Oggetto del Consiglio n. 619 del 20 dicembre 1979 - Verbale
OGGETTO N. 619/79 - Prosecuzione discussione e chiusura dibattito sulle leggi relative al bilancio.
Dolchi (P.C.I.) - Riprendono pertanto i lavori. Sono iscritti a parlare i colleghi Lustrissy, Nebbia, Fosson e Berti. Ci sono altri colleghi che si iscrivono in sede di discussione generale sui tre punti all'ordine del giorno 21, 22 e 23? Allora la parola al Consigliere Lustrissy.
Lustrissy (D.P.) - Il mio intervento non sarà ampio come preannunciato dal Presidente del Consiglio, sarà abbastanza contenuto e molto limitato.
Comincerò subito col dire che noi voteremo il bilancio, non tanto perché sia un atto dovuto al nostro ingresso nella maggioranza e in Giunta, ma anche partendo dalla considerazione che, nell'attuale formulazione del bilancio, lo consideriamo più che altro un punto di partenza per un discorso nuovo. E qui dobbiamo dare atto, come ha già fatto qualcuno questa mattina, dello sforzo fatto dagli uffici finanziari per presentarci un bilancio strutturato, già in funzione di quella legge che è stata approvata sulla contabilità regionale.
Ebbene, muovendo da questa realtà, possiamo fare alcune considerazioni. Una delle prime considerazioni che siamo portati a fare, per un primo approccio a questo problema finanziario, è che purtroppo ci troviamo - ancora oggi, alla vigilia dell'anno 1980 - in una fase di transizione sul piano finanziario, poiché le entrate sono state sostanzialmente condizionate e ridotte dal legislatore statale, il quale ha consolidato gli importi devoluti al 1972 e 1973 per i tributi soppressi, con la maggiorazione annua del 10% per il periodo dal 1973 al 1977 e del 20% per l'anno 1978 rispetto alle quote del 1977.
Naturalmente l'abbiamo detto tutti, abbiamo costatato che tali aumenti percentuali non hanno compensato, almeno sino a oggi, le perdite dovute alla corrispondente inflazione. Inoltre, altro aspetto di particolare attenzione, è che la legge 196 sulle norme di attuazione, all'articolo 49, ha devoluto i finanziamenti alla Regione, per le funzioni trasferite e delegate, sulle quote del bilancio statale del 1977, sia pure con una generica affermazione d'indicizzazione che, al punto attuale, non siamo ancora in grado né di prevedere, né di organizzare, perché a quanto mi sembra - qui chiederò poi spiegazioni all'Assessore - per il Titolo II ci siamo trovati di fronte a delle previsioni di entrata, mi pare, non indicizzate. Anche perché - se ho ben capito questa mattina - ha affermato che, per quanto riguarda i finanziamenti relativi ai trasferimenti o alle funzioni delegate, non si è ancora riusciti a definire il quantum da parte dello Stato e, di qui, la difficoltà, forse, a prevedere l'indicizzazione successiva per gli anni dal 1980 in poi di questi trasferimenti.
E a questo punto, se vogliamo fare un passo avanti nel lungo e faticoso cammino dell'autonomia finanziaria, è urgente rivedere l'ordinamento del 1971. Non solo per adeguarlo alla riforma tributaria, posta in atto dallo Stato in questi ultimi anni, ma anche per meglio definire gli oneri a carico dell'Amministrazione regionale, per far fronte e alle esigenze connesse all'adempimento delle sue funzioni normali e a quelle del Piano di Sviluppo che dovremo adottare.
Qui nascono, però, i primi interrogativi. È certo che il richiamo, fatto da Salvadori questa mattina, alla necessaria fantasia politica per operare certe scelte, ci potrà venire in aiuto, perché credo che in questa occasione, sulla revisione dell'Ordinamento finanziario, ne avremo bisogno di parecchia, in quanto - se noi ci fermiamo al diritto dei Grands Commis d'État, diritto positivo - ci dovremo attestare su posizioni già conseguite, cioè considerare l'attuale Ordinamento finanziario come un punto di arrivo più che di un punto di partenza per la discussione del nuovo riparto finanziario.
È chiaro che, sul piano politico, si porranno dei problemi e delle difficoltà, in quanto, oggi più che ieri, l'autonomia finanziaria è destinata a esplicarsi solamente sul versante della spesa e, da qui, la logica conseguenza non può essere che la soluzione prospettata nel corso della discussione dello Statuto regionale all'Assemblea Costituente che, in un primo tempo, aveva già strutturato la norma dell'intervento finanziario a favore della Regione, con una formulazione che poi non ha trovato la concreta realizzazione nel disegno statutario. C'è quello che per tutte le imposte riscosse dallo Stato...nel territorio della Valle d'Aosta, imposte dirette, sia patrimoniali, sia reali...fossero devolute per intero alla Regione, riservando allo Stato la quota parte di certe altre imposte dirette e dei proventi del monopolio del gioco del lotto. Più o meno era una formulazione identica a quella dello Statuto siciliano. Però, lo Statuto siciliano pre-Costituzione, ha avuto una formulazione più aderente alla realtà finanziaria di quella Regione, ma abbastanza mal formulato, tant'è che poi, anche in Sicilia, per conseguire l'autonomia finanziaria, hanno avuto non poche lotte - sia sul piano giurisprudenziale, sia sul piano dottrinale - per interpretare correttamente questa esigenza. Il tutto, poi, fu ridimensionato in autonomia finanziaria molto più ristretta, da quel che sembrava in apparenza.
Sul piano politico però, il dibattito non può non tener conto che - se in concreto per gli anni a venire non si riuscirà a modificare l'Ordinamento finanziario attuale per i motivi già indicati - si determinerà, quanto prima, la paralisi dell'attività dell'Amministrazione regionale, con il ritmo della spesa di questi ultimi anni che lascia ormai poco margine agli investimenti produttivi. Se si vuole realizzare completamente l'autonomia finanziaria dell'Ente, è importante avere un nuovo riparto finanziario con lo Stato, ma credo che sia altrettanto importante che la Regione - per conto suo - riesca a meglio organizzare la spesa, anche con ausilio della legge in materia di contabilità già attualmente operante.
L'introduzione di questa contabilità pluriennale consente una notevole innovazione, ed è quella di un diverso rapporto tra bilancio e leggi di spesa, sulla base di un coerente indirizzo programmatico, legato alle nozioni di funzioni normali e interventi per settore specifico, molto più ampie e significative che non quelle di contrapposizione tra spesa corrente e spese d'investimento. L'adozione di questo nuovo sistema ha già permesso, subito, sin d'ora, di evidenziare quanto sia fondato il discorso della revisione di riparto fiscale. Considerando il calo delle previsioni finanziarie di entrata, che passa dai 159 miliardi del 1980, ai 149 del 1982, a causa dell'inadeguato aumento del gettito tributario - che è del 10% per l'anno 1981 e dell'11% per l'anno 1982 - che non riesce neanche a coprire il tasso annuale d'inflazione, che normalmente si aggira con punte avanzate del 25% e con linee basse del 15%, cioè mediamente sul 20% l'anno; inoltre, anche una notevole riduzione, per gli anni a venire, della previsione dello Stato per quanto riguarda i tributi speciali, che passano dai 69 miliardi ai 47 per gli anni successivi al 1980.
Qui ha ragione anche Tonino, quando dice che anche da parte dello Stato ci dovrebbe essere un modo diverso d'intervento da quello organizzato fino ad ora nei confronti delle Regioni. È tradizionale - e non tiene conto delle esigenze, certo, di una programmazione non solo regionale, ma anche di una programmazione nazionale, che è ancora ben lontana dall'essere consolidata sul piano dell'intervento politico - anche perché il "no" dell'Assemblea parlamentare, alla proposta del Ministro delle Finanze, che di per sé era già rivoluzionaria, ha ricondotto il discorso della legge finanziaria dello Stato, anche sul piano puramente tecnico e strumentale, senza con questo conseguire nuovi risultati sull'organizzazione della spesa, soprattutto da parte dello Stato.
Perciò il primo risultato, dato oggettivo, che emerge da questa impostazione, che ci è stata sottoposta, è che, nell'anno 1982, si verificherà il pareggio sui 149 miliardi delle entrate e delle spese già programmate, con una rigidità pressoché assoluta, poiché i provvedimenti in corso sono lì e devono essere finanziati, e se non si opererà quella revisione, da molti auspicata - e che noi abbiamo introdotto nel discorso programmatico -, difficilmente, stando così le cose, riusciremo a spendere altri soldi per interventi conseguenti all'adozione di un Piano di Sviluppo. Di conseguenza parlare di Piano di Sviluppo in questa situazione mi pare abbastanza velleitario, stante la rigidità del bilancio. Perciò credo che il discorso più concreto in quest'occasione sia, da una parte, l'impegno di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio - in modo particolare della Giunta e, per essa, dell'Assessore alle Finanze - di porre in essere quella revisione del meccanismo dell'Ordinamento finanziario che, con quella fantasia politica già chiesta, possa portare la Valle d'Aosta su traguardi più avanzati di quelli che furono conseguiti con dure difficoltà nel 1971, perché ricordiamo che, nell'anno 1971, siamo riusciti a fare un grosso passo avanti.
Abbiamo eliminato la cosiddetta "quota mobile, quota rubinetto" - che Tonino ha ricordato questa mattina - tanto vituperata e famigerata, abbiamo consolidato l'Ordinamento finanziario regionale su posizioni molto più avanzate, molto più certe, in modo da dare alla Regione la possibilità di fare delle previsioni pluriennali per meglio adattare queste esigenze concrete d'intervento, alle disponibilità del bilancio. Ma credo che non sia sufficiente un discorso limitato alla revisione dell'Ordinamento finanziario - sempre per quanto riguarda le entrate, se non si vuole prendere in considerazione anche altre possibilità - e qualcuno l'ha già evidenziato questa mattina, quando si parlò della non attuazione del disposto statutario relativo all'imposizione di tributi da parte della Regione. È questa una materia abbastanza - diciamo così - difficile, quella dell'imposizione di tributi proprio da parte delle Regioni...che, per quanto riguarda l'Ordinamento, tant'è vero che...a parte l'Ordinamento speciale della Sicilia che ha fatto salvo i tributi esistenti prima dell'entrata in vigore della nuova Costituzione, della nuova legge finanziaria...nessuna Regione a Statuto speciale ha utilizzato, sinora, questa possibilità, di imposte e sovrimposte, perché c'è un grosso vincolo in questa statuizione: la Regione non può stabilire nuove imposte, ma deve osservare i principi dell'Ordinamento tributario vigente.
Quindi non è consentita, alla Regione, l'istituzione di nuovi tributi, ma la mera istituzione - per legge regionale - di tributi concernenti quei cespiti che solo parzialmente lo Stato utilizza. Ecco, si trova, in questa situazione, una spiegazione del perché, sinora, le Regioni a Statuto speciale e, anche la Valle d'Aosta, non abbiano utilizzato questa possibilità che deriva dal proprio Statuto - per imposte e sovrimposte locali - in quanto si è vincolati ai principi dell'Ordinamento tributario dello Stato.
Un altro discorso si potrebbe anche fare accanto alla revisione dell'Ordinamento finanziario, per quanto riguarda la lotta all'evasione fiscale. Noi sappiamo che nella nostra Regione è un pochino trascurata, non per volontà nostra...anche dati obiettivi, concreti, per cui manca l'incentivo, da parte dell'organizzazione finanziaria dello Stato, di operare certe revisioni fiscali, in quanto lavorano sul decimo, su quel poco che è rimasto allo Stato. L'interesse maggiore, credo, sia all'Amministrazione regionale di porre in essere certi meccanismi, per controllare meglio il gettito tributario locale, facendo ricorso agli strumenti dell'articolo 13 della legge finanziaria, che ha recuperato letteralmente il discorso statutario dell'articolo 13 o 12 della legge...comunque gli stessi principi di revisione e di lotta, come oggi si chiama l'evasione fiscale...è nell'interesse dell'Amministrazione regionale, come obiettivo da perseguire per ottenere, accanto alla revisione del riparto fiscale, un maggiore adeguamento del gettito fiscale nella nostra Regionale, mettendo i cittadini in una posizione paritaria.
Accanto a questo ci sono anche altre nuove possibilità, dobbiamo riconoscerlo questo, sempre ai fini dell'adozione di un corretto Piano di Sviluppo, dal ricorso al credito che oggi è stato concesso anche alla Regione di ricorrere alla Cassa Depositi e Prestiti - cioè è stato autorizzato alla Regione il ricorso al credito agevolato come per le Province e i Comuni - con un articolo previsto dalle norme di attuazione. Per cui, completando questo discorso sul versante delle entrate tributarie, dobbiamo convenire - e l'abbiamo detto tutti - che il primo grosso obiettivo da conseguire - sperando di poterlo ottenere con la collaborazione, soprattutto, delle forze di maggioranza e anche dell'opposizione che vorranno contribuire sul piano parlamentare - è di definire, entro l'anno 1980, il nuovo riparto finanziario. Con tutto questo, diciamo così, dobbiamo anche responsabilizzarci meglio su questi problemi, di modo che, anche nella nostra Regione, un certo tipo d'intervento - per quanto riguarda l'evasione fiscale, il ricorso al credito - si possa fare in un modo diverso dal passato, in un modo più razionale.
Per quanto riguarda gli altri problemi e, soprattutto, i problemi conseguenti alla discussione sulla strategia di un nuovo bilancio, partendo e muovendo da queste basi - oggi consolidate - di nuova contabilità, fatte queste considerazioni sul versante delle entrate, dobbiamo anche considerare il versante della spesa. E, anche qui, abbiamo un grosso lavoro da fare sul piano regionale, perché dobbiamo avere il coraggio - e questo l'abbiamo detto anche nel programma - di rivedere tutta la legislazione, per renderla più adeguata a quelle che sono le esigenze degli interventi che si pongono oggi, almeno con la visione che abbiamo oggi degli interventi. Facilitato, come dicevo prima, anche dalla nuova strutturazione del bilancio regionale, che, operando un discorso per settori - e qui mi trovo abbastanza d'accordo con il collega Riccarand - ci pone, di fatto, il problema del superamento degli atti singoli e delle leggi finanziarie di spesa particolari, dovute ai capricci del momento. Finalizzare il tutto a un discorso di settore, e il tutto collegato al Piano di Sviluppo che dovremo adottare, anche perché - diciamo che qui dobbiamo dirci la verità - dobbiamo avere il coraggio, tutti, di operare in questa direzione, e il coraggio non deve essere solo della Giunta, che deve fare quest'opera di conversione di spesa verso progetti di settore, credo che l'impegno vada anche raccomandato al Consiglio regionale, a noi stessi, a tutti, perché la produzione legislativa di questo Consiglio regionale, non è riservata solo alla Giunta, ma anche a molte iniziative portate avanti sul piano consiliare, che, il più delle volte, ci portano, necessariamente, a fare un discorso di spesa. Iniziative singole, iniziative isolate, che, puntualmente, chiedono nuove previsioni di spesa per interventi, non più di settore, ma per far fronte a esigenze particolari, che ogni Gruppo consiliare, ogni Consigliere, in base alle richieste della base elettorale, della popolazione, porta all'attenzione di questo Consiglio.
Mancando un quadro preciso di riferimento, è perciò inevitabile che ci troviamo una selva di leggi di spesa e che, a un certo punto, credo faccia impazzire anche l'elaboratore elettronico che abbiamo a disposizione per la contabilità finale, senza contare poi che abbiamo ancora numerose e antiche deliberazioni di Consiglio, di spesa...allora si usavano - più che le leggi - le deliberazioni che sono ancora oggi in vigore, che dovrebbero essere riviste nel discorso e nel quadro generale della revisione della legislazione, soprattutto finalizzata al discorso del Piano di Sviluppo, dell'intervento di settore. E questa nuova strategia, credo il bilancio prossimo - ed è inevitabile che a questo punto parliamo di bilancio prossimo - dovrà fondare la sua concretezza - per quanto riguarda gli impegni programmatici dei partiti che hanno dato vita a questa nuova maggioranza e sul discorso del programma presentato - sulla fecondità del confronto consiliare e sul dialogo responsabile con le forze sociali e con le Comunità locali esistenti nel nostro territorio.
Dobbiamo anche avere il coraggio, nello stesso tempo, di operare questa necessaria ristrutturazione di tutta quanta l'organizzazione della spesa, tenendo presente non solo i compiti primari, legati agli interventi dell'Amministrazione regionale, ma anche alla possibilità - e già sono state evidenziate da chi mi ha preceduto - di certi trasferimenti, di certe deleghe, alle Comunità locali, che oggi non possono essere estratte, secondo me, da questo bilancio, così, senza tener conto di un disegno organizzativo che veda il trasferimento di compiti e di funzioni, se non si vuole operare una...diciamo così...anche se si vuole portare avanti un certo discorso, poi si finisce per fare il contrario di quello che ci si propone di fare.
Perciò dobbiamo renderci conto che è necessaria una gestione rigorosa della politica del bilancio, avendo di fronte la certezza e l'adeguatezza degli investimenti che dovremo operare, soprattutto tenendo conto di alcuni obiettivi che ci siamo già prefissati con un discorso che abbiamo fatto, or ora, sul programma presentato. Discorso che deve vedere la definizione - soprattutto importante e urgente - delle linee del processo di ristrutturazione dello sviluppo industriale, legate alla formazione professionale e all'occupazione, che tenga conto dell'opportunità e della congruità degli interventi in tale settore.
Bisogna anche dire che, oggi, dobbiamo in qualche modo ripristinare le condizioni che permettano il ritorno del risparmio privato all'edilizia abitativa, anche favorendo il credito agevolato in maggior misura. Noi, da anni, stiamo proponendo la solita legge - sull'intervento creditizio - di credito agevolato a favore dell'edilizia abitativa, per quanto riguarda l'intervento dell'Amministrazione regionale e quella legge, che era provvisoria per quell'anno, dura da molti anni. Ecco che qui sono mancate forse la capacità, la voglia e la fantasia politica di fare un qualcosa di nuovo, di più aderente alla situazione locale.
Un altro problema importante - e già se n'è parlato - è dell'immediato avvio di programmi, anche di settore, per quanto riguarda l'energia, per quanto riguarda tutto il problema del settore energetico e con la rapida approvazione degli strumenti normativi che già sono stati presentati a questo Consiglio, di modo che l'Amministrazione regionale, anche in questo settore, possa scegliere sul Piano di Sviluppo.
La cosa più importante, che è già stata evidenziata a più riprese, l'impegno più grande, che costerà fatica a tutti quanti - perché qui si corre il rischio di debordare facilmente nella demagogia - è la revisione degli interventi per l'agricoltura. E questo credo che - se noi riuscissimo già solo nell'anno, col prossimo bilancio, ad affrontare questo discorso, naturalmente supportato da un'équipe di persone che riesca a riconsiderare tutte queste situazioni d'intervento, finalizzandole ai piani di sviluppo anche per settore: piani particolari privati e aziendali e piani zonali pubblici, in modo da fare un discorso nuovo e diverso in questo settore - sarebbe già un grosso passo avanti. E proporsi tali obiettivi per gestire tale realtà economica - come quella descritta con le sue implicazioni sociali e politiche - richiede certo un'effettiva, maggiore, migliore funzionalità dell'Amministrazione, una più adeguata partecipazione democratica, di rinnovamento delle strutture amministrative, delle procedure ed un più utile impiego di quelle esistenti.
E qui è vecchio anche il discorso, che puntualmente riaffiora, sulle procedure di spesa dell'Amministrazione regionale; discorso che, come dicevo, è già stato abbozzato anche in sede nazionale dal nuovo Ministro alle Finanze...da competente e da tecnico ha già in individuato una serie di attività da porre in essere per rivedere le procedure di spesa dell'Amministrazione pubblica, che sono estremamente lente, sono farraginose e, quando sono effettuate, non sono più attuali, sono già vecchie al momento in cui sono poste in essere.
E qui, forse, il più grosso discorso sarà una revisione completa, almeno un primo passo potrebbe essere quello sugli appalti, sull'approvazione dei progetti. Anche qui il discorso dovrà essere fatto per settori d'intervento, con finanziamenti globali, con possibilità di interventi annuali in base a previsioni concrete. Per fare tutte queste cose, si richiedono: prontezza di decisione, controllo puntuale della loro esecuzione, specificazione di responsabilità, tempestività di coordinamento e di sintesi. Per sollecitare l'adesione, non solo dell'attività amministrativa a questa nuova impostazione, ma anche la coerenza dei comportamenti di tutti i protagonisti della vita sociale a una reale politica delle istituzioni - che si intreccia quindi anche con la politica economica - e con la coerenza, per quanto riguarda la nostra Regione, con i fini istituzionali del nostro Statuto e della nostra organizzazione. Perché, se vogliamo operare in questa direzione, dobbiamo far sì che tutta quest'attività organizzativa dell'Amministrazione regionale - che oggi si trova ad assumere nuovi ruoli, anche per le norme di attuazione che hanno portato la Valle d'Aosta, sotto certi aspetti, ad assumere compiti e funzioni prima di organi centrali e periferici dello Stato - rappresenti sotto questo particolare aspetto, sotto il profilo organizzativo, un aspetto positivo, sul piano del decentramento, per quanto riguarda questo ritaglio di competenze, tra amministrazioni centrali e periferiche dello Stato e l'Amministrazione regionale.
Mi fermo qui, a un discorso organizzatorio, e non rifaccio dei discorsi sul piano politico per quanto riguarda il contenuto, perché si dovrebbe - da tutto questo ritaglio di competenze, da questo nuovo disegno organizzatorio delle Amministrazioni pubbliche centrali e locali - recuperare una maggiore funzionalità in quei settori interessati a questi trasferimenti in sede regionale.
Credo, a questo punto, di avere toccato temi che mi parevano importanti in questa discussione di bilancio e noi siamo oggi - più di ieri - disponibili per portare avanti il discorso sul piano programmatorio, che vede, in concreto, manifestarsi la volontà di questa maggioranza, di quest'Amministrazione, sulla base e sulla scorta di questo processo attuato oggi con la nuova contabilità, che vede un puntuale riscontro anche nel modo di organizzarci, nel modo di programmare, e nel modo di intervenire nei confronti delle esigenze e dei problemi concreti della nostra comunità regionale.
Dolchi (P.C.I.) - È iscritto a parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.
Nebbia (P.S.I.) - Non voglio ripetere molte delle considerazioni che in precedenza altri colleghi hanno fatto e, molto sinteticamente, vorrei sottolineare qual è la nostra posizione. Innanzitutto nell'esprimere apprezzamento...anche se alcuni altri hanno sottolineato l'aspetto formale del nuovo bilancio...comunque per le modalità di presentazione e, prima, anche di formazione del bilancio che, sia per la parte annuale, sia per la parte triennale, l'ha reso molto giù leggibile e molto più adatto ad esprimere le modalità di spesa della Regione. Diciamo che questo forse è un modo di operare che deriva dall'esperienza anche delle altre Regioni e dal decreto del Presidente della Repubblica 616, che ha impostato i bilanci in altra maniera. Credo che non sia adatto alla Regione, comunque penso che sia stato un'utile guida.
Avremmo preferito, però, che prima di questo bilancio - in particolar modo prima del bilancio triennale - si fosse potuto discutere e valutare a fondo il Piano di Sviluppo della Regione, perché, evidentemente, il bilancio triennale che qui riporta certe cifre, abbiamo sentito in Commissione, come sia stato vincolato, nelle sue caratteristiche, da leggi e da limiti che in sostanza ne sminuiscono il significato. Sminuiscono il significato perché la stessa legge sulla contabilità prevede che il bilancio pluriennale individui gli indirizzi futuri dell'Amministrazione, sia nella parte entrata, sia nella parte spesa, mentre dipende da determinate scelte politiche. Anche se queste entrate e queste spese non sono certe, non sono definite, il bilancio triennale è stato formato in modo tecnicamente molto valido, ma - direi - politicamente inadeguato, perché mancano questi indirizzi, e quindi credo questa possa essere un'esperienza valida. Apprezziamo che, per la prima volta, dopo moltissime sollecitazioni negli anni passati, l'Amministrazione regionale abbia formulato un bilancio più a lungo termine rispetto a quello annuale, ma nello stesso tempo - proprio perché lo abbiamo sott'occhio, lo abbiamo potuto valutare - rileviamo quali sono tutte le sue carenze; carenze che sono proprio quelle dovute ad una mancanza d'indirizzo politico e programmatico.
Direi che c'è anche un'altra considerazione da fare: che forse con i nuovi mezzi tecnici, anche, ma direi ancor più con la nuova impostazione generale, il bilancio annuale e il bilancio triennale perdono molto del loro interesse, in quanto, diventano - anzi direi il bilancio annuale diventa - strumento per autorizzare la spesa, ma il fatto stesso che si possa controllarne con continuazione, in ogni momento le caratteristiche, l'entità e la situazione delle entrate e delle uscite - e qui raccolgo un'altra sollecitazione, che mi pare fosse stata fatta da Tonino ed era rivolta alla documentazione da apportare in Commissione Affari Generali - direi che forse dovrebbe essere lo stesso Consiglio totalmente investito, a scadenze prefissate, dell'evoluzione del bilancio.
Quindi, noi vediamo come il bilancio debba diventare da documento fisso e rigido, da approvare una volta l'anno, a documento scorrevole, continuamente verificabile, e che può recepire continuamente gli indirizzi politici e programmatici della Giunta. Ed è per questo che torno all'invito - che è già stato fatto da altri, ma che sottolineo e richiamo - di presentare, per la discussione in Consiglio, il famoso documento circa il Piano di Sviluppo che era già stato presentato, perché in base alle scelte che si faranno sul Piano di Sviluppo, potranno essere fatte allora con continuità, con variabilità, quindi, diverse scelte sul piano del bilancio. Pensiamo che, operando in questo modo, si riesca a rendere veramente efficaci e chiari questi documenti e si possa continuamente valutare le risorse della Regione.
Un altro aspetto che ci ha interessato è la nuova struttura del bilancio che non è più - già altri l'hanno detto - suddiviso secondo i diversi capitoli per Assessorato, ma è suddiviso in settori; settori di spese d'intervento e spese di funzionamento che, oltre a permettere una più chiara lettura, individuano, forse prefigurano, anche una diversa strutturazione dell'apparato regionale. Forse potrebbe essere questo lo schema secondo cui riorganizzare anche gli uffici, riorganizzare i servizi, secondo nuove e più ampie competenze e forse prefigurando quelli che, in altre Regioni, sono stati chiamati "dipartimenti", oppure hanno avuto nomi diversi, in modo da portare a unità e a un maggiore coordinamento delle azioni che oggi, invece, fatte da diversi Assessorati che ne sono in parte competenti, sono scoordinate e, a volte, fatte anche in contraddizione l'una con l'altra.
Un aspetto...ecco, si è parlato di autonomia finanziaria, di riparto fiscale, di imposte, ma qui, forse, sempre seguendo anche la linea della riorganizzazione dell'Amministrazione regionale, bisogna parlare di possibilità diverse di operare della Regione, diverse da quelle che sono state sino a ora dell'organismo burocratico, possibilità che si possono svincolare da questa burocrazia, che a volte è limitativa, e che permetta (questa è una proposta, un'idea che era già stata esaminata in Commissione Affari Generali con l'Assessore Filliétroz)...con la creazione di...altrove sono state chiamate "aziende autonome d'intervento"...una delle espressioni potrebbe essere, per esempio, quella della "società finanziaria" che potrebbe, forse, fare quelle operazioni di tipo finanziario che la Regione, come pubblica amministrazione, non può fare.
Qui, si è parlato di ricorsi al credito, di utilizzazione del risparmio regionale e non si è parlato però - e forse non se ne poteva parlare - degli strumenti che potevano fare queste operazioni. Noi riteniamo che una "società finanziaria" - questo è il nome che è comunemente dato, ma, comunque, potrebbe avere anche altri nomi - potrebbe permettere, con maggior facilità, con maggior efficienza, di risolvere problemi economici che adesso angustiano l'Amministrazione regionale e, nello stesso tempo, alleggerirne il bilancio da tutte quelle voci che non le competono direttamente.
Un'altra osservazione che facciamo è quella circa l'utilizzazione, in quanto risorse, dei mutui che - l'ha detto anche l'Assessore - sono possibili nella misura, per l'anno 1980, di 40 miliardi, nel 1981 di 52 miliardi, eccetera. Questo lo diciamo perché un'attenta valutazione delle economie indotte dall'accensione di mutui potrebbe far valutare, in termini positivi, anche quelle spese a questo proposito che, apparentemente, per quota di rimborso di capitale d'interessi, potrebbero sembrare negative. Si potrebbero cioè realizzare quelle opere, oggi, che condurrebbero a delle economie in futuro, opere che probabilmente, vista l'evoluzione dei mercati finanziari e l'evoluzione dell'economia mondiale, forse in futuro ci costerebbero molto di più e sarebbero molto meno possibili. Queste le cose dette molto rapidamente, perché molti degli interventi si ripetono e molte considerazioni ormai sono comuni, molte valutazioni sono comuni, non sto quindi a ripeterle.
Esprimo pertanto, globalmente, una valutazione piuttosto favorevole al fatto che si inizi una procedura diversa di programmazione, una procedura diversa di stesura dei bilanci, un modo diverso di operare con questi diversi strumenti che sono messi in atto. Però, esprimo anche delle riserve sul fatto che queste cose potevano essere anticipate nel tempo; avremmo forse potuto essere più avanti in quest'azione e probabilmente con degli assensi - diciamo di tutte le forze politiche - si potrebbe anche operare in modo più produttivo per tutto il Consiglio.
Dolchi (P.C.I.) - È iscritto a parlare il Consigliere Fosson, ne ha facoltà.
Fosson (D.C.) - Nell'affrontare la discussione del bilancio preventivo degli anni passati, l'attenzione dei Consiglieri regionali era regolarmente rivolta a considerare la rigidità del bilancio e l'aumento delle spese correnti, con conseguente contrazione delle spese d'investimento. Si parlava di bilancio rigido, di bilancio già predeterminato da una serie di esigenze, le più diverse e le più disparate esigenze, a volte anche corporative, che impedivano, di fatto, di poter scegliere dei filoni di spesa, di poter scegliere dei settori principali, dei settori prioritari, sui quali concentrare gli sforzi finanziari.
Il bilancio del 1980, che è presentato dalla Giunta, con uno schema di bilancio pluriennale e con la previsione di un Piano di Sviluppo, segna un passo in avanti, segna un modo nuovo di considerare il bilancio della Regione e di considerare la funzione della Regione. Il fatto che il bilancio sia impostato per settori d'intervento è, secondo noi, un primo passo verso una sostanziale modifica. Si può obiettare - e qualcuno l'ha fatto - che è soltanto e può essere soltanto una trascrizione, sotto forma diversa, delle stesse cose. In effetti, si può anche obiettare che la realtà è quella che è, non basta leggerla diversamente per modificarla, e la realtà valdostana è quella che tutti conosciamo. L'abitudine ormai contratta, da anni, ai contributi pioggia, la mancanza - per certi versi - di spirito imprenditoriale e il ricorso alla Regione per ogni intervento, di qualsiasi tipo...non ci si muove se non c'è l'ombrello della Regione...non vi sono iniziative, con un margine di rischio, che non siano coperti dalla Regione. È una realtà che va modificata.
Bisogna bloccare la tendenza alla burocratizzazione e alla regionalizzazione di ogni cosa e di ogni attività, bisogna portare la Regione ai suoi compiti guida lasciando agli Enti locali intermedi e minori le loro funzioni, lasciando soprattutto ai singoli cittadini privati e alle libere associazioni la funzione di essere elemento vitale, senza soffocamenti e senza imposizioni dall'alto.
La volontà di vedere la spesa, nel bilancio che è presentato, da un punto di vista globale, per settori d'intervento e non più secondo gli Assessorati, cioè secondo comparti che potevano anche essere stagni, è una volontà che noi riteniamo positiva, che lascia trasparire un nuovo modo di governare la cosa pubblica. Superare lo stato di fatto e una visione di routine sono una volontà. Se, a questo, aggiungiamo l'impostazione pluriennale del bilancio - in collegamento con un Piano di Sviluppo regionale - il quadro si completa, e si ha un quadro completo dell'inversione di tendenza. È una tendenza che, naturalmente, dovrà consolidarsi, perché, oggi come oggi, il bilancio pluriennale presentato è soltanto una proiezione triennale di un bilancio annuale e, altri colleghi l'hanno già fatto notare, il Piano di Sviluppo è soltanto un documento tecnico, per il momento rimasto ancora sulla carta. Occorre farlo diventare uno strumento reale, uno strumento discusso e condiviso - per lo meno dalla maggioranza di questo Consiglio - per farlo diventare un documento capace di futuri sviluppi. È quello che noi auspichiamo, è quello che noi vogliamo, cioè che la Regione sappia valutare le sue risorse - in un arco di tempo più ampio dell'anno tradizionale entro il quale si svolgeva il bilancio tradizionale - e sappia indirizzare le sue risorse secondo precise priorità. È soltanto un appunto che noi vogliamo fare; non bisogna attribuire, e forse ci sbaglieremmo, se attribuissimo alla programmazione, capacità carismatiche, capacità di risolvere ogni problema. Noi riteniamo che - se manca l'elemento umano e l'iniziativa di ogni singola persona - non serve avere una programmazione indirizzata dall'alto.
Salvadori stamattina faceva notare come il risparmio postale e bancario in Valle d'Aosta raggiunga cifra pro-capite molto elevata, e faceva altresì notare che le banche raccolgono il risparmio in Valle d'Aosta per utilizzarlo altrove. Ecco, noi riteniamo...vediamo proprio in questo elemento...in questo fatto la mancanza d'iniziativa da parte dei Valdostani. Il fatto che il valdostano sia un buon risparmiatore...come d'altra parte la sua qualità di uomo di montagna, e quindi determini un notevole afflusso di denaro alle banche o agli uffici postali...a queste doti del valdostano, dicevo, non corrisponde una sufficiente capacità imprenditoriale. Non ci sono una capacità imprenditoriale e iniziativa sufficiente, ed è questo il nostro più grande difetto.
Altre considerazioni si potrebbero fare, ma, ormai...chi parla per ultimo si trova tra gli ultimi...quasi tutti gli aspetti del problema sono stati sviscerati. Si potrebbero fare sulle risorse della Regione e sulla necessità di reperirne di nuove; si è parlato della legge 1065 del 1971; del riparto fiscale e si è convenuto - tutti sono convenuti - sulla necessità di un suo aggiornamento.
Ecco, a noi pare che l'Assessore Ramera abbia affrontato il problema del nuovo riparto fiscale con proposte di soluzione esaurienti, proposte che noi condividiamo e condividiamo nello spirito di collaborazione con lo Stato - nel quale siamo inseriti pur nella nostra Autonomia - perché noi crediamo alla solidarietà nazionale, senza condividere altre tesi oltranziste, che a volte affiorano soprattutto perché noi riteniamo che siano una fuga dalla realtà e rischino, forse, soltanto di nascondere un'incapacità di dare soluzione, in termini reali, ai problemi.
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, è iscritto a parlare il Consigliere Berti, ma non è presente. Non ci sono altri Consiglieri iscritti in sede di discussione generale. Come concordato stamattina, penso che si possa chiudere qui la discussione generale sui punti 21, 22 e 23, fermo restando che sull'esame del disegno di legge n. 143 - l'esame dei rispettivi allegati che fanno parte integrante di questo disegno di legge, gli articoli 1, 2 e 3 - sono possibili interventi, sia di carattere generale, sia di carattere particolare.
Com'è stato annunciato stamattina dal collega Tonino, sono stati presentati dal Gruppo Comunista degli emendamenti, che sono distribuiti in modo che possano essere oggetto di esame prima della votazione, che avverrà nel corso dell'esame del disegno di legge n. 143 - cioè al punto n. 22, all'articolo 3 - trattandosi di modifiche all'allegato B2.
Se non ci sono obiezioni, darei la parola al Presidente della Giunta per la conclusione, a nome del Governo regionale, della discussione generale.
La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Devo innanzitutto delle scuse al Consiglio per aver interrotto i lavori, in particolare questa mattina quando parlava Tonino, e per essere arrivato in ritardo questo pomeriggio. Purtroppo gli impegni presi per l'esame di altre leggi regionali, in particolare quella di Cogne e la scadenza festiva, non mi hanno permesso di seguire con la presenza - e direi con quell'attenzione che è indispensabile - i diversi interventi, e quindi chiedo ancora scusa ai Consiglieri se le mie risposte, le mie osservazioni, saranno forse più generiche del solito e se il dialogo con i singoli Consiglieri sarà meno ricco. Devo altresì scusarmi, poiché la discussione che ho appena finito è stata molto impegnativa; ancora una volta, le mie risposte saranno concentrate e concise.
Innanzitutto, per una volta, non vorrei ripetere quanto è avvenuto ieri tra Riccarand e Rollandin - che, per una volta, sono stati d'accordo, ma per un punto solo, nell'immenso fiume di inutili parole pronunziate da Riccarand - sono d'accordo sul fatto che, per capire il nuovo bilancio, bisogna rifarlo con un minimo di storia e rivedere un pochettino da dove, il perché, da quando, si arriva alla presentazione di un bilancio nuovo e, attraverso questo esame, stabilire se vi siano delle novità - siano esse formali e sostanziali - lasciando a ciascuno la piena libertà di giudizio. Comunque, capire qual è il meccanismo, in un modo che in questo Consiglio, in questa Regione, rispetto al documento di bilancio - e qui vorrei che fosse chiaro in modo definitivo, e questo vale per l'intervento di De Grandis, che mi ricordo, mi è molto piaciuto - vorrei che fosse chiaro, per tutti, che per noi la programmazione è un fatto necessario, non è una divinità, non è assolutamente una specie di bacchetta magica, di ricorso alla Santa Trinità che risolve i problemi; è semplicemente un metodo di lavoro, uno strumento attraverso il quale definire esattamente certi obiettivi e stabilire, al tempo stesso - in questo De Grandis è stato molto preciso - la continua verifica di quegli obiettivi, che tra l'altro sono destinati nel tempo, proprio per il fatto che le cose cambiano...
Prima mi sia permesso di dire che certi linguaggi non fanno neanche sorridere, e dico questo perché qui si confonde quello che la parola significa - per riprendere quanto diceva Mafrica, si è permesso di dire che c'è una certa "deformazione professionale" -, si confonde il segno linguistico, il fonema con il significato, ed è un bruttissimo sintomo. Qui si confonde - per fare un esempio - tra irrigidimento del bilancio, cosa verissima, da un lato, e, dall'altro lato, mancanza di risorse della Regione, magari senza rendersi conto che si dice esattamente la stessa cosa, magari senza rendersi conto che si guarda, da un lato e dall'altro, la stessa medaglia.
Con sillogismi di aristotelismo di bassissima lega, si stabilisce che, poiché una data maggioranza è di un certo tipo, non è capace di avere tensione ideale per fare certe cose, e questo, scusatemi, è una questione di principio che con la discussione del bilancio non c'entra assolutamente niente. Magari può essere utile in altra sede...Aristotele...dico, voi non avete detto d'altra parte, nessuno ve ne fa un rimprovero, ma dico, a che cosa serve un'indagine psicologica all'interno delle forze di maggioranza - nuova o vecchia che sia - se non a stabilire un certo tipo di discorso politico, nel quale si vorrebbe premiare una parte di quella maggioranza che è più sensibile alle esigenze della minoranza? Ma questo è un discorso che col bilancio non ha propria nessuna parentela.
E, ancora, da un lato si dice che ci sarebbe una certa rigidità, se si vuole una certa autorità - chiamiamola se volete una "presenza indiscreta, pesante" della Giunta regionale, che troppo incisivamente vorrebbe definire certe cose, si cita la legge della casa, per esempio...cattiva, interviene, nega certe questioni...e, dall'altro lato, sullo stesso piano, si parla in bene, bene dei Comuni, delle Comunità Montane; la Regione non dà sufficientemente deleghe, si dice che la Giunta - per bocca del Presidente - ha detto che non è favorevole alle deleghe, intese in quella maniera, ma non si cita la seconda parte della frase, dopodiché - condiviso perfettamente da noi e, direi, anche da Modica, il Senatore Modica, per citare un Comunista, e dal Presidente della Sicilia, Mattarella, se citiamo un Democristiano - si critica la settorialità della programmazione nazionale.
Giustamente si dice: "noi non vogliamo che alla Regione siano delegati 500 milioni per fare piantare mandarini nel Friuli", come ha detto il Presidente della Giunta friulana, quando si sa che il mandarino non cresce nel Friuli, oppure fare le vigne...non settorialità. Però si pretenderebbe, dalla Regione, uno stesso tipo di procedimento, vale a dire un procedimento che nello stesso tempo si critica quando lo Stato lo pratica nei confronti della Regione, quando noi abbiamo ripetuto almeno un miliardo di volte - chiedo scusa - che siamo favorevoli alla responsabilizzazione e abbiamo chiesto questo al Consiglio, di voler rendere la Giunta regionale, il Consiglio regionale competente - ex articolo 2 dello Statuto - in materia di Comuni, per legiferare in materia. Abbiamo detto che vogliamo che i Comuni abbiano una finanza propria, di cui siano responsabili, non una finanza delegata, sia essa dello Stato, della Regione o di altro Ente.
Mi ha fatto piacere leggere, oggi, sul giornale, che le forze politiche - che magari sono un po' meno arroganti dell'Union Valdôtaine e meno succubi della Democrazia Cristina - hanno chiesto ufficialmente che siano date ai Comuni di Comunità Montane - nel caso del P.C.I. dove si parla delle Province elette a suffragio universale diretto - delle competenze specifiche con finanze proprie, assorbendo gli altri Enti intermedi, comprensori, e roba di questo genere. Quindi, mi sembrava quasi - e perdonate l'immodestia - di rileggere le dichiarazioni che facevano un anno e mezzo fa, e mi ha fatto piacere che non venissero da forze politiche, non venivano...progressiste, particolarmente vicine all'Union Valdôtaine.
Si dice e si fa una critica sulla revisione del bilancio, vediamone le cause...cause che evidentemente non sono soltanto da parte dello Stato, ma che sono anche da parte della Regione - c'è del vero in questo, c'è da migliorare da parte della Regione - e cosa vorrebbe essere. Perché non è che abbiamo delle ambizioni così sconfinate da inventare, oggi, un organo di Francis Bacon e di presentarlo così, completo totale...cosa vorrebbe essere, cosa deve essere questo nuovo tipo di bilancio, già esaminato in questo senso positivamente sia da Tonino sia da De Grandis? Vuole essere uno strumento che dia la possibilità di lavorare in quella data maniera e, quindi, non più - e dire che questo è il punto fondamentale - un bilancio rigido, un bilancio che, iniziando il giorno "x" del mese "y", termina dopo dodici mesi, ma un bilancio che è un flusso e che è un continuo, specifico aggiornamento. Per arrivare a questo bilancio abbiamo dovuto compiere un inseguimento che è durato qualche tempo. Arrivare ad avere approvato i bilanci consuntivi dell'anno precedente - e ci impegniamo a presentare entro il 30 aprile 1980 il bilancio consuntivo del 1979 e a quel momento poter stabilire quali sono le entrate reali, cosa impossibile oggi - e quindi poter chiudere completamente le...passate, e dire quali sono le...presenti ed entro l'anno 1980, secondo quelli che sono gli accertamenti, ma con un flusso che è conosciuto da tutti i Consiglieri. Perché le voci sono esattamente riportate e se voi prendete pagina 5 del consuntivo, vedrete che i non incassati dalla Regione, nel 1979 al 20 dicembre, alle ore 18,30 sono 9.800.106.570 lire.
Allora, in questa situazione, di quale certezza si parla, di quale possibilità reale di dire che spenderemo dei soldi che non sono in cassa, anche se per competenza sono nostri? E quando si dice che la Regione dovrebbe ricorrere differentemente a delle entrate fatte con il credito, bisogna avere l'onestà di dire che oggi il tasso d'interesse è del 49-50%, ma il...va bene, il che vuol dire che ci sono delle spese del 22% per accedere a un mutuo. E se qualcuno è capace di sostenere che fare un mutuo di dieci miliardi oggi costa, entro dieci anni, cento e qualche miliardo, bene, che abbia il coraggio di dirlo in pubblico! Ma che dica le cifre - per Dio! - e che non si facciano delle vuote parole che non significano un tubo e che sembra di ritornare indietro di qualche secolo alla Sorbona, dell'allora prima facoltà di teologia del mondo, quando si faceva del nominalismo ed era molto divertente, ma solo per loro!
Si dice anche che i venti miliardi sono criticabili, ma devo dare atto a Tonino che ha detto no di per sé, criticare un...come metodo. I venti miliardi sono non solo criticabili, sono un'aberrazione di un sistema nel quale è riconosciuto che le entrate della Regione sono insufficienti, ma che non sia possibile ottenere una legge di riparto equa entro i tempi nei quali si svolge l'esercizio finanziario 1979-1980 e cose di questo genere...quindi si è ricorso all'articolo 12 che non è un esempio di programmazione, su questo punto possiamo essere d'accordo! Ma si è ricorso all'articolo 12 che ha significato di sottolineare un'insufficienza...e di questo mi perdoni il Gruppo Comunista, non hanno che da leggere, lor signori, quanto ha detto il Senatore Modica, non è sospettato di essere iscritto all'Union Valdôtaine!, al Senato, votando a favore della legge, e noi sottoscriviamo pienamente, ecco, mi sembra che più chiaro di così non ci sia niente da dire...quindi quei venti miliardi significano che il bilancio regionale è insufficiente per far fronte a quelli che sono i compiti della Regione, e non dei paragoni con percentuali - che possono anche essere ingiuste le percentuali - fatte con Regioni che non hanno i nostri compiti e che non hanno, evidentemente, le nostre spese!
Queste limitazioni sono che manca totalmente un minimo di programmazione di Stato, spiegano anche il fatto che il bilancio pluriennale sia quello che è (io, su questo punto, devo dare atto onestamente a Tonino di avere ragione); il bilancio, come pluriennale, è insignificante, poiché, non avendo certezza delle entrate, l'unica possibilità che avevamo era quella - mi si perdoni - di estrapolare le entrate esistenti, sicure, odierne, e di riportarle per il 1981-1982.
Nessuno si può sentire, oggi, ridire di scrivere delle entrate che siano soltanto l'opinione del Presidente della Giunta, dell'Assessore alle Finanze e del Ragioniere Capo! Per forza di cose bisogna lavorare e fare fuoco con la legna che si ha, non certo con, per, quanto...la fantasia! Perché questa, purtroppo, nella materia specifica è proibita e, il problema dei coordinamenti - abbiamo detto all'inizio che questo bilancio ha un significato - si è visto in un insieme di cose e noi discuteremo nel prossimo gennaio, non mancano molti giorni, del Piano di Sviluppo che - per quanto...trattato male, così a priori, poi evidentemente ascolteremo le varie critiche - ha comunque il pregio di esistere e di essere una prima elaborazione, e certamente non sarà difficile fare il coordinamento tra il fatto che quella è una previsione quinquennale e il fatto che questo Consiglio regionale scadrà nel 1983, quindi è meglio fare una previsione triennale!
Non sarà neanche difficile ascoltare il Consiglio. Perché non vorrei che esistesse questa contraddizione di rimproverare, da un lato, che certi documenti - come il bilancio, che per legge devono essere fatti dalla Giunta regionale - sono fatti al chiuso, e che altri documenti, che devono essere fatti all'aperto, allora dovrebbero essere rappresentati completi, finiti - come Minerva che esce dalla testa di Giove - al Consiglio...perché il Consiglio ne prenda atto, così, volgarmente e grossolanamente, con le sue pecche e tutto quanto, fatto grossolanamente, fatto da funzionari poverini!
Bilancio che va discusso in questo Consiglio...siamo qui per accettare le modifiche, i suggerimenti, i miglioramenti che saranno apportati e che certamente saranno di grande portata e che noi, con la dovuta umiltà, ascolteremo e di cui, evidentemente, avremo bisogno e che daranno luogo, finalmente - mi piace citare la frase, perché questa mattina mi è parsa eccezionalmente valida - alla visione politica unificante, mancava solo la beatifica visione politica unificante e poi eravamo, in pieno, nel XIII secolo! Questo tipo di lavoro non può non essere fatto che in collaborazione, e qui, riprendendo il discorso che è avvenuto ieri, discussione politica generale, eccetera, la cooperazione. La cooperazione dei Gruppi non è detto che si faccia, anzi, personalmente, anche quando ero all'opposizione, era di questo tipo...soltanto facendo parte degli esecutivi! Noi abbiamo collaborato - evidentemente non essendo in maggioranza, noi, come Union Valdôtaine - con la Giunta che era presieduta dall'Avvocato Bionaz...e non erano complimenti quelli che ci lanciavamo! Però, dal punto di vista del risultato politico, noi collaboravamo, era nostro dovere, in quanto eletti, e apportavamo la nostra collaborazione, tra l'altro, in particolare, con il vostro Gruppo e viceversa, e questo vale per qualsiasi opera. Collaborazione politica non è certamente quella di esprimere un Assessore o un Presidente; collaborazione politica vuol dire apportare un contributo di idee e di esperienze, di capacità di analisi!
E, in questa maniera, intendiamo discutere quel Piano di Sviluppo e, per riprendere l'esempio, se la rete stradale è criticata perché troppo ampia, troppo dispersiva, può essere una critica...personalmente penso che molti membri di questo Consiglio la condividano...il che non implica, per niente, che vengano diminuite le spese. Anzi, potrebbe voler dire che, per migliorare la rete stradale esistente, per dotarla di paravalanghe, di paramassi o semplicemente per finire certe reti stradali che non devono fermarsi prima di aver raggiunto la frazione che era a loro scopo, può darsi che costi ancora più denaro. Questo penso che sarà discusso dal Consiglio e che non si tratterà soltanto di parole a mezz'aria, così, annuncianti tempi migliori, si entrerà nel concreto, nel vivo, nella parte che magari, qualche volta, è più difficile poter dominare. Noi vi sentiamo, ma non tutti, e questo al di là da quella che è la concezione dello Stato di ogni forza politica.
Io sono certo che si possa collaborare avendo una concezione dello Stato totalmente, diametralmente, opposta e, visto che faccio politica da alcuni semestri, posso garantire che mi è successo, nel passato, di collaborare con forze che avevano una concezione dello Stato che con la mia non aveva niente a che fare, però siamo andati molto d'accordo, e penso che questo avverrà anche in futuro. Ma, evidentemente, non amando questo Stato, non volendo che continui così, richiamandoci a un articolo della Costituzione - che adesso non voglio leggere perché non voglio far perdere tempo - immaginiamo qualche cosa di più vasto, un contesto differente, il che non impedisce che molte limitazioni derivino da un certo tipo di conduzione della cosa pubblica, nel quale noi - mi sia permesso dirlo - non abbiamo praticamente nessuna responsabilità.
E se, per esempio, si critica giustamente la programmazione settoriale - che non è la programmazione che è fatta oggi con legge dello Stato che attribuisce tanti soldi da una parte e tanti soldi dall'altra - noi non la critichiamo solo in quanto programmazione, la critichiamo in quanto, di fatto, è una lesione, è un vulnus che ha portato all'Autonomia della Valle d'Aosta. Perché è detto dove deve essere spesa una certa somma, senza conoscere assolutamente quali sono le condizioni nelle quali agisce l'Ente pubblico e non riteniamo - sia ben chiaro -, non riteniamo di avere deleghe da parte dello Stato...questa è una concezione stupida, anticostituzionale. Noi siamo un'articolazione autonoma, eletta dal popolo e, come tale, rispondiamo di quello che facciamo. e, solo per questo motivo, abbiamo diritto di presentare un bilancio, non certamente perché lo Stato ci dà delle deleghe - ce ne freghiamo delle deleghe, sia ben chiaro questo! - e, di conseguenza, sembra - come diceva Tonino - un marchingegno quello di riportare in attivo del bilancio, come avanzo di amministrazione, quello che non è stato possibile spendere e che era un residuo passivo per leggi statali, che rappresentano il 70% di quei residui! Ma se non possiamo spendere, che cosa facciamo? E questo non vale per la Valle d'Aosta, vale per venti Regioni in Italia, che siano da Comunisti, da Democristiani e da altre forze!
La prossima volta sarà un piacere per me pregare certi Consiglieri di venire alla Commissione interparlamentare e, com'è capitato l'ultima volta, di far sì che la Valle d'Aosta sia l'ultima a parlare, prima sentano quello che dicono amministratori, di qualsiasi colore, che ci precederanno! Questi sono i motivi per i quali questo bilancio è una tappa, uno degli strumenti, una delle condizioni per le quali l'Amministrazione cerca onestamente di rinnovarsi. Questo è uno strumento con il quale sarà possibile coordinare, in maniera più efficace, quelle che sono le nostre scelte prioritarie, nostre scelte, quelle del Consiglio; indispensabile necessità di avere...non un documento formale con una legge di bilancio, ma di avere continuamente un momento di verifica.
Credo che De Grandis abbia detto molto bene che gli indicatori di efficienza sono una delle condizioni di una programmazione valida. Inoltre, questo strumento, legato a quegli altri che annunceranno di darci e a quegli altri che seguiranno, permetterà alla Regione Valle d'Aosta di amministrarsi non solo meglio sul piano della tensione morale, ideale...oddio, può essere considerata manchevole da alcune parti, ma che dura da molti anni...appunto, questo può valere fino a un certo punto. Ma, non solo su questo piano che esiste - che può essere valutato come si vuole, fa parte delle critiche che sono accettabili, anche se la psicologia non entra in politica - non solo, ma sul piano tecnico, questa è la nostra ambizione, e per questo abbiamo presentato questo bilancio.
