Oggetto del Consiglio n. 216 del 22 novembre 1969 - Verbale
OGGETTO N. 216/69 - Problemi riguardanti gli stabilimenti della Società Nazionale Cogne. (Approvazione di ordini del giorno)
Il Presidente, MONTESANO, invita il Consiglio a continuare la discussione sulla situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e sulle sue prospettive di sviluppo, nonché sulle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti degli stabilimenti della Società stessa.
LUSTRISSY - Anch'io, come già il Consigliere Ramera nel corso dell'odierna seduta antimeridiana, devo rilevare che la Commissione, pur avendo svolto un egregio lavoro - questo non lo metto in dubbio, perché l'impegno messo da ogni membro della Commissione è stato notevole - non ha presentato, come avrebbe dovuto forse presentare a questo Consiglio, le conclusioni del lavoro svolto. Io ritengo, quindi, che il lavoro svolto dalla Commissione sia stato, diciamo così, un po' monco, perché avrebbe dovuto concludersi con un documento finale da sottoporre all'esame del Consiglio Regionale.
D'altronde, già all'atto della decisione consiliare riguardante la nomina della Commissione, io ebbi modo di esprimere delle riserve personali sulla validità della nomina della Commissione, perché, come metodo di lavoro, ritenevo più giusto che il Consiglio Regionale si proponesse di esaminare tutti gli aspetti dell'economia regionale nel suo insieme, discutendo una buona volta quel Piano di sviluppo regionale che, bene o male, era stato predisposto.
È perciò opportuno - al fine anche di facilitare d'ora in poi il compito del Consiglio Regionale e di evitare il proliferarsi di iniziative settoriali del genere - che la Giunta Regionale si decida una buona volta a tirare fuori dal cassetto il Piano di sviluppo regionale e a sottoporlo alla discussione del Consiglio, affinché il discorso della programmazione possa essere completato con l'esame globale della situazione economica regionale e affinché si assumano gli indirizzi più consoni alla realtà economica della Regione.
Questo lo dico non tanto perché il problema in sè potrebbe anche essere il problema dei problemi del Piano di sviluppo regionale, ma perché, evidentemente, il problema di sviluppo della Società Nazionale Cogne è inserito nel contesto della realtà economica regionale e, come tale, ha delle implicazioni che si ripercuotono non solo nel settore economico industriale, ma anche in altri diversi settori di intervento della Regione.
Prima di entrare nel vivo della discussione, vorrei ancora brevemente accennare ad alcuni interventi fatti da altri colleghi Consiglieri nel corso dell'odierna seduta antimeridiana.
In particolare, mi riferirò all'intervento del Consigliere Manganoni, il quale, giustamente, secondo me, ha messo ancora una volta in evidenza come, il più delle volte, le statistiche riguardanti la Valle d'Aosta ci indichino come Regione felice e prospera, con reddito pro-capite fra il più elevato d'Italia.
Ora, queste statistiche dobbiamo prenderle sempre con prudenza, perché, come già ebbi occasione di sottolineare in precedenza, il metodo usato dal Prof. Tagliacarne per redigere queste statistiche è da prendere con le dovute riserve, in quanto l'estrapopolazione alla nostra Regione, che conta solo 100.000 abitanti, degli indici ricavati da un complesso di 50 milioni di abitanti, quale quello della Nazione Italiana, può evidentemente portare a delle distorsioni e ad una errata visione dei problemi.
A questo proposito, faccio notare che il reddito netto attribuito agli abitanti della Valle d'Aosta deve essere preso con le dovute riserve innanzi tutto perché, come si verifica di solito in materia statistica, tale reddito è imputato alla popolazione residente, che noi sappiamo inferiore di molte migliaia di unità alla popolazione effettivamente presente, con evidente errore di valutazione.
Infatti, se noi prendiamo in considerazione la ripartizione del reddito regionale prodotto risultante dall'estratto della moneta-credito, pubblicato dalla Banca Nazionale del Lavoro nel corso dell'anno precedente, avremo un rovesciamento completo delle posizioni, perché nella graduatoria regionale contenuta in tale estratto, come reddito netto complessivo prodotto, la Valle d'Aosta figura al 20.o posto.
Ora, se non erro, le Regioni italiane sono 20 e, perciò, la Valle d'Aosta si troverebbe all'ultimo posto come reddito netto prodotto.
Si rende quindi necessario chiarire questa situazione, anche perché tutte le volte che i nostri Amministratori regionali vanno a Roma per trattare i problemi della Valle d'Aosta, essendo l'opinione pubblica stranamente male informata, si sentono ripetere sempre la stessa solfa, che la Valle d'Aosta è in testa alla classifica come reddito netto prodotto per abitante, mentre, se noi andiamo ad esaminare il reddito netto effettivamente prodotto dalla Regione Valle d'Aosta, vediamo che la nostra Regione è in coda a tutte le Regioni d'Italia.
La stessa situazione si ripete se andiamo ad esaminare la graduatoria delle Province italiane in base al reddito netto complessivo prodotto, in quanto in tale graduatoria la Regione Valle d'Aosta figura al 90.o posto.
Per di più, faccio notare che, dalle stesse statistiche, risulta che, come percentuale di reddito lordo prodotto, in Valle d'Aosta ci ritroviamo nell'anno 1968 ai livelli dell'anno 1963. Infatti, nel 1963 il reddito lordo prodotto nella Valle d'Aosta rappresentava lo 0,29% del reddito lordo prodotto nell'intero territorio nazionale; nel 1968, dopo vicende alterne di alti e bassi dell'ordine di alcuni decimi in percentuale, pur essendosi registrata nel frattempo quella crescita effettiva del 6%-7% nel reddito lordo nazionale, la Valle d'Aosta si trova esattamente al posto che occupava nell'anno 1963, cioè con lo 0,29% del reddito lordo prodotto nell'intera Nazione.
Questi sono i motivi che mi hanno fatto dire poc'anzi che era bene che il Consigliere Manganoni avesse puntualizzato questa situazione, perché non è vero - e dobbiamo sfatarlo una volta per sempre - che la Valle d'Aosta si trovi in testa alla classifica come reddito prodotto.
Per quanto riguarda la politica di Piano, a cui più volte alcuni colleghi Consiglieri si sono richiamati nel corso di questa e di precedenti adunanze, rilevo che, se vogliamo effettivamente fare una politica di Piano, dobbiamo prima di tutto renderci conto noi dell'esigenza di questa politica e non più prestarci a certe azioni settoriali, ma pretendere che una buona volta, conclusosi l'iter della elaborazione del Piano regionale di sviluppo, si dia finalmente luogo, all'interno del Consiglio Regionale, alla discussione di questo Piano, che non si vede mai apparire.
Il Consigliere Ramera ha dichiarato, nel corso della seduta antimeridiana, che nell'anno 1967 la Società Nazionale Cogne aveva presentato al CIPE un piano di investimento per 57 miliardi. Ora, io non so se le informazioni del Consigliere Ramera siano esatte o no, ma nell'anno 1967 - e mi pare nei mesi di settembre-ottobre - il Comitato Regionale della Programmazione, appena insediato, rivedendo il Piano di sintesi, aveva chiesto ed ottenuto un incontro con la Direzione Generale della Cogne per discutere il programma di ammodernamento degli impianti che era stato predisposto in quel momento. In tale sede, era stato chiesto espressamente alla Direzione Generale della Cogne se quel programma dovesse ritenersi valido, oppure se dovesse essere modificato in base a nuovi elementi e ci fu risposto che il programma in possesso del Comitato Regionale per la Programmazione era quello definitivo e che, per il momento, non erano stati né proposti né predisposti nuovi programmi di ammodernamento.
Di fronte ad una simile situazione, a me pare che, o l'informazione del Consigliere Ramera è sbagliata, o la Direzione Generale della Cogne non ha detto la verità quando affermò che il programma di investimento redatto nel 1966 era ancora da ritenersi valido nel 1967. E questa mia osservazione è tanto più valida perché, se fosse vero che quel programma di ammodernamento della Cogne, dell'importo di 57 miliardi, era stato presentato al CIPE, quanto meno alla Regione Autonoma della Valle d'Aosta, che è presente nel Comitato interministeriale della Programmazione Economica nella persona del Presidente della Giunta, sarebbe stata sentita nel caso che detto programma fosse già stato posto in discussione presso il CIPE.
Invece, a tutt'oggi, non mi risulta che la Giunta Regionale sia stata interessata in qualche modo al programma di sviluppo della Società Nazionale Cogne.
Questo fatto è tanto più grave in quanto, se si leggono i verbali delle riunioni della Commissione, si constata che l'Amministratore Delegato della Cogne ha sfiorato il problema soltanto indirettamente ed indicando delle cifre presumibili di investimenti che si dovrebbero effettuare nel futuro, senza però esporre in dettaglio il programma che noi oggi qui abbiamo sentito esporre dal Consigliere Ramera.
Per quanto riguarda le soddisfazioni espresse sulla politica messa in atto dalla Società Nazionale Cogne, che sta sviluppando un'azione a livello pluriregionale, mi permetto di significare che questa soddisfazione, almeno io personalmente, non la condivido perché, se la Cogne vuole porre in essere altre iniziative economiche in altre Regioni del Paese, utilizzando la materia prima prodotta dallo Stabilimento siderurgico di Aosta, alla Valle d'Aosta rimangono pur sempre i problemi di base dello stabilimento stesso, che sono i problemi della silicosi, delle malattie professionali e degli inquinamenti dell'atmosfera, cioè di tutto quanto rappresenta la parte negativa del processo produttivo della Cogne che rimane ad Aosta. Sono problemi questi che ci preoccupano tutti quanti e, pertanto, la nostra soddisfazione non sale alle stelle apprendendo queste notizie.
All'Avvocato Caveri, il quale nel suo intervento ha affermato che la programmazione è fallita e che perciò non è più il caso di parlarne, ma di seppellirne il cadavere, per evitare così di discutere di un problema del passato, faccio osservare che questa posizione rinunciataria, come metodo di azione politica, a me pare un po' troppo semplicistica. Sarebbe ora, invece, che tutti quanti ci richiamassimo a queste esigenze e che tutti quanti le tenessimo presenti nel corso della nostra attività amministrativa.
Detto questo, entrerò nel merito dell'argomento, portandovi anche il pensiero del Comitato Tecnico per la Programmazione Regionale, da me appositamente convocato per esaminare il problema in questione. Mi pare fuori dubbio che in questa occasione non si possa fare a meno di riallacciarsi un po' a quelle che sono state le richieste fatte alla Regione tramite Organi specializzati e Comitati vari che si sono succeduti nella loro attività, per vedere quella che è la situazione effettiva odierna.
Dal 1951 al 1961 gli addetti all'industria metallurgica (che nel 1961 sono il 39,8% di tutti gli addetti all'industria) sono diminuiti nella Regione del 12,1%, mentre nel resto del Paese sono aumentati di circa il 5%.
Il regresso dell'occupazione, manifestatosi nel periodo 1951-1961, è continuato negli anni successivi. In questi anni non esistono rilevazioni ufficiali, ma il numero relativamente esiguo di imprese di grandi dimensioni insediate nella Valle, rende non impossibile tracciare un quadro delle tendenze manifestatesi dopo il 1961.
Tra gli anni dal 1961 al 1967 il livello di occupazione nel gruppo più rappresentativo delle imprese valdostane (Cogne, Soie, Brambilla, Ilssa-Viola, ecc.) diminuisce da circa 9000 unità a poco più di 7700). La tendenza alla riduzione, appena accennata dal 1961 al 1963 a causa del boom economico in pieno svolgimento, diventa pronunciata dal 1963 in poi, nonostante la comparsa di nuove unità produttive (Pollein Confezioni, Mec Meccanica). Responsabile di questo andamento pare essere il settore siderurgico (tra il 1961 ed il 1966 la Cogne Sider registra una diminuzione degli addetti da 5.138 a 4.205 unità e l'Ilssa-Viola da 1.118 a 971) ed il settore estrattivo, che vede la chiusura di alcune miniere ed una forte riduzione di personale nelle altre. Questi fenomeni sono in parte la conseguenza di massicci investimenti diretti ad aumentare la produttività delle imprese (Cogne, Soie), i cui impianti erano superati tecnologicamente.
Lo stesso Piano di sviluppo regionale (1966-1970) indicava la necessità imperativa di procedere al più presto ad ammodernamenti tecnologici, soprattutto delle imprese motrici. Una delle critiche mosse al Piano di sviluppo, e contenuta in una memoria unitaria presentata dai Sindacati, si riferiva all'insufficienza dell'obiettivo occupazionale (1.200 posti di lavoro soltanto nell'industria, nel quinquennio).
Questa impostazione, giustificata dalla necessità di competere in più ampi spazi economici, lascia in parte aperto il problema dell'assorbimento delle nuove leve di lavoro e delle unità lavorative espulse dal settore agricolo e che trovano uno sbocco assai limitato nel settore delle attività turistiche.
Nell'ultimo anno del periodo considerato, la situazione presenta evidenti sintomi di miglioramento.
Si registrano alcuni insediamenti industriali nuovi e la ripresa della Cogne siderurgica dal punto di vista occupazionale.
Ma le prospettive di sviluppo della maggiore azienda valdostana non sono sufficienti a dissipare le ansie ed i timori relativi alla situazione dell'occupazione.
I disoccupati sono ancora numerosi: 2.062 al 31.12.1966; 1.771 al 31.12.1967; 1.770 al 31.12.1968.
Secondo una stima effettuata dall'Ufficio del Lavoro, le forze di lavoro disponibili si dovrebbero aggirare intorno alle 5.000 unità, pari al 10-11% del totale degli occupati. Percentuale molto alta, dunque.
Ora, la creazione di nuovi posti di lavoro nell'industria, particolarmente nell'industria manifatturiera, dipende in buona parte dall'intervento dell'operatore pubblico diretto a promuovere nuove iniziative, in carenza dell'iniziativa privata.
Dicevamo, quindi, che l'iniziativa dell'intervento pubblico dovrebbe essere concentrata nel settore manifatturiero, dove, d'altra parte, e proprio nel suo settore chiave e nella sua impresa principale - la Cogne - si sono registrati i più gravi sintomi di regresso dell'occupazione nel corso degli ultimi dieci anni. Anno 1961: 6.287 occupati; anno 1962: 6.211 occupati; anno 1963: 5.951 occupati; anno 1964: 5.513 occupati; anno 1965: 5.174 occupati; anno 1966: 4.922 occupati; anno 1967: 4.928 occupati; anno 1968: 5.292 occupati.
Come avete avuto modo di notare, c'è stata, dopo il calo massimo dell'anno 1966, una leggera ripresa nel 1967 e una più forte ripresa nel 1968, che pare sia ancora in atto.
Il piano di ammodernamento in corso, previsto dal Piano di sviluppo regionale 1966-1970, per la Cogne prevede:
- la marcia simultanea di due alti forni ammodernati, con una produzione giornaliera di circa 1.000 tonnellate di ghisa, contro le 650 attuali;
- l'installazione di una acciaieria ad ossigeno LD, accanto all'acciaieria elettrica esistente, in sostituzione dell'attuale acciaieria Bessemer, tecnicamente superata. La capacità produttiva di acciaio salirà entro il 1970 a 450 mila tonn. all'anno;
- la messa in opera di un nuovo impianto di laminazione, in sostituzione quasi totale dei due treni attuali - Tr. 600 - 450 e Tr. 300 - che da solo produrrà circa 150 mila tonn. annue di laminati;
- l'adeguamento degli impianti ausiliari al fine di permettere la lavorazione e la movimentazione dei maggiori quantitativi di lingotti e di laminati prodotti dai nuovi impianti, comprese le miniere di Cogne.
La realizzazione di questo programma richiederà investimenti valutati in lire 15.500 milioni entro l'anno 1970 (ecco perché io in premessa ho riaffermato la validità di questa impostazione perché, allo stato degli atti, non esiste alcuna altra richiesta ufficiale da parte della Cogne ad alcun Organo governativo, all'infuori dei soliti canali ministeriali), dei quali 330 milioni dovranno essere destinati alle Miniere di Cogne. Per gli stabilimenti siderurgici si prevede una spesa totale di lire 13.700 milioni. La realizzazione di questi interventi dovrà portare, alla fine del corrente anno, la produzione ai seguenti livelli:
- magnetite: 450.000 tonn. contro le 300.000 tonn. del 1966;
- pellets: 140.000 tonn. contro le 100.000 tonn. del 1966;
- ghisa: 340.000 tonn. contro le 140.000 tonn. del 1966;
- acciaio: 350.000 tonn. contro le 230.000 tonn. del 1966;
- laminati: 245.000 tonn. contro le 165.000 tonn. del 1966. Dall'analisi del bilancio della Società Nazionale Cogne dell'anno 1968 ricaviamo i seguenti dati nella produzione:
- acciaio: 226.627 tonn. contro l'obiettivo di 350.000 tonn. inferiore alla produzione del 1966, che è stata di 300.000 tonn.;
- ghisa: 242.888 tonn. superiore alla produzione del 1966, che è stata di 140.000 tonn., per l'entrata in funzione dei nuovi altiforni;
- magnetite: 294.570 tonn. inferiore alla produzione del 1966, che è stata di 300.000 tonn.
Le produzioni, dunque, sono ancora lontane dagli obiettivi indicati, fatta eccezione per la ghisa. Vi sono stati dei ritardi nella costruzione degli impianti che, in parte, giustificano la mancata produzione e un rallentamento, almeno così ha affermato l'Amministratore Delegato della Cogne alla Commissione consiliare, della produzione di acciaio per motivi che, secondo il mio modesto avviso, paiono abbastanza criticabili.
Per contro, il livello di occupazione previsto in 5.300 unità circa nel 1969, è già stato pressochè raggiunto al 31.12.1968. Infatti, a tale data gli occupati risultavano essere 5.292 unità, con un incremento di 364 unità rispetto all'anno 1967.
Il programma di ammodernamento in corso, si sta svolgendo dunque senza alterare il livello dell'occupazione nel pieno rispetto dell'impegno assunto dalla Società Nazionale Cogne nei confronti del Piano di sviluppo regionale.
A questo punto, possiamo affermare che la presenza in Aosta di tale complesso industriale è valida ad una condizione e, cioè, che l'attuale ciclo di lavorazione della Società Nazionale Cogne venga completato a valle da opportune industrie manifatturiere tecnologicamente valide, al fine di ridurre al minimo l'alea dell'economia regionale connessa in gran parte alle vicende di una sola attività industriale di rilievo. Che questo rischio ci sia, e che penda come una "spada di Damocle" sulla nostra Regione, lo abbiamo verificato nelle vicende dell'ultimo decennio dell'attività della Società Nazionale Cogne.
In assenza di nuove, valide iniziative private nella Regione nel settore industriale e, a fronte della grave crisi tecnologica che sta investendo l'industria privata dislocata nella Valle, dobbiamo richiamare l'attenzione del Governo affinché anche la nostra Regione sia tenuta nella dovuta considerazione nella ripartizione territoriale delle iniziative industriali delle imprese pubbliche, prima che sia troppo tardi.
La Valle d'Aosta è stata classificata, in base alla legge 614, "zona depressa" e, di conseguenza, prima ancora di sollecitare interventi delle grandi imprese industriali del Nord verso il Sud, ci si dovrebbe preoccupare di colmare i grandi vuoti esistenti nel triangolo industriale del Nord, che non sono giustificati da alcun motivo.
Il processo di ammodernamento della Società Nazionale Cogne, deve essere, dunque, completato nel modo indicato, assicurando alla stessa i finanziamenti necessari.
Si deve chiarire una buona volta il motivo per il quale la Società Nazionale Cogne, nel passato, è stata trascurata al punto da obbligarla a ricorrere al mercato privato del credito, non solo per il finanziamento connesso al rinnovamento dell'apparato industriale, ma finanche per le spese correnti di gestione dell'impresa. Difatti, se noi andiamo a vedere le passività del bilancio della Società Nazionale Cogne per l'anno 1968, vediamo che buona parte sono determinate dall'esposizione verso le banche, cambializzata o no. Voglio solo fermarmi un momentino su questa parola: cambializzato o no. La Cogne, se il bilancio è questo, per far fronte alle normali spese di gestione deve ricorrere a prestiti bancari, prestiti onerosi, che vengono concessi al tasso corrente praticato dagli Istituti di credito.
Una situazione abnorme, dunque, di una impresa pubblica che, non solo non ha potuto beneficiare dei crediti a tasso agevolato, messi a disposizione delle imprese private, ma neanche di quelli operati nel settore dai Gruppi finanziari dello Stato. Conseguenza: situazione finanziaria di bilancio pesante, dovuta in particolare modo agli interessi passivi che la Società deve pagare agli Istituti di credito. La Cogne deve essere partecipe, in ultima analisi, dei finanziamenti pubblici e dei crediti a tasso agevolato.
Se non ci fosse stato, in questi ultimi anni, un intervento pubblico diretto, di carattere imprenditoriale, le prospettive industriali della nostra Regione sarebbero tuttora molto incerte. Tale intervento è stato concentrato nel settore industriale di base, cioè, la siderurgia, che di per sè non è in grado di assicurare una certa dinamica nello sviluppo industriale, se non si realizzano parallelamente adeguate iniziative nel settore manifatturiero.
Le linee di intervento dello Stato, condensate nel Progetto 80 (Rapporto preliminare al Programma economico nazionale 1971-1975) sono state così sintetizzate:
"Una corretta politica industriale da parte dello Stato deve manifestarsi con una valutazione diversa dei problemi delle imprese in difficoltà.
Non è ragionevole che l'intervento pubblico si verifichi soltanto nel momento in cui crisi da lungo tempo latenti si sono apertamente manifestate. Esso diverrà tanto più valido quanto più mirerà a prevenire situazioni di crisi potenziali, piuttosto che a cercare di porre rimedio temporaneo a situazioni di crisi aperte, che si manifestano attraverso tensioni economiche e sociali non più tollerabili e possono essere risolte soltanto con interventi anti-economici di salvataggio".
Speriamo che queste valutazioni siano tenute nel debito conto e non lascino, come sempre, il tempo che trovano.
La nostra Regione ha registrato in questo ultimo decennio una sensibile caduta del livello produttivo, dovuta a ragioni specifiche che hanno provocato la crisi delle industrie locali e hanno impedito lo sviluppo di attività industriali già localizzate, tipo la Cogne.
Fra i tanti motivi che hanno determinato la crisi, oltre a quelli elencati in precedenza - dovuti più che altro alla scarsa preparazione della classe imprenditoriale, Stato compreso - vi sono anche quelli delle cattive comunicazioni con il resto del Paese e con i Paesi limitrofi, ora in via di superamento, e la lontananza dei mercati e dei centri di approvvigionamento.
In definitiva, come può estrinsecarsi l'intervento della Regione nei confronti della Società Nazionale Cogne?
Il piano di sviluppo suggerisce le seguenti iniziative:
- maggiore collaborazione tra il Consiglio Regionale ed il Consiglio di Amministrazione della Società al fine non solo di definire di comune accordo il piano di investimenti, ma anche di appoggiare, con opportuni interventi, il finanziamento del piano di ammodernamento;
- curare in comune la formazione professionale per una sempre maggiore integrazione dell'azienda nel territorio, provvedendo, altresì, al trasferimento in Aosta, della Sede della Società.
A questo proposito, devo rilevare che uno dei tanti motivi che sta alla base di questa richiesta di trasferimento della Sede sociale in Aosta, sta nel fatto che tale trasferimento potrebbe consentire l'analisi del fatturato della Società Nazionale Cogne. Difatti, se noi esaminiamo il fatturato della Società Nazionale Cogne dell'anno 1968, notiamo come l'85% del fatturato sia imputabile agli Stabilimenti siderurgici, mentre alle altre attività ausiliarie svolte dallo Stabilimento di Imola e dallo Stabilimento di Castellamonte va la differenza.
Con l'accertamento del fatturato della Cogne, nuove fonti di entrate verrebbero a manifestarsi per la Regione.
- porre in essere le opportune iniziative al fine di integrare, a valle, i cicli lavorativi della Cogne, con la costituzione di nuove unità produttive.
Detto questo, dobbiamo per contro pretendere anche una rappresentanza ufficiale del Consiglio Regionale nell'Organo Amministrativo della Società, affinché si possano sviluppare, nel futuro, nuovi e più proficui rapporti fra il supremo Organo politico-amministrativo regionale e la Società Nazionale Cogne.
Dobbiamo dare atto che da qualche anno, superate le ingiustificate diffidenze del passato, si è iniziato un nuovo tipo di rapporti con la Società stessa, che ci permetterà, in prosieguo di tempo, di approfondire meglio non solo le questioni inerenti la vita e l'attività dello stabilimento, ma anche i complessi aspetti della vita sociale delle maestranze che colà prestano la loro attività.
Il Consiglio Regionale, a mio parere, potrà essere disponibile per assicurare alla Cogne i finanziamenti necessari, se, nel contempo, non solo saranno indicati più chiaramente gli orientamenti produttivi da parte della Società, ma anche definiti più chiaramente gli aspetti sociali di tale attività, in rapporto all'ambiente di lavoro, alle case dei lavoratori, ai servizi sociali di fabbrica, agli inquinamenti dell'atmosfera cittadina ed alle acque della Dora, di cui parleremo nella prossima seduta.
Ritornando un istante agli orientamenti produttivi, non vogliamo che succeda a Cogne quello che è successo, nel tempo, a Morgex e a La Thuile.
La Società ci deve dire oggi chiaramente come intende risolvere il problema della miniera di Cogne. Quanti anni dovrà durare? Questo lo vogliamo sapere perché, se dopo esaurite le ricerche del caso si verrà nella determinazione di abbandonare la miniera, la Regione dovrà disporre, per tempo, un programma di interventi per il Comune di Cogne, in modo da assicurare agli abitanti di tale Comune uno sviluppo conseguente.
A Morgex e a La Thuile le Amministrazioni Comunali si sono trovate di fronte al fatto compiuto e l'Amministrazione Regionale, in quel tempo, non fu loro di valido aiuto per via della politica di apartheid della Società Nazionale Cogne, nei confronti della Regione e viceversa, che ha sempre costituito un fattore negativo della politica regionale.
La Cogne ha costituito e costituisce tuttora la più grave preoccupazione del Consiglio Regionale proprio perché è necessaria e non possiamo farne a meno. Abbiamo però, altresì, bisogno di una Cogne che si comporti in altro modo, perché il costo che la collettività deve sopportare è alto: inquinamento dell'atmosfera e delle acque, problemi sociali della mano d'opera occupata connessi alle malattie professionali e alle case per lavoratori, ambienti di lavoro e pendolarità di una alta percentuale di addetti.
La Cogne è sempre stata avulsa alla realtà politico-economica regionale ed ancora oggi, a causa della sua struttura aziendale politica, non sappiamo quale sarà il suo divenire nel prossimo futuro. Senza una definizione chiara degli obiettivi della Cogne non possiamo costruire alcun Piano di sviluppo regionale, perché sarebbe sufficiente un qualsiasi mutamento di indirizzo produttivo in tale azienda per mandare all'aria qualsiasi previsione di piano.
È per questo motivo che la Regione deve pretendere di avere il controllo istituzionale della Società per delega del Parlamento Nazionale, stante la congenita indifferenza del Consiglio di Amministrazione della Società stessa nei confronti dei problemi vitali dello Stabilimento e della Regione. Dobbiamo altresì pretendere che nel prossimo programma finanziario siano stanziate le spese necessarie per eliminare gli inquinamenti dell'atmosfera e dell'acqua e per risolvere i problemi sociali dei lavoratori occupati.
Appare evidente, dunque, che sia l'aumento della produzione, sia l'allargamento dell'occupazione passano necessariamente attraverso il problema della qualificazione sociale della forza di lavoro occupata. Un gruppo sociale può essere definito e qualificato non soltanto per il grado di competenza acquisito, ma anche per l'ambiente nel quale si trova ad agire, per le forze giovani e modernamente orientate che lo compongono, per il tenore di vita che ha.
Noi dobbiamo pretendere queste cose ed altre ancora sul piano sociale, quale una politica dei servizi, dei trasporti e della casa, perché solo a queste condizioni saremo disponibili per una concreta azione politica nei confronti della Società Nazionale Cogne.
CAVERI - Devo nuovamente prendere la parola perché il Consigliere Lustrissy mi ha attribuito delle dichiarazioni che io non ho assolutamente fatto.
Io riconosco, perché non è mia abitudine sconfessare quello che ho detto, di aver affermato che la programmazione è fallita, sia sul piano nazionale, sia sul piano regionale, ma ricordo di aver anche detto che auspicavo che la programmazione riprendesse il suo corso verso felici lidi.
Con questo non ho fatto quelle dichiarazioni che mi ha attribuito il Consigliere Lustrissy, e cioè che mi auguravo che si facesse un funerale di terza classe per la programmazione; questo io non l'ho mai detto.
Dato che ho la parola, voglio replicare anche su un altro punto, perché è comodo dire oggi che l'Amministrazione Regionale nel 1954 non ha fatto niente per le miniere di La Thuile e per le miniere di Morgex. Questa affermazione è falsa nel modo più assoluto ed è smentita, come ho già ricordato questa mattina, dalle risultanze del verbale dell'adunanza consiliare dell'8 aprile 1954.
Io chiederò alla Segreteria della Presidenza del Consiglio di fare omaggio di una copia di questo verbale al Consigliere Lustrissy, il quale vedrà così che proprio dei Consiglieri regionali unionisti - Dayné Celestino, Perron, Fosseret ed altri, di cui adesso mi sfuggono i nomi - avevano presentato una mozione su tale argomento. Discutendo di tale mozione avevamo trattato della questione della Cogne e, specialmente, delle miniere di Morgex e di La Thuile, in lungo e in largo ed era stato il democristiano Ing. Pasquali che si era rifiutato di rispondere ai nostri quesiti, come era stato il democristiano Anselmetti che, con la sua politica infausta, aveva finito per determinare la chiusura delle miniere di Morgex e di La Thuile. Questa è la verità dei fatti.
Ho anche ricordato questa mattina che, proprio in seguito al nostro interessamento a favore delle miniere di La Thuile e di Cogne, a titolo di ringraziamento, degli impiegati della Cogne aderenti all'Union Valdôtaine erano stati puniti, sanzionati, trasferiti. Uno di questi, anzi, è ritornato ad Aosta solo quando ha promesso al Prof. Berthet che si sarebbe messo nella lista della Democrazia Cristiana a Saint Vincent, come infatti è avvenuto. Questa è la verità dei fatti.
LUSTRISSY - Voglio solo brevemente fare questo rilievo: se noi continuiamo a manifestarci nella nostra vita amministrativa, come stiamo facendo da un po' di tempo a questa parte e come è stato fatto in quell'occasione, con mozioni e ordini del giorno che lasciano il tempo che trovano, campa cavallo che la miniera di Cogne sarà difesa come lo sono state allora quelle altre miniere.
SIGGIA - Signor Presidente, amici Consiglieri,
permettetemi di dare per scontata tutta la prima parte del mio intervento, quella che si riferisce alle attuali condizioni di salute degli operai della Nazionale Cogne.
Infatti, ogni persona attenta che, come noi, si occupa da anni dei problemi della classe operaia, conosce fin troppo bene la tragica realtà della fabbrica, in cui sono costretti a logorarsi la vita i nostri operai. Ma io stessa, pur avendo dovuto occuparmi, per diverse circostanze, di questo problema, vi confesso che resto allibita, mortificata, incredula ogni volta che leggo cifre e dati statistici che si riferiscono alle malattie ed alla mortalità dei dipendenti Cogne.
E la voce drammatica di una denuncia seria e meditata dei Sindacati e della Commissione interna su questo fatto, come si legge nei verbali della Commissione, non può non scuotere tutti noi nel profondo, non può esimerci ormai più dal considerare il dramma dell'operaio silicotico come quello della nostra società, dal riconoscere il suo come il male comune che umilia tutti noi e, quindi, ci porta accanto a lui nelle lotte per riscattare la sua condizione di uomo.
L'assurdo primato di malattie e di mortalità dei lavoratori della Cogne (Società di Stato, diretta dallo Stato, finanziata dallo Stato ed amministrata sempre da uomini politici di maggioranza governativa) l'assurdo primato - dicevo - si può riassumere in due soli dati:
- i lavoratori dell'industria valdostana rappresentano lo 0,32% di tutti i lavoratori dell'industria in campo nazionale. Ebbene, questa modesta percentuale di lavoratori rappresenta il 5% di tutti i silicotici italiani. Ma direi che questi dati, che sono raffrontati a quelli nazionali, impallidiscono se rapportati invece alla popolazione globale della Valle, che è di soli 100 mila abitanti, in mezzo ai quali si sfornano 1200-1300 silicotici all'anno.
- in un anno, su 388 deceduti nella città di Aosta, 67 erano dipendenti della Nazionale Cogne. Ebbene, la vita media di questi cittadini è risultata essere di 54 anni, mentre la vita media degli altri 321 deceduti ad Aosta in quell'anno era di 68 anni. Praticamente 14 anni di meno è la vita media dell'operaio della Cogne.
Considerata quindi come acquisita tutta la parte di esame ed indagine della situazione sanitaria della Cogne, mi si conceda di entrare nel vivo del discorso e di tentare di dare risposte ed impostazione nuova al problema generale della salute dentro e fuori della fabbrica, perché mi pare sia ormai giunto il momento di vedere l'aspetto nuovo del problema e le prospettive diverse che da esso sorgono.
Voglio partire dalla necessaria premessa che, in questi ultimi anni, è nata una nuova, più matura coscienza nell'operaio sui problemi della salute; di questo fa fede il fatto che esso non accetta quasi più la monetizzazione della malattia e del rischio.
Sono ancora assai diffuse le indennità di lavoro nocivo, anche perché si è nutrita a lungo l'idea che fosse possibile compensare in moneta una malattia o si è coltivata l'illusione che, a far pagare un salario più elevato per le condizioni di nocività ambientale, potesse costituire, verso i padroni, un incentivo alla prevenzione, mentre ciò rappresenta, al contrario, per essi, un comodo alibi per poter mantenere condizioni di lavoro logoranti. Ma generalmente l'operaio, soprattutto se giovane, non vuol più barattare la sua salute con un aumento del salario, del resto sempre molto modesto.
E due considerazioni, direi due premesse, secondo me sono oggi fondamentalmente vere: la prima che - secondo la logica dei profitti - l'operaio è colui che paga di persona, con la salute e con la vita; la seconda - che ne consegue - è che l'operaio deve diventare l'unico giudice della situazione e delle condizioni di ambiente dove lavora, e l'unico che può stabilirne la nocività.
L'operaio, infatti, proprio perché unico e solo che "produce", quello cioè su cui è fondato tutto il profitto della classe dirigente, deve diventare arbitro esclusivo della sua salute, deve contare di più nella fabbrica, deve poter decidere se e quando è umano lavorare, quando non è più sopportabile un certo ritmo di lavoro, quando un ambiente intollerabile deve essere purificato.
Se validi sono questi presupposti, dobbiamo allora concludere che il problema della salute si pone oggi soltanto in termini politici.
Ma vi è di più: esperienze in altre fabbriche estere ed italiane hanno dimostrato che è possibile, con accorgimenti vari, se non debellare la silicosi, almeno ridurne il rischio al 20%.
E la stessa Nazionale Cogne ha predisposto, nel corso degli anni, progetti per la costruzione di impianti di areazione e di purificazione che possono diminuire la polvere di silice nei reparti della fabbrica.
Perché allora in Aosta, alla Cogne, il rischio silicotigeno e la percentuale degli operai affetti da tale malattia non diminuiscono? Certo perché gli impianti progettati o addirittura costruiti non sono stati messi in funzione e perché nuove e più moderne tecniche di avanguardia non sono adottate.
Ed anche sotto questo profilo il problema della salute diventa problema politico, perché se vogliamo tutelare la vita dell'operaio nella fabbrica, dobbiamo indubbiamente scontrarci con gli interessi della classe padronale, che si preoccupa solamente di aumentare i profitti e non si cura mai di sapere a quale duro, inaccettabile prezzo essi vengono potenziati.
Ecco che il problema si trasforma allora, innanzi tutto, in problema di rapporti giusti e nuovi che si devono istituire fra il lavoratore ed il padrone.
Così si capisce quale profondo significato acquisti la definizione di "problema politico della salute".
Non si tratta più di esaminare, per esempio, la silicosi come un elemento avulso da tutta la realtà della fabbrica, di considerarlo come problema settoriale, confinato alla competenza di specialisti e tecnici, perché esso è strettamente legato ad infiniti altri problemi che devono essere risolti nella fabbrica ed anche fuori di essa.
Debellare la mortalità a causa di silicosi o ridurne sensibilmente il rischio o la percentuale, vuol dire ristrutturare la fabbrica in modo nuovo, vuol dire dare più potere decisionale agli operai; preoccuparsi dei problemi della salute in fabbrica, vuol dire modificare i rapporti di forza fra operaio e padrone, il che significa poi, in ultima analisi, abolire lo sfruttamento di una classe sull'altra. E ricercare i modi perché gli operai della fabbrica possano trovare l'ambiente, il clima adatto per compensare le loro fatiche di lavoro ed alleviare le preoccupazioni quotidiane che sempre più li logorano, vuoi dire: casa adeguata, scuola per i loro figli, trasporti moderni, ore di tempo libero da impiegare in attività ricreative, ecc.
Ed anche per ottenere queste cose non si può lottare di volta in volta per risolvere un problema solo, perché oggettivamente essi sono legati l'uno all'altro, perché è la struttura stessa della nostra società che deve essere modificata.
Non vorrei apparire accademica, ma mi piace a questo proposito ricordare a me stessa ed a voi una frase di Marx: "Il capitale non ha riguardo per la salute e la durata della vita degli operai, quando non sia costretto a tali riguardi dalla società".
Ed ecco che, a questo proposito, sorge per me chiaro qual è il compito nostro di Consiglieri regionali.
Se il problema della salute è - come ho detto - un problema politico, esso deve certamente trovare soluzione nelle lotte da concretarsi nei posti di lavoro. Ma è compito precipuo ed inscindibile dell'Amministrazione affiancare i lavoratori-cittadini nelle loro giuste richieste, se è vero che l'Ente locale trova la sua ragion d'essere nel tutelare la sicurezza sociale, nel ricercare le scelte di fondo che permettono l'attuazione di servizi generalizzati, se, in una parola, il nostro Consiglio Regionale è organismo democratico che opera per trasformare la società in senso avanzato. Noi dobbiamo diventare, quindi, "la società" di cui parlava Marx, capace di costringere il capitale ad avere riguardo per la salute dei lavoratori.
E questo compito, che spetta a noi come Assemblea, ancor più ci è proprio come Parlamento di Regione Autonoma, che ha - per Statuto - larghi spazi di iniziativa anche legislativa nel settore sanitario ed in quello degli interventi sociali. E per giungere brevemente alla conclusione, oso, in questa sede, avanzare delle proposte concrete relativamente al problema sanitario della Nazionale Cogne. Due sono le direzioni verso cui possiamo operare: da una parte affiancare le richieste più immediate e di più facile soluzione dei lavoratori per salvaguardare la loro salute.
E a questo punto mi richiamo alle attuazioni prospettate dai Sindacati e dalla Commissione interna: maschere, isolamento di reparti dove è possibile, turni brevi nei settori più rischiosi, ecc. e proporrei due altre iniziative.
La prima: l'istituzione di registri, accessibili a tutti, di cui il primo contenente i dati sull'ambiente (con indicazione periodica di esami relativi a temperatura, umidità, rumorosità, concentrazione di sostanze specifiche, ecc.) ed il secondo contenente quelli relativi alle visite periodiche per reparto, a cui devono sottostare i lavoratori, dati che dovrebbero poi essere trasferiti in un libretto personale sanitario dell'operaio, che segnali la sua esposizione ai rischi, la condizione specifica in cui lavora ecc. Proporrei, inoltre, che questi registri siano creati ed aggiornati da una Commissione paritetica di tecnici, di cui uno indicato dalla Direzione Cogne, uno scelto dai Sindacati ed uno proposto dall'Amministrazione Regionale, proprio perché essa possa svolgere la sua attenta attività di vigilanza, al di fuori ed al di sopra di ogni interesse di parte.
La seconda: una proposta di legge nazionale di iniziativa regionale per abrogare o modificare alcuni articoli nefasti della legge 30.6.1965 n. 1124 - T.U. dell'INAIL (dobbiamo far cessare l'obbrobrio di norme che, praticamente, nella realtà negano ai silicotici il diritto alla rendita di passaggio o che permettono il disumano e non civile obbligo per la vedova di acconsentire alla autopsia per ottenere la reversibilità della pensione).
L'altra direzione in cui possiamo operare è quella di richiedere l'accantonamento di una percentuale sui finanziamenti futuri della Cogne per risolvere i problemi più grossi e costosi attinenti alla salute degli operai.
Ritengo che, solo operando in questo modo, noi avremo assolto fino in fondo al compito che i cittadini ci hanno assegnato, che i lavoratori giustamente aspettano che svolgiamo, nell'interesse loro e della Valle d'Aosta.
TONINO - Signor Presidente, Signori Consiglieri,
questa riunione del Consiglio Regionale dovrebbe costituire la conclusione di una serie di incontri, riunioni e visite allo stabilimento siderurgico di Aosta, alla miniera di Cogne, agli stabilimenti Italsider di Taranto, effettuate dalla Commissione consiliare ricostituita nel luglio del 1968, che aveva il compito di compiere uno studio sulla situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne, sulle sue prospettive di sviluppo e sulle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti della Società medesima, per poi dare al Consiglio Regionale gli elementi necessari per affrontare la soluzione dei problemi evidenziati dalla Commissione nel corso dei suoi lavori.
Quale militante e rappresentante del Partito Socialista di Unità Proletaria, a me pare che, da questa riunione, dovrò trarre un giudizio politico e delle conclusioni sull'attività della Commissione stessa e sulla procedura che ha seguito nel suo lavoro.
Devo dire, a questo proposito, che il tempo che abbiamo dedicato per ricevere quelle informazioni atte a farci conoscere, anche se di sfuggita, le condizioni di lavoro degli operai della Cogne non è stato perso invano, non tanto per la incisività della Commissione, quanto per il fatto che ci ha consentito un esame politico di tutta l'enorme questione. Difatti, si è potuto verificare - e il sottoscritto l'ha fatto col proprio Partito - come la socialdemocrazia esprima ognor di più tutto il suo ruolo di puntello politico alle scelte padronali, dopo aver abbandonato il terreno delle lotte di classe per dedicarsi alla prassi della mediazione e del compromesso, tentando di ingabbiare puntualmente ogni richiesta operaia nel recinto fissato dalla logica del profitto.
Questo è quanto avvenuto e sta miseramente avvenendo in questi giorni. E qui, devo dire, con l'azione del Signor Froio, Presidente della Società Nazionale Cogne e con il padrone della Società stessa, che è il Governo, a sua volta alle dipendenze dei grandi padroni come la FIAT o la CECA.
Quale possibilità di incisività aveva la Commissione quando, se si va ad analizzare, ci si accorge che, sotto sotto, si tesseva una maglia che tentava di imprigionare il movimento operaio all'interno della Nazionale Cogne tramite uno strumento di mediazione, che avrebbe dovuto permettere di dire ai lavoratori: statevene bravi, che ora c'è una Commissione consiliare che tenterà di salvaguardare i vostri diritti e i vostri bisogni?
Che cosa era successo, colleghi Consiglieri, quando la Commissione lavorava, si dava da fare, e io penso da parte di qualcuno anche con serie intenzioni, per risolvere determinati problemi? Era successo che gli operai della Cogne erano scesi in lotta; e non parlo della lotta odierna per il rinnovo del contratto, parlo dello sciopero che era scaturito dalle acciaierie e che, come una fiammata, aveva interessato successivamente tutti i lavoratori della Cogne.
In quel momento era chiaro che i lavoratori volevano giustamente risolvere loro i lor problemi, non demandando a nessuno i loro poteri contrattuali.
Quindi, se vi è stata una certa sfiducia nel ruolo della Commissione consiliare di studio da parte dei lavoratori, questa non è stata a caso.
Certi fatti non hanno più credibilità (non certamente fra noi P.S.I.U.P. e P.S.I., in quanto certe cose le abbiamo già chiarite allorquando abbandonammo il vecchio P.S.I.) non hanno più credibilità fra i lavoratori e fra coloro che, in questa sede, si ammantano di affermazioni di sinistra, propongono programmi, indicano obiettivi atti a modificare a vantaggio della classe operaia i rapporti di forza esistenti nella società, affermano la loro volontà di impegnarsi per costituire nei luoghi di lavoro strumenti di potere operaio, che tracciano embrioni e cellule del nuovo ordine socialista, quale è il delegato operaio di reparto, per poi fuori togliersi la maschera dell'opportunismo elettorale e andare a sedersi sugli sgabelli ben remunerati di Presidenti o di Amministratori di Enti e Società.
Ancora una volta gli operai hanno dimostrato non solo di aver compreso fino in fondo la situazione, ma anche, con le lotte di questi ultimi mesi, di essere decisi a prendersi con la forza, che viene ad essi data con l'unità del movimento, quanto la Social-democrazia tenda a rinviare il più possibile con i suoi strumenti di mediazione.
Il potere dei lavoratori e la possibilità degli operai di poter decidere il proprio avvenire di uomini - come tali liberi dalle catene della servitù e dello sfruttamento - hanno fatto sì che oggi i lavoratori conoscano chi è con loro nella lotta e chi invece si trova dall'altra parte, con i padroni, con le cariche della polizia, e chi azioni quei fili invisibili, di cui ho già avuto occasione di parlare in una precedente seduta. Conoscono anche chi è con loro, quei lavoratori che sono stati assunti alla Cogne per clientelismi elettorali.
Ecco, colleghi Consiglieri, i motivi per cui, in questa prima parte del mio intervento, ho voluto trarre un giudizio politico su tutta una vicenda che ha avuto come origine un centro-sinistra che doveva servire come strumento di mediazione, ma che poi, pur essendo nato morto, è risorto più volte attorno alla parola d'ordine della programmazione, per perire nuovamente (il P.S.I. che si unisce coi Socialdemocratici e poi si scinde dopo brevissimo tempo) attorno alla parola d'ordine delle riforme sociali.
Ma, Signori, programmazione e riforme sociali, per chi? Non certamente per i lavoratori.
Guardiamo pure al caso in discussione, che è la Cogne. Alla Cogne la produzione di acciaio è aumentata (cito solo i dati delle acciaierie, dati che ritengo esatti) dalle 60 tonnellate alle 80 tonnellate giornaliere. Ma la mano d'opera è aumentata in questo caso? E, se la mano d'opera non è aumentata, a scapito di chi va questo fenomeno di stagnazione della mano d'opera in rapporto all'aumento della produzione? Va a scapito del lavoratore, che sempre più viene travolto dai più intensi ritmi di lavoro, dai maggiori rischi infortunistici e da un sempre maggiore sfruttamento.
Ho qui sott'occhi dei dati, che riguardano i primi sei mesi del 1967, dai quali si constata che alla Cogne, su 4.500 operai, vi sono stati 3.062 casi di infortuni registrati in infermeria e che, dal 1967 al 1968, si sono avuti due morti e 7 infortuni di una certa gravità.
Naturalmente poi la causa di queste cose il padrone non va a ricercarla nell'aumento della produzione, che provoca fretta e stanchezza, in relazione ai carichi di lavoro e ai ritmi eccessivi e nel clima psicologico creato nella fabbrica per aumentare la produzione. No, Signori: naturalmente la colpa di tutto questo è ancora una volta dell'operaio, che è disattento.
Inoltre, aumentando la produzione, aumenta non solo il pericolo infortunistico, ma aumentano a dismisura le malattie, in primo luogo la silicosi, per l'ovvio motivo che, con l'aumento della produzione e quindi delle colate, vi è un conseguente aumento di soffiate di ossigeno e della relativa polvere. Gli strumenti di aspirazione si dimostrano inefficaci e perciò, ad un certo momento, ci troviamo di fronte a dei dati non solo preoccupanti, ma allarmanti: circa 2200 casi di silicosi denunciati nel 1968; circa 3200 pratiche di aggravamento, aperte sempre nel 1968. E poi vediamo che, con il pretesto che non esiste polvere di silice in misura eguale o superiore al tasso previsto dalla legge, l'istituto Infortuni non riconosce la silicosi nei reparti collaudo, officine meccaniche, officine elettromeccaniche, controllo falegnami e via via di questo passo.
Questa malattia e altre fanno sì che la durata della vita dell'operaio della Cogne sia di 54 anni, mentre quella dei cittadini di Aosta fuori dalla fabbrica si aggira sui 68. Non per nulla ai Sider di Aosta vi è stato in questi ultimi tempi uno svecchiamento della forza di lavoro o, meglio ancora, un ricambio della forza di lavoro.
È quindi ovvio che uno stabilimento siderurgico come quello della Cogne, se non si affrontano con volontà e senza strumentalismo di copertura i problemi di fondo, diventa per forza una fabbrica che in pochi anni distrugge la vita del lavoratore.
Per quanto riguarda i rapporti umani, abbiamo preso atto di quanto è stato espresso dai rappresentanti dei lavoratori e, cioè, che allo stato attuale, i rapporti umani all'interno dello stabilimento di Aosta sono pessimi sotto tutti gli aspetti; nessuna collaborazione fra Dirigenti ed operai; per un nonnulla minacce di multe e sospensioni.
Ora, anche in questo campo, la Commissione consiliare aveva dimostrato, almeno a mio avviso, una certa volontà di portare avanti il problema; ma quali sono stati i risultati? A me pare ben pochi: nell'interno della Cogne continua ad esserci una discriminazione, magari più larvata, ma più pericolosa di prima.
Detto questo, vorrei brevemente soffermarmi sulle prospettive di sviluppo della Società Nazionale Cogne. Anche in questa materia, vi è una grossa lacuna. Si parla da un lato di un certo numero di miliardi che dovrebbero servire per l'ammodernamento degli impianti della Cogne, mentre dall'altro lato sembrerebbe esservi un certo qual interesse a che la miniera di Cogne si esaurisca al più presto. Sono due posizioni contrastanti fra di loro.
La Commissione consiliare anche di questo ha discusso; ma il metodo di coltivazione del giacimento minerario continua ad essere quello che sia la Commissione interna della miniera, sia gli stessi Sindacati avevano denunciato, cioè quel famoso metodo nuovo che fa sì che si estragga solo il 50% del materiale abbattuto, mentre l'altro 50% rimane abbandonato all'interno dei vari livelli. Eppure la Commissione interna della miniera e i Sindacati erano stati concordi nell'affermare che, con il nuovo metodo di coltivazione, detto a ventaglio, la vita della miniera sarebbe stata brevissima, affermazione su cui alcuni altri Consiglieri si sono già soffermati.
Per quanto concerne l'ammodernamento dello stabilimento siderurgico di Aosta e l'utilizzazione di quei miliardi, io ho dei grossi dubbi che ciò serva ad aumentare la mano d'opera. Riconosco, però, che è impensabile mantenere lo stabilimento nello stato di decadenza attuale. Questo lo abbiamo constatato durante la nostra visita al medesimo.
Ma è un conto, però, intervenire nei settori di produzione che si dimostrano superati dal punto di vista tecnico e inadeguati dal punto di vista della salute degli operai, e altro conto, invece, è voler investire tutti quei soldi - ammesso che vengano dati - nel solo settore produttivo. Se ciò si facesse, naturalmente la Società avrebbe un notevole incremento della produzione, ma a scapito ancora una volta di chi? Ancora una volta a scapito dei lavoratori, che, con l'aumento del carico di lavoro e con l'attuazione di ritmi insostenibili, passerebbero al servizio della macchina, quando dovrebbe essere la macchina al servizio dell'uomo.
Oltre a questo, un puro e semplice ammodernamento degli impianti provocherebbe un conseguente calo della mano d'opera, impiegata, perché con macchinari moderni - e lo abbiamo visto all'Italsider di Taranto - con pochi operai si mette in moto un reparto lungo un chilometro.
Vi è stato qualcuno che, durante la campagna elettorale, parlando di queste cose, aveva accennato alla creazione di industrie collaterali alla attività della Nazionale Cogne; lo stesso problema è trattato anche nei verbali della Commissione consiliare. Anch'io sono del parere che, proprio mediante l'installazione di industrie collaterali, sarebbe possibile dare un lavoro coordinato a tutti.
Però, a chi si era premurato di fare la campagna elettorale in questo senso, gridando in ogni piazza che la creazione di industrie collaterali all'attività della Nazionale Cogne avrebbe facilitato l'assorbimento della locale mano d'opera disponibile, con la creazione di nuovi posti di lavoro nella Valle, io, sinceramente, devo far rilevare che questo non si è fatto e che, pertanto, rimane un'intenzione scritta solo sulla carta e, per ora, priva di effetto.
Parlavo testè di possibilità di lavoro coordinato, in relazione alla creazione di queste industrie collaterali. Esse dovrebbero infatti corrispondere al grado di preparazione degli allievi che vengono, di anno in anno, sfornati dall'Istituto Professionale Regionale e consentire di risolvere così il problema dell'emigrazione e dei pendolari.
Nelle passate adunanze di Consiglio, trattando di questo argomento, si era già osservato che nella bassa Valle 500 e più operai debbono andare a lavorare all'Olivetti di Ivrea e a Torino, perché in Valle d'Aosta non trovano lavoro confacente. Anche per la soluzione di questo problema però non è stato fatto nulla, nonostante le promesse, e quindi rimane tutto da fare. Anzi, la Cogne si è sì allargata, non creando però dei nuovi stabilimenti collaterali in loco, ma acquistando stabilimenti ben lontani dalla Valle d'Aosta.
Tutti si dichiarano disposti ad aiutare i lavoratori, la Giunta Regionale, il Consiglio Regionale con degli ordini del giorno che lasciano il tempo che trovano, la costituita Commissione Cogne, il Presidente Froio, lo stesso Avv. Einaudi, stando alle sue dichiarazioni in seno alla Commissione; tutti vogliono aiutare i lavoratori. Ma come aiutarli? A farli fuori il più presto possibile?
La casa ai lavoratori quando gliela diamo? Quando si farà qualcosa per prevenire le malattie professionali? Vogliamo aiutare i lavoratori con la violenza sociale, con ritmi di lavoro sempre più accentuati? Si aiutano i lavoratori non creando i posti letto per le varie malattie che si manifestano?
Anche in campo ospedaliero siamo lungi dalla soluzione. Su questo argomento siamo già intervenuti nell'ultima adunanza consiliare e ricordo che un giornale vostro, o vostro alleato, ha parlato di una perdita di 1000 milioni per la Regione sotto questo aspetto.
Si aiutano i lavoratori mandando loro la polizia alle calcagna? Si aiutano i lavoratori costruendo l'autostrada per gli Agnelli? Si può dire di voler affrontare seriamente il problema della Società Nazionale Cogne, parlando solo dello stabilimento in quanto tale, senza gli addentellati economici e sociali più generali della classe lavoratrice, riferiti non solo alla zona di Aosta ma a tutta la Valle?
Di questo passo possiamo continuare a chiamare la Valle d'Aosta "Regione Autonoma", se a questa autonomia non si vuole dare quel contenuto che storicamente la dovrebbe caratterizzare?
Tutti questi aspetti negativi mi costringono a dover concludere questo mio intervento, magari sconclusionato, ma comunque di ferma denuncia, mettendo sotto accusa le responsabilità politiche del Centro-sinistra quale strumento di un più vasto disegno del padronato e ribadendo il grande valore politico manifestato dall'acquisita coscienza e maturità dimostrata dai lavoratori della Cogne durante questi ultimi tre mesi di lotta.
Oggi, dopo queste esaltanti manifestazioni di compatta decisione della classe operaia, che ormai sa quale è il suo ruolo, non sarà più possibile fare passare impunemente alcun ricatto. Oggi gli operai non solo della Cogne, ma di tutta la Valle e del resto dell'Italia sono in piedi e, per quanto si tenti di piegarli con denunce e minacce, non si lasceranno più ingabbiare. La loro forza risiede nella riconquistata unità di classe, per una lunga, ma decisiva lotta di potere.
Sarà il Centro-sinistra a dover piegare le ginocchia sotto il peso di questa nuova realtà.
Per quanto concerne i lavori portati avanti dalla Commissione consiliare, io non nego che siano state fatte delle ferme denunce da parte di taluni Consiglieri, la cui azione io non ho potuto che approvare; ma la Commissione consiliare era stata appunto istituita anche per questo tipo di azione. Purtroppo però, a parte questa buona volontà, ci siamo accorti - almeno io - che l'incisività della Commissione nell'affrontare i problemi della Cogne non ha trovato rispondenza nell'altra parte, cosicchè i problemi dello sfruttamento dei lavoratori, della nocività delle lavorazioni e, soprattutto, i problemi delle scelte di fondo della Società Nazionale Cogne sono rimasti insoluti.
È vero che la Commissione consiliare, come ha detto il Presidente del Consiglio, ha esaminato tutte le questioni che erano sorte nel corso dei suoi lavori; ma è proprio per questo motivo che è nato il dubbio, condiviso dal sottoscritto, che la Commissione stessa - pur ammettendo che la medesima volesse agire per risolvere i vari problemi della Cogne - fosse una Commissione che, anche non volutamente, serviva a fare da copertura a precisi disegni politici, che nulla avevano a che fare con i problemi dei lavoratori della Cogne.
Il Consigliere Rollandoz, nel suo intervento di questa mattina, che mi trova d'accordo, ha auspicato che il Consiglio Regionale in questo campo si esprima ed agisca in modo responsabile e non di copertura. Il medesimo ha affermato che i problemi da risolvere continuano a sussistere, malgrado i lavori che la Commissione ha portato avanti.
È ovvio che questo Consiglio deve vagliare tutti i problemi che gli stanno davanti, ma se questa azione del Consiglio Regionale non si ricollega con le forze lavoratrici in lotta, il Consiglio Regionale stesso diverrebbe uno strumento di copertura che passa sopra la testa dei lavoratori. Ma questo i lavoratori, senza dubbio, non lo accetteranno, soprattutto in questo momento in cui, ripeto, hanno saputo unirsi e organizzarsi meglio. Giustamente, sia il Consigliere Rollandoz, sia il Consigliere Manganoni hanno messo in risalto come la Società Nazionale Cogne non sia una azienda che interessi solo la città di Aosta, ed io ho già dichiarato in precedenza che dalla Società Nazionale Cogne si dovrebbero attingere risorse che dovrebbero investire tutta l'economia della Valle, e mi riferisco alla creazione di industrie collaterali all'attività di tale azienda, il che non si vuole fare.
Perciò, se è vero che il Consiglio Regionale vuole stare dalla parte dei lavoratori per garantire loro una vita economica migliore, dimostri di essere favorevole alla soluzione di questi problemi, non solo scrivendolo sulla carta, ma portandoli concretamente avanti.
Il Consigliere Manganoni ha anche trattato del problema del costo dei trasporti per i lavoratori pendolari. Ora, se si vuole veramente essere, ancora una volta, dalla parte dei lavoratori, dimostri il Consiglio Regionale, anche in questo caso, la volontà politica di intervenire energicamente presso i padroni della Cogne, affinché il costo dei trasporti non sia più a carico dei lavoratori, ma a carico di chi dai lavoratori attinge grandi benefici.
Io non sono di casa alla Cogne e, perciò, le condizioni di vita dei lavoratori della Cogne le conosco in modo superficiale; quindi devo attingere dalle discussioni tutti quegli elementi negativi e anche positivi della situazione.
Ad esempio, è venuto fuori dall'intervento del Consigliere Manganoni lo stato di assoluto abbandono dei luoghi di decenza. Ora, è chiaro che in questo modo si moltiplicano le malattie, non solo le professionali, ma le bronchiti, le polmoniti, le pleuriti, la TBC; per forza questo avviene, quando si sottopongono gli operai a forti sbalzi di temperatura, facendoli passare da un ambiente a 15-20 gradi sopra zero ad ambienti sotto zero. Anche su questo problema occorre quindi non solo scrivere o fare ordini del giorno, ma agire, se è vero che si vuol essere con i lavoratori. Bisogna dimostrarla questa volontà.
Sono anche d'accordo con il Consigliere Ramera quando dice che il Consiglio Regionale deve interessarsi di tutti i problemi, partendo dalle condizioni di vita dei lavoratori.
Per fare ciò, bisogna però che voi, maggioranza di un Governo di Centro-sinistra, con la fattiva collaborazione dell'opposizione, dimostriate di avere la volontà politica di affrontare questi problemi; altrimenti, Consigliere Ramera, tutto finisce in una bolla di sapone.
Il Consigliere Caveri, nel suo odierno intervento, vi ha detto come i dirigenti della Società Nazionale Cogne siano stati, in un certo qual modo, sordi alle richieste di fondo che la Commissione intendeva portare avanti.
Questa dichiarazione avvalora la mia tesi secondo cui, se la Commissione consiliare è servita a chiarire la situazione, ma più ancora a farci capire la volontà politica di certe persone di portare avanti i problemi della Cogne, la Commissione stessa è stata posta però ai margini di questi problemi nel loro complesso e dei problemi più generali della vita politica ed economica della Regione.
Si vede, naturalmente, nella Società Nazionale Cogne il polmone di tutta una vita pulsante della Regione, la quale, impazientita, attende ancora oggi delle soluzioni generali che travolgono certe strozzature, che fanno della nostra società una continua discriminazione.
Nella prima parte del suo intervento, il Consigliere Lustrissy era stato preciso su certe denunce, su certi squilibri esistenti; senonchè, proseguendo il suo intervento, il Consigliere Lustrissy ha avuto il sentore che quei famosi fili misteriosi lo richiamassero alla realtà. L'esame analitico fatto dal Consigliere Lustrissy il sottoscritto può anche approvarlo; voglio però far rilevare al Consigliere Lustrissy che, quanto da lui esposto con cifre e statistiche, avrà attuazione anche nella misura in cui il Consigliere Lustrissy si porrà alla testa del movimento operaio; perché, fino a quando ci si limita a denunciare certe situazioni in quest'aula e poi fuori ognuno fa i suoi propri comodi, non si fa alcun passo avanti.
I lavoratori, giustamente, osservano infatti che in Consiglio Regionale si fanno molte parole sui loro problemi, ma che poi, in effetti, nessuno si pone in prima fila con i lavoratori. La stessa considerazione vale anche per la Commissione consiliare Cogne.
Ecco, dunque, il motivo per cui i lavoratori sono stanchi di aspettare che le Assemblee Elettive risolvano i loro problemi. I lavoratori vogliono fatti e fatti concreti. Ora, se si vuole portare avanti con decisione le istanze e i problemi che investono non solo i lavoratori, ma tutti i settori della Città di Aosta e della Valle, si deve agire tenendo conto che ogni nostro possibile apporto per costruire una alternativa ai padroni non deve in alcun modo costituire un intervento calmante, per frenare le istanze che vengono portate avanti dalle classi lavoratrici.
Ponetevi, quindi, egregi Signori del Centro-Sinistra, alla testa dei lavoratori e colà troverete anche noi, pronti ad accettarvi per ingrossare le file di chi chiede delle cose giuste, di chi vuole contare di più, di chi non vuole essere vittima di sistemi di speculazioni, di chi difende la propria esistenza e la propria vita".
FOSSON - "Signor Presidente, Colleghi Consiglieri,
penso che dobbiamo, prima di tutto, compiacerci di poter discutere oggi, in questa sede, i vari problemi che riguardano la più importante industria della nostra Regione: la Società Nazionale Cogne; e questo, dopo che l'apposita Commissione consiliare, nominata a suo tempo, ha avuto la possibilità di sentire a più riprese e la voce della Società, attraverso i suoi massimi dirigenti, e la voce delle maestranze, attraverso i loro Organismi rappresentativi, Commissioni Interne e Organizzazioni Sindacali.
Il Consigliere Caveri, che mi ha preceduto, rettificando quanto era stato erroneamente detto a questo proposito, vi ha ricordato che noi, già nel 1954, avevamo voluto una discussione sui problemi della Cogne, proprio nell'aula consiliare, trovando, da parte dei rappresentanti della Società quella netta ostilità che vi è stata anche illustrata, con le rappresaglie che vennero prese a carico di nostri aderenti in un secondo tempo.
Nel 1964, e questo risulta anche dai verbali della Commissione consiliare, avevamo nominato una Commissione analoga a quella che è poi stata nominata nel 1968 ed ha potuto lavorare ultimamente; ma siccome allora era stata la maggioranza del Leone ad assumere l'iniziativa, l'Organo di controllo della Regione non aveva apposto il visto alla relativa deliberazione consiliare e, quindi, quella Commissione rimase lettera morta.
Ricordo questi fatti solo per ristabilire la verità, nel senso di puntualizzare che, già nel passato, noi avevamo cercato in ogni modo di portare in questa aula una discussione che vi arriva invece solo nel 1969.
Dal 1954 al 1969 molta acqua è passata sotto i ponti della Dora e, almeno sotto l'aspetto dei rapporti reciproci, prendiamo atto con piacere che il clima è cambiato.
D'altra parte, se si considera che la Società Nazionale Cogne è totalmente di proprietà dello Stato, che svolge la maggior parte della sua attività nell'ambito della Regione Autonoma della Valle d'Aosta e che questa sua attività rappresenta la fonte principale su cui si basa l'economia della nostra Regione, è chiaro che l'Amministrazione Regionale non può disinteressarsi dell'andamento della Società Cogne; anzi ha non solo il diritto, ma anche il dovere di conoscere la sua situazione economica e produttiva e di conoscere le sue prospettive di sviluppo.
Dirò di più: senza, naturalmente, interferire nella conduzione dell'azienda, la Regione ha il diritto e il dovere di concorrere, anche in base ai compiti assegnatile dalla programmazione, all'elaborazione dei programmi di massima della Società, poiché questi costituiranno sempre la base della programmazione regionale.
Fatta questa breve premessa, passerò ora ad esaminare alcuni dei problemi dibattuti dalla Commissione consiliare, scindendo il mio intervento in due parti: nella prima parte esprimerò il mio punto di vista sulla situazione economica e produttiva della Cogne e sulle sue prospettive di sviluppo; nella seconda parte, mi soffermerò sulle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti. Purtroppo, in merito al primo punto, io esporrò di nuovo dei concetti che ho già espresso in seno alla Commissione consultiva per la programmazione regionale circa due anni e mezzo o tre anni fa, pur rendendomi conto che, al punto in cui stanno le cose, questi concetti rischiano di rimanere delle pure constatazioni a posteriori.
Comunque la colpa non è nostra, perché, come ho già testè ricordato, noi avevamo ripetutamente insistito nel passato sulla necessità di instaurare dei rapporti di collaborazione tra l'Amministrazione Regionale e la Società Nazionale Cogne.
A questo proposito, avevamo chiesto, mi sembra sin dal 1952, se non vado errato, di poter designare, come Consiglio Regionale, due Consiglieri regionali nel Consiglio di Amministrazione della Società Cogne. Il Consiglio Regionale effettuò queste due designazioni ed una scelta cadde sull'Ing. Pasquali, il quale però, allorquando il Consiglio stesso volle discutere i problemi della Cogne e interpellò in tale senso il suo rappresentante, si trincerò dietro il segreto d'ufficio. E, siccome noi insistemmo, questo fu forse uno dei motivi che portarono alle dimissioni dei Consiglieri regionali DC nel 1954, che voi ben ricorderete.
Da allora le navicelle dell'Amministrazione Regionale e della Società Cogne continuarono a girare in orbite diverse - permettetemi questo riferimento d'attualità - senza fare alcun sforzo per un aggancio. Siamo quindi lieti che, in questi ultimi tempi, qualche cosa si sia mosso anche in questo senso. Forse è tardi, ma teniamo presente che c'è un proverbio che dice "meglio tardi che mai".
È certo che, parlando oggi della situazione produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, noi siamo costretti a prendere in esame delle decisioni che possiamo condividere o non condividere, ma sulle quali nessun Organo regionale ha potuto esprimere preventivamente un parere, nemmeno il Comitato Regionale della Programmazione. Questa, per me, è la cosa più grave.
È indubbio che la Regione ha interesse che la Cogne possa contare fra le industrie sane e possa, quindi, migliorare la sua situazione economica e produttiva. Si può tendere a questa meta con impostazioni diverse: per conto mio, ritengo che, considerata nel quadro regionale, l'impostazione produttiva della Cogne avrebbe dovuto essere diversa da quella che è stata intrapresa.
L'Avvocato Einaudi, rispondendo alle domande della Commissione consiliare aveva parlato del rapporto unità lavorative-produzione e indicato l'assoluta necessità di adeguare e ammodernare gli impianti. Egli aveva anche comunicato che si stava realizzando un programma di sviluppo che dovrebbe raddoppiare la produzione, allo scopo di ritrovare un equilibrio tra mano d'opera e produzione, aggiungendo che, se fosse stata mantenuta inalterata la produzione, evidentemente, si sarebbe dovuto adeguare a questa la mano d'opera.
L'Avvocato Einaudi aveva anche detto che, per ritrovare un buon equilibrio aziendale, la Cogne dovrebbe passare dall'attuale fatturato, aggirantesi sui 33 miliardi di lire, ad un fatturato dell'ordine di 45-46 miliardi di lire, senza peraltro aumentare sostanzialmente gli oneri per la mano d'opera, allo scopo di non discostarsi da quel rapporto del 30% tra spese di mano d'opera e fatturato totale che è la norma nelle aziende siderurgiche.
Tutte queste considerazioni sono valide sotto l'aspetto economico e non mi permetterò certo di confutarle. Esse sono il frutto di una scelta fatta dagli attuali massimi dirigenti della Società, o ricevuta in eredità dai dirigenti precedenti (è un particolare questo che io ignoro).
Su questa scelta vorrei fare, però, alcune osservazioni:
1) Aumentando la produzione della magnetite nella miniera di Cogne da 200 mila tonnellate annue a 450 mila tonnellate annue, allo stato attuale delle conoscenze del giacimento noi dobbiamo tener conto di una corrispondente riduzione del periodo di piena attività della miniera, già previsto in 12-16 anni, con le conseguenze che ognuno può immaginare. Tali conseguenze devono preoccupare giustamente gli Amministratori regionali perché - e non sto a ripetere quanto è stato detto a questo proposito sia dal Consigliere Caveri, sia dal Consigliere Lustrissy - noi abbiamo il diritto di sapere sino a quando la miniera di Cogne potrà continuare la sua attività, per non arrivare al momento di una sua eventuale chiusura senza aver fatto niente per fronteggiare le conseguenze di questo deprecabile evento.
2) Pur aumentando la produzione della miniera, il minerale di Cogne, in futuro, rappresenterà circa un terzo del minerale caricato negli altiforni, mentre gli altri due terzi saranno costituiti da minerale acquistato all'estero, sbarcato a Savona e gravato, quindi, di oneri di trasporto non indifferenti, specialmente per il tragitto da Savona ad Aosta. Quest'onere suppletivo rispetto agli Stabilimenti dell'Italsider, ubicati tutti in prossimità del mare, non potrà che costituire un handicap per la Cogne, fatto su cui, penso, tutti siamo d'accordo, dal momento che è stato confermato anche direttamente questa mattina dal Consigliere Ramera.
3) "Tutti i problemi sono collegati", affermava il Direttore Generale della Società nel sottolineare alla Commissione consiliare lo sforzo notevolissimo che rappresenta, sulla via dell'ammodernamento dello Stabilimento, la realizzazione della nuova acciaieria LD.
Non ho alcun dubbio che il processo LD sia, come è stato affermato dall'Avv. Einaudi, quanto di più moderno esista al mondo nell'industria dell'acciaio. Nutro però dei seri dubbi - e vorrei sbagliarmi - che questo processo serva alla produzione di acciai speciali, come noi li intendiamo. Nella visita fatta allo Stabilimento siderurgico di Taranto, grazie al Vice Direttore Ing. Barbieri, che magnificava la produzione degli acciai prodotti dall'impianto LD, ho potuto prendere visione di una lunga serie di analisi degli acciai prodotti da questo Stabilimento, i quali, come componenti, hanno solo carbonio, silicio e manganese e si inseriscono, quindi, tra gli acciai comuni, anche se vengono chiamati acciai di qualità.
Obiettivamente devo rilevare che l'Avvocato Einaudi, davanti alla Commissione consiliare, fu prudente su questo punto e penso che questo l'avrete notato tutti. Egli, infatti, disse testualmente: "Si tratta però di un processo applicato finora solo per la produzione di acciai comuni. L'applicazione alla produzione di acciai speciali è una soluzione che sta ancora avviandosi, anche se le prospettive attuali sono molto migliori di quelle dei 1965, tenuto conto che altre industrie, che già hanno installato questo impianto si stanno via via avviando verso una produzione di acciai speciali.
Da parte di nostri tecnici c'è la speranza di riuscire a fare veramente una gamma molto vasta di questo tipo di produzione."
Quindi, prudenza! Al punto in cui siamo, è chiaro che la produzione base dello Stabilimento Cogne di Aosta sarà condizionata dal tipo di produzione che si potrà ottenere dalla nuova acciaieria.
Parlavo un momento fa di scelte: ebbene, io ritengo che, nell'interesse della nostra Regione, uno degli scopi principali al quale si sarebbe dovuto tendere e si dovrà tendere, se sarà ancora possibile. è quello di ottenere il massimo valore aggiunto possibile sul prodotto primario della Cogne, puntando sulla qualità invece che sulla quantità, senza trascurare ovviamente la produttività ed il fatturato.
Avendo a disposizione un minerale di ottima qualità, come la magnetite di Cogne, con bassissimo contenuto in zolfo e fosforo, tenuto conto della reputazione e dell'esperienza che si era fatta nel passato la Cogne nella produzione degli acciai speciali, sarebbe stato logico indirizzare e concentrare su questa strada la ricerca di nuovi studi e le risorse finanziarie per l'ammodernamento degli impianti.
L'Italia importa dall'estero delle notevoli quantità di acciai speciali. Se ben ricordo, avevo letto tempo fa che solo la Beuler, che è una fabbrica austriaca, esporta in Italia circa 4000 tonnellate all'anno di acciai rapidi, oltre ad un quantitativo rilevante di acciai speciali altamente legati.
La produzione di acciai rapidi della Cogne, che si aggirava un tempo sulle mille tonnellate annue, è scesa ora a 400-500 tonnellate annue. Se si tien conto dell'alto prezzo di questi acciai, ognuno si rende conto dell'alto prezzo di questa produzione sul fatturato.
A puro titolo informativo, dirò che la Beuler nel suo Stabilimento siderurgico, partendo dall'acciaieria, perché non ha altiforni, occupa circa 3500 dipendenti, con una produzione aggirantesi sulle 12 mila tonnellate mensili di acciai speciali di varie qualità. La stessa Società ha un altro Stabilimento a 7-8 chilometri da quello siderurgico, dove provvede ad una ulteriore trasformazione di una parte della sua produzione, incrementando così il suo fatturato e dando contemporaneamente lavoro ad altre maestranze.
Questo avrebbe dovuto essere un esempio valido per la Cogne.
Il campo degli acciai speciali, per le ragioni a cui ho fatto cenno, avrebbe dovuto essere in gran parte riservato alla Cogne dalla programmazione nazionale e, conseguentemente, avrebbero dovuto essere garantiti alla Società i finanziamenti necessari per affrontare e risolvere i vari problemi connessi a questo indirizzo produttivo, non dimenticando la possibilità di giungere, anche qui in Valle d'Aosta, a delle lavorazioni finite a valle della Cogne, con industrie dipendenti dalla Società o collaterali, in modo da aumentare in questo senso il fatturato.
Dobbiamo invece rilevare che - e questo non è certamente un rilievo che possiamo muovere agli attuali Amministratori della Società - la Cogne nel passato ha fatto semplicemente il contrario.
Tutti noi ricordiamo che dopo la Liberazione, erano sorte ad Aosta alcune iniziative per la lavorazione degli acciai speciali e che queste iniziative hanno dovuto, ad un certo momento, cessare la loro attività, perché boicottate proprio dalla Società Cogne, che ritardava di molti mesi la consegna dei materiali, mettendo queste aziende nelle condizioni di non poter andare avanti. Questa è una grave lacuna che si è verificata nel passato e alla quale bisognerebbe poter mettere fine.
Certo che quanto abbiamo sentito dire stamane dal Consigliere Ramera, nella sua qualità di Consigliere di amministrazione della Cogne, ha fatto su di noi l'effetto di una doccia fredda e non può fare piacere né agli Amministratori regionali, né alle maestranze della Cogne.
L'annuncio che la Società pensa di intraprendere, da sola o in partecipazione con altri gruppi finanziari, la creazione di un nuovo stabilimento nel Sud per la fabbricazione di acciai speciali e ultraspeciali per l'industria aeronautica, è la dimostrazione più lampante che nei programmi previsti dalla Cogne non si è tenuto e non si tiene alcun conto dei preminenti interessi della nostra Regione nell'attività di questa Società. Ci si prepara, in una parola, a disinvestire dalla nostra Regione un capitale prezioso, che si è formato nel tempo attraverso la formazione di maestranze qualificate, attraverso l'esperienza, attraverso mille fattori, per investirlo in altre zone.
Ripeto che, secondo noi, la produzione della Cogne avrebbe dovuto essere potenziata soprattutto nel campo degli acciai speciali; ma, mentre l'Avvocato Einaudi, in sede di Commissione consiliare, ebbe a dire che la Cogne pensa di incrementare la produzione degli acciai speciali ad Aosta con l'installazione di una nuova acciaieria LD - il che io non so come potrà avvenire - oggi sentiamo da un'altra parte che è nelle intenzioni della Società di creare un apposito stabilimento per la produzione di acciai speciali nel Sud dell'Italia. Questa è una delle enormità che noi, come Consiglieri regionali, dobbiamo sottolineare e contro simile iniziativa ad un certo momento dovremo vedere quello che sarà possibile fare.
Altre indicazioni poco confortanti ci sono state fornite sul programma della Cogne. Siamo stati, infatti, informati che è stata acquistata una Bulloneria in fallimento a Monfalcone, acquisto che si è cercato di giustificare con la concessione di un congruo finanziamento da parte della Regione Friuli Venezia Giulia, che è stata acquistata o si è in trattative per acquistare una piccola acciaieria a Modena nella quale, almeno se ho ben capito, si pensa di investire circa 2 miliardi di lire.
Ora, tutto questo, a mio avviso, rappresenta una indubbia dispersione di mezzi; tutto questo è un qualche cosa che ritengo sia contrario agli interessi della nostra Regione. Se ho ben capito, a me pare che anche il Consigliere Lustrissy sia perfettamente d'accordo su questo punto.
Vorrei sottolineare ancora un altro aspetto della questione, a cui ho già fatto cenno in precedenza. In una precedente adunanza consiliare, ormai lontana nel tempo, noi avevamo chiesto che l'Amministrazione Regionale potesse designare due suoi rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione della Cogne. Questo sarebbe servito come "trait d'union" tra Regione e Società e avrebbero consentito quella conoscenza specifica dei problemi necessaria per poter affrontare la soluzione in sede consiliare.
Si è voluto invece, ultimamente e non proprio solo ultimamente, seguire un'altra via; si è voluto politicizzare il Consiglio di Amministrazione della Cogne, con la nomina in seno a questo di uomini appartenenti solamente ai Partiti della maggioranza, dei famosi cinque rappresentanti della Valle in seno al Consiglio di Amministrazione della Cogne. Non si tratta, ripeto, di rappresentanti del Consiglio Regionale, ma di rappresentanti designati dai Partiti e, precisamente, dal Partito Socialista Italiano e dalla Democrazia Cristiana, in seno al Consiglio di Amministrazione della Cogne.
Questi rappresentanti dei Partiti poi, me lo consenta Consigliere Ramera - perché noi siamo abituati a dire sempre e chiaramente quello che pensiamo, senza nessuna ombra di polemica - sono uomini con nessuna competenza tecnica nel ramo. Noi possiamo pensare che nel Consiglio di Amministrazione della Cogne ci sia la necessità di avere un Avvocato per le cause legali alla Cogne, ci sia la necessità di avere un commercialista, ma che su cinque rappresentanti della Valle d'Aosta in tale Organo non ce ne sia neanche uno competente nella materia siderurgica, non possiamo pensarlo. Questa è una cosa enorme, che noi dobbiamo evidenziare in questo momento, senza ombra di personalismi con il Consigliere Ramera o con gli altri Consiglieri nominati solo per amore della verità.
E sia chiaro che sicuramente verrà il giorno in cui questi uomini, che con molta disinvoltura affermavano dopo la loro nomina: "La Cogne è una cosa nostra", dovranno rispondere del loro operato davanti alla popolazione valdostana, perché essi, con la loro passività, non hanno certamente contribuito a difendere gli interessi della popolazione valdostana. Indipendentemente dalla loro buona volontà, questi uomini non hanno potuto contribuire alla difesa di questi interessi, altrimenti noi oggi non constateremmo quello che stiamo constatando.
Non voglio dilungarmi di più su questo primo punto, benchè ci siano ancora moltissime altre cose da dire, perché intendo fare ancora alcune osservazioni sulle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti della Cogne.
Si è parlato del problema della silicosi e, a questo proposito, siccome sull'argomento ci si è già dilungati assai, vorrei solo raccomandare che, nella progettazione e realizzazione dei nuovi impianti non si dimentichi assolutamente questo problema, che è problema di capitale importanza per la Cogne.
Noi sappiamo che nei vecchi reparti gli impianti per l'abbattimento dei fumi non funzionano, sappiamo anche che in certi reparti non esistono impianti per l'abbattimento dei fumi. Ora, più che la nuova acciaieria LD, che non potrà assolutamente funzionare senza adeguati ed efficienti impianti di abbattimento dei fumi e della polvere, sono questi vecchi reparti che ci preoccupano sotto questo aspetto. È quindi necessario provvedere al miglioramento delle condizioni ambientali anche di questi altri reparti, allo scopo di limitare al massimo il grave flagello della silicosi, che colpisce un numero così grande di lavoratori della Cogne.
Intenderei soffermarmi ancora su alcune altre questioni, che sono già state esposte in sede di Commissione consiliare dalle Organizzazioni Sindacali e dalle Commissioni Interne, senza con questo voler invadere il campo di queste Organizzazioni rappresentative, ma al puro scopo di chiarire ulteriormente tali questioni con alcuni particolari di cui sono a conoscenza.
Faccio quindi un breve cenno al problema degli appalti. Si tratta di un problema già sollevato a suo tempo, presso la Direzione, dalle Organizzazioni Sindacali e dalle Commissioni interne della Società Nazionale Cogne.
È chiaro che hanno perfettamente ragione le Commissioni Interne e le Organizzazioni Sindacali quando osservano che, se è logico che certi lavori siano dati in appalto a Ditte esterne alla Società, come nel caso della costruzione di nuovi impianti e di manutenzioni straordinarie, non è altrettanto logico dare in appalto a Ditte esterne lavori di manutenzione meccanica, come si è già verificato in certi casi alla Cogne, per i gravi inconvenienti che ne derivano.
Si è verificato, infatti, che per certi guasti si è dovuto ricorrere a quei pochi operai specializzati della Società, che si trovavano a casa, per riparare non solo il guasto primitivo subito dall'impianto ma anche i guasti provocati dagli operai delle Ditte appaltatrici. Questo deriva dal fatto che molte Ditte impiegano nella manutenzione meccanica dei semplici manovali e così gli operai specializzati della Cogne devono andare a rifare il loro lavoro; senonché i manovali dell'Impresa appaltatrice percepiscono un salario superiore a quello degli operai specializzati della Cogne. Questo modo di procedere, che talora provoca delle fermate suppletive degli impianti, rappresenta indubbiamente uno spreco enorme, anche di denaro, che viene certamente sottratto al vero impiego che dovrebbe avere, quello del rinnovo impianti, per andare a finire in altre tasche.
Non sto a dilungarmi di più su questo problema, perché credo che ogni operaio della Cogne vi potrebbe illuminare meglio, dandovi mille ragguagli su questo punto.
Sul piano dei rapporti umani, dobbiamo dare atto ai nuovi dirigenti della Cogne che un miglioramento c'è stato. Se noi pensiamo al clima che c'era alla Cogne ai tempi dell'Amministrazione Anselmetti, quando certi dipendenti subivano rappresaglie e intimidazioni alla vigilia di elezioni, dobbiamo riconoscere che questo clima è cambiato, almeno sul piano politico.
Però ci sono mille altri fattori riguardanti i rapporti umani che lasciano ancora a desiderare e che anche noi abbiamo il dovere di evidenziare, anche se si tratta di fattori che sono già stati puntualizzati dalle Commissioni Interne e dalle Organizzazioni Sindacali.
Uno di tali fattori già esposto dal Consigliere Manganoni durante la seduta antimeridiana, riguarda i famosi esami psicotecnici e la visita medica che precedono l'assunzione degli operai e che ne provocano uno scarto di circa il 50%. Ora, posso capire che se un aspirante all'assunzione ha un certificato medico che compromette veramente le sue possibilità di lavoro in un'industria siderurgica, non sempre è possibile trovargli un posto adeguato. In questo senso si può quindi accettare una certa percentuale, ma sulla questione degli esami psicotecnici proprio non ci siamo.
Intanto, questi esami psicotecnici oggi sono messi in parte in discussione, mentre qualche anno fa rappresentavano il non plus-ultra della tecnica selettiva. Certe industrie americane, oggi stanno abbandonando questa tecnica di selezione basata sull'esame psicotecnico.
Ebbene, alla Cogne si può anche fare l'esame psicotecnico per vedere se uno ha maggiori attitudini di un altro per fare un dato lavoro, ma per essere assunto alla acciaieria o in qualche altro reparto, dove non è richiesta una particolare tensione nervosa, a mio avviso sarebbe più che sufficiente accertare se un aspirante è sano ed è robusto di costituzione. Quindi - ed è un semplice dubbio che io esprimo - non vorremmo che questi esami psicotecnici fossero un filtro e una scusa per non assumere determinati operai rispetto ad altri.
Vi è poi un altro problema, che è sentito forse particolarmente tra gli impiegati, pur investendo anche il campo operaio. Noi stiamo assistendo, da un po' di tempo a questa parte, al fatto di molti nostri giovani, che, da operai, si sono sacrificati per studiare allo scopo di migliorare la loro posizione, conseguendo un diploma, per una migliore collocazione nell'interno della fabbrica, mentre ogni giorno dei "pacchi raccomandati" arrivano dall'Italsider di Taranto, di Bagnoli o di Piombino, con delle qualifiche superiori, per essere assegnati a questo o a quel reparto. Alcuni di questi raccomandati sappiamo che hanno una certa esperienza e che la loro presenza nello Stabilimento è giustificata; però molte altre di queste persone sono completamente a digiuno dal punto di vista professionale, ma, essendo investiste di un certo potere - che i loro predecessori non avevano, anche se ne possedevano le capacità, per cui finivano per fare la figura dei fessi non potendo assumere decisioni per mancanza di autorizzazione - queste persone vengono valutate positivamente per le loro qualità decisionali.
Ora, a me pare che tali qualità non siano sufficienti da sole per fare un buon capo, perché altrimenti si potrebbe anche mettere al loro posto uno spazzino, solo per far filare gli operai. È necessario invece che, oltre alla capacità decisionale, queste persone abbiano effettiva conoscenza del lavoro che devono fare.
Quindi, questo è un altro problema che va sottolineato, perché i rapporti umani, sotto questo aspetto non sono ancora migliorati.
Io non so a chi bisogna imputare queste manchevolezze, che potrebbero anche essere dovute ad un certo ceto; però è chiaro che, oggi, tutti quelli che vengono dall'Italsider sono considerati dei Padri Eterni alla Cogne; ma dei Padri Eterni non ce ne sono neanche all'Italsider, perché molti di coloro che provengono dall'Italsider avrebbero molto, ma molto, da imparare ancora da quelli che loro credono di poter guidare.
Benché in questo campo ci siano ancora molte altre cose da dire, io voglio arrivare ora alla conclusione. Io sono d'accordo - e mi pare che da quanto ho detto l'ho già fatto capire - io sono d'accordo con chi ha detto: "Il Consiglio Regionale deve poter dire la sua parola sul programma della Cogne".
Ho cercato di chiarire, il più brevemente possibile, che forse, su certe scelte, noi oggi siamo in ritardo per dire la nostra parola; ma ci saranno ancora altre scelte da fare. Si chiede la nostra collaborazione per avere dei finanziamenti e noi siamo perfettamente coscienti che è necessario che la Cogne abbia altri finanziamenti. Diciamo, però, altrettanto chiaramente che noi appoggeremo - mi sembra che il Consigliere Caveri abbia aderito anche alla proposta, fatta nella seduta antimeridiana, di costituire eventualmente una delegazione unitaria per sottoporre i problemi della Cogne ai competenti Organi dello Stato - che noi saremo d'accordo di appoggiare la concessione di questi finanziamenti, alla seguente condizione: che il Consiglio Regionale non sia estraniato dalle decisioni e possa portare in seno alla Cogne la sua voce, in modo di difendere quelli che sono i preminenti interessi che noi abbiamo il dovere di difendere, cioè quelli dei lavoratori della Cogne e della popolazione della Valle d'Aosta".
PRESIDENTE - "Il Consigliere Ramera ha chiesto la parola per fatto personale. Ne ha la facoltà".
RAMERA - "Ho chiesto la parola per fatto personale in primo luogo perché il Consigliere Caveri si è lamentato che io pure gli avrei fatto dire qualcosa che egli non avrebbe detto.
Quando io ho cercato di illustrare il piano di sviluppo presentato dalla Società Cogne al Ministero delle Partecipazioni Statali, ho citato anche le cifre, ma non ho fatto quelle dichiarazioni, attribuitemi poi dal Consigliere Fosson, dalle quali apparirebbe quasi che si voglia disinvestire in Valle d'Aosta per investire in altre parti d'Italia.
Il piano di sviluppo della Cogne contempla investimenti per 57 miliardi, di cui ben 48 miliardi sono destinati agli Stabilimenti del Nord Italia e solo 7 miliardi per la Cogne Sud. Si dovrebbero allora condannare anche l'Alfa Romeo e la Fiat che stanno impiantando nuovi Stabilimenti nel Sud.
Ora la Cogne andrà a collocarsi proprio in mezzo a queste due grandi aziende, allo scopo di poter avere due grandi clienti.
Per quanto riguarda l'acciaieria di Modena, è il Ministero delle Partecipazioni Statali che sollecita l'assorbimento di questa azienda. Vorrei, comunque, semplicemente sottolineare che sta bene parlare da questi banchi della politica siderurgica italiana, ma quando si ha a che fare con un colosso finanziario qual è l'I.R.I., che oggi presenta un piano di investimenti di 1200 miliardi, io ritengo che sia una pia illusione pensare che basti parlare dai banchi dei Consiglieri regionali per modificare la politica delle partecipazioni statali. D'altra parte, tante altre pie illusioni abbiamo già avuto in questo Consiglio su provvedimenti che ritenevamo di poter fare noi.
Quindi non ho inteso fare quelle dichiarazioni che mi sono state attribuite e, perciò, ho sentito il dovere di fare questa rettifica".
FOSSON - "Devo replicare al Consigliere Ramera, perché, altrimenti, facciamo un dialogo tra sordi.
Io confermo tutto quanto ho detto, ma poiché probabilmente il Consigliere Ramera mi ha frainteso, desidero dare subito dei chiarimenti.
Quando testè ho parlato di disinvestimento, non ho inteso dire che si voleva sottrarre dei capitali che avrebbero dovuto essere investiti negli Stabilimenti Cogne di Aosta per investirli nel Sud, ma ho posto l'accento su di un problema tecnico di disinvestimento, conseguente alle tesi sviluppate nel mio intervento e legate al fatto che noi oggi alla Cogne di Aosta abbiamo un capitale accumulato attraverso gli anni, di esperienza nella produzione di acciai speciali, capitale che verrebbe sacrificato se la Cogne costruisse nel Sud uno Stabilimento per la fabbricazione di acciai speciali e superspeciali.
Quindi, io non mi sono riferito alla questione dei finanziamenti per la Cogne quando ho parlato di disinvestimento, bensì a tutto quel capitale di uomini e di esperienze che oggi lo Stabilimento di Aosta può vantare nella produzione degli acciai speciali e che sarebbe sicuramente compromesso dalle realizzazioni della Cogne nel Sud prospettateci dal Consigliere Ramera.
Per quanto riguarda la questione I.R.I., noi non pensiamo che sia facile, parlando da questi banchi di Consiglieri regionali, influenzare la politica siderurgica italiana; anzi, siamo convinti del contrario. Tuttavia, io ho creduto che fosse mio dovere, per l'esperienza che mi deriva dall'aver vissuto tutta la mia vita nell'interno della Cogne - anche se per 20 anni sono stato esiliato dallo Stabilimento siderurgico per delle discriminazioni politiche - io ho creduto mio dovere illustrare qual era l'orientamento che, secondo noi, doveva essere seguito dalla Cogne.
Su questo punto, noi potremo sentire tutti i Dirigenti della Cogne, ma avremo sempre la possibilità di ribattere tranquillamente, perché avremo mille e una possibilità di confutare certi principi. Ora, le scelte fatte dalla Cogne sono state fatte in questo senso e io ho voluto mettere in evidenza e chiarire che forse non erano le scelte da farsi. Comunque, quello che è stato fatto è stato fatto, ma nel futuro bisognerà fare dell'altro. Cerchiamo quindi di poter fare qualche cosa che sia in linea con gli interessi della Valle d'Aosta".
POLLICINI - "Affrontare il problema della Società Nazionale Cogne, di una realtà cioè che interessa da vicino la vita ed il futuro di tante famiglie, di una rilevante parte dei lavoratori valdostani, che tanto spazio occupa nel destino economico della Regione, deve significare, innanzitutto, per chi, come noi, è stato democraticamente eletto a rappresentare la Comunità valdostana, trovarsi di fronte, con la volontà di volerlo sciogliere, ad uno dei nodi principali della nostra vita economica e sociale.
Siamo chiamati noi, oggi, a dare un nostro giudizio, a compiere scelte corrette e precise, a fare una proposta politica che sia rispondente alle aspirazioni della nostra gente, aspirazioni di crescita economica, sociale e civile. Questo è il dato di partenza. Ritengo, infatti, che la giustificazione della nomina di una Commissione consiliare regionale per lo studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti all'interno dello Stabilimento, sia da ricercarsi nell'esigenza profonda, manifestatasi a livello di Consiglio Regionale, ma già presente a livello popolare, di cercare una risposta ai molteplici interrogativi che la complessa realtà della Nazionale Cogne ha posto in passato e pone oggi all'intera Valle d'Aosta.
Mi pare opportuno sottolineare, in apertura del mio intervento, la legittimità, anzi la doverosità di una discussione sulla Nazionale Cogne in questa aula e tra di noi, legittimi rappresentanti della volontà popolare.
Non è altro questa discussione, infatti, che l'esplicazione del diritto che spetta a noi, in quanto guida amministrativa della Regione, di conoscere nella più larga misura la realtà di cui facciamo parte, di comprendere i problemi essenziali della nostra Comunità, per risolverli nel più vasto quadro di un comune progetto di sviluppo e di crescita.
Ed è anche un nostro dovere: il dovere di avere la capacità e la competenza sufficienti per affrontare, come uomini politici e come amministratori, questo, come tutti gli altri problemi economici e sociali del Paese, a cui dobbiamo dare risposte politiche ed amministrative; risposte che ci impegnino, che dicano chiaramente qual è il nostro indirizzo e quali sono le nostre scelte.
Se non avessimo, sin dall'inizio, queste preoccupazioni, rischieremo di ripetere atteggiamenti che non sono propri dell'uomo politico e dell'amministratore, e di invadere sfere di competenza, non certo meno utili o indispensabili della nostra, ma diverse, ed infine di violare autonomie che, sia il mondo imprenditoriale sia quello sindacale, oggi rivendicano giustamente ad alta voce.
Per essere pienamente responsabili verso noi stessi e verso la Comunità, e per essere coerenti alle idee che diciamo di voler portare avanti, è dunque necessario affrontare oggi questo problema con i limiti di quel che siamo e di ciò che rappresentiamo, ma anche con l'autorità di questo Consesso formato da uomini politici e da amministratori che hanno a cuore l'interesse della Valle e che, con riferimento all'interesse generale, vogliono apportare un contributo alla soluzione di un problema centrale della Valle d'Aosta.
LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE
Leggendo, anche attentamente, le 343 pagine del resoconto dei lavori della Commissione consiliare, ai cui membri va tutta la nostra stima, per la volontà da essi chiaramente manifestata di andare a fondo nel problema Cogne, ho sempre avvertito la strana sensazione di una mancanza, di una carenza che non saprei chiaramente indicare, ma che mi deriva dall'aver notato nel resoconto un complicato, anche se intelligente, giro di passi attorno ad un problema, senza però giungere ad individuarlo completamente.
È possibile che, al momento dei lavori della Commissione, il clima generale del Paese fosse molto diverso di quello attuale.
Sta di fatto che oggi, e nessuno lo può negare, molto del lavoro svolto risulta non perfettamente aderente alla nuova problematica emersa con forza nel nostro Paese, soprattutto a livello di classe lavoratrice.
Mi sembra, quindi, che l'avvio all'esame del problema della Nazionale Cogne non possa oggi essere correttamente fatto, se non si prende in considerazione ciò che è emerso dalla realtà viva del nostro Paese, dei valori che, in una fase difficile e travagliata, vengono ad emergere e ad affermarsi rapidamente.
Né possiamo tener conto del nuovo assetto delle forze agenti e determinanti della nostra Società, perché occorrerà fare una scelta anche tra le forze che riteniamo debbano sostenere in prospettiva le soluzioni politiche che oggi indichiamo.
CIO' CHE AVVIENE NEL PAESE
Non v'è dubbio che stiamo vivendo un delicato periodo di crisi. Ma sbaglierebbe chi volesse dare un significato negativo ad un momento di crisi della nostra Società, che è un momento di trapasso per guadagnare nuovi traguardi, di travaglio per consolidare nel nostro Paese un sistema democratico più maturo, più rispondente alle mutate ed accresciute esigenze della popolazione, di lotta per l'affermazione del diritto di tutti e di tutte le categorie ad esercitare il proprio ruolo di protagonisti nella vita del Paese.
Possiamo affermare che, dagli avvenimenti che hanno caratterizzato questi ultimi anni, anche se non sono mancati fatti negativi e dolorosi, è scaturita la più vigorosa riaffermazione del diritto di ognuno ad essere sè stesso, a vedere rispettata la propria dignità di persona umana, a prescindere da ogni posizione economica, politica, ideologica ed in ogni luogo: nella scuola come nelle campagne, nelle fabbriche come nei luoghi di svago e di divertimento.
È apparsa altrettanto chiara e convincente la volontà del Paese di rifiutare un sistema accentratore e di raggiungere, invece, una organizzazione civile che conceda ampia autonomia ai poteri intermedi: il Comune, la Regione, il Sindacato, le molteplici Organizzazioni della vita civile, che garantiscono al singolo l'esercizio della propria libertà.
Non può, pertanto, essere dimenticato questo dato di estremo interesse per noi valdostani: cioè, che proprio nella linea direttrice degli avvenimenti di questi ultimi tempi l'autonomia regionale trova una sua aggiornata e ancora ribadita validità come strumento di crescita e di sviluppo della Comunità e quindi dell'uomo. L'autonomia è dunque un modo efficace per essere più liberi e perciò più responsabili di sè e del proprio avvenire.
LE FORZE PROTAGONISTE
L'intero movimento della nostra Società non poteva non trovare alla sua guida le forze che, più delle altre, sentono perentorio il dovere di intervenire per dare un contributo insostituibile alla crescita del Paese in senso democratico: i lavoratori e gli studenti.
Sono queste le forze che si fanno portatrici di un più vasto desiderio di realizzare una società più giusta, più libera e più democratica: una società che non tenga emarginate o in condizione subordinata intere categorie o classi sociali, ma che garantisca a tutte e a tutti il diritto di partecipare alle decisioni che interessano l'avvenire dell'intera società, che sviluppi e migliori il suo sistema economico, perché vada a vantaggio di tutti e renda impossibile la ricchezza di pochi con la fatica dei più; una strutturazione del potere che non si fondi più sul vecchio sistema che vede pochi decidere per tutti, negando agli altri il diritto di controllare e di partecipare alle decisioni che interessano la vita e l'avvenire del Paese.
LA COGNE
Questi a me sembra debbano essere i punti di partenza per esaminare con serietà con correttezza ed anche con lo spirito del tempo, il problema della Cogne. A questi obiettivi, che vengono proposti oggi all'intera Comunità nazionale e nostra, devono misurarsi e i nostri giudizi e le nostre scelte, se i nostri giudizi e le nostre scelte vogliono essere storicamente e politicamente validi.
LA VALLE D'AOSTA E LA COGNE
La presenza della Nazionale Cogne in Valle d'Aosta, sin dalla sua origine, è stato un fatto rilevante. Essa ha segnato un momento importante nella vita della nostra Regione: il momento della sua industrializzazione nel senso moderno. Ha garantito a centinaia, a migliaia di famiglie l'indispensabile per vivere; ha rappresentato un grosso capitale di lavoro, e di lavoro faticoso, al calore dei forni, nel buio delle miniere.
Il suo sviluppo ha determinato modificazioni profonde nella composizione sociale della Valle: ha contribuito ad occupare le forze di lavoro che, abbandonata la campagna, hanno cercato nuove e più redditizie occupazioni ad Aosta; ha dato un volto nuovo alla Città di Aosta, un volto di città operaia, con un destino intimamente e profondamente legato a quello dell'azienda Cogne e costantemente segnato da questa presenza dominante, per la qualificazione di tanti suoi cittadini, per il fumo che la sovrasta, per la dipendenza del suo sviluppo economico da quello dell'azienda.
Ma, accanto a questi dati di fatto, a queste incidenze e valori notevoli, non possiamo dimenticare altrettanti non meno importanti fattori, che hanno reso inquietante la presenza della Nazionale Cogne: la sua espansione, giustificata in certa epoca dai disegni di una politica autoritaria; la volontà della classe dirigente fascista di utilizzarla come strumento di violenza per la minoranza valdostana; infine le condizioni dure di lavoro e la carenza di una effettiva protezione della salute e, molte volte, della vita stessa del lavoratore, per cui una vita alla Cogne è una vita obbligatoriamente abbreviata, oltrechè più dura.
E non posso passare sotto silenzio il fatto che, nel corso di decenni, ha preso giustificata consistenza l'immagine di una azienda che sì ha i suoi stabilimenti e i suoi dipendenti in Valle d'Aosta, ma che risponde ad una politica che poco ha a che fare con gli interessi reali e con le necessità della Valle. Tra lo Stabilimento e la realtà valdostana si è venuto ad ergere un muro invalicabile, quasi che le cose che succedono al di là del muro nulla abbiano a che fare con quanto avviene fuori e che gli stessi poteri regionali debbano pudicamente fermarsi davanti alle portinerie dello Stabilimento.
Ci troviamo, quindi, di fronte ad un tipo di atteggiamento, di comportamento, come è stato giustamente sottolineato dal Consigliere Rollandoz, che è analogo a quello di tante iniziative che gruppi finanziari del mondo occidentale assumono nei Paesi sotto-sviluppati.
Questo è uno dei punti di maggiore importanza nell'esame della situazione che ci interessa. La Valle d'Aosta ha necessità che la Nazionale Cogne prosperi, perché vuole che la sua gente abbia la possibilità di vivere con dignità; la Valle d'Aosta ha necessità che la Nazionale Cogne sia una realtà inserita organicamente nel tessuto economico, politico e sociale dell'intera Regione.
Nel programma di sviluppo e di crescita globale della Valle, la Cogne occupa, obbligatoriamente un posto importante ed è proprio per questo motivo che la Regione ha il diritto e la necessità di conoscere appieno e di controllare i piani di sviluppo, le linee di azione e i programmi di questa azienda, per poter coordinare, impostare e portare avanti un suo programma di interventi indirizzati al superamento degli attuali squilibri settoriali, sociali e territoriali.
Risponde questa necessità ad una esigenza di valorizzazione dell'autonomia e, quindi, di una migliore utilizzazione di tutte le proprie risorse, per rispondere alle esigenze attuali e prevedibili della Comunità valdostana.
Non v'è dubbio che proprio a questo riguardo, vi deve essere una decisa presa di posizione del Potere regionale, una volontà di superare la condizione di estraneità della realtà Cogne dalla realtà del Paese e l'affermazione che la Cogne è della Valle d'Aosta, perché in essa lavorano valdostani, di cui ci interessano le condizioni di vita, di lavoro e di salute.
La Cogne è della Valle d'Aosta, perché da essa attinge risorse naturali ed umane; la Cogne è della Valle d'Aosta, perché rappresenta un dato importante della sua vita economica e sociale. Per questo desideriamo che essa prosperi e serva all'intero sviluppo della nostra Regione e pretendiamo che non sia la Regione a subire gli errori di chi agisce in modo completamente indipendente da essa.
È dunque necessario superare questa estraneità Cogne-Valle d'Aosta, ma ciò presuppone un certo tipo di atteggiamento e di rapporto tra la Regione e la dirigenza Cogne; e l'atteggiamento che mi pare più utile è quello di una comune consapevolezza di dover contribuire al benessere di questa nostra Comunità. È necessario un tipo di rapporto nuovo, che indichi chiaramente che la Regione s'interessa della Cogne, di quello che fa, di quello che vuol fare, e che vuole sapere come vivono, al di là delle portinerie, gli operai della Cogne.
Questo tipo di rapporto nuovo, improntato alla consapevolezza di dover contribuire, la Nazionale Cogne e l'Amministrazione Regionale, allo sviluppo della nostra popolazione, non può non basarsi su alcuni punti fermi che dobbiamo ritenere essenziali per il futuro della Cogne e della Valle d'Aosta: il potenziamento e lo sviluppo della Nazionale Cogne non può essere condotto al di fuori od in contrasto con lo sviluppo globale della Regione, ma deve essere inserito al suo interno e svolgere un ruolo di primaria importanza per quanto concerne l'industrializzazione della Valle. Lo sviluppo dell'Azienda deve tener conto di alcune fondamentali esigenze, quali quella della valorizzazione delle risorse locali, sia naturali sia umane.
E, infine, cosa non meno importante, non può essere trascurato il problema delle condizioni di vita, di lavoro e di salute delle maestranze impiegate negli Stabilimenti Cogne, problema questo che merita alcune approfondite considerazioni.
LA CONDIZIONE OPERAIA
La premessa indispensabile per affrontare questo delicato argomento mi pare quella del diritto di ognuno a veder rispettata la propria dignità di persona umana, nella Società come nell'interno della fabbrica. E, nello stesso tempo, mi sembra indispensabile riaffermare che il lavoro non deve essere considerato mezzo di oppressione dell'uomo, ma strumento efficace per la piena realizzazione della persona umana. Sono questi i due massimi punti di riferimento per dare un giudizio sulle passate, sulle presenti e soprattutto sulle future condizioni dell'operaio all'interno di uno stabilimento, che già di per sè stesso, cioè per il tipo di lavorazione svolto, è un luogo difficile e di faticosa presenza.
Non v'è dubbio che, tra le cause che negli ultimi decenni hanno mantenuto difficile la condizione del lavoratore all'interno della Nazionale Cogne, è da menzionare la anomalia della struttura amministrativa della Società. L'anomala posizione di una Società per azioni con un solo azionista, lo Stato, un Consiglio di Amministrazione nominato dallo stesso Ministro, il più delle volte in seguito pressioni esterne, che nulla hanno a che vedere con le esigenze produttive della Società, la stessa temporaneità degli incarichi ministeriali, legati agli andamenti della vita politica nazionale, tutti questi sono elementi di fondo che non possono non avere ripercussioni negative nella vita dell'Azienda. Sono, a mio parere, le cause prime che servono a spiegare uno stato di malessere generale, di volta in volta denunciato sia dalle Organizzazioni sindacali sia dalla stessa struttura tecnico-dirigenziale della Cogne.
La vacuità del potere nella Nazionale Cogne - o se volete il modo anomalo col quale deve essere esercitato - spiega molti dei mali di questa Società, che mi sembra doveroso enunciare per tentare di dare una miglior soluzione al problema della condizione operaia all'interno dello Stabilimento.
All'assenza di un potere responsabile nella Nazionale Cogne, si lega, innanzitutto, la fragilità della posizione dei suoi massimi Dirigenti, che sentono legata la loro sorte a quella di questo o quell'amministratore delegato, il quale, a sua volta, alla Cogne si trova solo in una situazione di passaggio.
L'importazione e la temporaneità sono le caratteristiche più notevoli dell'équipe dirigenziale della Nazionale Cogne. Vi è un dato, non certo esaltante per noi, che merita di essere sottolineato sotto questo aspetto ed è la scarsità, ai livelli più alti, di dirigenti formatisi dentro l'Azienda; e non sto a dirvi quante volte è successo che degli ottimi tecnici formatisi dentro l'Azienda sono andati a produrre acciai speciali da altre parti, impoverendo così non solo il capitale umano dell'Azienda ma anche quello dell'intera Comunità valdostana.
Non può quindi stupire una obiettiva carenza di rapporti tra la dirigenza Cogne e la realtà sociale della Valle d'Aosta; così come non può stupire la tradizionale diffidenza del "valdostano" nei confronti di una realtà aziendale che, se da una parte rappresenta per lui una possibilità di lavoro, dall'altra lo costringe, per la totale carenza di una vera politica di qualificazione professionale, a fare la sua esperienza di Cogne partendo dai gradini più bassi della gerarchia aziendale, dai posti più umili e faticosi, all'interno di un sistema di cui, sin dall'inizio, ha difficoltà a capire la mentalità ed il linguaggio ed a cui ha sempre creduto - e la Cogne non ha mai fatto nulla per smentire questa credenza - che si accedesse solo con avvilenti sistemi clientelari.
Gli stessi caratteri di ambiguità improntano i rapporti tra l'azienda e la prima comunità che la Cogne, quotidianamente direi, investe, se non altro per il fumo che produce: la Città di Aosta. Lo stesso formarsi di un grosso quartiere per i soli dipendenti Cogne, con caratteri di isolamento dal resto della Città, risponde a una concezione urbanistica e sociale che oggi non possiamo più minimamente accettare.
Una vera politica di assistenza sociale verso i dipendenti non è mai esistita. Mancano strutture sociali idonee a rispondere alle esigenze di persone sottoposte a duri ritmi di lavoro in difficili condizioni ambientali, il che richiede, di riflesso e. con continuità, notevoli interventi per quanto concerne tanto l'assistenza quanto l'occupazione del tempo libero da parte delle Amministrazioni locali.
Un altro problema che va visto nella sua giusta importanza e con una urgente necessità di risoluzione è quello dei fumi della Cogne. L'inquinamento dell'atmosfera cittadina costituisce un costo sociale che l'intera Città sopporta per la presenza dello Stabilimento siderurgico, tanto che è difficile proporre al Comune di Aosta una politica turistica, dal momento che esiste una continua cappa di fumo che, ovviamente, limita le possibilità di espansione del turismo.
Ora, l'evoluzione della tecnica nei procedimenti di abbattimento dei fumi industriali ha compiuto notevoli passi in avanti e sarebbe assurdo non utilizzare quanto il progresso odierno consente per eliminare un fenomeno che è nocivo alla salute di oltre un terzo della popolazione della Valle, dentro e fuori dello Stabilimento, e che rappresenta un danno notevole ed un grosso ostacolo allo sviluppo del turismo e, quindi, dell'economia del Capoluogo della Regione. Aosta è e rimarrà una Città operaia nel senso più nobile che si può dare a questo termine; la struttura della sua popolazione risente della presenza della Nazionale Cogne e le modificazioni sociali sono in gran parte da ricondursi alla evoluzione dello Stabilimento al di là della ferrovia.
Non può essere dimenticato né dall'Amministrazione Comunale di Aosta né dalla Regione che la crescita culturale e civile, oltre a quella economica, dei lavoratori dello Stabilimento siderurgico della Cogne, debbono rappresentare una importante tappa per chi vuole fare una politica effettivamente, concretamente, efficacemente democratica.
Né va dimenticata un'altra questione di fondi che riguarda più ampiamente l'intero mondo del lavoro della Valle d'Aosta e lo stesso problema dell'autonomia.
Non vi è nessuna ragione di contrasto tra i lavoratori della campagna e quelli dell'industria. Chi tentasse di far emergere contrasti di interesse tra i lavoratori della campagna e della città compirebbe un'opera, oltre che nociva per la Valle, indegna per l'intero mondo del lavoro, che ha interessi e obiettivi comuni, e in ultima analisi, vuole crescere senza fittizie divisioni, per essere protagonista nella vita politica, sociale ed economica del Paese. Solo dalla conoscenza di questi comuni interessi può nascere invece quella efficace unità di forze che deve portare avanti il discorso dell'autonomia valdostana, discorso che non va inteso come esclusivo di alcuni, ma come nota comune di tutti coloro che nella autonomia regionale credono. E le forze del lavoro, tanto quelle delle campagne quanto quelle dell'industria, su questo discorso non possono non riscoprirsi unite in prima linea, così come l'esperienza della lotta di resistenza ci insegna.
LA VITA, IL LAVORO, LA SALUTE DEI DIPENDENTI COGNE
Mi è sembrato indispensabile fare queste premesse, prima di addentrarmi in uno dei problemi che hanno giustificato la nomina della Commissione regionale di studio: le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti.
Sono sempre state, quelle del lavoratore Cogne, condizioni durissime di lavoro, di vita e di salute. La stessa attività della Cogne comporta tipi di lavorazione che rendono, sotto certi aspetti, inumane le condizioni di lavoro. Le elevatissime temperature, la presenza di alte percentuali di polveri nell'aria, il rumore, i costanti pericoli d'infortunio, sono tutte condizioni caratteristiche di tale lavoro, le cui conseguenze sono facilmente immaginabili. Raramente il pensionato Cogne gode per lungo tempo della sua pensione, poiché il traguardo dell'età di pensionamento è già una meta da raggiungere.
A me pare che sia questo il modo migliore per definire una situazione, prima ancora di portare il discorso sulla silicosi: è il costante attacco alla salute del lavoratore, il suo lento ed inarrestabile decadimento fisico ed il logoramento degli organi vitali che voglio sottolineare, come problema principale e come centro di attenzione, agli Amministratori regionali, allo scopo di correttamente affrontare anche i rapporti e gli eventuali interventi finanziari diretti od indiretti a favore della Cogne.
Se è vero, come tutti in quest'aula hanno affermato, che la vita del lavoratore, come di ogni altra persona umana, è un bene supremo, deve scaturire di conseguenza un preciso impegno dell'Amministrazione Regionale ed, in genere, degli altri Enti pubblici interessati a subordinare ogni intervento in campo industriale alla messa in opera di un piano organico ed efficace per la salvaguardia della vita e della salute dei lavoratore.
La garanzia di un posto di lavoro, che non sia nocivo alla salute di chi lo svolge, sembra a me un obiettivo talmente importante da meritare ogni nostro sforzo continuativo, ogni stimolo, ogni controllo. Non possiamo quindi neppure pensare, anche per quanto riguarda la Cogne, che la ricchezza o il benessere possano derivare da condizioni inaccettabili di lavoro.
Le Organizzazioni sindacali, da tempo, hanno sottolineato questo grave problema. Spetta ora a noi politici assumere un atteggiamento che, se vuole essere giusto, non può che essere di avallo e di tutela delle loro affermazioni.
Non compete a noi in questa sede, e quindi neanche a me, addentrarci su tale problema in un discorso particolareggiato e tecnico. Non posso però non augurarmi che vengano al più presto adottati tutti quegli accorgimenti che, allo stato attuale della tecnica, possono servire ad una maggior tutela della salute.
Abbiamo dunque dato diritto di priorità, nell'esame del problema, alla vita e alle condizioni di lavoro dei dipendenti; ma, accanto a questo aspetto del problema stesso, non va dimenticato quello del salario, di un salario cioè che possa garantire una vita decorosa per il dipendente e per la sua famiglia, tenute presenti le esigenze attuali della vita. Questo aspetto costituisce una parte dell'azione che i Sindacati in questo momento stanno portando avanti a livello locale e nazionale.
Ma anche a questo proposito non possiamo esimerci dal compiere alcune scelte e dal formulare alcuni giudizi. Abbiamo riaffermato, nel corso dell'ultima adunanza consiliare, l'autonomia del Sindacato; abbiamo anche sottolineato il valore, in questo momento delicato della vita del Paese, dell'azione delle Organizzazioni sindacali, uniche legittime rappresentanti della classe lavoratrice; abbiamo infine affermato che gli obiettivi del mondo del lavoro rappresentano altrettante conquiste per una evoluzione in senso democratico dell'intero Paese.
Oggi, io dichiaro che, nella scelta di campo tra chi vuole mantenere, costi quel che costi, magari anche ricorrendo a mezzi forti antidemocratici, un vecchio stato di cose, un vecchio rapporto di potere, e chi, invece, vuole tener conto dei nuovi fermenti, delle nuove aspirazioni e dell'emergere consapevole di forze sinora estraniate dalla vita politica del Paese, oggi io dichiaro che in questa scelta sono a favore del movimento, a favore del nuovo, per una ristrutturazione democratica del potere e per un effettivo pluralismo della società.
Le Organizzazioni sindacali non chiedono solo aumenti salariali, chiedono una nuova politica della casa, della sanità, della scuola; chiedono, in definitiva, di partecipare responsabilmente allo sviluppo del Paese, che non deve avvenire a vantaggio di pochi sui sacrifici dei molti, ma offrire l'effettiva possibilità di crescita civile in ognuno.
Anche su questa richiesta di partecipazione e di potere da parte delle Rappresentanze dei lavoratori il nostro atteggiamento non deve essere diffidente, ma consapevole della grande trasformazione positiva che investe la nostra organizzazione sociale, la quale si arricchisce così dell'apporto di nuove e vive forze, anche se tutto ciò può crearci, come indubbiamente creerà, dei problemi di vario genere e di enorme portata.
Queste mie considerazioni vogliono dare un senso alla proposta che sin d'ora voglio fare a questo Consiglio: cioè, che il problema dei rapporti tra realtà regionale e Società Nazionale Cogne non dovrà d'ora in poi risolversi senza la determinante partecipazione della rappresentanza del mondo del lavoro direttamente interessata, ossia delle Organizzazioni sindacali.
Non avrebbe senso alcun altro discorso, che rischierebbe di diventare paternalistico e, comunque, estraneo e sordo a quanto è maturato nella realtà del Paese, nessun altro discorso che non proponesse questo salto di qualità: l'ingresso, come forza protagonista nelle scelte politiche generali, delle forze del lavoro, non in una visione corporativistica, che noi rifiutiamo, ma in un adeguamento di tutti i Partiti e di tutti coloro che operano nell'ambito dei poteri pubblici, alla realtà che sta emergendo da questo autunno, che può essere anche caldo, ma che forse rappresenterà una primavera politica.
LA CRESCITA E LO SVILUPPO ORDINATO DELLA REGIONE
Il problema dei finanziamenti è direttamente connesso allo sviluppo aziendale e al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti.
In questi ultimi tre anni, dai dati in nostro possesso, la Cogne ha investito 35 miliardi di lire in nuovi impianti e nell'ammodernamento di quelli esistenti. Nel frattempo, lo Stato - unico azionista - ha concesso alla Cogne finanziamenti per un totale di 14 miliardi di lire, così suddivisi: 10 miliardi nel 1968, di cui 4 relativi al finanziamento deliberato nel 1966 e 6 inerenti alla prima quota dei 20 miliardi nel 1968, 4 miliardi nel 1969, quale seconda quota del finanziamento dello scorso anno. Questi due semplici dati sembrano dimostrare che lo Stato intende mantenere una sua industria - quale la Cogne - senza coprirne le intere necessità finanziarie.
La lentezza e la insufficienza con cui lo Stato provvede alle necessità finanziarie della Cogne costringe l'Azienda a ricorrere a costosi prefinanziamenti, per non arrestare l'ammodernamento e lo sviluppo dei suoi impianti. Pertanto, riteniamo nostro dovere di rappresentanti legittimi della Comunità valdostana pretendere che lo Stato provveda ad un definitivo assestamento finanziario di questa sua azienda.
D'altra parte, va ricordato che i piccoli aumenti di capitale e i finanziamenti - che giungono magari dopo anni e diluiti in "tranches" - non servono neppure a coprire gli interessi dovuti alle Banche, e rappresentano solo dei palliativi atti a rinviare - con un costo enormemente maggiore - la soluzione dei problemi che potrebbero invece trovare definitiva risoluzione con un provvedimento tempestivo ed adeguato.
La Nazionale Cogne, che è alle dirette dipendenze del Ministero delle Partecipazioni Statali, svolge la stragrande maggioranza della sua attività in una Regione a cui, per le particolari condizioni etnico-linguistiche, storiche e geografiche, è stato riconosciuto il diritto di godere di una particolare autonomia.
La crescita e l'ordinato sviluppo economico e sociale della Valle è legato alle vicende della Nazionale Cogne. In questa prospettiva, un adeguato e decisivo intervento degli Organi pubblici centrali e regionali assume un aspetto del tutto particolare per l'avvenire della Regione. Sotto questo profilo, l'azione del Governo centrale troverebbe alta giustificazione in un atto di equità nei confronti della Cogne, la quale è l'unica azienda siderurgica statale a cui è stato riservato un trattamento da parente povero nei confronti di tutte le altre aziende pubbliche del settore.
È recente l'assegnazione di un finanziamento di 62 miliardi di lire all'Italsider per lo stabilimento di Bagnoli.
L'EFIM - Azienda di Stato che controlla una parte delle industrie metallurgiche, con circa 8000 dipendenti, tra cui la Breda-Fucine di Bari, la Breda-Elettromeccanica ha effettuato nel 1968, come la Cogne, un aumento di capitale di 20 miliardi di lire. Oggi, a favore di tale Società dello Stato è già stato approvato alla Camera dei Deputati un ulteriore aumento di capitale di 100 miliardi di lire, provvedimento che è già stato accolto favorevolmente anche dalla competente Commissione referente del Senato e che è pronto per andare in aula, per la sua definitiva approvazione.
La Sardegna ha ottenuto di discutere in sede di Ministero delle Partecipazioni Statali il problema industriale della Regione, ottenendo un programma speciale per l'isola. Il quarto programma esecutivo del Piano di rinascita della Sardegna ha posto infatti a disposizione della Regione per le iniziative industriali, entro il prossimo 1970, 30 miliardi di lire per la concessione di contributi a fondo perduto, 6,5 miliardi di lire per la concessione di contributi in conto gestione e 2.250 miliardi di lire per la concessione di prestiti di esercizio a medio termine, oltre a 10 miliardi e 300 milioni di lire per il finanziamento di opere infrastrutturali al servizio delle aree industriali.
Senza entrare nei dettagli della complessa regolamentazione dei vari istituti di incentivazione, si deve rilevare come essi siano ispirati tutti ad una organica visione globale delle esigenze di sviluppo regionale, nell'intento di correggere e riparare alle posizioni di svantaggio territoriale e settoriale della Regione Sarda.
In Sicilia, una serie di contributi e di agevolazioni regionali è prevista ad integrazione dei già consistenti interventi finanziari contemplati dalla legislazione nazionale sul Mezzogiorno. Così, in materia di contributi nel pagamento degli interessi, la Regione Siciliana può intervenire fino al 2% nel pagamento degli interessi per mutui contratti per la realizzazione di stabilimenti industriali, anche se, per lo stesso scopo, siano già stati concessi a favore di una determinata azienda altri contributi della stessa natura, statali o regionali, sino a che il tasso residuo a carico dei mutuatari venga a risultare non inferiore al 4%. Sempre in Sicilia, contributi fino al 50% della spesa possono essere concessi per la costruzione di opere di carattere sociale, non obbligatorie per legge o per contratto di lavoro, destinate ad assicurare migliori condizioni igienico-sanitarie, ricreative e di istruzione professionale ai lavoratori.
Per la partecipazione azionaria, è stato costituito l'Ente siciliano per la promozione industriale (ESPI), che, oltre alla partecipazione al capitale di rischio, può anche concedere alla Società a cui partecipa finanziamenti a breve termine, in via ordinaria e straordinaria, in misura non superiore al capitale versato. In Sicilia sono pure previsti interventi per la costruzione di zone industriali e per la cessione di aree per fini industriali, indipendentemente dalle disposizioni per la costituzione di "aree" e di "nuclei" in base alla legge statale n. 624.
Ma senza scendere nelle aree depresse del Sud, è sufficiente ricordare che la S.B.E. di Monfalcone, piccola azienda bulloniera con meno di 200 operai, il cui pacchetto azionario è stato recentemente acquistato dalla Cogne, per trasformare parte dei suoi acciai, ha dalla Regione Friuli-Venezia Giulia una offerta di finanziamento di un miliardo e mezzo di lire al tasso agevolato del 3%.
Nella Regione Friuli-Venezia Giulia, ad esempio, è prevista tutta una serie di provvidenze dirette ed indirette per la industrializzazione. Fra le prime, si rammenta quella costituita dalla realizzazione delle infrastrutture nelle zone industriali, con spesa per 1'80% a carico del bilancio regionale. A questa prima forma di intervento finanziario regionale fa da contorno una serie di iniziative promozionali, quali partecipazioni e contributi per la realizzazione di programmi autostradali e aeroportuali, la creazione di un Ente per lo sviluppo dell'artigianato, l'acquisto di obbligazioni del locale Istituto di Medio Credito, per consentire un maggior approvvigionamento finanziario delle piccole e medie imprese, la concessione di contributi per favorire la formazione professionale dei lavoratori ecc.
Fra le provvidenze dirette previste nella precitata Regione, gli strumenti principali di intervento sono costituiti dai finanziamenti a tasso agevolato e dalla partecipazione al capitale di rischio delle imprese da parte della Società Finanziaria Regionale. Mediante il primo intervento, attraverso la partecipazione della Regione al pagamento degli interessi eccedenti, praticamente tutti i finanziamenti operati nella Regione possono beneficiare di un tasso di interesse di favore del 3,5%; per realizzare il secondo obiettivo è stata costituita la Società Finanziaria Regionale Friuli-Venezia Giulia, avente lo scopo di partecipare, nel limite del 35% (elevabile al 49% per quelle Società in cui il capitale pubblico rappresenta non meno del 20% dell'intero capitale sociale), con preferenza verso le medie e piccole imprese industriali, il capitale della società per azioni o a responsabilità limitata, che svolgono attività interessanti lo sviluppo economico regionale.
Oltre alle provvidenze che ho terminato di elencare, desidero ricordare l'ennesimo fondo di dotazione dell'IRI, in fase di concessione, che ammonterà a oltre 1200 miliardi di lire. D'altra parte, le caratteristiche dell'industria siderurgica - industria base - richiede di essere finanziata dallo Stato, come avviene in Francia, in Germania e in altri Paesi; e come avviene in Italia per le aziende IRI. Mi pare quindi sia giunto ormai il momento di istituzionalizzare un rapporto di collaborazione diretta tra Ministero delle Partecipazioni Statali, Nazionale Cogne e Regione, attraverso opportune iniziative di reciproco interesse.
Tutti gli Stati europei hanno varato particolari norme per i trasporti in zone collocate lontano dai centri di partenza e arrivo delle materie prime. Per la Cogne il trasporto del coke e del minerale dal porto di Savona ad Aosta ha un'incidenza enorme: si pensi che su 250 mila tonnellate di carbone e 250 mila tonnellate di minerale, che sono i quantitativi attualmente importati dalla Cogne, una ulteriore riduzione del costo di trasporto di 2 lire il Kg. rappresenterebbe per la Società un miliardo all'anno di minore spesa. Se poi pensiamo al programma futuro - che prevede la produzione di oltre 400 mila tonnellate annue di acciai, per raggiungere la quale, la materia prima sarà in larga parte importata, allo scopo di non depredare la miniera di Cogne, la cui coltivazione deve essere trattata in modo da garantire ancora per molti anni la vita del giacimento - abbiamo subito la visione del peso dei costi di trasporto sul prezzo del prodotto finito.
Occorre quindi che la Giunta Regionale ricerchi un accordo col Governo Centrale, con il CIP e con le Ferrovie dello Stato, per ottenere particolari tariffe per la Valle d'Aosta per i trasporti di materie prime provenienti via mare da trasformare in loco, in considerazione della particolare ubicazione della Cogne. Comunque, occorre che la Giunta studi una idonea iniziativa regionale, al fine di garantire la competitività dei prodotti Cogne con quelli delle aziende ubicate vicino ai punti di arrivo degli approvvigionamenti esteri.
La Nazionale Cogne ha presentato al Governo una richiesta di finanziamento di 57 miliardi di lire per l'attuazione di un piano che prevede, oltre al risanamento delle finanze della Società, un notevole sviluppo degli impianti in Valle d'Aosta e la creazione di una industria manifatturiera. Questo piano, elaborato dalla Direzione della Cogne, è già stato accolto dal Ministero delle Partecipazioni Statali che ha provveduto ad inoltrarlo, con parere favorevole, al Ministero del Tesoro.
Se diamo uno sguardo ai bilanci della Società, vediamo che nel 1964 il fatturato ammontava a circa 21 miliardi di lire, nel 1965 a 24 miliardi, nel 1966 a 31 miliardi, nel 1967 a 31,3, nel 1968 a 34,5 miliardi. Dagli elementi a nostra conoscenza, si prevede per il 1969, nonostante le sospensioni di lavoro dovute alla lunga vertenza sindacale in corso, un fatturato intorno ai 45 miliardi, il che sta a significare che, in 6 anni, il fatturato della Cogne è più che raddoppiato. pur non avendo ancora risentito che in minima misura l'influenza dei nuovi impianti.
La previsione, fatta dalla Società per il 1970, è di un ulteriore aumento del fatturato di 10 miliardi di lire tanto che il bilancio chiuderà in pareggio, se non si terrà conto degli ammortamenti dell'importo di due miliardi, nonostante l'onere di 4 miliardi di lire di interessi passivi.
Lo Stato finora si è preoccupato di realizzare in Italia una siderurgia per acciai comuni; ora deve fare qualcosa anche per gli acciai speciali e di altissima qualità. Basti pensare che la nostra industria aeronautica importa tutto l'acciaio speciale dall'Estero e che l'Italia è debitrice di oltre 300 mila tonnellate di acciai speciali e inossidabili verso l'Estero.
Ecco perché la nostra Regione deve avere un suo discorso col Ministero delle Partecipazioni Statali. D'altra parte un Ministro di detto Ministero, che io spero ancora credibile perché Ministro, in occasione di un suo discorso fatto in Aosta nel 1968, si era impegnato per l'installazione di industrie satelliti in Valle per l'ulteriore lavorazione dei prodotti Cogne.
Signor Presidente, Signori Consiglieri,
avviandomi alla conclusione viste le premesse da cui siamo partiti per esaminare questo problema, osservata attentamente la relazione della Commissione e inquadrato il problema stesso e le forze che nel Paese intorno ad esso si agitano in una realtà in movimento, penso di aver esposto, secondo il mio modesto punto di vista, quelli che debbono essere i rapporti tra la Valle d'Aosta e la Cogne. Mi sono anche permesso di elencare le carenze, i nodi e i punti di attrito della condizione operaia, di cui soprattutto ci interessa il lavoro, la vita e la salute, oltre al salario e alla possibilità di rendere la classe operaia protagonista e non oggetto della vicenda politica, mi sono infine addentrato nel problema della situazione produttiva ed economica della Nazionale Cogne.
Debbo ora indicare quali dovrebbero essere, a mio parere, gli obiettivi della politica regionale nei confronti di questa grande azienda siderurgica di Stato operante in Valle.
Innanzitutto, garantire, o quanto meno ottenere una certa qual sicurezza, il livello di occupazione della mano d'opera. Infatti, non possiamo, allo stato attuale della situazione, avere come Regione - non dico come casse regionali, ma come collettività - una nostra autonomia economica, se il livello di occupazione della mano d'opera presso la Cogne dovesse scendere. E naturalmente, senza una autonomia economica, anche la nostra autonomia politica verrebbe ad essere limitata.
Ma questo non basta: dobbiamo anche aumentare il livello di industrializzazione della Valle d'Aosta, specialmente in direzione dell'industria manifatturiera. Per raggiungere questo obiettivo, la Cogne rappresenta un punto fermo, che va difeso, così come sempre per il lavoratore va difeso il posto di lavoro, perché è l'unico suo bene. Non solo, ma la stessa Cogne può validamente sperare in questa direzione, collaborando così in modo diretto al potenziamento della nostra economia.
Ma non si tratta solo di sviluppare la nostra economia e di valorizzare razionalmente le nostre risorse; si tratta anche di valorizzare una nostra classe dirigente. Anche in questo campo la Cogne può dare il suo notevole apporto, con l'impiego e la qualificazione della sua mano d'opera. La Cogne quindi non sarà più, come è stata, un fattore di squilibrio, ma uno strumento e un centro dinamico per superare gli squilibri economici, sociali, settoriali e territoriali della Valle d'Aosta.
Così, come siamo rispettosi delle autonomie dei Sindacati, altrettanto siamo rispettosi delle autonomie dei Gruppi imprenditoriali. Però, è chiaro che queste varie sfere di competenza autonoma non possono, almeno nella nostra visione politica, non trovare un punto di convergenza che tenda al bene comune.
Questo punto di convergenza non può essere che una avveduta politica di programmazione regionale, nella quale trovino spazio e campo di attività non solo la Regione come Ente politico e amministrativo, ma anche i Sindacati e, a maggior ragione ancora, i gruppi imprenditoriali, specie se così notevoli nella nostra realtà come la Società Nazionale Cogne.
È vero che la Cogne produce acciai ed è anche vero che spetta a noi dotare la popolazione valdostana di quelle infrastrutture ad essa necessarie ivi compresi i lavoratori della Cogne che ne sono la grande massa, e di conseguenza la Cogne stessa; ma questo non può essere fatto se i programmi dell'Ente pubblico e del gruppo imprenditoriale marciano su corsie che si precludono a vicenda la vista o agiscono ignorando tutto gli uni degli altri.
Il campo in cui questi programmi si incontrano è dunque quello della programmazione regionale, senza la quale tutti i discorsi che abbiamo fatto oggi in quest'aula risulterebbero vani. È chiaro che è nostro dovere e nostro interesse intervenire perché la Cogne potenzi le sue strutture, sviluppi sè stessa e l'economia dei nostri Comuni; è evidente che è nostro interesse che la Cogne si adegui alle esigenze dei mercati nazionali e internazionali; è altrettanto chiaro che il nostro impegno per il miglioramento delle condizioni degli operai deve essere totale. Ma perché questi obiettivi si possano realizzare, perché i nuovi finanziamenti che si vogliono ottenere siano un vantaggio per la Cogne, e prima ancora per i suoi operai e per la nostra economia, è necessario che ci sia questo spirito di collaborazione tra la Regione, la Dirigenza della Cogne e i Sindacati, spirito che io mi auguro possa essere il primo risultato di questo dibattito consiliare sulla più importante Azienda della nostra Regione.
Vorrei terminare il mio intervento con la lettura dei due ordini del giorno già consegnati al Presidente del Consiglio, sui quali mi dichiaro fin d'ora disponibile per una aperta discussione e per eventuali modificazioni".
MONTESANO - Poiché l'opposizione non è ancora a conoscenza del contenuto degli ordini del giorno in questione, ritengo opportuno rinviarne la lettura ad un secondo tempo, anche per dare modo ai vari Gruppi consiliari di raggiungere un eventuale accordo sul testo dei medesimi.
Approfitto dell'occasione per raccomandare ancora una volta ai Signori Consiglieri di essere concisi nei loro interventi, anche se oggi, in via del tutto eccezionale, non intendo avvalermi delle norme regolamentari in questa materia.
Il Consigliere Macheda ha chiesto la parola. Ne ha facoltà.
MACHEDA - "Signor Presidente, Signori Consiglieri,
le sorti della miniera di Cogne e la sua sicurezza sono arrivate ad un punto molto preoccupante. In detta miniera, dal 15 luglio 1967, si applica un nuovo metodo di coltivazione, detto metodo a ventaglio, introdotto da un Ingegnere svedese e imposto dalla Direzione della Nazionale Cogne.
Questo Ingegnere ha creduto di introdurre un metodo nuovo e più redditizio nella coltivazione del giacimento, ma io posso dimostrarvi che così non è.
Già negli anni 1960-1961 erano stati eseguiti, però solo a titolo di esperimento, nel livello 2375 est, dai 10 ai 15 ventagli. Negli anni 1965 e 1966 il suddetto metodo venne adottato nel livello 2357, con 15-20 ventagli, e nel livello 2363, con circa 30-40 ventagli, mediante l'uso di una perforatrice messa a punto dall'Ingegnere Guerrazzi. Ma fu un esperimento subito accantonato, perché si constatarono gli stessi inconvenienti che si riscontrano e si ripetono anche oggi. Il più appariscente di questi inconvenienti è il continuo sperpero di minerale e il continuo sabotaggio a cui viene sottoposta la miniera.
Prima, la coltivazione di ogni livello aveva una durata di 10-12 mesi; ora invece in poco meno di 2 anni sono stati esauriti 9 livelli, ossia i livelli 2338, 2331, 2335, 2319, 2312, 2306, 2300, 2294 e 2288. Questo è dovuto appunto al fatto che non sì è continuato a estrarre razionalmente il minerale con il vecchio metodo, che si era sempre dimostrato molto idoneo, in relazione alla struttura del giacimento minerario di Cogne.
Perché l'Avv. Einaudi asserisce che la produzione è ritornata normale nel primo semestre del corrente anno? Per produzione normale che cosa egli intende? Una produzione annua preventivata in 350 mila tonnellate di minerale dovrebbe corrispondere ad una media giornaliera di 1450 tonnellate. Perché invece oggi la produzione giornaliera è inferiore alle mille tonnellate e precisamente sulle 800-850 tonnellate?
Non guardiamo poi al costo di produzione, che nell'anno 1967 era di 9 lire il Kg. mentre nell'anno 1969 è di lire 22 il Kg.
Come si giustifica questo fatto? Perché non si nomina una apposita Commissione di esperti minerari, integrata con alcuni minatori e con i rappresentanti di tutte le forze politiche regionali, affinché assista al brillamento di un ventaglio ed al suo sfruttamento, tanto per porre fine, una volta per sempre, alle polemiche sorte in questi ultimi tempi su tale metodo di coltivazione della miniera?
A conclusione della prova, se l'esito sarà favorevole alla tesi dell'Avv. Einaudi, noi ci inchineremo tutti al suo sapere e al suo volere; ma se invece tale esito sarà favorevole a quello che diciamo noi, l'Avv. Einaudi dovrà giustificare per quale ragione abbia insistito su di un tipo di coltivazione che, oltre a ridurre la resa della miniera in tonnellate per uomo al giorno, raddoppia il costo di estrazione del minerale, provocandone una perdita del 50%.
Dato che la miniera non è di proprietà dell'Avv. Einaudi, ma è una cosa di tutta la Nazione, e in particolare della Valle d'Aosta, io intendo, come anche tutti gli altri minatori di Cogne, che questa miniera venga coltivata non a rapina, ma con un sistema che consenta il massimo rendimento del giacimento, come avveniva nel passato.
Col nuovo metodo a ventaglio, la perforazione viene eseguita, con una anticipazione di circa 4-5 mesi sul caricamento delle mine, e perciò i fori hanno tempo di intasarsi, a causa della conformazione della miniera, che è tutta crepe. Così, quando avviene il caricamento, non si riesce a riempire tali fori in tutta la loro lunghezza. Questo fatto fa sì che il minerale delle soline e delle spalle non viene tutto frantumato o, se ciò avviene, si staccano grossi blocchi, che vengono abbandonati all'interno dei livelli perché coperti di materiale sterile.
Infatti, al brillamento delle mine, si verifica contemporaneamente la caduta della magnetite e dello sterile ed avviene una mescolanza di minerale allo sterile, con lo sterile in posizione privilegiata in confronto al minerale stesso, per cui nel materiale estratto dal giacimento si ha ora circa il 35-40% di sterile; mentre con il vecchio metodo di coltivazione si aveva soltanto il 9-11% di sterile, tanto è vero che prima si producevano dalle 1600 alle 1700 tonnellate di minerale in 24 ore, mentre ora la produzione è scesa paurosamente.
Questo fatto viene spiegato dalla Direzione, con l'affermazione che si sta lavorando nella strettoia ad imbuto della miniera.
Io affermo che questa scusa non regge, perché, contemporaneamente allo sfruttamento dei livelli situati nella strettoia, venivano eseguiti i lavori di avanzamento nei livelli bassi, per poter far fronte alle necessità dell'alto forno di Aosta.
In questi ultimi livelli infatti venivano estratti, in ogni volata, dalle 40 alle 45 tonnellate di minerale puro.
È a questa epoca che l'impiegato Casali si riferiva, come risulta nel verbale della Commissione consiliare, quando dichiarava che lo sterile estratto rappresentava solo l'11% dell'intera produzione mineraria; evidentemente egli non teneva però conto che tale percentuale si riferiva solo alle coltivazioni in avanzamento dei livelli bassi, dove il minerale è pressoché puro, e non anche alla coltivazione in avanzamento in ritirata effettuata col metodo a ventaglio, che presenta gli inconvenienti da me già elencati.
È vero che, appena usciti dalla strettoia, la produzione era aumentata leggermente, ma è altrettanto vero che, dopo questo iniziale aumento, giunti a livelli ancora più ampi, essa è precipitata nuovamente. Alcuni giustificano questo nuovo crollo della produzione attribuendone la causa al nuovo tipo di turnazione, altri invece alla diminuzione di personale. Quando la Direzione della miniera aveva imposto questo nuovo tipo di turnazione, gli operai si erano ribellati, astenendosi dal lavoro per 17 giorni. Ma l'Avv. Einaudi non ha ascoltato le loro voci ed ha continuato per la strada intrapresa, trasformando le 3 sciolte di prima in 5 squadre. Con questa nuova turnazione si vengono ad avere due giorni in cui i turni sono dimezzati ed il turno di notte è dimezzato per l'intera settimana, mentre con il vecchio sistema il numero delle persone era costante.
A mio parere questa situazione influisce in maniera negativa sulla produzione nella misura del 30%, mentre il restante 70% è dovuto alla coltivazione a ventaglio.
Per quanto riguarda la diminuzione di personale, devo dire che questa diminuzione si è verificata solamente nel personale ausiliario. Infatti, il numero dei minatori e dei manovali addetti alla produzione è rimasto invariato, invece il numero degli operai ausiliari addetti all'interno e all'esterno della miniera è diminuito per vari motivi.
Alcuni operai ausiliari si sono licenziati per invalidità, altri per limiti di età ed altri ancora sono stati trasferiti agli Stabilimenti siderurgici di Aosta senza essere rimpiazzati con altro personale.
Io, personalmente, nel mese di maggio 1968 avevo voluto seguire da vicino la coltivazione di un unico ventaglio. Dal 17 di quel mese avevo controllato giorno per giorno il lavoro del livello 2325 - traversa 3 - lavoro eseguito col metodo svedese, nel quale si fece brillare un ventaglio il cui effetto fu molto esiguo, in quanto il minerale non precipitò né dalle spalle né dalla solina.
Io a quel tempo, oltre che membro della Commissione Interna, ero anche membro del Comitato di sicurezza e di polizia mineraria e, un giorno ogni settimana, controllavo in tutta la miniera le condizioni di sicurezza dei vari livelli. Ebbene. potei notare che il livello 2325 - traversa 3 - non presentava più il grado di sicurezza necessario, cosa che feci subito notare ai tecnici che si trovavano in mia compagnia.
Venne allora impiegato del personale qualificato e si continuò a lavorare col metodo a ventaglio, rendendo l'ambiente sempre più pericoloso, fino al 30 maggio, ottenendo, in 14 giorni, i seguenti risultati: 85 ore lavorative con due minatori: circa 67 fori fatti, per complessivi 140 metri; 90 Kg. di esplosivo consumati e alla fine di tutto, 65 vagoni di materiale estratto.
I nostri tecnici pregarono l'Ingegnere svedese di desistere dalla sua iniziativa, per non accentuare oltre la pericolosità dell'ambiente, e di lasciare che si potesse tirare giù il materiale col vecchio metodo; e questo signore, dopo 14 giorni di continue richieste, finalmente aderì.
Furono allora fatti 25 fori, per complessivi 40 metri, e usati 35 Kg. di esplosivo, e in 30 ore di lavoro si estrassero 360 vagoni di minerale.
Un altro esempio dei limiti del metodo usato attualmente è rappresentato da una volata a tappo effettuata al livello 2276. In tale livello, l'Ingegnere svedese aveva fatto forare e brillare, per ben 3 volte, una stessa volata a tappo per la lunghezza di metri 2,50 e, per ben 3 volte, non riuscì a tirare la benchè minima quantità di minerale. Alla fine, dopo aver sprecato 120 Kg. di esplosivo, non ottenne altro che l'invasione della galleria da una insopportabile puzza di gas. Dopo di che si applicò il metodo precedente e, con soli 28 Kg. di polvere, si tirò completamente questa volata.
Potrei ancora fare molti altri esempi sull'inapplicabilità del metodo di questo Ingegnere nella miniera di Cogne, ma penso che questi già citati possano bastare.
Ho letto nei verbali delle riunioni della Commissione consiliare che il membro della Commissione Interna rappresentante gli impiegati della miniera, Sig. Casali, ha affermato che la pericolosità del livello 300 è da attribuire ad un errore di tracciamento. Io contesto questa sua affermazione, in quanto tutta la miniera si trova in simile stato di pericolosità; e non per un errore di tracciamento, ma per un errore della Direzione, che impone uno sfruttamento rapido.
Prima, in coltivazione di avanzamento, si facevano le volate da 80 cm. a un metro e venivano consumati dai 5 ai 7 Kg. di esplosivo per ogni volata; oggi si fanno volate da 2 metri e si consumano 28 Kg. di polvere per volata. Con questo quantitativo di esplosivo, quadruplicato in confronto a quello consumato in precedenza, "la lente" di minerale, composta da lastroni incrociati e tutta a crepe, ne risente a tal punto che non presenta più la stabilità di prima.
Conseguenza di questo, è una maggiore pericolosità in tutta la miniera, un maggiore consumo di legname e un aumento di mano d'opera.
Prima venivano consumati dai 18 ai 20 metri cubi di legname al mese; ora ogni mese se ne consumano costantemente dai 140 ai 150 metri cubi, e l'unica coppia di imboscatori impiegata prima, che non sempre aveva un lavoro pressante, adesso si è moltiplicata, tanto che vengono impiegate cinque coppie per ogni turno.
Nel livello base 2265, verso il basso, ora stanno applicando un nuovo sistema di armatura di sicurezza che comporta l'uso di chiodi a vite lunghi da 1 a 2 metri, allo scopo di trattenere i lastroni di minerale che si staccano. Con questo sistema, secondo me, si cerca di ovviare al grande spreco di legname, senza però riuscire a rendere la miniera più sicura, perché questi chiodi tengono fermi soltanto i lastroni che non superano la loro resistenza.
Quando si staccano dei massi superiori alla loro portata, questi chiodi si spezzano e li lasciano precipitare senza alcun preavviso, preavviso che prima era rappresentato dal caratteristico scricchiolio del legname.
La tecnica ha fatto sì dei passi da gigante sulla via del progresso, ma, a mio parere, essa deve sempre essere accoppiata alla esperienza, a quella esperienza acquisita in duri anni di lavoro e da cui, pertanto, deriva una conoscenza assai profonda dei problemi.
In questa particolare situazione, l'esperienza dimostra che il metodo usato è dannoso e poco produttivo; la tecnica deve quindi ricercare un nuovo metodo di lavorazione, che tenga conto delle particolari condizioni della miniera di Cogne.
Mi resterebbero ancora da esporre le condizioni in cui lavorano gli operai della miniera, ma questo argomento è già stato da me trattato quando in Consiglio si è discussa la mozione presentata da noi, Consiglieri comunisti, riguardante la Società Nazionale Cogne. D'altronde, la Commissione consiliare ha avuto modo di rendersi conto di tali condizioni durante la sua visita alla miniera.
Chiudo, quindi, il mio intervento, dichiarandomi a disposizione di chiunque voglia chiedermi dei chiarimenti su quanto ho esposto".
GERMANO - "Signor Presidente, Colleghi Consiglieri,
non ritengo che voi vi offendiate o vi sentiate diminuiti nelle vostre funzioni se, prima di entrare nel merito della questione, anch'io, come ha già fatto questa mattina l'Avvocato Caveri, ricordo che il meritorio lavoro della Commissione consiliare e questo dibattito tanto appassionante, anche se a volte un po' lungo - che mi auguro possa concludersi con frutti copiosi per lo sviluppo industriale e sociale della Valle - sono stati originati da una mozione presentata dai Gruppi consiliari di opposizione, compreso il nostro Gruppo, che ha voluto in questo modo riaffermare un metodo di opposizione costruttiva.
Noi vogliamo, nel corso dei lavori in questa sede - e su questo punto siamo d'accordo con le proposte fatte dal Consigliere Ramera - esaminare anche altri aspetti di fondo della vita economica della nostra Regione; noi vogliamo, assieme ai lavoratori in lotta, portare avanti i problemi più pressanti, che più contano nella nostra Regione, e trovare soluzioni positive di tali problemi, soluzioni che servono a far progredire lo sviluppo economico, sociale e autonomistico della Valle d'Aosta.
Con questo spirito noi abbiamo affrontato il problema della Società Nazionale Cogne e possiamo dire fin d'ora che noi siamo d'accordo di fare, come Regione, tutto il possibile per ottenere dallo Stato i finanziamenti necessari per l'ammodernamento e lo sviluppo dell'azienda e di esaminare quanto è possibile fare in proprio, come Regione, in tal senso. Siamo però convinti che non bastano i finanziamenti per risolvere il problema, perché lo sviluppo dell'azienda è condizionato dal controllo e dalla partecipazione della classe operaia, dei Sindacati e della Regione, maggioranza e minoranza insieme. Su questo punto faremo alcune proposte.
Siamo anche convinti che il rimodernamento non sarà completo se non si risolve anche il problema dell'ambiente di lavoro, se non si dichiara formalmente guerra e si sconfigge quella terribile malattia professionale che è la silicosi, che colpisce il 60 e più per cento dei lavoratori della Cogne. Anche su questo punto faremo delle proposte, pur essendo coscienti che, al di là dei nostri bei progetti, delle nostre belle iniziative, decisivi in questo settore sono e saranno soltanto la lotta degli operai e i rapporti di forza che questi stabiliranno con la Direzione dell'azienda.
Non è vero, ad esempio, che la silicosi sia una malattia che non si può eliminare dall'acciaieria. All'acciaieria Fiat la soluzione di questo problema è stata affrontata radicalmente con l'isolamento del reparto silicotigeno, l'introduzione di turni di lavoro brevissimi e l'uso della maschera protettiva. Ma ci fu la lotta dei lavoratori i quali costrinsero l'azienda a raddoppiare gli organici di reparto e ad adottare turni di lavoro di mezz'ora alternati a turni di riposo di mezz'ora fuori dal reparto. Si può quindi combattere questa terribile malattia.
Detto questo, permettetemi di esprimere un rammarico: purtroppo, come alcuni Consiglieri hanno già rilevato, il lavoro della Commissione consiliare non è stato completato. I Consiglieri membri della Commissione consiliare ricorderanno, gli altri potranno desumerlo dalla lettura dei verbali, che nella ultima riunione si era raggiunto un accordo con la Direzione Cogne sulle linee generali da seguire, a condizione che la Direzione stessa ci fornisse una documentazione atta a chiarirci i dubbi che ci permanevano sugli orientamenti della Società e sugli impegni che la Direzione si assumeva nei confronti della salute e dei diritti democratici dei lavoratori. La Direzione Cogne, in quell'ultima seduta della Commissione si era dichiarata disponibile in tal senso, ma purtroppo - e non voglio ora andare alla ricerca dei responsabili, anche se si sa chi sono - la riunione consiliare non ha potuto aver luogo.
Siamo quindi leggermente intralciati nel formulare delle proposte definitive dal fatto che non conosciamo appieno il pensiero della controparte, cioè della Direzione Cogne, anche se il Consigliere Ramera nel corso della seduta antimeridiana è stato in proposito abbastanza esplicito. È vero che qualcuno si è preoccupato di farci avere, quantunque non in dettaglio, i dati riassuntivi del programma di sviluppo dell'azienda, il che ci ha permesso di esprimere un giudizio che formulerò più avanti; è anche vero che abbiamo saputo, per vie traverse, che ieri tra l'Avvocato Einaudi e la Giunta vi è stato un incontro, su cui mi auguro che la Giunta relazioni al più presto, di modo che tutti siano resi edotti, a scopo conoscitivo, delle questioni trattate. Infatti, perché dovremmo svolgere tutta una discussione, quando da parte della Giunta potrebbero essere formulate delle proposte degne di considerazione, che sarebbe meglio proporre subito al dibattito del Consiglio?
Certo che, se tra le diverse forze politiche non vi fossero quelle barriere, quegli steccati di cui qualcuno parlava questa mattina, barriere e steccati che a mano a mano che il mondo progredisce hanno sempre meno senso, se non ci fossero quelle barriere e quegli steccati, si sarebbe potuto avere un incontro definitivo tra operai, rappresentanti della Commissione Interna, Sindacati, Forze politiche e Direzione dell'azienda, nel corso del quale, tenuto conto dei diversi interessi e dell'esigenza di sviluppo dell'azienda, si sarebbe potuto concordare un piano di azione, si sarebbero potute assumere delle decisioni molto più concrete di quanto non potremo fare al termine di questa seduta.
Ciò detto, entrando nel merito della questione, mi riallaccio all'intervento conclusivo da me fatto nell'ultima riunione della Commissione consiliare, nel quale ho fatto le seguenti dichiarazioni: "Vorrei richiamarmi ai precisi compiti per cui la nostra Commissione è stata costituita, che, evidentemente, non sono compiti sindacali (e ribadisco che noi siamo d'accordo su questo punto), ma compiti di natura politica.
La Direzione della Cogne ha avanzato ai competenti Ministeri una richiesta per ottenere dei finanziamenti di importo rilevante per il rimodernamento dei suoi Stabilimenti, richiesta che dovrebbe essere appoggiata dal Consiglio Regionale".
Il Consiglio Regionale deve dunque intervenire (e l'ha sostenuto questa mattina anche il Consigliere Ramera), come forza politica, a tutti i livelli in appoggio alla richiesta di finanziamenti fatta dalla Cogne. Si tratta, quindi, di stabilire ora i tempi e i modi del nostro intervento; ma per poter fare questo (e il Consigliere Ramera ha ignorato questa condizione) dobbiamo essere messi a conoscenza di certe questioni che non conosciamo ancora, per convincerci noi stessi della bontà dell'azione che dovremo iniziare.
Su tale problema io ritengo dunque necessario fare alcune considerazioni.
Oggi, dopo gli incontri avuti con i rappresentanti della Commissione Interna dello Stabilimento siderurgico di Aosta e con i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali e dopo la visita fatta al nuovo Stabilimento di Taranto, sappiamo tutti che il complesso siderurgico di Aosta, a causa della sua ormai remota costruzione, non si presta molto ad un rimodernamento razionale, perché, ad esempio, la nuova acciaieria LD (e l'abbiamo visitata) non potrà mai essere costruita in un capannone isolato; anzi, sappiamo che la nuova acciaieria LD della Cogne sarà impiantata in un punto centrale dei cantieri, con il grave rischio di rendere silicotigeni certi reparti comunicanti con la medesima, che per loro natura non lo sarebbero.
È quindi necessario che i Dirigenti della Cogne ci facciano conoscere gli accorgimenti tecnici che intendono adottare per isolare nel limite del possibile la nuova acciaieria LD, per diminuire il rischio silicotigeno nell'acciaieria stessa e negli altri reparti circostanti, nonché per ridurre la rumorosità dei vari reparti.
Inoltre, io penso che dopo la visita fatta allo Stabilimento di Taranto, tutti i membri della Commissione (salvo quelli, naturalmente, che, come l'Assessore Mappelli, non avevano voluto parteciparvi) si siano resi conto che, se la Cogne puntasse solo ad un aumento della produzione in termini quantitativi, non riuscirebbe mai a spuntarla, sul piano della concorrenza di mercato, con i prodotti siderurgici di Taranto (e ora aggiungo anche di altre acciaierie).
È perciò necessario che i Dirigenti della Cogne ci facciano conoscere le linee generali del piano di rimodernamento degli impianti, per la cui realizzazione sono stati richiesti finanziamenti per un importo di ben 57 miliardi.
Ora, esaminando questo piano di rimodernamento, apprendiamo che per lo Stabilimento di Aosta è previsto un finanziamento di 28 miliardi e 85 milioni di lire, che per l'iniziativa Cogne-Sud i finanziamenti previsti ammontano a 7 miliardi di lire, per il settore minerario a 2 miliardi e 80 milioni di lire, per il settore elettrico a 3 miliardi e 40 milioni di lire, per i refrattari a 500 milioni di lire, per gli Stabilimenti di Imola a 5 miliardi di lire e per i fondi di rotazione a 10 miliardi di lire, il che complessivamente fa circa 57 miliardi. È vero che di questi 57 miliardi 37 miliardi e 550 milioni sono destinati alle attività che si svolgono in Valle d'Aosta, che il fondo di rotazione di 10 miliardi serve per la Cogne nel suo complesso e che solo 12 miliardi sono destinati per lo Stabilimento di Imola e per la Cogne-Sud.
È vero tutto questo; però vi è un fatto che deve farci riflettere. Questi dati erano già contenuti (alcuni nel primo, altri nella seconda, per la Valle d'Aosta in tutte e due) nel piano di sviluppo, presentato al CIPE il 17 aprile 1967 e nella relazione programmatica del Ministero delle Partecipazioni Statali del 1968, senza che la Commissione per la programmazione regionale, anzi di più, senza che la Giunta ne fosse al corrente. È evidente che qui sta il grande limite di questa maggioranza.
Ma, lasciando da parte considerazioni di questa natura, noi abbiamo esaminato la suddivisione dei finanziamenti per i vari reparti dello Stabilimento di Aosta e sappiamo così che 985 milioni di lire sono destinati per gli altiforni, 2 miliardi e 770 milioni per l'acciaieria, 150 milioni per la fonderia, 1 miliardo e 280 milioni per i laminatoi, 880 milioni per il reparto dei condizionamenti, 1 miliardo e 75 milioni per la fucina, e così via, per non dilungarmi in ulteriori dati, dal cui esame noi ci siamo formati il giudizio, che la Società ha l'intenzione di potenziare tutta una serie di reparti per utilizzare tutto l'acciaio prodotto dalla nuova acciaieria LD. Si dice che il nuovo impianto LD dovrà servire, come d'altronde avviene già in Germania, alla produzione di acciai speciali e da questo fatto noi possiamo, in linea di massima, senza peraltro averne avuto la conferma in un colloquio diretto con la Direzione, noi possiamo dedurre che - e questo, bisogna dargliene atto, lo ha ammesso lo stesso Avvocato Einaudi nelle riunioni con la Commissione consiliare - la Cogne tende a fare sì che l'azienda possa svolgere una funzione competitiva sul mercato degli acciai speciali, funzione che comporta una ulteriore lavorazione dei propri acciai mediante la creazione di aziende satelliti, in Valle d'Aosta, la costruzione di un nuovo Stabilimento nel Sud ed il potenziamento dello Stabilimento di Imola.
A me pare quindi che si vada nel senso da noi auspicato da molti anni; cioè di una ulteriore lavorazione dell'acciaio prodotto dall'azienda, di un balzo qualitativo della produzione che deve essere anche, ma solo fino ed entro una certa misura, balzo quantitativo, per rendere competitiva la produzione, sempre e solo però nel campo di acciai speciali. Questo sviluppo permetterà quindi alla Società Nazionale Cogne di poter, nel futuro, contare sul mercato nazionale e come peso e come qualità degli acciai speciali; permetterà, d'altro canto, un determinato sviluppo della industrializzazione in Valle, con relativa maggiore occupazione di mano d'opera locale. Basti dire, a questo proposito, che si parla di 400-500 operai per la SADEA, la nuova azienda cui ha accennato il Consigliere Ramera.
Pertanto, sulla linea annunciata, e che si intende seguire, noi siamo in linea di massima d'accordo. E pare che anche il Ministro On.le Malfatti, nel suo intervento al Senato sul bilancio del Ministero delle Partecipazioni Statali il 23 ottobre 1969, in linea generale sia su questa linea, cioè, di intervenire con un determinato peso, in particolari settori produttivi allo scopo di poter contare in questi settori, di essere competitivi, senza acquisire, come dichiarava qualcuno, posizione di monopolio.
L'On.le Malfatti, nel suo intervento, che non vi leggerò per esteso, parte dalle seguenti considerazioni dell'On.le Bruno Trentin, Segretario Generale della FIOM, il quale nel 1967 - sono parole del Ministro On.le Malfatti - ad un convegno di studi sulla partecipazione statale nell'industria metalmeccanica promosso dalla sua Organizzazione osservava: "Sostenere che dobbiamo farla finita, con gli investimenti dispersivi dell'industria di Stato, che dobbiamo oggi rivendicare una concentrazione in alcuni settori strategici, implica che, da parte nostra, vi sia uno sforzo corrispondente, cioè che si rinunci, anche di fronte a casi gravi di dissesti industriali, a rivendicare dappertutto l'irizzazione". E più avanti: "Esige anche da parte nostra una linea coerente e meno da semplicione".
Partendo da queste considerazioni il Ministro On.le Malfatti illustra le intenzioni del suo Ministero, che sono in linea con tali principi sulle partecipazioni statali, il che ci trova consenzienti, in via di massima. Dove però non siamo più d'accordo con il Ministro On.le Malfatti - e non siamo più d'accordo, direi, con il Centro sinistra o, meglio ancora, con quel che rimane del Centro sinistra - è soprattutto nelle conclusioni del suo discorso che cozzano, a mio avviso, con quanto molti di voi hanno affermato nel corso di questa seduta.
In tali conclusioni, infatti il Ministro Malfatti, affrontando il tema della democrazia e della partecipazione, afferma: "Sono particolarmente sensibile ai problemi delle zone depresse e, anche se rifiuto la demagogica visione di una ciminiera per ogni Comune, anche se ritengo che la mobilità del lavoro sia indice di progresso, penso, tuttavia, che il progresso materiale di un popolo come il nostro possa e debba sposarsi con le caratteristiche peculiari del nostro Paese". E fin qui siamo tutti d'accordo, più avanti dice: "Ecco perché ritengo che si debba portare nella gestione delle partecipazioni statali una costante e scrupolosa attenzione per questi problemi e che si debba avere il coraggio di porli al centro dell'impresa pubblica. Ma è proprio alla luce di queste considerazioni che mi sono rifiutato, alla richiesta che da più parti mi è stata avanzata, di dare luogo a conferenze regionali sulle partecipazioni statali.
A parte gli apporti di tutti, in modo particolare il lavoro dei Comitati Regionali per la programmazione economica (abbiamo visto che è molto aperto nei nostri confronti!) ritengo tuttavia che sia nel comune interesse valutare le nostre impostazioni, incontrarsi attorno ad un disegno unitario, non nel mosaico, necessariamente autarchico, delle pur legittime attese locali".
È quest'ultima dichiarazione il punto che ci divide dal Ministro Malfatti, anche se - e devo ammetterlo - dagli interventi che ho ascoltato nel corso dell'adunanza odierna, soprattutto da quelli fatti dai Consiglieri della Democrazia Cristiana, a questo proposito ho sentito delle esposizioni diverse, delle intenzioni diverse, delle volontà diverse; anche se - e devo pure ammetterlo - da parte della stessa Direzione della Cogne, con meno audacia, con molta più cautela, si sono sentiti accenti nuovi in questo senso, accenti certamente condivisi dal Ministro Malfatti.
Dunque, ripeto, in tali dichiarazioni non siamo affatto d'accordo, perché sono del parere che un disegno unitario può benissimo essere compreso anche da un Consigliere regionale e anche dagli operai e dai loro legittimi rappresentanti e non solo da un Ministro e dai burocrati della programmazione. Ormai anche le forze operaie e il Consiglio Regionale sono in grado di capire che, oggigiorno, la Società Nazionale Cogne non può più stare chiusa nel suo guscio, perché, se lo facesse, morirebbe a breve scadenza, poiché tale è lo stato di sviluppo del Paese. Anche noi ci rendiamo benissimo conto che la Nazionale Cogne deve svolgere un suo ruolo nel mercato nazionale e internazionale e che questo ruolo, per la sua formazione storica ed economica, lo deve giocare sul mercato degli acciai speciali e non su altre produzioni, contando con il peso e la qualità della sua produzione specializzata.
Le forze della classe operaia ed i suoi rappresentanti sono oggigiorno in grado di capire che una impostazione di questo tipo, con gli insediamenti industriali dell'ALFA-Sud e della FIAT-Sud, impone anche alla Cogne la costruzione di uno Stabilimento Cogne-Sud; anche tali forze sanno oggi andare al di là del campanilismo, perché bisogna fornire acciai speciali a queste industrie, e che, per fare questo, bisogna impiantare nuovi Stabilimenti nel Sud; anche gli operai della Cogne sono oggi in grado di capire che solo giocando questo ruolo, la Società Nazionale Cogne può sviluppare una ulteriore lavorazione dell'acciaio in Valle d'Aosta, mediante la costruzione di un nuovo Stabilimento per la lavorazione a freddo, che, si dice, sorgerà nella zona di Villeneuve o Aymavilles, mediante il potenziamento dei reparti ai Sider di Aosta, con relativo aumento del livello di occupazione. E noi riteniamo che questo programma, la Società Nazionale Cogne lo può realizzare, se si superano però i limiti e i difetti delle passate e anche dell'attuale gestione. Su questo punto dobbiamo però essere molto chiari.
Il punto dolens della gestione Cogne, passata e anche attuale, pur se riconosciamo una giustezza nel disegno direzionale che purtroppo abbiamo appreso troppo tardi, è dovuto al modo di gestire e di dirigere la Nazionale Cogne.
La Nazionale Cogne, nel passato, è stata diretta per lungo tempo da uomini della Democrazia Cristiana con l'obiettivo di assolvere ai compiti che la Democrazia Cristiana le assegnava, sul piano politico. Poi è stata diretta da uomini del Centro-sinistra e, per un certo tempo, assolse allo stesso compito che già le era stato assegnato dalla Democrazia Cristiana, con le naturali e sgradevoli conseguenze di una fabbrica arretrata, mai rimodernata e con un bilancio continuamente passivo.
L'entità di tale passivo - ed è inutile che stiamo a drammatizzare su questo punto - emergono chiare, nel consuntivo del 1967, dalle osservazioni del Collegio Sindacale che rileva che l'importo degli oneri finanziari ammontante a Lire 3 miliardi e 122 milioni, è indice manifesto della grave situazione finanziaria dell'azienda, che accusa a fine anno una esposizione bancaria di 51 miliardi e 172,6 milioni di lire, con un peggioramento della situazione di 11 miliardi e 607,2 milioni di lire dall'inizio dell'esercizio, anche se questa situazione sarà alquanto alleviata, nel corso del 1968, per il versamento delle prime due rate del già deliberato aumento del capitale sociale.
Siamo dunque ad oltre 51 miliardi di esposizione bancaria e, se ho capito bene quanto ha detto il Consigliere Pollicini, che ha accennato a 4 miliardi di oneri finanziari complessivi, gli oneri finanziari sono aumentati di 780 milioni in confronto al 1967.
Ora, io mi rendo conto che l'aumento degli oneri finanziari è dovuto al fatto che si vuole portare avanti l'ammodernamento dell'azienda prima ancora di aver ottenuto i finanziamenti relativi; i dati sopracitati sono però un indice della precaria situazione finanziaria dell'azienda. Ormai questa situazione, per la maturità raggiunta della classe operaia, per l'unità raggiunta dei quattro Sindacati e anche, direi, per l'evoluzione in atto delle forze politiche, non è più sostenibile.
L'amico Beneforti, Segretario della CISL, ad esempio, in sede di Commissione consiliare, ebbe a dichiarare testualmente: "Sempre in tema di problemi di fondo, ritengo necessario sottolineare la necessità di spoliticizzare al massimo la Cogne e penso clic, in tale campo, questa Commissione possa svolgere un'utile opera di convincimento.
A me non pare giusto che le massime cariche direttive della Società siano assegnate su accordi politici di governi di Centro-sinistra o di altri colori politici. A mio avviso, alla Cogne deve essere fatto un discorso serio e concreto, che non sia investito dalla politicizzazione, perché politicizzare una azienda significa creare un clientelismo, con conseguente malcontento dell'ambiente di lavoro. Una Società industriale non dovrebbe diventare il cavallo di battaglia delle campagne elettorali delle forze di destra o di centro o di sinistra".
Queste sono parole dello stesso Segretario della CISL e sottolineo che accenti in questo senso sono stati posti anche da molti altri oratori che mi hanno preceduto.
Io penso, quindi, che sia necessario un impegno del Consiglio Regionale per modificare l'attuale metodo di nomina del Consiglio di Amministrazione della Cogne. A nostro parere, la nomina dei membri del Consiglio di Amministrazione della Società dovrebbe rientrare nelle competenze del Consiglio Regionale o, quanto meno, dovrebbe rientrare nelle sue competenze la designazione dei loro nominativi per la loro nomina definitiva da parte del competente Ministero, evidentemente senza che abbia a ripetersi l'inconveniente di quella tal volta, in cui dei due nominativi designati dal Consiglio Regionale, il Ministro competente confermò uno escludendo l'altro. Oggi non è più il Consiglio che designa i nominativi in questione, ma in quell'occasione sì; però, nonostante che fosse stato designato dal Consiglio Regionale l'ing. Pasquali, chiamato a riferire al medesimo sui problemi della Cogne, si era rifiutato di farlo. Comunque, poiché il Consiglio Regionale deve avere una potestà in tal senso, è necessario modificare l'attuale situazione.
Un altro punto fondamentale della questione è la partecipazione degli operai allo sviluppo e alla gestione dell'azienda. È a tutti noto che nella azienda vi è stato nel passato, e vi è tuttora, un netto distacco fra operai e Direzione, pecca questa che è stata ammessa dagli stessi Dirigenti della Cogne. Dai discorsi dei rappresentanti delle maestranze, abbiamo avuto la chiara sensazione che all'interno della Cogne i Dirigenti non tengono sufficienti contatti con gli operai per informarli sulle intenzioni della Società e anche per chiedere una loro partecipazione all'attività aziendale. Sebbene dopo l'ultimo accordo sindacale, in questi ultimi tempi, si parli di una certa apertura in tal senso, penso che in detto settore si debba e si possa fare molto di più. Dobbiamo trovare delle formule che consentano una migliore partecipazione degli operai alla gestione aziendale, una delle quali potrebbe essere la nomina di un rappresentante per ogni reparto che costituisca il veicolo informativo tra Organi direttivi e maestranze e viceversa. Solo se gli operai saranno messi nella condizione di esprimere le loro opinioni, la partecipazione delle maestranze alla gestione aziendale assumerà un aspetto diverso dall'attuale.
Noi, e mi avvio alla conclusione, per poter dare il nostro appoggio incondizionato alle richieste dei finanziamenti avanzati dalla Cogne, dobbiamo dunque conoscere bene le intenzioni della Società in questo particolare campo di attività e mi auguro che la Giunta ci dica qualcosa in materia.
Noi diamo molto valore alla partecipazione operaia alla gestione aziendale, perché da una simile partecipazione potrebbe scaturire l'appoggio di tutti i lavoratori e di tutte le categorie sociali della Città di Aosta e dell'intera vallata alle richieste di finanziamenti inoltrate al Governo dalla Cogne, appoggio che darebbe senza dubbio maggior forza all'azione politica del Consiglio Regionale.
Concludendo, dichiaro che noi siamo disponibili per l'approvazione di un ordine del giorno che appoggi la richiesta che la Nazionale Cogne ha rivolto al Ministero delle Partecipazioni statali, noi siamo d'accordo, che l'ordine del giorno venga preparato unitariamente, anche con l'obiettivo di avere un voto unanime del Consiglio.
Noi presenteremo l'ordine del giorno che abbiamo predisposto come Gruppo consiliare. Ma l'approvazione di un ordine del giorno non costituisce la parte più importante del problema; quella che conta è la volontà politica dei Partiti e Movimenti politici presenti in Consiglio, perché potremmo inserire le più belle parole e le più interessanti proposte in un ordine del giorno e approvarlo all'unanimità senza però cambiare assolutamente nulla nella situazione della Cogne.
È indispensabile invece che si costituisca subito una delegazione unitaria nella quale siano rappresentati tutti i Partiti politici ed anche la Giunta Regionale e che tale delegazione si rechi senza indugi a Roma presso i competenti Ministeri e dai Gruppi Parlamentari e che ritorni in sede a riferire al più presto sia al Consiglio Regionale, sia ai lavoratori, sia all'opinione pubblica, perché siamo convinti che occorre esercitare un simile tipo di pressione politica.
Siamo dunque d'accordo che la predetta delegazione unitaria porti l'ordine del giorno che approveremo a Roma, e ai Ministeri competenti, e ai Gruppi politici, onde ottenere l'appoggio necessario all'approvazione della legge statale concernente i finanziamenti per la Cogne. Siamo anche d'accordo che si esamini quello che è possibile fare sul piano regionale, tanto modificando la legge sull'incentivazione dell'industrializzazione, quanto assumendo altre iniziative da concordare fra tutti i Gruppi consiliari.
Chiediamo però, e con fermezza, alla Direzione Cogne che cambi definitivamente di sistema, che ci dia un impegno, garantito da fatti, che il rimodernamento dell'azienda avverrà tenendo conto della difesa della salute dei lavoratori, problema questo che riteniamo decisivo per la classe operaia. A questo proposito, io dichiaro di condividere le proposte fatte dalla Vice Presidente del Consiglio, Avvocato Siggia, affinché non solo siano tutelati in un modo diverso i diritti democratici dei lavoratori, ma anche affinché sia garantita la partecipazione dei lavoratori e della Regione alla gestione dell'azienda, che è la chiave di volta dello sviluppo economico e sociale della Valle d'Aosta.
Infine, vogliamo esprimere la certezza che l'unità sindacale sempre più grande e la maturità della coscienza della classe operaia della Nazionale Cogne sono la garanzia che lo sviluppo della Società avverrà e sarà uno sviluppo, non solo economico, ma nell'interesse della classe operaia e di tutta l'economia valdostana".
MAPPELLI - "Signor Presidente, Signori Consiglieri,
come già ebbi modo di fare presente in sede di Commissione consiliare e in altre molteplici occasioni, mi permetto di riproporre anche in questa sede quelli che sono i concetti fondamentali legati allo sviluppo e alla vita della miniera di Cogne.
Il problema della miniera di Cogne mi sta particolarmente a cuore e, perciò, su detto problema vorrei richiamare la Vostra attenzione, certo di trovare in voi la massima sensibilità anche in questa occasione, anche se abbiamo già avuto modo di parlarne in diverse altre circostanze e tra di noi e in sede di Commissione consiliare, con le Commissioni Interne, con i Sindacati e con la Direzione Generale.
In questa sede, quindi, permettetemi di fornire alcune fondamentali notizie sull'attuale stato delle ricerche minerarie della Società Nazionale Cogne nella Regione e sull'importanza che questo problema ha per i futuri sviluppi dell'attività industriale della Valle.
Come tutti sappiamo, l'unica miniera di ferro esistente nella Valle d'Aosta è quella di Cogne, che ha una importanza di prim'ordine. L'attuale estrazione di minerale offre una stabile occupazione a circa 400 dipendenti; il suo sfruttamento è di vitale importanza per la vita industriale della nostra Regione. È noto, infatti, che il minerale di Cogne concorre a formare il terzo dell'attuale produzione degli Stabilimenti siderurgici di Aosta e che la grande purezza del minerale ha permesso alla Cogne di Aosta di affermarsi in campo nazionale ed internazionale per la indiscussa qualità dei suoi acciai speciali.
Per continuare su questa strada, la Società ha bisogno che l'estrazione di questo minerale non abbia a cessare; ma, secondo quanto mi risulta, anche sulla base della mia personale esperienza, la vita della miniera di Cogne potrà prolungarsi ancora per dieci o, al massimo, per quindici anni. Diventa quindi di impellente necessità che la Nazionale Cogne provveda ad effettuare nuove ricerche, perché, se si escludono le ricerche magnetometriche effettuate nella zona negli anni che vanno dal 1960 al 1968, fin dal lontano 1943 non sono più stati eseguiti dei seri sondaggi di ricerche. Le ricerche magnetometriche hanno evidenziato l'esistenza di una forte mineralizzazione nelle zone limitrofe alla miniera di Cogne ed in altre località, tipo quelle di Champorcher e del Drinc.
Per raggiungere, quindi, dei risultati concreti, occorre effettuare sondaggi in dette zone; per verificare la consistenza delle anomalie magnetiche riscontrate e per ottenere questi risultati è necessario, innanzitutto, iniziare un serio programma di ricerche, utilizzando almeno i 400 milioni che la Nazionale Cogne ha stanziato a questo scopo, in seguito anche alle nostre insistenti richieste, sul bilancio del corrente anno.
Di tale necessità la Commissione consiliare è al corrente, perché in quella sede, in diverse occasioni e da diverse persone fu sottolineata questa necessità.
La Direzione Cogne potrà obiettare che, data la conformazione geologica della nostra Valle, l'individuazione di un giacimento di sufficiente potenzialità diventa particolarmente difficoltoso e gravoso e che le probabilità di successo potrebbero essere scarse. Comunque, è compito nostro, quali Amministratori regionali, di esigere che nulla venga lasciato di intentato in tale senso e, se esiste una pur minima probabilità di successo, questa deve essere perseguita anche se comporta oneri finanziari non indifferenti.
Una volta individuata una nuova lente o un nuovo giacimento, non è pensabile che, con un impianto razionale di sfruttamento, il relativo minerale possa venire a costare di più di quello che oggi si importa da Paesi esteri, date le notevoli spese di trasporto che vengono a gravare sul costo del minerale importato.
Gli stabilimenti siderurgici della Nazionale Cogne sono sorti in Aosta soprattutto per due fattori fondamentali: in primo luogo, per la presenza in loco del minerale del giacimento di Cogne e, in secondo luogo, per la disponibilità di energia elettrica a costi bassissimi. Gli Stabilimenti siderurgici di Aosta devono, pertanto, per una loro funzione sociale ed economica nella Valle d'Aosta, rimanere e svilupparsi nell'attuale sede; è evidente quindi la necessità di mantenere una adeguata produzione di magnetite di Cogne, mentre rimane inalterata la disponibilità di energia elettrica.
A questo punto occorre fare una importante considerazione: la vita futura degli stabilimenti di Aosta sarà sempre più strettamente legata alle risorse della miniera di Cogne, in quanto la moderna attività siderurgica si esplica solamente con una progressiva specializzazione nella fabbricazione degli acciai particolarmente pregiati.
L'attività di ricerca deve essere considerata parte integrante del normale esercizio di una miniera; perciò le spese relative alla ricerca mineraria non rappresentano mai un passivo per le Società concessionarie, ma un investimento che ha moltissime probabilità di essere produttivo, il che appunto noi ci auguriamo nel nostro caso.
Infatti, se la ricerca giunge ad un risultato positivo, il vantaggio che le Società ne ricavano è ovvio; se però, sfortunatamente, nonostante tutte le indagini possibili del caso, si accerta l'inesistenza di altre mineralizzazioni, le Società concessionarie, in questo caso la Nazionale Cogne, potrà trarre da ciò utilissime indicazioni per la programmazione per una eventuale trasformazione delle sue attività future, potendo fare previsioni a lunga scadenza.
Nel nostro caso, inoltre, con le riscontrate probabilità di rinvenire formazioni di ulteriori giacimenti, si salvaguarderebbe non solo la vita mineraria di Cogne, ma la vita industriale della nostra Regione, la cui importanza è basilare, non solo sotto il punto di vista economico e sociale, ma soprattutto umano e politico.
Penso, quindi, che la Nazionale Cogne, consapevole dell'importanza del problema, provveda ad effettuare nuove ricerche nel più breve tempo possibile, perché, naturalmente, gli impianti di estrazione richiederebbero alcuni anni di studio e di preparazione, prima di iniziare un adeguato sfruttamento di eventuali nuovi giacimenti.
A questo punto vorrei richiamare l'attenzione del Consiglio Regionale su alcuni altri problemi particolari che riguardano la miniera di Cogne, senza con questo, beninteso, volermi sostituire ai Sindacati, ma tenendo conto appunto delle indicazioni fatte sia dai Sindacati, sia dalla Commissione Interna della miniera stessa, in occasione degli incontri che detti Organismi rappresentativi hanno avuto con la Commissione consiliare.
È noto che il salario dei lavoratori delle miniere, specie di quelli addetti a servizi esterni, sono molto bassi, in particolar modo se lo riferiamo al costo della vita. Ora, dal momento che il numero dei dipendenti della miniera, dalle 600 unità di cinque anni or sono, è sceso alle attuali 400 unità circa e che detto numero tende ancora a diminuire, pur mantenendo invariata la produzione, sarebbe auspicabile e logico che la Società provvedesse ad esaminare la possibilità di aumentare i loro salari appunto in relazione all'aumentata attuale produttività, che è legata al fatto che in questo momento è stato superato quel punto critico di cui ha testé parlato il Consigliere Macheda.
Ora, poiché la produzione tende pian piano ad aumentare e la forza lavorativa a diminuire di numero, evidentemente anche la produttività tende all'aumento e i costi di produzione alla diminuzione, ritengo quindi che la Società dovrebbe rivedere anche la questione salariale.
Ritengo, inoltre, necessario che la Nazionale Cogne debba rivedere l'attuale situazione logistica dei dipendenti della miniera alloggiati nelle case operaie del quartiere Cogne. Detti alloggi risultano inadeguati e privi degli indispensabili servizi. Se altre soluzioni non fossero possibili, la Società potrebbe esaminare l'eventualità di cedere tali alloggi agli attuali occupanti, mediante vendita o cessione a riscatto pluriennale, con prezzi adeguati, dando così la possibilità agli stessi di apportare, a proprie spese, le dovute necessarie migliorie. È impensabile, infatti, che negli anni 70, in una Regione progredita, ci siano ancora dei minatori che, oltre ad avere il disagio di vita che questa nobile professione comporta, debbano continuare a vivere in alloggi insalubri, privi del minimo indispensabile, di riscaldamento adeguato e di servizi igienici.
Concludendo e facendo miei i voti espressi dall'intera popolazione di Cogne e dalla stessa Commissione consiliare, presso la quale abbiamo già avuto modo di affrontare questi problemi, confesso di essere preoccupato dell'attuale persistente situazione della miniera, il cui abbandono comporterebbe una perdita economica valutabile a mezzo miliardo di lire all'anno di salari.
Per uscire da simile situazione ritengo, pertanto, che si debbano assumere le seguenti iniziative:
l) inizio immediato, da parte della Società, dei sondaggi per la localizzazione di eventuali nuovi giacimenti di minerale;
2) aumento delle retribuzioni dei lavoratori, in particolare di quelli che prestano la loro opera all'esterno della miniera, senza per altro dimenticare quelli che lavorano all'interno della miniera;
3) miglioramento dell'assistenza logistica dei lavoratori domiciliati nelle case operaie;
4) attuazione di una politica sociale più avanzata nei confronti degli operai della miniera, con particolare attenzione ai problemi della sicurezza del lavoro all'interno della miniera stessa.
Mi sentirei ancora portato ad aprire una parentesi polemica sulla miniera di Cogne, polemica più che giustificata dalla storia della miniera stessa e soprattutto dagli eventi avvenuti in questi ultimi anni. Del resto, se voi avete letto attentamente, cosa che avrete certamente già fatto, il rapporto della Commissione consiliare, vi sarete resi conto che, purtroppo, la miniera in questione delle traversie ne ha subite.
Per altro, io sono certo che noi, su qualunque banco ognuno sieda, faremo tutti gli sforzi al fine di addivenire ad una soluzione globale del problema della Cogne e che in questa soluzione troverà posto anche il problema particolare della miniera, che, anche se di peso finanziario non vistoso, è tuttavia molto importante, direi, importantissima, perché giustifica il fatto di avere uno Stabilimento siderurgico in Aosta.
Sono certo che il Consiglio unanime esprimerà buona volontà e sensibilità in tale senso; così renderemo certamente un utile servizio alla comunità di Cogne e a quella della Valle d'Aosta".
BANCOD - "Signor Presidente, Signori Consiglieri,
la nomina di una Commissione di studio dei problemi della Società Cogne, il libero dibattito con i Sindacati interessati e con gli stessi suoi Amministratori e oggi la discussione in seno al Consiglio Regionale, è una dimostrazione che, finalmente, si è imboccata la strada giusta, poiché è solo attraverso queste libere discussioni ed espressione di opinioni che si può arrivare ad un concreto, generale miglioramento dell'andamento della Società.
Inoltre è doveroso che il Consiglio Regionale si interessi in modo più concreto della classe operaia, che, a tutt'oggi, non ha tratto che ben poco giovamento dal regime di autonomia regionale.
La Cogne, senza dubbio, ha fatto grandi progressi per l'ampliamento dei suoi complessi, ma i suoi operai ed i valdostani in genere sono inquieti e preoccupati di questa industria pilastro della nostra economia. Essi hanno timore per l'avvenire dell'Azienda e si pongono degli interrogativi che possono sintetizzarsi nell'esaurimento delle miniere di magnetite di Cogne, nelle condizioni ambientali e di lavoro all'interno dello Stabilimento, nella mancata creazione di stabilimenti complementari non solo ad Aosta, ma in altre località della Valle, nella sempre più eccessiva occupazione di mano d'opera dirigente importata.
In relazione al grave problema del non lontano esaurimento delle miniere di Cogne, si ritiene necessario uno studio per lo sfruttamento di nuovi giacimenti nella zona, un più accurato controllo del materiale estratto, affinché questo non venga versato e coperto nelle immense discariche, magari al fine di fare risultare una percentuale minima di resa, che consenta di dimostrare una non convenienza economica nell'estrazione del minerale di Cogne, in rapporto a quello proveniente dall'estero.
L'eccessivo costo di trasporto del minerale sino all'altoforno è questione di organizzazione o, forse, di mancanza di volontà a voler affrontare tale questione. È bene, perciò, che il Consiglio Regionale approfondisca questa questione, al fine, fra l'altro, di evitare eventuali dolorose situazioni di disagio alla popolazione del Comune di Cogne.
Sulle condizioni ambientali e sui rapporti di lavoro nell'interno dello Stabilimento, hanno già ampiamente discusso, ed in maniera più competente, i Consiglieri che mi hanno preceduto; quindi, aggiungerò solo che questo problema deve essere assolutamente affrontato e risolto con serietà e senso di responsabilità da tutti. Solo così potranno migliorare i rapporti all'interno dello Stabilimento e si eviterà di porre in gioco la salute dei lavoratori.
Sulla mancata creazione di stabilimenti complementari non solo ad Aosta, ma in altre località della Valle, faccio rilevare che la Regione, ogni anno stanzia una somma cospicua per favorire l'insediamento di nuove industrie nel suo territorio, al fine di occupare la mano d'opera disponibile. La Cogne, invece, a tutt'oggi, non ha fatto nulla per giungere ad un prodotto finito. Anzi, a questo proposito, risultano delle divergenze di vedute fra i Dirigenti della Società, di cui qualcuno si è dichiarato decisamente contrario all'orientamento dei prodotti finiti.
Per quanto riguarda l'eccessiva occupazione di mano d'opera dirigente importata - e questo si deve purtroppo dirlo, anche se non ha lo scopo di sminuire il valore di questi Dirigenti - ci si chiede il motivo della esclusione dalla dirigenza di gran parte degli elementi valdostani. Alla luce dei fatti, appare chiara la necessità di dare una risposta, fra tanti altri, agli interrogativi sopra enunciati, e specialmente all'affermazione fatta dall'Amministratore Delegato della Società, laddove dice: "La Cogne ha svolto un suo ciclo storico importantissimo; però oggi vi sono delle ragioni che sono più forti della volontà dell'uomo".
In conclusione, è necessario che siano mantenuti dei rapporti continuativi fra l'Amministrazione della Cogne e l'Amministrazione Regionale, al fine di ottenere dallo Stato finanziamenti equi, in rapporto ai finanziamenti concessi in altre Regioni e necessari per la realizzazione di un organico piano di ammodernamento degli impianti della Società Nazionale Cogne".
MILANESIO - "Sarò brevissimo, anche perché, a questo punto della discussione, risulta difficile dire delle cose nuove.
Prendo la parola come Capo gruppo del mio Partito e come membro della Commissione consiliare. Molte osservazioni le ho già dette in sede di Commissione ed alcune le voglio ribadire in questa sede.
Per consentire al Presidente della Giunta e al Consiglio di tirare delle conclusioni dal lungo dibattito del problema, ricordo solo brevemente lo scopo per cui venne costituita la Commissione consiliare e che consisteva nell'affrontare, in modo organico, i problemi produttivi, umani e aziendali della Società Nazionale Cogne, in riferimento alla comunità in cui essa si trova inserita, cioè quella valdostana.
Non sto a ripetervi l'importanza della Cogne agli effetti della nostra economia e che io definisco il motore dell'industria valdostana.
Mi permetto però di rilevare che, se in precedenza si era discusso della Nazionale Cogne in più sedi - così al Consiglio Comunale di Aosta come al Consiglio Regionale e in varie circostanze - le discussioni avevano sempre avuto un aspetto contingente, collegato ad un determinato problema, quale una agitazione sindacale o la comparsa sui giornali di notizie allarmanti.
Finora, non si era mai giunti ad uno studio approfondito ed organico sui problemi della Cogne, come quello che il Consiglio Regionale aveva affidato alla Commissione consiliare e che la medesima ha portato avanti con uno spirito di abnegazione, in una discreta serie di sedute, studio che, se pur non si è concretizzato in proposte precise, ha dato valide indicazioni per l'odierna discussione di tali problemi in quest'aula, discussione da cui dovranno scaturire valide conclusioni per la soluzione dei medesimi.
Se mi è consentito un paragone, direi che la Commissione consiliare e il Consiglio stesso finora hanno fatto una diagnosi la più accurata possibile, la più approfondita possibile, della situazione della Cogne, senza però giungere ancora ad indicare una terapia definitiva dei medesimi. Questo, a mio avviso, è il punto focale della questione, altrimenti tutto il nostro lavoro, svoltosi attraverso vari interventi, tutti apprezzabili, ed alcuni in modo particolare, perché hanno testimoniato un notevole sforzo di sintesi e di elaborazione concettuale e sistematica di determinati argomenti, tutti i nostri sforzi non sortirebbero alcun risultato pratico.
Ora, se vogliamo arrivare a delle conclusioni, io ritengo che sia necessario incominciare a sceverare tra le questioni che riguardano le Organizzazioni Sindacali e le Commissioni Interne, e le questioni che possono riguardare, invece, l'Ente Regione, come Organismo che rappresenta e difende gli interessi dei cittadini valdostani in genere, compresi i lavoratori della Cogne.
Questa separazione si rende necessaria perché a me pare che noi abbiamo collegato, senza accorgercene, problemi di ordine sindacale, salariale, normativo, di organizzazione aziendale e sanitari, con problemi che riguardano l'infortunistica, il finanziamento della Cogne ed anche con problemi di natura politica. Ebbene, io penso che noi dobbiamo lasciare alla competenza dei Sindacati i problemi che sono loro peculiari, e conservare invece al Consiglio Regionale i problemi che sono di pertinenza dell'Ente pubblico della Regione.
Per la soluzione di detti problemi, a mio avviso, si possono configurare, sinteticamente, i tipi di azione che sto per indicare. Vi è un primo tipo di azione da svolgere da parte della Regione nei confronti dell'azionista, che, in questo caso, è lo Stato, per fare in modo che la Società Nazionale Cogne venga messa in grado di competere con le aziende analoghe operanti a livello nazionale e internazionale. La necessità di questa azione è emersa chiaramente sia dai lavori della Commissione consiliare sia dagli interventi di quest'oggi, perché il problema che sta a monte di tutti gli altri, il problema veramente determinante e condizionante di qualunque soluzione, è il problema finanziario, vale a dire la ricerca di mezzi finanziari per la Società, in modo da consentire a questa Azienda di affrontare la realtà del mercato ed anche la realtà del suo necessario sviluppo e della sua necessaria trasformazione.
Questo intervento deve essere esplicato dalla Regione nei confronti dello Stato con tutto il peso e il prestigio che le sono proprii. Si tratta dunque di una azione eminentemente politica, che non può assolutamente prescindere dalla completa conoscenza delle intenzioni della Società Nazionale Cogne in ordine al modo di investimento dei predetti finanziamenti, che non necessariamente debbono essere destinati tutti ed esclusivamente alle attività della Società stessa in Valle d'Aosta. Si deve però, con chiara evidenza, tenere conto dei rapporti che la Valle d'Aosta ha con la Società Nazionale Cogne e degli interessi che i cittadini valdostani, che noi qui rappresentiamo, si attendono e vogliono vedere difesi da parte della Regione.
Quindi, nell'azione che noi dovremo svolgere nei confronti dello Stato, noi dovremo prendere in considerazione, essenzialmente, gli investimenti relativi all'attività della Società Nazionale Cogne che riguarda la Valle d'Aosta, più che il resto dell'Italia, senza con questo voler ignorare altri problemi di sviluppo di detta entità economica, che possono riferirsi ad investimenti nel Sud o altrove ancora.
Vi è poi un secondo tipo di azione, sempre molto importante, che la Regione deve esplicare, con una energia molto più vigorosa di quella esplicata nel passato, nei confronti della Cogne, dello Stato e di altri organismi, quali l'INAIL, ad esempio, affinché venga risolto il problema della difesa della salute e dell'integrità fisica del lavoratore. Io concordo pienamente, a questo proposito, con le indicazioni forniteci dal Consigliere Signora Siggia, perché si tratta di indicazioni molto pertinenti e opportune.
Un terzo tipo di azione, che deve essere esercitato sempre nei confronti della Nazionale Cogne, deve consistere, a mio avviso, in una iniziativa energica e definitiva per la soluzione del problema della difesa della salute dei cittadini di Aosta e dintorni, di coloro cioè che, pur non avendo necessariamente un rapporto di lavoro con la Società, hanno con la stessa un rapporto che definisco di salute, dipendente dalle attività aziendali. Questo tipo di azione deve quindi essere rivolto contro gli inquinamenti atmosferici e delle acque della Dora, i primi continui ed i secondi come abbiamo recentemente avuto modo di constatare assai frequenti.
Per quanto riguarda il problema di eventuali incentivi regionali alla Società Nazionale Cogne, io ritengo che sia molto difficile impostare un discorso in tale senso, anche perché si tratterebbe di intervenire nei confronti di una Azienda che non è né a partecipazione statale, né privata, né conduzione mista, ma interamente di proprietà dello Stato.
Ora, se lo Stato ci desse un miglior riparto fiscale, un simile discorso si potrebbe anche impostare; ma noi, che ci battiamo da anni per una revisione a nostro favore del riparto fiscale, dobbiamo considerare l'intervento finanziario dello Stato nei confronti della Cogne. anche come Dna certa qual contropartita al pessimo riparto fiscale che ci è riservato. Quindi, io, personalmente, sono abbastanza contrario ad un eventuale intervento finanziario regionale complementare a quello dello Stato nei confronti della Nazionale Cogne.
Si tratta, comunque, di un discorso da approfondire, evitando però, nel campo dell'industrializzazione, di riferire i problemi della Valle d'Aosta a quelli della Sardegna o della Sicilia, perché questi problemi presentano differenze sostanziali; si tratta di un impegnativo discorso che però va fatto con lo Stato. Se lo Stato vuole fare l'imprenditore - e noi non siamo contrari, anzi, favorevoli a questo - è necessario che provveda a sua volta a dotare di mezzi adeguati le sue aziende che operano nel settore economico. Nel caso della Cogne lo Stato deve perciò fare una scelta: o concede i finanziamenti che i dirigenti della Cogne chiedono per sviluppare l'azienda e sistemare gli aspetti finanziari della Società oppure glieli nega, traendone però le logiche conseguenze, con un discorso molto duro sulla Società stessa, discorso che certamente noi non accetteremo.
Ma lo Stato deve assumersi la responsabilità e il coraggio di impostare su di un piano diverso la sua politica nei confronti della Cogne. La smetta dunque di fare interventi paternalistici nei confronti di questa sua azienda, la smetta di tapparle dei buchi, di darle l'ossigeno. Intervenga invece massicciamente a suo favore, per consentirle di diventare una entità economicamente valida, in una realtà di mercato che non si può ignorare.
Io non intendo dilungarmi ulteriormente in questa discussione, per non ripetere osservazioni e concetti già espressi dai colleghi che mi hanno preceduto; voglio però cercare di agevolare il Consiglio, nel trarre le indispensabili conclusioni di questo dibattito.
Io sono del parere che da questo dibattito si debbano trarre delle indicazioni di lavoro, che potranno tradursi anche in un ordine del giorno, che non sia però uno dei tanti ordini del giorno che abbiamo approvato solo per salvarci l'anima, per dimostrare che di certi problemi ce ne eravamo interessati con spirito aperto e democratico, e che abbiamo chiuso subito nei cassetti; no, ma che sia un atto impegnativo per tutti noi.
In questa sede occorre oggi assumere delle decisioni conseguenti e precise. Io ritengo che il problema della richiesta allo Stato di adeguati finanziamenti per la Cogne sia un problema che deve impostare il Governo Regionale, fermo restando che i Partiti, che hanno rappresentanze governative o anche solo parlamentari a livello nazionale, devono intervenire nelle sedi opportune per portare avanti questo problema, la cui soluzione, senza l'accordo di almeno i più importanti Partiti, finirebbe per subire dei ritardi, se non addirittura di essere insabbiata.
Altra azione, ugualmente decisa ed energica, altrettanto importante e non meno difficile, il Governo Regionale dovrà compiere nei confronti della Cogne per la difesa della salute dei lavoratori e di tutti i cittadini. Questa è forse l'azione che presenta le maggiori difficoltà; perché, malgrado quanto si dice, il Consiglio Regionale e il Governo Regionale, possono poco sulla Società Nazionale Cogne; ed è anche l'azione che presenta l'aspetto più delicato, aspetto che ricade tutto sulle nostre sole spalle, sulle nostre sole responsabilità e non è trascurabile.
Io non credo nelle implicazioni turistiche del fumo degli Stabilimenti Cogne di Aosta, perché per me l'avvenire di Aosta non è l'avvenire turistico della Città, ma certamente l'avvenire turistico della zona di Pila, che è interessata solo marginalmente dal fumo della Cogne. Pertanto, tale problema io lo voglio vedere esclusivamente sotto il profilo della salute e della integrità fisica dei cittadini.
Per concludere, dichiaro che io sono dell'avviso che noi, oggi, non siamo in grado di predisporre un ordine del giorno che raccolga, in modo compiuto e in modo sistematico, quanto di meglio si è elaborato in questo Consiglio sull'importante problema della Cogne. Oggi, su questo tema, sono state date delle ulteriori indicazioni, si sono aggiunte delle altre considerazioni pertinenti a quelle già fatte dalla Commissione consiliare. Perciò penso che sia necessario un minimo di meditazione, un minimo di approfondimento delle nuove questioni sorte - questa è la mia opinione personale - per poter tirare le conclusioni definitive di tutto questo nostro lavoro. Il che potrebbe avvenire già alla prossima adunanza consiliare, già convocata per il 27 del corrente mese.
Questa è una proposta che io faccio, perché ritengo che, questa sera, sia difficile trarre delle conclusioni il più possibile unitarie in questa materia. Ora, se noi vogliamo dare forza alle proposte della Regione, noi dobbiamo fare in modo che queste proposte siano unitarie o, perlomeno, che abbiano la più larga convergenza possibile. Se noi ci dividessimo su di un documento di maggioranza contrapposto ad un documento di minoranza, non ritengo che faremmo gli interessi della Cogne e della Valle d'Aosta.
Quindi, per trovare un terreno comune di intesa, sono del parere che sia opportuno rimandare alla prossima adunanza del Consiglio l'elaborazione di un atto conclusivo su cui tutte le forze politiche qui presenti possono unitariamente convergere".
MONTESANO - Il Consigliere Chamonin ha chiesto la parola. Ne ha facoltà.
CHAMONIN - "Inizio il mio intervento riallacciandomi a quanto detto dal Consigliere Germano nella seduta della Commissione consiliare in data 10 ottobre 1968, quando accennò alla procedura da seguire per poter compiere una valida azione in difesa della Cogne e dei suoi lavoratori. In quell'occasione, il Consigliere Germano sviluppò la sua tesi, formulando innanzitutto i seguenti tre interrogativi: Quali sono gli orientamenti produttivi della Cogne? Quali sono i programmi che si intendono realizzare? Quali sono gli interventi che il Consigliere Regionale può fare per appoggiare le richieste della Cogne, allo scopo di poter ottenere i finanziamenti necessari per la realizzazione di tali programmi?
Questi tre interrogativi sintetizzano molto chiaramente i termini del problema. In effetti, il primo ed il secondo punto si compenetrano a vicenda e sono legati alle decisioni della Società; il terzo punto è essenzialmente legato alla decisione che il Consiglio Regionale dovrà assumere a sostegno dei precedenti.
A parer mio, però, il primo ed il secondo punto sono da considerare non solo in riferimento alla produzione ed alla vendita, ma anche, e soprattutto, in riferimento alle questioni sociali, assistenziali, di condizioni di vita e di rapporti umani all'interno dell'Azienda, di abitazione e di trasporti; questioni tutte, come dicevo, legate alla decisione della Società. Ed è su questo aspetto del problema che, a mio avviso, bisogna soffermarci per fare delle considerazioni.
Le decisioni della Società Cogne non devono essere esclusivamente riservate ai quadri direttivi e, in particolare, al vertice di questi quadri direttivi; esse devono essere, non semplicemente approvate, ma anche impostate, discusse e successivamente verificate dai componenti il Consiglio di Amministrazione della Società medesima, i quali devono - e insisto sul "devono" - sentire e farsi portavoce dei desideri, delle necessità, dei consigli e delle lamentele, provenienti dagli operai attraverso i loro rappresentanti e le loro Organizzazioni.
Nel Consiglio di Amministrazione della Società vi sono anche rappresentanti della nostra Valle, che devono profondamente sentire questo loro dovere, perché non possono e non devono dimenticare che la prosperità della Cogne, pilastro dell'economia della Regione, è legata intimamente alla produttività. Ora la produttività non è solo questione tecnica, perché essa è legata, anzi determinata, dall'uso del materiale umano, materiale quanto mai prezioso, indispensabile, determinante.
A questa azione deve aggiungersi, parallelamente e in modo continuo, massiccio e martellante, allo scopo di non lasciare cadere il problema, ma di tenerlo sempre caldo e presente alla mente di tutti, l'azione e la volontà politica sia del Consiglio Regionale, sia delle Autorità di Governo della Valle. Detta azione deve esplicarsi a vari livelli; sia a livello regionale, già di per sè sensibilizzato al problema, con contatti anche personali, sia a livello nazionale, presso quelle Autorità di Governo e i Ministeri, più direttamente interessati alla vita di questa Azienda, dal Ministero delle Partecipazioni Statali, a quello del Tesoro, della Sanità, del Lavoro e Previdenza Sociale.
Ecco perché io ribadivo, nella seduta del 15 gennaio 1969, che ero del parere che, nell'affrontare l'esame dei problemi della Cogne, bisognava procedere in tre tempi: risolvere, in primo luogo, il problema umano; affrontare, in un secondo tempo il problema della produzione e, di conseguenza, il problema dell'incremento e del potenziamento dell'azienda; compiere, in ultimo, quella tale azione unitaria per l'aumento del capitale sociale.
Insistevo ancora affinché venisse portato avanti e definito, innanzitutto, il problema umano che, a mio avviso, era ed è il più urgente, perché coinvolgente la salute dell'operaio e i suoi rapporti con l'Azienda, anche attraverso incontri immediati a livello ministeriale, giacchè la soluzione del problema della produzione, pur di importanza capitale, era da porsi in secondo piano rispetto a quello della salute dell'operaio.
Gli Organi Direttivi della Cogne - e non solo della Cogne - devono rendersi conto di questo fatto: avere un elemento operaio sano, lavorante in condizioni sane o, comunque, dato il tipo particolare di lavorazione, in condizioni il meno malsane possibili, non pressato da una impossibile intensità di lavoro, fruente di abitazioni confortevoli, con la possibilità vera di godere del suo tempo libero e di avere completamente questo tempo libero, previsto e sancito dalla legislazione; avere un elemento operaio sicuro del suo avvenire, messo in grado di lavorare con serenità; curare, in definitiva, nel modo migliore questo capitale umano, è condizione base per un comportamento favorevole dell'operaio verso la sua azienda, comportamento che porta ad una naturale collaborazione fra l'operaio ed il dirigente, fra il settore di pura esecuzione e quello decisionale, collaborazione indispensabile per il raggiungimento certo degli obiettivi prefissati e assicurazione del felice avvenire dell'Azienda stessa.
Detto questo, assicuro che non è mio intendimento ripetere quanto esposto in precedenza da altri Consiglieri certamente più competenti di me nella specifica materia (abbiamo sentito, a questo proposito, una notevole disamina sulle scelte e sulla politica aziendale fatta sia dal Consigliere Ramera sia dal Consigliere Fosson). Desidero, comunque, sottolineare un punto sul quale mi ero soffermato in sede di Commissione consiliare.
Noi vediamo che tutte le Aziende - tutte quelle che producono dei beni materiali - che pensano di vendere il loro prodotto in regime di libero mercato e, quindi, in forma concorrenziale, hanno, come base della loro politica aziendale e come unico fattore decisionale delle scelte di produzione, una seria e più approfondita possibile ricerca di mercato, con fior di uffici, di studi e di ricerche. Avevo quindi chiesto dei ragguagli relativi alla Cogne su questo specifico argomento e l'Amministratore Delegato della Società riconobbe che la Cogne spendeva troppo poco in tal settore, nel quale era veramente indietro e doveva muoversi.
Se una simile ricerca di mercato fosse stata fatta tempestivamente, da tempo la Cogne avrebbe potuto produrre quei tipi di acciai speciali che il mercato richiede ora in forma massiccia ed avrebbe potuto, essendo essa dotata di una notevolissima esperienza nel campo degli acciai speciali, tagliarsi, prima di altri - e certamente prima di concorrenti esteri - una notevole e redditizia fetta di questo specifico mercato. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che in campo nazionale, solo per quanto riguarda gli acciai legati, esclusi cioè gli acciai al carbonio, che oggi devono essere considerati come acciai normali, ed esclusa la FIAT che è una autoconsumatrice, la Cogne rappresenta il 30-35% della produzione nazionale.
Sul problema della miniera voglio soltanto fare un'osservazione. Dopo aver premesso che non sono un tecnico di coltivazioni minerarie e, tanto meno, della specifica miniera di Cogne, confesso che ho soltanto cercato di capire, da quanti ne sapevano qualcosa o per averci lavorato o per lavorarci ancora, come era impostata la questione. Ora, dalle loro esposizioni, quale quella così esauriente testè fatta dal Consigliere Macheda, e dalle loro risposte, ho avuto, ad un certo punto, la sensazione che la Società Cogne persistesse in un determinato tipo di coltivazione con l'inconfessabile interesse di giungere, in tempo più o meno breve, alla chiusura della miniera, dando così ragione a chi ebbe a dire che la miniera di Cogne era una fabbrica di minerale, cioè né redditizia, né competitiva, ma una entità da lasciare perdere in partenza piuttosto che valorizzare, in quanto il suo sfruttamento sarebbe troppo oneroso, in rapporto alla sua produzione. Ecco dunque ancora un problema da seguire con particolare attenzione e sul quale bisognerà tornare, se dovesse perdurare una situazione del genere.
Infine, vengo anch'io al problema finanziario, sul quale però mi pare tutto è già stato detto. Una cosa è certa: La Cogne, nel concerto delle aziende siderurgiche nazionali sostenute da interventi più o meno massicci dello Stato, tanto in fase di impianti quanto in fase di incrementi successivi e di ammodernamenti, non deve essere il parente povero. È chiaro che, se l'intera situazione finanziaria non sarà sollevata dai pesantissimi oneri finanziari derivanti dalle necessità di copertura dei passivi accumulatisi, non ci si potrà sentire tranquilli sul futuro della Società, sempre ammesso ancora che gli ammodernamenti previsti siano correttamente impostati, sia dal punto di vista tecnico che da quello finanziario, e che gli orientamenti produttivi siano quelli effettivamente rispondenti alle richieste del mercato.
Penso che su questo problema ci debba essere una azione la più decisa possibile in campo politico tanto da parte del Consiglio Regionale quanto da parte della Giunta, al fine di aiutare la Cogne - evidentemente per quanto sta nelle possibilità del Consiglio e della Giunta - ad ottenere dallo Stato i finanziamenti necessari non solo alla sua sopravvivenza, ma al suo inserimento deciso e qualificato sul mercato nazionale e sul mercato estero nel campo degli acciai speciali.
Questo vorrà dire sicurezza di salari e di vita per una notevole parte della popolazione valdostana; e questa sicurezza indipendentemente dalla parte o dalle parti politiche o non politiche che in quel senso avranno lavorato, in definitiva sarà l'unico risultato che veramente dirà che abbiamo fatto qualche cosa di valido".
MONTESANO - Ha chiesto la parola il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.
FOSSON - "Dopo certe affermazioni che ho sentito fare in quest'aula, vorrei ancora una volta richiamare in modo particolare l'attenzione dei Consiglieri regionali su un punto che io mi ero permesso già di sottolineare nel corso del mio precedente intervento quando avevo commentato il piano di sviluppo della Cogne illustrato dal Consigliere Ramera.
Ora, siccome tanto il Consigliere Germano quanto l'Assessore Milanesio, entrambi Capi gruppo dei rispettivi Gruppi consiliari del P.C.I. e del P.S.I., nei loro successivi interventi si sono dichiarati favorevoli alla costruzione di uno Stabilimento Cogne nel Sud d'Italia per la produzione di acciai speciali e hanno dato per scontata questa iniziativa, io richiamo nuovamente l'attenzione dei Consiglieri regionali sull'iniziativa medesima perché essa sarebbe il principio della fine per noi. Questa mia affermazione non è dettata da motivi campanilistici, ma ha soltanto lo scopo di rivendicare agli Stabilimenti Cogne di Aosta quel tipo di produzione che ha avuto la sua culla ad Aosta. Se la Cogne deve fare qualche cosa nel Sud, faccia altro che non sia una acciaieria per la produzione di acciai speciali.
Ho ritenuto opportuno insistere su questo punto, perché sarebbe un autolesionismo, da parte nostra, il lasciar passare inosservata in sede di Consiglio Regionale la notizia di una simile iniziativa della Cogne".
MONTESANO - "Comunico che i Capi gruppo consiliari stanno cercando di elaborare in questo momento il testo di un ordine del giorno che possa raccogliere il consenso unanime di tutte le forze politiche presenti in questo Consesso".
BORDON - "Poiché le conclusioni di questo lungo dibattito, conclusioni che costituiranno la linea d'azione anche per l'organo esecutivo regionale, saranno evidentemente contenute nell'ordine del giorno che viene elaborato in questo momento dai rappresentanti dei vari Gruppi consiliari, mi riservo di prendere la parola non appena sarò a conoscenza del contenuto di tale ordine del giorno, per esprimere in merito il pensiero della Giunta Regionale".
MANGANONI - "Approfitto del momento di stasi dei lavori del Consiglio per chiedere nuovamente al Presidente della Giunta dei chiarimenti sul fatto che, dopo otto giorni e malgrado il mandato ricevuto, la Giunta stessa non abbia ancora provveduto ad erogare agli Organismi competenti nemmeno un acconto del contributo concesso dalla Regione a favore delle famiglie bisognose dei lavoratori in sciopero per il rinnovo dei loro contratti di lavoro".
MONTESANO - "Il ritardo lamentato dal Consigliere Manganoni è dovuto al fatto che il provvedimento consiliare concernente la concessione del contributo in questione non è ancora stato vistato dalla Commissione di Coordinamento della Valle d'Aosta. Comunque, ogni decisione sulla erogazione del predetto contributo ricade sotto la responsabilità dell'Assessore alle Finanze.
Considerando l'opportunità che tutti i Consiglieri siano messi a conoscenza delle conclusioni finali del dibattito in corso, che saranno contenute nell'ordine del giorno in via di elaborazione, allo scopo di rendere più ordinata e concisa la discussione, propongo, a questo punto, una breve sospensione della seduta".
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Si dà atto che il Consiglio concorda unanime sulla proposta fatta dal Presidente MONTESANO e che la seduta è sospesa alle ore 21,05 e riaperta alle ore 22,35.
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MONTESANO - "Procedendo per ordine, comunico che mi sono stati presentati diversi ordini del giorno, il primo dei quali, proposto dal Consigliere Germano, si riferisce ai recenti fatti di Milano nei quali trovò la morte l'agente di polizia Annarumma. Si tratta di un ordine del giorno già concordato tra i vari Gruppi consiliari e che, pertanto, penso che si possa mettere senz'altro ai voti".
Il Presidente, MONTESANO, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del sottoriportato ordine del giorno sui recenti fatti di Milano e di cordoglio per la morte dell'agente di P.S. Antonio Annarumma, presentato dal Consigliere Germano a nome del Gruppo consiliare del Partito Comunista Italiano.
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente accerta e comunica che il Consiglio, ad unanimità di voti favorevoli (Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: trenta), ha approvato il seguente ordine del giorno:
"IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
PRESO ATTO
della generale partecipazione dei lavoratori italiani allo sciopero nazionale di mercoledì 19 novembre, col quale è stato posto con forza il problema di urgenti riforme nel campo della politica per la casa, tributaria, sulle questioni del caro vita, della salute, ecc.;
CONSTATATO
che tale giornata di lotta popolare è stata caratterizzata da un clima fortemente unitario e di cosciente compattezza, sia in Valle che nella generalità del Paese;
ESPRIME
il proprio cordoglio ai familiari dell'agente di polizia deceduto a Milano al termine di una pacifica manifestazione unitaria promossa dai tre Sindacati;
RILEVA
che esistono ancora nel nostro Paese potenti forze che considerano le manifestazioni sindacali come un perturbamento dell'ordine pubblico, tale quindi da richiedere l'intervento delle forze di polizia, e che tale concezione è ben lungi dall'essere superata come i luttuosi fatti di Milano stanno a dimostrare;
FA VOTI
affinché le forze di polizia si astengano dall'intervenire armate in occasione di lotte e manifestazioni sindacali e sociali essendo i lavoratori e i Sindacati perfettamente in grado di gestire il servizio d'ordine".
MONTESANO - "Apro ora la discussione sul primo ordine del giorno presentatomi dal Consigliere Pollicini e il cui contenuto penso sia già noto a tutti i Consiglieri.
Il Consigliere Caveri ha chiesto la parola. Ne ha facoltà".
CAVERI - "Prendo la parola per fare la seguente dichiarazione di voto che si riferisce a tutti e tre gli ordini del giorno sui problemi della Cogne.
Ci era sembrato, ma forse ci eravamo in parte illusi che con la nuova Giunta si fosse stabilita in questo Consiglio una atmosfera migliore, più distesa e più conciliativa. Questo nuovo spirito avevamo constatato in parecchie occasioni e quindi ci eravamo rallegrati, un momento fa, quando nella sala delle riunioni preconsiliari si era raggiunto un accordo fra tutti i Gruppi nel senso di votare quei tali ordini del giorno. Ci eravamo particolarmente rallegrati del fatto che era stato, in sostanza, accettato il principio che il Consiglio impegnasse la Giunta a fare quelle tali richieste agli Organi romani, affiancando a sè stessa la Commissione consiliare di studio.
Dunque era stato raggiunto un accordo; ma dopo vi furono dei ripensamenti su questo punto, ripensamenti che ci deludono e che dimostrano che, almeno in questa occasione, quel miglioramento dell'atmosfera del Consiglio è venuto a mancare. Infatti, secondo noi, il dire nel vostro secondo ordine del giorno - vostro nel senso di democristiano - al penultimo comma: "invita la Giunta a volere richiedere alla Commissione consiliare Cogne la necessaria collaborazione", è molto poco, perché molto vago e troppo generico, in quanto, se non esclude l'andata a Roma della Commissione consiliare con la Giunta Regionale, non lo implica nemmeno.
Però, visto che siete sulla china scivolosa dei ripensamenti, temiamo fortemente che la risposta della Giunta sarà negativa a quel tal principio accettato in un primo tempo.
Ad ogni modo, noi voteremo a favore del primo ordine del giorno democristiano, quello che si riferisce al miglioramento dei rapporti umani all'interno della fabbrica, nello spirito di quanto enunciato dai rappresentanti dei lavoratori in sede di Commissione consiliare, perché i democristiani hanno accettato che a tale ordine del giorno si aggiungesse il seguente capoverso: "auspica che tale miglioramento continui in modo da eliminare ogni fenomeno negativo in tale campo".
Noi voteremo a favore anche del secondo ordine del giorno, perché questo ordine del giorno è diverso da quello originario democristiano, che non ci convinceva in alcuni punti; voteremo a favore, ripeto, anche se non siamo entusiasti, come già detto, di quella formula troppo vaga, troppo generica, niente affatto impegnativa e che non ci promette gran che di buono su quelle tali funzioni da noi richieste e che dovevano, secondo noi, essere assegnate alla Commissione consiliare di studio.
Nello stesso tempo - e non siamo incoerenti, non siamo illogici se diciamo questo - noi voteremo pure a favore dell'ordine del giorno presentato dal Gruppo Comunista, perché di questo ordine del giorno abbiamo ottenuto alcune modifiche da noi richieste ed anche perché al punto primo del medesimo si dice: "di esprimere il proprio appoggio alla richiesta di finanziamento per le opere di ammodernamento e trasformazione della Società mediante l'opera della Giunta Regionale che, affiancata dalla Commissione consiliare di studio per la Nazionale Cogne, illustri ai Ministeri competenti e al Parlamento le ragioni della richiesta e di impegnare in proposito i Gruppi parlamentari".
Quindi, in sostanza, noi voteremo a favore di tutti e tre gli ordini del giorno".
POLLICINI - "Devo innanzitutto fare una precisazione su quanto testè dichiarato dal Consigliere Caveri e, cioè, che i due originari ordini del giorno da me presentati sono stati presentati a nome della maggioranza del governo regionale e non a nome del Gruppo della Democrazia Cristiana. Inoltre, poiché me lo si chiede da più parti, passo a dar lettura del primo ordine del giorno in questione, che è del seguente tenore:
"IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
riunitosi in seduta straordinaria per esaminare gli atti della "Commissione consiliare per lo studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonché per un esame delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello Stabilimento", dopo ampia discussione
PRESO ATTO
di un certo recente miglioramento dei rapporti umani all'interno della fabbrica così come hanno affermato i rappresentanti dei lavoratori in sede di Commissione
AUSPICA
che tale miglioramento continui in modo da eliminare ogni residuo fenomeno negativo in tale campo
INVITA
la Direzione della Nazionale Cogne:
1) a voler impostare una politica del personale secondo un concetto nuovo, moderno, nel quale il lavoratore deve essere considerato come soggetto a cui spetta il diritto di partecipare alla vita aziendale in tutta la sua dignità di lavoratore e di cittadino;
2) a predisporre tutte quelle installazioni, modifiche di impianti e ambienti, atti a ridurre al minimo i rischi delle malattie professionali, degli infortuni, dell'inquinamento delle acque e dell'atmosfera;
DA' MANDATO ALLA GIUNTA
di operare affinché le decisioni e i programmi dell'azienda di Stato siano armonizzati con quelli dell'Ente Regione".
CAVERI - "Vorrei suggerire una breve modificazione di forma dell'ordine del giorno testè letto, modificazione conseguente ad un emendamento da noi proposto ed accolto dagli altri Gruppi consiliari nella riunione che ha avuto luogo pochi minuti fa. Suggerisco dunque di sopprimere all'ultima riga del 1^ punto del 4^ capoverso dell'ordine del giorno stesso le parole di "lavoratore" per lasciare solo le parole "di cittadino", perché tali parole, nel nuovo testo, costituiscono un non senso".
Si dà atto che il Consiglio, unanime, concorda sull'emendamento proposto dal Consigliere Caveri.
GERMANO - "A nome del Gruppo consiliare del Partito Comunista, dichiaro che noi voteremo a favore dell'ordine del giorno di cui si tratta".
Il Presidente, MONTESANO, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del sottoriportato ordine del giorno, presentato dal Consigliere Pollicini a nome dei Gruppi costituenti la maggioranza consiliare e riguardante il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti degli Stabilimenti della Società Nazionale Cogne.
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente accerta e comunica che il Consiglio, ad unanimità di voti favorevoli (Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: trenta), ha approvato il seguente ordine del giorno:
"IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
riunitosi in seduta straordinaria per esaminare gli atti della "Commissione consiliare per lo studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale "Cogne" e delle sue prospettive di sviluppo, nonché per un esame delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello Stabilimento", dopo ampia discussione
PRESO ATTO
di un certo recente miglioramento dei rapporti umani all'interno della fabbrica così come hanno affermato i rappresentanti dei lavoratori in sede di Commissione
AUSPICA
che tale miglioramento continui in modo da eliminare ogni residuo fenomeno negativo in tale campo
INVITA
la Direzione della Nazionale Cogne:
1) a voler impostare una politica del personale secondo un concetto nuovo, moderno, nel quale il lavoratore deve essere considerato come soggetto a cui spetta il diritto di partecipare alla vita aziendale in tutta la sua dignità di cittadino;
2) a predisporre tutte quelle installazioni, modifiche di impianti e ambienti, atti a ridurre al minimo i rischi delle malattie professionali, degli infortuni, dell'inquinamento delle acque e dell'atmosfera;
DA' MANDATO ALLA GIUNTA
di operare affinché le decisioni e i programmi dell'azienda di Stato siano armonizzati con quelli dell'Ente Regione".
MONTESANO - Invito il Consiglio a procedere ora all'esame del terzo ordine del giorno.
POLLICINI - Dò lettura dell'ordine del giorno in questione:
"IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
riunitosi in seduta straordinaria per esaminare gli atti della "Commissione consiliare per lo studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonché per un esame delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello Stabilimento", dopo ampia discussione
CONSTATA
la necessità di affrontare con un piano organico e articolato l'adeguamento della siderurgia nazionale alle particolari necessità di produzione di acciai speciali anche in relazione ai recenti programmi di intervento delle Partecipazioni Statali nel settore aeronautico
TENUTO CONTO
dell'importanza che le attività della Nazionale Cogne hanno sempre avuto nel settore degli acciai di qualità e speciali
AUSPICA
che nelle sedi competenti siano assunte tutte quelle decisioni atte a garantire la realizzazione dei programmi di potenziamento della Cogne
FA VOTI
che la Società Cogne non sia avulsa dal tessuto sociale della comunità valdostana
VENUTO A CONOSCENZA
dei programmi di sviluppo della Società Cogne e del relativo impegno finanziario
IMPEGNA LA GIUNTA
ad intervenire presso il Governo ed in particolare presso il Presidente del Consiglio, il Ministro del Tesoro, il Ministro delle Finanze, il Ministro per le Partecipazioni Statali e presso i Gruppi parlamentari al fine di accelerare l'iter legislativo per un finanziamento di 57 miliardi richiesto dal Consiglio di Amministrazione della Nazionale Cogne già accolto dal Ministero per le Partecipazioni Statali e da questo trasmesso al Ministero del Tesoro
INVITA LA GIUNTA
a volersi servire della Commissione consiliare Cogne
IMPEGNA
le Commissioni consiliari per l'Industria e il Commercio e per gli Affari Generali e Finanze, di concerto con la Giunta Regionale, ad accelerare lo studio di un nuovo progetto di legge regionale inerente le provvidenze per l'impianto di nuovi stabilimenti industriali in zone economicamente depresse della Valle d'Aosta
IMPEGNA LA GIUNTA
a ricercare un accordo col Governo Centrale, il CIP e le FF.SS. per ottenere particolari tariffe per la Valle d'Aosta relativamente ai trasporti di materiali industriali da trasformare, provenienti via mare, tenuto conto della particolare localizzazione della Cogne".
CAVERI - "Propongo di modificare la formulazione del seguente capoverso "Invita la Giunta a volersi servire della Commissione consiliare Cogne" sostituendolo con il seguente: "Invita la Giunta a voler richiedere alla Commissione consiliare Cogne la necessaria collaborazione"".
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Si dà atto che il Consiglio, unanime, concorda sull'emendamento proposto dal Consigliere Caveri.
GERMANO - "La questione della Società Nazionale Cogne è una questione importante, che interessa tutti, tant'è vero che ne abbiamo discusso per oltre nove ore; è forse la più importante questione della Valle d'Aosta.
Si sono sentite, anche negli interventi dei Consiglieri della maggioranza, delle ammissioni interessanti: si è parlato di rompere steccati, si è parlato di guardare all'unità del periodo della Resistenza, si è parlato di situazioni nuove che si vanno costituendo.
Si è fatta, cioè, una larga apertura, ma come conclusione, dopo aver riconosciuto negli interventi che una delegazione unitaria, assieme alla Giunta, sarebbe stata un elemento che avrebbe dato più forza alle richieste della Regione, voi avete rifiutato la costituzione di una simile delegazione, perché avete paura che una delegazione unitaria si rechi a Roma con la Giunta per richiedere, in modo unitario, l'assunzione di provvedimenti atti a portare a soluzione il più importante problema della Valle d'Aosta.
Questa purtroppo è una brutta realtà. Secondo me, state commettendo un grave errore, perché così sarete più deboli voi e sarà più debole la Valle d'Aosta; il che ci dispiace.
Noi avremmo voluto votare contro questo ordine del giorno, ma per questo motivo ci limiteremo ad astenerci. Ripeto, però, che state commettendo un grave errore".
POLLICINI - "Poiché la maggioranza è stata chiamata in causa, io ritengo doveroso dare delle spiegazioni e fornire dei chiarimenti.
Il capoverso contestato dell'ordine del giorno, è quello con cui si invita la Giunta a voler richiedere alla Commissione consiliare Cogne la necessaria collaborazione. L'attuale formulazione di tale capoverso non esclude che la Giunta possa avvalersi della Commissione Cogne per eventuali interventi romani; non lo esclude, come non impegna la Giunta, evidentemente.
È chiaro che il primo intervento in sede romana sarà opera di chi ha la responsabilità del potere esecutivo. Dopo quel primo contatto, la Giunta Regionale sceglierà la strada migliore per raggiungere il risultato voluto, che è quello di far sì che l'iter della legge statale per la concessione del finanziamento di 57 miliardi di lire alla Cogne sia il più breve possibile.
In questo spirito sta il modo corretto di concepire i rapporti fra la maggioranza e la minoranza".
MANGANONI - "Non prendo la parola per fare dichiarazione di voto, ma una semplice osservazione. Tutte le vostre dichiarazioni fatte in sede di dichiarazioni programmatiche della nuova Giunta, con le quali si tendeva la mano all'opposizione consiliare, con le quali si affermava di voler accettare le sue critiche costruttive e di ricercare la sua collaborazione per il bene della Valle, stanno miseramente crollando. Questo dimostra ancora una volta che, come è sempre avvenuto da quando si è costituito il Centro-Sinistra, alle belle parole non corrispondono assolutamente i fatti.
A questo proposito, mi dispiace di dover notare che anche i socialisti, malgrado la loro formazione, malgrado le loro dichiarazioni sempre in sede di quelle famose dichiarazioni programmatiche, purtroppo, si accodano ancora una volta al volere della solita destra democristiana.
Questo è spiacevole e nocivo per la Valle d'Aosta".
MILANESIO - "Noi voteremo a favore dell'ordine del giorno presentato dal Consigliere Pollicini a nome della maggioranza, perché noi riteniamo di dover riservare alla Giunta tutte le sue prerogative, senza con questo voler né mortificare alcuno né pregiudicare eventuali rapporti di collaborazione tra la Giunta e la Commissione consiliare per lo studio del problema della Cogne".
Il Presidente, MONTESANO, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del sottoriportato ordine del giorno, presentato dal Consigliere Pollicini a nome dei Gruppi costituenti la maggioranza consiliare e riguardante la realizzazione dei programmi di potenziamento e di sviluppo della Società Nazionale Cogne nonché l'impianto di nuovi stabilimenti industriali nelle zone economicamente depresse della Valle d'Aosta.
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente accerta e comunica che il Consiglio, ad unanimità di voti favorevoli (Consiglieri presenti: trenta; Consiglieri votanti: ventidue; voti favorevoli: ventidue; astenutisi dalla votazione i Consiglieri Crétier, Dolchi, Germano, Macheda, Manganoni, Savioz, Siggia e Tonino), ha approvato il seguente ordine del giorno:
"IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
riunitosi in seduta straordinaria per esaminare gli atti della Commissione consiliare per lo studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonché per un esame delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello Stabilimento, dopo ampia discussione
CONSTATA
la necessità di affrontare con un piano organico e articolato l'adeguamento della siderurgia nazionale alle particolari necessità di produzione di acciai speciali anche in relazione ai recenti programmi di intervento delle Partecipazioni Statali nel settore aeronautico
TENUTO CONTO
dell'importanza che le attività della Nazionale Cogne hanno sempre avuto nel settore degli acciai di qualità e speciali
AUSPICA
che nelle sedi competenti siano assunte tutte quelle decisioni atte a garantire la realizzazione dei programmi di potenziamento della Cogne
FA VOTI
che la Società Cogne non sia avulsa dal tessuto sociale della comunità valdostana
VENUTO A CONOSCENZA
dei programmi di sviluppo della Società Cogne e del relativo impegno finanziario
IMPEGNA LA GIUNTA
ad intervenire presso il Governo e in particolare presso il Presidente del Consiglio, il Ministro del Tesoro, il Ministro delle Finanze, il Ministro per le Partecipazioni Statali e presso i Gruppi parlamentari al fine di accelerare l'iter legislativo per un finanziamento di 57 miliardi richiesto dal Consiglio di Amministrazione della Nazionale Cogne già accolto dal Ministero per le Partecipazioni Statali e da questo trasmesso al Ministero del Tesoro
INVITA LA GIUNTA
a voler richiedere alla Commissione consiliare Cogne la necessaria collaborazione
IMPEGNA
le Commissioni consiliari per l'industria e il Commercio e per gli Affari Generali e Finanze, di concerto con la Giunta Regionale, ad accelerare lo studio di un nuovo progetto di legge regionale inerente le provvidenze per l'impianto di nuovi stabilimenti industriali in zone economicamente depresse della Valle d'Aosta
IMPEGNA LA GIUNTA
a ricercare un accordo col Governo Centrale, il CIP, le FF.SS. per ottenere particolari tariffe per la Valle d'Aosta relativamente ai trasporti di materiali industriali da trasformare, provenienti via mare, tenuto conto della particolare localizzazione della Cogne".
RAMERA - "Mi permetto di raccomandare al Presidente del Consiglio di voler inviare con urgenza l'ordine del giorno testè approvato al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro del Tesoro e al Ministro delle Partecipazioni Statali. Penso che, nello stesso tempo, il Presidente della Regione dovrebbe immediatamente chiedere un incontro tra la Giunta Regionale e i singoli Ministeri competenti a decidere sull'aumento di capitale della Cogne, allo scopo di accelerare la soluzione di questo importante aspetto del problema".
MONTESANO - "Comunico che il Consigliere Dolchi, a nome del Gruppo consiliare del Partito Comunista, ha presentato sulla questione Cogne un terzo ordine del giorno, di cui egli stesso vi darà lettura".
DOLCHI - "Come già abbiamo dichiarato, noi saremmo anche stati disposti di ritirare il nostro ordine del giorno, se alcune proposte, che riteniamo importanti, in esso contenute avessero trovato posto, pur con le dovute correzioni, in un documento concordato.
Ora, ciò non è stato possibile, malgrado le affermazioni unitarie sentite oggi e, pertanto, ripresentiamo e chiediamo la votazione del seguente ordine del giorno:
"Il Consiglio Regionale, nella sua seduta straordinaria del 22 novembre 1969, al termine dell'esauriente dibattito sulle risultanze dei lavori della Commissione incaricata dello studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonché delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello Stabilimento,
DELIBERA
1) di esprimere il proprio appoggio alla richiesta di finanziamento per le opere di ammodernamento e trasformazione della Società mediante la Giunta che, affiancata dalla Commissione di studio per la Nazionale Cogne, illustri ai Ministeri competenti e al Parlamento le ragioni della richiesta e di impegnare in proposito i Gruppi parlamentari;
2) di impegnare la Società a destinare parte di tali finanziamenti ad opere per la protezione della salute delle maestranze e ad iniziative sociali fondamentali: case, ristrutturazione del Quartiere Cogne di Aosta, trasporti gratuiti, inquinamenti, ecc.;
3) di richiedere la partecipazione ufficiale alla gestione aziendale ed alle scelte economiche mediante la presenza di propri rappresentanti - all'uopo designati dal Consiglio stesso - nel Consiglio di Amministrazione;
4) di raccomandare alla Giunta di tenere conto della necessità di adeguati interventi nel campo dell'industrializzazione da prevedersi nella compilazione del bilancio preventivo 1970 principalmente per attività industriali collaterali alla produzione primaria della Cogne;
5) di fare presente alla Direzione della Società Nazionale Cogne ogni altro suggerimento od indicazione emersi nel dibattito".
POLLICINI - "A nome della maggioranza consiliare, dichiaro che la medesima si asterrà dalla votazione dell'ordine del giorno presentato dal Gruppo consiliare del Partito Comunista".
Il Presidente, MONTESANO, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del seguente ordine del giorno, presentato dal Consigliere Dolchi a nome del Gruppo consiliare dei Partito Comunista Italiano e riguardante la realizzazione dei programmi di potenziamento e di sviluppo degli Stabilimenti della Società Nazionale Cogne ed il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti della Società stessa:
"Il Consiglio Regionale, nella sua seduta straordinaria del 22 novembre 1969, al termine dell'esauriente dibattito sulle risultanze dei lavori della Commissione incaricata dello studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonché delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello stabilimento,
DELIBERA
1) di esprimere il proprio appoggio alla richiesta di finanziamento per le opere di ammodernamento e trasformazione della Società mediante la Giunta che, affiancata dalla Commissione di studio per la Nazionale Cogne, illustri ai Ministeri competenti ed al Parlamento le ragioni della richiesta e di impegnare in proposito i Gruppi parlamentari;
2) di impegnare la Società a destinare parte di tali finanziamenti ad opere per la protezione della salute delle maestranze e ad iniziative sociali fondamentali: case, ristrutturazione del Quartiere Cogne di Aosta, trasporti gratuiti, inquinamenti, ecc.;
3) di richiedere la partecipazione ufficiale alla gestione aziendale ed alle scelte economiche mediante la presenza di propri rappresentanti - all'uopo designati dal Consiglio stesso - nel Consiglio di Amministrazione;
4) di raccomandare alla Giunta di tener conto della necessità di adeguati interventi nel campo dell'industrializzazione da prevedersi nella compilazione del bilancio preventivo 1970 principalmente per attività industriali collaterali alla produzione primaria della Cogne;
5) di fare presente alla Direzione della Società Nazionale Cogne ogni altro suggerimento od indicazione emersi nel dibattito".
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente accerta e comunica i seguenti risultati della votazione:
- Consiglieri presenti: trenta;
- Consiglieri votanti: quattordici;
- Voti favorevoli: quattordici;
- Astenutisi dalla votazione i Consiglieri: Bordon, Chabod, Chamonin, Colombo, Dujany, Lustrissy, Manganone, Mappelli, Maquignaz, Milanesio, Montesano, Personnettaz, Pollicini, Quaizier, Ramera e Rollandoz.
In base all'esito della votazione, il Presidente, MONTESANO, comunica che, a' sensi dell'articolo 21 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta, il soprariportato ordine del giorno non risulta approvato.
MONTESANO - "Comunico che, su accordo di tutti i Gruppi politici presenti in Consiglio, i lavori del Consiglio stesso sono aggiornati alle ore 9,30 di giovedì 27 novembre 1969".
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Si dà atto che la seduta ha termine alle ore ventitré.
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Letto, approvato e sottoscritto.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
(Montesano Prof. Dr. Giuseppe)
IL CONSIGLIERE SEGRETARIO
(Rollandoz Geom. Roberto)
IL SEGRETARIO ROGANTE
(Brero Dr. Attilio)
