Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2920 del 8 aprile 2013 - Resoconto

OGGETTO N. 2920/XIII - Interpellanza: "Interventi per garantire il rispetto delle procedure previste dall'articolo 48-bis dello Statuto speciale per l'approvazione da parte del Governo nazionale delle norme di attuazione".

Président - La parole au collègue Caveri.

Caveri (UVP) - Mi spiace che un colpo della strega mi abbia impedito di essere presente allo scorso Consiglio, nel quale mi sarebbe piaciuto intervenire sul tema, proprio per segnalare una serie di questioni istituzionali e lo farò oggi, approfittando di questa interpellanza. So che qualcuno, l'autorevole collega Salzone, ha cercato di dire nel suo intervento che ho assistito in posizione stesa e bloccata, però l'ho apprezzato anche in posizione stesa, ha fatto un ragionamento sul futuro e su alcune necessità, non dico di embrassons nous, perché non si è spinto fino a lì, però di riflessione su alcuni temi comuni che riguarderanno il futuro istituzionale della Valle d'Aosta.

Questo delle norme d'attuazione è sicuramente uno dei temi significativi e importanti. La presentazione delle interrogazioni ed interpellanze avviene una decina di giorni prima del Consiglio, quindi mi sono perso un'ulteriore perla che aggiungo avendo sicuramente il Presidente della Regione letto anche questa notizia, che si aggiunge a quella norma di attuazione che citavo nell'interpellanza, cioè la norma di attuazione che è stata sbloccata al Consiglio dei Ministri, qualche settimana fa, è quella del trasferimento che io cito del castello di Udine alla Regione Friuli Venezia Giulia, dopo che ci era stato detto che in questo momento le norme di attuazione non andavano al Consiglio dei Ministri perché si era nell'ordinaria amministrazione del Governo. A farmi montare la carogna, nelle scorse ore, è una nuova norma di attuazione, che è andata all'ultimo Consiglio dei Ministri, nel fine settimana, che riguarda la "virtuosa" Regione siciliana, che è stata dotata di norma di attuazione allo Statuto di applicazione di una norma fino ad oggi mai concretizzata, che è quella che prevede che la ripartizione fiscale delle società che hanno sede legale fuori dalla Sicilia rientreranno comunque nelle casse della Regione siciliana. È ovviamente, questa norma di attuazione, un calcio nel sedere, per essere espliciti, a tutte le Regioni a Statuto speciale del nord che, lacrime e sangue, da anni seguono la linea virtuosa e che si sono trovate tra l'altro con una Regione come la Sicilia che non ha mai applicato né il Patto di stabilità e neppure il federalismo fiscale che, a questo punto, bellamente, in questo periodo, che doveva essere un periodo di gestione dell'ordinaria amministrazione da parte del Governo, di fronte a una norma di attuazione - beati loro! - assolutamente storica, ma che sembra quasi essere uno sberleffo...uno sberleffo rispetto a che cosa?

Il Presidente sa, io non entrerò nei particolari minuti, ma io ho consegnato, all'atto della conclusione del lavoro svolto nella Commissione paritetica, ho consegnato al Presidente una documentazione che mi era stata data dall'ottimo Presidente della Commissione paritetica, il professor Marco Cammelli, e sono due lettere di fonte statale che dimostrano come l'applicazione dell'articolo 48 bis sia, nella mentalità dei funzionari di Palazzo Chigi, queste procedure siano, nella mentalità di questi funzionari, da violare sistematicamente. L'articolo 48 bis è chiarissimo: prevede che uno schema di decreto venga approvato dalla Commissione paritetica, che questo decreto, che questa bozza di decreto venga inviata al parere del Consiglio Valle e poi deve andare al Consiglio dei Ministri.

Noi avevamo sempre detto, tutti i membri di parte regionale che si sono succeduti, che non accettavamo una riapertura delle istruttorie sulle norme di attuazione dopo l'approvazione da parte della Paritetica e il parere del Consiglio Valle, e invece questo avviene sistematicamente; anzi, in una lettera recente il Capo dell'Ufficio legislativo...scusate, il responsabile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Dipartimento che si occupa degli affari giuridici e legislativi, che in un'orrenda formula viene definito - in un orrendo acronimo - "DAGL", ribadisce che loro ritengono di avere la piena libertà di non portare al Consiglio dei Ministri gli schemi di norme di attuazione e di rifare totalmente dall'inizio una sorta di istruttoria sulle norme di attuazione, e in un carteggio parallelo questa stessa tesi viene sostenuta dal Capo dell'Ufficio legislativo del Ministero per i beni e per le attività culturali, nel bloccare la norma di attuazione sul trasferimento dell'archivio di Stato e delle funzioni della Sovrintendenza archivistica.

Ora, una persona che oggi ci osservasse dall'esterno potrebbe dire: ma voi fate, rispetto a queste questioni, un ragionamento un po' di lana caprina. Io penso invece che ci siano nel nucleo più profondo dell'Autonomia valdostana delle questioni sulle quali, qualunque sia la posizione politica sui singoli argomenti...ci sono dei temi sui quali bisogna avere un atteggiamento fermo e deciso. E questa questione, da una parte della violazione sistematica delle procedure per l'emanazione delle norme di attuazione, che ha portato a un ingorgo di una serie di norme molto importanti: cito, ad esempio, quella sull'ordinamento linguistico che non è mai andata avanti, ho appena citato quella sull'archivio di Stato e la Sovraintendenza archivistica...questo atteggiamento che è già stato grave in passato, grave in passato, malgrado, ripeto, l'ottima presidenza dell'attuale membro di parte statale, Presidente della Paritetica, professor Marco Cammelli, l'atteggiamento dei funzionari del Governo, della Presidenza del Consiglio, continua a essere assolutamente intollerabile nella violazione sistematica di una norma di rango costituzionale.

Aggiungerei che in più si è aggiunto questo sberleffo di portare delle norme di attuazione quando coram populo i rappresentanti del Ministero degli affari regionali avevano detto alla Commissione paritetica che restava valido quanto già stabilito in passato, cioè che le norme di attuazione non dovessero andare al Consiglio dei Ministri, vista la delicatezza della normativa, cosa, tra l'altro, che noi di parte regionale abbiamo sempre contestato. E invece abbiamo visto che per il Friuli Venezia Giulia, e soprattutto per la macroscopica norma di attuazione favorevole alla Sicilia, e favorevole per la semplice ragione...basta leggere un'inchiesta di questa settimana pubblicata dal settimanale Panorama per rendersi conto che senza questa norma noi saremmo stati, probabilmente per la prima volta in Italia, di fronte a una Regione che si sarebbe trovata in bancarotta, e quindi è chiaro che questo intervento in limine a favore della Regione siciliana serve esclusivamente a questo.

Che cosa chiediamo, dunque, alla luce di questo quadro che ho tracciato al Presidente della Regione? Beh, quali valutazioni si diano sulla posizione governativa e se a questo punto non convenga trovare un modo per adire alla Corte costituzionale di fronte al mancato rispetto e alle palesi violazioni delle procedure di cui all'articolo 48 bis. Perché la mia preoccupazione, Presidente, è che alla fine questi atteggiamenti governativi, che pure vengono regolarmente contestati con lettere da parte del Presidente della Regione e, nel ruolo modesto dei membri di parte regionale della Commissione paritetica, si aggiungono a questa contestazione le contestazioni puntuali come risulterà un giorno dalla lettura dei verbali della Commissione stessa...però il rischio è che si instaurino delle prassi, cioè che questi atteggiamenti in palese violazione e in spregio della nostra Autonomia speciale finiscano per essere considerati - come non sono - l'assoluta normalità. Credo che sarà un tema politico importante nel corso della campagna elettorale per le prossime elezioni regionali, credo che sarà un tema importante che il Consiglio Valle dovrà affrontare, ricordando proprio l'implicazione che il Consiglio Valle ha nella fase molto delicata dei pareri che devono essere espressi sullo schema di norma di attuazione; solo la Valle d'Aosta e, prima di lei, la Sardegna, ha implicato nelle procedure costituzionali il proprio Consiglio regionale per la discussione delle norme di attuazione e, ripeto, oggi la sistematica e grave violazione di quanto previsto dallo Statuto di Autonomia, benché norma di rango costituzionale, ci pone in una situazione intollerabile di debolezza e di sudditanza nei confronti, non tanto degli atteggiamenti governativi, quanto soprattutto di un funzionariato che, oltretutto, nel Governo Monti si è trovato nell'antipatica situazione per noi di avere portato sul piano politico delle situazioni di violazione statutaria che prima come funzionari già percorrevano.

Président - La parole au Président Rollandin.

Rollandin (UV) - Sì, grazie.

L'iter delle norme di attuazione e della Commissione paritetica credo che abbiano una storia travagliata ormai da decenni. Voglio ricordare che la stessa costituzione della Commissione paritetica è stata oggetto di sollecitazioni in alcuni tempi dove non venivano nominati i rappresentanti della parte pubblica, dove ci sono stati ritardi nella nomina successiva, e credo che conosciamo quello che è successo in questi anni. Stesso discorso per quanto riguarda l'approvazione delle norme di attuazione; voglio ricordare la più classica, emblematica, quella sull'energia, che è stata approvata, tenuta in stand-by per cinque anni e poi ritirata per evidenti motivi che erano collegati e collegabili al tempo che era passato e che non davano più quegli esiti che erano invece sperati o voluti proprio nel momento dell'approvazione della norma. Voglio anche ricordare che le norme di attuazione approvate da questo Consiglio in linea di massima erano sempre state approvate all'unanimità; l'unica eccezione è stata in uno degli ultimi provvedimenti, quello sugli archivi, per il resto c'era sempre stata l'unanimità del Consiglio, a riprova del fatto che l'interesse era collettivo e non solo di una parte.

Ora, le considerazioni che sono state fatte sul non rispetto delle regole non possono che essere condivise per quanto ci riguarda, in particolare nell'ultimo periodo, di norme...malgrado i solleciti...di norme che sono state approvate come da lei ricordato quello dell'ordinamento linguistico, ma vorrei sottolineare anche il trasferimento delle funzioni ex ISPEL, che è poi un dato importante, ma praticamente solo tecnico, non si capisce qual è la ragione per cui c'è una norma addirittura nazionale che prevede...per cui la Valle d'Aosta è indietro rispetto a quelle che sono le competenze delle ordinarie, non delle speciali. Sugli archivi quindi non possiamo che rammaricarci ed esprimere tutto il disappunto sull'atteggiamento che si è tenuto a questo proposito, per lo scarso rispetto di quelle che sono le norme che hanno, come è stato ricordato, rango costituzionale.

Ora, per quanto riguarda poi gli ultimi avvenimenti che lei ha voluto ricordare, quello del Friuli Venezia Giulia, la lettura che ne è stata data...io non entro nel merito...è stata quella in cui, di fatto, il passaggio di proprietà di questo bene è stato visto come una norma ordinaria e non rientrante nella categoria di quelle speciali per cui doveva essere, come giustamente...di norma erano sospese quando il Governo non era in piena, adesso non si capisce più perché adesso è rientrato, tant'è che è rientrato per fare quella porcheria che è stata detta, che grida vendetta, ma non credo che ci siano altri termini per spiegarlo.

Ora l'estrema ratio che ha suggerito a questo punto non è da escludere, cioè diciamo che, nel tempo, le valutazioni nei rapporti coi Governi erano sempre state quelle di sollecitazioni, ma non si era mai arrivati ai dati estremi, proprio perché questa Commissione paritetica, per funzionare, per arrivare a delle conclusioni dovrebbe essere in accordo, e difatti in tempi normali c'era quella collaborazione che portava a suggerire delle norme che, in qualche modo, erano poi alla fine condivise. Più difficile il ruolo dei funzionari, che voglio risottolineare, diciamo, dei dirigenti, dei responsabili dei singoli Ministeri che sono intervenuti a gamba tesa in diverse occasioni e voglio ricordarlo, non ultimo, la norma con riferimento a quel pasticcio del provvedimento che era stato sollecitato e votato all'unanimità da questo Consiglio, la posizione della Commissione cosiddetta...del Presidente della Commissione di coordinamento, che logicamente è già stato oggetto di discussione in quest'aula. Ebbene, per tutte queste ragioni credo che non sia, a questo punto...le valutazioni verranno fatte dagli uffici competenti...non sia da escludere un passo estremo come quello di una importante sottolineatura alla Corte costituzionale per quanto riguarda, appunto, il mancato rispetto del 48 bis. Quindi condividiamo questo atteggiamento.

Président - Pour la réplique la parole au collègue Caveri.

Caveri (UVP) - Sì, in effetti l'importanza delle norme di attuazione è qualche cosa da ribadire in ogni occasione.

Una delle poche differenze che le Regioni a Statuto speciale hanno è questa sorta di legislazione parallela che non passa attraverso il Parlamento, ma passa attraverso delle Commissioni paritetiche che sfociano poi in un'approvazione diretta dei decreti di attuazione dello Statuto da parte del Consiglio dei Ministri. Il caso già citato degli archivi è molto significativo, nel senso che il Ministero dei beni culturali si è sempre opposto strenuamente a qualunque forma di regionalizzazione e i membri di parte statale avevano deciso, invece, di accettare con qualche modificazione le tesi, ed è la logica della pariteticità della Commissione, perché si chiama "Commissione paritetica" perché ci sono tre regionali e tre statali che devono trovare una sintesi, e fa specie che, nel momento in cui gli statali per loro coscienza e per la libertà di espressione che hanno nella loro attività, in cui possono distaccarsi dai pareri dei Ministeri, a fronte di tesi condivisibili da parte di parte regionale, poi queste stesse tesi vengano regolarmente contestate dai Ministeri stessi che profittano del passaggio del pre-Consiglio dei Ministri per bloccare le norme!

Ha detto bene il Presidente, la norma di attuazione sull'energia...perché la facemmo richiamare dopo cinque anni al Consiglio dei Ministri? Perché questa è la logica, cioè non è che il Consiglio dei Ministri sia obbligato a prendere o lasciare la norma di attuazione, il Consiglio dei Ministri la norma di attuazione la può respingere, può eventualmente, a mio modo di vedere, perché è già stato fatto, proporre ancora in limine al Consiglio dei Ministri qualche cambiamento che non abbia...come dire? degli stravolgimenti rispetto al parere del Consiglio Valle, ma non si può pensare che esista il limbo delle norme di attuazione, in cui oggi c'è l'ISPESL, c'è l'ordinamento linguistico, ci sono le norme appunto sugli archivi di Stato, c'è una specie di limbo, questo è insopportabile! È una violazione sistematica!

Io credo che chi sarà Presidente nella prossima legislatura dovrà approfittare del fatto che in contemporanea ci sarà l'elezione di un nuovo Presidente della Repubblica; bisogna che il Capo dello Stato, in quanto garante della Costituzione e dello Statuto di Autonomia, metta i funzionari sul chi vive, e nel caso in cui questi funzionari continuassero a reagire come hanno reagito, con una durezza inspiegabile, se non spiegabile, Presidente, con il paradosso che quelli che erano i nostri peggiori nemici al Consiglio dei Ministri, nel pre-Consiglio dei Ministri, ce li siamo trovati Ministri: Patroni Griffi, "nemico storico" delle Autonomie speciali, ce lo siamo trovati in funzioni delicatissime!

Ora è chiaro che questa situazione è intollerabile e bisognerà trovare eventualmente una possibilità per adire la Corte costituzionale, d'intesa con le altre Regioni che hanno preso dei calci sui denti, perché non siamo i soli che hanno preso i calci sui denti! Ora non parliamo della situazione della Sicilia, no...qualcuno, giorni fa, mi ha scritto: ma cosa ti lamenti che le hanno fatto una norma finanziaria così favorevole...con norma di attuazione approvata venerdì nel Consiglio dei Ministri, o sabato...ma cosa ti lamenti, loro hanno 60 deputati, voi ne avete uno e quindi contate...ma il problema è che se si facesse un ragionamento sulle norme di attuazione di tipo proporzionalistico, e allora siam morti! E allora ci arrendiamo! Andiamo al confine con la Svizzera, ci arrendiamo, e diciamo: eh, siam qua, fateci diventare un Cantone svizzero, che è una cosa che magari ci può anche far ridere, però c'è stato un passaggio nel '500 della storia valdostana che per un pelo finivamo lì!

Allora io credo che ci sia una regola che vada reinstaurata, che è la regola del rispetto delle regole e cioè quello che appare oggi totalmente inaccettabile da parte dei diversi Governi che si sono succeduti, perché devo dire che questa questione che non vada al Consiglio dei Ministri è stata una cattiva abitudine di Berlusconi, ma precedentemente di Prodi, cioè bisogna dire che ad un certo punto io accetto le regole se le regole vengono rispettate! Se mi si dice: in ordinaria amministrazione le norme di attuazione non vanno al Consiglio dei Ministri, va bene, lo accetto e vale per tutti...e poi vedo che nello scorso fine settimana va una norma di attuazione storica come quella di una parte di nuova ripartizione finanziaria per la Regione Sicilia! Io credo che sia un tema molto delicato; noi dobbiamo avere la forza e il coraggio, tutti assieme, perché concordo col Presidente, che ci sono dei temi sui quali è giusto ed è opportuno - perché è la dialettica politica - che ci si divida, però ci sono dei temi di "sostanza" della nostra Autonomia sui quali non possiamo derogare.

Président - Point 11 à l'ordre du jour.