Oggetto del Consiglio n. 214 del 22 novembre 1969 - Verbale

OGGETTO N. 214/69 - Problemi della "Cogne". - Questioni pregiudiziali.

PRESIDENTE - Come sapete, l'ordine del giorno dell'adunanza porta un solo oggetto e, cioè, l'esame da parte del Consiglio del resoconto dei lavori della Commissione consiliare per lo studio della situazione economica e produttiva della Società Nazionale Cogne e delle sue prospettive di sviluppo, nonché per un esame delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti dello Stabilimento.

Io penso che questa adunanza abbia una importanza tutta particolare, perché per la prima volta nella storia dell'autonomia valdostana e dei lavori del Consiglio viene preso in esame con tanto impegno un problema che è fondamentale per la vita economica e sociale della Valle d'Aosta, in quanto riguarda i diversi aspetti dei problemi della "Cogne", la quale, come è noto, è il fulcro economico, lavorativo e sociale della Valle d'Aosta.

Io ritengo che i lavori dell'adunanza odierna del Consiglio debbano essere considerati come la conclusione dei lavori della Commissione consiliare e che debbano, perciò, costituire il presupposto idoneo e concreto necessario per dare uno sbocco positivo a tutti i problemi della "Cogne": problemi finanziari, problemi di produttività legati all'ammodernamento degli stabilimenti e problemi che interessano anche più direttamente i lavoratori della Società, perché concernono i rapporti umani e le condizioni di vita nell'ambiente di lavoro.

In proposito, debbo far notare al Consigliere Germano, che mi chiede la parola, che, se è per sollevare una pregiudiziale, può avere la parola subito; mentre invece, se è sua intenzione iniziare il dibattito, deve prima permettermi di fare, come Presidente, una relazione introduttiva sull'argomento prima di dare la parola a lui e agli altri Consiglieri.

Prendo atto che il Consigliere Germano mi dichiara che intende sollevare una questione pregiudiziale e gli dò, quindi, la facoltà di parlare.

GERMANO - Come abbiamo già detto nella lettera inviata in precedenza al Presidente del Consiglio, noi eravamo dell'opinione che sarebbe stato bene che i Sindacati e la Commissione Interna potessero esprimere in questo Consiglio la loro opinione, in modo da dare anche vita più attiva a questi lavori, con la testimonianza diretta degli interessati.

Non essendo stata accolta la richiesta di partecipazione ai lavori fatta dalla Commissione interna e dai Sindacati, io desidero pregiudizialmente far presente quello che succede oggi nel nostro Paese.

Mercoledì scorso 19 milioni di lavoratori hanno dato vita ad un possente sciopero generale, che non ha precedenti nella storia del nostro Paese. In questa occasione, ancora una volta, la classe operaia e le forze popolari democratiche hanno dimostrato l'alto grado di maturità e di consapevolezza raggiunto nel rivendicare la soluzione di problemi non più dilazionabili nel tempo, come quello della casa, del carovita, degli affitti, della scuola, della riforma tributaria e sanitaria, ecc.

Questo è l'aspetto che ha caratterizzato la giornata di lotta dei lavoratori; non sono tuttavia mancati spiacevoli episodi, del tutto marginali, che emergono esaminando l'amplissimo fronte di lotta, su cui la destra reazionaria cerca ora di speculare per distorcere il significato della protesta popolare.

A Milano, durante una carica, in circostanze non ancora chiarite, ha perso la vita un agente di polizia. Ciò suscita la riprovazione umana e politica di tutti e suscita anche quella di noi comunisti.

Questi fatti succedono perché in Italia esistono ancora forze politiche che si ostinano a considerare i lavoratori in sciopero come pericolosi criminali da controllare con la polizia.

Durante queste lotte per i contratti salariali, in tutta Italia sono avvenute manifestazioni e sempre gli incidenti sono avvenuti quando era presente la polizia. La riprova è facile: a Torino, un mese fa, 60 mila metalmeccanici sono sfilati in corteo, senza la presenza di un poliziotto e non si è avuto un vetro rotto. La stessa cosa a Milano, due settimane fa, e quindi a Roma, a Napoli e in tutta Italia. Anche ad Aosta, diverse manifestazioni sono state scortate da due soli vigili urbani in motocicletta: nessun incidente.

Certo che se ci fosse stato qualche battaglione di agenti di polizia in assetto di guerra, sarebbe andata diversamente. La responsabilità quindi della morte dell'agente di Milano è di coloro che vogliono servirsi della polizia non già per arrestare i ladri, ma per bastonare gli operai e non incarcerare i "Riva".

I comunisti sottolineano che la vittoria delle grandi masse lavoratrici è affidata alla compattezza e alla concretezza dei movimenti in lotta, respingendo posizioni avventuristiche, le quali portano solo ad indebolire l'azione delle masse, a dividere le forze popolari sindacali e a favorire i piani del padronato e di contrattacco reazionario.

I comunisti, mentre invitano i lavoratori ad estendere l'unità e a vigilare contro ogni forma di provocazione, in questa seduta di Consiglio Regionale, sulla scorta di quello che il Consiglio ha già fatto (perché, dopo i fatti di Avola, il Consiglio aveva approvato unanimemente un ordine del giorno che concludeva dicendo "fa voti affinché il Parlamento sancisca che la polizia nei conflitti sindacali operi disarmata") propongono il seguente ordine del giorno:

Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta,

preso atto della generale partecipazione dei lavoratori italiani allo sciopero nazionale di mercoledì 19 novembre, col quale è stato posto con forza il problema di urgenti riforme nel campo della politica per la casa, per la riforma tributaria, sulla questione del carovita, della salute, ecc.;

constatato che tale giornata di lotta popolare è stata caratterizzata da un clima fortemente unitario e di cosciente compattezza sia in Valle che nella generalità del Paese;

esprime il proprio cordoglio ai familiari dell'agente di polizia deceduto a Milano nel corso di una carica di poliziotti davanti al Teatro Lirico al termine di una manifestazione unitaria promossa dai tre Sindacati;

rileva che esistono ancora nel nostro Paese potenti forze che considerano le manifestazioni sindacali e politiche come un perturbamento dell'ordine pubblico, tale quindi da richiedere la presenza delle forze di polizia e che tale concezione reazionaria è ben lungi da essere battuta come i luttuosi fatti di Milano stanno a dimostrare;

fa voti affinché le forze di polizia si astengano dall'intervenire in occasione di lotte e manifestazioni sindacali e sociali, essendo i lavoratori e i Sindacati perfettamente in grado di gestire il servizio d'ordine.

Propongo la votazione di questo ordine del giorno.

PRESIDENTE - Quale altro Consigliere intende prendere la Parola sulla pregiudiziale? La parola all'Avv. Caveri.

CAVERI - In merito all'ordine del giorno presentato un momento fa, i Consiglieri regionali dell'Union Valdôtaine hanno due considerazioni da fare.

In primo luogo debbono esprimere ed esprimono il loro rammarico per la morte dell'agente di polizia, vittima di un atto di violenza che, evidentemente, deve essere deplorato.

Nello stesso tempo non si può non fare un'altra considerazione. Abbiamo letto sul giornale "La Stampa", di Torino, il resoconto di quanto è avvenuto a Milano in quel giorno.

Io non so se tale resoconto è esatto o no, ma se è esatto, è certo che vi sono state delle responsabilità anche da parte dell'Autorità che doveva quel giorno tutelare l'ordine pubblico a Milano.

E, cioè, l'errore qual è stato? Io non mi baso sul resoconto dell'Unità, mi baso sul resoconto de "La Stampa", di Torino, che non è sospetta di eccessive simpatie verso le manifestazioni sindacali. Ora, risulta da quel resoconto de "La Stampa" che vi sono state delle responsabilità da parte delle Autorità che dovevano quel giorno tutelare l'ordine pubblico, perché vi è stata l'ostentazione delle forze di polizia, forze di polizia che debbono essere presenti, che lo Stato ha il diritto e il dovere di far sì che siano presenti durante le manifestazioni, ma che non devono essere ostentate, perché è proprio quella ostentazione che poi provoca gli incidenti.

Queste sono le due cose che, secondo noi dell'Union Valdôtaine, devono essere dette in una visione obiettiva dei fatti e per questo noi ci associamo all'ordine del giorno ora presentato e voteremo a favore.

MANGANONI - Io sono pienamente d'accordo sull'ordine del giorno presentato da Germano; però vorrei fare una considerazione, pur sapendo che questo Consiglio più che un ordine del giorno non può fare.

La considerazione che voglio fare è la seguente: è morto un agente di polizia. Chi era questo agente? Era figlio di un povero bracciante di Avellino, figlio di povera gente. Era uno di quei giovani che, non trovando un'occupazione nella vita civile (e noi conosciamo le condizioni nelle quali si vive nel Meridione, dove non c'è lavoro e l'unica possibilità di guadagnarsi il pane è quella di arruolarsi nelle forze di polizia o nell'Aviazione o nella Marina o nell'Esercito o di emigrare al Nord o all'estero), cercano un ripiego e vanno dove possono guadagnare un pezzo di pane.

Perché è morto? È morto perché si mandano gli agenti, che sono figli di operai, contro gli operai che con le loro manifestazioni pacifiche vogliono migliorare questa società e la vogliono migliorare anche a favore degli agenti di polizia, che sono le vittime di questa società.

Su chi ricade la responsabilità? Chi è responsabile? E' responsabile chi manda la polizia contro gli operai. E chi è che manda la polizia contro gli operai? Sono certi Questori, certi Prefetti e quindi il Ministro dell'Interno, dal quale dipendono le forze di polizia, dal quale dipendono Prefetti e Questori. Il responsabile è dunque il Governo.

Non basta manifestare il proprio cordoglio, la propria solidarietà con le vittime, ma bisogna condannare chi è responsabile di questi fatti di sangue.

Ora, cosa si verifica? Giungono telegrammi del Presidente della Repubblica; un Ministro si precipita a Milano ad abbracciare il padre della vittima. È doveroso tutto questo, però cosa risolve? Bisogna evitare che vi siano vittime, non limitarsi ad andare a piangere con il padre della vittima. Facciamo in modo che di vittime non ce ne siano più. Questo dobbiamo fare.

Ancora una considerazione in merito a questo doveroso interessamento del Governo nei confronti della famiglia dell'agente che è morto a Milano.

Ho constatato che non si è verificato un altrettanto doveroso interessamento da parte del Capo dello Stato, da parte del Governo, da parte dei Ministri allorquando, recentemente, un numero troppo elevato di operai è stato trucidato ad Avola ed a Battipaglia, per rimanere ai fatti più recenti.

Io penso che sarebbe molto meglio che il Governo evitasse queste vittime, evitasse queste morti, perché è il Governo che è il responsabile.

PRESIDENTE - Nessuno più chiede la parola sulla pregiudiziale? La parola al Consigliere Pollicini e dopo all'Assessore Milanesio.

POLLICINI - Nell'esprimere il nostro cordoglio per la morte dell'agente di Milano, rinnoviamo la nostra indignazione sia per i fatti di Milano, quelli successi in occasione dell'incidente che ha causato la morte dell'agente, sia per quelli successi nel corso dei funerali.

Noi stigmatizziamo tutte le violenze, da qualsiasi parte esse provengano.

In linea di principio, noi siamo d'accordo sull'ordine del giorno proposto dal Consigliere Germano. Riteniamo, però, proprio per questo accordo, che debba essere rivisto in qualche parte e chiediamo quindi al presentatore se accetta di concordare l'inserimento di alcune nostre opinioni riguardanti l'interpretazione e il principio per quanto concerne la presenza della polizia armata nei conflitti sindacali.

È una questione di forma, non di sostanza. Ho detto che sostanzialmente il nostro Gruppo è d'accordo.

MILANESIO - Io penso che il Consiglio dovrà certamente votare un ordine del giorno sui fatti che riguardano le recenti agitazioni sindacali, l'impiego di forze di polizia e la tragica morte dell'agente di Milano. Del resto questo Consiglio ha già assunto delle posizioni molto appropriate in più vicende che riguardano conflitti di lavoro e che riguardano quest'autunno caldo.

Io penso che, per il semplice fatto che si vuole approvare un ordine del giorno, sia bene che questo ordine del giorno venga un po' rivisto dalle forze che potrebbero dare il loro assenso, la loro approvazione. Quindi, anch'io concordo con il Consigliere Pollicini nel senso che l'ordine del giorno, che ci è stato letto, vorremmo vederlo un momentino per poter dare il nostro assenso, per poter portare eventualmente alcune modifiche, alcune osservazioni.

È ovvio che, a nome del mio Partito, io esprimo il cordoglio più profondo per la morte dell'agente e svolgo alcune brevissime considerazioni.

È da un po' di tempo che, in Italia, conflitti sociali stanno assumendo una proporzione più grande del previsto e che avvengono scontri tra le forze dell'ordine e dimostranti e i lavoratori in sciopero. Bisogna evitare nel modo più assoluto che si pongano le occasioni per questi scontri e per questi fatti di sangue. Noi abbiamo visto cadere dei lavoratori sotto i colpi della polizia e l'altro giorno è stato un agente che è caduto a seguito di uno scontro.

Noi riteniamo che sia dovere dello Stato tutelare l'ordine pubblico e la salute di tutti i cittadini e che sia anche un dovere dello Stato garantire che le manifestazioni sindacali avvengano nella tranquillità e nella legalità.

In questi episodi, in queste vicende, come anche in quelle che hanno seguito i funerali dell'agente ucciso, noi dobbiamo però rilevare un aspetto molto preoccupante: la comparsa di gruppi estremisti.

Io non accenno a nessun colore, perché gli estremismi possono essere di destra come possono anche essere di sinistra. Questi estremismi si inseriscono in queste legittime e, direi, civili, manifestazioni dei lavoratori per pescare nel torbido.

Questo è un grido di allarme che è doveroso lanciare affinché la coscienza popolare e gli stessi Sindacati, che hanno dimostrato prova di grande maturità e di grande consapevolezza, siano i primi ad isolare gli estremismi, ad isolare coloro i quali vogliono pescare nel torbido.

Noi riteniamo che la grande e compatta forza dei lavoratori sia una forma di progresso, sia una forza di sviluppo sociale e che, pertanto, non abbia nulla a ripartire con coloro i quali vogliono pescare nel torbido e vogliono creare delle situazioni di confusione e di pericolo.

Quindi, ripeto, noi ci associamo al cordoglio per la morte dell'agente ed anche noi vogliamo rivedere un momentino l'ordine del giorno affinché possa essere un ordine del giorno unitario, o per lo meno possa raccogliere la più larga espressione di questo Consiglio.

TONINO - Io sono d'accordo sull'ordine del giorno e sono d'accordo soprattutto nel constatare che le forze di polizia non agiscono per il loro piacere, ma agiscono su precisi ordini delle Autorità.

Siamo in uno Stato ove i responsabili non vogliono che i lavoratori protestino; siamo in una Nazione che, seppure sia uscita vittoriosa da una lotta di liberazione, continua a proteggere i fascisti, i provocatori contro le libere manifestazioni dei lavoratori, i quali chiedono soltanto di contare di più, di essere più presenti nelle scelte, perché essi rappresentano la parte più sana e più produttiva della Nazione.

Posso anche essere d'accordo che l'ordine del giorno debba essere rivisto da tutti i Gruppi, sempre che questa non sia una manovra per togliere all'ordine del giorno in questione quel contenuto che giustamente il momento suggerisce.

Non sono troppo d'accordo su quanto è stato detto dall'Assessore Milanesio, quando si riferiva alle forze estremiste, non perché io voglia proteggere queste forze estremiste, ma perché voglio fargli notare che i fatti di Milano dimostrano che il corteo degli estremisti era già passato quando è sopraggiunta la polizia e che la camionetta della polizia non ha investito gli estremisti, ma ha investito i lavoratori che pacificamente uscivano dal Teatro Lirico.

MAGHETTI - A nome del Partito Liberale, desidero esprimere il cordoglio per la morte del giovane agente di polizia e lo sgomento che proviamo di fronte a questo fatto tanto grave da trascendere quasi quella morte, perché sgomenta per le sorti della Nazione.

Quanto è successo a Milano è in parte anche conseguenza dell'irresponsabile e sconsiderata campagna condotta contro le forze dell'ordine dalle sinistre estreme e dai loro compagni di avventura.

Non dimentichiamo che gli agenti di pubblica sicurezza sono gli strumenti attraverso i quali uno Stato dovrebbe far sentire la sua presenza vigile e attenta in tutte le manifestazioni della vita della Nazione, dovrebbe garantire l'ordine e la legalità per la difesa dei diritti costituzionali.

Nessun articolo della Costituzione sancisce il diritto all'eversione, all'intimidazione, al danneggiamento dell'altrui proprietà, all'omicidio, agli atti di delinquenza, come li ha definiti lo stesso Capo dello Stato.

PRESIDENTE - Desidero anch'io rendere omaggio alla guardia di pubblica sicurezza caduta ed associarmi, personalmente ed a nome del mio Partito, al cordoglio unanime per questa vita stroncata. Desidero inoltre precisare il mio pensiero sull'ordine del giorno, ribadendo quanto già espresso dai colleghi intervenuti nella discussione e, cioè, che è opportuno che venga esaminato dai diversi Gruppi per farne un ordine del giorno unitario.

Disporrò quindi perché ne siano fatte delle copie, che saranno distribuite ai diversi Gruppi, affinché i Gruppi stessi possano esaminarne il testo, perfezionarlo e votarlo.

Concludo questo ricordo per la guardia di pubblica sicurezza Annaruma, invitando il Consiglio ad osservare un minuto di raccoglimento e ad accogliere la mia proposta di inviare un telegramma di cordoglio alla famiglia dello scomparso. Quindi, un minuto di raccoglimento.

(Si dà atto che segue un minuto di silenzio: Consiglieri e personale in piedi).

GERMANO - Signor Presidente, io sono d'accordo su quanto proposto e, cioè, di discutere prima le osservazioni che vengono fatte all'ordine del giorno. Approfitto, peraltro, dell'occasione per far rilevare al Presidente della Giunta una questione.

Voi tutti avrete visto sui giornali la speculazione fascista che è in corso nel Paese e il rigurgito fascista che si sta sviluppando in diverse città. Purtroppo anche in Aosta, antifascista, anche nella nostra Regione Autonoma ci troviamo di fronte ad esempi di questo tipo. Sappiamo chi sono: sono pochi giovani che si annidano soprattutto nel Liceo, li conosciamo nome per nome, giovani che agiscono sotto la guida di qualche triste figuro che conosciamo anche.

Io vorrei far rilevare al Presidente della Giunta che andando a Trois Villes, paese martire della nostra Regione, si nota una scritta che inneggia al fascismo e che a Courmayeur e nel quartiere operaio di Aosta vi sono scritte dello stesso tipo.

La Giunta è stata molto sollecita, in passato, nel far cancellare immediatamente le scritte che chiedevano la pace nel Vietnam. È necessario che una Giunta guidata da un antifascista agisca altrettanto rapidamente su questo terreno e che si riconfermi, da parte del nostro Consiglio, che la Valle d'Aosta è una Regione autonoma antifascista e che l'unità antifascista non permetterà mai al fascismo di passare.

DOLCHI - Il Presidente ha ricordato, in seguito all'incontro con i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali e della Commissione interna dei lavoratori della "Cogne", il contenuto delle sue lettere di risposta alla richiesta di partecipazione alla seduta consiliare. Queste lettere, come sappiamo, precisano il parere del Presidente del Consiglio circa l'impossibilità ad estranei di partecipare ai lavori consiliari. Nessuno, penso, - né io intendo farlo - mette in dubbio l'esattezza dell'interpretazione del Regolamento in questo senso: mi permetto tuttavia di soggiungere che ci sono occasioni in cui l'importanza dell'argomento in discussione e l'importanza delle testimonianze che possono essere richieste e sentite, se il Consiglio è d'accordo, possono giustificare la partecipazione di estranei ai lavori del Consiglio.

Esistono precedenti in tal senso in molte Assemblee elettive della Repubblica Italiana ed anche nell'ambito dello stesso Consiglio Regionale della Valle d'Aosta. Infatti, anni fa, un elemento estraneo, cioè un non Consigliere, ebbe a prendere la parola in quest'aula per commentare e illustrare un argomento posto all'ordine del giorno. Fu nella seduta del 26 luglio 1963 (oggetto n. 131), in cui l'Ing. Renato Venuti prese la parola per illustrare le caratteristiche del tracciato autostradale.

Pertanto, esiste anche da noi questo precedente, ma io farei una proposta che potrebbe essere conciliativa e che sottoporrei all'esame della Presidenza. In sostanza, se vi è soltanto un impedimento di carattere interpretativo delle norme del Regolamento e se i Consiglieri presenti sono d'accordo, la mia proposta è questa: con un accorgimento, il Presidente dichiari sospesi i lavori ufficiali del Consiglio o chiusa la seduta e si ascoltino, non in seduta ufficiale, i rappresentanti dei Sindacati e della Commissione interna.

Si tratterebbe solamente di dare questa interpretazione: invece di ascoltarli, come molte volte accade, nell'atrio o nell'anticamera, in seduta chiusa questi rappresentanti possono essere ascoltati in questa aula. Dopo di che, riaperta ufficialmente la seduta, i lavori del Consiglio potrebbero riprendere e continuare.

Ritengo che questa mia proposta, se accettata, agevolerebbe grandemente i lavori del Consiglio, perché la discussione potrebbe essere più approfondita e più documentata dopo aver udita l'esposizione fatta dai rappresentanti delle Organizzazioni sindacali e della Commissione interna. Grazie.

MANGANONI - Chiederei di poter fare il mio intervento dopo chiarita la questione posta da Dolchi.

POLLICINI - È indubbio che la tentazione di parlare per la platea prende anche me. Cerco di resistere, dicendo che abbiamo qui davanti a noi gli atti consiliari del resoconto della Commissione interna "Cogne". Sono tre tomi, di complessive 343 pagine.

Risulta che sono state sentite ampiamente le Organizzazioni sindacali, le Commissioni interne, la Direzione "Cogne", cioè tutte quelle persone che, per la loro conoscenza dei problemi e per la loro esperienza, potevano essere edotti sui problemi della Cogne inerenti all'oggetto che la Commissione consiliare doveva esaminare.

Noi siamo qui, oggi, per dare un contenuto conclusivo ai lavori di questa Commissione consiliare, la quale ha svolto un lavoro che mi pare lodevolissimo, poiché ha dato la possibilità a noi, leggendo gli atti, di sapere il pensiero e delle Commissioni interne Cogne e dei Sindacati e della Direzione della Società Nazionale Cogne.

Mi pare che non si possa pretendere che ci sia un cambiamento di opinioni nella Commissione interna, e se si tratta di riconferma tanto vale quello che ampiamente in più occasioni hanno potuto dire e che è messo a verbale. Abbiamo quindi elementi sufficienti per poter dare a questi lavori una conclusione.

CAVERI - Stamane, leggendo la pagina interna della Valle d'Aosta su di un noto quotidiano, ancora una volta, con senso di disprezzo, abbiamo potuto leggere delle pagine con le quali l'articolista si propone un solo scopo ed è quello di ingannare nuovamente l'opinione pubblica: questa volta sul problema della Cogne, come altre volte su altri problemi della Valle.

La stampa, quando agisce in questo modo, manca a un suo preciso dovere, che è quello di dire la verità. Qualcuno forse si è chiesto cosa c'entra questo cappello introduttivo. Questo cappello c'entra perché, come la stampa, i giornalisti hanno il dovere di dire la verità con esattezza e con coraggio, così anche noi, Consiglieri regionali, abbiamo il dovere di dire quello che pensiamo sui vari problemi senza indulgere in nessun modo alla tentazione, come diceva Pollicini un momento fa, di cedere al desiderio di piacere attraverso sistemi di comoda e di facile demagogia, demagogia diseducativa, però, di coloro ai quali si rivolge.

Allora, noi dell'Union Valdôtaine diciamo ancora una volta sinceramente la nostra opinione, senza intento di popolarità al riguardo.

Noi siamo sempre stati in polemica vivacissima con il Presidente del Consiglio Regionale per parecchie questioni; però, non possiamo non approvare - e d'altra parte anche il Consigliere Dolchi ha dovuto riconoscere - il fondamento giuridico delle lettere scritte dal Presidente del Consiglio alle Organizzazioni sindacali e alla Commissione Interna della Cogne. I principi fondamentali del diritto pubblico impediscono che ai lavori in questa sala partecipino altre persone all'infuori dei Consiglieri regionali, tanto è vero che il Consiglio di Stato ha stabilito in quali casi gli stessi Parlamentari della Valle possono parlare in questo Consiglio.

Inoltre, non è che il Deputato ed il Senatore della Valle d'Aosta, che hanno diritto di partecipare alle sedute, possano prendere la parola ogni qualvolta venga loro il desiderio di parlare in questa sala. Il Consiglio di Stato ha stabilito e delimitato i casi in cui i Parlamentari della Valle possono parlare in questo Consiglio Regionale.

E allora, evidentemente, questa istanza non può essere accolta, non per ragioni di Regolamento, come è stato detto un momento fa, ma per fondamentali ragioni di natura giuridica.

È anche vero quello che ha detto il Consigliere Pollicini e, cioè, che ci sono quei tre tomi, di ben 343 pagine, contenenti il resoconto dei lavori della Commissione consiliare durante i quali i membri della Commissione consiliare, i membri delle varie Commissioni interne ed i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali hanno avuto il tempo di dire tutto quello che volevano sul problema della Cogne.

In queste condizioni ci sembra che si potrebbe al massimo accedere ad una soluzione intermedia e, cioè, senza interrompere il corso di questi nostri lavori, che devono pur cominciare, su quella che è la sostanza del problema della Cogne, prima di iniziare la seduta pomeridiana, ma non in questa sala, che è la sala delle sedute pubbliche del Consiglio Regionale (nella quale possono soltanto entrare i Consiglieri regionali ed i Parlamentari della Valle d'Aosta, i quali Parlamentari possono poi solo parlare nei casi stabiliti dal Consiglio di Stato), i Consiglieri regionali nel pomeriggio possono nella sala preconsiliare ascoltare i rappresentanti della Commissione interna e delle Organizzazioni sindacali, qualora costoro avessero non da ritornare sugli argomenti che sono già stati illustrati e letti, ma da dire delle novità, delle cose nuove su fatti avvenuti negli ultimi mesi.

Questo mi pare che si potrebbe anche fare. Però, ribadisco, noi dell'Union Valdôtaine siamo contrari alla richiesta di una partecipazione, di una presenza di queste persone in questa sala durante la seduta pubblica o privata del Consiglio Regionale.

Vorremmo che, dopo la soluzione di questa seconda questione pregiudiziale, si voglia poi entrare nella sostanza dell'argomento, che è molto più importante di tutte le questioni pregiudiziali.

PRESIDENTE - La parola al Consigliere Tonino.

TONINO - Io avevo già, nell'altra seduta, detto qualcosa in merito alle richieste fatte dai rappresentanti dei Sindacati e delle Commissioni interne. Avevo accennato che vi erano stati dei precedenti in altre Assemblee elettive e lo ha ricordato un momento fa il Consigliere Dolchi.

Penso che la via di mezzo che è stata proposta dal Consigliere Dolchi, cioè quella di sospendere momentaneamente la seduta ufficiale del Consiglio per procedere ad una seduta non ufficiale, assieme ai rappresentanti sindacali, possa essere accettata, perché, non essendo ufficiale la seduta, noi non contravveniamo più alle norme del Regolamento interno.

Comunque, se questa proposta non potesse essere accettata, sarei anch'io d'accordo di trovarci nel pomeriggio con i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali e con la Commissione interna per sentire quello che devono dirci; penso siano cose importanti e di cui dobbiamo essere edotti, anche per partecipare al dibattito con maggior conoscenza di causa.

DOLCHI - In merito alla discussione che è sorta in seguito alla mia proposta, vorrei ribadire che il Presidente del Consiglio ha fatto una comunicazione; sulla stessa mi sono pronunciato con una controproposta o, come l'ha definita il Consigliere Caveri, illustrando la sua, una proposta conciliativa.

Ho citato anche un precedente. Non l'ho fatto per la platea e prendo atto che la maggioranza dei Consiglieri a cui mi ero rivolto si è espressa negativamente alla mia proposta che i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali e della Commissione interna siano sentiti in questa sala.

In via subordinata, in seguito alla proposta fatta dal Consigliere Caveri, proporrei che, se viene accettata l'informazione prima dell'apertura della seduta pomeridiana, questa informazione, per ragioni di spazio, non avvenga nella sala preconsiliare, ma avvenga nella sala sottostante, nella cosiddetta sala delle manifestazioni.

PRESIDENTE - Nessun altro chiede la parola? Allora mi rimane ben poco da aggiungere a quanto ho detto all'inizio della discussione sulla pregiudiziale.

Rilevo innanzi tutto che la mia tesi ha il conforto del giudizio di alcuni settori di questo Consiglio e, fra altri, del Consigliere Caveri, che ha così lucidamente esposto il suo pensiero illustrando le ragioni che vietano l'ingresso in questa sala di persone estranee al Consiglio.

Il Consigliere Caveri ha trattato la questione essenzialmente dal punto di vista giuridico, richiamandosi alla nota sentenza del Consiglio di Stato ed io aggiungo che bisogna richiamare anche le norme istituzionali e costituzionali.

Il Consiglio della Valle d'Aosta è composto di 35 Consiglieri, i quali, oltre ad essere gli unici depositari del mandato elettorale, sono gli unici che qui, in questa sala, possono esprimere con la loro parola le istanze, i giudizi e le situazioni che interessano la popolazione valdostana.

Io non sono affatto contrario all'accoglimento della proposta, fatta dal Consigliere Caveri, che i Consiglieri sentano i rappresentanti della Commissione interna e i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali in una sala che non sia l'aula consiliare, che potrebbe essere benissimo la sala preconsiliare, la quale è idonea ad ospitare i predetti rappresentanti.

Nulla ho da aggiungere a quanto ha detto il Consigliere Pollicini, il quale ha messo in evidenza il fatto che in questo voluminoso libro, contenente i verbali delle riunioni della Commissione consiliare, risultano inserite le dichiarazioni fatte dai rappresentanti delle Organizzazioni sindacali e delle Commissioni interne e dalla Direzione della Cogne, rilevando che semmai i suddetti rappresentanti potrebbero tutt'al più dare qualche ulteriore delucidazione.

Nel volume in questione, che, come già detto, contiene il resoconto di tutte le riunioni della Commissione consiliare unitamente ai rappresentanti sindacali e delle Commissioni interne e ai Dirigenti della Nazionale Cogne, vi sono tutti gli elementi necessari per esprimere un giudizio conclusivo sulla situazione della Nazionale Cogne.

Il Consigliere Dolchi ha richiamato un precedente.

A parte il fatto che il precedente non investe la mia responsabilità di Presidente del Consiglio, la quale è una responsabilità personale e quindi non generalizzabile, io debbo dire che in quella occasione si parlò soltanto e semplicemente di una questione puramente tecnica, riflettente il tracciato dell'autostrada della Valle d'Aosta.

Tale fatto non può quindi essere invocato come un precedente. A parte questo, io sono responsabile del mio operato come Presidente, come l'allora Presidente Fillietroz era responsabile del suo operato.

Assumendo questa posizione, io intendo salvaguardare la fisionomia del Consiglio Regionale e sono convinto che i lavoratori della Cogne apprezzeranno i lavori di questo Consiglio che è oggi, per la prima volta nella storia della Valle d'Aosta, chiamato ad esaminare un problema di importanza fondamentale, come dicevo un momento fa ai delegati dei lavoratori.

Io ho fiducia, ripeto, che i lavoratori comprenderanno le ragioni per cui il Presidente del Consiglio non può aderire alle loro proposte, che io giudico anche non legittime e che considero unicamente come un loro desiderio derivante dal fatto che essi si vedono oggetti e soggetti di un problema così importante discusso nell'ambito del Consiglio.

La parola al Consigliere Manganoni.

MANGANONI - Io avevo chiesto la parola un momento fa, pensando di entrare nel merito dell'argomento all'ordine del giorno, sennonché è stata posta una questione pregiudiziale che è stata discussa e alla quale seguirà ovviamente l'intervento introduttivo del Presidente del Consiglio.

Io aspetto quindi la conclusione della discussione sulla pregiudiziale e chiedo di avere la parola dopo di lei, Signor Presidente.

PRESIDENTE - D'accordo, però le faccio notare che già si sono iscritti a parlare i Consiglieri Rollandoz, Ramera e Lustrissy. La parola al Consigliere Caveri.

CAVERI - Il Presidente del Consiglio ha annunciato che tre Consiglieri della maggioranza hanno chiesto la parola sull'argomento sostanziale posto all'ordine del giorno della seduta odierna.

Io domando che, per l'obiettività, si stabilisca questa norma, cioè che nella discussione si alternino un Consigliere di maggioranza ed un Consigliere di minoranza e, per conto mio, domando fin d'ora la parola.

PRESIDENTE - Io sono pienamente d'accordo sulla proposta fatta dal Consigliere Caveri e penso che lo sia altrettanto il Consiglio.

Avranno quindi per primi la parola, dopo il mio intervento introduttivo, i Consiglieri Rollandoz, quindi il Consigliere Manganoni, poi il Consigliere Ramera, il Consigliere Caveri e seguiranno gli altri Consiglieri che intendono intervenire sull'argomento.

Il Consiglio prende atto.