Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1713 del 23 marzo 2011 - Resoconto

OGGETTO N. 1713/XIII - Reiezione della risoluzione: "Dissenso all'introduzione nel territorio italiano di attività nucleari".

Risoluzione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste

Ricordata la terribile catastrofe che ha colpito il Giappone l'11 marzo scorso, dove un terremoto di intensità pari a 9 gradi della scala Richter, seguito da uno tsunami, ha provocato un disastro nucleare di enormi proporzioni causato dall'esplosione di alcuni reattori nella centrale di Fukushima, riportando all'attenzione dell'opinione pubblica l'incommensurabilità del rischio nucleare;

Ricordato che il 15 febbraio 2010 il Governo italiano ha varato il decreto legislativo n. 31 che disciplina la costruzione delle centrali nucleari nel territorio italiano sancendo di fatto la ripresa delle attività nucleari 23 anni dopo il referendum del 1987 che le aveva escluse dal territorio italiano;

Richiamata la sentenza della Corte Costituzionale n. 33 del 2 febbraio 2011, con la quale si è stabilito che non è possibile realizzare una centrale nucleare senza conseguire il parere della Regione interessata;

Considerata la posizione contraria espressa dal Presidente della Regione Rollandin in sede di Conferenza delle Regioni riguardo alla possibilità di ospitare una centrale nucleare sul territorio regionale, ripresa dagli organi di informazione regionali;

Ricordato che la Corte costituzionale, in data 12 gennaio 2011, ha deliberato l'ammissibilità di quattro richieste di referendum abrogativo, rispettivamente in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, di modalità, affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, nonché in materia di nuove centrali per la produzione di energia nucleare;

Ritenendo, a tale proposito, ingiustificato lo sperpero di centinaia di milioni di euro - un costa pari a quello del sacrificio imposto per il 2011 alle province italiane - per celebrare i referendum in una data diversa da quella prevista per le elezioni amministrative che interessa quest'anno, oltre ad undici amministrazioni provinciali, 1.310 i comuni italiani che rinnovano i propri organi amministrativi e, fra questi, anche importanti capoluoghi di regione come Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste, Cagliari e Catanzaro; Ricordando infine che la recente storia elettorale italiana ha provato che l'elettorato è pienamente in grado di esprimere valutazioni differenziate anche su elezioni che avvengano contestualmente e che l'accorpamento non ha mai presentato particolari difficoltà;

Appresa la decisione odierna del Consiglio dei Ministri di attuare il rinvio del piano per le nuove centrali nucleari, con una moratoria di un anno nell'attuazione del piano stesso;

Impegna

la Giunta regionale a:

- manifestare nelle sedi opportune il dissenso della comunità valdostana rispetto all'introduzione delle attività nucleari sul territorio italiano e a sostenere una seria riflessione ed una verifica a livello europeo sulla sicurezza delle centrali nucleari esistenti;

- favorire l'elaborazione di un piano energetico fondato sul risparmio energetico e sulla produzione di energia da fonti rinnovabili;

- monitorare costantemente la situazione attraverso l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, anche se apparentemente non sembrano esserci pericoli per la nostra regione;

Invita

il Governo italiano ad adottare le iniziative di propria competenza per fissare la data di convocazione degli elettori per i quattro referendum abrogativi del 2011 nella stessa domenica in cui sono convocati gli elettori per il primo turno delle elezioni amministrative 2011.

Fa appello

al rispetto per l'iniziativa popolare sottoscritta da oltre un milione di cittadini affinché non si comprometta con manovre dilatorie la regolare tenuta della consultazione referendaria prevista per il corrente anno.

F.to: Louvin - Patrizia Morelli - Bertin - Giuseppe Cerise - Chatrian - Carmela Fontana - Rigo - Donzel

Président - La parole à la Conseillère Patrizia Morelli.

Morelli (ALPE) - Merci M. le Président.

Venticinque anni dopo il disastro di Chernobyl e la seguente rinuncia dell'Italia all'energia nucleare, un altro disastro in una centrale nucleare, in Giappone questa volta, viene a scuotere le coscienze ed a risvegliare le paure del nucleare alla vigilia di un referendum.

In Italia in generale il nucleare non piace, e non solo per una questione emotiva legata agli ultimi fatti, si fa infatti adesso un gran parlare dei rischi di incidenti; ma decidere per il nucleare significa anche decidere dove costruire gli impianti, condividendo la scelta con le popolazioni interessate, sapere come e dove smaltire le scorie attive, come sappiamo tutti, per migliaia di anni, sapere come dismettere gli impianti obsoleti, operazione difficile e costosa che oggi tanti Stati europei tendono a rimandare.

Mi pare che il dibattito politico, al di là della tragedia giapponese, sia ancora ben lontano dall'essere stato affrontato in modo approfondito; se ne sta rendendo conto anche il Governo italiano che, se subito dopo il terremoto in Giappone parlava di sciacallaggio e di macabra strumentalizzazione, riferendosi ai giusti timori della gente e facendo, lui, sì, dello sciacallaggio, sta ora procedendo ad una retromarcia: è di poche ore fa la notizia della moratoria approvata dal Consiglio dei ministri che rinvia di 12 mesi l'approvazione del piano nucleare. Cosa pensarne? Un trucco per confondere gli elettori, come sostiene qualcuno? Una scelta saggia e opportuna? Oppure una non decisione in un momento in cui sarebbe invece necessario prendere delle decisioni?

A livello regionale abbiamo appreso in Consiglio regionale della posizione contraria, manifestata dal Presidente Rollandin, anche in sede di Conferenza delle Regioni, riguardo alla possibilità di ospitare una centrale nucleare sul nostro territorio, cosa che sappiamo essere oggettivamente impossibile. Crediamo che questa Assemblea debba andare oltre e pronunciarsi rispetto ad una politica energetica che vada piuttosto nel senso del consumo responsabile, invertendo la tendenza indotta da chi ha grandi interessi economici, ad aumentare costantemente i consumi, come se ciò fosse qualcosa di inesorabile e incontrollabile! A questo proposito ricordo l'intervento del Presidente Giorgio Napolitano che è intervenuto su questo argomento proprio ieri, il quale sostiene nuovi modelli e strumenti capaci di coniugare lo sviluppo economico con la rigorosa salvaguardia del pianeta e dei suoi equilibri ambientali. Innanzitutto ci sembra necessario attuare una politica rigorosa di risparmio energetico, di efficienza energetica. L'energia va utilizzata in modo più efficiente; oggi si può, isolando gli edifici - cominciando da quelli pubblici -, potenziando i mezzi pubblici di trasporto, educando le persone al risparmio energetico - a cominciare dalle scuole - e, contestualmente, incrementando la produzione di energia da fonti rinnovabili. La Provincia di Bolzano, a cui spesso ci riferiamo, lo fa da anni; il Presidente Durnwalder ha ricordato che (cito): "per il nucleare sono necessarie enormi somme, che invece potrebbero essere investite nel risparmio energetico e nelle fonti di energia rinnovabile, senza dimenticare i possibili pericoli che la produzione nucleare comporta".

Contiamo che il Presidente della Giunta regionale sia altrettanto chiaro nel rappresentare, nelle sedi opportune, le preoccupazioni della comunità valdostana rispetto anche alla verifica della sicurezza delle centrali europee. Riteniamo infine necessario un invito al Governo italiano affinché vengano accorpate le date del referendum e del primo turno delle amministrative, in un'ottica di risparmio di denaro pubblico che, in caso contrario, sarebbe giudicato dai cittadini come uno spreco inaudito, uno schiaffo a chi vive in una situazione di difficoltà quotidiana. Infine la risoluzione fa appello al rispetto per l'iniziativa popolare sottoscritta da oltre un milione di cittadini, affinché non si comprometta con manovre dilatorie la regolare tenuta della consultazione referendaria prevista per quest'anno.

Président - La discussion générale est ouverte.

La parole au Conseiller Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Grazie Presidente.

Devo dire che sono rimasto sorpreso dai toni un po' guerrafondai della collega Morelli a cui non sono, né siamo abituati, conoscendo il suo stile e la sua eleganza anche politica, perché quando sento dire che le argomentazioni utilizzate nelle premesse della risoluzione sono che il Governo nazionale abbia strumentalizzato le recenti drammatiche vicende accadute in Giappone, che hanno - a suo dire - riposizionato le scelte sul nucleare, devo dire che si fa un insulto all'onestà intellettuale! Lo dico perché tutti abbiamo avuto modo di condividere le preoccupazioni, non tanto per le questioni nucleari, che sono avvenute successivamente, ma di per sé per la disgrazia che ha visto decine di migliaia di persone morire per un evento naturale, neanche una persona per eventi nucleari, ma per un terremoto di 9 gradi della scala Richter e un conseguente tsunami devastante. Oggi non siamo a contare le vittime delle centrali nucleari che sono esplose o hanno creato morti per radioattività, oggi contiamo vittime di un disastro naturale, quindi confondere questi sentimenti di preoccupazione, che hanno preso le pagine dei media certamente più la preoccupazione di qualche decina di persone contaminate rispetto alle migliaia di persone morte, la dice lunga sul fatto di chi abbia strumentalizzato questa immane disgrazia!

Vogliamo riportare il dibattito politico al senso di questa risoluzione, che ha due obiettivi molto precisi: il primo è quello di convincere il Consiglio ad esprimere una posizione totalmente negativa, non sospensoria, per quanto riguarda il ragionamento che il Governo nazionale sta facendo per la produzione di centrali di energia nucleare anche in Italia, e noi valdostani, anche in considerazione del fatto che le abbiamo a qualche decina di chilometri di distanza da noi...

Credo che qui non si possa non citare quello che la collega Morelli ha detto, cioè che il Consiglio dei ministri stamani ha provveduto ad una sospensione dei processi decisionali, non tanto per un ripensamento sulla politica energetica, che vede il nostro paese in totale sudditanza dell'estero e, anche alla luce degli ultimi avvenimenti del Nord Africa, in estrema preoccupazione ed eventuale difficoltà in prospettiva, ma perché tutti sanno che il Ministro Romani ha partecipato qualche giorno fa ad un Consiglio europeo dei Ministri dell'energia ad una riflessione più generale dell'Europa sul funzionamento delle centrali di prima, seconda e terza generazione in Europa, in particolar modo su qualche decina di prima generazione che stanno funzionando e su cui già la Germania e la Francia stavano facendo una riflessione, e di certo nessun paese ha immaginato - di quelli che sono più avanti tecnologicamente - di interrompere la costruzione di centrali di terza generazione o più, come si dice. Non sono un esperto in materia, non mi sono fatto un'idea da esperto, mi sono fatto un'idea da cittadino che è un'idea che noi rappresentiamo ed è quella degli elettori a cui facciamo riferimento e che abbiamo modo di incontrare: la preoccupazione sull'utilizzo dell'energia nucleare c'è da parte di tutti e non posso immaginare che ci possa essere qualcuno che, dai banchi dell'opposizione, possa dare dell'irresponsabile a qualcuno solo perché la pensa in maniera diversa!

Il Governo nazionale e tutte le persone che stanno lavorando con serietà a queste valutazioni hanno al primo posto la sicurezza non solo dei cittadini, ma anche di loro stessi e delle loro famiglie, e quindi, da buoni padri di famiglia - prima ancora che come amministratori politici - stanno mettendo al centro dell'attenzione il fatto che le decisioni devono partire dal presupposto non dell'assoluta sicurezza, che non esiste in alcun settore energetico, ma della relativa e convinta produzione di energia in sicurezza per i cittadini. Questo è quello che ha spinto la Germania e la Francia ad avere decine di centrali nucleari; qualcuna è a qualche chilometro da noi... e non sono di quelli che dicono: siccome le abbiamo vicine, abbiamo solo i rischi e non le opportunità...io non dico questo, perché sarebbe troppo populistico e da bar! Io dico una cosa diversa, dico che il nostro paese ha perso trent'anni fa una grande opportunità: quella di essere leader in un mercato della produzione di energia nel quale eravamo con l'ENI.

Oggi c'è un ripensamento; capiamo tutti che abbiamo perso forse dei treni, che non avere le centrali nucleari non significa essere al riparo dai rischi dell'inquinamento e dell'intossicazione, ma significa essere esposti a rischi diversi. Su questo tutti noi, in questi giorni, abbiamo avuto modo di informarci; il dibattito fra gli stessi esperti, ingegneri nucleari, è molto aperto. Credo che noi, semplici cittadini, poco possiamo dire se non che la riflessione sulla produzione autonoma da parte del nostro paese di energia sia un dossier che va riaperto, non precludendosi le opportunità esclusivamente per fini demagogici. Se dobbiamo dire "no" al nucleare perché è radioattivo, dobbiamo dire "no" al petrolio perché inquina; se dobbiamo dire "no" al petrolio perché inquina dobbiamo dire "no" alle ferrovie perché funzionano con il petrolio, se non funzionano con il petrolio funzionano con l'energia elettrica che viene prodotta con il petrolio (perché a parte la Valle d'Aosta mi risulta che tutte le altre centrali elettriche funzionino a gasolio). Quindi, se dovessimo dire "sì" all'energia a tasso zero, dobbiamo ricordarci che le fonti rinnovabili oggi - il fotovoltaico - fortemente incentivate anche da questo Governo - al punto che in due anni abbiamo raggiunto gli obiettivi che la Comunità europea aveva dato a questo paese per il 2020 - e i forti incentivi sulle fonti energetiche alternative sappiamo che sono scientificamente ancora tecnologie che hanno bisogno di essere messe a produttività, perché hanno costi molto alti e produttività energetiche ancora troppo basse, pur avendo l'Italia raggiunto gli obiettivi fissati per il 2020, unico paese in Europa. È per quello che c'è la riflessione sugli incentivi, se non riposizionarli e reindirizzarli, cosa che verrà fatta entro maggio.

La risoluzione chiede due cose: a questo Consiglio, che rappresenta il popolo valdostano, di dire chiaro e forte "no" in assoluto al nucleare, e questo io - come il nostro gruppo - non mi sento di sostenerlo, perché credo che faccia bene il Governo italiano - lo farebbe un governo di qualunque colore - a tenersi aperta una possibilità di alternative energetiche, a maggior ragione nel momento in cui gas e petrolio dal Nord Africa hanno problemi di distribuzione. Poi la risoluzione riporta ai referendum che hanno impedito al nostro paese di sviluppare una leadership tecnologica in questo senso, e qui ribadisco che abbiamo perso un'occasione. I motivi di quei referendum li conosciamo tutti, molti di noi probabilmente hanno votato "no" al nucleare in quegli anni; questo non ha impedito però ai nostri partner europei di andare avanti, anche a pochi chilometri da noi, su quelle tecnologie e di raggiungere quelli che riteniamo possano essere considerati... e anche lo stesso incidente del Giappone lo ricorda, le centrali nucleari che in questo momento sono all'attenzione del mondo scientifico, nessuno dei quattro reattori colpiti dal terremoto ha subito danni strutturali. Se era esclusivamente per il terremoto, le centrali avrebbero continuato a funzionare, e sono di prima generazione, come prima; quello che ha inchiodato il sistema delle centrali nucleari è lo tsunami che ha bloccato i sistemi di raffreddamento e questo ha posto una condizione di ripensamento sull'ubicazione delle centrali...si pensava fosse opportuno collocarle vicino all'acqua per il concetto di raffreddamento... questo perché i terremoti, quando succedono sulla terraferma, producono un terremoto forte a cui le centrali resistono, ma quando invece si producono nel mare, provocano gli tsunami, come quelli che hanno colpito il sistema di raffreddamento. Se oggi dovessimo ragionare sulle nuove centrali rispetto a quelle problematiche, se quelle centrali fossero state di terza generazione, non avrebbero neanche avuto i problemi di raffreddamento e non saremmo, qui, a discutere un ripensamento sul nucleare; quindi ci sarebbero sistemi ausiliari di protezione e di sicurezza.

Credo che questa risoluzione - e la capisco anche da parte della sinistra autonomista di questa Regione in termini di proposta, comunque della sinistra progressista, la posso capire in termini ideologici - non sia accettabile in termini programmatici, perché su questo tema le verità in tasca non le ha nessuno. Chi si occupa di questo, in termini scientifici, sta dando delle risposte e credo che i cittadini avranno il tempo e il modo di occuparsi di questa cosa nei referendum che verranno indetti, perché è un compito del Governo indicare le date.

Président - Pas d'autres qui souhaitent intervenir en discussion générale.

La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Pensavo che la maggioranza attualmente in vigore avesse qualcosa da dire...per adesso hanno parlato le opposizioni, non volevo fare tre opposizioni a zero, si voleva sentire il parere della maggioranza. Ciò premesso, solo per dire perché c'è stata un'esitazione, perché sarebbe stato interessante, in un dibattito, conoscere il parere della maggioranza...non ci tiriamo indietro su una riflessione molto puntuale sul tema.

Intanto è vero che l'argomento è controverso dal punto di vista scientifico, ma non a tal punto che non vi siano alcune certezze, ossia che ad oggi nessun scienziato è in grado di dire cosa fare delle scorie radioattive: questo non è opinabile. Altresì è vero - e non è opinabile - che alcune centrali ormai sono definite poco sicure e anche questa è una constatazione ormai assodata; si parla già di centrali di terza generazione perché quelle cosiddette "di seconda generazione" non sono ritenute più affidabili e, in alcuni casi, i paesi più preoccupati da questo punto di vista hanno ritenuto opportuno, come la Germania, di intervenire in maniera precauzionale per fermare alcune centrali che avrebbero probabilmente potuto funzionare.

Fino a qualche tempo fa il Governo nazionale aveva messo in campo un progetto di centrali nucleari che parlava di centrali di seconda generazione, quelle che nessuno vuole più costruire. Vediamo allora di non confondere le idee su questi argomenti confusi: il programma del Governo non è per costruire centrali di terza generazione, questo è quello che chiede Cota al Governo, ma il Governo ha un progetto per la costruzione di centrali vecchie che in Germania vengono fermate. Anche su questo punto va fatta chiarezza: che non si parla di centrali ultramoderne...se poi verrà cambiato il programma questo è un altro discorso, se verranno acquistati altri tipi di centrali - visto che non le produciamo noi - è un altro discorso, ma il progetto del Governo adesso è ritenuto vecchio anche dagli scienziati.

Altre considerazioni sono doverose rispetto al fatto che nella comunità scientifica si è avvertito un allarme ulteriore, perché non è che i giapponesi fossero stati imprevidenti nel realizzare le centrali che hanno realizzato. Nel caso di Fukushima la centrale era a norma e addirittura era stata preventivata la possibilità dello tsunami; semplicemente si è verificato un terremoto e uno tsunami di entità straordinaria, unica, mai prevista neanche dagli esperti! Questo ha fatto sì che il tema della sicurezza rispetto alle centrali nucleari facesse saltare alcune verità scientifiche consolidate, cioè nell'ambiente degli esperti che avevano redatto piani di sicurezza delle centrali nucleari, l'incidente giapponese ha messo in dubbio alcune verità e obbliga tutti ad un ripensamento rispetto al sistema di sicurezza, sistema di sicurezza che non è ancora stato ripensato e rivisto. Dal punto di vista degli interventi, non possiamo nasconderci che il tentativo di rinviare di un anno le decisioni sul nucleare da parte del Governo senza sospendere le norme in via di attuazione, è un modo furbo per nascondere un evidente dietro front del Governo, un fuggi-fuggi, visto che è un governo sempre attento ai sondaggi; scoprendo che tre italiani su quattro sono assolutamente contrari al nucleare sono andati in ritirata, perché a breve ci sono le amministrative ed è bene calmare gli animi e inventarsi questo nuovo trucco di una moratoria sul programma nucleare.

Mi stupisce il fatto che il PdL della Valle d'Aosta è ancora più interessato al nucleare del suo stesso Ministro nazionale che ha fatto dichiarazioni ben più forti dicendo che, nel momento in cui l'Unione europea non ci dà delle garanzie chiare sulla sicurezza del nucleare, fermiamo tutto. Invece qui apprendo che il gruppo del PdL è intenzionato a tenere sempre aperta la via del nucleare, quindi sarà oggetto di interesse anche nazionale scoprire che ci sono degli esponenti del territorio della Valle d'Aosta che sono assolutamente più in là degli stessi ministri del Governo nazionale sulla politica nuclearista!

Quindi da parte nostra c'è l'esigenza di dire che, come cittadini valdostani, non dobbiamo avere alcuna esitazione nel dire "no" ad una politica nuclearista, anche alla luce del fatto che paesi che si trovano in condizioni climatiche ben diverse dalle nostre stanno facendo delle scelte innovative e coraggiose sul fronte delle energie rinnovabili. Allora il punto è molto chiaro, non è ideologico sulla questione del nucleare: se utilizziamo le enormi risorse che ci servono per costruire le centrali nucleari - tempo di realizzazione dieci anni e immensi capitali di investimento - non abbiamo le risorse per lanciare un importante impegno sulle energie rinnovabili. Già siamo indietro non sul nucleare, ma sulle energie rinnovabili rispetto agli altri paesi, perché l'energia nucleare la compriamo a prezzi bassissimi dalla Francia, tanto che alcuni economisti hanno detto che a noi conviene più comprarla dalla Francia piuttosto che fare una centrale nuova! Invece siamo arretrati come "Paese del sole", Italia, rispetto a Spagna e Germania nel campo delle energie rinnovabili.

Quindi mi permetto di dire che in tutti i paesi c'è una grossa distinzione fra i problemi generati all'ambiente dalla costruzione di impianti per le energie rinnovabili dall'utilizzo delle fonti come il petrolio e il carbone rispetto all'energia nucleare, che costituisce comunque un problema peculiare non solo per la durata dei tempi dell'installazione, per i problemi della sicurezza, ma anche perché gli impianti realizzati sono difficilmente smantellabili. Non esiste al mondo alcun paese che sia riuscito a smantellare completamente una centrale nucleare, le si lasciano lì, si coprono eventualmente con tonnellate di cemento e rimangono a contaminare un ambiente per migliaia di anni! La situazione è estremamente chiara, su questa cosa trovo scandaloso che si prenda una posizione che non è ideologica, perché ho cercato di argomentarla anche con ragioni economiche. Pensiamo che, siccome gli altri paesi pensano ad un futuro in cui il nucleare venga meno, si debba immaginare di uscire da questa dimensione.

Rispetto all'impegno che riguarda la questione referendaria, il tentativo di impedire ai cittadini di esprimersi con un referendum su questa cosa è anzitutto gravissimo dal punto di vista della democrazia e auspico che il nostro Governo si batta perché la democrazia rimanga in questo paese.

Presidente - Se nessun altro chiede di intervenire, dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola all'Assessore al turismo, sport, commercio e trasporti, Marguerettaz.

Marguerettaz (UV) - Sicuramente il tema della risoluzione è un tema importante, tant'è che il Presidente della Regione è intervenuto nelle sedi opportune nel rappresentare la posizione della Valle d'Aosta.

Ritornare su una risoluzione facendo una serie di affermazioni in parte condivisibili e in parte no, soprattutto in un momento in cui abbiamo un provvedimento che è stato adottato oggi dal Governo e che non abbiamo ancora avuto modo di vedere, ci porta a fare una discussione che non ha tutti gli elementi. Pertanto, rispetto a questo tema, chiediamo di ritirarla; in alternativa, la maggioranza si astiene.

Presidente - La parola alla Consigliera Patrizia Morelli.

Morelli (ALPE) - Definire guerrafondaio il mio tono, collega Lattanzi, mi sembra decisamente eccessivo. ALPE contiene, nel suo statuto, una dichiarazione di non violenza; altra cosa è cercare di esprimere le proprie opinioni con una certa convinzione.

Quanto alla strumentalizzazione, credo che definire "sciacallaggio" le giuste preoccupazioni espresse da tanti cittadini sia, sì, una strumentalizzazione e, quanto al fatto che le esplosioni nella centrale non abbiano provocato delle vittime, sappiamo tutti che le vittime delle radiazioni nucleari non sono così evidenti: gli effetti sono ben più subdoli, credo che la tragedia di Chernobyl ce lo abbia insegnato, e si protraggono negli anni.

Quanto alle posizioni degli Stati europei, è recentissima la dichiarazione di Angela Merkel che dice: prima la Germania lascia l'energia nucleare meglio è. Non vorrei che con questa moratoria, fra un anno, l'Italia, mentre tutti gli altri Stati europei avranno fatto delle riflessioni per tornare indietro sul nucleare, fosse l'unico paese a voler persistere!

Quanto alle centrali di seconda, terza e quarta generazione...si parla di centrali di terza generazione, ma in queste centrali non c'è una grande differenza fra i reattori di seconda generazione - di cui spesso leggiamo nelle pagine di cronaca - e i reattori di terza generazione: i miglioramenti sono marginali, non vanno ad intaccare il cuore del problema, non solo la sicurezza, i punti critici riguardano le scorie, l'approvvigionamento dell'uranio, l'efficienza delle macchine, la proliferazione nucleare. Con la terza generazione, quella che si potrebbe costruire oggi, tutti questi fattori che finora hanno costituito un freno potente allo sviluppo della tecnologia nucleare restano in campo. Questo non lo dico io, lo dice Rubbia, un premio Nobel della fisica, e credo che siano parole che si commentano da sole.

In conclusione, mi stupisce che su un argomento di questo tipo nessun Consigliere di maggioranza voglia prendere la parola per contribuire con una sua riflessione, non sono argomenti da trattare in modo ideologico e quindi credo che ognuno di noi dovrebbe avere un suo pensiero, tant'è che in sede di referendum ognuno esprimerà il suo pensiero.

Presidente - La parola al Consigliere Louvin.

Louvin (ALPE) - Grazie Presidente.

Cercherò di iscrivermi anch'io nel solco della non violenza, che però ha anche qualche dovere di verità e di trasparenza nei propositi e nei contenuti delle proposte. Solo per tre brevissime sottolineature del nostro gruppo a sostegno delle ragioni di questa - credo - importante risoluzione.

La prima: la scelta e la sterzata nuclearista che ha imposto il "Governo Berlusconi" negli ultimi mesi ha non solo dei riflessi emotivi in questo momento a fronte della tragedia a cui abbiamo assistito in Giappone 12 giorni fa, ma dei riflessi economici pesantissimi che il sistema produttivo di questo paese sta già registrando. Oggi apprendiamo che sono disdetti ordini e bloccati crediti in materia di fotovoltaico e quindi di energie rinnovabili con una messa a rischio di 12.000 posti di lavoro nel solo Piemonte. È una botta durissima che il "decreto Romani", che ha cambiato in corso d'opera le regole per la concessione dei sostegni economici in materia di energie rinnovabili...ed è un effetto devastante che questo decreto sta producendo e che la moratoria all'attuazione del piano nucleare del Governo non eliminerà, per cui ci troveremo - situazione non inedita in questo paese che, in materia di scelte energetiche, ha continuato ad oscillare dagli anni trenta in poi - in una situazione di gravissima impasse che non ci permette di recuperare tempo rispetto al nucleare - cosa che ovviamente non condividiamo, ma che avrebbe un significato -, né di metterci al passo con i paesi europei - Germania, Francia, Svizzera, Austria ed altri - che stanno oggi sollevando già il piede dall'acceleratore del nucleare. Quindi non solo all'interno dell'Unione europea, ma tutto intorno a noi il quadro dell'economia trainante europea ha fatto le sue scelte e sta progressivamente riducendo la dipendenza dal nucleare. Noi affosseremo definitivamente anche la svolta delle energie rinnovabili, e questo credo sia un danno enorme che sta portando il Governo nazionale in questa materia.

In questa materia la Valle d'Aosta si era già pronunciata, aveva votato oltre l'80 percento perché non ci fosse la costruzione di centrali nucleari in questo paese e mi auguro che lo stesso risultato si possa conseguire in questo referendum che, ricordo, come tutti i referendum ha una durata di effetto di cinque anni: il voto popolare non è un voto a tempo indeterminato, è analogo ad un voto di una legislatura. E quindi la moratoria di un anno che propone oggi tatticamente e surrettiziamente come manovra distorsiva e dilatoria rispetto ai referendum il Governo centrale, non ha significato a fronte di una validità temporale che ha la scelta che opererà - lo speriamo - il popolo in sede referendaria.

Seconda questione: in un vuoto pneumatico di posizione da parte di questo Governo e di questa maggioranza regionale sul tema, come ha candidamente dichiarato poco fa l'Assessore Marguerettaz senza dare la minima argomentazione in proposito, ci troviamo a giocare un gioco da Pulcinella che non fa onore alla nostra Regione. Da un lato lasciar credere che siamo contro il nucleare, ed è stato dichiarato in quest'aula poche settimane fa rispondendo a delle sollecitazioni dei colleghi del Partito Democratico...eravamo tutti usciti dall'aula con la convinzione che ci fosse una posizione anti-nuclearista da parte del Governo regionale; oggi apprendiamo che è solo la sindrome Nimby: non a casa mia, fate pure, ma non a casa mia! Questo non crediamo faccia onore a questa Regione, la Regione Valle d'Aosta la sollecitiamo ad esprimersi in una chiave di scelta di prospettiva, in dissenso rispetto a questo.

La terza argomentazione viene a riportare l'attenzione sul profilo che è stato tratteggiato solo in modo sintetico, ovvero l'enorme dispendio di risorsa economica che deriva dalla scelta scellerata che propone il Ministro degli interni di riportare la data del referendum al 12 giugno. Vorrei ricordare in questa Regione che non è interessata in modo massiccio alla tornata amministrativa del 2011 che oltre 1.300 Comuni e 11 Province in Italia, ma con dei capoluoghi di Regione estremamente popolosi, fra cui Milano e Torino, andranno a votare per ben due volte, perché si tratta di un'elezione a doppio turno, nelle prossime settimane. A questo doppio turno elettorale il Governo propone di aggiungere un terzo turno con una spesa che viene quantificata nell'ordine di 300.000.000 di euro. Perché i conti siano chiari, questa spesa è l'equivalente del sacrificio che è stato imposto nel 2011 dalla "manovra Tremonti" a tutte le Province italiane. Con un gesto che non esito a definire folle il Governo italiano, per una pura manovra tattica legata alla volontà di scindere il confronto referendario dal confronto elettorale, porterà a buttare nel cestino 300.000.000 di euro per una tornata elettorale supplementare. Questo è un disegno assolutamente scellerato...se non fosse irrispettoso, prendendo spunto dal nome del Ministro, direi una "maronata", che in patois non suona in modo molto lusinghiero come trovata, è una scelta veramente desolante rispetto alla quale è necessario che questo Consiglio, che ha fatto e sta facendo la sua parte a nome della comunità valdostana, la sua parte nel risanamento finanziario del paese, non accetti questo genere di escamotage e non accetti che si disperdano risorse pubbliche in questa misura per andare contro la possibilità del popolo di esprimersi.

Vorrei ricordare in proposito che il "Governo Berlusconi" si è costituito alla Corte costituzionale contro l'ammissibilità di questi referendum, è un Governo schierato su questo tema e utilizza risorse pubbliche in maniera irresponsabile per evitare che si raggiunga il quorum. Naturalmente si farà tutto il necessario e cercheremo di moltiplicare gli sforzi perché ci possa essere un pronunciamento su tutti e quattro i referendum, due dei quali ci vedono particolarmente impegnati, quello relativo alla reiezione della politica di privatizzazione delle acque...ma volevamo sottolineare in questa sede come, con una semplice scelta di buon senso, si possa permettere un pronunciamento adeguato della popolazione ed evitare uno sperpero colossale di denaro pubblico.

Quindi il gruppo di ALPE è compatto e convinto nel sostegno a questa risoluzione. Grazie.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel.

Donzel (PD) - Come nel caso precedente, il dibattito ci rende ancora più convinti rispetto all'impegno previsto in questa risoluzione, per ragioni che sintetizzo in questo modo.

Uno: c'è un tentativo - che è la cosa che giudico più grave di tutte - di impedire ai cittadini italiani di esprimersi attraverso un voto su una questione che li riguarda...è gravissimo che un Governo cerchi di affossare un referendum! Si può dire ai cittadini di andare al mare, non è molto educativo, ma cercare di impedire a dei cittadini di dire cosa ne pensano su un argomento è un fatto gravissimo e quindi questa cosa è inammissibile!

L'altra cosa altrettanto grave è che qui la Lega si è fatta campione in questi anni di attacchi a Roma ladrona, e anche da questo Consiglio abbiamo sentito come a Roma si sperpera il denaro pubblico, eccetera; abbiamo un'occasione incredibile per dire al Governo romano di non sperperare il denaro pubblico, di non buttare centinaia di milioni di euro facendo il referendum in una data diversa da quella delle amministrative. Vi ricordo che nelle leggi finanziarie ci si accapiglia non per centinaia di milioni di euro, ma per qualche milionata di euro si fanno lotte, battaglie ed emendamenti; questo Governo fa scivolare, con un colpo d'ala, centinaia di milioni di euro e non ci si accorge dei posti di lavoro che si perdono, dei precari buttati fuori, dei tagli alla scuola pubblica...sapete cosa vogliono dire centinaia di milioni di euro per la scuola pubblica, per i precari?

Questo Governo viene a dire alla Valle d'Aosta: tu devi ridurre il numero dei precari nella pubblica amministrazione, tagliare giornate di lavoro ai forestali, e poi da questo Consiglio regionale non si alza una voce per dire al Governo di cominciare a risparmiare, lui, questi 300.000.000 di euro, di dare, lui, il buon esempio? Silenzio su questo argomento e questa è la cosa che mi sta molto a cuore sulla questione metodologica.

Quanto all'impegno, pensare che sia liquidabile con poche battute dell'Assessore Marguerettaz una risoluzione così ci sembra ingiusto; almeno avrei voluto - nonostante per ragioni politiche di simpatia nei confronti del Governo nazionale non possiamo votarla - sentire un impegno forte sull'impegno a monitorare costantemente la situazione attraverso l'agenzia...non ho dubbi che ci sarà un impegno in questo senso, ma almeno ribadirlo! La cosa che abbiamo chiesto non è una cosa qualunque: qui ci sono delle polveri che si muovono e ci sono dei cittadini da rassicurare attraverso un puntuale monitoraggio per avere conoscenza di quanto sta avvenendo. Sarà sfuggito a me, forse ero distratto, ma queste frasi di forte impegno, al di là del tentativo di snobbare politicamente e in modo non corretto questa risoluzione, me le sarei aspettate!

Infine, mi sarei aspettato un ragionamento che forse cercava di farci uscire da questa questione - se mi permettete - italiota del nucleare per dire: si può ragionare in termini di una politica nucleare europea in cui l'Unione europea detta delle norme per cui non abbiamo un paese vicino al nostro che ci fa dieci centrali nucleari e un altro che procede per conto suo con tecnologie non verificate? Se c'è un ruolo che ha l'Unione europea è anche di coordinare una politica energetica nucleare a livello europeo, facendo coordinare gli sforzi fra di loro dei vari Stati. Queste cose non le ho sentite, ed è importante che vengano ribadite con un voto.

Président - Je soumets au vote la résolution:

Conseillers présents: 31

Votants: 14

Pour: 8

Contre: 6

Abstentions: 17 (Agostino, Bieler, Caveri, Alberto Cerise, Comé, Crétaz, Empereur, Hélène Impérial, Isabellon, Maquignaz, Marguerettaz, Pastoret, Prola, Emily Rini, Rosset, Marco Viérin, Manuela Zublena)

Le Conseil n'approuve pas.

Président - Nous avons terminé la discussion sur les points inscrits à l'ordre du jour. Je prie la Conférence des chefs de groupe de se rendre à la salle à côté pour la réunion qui a été convoquée.

La séance est levée.

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La réunion se termine à dix-sept heures et trente-sept minutes.