Oggetto del Consiglio n. 157 del 30 luglio 1969 - Verbale
OGGETTO N. 157/69 - Emendamenti alle proposte di legge di iniziativa parlamentare n. 1022 del 6.2.1969 e n. 1375 del 29.4.1969 sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco.
Il Presidente, MONTESANO, dichiara aperta la discussione sulle seguenti proposte di legge di iniziativa parlamentare n. 1022 del 6 febbraio 1969 e n. 1375 del 29 aprile 1969, sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco, proposte di legge trasmesse in copia ai Signori Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza:
CAMERA DEI DEPUTATI
Roma/Montecitorio, 12 giugno 1969
Oggetto: a) Proposta di legge n. 1022 del 6.2.1969 sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco (allegato A);
b) Proposta di legge n. 1375 del 29.4.1969 sulla disciplina per l'apertura e l'esercizio di Case da gioco (allegato B).
In relazione alle proposte di legge indicate in oggetto, delle quali la prima di iniziativa di Deputati della maggioranza governativa e la seconda di iniziativa del Deputato Casola (P.D.I.U.M.), prego le SS.LL. di voler cortesemente informare il Consiglio Regionale affinché abbia ad esprimere il proprio avviso in ordine alle proposte di legge medesime; ciò al fine di consentire al sottoscritto di apportare ai testi, cosi come si presentano, gli emendamenti che il Consiglio Regionale vorrà indicare.
Data l'importanza che la materia riveste, anche in relazione al bilancio regionale della Valle d'Aosta, mi permetto in particolare di sollecitare il parere degli Organi Regionali in ordine agli articoli 2, 3, 4 e 7 della citata proposta di legge n. 1022 (d'iniziativa della maggioranza), che nella sua attuale formulazione modifica i vigenti rapporti SITAV e Regione in relazione al decreto del Presidente della Giunta Regionale 3 aprile 1946.
Nel confermare la mia disponibilità per ogni incontro utile al riguardo, rimango in attesa di conoscere i richiesti pareri.
Cordialmente.
F.to: Germano Ollietti
Allegati: A e B
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Al Signor PRESIDENTE
del Consiglio Regionale della Valle d'Aosta
Al Signor PRESIDENTE
della Giunta Regionale della Valle d'Aosta
- Piazza A. Deffeyes 11100 - AOSTA
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CAMERA DEI DEPUTATI
N. 1022
PROPOSTA DI LEGGE d'iniziativa dei Deputati SCALIA, GULLOTTI, FORTUNA, BALLARDINI, COMPAGNA, SCOTTI, GUNNELLA
presentata il 6 febbraio 1969
Disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle case da gioco
ONOREVOLI COLLEGHI! - L'istituzione delle case da gioco oggi esistenti in Italia non è avvenuta in seguito ad emanazione di leggi specifiche che abbiano disposto una deroga alle disposizioni del codice penale, ma sulla base di decreti-legge, di discutibile legittimità, che autorizzavano il Ministero dell'Interno, anche in deroga alle leggi vigenti, a consentire a taluni comuni di adottare i provvedimenti necessari per poter addivenire all'assestamento dei rispettivi bilanci.
Infatti con i regi decreti-legge 22 dicembre 1927, n. 2448, 2 marzo 1933, n. 201, e 16 luglio 1936, n. 1404, fu data facoltà al Ministro dell'Interno di autorizzare i comuni di Sanremo, Campione d'Italia e Venezia, anche in deroga alle leggi vigenti, ad adottare tutti i provvedimenti necessari per poter addivenire all'assestamento dei bilanci comunali ed all'esecuzione di opere pubbliche indilazionabili.
Il Ministro dell'Interno, avvalendosi della facoltà attribuitagli dalle precitate disposizioni di legge, con distinti provvedimenti autorizzò i comuni suddetti all'esercizio dei giochi di azzardo.
I comuni, ottenuta tale autorizzazione, hanno istituito le note case da gioco, affidandone la gestione a ditte specializzate, mediante apposite convenzioni stipulate direttamente tra essi comuni e le ditte stesse, convenzioni approvate e rese esecutive dal Ministero dell'Interno.
Da notare che nei decreti-legge sopra ricordati non è mai fatta menzione di giochi d'azzardo, a differenza del regio decreto 27 aprile 1924, n. 636, che dava, invece, facoltà al Ministero dell'Interno di autorizzare l'apertura di case da gioco in località aventi particolari caratteristiche. Quel decreto, però, cessò di avere vigore ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 3 della legge 31 gennaio 1926, n. 100, perché non fu convertito in legge nei due anni dalla sua pubblicazione.
La casa da gioco di Saint Vincent, infine, fu autorizzata con decreto 3 aprile 1946 dal Presidente della Giunta Regionale valdostana in base ai poteri in quel tempo conferiti al suddetto organo dal decreto luogotenenziale 7 settembre 1945, n. 545.
É pertanto probabile, specie dopo il fallito tentativo di apertura del casinò di Taormina, che la magistratura venga da un momento all'altro chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell'apertura delle case da gioco dei comuni sopra indicati. E poiché l'esito negativo di una tale decisione è fin d'ora prevedibile, esiste il pericolo che nessuna casa da gioco possa fra qualche tempo funzionare in Italia. Ciò si risolverebbe in un rilevante danno per il turismo di cui larghe correnti hanno già cessato di frequentare le nostre stazioni di cura e di soggiorno per la scarsezza delle attrazioni che esse offrono in confronto delle stazioni straniere.
Qualora anche le quattro case da gioco esistenti in Italia non potessero più funzionare, il così detto turismo qualificato avrebbe una attrattiva di meno per frequentare le nostre stazioni e si orienterebbe in gran parte verso quelle estere. Non è infatti da dimenticare che numerose case da gioco straniere circondano l'Italia (Cannes, Nizza, Aix les Bains, Deauville, Trouville, Montecarlo, Evian, la Jugoslavia, Malta, ecc.).
Sembra pertanto urgente definire legislativamente il problema dettando una disciplina generale dell'apertura e dell'esercizio delle case da gioco in Italia. E ciò non solo per evitare, come abbiamo sopra detto, che quelle esistenti cessino completamente di funzionare arrecando con ciò grave danno al turismo, ma anche per fare in modo che l'apertura e l'esercizio di case da gioco non sia privilegio esclusivo di alcuni comuni, com'è attualmente. Questa disciplina è infine anche opportuna per far sì che gli introiti derivanti dall'esercizio delle case da gioco siano equamente ripartiti fra vari enti pubblici interessati allo sviluppo turistico delle zone interessate.
Contro la disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle case da gioco non può neppure opporsi la pregiudiziale dell'immoralità del gioco d'azzardo. Se così si pensasse, in nessun caso il gioco dovrebbe essere consentito: lotto, lotterie, totalizzatori dovrebbero essere quindi vietati perché il concetto d'immoralità non tollera discriminazioni e se è considerato immorale un dato gioco non diversamente devono essere considerati gli altri.
Il gioco d'azzardo, con i limiti e le modalità previste dalla presente legge, sarebbe invece accessibile solo alle categorie di cittadini a più alta capacità contributiva.
La proposta di legge che presentiamo fissa definitivamente in otto il numero delle case da gioco per tutta l'Italia ed intende con ciò regolamentare il gioco d'azzardo dove ciò si svolge e permettere un riequilibrio territoriale mediante l'apertura di alcune case da gioco nel centro-sud d'Italia e nelle regioni di confine.
Basterà pensare a località come Taormina che, a seguito delle note vicende, si è vista privare ingiustamente della possibilità di gestire una casa da gioco.
I proponenti hanno ritenuto opportuno introdurre una norma particolare relativa ai comuni del Mezzogiorno d'Italia e delle isole attraverso il principio della gestione pubblica delle case da gioco. Ciò è stato fatto non soltanto per evitare qualsiasi sospetto di voler favorire gli interessi privati ma anche e soprattutto perché sì è ritenuto giusto ed opportuno che i comuni di zone depresse gestiscano l'esercizio del gioco d'azzardo e che i proventi dello stesso siano interamente devoluti al benessere della collettività e non finiscano per costituire motivo di profitto da parte di privati.
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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1
In deroga a quanto disposto dagli articoli 718, 719, 720 e 722 del codice penale, è data facoltà al Governo di autorizzare, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, l'istituzione di case da gioco, in numero non superiore ad otto comprese quelle già in esercizio, in comuni di particolare importanza turistica forniti di idonei locali da destinare a sede della casa da gioco e dotati di attrezzatura ricettiva atta a consentire l'afflusso ed il soggiorno di rilevanti correnti turistiche.
Art. 2
L'autorizzazione è data con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro delle finanze e con il Ministro del turismo e dello spettacolo.
La durata della concessione non può eccedere 10 anni ed è rinnovabile alla scadenza.
Art. 3
Entro sei mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di cui all'articolo precedente i comuni autorizzati all'apertura ed all'esercizio della casa da gioco devono deliberare apposito regolamento per la gestione della casa da gioco da sottoporre all'approvazione del Ministro dell'interno.
Il regolamento dovrà contenere disposizioni intese a garantire la tutela dell'ordine pubblico e della moralità, nonché la correttezza delle gestioni amministrative ed il controllo delle risultanze di dette gestioni da parte degli organi di controllo, le modalità per la eventuale concessione a terzi dell'esercizio della casa da gioco e le norme per l'accesso alla casa da gioco.
In ogni caso è fatto divieto di frequentare le sale da gioco ai minorenni, alle persone residenti nel comune, agli impiegati degli enti pubblici della provincia cui appartiene il comune in cui ha sede la casa da gioco ed alle persone notoriamente dedite all'esercizio professionale del gioco.
I comuni del mezzogiorno d'Italia dovranno gestire direttamente l'esercizio della casa da gioco senza possibilità di concessione a terzi e destinare i proventi derivanti dall'esercizio predetto ad attività di promozione sociale ed economica della zona ricadente nell'area del loro naturale comprensorio ed al risanamento dei bilanci dei comuni che lo compongono.
Art. 4
I comuni autorizzati devono iscrivere i proventi netti dell'esercizio dei giochi nel bilancio dell'anno in cui si producono.
I proventi stessi devono essere impiegati per il finanziamento di opere e servizi di interesse pubblico, di miglioramento, di valorizzazione e d'incremento turistico.
Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro del turismo e spettacolo, una quota dei suddetti proventi, non superiore al 25 per cento, potrà essere attribuita ai comuni della regione cui appartiene il comune in cui ha sede la casa da gioco - sempre che si tratti di comuni aventi rilevante importanza turistica - per il conseguimento delle finalità indicate nel comma precedente.
Per i proventi delle case da gioco aventi sede in una regione a statuto speciale, l'attribuzione della quota a favore di altri comuni a norma del comma precedente è fatta con decreto del presidente della Regione.
Art. 5
Agli effetti della vigilanza degli agenti governativi, i locali della casa da gioco sono considerati come pubblici.
Art. 6
Il Ministro dell'interno ha facoltà di disporre ispezioni alla casa da gioco ed in caso di turbamento dell'ordine pubblico o della morale o di gravi infrazioni al regolamento di gestione di cui all'articolo 3, potrà disporre l'immediata sospensione dell'esercizio dei giochi.
Art. 7
Le disposizioni della presente legge si applicano anche alle case da gioco in esercizio alla data di entrata in vigore della legge stessa.
Con decreto del Ministro dell'interno saranno stabilite norme speciali per la gestione della casa da gioco di Campione d'Italia e per il riparto dei relativi proventi, in relazione alla particolare situazione geografica di quel comune.
Art. 8
Alle case da gioco autorizzate ai termini dell'articolo 2 si applicano le disposizioni di cui al n. 92 della tabella, allegato A, annessa al testo unico delle leggi in materia di tasse sulle concessioni governative, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 1 marzo 1961, n. 121.
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CAMERA DEI DEPUTATI
N. 1375
PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa del Deputato CASOLA
presentata il 29 aprile 1969
Disciplina per l'apertura e l'esercizio di case da gioco
ONOREVOLI COLLEGHI! - Costituirebbe davvero deplorevole ipocrisia il voler sostenere che il nostro ordinamento giuridico, vietando in via generale il gioco di azzardo in luogo pubblico, pretenda accogliere i principi etico-economici che fanno ritenere quel gioco una attività immorale e di danno, per reprimerlo, nel mentre, peraltro, non del tutto a sproposito, c'è da tempo chi accusa lo Stato di far da biscazziere.
Nessun gioco d'azzardo, infatti, presenta minori probabilità di vincita, maggiore esosità di ordinamento, più riprovevole insidia specialmente per le classi povere, del lotto, causa di non poche rovine individuali (come lo è stato di recente in occasione del famoso "67" sulla ruota di Cagliari). Quando poi al "Lotto" si aggiungono i diversi "Totip" "Sisal" e le numerose "Lotterie" che rappresentano senza dubbio le somme maggiormente investite nel gioco in Italia, c'è da ritenere che per davvero il gioco d'azzardo, proibito dagli articoli 718 e seguenti del codice penale quale pur dilaga notoriamente in moltissimi ambienti, costituisca ormai eccezione rispetto alla regola dei vari giochi d'azzardo che organizza e disciplina lo Stato, donde la incostituzionalità non tanto delle "Case da gioco" e delle "Lotterie" quanto della norma penale che ne vieta lo svolgimento.
Certo è che seppure il gioco d'azzardo si considera un vizio, è così dilagante dappertutto, che la legge penale ormai non potrà estirparlo, sicché tocca allo Stato disciplinarlo, almeno per limitarlo e per ridargli quelle guarentigie di lealtà, di pubblicità e di onestà che oggi si riscontrano soltanto nelle "Case da Gioco" autorizzate e soggette al controllo di polizia e che fungono da seducente richiamo, per tutti coloro che vogliono sottrarsi alla frode del gioco d'azzardo clandestino.
A questi principi si ispirò la relazione ministeriale per la conversione in legge del decreto-legge 27 aprile 1924, n. 639, dove era detto fra l'altro "... La questione del gioco è stata ingrossata per artificio di polemica partigiana fino a proclamarla una questione morale.
La legge ne smentisce i malcauti assertori. Infatti gli articoli del codice penale non proibiscono il gioco d'azzardo, considerandolo come attività sostanzialmente illecita ed immorale; essi proibiscono e puniscono soltanto il gioco d'azzardo in luogo pubblico o aperto al pubblico, Come è evidente, il disegno di legge ha la semplice portata di una legge di polizia perché sposta il limite del riconoscimento dai luoghi privati ai luoghi aperti al pubblico, e lo sposta per essere abilitato ad introdurre una severa disciplina sull'esercizio dei giochi stessi. Il pullulare dei circoli privati di gioco è cosa a tutti nota. Il Governo confida che il riconoscimento condizionato dalle case pubbliche da gioco varrà ad infrenare l'ulteriore estensione. Comunque esso vigilerà a che l'applicazione delle nuove norme sia fatta con spirito e metodi rivolti ad evitare ogni inconveniente e sarà severissimo contro tutti coloro che ritenessero di poter eludere le sanzioni, poiché è sempre arte di buon governo legiferare anche sulle cose e sulle attività immorali per moderarne e limitarne gli effetti perniciosi".
Non può esserci chi non si senta di sottoscrivere anche oggi il passo di questa relazione ministeriale di quel tempo, quando già quella legge era imposta dalle esigenze del turismo che si andava sviluppando, dalle necessità della concorrenza con l'industria turistica straniera, dalle convenienze economiche di ordine più o meno locale, ma anche dall'intento di contrapporre alle bische clandestine, case da gioco disciplinate con norme fiscali e di polizia, ammettendo una ristretta e condizionata possibilità dell'esercizio in certi luoghi, di "Case da gioco" anche d'azzardo, debitamente autorizzate.
Oggi il fenomeno turistico ha assunto proporzioni impressionanti; il turismo è la vita di intere province e le popolazioni del Mezzogiorno dal turismo principalmente si attendono un domani migliore. Ma il turismo oggi non rappresenta più la vacanza di compassate persone anziane o senza impegni in luoghi panoramicamente e climaticamente di riposo: turismo oggi è fenomeno convulso di masse in corsa alla ricerca del nuovo e del bello: turismo è corticosa ansia del bengodi nel troppo breve tempo a disposizione di ferie annuali fuggenti: turismo è divertimento.
Il turismo si svolge nel mondo con "voli Charters", autopulmans, elicotteri, correndo, per vedere, per vivere e per godere. Nelle città nostre sciamano di giorno, a frotte, turisti ammirati dei monumenti o della natura; però a sera essi si rifugiano in cerca degli svaghi migliori: i nights, i kursaals, o magari le più, modeste "tarantelle" che possono offrire le stazioni turistiche nostre, dove manca il più allettante divertimento: il gioco, con tutto quanto col "gioco" si può offrire al forestiero ed al turista.
All'estero non si va tanto per il sottile come da noi, quanto a falso moralismo, le "Case da gioco" pullulano in ogni stazione turistica e così le città si presentano linde e confortevoli, le "feste" si susseguono, i divertimenti non mancano, richiamo ed attrattiva per chi ha lavorato e vuole svagarsi.
È ormai l'ora, non tanto di gettare la maschera, quanto di adeguarsi alle necessità dell'evolversi dei tempi, ed alla concorrenza straniera se il nostro turismo vogliamo farlo sopravvivere.
Per vero il problema fu già autorevolmente e sensibilmente avvertito in Italia ed è merito dei deputati Bozzi, Martino, Mazzotto, Barzini ed altri, tra cui il compianto e stimato Guido Cortese, che ne recepirono le istanze e presentarono sin dal 4 dicembre 1959 una proposta di legge per la disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle case da gioco, ma la proposta non ebbe seguito legislativo, anche, evidentemente, per l'indirizzo politico diverso assunto dai Governi che si succedettero.
Per questo medesimo motivo non poteva avere migliore sorte l'eguale proposta di legge presentata il 14 dicembre 1965 dai deputati Calabrò, Servello, Delfino e Gonella.
Sorse, poi, il "caso di Taormina" e le vicissitudini giudiziarie sapientemente orchestrate da interessi e da amministratori pubblici, ma, purtroppo, anche a Taormina il "gioco" non ebbe miglior fortuna, pur se sarebbe stato la vita ed il rilancio di quella stazione turistica che nel periodo di gestione del "gioco" seppe dar vita a manifestazioni senza precedenti. Si disse, però, che non furono tanto la magistratura e la legge, quanto politici a far naufragare il felice esperimento di Taormina.
Ci riprovarono nel 1965 anche a Sorrento ed il proposito di ripetere "Taormina" riveduta e corretta, era stato assunto a simbolo di quella amministrazione comunale: questa volta il titolare della "Casa da gioco" sarebbe stato un deputato e deputato nella maggioranza governativa (socialdemocratico) sicché il processo a suo carico non si sarebbe potuto celebrare, mentre il sequestro sarebbe continuato insieme al gioco. Per vero anche a Sorrento erano stati avvertiti di guardarsi dai politicanti,... ed anche a Sorrento il "gioco" abortì.
Un gruppo di deputati, di diversi settori politici della maggioranza governativa, ha, di recente, presentato proposta di legge per "la disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco", ricalcando vorrei dire quasi pedissequamente la proposta del compianto onorevole Guido Cortese e degli altri deputati liberali di cui sì è detto.
La proposta merita adesione ed encomio, anche se va mutata; ma, oltre tutto significa che il problema trascurato da troppo tempo, si vive ora da tutti i settori politici sotto la incalzante spinta dell'orientamento favorevole della stragrande maggioranza delle popolazioni, ed auspici anche i tentativi fatti a Taormina e a Sorrento, che hanno fatto impallidire molti interessati, che dietro al divieto dell'apertura delle "Case da gioco" si nascondono.
Per l'importanza cui assurge il problema, ed anche per la mia appartenenza ad una terra, Sorrento, che del turismo soltanto vive e che solo nella "Casa da gioco" vede la soluzione di tutti i suoi numerosi problemi, corre obbligo per me di portare, a contributo tangibile del mio dovere compiuto, la presente "proposta di legge" che tenga conto delle esigenze essenziali delle zone dove le "Case da gioco" potranno sorgere, non escluse quelle dell'attuazione pratica dei piani regolatori e della realizzazione delle attrezzature complementari al turismo più importanti: palazzo dei congressi, campi di golf, ecc.
C'è, infatti, da chiedersi qual fine faranno i "piani regolatori" ora in corso di elaborazione un po' dappertutto, quando ad ogni comune mancheranno i miliardi, non dico per provvedere alle opere in quei piani previste, ma per sopperire agli indennizzi delle zone vincolate in "piano", così come ha determinato anche una recente sentenza della Corte Costituzionale; e c'è da chiedersi pure con quale criterio la "Cassa per il mezzogiorno" continui ad investire miliardi per alberghi a non finire, se poi gli albergatori non avranno da offrire alcun diversivo alla clientela mancando ogni attrezzatura turistica complementare ed essendo ormai invalsa l'abitudine che nulla si fa più se non c'è finanziamento della "Casa" o intervento paternalistico diverso dello Stato.
E dovrà pure la "proposta" considerare il sistema di gestione delle "Case da gioco" escludendo la gestione diretta da parte di enti pubblici, ma disciplinando e limitando anche gli utili dei gestori. E ciò non tanto per falso pudore di sentir dire che il tenutario di una bisca sia l'ente pubblico; né per evitare agli amministratori interessati chi sa quali altre responsabilità anche penali; ma principalmente per tutto quanto, è notorio, può conseguire dalla gestione diretta di una attività del genere da parte di un ente pubblico amministrato da politici.
Naturalmente, dovranno essere evitate le speculazioni private, ma a tale scopo basterà limitare e controllare gli utili ed attribuirli ai gestori delle "Case da gioco" solo in percentuale ridotta, per evitare arricchimenti esosi.
Così come non può condividersi l'opinione di chi non voglia che ogni regione abbia una propria "Casa da gioco": perché le regioni dalle caratteristiche turistiche a saturazione completa ne conseguiranno una attività complementare necessaria e quelle dalle caratteristiche di zona depressa ne avranno un incentivo ed una attrezzatura indispensabile al loro sviluppo.
Peraltro anche gli appalti dovranno presentare le più ampie garanzie e sarà bene che avvengano con l'intervento degli Intendenti di Finanza dei capoluoghi competenti territorialmente.
Per la ripartizione delle somme ricavate dal gioco, dovrà tenersi conto:
a) delle spese inerenti l'organizzazione e la gestione della "Casa da gioco" con le manifestazioni complementari necessarie;
b) della percentuale spettante al gestore a titolo di compenso;
c) del contributo da assegnarsi alle opere assistenziali del comune ove ha sede la "Casa da gioco" e dei comuni viciniori nel raggio di 10 chilometri, anche a titolo di simbolico indennizzo per molti aspetti del problema;
d) delle somme da destinarsi ad integrazione di finanziamento per attrezzature complementari turistiche e di quelle per l'attuazione ed indennizzo conseguente i piani regolatori dei comuni di cui al capo che precede;
e) delle somme da mettersi a disposizione della regione per manifestazioni artistico-culturali.
Onorevoli colleghi, ho creduto di prospettare non solo una soluzione che soddisfi le esigenze della deroga alla legge, ma anche un mezzo per dare a zone interessate al turismo ed in special modo per il Mezzogiorno, un nuovo strumento per incentivare investimenti privati e rendere più organici e produttivi quelli pubblici.
Per queste ragioni mi onoro chiedere la vostra attenzione e il vostro favorevole voto.
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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1
L'organizzazione e l'esercizio di giochi d'azzardo in locali pubblici o aperti al pubblico o in circoli privati sono vietati.
Il Governo, tuttavia, può autorizzare l'istituzione di "Case da gioco" in non più di un comune per ogni regione, con esclusione dei capoluoghi di provincia, e prescegliendo, tra gli altri, i comuni che presentino più accurata attrezzatura turistico-alberghiera.
Art. 2
L'autorizzazione è concessa ai comuni e le relative richieste dovranno essere deliberate dai competenti consigli comunali.
Le richieste dovranno contenere la documentazione circa la disponibilità dei locali idonei all'esercizio della "Casa da gioco" ed allo svolgimento delle manifestazioni artistico-culturali che vi si debbano svolgere.
La durata dell'autorizzazione sarà di 20 anni: ma sarà rinnovabile alla scadenza.
L'autorizzazione è data con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto col Ministro del turismo e dello spettacolo.
Art. 3
Il Ministro dell'interno con proprio decreto, da emanarsi entro sei mesi dalla promulgazione della presente legge, stabilirà le norme per la regolamentazione e la disciplina delle "Case da gioco".
Il regolamento dovrà contenere disposizioni intese a garantire la tutela dell'ordine pubblico e della moralità; ed in particolare dovrà disciplinare l'accesso alle "Case da gioco" con l'assoluto divieto per i minori degli anni 21, e di tutti i cittadini residenti nei comuni compresi in un raggio di 10 chilometri dalla "Casa da gioco" e degli impiegati degli enti pubblici e di diritto pubblico della regione.
Il comune concessionario, a sua volta, dovrà, con deliberazione consiliare, determinare il regolamento interno della "Casa da gioco" nel rispetto del regolamento ministeriale, prevedendo le opportune cautele per assicurare il corretto svolgimento del gioco e i debiti controlli.
Art. 4
La gestione delle "Case da gioco" sarà dal comune affidata in concessione a terzi. Il capitolato di appalto dovrà essere redatto a cura degli intendenti di finanza territorialmente competenti ed essi dovranno, peraltro, presenziare alla relativa gara. Le modalità dell'appalto saranno determinate con la legge speciale di cui all'articolo 1 prevedendosene il tipo, le debite cauzioni, le garanzie morali ed economiche che dovranno offrire il concessionario ed il personale addetto e la possibilità di revoca da parte dell'amministrazione comunale della concessione senza obbligo veruno di risarcimento di danno o di indennizzo, quando risulti la mancata ottemperanza, da parte del concessionario, alle condizioni previste nella concessione.
Art. 5
Gli utili netti, ricavati dal gioco, detratte cioè le spese di gestione, tra cui due manifestazioni artistico-culturali a carattere almeno regionale, devono essere così ripartiti:
a) il 5 per cento oppure percentuale più ridotta, al titolare della concessione;
b) la terza parte al comune autorizzato perché ne destini l'importo alla realizzazione di attrezzature turistiche complementari ed alla attuazione del piano regolatore ed a opere assistenziali, nonché per le spese cui dovrà assoggettarsi;
c) un'altra terza parte ai comuni compresi in un raggio di 10 chilometri dal confine del comune concessionario perché ne destinino l'importo al finanziamento di opere turistico-sportivo-assistenziali;
d) il residuo importo sarà devoluto alla regione per le attività turistico-culturali che essa promuoverà.
Art. 6
Le disposizioni della presente legge si applicano anche alle Case da gioco attualmente in esercizio che ad esse devono uniformarsi entro due anni dall'entrata in vigore della presente legge.
L'Assessore COLOMBO premette che le proposte di legge di iniziativa parlamentare n. 1022 del 6.2.1969 e n. 1375 del 29.4.1969, sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle case da gioco, prevedono rispettivamente la prima l'apertura di 8 case da gioco, comprese quelle già esistenti, e l'altra l'apertura di una casa da gioco in tutte le Regioni.
Rileva che, all'inizio della seduta odierna, è stata distribuita ai Consiglieri una terza proposta di legge sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle case da gioco, proposta di legge di iniziativa dei deputati Liggio, Napolitano Francesco, Lo Bianco, Scotti e D'Antonio, di cui non ha ancora avuto la possibilità di prendere visione e sulla quale, quindi, non è in grado di fornire dettagli.
Precisa che le due prime proposte di legge sono state prese in esame dalla Giunta e attentamente vagliate, anche in relazione alla richiesta, rivolta agli organi regionali dall'On.le Ollietti, di suggerire gli emendamenti da proporre sulle predette due proposte di legge in sede di discussione delle medesime da parte della Camera dei Deputati.
Comunica che è stato predisposto un emendamento da apportare alla proposta di legge n, 1022 e un altro emendamento da apportare alla proposta di legge n. 1375, emendamenti sui quali si è pronunciato favorevolmente la Commissione consiliare Affari Generali, Finanze, Programmazione e Urbanistica e che risultano dal seguente allegato distribuito in copia ai Signori Consiglieri:
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Emendamenti aggiuntivi alle proposte di legge di iniziativa parlamentare sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco.
Proposta di legge n. 1022
Art. 7
Completamento del primo comma nel modo seguente: "Per la Casa da gioco di Saint Vincent si applicano, invece, le norme di cui al successivo articolo 9".
Art. 9
(nuovo articolo)
È autorizzata la continuazione dell'esercizio della Casa da gioco di Saint Vincent (Valle d'Aosta), alle condizioni e con le modalità stabilite dall'Amministrazione Regionale.
I proventi derivanti alla Regione dall'attività di esercizio del gioco nella Casa da gioco di Saint Vincent sono iscritti nel bilancio regionale quali tributi speciali per attività di gioco e sono computati ai fini della determinazione delle quote regionali di ripartizione di entrate erariali di cui alla legge 29 novembre 1955 n. 1179, riguardante l'ordinamento finanziario della Regione Valle d'Aosta.
Proposta di legge n. 1375
Art. 6
Completamento del primo comma nel modo seguente: "Per la Casa da gioco di Saint Vincent si applicano, invece, le norme di cui al successivo articolo 7".
Art. 7
(nuovo articolo)
È autorizzata la continuazione dell'esercizio della Casa da gioco di Saint Vincent (Valle d'Aosta), alle condizioni e con le modalità stabilite dall'Amministrazione Regionale.
I proventi derivanti alla Regione dall'attività di esercizio del gioco nella Casa da gioco di Saint Vincent sono iscritti nel bilancio regionale quali tributi speciali per attività di gioco e sono computati ai fini della determinazione delle quote regionali di ripartizione di entrate erariali di cui alla legge 29 novembre 1955 n. 1179, riguardante l'ordinamento finanziario della Regione Valle d'Aosta.
L'Assessore COLOMBO fa presente che gli emendamenti sottoposti all'approvazione del Consiglio concernono l'esercizio della Casa da gioco di Saint Vincent, i cui proventi fanno ormai parte integrante dei bilanci della Regione.
Propone che il Consiglio, oltre ad approvare gli emendamenti di cui si tratta, dia mandato al Parlamentare valdostano, On.le Ollietti, di chiedere l'approvazione degli emendamenti in questione in sede di discussione delle predette proposte di legge da parte della competente Commissione parlamentare presso la Camera dei Deputati. Aggiunge che, ovviamente, tutti i Gruppi politici rappresentati nel Consiglio Regionale dovrebbero assumere l'impegno di intervenire presso i relativi rappresentanti al Parlamento affinché appoggino gli emendamenti che saranno proposti dal Parlamentare valdostano.
Il Consigliere GERMANO, dopo aver precisato che la posizione dei Consiglieri comunisti è stata già da lui illustrata in sede di esame dell'argomento da parte della Commissione consiliare Affari Generali, Finanze, Programmazione e Urbanistica, dichiara di essere concorde sul concetto che proventi della Casa da gioco di Saint Vincent sono ormai una cosa acquisita per il bilancio dell'Amministrazione Regionale e che, quindi, non possono essere più oggetto di contestazione.
Rileva però di aver formulato alcune riserve in sede di Commissione sull'utilizzazione di tali proventi, in considerazione anche del fatto che il programma del Partito Socialista Italiano, il programma della Democrazia Cristiana e quello del Partito Comunista Italiano prevedono l'integrazione dei bilanci comunali, nonché l'approvazione di una legge pluriennale concernente interventi finanziari a favore del Comune di Aosta.
Osserva che entrambe le due sopra menzionate proposte di legge di iniziativa parlamentare statuiscono la devoluzione ai Comuni dei proventi delle Case da gioco e di avere quindi richiesto, in sede di Commissione, un impegno da parte del Partito Socialista Italiano e della Democrazia Cristiana di predisporre e di sottoporre all'approvazione del Consiglio, in un secondo tempo, una legge regionale che attui tali punti programmatici.
Ammette che la ripartizione dei cespiti della Casa da gioco fra i vari Comuni della Valle non sarebbe una cosa facile, perché vi sono dei Comuni che si trovano in condizioni precarie ed altri in condizioni migliori, per cui non è possibile affrontare oggi tale problema con l'inserimento di un emendamento ad hoc nelle due proposte di legge di iniziativa parlamentare di cui si tratta.
Dichiara che, per tale ragione, i Consiglieri comunisti chiedono solo che oggi sia assunto un impegno, da parte della maggioranza consiliare, a prendere in esame e a realizzare i due punti programmatici sopra menzionati.
Riferisce che la risposta datagli dai rappresentanti del Partito Socialista Italiano, in sede di Commissione, è stata positiva, mentre invece quella datagli dai rappresentanti della Democrazia Cristiana è stata negativa.
Rileva che la tesi sostenuta, in sede di Commissione, dai Consiglieri comunisti trova conferma nella terza proposta di legge presentata il 10 giugno u.s. alla Camera dei Deputati, proposta di legge di iniziativa esclusiva di Deputati democristiani che, all'articolo 5, stabilisce precisamente quanto segue:
"Gli introiti netti percepiti dal Comune per l'esercizio diretto o in concessione delle Case da gioco saranno ripartiti come segue:
a) il 20 per cento al Comune sede della Casa;
b) il 20 per cento ai Comuni della provincia, che siano sede di aziende di turismo, soggiorno e cura;
c) il 15 per cento a favore dei Comuni della provincia che non siano sede di aziende di cura, soggiorno e turismo;
d) il 25 per cento a favore degli altri Comuni della Regione;
e) il 20 per cento sarà devoluto al Ministero delle Finanze".
Il Consigliere GERMANO dichiara che i Consiglieri comunisti sono disposti ad approvare gli emendamenti da apportare alle due menzionate proposte di legge sottoposte all'esame del Consiglio a condizione che la maggioranza consiliare assuma l'impegno richiesto dai Consiglieri comunisti; fa presente che, in caso contrario, i Consiglieri comunisti proporrebbero di aggiungere il sottoriportato terzo comma, di cui dà lettura, al nuovo articolo 9 da inserire alla proposta di legge n. 1022 e al nuovo articolo 7 da inserire alla proposta di legge n. 1375:
"I proventi sono da utilizzare, sia per la promozione sociale ed economica della Valle d'Aosta e sia per il risanamento e l'integrazione dei bilanci comunali, con modalità da stabilirsi con legge regionale".
Invita quindi la maggioranza consiliare a precisare se intenda o no assumere l'impegno richiesto dai Consiglieri comunisti.
Conclude sottolineando che, data anche la situazione politica attuale in campo nazionale, sarebbe auspicabile che gli emendamenti da apportare alle due proposte di legge di iniziativa parlamentare venissero votati all'unanimità dal Consiglio Regionale.
Monsieur le Conseiller CAVERI déclare ce qui suit:
"L'opération par laquelle on veut chercher d'ajouter un amendement à ces deux projets de loi sera une opération très délicate et pas facile. Si on veut que cette opération soit moins difficile, il faudra qu'un seul amendement soit présenté à la Chambre des Députés par le Député de la Vallée d'Aoste, un amendement qui auparavant ait été approuvé par le Conseil Régional à l'unanimité. Car s'il arrivait demain qu'un Député présente un amendement et d'autres Députés présentent un autre amendement, alors on créerait une situation très difficile qui pourrait avoir des conséquences fâcheuses.
L'unanimité du Conseil sur l'amendement présenté par la Junte est nécessaire si l'on veut que cette opération difficile et délicate réussisse.
Déjà à la Commission des Affaires Générales j'ai exprimé mon avis contraire à cet amendement qui avait été présenté, amendement dans lequel il me semble qu'on voulait donner le revenu du Casino aux Communes et non plus à la Région.
J'exprime au Conseil mon avis contraire à ce dernier amendement qui établit que les revenus doivent être divisés soit pour le progrès social et économique de la Vallée d'Aoste, soit pour l'intégration des budgets des Communes.
On dit que, puisque les projets de loi parlent d'assigner aux Communes les revenus des Casinos, pourquoi le revenu du Casino de Saint Vincent devrait-il aller à la Région et pas aux Communes? En disant cela, on oublie que la situation de la Vallée d'Aoste est toute particulière. En effet, si par exemple demain on ouvrait le Casino de Taormina, le revenu du Casino de Taormina serait comme une goutte d'eau dans la mer pour la Région Sicilienne, qui a 6 millions d'habitants, qui a un budget de dimensions bien supérieures aux dimensions du budget de la Vallée d'Aoste.
A la Région de la Vallée d'Aoste, petite Région, le revenu du Casino de 3 ou de 4 milliards est utile, disons même qu'il est nécessaire, parce que sans ce revenu la Région ne pourrait pas vivre.
Les personnes qui disent qu'il faudrait transférer le revenu de la Région aux Communes devraient, alors, indiquer comment il faudrait remplacer cette entrée, cette recette de la Région de 3 ou 4 milliards qu'on voudrait maintenant donner aux Communes; cela est plus qu'évident et il suffit de faire cette considération pour voir comme ces deux amendements qui ont été présentés, un à la Commission et l'autre il y a un moment, devraient être repoussés par le Conseil.
J'ai parlé de la Sicile, mais aussi en Sardaigne l'institution d'un Casino ne servirait à rien pour la Région.
Imaginons si demain on ouvrait un Casino en Lombardie: à la Région de la Lombardie le revenu d'un Casino ne servirait à rien du tout, c'est-à-dire ce serait un revenu tellement minime en rapport aux dimensions du budget que, naturellement, ces gens jugeraient que le revenu doit aller à la Commune.
En Vallée d'Aoste c'est tout-à-fait différent, parce que le territoire de la Vallée d'Aoste est celui d'une petite Province et pour nos nécessités ces trois ou quatre milliards représentent l'unique solution pour cadrer le budget; de façon que, si l'on donnait aux Communes ce revenu, je ne sais comment pourrait cadrer le budget de la Vallée d'Aoste.
Il me semble que ce sont des considérations de toute évidence. On parle d'intégration, on a fini par replier sur un autre amendement et on a dit qu'il faudrait que le revenu du Casino de Saint Vincent serve à l'intégration des budgets des Communes.
Avant tout ce problème des budgets des Communes n'est pas facile à résoudre, et il ne faut pas croire que ce soit aisé d'arriver à une solution simpliste du problème. Le problème de l'intégration des budgets des Communes est une question très complexe et très difficile à résoudre, entre autre parce qu'il y a une grande différence entre une Commune et l'autre. Il y a des Communes pauvres, des Communes très pauvres, et il y a des Communes qui sont propriétaires d'appartements dans la Ville d'Aoste, d'autres qui ont des dépôts en banque et, par conséquent, ce sera très difficile d'étudier un système d'intégration des budgets des Communes.
Naturellement il faudra établir des limites, parce que, si l'on établissait, sic et simpliciter, le système d'intégration des budgets des Communes, il y aurait de nombreux Administrateurs communaux qui se croiraient autorisés d'aller "a ruota libera; tanto la Valle paga". Cela ce n'est pas le système de résoudre sérieusement les problèmes administratifs.
Enfin, à propos de cette phrase "per l'integrazione dei bilanci comunali", je réponds "non è questa la sede": si l'Administration Régionale, si la future, la nouvelle Junte Régionale, si le Conseil Régional, voudront présenter, discuter et approuver une loi pour l'intégration des budgets des Communes, on pourra toujours le faire, mais on ne peut pas le faire maintenant.
Pourquoi voulons-nous compliquer le problème de la continuation de l'existence du Casino de Saint Vincent, avec la question de l'intégration du budget des Communes, qui est un autre problème difficile et complexe?
Maintenant que nous devons faire un effort très difficile et très pénible pour faire passer cet amendement, n'allons pas compliquer la question de la continuation de l'existence du Casino de Saint Vincent avec le problème de l'intégration du budget des Communes, problème que nous pourrons toujours affronter dans un deuxième temps".
L'Assessore BORDON osserva che da un po' di tempo il Consigliere Germano, lavorando di fantasia e di illusioni, si arroga il diritto di emettere giudizi e di fare affermazioni, che non corrispondono alla realtà, sui rappresentanti degli altri Partiti.
Rileva, fra l'altro, che il Consigliere Germano è solito parlare di sinistra democristiana e di destra democristiana; in proposito dichiara che una cosa è certa ed è che, se egli intende, parlando di sinistra democristiana, di riferirsi ad elementi che, suo avviso, sarebbero disposti a collaborare con il. Partito Comunista, egli prende un grosso abbaglio, perché non accadrà mai, - egli afferma -, che una parte della Democrazia Cristiana condivida le idee del Comunismo.
Dichiara di avere voluto puntualizzare quanto sopra perché sono parecchie volte ormai che il Consigliere Germano ribadisce le stesse cose parlando della Democrazia Cristiana.
Passando quindi all'argomento in discussione, dichiara che i concetti espressi dal Consigliere Caveri sono da lui condivisi in pieno e che, parlando dell'argomento, non vorrebbe ripetere con parole meno appropriate quanto così bene è stato detto dall'Avvocato Caveri.
Accennando all'emendamento proposto dal Consigliere Germano in sede di riunione della Commissione Affari Generali, Finanze, Programma e Urbanistica, fa presente che il predetto Consigliere ha ricordato, in tale occasione, che l'integrazione dei bilanci comunali costituiva uno dei punti programmatici del Partito della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista Italiano e del Partito Comunista ed ha insistito affinché l'emendamento proposto venisse inserito nelle proposte di legge di iniziativa parlamentare sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco.
Rileva che il Consigliere Germano ha fatto oggi una affermazione inesatta, poiché ha detto che in tale occasione il rappresentante del Partito Socialista si era dichiarato favorevole ad assumere l'impegno di affrontare il problema in un secondo tempo e non cosi, invece, i rappresentanti della Democrazia Cristiana.
In proposito, rileva anzitutto che anche il rappresentante dell'Union Valdôtaine, e non soltanto i rappresentanti della Democrazia Cristiana, si erano dichiarati contrari all'accoglimento dell'emendamento proposto dal Consigliere Germano e si dichiara lieto di tale coincidenza di vedute su un problema di grande importanza.
Afferma quindi che la Democrazia Cristiana non è affatto contraria ad affrontare il problema dell'integrazione dei bilanci comunali, ma che ritiene che il problema debba essere affrontato in un altro momento e non debba essere abbinato al problema degli emendamenti da apportare alle proposte di legge di iniziativa parlamentare intese a disciplinare l'apertura e l'esercizio delle Case da gioco.
Dichiara che si tratta di due problemi del tutto diversi e che, come giustamente è stato rilevato dal Consigliere Caveri, bisogna che l'emendamento da apportare alle predette due proposte di legge sia unico e che sia approvato all'unanimità dal Consiglio Regionale, se si vuole che possa essere accolto in sede parlamentare.
Ribadisce che il problema dell'integrazione dei bilanci comunali sarà studiato in un secondo tempo, ma che, evidentemente, la soluzione di tale problema avrà, come naturale conseguenza, che l'Amministrazione Regionale farà meno opere pubbliche nei Comuni perché, con l'integrazione dei bilanci comunali, saranno i Comuni stessi che dovranno finanziare ed eseguire le opere pubbliche nei loro territori.
Conclude, ripetendo che la Democrazia Cristiana è contraria alla accettazione dell'emendamento proposto dal Consigliere Germano.
Aggiunge di non avere alcuna preoccupazione per quanto riguarda i fondi occorrenti per l'integrazione dei bilanci comunali perché, nonostante che i Consiglieri comunisti abbiano sempre affermato che i bilanci predisposti dall'Assessorato alle Finanze sono fasulli, sta di fatto che i miliardi sono sempre arrivati alla Regione, il che prova che l'affermazione dei Consiglieri comunisti è priva di fondamento.
Il Consigliere MANGANONI, riferendosi all'ultimo rilievo fatto dall'Assessore Bordon, dichiara di essere a conoscenza che la mano d'opera addetta ad alcuni cantieri di lavoro dell'Assessorato dell'Agricoltura e Foreste non percepisce la paga da tre mesi. Chiede all'Assessore all'Agricoltura se sia informato di tale fatto.
L'Assessore BORDON osserva che, ammesso e non concesso che quanto riferito dal Consigliere Manganoni corrisponda a verità, ciò non significherebbe che manchino i fondi, ma che possono essere esaurite le somme stanziate per il finanziamento delle opere da eseguire mediante tali cantieri di lavoro.
L'Assessore MAQUIGNAZ risponde al Consigliere Manganoni di non essere a conoscenza di quanto sopra segnalato e lo invita a fare precisazioni in proposito, assicurando che l'eventuale mancato pagamento di salari non potrebbe essere attribuito a carenza di fondi di bilancio, dato che non si è alla fine dell'anno finanziario, ma soltanto a metà dell'anno.
Il Consigliere MANGANONI precisa che il cantiere in questione è quello funzionante a Valsavaranche, i cui operai non percepiscono la paga da più di due mesi.
L'Assessore BORDON chiede che sia messo a verbale che se vi sono stati dei ritardi nel pagamento dei salari agli operai addetti a cantieri di lavoro, cosa di cui dubita, tali ritardi non sono certamente stati causati dalla mancanza di fondi regionali, perché attualmente vi sono nelle casse della Regione dai tre ai quattro miliardi vincolati.
Il Consigliere GERMANO rileva che l'Assessore Bordon non può contestare l'esistenza di una sinistra e di una destra nelle file del Partito della Democrazia Cristiana, perché ciò significherebbe negare l'evidenza dei fatti, poiché sono i giornali stessi della corrente democristiana che parlano di sinistra e di destra riportando i dati percentuali relativi ai singoli gruppi.
Dirò di più, - egli osserva -, ma i giornali della corrente democristiana parlano anche delle discussioni in corso sul piano politico nell'interno del Partito, come pure dei rapporti diversi con il Partito Comunista Italiano.
Dichiara di rendersi conto che dà molto fastidio all'Assessore Bordon il fatto che la sinistra democristiana abbia una certa forza; perciò è intendimento della destra democristiana di arrivare a nuove elezioni regionali pensando forse che la destra potrà avere un Consigliere in più, mentre potrebbe invece verificarsi il contrario.
Altra cosa che si ha avuto modo di notare nelle ultime adunanze consiliari, - egli dice -, è che l'Assessore Bordon si sforza di fare il filo all'Union Valdôtaine e noi non gli contestiamo tale diritto, come pure riconosciamo all'Union Valdôtaine il diritto di scegliere la posizione politica che preferisce.
Noi però, - egli prosegue -, mentre condividiamo pienamente i quattro punti programmatici dell'Union Valdôtaine, dubitiamo che la destra democristiana sia disposta a realizzarli, perché la storia della Valle d'Aosta prova che la politica della destra democristiana si è sempre opposta all'attuazione di tali punti programmatici; tanto è vero che si è avuta una degradazione della vita politica valdostana e questo perché la destra democristiana ha sempre fatto e fa una politica basata sul clientelismo.
Circa il problema dell'integrazione dei bilanci comunali, riconosce che le situazioni finanziarie variano da Comune a Comune, ma rileva, d'altra parte, che la maggior parte dei Comuni non dispongono di fondi per fare una vera e propria amministrazione autonoma, per cui sono costretti a ricorrere all'Assessore regionale competente per il finanziamento di qualsiasi lavoro di una certa quale importanza.
Occorre, quindi, - egli afferma -, che il problema della integrazione dei bilanci comunali sia affrontato al più presto, anche perché attualmente le opere di pubblica utilità che comportano una certa quale spesa vengono finanziate ed eseguite direttamente dall'Amministrazione Regionale, senza tenere conto alcuno della situazione finanziaria dei Comuni in cui vengono attuate; il che concorre a mantenere le sperequazioni esistenti fra Comune e Comune.
Rileva che, oggi, gli Amministratori comunali svolgono il ruolo di mendicanti nei confronti dell'Amministrazione Regionale, il che è tanto più deplorevole se si pensa che è dalle fila degli Amministratori comunali che vengono fuori reggitori dell'Amministrazione Regionale.
In merito alla obiezione dell'Assessore Bordon, il quale ebbe a far notare che l'integrazione dei bilanci delle Amministrazioni comunali con i proventi della Casa da gioco di Saint Vincent avrebbe come conseguenza che l'Amministrazione Regionale, disponendo di fondi minori, dovrebbe ridurre il programma di opere di pubblica utilità da eseguire nei vari Comuni, rileva che, per ovviare a tale inconveniente, è sufficiente che la Giunta Regionale sì faccia parte attiva e chieda la revisione del riparto fiscale, portando, come elemento nuovo a suffragio della richiesta, il fatto che alcuni miliardi vengono devoluti dalla Regione per l'integrazione dei bilanci delle Amministrazioni Comunali.
Dichiara di rendersi perfettamente conto che potrebbe essere pregiudizievole per la Regione la presentazione al Parlamento Italiano di due emendamenti alle menzionate proposte di legge, oppure di un solo emendamento che non sia stato approvato all'unanimità dal Consiglio Regionale.
Ad evitare una tale deprecata possibilità, invita la maggioranza a dichiarare se intenda, o no, affrontare il problema dell'integrazione dei bilanci comunali; precisa che, in caso affermativo, il Gruppo consiliare comunista ritirerà il proprio emendamento, mentre invece, in caso contrario, sarebbe costretto a riflettere prima di assumere una posizione definitiva sull'argomento in discussione.
Il Consigliere RAMERA premette che il Gruppo comunista, secondo il suo costume, cerca di deviare la discussione su altri argomenti, con l'intento di prolungare la discussione e questo a fini demagogici, come ne fa prova l'accenno fatto dal Consigliere Manganoni ai cantieri di lavoro.
Dichiara di concordare con l'Assessore Bordon il quale ha affermato che sono vani ed inutili i tentativi dei comunisti di cercare di scindere la D.C., tentando di seminare zizzanie che non attecchiscono né attecchiranno mai, in quanto la D.C. non aprirà mai un dialogo col Partito Comunista, per cui è da escludersi la formazione di una maggioranza con i Comunisti.
Contesta le illazioni che vengono fatte di continuo dai Comunisti con lo scopo di gettare discredito sulla persona dei Consiglieri della Democrazia Cristiana; in proposito, riferendosi all'accenno fatto dal Consigliere Germano alla carica di Presidente della SADEA, Società di nuova costituzione, precisa che tale carica gli è stata attribuita dalla predetta Società senza interferenze della Democrazia Cristiana né di persona alcuna.
Circa l'emendamento proposto dal Consigliere Germano, dichiara che lo scopo di tale emendamento è di dare modo ai Comunisti di fare della propaganda politica nei vari Comuni della Valle; osserva che la loro proposta di integrare i bilanci delle Amministrazioni Comunali non è stata accettata dai Consiglieri della maggioranza.
Dichiara che i Consiglieri democristiani sono disposti ad affrontare la discussione del problema dell'integrazione dei bilanci delle Amministrazioni Comunali, ma in un secondo tempo e non già in questa sede, perché si tratta di un problema a sé stante e complesso, che nulla ha a che vedere con l'argomento in discussione.
Rileva che oggi il Consiglio deve pronunciarsi sugli emendamenti proposti dalla Giunta alle due proposte di legge di iniziativa parlamentare sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco, con specifico riferimento alla Casa da gioco di Saint Vincent, ed osserva che è necessario approvare detti emendamenti ad unanimità dal Consiglio, se si vuole che possano essere presi in considerazione in sede parlamentare.
Il Consigliere MILANESIO premette che le due proposte di legge di iniziativa parlamentare sono state già prese in esame e discusse, come è stato ricordato, in sede di riunione della Commissione Affari Generali e Finanze e che, in tale occasione, rappresentanti del Partito Socialista Italiano hanno accettato gli emendamenti proposti dalla Giunta e presentati oggi al Consiglio per l'approvazione.
Dichiara che intende puntualizzare qual è la posizione del Partito Socialista Italiano della Valle d'Aosta in ordine ai problemi che sono stati sollevati nella seduta odierna e, per quanto riguarda gli emendamenti proposti dalla Giunta Regionale, precisa che la situazione di fatto esistente nei rapporti finanziari fra i gestori della Casa da gioco di Saint Vincent e la Regione è da essi ritenuta soddisfacente.
Aggiunge che, tenuto conto delle limitate dimensioni territoriali e geografiche della Valle d'Aosta, i Socialisti sono dell'avviso che i proventi della Casa da gioco di Saint Vincent debbano continuare ad affluire alle casse della Regione e non debbano essere distribuiti fra tutti i Comuni.
Dichiara di comprendere le ragioni che hanno indotto i presentatori delle due proposte di legge a proporre che gli introiti delle Case da gioco siano attribuiti ai Comuni sede delle Case da gioco stesse e ritiene che una di tali ragioni sia il fatto che i territori delle altre Regioni italiane sono molto più vasti del territorio della Valle d'Aosta e, pertanto, è giusto il criterio che gli introiti siano attribuiti ai Comuni sede delle Case da gioco perché, in caso contrario, diverrebbero inconsistenti se ripartiti fra i numerosi Comuni di una Regione.
Ritiene che l'emendamento proposto dal Consigliere Germano non possa essere accolto, anzitutto perché il problema della integrazione dei bilanci delle Amministrazioni Comunali è un problema diverso e molto complesso che deve essere trattato a parte e, in secondo luogo, perché i proventi della Casa da gioco di Saint Vincent fanno ormai parte integrante e anche cospicua del bilancio regionale per cui la Regione non può fare a meno di tali proventi.
Per quanto riguarda l'autonomia finanziaria dei Comuni, osserva che l'integrazione eventuale dei bilanci comunali non è altro che un aspetto della valorizzazione e del potenziamento delle autonomie comunali.
Riferisce, in proposito, che i socialisti hanno sempre sostenuto che è opportuno elaborare un apposito disegno di legge regionale che contempli provvedimenti atti a risolvere tale problema.
Osserva che, quando l'argomento verrà affrontato, bisognerà distinguere il Comune di Aosta dagli altri Comuni della Valle, perché il Comune di Aosta, come sede di tutti i servizi regionali, sopporta oneri particolari per la collettività che proporzionalmente sono molto maggiori di quelli che sopportano gli altri Comuni.
Rileva che la maggiore o minore autonomia di un Comune è in relazione all'entità dei fondi di cui il Comune stesso dispone per il finanziamento delle spese previste nel suo bilancio, senza dover ricorrere a sussidi elargiti paternalisticamente o a seguito di accordi e patteggiamenti di tipo politico, non sempre chiari.
È indubbio, - egli dice -, che il problema dell'autonomia finanziaria dei Comuni va affrontato al più presto, di comune accordo, fra tutte le forze politiche rappresentate nel Consiglio Regionale.
Afferma che, come la Regione pretende dallo Stato, e giustamente, di avere un riparto fiscale più equo per non dipendere dalla politica dei cosiddetti rubinetti, così è logico e doveroso che i Comuni pretendano dalla Regione un trattamento analogo, in modo da poter finanziare le spese previste annualmente nei bilanci comunali.
Conclude, ripetendo che il Gruppo consiliare del Partito Socialista Italiano concorda sugli emendamenti proposti dalla Giunta, auspicando che anche il Gruppo del Partito Comunista voti a favore di tali emendamenti, affinché il Parlamento prenda atto della decisione unanime assunta dal Consiglio in ordine ai suddetti emendamenti.
Il Consigliere TONINO, dopo aver premesso che le proposte di legge di iniziativa parlamentare tendono ad unificare la legislazione relativa alla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco nel territorio nazionale, osserva che i presentatori delle predette due proposte di legge, anziché attribuire ai Comuni sede delle Case da gioco i proventi della gestione di dette Case, avrebbero dovuto sancire la regionalizzazione delle predette Case da gioco, perché in tal modo le Regioni potrebbero addivenire ad una equa ripartizione dei proventi fra tutti i Comuni, tenendo conto delle necessità e della situazione finanziaria dei Comuni stessi.
Rileva, inoltre, che si sarebbe dovuto stabilire l'obbligo che le Case da gioco siano gestite direttamente dai titolari delle Case stesse e non già mediante appalto della gestione dei giochi a terzi.
Ritiene che la gestione diretta permette di realizzare proventi maggiori di quelli che si possono conseguire appaltando a terzi l'esercizio delle Case da gioco e ciò per varie ragioni che indica brevemente.
Circa il problema dell'integrazione dei bilanci delle Amministrazioni Comunali, osserva che l'emendamento presentato dal Consigliere Germano tende ad affrontare sin d'ora tale argomento; ritiene però che non sia opportuno collegare tale argomento con la proposta di legge relativa alla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco, pur concordando sulla necessità che il problema dell'autonomia degli Enti comunali sia presto affrontato e risolto dal Consiglio Regionale.
Osserva che il Consigliere Germano, nel presentare il suo emendamento, ha soggiunto di essere disposto a ritirarlo qualora la maggioranza si impegni formalmente a proporre al Consiglio, quanto prima, un disegno di legge che contempli provvedimenti o strumenti atti ad assicurare l'autonomia finanziaria dei Comuni della Valle d'Aosta.
Dichiara di condividere egli pure l'avviso del Consigliere Germano e rivolge invito alla maggioranza consiliare a dare l'assicurazione richiesta.
L'Assessore BORDON, rivolgendosi ai Consiglieri del Gruppo comunista e al Consigliere Germano in particolare, ribadisce che non si addiverrà mai alla formazione del Governo della Regione sulla base di un accordo fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista.
In merito all'allusione fatta dal Consigliere Germano al "filo" che la D.C. starebbe facendo in questo momento all'Union Valdôtaine, fa notare che l'Union Valdôtaine non si è mai fatto fare il "filo" da nessuno e che, d'altra parte, i rapporti fra i Partiti non sono basati su un "filo" immaginario, ma bensì su programmi concreti.
Precisa che, anche ammettendo che egli facesse il "filo" all'Union Valdôtaine, forse il Consigliere Germano non potrebbe capire le ragioni di una tale sua impostazione politica, non essendo egli un valdostano come lui. Dichiara di auspicare, come valdostano, che nel nuovo Governo regionale di Centrosinistra confluiscano tutte le forze valdostane democratiche.
Circa il problema dell'autonomia finanziaria dei Comuni, rammenta che, in sede di riunione della Commissione Affari Generali e Finanze, i rappresentanti della D.C. hanno dichiarato che un punto del loro programma contempla proprio l'integrazione dei bilanci delle Amministrazioni Comunali. Assicura che il Gruppo consiliare democristiano è disposto ad affrontare lo studio di tale problema nella seduta odierna. Fa, però, notare che la Giunta Regionale è attualmente in crisi e che la Giunta dimissionaria non può assumere, in piena crisi di Governo, l'impegno formale richiesto dai Consiglieri comunisti; ribadisce tuttavia che i Consiglieri della Democrazia Cristiana intendono affrontare lo studio del problema dell'integrazione dei bilanci delle Amministrazioni Comunali.
Monsieur le Conseiller CHAMONIN fait noter que la Vallée d'Aoste est effectivement une petite Région et que sa situation est très différente de celle des autres Régions italiennes, étant donné que les entrées du Casino de Saint Vincent représentent une très grosse tranche du budget annuel de l'Administration Régionale. Ceci n'est pas du tout le cas, - dit-il -, des autres Régions dans lesquelles les entrées des maisons de jeu sont peu de chose vis-à-vis de leur budget annuel, tandis que ces entrées peuvent servir pour cadrer les budgets des Communes où auraient le siège les maisons de jeu.
Nous sommes tous d'accord, - déclare-t-il -, sur l'insuffisance des budgets communaux en Vallée d'Aoste, comme partout d'ailleurs, et il est certain que, lorsque la Junte Régionale portera cette question en discussion au Conseil, toutes les forces politiques présentes donneront leur contribution à la résolution de ce problème.
Mais, pour le moment, - ajoute-t-il -, nous ne pouvons absolument pas faire abstraction de l'extrême délicatesse et difficulté de l'insertion, dans le projet de loi nationale, d'un amendement qui nous intéresse tout particulièrement pour le Casino de Saint Vincent et de la nécessité absolue qu'un seul amendement, approuvé à l'unanimité par le Conseil Régional, soit présenté par notre Député.
Dans l'intérêt général de notre petite Région nous prions donc le Parti Communiste de vouloir bien revoir sa position à ce sujet et nous déclarons que nous voterons en faveur de l'amendement présenté par la Junte.
Il Consigliere GERMANO rileva che l'Assessore Bordon ha fatto nei suoi confronti una affermazione molto grave, poiché ha detto che il Consigliere Germano non era valdostano e che, pertanto, non era in grado di capire determinate impostazioni.
Fa notare in proposito che, oltre ad essere Consigliere regionale e residente in Valle d'Aosta da 15 anni, egli è forse l'unico fra tutti i Consiglieri in aula che abbia versato il suo sangue per la Liberazione della Valle d'Aosta.
Osserva che il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto intervenire contro tale affermazione dell'Assessore Bordon.
Circa il rilievo secondo cui la Democrazia Cristiana non accetterà mai la collaborazione del Partito Comunista per la formazione di un Governo regionale, fa presente che gli obiettivi del Partito Comunista sono molto diversi da quelli della Democrazia Cristiana, poiché essi non comprendono posti di governo, né posti di sottogoverno, che sono invece gli obiettivi della Democrazia Cristiana.
Non succederà quindi mai, - egli dice -, che i comunisti partecipino ad un Governo regionale del quale facciano parte elementi democristiani.
Circa gli emendamenti proposti dalla Giunta, concorda sulla opportunità che tali emendamenti siano approvati all'unanimità dal Consiglio e che nessun altro emendamento sia presentato al Parlamento in sede di discussione delle proposte di legge di iniziativa parlamentare sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco.
Dichiara quindi di ritirare l'emendamento da lui presentato a nome dei Consiglieri del Gruppo Comunista, avendo avuto precise assicurazioni dalla maggioranza consiliare che il problema dell'integrazione dei bilanci comunali sarà affrontato e portato in discussione al Consiglio.
Il Presidente, MONTESANO, chiede se qualche altro Consigliere intenda prendere la parola sull'argomento, avvertendo che, in caso contrario, porrà ai voti l'approvazione degli emendamenti proposti dalla Giunta Regionale.
L'Assessore COLOMBO fa presente la necessità che il Consiglio dia mandato al parlamentare valdostano On.le Ollietti di chiedere l'inserimento degli emendamenti aggiuntivi di cui si tratta a completamento delle norme delle proposte di legge di iniziativa parlamentare, in sede di discussione delle predette proposte di legge da parte della competente Commissione legislativa presso la Camera dei Deputati, nonché di proporre, d'intesa con la Giunta Regionale, gli stessi emendamenti aggiuntivi alle norme della recente proposta di legge n. 1565 del 10.6.1969, di iniziativa dei Deputati Riccio, Napoletano Francesco, Lobianco, Scotti e D'Antonio.
Procedutosi, su invito del Presidente MONTESANO, a quattro distinte votazioni per alzata di mano,
IL CONSIGLIO
ad unanimità di voti favorevoli, espressi per alzata di mano (Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: ventisette);
DELIBERA
1) di approvare i seguenti emendamenti aggiuntivi da inoltrare ai competenti organi parlamentari ai fini del completamento delle norme delle proposte di legge di iniziativa parlamentare n. 1022 del 6 febbraio 1969 e n. 1375 del 29 aprile 1969, sulla disciplina dell'apertura e dell'esercizio delle Case da gioco:
"Proposta di legge n. 1022
Art. 7
Completamento del primo comma nel modo seguente: "per la Casa da gioco di Saint Vincent si applicano, invece, le norme di cui al successivo articolo 9".
Art. 9
È autorizzata la continuazione dell'esercizio della Casa da gioco di Saint Vincent (Valle d'Aosta), alle condizioni e con le modalità stabilite dall'Amministrazione Regionale.
I proventi derivanti alla Regione dall'attività di esercizio del gioco nella Casa da gioco di Saint Vincent sono iscritti nel bilancio regionale quali tributi speciali per attività di gioco e sono computati ai fini della determinazione delle quote regionali di ripartizione di entrate erariali di cui alla legge 29 novembre 1955 n. 1179, riguardante l'ordinamento finanziario della Regione Valle d'Aosta.
Proposta di legge n. 1375
Art. 6
Completamento del primo comma nel modo seguente: "per la Casa da gioco di Saint Vincent si applicano, invece, le norme di cui al successivo articolo 7".
Art. 7
(Nuovo articolo)
È autorizzata la continuazione dell'esercizio della Casa da gioco di Saint Vincent (Valle d'Aosta), alle condizioni e con le modalità stabilite dall'Amministrazione Regionale.
I proventi derivanti alla Regione dall'attività di esercizio del gioco nella Casa da gioco di Saint Vincent sono iscritti nel bilancio regionale quali tributi speciali per attività di gioco e sono computati ai fini della determinazione delle quote regionali di ripartizione di entrate erariali di cui alla legge 29 novembre 1955 n. 1179, riguardante l'ordinamento finanziario della Regione Valle d'Aosta.";
2) di dare mandato al Parlamentare valdostano, On.le Ollietti Germano, di chiedere l'inserimento degli emendamenti aggiuntivi di cui si tratta a completamento delle norme delle proposte di legge sopramenzionate, in sede di discussione delle predette proposte di legge da parte della competente Commissione parlamentare presso la Camera dei Deputati, nonché di proporre, d'intesa con la Giunta Regionale, gli stessi emendamenti aggiuntivi anche alle norme della recente proposta di legge n. 1565 del 10 giugno 1969, di iniziativa dei Deputati Riccio, Napolitano Francesco, Lobianco, Scotti e D'Antonio."
