo giovanile presenta anche in Valle d'Aosta dei tassi di disoccupazione che sono preoccupanti: abbiamo il 25,7 percento, anche se ben distante dal 41 percento su scala nazionale. Questo dimostra che stiamo vivendo un momento difficile, un momento che anche la Valle d'Aosta deve affrontare con grande attenzione sotto questo profilo. Le iniziative che verranno varate nel corso del 2014 attengono quindi al Piano giovani, al Progetto Youth Guarantee, che è un altro progetto messo a disposizione e che viene attuato su indirizzo dell'Unione Europea, proprio per fronteggiare su tutta l'Europa questo tipo di problematica. Il problema dei giovani, quindi, avrà grande attenzione, come dicevo, in Valle d'Aosta. Sono previste delle disponibilità finanziarie significative, perché abbiamo un Piano giovani per il 2014 che prevede la disponibilità di 7 milioni di euro, così come il Piano delle politiche del lavoro che viene rifinanziato per un controvalore di circa 6 milioni e 600 mila euro e prevedrà al suo interno i lavori di utilità sociale e gli incentivi per le assunzioni. Per quanto riguarda questa problematica, come voi sapete, sono stati sostanzialmente sospesi gli interventi sugli incentivi con la delibera degli scorsi mesi e, una volta approvato il bilancio, ci sarà una delibera della Giunta regionale che predisporrà delle modifiche, delle rimodulazioni dei parametri per poter accedere a questo tipo di contributi e le domande che sono state presentate nel 2013 verranno inserite in automatico all'attenzione dell'istruttoria per poi dare seguito all'iniziativa. Le borse lavoro: sono anche queste attenzioni verso le categorie più deboli, le fasce che hanno più difficoltà a inserirsi nel lavoro, così come sono tutti i corsi biennali per tutti i ragazzi che hanno concluso senza efficacia il percorso scolastico, quindi per una fascia in età tra i 16 e i 20 anni, sono delle prospettive che vengono date nell'ambito della formazione.
Come vedete avremo modo di portare avanti delle iniziative che potranno comunque garantire una prospettiva di sviluppo alla nostra Valle. Io ci tengo a sottolineare, come lo ha fatto prima di me il collega Marguerettaz, che dobbiamo guardare con fiducia al futuro. Dobbiamo metterci, sì, in discussione, perché il momento è difficile, ma abbiamo ancora le risorse per garantire alla Valle d'Aosta un benessere atteso, perché la situazione della Valle d'Aosta è ancora migliore di tante realtà italiane, tanto che il PIL pro-capite è invidiato da quasi tutte le regioni italiane, quindi vuol dire che, nonostante la difficoltà, ci sono ancora delle condizioni che possono lasciare ben sperare. Io quindi credo che sia importante lavorare bene per poter presentarsi nel momento in cui parte la ripresa, in cui l'economia avrà uno sviluppo, per agganciarsi al nuovo sviluppo e non perdere terreno in quella fase.
Rimango a disposizione vostra per ulteriori interventi di replica, quando se ne rendesse la necessità. Grazie.
Presidente - Grazie Assessore.
Credo che con questo possiamo chiudere i lavori per questa giornata, che riprenderanno domani mattina alle 9.
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La seduta termina alle ore 1,08.
