Oggetto del Consiglio n. 215 del 22 novembre 1969 - Verbale

OGGETTO N. 215/69 - Esame dei lavori espletati dalla Commissione consiliare per lo studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonchè delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello stabilimento.

Il Presidente, MONTESANO, dopo aver aperto la discussione sull'argomento, dichiara quanto segue:

"Signori Consiglieri,

come ho detto, il Consiglio Regionale è stato convocato per oggi per una seduta che può chiamarsi straordinaria allo scopo di concludere, con un dibattito, i lavori che il mandato consiliare aveva affidato ad apposita Commissione per lo studio della situazione economica e produttiva della Società Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonché per un esame delle condizioni di vita e di lavoro dei suoi dipendenti.

L'importanza del mandato non ha bisogno di essere sottolineato trattandosi di fattori che interessano nei suoi diversi aspetti la massima industria valdostana, la quale esprime nella sua produzione un elemento essenziale della nostra economia e della nostra vita sociale.

La Commissione, ravvisando pienamente tale elemento, ha dedicato allo studio e all'analisi dei diversi aspetti ogni particolare attenzione ed ha esaminato con responsabilità le attuali deficienze della Società, siano esse di natura organizzativa od economica, siano esse derivanti dai rapporti fra maestranze e dirigenza o dalle condizioni igieniche dell'ambiente di lavoro.

L'esame delle condizioni attuali ha determinato, per chi ne avesse bisogno, la loro conoscenza approfondita ed ha creato le premesse per impostare, alla luce di importanti elementi, le prospettive future per lo sviluppo della Società in senso economico, tecnologico ed organizzativo, dando modo di far rilevare, sopra ogni cosa, la imperativa salvaguardia della salute del lavoratore.

Come i Signori Consiglieri ricordano, il Consiglio Regionale, nella sua seduta del 2 luglio 1968, deliberava di delegare il Presidente del Consiglio a nominare, sentiti i Capi gruppo, la Commissione consiliare, la quale, in data 7 agosto e con apposito mio decreto, veniva composta, sotto la mia presidenza, dai Consiglieri Manganone (Segretario del Consiglio), Caveri per l'U.V., Chamonin per il R.V., Germano per il P.C.I., Mappelli per la D.C., Milanesio per il P.S.I., Pedrini per il P.L.I., Tonino per il P.S.I.U.P.

I lavori della Commissione si sono iniziati con la seduta del 26 agosto 1968 ed hanno avuto termine con quella del 6 giugno 1969 dopo aver tenuto 6 sedute alle date del 10 ottobre 1968, del 7 e 15 gennaio, 3 e 25 febbraio e 25 marzo 1969 e dopo avere effettuato le visite agli Stabilimenti siderurgici (5 novembre 1968), alla Miniera di Cogne (22 febbraio 1969) e all'Italsider di Taranto (19 aprile 1969).

Ho il dovere di ricordare oggi che tutti i membri della Commissione hanno messo il massimo impegno, il massimo interesse e la massima attenzione nello svolgimento dei lavori; e credo di poter affermare che l'assiduità con la quale i rappresentanti vi hanno partecipato è la miglior prova di quanta e quale importanza il Consiglio Regionale avesse dato al mandato espresso nella deliberazione del 2 luglio 1968.

Di questo impegno e di questa assiduità sento il dovere di ringraziare i rappresentanti dei vari Gruppi a nome dell'intero Consiglio Regionale.

Dicevo un momento fa che i lavori sono stati svolti col massimo impegno. Ad esso la Commissione ha voluto aggiungere inoltre la sua massima responsabilità nella conoscenza dei vari problemi chiamando a partecipare alle diverse sedute il Presidente e l'Amministratore Delegato della Società Cogne, i rappresentanti delle Commissioni interne dello Stabilimento siderurgico e delle Miniere di Cogne, i rappresentanti sindacali. Da tale composita partecipazione, dagli interventi effettuati e dalle proposte avanzate nonché dalle risposte formulate, la Commissione ha potuto crearsi giudizi con piena cognizione di causa e di dettagli.

Il contributo offerto da sindacalisti e rappresentanti della maestranza è stato al riguardo davvero prezioso nella analisi della situazione attuale e nelle proposte per il suo superamento; come altrettanto prezioso è stato quello della controparte nelle persone del Presidente Froio e dell'Avv. Einaudi, Amministratore Delegato della Cogne e dei loro collaboratori, le cui argomentazioni, anche se alle volte confutate e contrastate, hanno senza dubbio portato ad una disamina più vasta ed esauriente.

A tutti loro, operai, sindacalisti e dirigenti, vada il più sentito ringraziamento del Consiglio Regionale per l'appassionato contributo che hanno portato al problema e per l'apprezzata collaborazione che hanno offerto alla Commissione.

Il Consiglio Regionale è stato chiamato oggi a tirare le somme del lavoro effettuato dai suoi rappresentanti in collaborazione con tutte le forze interessate alla vita, allo sviluppo ed al progresso in ogni aspetto della Società Cogne, fulcro indiscusso della vita economica e sociale della Valle d'Aosta.

Sono sicuro che esso dimostrerà, nel corso di una discussione approfondita ed esauriente, volontà ed impegno a recare quel contributo che, perché emanante dal massimo organo regionale, può costituire elemento fra i più essenziali per la soluzione definitiva del problema dal quale dipendono il lavoro, la salute e la tranquillità di tanta parte della popolazione valdostana".

ROLLANDOZ - Signor Presidente, Signori Consiglieri,

il problema che oggi il Consiglio Regionale è chiamato ad esaminare è particolarmente importante, sia perché la presenza della Nazionale Cogne nella nostra Regione è sempre stato un fatto di grande rilevanza nello sviluppo economico della Valle d'Aosta, interessando una notevole parte della popolazione attiva e condizionando ampiamente la vita economica e sociale della città, sia perché sin dal suo impianto essa ha avuto delle notevoli ripercussioni nella composizione sociale della Valle.

Oggi vi è un ulteriore elemento di interesse per la discussione che abbiamo affrontato: ed è il momento storico di grande trasformazione e travaglio che tutti stiamo vivendo, dominato dalle pressanti richieste che il mondo del lavoro pone all'intero Paese per giungere ad un assetto più democratico, più giusto, ad un nuovo equilibrio che non allontani ma che porti le classi tradizionalmente emarginate dalla vita politica a poter decidere del proprio avvenire.

E` la nuova domanda di democrazia effettiva e di partecipazione all'esercizio del potere che caratterizza l'attuale momento politico della vita del nostro Paese e costringe, anche noi Consiglieri regionali della Valle d'Aosta, a dare una risposta adeguata al problema che ci troviamo a dover affrontare.

Una risposta adeguata vuol dire anzitutto, per noi, una risposta politica ai problemi che ci stanno davanti, significa non eludere il nostro compito con tentativi di risposte, significa non ripetere le risposte di altri o appropriarsi delle loro posizioni (e mi riferisco alle rappresentanze sia della produzione che del mondo del lavoro), posizioni che non possono essere le nostre, ma sulle quali noi siamo tenuti a dare un giudizio politico e se non diamo questo giudizio politico non assolviamo al nostro compito di politici e di amministratori regionali.

Mi interessa dire in questa sede, allo scopo di portare il mio contributo alla discussione in atto, che, grosso modo, sono tre gli aspetti che meritano di essere approfonditi: il primo riguarda il rapporto Comunità-Nazionale Cogne, il secondo il sistema produttivo e la situazione economica della Nazionale Cogne, il terzo aspetto concerne le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti della Nazionale Cogne.

Ed è il primo di questi problemi quello che mi interessa maggiormente e che cercherò di approfondire; circa il sistema produttivo ed il problema concernente le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti della Nazionale Cogne, lasciamo ad altri più preparati di chi vi parla il compito di approfondire gli altri aspetti del problema.

Cercherò di illustrare il tipo di rapporti che devono intercorrere correttamente, e dirò il senso che intendo dare al termine correttamente, tra la Valle d'Aosta ed una azienda delle dimensioni e del peso della Nazionale Cogne, cercando di fare un discorso che non sia solamente valido per questa società ma anche per tutte le altre che operano nella Regione.

In questo senso, una giornata intera dedicata dal Consiglio Regionale all'esame della realtà della Nazionale Cogne, mi sembra un fatto importante a prescindere dai risultati che si otterranno. Si riafferma un diritto ed un dovere. Il diritto nostro di legittimi rappresentanti della popolazione valdostana di aprire un discorso, di alzare un velo, su una realtà che ci interessa, perché segna la vita, gli interessi, di tanta parte della nostra gente e dello stesso sviluppo economico e sociale della nostra Regione.

Ma si riafferma, dicevo, anche un dovere. Il dovere di non considerare insormontabile nessun muro, dietro il quale vive una parte di nostri concittadini di cui abbiamo il dovere di rappresentare la esigenza e le aspirazioni ovunque esse si manifestino e di dare ad esse una soluzione, una credibile e possibile soluzione. Diversamente rischieremmo di non assolvere ai nostri compiti. In questa prospettiva voglio collocare il mio intervento.

È fuori dubbio che la Nazionale Cogne rappresenti una voce importante della vita della Valle d'Aosta; lo è stato al momento del suo sorgere perché ha segnato una fase dello sviluppo economico della nostra Valle, lo è stato al momento del suo sviluppo perché ha modificato la stessa composizione sociale della Regione ponendo problemi che andavano oltre il puro dato economico per porli sul piano sociale e culturale e cioè di rapporti a volte difficili che dovevano necessariamente intercorrere tra genti di origine, di tradizioni e di cultura diverse; lo è stato per le trasformazioni economiche e sociali conseguenti allo spopolamento della montagna, alla deruralizzazione, alla urbanizzazione e sviluppo di Aosta; lo è oggi perché un disegno di sviluppo globale della Valle d'Aosta non è possibile senza tener conto di questa realtà Cogne e delle sue prospettive di sviluppo in Valle d'Aosta.

Voglio dire cioè che, se uno degli obiettivi più importanti della vita politica della nostra Regione è quello di predisporre una proposta di sviluppo e di crescita economica, sociale e civile, quello di ricercare in questo quadro l'esatta collocazione del problema Cogne, mi sembra una esigenza fondamentale e in questa dimensione vanno - secondo me - collocate anche tutte le altre situazioni di industrie simili alla Cogne.

Viene quindi per prima la domanda: in quale modo, con quali tempi ed in quale direzione vuole muoversi la Valle d'Aosta e, secondo, qual è il ruolo che la Società Nazionale Cogne deve svolgere in questa prospettiva.

Da ciò appare nella sua esatta e direi dominante posizione il problema dei rapporti tra la Valle d'Aosta in generale, l'Amministrazione Regionale in particolare e la Nazionale Cogne.

Ci troviamo di fronte in questo modo al vero problema Cogne e scopriremo l'origine di tutti i malesseri e della malattia di fondo di questa Società, dalle sue difficoltà economiche, alla non risolta e ancora in primo piano condizione di vita e di lavoro dei dipendenti, al muro alto che molti anni, per troppi anni ha separato la vita della Regione dalla vita degli stabilimenti Cogne.

Mi sia concesso di aggiungere che questi muri devono essere superati non solo per la Cogne, ma anche per tante altre aziende esistenti in Valle, nelle quali esistono problemi altrettanto se non più gravi, anche se quantitativamente meno rilevanti.

La presenza della Nazionale Cogne nella nostra Regione è stata per tanto tempo e, soprattutto, per i tempi che ci interessano oggi, una presenza che caratterizza altre e non meno potenti presenze economiche in Valle.

Un tipo cioè di presenza operante in Valle, ma diretta dall'esterno, non solo geograficamente, ma all'esterno dei problemi interessanti lo sviluppo della nostra Regione. Una presenza del tipo coloniale, un intervento operato in una Regione con suoi obiettivi di crescita e di sviluppo non inseriti nella problematica della realtà sociale economica in cui si trova a dover operare.

Per cui ancora oggi, di fronte alle richieste di fondo che ci vengono avanzate di intervenire indirettamente per adeguati finanziamenti alla Società, che, meno chiaramente, anche se proposto tra le righe, di contribuire direttamente con agevolazioni di varia natura (vedi proposta di alleggerire i costi dei trasporti), siamo di fronte ad una situazione che è da una parte di aderire a queste proposte perché interessano la prosperità economica di un'azienda che occupa un considerevole numero di lavoratori e dall'altra di manifestare delle riserve, perché non sappiamo in che direzione questi denari verranno spesi, perché conosciamo solo approssimativamente le linee di sviluppo dell'azienda, perché ci rendiamo conto che non possiamo oggi, in assenza di tali elementi dare una indicazione di sviluppo regionale se non sappiamo come, quando e dove si svilupperà la Cogne.

Non è una questione di curiosità innocua. Ci interessa questa conoscenza perché è fondamentale per lo sviluppo della Regione. Ci interessa perché solo in questa maniera possiamo dare ai lavoratori della Cogne una risposta seria riguardante la sicurezza del loro posto di lavoro, la loro dignità di uomini sul posto di lavoro, la loro salute.

Non è una curiosità da ficcanaso, è un problema di democrazia.

Vogliamo sapere per poter partecipare alle decisioni che interessano oltre 5.000 nostri cittadini. Vogliamo sapere perché possa esercitarsi un doveroso diritto di controllo che si potrà negare solo nella misura in cui le decisioni riguardanti l'avvenire dell'azienda e la condizione dei suoi dipendenti saranno prese come se la realtà Cogne dovesse continuare ad essere quella di una iniziativa coloniale in un paese sottosviluppato incapace di decidere da sè e, quindi, condizionato e assoggettato alle pressioni e decisioni esterne.

Se per molti anni questa condizione è stata una condizione obiettiva facilitata anche, e lo dobbiamo pur dire una volta per tutte, dagli interessi della classe dirigente fascista, e dalle carenze della classe dirigente politica valdostana, oggi questa situazione non è più tollerabile, non è più giustificabile ed anzi è su questi problemi che si misurerà la capacità dell'attuale classe dirigente politica valdostana. La nostra capacità quindi.

Alla Nazionale Cogne c'è un padrone? Voglio dire, dietro le ciminiere, al di sopra dei tetti, al di sopra degli uffici e delle fumate degli altiforni esiste un potere decisionale con il quale possono confrontarsi i sindacati e i politici della nostra Regione?

Credo che questa sia la domanda di fondo: se c'è, chi è? A questa domanda così facile forse, per altre realtà aziendali, per la Nazionale Cogne la risposta è estremamente ambigua, più che difficile.

La Società Nazionale Cogne è una Società per Azioni il cui unico azionista è lo Stato. In pratica lo Stato, da quando ha rilevato le azioni dell'Ansaldo, è l'unico arbitro della Nazionale Cogne. Siamo quindi in una situazione anomala di una Società per Azioni con un unico azionista. Ciò comporta che per decidere aumenti di capitale o per il reperimento di finanziamenti è necessario ricorrere a leggi che devono essere approvate dal Parlamento. Con tutti i ritardi conseguenti facilmente immaginabili.

E ciò vuol dire che la Cogne cambia padrone ogni qualvolta si cambia Governo. Ciò vuol dire in pratica che un padrone, nel senso di un potere decisionale responsabile, può non averlo mai.

Vuol dire che si sviluppa un meccanismo di spostamento di decisioni responsabili ad altri livelli. A livelli cioè di tecnici o di gruppi accreditati di tecnici che di volta in volta sostituiscono il precedente instaurando magari metodi e sistemi nuovi, buoni o meno buoni, che decidono senza dover rispondere delle decisioni che assumono, senza cioè essere responsabilizzati delle loro azioni.

Di qui nasce il pericolo che la Cogne diventi un'azienda sperimentale per questi staff di tecnici. Di qui tutta un'altra serie di problemi che sostanzialmente concorrono a formare la critica situazione economica della Cogne, la precaria condizione dei lavoratori all'interno dell'azienda.

Fatta questa premessa che intendevo esporre a questo Consiglio, perché mi pareva importante per il dibattito odierno, lascio a chi ha maggiore capacità ed esperienza di me su questo argomento addentrarsi nel vivo del tema, limitandomi soltanto ad elencare alcuni punti che mi paiono essenziali per una corretta impostazione:

- la Valle d'Aosta ha bisogno della Nazionale Cogne per il suo sviluppo economico;

- la Valle d'Aosta ha bisogno di un'azienda che sia, dal punto di vista della sua organizzazione produttiva, una azienda economicamente sana, al passo con le altre industrie del settore in Europa e nel mondo;

- la Valle d'Aosta ha interesse che siano valorizzate nel migliore modo possibile le sue risorse naturali e l'attività della Cogne in grado di farlo;

- la Valle d'Aosta ha bisogno che la Nazionale Cogne rappresenti un momento positivo nella valorizzazione delle sue risorse umane e nella qualificazione della sua mano d'opera;

- il futuro della Valle d'Aosta non può prescindere da una calcolata industrializzazione;

- le condizioni di lavoro, di vita e la salute dei dipendenti della Nazionale Cogne sono i fatti più importanti della nostra indagine e vanno migliorate, valorizzate, difese come valori primari e in nessun modo dimenticabili.

Decisioni di tale importanza non possono essere lasciate alla responsabilità di una sola classe di tecnici, né a gruppi di interessi agenti fuori della Regione, né ai vuoti e alle carenze di politici in cerca di prebende.

Si impone, quindi, in maniera urgente, per superare i mali della Cogne la stretta e seria collaborazione con la società, sia a livello nazionale che regionale, degli enti amministrativi e sindacali in una visione generale che collochi l'azienda al suo giusto posto in un piano di sviluppo programmatico della nostra Regione.

MANGANONI - Nessuno meglio degli operai che lavorano...

(Voci dalla tribuna)

PRESIDENTE - Prego il pubblico di mantenere il silenzio, perché è interesse di tutti i lavoratori che i lavori del Consiglio procedano regolarmente. Avverto che la seduta potrebbe anche essere sospesa.

MANGANONI - Nessuno meglio degli operai che lavorano, e specialmente di quelli che lavorano davanti ai forni, può esporre le condizioni di vita e di lavoro nello stabilimento ed i loro problemi.

Per 20 anni ho lavorato anch'io nei reparti della Cogne, poi sono stato confinato nel Palazzone. Dato che i legittimi rappresentanti dei lavoratori non possono fare sentire la loro voce in quest'aula, che dovrebbe essere l'aula di tutti i valdostani, di tutti i lavoratori, perché anche quest'aula è stata costruita con le mani degli operai, cercherò di esporre quanto i rappresentanti delle Commissioni interne avrebbero dovuto illustrare meglio di me.

Premetto che non è mia intenzione né di fare la guerra ai Dirigenti della Cogne, né di far loro il processo.

La Cogne, come è stato accennato anche dal Consigliere Rollandoz, è il perno dell'economia non solo della città di Aosta, ma di molti altri Comuni della Valle, perché circa 5 mila famiglie, e cioè circa un quinto della popolazione valdostana, traggono direttamente le loro entrate dalla Cogne. È pertanto non solo legittimo, ma doveroso l'interessamento degli Amministratori regionali sui problemi che travagliano questa azienda; essi devono seguirne gli sviluppi e collaborare per ottenere la soluzione la più favorevole dei suoi problemi, non nell'interesse dell'economia regionale soltanto, ma particolarmente nell'interesse di coloro che questo complesso hanno costruito e che con il loro lavoro producono gli acciai pregiati, che costituiscono oggi una ricchezza per la Valle d'Aosta ed una ricchezza per la Nazione.

Dei tanti problemi connessi all'attività della Cogne - prospettive di sviluppo, finanziamenti, decentramenti, ecc. - mi limiterò ad un breve esame sulle condizioni di vita dell'operaio, che è il capitale più prezioso degli stabilimenti Cogne.

Vediamo gli ambienti di lavoro nei quali prestano la loro opera gli operai. Sono pochi i lavoratori che raggiungono l'età della pensione senza contrarre la silicosi o altre malattie professionali. Potrei citarvi dati statistici, ma ve ne faccio grazia perché non voglio tediarvi. Questo è dovuto agli ambienti di lavoro malsani.

Soffermiamoci un momento su alcuni reparti. Cominciamo dal Reparto acciaieria, che è situato al centro dello stabilimento. Noi sappiamo quanto fumo esce dall'acciaieria, sappiamo che la Valle d'Aosta è molto ventilata e che quando c'è il vento la polvere dell'acciaieria va a finire non soltanto in tutti i reparti della Cogne, ma anche sulla Città.

È vero che esistono gli impianti per l'abbattimento delle polveri, ma è altresì vero che tali impianti sono insufficienti, perché dopo la loro costruzione sono stati installati altri forni nuovi.

Aggiungo che questi impianti, oltre ad essere insufficienti, non sempre funzionano, e questo perché non viene eseguita la dovuta manutenzione. Questo è uno degli inconvenienti dell'acciaieria, ed io direi che dobbiamo preoccuparci affinché almeno nel reparto nuovo dell'acciaieria, che è in costruzione e che presto dovrà entrare in funzione, siano installati gli impianti per la decantazione delle polveri e per l'aspirazione del fumo.

Reparto fonderia. Tale reparto è vecchio ed i suoi impianti (macchine stampatrici, impianto per la macinazione della terra, per la sbavatura, ecc.) producono una enormità di polvere.

Ora, per la ragione che vi è troppa polvere, si parla di chiudere tale reparto. Questa, secondo me, non è una soluzione; bisogna esaminare bene il problema e rinnovare gli impianti, dotando la fonderia di impianti moderni, in modo da incrementarne la produzione.

Noi sappiamo che già oggi molte lingottiere vengono acquistate da terzi, o almeno fatte fondere da fonderie esterne. Con la nuova fonderia ci sarà una richiesta enormemente maggiore di lingottiere. Potenziamo, quindi, la fonderia che produce queste lingottiere e mettiamola in condizione di funzionare, per soddisfare la produzione della Cogne e, naturalmente, per tutelare la salute degli operai.

Reparto Pellet. È il reparto dove vengono agglomerati i minerali di ferro e dove vi è un polverone continuo. Dalla relazione che ci è stata trasmessa ho visto che questo impianto è stato definito un impianto tutto d'oro, cioè un impianto che serve a poco, perché sbagliato; però, io dico, se l'impianto è sbagliato e serve a poco, non è colpa degli operai, che anzi ne subiscono le conseguenze.

Ora, anche in questo reparto, dove i forni sono sempre spinti al massimo, perché bisogna andare avanti con la produzione, manca la manutenzione, non degli impianti di prevenzione, ma dei forni medesimi, cioè di tutti gli impianti di quel reparto.

Qui, oltre alla silicosi, si manifestano gli omicidi bianchi, gli infortuni, che avvengono un po' in tutti i reparti.

Recentemente ancora è morto un operaio che è bruciato vivo.

Macchina a colare. Questa macchina serve per colare la ghisa liquida. Ebbene, erano stati installati degli impianti per l'aspirazione della polvere, senonché pare che questi impianti impediscano le manovre delle gru ed allora sono stati aboliti e portati via.

Treno a fili. Il Taf è un impianto moderno e non produce molta povere, ma in compenso, in certi mesi invernali e in certe zone di questo enorme capannone, gli operai devono lavorare ad una temperatura di 10 gradi sotto zero (corrisponde a verità, perché la temperatura è stata misurata dalle Commissioni interne).

Ora, vi immaginate gli effetti dannosi che comporta per la salute degli operai il lavorare per otto ore consecutive a una tale temperatura?

Io mi ricordo che quando l'Amministrazione Regionale dalla sua vecchia sede si è trasferita, circa otto anni fa, in questo palazzo, gli impianti di riscaldamento di quest'aula non funzionavano ed i Consiglieri protestavano perché la temperatura si aggirava sui 15 gradi sopra zero (non sotto zero). Pensate che, invece, gli operai addetti al Taf lavorano per ore e ore ad una temperatura di ben 10 gradi sotto zero.

Io potrei continuare nell'elencazione dei reparti e parlarvi, ad esempio, dei molaggi, della preparazione acciai, del ferroleghe, ecc. Mi limiterò a dire due parole sugli impianti igienici.

Spogliatoi. Sono insufficienti, ristretti e con troppi armadi; le docce ed i lavandini sono pure in numero insufficiente e manca del tutto la pulizia.

I gabinetti sono situati all'aperto, nei piazzali, ed esposti a correnti d'aria. Nel periodo invernale, l'acqua degli impianti igienici diventa un blocco di ghiaccio perché la temperatura dell'ambiente in tali locali raggiunge i 15-20 gradi sotto zero.

La temperatura dei locali ove funzionano i forni è di 30-40 gradi sopra zero e, quindi, l'operaio che da tali locali si reca ai luoghi di decenza passa repentinamente da una così alta temperatura a 15-20 gradi sotto zero. È inutile rilevare quanto ciò sia pernicioso per la salute.

Organici. Sono assolutamente insufficienti ed incompleti per la maggior parte dei reparti, con la conseguenza, nota a tutti, che l'operaio non può usufruire delle ferie che gli spettano, né effettuare i compensativi, perché l'assenza significherebbe rallentare il lavoro perché alcuni impianti non potrebbero più funzionare. Questa non è una ragione valida. Bisogna eliminare gli inconvenienti provvedendo all'assunzione di altra mano d'opera, anche perché il superlavoro presenta aspetti negativi nel campo infortunistico e nel campo delle malattie professionali; e questo è ovvio, perché l'operaio ha necessità assoluta, per ragioni di salute, di usufruire delle ferie che gli spettano e l'unica soluzione, quindi, è quella di completare ed ampliare gli organici.

Trasporti operai. Altra nota dolorosa.

Circa mille operai abitano molto lontano dagli stabilimenti, nei vari Comuni della Valle e sono normalmente chiamati i pendolari.

È vero che il problema dei pendolari non è soltanto un problema della Valle d'Aosta, ma di tutta Italia. Comunque vi sono operai che vengono a lavorare agli stabilimenti della Cogne sin dai Comuni di Champdepraz, di Verrès, dalle colline di Verrayes, di St. Denis, di La Salle, ecc. Questi operai per far otto ore di lavoro negli stabilimenti devono stare fuori casa ben dodici ore. Si alzano alle quattro del mattino, arrivano ad Aosta poco prima delle sei e rientrano a casa alle sedici.

Oltre a questo, va tenuto presente che tali operai devono far fronte al pagamento del 50% delle spese di viaggio (l'altro 50% viene pagato dalla Cogne), il che incide assai sensibilmente sul bilancio familiare, perché la busta paga è esigua.

Ad esempio, l'operaio che viene da Verrès paga 5.400 lire al mese, quello che viene da Châtillon 3.400, dalle colline di Verrayes 7.500, da Arvier 3.000, ecc.

Ora, corre voce che i prezzi di trasporto debbano aumentare non solo in Valle d'Aosta, ma in campo nazionale e questo comporterebbe una nuova decurtazione alla busta paga.

Io penso che la Società Cogne dovrebbe assumere a proprio carico la totalità delle spese di trasporto degli operai, ciò che sarebbe più che giusto, oltre che doveroso, se si tiene conto che il prezzo per il trasporto ad Aosta del minerale di ferro proveniente dal Brasile o dal Marocco viene pagato dalla Società Cogne.

Noi vediamo che oggigiorno le imprese edili trasportano a proprie spese gli operai con dei piccoli pullman dalle loro residenze al posto di lavoro e la sera li riportano a casa. Se questo avviene per le imprese edili, è giusto che avvenga anche per la Società Cogne.

Salari. Desidero citare soltanto alcuni dati statistici. Gli operai specializzati, cioè quelli più capaci e più pagati, percepiscono un salario che va da 100 a 120 mila lire al mese; gli operai qualificati percepiscono dalle 80 alle 95 mila lire al mese; i manovali dalle 65 alle 80 mila al mese. Fra questi ultimi sono compresi i piantoni degli spogliatoi, che sono per lo più degli operai anziani che hanno la salute ormai rovinata da decenni di lavoro nei forni, laminatoi, ecc. e sono quindi affetti da silicosi, artrosi e da altre malattie.

È cosa ingiusta e vergognosa che tali operai, dopo tanti anni di lavoro, percepiscano una paga di sole 65 mila lire mensili. Questo è tanto più ingiusto nella progredita Valle d'Aosta, che, secondo le statistiche, è in testa alle Regioni italiane come immatricolazione di automobili, come reddito e come benessere. Si dice, infatti, che il reddito pro-capite in Valle d'Aosta è fra i più alti di tutta la Nazione.

Sempre secondo le statistiche, ogni cittadino avrebbe un milione di reddito all'anno, per cui una famiglia di 4 persone dovrebbe avere annualmente un reddito di quattro milioni. In realtà, però, avviene il contrario, cioè che l'intera famiglia di 4 persone, e quindi non già ogni cittadino, deve vivere con meno di un milione di reddito all'anno e con tale somma deve fare fronte a tutte le spese (alloggio, vitto, vestiario, ecc.).

Pensate che ogni famiglia ha, quindi, annualmente come reddito una cifra che è inferiore alla cifra che molti industriali spendono in una sera per portarsi l'amante nei locali notturni di lusso.

Questa è la decantata civiltà dei consumi! Questa è la moderna società del benessere, ma per chi? Per i padroni, non già per gli operai, i quali conducono invece una vita piena di stenti e di miseria.

Non accennerò, per ragioni di tempo, ai servizi sociali ed assistenziali, alle case "Cogne" dei dipendenti, alle Imprese appaltatrici ed ai rapporti umani.

Debbo obiettivamente dare atto, per quanto riguarda i rapporti umani, che da un po' di tempo qualche piccolo passo avanti è stato fatto; però questo non basta, bisogna proseguire, andare molto più avanti.

Proposte. Qualcuno potrebbe obiettare, in risposta alla lunga elencazione di inconvenienti da me fatta, che bisogna tener conto del fatto che lo Stabilimento Cogne è un vecchio stabilimento, poiché è stato costruito oltre 50 anni fa, e, in origine, era anche piccolo e, soltanto con il crescere delle necessità, i reparti esistenti sono stati ampliati e ne sono stati costruiti di nuovi. Questo è vero e non si può muovere accusa alcuna a nessuno, perché le necessità ed i criteri di una volta non erano quelli di oggi.

Sappiamo benissimo che lo stabilimento non può essere raso al suolo e rifatto, però si possono e si debbono adottare dei provvedimenti per rimediare agli inconvenienti lamentati.

Io ne propongo alcuni.

1) Isolamento, nel limite del possibile, dei reparti più polverosi; dico nel limite del possibile perché, ad esempio, il reparto acciaieria, che è il principale produttore di polvere, non può essere murato tutto attorno, anche perché le condizioni di vita nell'interno diventerebbero quasi impossibili. Bisogna, però, isolare tali reparti per impedire che la polvere passi da un reparto all'altro.

2) Una pavimentazione più idonea, secondo metodi e ritrovati moderni, in modo da evitare l'accumularsi di 15-20 cm. di polvere che giornalmente viene calpestata e sollevata.

3) La costruzione di nuovi impianti di assorbimento delle polveri e del fumo e l'esecuzione della manutenzione necessaria a quelli esistenti, in modo che funzionino regolarmente, il che non avviene oggi.

4) Ben 24 reparti dello stabilimento Cogne non sono stati riconosciuti silicotigeni e di ciò già si è discusso in quest'aula, per cui non intendo soffermarmi su tale questione. Però ribadisco che è necessario che si insista da parte dell'Amministrazione Regionale, che già ha dimostrato molto interessamento al riguardo, affinché tutti i reparti siano riconosciuti silicotigeni: ciò che è giusto e doveroso, perché la silicosi viene contratta dagli operai della Cogne nell'interno dello stabilimento e non già fuori dello stesso.

5) Ampliamento degli organici dei singoli reparti, in relazione alle effettive esigenze dei vari servizi, affinché possa essere assunta altra mano d'opera, a seconda delle necessità.

In proposito, desidero attirare l'attenzione del Consiglio su un fatto. Tutti sanno che gli operai che si presentano alla Cogne per chiedere lavoro vengono sottoposti - prima di essere assunti - a visita medica e a visita psicotecnica. Orbene, il 50% degli aspiranti vengono scartati ed io penso che si esageri un po'. Infatti, è possibile che la metà dei giovani che chiedono di essere assunti siano in condizioni di salute tali da dover essere scartati? Inoltre, a mio parere, gli aspiranti dovrebbero venire a conoscenza subito dopo la visita dell'esito della visita stessa, in modo da sapere regolarsi circa la possibilità di una prossima assunzione da parte della Cogne.

Invece nessuna comunicazione viene fatta, neanche dopo tre, quattro mesi e soltanto chi è più diligente e si interessa presso la Direzione della Cogne viene a conoscere l'esito della visita e sa, quindi, se la sua domanda di assunzione sarà accolta o no.

Questo è grave, perché se le comunicazioni venissero fatte regolarmente e tempestivamente, il giovane che viene a sapere di non essere stato riconosciuto idoneo può rivolgersi ad altra Società od Impresa per trovare lavoro.

Per quanto riguarda gli organici dei vari reparti, riterrei che dovrebbe essere sentito il parere degli organismi sindacali e, particolarmente, delle Commissioni interne della Cogne.

È da anni che discutiamo dei problemi della Cogne in quest'aula e tutto si è sempre ed unicamente risolto con l'approvazione di ordini del giorno contenenti affermazioni di solidarietà per gli operai, ordini del giorno che praticamente lasciano le cose come stanno.

La seduta odierna di Consiglio non deve concludersi con l'approvazione dei soliti ordini del giorno o con la nomina di Commissioni - parlo di Commissioni in generale - la cui funzione è quella di tirare per le lunghe e di insabbiare i problemi.

Gli operai hanno poca fiducia negli ordini del giorno e nelle Commissioni e, francamente, ne ho poca anch'io che sono stato operaio per molti anni. E non hanno torto di non aver fiducia perché le ripetute promesse fatte da uomini che sono al potere, al Governo, sia a Roma che in Valle d'Aosta, cioè da esponenti di Governi di Centro-sinistra, non vengono regolarmente mantenute.

Io dico: basta con le parole, bisogna passare ai fatti. Non è sufficiente sostituire un Presidente che, dopo fiumi di parole e promesse, lascia le cose come erano prima e si limita a percepire lo stipendio e a sistemare i suoi raccomandati.

Siedono sui banchi di quest'aula dei Consiglieri che fanno parte del Consiglio di Amministrazione della Cogne. Ci dicano questi Consiglieri che cosa hanno fatto a favore dei lavoratori della Cogne e a favore dello sviluppo e del potenziamento dello stabilimento. Ci dicano che cosa intendono fare perché la voce degli operai sia più ascoltata e abbia il suo giusto peso.

Occorre che ci siano degli impegni precisi da parte di tutti i Gruppi politici presenti in quest'aula per la soluzione dei problemi interessanti la Società Cogne e i dipendenti della Società medesima. Se è necessario si vada a Roma, non fra sei mesi, ma presto.

A questo punto, permettetemi di fare una breve parentesi per dimostrare che la sollecitudine non è il forte di questa Amministrazione Regionale.

Sabato scorso si era deciso in questo Consiglio lo stanziamento di una somma, anche se modesta, a favore dei lavoratori in sciopero ed era stato stabilito che la distribuzione della somma sarebbe avvenuta tramite i Sindacati e le Commissioni interne. Si era detto, in tale occasione, che la somma doveva essere erogata subito, perché gli operai in sciopero avevano bisogno immediato di denaro per far fronte alle spese di alloggio, di vitto e varie.

Da informazioni che ho assunto ieri, mi risulterebbe che l'Amministrazione Regionale non ha ancora comunicato ai Sindacati l'importo della cifra stanziata per la distribuzione agli operai scioperanti.

Mi auguro che le informazioni da me assunte non siano esatte e, comunque, rivolgo un vivo sollecito alla Giunta Regionale affinché venga data subito ai Sindacati la comunicazione in questione e si provveda al più presto al versamento della somma stanziata.

Concludo, ribadendo che, essendo la Cogne di proprietà dello Stato, compete al Governo di affrontare e risolvere tutti i problemi della Cogne (sviluppo e potenziamento dello Stabilimento, investimenti, finanziamenti, indirizzo produttivo, ecc.).

Si chiedano al Governo impegni precisi in proposito, con fissazione delle relative scadenze e si riferisca non soltanto al Consiglio ma a tutti i lavoratori della Cogne che sono i principali interessati.

RAMERA - Confesso che parlare dopo l'appassionato intervento dell'amico Manganoni è parecchio difficile; lo sarebbe forse per tutti, anche perché ho notato che al termine dei lavori la Commissione non ha presentato, come normalmente accade, un documento conclusivo sul quale impostare la discussione, documento conclusivo che normalmente si basa su una relazione unanime o su una relazione di maggioranza e su una di minoranza.

Come tutti gli altri ho letto, e riletto anche con molta attenzione, le 343 pagine di verbali relativi ai lavori svolti dalla Commissione consiliare su questo importante argomento, che ha per tema "Studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonché delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello stabilimento". Forse sarebbe meglio dire "dei dipendenti che operano nel settore della Cogne in Valle d'Aosta", visto che l'indagine è stata fatta sia per la parte siderurgica che per la miniera di Cogne, lasciando fuori le altre aziende che operano nella Regione.

A parte certe considerazioni lette sui verbali, che poco penetrano il tema vero e proprio o che, seppure attinenti alla Nazionale Cogne, invadono competenze altrui, come quelle sindacali, ad esempio - per cui bene ha fatto, ad un certo punto, il Segretario della CISL a rivendicare alle Organizzazioni sindacali la sfera di competenza per questa parte - dirò subito che non c'è che da compiacersi con la Commissione consiliare per il lavoro compiuto, per l'ampia indagine svolta attraverso le visite agli impianti, i colloqui con i Dirigenti della Cogne, con le Commissioni interne e con le Organizzazioni sindacali che hanno consentito di raccogliere una notevole documentazione che servirà in maniera determinante per gli scopi che il Consiglio si era prefisso, allorquando ha dato l'avvio a questo studio, scopi che, a mio avviso, dovrebbero costituire la base della discussione e del deliberato consiliare e che potremmo sintetizzare in due obiettivi ben precisi da raggiungere:

1) aiutare decisamente l'azienda nel riassetto della sua situazione finanziaria, per consentirle di completare l'ammodernamento degli impianti e il programma di sviluppo, così come previsto dal piano predisposto dalla Direzione della Società, che già aveva avuto il benestare da parte dell'ex Ministro delle Partecipazioni Statali, On.le Forlani, e che ora deve essere riesaminato per poi passare all'approvazione del Ministro Colombo e dell'Alta Autorità della CECA, per poi essere infine approvato in sede parlamentare dalla Camera e dal Senato.

2) intervento presso la Società Cogne affinché le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti abbiano ad essere le migliori possibili, anche se è chiaro che proprio dall'ammodernamento degli impianti deriveranno condizioni più favorevoli di lavoro, condizioni che potranno anche avere un ulteriore miglioramento extra aziendale, se si considera che l'azienda sta portando a termine anche lo studio per una politica della casa, per cui, attraverso la Gescal e per mezzo dei prestiti appositi da parte della CECA, si ritiene di poter dare avvio al più presto a quella ristrutturazione, da tempo auspicata, del Quartiere Cogne.

In tal modo si potrà dare ad un maggior numero di lavoratori e alle loro famiglie una abitazione moderna, secondo quelle che sono ormai le esigenze di un vivere più civile e creando, altresì, quelle altre strutture sociali che sono ormai divenute costume delle società più progredite.

Ma, pur considerando che il miglioramento dell'ambiente può e deve garantire un posto più dignitoso per tutti, dovrà essere nostra costante preoccupazione di stabilire contatti più frequenti con la Società, perché solo da una aperta collaborazione tra Regione e Nazionale Cogne possono scaturire risultati positivi non solo per l'avvenire dell'azienda, ma soprattutto per i lavoratori.

È necessario suggerire ai Dirigenti della Società soluzioni idonee per le deficienze che ancora si riscontrano e che creano situazioni di disagio in coloro che operano direttamente nello stabilimento, impedendo il loro inserimento nell'azienda e la loro partecipazione alla vita stessa della Cogne con quella dignità che dovrebbe loro competere proprio perché ne sono i protagonisti che, con fatica quotidiana, realizzano appieno quelli che sono i programmi della Società.

Fatta questa premessa, che non vuole di certo ridurre spazio alla discussione, ma semplicemente porre in evidenza i reali punti di interesse sui quali deve soffermarsi il Consiglio, se veramente vogliamo, come nostro dovere, recare un positivo contributo a vantaggio delle maestranze della Cogne e, di riflesso alla economia regionale, che gravita intorno al grande complesso Cogne, fatta questa premessa, dicevo, vorrei aggiungere, prima di penetrare il problema Cogne, una considerazione del tutto personale, ma che mi sembra logica, visto che il Consiglio Regionale, con la discussione odierna, sta affrontando per la prima volta uno dei problemi più importanti economico-sociali della nostra Regione.

E' un esame che facciamo, anche se non abbiamo forse giuridicamente tutti i titoli, perché siamo particolarmente sensibili ad un settore nel quale operano 5.000 lavoratori e intorno al quale gravita la vita economica di oltre un terzo della Regione, un settore della cui fortuna non possiamo non doverosamente occuparci perché la vita della Cogne è in gran parte la vita della Regione, per cui, aiutando questa azienda a vivere e a prosperare, noi aiuteremo in primo luogo i lavoratori della Cogne e faremo ancora la fortuna della Regione.

La considerazione personale a cui accennavo prima deriva proprio da questa nostra volontà di penetrare, direi finalmente, i problemi della nostra economia, per cui, in analogia a quanto facciamo oggi per la Cogne, riterrei altrettanto doveroso, da parte nostra - proprio perché vi abbiamo profuso, in 24 anni di autonomia, decine di miliardi - esaminare anche gli altri settori della vita economica della Regione: l'agricoltura, il turismo, ecc., sviscerandone i vari aspetti, le varie difficoltà, i risultati ottenuti, le prospettive future.

Questo è il compito del Consiglio Regionale, il quale deve operare con la visione ampia di un Parlamento regionale e non con la visuale da Consorteria di interessi comunali, come abbiamo dovuto spesso constatare in quest'aula ed anche fuori di quest'aula, per cui ne derivano poi quei campanilismi che non servono di certo a risolvere i gravi e grandi problemi di una Regione, soprattutto quando questi dovrebbero essere affrontati e risolti da una intelligente politica di piano.

Mi auguro quindi che, con la stessa diligenza e con la stessa intelligente preoccupazione, il Consiglio affronti uno ad uno l'esame dei problemi dei vari settori economici, suggerendone le migliori soluzioni nell'interesse generale della collettività valdostana.

Chiudo questa doverosa parentesi e torno al problema Cogne.

Ho già detto che, a mio modesto avviso, bisogna soffermarsi soprattutto su quelli che sono i temi assegnati alla Commissione e da questa in buona parte sviluppati e, cioè, la situazione economica dell'azienda con le sue prospettive di sviluppo e le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti.

Perché, il voler penetrare molti problemi, sia pure importanti, ma molto spesso visti da un angolo puramente personale o alcune volte per sentito dire, potrebbe allargare la discussione all'infinito; mentre invece noi siamo qui chiamati ad un lavoro di sintesi e soprattutto ad esaminare quali reali possibilità abbiamo e quali mezzi intendiamo adoperare per dare con urgenza un fattivo e concreto contributo alla Cogne e alle sue operose maestranze.

Su questo non posso che concordare appieno con le dichiarazioni fatte dal Segretario della CISL, Beneforti, risultanti sui verbali della Commissione a pagina 252, dove afferma "in particolare è necessario che il Consiglio Regionale intervenga con tutta la sua energia, con tutta la sua forza affinché la Cogne sia messa in condizioni di poter potenziare e automatizzare tutti i suoi impianti e rinnovare tutte le sue strutture. Un intervento energico del Consiglio Regionale in questa direzione darebbe una dimostrazione evidente sia ai lavoratori, sia alle Organizzazioni sindacali, sia ai cittadini valdostani, che tutti in Valle d'Aosta vogliono che la Cogne viva".

Penso che tutti i Consiglieri abbiano letto l'intervento del Segretario della CISL.

E altrettanto concordo appieno con gli interventi fatti dal Consigliere Germano e riportati a pagine 272 e 323 dei suddetti verbali. Mi limiterò a darvi parziale lettura del secondo: "La Direzione della Cogne ha avanzato ai competenti Ministeri una richiesta per ottenere dei finanziamenti di importo rilevante per rimodernamento dei suoi stabilimenti, richiesta che dovrà essere appoggiata dal Consiglio Regionale. Ora, a causa della crisi di Governo, che stiamo attraversando, noi siamo già in ritardo ad iniziare e portare avanti la nostra azione che, a mio avviso, non dovrebbe rappresentare altro che il punto finale del lavoro della Commissione. Il Consiglio Regionale deve dunque intervenire, come forza politica, a tutti i livelli, in appoggio alla richiesta di finanziamenti fatti dalla Cogne. Si tratta quindi di stabilire, ora, i tempi e i modi del nostro intervento; ....".

E questo mi pare sia appunto ciò che tutti noi vogliamo e, cioè, che la Cogne sopravviva e prosperi e che i suoi dipendenti si trovino ad operare in un ambiente più sereno, più umano e dignitoso. Ho detto sopravviva, non a caso, poiché, anche se oggi non si pongono più problemi del genere per la Nazionale Cogne - e questo proprio per la politica di nuovi grandi impianti che giustifica oggi la ragione del nostro intervento e cioè di chiedere i mezzi necessari per l'ammodernamento definitivo degli stabilimenti - non dimentichiamo però che tutta la politica delle industrie siderurgiche si è via via così modificata da indurre a pensare chi dirige, o meglio chi coordina, la politica delle aziende di Stato, se sia ancora economica o meno la sopravvivenza dell'industria siderurgica Cogne, considerando soprattutto la sua collocazione geografica.

Vi dirò in proposito che, secondo il parere di grandi esperti siderurgici, riportato in un numero speciale della Rivista "Successo" - dove si parla in termini positivi sulle prospettive della Nazionale Cogne - la politica non solo italiana ma anche quella internazionale è modificata, ragione per cui gli stabilimenti siderurgici non vengono più posti a bocca di miniera ma portati sul mare, e lo comprovano i grandi complessi dell'Italsider ed i grandi complessi ora in costruzione in Francia, vicino a Marsiglia e vicino a Calais, ed altri ancora.

L'aspetto economico negativo dovuto alla particolare collocazione geografica è tanto più chiaramente evidente se consideriamo l'incidenza che i trasporti assumono sui costi del prodotto, per cui ne deriva un pesante aggravio per la Società Cogne.

Proprio nell'estate scorsa, durante la fermata dello Stabilimento Cogne, vi fu un incontro ad alto livello con i massimi Dirigenti dell'Italsider, in quanto, dopo un ampio esame dei costi, ci si era resi conto che esistevano delle sensibili differenze con i costi delle Aziende dell'IRI.

Orbene, mentre per talune voci le discordanze sono minime, cioè di pochi centesimi, e per alcune altre voci sono addirittura a nostro favore, quello che grava maggiormente sui costi e, di conseguenza, si riflette poi negativamente sull'economia aziendale della Cogne, sono appunto i trasporti.

Basti infatti pensare - e lo ha detto anche chiaramente l'Avv. Einaudi alla Commissione consiliare - che il trasporto da S. Giuseppe ad Aosta è maggiore del costo dal Brasile a Savona; per cui ne consegue che il risparmio o l'aggravio di una sola lira nel trasporto del coke o del minerale ad Aosta possono incidere positivamente o negativamente per un utile di 500 milioni. Ragion per cui, se la Società Nazionale Cogne avesse un'altra collocazione geografica o se sui trasporti si potesse beneficiare di alcune provvidenze (che, tra l'altro, sono state anche oggetto di discussione proprio in sede di programmazione nazionale, tanto è vero che sull'argomento la Sardegna ha richiesto, mediante lo sgravio totale degli oneri di trasporti via mare, di essere considerata non isola, ma semplicemente Regione del continente) e se queste provvidenze potessero in qualche modo provenire dall'intervento dello Stato, mediante sollecitazione della Regione, noi potremmo competere sul mercato a parità con l'Italsider, i cui costi si aggirano, ad esempio per la ghisa, sulle 25, 26 lire, mentre la ghisa Cogne viene a costare sulle 30 lire e quelle cinque lire di differenza sono esclusivamente dovute ai trasporti.

Ho accennato volutamente all'Italsider, come confronto, perché so che la Commissione consiliare regionale ha visitato gli impianti dello Stabilimento di Taranto, che sono certamente una meraviglia dal punto di vista della modernità, tanto da essere considerati fra i migliori del mondo per la loro tecnologia avanzata.

Ne ho accennato perché i membri della Commissione avranno avuto modo di considerare due aspetti di questo complesso: il primo, quello della modernità degli impianti e della collocazione geografica, per cui i rifornimenti avvengono via mare, con costi relativamente modesti; il secondo aspetto, le diverse condizioni in cui si trovano ad operare le maestranze, tanto da fare apparire ben tristi le condizioni dei nostri lavoratori, costretti a lavorare e a produrre in un ambiente davvero disastroso.

Pertanto, sono pienamente giustificate le reazioni degli operai, che, oltre a reclamare un più equo salario, hanno ragione di richiedere anche condizioni migliori di lavoro, secondo quelle che sono oggi le naturali esigenze di ogni uomo.

Questo io ritengo essere il punto su cui devono convergere l'attenzione nostra e la nostra volontà di muoverci insieme, per portare un decisivo contributo all'azienda e ai lavoratori.

Orbene, qual è la situazione della Nazionale Cogne e quali sono le sue reali prospettive di sviluppo?

In questo momento stanno per essere portati a termine alcuni dei lavori più importanti; lo ha potuto constatare la Commissione consiliare e lo sanno i lavoratori. Purtroppo, mentre i lavori relativi a questi grandiosi impianti dovevano proseguire, è andato a rilento il finanziamento da parte dello Stato, essendo stato suddiviso in quattro parti, per cui è aumentata notevolmente la passività nei confronti delle banche; tanto che, seppure oggi il bilancio Cogne segna un pareggio - e questo dopo che il fatturato ha segnato cifre sbalorditive nei confronti di soli cinque anni or sono, passando dai 24-25 miliardi a quelli che saranno certamente quest'anno e cioè i 44 miliardi circa - vi sono pur sempre questi interessi che gravano sull'andamento evolutivo della Società.

Pertanto solo un intervento massiccio da parte del Governo - che, del resto, si dimostra particolarmente sensibile al piano dell'IRI per le aziende siderurgiche, piano che richiede oggi la bellezza di 1.200 miliardi - può rimettere completamente in sesto la Società Cogne e garantirle quel degno inserimento che le compete nella siderurgia nazionale. Questo per quanto riguarda il presente.

Per quanto riguarda le prospettive di sviluppo, vediamo quale strategia intende sviluppare la Nazionale Cogne con il programma di investimenti che deve affrontare l'approvazione del Ministro del Tesoro e dell'Alta Autorità della CECA e, quindi, passare all'esame del Parlamento.

Qui, amici, "parrà la nostra nobilitade", perché proprio in quel momento dovremo premere maggiormente sui singoli Gruppi parlamentari, allo scopo di accelerare l'approvazione della legge sui finanziamenti della Nazionale Cogne.

Il piano "Cogne" prevede un finanziamento globale di 57 miliardi, di cui 28-29 miliardi da attribuire allo stabilimento siderurgico di Aosta e che vanno per 6 miliardi e mezzo destinati per completare gli attuali impianti.

A questo proposito, visto che ho preso qualche appunto mentre parlava Manganoni, potrei dire che certi problemi, come quello del fumo, saranno notevolmente ridotti, dato che con la nuova acciaieria LD avremo impianti modernissimi, più moderni ancora di quelli adottati a Taranto e, così, con l'entrata in funzione dell'LD, verranno eliminati i soffiatori Bessemer, che oggi causano tutta quella polvere.

Non è vero che la fonderia viene eliminata, anzi sarà potenziata, proprio per quei problemi ai quali giustamente ha accennato Manganoni, perché l'LD porterà una richiesta notevole di lingottiere.

Naturalmente il problema della silicosi, che giustamente preoccupa ed ha preoccupato anche il Consiglio, non è un problema prettamente della Cogne, come responsabilità. Esistono, come ha detto bene Manganoni, delle leggi particolari che impongono obblighi precisi e tassativi all'INAIL e che vanno rispettate, perché tutti i lavoratori, dico tutti i lavoratori, dovrebbero essere salvaguardati da questa terribile malattia.

Quindici miliardi, invece, sono previsti per nuovi impianti: 5 miliardi e 400 milioni per le lavorazioni a freddo e 2 miliardi, infine, calcolati per spese impreviste, ma che, se si considerano le pressioni che vengono esercitate sulla Società, potrebbero essere impegnati per l'assorbimento dell'acciaieria di Modena.

Per gli altri settori il piano di investimento prevede 7 miliardi per altre iniziative e questi miliardi trovano la loro collocazione come segue.

Come già previsto nel piano di sviluppo sottoposto al CIPE nel 1967, la Cogne è tutt'oggi attenta alle necessità di sviluppo equilibrato del Paese e, quindi, si propone di intraprendere da sola, od in partecipazione, una nuova iniziativa nel Mezzogiorno per la produzione di acciai speciali ed ultraspeciali, particolarmente destinati all'industria aeronautica, all'industria automobilistica (Alfa-Sud, Fiat-Sud) e alla produzione di impianti per l'industria petrolifera.

Con questo programma - che avrei anche potuto illustrare nelle singole parti, ma il tempo è limitato - balza evidente quale strategia intende adottare la Società, assumendo proporzioni territorialmente vaste a livello nazionale, in grado di potersi affacciare con sufficiente forza anche sui mercati competitivi internazionali.

Da azienda limitata, ad Aosta, come era nata, la Nazionale Cogne vede e vedrebbe interessate al suo complesso altre Regioni e, precisamente, il Piemonte per Castellamonte, l'Emilia per Imola e Modena, il Friuli-Venezia Giulia per la SBE, e il Sud o Centro-Sud per la Cogne del Sud, con possibilità di crescita non solo come azienda, ma anche come potenza industriale, in quanto, coinvolgendo nella propria sfera di interessi più Regioni, potrà accrescere anche la possibilità di ottenere in momenti cruciali il peso politico di tutte queste Regioni a sostegno della Società stessa.

In tale modo per i giovani aumenteranno le possibilità di lavoro poiché, come avviene all'Italsider, avranno possibilità di movimento e quindi di avvenire, potendosi trasferire nei vari settori del complesso Cogne.

Oggi, invece, al massimo possono trasferirsi, quando ciò è possibile, da un reparto all'altro, senza peraltro poter contare su una possibilità di carriera.

Due parole vorrei spenderle per la SBE, dato che in merito, ma con rilievi molto a sproposito, si è sovente parlato e scritto.

I Consiglieri avranno avuto modo di leggere nei verbali quanto ha affermato al riguardo l'Amministratore Delegato della Società. Vorrei però aggiungere, a quelle che sono state le ragioni che hanno spinto la Cogne ad assorbire la Società Bulloneria Europea, una particolare considerazione, e cioè che, a parte l'affare, di per sè ottimo sotto ogni aspetto, va sottolineato l'intervento immediato della Regione Friuli-Venezia Giulia, che, per aiutare la Cogne ad ampliare la SBE, ha immediatamente offerto a prestito alla Società, tramite la sua Finanziaria, la somma di lire un miliardo e mezzo, con un modesto interesse.

L'offerta, per il momento, non è ancora stata accettata, in quanto la Società Nazionale Cogne intende tenere sotto controllo ancora per un certo periodo la SBE, in modo da accertare le sue effettive possibilità.

Questa considerazione ho voluto farla poiché ritengo che anche la nostra Regione dovrebbe esaminare determinate possibilità di intervento se veramente, e non solo a parole, si vuole favorire una certa industrializzazione.

Ad esempio: le lavorazioni a freddo previste come azienda collaterale dovranno attendere, per la loro realizzazione, i 57 miliardi dello Stato, mentre invece la Nazionale Cogne, se avesse oggi un miliardo e mezzo alle stesse condizioni del Friuli, potrebbe realizzare subito una prima parte del complesso, dando lavoro ad alcune centinaia di operai e favorendo una cerchia di Comuni, i cui abitanti non hanno oggi altro sbocco che l'agricoltura.

Si potrà obiettare che le possibilità finanziarie della nostra Regione sono minori di quelle delle altre Regioni a Statuto speciale.

Ora, a parte il fatto che se maggiori sono i bilanci maggiori sono anche i territori, le popolazioni e i problemi, per cui la tesi non regge, vorrei sottolineare che con 100 milioni stanziati per il settore dell'industria in un bilancio di 24 miliardi non si fa molta strada; per cui sarà bene che, nella formulazione del bilancio dell'anno 1970, la Giunta riveda il capitolo di spesa relativo all'incentivazione industriale, prevedendo un adeguato importo per consentire quelle speciali provvidenze, cui ho fatto cenno, provvidenze che potranno essere studiate attentamente, ma che non possono discostarsi da quanto avviene altrove. In altre parole, la Regione assuma a suo carico, come del resto già si fa per l'industria alberghiera, tutti gli interessi passivi, o quanto meno parte di tali interessi, per i mutui contratti dall'industria per i nuovi impianti.

Potrei leggervi tutti i provvedimenti presi al riguardo dalle altre quattro Regioni Autonome e vedremmo questo (lo dice la Soris a conclusione di uno studio sullo sviluppo industriale della Valle d'Aosta), cioè che, sotto il profilo dell'industrializzazione, la Valle d'Aosta è tuttora carente.

Quindi, poiché altre Regioni già hanno provveduto in merito, anche noi dovremmo fare qualche cosa. Soltanto con i fatti si fa la politica dell'incentivazione industriale e non con le sole parole, che possono, a volte, anche soddisfare l'uditorio, ma che lasciano il tempo che trovano e non risolvono affatto i problemi, specie quei problemi che dovremmo tenere ben presenti per gli anni '70.

Nei riguardi della Nazionale Cogne abbiamo tutti dei sacrosanti doveri, ai quali non possiamo sottrarci, dato che non si è mai fatto nulla e moltissimo, invece, dobbiamo a questa industria che, tutto sommato, conta per circa il 40% della nostra economia.

Basti pensare che i soli salari ammontano oggi a 14 miliardi di lire e che, direttamente e indirettamente, la Nazionale Cogne, attraverso i tributi suoi, dei suoi dipendenti e di tutti gli imprenditori che operano intorno ad essa e di tutti gli altri settori dei commercianti, artigiani, professionisti, influisce anche sul nostro riparto fiscale, che dalle quote di questi tributi viene alimentato in maniera cospicua.

Sarebbe quindi logico che, dopo 25 anni di autonomia, si cominciasse a vedere la Cogne non come quel qualcosa che fuma al di là della ferrovia, ma nella sua realtà obiettiva, che è poi quella di circa 5.000 dipendenti, che operano sì per il loro salario, ma che con la loro quotidiana fatica portano tutti insieme, giorno per giorno, dal massimo dirigente al modesto lavoratore, un contributo determinante allo sviluppo, non solo della loro azienda, ma a quello dell'economia valdostana; per cui si può ben dire: giù il cappello davanti a questa gente che ha incrementato lo sviluppo sociale ed economico della nostra Regione.

A conclusione di tutto quanto ho esposto, sia per la situazione finanziaria attuale e sia per le prospettive di sviluppo che ho illustrato rendendo pubblico il piano di investimenti, appare evidente che, se veramente vogliamo rendere positivo il lavoro della Commissione consiliare e della nostra seduta di oggi, dobbiamo, così come rilevava il collega Germano, aiutare la Nazionale Cogne con una azione comune di tutti i Partiti, di tutte le forze politiche, perché ottenga, attraverso quel piano presentato al Governo, i mezzi che le consentano di portare a termine l'ammodernamento degli impianti e che permettano alla Cogne - come è nei programmi della sua rinnovata classe dirigenziale e come le compete per la bontà degli acciai prodotti dalle capaci maestranze dello stabilimento - una azione competitiva sul piano italiano e internazionale, superando per la sua particolare produzione di acciai speciali anche quell'enorme difficoltà che è rappresentata dalla sua collocazione geografica.

Occorre al tempo stesso che, attraverso strutture tecnologiche moderne, si assicuri a quelli che sono i protagonisti di questa azienda, cioè ai lavoratori, un ambiente di lavoro più sereno, più civile e, soprattutto, più umano.

Problemi ne resteranno ancora e, del resto, è naturale che problemi sempre nuovi si affaccino di continuo nell'attività umana. Ma è sul risanamento finanziario dell'azienda - che è un patrimonio di tutti, di noi valdostani come degli altri - che dobbiamo fare fronte comune, così come dobbiamo essere uniti nel dare ai lavoratori una azienda diversa da quella che è oggi, non solo sana economicamente, ma sana nei rapporti umani e sociali e sana nel senso di dare agli operai una sede moderna ed umana dove operare quotidianamente.

Per questo dobbiamo essere convinti della necessità di un fronte comune, abbattendo quelle superate storture mentali che in passato ci hanno impedito, ed anche al presente ci impediscono, una possibile positiva collaborazione, anche quando si ha per obiettivo la conquista di beni di interesse generale.

Si evolvono le varie conoscenze ed attività umane, ma altrettanto non abbiamo fatto noi uomini politici, conservando quei preconcetti che non avevamo quando insieme abbiamo lottato nella Resistenza, preconcetti che poi si sono via via insinuati in noi, creando barriere insormontabili.

Ritengo che sia ora di buttare alle ortiche certi schemi di lotte tra i Partiti e che, pur nella differenziazione delle idee più diverse ed anche più lontane, si trovi, di fronte ad obiettivi ed interessi contingenti e collettivi, quella solidarietà che deve manifestarsi in una azione unitaria, per operare, come nel caso nostro, a favore della Cogne e della classe lavoratrice che vi opera, il che è poi nell'interesse non solo diretto di chi opera nella Nazionale Cogne, ma di tutta la Regione, considerando l'altissimo e decisivo apporto di questa azienda all'economia della Regione.

CAVERI - Prima di tutto, permettetemi di smentire una affermazione fatta dal Presidente del Consiglio Regionale e dal Consigliere Ramera, i quali entrambi hanno detto che è la prima volta che il Consiglio Regionale discute della Cogne. Ora, questo non è affatto vero, perché già parecchie volte il Consiglio Regionale si è occupato della Cogne.

Io ho qualche fascicolo davanti a me, tra l'altro il fascicolo che contiene il verbale della seduta del Consiglio Regionale del 1954. In tale seduta, ormai lontana, il Consiglio Regionale ha sviscerato il problema della Cogne, con un bel risultato per alcuni degli iscritti al nostro Movimento, che sono stati immediatamente trasferiti uno da Morgex a Torino, un altro da La Thuile a Cogne e così via, con altre sanzioni disciplinari.

Quello è stato il risultato della prima riunione del 1954 del Consiglio Regionale, nella quale si è discusso della questione della Cogne.

Ho qui un fascicoletto che contiene verbali riportanti dichiarazioni di alcuni Consiglieri fatte nell'anno 1967. Dagli atti della nostra Commissione consiliare risulta che nell'anno 1963 parecchie volte abbiamo parlato della Cogne. Quindi non è affatto vero che è la prima volta che il Consiglio Regionale tratta a fondo il problema della Società Cogne.

Questa smentita era pur necessaria, perché è frequente il difetto di non ricordarsi dal naso alla bocca. Quando si tratta un problema, non si va mai a vedere precedenti e si dice: "è la prima volta che noi ci occupiamo di questo problema".

Entriamo ora nel vivo dell'argomento.

I Consiglieri Tonino, Germano, Dolchi e chi vi parla, a nome dei rispettivi Gruppi, in data 2.7.1968 avevano presentato una mozione, chiedendo che il Presidente del Consiglio Regionale nominasse una Commissione consiliare di cui facessero parte rappresentanti di tutti i Gruppi politici del Consiglio Regionale, per studiare la situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonché per un esame delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello stabilimento.

Perché abbiamo presentato questa mozione? Abbiamo presentato questa mozione, prima di tutto perché noi ritenevamo necessario, di fronte a tutte le cortine fumogene di certi quotidiani nazionali, che prima di tutto fosse necessario stabilire quale fosse la verità sulla Cogne, verità che non è mai stata detta da quei quotidiani ai quali alludo, che hanno detto delle eresie in materia.

Potrei citare anche il nome del giornale e il nome del giornalista, il quale affermava che la Cogne era l'industria pilota della siderurgia europea. Non si poteva inventare una balla più grossa di quella, ma questa balla è stata detta, con infinite altre balle, sui giornali nazionali di Torino, Milano, di Roma, ecc.

Quindi il primo scopo della Commissione consiliare qual era? Era di ristabilire la verità sulla Cogne perché, altrimenti, non sarebbe stato possibile al Consiglio regionale di arrivare a quella decisione globale, alla quale noi dobbiamo arrivare oggi: ad una decisione globale che non sia il riflesso delle opinioni di un Gruppo o di un altro, ma che faciliti la soluzione dei problemi della Cogne.

Per ristabilire la verità sulla Cogne, per quanto mi riguarda, io mi sono permesso di rivolgere alcune domande all'Avvocato Einaudi.

Le mie domande sono state le seguenti:

1) quali sono le risultanze dei bilanci della Cogne per gli anni 1966 e 1967 e le presumibili risultanze del bilancio per l'anno 1968?

2) ci sono degli accordi tra la Cogne e la Società Breda?

3) è stata costituita una Società in comune fra la Cogne e la Società Breda per la vendita degli acciai?

4) quali sono le prospettive di fusione tra queste Società?

5) qual è il rapporto tra i costi di produzione del minerale di Cogne e del minerale estero reso ad Aosta?

6) qual è nella produzione il rapporto dell'uno e il rapporto dell'altro?

7) quali sono le percentuali di incidenza dei vari elementi di produzione, cioè salari, stipendi, direzione generale, minerale Cogne, minerale estero, energia elettrica, ecc. sui costi?

8) quali sono le differenze tra il costo di produzione e il prezzo di vendita per la ghisa e per gli acciai?

9) quali sono le differenze tra i costi di produzione della Cogne e delle altre industrie siderurgiche nell'ambito del MEC?

10) quali sono le differenze tra il prezzo di vendita della Cogne e il prezzo di vendita delle altre industrie siderurgiche del MEC?

11) è vero che alla Cogne, quando un operaio viene promosso equiparato, è prima licenziato come operaio e assunto poi di nuovo come equiparato?

12) ritengono il Presidente e l'Amministratore Delegato della Cogne che tale procedura sia conforme al diritto e alla equità?

13) quali sono le possibilità di aprire ad Aosta stabilimenti complementari della Cogne?

Dunque, 13 erano le domande che io rivolgevo all'Amministratore Delegato della Cogne, Avvocato Einaudi.

L'Avvocato Einaudi ha risposto con grandissima abilità. L'abilità dell'Avvocato Einaudi è un qualche cosa che non si può discutere e non si può negare. Io non vorrei che il paragone fosse giudicato poco reverente, poco rispettoso, ma ad ogni modo "absit iniuria verbis". Quando io sentivo le risposte dell'Avvocato Einaudi ai vari membri della Commissione consiliare, tra l'altro anche alle mie domande, mi sembrava di vedere quei giocolieri che lanciano in aria cinque palle e ne hanno due in mano e ce ne sono tre che girano in aria: una abilità veramente straordinaria.

L'Avvocato Einaudi non ha risposto subito alle mie domande, ma ha fatto delle premesse, diffondendosi molto sulle questioni generali. Soltanto dopo parecchie pagine della sua dichiarazione, l'Avvocato Einaudi dice quello che noi sapevamo già, e cioè quale fosse il deficit del 1966 e il deficit del 1967, cioè 2 miliardi nel 1966 e 2 miliardi nel 1967.

L'Avvocato Einaudi ha anche ammesso che la situazione non sarebbe migliorata nel 1968 e non sarebbe gran che migliorata nel 1969.

Noi sapevamo quali fossero i deficit della Cogne in quegli anni; desideravamo soltanto di vedercelo confermare dall'Avvocato Einaudi, perché, tra l'altro, detenevamo una copia del bilancio della Cogne del 1967. Salvo la risposta sui bilanci 1966-1967, le risposte dell'Avvocato Einaudi sono state un po' "flou", quasi fossero avvolte nella nebbia.

Sulla questione della Breda, l'Avvocato Einaudi ha dato una risposta più esauriente: ha detto che l'accordo tra la Breda e la Cogne doveva limitarsi alla sfera commerciale e che la Cogne aveva messo a disposizione della Breda la sua rete commerciale, che si prospettava pure una specie di divisione del lavoro tra la Cogne e la Breda e che questo era il fondo dell'accordo tra la Cogne e la Breda.

L'Avvocato Einaudi ha negato che vi fossero prospettive di fusione tra queste due Società. Avevo chiesto poi quali fossero i costi di produzione del minerale di Cogne e del minerale estero. Anche qui la risposta è stata vaga e involuta, per cui solo indirettamente si capisce che il minerale estero, reso ad Aosta, costa meno del minerale di Cogne. Abbiamo rinnovato la stessa domanda ai membri della Commissione interna delle Miniere di Cogne e ai rappresentanti delle Organizzazioni sindacali.

Un rappresentante delle Organizzazioni sindacali è stato molto preciso e ci ha detto persino i prezzi del minerale estero reso ad Aosta e il prezzo del minerale di Cogne reso pure ad Aosta. Egli ha parlato di 20-22 per il minerale estero e di 17 e 18 per il minerale di Cogne.

Oggi si verifica di nuovo quanto è avvenuto ai tempi di Cavour, quando si è stabilito il libero scambio del Regno di Sardegna. E' stata la differenza di pochi soldi per ogni miriagramma di ferro, che ha determinato il crollo in Valle d'Aosta dell'industria del ferro all'epoca del Conte Camillo Benso di Cavour. Potrei leggervi un discorso di Cavour al Parlamento Subalpino. Il Conte di Cavour era stato vivamente attaccato da alcuni Deputati che difendevano gli industriali della Valle d'Aosta; Cavour rispose che l'industria del ferro della Valle d'Aosta doveva adeguarsi all'industria di altri Paesi.

Tornando ai tempi nostri, è molto grave che il minerale di Cogne costi di più del minerale del Brasile o della Mauritania reso ad Aosta. Questa è conseguenza del forte ribasso dei noli marittimi, per cui il trasporto per mare costa molto meno del trasporto per ferrovia. Per questa ragione le industrie che in Francia si erano sviluppate in Savoia e nel Delfinato, lungo l'arco delle Alpi, stanno oggi chiudendo i loro battenti o ridimensionandosi o trasferendosi sulle coste settentrionali della Francia. In Savoia c'era un'industria cartaria molto importante; si usava l'ottimo abete della Savoia. Oggi gli industriali francesi trovano più conveniente di importare le piante dalla Scandinavia, che costano molto meno degli abeti della Savoia. D'altra parte, i trasporti dalla Scandinavia alle coste settentrionali della Francia costano molto meno dei trasporti dalla Savoia verso gli altri dipartimenti, soprattutto nel nord della Francia.

Ho accennato alla differenza fra il prezzo del minerale di Cogne, più elevato di quello straniero reso ad Aosta. Qui ci sarebbero molte cose da dire.

Ho accennato finora alla questione dei noli marittimi, ma vi sono altri fattori. Le miniere che sono state scoperte nell'ultimo decennio in Mauritania, nel Brasile, nel Venezuela, in certi Paesi scandinavi, perfino vicino al circolo polare artico, permettono una produzione a costi molto inferiori.

Tornerò sulla questione delle miniere di Cogne quando parleremo dei sistemi di coltivazione di quella miniera, perché, su quel punto, abbiamo sentito delle dichiarazioni molto gravi dalla Commissione interna dei minatori di Cogne, confermate dai rappresentanti delle Organizzazioni sindacali.

Abbiamo chiesto qual era nella produzione della Cogne il rapporto tra il minerale di Cogne e il minerale estero. Ci è stato detto che qualche tempo fa il rapporto era del 50%, ma poi è stato aggiunto che ormai era già minore questa proporzione, cioè era minore la percentuale del minerale di Cogne.

Poi ho fatto la domanda, che per me era un po' il "clou" di tutta la mia inquisizione, e cioè la domanda n. 7: chiedevo quali sono le percentuali di incidenza dei vari elementi della produzione, cioè salari, stipendi, direzione generale, minerale di Cogne, minerale estero, energia elettrica, ecc. ecc. Allora si è verificato quello che si era già verificato nell'anno 1954.

Già allora avevo detto che bisognava preoccuparsi dei costi di produzione, che era quella la questione centrale, di cui nessuno allora voleva sentire parlare; non volevano sentirne parlare i dirigenti della Cogne e devo dire schiettamente: non volevano sentirne parlare neanche i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali, perché la parola magica era "aumentare la produzione".

Sì, aumentare la produzione è una gran bella cosa, ma ad un patto, Signori: al patto che i costi di produzione diminuiscano, perché, se si aumenta la produzione e i costi di produzione non diminuiscono, allora il deficit continua ad aumentare. Questo è evidente; se io aumento la quantità delle patate che vendo nel mio negozio, ma la differenza tra il prezzo d'acquisto e il prezzo di rivendita non è favorevole alla mia azienda, un giorno dovrò andare in Tribunale a presentare una domanda di fallimento.

Queste sono cose che dovrebbero essere ovvie, non occorre essere dei grandi economisti per sapere queste cose, è l'ABC che ci hanno insegnato a scuola.

Ora, nel 1954, come Presidente della Giunta Regionale e Consigliere, avevo posto un quesito all'Ingegnere Pasquali, il quale era stato eletto dal Consiglio Regionale come rappresentante del Consiglio Regionale presso la Cogne. Tra parentesi, era stato nominato in questo modo: ci era stato detto dai rappresentanti della Democrazia Cristiana: eleggiamo un rappresentante della Democrazia Cristiana e uno dell'Union Valdôtaine e così saremo a posto; e noi, da buoni fessi, abbiamo creduto e si è eletto un rappresentante della Democrazia Cristiana, l'Ing. Pasquali, si è eletto un altro Consigliere che non nomino, come rappresentante dell'Union Valdôtaine.

Il bidone è stato perfetto, perché l'Ing. Pasquali è stato nominato membro del Consiglio di Amministrazione della Cogne e il rappresentante dell'Union Valdôtaine non è stato nominato Consigliere di Amministrazione.

Quando noi abbiamo chiesto all'Ing. Pasquali di fare il piacere di dire quale era il costo della produzione della Cogne e quali erano i costi di produzione delle altre industrie, l'Ing. Pasquali ha detto: "perbacco, ma voi non sapete che ci sono dei codici che mi impediscono di parlare, ma io non posso dire niente".

Ebbene, con maggiore diplomazia, con maggiore abilità, veramente consumata e raffinata, l'Avvocato Einaudi ci ha detto la stessa cosa; in sostanza, cioè, si è rifiutato di dirci come fosse la questione dei costi di produzione. Ci ha detto che avrebbe mandato una lettera, spiegando quali erano le percentuali di incidenza dei vari elementi della produzione, ma non ce li ha mai mandati.

D'altra parte, si è rifiutato nettamente di stabilire quale era la differenza tra i costi di produzione della Cogne e i costi di produzione delle altre industrie del MEC. Ora, queste cose dimostrano che in queste condizioni non si potrebbe approfondire il problema di studio della Cogne perché, se ci mancano quei dati dei costi di produzione, come possiamo studiare il problema della Cogne? Quello è il problema fondamentale, quello è il problema basilare.

Per nostra fortuna, per sapere quali sono i costi di produzione della Cogne e quali sono le percentuali di incidenza dei vari elementi della produzione, non abbiamo bisogno di porre delle domande all'Avvocato Einaudi, o meglio, non abbiamo bisogno che l'Avvocato Einaudi ci risponda.

L'Avvocato Einaudi si è rifiutato di rispondere a quelle nostre domande, ma tanto noi sappiamo lo stesso e, cioè, sappiamo che in un determinato anno, salvo errore nel 1966, i servizi produttivi hanno costato 1337 milioni, cioè il 69%, il 18% l'altoforno soffiato, il 33% l'acciaieria, il 2% la fucina, il 9% il laminatoio, trattamenti termici e forniture 4%, fonderia 1%, e poi ferroleghe 2%. Servizi sussidiari 17%, composti in questo modo: manutenzione esterna 9%; officina trasporti 6%; servizio termotecnico 2%; servizio controllo metalli 2%; laboratorio chimico 1%; laboratorio di ricerche 1% e servizio personale 1%.

I servizi generali costano un occhio della testa, perché sono costati in quell'anno l'8% delle spese totali della Cogne!

Potrei continuare a dire quanto si spende di cromo, di nichel, di molibdeno di carbone, di rottami, di minerali, di fondenti, refrattari ed elettrodi.

Noi abbiamo chiesto pure, in tema di differenze tra i costi di produzione della Cogne ed i costi di produzione delle altre industrie del MEC, delle precise domande all'Avvocato Einaudi. Gli abbiamo ricordato che lo studio SORIS ha stabilito che un certo tipo di acciaio costava alla Cogne 300.000 lire all'unità, alla tonnellata, ed era venuto dalla Cogne a 230.000 lire alla tonnellata, quindi con una perdita di 70.000 lire alla tonnellata.

Noi abbiamo fatto questa domanda all'Avvocato Einaudi, ma la sua risposta è stata veramente un cesello da orafo.

Con l'Avvocato Einaudi ho parlato pure della questione degli equiparati. Gli operai che vengono promossi equiparati, vengono licenziati come operai e riassunti come equiparati, con loro gravissimo danno.

La prima volta che ho interrogato l'Avvocato Einaudi su questo fatto, mi ha detto: "ma, come, vi volete occupare anche di questioni sindacali, ecc..."; ma noi ci vogliamo occupare di tutto quello che riguarda la Cogne, quindi non solo dei dati tecnici, dei dati economici, dei dati commerciali, ma anche dei rapporti umani.

Allora l'Avvocato Einaudi mi ha detto che non sapeva bene se il trattamento usato nei confronti degli equiparati fosse quello da me denunciato. Poi l'Avvocato Einaudi, nella seduta successiva, ha detto che tutto quanto era previsto da un contratto collettivo.

Ora, questo è vero, cioè in un contratto collettivo si è stabilito questo: che quando un operaio è nominato equiparato viene licenziato come operaio e riassunto come equiparato.

Ma ci sono - ho detto all'Avvocato Einaudi - due sentenze della Corte di Cassazione che dicono che ciò è contro i principi generali del diritto e contro l'equità; quindi, anche se tutto ciò è stabilito in un contratto collettivo, questa clausola è nulla, perché è una clausola "contra legem". Ma su questo l'Avvocato Einaudi è stato irremovibile e si è rifiutato di assumere qualunque provvedimento, diciamo così, liberale (in senso lato) nei confronti degli equiparati, i quali continuano ad essere licenziati come operai e rinominati come equiparati, con un danno evidente.

Io cerco di avviarmi verso una conclusione. Abbiamo chiesto quali erano le possibilità di aprire attività industriali complementari ad Aosta. La domanda è stata vaga, ma positiva; però quando siamo andati a visitare lo stabilimento, dopo la visita, ci siamo trovati nella sede della Direzione, e qualcuno ha continuato a parlare dei problemi della Cogne; ad un certo momento, un superdirigente, da poco nominato, alla Cogne ha fatto una dichiarazione molto precisa e molto draconiana, cioè si è rivolto all'Avvocato Einaudi e gli ha detto: "sa che, durante questa visita allo stabilimento ho sentito che i Consiglieri regionali hanno in testa che noi dovremmo aprire dei nuovi stabilimenti o dei nuovi reparti, non per una ulteriore lavorazione siderurgica, ma per una vera e propria lavorazione meccanica, e questo è impossibile; io sono contrarissimo a ciò e penso che siamo tutti d'accordo su questo punto".

Allora l'Avvocato Einaudi ha risposto in modo mellifluo e ha detto con un sorriso: "ma, io sarei meno draconiano di lei", ma niente di più; e questa è stata tutta la risposta che abbiamo avuto alla domanda n. 13.

Nella seconda riunione ci siamo occupati della questione dell'INAIL, del trattamento che l'INAIL usa nei confronti dei silicotici. Ciascuno ha ricordato, in base alla sua esperienza professionale, in che termini era il problema, la questione della rendita di passaggio, la questione dei reparti che sono silicotigeni, ma che non sono riconosciuti come tali.

Questo problema è stato ampiamente sviscerato e io non intendo diffondermi al riguardo, perché penso che altri Consiglieri ne parleranno, perché più competenti di me su questo punto.

MONTESANO - Ha già oltrepassato di dieci minuti il tempo previsto dal Regolamento.

CAVERI - È interessante quanto ha detto l'Avvocato Einaudi sulla questione del rapporto tra mano d'opera e produzione, perché l'Avvocato Einaudi ci ha detto che lo stabilimento di Cornegliano ha 7000 unità e una produzione di 2 milioni di tonnellate; e ci ha anche spiegato che il rapporto di Taranto è molto più favorevole di quello di Cornegliano e in quella occasione qualcuno, qualche membro della Commissione consiliare, ci ha letto una statistica della Mediobanca dalla quale risulta il rapporto tra lavoro e produzione.

È certo che la Cogne è in coda o quasi in coda di questa statistica.

Il Presidente del Consiglio dice che io avrei superato i limiti di tempo di dieci minuti, e allora questo mi obbliga a comprimere molto tutto ciò che volevo dire.

Tratterò ancora un solo argomento ed è questo: ho accennato, prima, che i rappresentanti della Commissione interna della Cogne ed i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali della Cogne ci hanno detto un fatto molto grave, cioè che la coltivazione attuale della miniera di Cogne sarebbe una coltivazione di rapina, per cui il 50% del minerale andrebbe sperperato.

Io non so se questa affermazione sia vera o no; ma, se fosse vera questa affermazione, allora penseremmo questo: secondo lo studio della SORIS vi sarebbero ancora da 14 a 16 anni di tempo per lo sfruttamento della miniera. Ora, se è vero che si sperpera il 50% del minerale di Cogne attraverso questo sistema di coltivazione, allora il numero degli anni si ridurrebbe alla metà, cioè avremmo ancora 5, 6 o al massimo 8 anni di vita della miniera.

Questo è l'ultimo argomento che io ho voluto trattare.

E veniamo allora a quella che vorrebbe essere la conclusione.

Dal bilancio del 1967 risulta che la Cogne, in tale anno, aveva 60 miliardi di debiti con le Banche; sappiamo che per modernizzare la Cogne - almeno così è stato detto dagli stessi dirigenti della Società - occorrono circa 60 miliardi per elevare il livello tecnologico della Cogne, in modo che la stessa possa essere competitiva con le altre industrie del MEC. Vediamo allora, stando a quanto è stato dichiarato da coloro che sono più esperti di noi, che la somma globale necessaria per "renflouer" la Cogne è di 120 miliardi, di cui 60 miliardi per pagare i debiti verso le Banche che la Cogne aveva già nel 1967.

Non si dica che è una somma eccessiva, poiché per lo stabilimento di Taranto, di cui si parla tanto, lo Stato ha speso 1100 miliardi.

D'altra parte, abbiamo sentito dall'Avvocato Einaudi che, per l'industria siderurgica della Sardegna, quella Regione, salvo errore, ha dato 36 miliardi e 36 miliardi li ha dati lo Stato.

Se la Sardegna può dare 36 miliardi solo per l'industria siderurgica, ciò vuol dire che il riparto fiscale tra lo Stato e la Sardegna è molto più positivo e molto più favorevole del riparto fiscale tra lo Stato e la Regione Valdostana.

Io mi dolgo che il tempo mi impedisca di dire tante cose che avrei voluto dire, ma vengo alla conclusione e la conclusione è questa: io ritengo che tutti coloro che hanno letto, o leggeranno, questi malloppi, si convinceranno che la Commissione consiliare per il problema della Cogne non è stata inutile: è stata utile, quanto meno, per stabilire qual è l'esatta, reale, vera situazione della Cogne.

Noi non vorremmo più vedere su certi giornali quegli sconci articoli, come è sconcio l'articolo che è stato pubblicato oggi; perché quando un giornalista dice il falso sapendo di dire il falso, sapendo che vuole ingannare l'opinione pubblica, a cominciare dagli operai della Cogne, e allora questo giornalista non è degno di essere chiamato tale, perché manca di un minimo di dignità professionale.

Si fa un gran parlare di democrazia, di libertà di discussione, di libertà di stampa, di libertà di riunione e chi più ne ha più ne metta, ma in un Paese non esiste una vera libertà di stampa quando certi organi magni cercano di ingannare l'opinione pubblica, raccontando che la Cogne va a gonfie vele, raccontando che la Cogne è l'industria pilota della siderurgia europea.

Ma non si vergognano di mettere la loro firma sotto queste menzogne e sotto queste sconcezze?

Ebbene, io chiedo che per sfatare queste leggende, queste menzogne, io chiedo al Presidente del Consiglio Regionale di dare la massima pubblicità a questi verbali. Io domando che, prima di tutto, una copia di questi verbali venga mandata a queste personalità: al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente del Senato, al Presidente della Camera, al Presidente della Commissione Industria alla Camera, al Presidente della Commissione Industria al Senato, al Presidente della Commissione Partecipazioni Statali, alla Camera e al Presidente della stessa Commissione al Senato, al Ministro del Bilancio e ai relativi Sottosegretari del Ministro del Bilancio e della Programmazione.

La programmazione è fallita miseramente sul piano nazionale, come sul piano regionale, poiché i soli che fanno la programmazione sono i grandi industriali, che sono i padroni del vapore.

Si fanno le fusioni tra le grandi società e i grandi gruppi. I Ministri ne hanno notizia il giorno dopo, quando leggono il giornale.

Ad ogni modo, la programmazione è fallita, ma speriamo che, se è fallita, possa di nuovo reimbarcarsi verso lidi felici e allora mandiamo una copia di questi atti anche al Ministro del Bilancio e della Programmazione, nonché al Ministro dell'Industria e ai relativi Sottosegretari.

Molti di questi Signori, naturalmente, non leggeranno questi verbali, perché non ne avranno il tempo, non ne avranno la voglia, ma speriamo che qualcuno legga questi verbali.

Poi io chiederei anche che il Presidente del Consiglio Regionale mandi questi verbali anche alle Direzioni dei grandi giornali e delle principali Riviste politiche.

Da questi verbali risulta la verità sulla Cogne. Questa pubblicità è necessaria, perché è il primo punto di partenza, perché io scommetto che, quando, ogni tanto, c'è un Ministro delle Partecipazioni Statali che arriva ad Aosta, magari in tournée elettorale e dice "votate, se voi volete che la Cogne fiorisca", come una volta si diceva: "Se volete la salute, bevete il Ferro China Bisleri".

Ebbene, non basta che il Ministro delle Partecipazioni Statali, magari in tournée elettorale, vada alla miniera di Cogne e si metta l'elmetto che ha portato valorosamente il nostro Assessore Mappelli; non basta che questo Ministro, con l'elmetto in testa, giri per la miniera o giri nello stabilimento. Noi chiediamo che questo Ministro legga questi verbali e, allora, sarà un po' più informato di quale sia la reale situazione della Cogne.

L'Avvocato Einaudi è stato più eloquente quando ha taciuto o quando si è rifiutato di rispondere; allora è stato veramente eloquente, più eloquente ancora di quando ha risposto alle nostre domande. Parlo del Ministro delle Partecipazioni Statali, che non deve mai aver saputo la reale situazione della Cogne.

Quando Caterina di Russia navigava sul fiume Volga, per ispezionare l'impero, il suo Primo Ministro, che era anche il favorito (come sono sempre dei favoriti i dirigenti della Cogne quando accompagnano il Ministro) facevano vedere alla Grande Imperatrice, sulle rive del Volga "Vede Maestà, quel villaggio, vede quell'altro villaggio, tutti villaggi nuovi". Invece quei villaggi erano stati fatti costruire dal Ministro (un mese prima che passasse l'Imperatrice) con della cartapesta.

Questi trucchi avvenivano anche quando Mussolini visitava i campi di aviazione e gli aerei spostati da un campo d'aviazione all'altro e il Duce si congratulava con i generali e con i colonnelli dello sviluppo dell'Ala fascista.

Questo è avvenuto anche ai tempi di Fanfani; io non vorrei dare un dispiacere a Ramera; ma poi alla fine farò un piccolo complimento per Fanfani e allora Ramera sarà tutto contento e, così, finiremo in bellezza. Quando Fanfani è andato a visitare la Calabria, i dirigenti locali hanno avuto il coraggio di trasportare non più degli aeroplani, ma le mucche con i camions. Quando Fanfani arrivava alla fattoria A, B, C e D vedeva sempre le stesse mucche. Ma siccome Fanfani è Fanfani, se ne è accorto e ha tirato le orecchie ai dirigenti della D.C. della Calabria.

Un momento fa il Consigliere Manganoni aveva anche accennato....

PRESIDENTE - Avvocato Caveri....

CAVERI - No, no, è solo per associarmi a Manganoni.

Manganoni ha proposto che una delegazione di rappresentanti dei vari Gruppi vada a Roma, con, non so bene, il Presidente della Giunta, con la Giunta, ecc. e che questa delegazione vada nei vari Ministeri competenti e si faccia ricevere dai vari Gruppi parlamentari.

Noi, come Union Valdôtaine, aderiamo; non sappiamo ancora qual è la risposta; d'altra parte, Manganoni non l'ha proprio detto in via ufficiale, non lo so, ad ogni modo, noi siamo d'accordo su questa proposta.

PRESIDENTE - Avvocato Caveri, se ben ricorda, la questione della divulgazione massima dei verbali a cui lei ha accennato, è già stata da me fatta presente in occasione di una seduta della Commissione consiliare Cogne. In tale seduta io dissi che i verbali dovevano avere la massima pubblicità ed essere divulgati in un libro sulla Cogne, libro che dovrebbe comprendere anche il resoconto della seduta odierna. Il nostro programma quindi, ripeto, è quello di fare stampare il volume sui lavori della Commissione consiliare e del Consiglio e di dargli la massima divulgazione. Accolgo pienamente gli indirizzi da lei segnalati, dandole assicurazione sin da ora che il tutto sarà fatto nel più breve tempo possibile.

CAVERI - Signor Presidente, la sua dichiarazione mi riempie di gioia; visto che si vuole fare un libro e stamparlo, allora facciamone moltissime copie e mandiamone una copia ad ogni Deputato e ad ogni Senatore.

PRESIDENTE - Sì, senz'altro.

CAVERI - Così se qualche Ministro, avendo delle grane più importanti, non ha il tempo di leggere il libro sulla Cogne, potranno almeno farlo molti Senatori e molti Deputati, che ammontano a circa un migliaio. Auguriamoci che qualcuno almeno lo legga, questo è molto importante.

PRESIDENTE - Poiché lei è d'accordo, inseriremo nel volume anche la discussione di questa seduta e, perciò, io farò dare la precedenza alla redazione del verbale della seduta odierna, in modo da poter quanto prima predisporre le bozze di stampa.

Il Consiglio prende atto.

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Si dà atto che la seduta viene sospesa alle ore tredici e minuti quattro e rinviata alle ore sedici.