Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 229 del 13 novembre 2013 - Resoconto

OGGETTO N. 229/XIV - Interpellanza: "Zone a potenziale rischio radon".

Presidente - Non c'è il collega Roscio...chiamate il collega Roscio. Per l'illustrazione, la parola al collega Roscio.

Roscio (ALPE) - Sì, buongiorno, grazie Presidente.

Quest'interpellanza è il seguito di alcune iniziative che sono state già presentate nella legislatura passata e vorrei ricordare solo brevemente di cosa si sta parlando. Il gas radon è un gas di origine naturale che è praticamente presente ovunque e che ha provenienza dal sottosuolo. Questo gas che è completamente inodore, incolore, quindi non viene percepito dalla popolazione, se nonché l'unico problema che ha questo tipo di gas è che è radioattivo. Tra l'altro, l'Organizzazione mondiale della sanità ha introdotto questo gas già da diversi anni tra i cancerogeni accertati di classe 1 e sembra paradossale, ma istituti importanti come l'Istituto superiore di sanità hanno fatto delle valutazioni per cui risulta che la dose che viene assorbita dalla popolazione rispetto a questo gas costituisce circa il 50 percento della dose di radiazione che viene annualmente percepita dalla popolazione. Siccome alcuni studi confermano che la pericolosità dovuta alla radioattività causa ogni anno un numero di malattie proprio di cancro al polmone, che vanno nella sola Italia dai 1.000 ai 6.000 nuovi casi, ed è la seconda causa dopo il tabagismo di insorgenza di questo tipo di malattia, anche considerato che esiste una norma a livello europeo che è la raccomandazione 193 del 1990 dell'EURATOM, che individua nelle abitazioni dei livelli da non superare sia per quanto riguarda le case di nuova fattura che le vecchie case, individuando in 400 decadimenti al secondo per metro cubo d'aria nelle vecchie case e per 200 per edifici nuovi... In base a questa cosa qui, io conosco che l'ARPA, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, ha già effettuato diverse campagne nel corso degli anni fin dagli anni '90, però, purtroppo, manca ancora in Valle d'Aosta una caratterizzazione complessiva del territorio, nel senso che alcuni Comuni sono stati interessati a campione, altri però hanno ancora delle lacune in quest'ottica qui.

Al di là di tutto, a livello nazionale qualche anno fa si era iniziato a fare il discorso di individuazione delle zone a potenziale rischio radon, questo perché? Perché bisogna innanzitutto conoscere le zone che potrebbero avere questo tipo di problema e, una volta che si conoscono queste zone, fare interventi per mitigare l'esposizione della popolazione. Allora mi risulta che, da questo punto di vista, in Valle d'Aosta siamo un po' carenti, nel senso che la caratterizzazione della Valle è ancora lacunosa. Sono emerse situazioni di concentrazione di radon molto variabile, ma in alcune zone questa concentrazione media nelle abitazioni supera i primi livelli di attenzione previsti dalle norme europee, quindi si potrebbe configurare una situazione di potenziale rischio, che sarebbe meglio andare ad approfondire in quest'ottica, quindi la considerazione di fondo qual è? È quella che bisognerebbe mettere in piedi tutte le iniziative prima per conoscere, quindi caratterizzare la Valle d'Aosta e poi per andare a prendere iniziative di mitigazione di questo problema che, dal punto di vista degli interventi, non è così complicato, soprattutto per quanto riguarda le nuove abitazioni. Dal punto di vista delle vecchie abitazioni, gli interventi sono un po' più complicati, però in sede di...laddove si fa una ristrutturazione, gli interventi si possono prendere, sono attuabili con modica spesa. Non è quindi un problema irrisolvibile dal punto di vista economico, ma va pensata una programmazione ed indirizzata all'agenzia deputata, che è l'ARPA, ad andare nel completamento di questa caratterizzazione, per cui siamo qui a chiedere ad oggi quanto manca alla caratterizzazione del territorio valdostano per quanto riguarda l'individuazione dei livelli di concentrazione di radon e che tempi si intendono occupare per avere la caratterizzazione completa e, se venissero trovate zone con potenziale rischio radon, quali iniziative di mitigazione per le abitazioni sono previste al fine di proprio prevenire eventuali insorgenze di malattie nella popolazione. Grazie.

Président - Pour la réponse, la parole à l'Assesseur Bianchi.

Bianchi (UV) - Merci Président.

Intanto farei innanzitutto alcune considerazioni di ordine generale proprio per inquadrare un po' il problema. L'ARPA, come ha ricordato appunto il Consigliere Roscio, ha avviato, a partire dal 2004, una campagna di indagine sistematica sul territorio regionale per la predisposizione degli elementi conoscitivi previsti dal decreto legislativo 230 del 1995, in particolare con riferimento all'articolo 10 sexies, relativo all'individuazione delle aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di attività di radon. L'attività è stata intrapresa nell'attesa della costituzione, ad oggi non ancora avvenuta, dell'apposita commissione prevista dall'articolo 10 septies del medesimo decreto legislativo, con il compito in particolare di indicare le linee guida sui criteri per la suddetta individuazione delle zone appunto a maggior probabilità di alte concentrazioni di radon.

In sintonia con quanto svolto da altre ARPA italiane, diciamo, attive su quest'argomento e con le procedure operative condivise con l'ISPRA e l'ISS, l'Istituto superiore di sanità, è stata presa in considerazione la stima della concentrazione media di radon in aria nelle abitazioni come parametro di base per la valutazione della predisposizione alla presenza di radon delle diverse aree territoriali e del conseguente impatto potenziale sulla popolazione. L'organizzazione logistica della campagna ARPA di caratterizzazione regionale è su base comunale, come immagino il Consigliere Roscio conosca benissimo. Viene scelto, in collaborazione con le Amministrazioni comunali, un campione di abitazioni di numero pari al numero di abitanti del Comune diviso cento, ma con un minimo di dieci abitazioni per i Comuni con meno di mille abitanti. Viene posta attenzione alla distribuzione delle abitazioni sul territorio, avendo cura di comprendere le diverse frazioni, quindi l'intero territorio per una copertura appunto completa. Vengono scelte abitazioni occupate per tutto l'anno e il locale di posizionamento, che deve essere una stanza a permanenza abituale di persone, è scelto possibilmente al piano terreno e al piano rialzato, mi spiegavano che era meglio che non fossero cucina o bagno. L'importanza di una scelta delle abitazioni nell'ambito di ogni Comune che sia la più estesa territorialmente possibile rispetto all'estensione comunale, deriva dalla necessità di analizzare la corrispondenza tra i valori medi misurati sul territorio e le caratteristiche geologiche e litologiche del terreno e nel territorio della Valle d'Aosta, come ricordava appunto nella presentazione dell'interpellanza, variano fortemente su brevi distanze e spaziali.

La mappatura e la definizione finale delle aree soggette a radon, ad oggi, non è ancora formalizzata nei suoi aspetti normativo/amministrativi, dovrà opportunamente tener conto della suddivisione comunale del territorio, ma non potrà prescindere dalle considerazioni e dagli aspetti geolitologici. La durata della campagna in ogni Comune è di un anno solare, e questo lo specifico proprio per far capire anche un po' le tempistiche, suddivise in due semestri: diciamo, un semestre caldo che va da ottobre a marzo e uno, diciamo, primaverile/estivo, che va da aprile a settembre, perché chiaramente cambia in queste due stagionalità. Le misure della campagna sono effettuate con dosimetri passivi in grado, appunto, di mantenere traccia delle particelle alfa emesse dal radon di piccole dimensioni e senza nessun consumo di energia. Il loro posizionamento in abitazione, con sostituzione dopo sei mesi e prelievo finale a cura di personale ARPA, di solito viene accompagnato mediante personale del Comune proprio per un discorso fiduciario. La campagna in corso di mappatura fa seguito ad altre dal 2002 al 2003 in abitazioni e luoghi di lavoro interrati e seminterrati particolarmente predisposti all'accumulo di radon e, su richiesta del Comune, è stato fatto nel 2003-2005 in tutte le scuole del territorio comunale e in ottanta abitazioni.

Entrerei, appunto, su due punti dell'interpellanza: "entro quale data si intende completare la caratterizzazione..." e via dicendo, al 31 ottobre del 2013 i Comuni oggetto della campagna ARPA sono stati trentasette, corrispondenti ad una superficie pari al territorio valdostano del 56,1 per cento e ad una popolazione del 62,5 per cento del totale regionale. Dal confronto con i dati citati, appunto, nell'interpellanza, tratti dall'ultima edizione immagino della relazione sullo stato dell'ambiente, aggiornati al 30 di giugno del 2012, c'è una stima del grado di avanzamento attuale della copertura territoriale sull'ordine di quattro Comuni all'anno. Su questo evidenzierei il fatto che, comunque, nessun dosimetro viene perso, proprio per il fatto che è il personale ARPA a depositarlo, non come in altre regioni che magari viene spedito per posta. I tempi di completamento della campagna dipendono dalle risorse del personale disponibili all'ARPA, specificamente dedicate; ARPA continuerà a lavorare al fine di completare la campagna nel più breve tempo possibile. Questo passaggio è importante, anche perché del personale è venuto a mancare in questi ultimi mesi ad ARPA per ragioni, diciamo diverse, quindi era necessario sottolinearlo, senza entrare nel merito. È necessario sottolineare che i tempi di completamento dipendono, appunto, anche dalla positiva risposta dei Comuni alla richiesta di collaborazione, al fine del reperimento delle abitazioni oggetto di misura sul proprio territorio. Nonostante la campagna non comporti - questo lo volevo sottolineare - nessun onere finanziario a carico dei Comuni e dei cittadini, che danno la disponibilità, ad oggi in almeno due casi, forse tre, le dichiarazioni da parte dei Comuni sono state quelle che non erano interessati.

Passando invece al punto due dell'interpellanza: "in che modo si intende procedere alla realizzazione di interventi di mitigazione..." e via dicendo, già nel corso della campagna attuale, se le concentrazioni medie stagionali risultano particolarmente elevate, ARPA provvede ad effettuare accertamenti più approfonditi per indagare sulle cause e sulla provenienza del gas radon. A questo fine sono utilizzati strumenti di misura in grado di fornire indicazioni accurate sull'andamento delle concentrazioni sui tempi dell'ordine di ore e minuti. In questo modo è già possibile fornire indicazioni per interventi in alcune situazioni per ridurre sensibilmente i livelli di concentrazione presenti. L'individuazione di zone a rischio radon comporterebbe direttamente, secondo la normativa vigente, l'effettuazione di misure di concentrazione e eventuali valutazioni dell'esposizione in tutti i luoghi di lavoro in esse presenti. In aggiunta potrebbe essere ragionevolmente prevista la misura in tutte le abitazioni delle zone individuate a rischio radon, eventualmente con metodi più spediti rispetto all'attuale. Mi collego al discorso di prima, sul discorso dell'anno si potrebbero prevedere dei tempi più brevi di sei mesi o meno e andrebbe predisposta un'adeguata informazione sulle azioni di riduzione delle concentrazioni comunemente utilizzabili; esse non sono necessariamente di complicata e onerosa realizzazione, come ricordava il Consigliere Roscio. Le vorrei elencare perché sono proprio cose semplici: curare l'isolamento dei locali rispetto al terreno, in particolare sigillando crepe e fessure; evitare comunicazioni dirette con locali aventi pareti a contatto con il terreno; dotare la cantina di sfiato per ricambio aria autonoma verso l'esterno; dotare la cantina di un sistema attivo di aerazione ad espulsione di aria; generare una sovrappressione artificiale nell'edificio e aspirare aria dal sottosuolo in vicinanza all'abitazione verso l'esterno; sigillare eventuali risorgenze d'acqua o pozzi presenti nella cantina. L'efficacia di tali misure è di facile valutazione ad intervento ultimato.

Aggiungerei un'ultima cosa: il 14 marzo del 2013 ad ARPA e all'Assessorato della sanità è stata mandata una lettera da parte dell'Istituto superiore della sanità, perché si sta facendo una commissione sul piano nazionale radon e sono stati nominati - termino Presidente - il dottor Giovanni Agnesod per quanto riguarda l'ARPA e la dottoressa Verardo; a tutt'oggi questa commissione non si è ancora riunita. Grazie.

Presidente - Per la replica, la parola al collega Roscio.

Roscio (ALPE) - Sì, grazie.

Vorrei dire un paio di cose, nel senso che non sono particolarmente soddisfatto della risposta per un motivo, nel senso che quello che intendevo dire, e che l'Assessore mi ha confermato, è se c'è o meno l'intenzione di attuare in tempi brevi questa caratterizzazione del rischio radon in Valle d'Aosta. Allora il fatto che in Italia spesso e volentieri ci sono le norme, però mancano spesso i regolamenti attuativi...adesso, per esempio, nel caso del radon l'Italia ha recepito la norma sulla mitigazione del rischio nei luoghi di lavoro, ma non l'ha fatto per le abitazioni. Questo però non deve essere un alibi, nel senso che diciamo: finché non ci sarà la commissione che deve individuare le linee guida, noi stiamo ad aspettare, perché io vorrei ricordare che altre ARPA, come per esempio l'ARPA del Veneto, o l'ARPA di Bolzano, o l'ARPA di Trento, non hanno atteso che ci fossero linee guida, la costituzione della commissione, perché fin dai primi anni del 2000 hanno completato la caratterizzazione del territorio; noi, rispetto a queste situazioni, siamo in ritardo di una decina d'anni...lo so, è per certo questa cosa, se uno va a vedere sui siti delle ARPA provinciali del Trentino esiste la caratterizzazione del rischio radon. In Svizzera, tanto per fare un esempio di nostri parenti prossimi che sono al di là delle Alpi, semplicemente si è fatto un ragionamento molto "svizzero", nel senso che gli svizzeri hanno detto: "i potenziali malati a causa del radon mi costano di più o mi costano di meno degli interventi di misura e di bonifica?". Hanno fatto un calcolo abbastanza...magari cinico, hanno scoperto che conveniva fare le misure e le bonifiche, piuttosto che curare i malati. Risultato: in Svizzera hanno fatto la caratterizzazione del territorio, hanno fatto le misure in tutte le zone riconosciute a rischio e nel 2014 faranno tutte le bonifiche delle abitazioni che hanno una concentrazione di radon che possono configurare un potenziale pericolo per la popolazione.

Io allora vorrei che in Valle d'Aosta non si aspettasse la costituzione della commissione perché deve fare le linee guida o il recepimento delle norme europee, ma che si partisse proprio dando ad ARPA o a chi deve fare queste cose i mezzi per poter fare in fretta, perché, se non ho capito male, noi stiamo andando avanti ad un ritmo di quattro comuni all'anno, siamo a 37, quindi siamo a metà del lavoro...siamo a metà del lavoro come comuni, non come popolazione, certo c'è Aosta che è già stata fatta la campagna, quindi è grossa, ma se noi dobbiamo finire la caratterizzazione, con questi ritmi ci servirebbero nove anni per riuscire ad avere la caratterizzazione completa del territorio, solo la caratterizzazione, cioè solo conoscere dove ci sono potenziali zone a rischio. I tecnici sanno benissimo che già oggi in Valle d'Aosta ci sono delle zone che potrebbero configurarsi come zone a rischio radon, per esempio l'Alta Valle, la zona di Courmayeur ha molte abitazioni con concentrazione superiore ai 200 Becquerel al metro cubo, quindi è una zona dove potenzialmente ci potrebbe essere quest'interesse. Secondo me, quindi non bisogna perdere tempo, bisogna cercare anzi di ultimare la campagna entro massimo tre, quattro anni ed andare avanti sul modello svizzero, per cui entro cinque o sei anni noi abbiamo la caratterizzazione, le misure in tutte le zone con un potenziale rischio e anche le bonifiche, anche perché questo sarebbe un punto d'eccellenza per la Valle d'Aosta, cioè sarebbe riportarsi in linea con ARPE nazionali, provinciali, per esempio, ho già ricordato Bolzano o il Veneto, che hanno già fatto...

(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)

...sì, vabbè, ho capito che l'ARPA della Sicilia è molto indietro rispetto a questo, ma non è che vogliamo essere come l'ARPA della Sicilia, anche perché come territorio assomigliamo di più al Trentino che alla Sicilia, magari. Io quindi vorrei da questo punto di vista un impegno per andare a dare ai tecnici che stanno lavorando maggiori risorse per riuscire a completare quest'operazione, che, è vero, è marginale, però è comunque importante per la protezione della popolazione. Grazie.

Presidente - Grazie. Punto 13 all'ordine del giorno.