Oggetto del Consiglio n. 439 del 5 ottobre 1979 - Verbale

OGGETTO N. 439/79 - Rinvio esame della proposta di legge n. 71 concernente: "Norme per la creazione di un patrimonio pubblico disponibile costituito da immobili per insediamenti residenziali e produttivi".

Mappelli (D.C.) - Bene, allora continuiamo, Signori Consiglieri, con il punto n. 38 dell'ordine del giorno della precedente adunanza, la proposta di legge n. 71, presentata dal Consigliere Nebbia in data 9 aprile 1979, e concernente: "Norme per la creazione di un patrimonio pubblico disponibile costituito da immobili per insediamenti residenziali e produttivi".

Il Consigliere Nebbia vuole illustrare la legge?

Nebbia (P.S.I.) - Io vorrei solo aggiungere alcune considerazioni alle numerose che sono già state esplicitate nella relazione allegata al disegno di legge, e ricordare alcuni fatti che proprio in questo periodo, questo periodo storico, interessano la collettività.

Prima di tutto c'è una crisi in campo nazionale molto sentita, decisamente sentita anche nella Regione, una crisi di abitazioni. E questa crisi è dovuta a molteplici fatti, oltre che a condizioni dovute ad un particolare regime legislativo, anche a dei fatti puramente demografici, perché ci sono in Valle d'Aosta - ed è risultato da una notevole serie di studi effettuati negli ultimi anni - dei Comuni in decisa diminuzione demografica, specialmente quelli di mezza montagna, e ci sono dei Comuni in espansione, quelli nel fondovalle, oppure alcuni centri turistici principali. Inoltre, la richiesta anche da parte delle famiglie di standard abitativi più elevati, migliori, cioè, in sintesi, di una superficie maggiore a disposizione di ciascuno, provoca in molti casi l'insufficienza delle abitazioni occupate e la ricerca di nuove abitazioni.

Ci troviamo, d'altra parte, anche di fronte ad un fenomeno che è generalizzato, che è quello della diminuzione della dimensione della famiglia, del numero dei componenti della famiglia. Il numero dei componenti della famiglia sta diminuendo: siamo passati, nei decenni scorsi, dalle famiglie patriarcali di 5, 6 o 7 componenti, alle famiglie che al limite sono composte da una sola persona. Questo solo fatto comporta, di conseguenza, un aumento del numero di appartamenti richiesti. E, infine, è anche aumentata la mobilità all'interno della Regione dovuta a molteplici motivi, particolarmente occupazionali, che vede attualmente molte famiglie spostarsi; si sposta il capo famiglia per motivi di lavoro, cioè la famiglia risiede in un Comune e il capo famiglia lavora in un altro distante, ma c'è anche la tendenza a congiungere le due sedi, quella del lavoro e quella dell'abitazione, per diminuire i costi.

Però, di fronte a queste aumentate richieste da parte della collettività, ci sono invece dei vincoli, ci sono delle difficoltà per cui molto spesso la possibilità di utilizzare un'abitazione adeguata viene vanificata perché la disponibilità di un patrimonio edilizio è in continua diminuzione. D'altra parte, l'occupazione di nuove aree in modo disordinato è anche un motivo di preoccupazione da parte dell'Ente pubblico, e non dimentichiamo che ci sono anche altri problemi che diventeranno sempre più pesanti, sempre più gravi, connessi a necessità sempre più impellenti di risparmio energetico; risparmio energetico che deve tradursi in un assetto del territorio più razionale, meno disperso, che veda secondo una tradizione che è direi tipicamente della Valle, che veda per ogni parte del territorio l'utilizzazione migliore secondo le proprie caratteristiche, cioè le aree agricole devono essere sfruttate a fini agricoli, le aree improduttive devono essere sfruttate a fini di insediamento residenziale o anche industriale.

Oggi, invece, vediamo un'occupazione disordinata di questi territori, anche le aree agricole che sono o erano le più pianeggianti, le migliori dal punto di vista dell'esposizione, sono state occupate disordinatamente da fabbricati, e quindi le possibilità di utilizzazione razionale del territorio diminuiscono. D'altra parte, i costi da parte dell'Ente pubblico sono in continuo aumento proprio per questa dispersione di costi di infrastrutturazione delle reti stradali, delle reti fognarie, degli acquedotti sino ad arrivare ad un posto di gestione abbastanza comune in Valle d'Aosta che è quello relativo allo sgombero neve. I costi aumentano man mano in proporzione all'aumento proprio della dispersione sul territorio dei diversi tipi di insediamento. È necessario, quindi, che ci sia da parte dell'Ente pubblico in genere una presa di coscienza di queste cose e un intervento per razionalizzare la possibilità di espansione dei centri abitati. Queste possibilità di intervento sono oggi in parte regolamentate dallo strumento urbanistico del Piano regolatore, che è uno strumento di tipo negativo, nel senso che è quello che permette di dire di no a certe iniziative, ma non è quello che promuove, o almeno sinora non è stato utilizzato in questo senso, le nuove iniziative, non è quello che indirizza secondo certe linee, non è quello che vede il Comune essere elemento attivo dello sviluppo. Solo in qualche caso ci sono delle norme di legge che possono essere utilizzate, e sono quelle connesse alla legge n. 865, per quanto riguarda le zone residenziali e per quanto riguarda le zone industriali artigianali.

Questi strumenti, però, in Valle d'Aosta, oggi come oggi, per motivi che ritengo oggettivi, non trovano la possibilità di un'utilizzazione adeguata, perché si scontrano contro una realtà di frazionamento della proprietà delle aree e della proprietà anche dei fabbricati nel caso di eventuali piani di recupero, che è tipica e particolare della Valle d'Aosta, e che si riscontra difficilmente nel resto del territorio nazionale, se non in zone montane paragonabili alle nostre. E queste condizioni nazionali sono quelle che hanno generato le leggi che attualmente esistono, le leggi nazionali, che molto spesso sono di difficile applicazione e di difficile adattamento alla nostra situazione. Per cui ritengo, e il disegno di legge va in questo senso, sia necessario da parte della Regione Valle d'Aosta affrontare questo problema dell'acquisizione delle aree e degli immobili, intendendo per "immobili", in questo caso, gli edifici necessari per una riutilizzazione nazionale.

E proprio per quanto riguarda gli edifici è opportuno ricordare come molto spesso il recupero di edifici di proprietà frazionata, notevolmente frazionata, sia spesso difficile da parte dei privati. L'Ente pubblico può avere la possibilità, può avere gli strumenti necessari per fare in modo che questi edifici possano ritornare ad essere utilizzati e diventare un patrimonio utilizzabile, e non, invece, un patrimonio in disfacimento. L'entità dimensionale di questo patrimonio sappiamo tutti che è elevatissimo in Valle d'Aosta e che un suo recupero comporterebbe delle notevoli riduzioni nei costi di insediamento, oltre che a conseguenze positive sul piano dell'ambiente e sul piano storico-culturale. Quindi, è necessario, almeno ritengo, che l'Ente pubblico intervenga per aiutare l'iniziativa dei privati delle imprese ad organizzarsi per venire in proprietà, direi, o perché possa utilizzare questo patrimonio o di edifici o di aree che diversamente sarebbe disperso. Il tutto dovrebbe avvenire secondo dei criteri di pianificazione piuttosto razionali che impediscano questa dispersione sul territorio e, quindi, questo aumento di costi che non è solo un aumento di costi di investimento e immediato, ma è, anche, un aumento di costi di gestione che si ripercuoteranno su tutta la collettività per gli anni a venire. E proprio sul fatto della possibilità, per quanto riguarda il disegno di legge, di superare almeno in parte lo spinoso problema degli espropri, che sono molto spesso discriminatori tra un proprietario ed un altro; basta solo citare quanto è stato fatto nel Consiglio scorso, quando ricordo che la Regione ha acquistato a 5.000 lire al metro quadrato un'area in zona agricola nel Comune di Quart per l'ampliamento del vivaio forestale regionale e, d'altra parte, invece, le aliquote di esproprio in aree che sono meglio utilizzabili per insediamenti di tipo residenziale, e in certi casi di tipo industriale...queste valutazioni sono decisamente inferiori a queste 5.000 lire che la Regione ha pagato.

Oltretutto il mercato libero, che deve essere del resto contrastato, porta da altre parti ad una sopravvalutazione di questi immobili. Quindi, questa proposta che direi essere forse più di principi che operativa, e per diventare operativa deve fare riferimento ad un finanziamento regionale con l'istituzione di un Fondo di rotazione tra i Comuni per poterli finanziare ad acquisire questi immobili, è più di principio, in quanto dovrebbe permettere l'inizio di un nuovo modo di operare da parte dei Comuni sul territorio, un modo che non dovrebbe più essere quello "a rimorchio" di iniziative esterne, ma deve essere promozionale, cioè i Comuni devono promuovere, loro stessi, certe iniziative, devono promuovere certe attività e devono porre gli iniziatori di queste attività nelle condizioni per operare.

Voglio solo ricordare che questa proposta non è né una proposta nuova, né un'invenzione temporanea, in quanto sia nel settore residenziale, sia nel settore industriale, ci sono degli illustri esempi sia antichi che recenti. Nel settore residenziale ci sono esempi che risalgono addirittura all'inizio del secolo, della città di Amsterdam, che ha sempre programmato le proprie espansioni mediante acquisizioni da parte del Comune delle aree mediante la loro urbanizzazione e la loro sistemazione a fini edificatori, perché queste aree necessitavano e necessitano ancora di un assestamento statico, e della ricessione ad imprese, ad enti, delle aree a fini costruttivi. D'altra parte, anche in Svizzera, nel Canton Vallese, particolarmente nella città di Sion, la politica di questo Comune da decenni è quella di acquisire delle aree ancora agricole nei dintorni del centro abitato e di destinarle successivamente a servizi o a destinazione residenziale o produttiva, in modo da permettere la regolare espansione della città.

Dal punto di vista invece industriale, ci sono in questi ultimi anni tutta una serie di leggi da parte di molte Regioni a Statuto ordinario. Addirittura in certe Regioni sono stati fatti i piani definitivi delle zone industriali, che prevedono proprio questa struttura di intervento per poter dotare le Regioni di aree industriali di attrezzature, di insediamenti organici, che siano anche realizzati in funzione delle possibilità di trasporto e di insediamento circostanti; diversamente, si potrà vedere una dispersione sul territorio a seconda delle scelte autonome dei diversi Comuni, quando queste scelte saranno fatte, dei diversi tipi di insediamento con difficoltà organizzative generali e quindi con aumento dei costi.

Dicevo che questa è una legge forse più di principi, affinché i Comuni capiscano, intendano che possono operare in modo diverso da come hanno operato oggi, che possono prendere l'iniziativa e, in quanto tali, essere effettivamente promotori dello sviluppo e non quelli che cercano di tamponare successivamente le diverse iniziative sballate. Ecco, spero che la discussione su questi argomenti - che ritengo piuttosto importanti - possa portare a dei chiarimenti, ed eventualmente anche a degli approfondimenti o, se necessario, anche delle modifiche al disegno di legge.

Mappelli (D.C.) - Ci sono altri Consiglieri che intendono prendere la parola? Consigliere Voyat.

Voyat (U.V.) - A nostro avviso, questa legge ha un grande pregio: è quello di cercare di superare l'elemento dell'esproprio, e noi, come abbiamo già avuto occasione di discutere come Movimento con il Consigliere Nebbia, siamo disposti, e anzi contenti, di poter discutere e di poter trovare una soluzione che superi questo problema.

Ci sono, però, delle grandi difficoltà in questa legge che rischiano, a nostro avviso, di renderla inutile: innanzitutto c'è la questione della valutazione U.T.E.; si sa che la valutazione U.T.E. (Ufficio Tecnico Erariale), è molto inferiore a quella del valore reale, del valore di mercato degli appezzamenti, sia di quelli agricoli, sia di quelli edificabili. Può invece servire, a nostro avviso, la valutazione U.T.E., in quanto è stato verificato da noi...proprio l'Ufficio Tecnico Erariale...per l'acquisizione delle vecchie aree esistenti, cioè delle vecchie volumetrie esistenti.

Per quanto concerne l'acquisto di nuove aree da destinare ad edilizia residenziale, popolare, oppure per insediamenti industriali, oppure ancora...e dove noi chiederemo di ampliare questa legge, anche per altre aree di servizio, noi proporremo e presenteremo degli emendamenti, dove si chiederà o di istituire diverse Commissioni disseminate sul territorio per la valutazione più o meno reale del terreno, oppure dare la possibilità ai Comuni di aumentare il prezzo U.T.E. di un tanto per cento. Chiederemmo ancora una classificazione dei Comuni secondo le diverse necessità, sia per quanto concerne l'edilizia popolare, sia per quanto concerne la destinazione che si vogliono dare questi Comuni per l'insediamento industriale e, ancora, per aree di servizio in genere. Chiederemmo, ancora, una programmazione di queste aree che i Comuni vorranno acquistare, secondo un emendamento che, a nostro avviso, può andare già bene, che, presentato...se non è stato ancora presentato...che almeno ci aveva fatto presente Minuzzo, ed è questo: che i Comuni devono, nel giro di un anno, un anno e mezzo dalla dotazione del Piano regolatore oppure all'entrata in vigore di questa legge...l'acquisto di terreni e la destinazione che gli vogliono dare. Chiederemo, però, che i Comuni non possano acquistare questi terreni tutto d'un colpo, ma li possano acquistare gradatamente nel tempo, e non possano acquistare tutto il terreno fintanto che non abbiano realizzato i primi lotti. Chiederemo, ancora, che sia proibito ai Comuni che hanno delle grandi volumetrie già esistenti di case vecchie da recuperare di acquistare aree nuove da destinare ad edilizia popolare, in quanto riteniamo che sia molto più valido per un Comune recuperare la volumetria già esistente che non acquistare delle aree e rovinare, diciamo così, ancora quel terreno che potrebbe essere destinato all'agricoltura.

Come avevo già detto prima, chiederemo l'inserimento in questa legge della possibilità per i diversi Comuni di acquistare delle aree che possano essere destinate anche per qualunque altra area di servizio oppure per la costruzione di edifici pubblici. Sappiamo che questi emendamenti sono, diciamo, abbastanza sostanziali, e la discussione potrà essere lunga. Noi chiederemo pertanto a Nebbia se si può trovare una soluzione, cioè di presentare in tutti i casi gli emendamenti alla Commissione Turismo, integrata da un rappresentante per ogni Gruppo che non è già rappresentato nella Commissione stessa, e che si possa venire al più presto con una legge più completa e con una legge, a nostro avviso, migliore.

Mappelli (D.C.) - Vi è da parte del Consigliere Voyat una richiesta di rinvio per riesaminare...sì?

Voyat (U.V.) - Vorrei dire ancora una cosa: a nostro avviso sarebbe bene che in tutti i casi tutte le forze politiche si esprimessero su questa legge per poi evidentemente chiedere il rinvio formale.

Mappelli (D.C.) - Benissimo, allora il Consigliere Tonino ha chiesto la parola.

Tonino (P.C.I.) - Il disegno di legge presentato dal Consigliere Nebbia ha un grosso errore, a nostro avviso, ed è quello di iniziare un discorso di partecipazione effettiva dei Comuni coordinata con la Regione nell'attuazione di una politica per la casa e anche per altri interventi produttivi. Perché noi diamo molto significato a questo aspetto? Perché c'è la necessità, soprattutto dopo l'approvazione da parte del Parlamento della legge sul Piano decennale per la casa, di uscire da una logica episodica che ha visto in passato l'intervento dello Stato e sempre l'intervento della Regione.

In genere, e l'esperienza anche di questi giorni lo dimostra, ci troviamo con dei finanziamenti da utilizzare e con i Comuni in genere sprovvisti di aree, sprovvisti di fabbricati su cui recuperare e con la Regione che, per contro, non ha programmi di localizzazione, per cui il tutto avviene con l'affanno, con fretta, e in genere senza un piano organico. Il tentativo che si fa con questo disegno di legge è, invece, di dare continuità e possibilità effettiva ai Comuni di incominciare a pensare ad un patrimonio di aree, di edifici da destinare a quello scopo. In questo senso la creazione di un Fondo di rotazione è un aspetto positivo, proprio perché se vogliamo effettivamente dare avvio ad una politica di recupero, i Comuni debbono essere messi in condizione di acquisire vecchie case, patrimonio in disuso, altrimenti diventerà sempre più comodo acquisire nuove aree; l'esperienza di questi anni è proprio di questo tipo: i Comuni, all'ultimo momento, preferiscono cercare delle nuove aree anziché impegnarsi nell'opera di recupero e di acquisizione dei vecchi fabbricati.

Da questo, sotto questi aspetti, per noi il disegno di legge è indubbiamente positivo rispetto alle questioni che ha sollevato con il suo intervento il Consigliere Voyat. Così come era formulato nell'articolo 2 il problema dell'acquisizione a noi sembrava estremamente corretto...perché? Perché quando andiamo ad intaccare il problema dell'esproprio, uno degli aspetti a cui dobbiamo prestare grossa attenzione è che dobbiamo lasciare al Comune la possibilità di comportarsi con lo strumento esproprio in un modo diverso a seconda dei soggetti che vengono espropriati. Mi voglio spiegare con maggiore chiarezza: la legge regionale che integra i valori dell'esproprio, la "legge Predieri", ha questo grosso pregio, a nostro avviso, e in tal senso l'avevamo approvata e sostenuta, è una legge che, nel momento in cui l'Ente pubblico si trova di fronte allo strumento dell'esproprio, guarda al soggetto da espropriare in modo differenziato e premia questi soggetti con diverse modalità di intervento. Ecco, il volere, invece, non è più pensare ai soggetti, ma in modo generalizzato dire che le possibilità di acquisto saranno addirittura non quelle dell'U.T.E., che sono in genere valori equi...e non i valori di mercato, perché i valori di mercato a volte tengono conto di rendite di posizione che, secondo noi, assolutamente non debbono essere tenute in considerazione, a meno che non vogliamo diventare i difensori della rendita...dicevo, quella legge aveva il pregio di tenere conto del soggetto, mentre nell'intenzione, così come mi è sembrato di capire dal Consigliere Voyat, ci metteremmo nelle condizioni di permettere ai Comuni, a questo punto, di pagare sempre e in modo indifferenziato, a chiunque, i terreni a valori di mercato, o al limite in alcuni casi addirittura superiore al valore di mercato, se andiamo a dire: "valutazioni dell'U.T.E. maggiorate di un tanto"...

Nella sostanza, noi siamo disponibili ad affrontare il problema tenendo ben presente il discorso che facevo prima: a noi interessa fare in modo che lo strumento "esproprio" sia sempre disponibile per gli Enti pubblici nel momento in cui si debbono colpire particolari posizioni speculative, rendite di posizioni, acquisizione da parte di forze, ripeto, speculative di territorio comunale, mentre il discorso deve essere un altro nei confronti di acquisizione di aree per servizi, per infrastrutture a persone che ne hanno necessità, che coltivano la terra; in questo caso c'è evidentemente la necessità di avere uno strumento che tenga conto delle esigenze di queste categorie di cittadini, facendo sempre questa necessaria distinzione. Io non ho altro da aggiungere...il disegno di legge, la proposta di legge, così come è formulata, va bene; se c'è la necessità di approfondire quell'aspetto che prima ho sollevato, noi siamo disponibili.

Mappelli (D.C.) - Ci sono altri Consiglieri che chiedono la parola sul punto n. 38? Fosson.

Fosson (D.C.) - La novità introdotta dalla proposta di legge di Nebbia è proprio quella di introdurre un criterio positivo nella legislazione urbanistica dei Comuni, cioè non soltanto per limitarsi al Piano regolatore che dà delle indicazioni per lo più negative, stabilendo dei limiti di edificabilità delle zone, quanto piuttosto di dare una nuova veste, una nuova forma all'Ente pubblico, cioè quella di essere parte attiva nello sviluppo urbanistico. Il fatto che il Comune acquisisca delle aree e degli immobili da destinare a pubblica utilità, da destinare all'abitazione o alla produttività è un fatto nuovo e positivo, e in questo senso noi diamo un giudizio di massima positivo sulla "legge Nebbia" nel suo complesso.

Ci sono degli aspetti che ha già illustrato il Consigliere Voyat, e che per certi versi ha richiamato il Consigliere Tonino, che ci possono lasciare perplessi, o perlomeno che meritano dei necessari chiarimenti, ed è per questo che siamo favorevoli alla proposta di rinvio della legge in Commissione Turismo e Urbanistica allargata a tutte le forze politiche: per trovare una nuova forma che soddisfi tutte le esigenze e che chiarisca tutti i dubbi.

Mappelli (D.C.) - Ci sono altri Consiglieri che intendono prendere la parola sul punto n. 38? Volevo solo puntualizzare all'amico Fosson che è la Commissione Affari Generali che dovrà esaminare la questione urbanistica.

La parola al Consigliere Pollicini.

Pollicini (D.P.) - Noi abbiamo già espresso, in Commissione, parere di massima favorevole alla proposta di legge del Consigliere Nebbia; lo riconfermiamo oggi, ritenendo, però, che sia giusto e conveniente, proprio perché questa legge trovi poi applicazione reale e non diventi una legge di principi soltanto, che sia rielaborata in Commissione quella serie di contributi che i Gruppi possono...io dico "debbono" apportare. Non possiamo dimenticare che il principio del potenziamento di demanio regionale è un principio validissimo; recenti fatti, che hanno visto al centro il Comune di Aosta per un problema dell'edilizia popolare per un problema di espropri, se ci fosse stata questa disponibilità del patrimonio regionale, probabilmente non avrebbero trovato questo momento di "frizione" tra il Comune di Aosta, le Cooperative di edilizia popolare e la Giunta regionale. Lo strumento dell'esproprio per noi è uno strumento discriminatorio e, tutto sommato, tratta alla stessa stregua il grosso latifondo, non di 500 ettari o di 1.000 ettari, di un solo proprietario, con un fazzoletto di terra strappato magari con enormi sacrifici in una zona dall'orografia così tormentata come quella della Valle d'Aosta. Questo è indubbio, uno degli ulteriori motivi che rende necessario valutare ad hoc la situazione del territorio in Valle d'Aosta; ecco perché è opportuno adattare, proprio tenuto conto della particolare situazione nostra, un tipo di legge che voglia acquisire il patrimonio alla Regione.

Dicevo che un patrimonio che è uno strumento discriminatorio...non possiamo dimenticare appunto che questo aspetto ha creato notevoli difficoltà, notevoli, diciamo così, contraddizioni poiché non è possibile pagare ad esempio lo stesso terreno che viene a cadere sotto l'esproprio una cifra che è magari 10 volte o magari 20 volte inferiore ad un prezzo del mercato che viene pagato ad un vicino che non ha nessun merito se non quello di essere stato fortunato di non essere stato scelto per l'applicazione della "865" o della "167". Riteniamo, però, che sia nella convenienza di tutti avere questo strumento della disponibilità delle aree, perché oggi noi notiamo che il costo della costruzione edilizia mediamente in questi anni aumenta del 20-25% all'anno. Sappiamo tutti che il procedimento dell'esproprio è un procedimento molto lungo, che all'incirca può durare da uno a due anni...ora, noi, solo sotto questo aspetto di guadagnare un anno o due anni, guadagneremo dal 25 al 50% del costo della costruzione, quindi anche se si paga di più il terreno - e secondo me il terreno va pagato di più - non deve essere punitivo il solo fatto di possedere un terreno che può essere scelto dalla "167" o comunque dalla legge per l'edilizia popolare e, comunque, dell'edilizia residenziale in genere...possa portare questi scompensi.

La legge, però, ha bisogno anche di altri contributi, e mi riferisco alle garanzie, ad esempio, alle garanzie che siano tutelate le finalità che si vorrebbero raggiungere in questa legge, per evitare che si prestino poi a speculazioni di vario genere, specialmente nel campo edilizio. Questo tipo di garanzie è molto importante perché si rischia di trovarsi di fronte a strumenti validi come principio, ma poi con delle applicazioni che vengono distorte e quindi che vengono sostanzialmente a gravare sulla comunità. Sostengo anche che è nello stesso interesse dei privati o delle Cooperative di contribuire al pagamento in misura adeguata al terreno, proprio per quella rapidità di disporre del terreno che si ha di fronte ad un costo edilizio che sale ogni anno del 20-25%. Se si fa un conto economico è comunque interessante, conveniente, per il privato e per la Cooperativa - mi riferisco in particolare all'edilizia - pagare o contribuire al pagamento adeguato del terreno, perché sicuramente nel costo globale della costruzione ne viene a beneficiare egli stesso per primo.

Quindi valida la legge...siamo però d'accordo che occorra perfezionarla, perché occorre portare il contributo di tutti ad un principio che noi tutti riconosciamo validissimo.

Mappelli (D.C.) - Il Vice Presidente Faval.

Faval (U.V.) - Vorrei aggiungere solo alcune considerazioni di carattere generale per spiegare - se è possibile - meglio le nostre intenzioni dopo aver sentito le valutazioni che sono state date dai Consiglieri, ed in particolare dal Consigliere Tonino.

Qui, da parte dell'Union Valdôtaine, non si tratta assolutamente di voler difendere delle rendite di posizioni o comunque delle rendite parassitarie. Innanzitutto, noi riteniamo che nei confronti di una legge come questa che, come da tutti è stato sottolineato, e anche da noi, introduce dei concetti estremamente interessanti nell'ambito, diciamo così, generalizzato dalla pianificazione territoriale, dell'uso del territorio, riteniamo indispensabile che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta non commetta gli errori che noi rimproveriamo allo Stato di commettere, vale a dire che anche in Valle d'Aosta, nonostante sia un'area relativamente ristretta, ci sono delle grosse differenze tra Comune e Comune. Noi rimproveriamo allo Stato di fare delle leggi che debbano andare bene dalla Sicilia alla Valle d'Aosta, dalla Lucania al Trentino-Alto Adige. Se adottassimo questa legge, così come ci è proposta, noi riteniamo che commetteremmo, appunto, un errore gravissimo, che è quello di trattare o di considerare il territorio della Valle d'Aosta uguale, mentre invece sappiamo benissimo che le esigenze tra Comune e Comune sono molto diverse le une dalle altre e sotto diversi aspetti, per esempio, le esigenze relative all'edificazione di case di edilizia economica e popolare possono essere individuate in aree, poche aree, dove esiste una concentrazione abbastanza elevata di popolazione, che sono i grossi Comuni del fondovalle e, anche qui, ci sono differenze tra Comune e Comune, nel senso che in alcuni Comuni si deve per forza o senz'altro si può appurare che si debba agire con l'acquisizione di aree, perché non esiste la possibilità di un recupero; in altri Comuni, invece, è senz'altro più importante guardare al recupero delle case esistenti per evitare ad esempio ulteriore spreco di territorio, perché in Valle d'Aosta, nonostante tutto, il territorio è poco, è pochissimo, e dobbiamo utilizzarlo con estrema parsimonia e con estrema intelligenza.

Riteniamo, inoltre, che il recupero comunque delle esistenze sia prioritario per vari motivi, intanto si tratta di non sprecare il territorio, si tratta di non sprecare case già esistenti. Qualcuno sostiene, e c'è stata di recente una polemica abbastanza vivace circa i prezzi che sono richiesti per il recupero di vecchi stabili...è vero ed è possibile che in certi casi i costi siano superiori agli edifici di nuova costruzione, però, in questo caso, chi fa polemiche di questo genere, non tiene conto di aspetti estremamente importanti che sono i seguenti: innanzitutto, come ho detto, non si sprecano degli edifici già esistenti, le opere di urbanizzazione, normalmente, in un edificio esistente sono già presenti, sono lì, quindi non si deve operare, l'Ente pubblico non deve operare ulteriori spese per allacciare le case all'acquedotto, alle fognature e a tutte le altre urbanizzazioni; e poi, un altro aspetto altrettanto importante è quello che si inserisce la popolazione in un tessuto urbano e sociale estremamente valido, evitando così quello che da molte parti, e giustamente, viene rimproverato di creare dei ghetti.

Quindi noi siamo innanzitutto per il recupero dell'esistente, analizzando attentamente quelle che sono le esigenze dei vari Comuni, perché nessuno può negare che il Comune di Aosta ha delle necessità certamente diverse da quelle che può avere il Comune di Ollomont, o il Comune di Bionaz...cito questi tanto per dare un'idea, sono i lati opposti, i poli opposti del problema. Quindi l'approfondimento va fatto in questo senso, non si tratta di difendere delle rendite parassitarie. A questo proposito, vorrei aggiungere all'osservazione fatta dal Consigliere Nebbia, relativa all'esempio che ci ha portato della Svizzera e di altri Paesi dell'Europa; ebbene, in Svizzera, esistendo in agricoltura una forma di protezionismo, noi sappiamo che il terreno agricolo è valutato, ha delle valutazioni molto alte, no? che si avvicinano - se addirittura qualche volta non superano - alla valutazione dei terreni edificabili. Inoltre, a questo proposito, hanno anche tenuto conto della disponibilità e della possibilità finanziaria di cui godono i Comuni svizzeri; praticamente sappiamo che, per esempio, nella Confederazione elvetica i tributi sono percepiti direttamente dai Comuni, i quali trattengono la parte di loro competenza, trasferiscono il resto al Cantone, il quale a sua volta trattiene la parte di propria competenza e trasferisce alla Confederazione l'ultima parte. Noi, in Italia, abbiamo invece il percorso inverso e con tempi ancora molto più lunghi, per cui se in effetti quel tipo di politica è un esempio per noi, teniamo anche conto delle possibilità reali e concrete che abbiamo di avvicinarci perlomeno a quell'obiettivo.

Ecco, il senso della nostra richiesta è proprio questo: cercare di approfondire per fare il meglio possibile. Non è senz'altro intenzione nostra dilazionare nel tempo l'adozione di questo provvedimento, anzi, saremmo addirittura del parere che forse, come ci siamo detti più volte in quella Commissione Turismo quando è stata anche allargata alla Commissione Affari Generali, sarebbe opportuno. Questa potrebbe essere un'occasione per riuscire a definire finalmente anche il grosso problema relativo alla legge n. 10, di quella che abbiamo definito, in modo forse improprio, "la personalizzazione della concessione", con tutti i motivi che ci hanno fatto ritenere opportuno procedere in quella direzione.

Mappelli (D.C.) - Ci sono altri Consiglieri che intendono prendere la parola sul punto n. 38? Se nessuno chiede la parola, la darei al proponente Nebbia, per chiarire la sua posizione in merito alla richiesta di un eventuale rinvio.

Nebbia (P.S.I.) - Io, innanzitutto, ringrazio i diversi Gruppi per la dimostrazione che hanno dato dell'approfondimento del problema, un problema che ha toccato, tocca e toccherà la nostra comunità molto profondamente.

In quanto alla proposta di rinvio ad un'apposita Commissione che potrebbe essere forse la Commissione mista Turismo e Affari Generali integrata dai Capi Gruppo che vorranno partecipare e che non partecipano oggi a queste due Commissioni, io sono d'accordo, perché ritengo che su questi problemi valga molto poco una presa di posizione di principio tanto per dire che si è presentato o fatto qualche cosa, ma valga molto di più arrivare in concreto a delle conclusioni che permettano però successivamente alla Regione ed ai Comuni di operare sulle cose e sui fatti. Per questo motivo, quindi, ritengo che si debbano discutere gli emendamenti che sono stati presentati o che saranno presentati dai diversi Gruppi che sono stati annunciati, in modo da arrivare ad una definizione unitaria e concordata, al fine di un'approvazione rapida della legge.

Vorrei solo dire una cosa perché non ritengo che in questa sede, visto il rinvio, sia il caso di ribattere o di discutere le diverse considerazioni che sono state fatte, vorrei solo affermare una cosa per poter chiarire un principio, vista un po' la discussione come si è svolta. Questa legge è valida per quanto riguarda l'edilizia economica popolare, cioè può essere applicata al fine di avere quelle aree che oggi mancano e al fine di non disperdere dei finanziamenti statali che arrivano e che non possono essere utilizzati per mancanza di aree; direi che forse l'aspetto più importante è che è valida comunque per tutti i cittadini, cioè tutti i cittadini, se esiste o che siano...e qua ci sono alcune condizioni...siano residenti nel Comune da 5 anni...costruiscono evidentemente costruzioni che abbiano caratteristiche normali che non siano di lusso. Tutti i cittadini dovranno, dovrebbero poter avere la possibilità di richiedere al Comune, se esiste questo patrimonio, la disponibilità di un vecchio fabbricato da ristrutturare o, in mancanza di questo, la disponibilità di un'area da usare a propri fini; credo che questa sia forse la richiesta più comunemente sentita da chi pensa di avere, oggi o domani, la necessità della casa, e che non sa letteralmente proprio dove battere la testa.

Accetto quindi la proposta di rinvio, purché questo rinvio sia limitato al prossimo Consiglio (mi pare che ci sia una ventina di giorni di tempo), perché sennò sarebbe veramente un rinvio sine die e non arriveremmo a concludere nulla. Se c'è una scadenza, per quella scadenza si è costretti ad incontrarsi, si è costretti ad affrontare il problema.

Mappelli (D.C.) - Il Consiglio è d'accordo sulle proposte fatte dal Consigliere proponente? E cioè di rinviare il punto n. 38 alla Commissione mista Affari Generali e Turismo allargata ai Capi Gruppo e con la raccomandazione di verificare il tutto per il prossimo Consiglio? Se il Consiglio è d'accordo all'unanimità, il punto n. 38 dell'ordine del giorno della precedente adunanza viene rinviato al prossimo Consiglio.

Il Consiglio concorda sul rinvio.

Punto n. 39 dell'ordine del giorno della precedente adunanza.