Oggetto del Consiglio n. 27 del 26 febbraio 1965 - Verbale

OGGETTO N. 27/65 - CELEBRAZIONE DEL 20° ANNIVERSARIO DELL'AUTONOMIA VALDOSTANA E DEL 17° ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE DELLO STATUTO SPECIALE DELLA VALLE D'AOSTA. - APPROVAZIONE DI ORDINE DEL GIORNO.

Il Presidente, MARCOZ, dichiara aperta la seduta straordinaria per la celebrazione del 20° anniversario dell'Autonomia Valdostana e del 17° anniversario della promulgazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta, in relazione alle seguenti lettere in data 3 febbraio 1965 e in data 12 febbraio 1965:

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Al Signor Presidente

DEL CONSIGLIO REGIONALE

DELLA VALLE D'AOSTA

AOSTA

OGGETTO: Convocazione straordinaria del Consiglio Regionale.

I sottoscritti Consiglieri Regionali,

pregano la S. V. Ill.ma di voler convocare il Consiglio Regionale in seduta straordinaria per il 26 febbraio 1965, per celebrare solennemente il 20° anniversario dell'Autonomia Valdostana e il 17° anniversario della promulgazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta.

Aosta, lì 3-2-1965.

F.ti . Giuseppe FILLIETROZ - A. CHAMONIN - CASETTA Giuseppe - Severino CAVERI - Pietro FOSSON - Mario COLOMBO - Mario ANDRIONE - Claudio MANGANONI - GERMANO Pietro - Francesco BALESTRI - Celeste PERRUCHON - CHANOUX - SAVIOZ Fabiano - Renato STRAZZA.

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REGIONE AUTONOMA DELLA VALLE D'AOSTA

Il Presidente del Consiglio

Prot. n. 65

Aosta, lì 12 febbraio 1965

OGGETTO: Convocazione del Consiglio Regionale in adunanza straordinaria.

AI SIGNORI CONSIGLIERI della Regione Autonoma della VALLE D'AOSTA

Alleg. 1

Mi pregio comunicare alle SS.LL. che, a richiesta di tredici Consiglieri regionali e ai sensi del 2° capoverso dell'articolo 20 del Regolamento interno del Consiglio Regionale, il Consiglio stesso è convocato in seduta straordinaria per le ore dieci del giorno 26 febbraio 1965 (venerdì), in Aosta, nell'apposita sala delle adunanze consiliari, sita nel palazzo sede dell'Amministrazione Regionale, in Via Gramsci n. 3, per la solenne celebrazione del 20° anniversario dell'Autonomia Valdostana e del 17° anniversario della promulgazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta.

Cordialmente.

IL PRESIDENTE

F.to: Avv. Oneste Marcoz

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Il Presidente, MARCOZ, dichiara quanto segue:

"Signori Consiglieri e cari Colleghi,

abbiamo deciso di celebrare, in questo giorno, nella forma più solenne possibile, la data che segna il 17° anniversario della promulgazione dello Statuto speciale, - cadendo anche in questo anno il ventesimo anniversario della nostra Autonomia -, ed abbiamo stimato che nessuna forma potesse essere più degna, più solenne e più consona al significato della fausta ricorrenza quanto quella di convocare il Consiglio Regionale in adunanza straordinaria.

Non si vuole dire con ciò che la festa della nostra autonomia non sia stata, per il passato, sempre degnamente celebrata o, peggio, negletta, poiché essa ha sempre avuto ogni anno una eco profonda ed è sempre stata sentita dalla popolazione valdostana al suo giusto valore.

Io, personalmente, ricordo infatti che nell'ultimo quadriennio di amministrazione, per limitarmi a questi ultimi anni, vi furono due celebrazioni particolarmente riuscite per la imponente partecipazione: una, per la quale erano stati invitati per la prima volta tutti i Signori Sindaci della Valle, e l'altra, quella del 1963, che ha coinciso con l'inaugurazione del Palazzo regionale.

Ma sempre vi è stata, nel passato, in queste celebrazioni, una specie di lacuna e questa lacuna era da porsi in relazione alla scarsa partecipazione di Amministratori regionali o, comunque, ad una partecipazione che non era totalitaria, talché io ho sempre provato un po' di tristezza, ed oggi ve lo confesso, ho sempre sentito un vuoto.

Mi è sempre parso che un velo di mestizia offuscasse la gioia, l'entusiasmo, la cordialità degli intervenuti, perché è innegabile che in ogni grande solennità l'assenza anche di un solo membro della famiglia - e la nostra è e deve essere una grande famiglia - è motivo di disagio, di rincrescimento, di rimpianto.

Ebbene, io oggi ho la gioia di esprimervi, Signori Consiglieri e Colleghi, il mio sincero, vivissimo compiacimento perché Voi avete risposto all'appello all'unanimità, salvo ovviamente gli assenti giustificati, e siete tutti presenti.

Siete qui riuniti per dare degno e giusto risalto, con la vostra presenza fisica, ma soprattutto con tutta la dignità della vostra importante carica, con il vostro cuore di valdostani con la vostra fede di autonomisti convinti, a questo rito celebrativo.

Io mi sento, pertanto, debitore verso di Voi di un vivo ringraziamento che subito estendo ai nostri Parlamentari, alle Autorità, ai rappresentanti della Stampa e al cortese pubblico.

Celebrare un anniversario è sempre un evento ricco, denso di altissimo significato materiale, morale, spirituale; vuole significare una sosta nel ritmo abituale delle nostre occupazioni, per una meditazione; vuole dire raccogliersi in sé stessi, volgere lo sguardo al passato per una sintesi retrospettiva, cogliere il presente che già s'invola come attimo fuggente, ma soprattutto saper guardare al futuro che incalza e che già preme alle porte, inesorabilmente, con ritmo sempre più accelerato, specie per chi non è più ai verdi anni.

Ebbene, volgendo lo sguardo al passato, guardando il panorama generale delle realizzazioni concrete, facendo confronti, valutando l'attivo ed il passivo, il pro ed il contro di un regime di autonomia e soprattutto del nostro regime di autonomia, a me pare che saremmo ingiusti verso la storia, che saremmo ingiusti verso noi stessi se non provassimo motivi di soddisfazione e di compiacimento. Ma poiché il giudizio spassionato, il più spassionato, non può essere quello che promana dagli interessati, - e interessati siamo, ovviamente, noi Amministratori, e ciò è tanto vero che anche nel campo del diritto è sempre valido l'aforisma "nemo iudex in causa sua" -, io penso che il giudizio che più ci può confortare sia quello degli estranei, degli osservatori imparziali, di ogni ceto sociale, che conoscono la nostra Valle da tempi remoti o da vari decenni e che qui si recano periodicamente per i più svariati motivi, per lavoro, villeggiatura, turismo, ragioni di studio, di cura, o altro.

Ebbene, com'è accaduto a me di sentire apprezzamenti e giudizi, così è certamente accaduto a tutti Voi e questi giudizi sono stati sempre entusiastici e lusinghieri. Essi, in sintesi. suonano nel senso che la Valle d'Aosta, in meno di 20 anni, si è completamente trasformata, ha cambiato il suo volto attraverso realizzazioni di ogni genere, che si estendono dai centri di fondo valle ai borghi disseminati e dispersi, e talvolta letteralmente appollaiati sui fianchi di queste montagne.

Questo è un aspetto positivo innegabile; è una constatazione che ha riscontro in una realtà incontrovertibile.

L'autonomia, dunque, ha recato e reca in sé le premesse necessarie, le condizioni più favorevoli, una fonte ed una carica genuine di progresso sociale, di prosperità, di impulsi nuovi e fecondi, le premesse che consentono le decisioni celeri e più appropriate, assunte da Amministratori locali che vivono vicino agli amministrati, che partecipano alla loro stessa vita, che ne conoscono le esigenze e che sono in grado di tradurre in realtà le decisioni con un ritmo ben più celere, con un ritmo che ha rotto i ponti con la tradizionale lentezza delle burocrazie centralizzate.

Ma se questo è l'aspetto materiale dei benefici che sono connessi al regime autonomistico, i riflessi morali non sono meno importanti e significativi: per noi valdostani la autonomia vuole anche significare la potestà di autogoverno, vuole anche essere una scuola di educazione ai compiti della amministrazione e della politica; vuole significare la concreta possibilità di amministrare e di governare nel pieno rispetto e nella scia delle nostre tradizioni che si chiamano lingua, costume, folklore; vuole dire, insomma, riconoscimento della nostra minorità etnica, riconoscimento dei legami che ricongiungono il presente con un passato glorioso, ricco di libertà, di franchigie, di storia e di cultura.

Dobbiamo quindi essere orgogliosi e fieri della nostra autonomia e tutti, certamente, lo siamo.

Da queste brevi considerazioni mi pare che discendano, come logica conseguenza, il dovere imprescindibile e la responsabilità che su di noi tutti incombono, amministratori e popolo valdostano, di potenziare e di rendere vieppiù operante la nostra autonomia, le nostre istituzioni, colmando le lacune tuttora esistenti, con l'applicazione integrale dello Statuto, rendendo questa autonomia sempre più efficiente e vitale, nello spirito della lotta della Resistenza; aspramente combattuta, nello spirito della Costituzione, in quello spirito e con quella lungimiranza che certamente furono presenti alla mente dei Costituenti.

Nessuno ha il diritto di rinfacciare a noi, finché ci limitiamo a pretendere gli adempimenti costituzionali, che siamo troppo esigenti.

L'impegno è dunque, di fronte al cammino ancora lungo che ci resta da percorrere, di percorrerlo fino in fondo, a costo di qualsiasi sacrificio.

Le esigenze sempre crescenti della società nella quale viviamo rendono, - e renderanno ancor più nel futuro -, ogni attività amministrativa, per quanto vigile ed intensa, sempre impari ai nuovi bisogni, alle nuove necessità ed i compiti degli amministratori diventeranno sempre più impegnativi.

Messieurs les Conseillers et chers Collègues,

et maintenant permettez-moi de Vous adresser quelques mots encore dans la langue de nos ancêtres, dans cet idiome qui nous est plus familier et qui constitue, ne l'oublions pas, une des péculiarités de notre minorité ethnique et qui, par conséquent, est aussi le fondement qui pourrait justifier, à lui seul, l'octroi de notre autonomie.

Nous manquerions de remplir un devoir de justice si, après avoir considéré les bienfaits que l'autonomie a apportés à la Vallée d'Aoste, nous oublions, en cette circonstance, de rappeler et d'évoquer la mémoire des précurseurs et de tous ceux qui ont lutté et qui se sont sacrifiés pour préparer à la Vallée d'Aoste des temps meilleurs.

Plus de vingt ans se sont déjà écoulés, c'est-à-dire l'espace d'une génération, depuis ce mois d'avril historique de l'an 1945, qui a fait resplendir à nouveau sur nos montagnes le soleil de la Liberté, la joie de vivre, qui a fait retrouver à la personne humaine toute sa dignité; mais, malgré que l'espace d'une génération se soit écoulée, nous voulons, contre le temps, défendre de l'oubli la mémoire de nos meilleurs enfants et nous les rappelons dans cette célébration comme dans un rite sacré. Ainsi, nous plaçons au premier rang de l'équipe héroïque, comme de justice, le portrait du chef de la Résistance Valdôtaine, le portrait physique et moral de notre martyr: Emile Chanoux.

Emile Chanoux a été, sans contredit, l'âme, l'inspirateur principal et intrépide du mouvement de la Résistance Valdôtaine, qui fut la prémisse de l'Autonomie.

Chanoux a consacré sa jeune vie à la défense de nos droits et de nos libertés. Chanoux a témoigné par une mort héroïque ses convictions et sa foi dans la destinée future de notre peuple et son amour ardent pour la Vallée d'Aoste; il a acquis le droit à la reconnaissance impérissable de tous les valdôtains.

Je suis convaincu d'interpréter les vœux de l'honorable Conseil en renouvelant à Madame Chanoux, en ce jour, - qui, pour elle et aussi pour les amis d'Emile, est voilé de tristesse bien compréhensible, - les sentiments de notre amitié et de notre affectueuse sympathie.

Mais la Vallée d'Aoste, ce peuple plein de fierté, qui a toujours mal supporté le joug des oppresseurs, a engendré dans cette même époque plusieurs autres citoyens qui furent dignes du chef, tels que Emile Lexert, l'Abbé Duc, Georges Elter, Mésard et d'autres encore, dont les mérites sont bien connus et dont le souvenir est plus vivant que jamais dans nos esprits.

Une place d'honneur doit être réservée aussi aux précurseurs et aux pionniers de la Résistance qui ont suscité et alimenté l'esprit de la Résistance, bien avant la lutte armée et ouverte.

Cette place d'honneur revient à l'Abbé Trèves, Curé de Excenex, et aux membres de la Jeune Vallée d'Aoste. Et notre émotion est encore plus profonde, si possible, devant les centaines de combattants du maquis morts sur les champs de bataille ou fusillés par la barbarie d'un ennemi sans pitié ; humbles fils de nos montagnes qui volontairement ont sacrifié la vie pour défendre la terre natale, pour repousser l'envahisseur, pour racheter notre Pays du joug de l'oppression.

Puisque nous célébrons les vingt ans de notre Autonomie, un sentiment de reconnaissance nous porte tout naturellement à rappeler d'autres citoyens illustres et méritants. Je me réfère par là a tous les Administrateurs régionaux, Présidents de Junte et de Conseil, Assesseurs et Conseillers régionaux, Parlementaires du Val d'Aoste, qui tous ont bien rempli leur tâche; tâche très lourde surtout pour ceux qui, les premiers, ont dû pourvoir à réglementer l'organisation de la nouvelle Administration, à dresser, en quelque sorte, l'échafaudage de cette nouvelle Administration, à bâtir les fondements de notre vie administrative autonome, en abordant des difficultés de tout genre, d'ordre financier, d'abord, des difficultés aussi et surtout pour exiger de la part du pouvoir central l'application pratique et concrète des règles de démocratie et de décentralisation qui sont la raison d'être de notre Statut spécial.

Quelques uns de ces Administrateurs, hélas, nous ont quittés pour toujours, comme le Professeur Chabod Frédéric, l'Assesseur Albert Deffeyes l'Assesseur Arbaney Flavien, le Docteur Marchiando, le Docteur Norat et d'autres encore, dont peut-être je peux oublier les noms. Nous les rappelons tous avec le plus poignant regret.

C'est aussi notre devoir d'associer dans un sentiment de reconnaissance nos collaborateurs, c'est-à-dire les dirigeants et les fonctionnaires qui furent, pendant de longues années au service de l'Administration Régionale, car il y en a de bien méritants.

Cela va de soi que les hommes d'Etat italiens, à commencer par les honorables Parri, Brosio, Nenni, les regrettés honorable De Gasperi, Togliatti et tous les Ministres, dont les noms sont gravés au bas de la dernière page du décret législatif 7 septembre 1945, par lequel l'Autonomie nous a été octroyée, ont, eux aussi, acquis un fuste titre à notre souvenir et à notre sympathie.

Mais ce décret législatif porte aussi une autre signature: celle de Umberto di Savoia.

Ce fait offre à mon esprit une matière de méditation: il faut bien dire avec Fénelon que "l'homme s'agite, mais Dieu le mène", il faut bien croire que la force indomptable d'une rigoureuse Némésis historique, par un processus qui échappe à toute prévision humaine, a établi qu'un Souverain de la Maison de Savoie, un Souverain encore jeune, à l'avant-veille, pour ainsi dire, de l'abdication, signât lui aussi ,en faveur des valdôtains, ce document que l'on pourrait bien appeler la reconnaissance des modernes franchises et des modernes libertés, lesquelles se rattachent à la Charte des franchises valdôtaines, octroyées l'an 1191 par le Compte Thomas 1° et respectées pendant de long siècles par les Princes de cette même Maison de Savoie.

C'est la leçon de l'histoire, c'est la force supérieure des évènements qui jouent leur rôle aussi dans les vicissitudes humaines.

Messieurs les Conseillers et chers Collègues,

il faut que je me taise, car je ne veux nullement soustraire du temps précieux aux Collègues plus qualifiés qui prendront certainement la parole.

En terminant, je dis à Vous tous et à tous les valdôtains, de naissance ou d'adoption, à tous les citoyens qui ont leur résidence en Vallée d'Aoste: réjouissons-nous, car ce jour est un jour de fête, c'est pour nous la plus importante fête civile de l'année; réjouissons-nous aujourd'hui et fraternisons tous ensemble, sans réserves, sans méfiance, et faisons tous les efforts, Messieurs les Conseillers, pour conserver, à l'avenir, ce même esprit de fraternité.

Faisons en sorte d'être à la hauteur du mandat que les valdôtains nous ont librement confié et dont nous devons rendre compte; efforçons-nous d'être dignes, toujours plus dignes de notre tâche délicate par la droiture, la probité, le devouement, la tolérance réciproque et, surtout, par un minimum de collaboration sur les grands problèmes, puisque un vieux proverbe, toujours valable, nous enseigne: "concordia parvae res crescunt".

Encore une lois je fais appel à la concorde et à la collaboration.

Après tout, c'est l'attente bien légitime, c'est la volonté de la communauté valdôtaine, c'est le commandement de nos devanciers et de nos morts, c'est, enfin, le commandement de la Vallée d'Aoste".

Le Président de la Junte, M. CAVERI, déclare ce qui suit:

"Nous célébrons aujourd'hui le XVIIe Anniversaire de notre Statut Régional et le XX Anniversaire du premier décret, qui a reconnu nos droits à l'Autonomie.

Nous avons voulu rappeler ces faits mémorables, qui se sont produits en 1945 et en 1948, d'une manière nouvelle, par une séance de ce Conseil Régional, qui représente tout le peuple valdôtain, et en remplaçant l'habituel monologue du Président de la Junte par les déclarations des représentants de toutes les opinions politiques.

Cette célébration sera d'autant plus digne, si ces représentants oublient pendant un jour, pendant une heure, tout ce qui peut nous diviser et ne pensent qu'à ce qui peut nous réunir, à ce qui peut nous être commun.

Il y a un fait qu'on ne peut contester, puisqu'il est de toute évidence: l'organisation administrative et politique actuelle de la Vallée d'Aoste est le dernier maillon d'une longue chaîne qui remonte très haut dans l'histoire; c'est le fruit qui s'est formé au sommet de la plus haute branche de l'arbre presque millénaire, puisque déjà dans les documents du XIe siècle on parlait de la "Patria Vallis Augustanae".

L'Assemblée Générale des Trois Etats s'est formée la première. Ensuite le "Conseil des Commis" a gouverné la Vallée pendant plus de deux siècles.

L'absolutisme royal a détruit tout cela et a transformé notre Pays, qui était un Pays d'Etat, selon la vieille définition du droit public français, en une Intendance, en une sous-préfecture.

Mais dans la conscience de plusieurs valdôtains il y a toujours eu le souvenir de ces institutions qui avaient permis une première forme d'autonomie, évidemment adaptée au stade d'évolution de la société d'alors.

Lorsqu'il fut évident, vers la fin du XVIIIe siècle, que les Français, après avoir occupé la Savoie, auraient porté en deçà des Alpes les idées de leur Révolution, l'Intendant Réan rédigea et envoya un mémoire dans lequel il soutenait que les anciennes Assemblées de notre Vallée auraient pu revivre sous une forme nouvelle, dégagée des structures Modales périmées.

Ceux qui ont lu les collections des journaux valdôtains du XIXe siècle ont pu constater que très souvent, dans ces articles, on déplorait la politique "spogliatrice" de la centralisation, tandis que l'on envisageait et l'on caressait l'espoir d'une Autonomie Valdôtaine.

En 1919, la Ligue pose le problème d'une façon explicite.

C'est donc une erreur, ou du moins c'est une vision unilatérale, celle qui représente le mouvement valdôtain pour l'autonomie comme un simple phénomène de réaction au fascisme, puisque ce mouvement, cette aspiration, cette idée autonomiste plongeaient leurs profondes racines dans l'histoire ancienne et récente, dans la configuration géographique même de ce pays, glacé, déjà avant les tunnels, au carrefour de l'Europe Occidentale, dans les aspects ethniques et linguistiques de notre Vallée, à leur tour déterminés par l'histoire et par la géographie.

Le chloroforme des gouvernements préfascistes avait endormi la conscience politique des Valdôtains. Le Fascisme a interdit à une génération l'usage de la langue française, mais il a provoqué, sans le vouloir évidemment, un réveil, une secousse salutaire. La Jeune Vallée d'Aoste, guidée par l'Abbé Trèves, par Emile Chanoux et par Albert Deffeyes, a été la manifestation de ce réveil, de cette secousse de la conscience valdôtaine qui, d'ailleurs, avait toujours existé.

Cet esprit nouveau et ancien a pénétré à son tour le phénomène successif de la Résistance, qui chez nous a eu des aspects différents.

Les grandes Assemblées populaires de 1945 et de 1946, l'adhésion successive des partis politiques qui ont da tenir compte des aspirations de notre population, l'effort commun de plusieurs valdôtains ont déterminé les faits mémorables de 1945 et de 1948, que nous célébrons aujourd'hui.

C'est ainsi qu'est née la nouvelle organisation administrative et politique de notre Vallée.

C'est donc un long chemin que nous avons parcouru ensemble, un chemin qui a été jalonné, - pourquoi devrions-nous le cacher ? - par des erreurs, par des incompréhensions et par des insuffisances des uns, des autres, et des autres encore, mais c'est un chemin qui a été illuminé par le sacrifice de ceux qui étaient meilleurs que nous et par la foi dans les vertus de notre peuple.

Une grande transformation a été faite dans la Vallée en ces dernières vingt années ; tous ceux qui sont de bonne foi doivent le reconnaître et le reconnaissent.

D'autre part, les changements rapides et profonds de notre société nous font sentir la nécessité d'autres initiatives, d'autres travaux et d'autres transformations.

Une partie de notre Statut a été réalisée; une autre partie de ce Statut attend encore, après dix-sept ans, sa réalisation.

Rappelons-nous, tous ensemble, que seul un effort commun, seule une solidarité retrouvée sur les choses grandes et essentielles, au-dessus de tout esprit de secte et de basse rancune, pourra faire durer et développer à travers le temps notre Autonomie, pour servir toujours mieux les intérêts de la population de la Vallée, dans un climat de liberté et de justice".

Mr. MANGANONI, Assesseur aux Travaux Publics, fait les déclarations suivantes:

"Il y a 20 ans, le 7 septembre 1945, que le principe de l'Autonomie de notre Région fut arrêté par un décret-loi.

Le 10 janvier 1946 eut lieu la première séance de notre Conseil Régional, composé de cinq Conseillers désignés par les cinq partis du C.L.N.: au total 25 Conseillers, qui procédèrent à la nomination du Président et d'une Junte unitaire formée d'un Assesseur de chaque parti.

Cette séance consacra le début de la première législature de l'Administration Régionale de la Vallée d'Aoste Autonome.

Enfin, le 31 décembre 1947, l'Assemblée Constituante approuva le Statut Spécial pour la Vallée d'Aoste, promulgué par loi constitutionnelle le 26 février 1948.

La promulgation de ce document d'importance vitale représente, incontestablement, l'un des plus grands évènements que notre histoire ait enregistrés.

Avec son Statut Spécial, la Vallée d'Aoste a recouvré une partie de cette indépendance dont elle avait jouit à partir de 1191, grâce à la Charte des Franchises, accordée par Thomas 1er.

Cette forme de gouvernement autonome fut supprimée, progressivement, par la monarchie de la Maison de Savoie et reçut le coup de grâce par le fascisme, qui, en 1929, bannit l'enseignement du français dans les écoles primaires.

On ne peut donc s'étonner si après la Libération, avec la chute du fascisme et de la monarchie et l'instauration de la République par le Peuple Italien, la Vallée d'Aoste a reconquis une partie, seulement une partie, des prérogatives dont elle avait bénéficié pendant des siècles.

Cela n'a pas été une concession, mais la juste reconnaissance de nos droits.

Non dobbiamo dimenticare mai che la nostra Autonomia è nata dalla Resistenza e dall'antifascismo.

Resistenti ed antifascisti erano gli uomini della Costituente che hanno varato il nostro Statuto nel 1948, che hanno firmato il decreto del 7 settembre 1945, che hanno emesso il proclama del Comitato di Liberazione Alta Italia nel 1944.

Fra questi uomini voglio citare: Parri, Terracini, De Gasperi, Lussu, Togliatti, Nenni, Gronchi, La Malfa e molti altri.

Il cammino che il popolo valdostano ha percorso per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti è stato lungo e difficile, ha richiesto lotte, sacrifici, sangue.

Ma ciò che forse più ha contribuito al raggiungimento di questo fine è stata l'unità di intenti del popolo valdostano.

Voglio qui ricordare alcuni episodi che si riferiscono a questa lunga e difficile lotta.

Dopo l'avvento del fascismo, gli uomini che detenevano il potere, con il loro grottesco nazionalismo, intendevano piegare la volontà popolare sotto il tallone della dittatura.

La maggior parte dei valdostani cercò di resistere in patria od all'estero, organizzandosi clandestinamente in un solo movimento: la "Jeune Vallée d'Aoste", ove confluivano antifascisti delle varie tendenze politiche e religiose. Basti citare al fianco di Chanoux, il comunista Lexert, il canonico Don Bréan, l'autonomista Antoine Caveri. Cito solo coloro che non sono più fra noi.

Pur mantenendo il loro "credo", univano i loro sforzi per la lotta al fascismo e per la difesa dei diritti della nostra Valle.

E così fu nella Resistenza. I primi organizzatori provenivano dalle file della "Jeune Vallée d'Aoste". Successivamente, le varie formazioni: Garibaldi, Matteotti, Autonome, unificavano i loro comandi seguendo gli insegnamenti di Chanoux, che diceva: "quando la guerra sarà finita ed il fascismo crollato potremo ottenere la nostra Autonomia dal nuovo governo centrale, solamente se combatteremo uniti e uniti rivendicheremo i nostri diritti".

Cadevano sotto il piombo nazi-fascista da Chanoux al comunista Lexert, al Reverendo Don Duc, per non citare tutti gli altri.

A Liberazione avvenuta, nei "Congrès" organizzati nei vari centri della Valle per rivendicare i nostri diritti all'Autonomia, a fianco dei rappresentanti dell'Union Valdôtaine, vi erano i democristiani ed i comunisti.

Il primo Governo regionale che, come già detto sopra, era unitario, quando inviò una delegazione a Roma, nel 1947, per rivendicare presso il Governo centrale una Autonomia sostanziale e confacente alle nostre aspirazioni, nominò rappresentanti dell'Union Valdôtaine, della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista, che si affiancarono al Deputato socialista Bordon.

Questa unità di tutte le forze che rappresentano il popolo valdostano, prima della Resistenza, durante e dopo, ha dato i suoi frutti: lo Statuto Speciale.

Oggi, questa unità è necessaria quanto allora, perché il nostro Statuto non viene applicato; non solo, ma viene apertamente violato. Basti ricordare il fatto più recente: la legge sulla nazionalizzazione delle acque che, praticamente, abroga l'articolo 7 del nostro Statuto.

È lontana da me l'idea di voler imporre una ideologia; ognuno pensi come meglio crede, ma al di sopra dei "credo" politici e religiosi, è necessario che ognuno dei 35 Consiglieri si senta il geloso custode, lo strenuo difensore del nostro Statuto. Questo è il mandato degli elettori valdostani. Ieri eravamo d'accordo ed uniti per rivendicarlo, questo Statuto; oggi dobbiamo essere uniti e d'accordo per ottenerne il rispetto e l'applicazione.

Ieri, con l'unità del popolo e la lotta armata, abbiamo conquistato lo Statuto. Oggi, rafforzando l'unità del popolo valdostano e con la lotta democratica, dobbiamo ottenerne la piena ed integrale attuazione".

L'Assessore all'Industria e Commercio, COLOMBO, dichiara quanto segue:

"Signor Presidente, Colleghi Assessori, Signori Consiglieri,

ogni celebrazione per fatti, avvenimenti, importanti conquiste politico sociali, acquistano un significato che va al di là delle parole spese nella circostanza commemorativa, quando al passato sappiamo collegare, proiettandolo nell'avvenire, quello spirito che rese possibile, appunto, quei fatti, quegli avvenimenti, quelle conquiste.

Oggi noi, rappresentanti di differenti forze politiche, siamo qui per ricordare e per rinverdire la grande conquista che sta alla base del nostro edificio politico-amministrativo: l'Autonomia Regionale.

Sarebbe troppo facile, - ed è tentazione spesso ricorrente -, parlare dell'Autonomia in termini "quantitativi", citando elenchi di tutto quanto è stato realizzato sul piano amministrativo in questi lunghi diciassette anni.

L'Autonomia ha certamente significato per noi il trasferimento dei numerosi ed importanti servizi dalla competenza statale alla competenza amministrativa ed alla gestione diretta della Regione; è stata nella realtà un vasto e concreto decentramento amministrativo, che ci ha permesso di affrontare e risolvere più speditamente e con maggior comprensione i problemi e le necessità materiali delle nostre popolazioni.

L'Autonomia, d'altra parte, ha significato. - o meglio avrebbe dovuto maggiormente significare -, l'occasione, lo strumento per instaurare in Valle d'Aosta un nuovo, più aperto e dinamico costume politico, superando la dimensione burocratica dell'Autonomia intesa in termini semplicemente amministrativi, per affermare il valore creativo e dialettico dell'Ente Regione nei confronti dello Stato, contribuendo, così, alla sua evoluzione democratica.

Non sempre in noi questa coscienza dialettica è esistita; non sempre abbiamo afferrato il giusto senso, la giusta dimensione in cui collocare direttamente il rapporto Stato-Regione.

La locale Democrazia Cristiana, - permettetemi un breve salto nel passato, senza intenzioni polemiche, - durante gli anni che trascorse al Governo della Regione, subì inevitabilmente le tendenze centralizzatrici tipiche del momento politico che la Nazione e il mondo intero andavano attraversando, rivendicando così, nei confronti del Governo Nazionale, una interpretazione troppo "addomesticata" del nostro Statuto.

Per converso le sinistre, e lo stesso Partito Socialista, pur con differenti sfumature, non sempre riuscirono a dare all'Autonomia Valdostana un significato concreto, scivolando talvolta verso forme protestatarie nei confronti dei vari governi che si succedevano sulla scena politica nazionale.

Va da sé che a tali atteggiamenti di sfiduciata protesta eravamo spinti dall'insensibilità e dalla caparbietà antiautonomistica dei governi "centristi" allora imperanti.

Oggi, a distanza di alcuni anni, i socialisti valdostani ritengono, - grazie anche al mutare degli equilibri politici ed all'affermarsi sempre più di una visione articolata e democratica dello Stato in contrapposizione a quella centralizzata e burocratica, - di dover proporre alle forze più vive e sensibili della politica valdostana il superamento di questa visione schematica e, in ultima analisi, contraria allo spirito e alle ragioni ideali che stanno a fondamento della nostra Autonomia.

Niente più accondiscendenza supina nei confronti del potere centrale, ma nemmeno più sfiduciata chiusura; ecco quello che i socialisti valdostani propongono in questa celebrazione.

Certo, alcuni aspetti del nostro Statuto non hanno ancora trovato realizzazione e certe forze politiche, certi governi hanno avuto le loro storiche responsabilità che nessuno può loro togliere.

Ma oggi sta in noi, in tutte le forze politiche che si dichiarano e credono nell'Autonomia di saper superare il momento della protesta e della diffidenza per vestire i panni dell'iniziativa e chiedere quello che ci spetta e che è sancito dalla Costituzione.

Diceva il compianto Calamandrei nel suo saggio: "La Costituzione inattuata" che in uno Stato dove la Costituzione ha carattere programmatico spetta ai cittadini consapevoli e alla loro capacità di iniziativa vincere le resistenze che le forze conservatrici frappongono alla piena realizzazione del dettato costituzionale.

Un nuovo clima si sta respirando in Italia e questo grazie alle lotte che la classe operaia, - pur nelle sue divisioni, - ha saputo condurre avanti.

Dobbiamo approfittare di questa apertura democratica, dobbiamo approfittarne per inserire le nostre rivendicazioni nelle cose da fare dal Governo di centro-sinistra, discusso e discutibile, ma non certamente chiuso verso le autonomie regionali e i loro bisogni.

Ne è prova il "Progetto di programma di sviluppo per il quinquennio 1965-1969" presentato dal Ministro del Bilancio, compagno Pieraccini, nel quale si accolgono sostanzialmente le proposte che, a suo tempo, per la Valle d'Aosta formulò la Commissione di ricerche economiche e sociali per la programmazione regionale e trasmesse dalla Giunta Regionale al Governo Centrale.

La nostra Costituzione è un programma politico di rinnovamento sociale; all'interno di essa il nostro Statuto è il riconoscimento solenne del nostro particolarismo etnico, linguistico e morale della civiltà valdostana; queste sono le grandi conquiste della Resistenza, di cui quest'anno si celebra il ventennale.

Ed è, appunto, nel ricordare quella grande stagione di lotte e di speranza, in cui caddero dapprima Matteotti, poi Chanoux, Galimberti, Lexert e tanti altri patrioti celebri o sconosciuti, che noi ritroveremo la fiducia e le energie migliori per rivitalizzare il contenuto della nostra Autonomia, per renderla sempre più sensibile ed efficiente ai problemi che la complessità dello sviluppo sociale ed economico oggi ci pone.

Autonomia come capacità di collegarsi al passato, non in modo semplicemente rievocativo, ma facendo opera di coraggiosa analisi storica, per conservare, attualizzando, quanto di meglio il popolo valdostano ha espresso in questo periodo.

Autonomia come capacità di esprimere una "nuova frontiera" morale, politica, amministrativa, capace di costruire una Valle di Aosta più aperta, più moderna, consapevole della tradizione, ma aperta all'avvenire".

Il Consigliere MONTESANO fa le seguenti dichiarazioni:

"Signori Presidenti, Colleghi Consiglieri, Onorevoli Parlamentari,

In rappresentanza del Partito Socialista Democratico Italiano, esprimo la piena adesione alla celebrazione anniversaria dell'Autonomia Valdostana e dello Statuto speciale.

Con questa adesione, in primo luogo, noi intendiamo ricordare il sacrificio di Emilio Chanoux, il quale, assertore dell'autogoverno delle minoranze etniche e linguistiche e difensore strenuo di tali caratteri nella propria Valle, intravide per primo la indissolubilità esistente fra organismi sociali minori e organismi sociali maggiori, sino a prospettare, nella equilibrata convivenza di essi e pure nella molteplicità delle lingue e delle storie dei popoli, un federalismo d'Europa.

La fondatezza di tali concetti che noi, orgogliosi, ereditiamo dal Martire valdostano, ci viene rivelata oggi da tutto il travaglio con cui uomini e popoli si avviano nel geloso rispetto delle proprie autonomie etniche e culturali alla formazione di una Europa unita.

I medesimi concetti, proiettati sull'ampio orizzonte d'Europa, vanno visti e perseguiti anche e soprattutto nell'ambito più ristretto dello Stato, con la prospettiva di articolazione sempre più stretta e coordinata fra organismi autonomi, ma necessariamente abbisognevoli l'un dell'altro per la soluzione dei problemi proprii, grandi o piccoli che siano, ma nei quali ogni autonomia di governo deve fare sentire la propria voce sul piano sociale, economico, culturale ed etnico, nel quadro di una equilibrata e produttiva convivenza.

Nell'equilibrio della reciproca tolleranza, - diceva Chanoux -, la personalità dell'uomo, vero soggetto di diritto, sarà rispettata e salvaguardata. Ma questo diritto a vedere rispettata la propria personalità non è solamente dell'uomo individuo, ma anche dell'uomo organizzato nei diversi corpi sociali.

Questi concetti basilari sono quelli sui quali noi dobbiamo ravvisare le fondamenta della nostra autonomia, nella prospettiva del suo consolidamento e del suo sviluppo, affidati a noi come cittadini e, - con più ampia responsabilità -, come reggitori della cosa pubblica.

È nostro dovere anche - nello spirito in cui si va a celebrare questa giornata - ricordare altre due eminenti figure di valdostani.

La prima, quella di Federico Chabod, primo Presidente della Regione divenuta autonoma, che, in un difficile inizio di impostazione e di assestamento, profuse nell'opera la sagacia e lo spirito di storico eminente congiuntamente all'istintivo, connaturato e mai spento amore per la Sua terra.

La seconda, quella di Alberto Deffeyes, che - pur nella riservatezza della parola e dell'opera - seppe essere il migliore interprete dei postulati di Chanoux e seppe dare ai teorici disposti legislativi il calore della sua anima, la vivezza del suo pensiero, la passione sconfinata del suo lavoro quotidiano.

Noi Consiglieri regionali, appartenenti ad ogni corrente politica e pertanto espressione legittima della popolazione, ricordiamo oggi questi tre valdostani con la riconoscente ammirazione del loro esempio, e col cosciente proposito di proseguirne l'opera.

Anche se le nostre forze, per intelletto e sagacia, non possono competere con quelle di Chanoux, Chabod e Deffeyes, fondiamo almeno la nostra fatica di amministratori pubblici e di responsabili tutori dell'autonomia su un sentimento in noi non meno profondo di quanto non lo fosse in loro: l'amore per la Valle d'Aosta!

Soltanto su questo sentimento per la terra che ci ha visto nascere o che ci ha visto arrivare e così affettuosamente ci ospita possiamo e dobbiamo basare il nostro lavoro, se vogliamo che esso non rimanga sterile e sia, invece, proteso nella intima comprensione dell'autonomia, nel suo consolidamento e nel luminoso cammino per le migliori fortune della Valle d'Aosta".

Mr le Conseiller DUJANY déclare ce qui suit :

"Messieurs les Présidents, chers amis Conseillers, Messieurs les Parlementaires,

La Vallée d'Aoste est une réalité ethnique et historique. Après la chute de l'Empire Romain et des Trois Royaumes de Bourgogne, elle fut enclavée dans le Royaume d'Italie, à travers la Maison de Savoie.

Elle resta, cependant et toujours, Pays Valdôtain, traditionnel et progressiste.

Le fascisme a été l'extrême manifestation du centralisme italien; il chercha d'anéantir notre personnalité ethnique, culturelle et linguistique.

Quelques valdôtains, parmi lesquels l'Abbé Trèves, Lale-Demoz, Bréan, Chanoux et d'autres encore, qui aujourd'hui sont presque inconnus, cherchèrent, sous différents aspects, de réagir au centralisme fasciste: et voilà la "Jeune Vallée d'Aoste!».

Le fascisme tomba le 25 juillet 1943; survint l'occupation allemande et naquit le gouvernement partisan, qui en Vallée d'Aoste prit un aspect de revendication de notre personnalité valdôtaine.

Après la défaite du fascisme et les luttes d'après-guerre entre centralistes, annexionistes et autonomistes, nous avons pu atteindre au Statut Valdôtain, loi constitutionnelle 1948.

C'est le Statut autonome par lequel les valdôtains avaient la possibilité de développer leur civilisation, affirmer leurs droits et redonner à la Vallée d'Aoste une personnalité à laquelle nous nous sentons tous liés.

Nous sommes donc des héritiers d'un passé qui pèse sur nos épaules et, en même temps, qui nous soutient.

C'est devant ce passé que nous nous inclinons en ce jour et c'est à lui qu'à travers notre Statut nous promettons notre fidélité.

Peut-être devons-nous-mêmes constater que, parfois, notre engagement n'a pas été à la mesure de celle qui devrait être notre foi.

La pénible réalisation matérielle des choses quotidiennes n'a-t-elle pas quelquefois estompé les grandes couleurs dont est brossé notre Statut ?

Nous sommes-nous rendus compte du désarroi et de l'incertitude qui souvent règnent dans une grande partie de notre jeunesse ?

Á nous donc le devoir de transmettre à ceux qui viennent la flamme, l'esprit qui a été le créateur et le soutien de notre Statut régional.

Mais il est clair que si nous vivons d'un passé projeté dans l'avenir, nous ne vivons plus dans ce passé et la vie moderne a des exigences qui nous obligent à œuvrer durement pour la réalisation du bien-être de notre peuple.

C'est là que souvent, comme il est naturel que se soit, d'ailleurs, en démocratie, nos sentiments diffèrent, notre volonté se partage, nos buts immédiats s'écartent les uns des autres.

Il n'y a, cependant, rien de définitif et d'irrémédiable, puisque la passion du Pays, l'amour de la Patrie, la volonté de défendre nos institutions possèdent notre cœur et notre esprit.

Personne d'entre nous ne se fait des illusions sur la dureté du chemin qu'il nous reste à parcourir, sur les difficultés que nous devrons encore surmonter, sur les profondes divergences idéologiques qui séparent bon nombre de valdôtains. Mais, au-dessus de tout cela, quelque chose de beaucoup plus grand nous lie, nous unit, fortifie nos institutions, grandit le rôle de notre Conseil Régional: c'est l'esprit, le cœur et l'enthousiasme, - il n'est permis a personne d'en douter, - avec lesquels tous, aujourd'hui, nous disons de toute notre ferme volonté: gare à qui touche à notre Autonomie ! Gare à qui touche à notre Liberté !».

Mr le Conseiller ALBANEY fait les déclarations suivantes :

"Mon intervention n'a qu'un but: un souhait à la concorde. Je dois relever que nous n'avons pas encore une autonomie effective et complète, telle que pourrait être sous le rapport économique, financier, administratif, concernant la zone franche, l'équitable répartition des entrées, les droits sur les eaux publiques, etc.

Si tous ces problèmes indispensables à une vraie autonomie n'ont pas été résolus, à qui et à quoi devons-nous attribuer la cause, si ce n'est aux dissentions qui désolent notre Pays?

Donc si nous voulons un meilleur sort pour notre Vallée, il nous faut absolument plus de concorde entre les forces démocratiques élues, c'est-à-dire une meilleure collaboration entre l'Union Valdôtaine, les deux Partis Socialistes et la Démocratie Chrétienne.

Il nous faut plus de souci désintéressé pour la prospérité et le bien-être de notre petite Patrie".

Il Consigliere PEDRINI dichiara quanto segue:

"Signori Presidenti, Onorevoli Parlamentari, Assessori, Colleghi.

È un compito pesante quello di chiudere una celebrazione come quella che noi facciamo oggi.

Pesante perché, evidentemente, gli abilissimi oratori che mi hanno preceduto hanno detto e hanno infuso, con la loro parola, in tutti noi, quello spirito valdostano che veramente dovrebbe aleggiare non soltanto quando si celebrano vent'anni di Autonomia, ma anche quando si affrontano i problemi reali e concreti della nostra Valle.

Vorrei, riallacciandomi a quanto detto dagli oratori precedenti, ricordare l'apporto di tutti quelli che non sono più, compresa l'opera di Monsignor Stevenin della mia Valle di Gressoney.

Vorrei ricordare la sua amicizia col Presidente della Repubblica, Einaudi, già fin dalla Liberazione.

Vorrei ricordare l'allievo devoto del Liberale Croce, Federico Chabod; vorrei ricordare l'opera concreta e positiva fatta dai Liberali O.le Villabruna, Senatore Sanna-Randaccio e dal Ministro Brosio.

Senza alcun amore di polemica, vorrei ricordare non soltanto la Democrazia Cristiana, i Comunisti e l'Union Valdôtaine nei loro viaggi continui a Roma, ma vorrei ricordare anche, modestamente, il Partito Liberale che, con il Geom. Pareyson, - e questo penso sia indiscutibile, - nella sua veste di Presidente del Consiglio Regionale, ha dato un peso, un marchio notevole alle realizzazioni della nostra Autonomia.

Non sono uso a parlare in celebrazioni come questa ma, evidentemente, mancherei al mio dovere di liberale, mancherei verso me stesso, verso la mia coscienza, se non dicessi una parola su quello che non è stato realizzato.

Quanto è stato realizzato, - e dò atto sinceramente ed onestamente dell'opera di coloro che, come bene ha detto il Presidente, Marcoz, hanno lavorato per gettare le basi dell'autonomia, - è stato realizzato soltanto da uomini valdostani e con mezzi valdostani, senza aiuti da parte dei Governi Centrali.

Mi associo perfettamente alle parole dell'Assessore socialista Colombo, quando, sia pur con celata malizia, si riferisce ai Governi Centristi. Mi auguro che l'attuale Governo di centro-sinistra prenda in considerazione quei problemi valdostani che, purtroppo, non sono stati presi in considerazione prima.

Me lo auguro non per me, ma proprio per tutto il popolo valdostano, su cui troppo demagogicamente si parla. Dobbiamo parlare di quello che non ci è stato dato, perché, fino a prova contraria, le entrate del Casinò di St Vincent sono state costantemente invalidate, fino ad un determinato punto.

Non so cosa succederà nel futuro. Sono entrate nostre, del Popolo Valdostano, e delle opere che abbiamo realizzato bisogna dire grazie ai Presidenti, agli Assessori, ai Consiglieri regionali delle passate amministrazioni, i quali bene hanno fatto in funzione dello sviluppo della Valle. Questo è bene che sia chiarito e che sia detto proprio nell'ambito di una celebrazione. Ripeto, è facile ricordare, parlare, dire, prospettare; difficile è invece adoperare il bisturi nelle cose essenziali che si devono concretizzare.

Se mi sono permesso di dire questo, se mi riaggancio alla Zona Franca, se mi riaggancio a tutto quello che non è stato mantenuto e che è stato sancito dalla Costituzione, lo faccio perché, evidentemente, penso che al termine di questa celebrazione scaturirà un ordine del giorno che io mi auguro unitario.

Ho voluto, appunto, in previsione di un ordine del giorno unitario, dire quanto ho detto, perché solo ricordando quello che il Governo centrale non ci ha dato e che noi valdostani pretendiamo di diritto, noi riusciremo a fare qualcosa e a mettere una nuova pietra miliare su un futuro che auguro radioso per la Valle d'Aosta e per la sua popolazione".

Il Consigliere TORRIONE, a nome del Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, dichiara quanto segue :

"Signor Presidente, Signori Assessori, Consiglieri,

riteniamo che sarebbe un positivo coronamento di questa seduta se, all'unanimità, votassimo un ordine del giorno che noi ci permettiamo di proporvi e che è del seguente tenore:

"Il Consiglio Regionale della Valle di Aosta

riunito in seduta straordinaria il 26 febbraio 1965 per la solenne celebrazione del 20° anniversario dell'Autonomia Valdostana e del 17° anniversario della promulgazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta,

Consapevole

dei diritti che al Popolo Valdostano derivano dallo Statuto speciale sancito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948;

Memore

della secolare resistenza e del contributo di sacrificio e di sangue dato dalla popolazione nella lotta antifascista e di Liberazione, al fine di conseguire l'Ordinamento autonomo e lo Statuto speciale;

Riaffermando

la validità degli ideali di giustizia, di libertà e di fraternità tra i popoli che animarono la comune resistenza, nel clima della quale la Valle ha conseguito il riconoscimento dei suoi diritti ne commemora solennemente l'anniversario e, nel contempo,

Riconferma

la volontà della popolazione valdostana affinché venga perseguita incessantemente l'azione più idonea per l'ottenimento integrale dei diritti che conseguono a tale solenne atto legislativo,

Chiede

al Parlamento e al Governo Nazionale di cessare da ogni ingiustificata annosa remora;

Impegna

il Consiglio Regionale ad assumere con vigile attenzione ogni necessario atto deliberativo per il pieno conseguimento dei diritti sanciti;

Dà mandato

al Presidente ed alla Giunta della Regione di promuovere e seguire con eguale vigile attenzione ogni specifica iniziativa in campo regionale e nazionale;

Dà eguale mandato

ai Parlamentari della Valle di espletare ogni azione di loro pertinenza, tesa all'unico fine;

Delega

Il Presidente del Consiglio a trasmettere il presente ordine del giorno al Presidente della Repubblica, ai Presidenti del Consiglio dei Ministri e delle Camere, nonché ai Parlamentari Valdostani".

L'Assessore FOSSON, a nome della Giunta, dichiara di essere d'accordo, in linea di massima, sull'ordine del giorno proposto dal Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, ma di ritenere opportuna una breve sospensione dell'adunanza per un più approfondito esame dell'ordine del giorno stesso.

L'Assessore ANDRIONE esprime il parere che la parola "commemora", di cui al capoverso 4° dell'ordine del giorno in questione, dovrebbe essere sostituita con la parola "celebra".

IL Presidente, MARCOZ, aderendo alla richiesta dell'Assessore Fosson sospende la seduta per alcuni minuti.

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Si dà atto che la seduta viene sospesa al le ore 11,25 e riaperta alle ore 11,35.

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Il Consigliere TORRIONE informa il Consiglio che i Capi Gruppo consiliari si sono trovati tutti d'accordo sull'ordine del giorno in questione, previa approvazione dei seguenti emendamenti:

- al capoverso 3°, la frase "della secolare resistenza" è completata come segue: "della tenace secolare resistenza ad ogni forma di oppressione";

- al capoverso 4°, la parola "commemora" è sostituita con la parola "celebra".

Il Presidente, MARCOZ, dà lettura al Consiglio dell'ordine del giorno sottoriportato proposto dal Consigliere Torrione, a nome del Gruppo Consiliare della Democrazia Cristiana, e modificato come da accordi intercorsi fra i rappresentanti dei vari gruppi consiliari.

Il Presidente pone ai voti, per alzata di mano l'approvazione dell'ordine del giorno.

Procedutosi alla votazione per alzata di mano, il Consiglio Regionale, ad unanimità di voti favorevoli (Consiglieri presenti e votanti: trentatre);

DELIBERA

di approvare il seguente ordine del giorno:

"IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA

riunito in seduta straordinaria il 26 febbraio 1965 per la solenne celebrazione del 20° anniversario dell'Autonomia Valdostana e del 17° anniversario della promulgazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta,

CONSAPEVOLE

dei diritti che al Popolo Valdostano derivano dallo Statuto speciale sancito dalla legge costituzionale del 26 febbraio 1948;

MEMORE

della tenace secolare resistenza ad ogni forma di oppressione e del contributo di sacrificio e di sangue dato dalla popolazione nella lotta antifascista e di liberazione, al fine di conseguire l'Ordinamento autonomo e lo Statuto speciale;

RIAFFERMANDO

la validità degli ideali di giustizia, di libertà e di fraternità tra i popoli che animarono la comune resistenza, nel clima della quale la Valle ha conseguito il riconoscimento dei suoi diritti, ne celebra solennemente l'anniversario e, nel contempo,

RICONFERMA

la volontà della popolazione valdostana affinché venga perseguita incessantemente l'azione più idonea per l'ottenimento integrale dei diritti che conseguono a tale solenne atto legislativo;

CHIEDE

al Parlamento ed al Governo Nazionale di cessare da ogni ingiustificata annosa remora;

IMPEGNA

il Consiglio Regionale ad assumere con vigile attenzione ogni necessario atto deliberativo per il pieno conseguimento dei diritti sanciti;

DÀ MANDATO

al Presidente ed alla Giunta della Regione di promuovere e seguire con eguale vigile attenzione ogni specifica iniziativa in campo regionale e nazionale;

DÀ UGUALE MANDATO

ai Parlamentari della Valle di espletare ogni azione di loro pertinenza, tesa all'unico fine;

DELEGA

il Presidente del Consiglio a trasmettere il presente ordine del giorno al Presidente della Repubblica, ai Presidenti del Consiglio dei Ministri e delle Camere, nonché ai Parlamentari Valdostani".

Il Presidente, MARCOZ, dichiara quanto segue:

Signori Consiglieri,

io sento il dovere di ringraziarVi per il tono altissimo in cui gli interventi sono stati mantenuti, interventi tutti pervasi dall'amore che tutti sentiamo per questa nostra Terra valdostana, dal desiderio di essere degni continuatori di coloro che hanno lottato, che hanno combattuto, per portare questo Statuto alla sua reale efficienza.

Non mi rimane che augurarmi che lo spirito di oggi possa continuare a regnare in questa aula e siate certi che, uniti, qualche cosa noi potremo effettivamente ottenere.

Auguro a tutti una lieta festa e dichiaro chiusa la seduta".

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Si dà atto che l'adunanza ha termine alle ore undici e minuti quaranta.

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Letto, approvato e sottoscritto.

IL PRESIDENTE

(Marcoz Avv. Oreste)

IL CONSIGLIERE SEGRETARIO

(Siggia Avv. Giovanna in Bianco)

IL SEGRETARIO ROGANTE

(Brero Dr. Attilio)