Oggetto del Consiglio n. 571 del 26 novembre 1979 - Verbale
OGGETTO N. 571/79 - Proposta di legge statale concernente: "Modificazione della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 - Statuto speciale per la Valle d'Aosta".
La presente proposta di legge costituzionale nasce dalla necessità di organizzare in maniera "particolare", pur sempre nel rispetto dei principi costituzionali sull'autonomia dei Comuni e sulle esigenze di decentramento territoriale dello Stato, gli Enti locali nella Regione Valle d'Aosta.
Una "particolarità" si ha già attualmente, in quanto la Valle d'Aosta è l'unica Regione italiana non solo non suddivisa in Province, ma nella quale non esiste l'Ente Provincia, soppresso fin dal 1945.
La polverizzazione comunale, che - ove si eccettui il capoluogo della Regione - porta ad una media di popolazione per Comune che si aggira intorno ai mille abitanti, contempla situazioni di Comuni che non arrivano ai cento abitanti (Rhêmes-Notre-Dame) o li superano di pochissime unità (La Magdeleine). D'altro canto, soltanto i due maggiori Comuni della Regione, dopo il capoluogo regionale, vale a dire Saint-Vincent e Châtillon, hanno popolazione che si aggira intorno ai cinquemila abitanti; e, complessivamente, i Comuni che superano i duemila abitanti - Aosta compresa - sono soltanto undici su settantaquattro (meno del quindici per cento).
Il problema, apparso sempre nella sua notevole rilevanza agli occhi degli amministratori, si aggrava notevolmente a seguito dell'entrata in vigore delle norme del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, che attribuisce molteplici funzioni ai Comuni, norme applicabili in Valle d'Aosta in forza dell'art. 3 della legge 16 maggio 1978, n. 196.
L'articolo primo della proposta prevede pertanto l'affidamento alla potestà legislativa primaria della Regione della materia dell'ordinamento degli Enti locali, circostanza, che, peraltro, ha un precedente storico nell'ordinamento regionale italiano, in quanto è prevista dallo Statuto siciliano. Affidando alla Regione la potestà di redistribuire con legge le competenze che nel restante territorio nazionale sono complessivamente attribuite agli Enti locali, si possono realizzare soluzioni ottimali in relazione alle dimensioni degli Enti territoriali.
Conseguenza di detta proposta di norma è l'art. 2 che concerne, appunto, la salvaguardia delle prerogative delle funzioni agli Enti locali nella Regione Valle d'Aosta, di fronte all'esercizio della potestà amministrativa da parte della Regione medesima.
Ancora a tutela delle anzidette prerogative, ma espressamente anche delle esigenze del decentramento statale di cui è menzione nell'art. 129, 1° comma, della Costituzione, si pone l'articolo 3, il quale, inoltre, salvaguarda il principio della consultazione delle popolazioni interessate in occasione di mutamento di circoscrizione o di denominazione di Enti locali.
Il quarto articolo si propone di consentire alla Regione - sempre nel rispetto dei principi delle leggi dello Stato in materia - un intervento in sede di ripartizione delle entrate agli Enti locali in armonia con il piano regionale di sviluppo. Né arbitrio e nemmeno discrezionalità sarebbero possibili nell'opera della Regione in tale settore essendo previsto un meccanismo che presenta qualche analogia con quelli di cui all'art. 8 della legge 16 maggio 1970, n. 281, nella parte che riguarda il Fondo comune da ripartire fra le Regioni; peraltro, l'intervento della Regione consente, nel quadro della programmazione, di tener conto delle singole situazioni economico-sociali esistenti sul territorio regionale.
Per quanto concerne il quinto e ultimo articolo, la norma appare opportuna in quanto tiene a precisare che, in sede di modifica dello statuto in materia di Enti locali nella Valle d'Aosta, nulla è innovato per quanto concerne l'attribuzione di funzioni ed entrate del soppresso Ente Provincia alla Regione Valle d'Aosta.
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Proposta di legge statale n. 5
REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA
Legge costituzionale ............................... n. ........: "MODIFICAZIONE DELLA LEGGE COSTITUZIONALE 26 FEBBRAIO 1948, N. 4, STATUTO SPECIALE PER LA VALLE D'AOSTA".
Articolo 1
All'art. 2 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, l'alinea lett. b) è sostituito dal seguente:
"b) ordinamento degli Enti locali e delle relative circoscrizioni;"
Articolo 2
Il primo comma dell'art. 4 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, è sostituito dal seguente:
"La Regione esercita le funzioni amministrative sulle materie nelle quali ha potestà legislativa a norma degli articoli 2 e 3, salvo quelle attribuite agli Enti locali dalle leggi della Repubblica".
Articolo 3
L'art. 42 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, è sostituito dal seguente:
"L'ordinamento degli Enti locali in Valle d'Aosta è disciplinato con legge della Regione, nel pieno rispetto della loro autonomia ed autarchia e delle esigenze del decentramento statale.
L'istituzione, con legge regionale, di singoli Comuni o altri Enti locali deve essere preceduta dalla consultazione delle popolazioni interessate, disciplinata da norma legislativa generale della Regione. La consultazione è, altresì, obbligatoria allorquando la Regione, nell'esercizio della potestà legislativa ad essa spettante a norma dell'articolo 2, alinea lett. b) o, rispettivamente, lett. v), del presente Statuto speciale, intenda procedere alla modifica della circoscrizione o della denominazione di singoli Enti locali".
Articolo 4
All'art. 3 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, l'alinea lett. f) è sostituito dal seguente:
"f) finanza regionale;".
All'art. 43 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, è aggiunto il comma seguente:
"La Regione provvede con legge alla disciplina della finanza degli Enti locali, in armonia con i principi delle leggi dello Stato, ed esercita in materia le funzioni amministrative, nei limiti previsti dall'art. 4, primo comma, del presente Statuto.
L'attribuzione delle quote di entrate agli Enti locali avviene secondo parametri predeterminati con legge della Regione, che tengano conto della situazione economico-sociale dei vari Enti territoriali, valutata in sede di piano regionale di sviluppo."
Articolo 5
Resta fermo, in ogni caso, che competenze, funzioni, entrate e finanziamenti concernenti l'Ente Provincia nel rimanente territorio nazionale sono di spettanza, in Valle d'Aosta, della Regione.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Questa proposta di legge statale era già stata presentata al Consiglio regionale ed era stata rinviata per permettere una più approfondita discussione in sede di Commissione Affari Generali. Non starò quindi a ripetere completamente quanto avevo già detto in quell'occasione.
A noi sembra assolutamente indispensabile che l'attuale legislazione in materia di Comuni venga variata e che la Regione abbia la possibilità di legiferare in materia così come la Sicilia, anche per evitare di trasformare i Comuni non in Enti locali, ma in Enti dipendenti completamente della Regione. Basti pensare alla questione che adesso si ripete da diversi anni, dei due miliardi, due miliardi e mezzo di lire che, con i parametri evidentemente discutibili, distribuiamo ai Comuni; a nostro avviso solo con una legislazione regionale che stabilisce chiaramente i criteri di responsabilità e, di conseguenza, di autonomia contabile e finanziaria dei Comuni, è possibile iniziare un discorso a ritroso rispetto a quello che era stato detto fino ad ora e che ha ridotto praticamente i Comuni a vedere aumentate, in ogni nuova legge nazionale, le proprie competenze, senza avere i mezzi per fare fronte a queste competenze stesse. È indispensabile, altresì, ottenere che i Comuni, con una legislazione appropriata, siano amministrati in maniera corretta, che possano disporre di più fondi e quelli che, invece, non sono amministrati per niente ne abbiano meno.
Infine, ultima questione: la proposta che avevo fatto era quella di una compartecipazione diretta dei Comuni nel nuovo riparto a delle quote di imposte; in particolare, avevamo pensato all'IVA in maniera da poter dare delle finanze congrue ai grossi Comuni e, caso mai, stabilire l'intervento regionale diretto territoriale nei Comuni di alta montagna dove l'assetto idrogeologico, evidentemente, non può essere assunto in proprio solo dal Comune. Questi sono i motivi per i quali abbiamo ripresentato questa proposta di legge costituzionale che il Consiglio è chiamato a votare.
Dolchi (P.C.I.) - È aperta la discussione generale. Io faccio presente che, come ha ricordato il Presidente della Giunta, questo provvedimento era stato iscritto nell'adunanza del Consiglio in data 14 e 15 giugno 1979, che in data 12 novembre la Commissione Affari Generali ha espresso, alla fine di una lunga discussione, parere sulla proposta di legge, e che si sono dimostrati favorevoli i colleghi Manganone, De Grandis, Pollicini, Salvadori e il collega Tonino, il quale ha dimostrato perplessità sulla formazione dell'articolo 4 e si è riservato di definire in aula il parere definitivo. È aperta la discussione generale. La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) -Noi abbiamo espresso delle perplessità in Commissione sui contenuti di questa proposta di legge statale, perplessità che dobbiamo dire non si sono assolutamente dissipate con il dibattito che abbiamo fatto in Commissione; anzi, una lettura più attenta della proposta di legge direi che ha aggravato le perplessità che avevamo, tant'è che riteniamo abbastanza inutile questa proposta di legge statale e ne spiego motivi.
Intanto bisogna ricordare che si tratta di una modifica costituzionale al nostro Statuto e credo che le modifiche allo Statuto non debbano avvenire a strappi, ci debba essere sempre una ragione ben precisa prima di andare a modificare uno Statuto. Quali sono i motivi di fondo che caratterizzano questa proposta di legge? Si dice intanto di voler organizzare in maniera particolare i Comuni della nostra Regione e non è spiegato che cosa voglia dire "organizzare in maniera particolare". Si fa riferimento nella relazione ad alcune difficoltà che incontrano i Comuni, ad esempio nella gestione di nuove funzioni che sono a loro trasferite con DPR n. 616, difficoltà anche insite nella polverizzazione della struttura comunale nella nostra Regione, e sono difficoltà che sono reali, che esistono effettivamente.
Quello che non ci pare corretto - anzi, non ci convince assolutamente - è il modo con cui si cerca di risolvere questi problemi nei Comuni, perché a noi pare che in fondo questa legge riproponga un nuovo accentramento alla Regione di compiti, funzioni che sono dei Comuni. Direi che con questa legge, ripeto, si tratta di una modifica dello Statuto, non è che si strappi qualcosa allo Stato, non si strappa niente allo Stato. Con questa legge si cerca soltanto, a nostro avviso, di togliere dei poteri che oggi hanno i Comuni, delle prerogative che hanno i Comuni, per cui al limite si arriva - e poi cercherò di dimostrarlo quando si parla della finanza locale - anche ad espropriare quella che è l'autonomia comunale. Per cui, un giudizio negativo, una perplessità, già nascono da queste prime considerazioni.
Abbiamo sollevato in Commissione delle riserve proprio per quello che riguarda innanzitutto l'ordinamento territoriale dei Comuni. Si dice con questa proposta di legge che è intenzione della Regione di avere la potestà nel riordinare le circoscrizioni comunali ed è questo un aspetto che non siamo riusciti a capire bene dall'articolato il perché c'è questa necessità. Io voglio ricordare che la Costituzione scrive già e lo scrive il nostro Statuto, che la Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le circoscrizioni e denominazioni degli stessi. Dunque, questa prima esigenza di modificare la dimensione dei Comuni credo si possa tranquillamente fare oggi, senza dover andare a fare una modifica del nostro Statuto se si vuole fare questa modifica in modo democratico.
La seconda osservazione - questa è più di fondo - è che il Comune è ad un livello delle autonomie del nostro Paese che ha pari dignità rispetto a tutti gli altri livelli di autonomia. La Costituzione, all'articolo 114, dice che la Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni; all'articolo 119 dice che le Regioni hanno già un'autonomia finanziaria nella forma e nei limiti stabiliti dalle leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Province e dei Comuni; l'articolo 128 dice che le Province e i Comuni sono Enti autonomi, nell'ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica che ne determinano le funzioni; l'articolo 129 dice che le Province e i Comuni sono anche circoscrizioni di decentramento statale e regionale. Ora, la collocazione nella Costituzione del Comune a me pare sia molto chiara, molto evidente, è un livello autonomo con cui si riparte la nostra Repubblica e con cui si ripartono le Regioni. Ora, con l'articolo 4 di questa proposta di legge si va invece ad affermare che l'attribuzione delle quote di entrata agli Enti locali avviene secondo parametri predeterminati con legge regionale, che tengono conto della situazione economica, sociale dei vari Enti territoriali, valutata in sede di piano regionale di sviluppo. Noi siamo profondamente contrari ad una impostazione di questo tipo e non ne vediamo anche in questo caso assolutamente l'utilità. E mi voglio spiegare.
Noi siamo dell'avviso che il Comune debba avere una sua finanza propria, questa finanza propria ai Comuni, tra l'altro, proprio in questi periodi, si sta cercando di modificarla facendo una battaglia nei confronti dello Stato per una nuova finanza locale; le Regioni, se vogliono svolgere una funzione di riequilibrio territoriale, non hanno da fare altro che integrare in modo differenziato i bilanci comunali, in modo che ci sia una divisione delle risorse che tenga conto degli squilibri esistenti sul territorio. Con l'articolo 4, invece, così com'è proposto, addirittura è la Regione che, sia pure tenendo conto delle valutazioni che fa in sede di piano di sviluppo regionale, determina i parametri per le entrate che, invece, devono essere proprie dell'autonomia comunale.
Credo che quest' ultimo aspetto sia la parte più negativa di questa proposta di legge che, ripeto, non ha in questo momento, credo, alcuna utilità pratica, a meno che non venga spiegata in modo diverso. Né può essere accettata la formulazione generica che la Regione provvede con legge alla disciplina della finanza degli Enti locali in armonia soltanto ai principi delle leggi dello Stato e non, perlomeno, facendo salvi quelli che sono i dettati della legge dello Stato per quanto riguarda la finanza propria dei Comuni.
Ecco, queste sono le osservazioni sulla legge: noi ci aspettiamo dal dibattito ulteriori rassicurazioni in questo senso. Non ci sembra assolutamente opportuna una modifica dello Statuto per ottenere risultati di questa natura, salvo che non ci sia dietro a questo provvedimento ancora una volta la volontà di espropriare competenze dei Comuni e fare in modo che, qui, anche le decisioni dei Comuni debbano passare tutte attraverso il vaglio della Regione.
Dolchi (P.C.I.) - Siamo sempre in sede di discussione generale. Ci sono altri colleghi che intendono prendere la parola? La parola al Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Ma a noi pare opportuno fare una considerazione generale, cioè stiamo assistendo alla nascita di un piccolo grappolo, ma già un grappolo è con più acini, quindi di iniziative tendenti alla modificazione e all'aggiornamento dello Statuto regionale, vuoi questa iniziativa, vuoi altre in corso...ecco, ci pare che questo problema sarebbe più opportuno impostarlo in maniera complessiva, anziché portarlo avanti di volta in volta secondo i singoli argomenti. Direi quasi di fare una sorta di pacchetto, da presentare insieme al Governo. Penso innanzitutto che questa impostazione potrebbe dare più forza a un discorso rivendicativo della nostra Regione nei riguardi dell'aggiornamento dello Statuto, del miglioramento dello Statuto. Messi così i problemi, ho la sensazione che abbiano meno forza per riuscire a passare a livello parlamentare.
A prescindere da queste osservazioni di carattere generale, vorrei fare alcune domande al Presidente della Giunta, visto che in Commissione, per l'assenza dell'Assessore, in quanto il posto è scoperto, non abbiamo avuto delle risposte puntuali a una serie di domande che sono state fatte. Una delle domande che quindi voglio fare è questa: l'istituzione con legge regionale di singoli Comuni o di altri Enti locali deve essere preceduta da una consultazione, eccetera, eccetera. Ecco, vorrei sapere se in quest'ambito può trovare spazio uno dei propositi enunciati molte volte dal Presidente della Giunta riguardo la ridefinizione territoriale delle Comunità Montane, visto che quell'esperienza per certi aspetti non ha soddisfatto una parte del Consiglio. Noi siamo i primi a sostenere che era una prima esperienza, del '73, alla luce della quale era opportuno prevedere delle modificazioni o comunque prendere atto di un tipo di comportamento, di un tipo di risultato che da quella riforma istituzionale era derivato anche per la nostra Regione. Quindi, noi siamo d'accordo nel dire che è opportuno rivedere l'impostazione, non siamo d'accordo nel dire che le Comunità Montane rimangano quelle che sono o comunque stiano, di volta in volta, perdendo quel poco che hanno.
Vedo che l'Assessore alla Sanità sorride di fronte a questa mia così ripresa di quel chiodo fisso...d'altra parte, vorrei che fosse magari composta dello stesso metallo anche la testa durissima dell'Assessore! Quindi, anch'io ho un mio chiodo fisso per quanto riguarda il problema; ecco, volevo sapere se possa inserirsi questo discorso di ridefinizione o comunque di revisione dell'istituto delle Comunità Montane, oltre che come compiti istituzionali, eventualmente, anche come ridefinizione territoriale, perché neanche noi ne eravamo convinti. E sempre in questo quadro, per quanto riguarda l'articolo 4, quando si parla che la Regione provvede con legge alla disciplina della finanza degli Enti locali, fra questo termine generico, specifico per certi aspetti, possiamo anche credere che trovino spazio le Comunità Montane? Per il resto, la proposta ci trova d'accordo, però abbiamo bisogno di questo chiarimento per dare un giudizio definitivo. Ah, scusate, mi passava un dubbio che non è stato chiarito in sede di Commissione Affari Generali, cioè, quando si parla di una legge che disciplina la finanza e gli Enti locali, vorremmo sapere se questa riguarda esclusivamente le finanze regionali, oppure se riguarda anche la distribuzione delle attuali competenze finanziarie provenienti dallo Stato.
Dolchi (P.C.I.) - Siamo sempre in sede di discussione generale. Ci sono altri colleghi che intendono prendere la parola? La parola al Consigliere Riccarand.
Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) -Solo per esprimere alcune perplessità molto grosse su questa proposta di revisione dello Statuto, perché non è chiaro dal mio punto di vista, non avendo anche potuto partecipare alle riunione della Commissione Affari Generali qual è il reale obiettivo, quali sono le reali finalità di questa modifica dello Statuto.
Il Consigliere Pollicini poneva la domanda se nell'ambito di questa modifica allo Statuto rientra la possibilità di ridefinire il territorio delle Comunità Montane, il ruolo delle Comunità Montane, quando queste sono definite in base a una legge normale che non implica nessuna...si può benissimo ridefinire ambiti e funzioni delle Comunità Montane senza andare a modificare lo Statuto. Ecco, non vedo in che rapporti stiano questi due tipi di discorso.
Quello che invece è il sospetto, la preoccupazione di fondo, conoscendo il modo di operare della Giunta regionale e della maggioranza, è che dietro questo disegno di legge ci sia, in realtà, semplicemente una volontà di accentrare il controllo da parte della Regione sui Comuni, quindi, di ledere e non di esaltare, non di stimolare l'autonomia dei Comuni, controllo che già adesso si esercita in vari modi e in modo estremamente pressante. Ora, le difficoltà da parte dei Comuni nell'assolvere ai compiti che vengono loro affidati, che avevano e che oggi sempre più...anzi, basti pensare ai compiti che vengono affidati con il DPR n. 616 o con la legge di riforma sanitaria, sono tutte nuove incombenze che ricadono sui Comuni. Ecco, sono evidentemente compiti che i Comuni assolvono con difficoltà proprio anche in conseguenza della frammentazione, della dispersione di questi Comuni, della carenza di finanza autonoma, eccetera.
Io non credo che a questo problema, che è molto importante e molto grave, si possa dare una soluzione dicendo che le funzioni anche amministrative...qui si parla di funzioni amministrative che vengono assunte da parte della Regione. Io credo che l'azione debba essere completamente opposta, cioè ci debba essere un'azione tesa a far sì che gli Amministratori comunali anzitutto sappiano, possano muoversi con una sempre maggiore competenza e capacità di...e soprattutto bisogna muoversi nel senso di valorizzare quelli che sono i cosiddetti "Enti intermedi", cioè le Associazioni fra i Comuni, fra i Consorzi e i Comuni e, in particolare, qui è il caso delle Comunità Montane, cioè che un gruppo di Comuni operino unitamente su una serie di obiettivi.
Ecco, mi pare che invece il senso, la direzione verso cui va questa proposta di modifica dello Statuto non sia quello di favorire questo svilupparsi dell'iniziativa dei Comuni dalla base attraverso l'Associazione dei Comuni in Consorzi, in Comunità Montane, ma invece tenda a esautorare...come ne abbiamo avuto un esempio chiarissimo nell'applicazione della riforma sanitaria in Valle d'Aosta, con il discorso dell'unica Unità Sanitaria Locale, con l'unica Associazione dei Comuni si tende ad esautorare i Comuni dalle competenze che ancora hanno e che invece dovrebbero sviluppare sempre di più.
Dolchi (P.C.I.) - Altri colleghi in sede di discussione generale? Prima di chiudere la discussione generale e di dare la parola al Presidente della Giunta, io vorrei ricordare, colleghi Consiglieri, l'iter di questo provvedimento che è una proposta di legge costituzionale di iniziativa regionale. Gli articoli saranno discussi e votati, uno per uno, per votazione palese, e alla fine delle votazioni articolo per articolo il Consiglio sarà chiamato a deliberare, con votazione palese (salvo che, a norma di Regolamento, non sia richiesta una votazione differente), l'inoltro ad uno dei rami del Parlamento che sarà poi precisato dal Presidente della Giunta...il testo risultante dalle votazioni palesi, cioè non c'è una votazione segreta sul complesso della legge, in quanto trattasi di una proposta e, quindi, c'è solo la deliberazione di inoltrare la proposta che deriva dall'articolato, il quale sarà invece messo in approvazione articolo per articolo. Ho voluto fare questa precisazione, anche perché al momento della chiusura della discussione generale non ci sono emendamenti e, quindi, se non sono presentati in questo istante, non ci saranno votazioni su emendamenti. È chiaro? Il Consiglio non ha obiezioni, questa è la procedura che si è seguita e che è quella prevista.
Allora, visto che nessuno si è iscritto a parlare, chiudo la discussione generale e do la parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Mi sembra che anche le comprensibili diffidenze, le critiche che ne sono venute non tengano conto in realtà di quello che è il procedimento di diritto costituzionale che vogliamo proporre, in quanto le critiche vengono, in realtà, rivolte a una cosa che non esiste ancora, cioè alla futura legge regionale di riordinamento delle competenze comunali.
Pollicini ha sollevato il problema di dire che non gli piace che vi siano delle proposte separate in materia di legge costituzionale. Io capisco che, sotto il profilo teorico, potrebbe anche avere ragione, ma mescolare una legge di questo genere con una legge elettorale che siamo obbligati...come avevo già spiegato l'altra volta, o con altri tipi di legge totalmente differenti...sulle acque, la proroga della subconcessione novantanovennale, e avanti di questo passo, rischia di impedire il Parlamento, proprio per il fatto che la materia è estremamente differente, di interessarsi praticamente a votare parzialmente lo Statuto. Come abbiamo detto molte volte, noi non abbiamo nessun scetticismo nei confronti dello Statuto, abbiamo ritenuto allora che fosse uno Statuto molto miserabile e lo riteniamo ancora adesso e, quindi, ci sforziamo di migliorarlo.
Gli scopi reali, obiettivi di questa legge è quella di esaltare, di favorire la reale autonomia dei Comuni, parlo di "reale autonomia" nel senso di lasciare ai Comuni la facoltà di determinarsi come credono; per questo è indispensabile, a nostro avviso, che si metta ordine nella vastissima congerie di leggi statali che attribuiscono ai Comuni delle competenze...che poi quel Comune dietro sia quello di Milano o quello di Rhêmes-Notre-Dame...teoricamente, i Comuni avrebbero gli stessi compiti.
Ora, noi non crediamo che siano gli uomini a doversi adattare alle leggi, ma le leggi adattarsi agli uomini e alla realtà sociale esistente e, quindi, a nostro avviso la legge comunale della Valle d'Aosta deve tenere conto dell'orografia, delle particolarità dei Comuni, anche perché adesso il controllo esercitato dalla CO.RE.CO. che è stata voluta da tutti i Partiti...assolutamente la Giunta regionale non c'entra in questo controllo, e potrei anche dire e dimostrare di aver ricevuto numerosissime lamentele da parte di molti Sindaci che adesso preferiscono la Giunta regionale che poteva anche prendere delle decisioni di natura politica e chiudere un occhio su certe cose, mentre la CO.RE.CO. è rigida e fiscale e rimanda delle delibere facendo, qualche volta, arrabbiare i Consigli comunali. Questa effettiva responsabilizzazione, e quindi autonomia dei Comuni, dovrebbe avvenire applicando il principio di esatta adeguazione di competenze, di responsabilità e di finanze. Ho detto prima che abbiamo proposto ufficialmente al Ministero delle Finanze in sede di...pourparler per il nuovo riparto fiscale, di dare direttamente, attraverso la legge finanziaria regionale, una quota dell'IVA ai Comuni evitando, così, specialmente ai grossi Comuni, quelli che hanno più possibilità, di dovere ricorrere continuamente alla Regione per i finanziamenti che sono invece di carattere comunale. Al tempo stesso questo è l'enorme vantaggio, sotto tutti i profili, di responsabilizzare la percezione delle tasse e la loro spesa, non che i soldi vengano così, misteriosamente, tanto "la Réjón l'a de sou" (traduzione letterale dal patois: "la Regione ha i soldi") o vengano da altre parti, sono soldi dei cittadini del Comune, e quindi vengono investiti in maniera responsabile.
Il problema dell'esatta adeguazione e di altri Enti locali...tutto il discorso è aperto. Ma noi riteniamo che...faccio un esempio molto banale, che sia perfettamente inutile dire che la scuola dell'obbligo è a carico comunale, quando abbiamo 35-36 Comuni che non hanno la Scuola media nel Comune stesso e, di conseguenza, la nostra opinione è quella che mantenendo dei Comuni, perché sono voluti dalle popolazioni...mi ripeto dopo vent'anni, mi ripeto ancora una volta, che sovente sono inutili e sono funzioni di un campanilismo mal compreso, ad esempio, tra il Comune di Bard e il Comune di Hône, divisi solo da un ponte...non ditemi che sono delle cose assolutamente indispensabili! Comunque sono volute dalla popolazione, allora perlomeno alzare...non c'è neanche il ponte, ma dico sollevare...lasciando certe competenze a livello comunale, prendere un altro numero di competenze importanti dove ci vuole un minimo di sottofondo di popolazione, tutto quanto portarlo a livello...chiamiamolo di Distretto per non iniziare una discussione sulle Comunità di Montagna e sulla loro natura, se è Ente programmatico o altre cose di questo genere. Non voglio fare polemiche oggi, voglio essere bravo e gentile, ma dico arrivare anche a determinare un tipo di elezione per queste Comunità...chiamiamole "allargate", come volete, ma che sia un'elezione diretta e non di secondo grado.
Evidente la domanda ha natura...è chiaro che la legge di tipo costituzionale parla di attribuzioni delle quote di entrata agli Enti locali, alla fine del secondo parametro, per determinati Collegi della Regione. Ma è evidente che quanto i Comuni hanno fino adesso...nessuno potrà toccarlo. Se il Comune di Aosta o quello di Pont-Saint-Martin o quello di Verrès o di Courmayeur, per esempio, avranno molto...immaginiamo che otteniamo l'1 percento dell'IVA, a quel Comune - avranno molto di più - nessuno glielo tocca quello, si tratta invece di avere chiarezza nella finanza comunale, anche per evitare che i soldi in banca si svalutino inutilmente e che vengano tenuti lì per quindici anni; dopodiché si va a piangere alla Regione e non si riesce in Consiglio regionale a dire che il bilancio comunale debba essere fonte di parametro per la distribuzione dei soldi. Per non fare dei nomi, il Comune di Valpelline ha, dal '62, ottanta o ottantaquattro milioni di lire in banca e non li ha mai spesi. E potrei citare molti altri esempi comunali, quindi quando si dice che tengano conto della situazione economica-sociale dei vari Enti territoriali, valutati in sede di piano regionale di sviluppo, si danno delle garanzie al Consiglio regionale, ad un organo che spero ben sia democratico e che possa discutere questo tipo di legge, perché la cosa ci sembra indispensabile. Non si tratta né di conquistare delle cose straordinarie nei confronti dello Stato, ma soprattutto non si tratta di espropriare nessuna competenza comunale.
Non credo di fare una constatazione particolare dicendo che vi è una totale distrazione del Parlamento e del Governo nei confronti dei Comuni, salvo i grossi Comuni e salvo forse nel periodo della viglia delle elezioni legislative nazionali, dove i Comuni tornano di moda per certe promesse elettorali...dico, ma c'è una grossa distrazione nei confronti dei Comuni! Per cui, da un lato la legislazione nazionale aggiunge sempre nuovi compiti nell'ambito comunale, anche perché è evidente che vi sono dei nuovi sviluppi e che vi sono delle nuove necessità. Potrei, per esempio, dire che nel 90 percento o anche di più dei Comuni italiani, la legge nazionale riguardante l'istituzione di biblioteche o roba di questo genere non è applicata, non esiste, anche se ci sono dei fondi del Ministero che misteriosamente vanno a finire da certe parti...comunque queste sono piccole battute. La realtà è quello che, specie in una situazione come la nostra, dove in pratica a livello italiano c'è un Comune...perché tutti gli altri sono sotto i 5 mila abitanti, rendiamoci conto di questo: c'è bisogno di una particolare, specifica legislazione in materia comunale che dia la massima autonomia a questi...che possa, lo ripeto ancora una volta, valorizzare lo sforzo degli Amministratori comunali, che lo sforzo degli Amministratori comunali non sia solo quello di chiedere dei soldi alla Regione o di ottenere attraverso un Ministro in visita un prestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, dopodiché si fa una lettera alla Regione, se non è la Regione che paga gli interessi del mutuo, non si fa neanche il mutuo. Questo mi sembra che sia il fondo del problema e, questa, è una legge di natura costituzionale e, quindi, dà soltanto le competenze.
La legge specifica, qualora noi otteniamo queste competenze, dovrà essere discussa dal Consiglio e tutte le garanzie eccetera potranno essere inserite in questa legge. Tenete conto che le parole qui messe, a parte l'aggiunta della situazione economico-sociale dei vari Comuni, sono praticamente le stesse parole dello Statuto siciliano, perché la Sicilia abbia fatto un uso molto oculato, non è forse questa volta...non è colpa dei Siciliani, perché l'articolo 14 dello Statuto siciliano prevedeva l'abolizione delle Prefetture, che sono 9 - se ricordo bene - e che esistono ancora adesso. Di conseguenza, la Sicilia è ancora adesso sottesa dalle Prefetture per quanto riguarda i rapporti Regioni-Comuni. Quindi, questo è lo spirito della legge di natura costituzionale che imporrà una successiva legge regionale che specificherà quei punti di cui ho detto.
Dolchi (P.C.I.) - Passiamo all'esame della legge, articolo per articolo. È chiusa la discussione generale; i colleghi possono prendere la parola...articolo per articolo, non ci sono emendamenti. Il Consiglio è chiamato a pronunciarsi, quindi, per votazione palese, previa discussione articolo per articolo.
Articolo 1. Chi chiede la parola sull'articolo 1? La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Ho chiesto la parola sull'articolo 1, perché credo che sia da dire che non è possibile discutere una legge che fissa alcuni principi con la convinzione poi di rimandare la discussione nel merito alla futura legge regionale...perché? Perché rimango sempre più convinto dell'inutilità della legge così come è formulata. Si parla di una futura legge di riordinamento delle autonomie regionali, ma perché non proponiamo adesso un...no, lo hanno fatto le altre Regioni prima di noi, quando hanno pensato alla strutturazione della Regione in comprensori utilizzando le Comunità Montane, utilizzando le aggregazioni obbligatorie, come hanno chiamato in alcune Regioni, di Comuni.
Perché non proponiamo adesso un diverso livello di gestione del DPR n. 616? Faccio un esempio: sottoponiamo questo progetto all'attenzione dei Comuni, se noi siamo per esaltare l'autonomia dei Comuni, non riesco a capire perché non esaltiamo l'autonomia di questi Comuni facendo in modo che svolgano le loro funzioni in forma aggregata, attraverso le Comunità Montane. È evidente che se le leggi dello Stato dessero le stesse competenze al Comune di Milano e al Comune di Rhêmes-Notre-Dame...si tratta nella nostra realtà, di cercare di fare in modo che il Comune di Rhêmes-Notre-Dame realmente gestisca quelle competenze a un livello diverso da quello che è il livello comunale. Se non c'è questa garanzia, questa volontà di fare in modo che i Comuni, attraverso i Consorzi, attraverso le aggregazioni gestiscano le proprie competenze, non riesco a capire come potremmo mai utilizzare questa legge per esaltare le autonomie comunali.
Resta un altro discorso che si riferisce sempre all'ordinamento degli Enti locali e che non è assolutamente chiaro. Non ho capito dalle parole del Presidente della Giunta se il nuovo livello, il nuovo ordinamento delle autonomie proporrà la fusione di Comuni, la creazione di una nuova dimensione comunale oppure no, perché se proponesse la fusione dei Comuni, nuove dimensioni comunali, questa legge non servirebbe. Esistono già oggi le possibilità, basterebbe avere un progetto che sia chiaro, comprensibile da poterlo spiegare, se si vuole la fusione di alcuni Comuni, se si vogliono studiare altre formule bisognerebbe capire che cosa sono. Saranno i nuovi comprensori? E allora che cosa ne facciamo delle Comunità Montane? Che cosa è questo ordinamento regionale?
Dolchi (P.C.I.) - Altri che chiedono la parola sull'articolo 1? La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Non credo che sia il luogo per continuare questa discussione, perché evidentemente andrebbe avanti all'infinito. Ho l'impressione che non ci capiamo... Lo Statuto speciale della Valle d'Aosta, quando c'è scritto "ordinamento degli uffici" o quello che vuoi tu, "acque pubbliche" o "usi civici e consorterie", non è che sia detto qui come sarà la legge dell'organico regionale o la legge che faremo per le Consorterie, è semplicemente attribuita una competenza specifica alla Regione, è questo che chiediamo...che poi adesso le parole siano quelle o che vengano leggermente modificate, non è un grosso problema! Primo: chiediamo la competenza. Secondo: abbiamo cercato di spiegare quali sono i principi, solo l'ultima parte la ripeto, quello che tu hai detto...noi abbiamo detto che fusioni di Comuni, visto come sono radicate le volontà di rimanere "Comune" anche quando si scende al di sotto delle 300...delle 150 annue, non siamo d'accordo, perché la popolazione interessata è contraria. Abbiamo parlato di livello di competenze, per esempio, che vuol dire che sotto un nome che chiamerai tu, Distretto o come vuoi tu, ma con elezione diretta e non di secondo grado, vi sarà un Ente che sarà in grado di gestire certe cose che oggi in Valle d'Aosta non sono gestite o sono gestite direttamente dalla Regione. E non mi sembra che esaltare l'autonomia comunale sia quella di fare una lettera al Presidente della Giunta in cui vi sia scritto: "Vista la complessità del caso, decida pure la S.V. come crede"! Ti posso dimostrare che il caso non è per niente complesso.
Dolchi (P.C.I.) - Altri che chiedono la parola per dichiarazione di voto sull'articolo 1? La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Noi votiamo contro questo articolo, perché, se abbiamo ben capito, qui si capisce a spezzoni cosa c'è dietro questo trasferimento di competenze, questo nuovo livello amministrativo, cerchiamo di capirci, che lascerebbe intatti i Comuni come sono, che ci sarebbe l'elezione diretta...e non si capisce bene, a questo punto, con le Comunità Montane come c'entri e cosa c'entri, è un organismo che non ci convince, già oggi c'è la possibilità di esaltare l'autonomia dei Comuni facendo in modo che questi Comuni aggregati svolgano le funzioni ai vari livelli, alle varie dimensioni! Quello che manca non è la competenza oggi, quello che manca è la chiarezza di idee della Regione rispetto ai Comuni, bisogna andare dai Comuni...rispetto ai vari problemi, ai vari livelli, e dire voi se la vostra autonomia la esaltate consorziandovi, creando livelli, aggregazioni a diversi livelli per la gestione, in questo modo, di competenze...
Andrione (fuori microfono) - ...c'è voluto un Consorzio obbligatorio...
Tonino (P.C.I.) - Facciamo i Consorzi obbligatori là dove sono...
Andrione (fuori microfono) - ...ma tu dici che quella è autonomia?
Tonino (P.C.I.) - Anche quella è autonomia quando c'è un progetto dietro, non si va a occhi bendati a prendere...noi non ci stiamo a prendere delle competenze in questo modo!
Dolchi (P.C.I.) - Altri colleghi vogliono fare una dichiarazione di voto sull'articolo 1? Allora metto in approvazione, per alzata di mano, l'articolo 1. Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano, grazie. Chi non è d'accordo? Grazie? Chi si astiene?
Esito della votazione:
Presenti: 28
Votanti: 28
Maggioranza: 15
Favorevoli: 20
Contrari: 8
Il Consiglio approva.
Articolo 2. Qualche collega chiede la parola sull'articolo 2? Ci sono dichiarazioni di voto? Metto in approvazione l'articolo 2, per alzata di mano. Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano, grazie. Chi non è d'accordo? Grazie. Chi si astiene? Grazie.
Esito della votazione:
Presenti: 28
Votanti: 28
Maggioranza: 15
Favorevoli: 20
Contrari: 8
Il Consiglio approva.
Articolo 3. Stesso risultato.
Articolo 4. C'è qualcuno che chiede la parola sull'articolo 4? La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Sull'articolo 4 vorrei ulteriori chiarimenti, perché si tratta dell'articolo sul quale abbiamo le più forti riserve. Prima il Presidente diceva che non si vogliono toccare le entrate dei Comuni, le entrate proprie, le finanze proprie dei Comuni e, a parte che questo non sta scritto purtroppo nell'articolo 4, perché qui qualsiasi maggioranza regionale determinerà in modo perlomeno sindacabile il riparto delle entrate nei singoli Comuni, per cui c'è la possibilità anche per la finanza propria dei Comuni...ma mettiamo pure che vada bene questo concetto, che non si toccano le entrate proprie, perché allora la funzione di riequilibrio territoriale la Regione non la svolge con delle entrate integrative dei bilanci comunali? Oggi esistono Comuni - secondo me sono molto pochi - che tengono i soldi in banca, ma che garanzia abbiamo che poi, passato questo nuovo ordinamento e passata la sostituzione della Regione nella determinazione del riparto delle entrate, i soldi non sono più in banca...secondo me sono delle affermazioni buttate lì. Questo articolo 4 non ha nessuna utilità, se non quella pericolosissima di dare alla Regione la possibilità di determinare anche le entrate proprie dei Comuni e, oltre ad essere una cosa aberrante, credo che sia anche una cosa anticostituzionale.
Dolchi (P.C.I.) - Altri che chiedono la parola sull'articolo 4? La parola al Vice Presidente Maquignaz.
Maquignaz (D.P.) - Volevo soltanto ancora un chiarimento sull'articolo 4. Nell'articolo 4 si dice: "La Regione provvede con legge alla disciplina della finanza degli Enti locali". Premetto che nella sostanza sono d'accordo sulla legge, però voglio far presente che non nascondo di avere delle perplessità, nel senso che non mi rendo bene conto a cosa porterà questa legge. Faccio un esempio: mi chiedo cosa capiterà quando la Regione avrà questa competenza e mi chiedo che fine faranno i fondi che provengono dallo Stato. In altri termini, che rapporto esiste fra questa legge e i finanziamenti che, in questo momento, provengono dalla Regione e dallo Stato, cioè mi chiedo: quando la Regione avrà questa competenza, i fondi dello Stato passeranno alla Regione e verranno ridistribuiti ai Comuni? Cioè non mi sembra che questo articolo 4...forse è chiaro, però non mi rendo bene conto, già come Tonino ha evidenziato, a quali risultati potrà portare questa legge.
Ecco, faccio un'altra osservazione: volevo sapere se i Comuni, l'Assemblea dei Sindaci è stata interpellata su questa proposta di legge che mi sembra molto importante per i Comuni, perché mi sembra che in questo modo verrà completamente modificato il regime della finanza locale.
Dolchi (P.C.I.) - Altri in sede di discussione generale sull'articolo 4? Non c'è più nessuno iscritto a parlare. La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Per la proposta di legge è stato interpellato il Direttivo, non l'intera Assemblea, va nel senso di quanto si sta discutendo adesso anche in Parlamento. Per quanto concerne, invece, il sistema secondo il quale i Comuni devono portare i loro bilanci alla Corte dei Conti, che giacciono a centinaia in scantinati e che non sono stati ancora esaminati - vedasi la protesta del Sindaco di Bologna sul bilancio del 1976 e sulle autorizzazioni ai mutui dati - si sta proponendo, ma non solo in Valle d'Aosta, una gestione dei bilanci comunali che sia una gestione possibile. Ora, che cosa vuole la legge finanziaria, l'articolo 4 che è in discussione, cosa vogliono dire quelle parole? Vuole dire che ci sarà un articolo di legge regionale che dirà: "Le entrate comunali sono costituite da..." poi ci sarà tutta la lista, l'imposta sui cani, i fondi che vengono dallo Stato e roba del genere, e poi ci sarà l'articolo che stabilisce l'eventuale integrazione regionale, sempre in relazione a quanto dicevo riguardo all'IVA, se è diretta o se sarà la Regione che riversa questa parte che viene alla Regione ai Comuni, secondo...evidentemente bisogna ottenere che ci sia da parte dell'Intendenza di Finanza la specifica di come è stata percepita l'IVA, ma quello che per noi è il fondo del problema è che i Comuni sappiano che spendono delle imposte che sono state pagate dai cittadini comuni e non che è una redistribuzione di soldi anonimi, che vi è la partecipazione della gente alla gestione del proprio Comune, è una questione di fondo.
Per quanto riguarda le competenze dei Distretti e questo genere, non credo di parlare di cose così lontane, in questo modo è organizzato molto bene, insomma, è vero che sono più ricchi, comunque non è...sono decisamente più autonomi, proprio per il fatto che hanno la responsabilità della gestione delle proprie finanze. Questo è lo scopo di questo articolo di legge e, a quel momento lì, anche con l'Associazione Nazionale dei Comuni, con la lega comune e tutto quanto, siamo disponibilissimi a discutere e a vedere...so che molte altre Regioni, come l'Alto Adige, si stanno muovendo nella stessa direzione e riprendendo naturalmente come modello lo Statuto siciliano, così come abbiamo fatto noi.
Dolchi (P.C.I.) - Dichiarazioni di voto sull'articolo 4? Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Mah, io credo non vadano fatte confusioni tra cose che si propongono qui e quello che è il disegno di riforma della finanza locale di cui si sta discutendo. Io ho avuto modo di guardarmi due di questi progetti di legge, ma i concetti espressi sono ben altro, e credo anche non serva assolutamente il riferimento ai bilanci che giacciono alla Corte dei Conti.
Le parole del Presidente della Giunta, secondo me, avvalorano proprio la tesi che abbiamo detto prima della completa inutilità di questo articolo 4, se non per secondi fini. Intanto, diceva il Presidente della Giunta, i bilanci comunali, noi scriveremo che sono fatti così, le tassi sui cani e via dicendo, questo è pacifico e, in ultimo, diceva poi che la Regione integra i bilanci comunali in questo modo tenendo conto della realtà socio-territoriale...ma è perfettamente inutile, se vogliamo che per le entrate comunali siano fatte delle voci di cui hanno diritto i Comuni e poi la Regione integra, perché la Regione non integra soltanto! Tra l'altro, la situazione socio-territoriale dei Comuni della Valle evidentemente cambia con l'andare del tempo, perché le politiche di riequilibrio in genere tendono a riequilibrare il territorio, per cui non è che si faccia una volta una legge sulla finanza dei Comuni della Valle d'Aosta e si attribuiscono le quote regionali in modo statico, no! Pensiamo, invece, a studiare i provvedimenti necessari per una politica di riequilibrio e poi la Regione integri i bilanci comunali in modo finalizzato, così da realizzare la politica di riequilibrio.
Per noi è completamente inutile questo articolo 4 a meno che, ripetiamo - e per questo non siamo d'accordo - non si voglia con questo articolo andare a sindacare su quelle che sono le entrate proprie dei Comuni, che sono una cosa per noi intoccabile.
Dolchi (P.C.I.) - Altri per dichiarazioni di voto sull'articolo 4?
Andrione (U.V.) - ...di avere competenza, o si vuole capire o non c'è niente da fare. Non abbiamo competenza, c'è poco da fare...articolo 2 dello Statuto.
Dolchi (P.C.I.) - Metto in approvazione l'articolo 4, per alzata di mano. Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano, grazie. Chi non è d'accordo? Chi si astiene?
Esito della votazione:
Presenti: 31
Votanti: 31
Maggioranza: 16
Favorevoli: 23
Contrari: 8
Il Consiglio approva.
Articolo 5. Chi chiede la parola? Ci sono dichiarazioni di voto sull'articolo 5? Allora metto in approvazione l'articolo 5. Chi è d'accordo? Chi si astiene?
Esito della votazione:
Presenti: 31
Votanti: 31
Favorevoli: 23
Contrari: 8
Il Consiglio approva.
Pertanto, il Consiglio è chiamato ora a pronunciarsi sulla decisione...con deliberazione, quindi, con votazione palese, sull'inoltro di questo articolato avente per oggetto: "Modificazione della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 - Statuto speciale per la Valle d'Aosta" al Senato della Repubblica. Ci sono dichiarazioni di voto? La parola al Consigliere Mafrica.
Mafrica (P.C.I.) - C'è da osservare che questa maggioranza si sta allargando a dismisura e che senza più neanche entrare nella sostanza dei problemi per ragioni di schieramento, si lasciano passare provvedimenti come questo, che credo Tonino abbia esemplificato prima come siano pericolosi e inutili.
Avevamo scritto in tanti sul Piano di sviluppo del '74 che in questa Regione c'era una linea di tendenza pericolosa, che era quella del soffocamento dell'autonomia dei Comuni. Ricordo che, allora, assieme a noi c'erano i Democratici Popolari, c'era il Partito Socialista, c'era l'Union Valdôtaine Progressiste e avevamo detto allora - e diventa sempre più vero - che questa Regione tendeva a diventare un super Comune per sostituirsi ai Comuni anche nella gestione concreta delle piccole cose. Su questi elementi, per esempio, i Democratici Popolari avevano fino ad oggi fatto una battaglia, su queste cose anche il Partito Socialista era sempre stato molto deciso. Io mi chiedo se per un piatto di lenticchie per un Assessorato che prima o poi sarà conseguito, i Democratici Popolari non stiano oggi svendendo un'intera linea politica! La Democrazia Cristiana stessa, per la sua ispirazione cattolica, ha difeso per decenni il ruolo dei Comuni in contrapposizione ad altre competenze che potevano essere di altri organismi. Anche la Democrazia Cristiana sta tranquilla, il Partito Socialista è tra coloro che sono sospesi, ma mi sembra che non si muova!
Noi vediamo in questa legge uno degli atti più pericolosi che questa maggioranza...e stiamo aspettando da mesi di sapere poi quale sarà l'esito finale. C'era finora un mancato rispetto, di fatto, dell'autonomia dei Comuni. Voglio fare degli esempi: quando il Presidente della Giunta non ha firmato l'esproprio della zona Borgnalle, deciso dal Consiglio comunale, democraticamente eletto, può anche sbagliare, può anche non rispettare canoni urbanistici più o meno validi, però si assume la responsabilità e ne risponde all'elettorato. Crediamo che sia un sopruso quello del Presidente della Giunta di non rispettare la volontà di quel Comune; l'impostazione stessa che stiamo contrastando da anni del Piano lavori che fa sì che i Comuni propongano una serie di opere e poi si ha la Giunta regionale a decidere quali di queste opere hanno la priorità! È sempre un esempio che sta in quella logica di svuotare, di fatto, l'autonomia dei Comuni.
Avevamo fatto un passo in avanti e credo che quello sia stato l'unico passo per sottrarre alla discrezione della Giunta regionale questi poteri esercitati in questo modo nei confronti dei Comuni, e questo passo è appunto il Comitato regionale di controllo. Fino all'anno scorso le delibere dei Comuni passavano alla Giunta regionale e l'ha detto adesso il Presidente della Giunta che c'era la possibilità della Giunta di discutere...di non applicare le stesse norme per tutti, di avere degli elementi di discrezione. Noi riteniamo, invece, che per la certezza del diritto, perché ci siano uniformi comportamenti nei confronti di tutti i Comuni sia più giusto che questo controllo sia esercitato dal Comitato regionale di controllo. Questa legge, secondo noi, può essere il punto di partenza di un ulteriore giro di vite nei confronti dei Comuni. Le cose sono ancora messe in modo che sarà possibile fare determinate scelte o altro, però questa possibilità si inserisce in una gestione politica che sta mirando sempre più a svuotare l'autonomia dei Comuni. Si dice: "Ma i Comuni sono piccoli, stanno arrivando dallo Stato sempre nuove competenze, come volete che facciano quei piccoli Comuni a far fronte a queste nuove competenze, per esempio, in tema di sanità?". Se venisse fatto lo stesso ragionamento per quel che riguarda le Regioni, se si andasse a vedere come lavora la Regione Valle d'Aosta, come fanno i piani di sviluppo, come fanno i piani urbanistici, come interviene in una serie di settori, si potrebbe dire: "Ma questa Regione non è in grado di governarsi, poveretta, aggreghiamola al Piemonte!". Ecco, io credo che sia profondamente sbagliato questo tipo di ragionamento. Se i Comuni hanno delle competenze che non riescono ad assolvere da soli, si mettano insieme con altri Comuni, studino Consorzi, associazioni diverse, trovino gli strumenti, ma non si tolga, non si dia la possibilità con una legge di svuotare quella che è l'autonomia dei Comuni!
Noi votiamo quindi contro questo provvedimento di legge, perché lo vediamo inserito in una logica accentratrice, di progressivo svuotamento dell'autonomia dei Comuni che crediamo sia un grave danno per la nostra Regione.
Dolchi (P.C.I.) - Altri Consiglieri vogliono fare una dichiarazione di voto? La parola al Consigliere Nebbia.
Nebbia (P.S.I.) - Il Partito Socialista, un po' per contraddire quanto ha detto in questo momento Mafrica, si è sempre schierato a favore delle autonomie comunali, era stato a suo tempo sostenitore e promotore delle Comunità Montane, ha sempre sostenuto in ogni sede, in ogni luogo, in ogni Nazione tutte le istanze di autonomia e di autogestione.
Però, con questo non si vuol dire che a priori non si debbano valutare le conseguenze e le esperienze che derivano dai fenomeni, da come si sono sviluppati, non si debba criticamente fare le opportune valutazioni sulle leggi che ci siamo dati, direi, dal dopoguerra in poi, soprattutto della Valle d'Aosta compresa. Mi ricordo che quando si era trattato di discutere per esempio delle Comunità Montane, c'erano state delle discussioni sul perimetro di queste Comunità, al di là del fatto se dovevano essere numerose o una sola, sui tipi di aggregazione tra i diversi Comuni, sulle funzioni che queste Comunità dovevano avere, per cui c'erano state ipotesi diverse tra le quali quella di aggregazione, secondo le linee di fondo Valle, come poi si sono realizzate le Comunità o di aggregazione secondo i collegamenti di cresta, di vertice, diciamo così, secondo le funzioni di tipo più integrato che le diverse vallate, a seconda delle quote, potevano avere tra di loro. Si è fatta una determinata scelta e non è detto che questa scelta si debba rivedere, alla luce dell'esperienza... Lo stesso si può dire dei Comuni, vediamo che molti Comuni sono insufficienti fisicamente, al di là della deteorizzazione delle teorie a sopportare i loro compiti, evidentemente, un Comune di 100 abitanti che già fa fatica a trovare quindici Consiglieri che fanno le loro funzioni, potrà sostenere i compiti che sono attribuiti dalla legge. Per questo motivo riteniamo che la proposta di legge statale presentata, al di là delle soluzioni che, in pratica, verranno poi stabilite successivamente, opportunamente porti alla Regione delle competenze su una migliore regolamentazione e su una diversa aggregazione delle unità territoriali. E mi sembra, forse, in questo momento, anche pleonastico discutere se i Comuni dovranno aggregarsi tra di loro, di loro volontà o dovrà essere la Regione, con coercizione, a obbligarli ad aggregarsi.
Credo che l'autonomia dei Comuni possa essere affermata con una frase fatta: nella misura in cui saranno i Comuni stessi a potersela attribuire. Credo che oggi l'autonomia dei Comuni che vanno a...nei confronti della Regione per certi finanziamenti non esiste, perché i Comuni stessi sono insufficienti e lasciano spazio alla Regione stessa di fare quello che Mafrica diceva: il "grande Comune". Direi che lo spazio così, in natura come in politica, lo si concede o lo si lasci occupare quando si è capaci ad occuparselo o occuparlo direttamente. Quindi, per questi motivi riteniamo che non venga conculcata l'autonomia comunale con questo provvedimento per il semplice motivo che, oggi come oggi, diciamo che obiettivamente in Valle d'Aosta l'autonomia comunale non esiste, proprio perché i Comuni non sono generalmente...salvo lodevoli eccezioni, non sono loro stessi capaci di mantenere questa autonomia e di esempi, purtroppo, ne abbiamo parecchi. Diciamo che dobbiamo creare e fare in modo che esistano le strutture, le forze che l'autonomia se la conquistino, perché ogni cosa conquistata ha un valore, ogni cosa concessa ha tutto un altro valore.
Dolchi (P.C.I.) - Altri per dichiarazione di voto? Non ci sono più dichiarazioni di voto? Colleghi Consiglieri, metto in approvazione, per alzata di mano, la deliberazione con cui si decide l'inoltro al Senato della Repubblica per i successivi adempimenti dei 5 articoli già votati costituenti l'oggetto: "Modificazione della legge costituzionale 26.2.1948, n. 48 - Statuto speciale per la Valle d'Aosta". Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano, grazie. Chi non è d'accordo? Grazie. Chi si astiene?
Esito della votazione:
Presenti: 31
Votanti: 31
Maggioranza: 16
Favorevoli: 23
Contrari: 8
Il Consiglio approva.
Il Consiglio
delibera
di proporre al Parlamento la proposta di legge statale n. 5 concernente: "Modificazione della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 - Statuto speciale per la Valle d'Aosta", con presentazione della medesima al Senato della Repubblica.
Si passa alla trattazione del punto n. 22 dell'ordine del giorno.
