Oggetto del Consiglio n. 63 del 9 giugno 1960 - Verbale
OGGETTO N. 63/60 - PROVVIDENZE A FAVORE DEI PRODUTTORI DI FONTINA. - DELEGA ALLA GIUNTA.
L'Assessore all'Agricoltura e Foreste, FOSSON, riferisce al Consiglio in merito alla seguente proposta concernente la concessione di premi a favore dei produttori di formaggio fontina prodotto nel 1959 e regolarmente marchiato, proposta trasmessa in copia ai Signori Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza:
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La Cooperativa Produttori Latte e Fontina della Valle d'Aosta aveva richiesto a suo tempo all'attuale Amministrazione regionale di fissare un prezzo politico per il formaggio "fontina" che viene conferito alla Cooperativa, con conseguente assunzione a carico regionale del deficit risultante a fine esercizio nella gestione della Cooperativa stessa.
Sino ad ora l'Amministrazione regionale non ha mai fissato il prezzo politico della fontina.
Gli attuali Amministratori regionali hanno già avuto occasione di far presente quanto sopra in precedenti adunanze di Consiglio; essi hanno pure ripetutamente precisato che, dopo attento esame della questione e dopo gli opportuni controlli sulla gestione della Cooperativa Produttori Latte e Fontina della Valle d'Aosta, la Giunta avrebbe sottoposto all'esame ed all'approvazione del Consiglio regionale concrete proposte di provvedimenti a favore dei produttori.
Dall'approfondito esame del problema è apparso che i provvedimenti da adottare dovrebbero avere principalmente lo scopo di incitare i produttori ad un miglioramento del prodotto, onde ottenere una sensibile diminuzione degli attuali scarti, ai fini della auspicata valorizzazione e tutela del prodotto, con il conseguente aumento del prezzo di mercato.
Infatti, mentre la produzione di qualità mantiene un prezzo di mercato rimunerativo, il prezzo medio viene negativamente influenzato dai minori prezzi della rimanente parte di produzione non avente le caratteristiche prescritte per il formaggio di origine "fontina".
Si propone, pertanto, di corrispondere ai produttori di fontina un premio per ogni chilogrammo di prodotto marchiato, - cioè avente i requisiti prescritti ai fini della tutela della denominazione di origine -, per invogliarli a migliorare il prodotto, allo scopo di valorizzare il "fontina" sul piano commerciale.
Il suddetto premio potrebbe essere corrisposto a tutti i produttori di fontina che hanno ottenuto il prescritto marchio sul loro prodotto nell'anno 1959.
La relativa spesa potrebbe essere finanziata sul capitolo 138 del bilancio per il corrente esercizio finanziario: "Spese e contributi per la difesa dei prodotti tipici", che presenta la disponibilità di lire ventimilioni.
Quanto sopra premesso, si propone che il Consiglio regionale
deliberi
1) di approvare la concessione a favore dei produttori del formaggio "fontina" di un premio di lire ?.. per ogni chilogrammo di formaggio "fontina" prodotto nell'anno 1959 e regolarmente marchiato.
2) di approvare e di impegnare la relativa spesa, prevista in complessive lire ventimilioni circa, da finanziare sul capitolo 138 del bilancio per il corrente esercizio finanziario, che presenta la necessaria disponibilità ("Spese e contributi per la difesa dei prodotti tipici").
3) di delegare alla Giunta regionale l'adozione di ogni successivo provvedimento deliberativo di esecuzione della presente deliberazione, sia per quanto si riferisce agli accertamenti per la designazione dei produttori da premiare, sia per la concessione e la liquidazione del premio di cui si tratta.
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L'Assessore FOSSON illustra la relazione soprariportata dichiarando quanto segue:
"Premetto che il problema della fontina è stato discusso e dibattuto varie volte in questa sede dallo scorso anno ad oggi.
Ricordo che, da parte di qualcuno, è stato detto, fra l'altro, che l'Amministrazione regionale non intendeva fare nulla per la fontina.
Io ho contestato l'affermazione di costoro precisando, sia in sede di riunione dell'Assemblea della Cooperativa Produttori Latte e Fontina e sia in quest'aula, - senza assumere degli impegni che non potevo prendere personalmente, - che avremmo visto alla fine dell'esercizio finanziario quello che si poteva fare; ho poi raccomandato vivamente ai dirigenti della Cooperativa di mettersi su un piano di economia.
Io ho sotto mano, in questo momento, una parte della relazione della Cooperativa, relazione alla quale mi riallaccio non per fare della polemica, ma per fare alcune necessarie precisazioni e illustrare le proposte che abbiamo formulato.
Rilevo anzitutto che, mentre prima si insisteva sempre sul prezzo politico del fontina, adesso si è modificato un po' la forma, poiché in detta relazione si legge: "...nella prima metà dell'anno 1959 si è applicato e praticato il prezzo convenzionale, cosiddetto politico, concordato con la Giunta regionale".
Io ho fatto, all'inizio della trattazione dell'oggetto n. 61 (Legge recante provvedimenti a favore dei proprietari e detentori di bestiame) una premessa che inquadra un po' i vari provvedimenti interessanti l'agricoltura sottoposti oggi all'approvazione del Consiglio. In questa premessa io ho sottolineato quelli che sono gli indirizzi in campo nazionale, indirizzi che noi in certi casi possiamo seguire e che in altri casi possiamo seguire solo in parte.
Ora, sulla questione del prezzo politico, noi abbiamo sempre sostenuto e ribadito in sede di Consiglio il nostro punto di vista.
Leggendo la menzionata relazione rilevo un'altra affermazione, - che non mi è possibile oggi controllare perché non sono ancora in possesso dei dati che mi sono necessari per un tale controllo -, e cioè che da quando l'Amministrazione regionale non ha più voluto assumere alcun impegno per la determinazione del prezzo politico della fontina, verso i conferenti, la Cooperativa ha dovuto tenere una gestione strettamente economica, gestione che ha consentito all'Ente di raggiungere quasi il pareggio, fra entrate ed uscite, nel periodo dal mese di giugno alla fine dell'anno.
Se è vero che è stato conseguito un tale risultato, io devo complimentarmi con la Cooperativa Produttori Latte e Fontina, perché è proprio a questo risultato che noi tendevamo allorquando abbiamo fatto, in questa sede, la raccomandazione che la Cooperativa si mettesse sul piano di una gestione economica.
Debbo notare, però, che si invoca sempre ed ugualmente la concessione di contributi regionali straordinari per sanare il deficit della Cooperativa. Si chiede anche all'Amministrazione regionale di venire in aiuto finanziario alla Cooperativa per la creazione di agenzie di vendita a Milano, a Torino ed a Genova con contributi regionali nella misura di Lire 15 milioni per ogni agenzia.
Ho letto poi su un articolo di un giornale che la Regione dovrebbe venire incontro ai produttori di fontina con la concessione di sussidio in ragione di Lire 50 per ogni Kg. di fontina e di Lire 100 per ogni Kg. di burro. Si accennava anche ad altre iniziative intese a fare delle cose grandiose, anche per quanto riguarda la pubblicità.
Senza entrare di nuovo in una disamina di questa questione, che ha già fatto oggetto di lunga discussione proprio in questa sede, io desidero accennare a quanto noi abbiamo fatto fino ad ora: abbiamo raccomandato, come già ho detto, ai dirigenti della Cooperativa Produttori Latte e Fontina di mettersi su un piano di economia, in modo da poter dare al produttore quello che gli compete attraverso una sana gestione cooperativistica, soggiungendo che l'Amministrazione regionale avrebbe esaminato il problema e sarebbe venuta in aiuto finanziario alla Cooperativa in caso di necessità.
Oggi noi sottoponiamo alla approvazione del Consiglio un primo provvedimento, che non riteniamo sia il toccasana, ma che, comunque, è già un primo passo. Noi proponiamo al Consiglio di approvare e di impegnare la spesa complessiva di Lire 20 milioni circa da devolversi ai produttori di fontina, non già a favore di coloro che producono fontina di scarto, ma a favore di coloro che nel 1959 abbiano prodotto fontina che sia stata marchiata, cioè fontina di prima o di seconda o di terza qualità. L'indirizzo che noi abbiamo preso si inquadra, nelle premesse che ho fatto prima, nel campo dei provvedimenti per il miglioramento della produzione.
Noi pensiamo di poter raggiungere tre scopi premiando la produzione di qualità.
Riteniamo che il primo scopo che dobbiamo perseguire sia proprio quello di ottenere che si produca fontina di qualità, poiché è evidente che, se noi dessimo dei sussidi a chi produce della merce di scarto, non vi sarebbe alcun incentivo a migliorare la produzione. Pertanto noi proponiamo di dare il premio a chi produce merce di qualità anche perché il prezzo della fontina, che attualmente non è rimunerativo, lo diventerebbe se la fontina fosse tutta di prima qualità o, quanto meno, per una forte percentuale.
Succede spesso che una partita di fontina classificata di prima qualità e che è stata spedita ad un committente viene da questi restituita perché non rispondente ai requisiti prescritti dallo standard ed è, quindi, declassificata e venduta ad un prezzo inferiore. Questo mi è stato confermato, davanti ad un notevole gruppo di persone, dal Presidente della Cooperativa Produttori Latte e Fontina, il quale ha soggiunto che una delle cause che maggiormente contribuiscono alla formazione del deficit della Cooperativa è proprio quella del declassamento del prodotto.
Mi è stato detto, a proposito del declassamento, che la Ditta Polenghi e Lombardo, - o il suo concessionario, non ricordo bene -, che, come è noto, ha la rappresentanza della Cooperativa per quanto riguarda la vendita della fontina nelle altre Regioni d'Italia, si attiene strettamente allo standard della fontina e rinvia alla Cooperativa quelle forme di fontina che non rispondono allo standard prescritto.
Avremo ancora occasione di ritornare sull'argomento e di discuterne con maggior cognizione di causa allorché saremo in possesso di tutti gli elementi e vedremo così cosa sarà possibile fare per ovviare a questo grave inconveniente.
Qualche produttore, lo scorso anno, ha venduto la sua produzione direttamente a dei commercianti anzichè alla Cooperativa. Nulla da osservare al riguardo, perché chiunque è libero di fare come meglio crede; però qualcuno ha creduto di fare il furbo e non ha fatto marchiare tutte le forme di fontina ma soltanto una determinata percentuale ritenuta sufficiente dal commerciante, per avere la conferma che l'intera produzione corrisponde ai requisiti prescritti dallo standard.
In tal modo, evidentemente, il produttore, non dovendo sopportare la spesa della marchiatura, viene a guadagnare qualcosa di più sulla vendita del suo prodotto che viene così a sfuggire al controllo e va sul mercato senza marchio, per cui non potrebbe essere venduto come fontina.
Se noi ci orientiamo verso la concessione di premi ai produttori per le forme di fontina marchiate, come da proposta fatta dalla Giunta, questo servirà da campanello di allarme per i produttori di fontina i quali, sapendo che viene concesso un premio per ogni forma di fontina marchiata, avranno interesse e saranno invogliati a far marchiare tutta la loro produzione. Ne conseguirà che aumenteranno gli introiti del Consorzio Produttori Fontina che potrà forse esaminare la possibilità di ridurre il costo della marchiatura da 200 lire a 150 lire per forma.
Il provvedimento che il Consiglio è invitato ad approvare si concreterà quindi anche, per riflesso, in un risparmio per il produttore di fontina sulla spesa di marchiatura.
Il terzo scopo che ci proponiamo di raggiungere è di conseguire una certa uniformità per quanto riguarda il peso delle forme di fontina che, in base allo standard stabilito dal D.P.R. 30-10-1955 numero 1269, può variare da 8 a 18 Kg. Il mercato estero preferisce forme di fontina del peso di 8-10 Kg., mentre invece il mercato nazionale richiede forme più grosse.
Mi è stato fatto osservare che, se il mercato nazionale richiede forme di 16 Kg., difficilmente accetterà forme di fontina di soli 8 o 10 Kg. A tale obiezione posso rispondere che occorre avviare gradualmente il mercato nazionale all'acquisto di forme di minor peso oppure avviare il mercato estero all'acquisto di forme di maggior peso.
Un fatto è certo ed è che bisogna arrivare ad istituire uno standard anche per le forme di fontina, perché questo si risolve in un risparmio nel costo della lavorazione e negli imballaggi. D'altra parte in tutti i campi, oggigiorno, si cerca di addivenire ad una razionalizzazione nelle lavorazioni, di qualsiasi genere esse siano.
Noi proponiamo che sia concesso un premio, nella misura che sarà stabilita, per ogni forma di fontina, anzichè per ogni Kg. di fontina, perché abbiamo la possibilità di accertare il numero delle forme marchiate attraverso l'esame dei verbali di marchiatura del Consorzio Produttori Fontina.
Non possiamo stabilire di dare un premio di Lire X per ogni Kg. di fontina, perché il Consorzio Produttore di Fontina ha soltanto i dati che si riferiscono alle forme di fontina marchiate e non anche i dati relativi al peso delle forme marchiate.
Evidentemente verrà a verificarsi una certa quale sperequazione a favore di quegli alpigiani che avranno lavorato e confezionato la loro produzione in forme da 8 a 10 Kg., mentre ne scapiteranno quegli alpigiani che avranno confezionato il loro prodotto in forme di peso superiore ai 10 Kg.. Avremo, peraltro, un vantaggio ed è che questi ultimi saranno invogliati a confezionare, per l'avvenire, forme di peso inferiori ai 10 Kg. e si raggiungerà così, piano piano, una certa uniformità anche in questo campo.
Ho detto prima che non intendo fare della polemica e, quindi, mi limiterò a fare delle precisazioni in ordine ad alcune questioni.
Si è parlato della pubblicità: quest'anno la Regione ha assunto a suo carico la spesa relativa alla pubblicità del fontina sulle guide telefoniche, che è ammontata a circa 1.500.000, e quella relativa allo "stand" allestito in occasione della Fiera di Milano, spesa che è ammontata a circa 1.600.000.
Qualcuno ha fatto delle critiche in merito a tale stand; io ho qui alcune fotografie di questo stand che, mi pare, ha risposto pienamente allo scopo, quello della pubblicità, anche se non era uno stand grandioso.
Noi riteniamo che bisognerà ricorrere anche ad altre forme di pubblicità, previ accordi con la Cooperativa Produttori Latte e Fontina. Se ben ricordo, l'anno scorso sono stati spesi circa 4 milioni per la pubblicità, ma quest'anno la Cooperativa, a cui avevo chiesto di inviarmi il preventivo della spesa per la pubblicità, ha preventivato una spesa di ben 10 milioni di lire, includendo fra l'altro nel preventivo la spesa di circa lire 2.500.000, - non conosco con precisione la cifra -, per la partecipazione ad una fiera nella Germania dell'Ovest.
Noi siamo pienamente d'accordo che si spenda per fare della pubblicità, anche perché si dice, giustamente, che la pubblicità è l'anima del commercio; però bisogna distinguere tra pubblicità che rende e pubblicità che non rende. Noi siamo d'accordo di fare la pubblicità che rende, ma non siamo d'accordo di fare la pubblicità che non rende.
Quest'anno noi non avremo forse fatto le cose troppo in grande e in modo perfetto; però, come già ho detto, la Regione ha assunto a proprio carico quelle che erano le spese maggiori e, cioè, la spesa per lo stand allestito in occasione della Fiera di Milano e la spesa per la pubblicità del fontina sulle guide telefoniche.
L'Amministrazione regionale è pienamente d'accordo di assumere a proprio carico le spese per tutta la pubblicità, ma è necessario però che sia prima predisposto, di comune accordo fra la Regione ed il Consorzio, un programma di pubblicità che sia redditizia, affinché i denari non vadano spesi malamente. Questo per quanto concerne la pubblicità.
Ritornando sempre alla menzionata relazione, leggo ad un certo punto, a proposito della Cooperativa, quanto segue: "...si accenna alle varie voci che si raccolgono che, per non aderire a questo Ente troppo qualificato politicamente, affermazione che io contesto vigorosamente, si vorrebbe creare un'altra Cooperativa".
Io ho dichiarato e precisato più volte, in questa sede, che non è nelle nostre intenzioni di creare altre Cooperative in concorrenza con la Cooperativa che già esiste. Mi sembra di essere stato molto chiaro su questo punto. Debbo dire, però, che vi è la tendenza in alcuni movimenti, a carattere esclusivistico e di partito, a creare nuovi organismi: questo l'abbiamo rilevato e detto in questa aula e, pertanto, non ho alcuna difficoltà a ripeterlo.
Da parte nostra, però, è stato sempre detto e ribadito che, esistendo già una Cooperativa, bisogna cercare di farla funzionare bene.
Certo che i componenti dell'attuale Consiglio d'Amministrazione della Cooperativa non sono i più qualificati a contestare che la Cooperativa stessa si sia trasformata in un organismo di parte. Tutti del resto hanno potuto leggere nel n. 36, in data 13-10-1959, del giornale "La Région" che abbiamo sotto mano, il resoconto del recente congresso regionale della Democrazia Cristiana, tenutosi a St. Vincent, ove fra l'altro si dice: "... si trattava per la D.C. valdostana di esaminare attentamente le cause..." "... non è riuscita a formare una Giunta democristiana al Comune di Aosta ed ha visto i suoi candidati alla Camera e al Senato battuti da quelli comun-unionisti. Alla D.C. valdostana non restano ora che 46 Comuni su 74, con i quali amministra il Consorzio Bacini Imbriferi e la Cooperativa Produttori Fontina. È intorno a questi capisaldi che il partito deve ora stringersi per trovare anche lo slancio sufficiente per una azione vittoriosa nel prossimo futuro...".
Dopo dichiarazioni di tal genere, come si fa a dire e a sostenere in questo Consiglio che la Cooperativa non ha assolutamente un colore politico?
Come fa il Presidente della Cooperativa Produttori Latte e Fontina a contestare l'affermazione che la Cooperativa è "Ente troppo qualificato politicamente", quando questa affermazione, ripeto, è stata fatta solennemente in sede di Congresso politico di un partito?
Scusatemi se ritorno indietro nel passato, ma è il punto che noi abbiamo messo a fuoco già nel 1953 e nel 1954 e che abbiamo sottolineato nel 1959 e ora nel 1960.
Io affermo che, essendo stata creata una Cooperativa Produttori Latte e Fontina, sarebbe assurdo creare oggi dei duplicati; se moltiplichiamo questi Enti, in una piccola Regione come la nostra, non faremo mai niente di buono e non verremo di certo in aiuto ai nostri contadini.
Mi permetto, però, di ripetere che questi enti economici, per funzionare bene, devono essere aperti a tutti e non essere dei baluardi di un partito politico. Noi non vogliamo assolutamente che ciò avvenga e dobbiamo quindi, di comune accordo, trovare una soluzione al problema, partendo dal principio che questi enti sono e debbono rimanere esclusivamente degli organismi economici. Soltanto in tal modo questi organismi saranno in grado di funzionare bene e allora probabilmente anche il prezzo della fontina diventerà rimunerativo per gli agricoltori attraverso una azione concordata fra tutti.
Non si dica che il prezzo al Kg. è diminuito da 550 a 500 lire soltanto perché è cambiata l'Amministrazione regionale, in quanto l'anno scorso sono state vendute migliaia di forme fresche di fontina in Svizzera a 650 lire e quest'anno alcune latterie hanno venduto le loro forme di fontina a 627 lire al Kg..
Bisogna vedere un po' chiaro in tutto questo e tenere presente il concetto che questi enti devono rimanere degli organismi economici e non diventare degli organismi politici e di partito.
Nella relazione si dice ancora: "Ho saputo da parte dei rappresentanti di una grande organizzazione svizzera che si vorrebbe introdurre in Valle d'Aosta un nuovo sistema di fabbricazione della fontina. Mi risulta anche che i rappresentanti di tale organizzazione hanno visitato recentemente la Valle d'Aosta, hanno preso contatti con le Autorità locali e che alcuni nostri produttori... hanno aperto loro le braccia convinti che, mandando in rovina la Cooperativa, avrebbero assistito tra breve in Valle d'Aosta ad una pioggia d'oro di franchi svizzeri. Mi permetto di osservare, e lo faccio nella mia qualità non soltanto di Presidente della Cooperativa, ma anche di Presidente del Consorzio Produttori Fontina, Ente investito di precisi compiti delegati dal Governo, che tale introduzione di nuovi sistemi di fabbricazione della fontina in Valle d'Aosta potrebbe essere gravemente pregiudizievole alle iniziative che dovranno ben presto intraprendersi per la riconferma del marchio di origine, a prescindere dal fatto che commercianti svizzeri..., ecc. ecc.".
Traspare evidente, da tali righe, il ricatto ad una azione che noi, come Amministrazione regionale, abbiamo intrapreso coscienti di fare il bene e gli interessi di tutti gli agricoltori, indipendentemente dal loro colore politico. È bene che noi controbattiamo a questa voce allarmistica, che proviene da certe persone che vorrebbero che gli esperimenti in questione potessero essere fatti soltanto da loro.
Non avevamo alcuna intenzione di fare della pubblicità sugli esperimenti che stiamo incominciando a fare quest'anno in alcuni alpeggi della Valle e ciò per un riguardo verso gli agricoltori, che potrebbero, ad un certo punto, farsi delle illusioni. Noi vogliamo andare con i piedi di piombo, cioè fare prima gli esperimenti e soltanto quando questi esperimenti avranno dato dei risultati concreti portarli a conoscenza di tutti coloro che vorranno attuarli.
In sostanza, si tratta semplicemente di questo: esaminando la produzione di fontina che viene conferita alla Cooperativa, abbiamo visto che la percentuale di scarto è molto alta e la nostra più viva preoccupazione è stata quella di studiare se sia possibile ottenere, con opportuni ed adeguati accorgimenti, la diminuzione di tale alta percentuale di scarto.
A tal fine abbiamo visto quanto si è fatto in proposito all'estero e ci siamo basati anche sull'esito di alcuni esperimenti già eseguiti in Valle d'Aosta. Avendo constatato che la produzione di formaggio svizzera, molto simile alla nostra, è per il 96-97% di prima qualità e che tale esito viene raggiunto con l'adozione di fermenti nella lavorazione del latte, ci siamo chiesti se noi potremmo conseguire analoghi risultati con l'adozione degli stessi fermenti. Abbiamo ritenuto opportuno di fare l'esperimento ed ecco che subito queste voci allarmistiche suonano come campanelli d'allarme.
Preciserò, quindi, fornendo dati tecnici, quali sono gli esperimenti che stiamo facendo. Premetto che l'inverno scorso, nella Latteria di Signayes, la Cooperativa Produttori Latte e Fontina ha lavorato il latte con fermenti, con la sola differenza che trattasi di fermenti forniti dal Centro microbiologico di Milano, fermenti che sono adoperati da Ditte concorrenti, - che confezionano un formaggio simile alla nostra fontina -, su latte pastorizzato. La Cooperativa si è servita, invece, di tali fermenti per la lavorazione di latte non pastorizzato e, a quanto sembra, con un risultato abbastanza buono.
Desidero che risulti agli atti del Consiglio quanto noi facciamo, per controbattere subito questa propaganda allarmistica e, pertanto, preciso quanto segue:
A norma dello standard tecnologico, è certamente nettamente da escludersi la pratica industriale, comune ai caseifici della Val Padana, consistente nell'utilizzare colture di fermenti artificiali tipici su latte pastorizzato, che sono quei fermenti che sono stati sperimentati, e noi ne siamo lieti, dalla Cooperativa Produttori Latte e Fontina.
Nello standard ministeriale esiste un punto che potrebbe dare adito a qualche dubbio e, precisamente, la parte descrittiva ove si parla di procedimento ad acidificazione naturale. A parere dei tecnici interpellati in proposito, il procedimento o, piuttosto, il dettaglio del procedimento in oggetto, consistente nell'aggiunta preliminare di un debolissimo innesto di coltura, 10-20 cm3 per cento litri di latte di caldaia, non può modificare il concetto di acidificazione naturale per le seguenti ragioni:
1) si lavora sul latte fresco che non ha subito alcuna manipolazione di carattere chimico o termico; quindi la microflora ambientale della massa del latte non subisce alcuna modificazione sostanziale ed interviene regolarmente nella maturazione del formaggio;
2) i fermenti tipici usati, riprodotti e coltivati presso la nostra Scuola di agricoltura, sono stati isolati da ceppi di lattici tipici della microflora normalmente contenuta nell'abomaso del vitello. La sola differenza che può esistere tra il caglio e il fermento preparato direttamente dalle pellette col metodo tradizionale consiste, quindi, nel fatto che con le colture si fanno intervenire unicamente le specie di fermenti eletti presenti normalmente nel caglio, con esclusione assoluta di tutte le altre specie vegetanti nell'abomaso.
Questo riveste, ovviamente, un carattere del più alto interesse tecnico ed economico, visto che è ormai difficilissimo trovare sul mercato pellette di buona qualità a causa del dilagante uso di mangimi, di svariate composizioni, nell'allevamento dei vitelli.
Naturalmente i ceppi di fermenti usati hanno spiccato carattere di antagonismo in confronto ai microorganismi anticaseari e soprattutto verso il gruppo più pericoloso per la fontina, cioè i batteri del gruppo "Cooliaerogenes", causa prima del 99% dei casi di gonfiore del formaggio;
3) la tecnologia tradizionale non è per nulla modificata, poiché sempre le temperature sono comprese nelle cifre tipiche dei valori standard;
4) la pezzatura e lo scalzo, anche se questo ultimo è meno pronunciato, sono contenuti nello schema tecnologico previsto.
Conclusione: in considerazione dei molti nemici che ci siamo fatti a causa del riconoscimento del nostro formaggio tradizionale in campo nazionale, è naturale che sarebbe stato desiderabile che non si facessero chiacchere su questo che attualmente costituisce ancora soltanto un esperimento. Tuttavia penso che nessun batteriologo versato in questioni di caseificio e nessun tecnico in buona fede potrebbe sostenere che il procedimento in questione possa ledere lo spirito ed anche la lettera della legge.
Noi faremo questi esperimenti con le colture che saranno fornite dalla nostra Scuola di agricoltura, che è stata attrezzata per queste necessità.
Le colture verranno rinnovate ogni dieci giorni negli alpeggi in cui verranno fatti gli esperimenti, che saranno seguiti direttamente da incaricati dell'Assessorato all'Agricoltura e Foreste.
Abbiamo scelto per l'effettuazione degli esperimenti, quegli alpeggi i cui casari hanno frequentato di recente corsi di aggiornamento e che danno affidamento di applicare le più elementari ma necessarie norme, una delle quali è di pulire - imbiancare i locali ove si lavora il latte e, possibilmente, anche le stalle. Un'altra delle più importanti avvertenze da seguire è quella che riguarda l'igiene, che nei nostri alpeggi lascia a desiderare più di quanto lasciasse a desiderare venti anni or sono.
Se gli esperimenti daranno dei buoni risultati, noi intensificheremo la nostra azione di istruzione dei casari e, piano piano, estenderemo in altri alpeggi questi esperimenti.
Desidero ancora precisare che, in occasione dei contatti e dei colloqui avuti con i tecnici svizzeri mi sono premurato di invitarli a prendere contatto con i Dirigenti della Cooperativa Produttori Latte e Fontina non già per la questione degli esperimenti, ma per vedere se fosse possibile addivenire a scambi commerciali diretti fra la Cooperativa ed i rappresentanti della più grande Cooperativa svizzera di prodotti alimentari.
Non so quali siano stati i risultati; per quanto mi concerne, posso assicurarvi che farò tesoro dei consigli tecnici che ci sono stati dati.
Sono convinto che, se supereremo di comune accordo tutte le difficoltà e ci metteremo su un piano di lavoro che non sia demagogico, conseguiremo senz'altro un buon esito.
Faremo anche noi opera di convincimento verso quei produttori che erano membri della Cooperativa e che ad un certo momento se ne sono staccati per vendere la loro produzione a chi ritenevano più conveniente.
Noi non siamo per proteggere alcuno e abbiamo detto a costoro, in termini molto chiari, che avrebbero dovuto avere il coraggio civico di prendere la parola in occasione della riunione dell'Assemblea della Cooperativa, a cui io pure ho presenziato, ed esporre in tale seduta quello che avevano da dire. Ho detto loro che non avevano commesso una buona azione, perché quando si fa parte di una Cooperativa bisogna osservarne lo Statuto.
Non è quindi affatto vero che noi vogliamo spingere i produttori ad uscire della Cooperativa e risulti ben chiaro che noi gli esperimenti, di cui ho prima parlato, li facciamo nell'interesse generale di tutta la Valle d'Aosta e nell'interesse particolare dei produttori di fontina.
Ho terminato la mia esposizione, e vi prego di scusarmi se sono stato un po' lungo, ma, d'altra parte, era bene che il Consiglio fosse informato su come stanno effettivamente le cose, in relazione anche alle voci allarmistiche che si sentono in giro.
Chiedo che il Consiglio approvi la proposta che ho illustrato e dia mandato alla Giunta per l'adozione di ogni provvedimento deliberativo di esecuzione della presente deliberazione, sia per quanto si riferisce agli accertamenti per la designazione dei produttori da premiare, sia per la concessione e la liquidazione dei premi di cui si tratta".
Il Consigliere AILLON osserva che la proposta di concessione di premi a favore dei produttori del formaggio fontina avrebbe dovuto essere esaminata e vagliata dalla Commissione consiliare permanente per l'agricoltura prima di essere sottoposta al Consiglio per l'approvazione.
Il Consigliere DUJANY si dichiara lieto che la Giunta abbia finalmente formulato e sottoposto all'approvazione del Consiglio una proposta di provvedimento in favore dei produttori di fontina, rilevando che tale provvedimento era stato più volte sollecitato dalla minoranza e promesso dall'Assessore all'Agricoltura e Foreste.
Comunica che intende, peraltro, formulare alcune osservazioni di carattere generale in ordine alla proposta di cui si tratta che, egli dice, si concreta nella concessione di un contributo o premio ai singoli produttori, anzichè alla Cooperativa Produttori Latte e Fontina.
Fa presente che un tale provvedimento ignora, quindi, completamente il sistema cooperativistico, che è il sistema attraverso il quale l'Amministrazione regionale pensa di risolvere molti problemi ed, in particolare, quelli agricoli.
Infatti, egli osserva, all'oggetto n. 13 dell'ordine del giorno dell'adunanza odierna si propone l'approvazione e l'impegno di fondi per l'attuazione di iniziative a carattere cooperativistico a favore dell'economia agricola in Valle d'Aosta.
Ritiene che la Giunta, in base a tale orientamento, non avrebbe dovuto ignorare l'esistenza della Cooperativa, anche se a capo della Cooperativa vi sono delle persone che forse non sono gradite agli Amministratori della Regione.
Passa, quindi, ad esporre e ad analizzare le conseguenze che deriveranno dalla adozione del provvedimento proposto dalla Giunta ricordando, anzitutto, che se vi sono dei produttori di fontina che si sono raggruppati e costituiti in Cooperativa, ve ne sono altri che non hanno ritenuto di aderire alla Cooperativa.
Precisa che se per questi ultimi la cosa è semplice, in quanto possono ottenere il premio per le forme di fontina marchiate presentando la copia del verbale di marchiatura rilasciato dal Consorzio Produttori Fontina, per i soci della Cooperativa la questione è meno semplice, perché le forme di fontina vengono portate al Consorzio per il marchio soltanto 60-70 giorni circa dopo la consegna della produzione alla Cooperativa.
Osserva che potrebbe, quindi, avvenire che il numero apposto dalla Cooperativa come contrassegno sulle singole forme sparisca, per un motivo o per l'altro, durante il periodo di giacenza e di trattamento della merce nei magazzini e fa presente che questo complicherebbe le cose.
Ritiene che l'Assessorato regionale incontrerà senz'altro delle difficoltà in sede di attuazione pratica del provvedimento per quanto riguarda i soci della Cooperativa.
Precisa che il concetto della parola "Cooperativa" significa raggruppamento di un determinato numero di individui, aventi gli stessi interessi, per l'attuazione di una determinata iniziativa, che potrebbe essere quindi quella del miglioramento della loro produzione; fa presente che lo spirito cooperativistico prevede anche di venire in aiuto ai soci in caso di necessità.
Concorda che si debba perseguire, quale primo scopo, il miglioramento della produzione, ma osserva che è altresì doveroso venire in aiuto di quegli alpigiani che, nonostante abbiano posto ogni cura e diligenza nella lavorazione del latte, abbiano una produzione scadente.
Rileva che il provvedimento proposto dalla Giunta non dà tale possibilità, poiché si concreta nella concessione di un premio limitatamente per le forme di fontina che siano state marchiate.
Rammenta che vi sono altri problemi che debbono essere risolti, quali, ad esempio, il problema della conservazione e vendita della frutta e quello del burro, problemi che, a suo avviso, potranno essere affrontati e definiti soltanto con la costituzione in Cooperative dei produttori interessati.
Circa la questione degli esperimenti di lavorazione della fontina con fermenti, che vengono effettuati presso alcuni alpeggi ad iniziativa e sotto controllo dell'Assessorato dell'Agricoltura e Foreste, chiede se la legge che stabilisce lo standard, cioè le caratteristiche della fontina, ammetta la lavorazione della fontina con i suddetti fermenti a cui ha accennato l'Assessore Fosson.
Il Consigliere MONTESANO raccomanda al Presidente del Consiglio di voler fare osservare la disposizione del regolamento interno che stabilisce che ogni Consigliere non può avere la parola nella discussione su un argomento oltre un determinato limite di tempo.
Il Consigliere BORDON premette che, come giustamente ha fatto osservare il Consigliere Aillon, la proposta in esame avrebbe dovuto essere sottoposta all'esame della Commissione consiliare permanente per l'agricoltura prima di essere sottoposta al Consiglio, rilevando che la Commissione avrebbe forse potuto fornire utili suggerimenti per la soluzione del problema della fontina.
Lamenta che la proposta della Giunta ignori totalmente, come già fatto notare dal Consigliere Dujany, quello che è lo spirito cooperativistico, che è il sistema su cui l'Amministrazione regionale si basa per la definizione di molti problemi ancora insoluti nel campo della economia agricola.
Dichiara che tutte le iniziative a indirizzo cooperativistico, e quindi anche la Cooperativa Produttori Latte e Fontina, hanno bisogno di essere aiutate nei loro primi anni di attività per potere essere messe in grado di funzionare e di rispondere allo scopo per il quale vengono realizzate.
Fa presente che l'aiuto dato alla Cooperativa dall'attuale Amministrazione regionale è insufficiente e ne illustra i motivi, rilevando che la Regione, oltre a concedere la garanzia fideiussoria presso l'Istituto Bancario San Paolo di Torino fino alla concorrenza massima di complessive Lire 300.000.000, avrebbe altresì dovuto venire in aiuto alla Cooperativa con contributi straordinari per il pagamento degli interessi dalla stessa dovuti al predetto Istituto San Paolo per mutui contratti.
Rammenta che, nell'adunanza consiliare in cui fu discussa ed approvata la concessione della fideiussione regionale in favore della Cooperativa, il Presidente della Giunta Marcoz e l'Assessore Fosson ebbero a dichiarare che l'Amministrazione regionale intendeva effettuare un controllo sulla gestione della Cooperativa, dopo di che avrebbe visto se sarebbe stato il caso di venire ulteriormente in aiuto finanziario alla Cooperativa.
Comunica di essere a conoscenza che il controllo è stato fatto e fa presente che la minoranza gradirebbe di essere informata sull'esito degli accertamenti fatti eseguire dalla Giunta, per sapere se avevano una qualche consistenza le voci tendenziose messe in giro e secondo le quali vi sarebbero state parecchie magagne nella gestione della Cooperativa.
Rileva che l'Assessore Fosson ebbe a riferire, - in una seduta di Commissione consiliare -, la voce secondo la quale il dipendente della Cooperativa Sig. Frassy, - la cui attività in favore della Cooperativa è ora soltanto più saltuaria -, percepiva una retribuzione mensile di Lire 200 mila.
Fa presente di essersi premurato di assumere, il giorno dopo, informazioni alla fonte per sapere se ciò corrispondesse alla verità e di aver potuto così accertare che il Frassy percepiva non più di 60 mila lire al mese.
Questo prova -, egli dice, - che vi è sempre stata tutta una montatura contro la Cooperativa, come ad esempio allorquando si è detto che la Cooperativa aveva una pletora di impiegati.
Insiste, quindi, nuovamente affinché la Giunta riferisca al Consiglio sull'esito dei controlli amministrativi effettuati sulla gestione della Cooperativa Produttori Latte e Fontina.
Accenna brevemente alle difficoltà che l'Amministrazione regionale incontrerà nell'attuazione pratica della proposta formulata dalla Giunta ricordando, fra l'altro, che gli alpigiani che conferiscono la loro produzione annuale alla Cooperativa non sanno e non potranno mai sapere quale parte della loro produzione conferita sarà stata classificata di prima, di seconda e di terza qualità.
Rileva che, prima che venisse costituita la Cooperativa, gli alpigiani erano costretti a svendere la loro merce alla demonticazione per potere corrispondere al personale i compensi pattuiti o, quanto meno, per poter dare loro un acconto.
Fa presente che ora, invece, gli alpigiani hanno la possibilità di depositare l'intera loro produzione nei magazzini della Cooperativa e di percepire dalla Cooperativa stessa un acconto sulla loro produzione, in attesa che le loro forme di fontina siano classificate, dopo di che riceveranno il saldo di quanto loro dovuto in base alla classifica del loro prodotto.
Rileva che è quindi indubbio e notevole il vantaggio che deriva agli alpigiani e ai produttori di fontina in genere dall'esistenza della Cooperativa.
Osserva che il problema della Cooperativa non soltanto quello di chiudere la sua gestione in pareggio cosa che non è difficile, quanto quello di assicurare e dare ai produttori un prezzo remunerativo per la fontina conferita, affinché essi possano gestire i loro alpeggi con una certa tranquillità circa un convenienti collocamento del prodotto.
Fa presente che è per questo scopo che gli Amministratori regionali erano addivenuti ad un accordo con i dirigenti della Cooperativa, sulla questione del prezzo del prodotto conferito, accordo in base al quale la Cooperativa aveva potuto stabilire determinati prezzi al Kg per la fontina di prima qualità, per quella di seconda qualità e per quella di terza qualità, conferite dai produttori alla Cooperativa.
Precisa che, in tal modo, i produttori, all'atto della consegna della propria merce, sapevano quanto gli sarebbe loro spettato, secondo la classificazione della propria merce.
Passando ad esaminare la proposta della Giunta rileva che, secondo quanto risulta dalla relazione e dichiarazione fatta dall'Assessore Fosson, il provvedimento proposto ha lo scopo di incitare e invogliare produttori a migliorare la qualità della fontina.
Dichiara di essere pienamente d'accordo su queste punto osservando, però, che non vi è alcun casaro, per quanto capace, che possa garantire con sicurezza di produrre fontina di prima qualità, perché vi sono fattori imponderabili che influiscono sulla qualità del prodotto, anche quando vengono osservate tutte le regole e le condizioni prescritte per avere una produzione di qualità.
Osserva che ammontano a 54 mila le forme di fontina marchiate nel 1959 e che, dividendo l'importo di Lire 20 milioni per tale numero, il premio spettante ai produttori per ogni forma di fontina marchiata si aggira sulle Lire 370, corrispondenti a circa Lire 37-40 al Kg., calcolando in Kg. 10 il peso medio di ogni forma di fontina.
Dichiara di essere favorevole alla proposta della Giunta, rilevando però che il provvedimento proposto in favore dei produttori di fontina è, a suo avviso, insufficiente a risolvere il problema della fontina.
Riconosce, peraltro, che alla soluzione del problema non si può addivenire in breve tempo e ritiene che si dovrebbe esaminare la possibilità di aumentare lo stanziamento proposto per la concessione dei premi di cui si tratta.
Rileva poi che il provvedimento va soltanto a favore di coloro che producono fontina, mentre sarebbe giusto che analogo provvedimento venisse adottato anche a favore di coloro che producono formaggio in genere e burro.
Esprime il timore che il provvedimento proposto dalla Giunta non serva a risolvere il problema della fontina e che si possa forse verificare una flessione nel prezzo della fontina.
In merito alla questione degli esperimenti eseguiti in alcuni alpeggi sotto la direzione e il controllo di tecnici dell'Assessorato dell'Agricoltura e Foreste e consistenti nella lavorazione della fontina con fermenti, comunica che, se si riuscisse a trovare un sistema di lavorazione che migliori effettivamente la qualità della fontina, sarebbe bene attuarlo.
Osserva, però, che occorre esaminare bene se tale iniziativa possa forse, in avvenire, pregiudicare la questione del marchio della fontina.
L'Assessore FOSSON risponde ai rilievi formulati dai Consiglieri e, riferendosi anzitutto all'osservazione che la proposta in discussione avrebbe dovuto essere sottoposta all'esame della competente Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura e Foreste, prima di essere sottoposta al Consiglio, ammette che, effettivamente, si sarebbe dovuto discutere prima il problema in sede di Commissione consiliare.
Precisa che, nel caso specifico, si è dovuto derogare alla prassi sino ad oggi seguita per particolari ragioni di urgenza derivanti dal fatto che la Giunta sta predisponendo il progetto di bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 1° luglio 1960 - 30 giugno 1961 per cui occorre sapere se il Consiglio condivida l'orientamento della Giunta circa la concessione di compensi ai produttori di fontina marchiata, per istituire la relativa voce in bilancio.
In merito al rilievo del Consigliere Dujany, - secondo cui la proposta della Giunta ignorerebbe completamente la Cooperativa, poiché si concreta in un premio ai singoli produttori anzichè in un provvedimento a favore della Cooperativa e questo in contrasto con l'indirizzo seguito sino ad ora dall'Amministrazione regionale -, fa presente che scopo del provvedimento proposto dalla Giunta è quello di invogliare e di incitare i produttori di fontina a migliorare la qualità del prodotto e che, quindi, è giusto che il premio sia concesso ai singoli produttori di fontina marchiata, anche perché la Cooperativa non raggruppa tutti i produttori di fontina.
Chiarisce che la Cooperativa riceverà, eventualmente, i premi che le competono per le forme di fontina da essa portate al Consorzio per l'apposizione del marchio e che siano state effettivamente marchiate.
Osserva che quando i produttori delle forme di fontina fatte marchiare dalla Cooperativa verranno a conoscenza del provvedimento ora in discussione, si faranno diligenti per richiedere alla Cooperativa il pagamento delle quote dei premi loro spettanti.
Comunica di non poter essere d'accordo con il Consigliere Dujany, allorquando afferma che occorre tenere conto che fra i compiti istitutivi della Cooperativa vi è, altresì, quello di venire in aiuto ai soci che si trovino in condizioni di necessità a causa di determinati eventi e ne illustra le ragioni.
Dichiara che soltanto migliorando la produzione si potrà avere un prezzo rimunerativo per la fontina e rileva che è quindi pienamente giustificata la proposta della Giunta di concedere premi ai produttori delle forme di fontina prodotte nell'anno 1959 e regolarmente marchiate.
Comunica che il problema del burro e dei formaggi è diverso da quello della fontina, perché entrambi i predetti altri prodotti hanno già un prezzo rimunerativo, il che non è per la fontina e questo anche perché sul costo di produzione del formaggio e del burro non gravano le spese di conduzione dell'alpeggio, che gravano invece sul costo di produzione della fontina.
Circa la richiesta se non vi sia pericolo che la lavorazione della fontina con i fermenti isolati da ceppi di lattici tipici della microflora possa pregiudicare la questione del rinnovo della concessione del marchio, precisa che è totalmente da escludersi una tale possibilità, perché la lavorazione del latte con i suddetti fermenti non modifica in nulla quelle che sono le caratteristiche dello standard della fontina.
Informa che anche la Cooperativa Produttori Latte e Fontina ha confezionato della fontina con fermenti che sono, però, di altra specie e ha fatto marchiare soltanto una parte di tale produzione perché, essendo venuta a conoscenza degli esperimenti effettuati in alcuni alpeggi sotto le direttive ed il controllo di tecnici dell'Amministrazione regionale, ha fatto sospendere la marchiatura della rimanenza di fontina prodotta con i fermenti e ha messo in giro una voce allarmistica, cioè, che la lavorazione con i fermenti potrebbe influire negativamente sulla questione del rinnovo del marchio concesso a tutela della fontina quale prodotto tipico e di origine della Valle d'Aosta.
Riferisce che, in Italia, vi sono formaggi che vengono prodotti seguendo un procedimento diverso da quello stabilito dallo standard; cita, ad esempio il gorgonzola, facendo presente che detto formaggio dovrebbe essere fabbricato con latte intero, mentre è noto che viene, invece, fabbricato con latte pastorizzato.
Il Consigliere DUJANY dichiara che la Cooperativa Produttori Latte e Fontina è un Ente capace di amministrarsi e di fare quanto è più opportuno nell'interesse dei soci e osserva che nessun altro Ente ha diritto di coartare l'Amministrazione della Cooperativa obbligandola a prendere determinati provvedimenti.
Precisa che il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa risponde di fronte all'Assemblea dei Soci produttori dei vari provvedimenti adottati.
In merito alla proposta della Giunta di limitare la concessione del premio in discussione alla produzione di fontina del 1959 che sia stata regolarmente marchiata, osserva che molte volte si verificano dei casi limite in quanto vi possono essere delle forme di fontina che, pur avendo tutte o quasi tutte le caratteristiche stabilite dalla legge, non possono essere marchiate perché non raggiungono, ad esempio, il limite minimo del peso prescritto (Kg. 7-7,500 anzichè 8).
Il Consigliere BONDAZ dichiara di essere pienamente d'accordo sulla proposta di concedere il premio ai produttori di fontina marchiata, per invogliarli a migliorare la qualità del prodotto, anche perché la lotta che la Regione ha dovuto sostenere per ottenere in campo nazionale il riconoscimento della fontina quale formaggio di origine e tipico della Valle d'Aosta è stata lunga e dura, a causa delle forti opposizioni fatte da grandi complessi industriali caseari che producono un formaggio simile alla fontina e che sostenevano, fra l'altro, che la Valle d'Aosta non è in grado di avere una produzione di fontina in quantità rispondente alla richiesta dei mercati nazionale ed estero.
Dichiara che è necessario, quindi, che si faccia ogni sforzo possibile per migliorare la qualità della fontina e ridurre gli scarti.
Rileva però che, mentre alcune delle caratteristiche prescritte dallo standard della fontina dipendono dalla volontà dell'uomo, quale ad esempio quella della percentuale di grasso del 45%, altre caratteristiche, invece, dipendono anche da fattori imponderabili; pertanto, se avviene che la produzione di un alpeggio non è marchiabile, di ciò non può essere fatta colpa esclusivamente al produttore, che può benissimo aver osservato tutte le norme di lavorazione prescritte per la produzione di fontina di qualità.
Per le ragioni suesposte, ritiene di dover formulare le seguenti due proposte:
1) maggiorazione dell'importo del premio da concedersi ai produttori di fontina marchiata;
2) concessione di un premio, in misura inferiore, anche a quegli alpigiani la cui produzione non abbia potuto essere marchiata perché non avente le caratteristiche previste dallo standard per cause indipendenti dalla loro volontà.
Il Consigliere LUCAT dichiara di essere pienamente d'accordo sulla concessione del premio a favore dei produttori di formaggio fontina prodotto nell'anno 1959 e regolarmente marchiato, per invogliare i produttori di fontina a migliorare la qualità del prodotto e per valorizzare la fontina sul piano commerciale.
Ritiene, però, che l'Amministrazione regionale debba concedere un premio anche a quei produttori la cui produzione non è stata marchiata senza loro colpa e ne illustra le ragioni, rilevando, fra l'altro, che le spese di conduzione degli alpeggi vengono sostenute e gravano, comunque, sul costo della fontina marchiata e non marchiata.
Propone che l'ammontare del premio venga stabilito nella misura di Lire 50 al Kg. per le forme di fontina marchiate e nella misura di 25 Lire al Kg. per le forme di fontina non marchiate.
L'Assessore CHANTEL osserva che, agli effetti della valorizzazione della fontina in campo commerciale, quale prodotto tipico e di origine della Valle d'Aosta, è indispensabile che si faccia tutto quanto è possibile per ottenere il miglioramento della qualità della fontina.
Dichiara di essere, pertanto, pienamente favorevole alla concessione del premio a favore dei produttori di fontina prodotta nell'anno 1959 e regolarmente marchiata e di essere, invece, contrario a dare un premio a coloro la cui produzione di fontina non abbia potuto essere marchiata perché non rispondente ai requisiti dello standard stabilito dalla legge.
Osserva che, se il Consiglio concordasse sulla proposta, fatta dai Consiglieri Bondaz, Bordon e Lucat, di corrispondere un premio, anche se in misura inferiore, a favore di quegli alpigiani che abbiano avuto una produzione scadente, verrebbe frustrato il fine che l'Amministrazione regionale si propone di raggiungere e, cioè, verrebbe meno l'incentivo a fare migliorare la qualità del prodotto.
Il Presidente della Giunta, MARCOZ, esprime il suo compiacimento per la partecipazione alla discussione sul problema della fontina da parte di molti Consiglieri, rilevando che questo sta a dimostrare quanto sia sentito dal Consiglio il problema della fontina, la cui soluzione è di importanza particolare per l'economia della Valle d'Aosta.
Rammenta che, secondo quanto detto anche dal Consigliere Lucat, il quale ha una competenza specifica in materia di fontina, molte sono le cause per cui la produzione di fontina non sempre risulta corrispondente allo standard stabilito dalla legge e non è facile individuare quali siano queste cause.
Ricorda che i Consiglieri Bordon, Bondaz e Lucat hanno proposto di dare un premio anche a quegli alpigiani la cui produzione sia andata a male per cause indipendenti dalla loro volontà.
Osserva che una tale proposta contrasta, però, con la dichiarazione, fatta dai Consiglieri stessi, che vi sono cause imponderabili che possono influire negativamente sulla produzione di fontina di qualità, per cui non sarebbe possibile stabilire quando vi sono cause dipendenti dalla volontà dei produttori.
Ammette che si possa cadere in sperequazioni dando il premio solo per la fontina marchiata, cioè di qualità, particolarmente nei casi limite. Ritiene, però, che le possibili sperequazioni dovrebbero gradualmente scomparire in forza della legge della compensazione che è basata sulla rotazione degli eventi, per cui un anno la produzione potrà andare male ad un alpigiano e l'anno successivo ad altro alpigiano e, pertanto, l'equilibrio tornerebbe a formarsi attraverso un determinato ciclo di anni.
Comunica che, se si dovesse stabilire una scala di valori e concedere il premio anche a coloro la cui produzione non marchiata sia di grado inferiore a quello della fontina marchiata, senza cause dipendenti dalla loro volontà, si finirebbe per cadere in un ginepraio dal quale sarebbe molto difficile uscire.
Precisa che è necessario, ad un certo punto e ai fini pratici, stabilire un preciso indirizzo e una linea di demarcazione, che non possa essere superata.
Il Consigliere BONDAZ rileva che, fra le caratteristiche merceologiche previste dallo standard della fontina stabilito con decreto del Presidente della Repubblica 30-10-1955 n. 1269, ve ne sono alcune inconfondibili, quale, ad esempio, quella della percentuale minima di grasso (45%), ma fa presente che ve ne sono anche altre che non dipendono dalla buona volontà e dalle possibilità del proprietario e conduttore di alpeggio ed il cui evento è, pertanto, aleatorio.
Comunica che in questo caso, cioè allorquando la produzione va a male per cause indipendenti dalla volontà del proprietario o conduttore di alpeggio, la Regione dovrebbe venire in aiuto al proprietario o conduttore di alpeggio.
L'Assessore FOSSON comunica di non concordare sull'affermazione, fatta dal Consigliere Dujany, che il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Produttori Latte e Fontina è libero di adottare tutti i provvedimenti che ritiene opportuni nell'interesse dei produttori soci della Cooperativa, perché il Consiglio di Amministrazione, egli dice, non può assumere provvedimenti ed iniziative diversi da quelli contemplati dalle norme statutarie dell'Ente.
Per quanto riguarda la proposta in discussione, precisa che si tratta di una iniziativa che viene assunta dall'Amministrazione regionale allo scopo specifico di ottenere un miglioramento della produzione di fontina, che è l'obiettivo a cui tendono e debbono tendere gli Amministratori della Regione nell'interesse dei produttori e, per riflesso, nell'interesse dell'economia della Regione.
Rileva che innumerevoli sono le cause che possono concorrere alla formazione degli scarti, alcune delle quali sono imponderabili e difficilmente individuabili ed eliminabili ai conduttori di alpeggi.
Osserva, però, che una delle cause che maggiormente influiscono in senso negativo sulla produzione di fontina di qualità è la inosservanza delle norme igieniche.
Precisa che vi sono, poi, altri fattori strettamente connessi con le malattie del bestiame e che sono difficilmente individuabili dai casari, salvo che si tratti di casari che abbiano una particolare preparazione e competenza specifica per aver frequentato Scuole o Corsi di perfezionamento.
Riferisce, in proposito, che gli esperimenti effettuati in alcuni alpeggi sotto le direttive e il controllo di tecnici dell'Assessorato Agricoltura e Foreste, oltre che ad ottenere il miglioramento della produzione casearia, serviranno a facilitare in avvenire il compito dei casari.
Informa che è intendimento dell'Amministrazione regionale di intensificare i corsi di perfezionamento per casari, aumentando la durata dei corsi stessi.
Ritiene che il provvedimento proposto dalla Giunta al Consiglio, cioè la concessione di premi ai produttori per la fontina prodotta nel 1959 e regolarmente marchiata, sia l'unico e più indicato provvedimento da adottare e da attuare in questo momento, per invogliare i produttori a migliorare la produzione di fontina.
Circa la proposta di estendere la concessione di tali premi, sia pure in misura ridotta, ai produttori la cui fontina non abbia potuto essere marchiata perché non rispondente, per cause indipendenti dalla loro volontà, allo standard stabilito dalla legge, ritiene sia da escludersi un aiuto a favore di tale categoria sotto forma di denaro; ritiene che l'intervento regionale dovrebbe concretarsi, caso mai, in un aumento dell'assistenza tecnica sulla lavorazione del latte nei vari alpeggi in cui la produzione risulti scadente.
Comunica che i tecnici dell'Assessorato si sono recati, già in passato, in diversi alpeggi e che, nella maggior parte dei casi, con i loro consigli e con prove eseguite sul posto, sono riusciti ad ottenere una buona produzione.
Ritiene che fra le varie caratteristiche che costituiscono lo standard della fontina, solo quella relativa al limite minimo del peso (Kg. 8) della forma di fontina potrebbe eventualmente non essere tenuta in considerazione agli effetti della concessione di un premio.
Ribadisce, tuttavia, la necessità che si addivenga presto anche alla standardizzazione del peso delle forme di fontina ai fini commerciali.
Il Consigliere LUCAT riferisce che molte volte negli alpeggi scarseggia il personale, per cui non è sempre possibile ai conduttori di alpeggio far eseguire i necessari controlli al fine di accertare che non vi siano fattori che influiscano negativamente sulla produzione di fontina di qualità.
Insiste sulla necessità che siano aumentati il numero e la durata dei corsi per casari, rilevando l'opportunità che tali corsi siano tenuti da esperti in materia casearia.
Il Consigliere BONDAZ fa presente che, fra i problemi che debbono ancora essere risolti in Valle d'Aosta, quello della fontina è indubbiamente il più complesso, perché il prodotto "fontina" è la risultanza di un lungo iter che incomincia con la qualità del bestiame, - per cui influiscono sulla produzione anche le malattie del bestiame -; rileva poi che tale problema è pure connesso con l'osservanza delle norme di igiene e con vari altri fattori (deposito delle forme di fontina in idonei magazzini, loro conservazione e manipolazione, ecc.).
Osserva che il provvedimento proposto dalla Giunta dà l'impressione che si voglia ottenere l'optimum saltando a piè pari la necessità della graduale soluzione degli altri problemi, alcuni dei quali dipendono da fattori imponderabili modificabili non già dai singoli produttori ma dalle varie provvidenze che la Regione deve adottare per aiutare i produttori ad ottenere un miglioramento del prodotto.
Osserva che il Consiglio è a conoscenza che rimangono ancora da risolvere vari problemi importanti fra i quali cita quello delle malattie del bestiame e della qualità del latte.
Precisa che il problema non data da oggi, perché già la precedente Amministrazione regionale ha effettuato delle statistiche per vedere quale era l'incidenza, ad esempio, della maltese e per esaminare che cosa si potesse fare per combattere tale malattia che ha un effetto deleterio anche per la lavorazione del latte.
Rileva che si tratta, quindi, di un problema che deve essere affrontato e risolto dall'Amministrazione regionale nei suoi vari aspetti perché i produttori da soli non potranno mai risolverlo.
Ritiene, quindi, che il Consiglio, conscio della necessità di avviare a soluzione anche i rimanenti problemi preliminari connessi alla produzione della fontina e che debbono essere risolti dalla collettività, farebbe meglio ad agire gradatamente anche per quanto concerne il provvedimento di concessione del premio ai produttori.
Esprime, infatti, il timore che il provvedimento ora sottoposto dalla Giunta all'approvazione del Consiglio, anzichè raggiungere gli scopi che l'Amministrazione regionale si propone di raggiungere, possa in qualche modo creare difficoltà e limitazioni alla produzione della fontina nonché del malcontento fra i produttori.
In luogo di aumentare l'importo del premio base, propone di stabilire una gradualità nella erogazione dei premi, che dovrebbero altresì venire concessi, per le ragioni già esposte, anche a quegli alpigiani la cui produzione, per cause non dipendenti dalla loro volontà, non possa ottenere il marchio perché non rispondente a tutti gli elementi previsti dallo standard stabilito dalla legge.
Il Consigliere MACHET, dopo aver premesso che non intende più prendere la parola sull'argomento, perché la discussione è stata già assai lunga, fa la seguente dichiarazione:
"Trovandomi di fronte ad un provvedimento che, a mio avviso, poteva essere studiato meglio, mi asterrò dalla votazione, anche perché vi era tutto il tempo per sottoporre la questione all'esame della competente Commissione consiliare".
Il Consigliere GUGLIELMINETTI premette che, all'inizio dell'attuale legislazione, il Consiglio si era orientato verso la costituzione di Commissioni consiliari permanenti consultive presso ogni Assessorato, con l'intesa che ogni problema sarebbe stato sottoposto al vaglio della competente Commissione prima di essere sottoposto alle decisioni del Consiglio, per poter approfondire meglio i problemi ed evitare perdite di tempo e lunghe discussioni in sede di adunanze consiliari.
Osserva che, in base a tale indirizzo, il provvedimento sottoposto oggi all'approvazione del Consiglio avrebbe dovuto essere prima vagliato e approfondito dalla Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura.
Rileva che, come giustamente è stato fatto presente dai Consiglieri Aillon, Bordon e Machet, ciò non è stato fatto e ritiene, pertanto, che il Consiglio dovrebbe soprassedere ad ogni decisione, in attesa che la proposta sia esaminata dalla predetta Commissione consiliare.
Dichiara che, in caso contrario, si asterrà dalla votazione sulla proposta della Giunta.
Il Consigliere BORDON dichiara che il provvedimento che il Consiglio è chiamato ad approvare è effettivamente insufficiente, perché prevede la concessione di premi soltanto a quei produttori la cui fontina sia stata marchiata e non tiene, invece, alcun conto di quei produttori la cui fontina, per cause indipendenti dalla loro volontà, non corrisponde completamente alle caratteristiche stabilite dalla legge e non ha, quindi, potuto essere marchiata.
Fa presente che i Consiglieri della minoranza concordano, quindi, sulla necessità che la questione sia sottoposta all'esame della Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura.
Il Consigliere PAGE comunica che, secondo quanto gli risulta, molti produttori non avrebbero fatto marchiare la loro produzione perché, - stando alle loro dichiarazioni, - il Consorzio Produttori Fontina, che ha un colore prettamente politico D.C., procede alla marchiatura con criteri discriminatori nei confronti di coloro che non sono di quella corrente politica.
Fa presente che detti produttori hanno venduto la loro produzione a dei commercianti, produttori di fontina, i quali avranno provveduto a far marchiare anche la produzione acquistata, oltre la loro.
Osserva che detti commercianti e produttori verranno quindi a percepire il premio anche per le forme di fontina acquistate e fatte marchiare, il che non sarebbe giusto.
Raccomanda alla Giunta di voler prendere in esame tale questione e di fare in modo che il premio per le fontine marchiate venga corrisposto solo ai produttori e non a coloro che le hanno acquistate dai produttori.
L'Assessore FOSSON, riferendosi alle proposte fatte dal Consigliere Bondaz, osserva che vi sono tre qualità di fontina, di prima, seconda e terza qualità, e fa presente che il premio viene corrisposto non soltanto per la fontina di prima qualità ma anche per quella di seconda e di terza qualità, per cui vi è già una graduazione per quanto riguarda la qualità della fontina e per la quale si concede il premio.
Informa che nel 1959 gli alpeggi e le latterie, o per essi la Cooperativa Produttori Latte e Fontina, hanno richiesto la bollatura provvisoria per numero 87.848 forme di fontina ai fini del marchio di garanzia del prodotto.
Comunica che le forme marchiate sono state 54.163 e quelle non marchiate 33.685, per cui la percentuale di scarto è stata, nel 1959, del 38%.
Osserva, però, che va tenuto presente che numerose forme di fontina, aventi i requisiti per essere marchiate, sono state vendute dai produttori a commercianti grossisti, i quali si sono limitati a farne marchiare soltanto una parte per accertarsi che corrispondessero alle caratteristiche dello standard, evitando così la spesa della marchiatura su tutte le partite.
Esprime la speranza che, in avvenire, ciò non si verifichi più in seguito all'adozione del provvedimento ora in discussione, perché i produttori, egli dice, allorquando verranno a conoscenza che la Regione concede un premio per le forme di fontina marchiata, saranno indubbiamente invogliati a far marchiare la loro produzione prima di venderla e questo tornerà a vantaggio di tutti e a vantaggio del miglioramento della qualità del prodotto.
Conclude, assicurando di aver preso buona nota dei suggerimenti formulatigli e assicurando che, in futuro, eventuali proposte di provvidenze a favore dei produttori di fontina saranno sottoposte all'esame della Commissione consiliare prima di essere sottoposte alla approvazione del Consiglio.
Il Presidente, FILLIETROZ, chiede se qualche altro Consigliere intenda chiedere chiarimenti o formulare osservazioni, rilevando che, in caso contrario, porrà ai voti le proposte formulate dalla Giunta e illustrate dall'Assessore Fosson.
Il Consigliere BORDON chiede che il Consiglio si pronunci, in via pregiudiziale, sulla richiesta di rinvio della questione all'esame della competente Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura.
Il Vice Presidente, VUILLERMOZ, rileva che urge, per ovvie ragioni, addivenire ad una definizione del problema oggi in discussione e chiede, pertanto, che il Consiglio approvi il provvedimento proposto dalla Giunta, con l'intesa che ogni ulteriore provvedimento a favore dei produttori di fontina sarà sottoposto all'esame della competente Commissione consiliare prima di essere sottoposto all'approvazione del Consiglio.
Dopo breve discussione, alla quale prendono parte i Consiglieri BONDAZ, LUCAT, BORDON e l'Assessore FOSSON, il Presidente, FILLIETROZ, pone ai voti, per alzata di mano, la proposta di approvazione del rinvio del problema all'esame della Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura e Foreste.
Procedutosi quindi alla votazione, il Presidente, Fillietroz, accerta e comunica che il Consiglio, con voti favorevoli dieci e voti contrari diciannove (Consiglieri presenti: trenta; votanti: ventinove; astenutosi dalla votazione il Consigliere PAGE) ha respinto la proposta di rinvio del problema all'esame della Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura.
Segue breve discussione sull'ammontare del premio da concedere per ogni forma di fontina marchiata, al termine della quale discussione l'Assessore FOSSON propone che l'importo del premio sia stabilito nella misura di lire 350 per ogni forma di fontina prodotta nell'anno 1959 e regolarmente marchiata.
Il Presidente, FILLIETROZ, pone ai voti, per alzata di mano, la suddetta proposta dell'Assessore Fosson nonché le altre proposte fatte dalla Giunta e riportate in calce alla relazione soprariportata (punti secondo e terzo).
Il Consigliere BORDON, a nome dei Consiglieri del gruppo di minoranza, fa la seguente dichiarazione di voto:
"Noi riteniamo insufficiente il provvedimento proposto, perché non contempla la concessione del premio a quei produttori la cui fontina non risponda pienamente a tutti i requisiti prescritti dallo standard e perché non si è preso in esame anche il problema del burro. Ci asteniamo, quindi, dalla votazione".
Procedutosi alla votazione,
IL CONSIGLIO
ritenuta la necessità dell'adozione di provvidenze atte ad invogliare i produttori di fontina e migliorare la qualità del prodotto, allo scopo di valorizzare la fontina sul piano commerciale;
ad unanimità di voti favorevoli, espressi per alzata di mano (Consiglieri presenti: trenta; votanti: diciannove; astenutisi dalla votazione: undici: AILLON, BONDAZ, BORDON, DUJANY, GUGLIELMINETTI, LUCAT, MACHET, MASCHIO, MONTESANO, PETIGAT e VESAN);
DELIBERA
1) di approvare la concessione a favore dei produttori del formaggio "fontina" di un premio di Lire trecentocinquanta per ogni forma di formaggio "fontina" prodotto nell'anno 1959, regolarmente marchiata;
2) di approvare e di impegnare la relativa spesa, prevista in complessive lire 20 milioni circa, da finanziare sul capitolo 138 del bilancio per il corrente esercizio finanziario, che presenta la necessaria disponibilità ("Spese e contributi per la difesa dei prodotti tipici");
3) di delegare alla Giunta regionale l'adozione di ogni successivo provvedimento deliberativo di esecuzione della presente deliberazione, sia per quanto si riferisce agli accertamenti per la designazione dei produttori da premiare, sia per la concessione e la liquidazione del premio di cui si tratta.
Il Presidente, FILLIETROZ, dà quindi la parola al Presidente della Giunta, per comunicazioni.
Il Presidente della Giunta, MARCOZ, informa il Consiglio che gli è pervenuta notizia del decesso avvenuto in Aosta, in seguito ad un intervento chirurgico, del valente professionista Dr. Farinet Antonio - Medico Chirurgo, - il quale ha dedicato tutta la sua vita al bene del prossimo.
Comunica che i funerali avranno luogo domattina alle ore dieci e propone, quindi, che la seduta di Consiglio, anzichè iniziare alle ore nove del mattino, come stabilito all'ordine del giorno, inizi alle ore quindici, per dare la possibilità ai Consiglieri, che ne avessero desiderio, - molti dei quali sono amici dello Scomparso, - di prendere parte ai funerali.
Si dà atto che il Consiglio, su richiesta del Presidente, FILLIETROZ, concorda, unanime, sulla proposta di rinvio della seduta alle ore quindici di domani.
---
Si dà atto che l'adunanza viene sospesa alle ore diciannove e minuti cinquantacinque e rinviata alle ore quindici di domani.
---
Letto, approvato e sottoscritto.
IL PRESIDENTE
(Avv. G. Fillietroz)
IL CONSIGLIERE FF. SEGRETARIO DEL CONSIGLIO
(Trèves Vincenzo)
IL SEGRETARIO ROGANTE
(Dr. A. Brero)
