Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 779 del 7 ottobre 2009 - Resoconto

OGGETTO N. 779/XIII - Discussione generale congiunta in merito ai pareri sui disegni di legge costituzionale n. 41, n. 1655 e n. 1656 concernenti la procedura per la modifica degli statuti delle Regioni a statuto speciale.

Président - Nous sommes en discussion sur les points n° 26, n° 27 et n° 28 à l'ordre du jour.

L'article 50 du Statut prévoit au 3e alinéa que tout projet de modification du Statut émanant du Gouvernement de la République ou du Parlement est transmis au Conseil régional, qui exprime son avis dans les deux mois qui suivent. Conformément à cette disposition, le Ministre pour les rapports avec la Région nous a transmis les projets de modification de la loi constitutionnelle n° 41, n° 1655 et n° 1656 présentés au Sénat de la République. Les projets de modification sont inscrits aux points n° 26, n° 27, n° 28 de l'ordre du jour. Les trois projets de loi constitutionnelle ont été examinés par la Ie Commission, qui a exprimé un avis contraire, maintenant ils sont soumis à l'examen du Conseil pour l'avis prévu par l'article 50 du Statut spécial. Je vous rappelle qu'il y aura une discussion unique, mais les votations seront distinguées et donc une votation sur chaque point soit pour ceux qui sont les projets de loi, soit pour ceux qui sont les amendements qui ont été présentés.

La parole au Conseiller Zucchi.

Zucchi (PdL) - Grazie, Presidente. Intanto la ringrazio per aver già anticipato i termini dei provvedimenti in discussione, ricordando che l'articolo 50, 3° comma dello Statuto impone una nostra posizione in merito alle modificazioni dello Statuto da parte di iniziative del Governo, da parte parlamentare come in questo caso. Così come altre regioni a statuto speciale, anche noi abbiamo ricevuto queste tre proposte di legge di modifica costituzionale, che sono state esaminate dalla I Commissione. Il fatto che la discussione venga accorpata semplifica il dibattito anche ai fini della concretezza, anche se bisogna dire che le proposte che sono state poste all'esame della commissione, pur disciplinando la stessa materia, sono differenti, perché sono, da un punto di vista sostanziale, differenti. Ciò non toglie che la Commissione abbia espresso un parere sfavorevole su tutte e tre le proposte di legge, in quanto è stato espresso un voto unanime, tranne che sulla proposta n. 27, dove il Consigliere Donzel si è astenuto, per cui la commissione ha ritenuto di esprimere questo parere di carattere negativo in quanto, come è a tutti noto, già in questa legislatura alla fine dello scorso anno questo Consiglio ha varato una propria proposta di legge di modifica dello Statuto, votandola all'unanimità. È proprio sulla base di questo voto che è avvenuto in questo Consiglio su tale materia che mi permetto di ricordare i caratteri salienti della modifica che abbiamo depositato alla Camera e al Senato, affinché venissero prese in considerazione le nostre istanze di modifica, che riassumo brevemente, senza andare a ripercorrere i ragionamenti sottesi e illustrati dai vari colleghi che nel mese di dicembre dello scorso anno si sono soffermati su questa importante materia. Il Consiglio ha emanato all'unanimità una proposta di legge di modifica dello Statuto, sulla base di due principi cardine: il principio dell'intesa basato sull'assenso preventivo e sulla maggioranza qualificata. Su questi due principi, dove il Consiglio ha operato in una maniera condivisa all'unanimità, la commissione ha compiuto un ragionamento ritenendo che le proposte di legge sottoposte al nostro esame, pur essendo lodevoli ognuna e meritevoli della dovuta attenzione, non sono così garantiste rispetto alla proposta di legge che il Consiglio ha varato all'unanimità pochi mesi or sono.

Senza addentrarmi in questa fase nelle differenze che sono di natura tecnica, sulle varie proposte che dal Senatore Peterlini in primis, la Senatrice Finocchiaro ed altri hanno portato all'attenzione dovuta, secondo l'articolo 50, 3° comma del nostro Statuto... all'emissione del parere di questo Consiglio, abbiamo predisposto in commissione una motivazione che mi permetto di illustrare brevemente e che ripercorre il concetto prima espresso e che è stato firmato dal sottoscritto in qualità di Presidente della commissione, ma sottoscritto da tutti i Capigruppo presenti in quella commissione e che stabilisce il principio per cui, avendo noi votato questa proposta di legge all'unanimità lo scorso 17 dicembre 2008 e ritenendo questa proposta il punto di partenza delle future discussioni sul tema, in quanto ritenute più garantiste per gli interessi della nostra Regione, si esprime un parere sfavorevole rispetto alle proposte che sono state poste all'attenzione della commissione e all'espressione del voto di oggi. Vi informo inoltre che le nostre colleghe Regioni a statuto speciale hanno già affrontato nei giorni scorsi questa materia, esprimendo delle posizioni differenti: la Sicilia e il Friuli Venezia Giulia hanno espresso parere sfavorevole in merito a queste proposte di legge, mentre il Trentino ha espresso parere favorevole. Oggi siamo chiamati ad esprimere un parere, mi permetto di ricordare che in I Commissione abbiamo avuto il piacere di audire i Parlamentari della Valle d'Aosta, che hanno perorato il principio secondo cui sarebbe opportuno su temi di questa importanza creare una connessione fra altre Regioni a statuto speciale come la nostra per verificare quelle che possono essere delle soluzioni condivise in merito a queste proposte di modifica di legge costituzionale, così come i Parlamentari della Valle d'Aosta stanno facendo con i loro colleghi. La commissione quindi si sta attivando, anche con l'ausilio del Presidente del Consiglio, per arrivare nei prossimi giorni a stabilire gli opportuni contatti con gli organismi paritetici al nostro - quindi della Commissione affari costituzionali della nostra Regione - per stabilire il doveroso contatto per giungere alla formulazione di una proposta che, qualora condivisa, possa avere maggiore peso e maggiore speranza di tutelare i nostri interessi. Vi ringrazio.

Président - La parole au Conseiller Louvin.

Louvin (VdAV-R) - Credo che su questo tema, prima di affrontare la questione nel merito, sia doveroso da parte del nostro gruppo esprimere le proprie felicitazioni al Presidente del Consiglio, che da pochi giorni è chiamato a coordinare i lavori delle Regioni a statuto speciale, come ci ha annunciato in esordio di riunione e, se non lo abbiamo fatto all'inizio sulle sue comunicazioni, è perché avevamo un tema già caldo che sicuramente si troverà sul tavolo come Vice Coordinatore della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali. Lo dico non per piaggeria, ma perché credo che si troverà fin dall'inizio un fronte delle Regioni a statuto speciale particolarmente sfilacciato, direi gravemente sfilacciato, come risulta da questa problematica che ci vede penultimi ad esprimere il nostro avviso, dopo che già si sono pronunciate le Province autonome di Trento, Bolzano, la Sicilia, il Friuli Venezia Giulia. Non ho notizie della Sardegna, ma il quadro appare già sufficientemente confuso e contrastato. Trento e Bolzano si sono espressi favorevolmente alla proposta nei termini generali in cui è stata presentata, in particolare il riferimento è a quella del Senatore Oscar Peterlini, contraddistinta con il numero "Atti Senato 41"; la Sicilia ha espresso un parere favorevole invece al n. 1655, forse anche per ovvia simpatia e sintonia con l'Onorevole Finocchiaro, prima firmataria della proposta; il Friuli Venezia Giulia si è espresso in modo radicalmente contrario e unanimemente contrario su tutte e tre le proposte, con una decisione che ha visto allineati sul fronte opposto a quello che hanno avuto trentini e sudtirolesi, tutte le forze centro-destra e centro-sinistra.

Noi siamo adesso chiamati a pronunciarci, se per solidarietà di patria naturalmente possiamo avere maggiore simpatia (e noi quanto meno l'abbiamo) per una proposta che in sede parlamentare ha avanzato il nostro Deputato, non possiamo qui sottacere alcune perplessità emerse nel merito di queste proposte, sulle quali oggi esprimiamo un parere. Lo abbiamo già manifestato in commissione, lo ha ricordato correttamente il Presidente Zucchi dicendo che ci siamo espressi in senso contrario a queste tre iniziative, che pure portano dei caratteri diversi e andrebbero analizzate partitamente. Non credo che questo sia necessario, tanto più che sono già consegnate al verbale le posizioni espresse nelle Commissioni, ma sinteticamente possiamo dire che la nostra opinione di gruppo consiliare, e mi pare rispecchi sostanzialmente anche l'opinione di buona parte dell'Assemblea, va nel senso di non ritenere sufficiente la garanzia che viene offerta dalla possibilità di fermare queste iniziative di modifica dello Statuto speciale se non si forma all'interno di questa Assemblea un fronte di due terzi del Consiglio regionale a fare barriera contro di esse. La proposta che abbiamo approvato come Consiglio regionale va nel senso opposto, ossia di chiedere che vi sia una condivisione molto alta da parte di questo Consiglio della proposta di modifica e non che si debba cucire un fronte del "no" particolarmente ampio. Non sono questioni di lana caprina e chi ha vissuto il braccio di ferro sulle modifiche statutarie è sensibile all'importanza di questa possibilità di resistenza; credo che debba essere a questo punto manifestata, oltre che la nostra posizione sul concreto di questi atti parlamentari, anche la necessità di raccogliere un consenso più coordinato delle Regioni a statuto speciale. I colleghi sudtirolesi non a caso si sentono molto solidi nella loro posizione e ritengono ampiamente satisfattiva una soluzione come quella del diniego a due terzi, perché ritengono che il loro gruppo linguistico abbia una possibilità di dire "no" a qualsiasi manifestazione contraria allo Statuto speciale del Trentino Alto Adige. Si sentono oltretutto e lo dichiarano nei loro stessi atti approvativi cautelati da una garanzia internazionale che noi non abbiamo mai avuto, non abbiamo nessun appoggio esterno rispetto a questa possibilità, quindi l'idea che non si formi un'opposizione coerente e qualificata all'interno di questo Consiglio, di fronte ad una proposta di modifica dello Statuto, che comunque viene a sovvertire alcuni dei suoi principi fondamentali, è un'idea decisamente inquietante per noi.

Credo sia opportuna una pronuncia negativa, seppure con i dovuti distinguo che abbiamo inteso fare in particolare sottolineando alcuni tentativi di venire verso la posizione, contenuti in questi atti, in particolare dall'atto n. 1655 a firma del Senatore Finocchiaro, ma riteniamo comunque che sia importante un'attestazione di principio: se c'è intesa da parte della maggioranza di questo Consiglio, possono andare avanti le modifiche statutarie, se la maggioranza di questo Consiglio - dico la maggioranza, non una maggioranza qualificata - non è convinta dell'opportunità di queste modifiche, non possiamo ritenere che vi sia un'intesa. Il principio del non dissenso o del mancato assenso, come viene formulato da parte di queste proposte, ci sembra una soluzione debole, una soluzione che non mette al sicuro il nostro Statuto da eventuali futuri colpi di mano. Su questo peraltro dobbiamo rammaricarci che nella storia politica di questi ultimi anni vi sia stata molta timidezza al momento della riforma del Titolo V da parte della maggioranza di centro-sinistra nel non aver inserito allora quel principio della previa intesa, fu inserita in quel frangente, in quell'anno 2001, soltanto questa modifica dell'articolo 50 in base alla quale oggi ci pronunciamo e devo dire non pienamente soddisfacente era ugualmente dal nostro punto di vista l'impostazione che era stata data nel 2006 dalla riforma costituzionale cosiddetta della devolution, che fu poi bocciata in sede referendaria. Riteniamo quindi giusto che le Regioni a statuto speciale costruiscano oggi una posizione diversa, ferma, nel chiedere che vi sia intesa sostanziale fra Regione e Stato per ogni passaggio di modifica costituzionale che ci interesserà in futuro. Questo crediamo che vada esplicitato, se possibile, anche andando oltre le formulazioni attuali e prevedendo che vi sia un momento di costruzione della riforma e non solo di opposizione o contrapposizione nel momento in cui già ha votato il Parlamento in prima lettura, perché questo è oggi previsto dalle norme in discussione. Crediamo che ci debba essere un momento di costruzione della riforma costituzionale che veda implicato da un lato il Consiglio regionale, dall'altro la Commissione affari costituzionali della Camera e del Senato e che insieme si individui una formulazione che abbia un gradimento comune, in qualche modo riportando a livello costituzionale quella procedura che abbiamo già per le norme di attuazione e facendo sì che la dialettica fra Consiglio e Parlamento possa preparare il terreno a decisioni condivise e non aspettare che ci siano forzature o solo proposte rivendicative, magari demagogiche da parte delle Regioni. Crediamo sia da impostare in modo diverso il meccanismo di riforma costituzionale, così come altri Parlamenti e altri sistemi (in particolare i sistemi federali) prevedono per preparare il terreno delle riforme che sono sicuramente necessarie e nel nostro caso auspicabili per svecchiare il nostro Statuto speciale attuale. Grazie.

Président - La parole au Conseiller La Torre.

La Torre (FA) - Grazie, Presidente. Intanto voglio ringraziare il Presidente Zucchi, che ha ben riassunto i lavori della commissione su un argomento così delicato e importante. Credo che l'Italia viva un momento particolare, un momento di grandi cambiamenti, non solo alla luce del nuovo rapporto che è oggi si è instaurato con l'Europa e con il Parlamento europeo, ma vive un momento interno dove emerge una volontà di portare avanti una serie di riforme. Queste sono riforme necessarie per un certo punto di vista, ma riforme che aprono degli scenari nuovi e diversi. Possiamo anche solo fare qualche riferimento al ragionamento sul federalismo fiscale con le implicazioni, profondamente collegate a quelle che poi saranno riforme istituzionali e costituzionali. È evidente che questo argomento diventa centrale per quel che riguarda la necessità delle Regioni a statuto speciale, ma oggi voglio parlare solo della nostra Regione, di ribadire il suo DNA, che è un DNA autonomista, che non vuole essere confuso con un regionalismo esasperato, ma un ribadire in modo chiaro e preciso che il fondamento dell'ordinamento di autonomia della nostra Regione si basa sul regime pattizio e questo non può, né deve essere messo in discussione, perché è da questo che in caduta si svolge tutto il ragionamento che ci vedrà confrontarci sulle riforme che porterà avanti questo Paese. Noi non siamo stati assenti nel passato da questo dibattito, che oggi invece vede un'accelerazione, perché già nel 1995 Caveri e nel 2001 il Senatore Rollandin presentarono delle leggi in questo senso che andavano ad anticipare e a porsi sul terreno di questo dibattito, un dibattito che oggi con la "proposta Violante", con la bozza della Carta delle autonomie di Calderoli si ripropone pesantemente. Ecco che allora il discorso della questione pattizia diventa cardine, perché, nel momento in cui ribadiamo questo contratto, perché il regime pattizio altro non è che un contratto che si ha fra le parti, nel rispetto che si deve avere di questo contratto, noi ribadiamo il principio che anima la nostra potestà di autodeterminazione. Nel momento in cui ribadiamo la nostra volontà di autodeterminazione, non possiamo che sancire il ragionamento dell'intesa. Non possiamo pensare in un possibile quadro di riforme di avere un potere sbilanciato verso il Parlamento; non può essere il Parlamento che supera quello che è il regime pattizio e la conseguente forza che deve avere un rapporto di intesa. Così come non è stato ribadito nel Titolo V, come ricordava bene, il 116 in qualche modo la nostra Regione lo ha subito e questo evidenzia il lavoro che deve essere portato avanti per ribadire il regime pattizio e l'intesa che da esso ne deriva. Un lavoro che non deve contrastare le riforme, ma deve puntualizzare le nostre posizioni, come è stato fatto nel 1995 con la "legge Caveri", nel 2001 con la proposta di legge presentata dal Senatore Rollandin.

La cosa fondamentale, come ha detto bene Louvin - e apprezzo il lavoro che è stato fatto in commissione, perché è stato partecipato da tutti i gruppi -, è che questa Regione si presenti unita nella difesa della sua prerogativa fondamentale. Credo che oggi la risposta negativa che diamo sia la dimostrazione di questa compattezza all'interno dell'aula, la capacità della nostra Regione di unirsi in un momento così delicato per ragionare, partendo dalla base che sono le nostre proposte di legge, che sicuramente dovranno confrontarsi anche con "la bozza Violante", su cui mi sembra di aver capito dalle discussioni che si sono svolte in commissione ci sia anche un lavoro della maggioranza, ma che da qui deve partire. Noi non possiamo assolutamente recedere da questa posizione, non possiamo che esprimere un parere contrario oggi, perché abbiamo una storia, abbiamo dei fondamenti che oggi ci impongono per dovere, per volontà precisa nostra di partire da qui. Certo noi dovremo fare un grosso lavoro di lobby, perché uno dei problemi che avremo è di mettere in campo un peso e il peso di una Regione come la nostra è un peso limitato. Credo che su questo si debba aprire un dibattito anche con quelle forze nazionali che devono farsi anche responsabili di quello che è un principio di autodeterminazione, che ha sempre caratterizzato la nostra Regione. È qui che si farà la differenza, perché non basta a parole sostenere delle tesi, ma bisogna nel concreto dimostrare che veramente ci si crede a quelle tesi ed è qui che poi si vedranno le posizioni che si vorranno prendere. Il lavoro è appena iniziato, ci vede uniti, questo è fondamentale. Ho visto le risposte che sono state date dalle altre Regioni, la Sicilia e il Friuli hanno detto "no". Bene, apriamo questo percorso, ma con quella determinazione che assolutamente ci deve vedere protagonisti fin dall'inizio. Non possiamo restare fuori da questo dibattito a livello nazionale, dobbiamo capire come si muoveranno le cose; qui si parla di passare da un bicameralismo perfetto ad un bicameralismo differenziato, si parla di cambiare il numero dei rappresentanti, si parla di un federalismo solidale. Il dibattito è un dibattito che dobbiamo percorrere nel senso di mantenere ferme le nostre posizioni, non possiamo recedere sulla nostra condizione di Statuto speciale di autonomia. Grazie.

Président - La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Egregio Presidente, cari colleghi, prendo parte volentieri a questo dibattito che anche negli altri Consigli regionali delle Regioni autonome è stato molto partecipato e ho potuto riscontrare che tutti i gruppi politici sono intervenuti su tale questione, dando un forte contributo per sottolineare come l'argomento sia l'argomento principe per le Regioni autonome dal punto di vista istituzionale. Esso riguarda la possibilità di riforma degli Statuti regionali delle Regioni autonome. Qui viviamo un piccolo paradosso nazionale, nel senso che le Regioni a statuto ordinario possono modificare i loro Statuti con leggi di carattere regionale che sono solo successivamente sottoposte al vincolo costituzionale; quelle a Statuto speciale, in quanto, per fortuna, abbiamo questa prerogativa, le nostre leggi sono di rango costituzionale, sono però di fronte ad una impasse, perché devono essere approvate dal Parlamento stesso. È importante qui che venga garantito assolutamente il meccanismo dell'intesa attraverso il principio dell'assenso, come abbiamo tutti assieme condiviso votando all'unanimità la proposta di legge costituzionale il 18 dicembre 2008.

Vorrei però ricordare che era depositata alla Camera una proposta dell'On. Nicco, sostanzialmente molto simile a quelle che oggi vengono bocciate, mi pare che la discussione in I Commissione, come correttamente ha riportato il Presidente in cui mi riconosco, avesse affrontato questo problema, ma si era parlato di asticelle da fissare. Si era detto: "fissiamo tutti insieme un'asticella molto alta: quella che abbiamo fissato con la nostra legge, perché è da lì che dobbiamo partire, ma teniamo gli occhi aperti su quello che succede intorno a noi". Due erano le strategie con cui dovevamo muoversi: quella di fissare l'asticella il più in alto possibile e quindi l'abbiamo condivisa, l'asticella l'abbiamo fissata, ma non abbiamo chiesto all'Onorevole Nicco di ritirare il suo provvedimento di legge depositato, ossia abbiamo detto: "teniamo lì degli altri passaggi, perché non si sa mai, se per caso venisse a cadere quell'asticella che abbiamo fissato, dove andiamo a parare?". Vi erano quindi altri punti di appoggio, altri gradini nella scala degli obiettivi che ci fissiamo di raggiungere.

Il secondo punto: quello di creare un coordinamento con le altre Regioni, non marciare ossia in ordine sparso, a casaccio e quindi non possiamo anche noi che rallegrarci del fatto che adesso vi sia un coordinamento, che il Presidente del Consiglio si fa carico di tenere questo coordinamento e credo potrà essere molto utile il contributo che il Presidente del Consiglio potrà dare al dibattito in commissione riguardo a questi delicatissimi argomenti. Noi in I Commissione ci siamo espressi prima ancora, almeno io non avevo acquisito i pareri di altre Regioni; oggi sappiamo che il Friuli ha bocciato tutti e tre i pareri, ma non risponde al vero quanto asserito qui che anche la Sicilia abbia fatto così. La Sicilia ne ha bocciato due, ma a uno, il n. 1655, quello della Finocchiaro su cui non a caso il PD in commissione si era astenuto, ha dato un parere favorevole. Dello stesso parere sono state anche la Provincia autonoma di Trento e la Provincia autonoma di Bolzano e chissà perché, siccome qualcuno ha detto: "ma in Sicilia hanno votato a favore di quel disegno di legge, perché la Finocchiaro è siciliana", ricordo che la Finocchiaro è del PD e la Regione Sicilia è amministrata dal PdL, non credo che il PdL voglia fare regali alla Finocchiaro. Mi sembra che abbiano fatto un ragionamento politico; credo che l'intelligenza non sia né di sinistra, né di destra, né autonomista, l'intelligenza è intelligenza, si leggono le cose e si danno delle valutazioni. Il parere favorevole dato dalla Regione Sicilia alla proposta di legge costituzionale della Finocchiaro quindi è motivato dai contenuti e perché? Perché si dice nella presentazione che "rilevata la debolezza della potestà statutaria delle Regioni a statuto speciale - cosa che tutti condividiamo - alle quali invece dovrebbe essere assicurata maggiore forza e tutela, idonea a garantire particolari forme e condizioni di autonomia costituzionalmente riconosciute, a tale scopo appare funzionale dotare le Regioni a statuto speciale di due poteri idonei a garantire le prerogative sia nella fase dell'iniziativa legislativa, sia nella fase di approvazione della modifica. In tal senso va riservato esclusivamente alla Regione a statuto speciale il potere di iniziativa". Ciò vuol dire che non c'è nessuna modifica che cade dall'alto, vuol dire che siamo noi medesimi che ci modifichiamo lo Statuto! Ecco perché la Regione Sicilia, la Provincia di Trento, la Provincia di Bolzano hanno votato a favore di questa cosa, perché dice che è la Regione a statuto speciale che modifica il suo Statuto e non corre dietro ad una modifica imposta dall'esterno. D'altra parte il potere di rendere un parere vincolante dopo la prima deliberazione delle due Camere, dunque si introduce il principio del parere vincolante, se non c'è parere favorevole da parte del Consiglio regionale, non si può procedere. Questo è quello che dicono a Trento, in Sicilia e a Bolzano; l'altra volta lo diceva solo Donzel nella commissione e, essendo un filosofo, non era un costituzionalista; adesso non penso che siano tutti sprovveduti nelle varie Regioni, ma penso che anche lì abbiano a cuore l'autonomia speciale tanto quanto ce l'abbiano noi! Inoltre, al fine di rafforzare la potestà statutaria anche fra la disposizione di normative della Costituzione, riteniamo opportuno procedere all'integrazione dell'articolo 116, prevedendo l'espressa attribuzione del potere di iniziativa per la modifica degli Statuti agli organi legislativi delle Regioni a statuto speciale, ossia siamo noi che possiamo decidere il nostro futuro.

Vorrei citare... quasi a rendere una cortesia all'amico Lattanzi, che l'altro giorno è stato gentile alla nostra convenzione... non tutti quelli del PD che sono intervenuti su questo tema nelle altre Regioni, che naturalmente uno potrebbe dire: "Donzel li cita perché sono del suo partito", ma vorrei citare il Capogruppo che è in minoranza a Trento, Presidente del gruppo consiliare del PdL Walter Viola, che ha fatto questo comunicato dopo il voto favorevole dato nella Provincia di Trento con il Presidente Dellai. "Noi riteniamo - dice in un passaggio, naturalmente dopo aver giustamente anche polemizzato e contestato gli errori fatti dal centro-sinistra nelle modifiche costituzionali, quindi va dato atto che ha fatto anche delle critiche - di rendere prevalente il valore delle proposte, guardando all'interesse generale delle nostre comunità e guardando all'interesse della nostra autonomia con grande chiarezza e coerenza anche rispetto alle obiezioni di metodo, che vanno assolutamente sottolineate rispetto al centro-sinistra. In questa ottica esprimiamo parere favorevole al disegno di legge della Senatrice Finocchiaro, che prevede che, rispetto ai progetti di modificazione dello Statuto approvati dal Parlamento, è obbligatoria l'espressione del parere vincolante del Consiglio regionale su proposta dei Consigli regionali di Trento e Bolzano..." e più avanti: "... esprimiamo anche la convinzione che la questione vera oggi è quella del rapporto fra Regioni a statuto speciale e Regioni a statuto ordinario, questa è la questione che c'è oggi sul tappeto a fronte anche di assurde, pericolose da qualsiasi parte provengano posizioni negazioniste circa la legittimità storica, giuridica e politica delle autonomie speciali". Mi sento di condividere in termini bipartisan. Questo per dirvi che lì il parere non favorevole è stato espresso soltanto dalla Lega e questo ci dice qualcosa sulla questione dell'atteggiamento della Lega nei confronti delle Regioni a statuto speciale.

Un'ultima considerazione riguarda l'osservazione che la Provincia di Trento ha sempre aggiunto dando il parere favorevole a questi disegni di legge: "Qualora nel corso della discussione in Senato venissero apportate modifiche al disegno di legge, il Consiglio provinciale si riserva di esprimere ulteriore dettagliato parere", ossia non è un'approvazione via libera a queste cose, ma ogni volta si dice: "noi rivendichiamo di poter ancora intervenire su queste tematiche". Ecco perché avevo accolto la posizione di esprimere un parere contrario sul disegno di legge n. 41 e il disegno di legge n. 1656, perché sono una riproduzione di quella cosa che aveva già depositato Nicco con una leggera distinzione sul numero dei votanti in aula, quindi in qualche modo dicevamo c'è già la proposta di Nicco, non c'è bisogno di sostenere queste che sono peggiorative rispetto al numero dei votanti, anche se devo far rilevare una cosa: che in tutte le altre Regioni si affronta con coraggio la questione dei due terzi, ossia - mi rivolgo agli autonomisti, perché velatamente Louvin ha introdotto questo principio di nuovo - in una Regione a statuto speciale tutti si battono per la difesa dello Statuto speciale. Non c'è quindi bisogno di temere i due terzi, quasi che qualche forza, se qualcuno ha dei dubbi, dica nomi e cognomi delle forze che potrebbero in quest'aula votare contro la prerogative autonomiste della Valle d'Aosta! Se qualcuno ha dei dubbi, lo dica, faccia nomi e cognomi di queste forze politiche, io non accetto che vengano velatamente espressi dubbi in questo senso, non lo accetto! Qui non c'è nessuno che ha un primato assoluto nella difesa dello Statuto speciale e questo lo rivendico con forza, perché, se vogliamo fare un percorso coerente, non possono esserci i primi della classe e gli altri che arrivano quando fa comodo. Siamo tutti... lo abbiamo detto e scritto nei nostri documenti... e ci battiamo per la difesa dello Statuto speciale e l'implementazione, se possibile, una volta che avremo ottenuto la possibilità attraverso il principio dell'intesa, di modificare questo Statuto. Ecco perché abbiamo scelto non di votare contro, ma di astenerci solamente sul disegno di legge n. 1655, perché, uno, riteniamo che, se vogliamo percorrere una strada che ci metta in contatto con altre Regioni, quello potrebbe essere un punto di partenza. Lo ha votato Trento, lo ha votato Bolzano, lo ha votato la Sicilia, siamo già un certo numero che va in quella direzione; due, ci asterremo, perché non vogliamo contrapporci o avere un atteggiamento contrapposto rispetto alla condivisione di un percorso, anzi pensavamo, alla luce della relazione che ci avevano fatto il Senatore e il Deputato Nicco - e forse abbiamo capito male -, che bisognava andare con una serie di provvedimenti graduati in commissione, tenendo fermo che quello della Valle d'Aosta è quello che abbiamo votato all'unanimità, ma che poi fosse inevitabile avere delle altre proposte che potessero evitare che, caduto il nostro, ci trovassimo senza un paracadute, senza un altro punto di ripiego all'interno delle proposte di legge costituzionale. È questo un argomento molto delicato, un argomento che sottolineo all'attenzione del Presidente del Consiglio che si confronterà con altre regioni e del Presidente della Regione, perché sia ben chiara qual è la nostra posizione rispetto a questa cosa. Non è un'improvvisazione, questo è un argomento molto delicato in cui chiedo che in I Commissione sia data la possibilità, quando ci sono dei pareri da dare su queste cose, di sentire il Presidente della Regione e il Presidente del Consiglio, di audire anche delle figure preparate, prima di avventurarci in pareri che poi ci isolano nel contesto delle altre Regioni a statuto speciale.

Président - La parole au Conseiller Salzone.

Salzone (SA-UdC-VdA) - Anche noi vogliamo congratularci con il Presidente Cerise per l'importante incarico ricevuto a livello nazionale nell'ambito della tutela delle Regioni a statuto speciale. In questa occasione di dibattito istituzionale gli auguri crediamo siano particolarmente opportuni. L'argomento di oggi ruota intorno alle riforme, come peraltro è già stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto. La questione delle riforme rimane un argomento complesso e tortuoso, l'evoluzione del dibattito politico è tale da non consentire alcuna certezza temporale rispetto alle buone intenzioni enunciate dal Governo nazionale ad inizio legislatura. Negli ultimi mesi poi le priorità dell'agenda politica nazionale sono cambiate: infatti, più che di riforme istituzionali, si parla di assetti politici ed ora, dopo la sentenza contro Berlusconi e il Lodo Alfano al vaglio della Corte costituzionale, di cui attendiamo il risultato, ci sarà ancora meno spazio per discutere sui temi istituzionali.

Questa premessa serve in qualche maniera a ricordarci che anche nel passato illusioni e disillusioni sono state all'ordine del giorno. Negli anni '80 e '90 abbiamo tutti nutrito le nostre speranze di una grande riforma costituzionale, che consentisse il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica senza mai approdare però ad un impianto complessivo ed esaustivo delle reali esigenze territoriali. Per noi furono comunque anni importanti, perché ci consentirono con l'Onorevole Caveri prima, poi con l'Onorevole Collé ed infine con l'allora Senatore Rollandin di presentare importanti disegni di legge di modifica della Costituzione, leggi che prevedevano una riforma federalista di grande cambiamento, leggi che possono essere ancora oggi un punto di partenza fondamentale. Alcune riforme comunque si sono fatte: c'è stata la riforma del regionalismo, del centro-sinistra e quella successiva del centro-destra bocciata dal referendum popolare. Il tema poi dell'intesa si è fatto prepotentemente giuridico, le modificazioni dello Statuto negli anni '80 e '90 erano avvenute nella logica dell'accordo con il Governo nazionale esattamente nel solco delle intenzioni che il Consiglio e i Parlamentari dell'epoca avevano di miglioria dello Statuto. Il campanello di allarme c'è stato con le modifiche statutarie, contemporaneamente con quella modifica costituzionale del centro-sinistra, ossia, quando ci si è accorti che la capacità di negoziazione nostra poteva anche portare al fatto che vi fossero delle modificazioni unilaterali del nostro Statuto da parte del Parlamento, senza che si tenesse conto delle nostre richieste. In virtù di tutto ciò, gli anni successivi hanno concentrato il nostro dibattito sul fatto che era necessario modificare l'articolo 116, andando sul principio dell'intesa, che era l'aspetto positivo della riforma del centro-destra.

Rispetto a questo principio, ci siamo limitati a fine 2008 a presentare una proposta di legge costituzionale di modifica dell'articolo 50 dello Statuto, che prevede le modifiche dello Statuto medesimo per introdurre gli opportuni correttivi al procedimento attuale che oggi prevede un semplice parere del Consiglio regionale nel caso in cui il Parlamento decida di cambiare qualcosa. Lo abbiamo fatto intervenendo i termini della pronuncia regionale nel pieno rispetto del principio pattizio, passando dall'espressione del diniego a quello dell'assenso preventivo: tutto ciò per riequilibrare una posizione rispettosa della nostra autonomia attraverso la maggiore condivisione e il più ampio assenso alle proposte statali di modificazione statutaria da parte della Regione. Riteniamo quindi che questa proposta di legge costituisca il punto di partenza delle future discussioni sul tema, in quanto più garantista per la nostra Regione. Per tali motivi quindi non possiamo esprimerci a favore dei disegni di legge costituzionale soggetti all'esame di questo Consiglio, disegni di legge peraltro - come è stato fatto cenno da alcuni colleghi - faccio riferimento in modo particolare al n. 1655, quello che citava il collega Donzel, quello della Finocchiaro e di Bianco, che credo sia siciliano, forse calabrese...

Donzel (fuori microfono) - ...Catania...

Salzone (SA-UdC-VdA) - ...quindi è siciliano... ecco, qui come avevamo già detto in commissione e ci pareva il disegno di legge più consono alle nostre esigenze, ma c'erano dei punti, come è stato spiegato da altri e non solo dal sottoscritto, in cui c'erano dubbi, perché non si spiega cosa succede qualora non sia espresso il parere. Questo era un punto che creava qualche difficoltà di accettazione, peraltro il parere risulta meno efficace, perché non è vincolante. Quello del Senatore Peterlini, anche a questo abbiamo detto "no", ne abbiamo discusso in commissione, perché obbliga il Consiglio al diniego rispetto all'assenso e quindi indebolisce la nostra posizione. Mentre, per quanto riguarda il disegno di legge n. 1656, abbiamo detto che era una legge un po' ambigua quella presentata da Ceccanti e dalla Finocchiaro stessa, non si capisce a chi spettava l'iniziativa. Tutti i disegni di legge comunque, in qualche maniera, vanno nell'intenzione di creare un'intesa fra Stato e Regione, ma nessuno può essere ritenuto congruo per le nostre esigenze. Come abbiamo già annunciato in commissione, non voteremo a favore di nessuno dei testi presentati.

Président - La parole au Conseiller Empereur.

Empereur (UV) - Merci, M. le Président. Sono diversi anni che reclamiamo di scrivere il principio dell'intesa nell'articolo 116 della Costituzione e nel nostro Statuto di autonomia; intesa che consideriamo un fondamento giuridico contro le tentazioni di violare quel principio pattizio di carattere politico che riteniamo esistente da sempre, ma che talvolta è stato disatteso naturalmente contro gli interessi dei valdostani. Vorrei sottolineare che, quando ciò è avvenuto, il movimento dell'Union Valdôtaine, che qui ho l'onore di rappresentare, lo ha sempre denunciato con grande forza. La storia recente è stata già ricordata: la parziale riscrittura della Costituzione, la necessità della contestuale riscrittura di parte degli Statuti delle Regioni a statuto speciale, il percorso alla Camera e al Senato, il voto contrario sulla riforma del centro-sinistra proprio perché mancava il principio dell'intesa, concetto poi introdotto, lo vogliamo ricordare qui per correttezza, dal centro-destra, nel quadro tuttavia di una riforma discutibile (ricordiamo il concetto dell'interesse nazionale), riforma che poi è stata bocciata dal referendum popolare. Da allora ad oggi tutti, maggioranza ed opposizione, a seconda dei vari ruoli, scambiatisi nel passaggio fra Prodi e Berlusconi, tutti si sono detti favorevoli al principio dell'intesa, come peraltro risulta dai testi che oggi abbiamo all'esame.

Tuttavia su questi testi noi dell'Union Valdôtaine in maniera equanime esprimeremo un giudizio negativo, evitando distingui sulle diverse dizioni. Lo facciamo anche alla luce del confronto chiaro, franco, sereno che abbiamo avuto con i Parlamentari valdostani in occasione della riunione della prima Commissione e correttamente ci rifacciamo al testo di proposta di legge costituzionale che questo Consiglio, non tantissimo tempo fa, il 17 dicembre dello scorso anno, ha unanimemente votato e che in questo momento figura all'attenzione del Parlamento. Coerenza e buon senso ci fanno dire "sì" a quella proposta originale riferita all'intesa, che abbiamo discusso e che abbiamo assolutamente condivisa nella totalità di questo Consiglio, coerenza e buon senso ci fanno dire "no" alle altre proposte e quindi anche alle tre che oggi sono sottoposte alla nostra attenzione. Grazie.