Oggetto del Consiglio n. 366 del 11 febbraio 2009 - Resoconto
OGGETTO N. 366/XIII - Interpellanza: "Eventuali ipotesi di sviluppo assunte da CVA S.p.a. a seguito della determinazione del Governo nazionale di ricorrere all'energia nucleare".
Interpellanza
Premesso che la Compagnia Valdostana delle Acque (CVA), società per azioni controllata dalla Regione tramite Finaosta S.p.a., produce energia idroelettrica che vende sul mercato;
Rilevato che la strategia energetica nazionale prevede, tra i punti salienti, il ritorno all'energia nucleare quale nuova fonte di approvvigionamento per fare fronte al crescente fabbisogno dell'Italia;
Appreso che, secondo una previsione del Governo, l'Italia sarà in grado di usufruire dell'energia nucleare dal 2018, grazie alla costruzione di una serie di reattori in diverse zone della penisola;
Considerato che il mercato libero è caratterizzato, e lo sarà ancor di più con l'avvento dell'energia nucleare, da una crescente competitività dei produttori e da offerte tariffarie sempre più vantaggiose per i clienti;
ciò premesso, il sottoscritto Consigliere regionale
Interpella
il Presidente della Regione e/o l'Assessore delegato per sapere quali considerazioni, quali ipotesi di sviluppo e quali eventuali intendimenti ha formulato CVA in relazione alla strategia nazionale di cui in Premessa nonché se è stata presa in esame l'incidenza che potrà riflettere la rinuclearizzazione del sistema energetico italiano sul mercato interno e sul futuro della stessa CVA.
F.to: Tibaldi
Presidente - La parola al Consigliere Segretario Tibaldi.
Tibaldi (PdL) - Grazie, Presidente. Questa interpellanza può sembrare di lunga gittata visto che il nucleare ancora non esiste e in Italia se ne sta parlando, però ci piace guardare un po' al di là del nostro naso, anche perché se le previsioni nazionali verranno confermate e applicate negli anni a venire, il nucleare potrebbe vedere la luce nel 2018, fra circa 10 anni. Sono previsioni che sono state dichiarate e fanno parte del programma di Governo nazionale, ovvero l'energia prodotta in Italia dovrà trovare come fonte, oltre al potenziamento delle fonti rinnovabili, anche quella del nucleare ed è infatti in previsione la definizione della strategia -parola importante, ma così abbiamo letto sull'atto statale - nazionale energetica che dovrebbe essere definita entro giugno di quest'anno. Tale strategia prevede una conferenza - va di moda ed è anche giusto che si metta attorno ad un tavolo tutti i soggetti eventualmente interessati per traguardare un obiettivo - nell'ambito della quale saranno chiamati anche gli enti locali, in particolare le Regioni; quindi, anche se l'interpellanza in apparenza può sembrare di lunghissima gittata, in realtà parliamo di un qualcosa che guarda ad un futuro che non è poi così remoto. In ogni caso è meglio parlarne prima che parlarne poi ed è per questo che, essendo la Regione Valle d'Aosta anche proprietaria della società che si occupa della produzione energetica nel nostro ambito territoriale, ovvero di CVA, ci siamo posti alcune domande che poi abbiamo riassunto in un unico quesito, proprio in virtù di questo scenario che si preannuncia di cambiamento e di una società, la CVA, che in questo scenario è già inserita e che un domani dovrà cercare di mantenere un certo dinamismo e una certa competitività per essere appetibile anche in funzione dei clienti (famiglie e imprese) che potranno approvvigionarsi dai più disparati fornitori. Sappiamo che il fabbisogno energetico nazionale è in continua crescita, che per soddisfarlo oggi ci rivolgiamo in prevalenza alle centrali termoelettriche, quindi si bruciano gas, combustibili fossili, petrolio e carbone, che queste sono fonti esauribili oltre ad essere inquinanti e che bisogna correre ai ripari. La nostra Regione è autonoma energeticamente parlando, perché non sono il nostro fabbisogno interno è ampiamente coperto, addirittura siamo "esportatori" di energia grazie alle cadute idriche di cui beneficia il nostro territorio. È risaputo però che l'avvento sul mercato di un prodotto energetico generato dal nucleare è estremamente competitivo, lo vediamo nella vicina Francia, dove l'energia elettrica costa grosso modo la metà rispetto all'Italia e anche in altri Paesi europei più avanzati dove il nucleare è largamente utilizzato.
Non entro nelle cause per cui l'Italia ha rinunciato a suo tempo al nucleare, forse oggi qualcuno "si sta mordendo le dita", siamo in ritardo su un certo tipo di programmazione energetico e anche la nostra economia potrà beneficiare dell'avvento del nucleare, ma l'avvento del nucleare comporta per noi che siamo attraverso CVA dei produttori di energia un'inevitabile riflessione, ossia saremo ancora competitivi, come ci attrezziamo per mantenere questa competitività? È vero che si parla su un lasso di tempo molto ampio ma, se tutto va secondo le previsioni, verranno costruiti una serie di reattori in diverse zone della penisola che saranno in grado di dissipare energia a prezzi competitivi. Presidente, allora, siamo nel libero mercato, la premessa, anche se sintetica, penso sia sufficientemente chiara; CVA è una società che oggi esiste sul mercato fra i competitor esistenti; sappiamo che è anche abbastanza attiva, lo vediamo sui quotidiani nazionali per quanto riguarda la promozione del suo prodotto (energia pulita), ma questa rinuclearizzazione del Paese Italia avrà un'incidenza non solo sul mercato italiano, ma anche su quello valdostano, dove agisce in primis CVA, che ha anche clienti che sono al di fuori dei confini valdostani. L'interpellanza ha fornito l'occasione per il Presidente, ma soprattutto per i vertici di CVA per darci qualche linea indicativa di larga massima sulle eventuali intenzioni per far fronte a questo scenario che - ripeto - muterà, se non adesso, quanto prima in maniera repentina.
Presidente - La parola al Presidente della Regione, Rollandin.
Rollandin (UV) - Grazie, Presidente. Il problema energetico è uno dei temi più importanti che a livello economico ritornano sia in periodi di normalità che in periodi di crisi in modo particolare, pertanto l'aver sollevato questo tema è di attualità anche se ha una tempistica e prevede che vi sia un riferimento temporale a delle decisioni che creano le premesse per un futuro di un certo tipo. L'Italia aveva rinunciato alle sue attività nell'ambito della produzione di energia elettrica da fonte nucleare rappresentate dalle Centrali di Caorso, Montalto di Castro e Trino Vercellese in applicazione del risultato del referendum del 18-19 novembre 1987, promosso a seguito dell'incidente avvenuto nell'aprile 1986 nella Centrale di Chernobyl. Di questo referendum c'è stata una lettura tutta particolare, perché il referendum non vietava, però il provvedimento ha portato a questa decisione. Nel mondo sono molti i Paesi dove l'energia nucleare rappresenta una componente importante nel bilancio energetico, secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica a luglio 2008 risultavano in esercizio in 31 Paesi 439 reattori nucleari, corrispondenti ad una potenza installata di 372mila MWatt, oltre a questo risultavano in costruzione 35 reattori per altri 29.000 Watt di potenza. La costante e repentina crescita del prezzo del combustibile, che è stato nel 2008 un po' il punto di riferimento almeno fino ad agosto 2008, ha riportato all'attenzione del mondo scientifico, economico e politico il tema del nucleare come alternativa alla produzione di energia da combustibili fossili. Le quotazioni del petrolio intorno a 120-140 $ al barile - in quel momento si diceva che avrebbero raggiunto ben 200 euro al barile, per fortuna questa profezia non si è realizzata - sono scese di nuovo ai 40-50 $ al barile e naturalmente si riaprono le discussioni sulla reale economicità di tale fonte spostando di più il problema sul piano della diversificazione strategica, piuttosto che sul costo. Quando il barile era a 140, la sproporzione, rispetto al costo dell'energia nucleare dei Francesi, era evidente, non è così evidente da quando è andato a 40-50, al di là del discorso sull'utilizzo dei fossili rispetto al nucleare, che comporta anche CO2 e tutti i problemi conseguenti, sappiamo che ci sono delle società che fanno riferimento all'energia nucleare acquistata da altri Paesi per dire che rispettano i criteri imposti dalla UE. Alcuni studi indicano che, quando il valore dell'energia si attesta attorno ai 55 €/Mwatt, il vantaggio competitivo del nucleare si erode rispetto ai combustibili fossili, questo è abbastanza normale; certamente tali stime possono significativamente variare quando si considerino impianti già parzialmente ammortizzati, perché in funzione da molto tempo, come ad esempio la maggior parte degli impianti in Francia, dove si lavora allo sviluppo di nuove tecnologie nucleari e sono già previsti tre nuovi reattori per la produzione di energia nucleare.
Oltre agli aspetti economici, occorre considerare gli aspetti di natura ambientale. Pur restando molto accese le discussioni sulla sicurezza di tali impianti e sul problema dello smaltimento delle scorie prodotte da un impianto nucleare, in particolare al termine della sua vita utile stimata in circa 60 anni, occorre considerare il problema delle emissioni di CO2 che rappresenta oggi il problema ambientale considerato più urgente, come ci ricordano i continui richiami del mondo scientifico al rispetto dei contenuti del Protocollo di Kyoto.
Anche in Italia il tema è tornato di attualità in quanto il Governo ha preso importanti impegni sul tema. Basti ricordare che il Ministro competente nell'ultima assemblea di Confindustria ha annunciato questo programma strategico. In più il decreto legislativo manovra 1441ter contiene all'articolo 5 un'importante delega al Governo proprio in tema di energia nucleare, affidando allo stesso la facoltà di adottare uno o più decreti legislativi di riassetto normativo, recante criteri per le discipline della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione elettrica nucleare, nonché dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e per la definizione delle misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate. Il testo è ora alla seconda lettura in Senato. Qui stanno i temi più difficili per quanto riguarda il nucleare: il discorso delle scorie e di dove installare le centrali, perché sono state chiuse quelle di Caorso che erano pronte, oggi riaprirle farà scaturire un dibattito sul dove. È come quando si parla di discariche, oggi si parla di termovalorizzatore, ma da collocare dove? Questo è il punto aperto già a livello regionale come dibattito. L'unica Regione che ha dato la sua disponibilità ufficiale è la Lombardia, che ha detto: "per quanto ci riguarda, come Regione, siamo disponibili con le dovute precauzioni", lo ha detto pubblicamente in una Conferenza Stato-Regioni, non è un segreto. Sul discorso delle scorie è aperto un dibattito a livello di UE che si riferisce non solo alle scorie per il nucleare di cui parliamo per la produzione di energia elettrica, ma anche alle piccole installazioni a livello di materiale nucleare e sanitario ospedaliero, anche questo rappresenta un punto di riferimento per quanto riguarda la definitiva sistemazione. Questo tema è stato un punto di riflessione anche per CVA. È stato richiamato il 2018, i tempi saranno probabilmente ancora più lunghi per le evidenti difficoltà di scegliere le localizzazioni e lo smaltimento delle scorie. Con questa opzione temporale gli investimenti fatti oggi da CVA, quelli che si stanno già realizzando e quelli già programmati, che hanno un ammortamento in genere di 10-12 anni, avrebbero già un riferimento che va nella direzione di avere già coperto l'utilizzo sotto il profilo dell'investimento.
Sotto il profilo della concorrenza, sorge l'interrogativo: ma nel momento in cui ci sarà l'energia nucleare disponibile, quale sarà l'adeguamento del prezzo dell'energia elettrica rispetto all'energia prodotta dal nucleare? Credo che ci sarà sempre una parte importante di produzione idroelettrica che verrà salvaguardata, non sarà solo in funzione del costo di ritorno dell'energia idroelettrica, ma sarà anche in funzione della riserva dei bacini che sono individuati come punti di riferimento, a cui sottendono le centrali, che sono una delle ricchezze del patrimonio idroelettrico e che sono alla base della produzione idroelettrica, questa è una ricchezza il cui valore non è considerato nel costo dell'energia.
Le valutazioni che sono state fatte da CVA come investimento e come rapporto fra quella che sarà la proiezione... obiettivamente farla a 10 anni è difficile, perché se viene mantenuta una delle ipotesi che vanno nell'ambito della discussione anche sul nucleare, l'obiettivo è quello di portare un mix che porta alle seguenti percentuali: 50 percento di combustibili fossili, 25 percento fonti rinnovabili, 25 percento nucleare, in questo ci sta ancora largamente la produzione delle rinnovabili, che è sul 25 percento. Lei ha ricordato correttamente che la nostra Regione dal punto di vista della produzione di energia elettrica, oltre ad essere autosufficiente, vende i 2/3 nelle Regioni industrializzate. Teniamo conto che la valutazione che una volta si era fatta semplicistica di dire: "visto che abbiamo l'energia elettrica che produciamo, perché non la utilizziamo anche per il riscaldamento?"... ecco teniamo conto che il costo comunque dell'energia elettrica, se la utilizzassimo tutta per il riscaldamento, darebbe una sproporzione che non sarebbe oggi giustificata, nel senso che il valore dell'energia elettrica in quanto produzione non legata al riscaldamento dà un ritorno molto più alto che non il sistema di riscaldamento, che può avere tante alternative oggi più convenienti.
Nella sostanza la sua interpellanza affronta un problema su cui interverremo ancora per tanto tempo, perché in proiezione non c'è il pericolo che vi sia concorrenza tra l'energia nucleare e l'energia idroelettrica, c'è sicuramente da attivare in premessa una riorganizzazione che nell'ambito del libero commercio possa rendere ancora appetibile la resa degli impianti esistenti e di quelli in preparazione. Questo è quello che possiamo dire, sperando di non essere troppo approssimativi, perché è difficile fare delle previsioni, ma correttamente l'impianto che è stato dato dalla partecipata CVA ha delle premesse che portano a dire che non c'è il pericolo di entrare in difficoltà quando entrerà in funzione il nucleare. La cosa che più stupisce è che il nucleare non stupisce più, una volta sul nucleare c'era un dibattito molto acceso, oggi, tutto sommato, si dà quasi per scontato anche da forze politiche che avevano fatto molte campagne su questo, anche perché dobbiamo ammettere che il metodo di costruzione del nucleare di quarta generazione è più attivo e ricordo che sull'esperimento che si sta facendo in Francia partecipa già anche l'Italia nell'ambito della sperimentazione per il nucleare; quindi credo sia ormai un dato piuttosto acquisito.
Presidente - La parola al Consigliere Segretario Tibaldi.
Tibaldi (PdL) - Grazie, Presidente. Due considerazioni in sede di replica. È vero, il nucleare non stupisce più, di questo siamo stupiti anche noi nel senso benevolo del termine, perché se 20 anni fa c'era chi "cavalcava" in maniera artificiosa e strumentale una determinata onda antinuclearista, oggi molti di questi si sono resi conto in virtù dell'evoluzione scientifica e tecnologica che c'è stata in materia, che il nucleare può essere tranquillamente eletto a fonte di approvvigionamento energetico. Già oggi lo è per alcuni Paesi più avanzati, un domani ci auguriamo potrà esserlo anche per l'Italia. Lei dice che in proiezione non c'è pericolo di concorrenza e ci ha fatto una disamina di elementi che sono indubbiamente anche accoglibili, ma sui quali ci permettiamo di aggiungere qualcosa.
Non vorrei innanzitutto essere frainteso: non ho detto che l'avvento del nucleare cancella l'idroelettrico, non ho questa competenza, né tanto meno ho doti profetiche; il nucleare si innesterà nei tempi in cui si innesterà nell'ambito del mercato e sarà un competitore dell'idroelettrico, perché se ci sarà sempre un'authority o meno che fisserà una tariffa di base, sulla base della tariffa ci saranno gli sconti al ribasso da parte dei competitori che si cimentano nel libero mercato, quindi è inevitabile anche con tutto il ragionamento del petrolio che lei ha fatto, che ha delle oscillazioni che sono determinate da ragioni politiche ed economiche, è naturale che il nucleare è un competitore forte nei confronti dell'idroelettrico. È un competitore che può anche mettere in difficoltà una società o le società che hanno fondato la loro produzione sull'idroelettrico.
Sono validi i ragionamenti che lei fa sul fatto che gli ammortamenti degli investimenti fatti oggi saranno conclusi nel 2018-2020, o quando mai ci sarà questo nucleare, ma è vero che a livello di tariffazione credo che la concorrenza ci sarà e sarà evidente. Credo, fra l'altro, guardando il bilancio di CVA e vedendo che una quota dei proventi in bilancio è imputabile proprio alla commercializzazione di energia, che anche oggi CVA compri energia dalle centrali nucleari forse anche oltralpe. Non conosco in dettaglio i fornitori di CVA, ma se CVA oggi compra il nucleare a 10 e lo rivende a 15 e ha un margine di profitto lecito ed ammissibile, questo fa capire che il nucleare ha un suo appeal, perché oggi lo compro in Francia, ma se un domani ce lo abbiamo in Italia come competitore diretto, credo che questo vantaggio forse CVA non riesca più a coglierlo, perché se lo trova come un concorrente che si butta sul mercato e diventa appetibile per famiglie ed imprese. Fra l'altro, leggendo il bilancio di CVA, sarebbe interessante capire quali sono le fonti di approvvigionamento di questa energia acquistata e poi rivenduta, perché una congrua parte dei proventi è generata dalla commercializzazione, non dalla produzione...
(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)
... la fortuna del bilancio è stata questa, i volumi sono dati anche da tali numeri.
Notiamo che in uno scenario che sta evolvendo ed evolverà velocemente, dopo parleremo anche di DEVAL, mentre ci sono diverse società che stanno cercando di coniugare forze e risorse, stanno cercando sinergie anche attraverso fusioni, CVA per adesso sta agendo in splendida solitudine. Non dico che sia un errore, ma è una constatazione, si butta sul mercato da sola, cerca di accaparrare clienti, ma sappiamo che in un mercato che si globalizza o che si amplia le sinergie operative e imprenditoriali sono da non trascurare, perché, per usare una terminologia molto ruspante, il pesce grande mangia il pesce piccolo sul mercato e questo crediamo valga anche per il mercato energetico.
Terza considerazione: in un mercato che si farà ancora più competitivo, non dimentichiamo che i costi di gestione di CVA sono aumentati vertiginosamente e l'aumento dei costi riduce il fattore competitività e anche questo crediamo che sia una leva da tenere attentamente sotto controllo, perché se oggi abbiamo un livello di appeal di un certo tipo, un domani questo può diminuire o scemare in poco tempo. Sono considerazioni molto ampie e generali che ci siamo scambiati, le prospettive temporali sono ancora distanti, ma sappiamo che c'è una volontà di Governo nazionale che è ferma in questa direzione, che la strategia energetica nazionale, se tutto va secondo l'agenda del Governo, entro giugno 2009 dovrà essere definita, la Valle d'Aosta credo che potrà partecipare con una buona dose di voce in capitolo al tavolo di questa conferenza, ma avendo presente gli obiettivi di Governo nazionale e anche noi come Governo regionale e CVA delle idee chiare su come sviluppare strategie, che siano concorrenziali e all'altezza del futuro scenario che andremo a vivere.
Si dà atto che dalle ore 16,25 presiede il Vicepresidente Chatrian.
