Oggetto del Consiglio n. 13 del 3 febbraio 1956 - Verbale
OGGETTO N. 13/56 - TRAFORI ALPINI INTERESSANTI LA VALLE D'AOSTA. (Interpellanza dei Consiglieri regionali Manganoni Claudio, Barone Luigi, Nicco Giulio, Savioz Fabiano)
Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente interpellanza, - presentata come mozione dagli interpellanti -, relativa all'oggetto "Trafori alpini interessanti la Valle d'Aosta", trasmessa in copia ai Signori Consiglieri, unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza del 27 gennaio 1956:
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Al Presidente del Consiglio regionale
AOSTA
Preghiamo la S.V. di voler portare sull'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio regionale la seguente mozione:
""Visto il rilievo dato dalla stampa nazionale ed estera ai progetti peri trafori alpini del Gran San Bernardo, del M. Bianco e del Colle della Croce;
considerata l'importanza che rivestono i due primi trafori per l'economia della Valle d'Aosta;
i Consiglieri firmatari della presente mozione
INVITANO
la Giunta a voler fare una dettagliata relazione al Consiglio regionale sui contatti avuti con gli organismi interessati, nazionali ed esteri, sui dati tecnici, possibilità di realizzazione, finanziamento, ecc., per i trafori alpini interessanti la nostra Valle"".
Aosta, 8 ottobre 1955. Ossequi.
F.ti: Mariganoni Claudio, Barone Luigi, Nicco Giulio, Savioz Fabiano"
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Il Presidente, PAREYSON, precisa che, ai sensi del regolamento interno del Consiglio, le mozioni, per essere considerate come tali, debbono terminare con una proposta da sottoporre alla votazione del Consiglio.
Osserva che la "mozione" soprariportata termina, invece, con un "invito alla Giunta a voler fare una dettagliata relazione al Consiglio regionale sui contatti avuti con gli organismi interessati..." e non già con una proposta che possa essere messa in votazione.
Comunica che, per tale ragione, detta "mozione" è stata da lui considerata ed inserita all'ordine del giorno della menzionata adunanza del Consiglio quale interpellanza.
Il Consigliere MANGANONI premette che, nei primi anni della sua attività, il Consiglio regionale della Valle d'Aosta ha sentito diverse relazioni sul traforo del Monte Bianco, alcune delle quali sono state fatte da tecnici, ad esempio dall'Ing. Dino Lora Totino, relazioni che sono state assai ampie, in modo che i Consiglieri regionali hanno potuto farsi una chiara idea della questione del traforo del Monte Bianco.
Osserva che il problema è stato ancora discusso in Consiglio in varie altre riprese, dopo di che non si è più trattato della questione, in Consiglio, e il problema del traforo del Monte Bianco è diventato di monopolio del deputato On.le Farinet.
Rileva che del problema del traforo si è parlato molto nei vari discorsi tenuti alla vigilia delle elezioni politiche del 1953 e rammenta che, in tale occasione, l'On.le Farinet dette assicurazione che i lavori relativi al traforo del Monte Bianco sarebbero stati iniziati entro l'autunno di detto anno; osserva che a tutt'oggi nulla ancora è stato fatto.
Rileva che nell'autunno del 1954 si cominciò ad accennare al traforo del Gran San Bernardo e che una Commissione, di cui faceva parte anche l'attuale Consigliere regionale sig. Diémoz Alberto, si recò in Svizzera per trattare l'importante problema, al quale si diede ampio rilievo e divulgazione anche sui grandi giornali.
Sottolinea che, ad elezioni regionali avvenute, non gli risulta che il Consigliere Diémoz si sia ancora interessato del traforo del Gran San Bernardo, almeno in base a quanto risulta dai giornali.
Comunica che anche i grandi quotidiani si interessano da tempo di tale problema e vi si legge, infatti, che ogni tanto si riuniscono a discutere dell'argomento personalità svizzere ed italiane.
Dà lettura, in proposito, del seguente passo stralciato dal quotidiano "Il Popolo Nuovo", del 2 dicembre 1955:
"Il Sindaco di Torino, Amedeo Peyron, accompagnato dal Presidente della Camera di Commercio, Conte Enrico Marone, è giunto a Berna. Con lo stesso treno erano giunti il Presidente della Provincia, Giuseppe Grosso, il Presidente dell'Unione Industriali, Romano Burgo, il Presidente della SPASIS, Ge aerale Giuseppe Urene di S. Maddalena, Ing. Ugo Vallecchi, all'incontro che si svolgerà oggi con il Governo Federale Svizzero per il traforo del Gran San Bernardo".
Fa presente che avrebbe desiderato di leggere in tale articolo anche il nome di almeno un rappresentante della Valle d'Aosta, perché ritiene che, se il traforo del Gran San Bernardo può interessare l'Unione Industriali di Torino, la Provincia di Torino, la Città di Torino ed altri Enti, - ed è bene, egli dice, che detti Enti se ne interessino -, è però doveroso che la Regione Valle d'Aosta non sia ignorata; se non altro, perché uno dei due imbocchi del traforo è situato in Valle d'Aosta.
Constata, invece, che in detto giornale non si fa accenno ad alcuna personalità della Valle d'Aosta.
Dichiara di non escludere, però, che qualche personalità valdostana possa avere partecipato alla riunione di Berna e che, in tal caso, il mancato accenno sul giornale potrebbe essere solo dovuto ad una omissione dell'articolista e si augura che così sia.
Dichiara che sarebbe stato desiderabile che il Consigliere Diémoz si fosse interessato della importante questione anche dopo le elezioni regionali.
Lamenta che il Consiglio regionale sia stato lasciato completamente all' oscuro sullo svolgimento delle trattative da tempo in corso per il traforo del Gran San Bernardo.
Dichiara di non sapere se si possa fare colpa ai promotori della riunione di Berna di aver ignorato la Valle d'Aosta, ma osserva che, d'altra parte, i rappresentanti della Valle d'Aosta avrebbero dovuto farsi parte diligente per intervenire e per dimostrare il compiacimento e l'interessamento dei Valdostani per le trattative intese ad attuare il traforo del Gran San Bernardo.
Dichiara che la Valle d'Aosta ha interesse a prendere parte a dette trattative e chiede alla Giunta per quali ragioni la Valle d'Aosta non aveva alcun suo rappresentante, almeno a quanto gli risulta, nella riunione tenuta a Berna. Qualora, invece, l'Amministrazione regionale avesse inviato un proprio rappresentante a Berna e fossero, quindi, inesatte le sue informazioni, prega la Giunta di precisare il nome di tale rappresentante.
Chiede, inoltre, alla Giunta di illustrare al Consiglio il proprio punto di vista nei confronti dei due trafori, del Monte Bianco e del Gran San Bernardo, informando se sia favorevole ad entrambi i trafori e se abbia intenzione di prendere parte e di farsi rappresentare, in avvenire, alle riunioni in cui sarà discusso il problema del traforo del Gran San Bernardo.
Ritiene che, in questo ultimo caso, la Giunta dovrebbe sentire il parere del Consiglio regionale.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, riferisce quanto segue:
"Il Consigliere Manganoni, nell'illustrare l'interpellanza, ha aggiunto, come è solito, una piccola nota polemica. Ma io ne sono lieto, perché, per fortuna nostra, siamo sempre preparati a discutere dei problemi e lo siamo tanto più allorquando si tratti dei problemi importanti, quali sono quelli dei trafori alpini interessanti la Valle d'Aosta.
Dichiaro subito che non posso che concordare con gli interpellanti sulla affermazione della importanza del problema dei trafori, sia per quanto riguarda il traforo del Monte Bianco che per quello del Gran San Bernardo.
Sono problemi vitali per la Valle d'Aosta ed è naturale che la Giunta non potesse obliterare il problema del traforo del Gran San Bernardo, anche se la soluzione di questo problema si presenta in modo diverso da quello del traforo del Monte Bianco.
Dirò anzitutto quale era la situazione di fatto che questa Amministrazione ha trovato all'atto del suo insediamento.
Per quanto riguarda il traforo del Monte Bianco, la situazione di fatto era la seguente:
in data 8-11-1948 (oggetto n. 123), il Consiglio regionale, su proposta dell'Assessore alle Finanze, - Ing. Fresia approvava in via di massima la proposta di garantire un apporto di capitale azionario pari a sei milioni di franchi svizzeri (circa 1 miliardo di lire italiane) per il finanziamento dei lavori per il traforo del Monte Bianco.
Successivamente, negli anni 1949, 1950, 1953, furono impegnate delle somme iscritte in bilancio a tale scopo, per un ammontare complessivo di lire 405 milioni, che si trovano tuttora a residui passivi.
Dagli atti risulta che vi furono numerosi contatti e trattative, come risulta anche da una relazione cortesemente trasmessa dall'Ing. Fresia.
In seguito agli accordi intervenuti tra l'Italia, la Francia e il Cantone di Ginevra, fu stipulata una Convenzione fra l'Italia e la Francia, Convenzione che fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 20-9-1954, con cui si perfeziona l'accordo stipulato fra i Governi dei due Stati.
Questo accordo è seguito da un "procès-verbal définitif", per la parte finanziaria. Detto accordo è stato ratificato, per quanto riguarda l'Italia, con legge 1-8-1954, n. 846, che, nell'articolo 5, stabilisce:
"La spesa complessiva di un miliardo, posta a carico delle collettività pubbliche italiane nel verbale definitivo finanziario annesso alla Convenzione suddetta, sarà sostenuta dal Governo italiano per conto della Regione Valle d'Aosta, in ragione di 500 milioni per ciascuno degli esercizi 1953-1954 e 1954-1955.
Alla copertura della spesa medesima sarà provveduto mediante prelevamento di 500 milioni dal capitolo 487 dello stato di previsione della spesa del Ministero del Tesoro per l'esercizio 1953-1954 e di una pari somma del corrispondente capitolo di bilancio per l'esercizio 1954-1955.
Il ricupero della detta somma di un miliardo, anticipata dallo Stato, sarà effettuato, per l'ammontare di 500 milioni, in unica soluzione, sul complesso delle entrate erariali che saranno attribuite per gli anni 1951, 1952 e 1953 alla Regione Valle d'Aosta in base all'ordinamento finanziario previsto dall'articolo 50 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4.
A partire dall'anno 1955, il ricupero sarà effettuato sulle entrate erariali devolute alla. Regione medesima, in ragione di 100 milioni annui per cinque anni".
Successivamente, come voi ricordate certamente, nelle trattative per la ripartizione delle entrate erariali tra lo Stato e la Regione Valle d'Aosta, si concordò quanto: è stato stabilito nell'articolo 14 della legge 29-11-1955, n. 1179, sull'ordinamento finanziario della Regione:
"Il ricupero della spesa di lire un miliardo, da sostenersi dallo Stato per conto della Valle d'Aosta, ai sensi dell'art. 5 della legge 1° agosto 1954, n. 846, per l'esecuzione della convenzione sul traforo del Monte Bianco, sarà effettuato in 10 rate annuali dell'ammontare degli effettivi versamenti da parte dello Stato, a partire dall'esercizio successivo a quello dei versamenti medesimi".
Ho già avuto occasione di precisare, allorquando ho illustrato al Consiglio la questione del riparto delle entrate erariali, quali vantaggi apporta alla Regione l'articolo 14 di cui ho dato lettura.
Per quanto riguarda il traforo del Monte Bianco, dunque, la situazione è quella che vi ho esposto e la Regione ha un impegno di un miliardo di lire.
Per quanto riguarda, invece, il traforo del Gran San Bernardo, fra gli atti che la nuova Amministrazione ha trovato all'atto del suo insediamento, e che ho compulsato, non ho trovato altro che:
1) - una lettera, in data 2-7-1953, inviata dal "Syndicat pour la réalisation du Tunnel routier du Grand-St-Bernard" all'Ente Regione della Valle d'Aosta, nella quale si precisa che una delegazione del detto "Syndicat" si sarebbe recata in Italia nei giorni 12, 13, 14 luglio, per prendere contatti con le Autorità della Valle d'Aosta e della Provincia di Torino, e che il 12 luglio, alle ore 18, si sarebbe trovata a Courmayeur, ove sarebbe stata lieta d'incontrarsi con un rappresentante della Regione autonoma della Valle d'Aosta;
2) - un telegramma, in data 10 luglio 1953, a firma del Presidente della Giunta, indirizzato al sig. Troillet, Consigliere di Stato a Sion (Svizzera), col quale si comunica che il giorno 12, alle ore 18, si sarebbero trovati a Courmayeur, a ricevere i delegati del "Syndicat", l'Assessore al Turismo, Dott. Berton, e il Sindaco di Courmayeur;
3) - altra lettera, datata 16 luglio 1953, a firma dell'Assessore Dott. Berton e indirizzata al Consigliere Troillet, nella quale si dice testualmente:
"Monsieur le Conseiller,
délégué par Monsieur le Président de la Junte régionale, dimanche 12 juillet je me suis rendu à Courmayeur à 18 heures, comme indiqué dans Votre lettre du 2 courant. A cause peut-être d'un malentendu, je n'ai pu rencontrer Votre délégation qui, paraît-il, était descendue, sur ces entrefaites, à Aoste. Veuillez excuser ce contretemps, etc...".
Parrebbe, quindi, che i delegati del "Syndicat" non si siano incontrati, in detta occasione, con i rappresentanti della Valle di Aosta.
Questa è la situazione, ripeto, che ha trovato la nuova Amministrazione all'atto del suo insediamento.
Naturalmente, la Giunta ha seguito diligentemente "l'iter" sia dell'una che dell'altra iniziativa, interessandosi di entrambi i trafori.
Per quanto riguarda il traforo del Monte Bianco, sono annotate nella mia "agenda" diverse date, che dimostrano come la Giunta abbia attivamente seguito "l'iter" della pratica relativa al traforo del Monte Bianco, per il quale l'Amministrazione regionale si è impegnata, a suo tempo, ed è tuttora impegnata finanziariamente.
Rilevo, infatti, nell'agenda, le seguenti annotazioni:
- dal 4 al 7 gennaio 1955 vi fu, a Roma, un Congresso internazionale del Turismo, al quale furono invitate le Aziende di turismo delle Provincie italiane e gli Assessori provinciali del Turismo; quindi anche il nostro Assessore regionale al Turismo, Bordon, vi ha partecipato.
- detto Congresso, nella seduta del 6-1-1955, ha approvato all'unanimità un ordine del giorno favorevole al traforo del Monte Bianco.
- dall'11 al 12 gennaio 1955 ebbe luogo la visita di Mendès France a Roma e, nel corso dei colloqui che seguirono, i Ministri italiani misero in rilievo l'importanza della realizzazione del tunnel sotto il Monte Bianco, richiamando l'accordo stipulato a Santa Margherita.
Nel corso del ricevimento di Mendès France, il Ministro parlò della questione alla presenza dell'Onorevole Farinet e di altri parlamentari, anche con l'On.le Gronchi.
- nei giorni 13, 14, 15 aprile 1955, ebbero luogo, a Roma, riunioni delle Commissioni di studio dell'Unione interparlamentare ed, in tale occasione, si svolsero conversazioni con i parlamentari svizzeri e francesi per la realizzazione del traforo del Monte Bianco. Seguirono poi diversi colloqui con l'ambasciatore Quaroni da parte dei nostri ministri e parlamentari e, il 21-6-1955, il governo Faure presentava alla Assemblea nazionale francese, per la ratifica, il disegno di legge relativo alla Convenzione stipulata fra i Governi interessati al traforo del Monte Bianco.
- il 23 giugno 1955, fu dato incarico di esaminare il progetto alla Commissione competente dell'Assemblea nazionale francese (Commissione delle Comunicazioni, dei Trasporti e degli Affari Esteri).
- dal 5 al 9 luglio vi furono di nuovo vari contatti di una Commissione di parlamentari italiani, - fra i quali vi erano gli onorevoli Codacci-Pisanelli, Chiaramello e Farinet con molti parlamentari francesi, contatti intesi a sollecitare "l'iter" del disegno di legge da parte del Parlamento francese, e, il 7 luglio 1955, ebbe inizio la discussione del problema davanti le competenti Commissioni della Assemblea nazionale francese.
- il 21 luglio 1955 la questione fu discussa dalla Commissione Trasporti dell'Assemblea nazionale francese, che concluse favorevolmente i suoi lavori, designando a relatore Martel, che è un noto patrocinatore del traforo. Così dicasi per la Commissione degli Esteri, che pure si è pronunciata favorevolmente, designando quale relatore l'On.le François de Menton, che noi conosciamo perché ancora ultimamente venne in Aosta, in occasione della celebrazione del Centenario dell'Accademia di S. Anselmo.
Ricorderete certamente che l'11 settembre 1955, a Torino, il Ministro dei Trasporti, inaugurando la stazione ferroviaria di Porta Nuova, comunicò di aver conferito nei giorni precedenti, a Parigi, col collega francese Cornillon-Moulinier, il quale, in tale occasione, dette notizia del favorevole andamento della questione del problema del traforo del Monte Bianco.
- il 20 ottobre 1955, vi fu la discussione della relazione Martel in seno alla Commissione dei Trasporti.
- il 5 ottobre 1955, il gran Consiglio di Ginevra ratificò la Convenzione internazionale stipulata fra i Governi della Francia, della Svizzera e dell'Italia.
Successivamente, come voi sapete, la Camera francese fu sciolta e, naturalmente, tutto si arenò. Ora si deve aspettare che vengano ricostituite le Commissioni parlamentari francesi e si stanno facendo tutti gli sforzi possibili perché "l'iter", interrotto con lo scioglimento delle Camere francesi, riprenda di nuovo il suo corso.
Per quanto riguarda il traforo del Gran San Bernardo, posso precisare al Consiglio regionale che i rapporti fra il Consigliere regionale Diémoz e la Giunta furono sempre continui, perché (e questo lo dico per il Consigliere Diémoz, il quale, trattandosi di interpellanza, non può prendere parte alla discussione) il Consigliere Diémoz fu sempre sollecito a mettere la Giunta a conoscenza di tutti i passi che venivano fatti dal Comitato di iniziativa per il traforo del Gran San Bernardo.
Io stesso ebbi contatti con il Presidente di tale Comitato.
Rilevo, in proposito, che è lapalissiano e indubbio che la politica dell'Amministrazione regionale, in ordine ai trafori, non può essere che una politica favorevole a qualunque traforo e, quindi, non già favorevole all'uno o all'altro traforo, ma ad entrambi: su questo non deve esservi dubbio.
Io ebbi dei contatti ufficiosi, perché ufficialmente non fu mai chiesto nulla all'Amministrazione regionale, ed ebbi dei contatti indiretti anche in sede nazionale. Ad esempio, a Torino vi fu una riunione, presente il Ministro Romita, per discutere del problema dell' autostrada Ceva-Savona-Torino-imbocco della Valle d'Aosta. Io fui presente a questa riunione e sostenni un punto di vista che mi pare molto semplice ed è il seguente:
Siccome nella Convenzione internazionale si stabilisce chiaramente che i governi francese e italiano si impegnano a mettere tempestivamente in sesto il "réseau routier", cioè le strade di arroccamento che da una parte e dall'altra del traforo del Monte Bianco devono portare verso il centro dei due paesi, - per noi, naturalmente, verso Ivrea, poi da Ivrea verso Milano e verso il mare -, io dissi al Ministro Romita che, evidentemente, si doveva pensare a stabilire questo presupposto e che l'autostrada Savona-Ceva-Torino e Torino-imbocco della Valle d'Aosta è una autostrada che si può chiamare l'autostrada dalle Alpi al mare, per cui era necessario cominciare a predisporre qualche cosa se ritenevano che il problema dei trafori dovesse avere un esito positivo.
Il Comitato di iniziativa favorevole al traforo del Gran San Bernardo, che ha la sua sede a Torino, mi mise al corrente delle proprie iniziative e mi fece pervenire il progetto del traforo del Gran San Bernardo, che abbiamo esaminato.
Questo Comitato andò in Svizzera, dopo essersi recato, unitamente al Comitato di iniziativa svizzero, in visita al Ministro Martino, verso la fine del 1955. In detta riunione, i Comitati italiano e svizzero, capeggiato quest'ultimo dall'On.le Troillet e quello italiano dal Conte Marone e dal Sindaco di Torino, esposero al Ministro Martino il progetto del traforo del Gran San Bernardo.
Sui risultati di tale riunione gli intervenuti hanno mantenuto il più assoluto riserbo.
Successivamente, il Comitato di iniziativa favorevole al Gran San Bernardo si recò in Svizzera, unitamente alla delegazione del "Syndicat suisse". Io ebbi, in proposito, non soltanto una comunicazione scritta, ma anche un lungo colloquio col Presidente della Provincia di Torino, Prof. Grosso, il quale mi mise al corrente dei colloqui avvenuti e mi illustrò il comunicato, che fu emesso dalla Presidenza al termine della riunione tenutasi in Svizzera, - era allora Presidente della Repubblica Elvetica Petitpierre, oggi sostituito -, comunicato di cui vi dò lettura:
"Les deux Délégations ont entretenu le Président de la Confédération du projet qu'elles ont élaboré. Elles ont déclaré que son financement était assuré du côté italien par l'initiative privée et du côté suisse par les pouvoirs publics cantonaux et communaux qui s'intéressent au projet. Elles ont en outre exprimé le désir que des négociations soient engagées entre les deux pays.
Le Président de la Confédération a répondu que l'ensemble du problème des tunnels routiers sous les Alpes faisait actuellement l'objet d'une étude de la part de la Commission fédérale de planification du réseau des routes principales suisses, subordonné au département fédéral de l'Intérieur et que le projet du Grand-St-Bernard serait examiné dans le cadre de cette étude.
Le Conseil fédéral n'a pas encore eu le temps de se prononcer. Il le fera lorsque l'étude actuellement en cours sera terminée.
Les deux Délégations avaient été reçues à Rome, au mois de septembre dernier, par Monsieur Martino, Ministre des Affaires Etrangères d'Italie".
Il Prof. Grosso, come già ho detto, mi mise al corrente e mi illustrò la situazione dicendomi che, naturalmente, di fronte a questa risposta del Presidente della Confederazione elvetica, Petitpierre, bisognava aspettare l'esito degli studi che si stanno facendo in Svizzera da parte della "Commission fédérale de planification du réseau des routes principales suisses".
Questa la cronistoria.
Quindi, concludendo: per quanto riguarda il traforo del Monte Bianco, la Convenzione internazionale è stata ratificata dall'Italia e dal Cantone di Ginevra e si attende ora la ratifica da parte dell'Assemblea francese.
Per quanto riguarda il traforo del Gran San Bernardo, si attende che il Consiglio federale svizzero si pronunci nel senso che è stato promesso alla delegazione di Torino.
Nella interpellanza si chiede ancora notizia di dati tecnici. Ora i dati tecnici io li conosco per avere esaminato i due progetti e pregherei gli interpellanti di vedere i detti progetti e le relazioni dei due progetti; all'occorrenza, potrei anche trasmettere copia delle relazioni perché sono entrambe interessanti e meritano di essere esaminate, sia quella del Monte Bianco che quella del Gran San Bernardo.
Naturalmente non posso qui attardarmi a parlare di questioni tecniche, perché dovrei leggere le due relazioni e ritengo che non sia,ora il caso di farlo.
Si chiede, inoltre, nell'interpellanza, quali siano le possibilità di realizzazione dei due trafori alpini.
Per quanto riguarda la parte tecnica, risulta dalle relazioni che entrambi i progetti sono tecnicamente realizzabili.
Per quanto riguarda, invece, le possibilità effettive di finanziamento e di realizzazione delle due opere, rispondo che, per quanto riguarda il traforo del Monte Bianco, tutto dipende dalla ratifica o meno della Convenzione internazionale da parte del Parlamento francese. Per quanto concerne, invece, il traforo del Gran San Bernardo, la realizzazione dell'opera dipende dalla decisione che assumerà il Consiglio federale svizzero.
Per quanto concerne ancora il finanziamento, voi sapete che per il traforo del Monte Bianco vi è una parte di capitale azionario a fondo perduto (senza reddito), dato dalla Francia, dall'Italia, dalla Valle d'Aosta e dal Cantone di Ginevra.
La rimanenza del capitale azionario, portante reddito di dividendi utili annui, sarà procurata mediante emissione di azioni, che non mancheranno di essere sottoscritte.
Per quanto riguarda il traforo del Gran San Bernardo, risulta che al finanziamento delle spese per i lavori sarà provveduto, secondo il progetto, con capitale privato svizzero e con capitale privato italiano, senza necessità di un apporto finanziario da parte dei due Stati direttamente interessati al traforo.
A questo proposito, risulterebbe dalla relazione che il costo dell'opera ammonterebbe: a 33.820.000 franchi svizzeri, se eseguita per un movimento di 100 vetture all'ora; a 33.970.000 franchi svizzeri, se eseguita per un movimento di 150 vetture all'ora; a 34 milioni 70 mila franchi svizzeri, se eseguita per 200 vetture all'ora.
Moltiplicando per 140-150 (media del cambio), si viene a conoscere, per approssimazione, il costo dell'opera in lire italiane.
Concludendo e riferendomi alla richiesta del Consigliere Manganoni, intesa a conoscere gli intendimenti della Giunta regionale nei confronti dei due trafori, ripeto che la politica della Regione Valle d'Aosta, in ordine ai trafori alpini, non può essere che una politica positiva a favore di tutti i trafori.
Naturalmente, non possiamo dimenticare che per il traforo del Monte Bianco vi è già un impegno assunto dalla Amministrazione regionale, per l'importo di un miliardo di lire, impegno al quale la Regione sarà tenuta a fare fronte in caso di attuazione del predetto traforo.
Niun dubbio può esservi che, se, invece di un traforo, se ne potessero realizzare due, la Regione debba essere favorevole ad entrambi, come a qualche altra opera di tale genere, perché la realizzazione dei trafori alpini torna a tutto vantaggio della Valle di Aosta".
Il Consigliere MANGANONI dichiara che desidererebbe poter apprendere da un rappresentante regionale i resoconti dell'attività del Comitato d'iniziativa per la realizzazione del traforo del Gran San Bernardo, Comitato di cui fa già parte anche un Consigliere della Valle d'Aosta.
Ritiene opportuna la nomina di un rappresentante regionale nel predetto Comitato, in cui sono già rappresentati i vari Enti interessati al traforo del Gran San Bernardo.
Rivolge, quindi, invito alla Giunta di nominare una persona che rappresenti la Regione in seno al menzionato Comitato di iniziativa e che prenda parte alle riunioni del Comitato stesso.
Per quanto riguarda i dati tecnici relativi ai due trafori alpini, prende atto che il Presidente della Giunta ha invitato gli interpellanti a prendere visione delle relazioni tecniche allegate ai progetti dei due trafori, in quanto non è possibile dare lettura delle relazioni stesse in sede di adunanza, perché ciò richiederebbe troppo tempo.
Prega, quindi, il Presidente della Giunta di voler cortesemente disporre affinché le copie delle predette due relazioni siano trasmesse in visione agli interpellanti, in modo che essi possano farsi una idea chiara del problema dei due predetti trafori alpini, la cui realizzazione concorrerebbe a migliorare la situazione economica della Valle d'Aosta.
Il Consigliere SAVIOZ dichiara quanto segue:
"Premetto, signor Presidente della Giunta, che riterrei utile un maggiore interessamento dell'Amministrazione regionale per la soluzione dei due problemi.
Il problema del traforo del Monte Bianco è stato sempre da me seguito con particolare attenzione; la prima riunione, tenutasi in Valle d'Aosta, per la discussione di tale problema, fu indetta dal sottoscritto, quale sindaco di Aosta, ed ebbe luogo nel salone ducale della Città di Aosta.
Da allora in poi ebbi dei continui contatti con delle personalità che s'interessarono del traforo del Monte Bianco e non mi è sfuggito il fatto che una parte dei parlamentari francesi è contraria al traforo del Monte Bianco.
Non è mia intenzione di scendere nei particolari per spiegare il perché di tale situazione (in modo speciale sono contrari i parlamentari della Valle del Rodano e quelli della Regione di Marsiglia), ciò che è stato causa di remore e di discussioni sia in sede di Commissioni parlamentari che nello stesso Parlamento francese.
Per quanto riguarda il traforo del Gran San Bernardo, non vi è molto entusiasmo e nemmeno molta buona volontà per la sua realizzazione, in quanto il governo centrale svizzero è più favorevole al traforo del Monte Bianco che non a quello del Gran San Bernardo, per delle ragioni che non è il caso di illustrare.
Il traforo del Gran San Bernardo viene, quindi, a trovarsi in una situazione di secondo piano e, pertanto, non è di facile realizzazione. In sostanza, a questo traforo sono interessati soltanto uno dei Cantoni svizzeri, la Città di Torino e in parte la Valle di Aosta, perché è innegabile che per la Valle d`Aosta è indubbiamente più importante ed interessante il traforo del Monte Bianco che non quello del Gran San Bernardo, pur essendo i Valdostani favorevoli ad entrambi i trafori, il che è logico.
Io ritengo che se l'Amministrazione regionale, attraverso i suoi legittimi rappresentanti, facesse una politica più duttile e nel tempo stesso più energica, - ciò che non è facile, ma che il Presidente della Giunta sa fare molto bene -, cioè se si desse anche un maggior peso alla questione del traforo del Gran San Bernardo, si verrebbe ad agevolare il lavoro, in seno al Parlamento francese, ai parlamentari che sono favorevoli al traforo del Monte Bianco.
Infatti, se, ad un certo momento, si profilasse la possibilità della realizzazione del traforo del Gran San Bernardo, io sono convinto che coloro che sono interessati al traforo del Monte Bianco farebbero dei passi maggiori di quelli che fanno attualmente e coloro che in Francia costituiscono attualmente l'opposizione a tale opera finirebbe ro per avere una visuale più ampia, dimenticando quelli che possono essere i loro interessi immediati e particolari.
Mi sembrerebbe, quindi, opportuno che l'Autorità regionale fosse presente a tutte le conferenze indette per la questione del traforo del Gran San Bernardo e, a questo proposito, dichiaro che sono senz'altro d'accordo su quanto ha detto prima il collega Manganoni.
Purtroppo oggi non possiamo dire che la Amministrazione regionale abbia partecipato alle riunioni dei Comitati italiano e svizzero per il traforo del Gran San Bernardo.
È lodevole senz'altro il lavoro svolto dalla Giunta ed, in modo particolare, dal Presidente della Giunta.
Bisogna, però, anche tenere presente che l'opinione pubblica ha, oggi, un peso determinante nel mondo per la soluzione di molti problemi.
Penso che se l'opinione pubblica fosse mobilitata attorno ai problemi di questi due trafori alpini, che sono di importanza vitale per la Valle d'Aosta e per molte regioni situate al di là dei confini nazionali, avremmo una possibilità maggiore di riuscita.
Ecco perché, signor Presidente della Giunta, io mi permetto di darLe questo suggerimento, lasciandoLa libera di agire come meglio crede. È fuori dubbio, però, che, se noi avessimo dalla nostra parte non soltanto i fautori dei due trafori, ma anche l'opinione pubblica, certamente coloro che oggi sono contrari ai due trafori rifletterebbero maggiormente e, forse, se si appoggiasse di più uno dei due trafori si potrebbe anche facilitare la realizzazione dell'altro traforo; meglio poi se si riuscisse ad attuare entrambi i trafori alpini".
Il Consigliere NICCO Giulio ritiene che la resistenza, da parte del governo svizzero, alla realizzazione del traforo del Gran San Bernardo sia dovuta essenzialmente alla constatazione che l'Italia non provvede alla costruzione delle autostrade colleganti il mare alle Alpi, in particolare delle autostrade Savona-Ceva-Torino e Torino-Valle d'Aosta.
Ritiene che l'Amministrazione regioni:zie dovrebbe insistere presso il Ministro On.le Romita affinché siano costruite le menzionate autostrade, anche perché la realizzazione dei due trafori alpini è collegata alla costruzione delle predette due autostrade.
Dichiara di essere convinto che, finchè non sarà risolto il problema delle predette autostrade, il problema del traforo del Gran San Bernardo rimarrà lettera morta.
Il Consiglio prende atto.
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