Oggetto del Consiglio n. 618 del 20 dicembre 1979 - Verbale
OGGETTO N. 618/79 - Inizio discussione generale sulle leggi relative al bilancio.
Dolchi (P.C.I.) - La proposta della Presidenza è che i titoli siano letti tutti e tre assieme e che la discussione generale avvenga in un'unica discussione, cioè che siano abbinati in un'unica discussione generale, essendo gli argomenti legati l'uno all'altro.
Ci sono obiezioni su questo modo di procedere? Allora, per i punti nn. 21, 22 e 23 dell'ordine del giorno, le votazioni avverranno nell'ordine, ma la discussione generale sarà unica. Leggo i rispettivi titoli:
- Disegno di legge n. 142, presentato dalla Giunta regionale il 27 novembre 1979, concernente: "Provvedimento generale di finanziamento di spese nei diversi settori regionali d'intervento, con modifiche alle autorizzazioni di spesa di leggi regionali in vigore, assunto in coincidenza con l'approvazione del bilancio di previsione per l'esercizio 1980 e del bilancio pluriennale 1980-1982";
- Disegno di legge n. 143, presentato dalla Giunta regionale il 27 novembre 1979, concernente: "Bilancio di previsione della Regione Autonoma della Valle d'Aosta per il triennio 1980/1982 e per l'anno finanziario 1980";
- Disegno di legge n. 144, presentato dalla Giunta il 27 novembre 1979, recante l'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per il primo mese dell'anno finanziario 1980.
Per pura formalità, prima di dare la parola all'Assessore per l'illustrazione, ricordo che gli allegati documenti sono stati trasmessi con ampio margine di tempo e che le Commissioni hanno tutte espresso i pareri. La Commissione Affari Generali ha espresso il parere che è legato a tutti e tre i disegni di legge e altre Commissioni si sono riunite per l'esame settoriale.
La parola all'Assessore Ramera.
Ramera (D.C.) - Per il punto n. 21, non si tratta altro che di adempimento tecnico previsto dalla legge di contabilità, che abbiamo approvato tempo addietro, per adeguare il bilancio, in modo da evitare tutte quelle variazioni che si riscontrano nel corso dell'esercizio finanziario e per adeguarlo anche al bilancio pluriennale.
Passando al punto n. 23, saltando subito il 22, è nient'altro che la ricchezza di esercizio finanziario per il primo mese del 1980, in quanto, votando alla fine dell'anno il bilancio, che rientrerà vistato tra un mese, è chiaro che il primo mese del 1980 deve per forza sottostare a questa esigenza.
Prima di addentrarmi in una compiuta esplorazione del bilancio per il 1980 - esplorazione che avrà senz'altro un carattere analitico, essendo riferito ai risultati gestionali di esercizi precedenti, sia a distanziamenti posti in essere dal disegno di legge in esame, sia, ancora, la gestione delle masse residuali attive e passive alla dinamica delle risorse degli impegni riferiti al 1980, e in un'ottica pluriennale per gli anni 1981-1982 - consentitemi di svolgere qualche considerazione preliminare sul fatto politico emergente dal costituirsi della nuova maggioranza e dall'aggregazione di volontà politiche tese al conseguimento di un equilibrato sviluppo socio-economico della Regione, al miglioramento del tenore di vita della popolazione valdostana e alla saldatura di una stabilità amministrativa, di cui si poteva e si doveva postulare non solo l'esigenza ma, altresì, l'esistenza se appariva, com'è evidente, che occorreva e occorre assicurare un nuovo potere contrattuale alla Regione Valle d'Aosta, da elevarne, non solo la qualità della vita, ma anche il grado di autonomia.
Non spetta a me, in questa sede, cavalcare gli avvenimenti già prenotati dalle decisioni maturate a tempo debito, nelle competenti sedi dei Movimenti regionalisti e dei Partiti che si riconoscono nell'attuale maggioranza; né è mia intenzione scomodare aggettivi, più o meno premianti, per porre in evidenza la portata di una dignitosa pacificazione di vastissimi strati della Comunità valdostana, sotto l'egida di un movimento, come quello dell'Union Valdôtaine, che ha saputo guardare in prospettiva più che alla contingente consumazione di qualche incarico assessorile. Certo, il seme dell'Autonomia non poteva dare frutti migliori, se si pensa che, nell'incolto sfacelo di certi soprassalti politici, cui eravamo abituati da molti anni a questa parte, si è voluto tracciare il solco di una solidarietà democratica, per garantire alla Comunità un presente e un futuro di certezze e non già di illusioni o di pressione - per usare un eufemismo - che troppo spesso si erano sostituite agli uomini, le idee e i programmi. Né voglio ricordare l'emozione provata, allorquando la prospettiva di una riconciliazione che sottolineasse il ruolo dell'Union Valdôtaine - senza mortificare le altre componenti della maggioranza -, è divenuta via via libertà, fino alle risultanze operative che aprono un nuovo capitolo nel modo di fare politica in Valle d'Aosta...già gli organismi del mio Partito e quelli dei Movimenti regionalisti, non credo che le altre forze politiche presenti nella maggioranza abbiano avuto, ieri, l'opportunità di commentare il corso degli avvenimenti, non mi rimangono quindi da auspicare che, dalla leale e sincera collaborazione, si profilino assunzioni di responsabilità e di coesione di intenti volti, non solo a dare nuovo respiro all'istituto autonomistico, ma a creare un clima di maggiore attenzione verso gli urgenti problemi regionali, verso le forze politiche operanti in Valle d'Aosta, verso le forze del lavoro e le loro rappresentanze sindacali, per dare, allo svolgimento dell'Autonomia, contenuti di effettivo benessere culturale e sociale.
Qualcuno ama affermare che è giunto il momento in cui i filosofi dovrebbero governare il Paese e la cosa, lì per lì, non è parsa tanto strana - se penso che il Ministro Pandolfi è laureato in filosofia - ma è già interessante per noi, credo di poter dire oggi, che la nuova maggioranza non si è formata tanto per una logica di potere - di per sé avulsa dai problemi della grande società i cui viviamo - quanto, piuttosto, sulla base di una conoscenza politica che considera la partecipazione, l'Autonomia, come strumenti al servizio del cittadino e delle istituzioni.
Un'ultima, breve, ma doverosa parentesi - prima di addentrarmi nei meandri del bilancio - intendo dedicarla al mio predecessore e amico, avvocato Filliétroz, cui voglio tributare, in quest'aula, il vivissimo ringraziamento per la tenacia con cui ha operato, nella traduzione delle possibilità previste dall'articolo 12 dello Statuto speciale, in una fitta serie di incontri - unitamente al sottoscritto - con i Ministri Pandolfi e Reviglio, con l'apparato burocratico finanziario dello Stato, con gli esperti, rappresentando, congiuntamente, le istanze del Governo regionale nei due settori dei beni culturali e ambientali, e in quello - forse meno appariscente - ma più importante della difesa del suolo e della viabilità dal pericolo di valanghe.
Quindi, avendo inteso ieri che il Parlamento aveva votato, incoscientemente, una cifra di 20 miliardi, senza essere finalizzata - quasi che il nostro Parlamento sia composto veramente da incoscienti - ritengo che il provvedimento legislativo era accompagnato da due ampie relazioni, su queste relazioni si sono misurati i partiti e, tutti - tranne il Partito Radicale -, hanno votato questo provvedimento, al Senato della Repubblica nel giro di sei giorni tra le Commissioni e l'aula, e lunedì pomeriggio è già stato trasmesso alla V Commissione Finanze della Camera. Venti miliardi sono un acconto, costituiscono un aggiornamento straordinario dell'attuale quadro di risorse, ma, soprattutto, significano che esiste un preciso margine di possibilità per divenire a una revisione generale dell'attuale Ordinamento finanziario - sicuramente insufficiente e superato - nell'ottica di entrate certe e tali da consentirci di operare diligentemente nei vari settori della vita economica e produttiva della Regione. A tale proposito, voglio sottolineare la cordiale sollecitudine con la quale il Ministro Pandolfi, ricevendoci, ha attivato - d'intesa con il collega delle Finanze, Ministro Reviglio - le prime procedure burocratiche per la definizione dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione Valle d'Aosta.
Venendo all'esame concreto del progetto di bilancio, voglio richiamare la vostra attenzione sulla relazione tecnica che, di per sé, valorizza il documento, arricchendolo con l'iscrizione dei risultati gestionali dei residui dei precedenti esercizi. A partire da tal riguardo sottolineo che il trasferimento dalla gestione dei residui a quelli di competenza, di quella parte di fondi assegnati dallo Stato, spesi alla scadenza degli esercizi, ha comportato una defalcazione di oltre 10 miliardi di residui passivi, mentre per i residui attivi permangono, anzi tendono al peggioramento, quelle remore che sono agganciate alla continuità amministrativa e ai mutui passivi assunti dall'Amministrazione che assommano oltre 20 miliardi di lire per quelli già contratti e all'incirca 9 miliardi per quelli da contrarre nel corso del 1980, fermo restando una possibilità di ricorso al credito di oltre 40 miliardi, nelle spese dello stesso 1980, rispetto al limite dettato dall'articolo 4 della legge dell'Ordinamento finanziario attualmente in atto. A questo proposito vorrei dire che - contrariamente a quanto hanno fatto altre Regioni nell'abusare nel ricorso al credito - noi non abbiamo approfittato di questa possibilità, anche in vista del bilancio, cioè del riparto fiscale che andremo a discutere con lo Stato. Vorrei anche aggiungere, per la parte riguardante i residui passivi, che trattasi di comparti dove gli impegni e le relative erogazioni, sono liberati solo a ultimazione delle opere eseguite, in tal modo si dovrebbe avere un ulteriore snellimento nel corso del primo mese del prossimo anno. In ogni caso, con la nuova legge di contabilità, saranno iscritti al bilancio solo gli oneri a tempo e scadenza annuale, pertanto non è difficile prevedere un miglioramento gestionale, tanto auspicato, dei residui passivi stessi.
La relazione contiene una prima analisi delle risorse con le percentuali riferite al 1980, 1981, 1982 e una sintesi di quelli che saranno gli impieghi, sia nell'ambito con dilazioni che non superano l'11,50%, sia in quello delle spese di intervento con la proiezione del 5%, sia in quello delle spese per intervento con la proiezione di circa l'81,40%, sia in quello degli oneri non ripartibili con la risultante che si assesta nell'ordine del 7%.
Non sono fatti nuovi - anzi, ricordo di aver avuto occasione di illustrarli e di anticipare al Consiglio due anni or sono, in sede di illustrazione dell'esercizio finanziario per l'anno 1978 - per cui sul piano conclusivo, dando per scontato la quantificazione di flussi finanziari derivanti da assegnazioni statali, rimangono inalterati discorsi riguardanti, da un lato alla...valutazione in sede di riparto del gettito fiscale prodotto direttamente in Valle d'Aosta e, dall'altro lato, all'inadeguata compartecipazione assorbita dalle tasse regionali sulla base di tale disciplina.
La parte spesa vede un lieve incremento - di circa 2 miliardi - con riferimento al cosiddetto "funzionamento istituzionale", cioè al mantenimento degli organi e del personale regionale, all'acquisto di beni e servizi, mentre la parte spese di intervento avente carattere generale, assommano a circa 3 miliardi e quelle avente carattere specifico sono previste in circa 13 miliardi dedicati all'assetto del territorio, alla tutela dell'ambiente - con una lettura che va dall'urbanistica alla pianificazione territoriale, agli interventi per l'edilizia abitativa, per la viabilità, per la difesa del suolo, per la forestazione e la difesa del patrimonio boschivo, nonché per il risanamento igienico degli abitati - quasi 26 miliardi sono finalizzati allo sviluppo economico con particolare riguardo all'agricoltura, all'industria, all'artigianato, al commercio, al turismo.
Certo - e questo voglio dirlo apertamente - avremmo desiderato, per l'ambito agricolo, non solo la piena conferma degli impegni finanziari esistenti, ma una vera e propria iniezione di nuovi fondi, non solo a salvaguardia del mondo agricolo - preservandolo dalle congiure passate e presenti - ma operando una vera e propria rinascita del mondo rurale, così com'è nell'aspirazione di tutta la popolazione valdostana.
So bene che l'amico Marcoz non ha certo bisogno dell'imbeccata di un collega di Giunta, per di più di quel collega che è preposto a saldare gli equilibri della spesa con le priorità emergenti dal quadro sociale, ma voglio ribadire in quest'aula che la battaglia condotta, con passione, serietà e competenza dall'Assessore all'Agricoltura, dalla Coltivatori diretti e dalle altre Associazioni agricole, non è certo priva di alleanze e, anzi, certi attacchi apparsi su alcuni periodici della stampa locale, hanno avuto il pessimo gusto di aggrapparsi alle difficoltà esistenti, senza orientarsi verso un contributo costruttivo alla soluzione dei problemi.
Io penso - e credo di non essere troppo lontano dalla realtà e dalla verità - che il peggior modo di fare politica è di confondere la soluzione dei problemi con le responsabilità che tali soluzioni comportano, come se, in definitiva, si potesse - dall'oggi al domani - operare un miracolo tanto atteso e desiderato in sostegno all'agricoltura e, a nostro avviso in primo luogo, in sostegno a quella parte del popolo valdostano che, sinora, ha raccolto solo le briciole dell'Autonomia, pur essendo stato il vero protagonista delle vicende che portarono all'autogoverno regionale.
Alla sicurezza sociale sono destinati circa 38 miliardi, dei quali 28,5 per interventi per la sanità, per le strutture sanitarie, con particolare riguardo agli investimenti per centri diurni polivalenti, al potenziamento dei servizi di medicina di base e di quelli intermedi, all'adeguamento tecnologico delle strutture ospedaliere e al completamento del Beauregard. Il settore della promozione sociale - cioè dell'istruzione e della cultura, e delle attività culturali - assorbe larga parte del bilancio, circa 35 miliardi, dei quali 24,5 sono destinati al personale ispettivo, direttivo e docente delle scuole regionali di ogni ordine e grado, e al personale non docente; per un motivo facilmente intuibile, in sede di riparto fiscale, si dovranno tenere conto di questi 24 miliardi che la Regione paga in luogo dello Stato!
Si è voluto, infine, individuare e armonizzare il settore della formazione professionale, accorpando i corsi formativi finalizzati all'occupazione e finanziati sia sul Fondo Sociale Europeo, sia, ancora, sui fondi di cui alla legge statale n. 845 del 1978, con particolare attenzione ai corsi formativi per il personale parasanitario e per quello del terziario dell'industria.
In sede di lettura del documento, analizzeremo anche i fondi globali per il finanziamento di spese correnti all'adempimento di funzioni morali, normali e per ulteriori programmi di sviluppo, nonché i pagamenti per partite di giro e contabilità speciali, cioè le varie gestioni di fondi di carattere presidenziale e, comunque, relative al personale. Negli allegati al bilancio sono stati sufficientemente illustrati investimenti in conto capitale, nonché gli impegni che ho testé elencato nel quadro della classificazione delle spese suddivise nei cinque settori previsti: dell'assetto del territorio, dello sviluppo economico, della sicurezza, della promozione sociale e della formazione professionale.
Colleghi, ho cercato di essere il più breve possibile, anche se la materia non poteva né essere esaurita da una più ampia argomentazione né, tanto meno, essere ricondotta a un breve commento; i singoli Assessori potranno essere esaurienti per illustrare, in dettaglio, le singole voci con cui si articola il presente documento.
Appare certo che, alla data odierna, la nostra Regione si sia, finalmente, data alcuni strumenti strategici per addivenire a un'equilibrata distribuzione delle risorse, anche se il discorso sul Piano di Sviluppo Regionale - pur essendo già centrato - non ha trovato immediata applicazione. A tal fine, concludendo, ritengo di poter affermare che è possibile, sin d'ora, armonizzare la bozza di Piano di Sviluppo, portato in discussione dalla Giunta regionale, con lo schema di programma varato dalla maggioranza consiliare e aperto al contributo delle forze politiche e sociali della Regione.
Al di là di questi problemi di raccordo - tanto più urgenti in quanto trattasi di procedere alla traduzione della priorità e alla conseguente produzione legislativa regionale onde uscire dalla sola intenzionalità programmatica per aggredire i punti più importanti del volano economico-regionale, a cominciare da quello delle leve creditizie - esistono, e sono di fronte a noi, le tematiche inevitabili derivate, in primo luogo, dalla possibilità di utilizzazione dei fondi di investimento recati dalla normativa statale di settore e, in secondo luogo, dalla ripartizione dei fondi stessi secondo criteri e parametri che possiamo chiamare "ragionevoli"...chiarezza - e questo sarà oggetto di una verifica nei prossimi colloqui che avremo con i competenti Ministri delle Finanze e del Tesoro - trattasi di ottenere che i fondi di investimento, stanziati dalle leggi settoriali per le Regioni, siano a noi assegnati per le materie in cui è sancita la competenza primaria, secondaria e a integrazione, trovino immediata utilizzazione sulla base della normativa regionale che già esiste per le singole materie degli articoli 2 e 3 dello Statuto, fermo restando la finalizzazione acclarata dal Parlamento.
Inoltre, in sede di ripartizione dei fondi regionali, il finanziamento complessivo dovrebbe rispettare, per la Valle d'Aosta, quella soglia minima che potrebbe identificarsi in una media tra l'incidenza della popolazione e del territorio regionali sulla base nazionale, riportata a base centro, cioè una percentuale che noi riteniamo debba toccare almeno lo 0,65 e non lo 0,27 odierno. Di tutto ciò avremo modo di parlare nei prossimi mesi, dopo aver tracciato le basi per la revisione dell'attuale Ordinamento finanziario maggiormente compatibile con gli interessi della Regione e, per il quale, posso annunciare che la prima riunione informale è avvenuta martedì, alle 12, presso il Ministero delle Finanze...con i rappresentanti del Tesoro e delle Finanze stesse.
Mi sia consentito, infine, un ringraziamento doveroso ai funzionari dell'Assessorato alle Finanze che hanno collaborato allo schema di bilancio che ora si presenta in veste nuova e funzionale, ma che avrà una capacità di gestione diversa, essendo stati modificati supporti meccanografici per facilitare la lettura della situazione relativa al bilancio, in qualsiasi momento e su qualunque settore.
Grazie.
Si dà atto che dalle ore 9,54 assume la Presidenza il Vice Presidente Renato Faval.
Faval (U.V.) - Dopo la relazione dell'Assessore alle Finanze si apre la discussione generale sul bilancio di previsione per l'anno 1980. Chi chiede la parola? La parola al Consigliere Riccarand.
Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - Credo che - per valutare e giudicare il progetto di bilancio di previsione per il 1980, il progetto di bilancio pluriennale 1980, '81 e '82 e la legge finanziaria, documenti predisposti dalla Giunta e che sono, oggi, all'esame del Consiglio - sia opportuno partire da un'analisi delle modificazioni legislative intervenute, sia a livello statale sia a livello regionale, relativamente alle norme sulla programmazione economico-finanziaria, sulla contabilità generale e sul bilancio. Solo all'interno di un quadro di riferimento a carattere generale è, infatti, possibile cogliere le novità rappresentate da questi progetti di bilancio e valutare se si tratta di novità sostanziali o di novità puramente formali, mentre tutta la sostanza rimane come prima.
Fra il 1976 e il 1978, il Parlamento ha varato una serie di provvedimenti che collocano il bilancio di previsione in un quadro completamente nuovo, trasformandolo - o almeno tentando di trasformarlo - da documento di semplice registrazione di spese già assunte precedentemente alla formazione del bilancio stesso, a momento e strumento della programmazione.
Il fatto nuovo - rappresentato dalla legge 19 maggio 1976 n. 385, dai principi contenuti nell'articolo 11 del Decreto Presidenziale 616 del 1977, dalla legge 5 agosto 1978 n. 468 - consiste, infatti, proprio nell'introduzione di strumenti che consentono di collegare l'azione amministrativa alla metodologia della programmazione attraverso un razionale uso delle risorse nel medio periodo, finalizzato al conseguimento di determinati obiettivi. In sintesi, di concreto, le caratteristiche fondamentali delle citate leggi statali sono due: la prima è l'introduzione di nuovi strumenti particolarmente significativi sul piano contabile, quale il bilancio pluriennale e il bilancio di cassa; la seconda caratteristica è la configurazione di uno stretto collegamento tra programma regionale di sviluppo, bilancio pluriennale, legge di spesa e bilancio annuale.
La Regione Valle d'Aosta, se pur con un certo ritardo rispetto non solo alle Regioni a Statuto ordinario che sono tenute a rispettare queste nuove norme, ma anche rispetto ad alcune Regioni a Statuto speciale, ad esempio il Friuli Venezia Giulia e la Sicilia già nel 1979 e nel 1977 avevano adeguato il loro Ordinamento contabile alla legge 335...quindi, la Regione Valle d'Aosta, se pure con scarso approfondimento del dibattito politico, ha accolto le impostazioni normative statali, predisposto e approvato le relative leggi regionali.
Credo che in questo quadro vadano citate, essenzialmente, la legge regionale 15 maggio 1978 n. 12 "Organi, uffici e procedure per la programmazione regionale" e la recente legge regionale, approvata lo scorso 25 ottobre, mi pare non ancora pubblicata, sulle norme in materia di bilancio e contabilità. La legge regionale n. 12 del 1978, cioè quella legge cosiddetta "sulla programmazione", prevedeva che il primo Piano Regionale di Sviluppo a carattere quinquennale, per l'arco di tempo 1979-1983, fosse predisposto dalla Giunta regionale e presentato al Consiglio regionale per l'approvazione entro la fine 1978. Nel mese di giugno di quest'anno, il piano avrebbe dovuto avere il suo primo aggiornamento annuale. La stessa legge prevedeva la creazione di organi ed uffici per la programmazione - come l'Ufficio di documentazione statistica - e demandava, a una successiva legge regionale, la disciplina delle modalità e delle procedure per la formazione, attuazione e verifica del Piano Regionale di Sviluppo e la legge per le nuove norme sulla contabilità regionale. Inoltre, sempre la stessa legge sulla programmazione, individuava, esplicitamente, nel bilancio pluriennale preventivo il fondamentale strumento operativo della programmazione economico-finanziaria della Regione, bilancio pluriennale che doveva essere strettamente correlato al Piano di Sviluppo Regionale di cui costituiva, ed era impostato, come strumento di attuazione. Si trattava, quindi, di un corpo di norme e di impegni importante e significativo.
Di tutti questi impegni assunti con la legge del 1978, alla vigilia delle elezioni regionali del 1978, l'unica cosa che è stata finora attuata è la legge sulla contabilità del bilancio, una legge che è stata approvata dal Consiglio il 25 ottobre scorso. Organi e uffici fondamentali per la programmazione, come l'Ufficio di documentazione statistica, non sono di fatto stati creati; la legge che doveva definire le modalità per l'elaborazione del Piano Regionale di Sviluppo, e il ruolo che dovevano svolgere nella formazione del piano le Commissioni consiliari, i Comuni, le Comunità Montane, le Organizzazioni Sindacali, le Organizzazioni Economiche Professionali presenti sul territorio valdostano, non è stata predisposta. Inoltre, e soprattutto, il primo Piano Regionale di Sviluppo che doveva essere predisposto entro la fine del 1978 è scivolato, con una modifica della legge, alla fine del 1979, e ora, anche questa seconda scadenza, è saltata. Ieri il documento della nuova maggioranza - documento programmato in nuova maggioranza - parlava di fine 1980 per il primo Piano di Sviluppo Regionale, sarebbero soltanto due anni di ritardo rispetto a una norma che una legge aveva definito!
Noi, oggi, ci troviamo di fronte ad un progetto di bilancio pluriennale che prescinde totalmente sia dal Piano di Sviluppo Regionale, che non esiste, sia da qualsiasi programmazione dell'intervento regionale. Ho fatto questa premessa per arrivare a dire che - se sotto l'aspetto formale ci troviamo di fronte a documenti nuovi, poiché il bilancio per il 1980 è impostato sulla base di una nuova classificazione delle entrate e delle spese, ed è corredato da un progetto di bilancio pluriennale e da una legge finanziaria - in realtà ci troviamo di fronte al solito e tradizionale documento di carattere amministrativo-burocratico, documento riverniciato e rivestito con panni nuovi. Con un progetto di bilancio pluriennale, che la somma quasi aritmetica dipende da bilanci annuali...ho letto su alcuni giornali locali che ci troveremmo in questo bilancio, con questi documenti di bilancio, di fronte ad un'impostazione nuova che eviterebbe una gestione settoriale da parte dei singoli Assessorati...in realtà quella è soltanto la facciata. La formazione e la gestione del bilancio hanno seguito e seguiranno la classe più tradizionale, non esistono in questi documenti scelte prioritarie e obiettivi, programmi e progetti, non esistono né nel bilancio di previsione per il 1980, né nel bilancio pluriennale.
Il bilancio di previsione per il 1980 ricalca, pari-pari, l'impostazione del bilancio di previsione per il 1979, anche se la classificazione è diversa e anche se non sempre è agevole risalire alle previsioni reali del bilancio 1979, perché i capitoli sono raggruppati in modo diverso e in modo spesso più aggregato. Il progetto di bilancio per il 1980 non presenta nessun sintomo di un'inversione di tendenza nella politica dell'Amministrazione regionale e, quindi, nell'impostazione del bilancio, ma denota la prosecuzione di una linea di condotta basata sull'ordinaria amministrazione, sulla mancanza di scelte politiche di fondo, sulla crescente burocratizzazione dell'Amministrazione regionale, con conseguente irrigidimento del bilancio. Il bilancio di previsione non è stato elaborato a partire dai bisogni della popolazione valdostana, da un'analisi delle trasformazioni che si sono prodotte nell'economia e nella società e dall'individuazione dei criteri di intervento; il bilancio, in una sua gran parte, è stato elaborato a partire dal passato, agevolazioni che devono essere mantenute per evitare scontenti, impopolarità, contributi che si sono sempre dati e che bisogna continuare a dare, mantenimento di una miriade di interventi non sorretti da progetti chiari e finalizzati!
Un'altra parte del bilancio è costituita da una pura elencazione di leggi statali con relativi finanziamenti in cui, non solo il ruolo della Regione è rigidamente delimitato già in partenza, ma si tratta spesso di leggi che la Regione non riesce neppure a inserire organicamente nella sua attività amministrativa, con conseguente perdita di somme cospicue. Pochissimi sono gli interventi previsti che vanno al di là dell'ordinaria amministrazione e quasi tutti legati - come succedeva per il bilancio di previsione del 1979 - al contributo straordinario di 20 miliardi. Credo che si possa tranquillamente affermare che, questo bilancio annuale, è una forza d'inerzia, mentre quello triennale è il risultato di un'elementare addizione!
Le leggi regionali innovative - come la legge regionale del 1978 e quella recente sulla contabilità dell'ottobre del 1979 - non hanno trovato corrispondenza in una trasformazione reale nei sistemi di trasformazione della spesa pubblica; si continua in un tipo di amministrazione che si può definire "per atti", invece di passare a un nuovo tipo di amministrazione che si potrebbe definire "per progetti", l'unico, quest'ultimo - questo tipo di amministrazione per progetti - che è compatibile con la metodologia della programmazione.
È una situazione, questa, che non stupisce, che era prevedibile! Lo scorso anno, in sede di analisi del bilancio di previsione, avevamo sottolineato come lo sforzo reale per cambiare volto alla Valle d'Aosta, per migliorare le condizioni e la qualità della vita della gente che abita in Valle d'Aosta, non poteva scaturire da forze che si sono alleate, non sulla base di un preciso programma, non per una comune volontà e tensione ideale, ma per perseguire, ognuna, un proprio fine particolare; una maggioranza in cui il programma più chiaro era quello di non avere programma, in modo da poter mantenere elasticità e adattabilità alle varie spinte e sollecitazioni, che emergono dalle corporazioni e dalla grande corporazione - di cui parlava ieri qualcuno - che si sta formando in Valle d'Aosta. Un non avere programma, in modo da non dover rendere conto sul mancato raggiungimento di determinati obiettivi di governo! C'è da chiedersi se questa situazione è destinata a modificarsi con l'ingresso in maggioranza dei Democratici Popolari e - con la nuova disponibilità dimostrata dal Partito Socialista il fatto di essere giunti a questo rimpasto di Giunta - contemporaneamente alla presentazione del bilancio, senza che questo bilancio sia ancorato a un programma di sviluppo. Ebbene, già questo fatto indica, di per sé, solo lo scolamento fra il nuovo quadro politico e il preteso programma, non so quanto possa essere credibile l'impegno di operare nel futuro, secondo un preciso programma di governo, quando oggi, nel presente, ci si appresta a dare un voto favorevole a un documento contabile che è la negazione di un discorso di programmazione, che è la riproposizione di un bilancio contro cui l'anno scorso si è polemizzato e votato.
A dire il vero, una bozza di Piano Regionale di Sviluppo era stata presentata nelle settimane scorse dalla Giunta, bozza che è stata, poi, precipitosamente ritirata dal dibattito, credo per qualche senso di pudore, pudore seppure alquanto tardivo. Infatti, il documento elaborato nel primo quadrimestre - questa bozza di Piano di Sviluppo Regionale era stato elaborato nel primo quadrimestre del 1979 da tre funzionari regionali, e non solo questo documento arrivava in Consiglio in ritardo e conteneva indicazioni e proposte già superate dai fatti - non solo non era l'espressione di un dibattito politico all'interno delle forze di maggioranza, ma si articolava, persino, secondo un arco temporale di cinque anni. Era, cioè, un piano quinquennale che era proposto al dibattito del Consiglio quando già una nuova legge regionale, quella del 25 ottobre, aveva stabilito che bisognava passare da un Piano Regionale di Sviluppo a carattere quinquennale, a un piano triennale, corrispondente a un piano regionale, cioè corrispondente all'articolazione triennale che s'intendeva dare al bilancio pluriennale. Questo sfasamento, questa situazione paradossale era determinata dal fatto che i due documenti - documento di bilancio e bozza del Piano di Sviluppo Regionale - avevano avuto un'elaborazione non solo distinta, ma nettamente separata, un'elaborazione affidata a persone diverse, non comunicanti, un'elaborazione non sorretta da quella visione politica unificante, che doveva essere garantita dalla Giunta regionale e dalla maggioranza consiliare.
Una riprova ulteriore di questo modo di procedere, burocratico e a compartimenti stagni, si ha, se si fa un minimo di confronto tra i traguardi, gli obiettivi e le proposte di investimento, indicati nella bozza di Piano di Sviluppo Regionale e le previsioni di spesa che compaiono nel progetto di bilancio annuale e pluriennale. Si potrebbe, infatti, pensare che - anche se un Piano di Sviluppo vero e proprio non è stato varato, non esiste - almeno ci possono essere delle chiare linee di fondo, alcuni progetti di intervento definiti, delineati nella bozza di piano e che già potrebbero trovare un riscontro nel progetto di bilancio, ma così non è! Io vorrei citare solo due esempi, tanto per dimostrare che non esiste nessuna minima correlazione tra la bozza di piano e questo documento contabile che discutiamo oggi.
Primo esempio: nella bozza di piano si parla della necessità di creare 2.300 nuovi posti di lavoro nell'industria della trasformazione nel quinquennio 1979-1983, con investimenti di 130 miliardi; di questi 130 miliardi, 52 dovrebbero essere a carico della Regione, il che significa più di 10 miliardi l'anno. Ebbene, se andiamo a vedere - non solo il bilancio di previsione per il 1980, ma il progetto triennale, bilancio di previsione pluriennale - non troviamo la più pallida traccia di qualche intervento promozionale per quanto riguarda l'attività industriale!
Un altro esempio - anche se di carattere opposto - può essere costituito dal problema della viabilità. La bozza di piano sottolineava il rapporto insolitamente, proporzionalmente alto che esiste in Valle d'Aosta, cioè tre chilometri di strada per abitante e criticava la vastità della rete viaria secondaria; si diceva nel documento, caratterizzata negativamente dall'esistenza di ingiustificati doppi collegamenti. Si diceva, sempre nella bozza di piano, che invece appariva molto carente la grande viabilità internazionale di fondovalle...ebbene, nel bilancio sono previste spese per oltre sette miliardi che andranno, in gran parte, proprio per quella rete secondaria che, a torto o a ragione - non sto qui a entrare nel merito di questo problema - comunque, la bozza di piano riteneva già troppo estesa, già troppo vasta.
Si potrebbero fare anche altri esempi, ma credo che lo scollamento tra i due documenti, bozza di Piano di Sviluppo Regionale e progetti di bilancio, sia evidente e, del resto, la Giunta stessa potrebbe dire che, proprio anche per questo scollamento, si è ritenuto opportuno ritirare dalla discussione la bozza di Piano di Sviluppo Regionale. Rimane il fatto che una discussione sul bilancio di previsione, annuale e pluriennale che prescinda dal programma, è una discussione in gran parte sterile, una discussione che diventa ripetitiva.
Tutta una serie di considerazioni sulle cifre del bilancio di previsione del 1979 potrebbero essere ripetute per le cifre di questo bilancio e, quindi, mi limiterò semplicemente a riprendere alcuni punti.
Il progetto di bilancio per il 1980, relativamente alle entrate, evidenzia - come ha già osservato del resto lo stesso Assessore alle Finanze - la debolezza e la precarietà del sistema finanziario regionale, l'assenza di un'effettiva e solida autonomia finanziaria. Le entrate derivanti dalla legge sul riparto fiscale aumentano di circa 5 miliardi, ma rimangono, complessivamente, una quota piuttosto limitata rispetto al complesso del bilancio e, soprattutto, una quota limitata rispetto alle necessità di risorse finanziarie da parte della Regione Valle d'Aosta. Una grossa fetta delle entrate è costituita dall'assegnazione di fondi statali con destinazione quasi sempre predeterminata: 69 miliardi, con aumento di 5 miliardi e 600 milioni, rispetto al bilancio assestato del 1979.
Notevole peso, anzi crescente peso, continua a rivestire la bisca regionale da cui si prevedono di incassare 26 miliardi; complessivamente le entrate raggiungono la cifra ragguardevole di 187 miliardi. Ma, le entrate effettive e gestibili, effettivamente gestibili da parte della Regione, sono molto minori di questi 187 miliardi. Le entrate effettive e gestibili dalla Regione sono sostanzialmente quelle elencate nella parte entrate al Titolo I, III e IV, esclusi quindi i trasferimenti di fondi dal bilancio statale. Le entrate derivanti da mutui e prestiti e le entrate per contabilità speciali - comprendo quindi solo questi tre titoli - le entrate effettivamente disponibili per gli interventi regionali, quelle su cui la Regione può giostrare, sono di circa 81 miliardi.
L'elevato costo dell'apparato istituzionale è uno dei dati che emerge più chiaramente esaminando la parte spesa del bilancio, sia annuale sia pluriennale, è uno dei dati che colpisce più nell'immediatezza. Le spese di funzionamento istituzionale della Regione, escluso il personale scolastico, raggiungono in Valle d'Aosta il 13,7% del totale generale della spesa, quindi compresi tutti quanti i diversi aspetti. Infatti, l'incidenza per il funzionamento istituzionale, più le spese a carattere istituzionale e generale che sono riconducibili allo stesso sbocco, raggiungono in Valle d'Aosta, nel 1980, il 13,7% del totale generale della spesa; nel 1981 arrivano al 17,3% del totale generale della spesa; nel 1982 arrivano al 18% del totale generale della spesa. Basta un minimo di confronto con altre Regioni, e con altri bilanci, per vedere l'enormità e la sproporzione che ha questo apparato istituzionale. Tanto per fare due esempi - anche se evidentemente ci sono delle situazioni istituzionali di carattere diverso - voglio fare un confronto con i dati della Regione Toscana e della Regione Calabria, cioè una Regione del Centro-Italia e una del Sud-Italia. Mentre per il 1980 si prevede in Valle d'Aosta che le spese di funzionamento istituzionale assorbano il 13,7% della spesa generale, l'incidenza di questa voce per la Regione Toscana è soltanto del 4,4% e nella Regione Calabria soltanto del 5,2%. Nel 1981, mentre queste spese aumentano ancora di quasi tre punti in Valle d'Aosta - arrivano al 17,3% - nella Regione Toscana rimangono immutate - vanno al 4,7% - e nella Regione Calabria vanno al 6%. Si tratta, evidentemente, di Regioni a Statuto ordinario, in cui esistono meno compiti e meno funzioni che in Regioni a Statuto speciale, questo non toglie che ci sia un apparato burocratico e il peso degli apparati di funzionamento funzionale nella Regione Valle d'Aosta è veramente crescente e preoccupante.
Questo crescente appesantimento dell'apparato regionale è evidente anche dal rapporto, a confronto, tra spese correnti e spese in conto capitale quale descritto a pagina 32 della relazione. Le spese correnti ed effettive, nel 1979, erano di 57 miliardi e 135 milioni, per una percentuale del 51,7%; nel bilancio di previsione per il 1980 queste spese correnti arrivano a 101 miliardi e 328 milioni, con una percentuale che è del 57%, un aumento quindi di sei punti e oltre in percentuale. Le spese in conto capitale, sempre sui dati ufficiali presenti nelle relazioni allegate ai due bilanci - faccio riferimento al bilancio di previsione 1979, pagina 29, e alla relazione del bilancio di previsione 1980, pagina 32 - che erano, nel 1979, previste in 52 miliardi e 682 milioni, pari al 43% con la diminuzione di oltre 4 punti in percentuale, quindi c'è un aumento di oltre...di circa sei punti in percentuale delle spese correnti e una diminuzione di oltre quattro punti delle spese in conto capitale.
Da questo continuo ampliarsi della spesa corrente, l'incidenza percentuale delle spese per il personale non è crescente, cioè non sono le spese del personale quelle che incidono maggiormente in questo dilatarsi della spesa corrente. Infatti, se le spese per il personale aumentano, in cifra assoluta, da 10 miliardi per il 1979, personale regionale, si passa a 12 miliardi e 277 milioni nel 1980 - mentre per il personale scolastico si passa da 18 miliardi e 359 milioni del 1979 ai 24 miliardi e 587 milioni del 1980 - in realtà, in percentuale, queste spese segnano piuttosto una diminuzione che un aumento. Si tratta di cifre, di dati, che, evidentemente, vanno valutati in modo approfondito, non sempre è agevole fare questi confronti; va tuttavia fatto uno sforzo, a mio avviso, per cercare di individuare, nelle tendenze, anche usando i dati statistici.
Si tratta in sostanza, e per concludere, di cifre che indicano il permanere di tendenze ormai consolidate, tendenze che potrebbero essere invertite soltanto con delle scelte coraggiose che sappiano trasformare la politica da momento di manifestazione di ambizioni personali - o di gruppo - in momento di ricerca appassionata e scientifica dei criteri, degli strumenti, per organizzare la vita collettiva, in modo da dare a tutta la Comunità, e a ogni individuo, la massima possibilità di espressione e di realizzazione.
Faval (U.V.) - La parola al Consigliere Salvadori.
Salvadori (U.V.) - Je suis certain, qu'après cette intervention d'ordre politique général, le Parti Communiste dira qu'il s'agit de propos visant à une sorte de "république valdôtaine" bien différente de la Région - Province du Val d'Aoste - que plusieurs, ici, envisagent et qu'on a entendu même dans la dernière déclaration de Riccarand.
Trois éléments m'ont porté à faire ces déclarations d'ordre politique. Le premier concerne la commémoration que le Président du Conseil...de la déclaration de Chivasso - à laquelle a participé Émile Chanoux - qui a tracé les lignes fondamentales du programme de l'Union Valdôtaine, lignes sur lesquelles - le Congrès de Saint-Vincent de cette année a donné des indications de programme - l'Union Valdôtaine entend marcher.
Le deuxième discours concerne la crise générale de l'État, crise générale de l'État que - non seulement nous, en tant qu'Union Valdôtaine, donc force autonomiste et conservatrice, mais dans toute l'Italie - des forces, déjà dans les dernières élections politiques, ont dénoncé, mai crise de l'État dénoncé, maintenant, par ses organes mêmes.
Je veux lire, ici, L'Espresso - qui n'est pas évidemment l'organe de l'UnionValdôtaine - dans lequel, en parlant du travail, du CENSIS, organisme qui fait des études de marché, des études artistiques..."contrapposti alle virtù del privato, i vizi del pubblico potere di stato, sembrano non avere più scampo; la sua fuga verso l'alto e la sua dissoluzione, già denunciati nel rapporto del CENSIS del 1978, preludono una diagnosi, quest'anno, ancora più pessimistica, proposte di riforme costituzionali, Partito Socialista in primo luogo, amore del carisma di vertice, Pertini, Consociazioni pattizie, Partito Comunista, Sindacati, formule varie di unità nazionale, diventano le maschere di un sistema di potere che si digrada e si dissolve. La forbice tra il sociale, privo di energia, e il politico, usurato fino alla paralisi, si divarica a dismisura e allora le soluzioni, si chiede il CENSIS, per lo meno le ipotesi sulle soluzioni possibili, nel 1977 e ancora nel 1978, i rapporti del CENSIS chiudevano sulla richiesta di nuove sintesi politiche capaci di ricomporre ad unità il Paese, il discorso dei partiti è stato nazionale, in definitiva; quest'anno non più, divaricazione c'è e divaricazione sia, la grande politica appassisca sulle sue navi in secca, e soprattutto lasci navigare, vivere, lasci essere le forze sociali, che si affacciano alla nuova era, il futuro, il futuro è qui, se lo neghiamo ci esploderà addosso". Ecco, queste parole che ho voluto dire, riguardano un po' la considerazione della linea filosofica sulla quale marcia l'Union Valdôtaine e sulla quale è impostata la parte successiva dell'intervento.
...c'est que la discussion sur un budget et surtout sur ces budgets, qui pour la première fois donnent des indications, même si provisoires, sur les trois ans à venir, exige, de la part des forces politiques, une analyse sur laquelle le Gouvernement, la majorité, et également l'opposition, devront travailler avec une stimulation constructive, constante, qui ne pourra qu'améliorer les résultats de ce travail. Car, en effet, l'impression qu'on peut avoir, également après l'intervention de l'Assesseur Ramera, qui est malheureusement absent en ce moment, après une lecture attentive du budget et de ce qu'il s'agit des chiffres des domaines d'interventions économiques, qui ne représentent pas toute la réalité de la Communauté valdôtaine, et surtout qui ne répondent pas aux exigences d'un peuple qui désire de marcher vers une autre détermination, qui le face devenir maître de son futur.
Je vais donc donner quelques exemples de ce type de discours, car je suis convaincu que, quand Émile Chanoux affirmait: "...anche nel problema regionale il lato economico ha un'importanza essenziale e non vi è vera autonomia politica e morale senza libertà e autonomia economica", il disait donc une grande vérité que nous devons encore prendre et comprendre dans toute sa valeur, en effet l'argent a été un puissant moyen de domination politique et culturelle, je voudrai...les cas de la Banque Réan...le fascisme a coupé, dans les années '30, toute résistance possible de la part d'une large partie de la population valdôtaine et je veux donner également des chiffres, car mon intention est de démontrer que le discours était unique sur l'autodétermination, derrière des faits très concrets et des possibilités opératives réelles, possibles. Voyons donc quelques exemples qui se rapportent aussi à ce budget, il y en a d'autres évidemment, mais j'ai voulu prendre les plus clairs.
Zone franche: l'article 14 du Statut est resté bien renfermé dans les tiroirs des bureaux romains, tous connaissent le bien-être économique des zones franches nées drôlement. Il y a, en Vallée d'Aoste, des groupes de pouvoir économique qui sont contre un discours de ce genre qui, en passant, a aussi une valeur politique psychologique, qui n'a pas besoin d'être soulignée dans ce Conseil. Je crois, au moins, qu'on ne peut pas aujourd'hui quantifier la valeur économique de ce projet, ni reste moment essentiel de l'indication valdôtaine et un des billets...de l'autodétermination. À cet effet, le Comité Exécutif de l'Union Valdôtaine a proposé de lancer - et de demander à la Junte régionale de lancer - un concours international pour approfondir ce thème, de façon qu'on élimine tous les doutes que quelqu'un est en train de mettre sur le discours de la zone franche.
Secteur financier: ici notre dépendance est totale, malgré le fait que le règlement du Statut nous permet d'ouvrir des banques locales à l'intérieur du territoire valdôtain. Si nous considérons que les dépôts des valdôtains, dans les banques existantes, à la Poste, dépassent actuellement les 600 milliards de lires et augmente d'une façon presque incroyable, d'un mois après l'autre, nous pouvons tranquillement constater que le peuple valdôtain soutiendra cette année, année de grâce 1979, un cadeau aux sociétés bancaires, qui ne sont pas valdôtaines, d'au moins 50 milliards de revenus nets, sur l'argent déposé. Et ce n'est pas tout sur les intérêts bancaires: comme chacun sait, on doit payer un impôt du 20% et sur cela nous n'avons pas les neuf dixièmes prévus par d'autres contributions quand le siège de la banque n'est pas chez-nous! Selon des calculs faits on peut envisager que la perte, pour le budget régional, est à peu près de 4-5 milliards de lires, et, encore, l'IRPEF payé par les employés de banque, et l'impôt sur les revenus des banques mêmes sont utilisés hors de la Vallée d'Aoste; si l'on pense au bilan des banques, on peut imaginer une autre perte importante pour notre budget.
Répartition financière: ici, l'Assesseur Ramera, a été très clair, il a donné des indications sur le travail à faire, mais il faut dire qu'aujourd'hui la situation est assez grave, car nous vivons toujours selon le système...1972 et, donc, sur des chiffres fixées alors, augmentées chaque année d'un pourcentage variable entre le 6 et le 15%. Nous considérons qu'en 1979 la dévaluation de la lire sera à peu près de 20% - maintenant elle arrive à 19 et quelques, la somme décernée par l'État à la Vallée d'Aoste, en 1980, sera donc - dans le cas le meilleur - inférieur du 5% à la valeur réelle de la lire de 1979. En plus, nous n'avons pas les neuf dixièmes prévus sur des bonnes parties de l'IVA et nous perdons également tout pour ce qui concerne l'IRPEF et, je le répète, des employés dans les sociétés n'ayant pas le siège en Vallée d'Aoste: banque, Cogne - en outre on a appris, dans une des dernières réunions de la Commission, même l'ILSSA Viola de Pont-Saint-Martin n'a pas le siège "fiscale" en Vallée d'Aoste, mais seulement le siège "legale", de façon qu'on n'a pas les revenus qu'on pourrait avoir -, ENEL, les employés de l'État, et ainsi de suite, avec une somme globale, IVA comprise et les contributions sur lesquelles on n'a pas le pourcentage fixé par la répartition, selon les calculs des techniciens, on arriverait à une perte nette, pour le budget régional, de 40-50 milliards. Il faut encore considérer que l'argent payé par les Valdôtains est un impôt et doit faire une longue marche à la chinoise: Aoste-Banque d'Italie/Rome-Ministère/Aoste, ce qui porte un retard, qui va de 4-5 mois à quelques années. La Sicile, au contraire - et je crois que c'est l'unique cas pour le moment -, perçoit directement les impôts et, après, verse la partie des compétences de l'État à la Banque d'Italie. Est-ce que la Vallée d'Aoste ne serait pas capable de faire le même discours?
Les eaux: heureusement ici nous n'aurions pas les black-out qu'on envisage de faire dans le reste de l'Italie, car la production de la Vallée d'Aoste est bien supérieure aux nécessités valdôtaines! On arrive à produire trois milliards et demi de kilowatts, contre une consommation de deux cent millions de kilowatts. Un projet de loi a été présenté par les Démocrates Populaires et prévoit la possibilité, de la part de la Communauté Valdôtaine, de construire de petits centres de production d'électricité, en utilisant les différentes chutes d'eaux en sauvegardant l'intégrité de notre territoire. Il s'agit d'un projet qui est intéressant, mais - à notre avis - trop timide du point de vue de notre Autonomie, car nous devons exiger, dans ce cas et tant d'autres, que les eaux soient une richesse qui appartient au peuple. Je vais encore rappeler ce que disait Émile Chanoux dans son "Federalismo e Autonomie": "...i canoni di concessione per le acque pubbliche percepiti dallo Stato, devono andare ai Cantoni - il parlait de "cantoni" - e Comuni alpini, dove queste acque hanno origine e corso e questi canoni sono alzati di molto, in modo da corrispondere al valore commerciale delle acque concedute" et, dans une époque dans laquelle on parle de batailles pour défendre certains intérêts, une phrase de ce genre - je pense - est très à la mode. Et bien, les eaux sont une richesse qui appartient au Peuple valdôtain et nous devons, donc, exiger dans ce discours...même les conditions adoptées par Bolzano...pacchetto, c'est-à-dire, la possibilité d'une gestion directe de tous les secteurs de la part de la Communauté valdôtaine. On pourrait, facilement, exporter plus de trois milliards de kilowatts, soit dans l'actuelle situation, soit avec le projet présenté par les Démocrates Populaires, ce qui apporterait un revenu d'au moins 50-60 milliards de lires actuelles, largement suffisants pour payer les mille employés de l'ENEL qu'il y a aujourd'hui en Vallée d'Aoste, pour améliorer et augmenter la production d'une énergie fondamentale pour les années 1980-1990 et pour créer des conditions de vie meilleure à notre population.
Impôts régionaux: l'article 12 du Statut, sur lequel il y a une série de polémiques - quelqu'un disait qu'il ne faut pas demander trop d'argent, sur l'article 12, à l'État -, prévoit également la possibilité pour la Vallée d'Aoste d'instituer des impôts locaux, mais on a presque jamais utilisé ce système. La situation sociale, quand même, a bien des volets dans ce sens, et deux secteurs pourraient entrer dans ce domaine: les TIR, qui nous ont longuement fait discuter - il y a quinze jours - et qui représentent un des drames de la situation de la Haute Vallée et la deuxième maison des non résidants en Vallée d'Aoste. Avec la première intervention on pourrait récupérer quelques milliards chaque année qu'on pourrait utiliser pour indemniser les habitants de la Haute Vallée - dont parlaient largement Clusaz et Lustrissy il y a quinze jours - qui payent, plus que tous les autres, l'invasion des poids lourds. Avec la deuxième...et je reprends un autre discours d'Émile Chanoux: "I villeggianti e i turisti contribuiscano in modo più organico di quanto fanno attualmente i pesi dei servizi pubblici dei Comuni dove vanno ad abitare"...donc, avec la deuxième proposition, d'un impôt sur la maison des non résidants en Vallée d'Aoste, on pourrait donner au jeune secteur hôtelier, qui n'a pas encore pris le rôle qu'il mériterait et qui devrait voir la naissance d'hôtel à gestion familiale, plutôt que ces "condomini" qui coûtent cher à la collectivité locale et qui ne donne pas de grands revenus. Dans ce secteur, encore une fois, le modèle économique sud-tyrolien reste très important et presque fondamental.
J'ai donné, je crois, dans quelques exemples matériels, des possibilités d'intervention en sens autonomiste de la part de la Vallée d'Aoste...de l'Union Valdôtaine nous présenterons - nous sommes déjà en train de le faire - toute une série de projets de loi dans les secteurs que j'ai touché, sur la base des indications du programme approuvé lors du premier Congrès National de l'Union Valdôtaine.
Mais c'est également évident que le Conseil régional, les forces politiques et sociales, doivent se poser le problème de fond des années quatre-vingt qui, en l'extrémisant - et je souligne le terme "l'extrémisant" - peut être définit pas ces slogans: ou république ou province! En ce sens, le Gouvernement doit agir avec force et dans deux secteurs: la politique culturelle - diffusion de la langue française, allemande, du patois et du walser, livres, manifestations culturelles - en dimension culturelle francophone, et la politique du territoire - liaison tourisme-agriculture en tant que pilier économique en Vallée d'Aoste, département de l'environnement et action de défense, écologie. Or, soit le premier que le second domaine, sont assez faibles - en tant que responsable du tourisme pour l'Union Valdôtaine j'interviendrais sur cette question à son temps -, tandis-que, pour la politique culturelle, je dois déclarer mon insatisfaction, car il est impensable qu'on dépense, dans un secteur si vital - et j'invite encore une fois à suivre le "Federalismo e Autonomie" d'Émile Chanoux et tous les principes de base de l'Autonomie régionale valdôtaine - seulement quelques centaines de millions inflazionati sur un bilan de 180 milliards.
L'action du Gouvernement devrait également considérer des aspects très importants pour une gestion plus efficace de notre Autonomie: les rapports avec la Communauté Européenne et la formation des cadres administratifs.
Strasbourg et Bruxelles sont une réalité qui deviendra toujours plus importante et, si cette fois la Vallée d'Aoste n'a pas pu envoyer au Parlement Européen un représentant, on doit essayer d'atteindre ce résultat la prochaine fois. Dans l'attente, il est indispensable qu'il y ait une sorte de responsable des rapports avec la Communauté Européenne, qui puisse suivre les décisions, la vie de la Communauté Européenne et participer, le plus possible, aux choix économiques et sociaux que la Communauté prendra et qui deviendront toujours plus importants, et ce...d'ailleurs ce matin, l'Assesseur Ramera, à propos de l'agriculture, nous l'a expliqué très clairement.
La deuxième question concerne les cadres; on parle souvent d'autonomie scolaire, et nous sommes, dans ce secteur, presque totalement soumis aux règles, aux programmes et aux décisions romaines. Les années quatre-vingt, quand même, exigeront toujours plus la présence du cadre administratif - préparé à Ivrée - dans les Administrations publiques, Région, Communes, Centres de services sanitaires. Nous devons arriver à créer une école de ce type, sur la base, par exemple, de l'école française, qui a donné d'excellents résultats. Ici, nous devons former des employés et même des politiciens, car le thème administratif-financier sera déterminant pour "tomber à Province, monter à République", selon le slogan dont je parlais avant.
L'Union Valdôtaine est en train de faire, dans ces mois, une expérience pilote dans ce secteur, avec des conférences et des rencontres ouvertes aux futurs administrateurs communaux. Les résultats que nous avons atteints, dans cette première expérience, nous portent à demander qu'elle soit élargie à toute la population valdôtaine.
Pour conclure, il faut donc - faute du nombre, étant donné que nous sommes cent mille sur cinquante millions et cent mille sur 180 millions d'Européens - diversifier les pouvoirs de la fantaisie et utiliser, aux plus hauts degrés, les sources que notre terre a encore et qui peuvent permettre de bien vivre dans notre Pays, selon nos coutumes et nos idées.
Le budget 1980 et les budgets pour les 1980-1981-1982, pour lesquels, évidemment, l'Union Valdôtaine votera à faveur, peuvent devenir une base de départ pour ce projet d'autodétermination, qui nous guide, et ce sera à nous, les Unionistes, en premier lieu, mais au Conseil régional aussi, de transformer, en moment de croissance démocratique et autonomiste, notre Communauté.
Faval (U.V.) - La parola all'Assessore alle Finanze.
Ramera (D.C.) - Per evitare che alcuni argomenti siano nuovamente ripresi, rispondo immediatamente al Consigliere Salvadori che ha toccato egregiamente alcuni punti che già fanno parte della discussione tra Regione e Stato, e sono tre esattamente. Nel concetto generale, noi condividiamo che, tutto quello che è prodotto in Valle d'Aosta, deve ritornare nella nostra Regione.
Pertanto, primo punto: l'IRPEF deve riguardare non solo i residenti, ma tutte le società con sede esterna che devono versare i nove decimi alle casse regionali (su questo si sta già facendo un'analisi e alcune società hanno già aderito).
Secondo punto: i nove decimi anche sugli interessi bancari che sono versati da tutti i "depositanti" - mi si passi il termine - per cui, alla fine dell'anno, sono tassati, mi sembra, dal 18% al 22% e versati direttamente dalle banche alla Stato (anche su questo noi abbiamo richiesto i nove decimi).
Terzo punto: la riscossione diretta; il Consiglio sa che l'unica Regione a riscuotere direttamente i tributi è la Sicilia che incassa direttamente i dieci decimi. Noi abbiamo chiesto che, anziché fare tutti i giri, che così bene ha illustrato il Consigliere Salvadori, la Banca d'Italia versi immediatamente i nove decimi alla nostra Tesoreria e non li trasferisca prima al Tesoro a Roma, per poi nuovamente riversarli - con estrema lentezza - alle casse della Regione.
Questi sono dunque i punti che il Consigliere Salvadori, con molta intelligenza, ha rilevato e che fanno parte - ve lo posso assicurare - del pacchetto già predisposto, che andremo a discutere prossimamente.
Faval (U.V.) - La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Noi avremmo preferito che l'Assessore alle Finanze, Ramera, iniziasse la sua illustrazione - anziché con una serie di salamelecchi al Ministro Pandolfi e agli altri Ministri per i venti miliardi - con uno sguardo un po' più preoccupato alla situazione del nostro bilancio. Avremmo voluto che facesse riferimento a come nasce, anche in quest'occasione, il bilancio regionale, cioè, come sia nato ancora una volta nel chiuso di questo Palazzo, nel chiuso dei circoli della Giunta regionale, come non ci siano stati coinvolgimenti di forze sociali, di forze politiche della nostra Regione, come il risultato delle scelte di questo bilancio sia estraneo a un disegno complessivo.
Avremmo anche voluto che l'Assessore parlasse meglio della situazione di irrigidimento del bilancio regionale, guardandone alle cause che - poi ritorneremo su questo punto - non sono solo da ricercare nell'inadeguatezza dei finanziamenti dello Stato, ma anche nelle inadempienze della Giunta regionale, in merito a riforme nostre, interne della Regione, alla riforma del funzionamento del nostro apparato regionale, nella riforma del modo di operare dei singoli settori. La rigidità - dicevo - ha raggiunto un limite che è preoccupante; se si dà uno sguardo al bilancio, si scopre che sono pochissimi i miliardi disponibili per nuovi investimenti, non ci sono margini per investimenti significativi se si esclude, oggi, l'utilizzazione dei venti miliardi e non accettiamo neanche, sulla questione dei venti miliardi, quella polemica che è stata fatta, in apertura dei lavori, su questo bilancio.
Noi, lo scorso anno, avevamo denunciato e, oggi, siamo profondamente convinti, che fosse giusto inserire in bilancio i venti miliardi e fare tutti i conti economici sul bilancio del 1979, inclusi i venti miliardi, perché dei venti miliardi non c'erano provvedimenti che ne garantissero l'entrata! In secondo luogo avevamo criticato il metodo utilizzato per richiedere i venti miliardi, senza una discussione preventiva in questo Consiglio sugli obiettivi da raggiungere, sui programmi da realizzare e questo si è puntualmente avverato! Soltanto ieri ne abbiamo avuta una parte, è certa quella che riguarda gli otto miliardi riguardanti l'intervento per il patrimonio culturale, un programmino degli interventi! Non conosciamo ancora qual è il programma degli altri dodici miliardi! Si è verificato puntualmente che, tutti i conti che abbiamo fatto nel 1979, con i venti miliardi in bilancio, sono dei conti fasulli, perché i venti miliardi non sono rientrati e sono, oggi, di nuovo rimessi in competenza!
Vogliamo fare queste precisazioni, perché ci sembra scorretto stravolgere il senso della nostra critica dell'anno scorso e, anche, per ribadire...e lo diremo meglio dopo che...
Andrione (U.V.) - ...se fosse possibile ottenere cinque minuti di sospensione...
Tonino (P.C.I.) - Sì, sì, va bene...
(voci in aula)
Tonino (P.C.I.) - ...d'accordo.
Faval (U.V.) - Allora sospendiamo il Consiglio per cinque minuti. Una breve interruzione per consentire, al Presidente della Giunta e all'Assessore Ramera, l'incontro che era stato annunciato dal Presidente del Consiglio.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 11,09 alle ore 11,35.
Faval (U.V.) - Riprendiamo la discussione generale ridando la parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Grazie.
Stavo dicendo, rispetto all'utilizzazione dei venti miliardi e all'utilizzazione dell'articolo 12 dello Statuto, che noi abbiamo sempre sostenuto - anche l'anno scorso - che utilizzare l'articolo non era di per sé criticabile; era, ed è ancora tutt'oggi criticabile, il modo con cui è discusso l'utilizzo di questo fondo. Dicevo che noi avremmo voluto che l'Assessore, nella sua introduzione, meglio specificasse questa situazione critica del nostro bilancio. Ci sono, a nostro avviso e lo abbiamo già sostenuto in altri casi, due modi di porre in discussione argomenti di questa portata: un modo che definirei "tecnico-contabile", ed è la strada scelta anche questa volta, e un modo invece più politico, che è quello di parlare del bilancio, individuando il ruolo politico e programmatico che la nostra Regione può svolgere nell'indirizzo delle attività economiche della nostra Regione.
L'impressione che noi abbiamo ricavato - leggendo questo bilancio, analizzando questo bilancio - è che questo bilancio presenta una diligenza contabile, un'impostazione che, per noi, è molto positiva, lo diciamo con chiarezza, perché da tempo ci battiamo affinché il bilancio abbia questa nuova impostazione. Il bilancio è stato redatto dunque con rigore, da un punto di vista tecnico e contabile; mancano, però, indirizzi, manca un approfondimento politico sull'utilizzo di questo bilancio, sul ruolo che può avere questo bilancio nella nostra Regione. Ricordiamo che nella relazione introduttiva si sarebbe dovuto affrontare questo problema.
Il bilancio si presenta oggi con un'impostazione che è nuova: intanto un bilancio pluriennale e un bilancio annuale che supera, sulla carta, la divisione dell'intervento regionale per Assessorati e della divisione assessorile, che abbiamo sempre criticato, e imposta la spesa per funzioni della Regione. Le funzioni, così come sono state individuate, sono soddisfacenti, danno finalmente un'idea di come può intervenire la Regione nei singoli scomparti che sono di sua competenza.
Però dobbiamo dire, con estrema chiarezza, che andando a leggere con attenzione il bilancio, scopriamo che c'è stata, di fatto, una trascrizione dei vecchi capitoli del bilancio degli anni scorsi in questa nuova impostazione. Se posso fare un esempio, che mi sembra calzante, è che il bilancio che abbiamo oggi è una vecchia signora che ha indossato degli abiti nuovi, degli abiti più belli, cercando di presentarsi più ringiovanita all'apparenza, tant'è che - come ricordava il Consigliere Riccarand - molti, fuori, parlano oggi di un bilancio nuovo; probabilmente a vederla da distante, questa signora, effettivamente appare nuova, però se ci avviciniamo, se ci addentriamo, se scaviamo, troviamo sotto la vecchia sostanza dei vecchi bilanci. Quando faremo l'analisi dei singoli settori d'intervento, dimostreremo questi aspetti che sono presenti nel bilancio.
L'Assessore avrebbe dovuto anche parlare di come sarà gestito il bilancio e, noi, rispetto a questo problema, solleviamo alcuni interrogativi. Poiché, di fatto, i singoli Assessorati hanno collocato i loro capitoli di spesa all'interno dei settori, noi vogliamo sollevare l'interrogativo di come funzioneranno concretamente questi comparti, questi settori d'intervento che sono stati individuati. Qui credo ci voglia, oltre che una generica affermazione di lavoro collegiale della Giunta...che ci debba sempre essere e che non c'è mai stato...ci vuole un ripensamento anche sul lavoro di questo Consiglio regionale, ci vuole un ripensamento sul ruolo che svolge l'Assessore alle Finanze; l'Assessorato alle Finanze è sempre stato considerato, nelle Giunte che si sono succedute, come un Assessorato non di peso, di poca importanza. Oggi, credo, con questa nuova impostazione, l'Assessorato alle Finanze ha un ruolo importantissimo, perché dovrebbe controllare l'aderenza delle singole azioni che svolgono gli Assessorati con le compatibilità dei singoli settori. Credo anche che debba essere affrontato il modo di lavorare di questo Consiglio regionale.
Noi ci crediamo a questa impostazione per settori. Dovremmo fare in modo che il Consiglio regionale controlli, periodicamente, l'andamento della politica di spesa della Regione nei singoli settori, che si organizzi in modo da rispondere anche come Commissioni, come gruppi di lavoro, a questi cinque settori individuati. Così come chiediamo che l'Assessore alle Finanze, in Commissione Affari Generali, porti periodicamente una relazione sull'andamento della spesa nei singoli settori, in modo che ci sia un controllo più preciso; controllo più preciso che ci può essere soltanto nella misura in cui il bilancio è effettivamente, sarà effettivamente, aderente alle scelte di sviluppo.
Da questo punto di vista, noi diciamo che il bilancio pluriennale, così com'è presentato oggi, è un documento che, come contenuti, è insignificante, è buono - ripeto - come impostazione, è un ottimo strumento di lavoro che ci vedrà impegnati nel futuro, ma oggi è un documento insignificante, perché l'interesse maggiore di un bilancio pluriennale dovrebbe essere concentrato sulla spiegazione delle scelte che avvengono nell'arco di tre anni.
Oggi noi abbiamo una scarna e semplice ripetizione delle spese nell'arco di tre anni, in modo ripetitivo; se a questo aggiungiamo che le scelte del 1980 sono state fatte sommando singoli interventi assessorili del 1979, abbiamo il quadro di quanto poco si possa discutere sul documento presentato dalla Giunta. È vero, peraltro, che in relazione è scritto che un collegamento diretto con il Piano di Sviluppo deve essere fatto, e ciò sarà possibile; tuttavia noi crediamo che alcune scelte dovevano e potevano essere fatte anche oggi.
La parte entrata di questo bilancio regionale, oltre ad evidenziare alcuni aspetti preoccupanti di carenza di fondi per la nostra Regione nel futuro e di aumenti, invece, delle spese corrispondenti, ha, anche qui, una mancata individuazione di scelte regionali...in che senso? Nel senso che se ci fosse la scelta di alcuni settori sui quali intervenire, occorrerebbe, anche nel capitolo delle entrate, utilizzare lo strumento del credito in un modo diverso. Lo strumento del credito è nel bilancio pluriennale, nel bilancio annuale del 1980 direi che è completamente abbandonato, senza indicazione; non abbiamo tra l'altro neanche trovato le indicazioni su come utilizzare cinque miliardi di ricorso al credito per il 1981.
Gli aspetti preoccupanti del bilancio pluriennale sono - e qui è incredibile che la Giunta li presenti in questo modo senza spiegazioni - un calo degli investimenti delle spese per lo sviluppo economico, per la sicurezza sociale e un calo anche degli interventi per l'assetto del territorio e la tutela dell'ambiente. Molte di queste diminuzioni sono, in effetti, dovute alla mancata entrata per leggi dello Stato che vanno a scadere nei prossimi anni. Tuttavia noi crediamo che nel bilancio pluriennale, rispetto a questi settori, potesse e doveva essere indicato un diverso impegno della Regione, in modo che si potesse discutere su scelte orientative della nostra Regione. Così com'è preoccupante - a guardare il bilancio pluriennale - l'aumento che ci sarà, nei prossimi anni, della spesa del personale scolastico che pone ancora, in termini abbastanza drammatici, il problema delle entrate. In sostanza, crediamo non si possa - e sia poco producente sul piano del dibattito - presentare un bilancio triennale che vede le spese scendere progressivamente se si paragonano all'andamento del costo della lira.
Noi abbiamo sempre richiesto a questa Giunta - e alcuni timidi risultati cominciano a ottenersi - di muoversi in due direzioni che sono strettamente legate: la prima era la scelta della programmazione e, la seconda, era di legare questa scelta di programmazione a una spesa che vedesse la Regione impegnata in un bilancio pluriennale da un lato e, dall'altro, vedesse la Regione impegnata in una politica di decentramento di funzioni e di deleghe, in modo da agevolare il lavoro da svolgere. Noi crediamo di non essere sempre stati capiti, crediamo che ci sia stata anche una volontà politica che ha frenato quest'orientamento; tuttavia alcuni risultati oggi li riscontriamo - diciamo perlomeno nell'impaginazione - nella formazione di un bilancio con una veste che è nuova.
Noi abbiamo però l'impressione - e lo ripetiamo qui - che sul tema della programmazione la Giunta rischi di ripetere, in piccolo, degli errori che sono stati commessi già alcuni anni fa - in grande dai governi di centro-sinistra e in piccolo anche nella nostra Regione - con alcuni esempi di politica di programmazione che non hanno dato risultati. L'accenno che ieri si faceva su scelte che sono già contenute in alcuni volumi della programmazione, ci preoccupano. Noi invece sosteniamo - e abbiamo sempre sostenuto - che la programmazione - e questo doveva accompagnare il bilancio pluriennale che oggi discutiamo - deve essere un discorso concreto, realistico, fatto di alcune proposte operative, fatto di alcuni programmi semplici e comprensibili, fatto di una riflessione sulla legislazione regionale e sul modo di spendere della Regione: questi sono i contenuti della programmazione cui noi vorremmo dar corpo e che invece oggi mancano.
Ormai, credo, non siamo più i soli a riconoscere che alcuni esempi di legislazione regionale vanno rivisti. Ieri abbiamo visto che, finalmente, in un programma della nuova maggioranza, è citata l'esigenza di rivedere la legislazione in agricoltura e noi crediamo che un modo concreto di far partire la programmazione è proprio questo. Se si fosse iniziato dall'agricoltura, che presenta una legislazione abbastanza sfasata rispetto ai nuovi compiti, rispetto ai compiti che ci sono dati anche dalle direttive della CEE, dicevo, se si fosse cominciato in quei campi a riformare, con tempi, con criteri, probabilmente, si sarebbe dato - in quel modo - un contributo alla programmazione molto più serio e concreto che quello di delegare ad alcuni tecnici delle analisi che sono, peraltro, necessarie. Se si fosse visto in quali settori dell'Amministrazione regionale iniziare una riforma per renderli più efficienti, più spediti, meglio collegati agli investimenti, se si fosse iniziato a predisporre concretamente qualche programma di settore, avente il valore di coinvolgimento di tutti gli Enti locali e delle forze produttive, ecco, tutto questo sarebbe stato un effettivo contributo alla programmazione regionale, che poteva avere immediatamente riscontro nella politica di bilancio.
Noi su queste cose insisteremo, e stiamo insistendo, perché - lo dicevamo ieri alla maggioranza che si è appena costituita - per noi la programmazione non è un fatto a sé stante, è un metodo di lavoro per raggiungere il quale non bastano né leggi, né nuovi uffici che devono funzionare, ma occorre cambiare la mentalità di lavoro di questa Giunta e di questa Regione. Noi diciamo queste cose perché hanno un collegamento reale, serio, con quella visione del regionalismo che ci interessa di più, che è quella visione del regionalismo che parte dall'individuazione dei bisogni della società valdostana per individuare gli strumenti, per affrontarli con coerenza, per risolverli in modo organico, avendo in testa, sempre, un disegno comprensibile su qual è la funzione che vuole svolgere questa Regione. Tutto questo oggi non esiste, non c'è! Già in altre occasioni, il Presidente della Giunta ci ha detto che parlerà di programmazione quando i nuovi uffici avranno preparato i documenti; il discorso sul Piano di Sviluppo è naufragato, è rimandato a dopo, rispetto a questi problemi la nostra opinione è che stiamo marciando con il piede sbagliato.
Il bilancio del 1980 ha alcuni aspetti che ci preoccupano seriamente. L'analisi precisa dei singoli settori la faremo, evidentemente, quando discuteremo sui contenuti dei singoli settori individuati. Balza tuttavia molto evidente - e credo che su questo debba esserci una riflessione - come a un incremento delle entrate che è insufficiente, corrisponda, d'altra parte, un aumento della spesa regionale e un imprigionamento della spesa regionale, in virtù di una serie enorme di leggi settoriali che irrigidiscono pesantemente la nostra spesa.
Noi crediamo sia giusto porre l'accento sull'inadeguatezza delle entrate. L'anno scorso, in sede di approvazione di bilancio, abbiamo fatto approvare un ordine del giorno nel quale si chiedeva di rivedere il regime finanziario della nostra Regione. Crediamo, però, che la Regione debba protestare contro una tendenza, che è di questi tempi, a creare una serie di fondi settoriali, che molte volte sono difficilmente gestibili a livello regionale. Noi dobbiamo denunciare che oggi - di fatto - è in atto una riduzione delle risorse proprie delle Regioni, mentre si allarga e cresce l'aumento delle risorse del cosiddetto "settore pubblico allargato".
Anche rispetto alla legislazione che c'è nelle altre Regioni - e che interessa anche noi - c'è stata la creazione di una serie di fondi settoriali, gestiti e ripartiti, tra l'altro, con meccanismi che sono estranei anche alla legge 281, che regolava la finanza delle altre Regioni. Dicevo, la decurtazione di questi fondi e la tendenza a settorializzare la programmazione, fanno sì che nel corso di quest'ultimo periodo - di fatto - sono diminuiti, anche per la nostra Regione, i fondi speciali messi a disposizione delle Regioni per la realizzazione dei Programmi Regionali di Sviluppo.
Quest'anno abbiamo in bilancio soltanto tredici miliardi per realizzare i Programmi Regionali di Sviluppo. Ora, è chiaro, che purtroppo siamo senza un Programma Regionale di Sviluppo, per cui anche questa battaglia dimostra i suoi limiti. È evidente, però, che - se ci deve essere un intervento finanziario dello Stato nei confronti delle Regioni e della nostra Regione - è opportuno che questo intervento sia finalizzato alla realizzazione di progetti di sviluppo delle Regioni, e non a una politica settoriale dello Stato, che rischia di utilizzare le Regioni in funzione della vecchia politica centralistica. Noi crediamo che quest'osservazione debba essere fatta. così come crediamo che non sia sufficiente richiedere nuovi fondi, ma sia urgente - e lo ribadiamo urgente -, rivedere il modo di legiferare della nostra Regione, il modo di intervenire nei singoli settori. Oggi l'analisi può essere fatta con maggiore accortezza, con maggiore profondità, partendo proprio dalla nuova impostazione del bilancio. Credo che su questo punto ci debbano essere delle proposte della Giunta, ci debba essere anche un lavoro del Consiglio.
Le entrate - dicevo in precedenza - hanno un andamento che è insufficiente rispetto anche al funzionamento della Regione. Il costo del personale scolastico, del personale regionale, del funzionamento della Regione, ammonta complessivamente a 53,8 miliardi, quasi 54 miliardi! Le compartecipazioni di tributi erariali, che arrivano dallo Stato, sono oggi 49 miliardi...credo che questo dato sia abbastanza significativo: se effettivamente non ci fossero quelle entrate costituite dalla Casa da Gioco, noi saremmo in seria difficoltà.
Un'altra osservazione, legata al bilancio annuale, che deve essere fatta, riguarda la capacità di spesa della Regione. Ho già accennato in precedenza sull'urgenza di riformare l'apparato, sull'urgenza di perseguire una politica di decentramento finanziario agli Enti locali. Se non si segue questa strada, continueranno ad aumentare i residui che non sono spesi. È vero che quest'anno, sulla carta, c'è un miglioramento nella gestione dei residui passivi, però è un miglioramento che ha natura squisitamente tecnica. Se prendiamo la legge finanziaria, che è in discussione oggi, è la chiara dimostrazione di come una parte consistente dei residui sia rimessa in competenza nel 1981; residui che sono, tra l'altro, recenti, e sui quali abbiamo anche polemizzato in quest'aula. Tutta la partita del Piano decennale dell'edilizia è un residuo dell'anno scorso che è messo oggi in competenza nel bilancio del 1980. Di fatto, gli oltre 60 miliardi di residui passivi della nostra Regione, non sono affatto diminuiti, anzi, la tendenza all'aumento dei residui è costante. Quest'anno, con un marchingegno, si è fatto in modo che questi residui, apparentemente, fossero più bassi.
Credo che queste riflessioni vadano proprio fatte perché, complessivamente, noi dobbiamo riprendere, come Regione, - con un disegno molto chiaro - una linea nei confronti del rapporto Stato-Regione, che non è soltanto - non può essere soltanto - rivendicazionista! Ho sentito, prima, le proposte che ha fatto l'Assessore alle Finanze; dobbiamo fare in modo che ci sia, nella richiesta di entrate per la nostra Regione, anche un disegno di spesa, un disegno di realizzazione di progetti di sviluppo della Regione, che deve essere finanziato con interventi dello Stato.
Per fare investimenti, quest'anno, siamo costretti a ricorrere alla tattica dei venti miliardi, qui non facciamo le polemiche tradizionali sulla "politica dei rubinetti", su Ramera che è riuscito o non è riuscito. Questo modo di intervenire, a noi non piace, lo diciamo con molta, molta franchezza, così come, per riprendere efficienza, per la politica di spesa della nostra Regione, crediamo debbano essere meglio rilevate le esigenze di rivedere, da un lato, la legislazione regionale e, dall'altro, di rendere concreto una politica di decentramento di funzioni ai Comuni e alle Comunità Montane. Da questo punto di vista, questo bilancio, non fa alcun passo in avanti! Sono ripetuti in modo tradizionale i due miliardi e mezzo di fondi per Comuni e Comunità Montane - tra l'altro largamente svalutati in questi anni - e non c'è alcun tentativo di fare dei passi in avanti.
Proprio per questo noi presenteremo, su questo bilancio, degli emendamenti che sono significativi, che sono "di sostanza" come li chiamiamo noi. In che cosa consistono? Noi crediamo che una serie di capitoli, già oggi nel bilancio, possano essere trasferiti sui fondi globali con l'impegno di fare una legge, di produrre una legislazione che delega quelle funzioni ai Comuni e alle Comunità Montane. È troppo lungo, adesso, fare un elenco di questi capitoli, noi restiamo coerenti a una traccia che già avevamo proposto con il bilancio del 1980. Allora, la maggioranza non votò, votarono con noi i Democratici Popolari...oggi non so come voterebbero...votarono con noi i Democratici Popolari per un ordine del giorno in cui s'impegnava la Giunta regionale, nell'arco dell'anno, a deliberare provvedimenti concreti che decentrassero finanziamenti e deleghe, ai Comuni e alle Comunità Montane, nei seguenti campi: agricoltura, lavori pubblici, aziende di soggiorno e in altri settori, sentiti gli Enti locali.
Le proposte concrete che noi facciamo, quest'anno, sono in questa linea: ci sono alcuni capitoli - lo vedremo meglio quando faremo la discussione sui vari settori - che possono essere decentrati, come funzioni, ai Comuni e alle Comunità Montane (proponiamo anche una serie di economie di spesa); ci sono alcuni capitoli che sono troppo alti, in cui la Regione spende, impropriamente, al di là del proprio ruolo. Su questi capitoli noi proponiamo delle economie, in modo da avere, per il 1980, inserito nei fondi globali, anche un intervento per il recupero e la ristrutturazione del Quartiere Cogne di Aosta. Già ieri il Presidente della Giunta ha parlato di questo problema, in sede di illustrazione del programma e, crediamo, sia questo uno dei nodi urbanistici ed edilizi più grossi che abbia la nostra Regione. Un intervento per il recupero di questo quartiere è possibile soltanto se c'è un intervento programmato dalla Regione con un intervento legislativo. Per questo proporremo - facendo delle economie su altri capitoli, e prendo ad esempio quello dell'acquisto di immobili che vede la Regione comprare a destra e a manca, a volte anche senza finalizzazione, così com'è successo ieri - di diminuire quel capitolo per avere più fondi in quella direzione.
C'è - e concludo - un dato fondamentale che credo vada sottolineato in questa discussione generale, ed è la complessità del problema, la svolta profonda che è richiesta e che richiede il diverso, un diverso modo di operare di questa Regione. Noi crediamo che non ci si possa fermare a una modifica soltanto apparente del modo di spendere della Regione. Questa modifica, oggi apparente, esiste perché il bilancio ha una nuova veste, ha una nuova impostazione; manca tuttavia la capacità di qualificare, in modo diverso, il modo di governare, di operare, di essere, della nostra Regione. Ecco, noi dobbiamo riflettere su questi temi. In genere le maggioranze si formano e si modificano avendo a mente la necessità, o la voglia di cambiare in modo diverso il modello di sviluppo di una Regione. La voglia di fare qualcosa in questo senso è l'elemento che manca in questa maggioranza.
Già ieri abbiamo sollevato come l'ingresso dei Democratici Popolari fosse stato poco significativo - da questo punto di vista - nel senso che l'ingresso dei Democratici Popolari in Giunta è stata una manovra fatta sottovoce, quasi sul piano delle cose; non c'è oggi, nei fatti, la volontà di realizzare un modo diverso di governare con, anche, una carica di entusiasmo, di voglia di cambiare che sia palpabile, che sia comprensibile anche dall'esterno. Tutto questo manca!
Salvadori faceva accenni alla fantasia, alla necessità di una fantasia nel governare, questo è un aspetto che credo vada sottolineato. È vero, manca! Qui c'è un andamento di routine tradizionale, non c'è nessun entusiasmo, ci sono contraddizioni interne - anche sul modo di lavorare della Giunta - che sono spesso evidenti, che, però, non sono discusse sulla base della presentazione di una piattaforma comune d'intervento. Di qui, credo, nasce anche quel senso di frustrazione che è presente in tanti! Oggi, anche in questo Consiglio! Di qui nasce anche quel senso d'impotenza che a volte viene, addirittura, teorizzato da alcuni sulla capacità dell'Amministrazione, del pubblico amministratore. Troppo spesso questa impotenza della Regione è fatta risalire, per comodità, alla struttura burocratica della Regione; la conseguenza, lo stato di fatto delle cose, è che c'è sempre di più un rifugio nelle piccole cose, nel ménage quotidiano, per cui la caratteristica emergente è un senso di rassegnazione, piuttosto che quello dell'azione.
Noi siamo per dare un nuovo vigore al modo di essere e di agire della Regione. In questo senso siamo d'accordo con una parte dell'intervento che ha fatto Salvadori. Qui si tratta di discutere se dobbiamo essere una provincia o una repubblica! Noi oggi dobbiamo discutere sugli elementi di autogoverno che è possibile introdurre nella nostra Regione. Noi siamo d'accordo per fare uno sforzo teso a rilanciare la nostra Autonomia, siamo d'accordo per rilanciare le capacità di autogoverno senza fughe in avanti, sulla base delle possibilità che abbiamo oggi. Siamo contrari a visioni chiuse, localistiche, siamo contrari a visioni politiche che ci escludono da un contesto più generale, perché è quel contesto che incide, anche, sul modo di vivere della nostra Regione.
Ecco, questa maggioranza - la maggioranza che c'è stata finora, questa nuova la vedremo alla prova -, su questi temi non è stata, evidentemente, in grado di dare indicazioni, di dare una nuova spinta ideale. Noi crediamo che per raggiungere questi obiettivi sia necessario un cambiamento politico, basato sulla rinascita e sul rilancio della nostra Autonomia e basato, perciò, sul consenso delle forze più progressiste, sulle forze che credono nella necessità di un cambiamento.
Si dà atto che dalle ore 11,53 riassume la Presidenza il Presidente Giulio Dolchi.
Dolchi (P.C.I.) - È iscritto a parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.
De Grandis (P.R.I.) - Un nuovo Assessore alle Finanze ha esordito con il suo bravo discorso della corona e - questo glielo possiamo concedere - ha brevemente relazionato sulla tecnica del nuovo bilancio, ha fatto considerazioni valide, ma sono tutte considerazioni che si trovano nei documenti che ci sono stati presentati, mentre non ha detto nulla, o quasi nulla, sulle impostazioni politiche che avremmo dovuto rilevare attraverso gli stanziamenti previsti nei vari settori d'intervento, in quello annuale e, ancora di più, in quello pluriennale.
C'è stata, anzi, una strana esaltazione dell'opera svolta dall'Assessore all'Agricoltura - opera che è stata realizzata attraverso strumenti attuali, che sono quelli dell'erogazione dei sussidi a pioggia -, sempre che ci sia una visione globale della problematica dell'agricoltura, e questo è in contrasto con quanto ha detto, appena ieri, il Presidente della Giunta nell'illustrare quei punti programmatici che sottendono la formazione di questa nuova maggioranza.
Infatti, il Presidente ha detto: "...trasformazione delle strutture agricole e boschive, per renderle competitive"; credo che questa "trasformazione" si debba intendere, innanzitutto, come accorpamento della proprietà fondiaria, come rilancio della cooperazione e, successivamente, gli interventi regionali che non devono più essere dispersi in mille rivoli, ma concentrati su strutture agricole che siano in grado, effettivamente, di rispondere alle esigenze.
L'Assessore, anche se è stato eletto ieri, siede in Giunta dall'inizio della legislatura - nella precedente occupava lo stesso Assessorato, reggeva lo stesso Assessorato -, quindi aveva, se non la possibilità di dotare il bilancio di una relazione politica scritta, aveva senz'altro la possibilità di farlo oggi, in questo Consiglio, verbalmente...ma di questo parleremo più avanti.
La presentazione del bilancio previsionale annuale per il 1980 e del triennale 1980-1982, comporta alcuni elementi di novità che possono costituire la premessa di un'autorizzazione più efficace dello strumento del bilancio, sia in sede di programmazione regionale, sia in sede d'informazione pubblica dell'attività della Giunta. Va peraltro rilevato che questi elementi sono di per sé insufficienti se non saranno integrati da altre misure volte a garantire l'efficienza e l'efficacia dell'Amministrazione regionale.
Le novità positive - che è possibile riscontrare nella nuova strutturazione del bilancio previsionale - sono: l'adozione del bilancio pluriennale, la riclassificazione delle spese per settore d'intervento, la riduzione del peso delle contabilità speciali, la presentazione della gestione dei residui, il confronto con le poste di bilancio dell'anno precedente.
L'adozione del bilancio pluriennale - nell'ottica di una gestione amministrativa di medio periodo, tale da superare la frammentarietà dell'informazione, legata all'esercizio annuale - è un primo dato, ed è così possibile individuare meglio, attraverso questo sistema, le linee di tendenza della politica della Giunta, in relazione soprattutto alle spese d'investimento, che richiedono tempi d'impostazione e di esecuzione che sono ben superiori all'arco temporale dei 12 mesi di un bilancio annuale.
La riclassificazione della spesa per settori d'intervento - e all'interno di questa per programmi specifici - pone fine a un metodo di relazione del bilancio del tutto formale e burocratico. Priva di un reale significato economico - come lo era negli anni precedenti -, cioè utile, sia perché consente di definire meglio quali siano le scelte politiche e le linee d'intervento dell'Amministrazione, sia perché dà all'Amministrazione stessa la possibilità di ristrutturare la propria attività, in funzione della realizzazione di programmi economici, più che della distinzione astratta delle competenze dei singoli Assessorati. Ne consegue che, a questa nuova impostazione nella stesura del bilancio, deve seguire un processo di effettiva riorganizzazione amministrativa degli uffici regionali e delle loro competenze e, qui, cade a proposito anche questo disegno di legge 146 - che abbiamo spostato alla fine dell'ordine del giorno - perché sono previste una serie di innovazioni di carattere normativo, sulle quali sarà bene riflettere, anche in funzione di queste nuove esigenze che nascono dal bilancio pluriennale.
La riduzione del peso delle contabilità speciali è un altro dato significativo, secondo me, perché questa è una voce di scarso significato economico e, generalmente, è utilizzata per nascondere aspetti della gestione amministrativa che la Giunta difficilmente riesce a controllare.
La presentazione della gestione dei residui passivi - voce senza la quale qualsiasi valutazione della capacità amministrativa della Giunta perde di reale significato - e il confronto con le poste di bilancio dell'anno precedente - il che facilita l'esame della politica regionale in un lasso di tempo meno limitato - sono questi, secondo me, in sintesi, le novità più interessanti e più qualificanti del progetto di bilancio che ci è stato presentato.
Secondo me, mancano ancora almeno due elementi fondamentali, vale a dire: il Piano di Sviluppo e gli indicatori di efficienza. L'assenza di un allegato Piano di Sviluppo Regionale, che renda espliciti i criteri seguiti dalla Giunta nel determinare le proprie scelte politiche - o almeno una relazione politica al progetto di bilancio, e non solo una relazione tecnica come ha già fatto l'Assessore - e l'assenza di indicatori di efficienza e di efficacia dell'azione amministrativa, tanto più importanti per valutare la capacità della Regione di assolvere per tempo e in modo soddisfacente ai propri compiti istituzionali.
Per quanto riguarda in particolare il progetto di bilancio per il 1980, sul lato delle entrate, un notevole apporto degli interessi attivi bancari e del saldo positivo degli esercizi precedenti, sembra evidenziare la difficoltà della Regione nell'impiego dei fondi a sua disposizione, per liquidare gli impegni di spesa. Analogo discorso può essere fatto per quanto riguarda la gestione dei residui, sia sul lato delle entrate, sia su quello delle spese. Per quanto l'importo dei residui passivi sia previsto in diminuzione - a differenza di quanto accade per i residui attivi - resta il fatto che l'ammontare di questa voce di bilancio, che arriva al 30,2% delle entrate di competenza e al 23,5% delle spese di competenza, indica, secondo me, la lentezza dei flussi finanziari che entrano ed escono dalla Regione.
Mi sembra che un maggiore sforzo amministrativo, soprattutto sul lato delle entrate, deve essere fatto. Ma quello che è ancora più importante ed è fondamentale perché questo strumento è senza dubbio uno strumento nuovo, valido - l'Assessore ha voluto sottolineare l'opera svolta dai funzionari regionali per la formazione di questo bilancio ed io mi associo volentieri a questo apprezzamento -, però non fa riscontro, dall'altra parte, un programma regionale che indichi quali sono le tendenze, che indichi quali sono le scelte politiche; soprattutto, quel primo...quelle prime linee programmatiche che sono state presentate nel Consiglio scorso e che abbiamo rinviato per poterle valutare più a fondo, che la Giunta aveva avuto dai suoi funzionari nel primo quadrimestre del 1979...non ha trovato il tempo e il modo per tradurlo in alcune scelte politiche da sottoporre al Consiglio. Se non riusciva da sola, la Giunta, a fare le scelte programmatiche di fondo, doveva, almeno, corredare quello stesso progetto di una propria proposta di massima, che il Consiglio avrebbe dovuto discutere. Si ha, invece, così l'impressione che si voglia chiedere al Consiglio cosa si debba fare, senza che la Giunta si qualifichi attraverso una sua precisa proposta!
Io mi chiedo se non sarà possibile, in tempi più brevi di quelli previsti dalle linee programmatiche annunciate ieri dal Presidente della Giunta, che parlano della fine del 1980, giungere a delle scelte di carattere programmatico, che possano incidere anche su questo bilancio, con le opportune trasformazioni e le opportune variazioni, perché si esca, finalmente, da un modo di fare politica che è troppo stretto, che è troppo ridotto e che ha bisogno di molto più spazio e, giustamente, come ha detto il Consigliere Salvadori, di maggiore fantasia.
Dolchi (P.C.I.) - Colleghi Consiglieri, sono le ore 12,23. È iscritto a parlare il Consigliere Lustrissy, ma la Presidenza ritiene di chiedere all'Assemblea, quali sono e quanti sono ancora i colleghi che intendono prendere la parola in sede di discussione generale, per poter, eventualmente, coordinare meglio i lavori. Consigliere Nebbia. Ci sono altri? Questo per sapersi regolare nello svolgimento della discussione. Il Consigliere Fosson. Altri colleghi? Berti. Allora, abbiamo ancora quattro colleghi iscritti. L'intervento del collega Lustrissy sarà piuttosto ampio; quindi, per non dimezzare la discussione, la proposta è di rinviare il proseguimento della discussione generale a oggi pomeriggio. Ci sono obiezioni? Allora sono iscritti i colleghi Lustrissy, Nebbia, Fosson e Berti. Se non ci saranno ulteriori iscrizioni penso che si potrà chiudere la discussione generale e procedere all'esame degli articoli già nella tarda serata di oggi. Questa è la...almeno una delle due leggi. Siccome la discussione generale è stata unica, poi può essere ripresa in ogni articolo concernente le rispettive leggi che si riferiscono ad altrettanti allegati, però la discussione generale, avendo solamente quattro iscritti, potrebbe essere conclusa oggi. Questo è il programma dei lavori.
La seduta è sospesa. I lavori riprendono alle ore 16 precise.
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La seduta termina alle ore 12,24.
