Oggetto del Consiglio n. 112 del 23 giugno 1955 - Verbale
OGGETTO N. 112/55 - PAGAMENTO DA PARTE DELLE SOCIETÀ IDROELETTRICHE DEL SOVRACANONE STABILITO DALLA LEGGE N. 959, DEL 27-12-53, PER GLI IMPIANTI IDROELETTRICI FUNZIONANTI NEL TERRITORIO DELLA VALLE D'AOSTA. (MOZIONE DEL CONSIGLIERE REGIONALE SIGNOR SAVIOZ FABIANO) - APPROVAZIONE DI MOZIONE PRESENTATA DAL CONSIGLIERE SIGNOR DUJANY CESARE.
Il Presidente, PAREYSON, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione del Consigliere regionale Signor Savioz Fabiano concernente l'oggetto: "Pagamento da parte delle Società idroelettriche del sovracanone stabilito dalla legge n. 959 del 27-12-53, per gli impianti idroelettrici funzionanti nel territorio della Valle d'Aosta", mozione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri, unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza del 25 maggio 1955:
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AL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO REGIONALE
AOSTA
La prego di voler portare sull'ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio la seguente mozione:
- VISTO il Decreto del 14-12-1954 del Ministro dei LL.PP. che delimita il bacino imbrifero della Dora Baltea, ai sensi della Legge n. 959 del 27-12-1953;
- VISTO che lo stesso è gravemente lesivo degli interessi dei Comuni Valdostani, perché esonera dal pagamento del sovracanone le centrali elettriche costruite sull'asta della Dora da Châtillon a Pont St. Martin;
- CONSIDERATO che la Giunta Regionale ha interposto ricorso avverso a tale Decreto chiedendone l'annullamento, il che comporta un grave danno ai Comuni della Valle per il ritardato versamento da parte delle Società elettriche del sovracanone stabilito dal Decreto stesso.
IL CONSIGLIO REGIONALE
Chiede che il Ministro dei LL.PP. voglia provvedere obbligando le Società elettriche a pagare, senza ulteriore indugio, quanto stabilito dalla Legge a decorrere da gennaio 1954 ed a far versare ai Comuni Valdostani quanto stabilito dal Decreto in oggetto.
Ad interessare i parlamentari ad una azione che tenda ad estendere tutti gli impianti idroelettrici ovunque situati gli obblighi derivanti dalla Legge 959.
Aosta, li 11 maggio 1955
IL CONSIGLIERE F.to Savioz Fabiano
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Il Consigliere SAVIOZ illustra la sua mozione riferendo quanto segue:
"Credo che il Consiglio regionale sia a conoscenza dell'avvenuta promulgazione della legge 27 dicembre 1953 n. 959, che statuisce circa i bacini imbriferi montani e circa la possibilità della costituzione di Consorzi di Comuni di carattere obbligatorio per l'amministrazione del fondo comune consorziale, costituito dai sovracanoni, e per la destinazione e l'impiego dei fondi per l'esecuzione di lavori di pubblica utilità.
Questa legge, secondo il mio modesto parere, presenta degli inconvenienti per essere applicata alla nostra Regione.
A parte il fatto che, essendo la Valle d'Aosta costituita in Ente autonomo regionale, non vedo il perché noi dobbiamo amministrarci ed amministrare i Comuni attraverso leggi che vengono fatte per tutte le Regioni dell'Italia, osservo che vi sono ragioni e necessità particolari, - quali le condizioni dell'economia locale, la dislocazione dei Comuni, problemi di varia natura totalmente diversi da quelli che possono essere i problemi di altre vallate, siano pure a carattere alpino -, che dimostrano come le leggi nazionali presentino degli inconvenienti all'atto della loro applicazione nella nostra Regione. Io ritengo, quindi, che non si debba mai perdere di vista il principio di considerare la Regione quale Ente autonomo su tutta la linea politica ed amministrativa.
Premesso quanto sopra, io vorrei richiamare l'attenzione dei Signori Consiglieri sul seguente problema: se sia giusto, in una Regione autonoma quale è la nostra, dove l'armonia e la pace regnano in certo qual modo, dover arrivare alla formula, che certamente non è piacevole, dei Consorzi obbligatori.
È vero che possono sorgere delle difficoltà allorquando vi è da dividere qualche cosa, in modo particolare quando si tratta di dividere del denaro; però è altrettanto vero, e mi permetto di farlo presente, avendolo constatato nei molti anni in cui sono stato a contatto con tutti i Sindaci della Valle -, che i Sindaci si sono pronunciati in più di una occasione in senso nettamente contrario alla costituzione o ricostituzione di Consorzi di carattere obbligatorio.
Ritengo che i Sindaci sarebbero tanto più contrari nel presente caso, perché trattasi della costituzione di un Consorzio che, logicamente, dovrebbe avere la sua sede nella piccola capitale della Valle d'Aosta, la Città di Aosta, e comporterebbe inconvenienti assai gravi: prima di tutto l'accentuamento e, in secondo luogo, spese non indifferenti per la costituzione del Consorzio; perché, evidentemente, il Consorzio dovrebbe essere rimpinzito con dei tecnici particolarmente competenti sia nel campo giuridico che nel campo tecnico-industriale delle acque.
Ora, io mi domando se questo sia nell'interesse dei Comuni.
Faccio, però, osservare che la legge 27-121953, n. 959 non dice che i singoli Comuni non possono costituirsi in Consorzi di altro genere e che non possono amministrare il loro denaro.
È umano, è giusto, secondo il mio parere, che ogni Comune della Valle d'Aosta sappia quanto gli spetta ogni anno del provento del sovracanone sulle acque, ma non è assolutamente giusto che si costituisca un Consorzio con una sede centralizzata in Aosta, come vuole la legge, che provveda all'assegnazione dei proventi dei sovracanoni delle acque ai Consorzi obbligatori, regolarmente costituiti, per l'esecuzione di lavori di pubblica utilità. Così facendo, si toglie la possibilità ai Sindaci della Valle di potersi pronunciare sulla utilità o meno, sulla opportunità e sulla priorità delle numerose opere pubbliche che in Valle rimangono ancora da fare.
Partendo da questo presupposto, ritengo che sia opportuno per i nostri Comuni, per la Regione, costituire un Consorzio che abbia una amministrazione autonoma, cioè un Consorzio volontario, con la partecipazione volontaria e consensuale di tutti i Comuni. Nulla vieta che, successivamente, i Comuni, in numero di tre, quattro o più, si uniscano fra di loro e costituiscano dei Consorzi che si potrebbero chiamare di zona o di vallata laterale, per determinare e stabilire i lavori pubblici che possono interessare i predetti tre o più Comuni consorziati. Ci sarebbe, inoltre, la possibilità per i Comuni di chiedere la fornitura diretta di energia elettrica alla quale hanno diritto ai sensi dell'articolo 52 del R. D. 11 dicembre 1933 n. 1775, in quanto vi potrebbe essere qualche Comune della Valle d'Aosta che sia più interessato e che, quindi, preferisca avere l'energia elettrica anziché i sovracanoni previsti dall'articolo 1 della legge 27 dicembre 1953, n. 959.
Ritengo che sarebbe utile illustrare in tali termini la questione ai Sindaci e vedere se sia possibile costituire questo Consorzio sotto un altro aspetto (volontario e non obbligatorio). D'altra parte, la legge comunale e provinciale permette ai Comuni di riunirsi in Consorzio fra di loro per provvedere a determinati servizi od opere di comune interesse e, quindi, i Comuni potrebbero benissimo costituirsi in Consorzio senza tener conti di quanto stabilisce la più volte citata legge n. 959, del 27 dicembre 1953, e ripartirsi tra di loro i proventi dei sovracanoni. Mi sembra che questo sia stato fatto anche nei Comuni della Valsusa, ove non vi è la "sedicente" Associazione dei Comuni valdostani, come l'ha definita, - e mi dispiace di doverlo rilevare -, il Presidente della Giunta regionale; perché, Signor Presidente, di sedicente nella nostra Valle credo che non ci sia nulla!.
Ebbene, questi Sindaci si sono riuniti, - eppure a Torino vi è un Prefetto e la Provincia di Torino non è amministrata da un Presidente di Regione autonoma -, e si sono pronunciati contro un Consorzio obbligatorio che utilizzi ed impieghi direttamente i fondi derivanti dai sovracanoni ed hanno, invece, stabilito delle percentuali per la ripartizione dei sovracanoni fra vari gruppi di Comuni. Cito, in proposito, un articolo che è apparso sul Popolo Nuovo, un giornale che non credo dia notizie non giuste, nel quale si dice che "l'Assemblea dei Sindaci non ha aderito, all'unanimità, alla formazione del Consorzio per l'utilizzazione del sovracanone dovuto annualmente dai concessionari delle grandi derivazioni per la produzione di energia elettrica "più avanti dice ancora" essere, invece, accolta la proposta di ripartizione del sovracanone ammontante annualmente a L. 95.729.000, avanzata dall'Assessore provinciale Avv. Oberto, che determina il riparto nelle seguenti misure: 65% ai seguenti Comuni (ed elenca i Comuni) il 23% ai seguenti Comuni (e li elenca) ed, infine, il 12% agli altri nove Comuni".
Quindi la proposta dell'Assessore provinciale è stata accettata da tutti i Comuni, ad eccezione di 3 su un totale di 37 Comuni.
Io ritengo che questo sia esattamente il principio che bisogna seguire per venire incontro a quelli che sono i desiderata dei Comuni, perché so che, ad un certo momento, i Sindaci, di fronte a pressioni, non hanno più la libertà di agire secondo coscienza e secondo come credono sia meglio amministrare il denaro pubblico.
Infatti, ammesso che venga costituito un Consorzio obbligatorio, con sede in Aosta, questo Consorzio diventerebbe, naturalmente, come tutte le organizzazioni di carattere burocratico, che si appesantiscono e succhiano il denaro tanto utile alle Amministrazioni pubbliche, e metterebbe i Sindaci nelle condizioni di non poter più protestare.
Il Consorzio, una volta costituito, verrebbe amministrato da un Consiglio, che destinerà i fondi per il finanziamento dei lavori che riterrà più necessari nell'alta, nella media e nella basse Valle, ciò non ha importanza, si correrà, cosi, il rischio certo di vedere dei Comuni che dovranno attendere magari dei decenni prima di avere un rendiconto, sia pure approssimativo.
Quindi, Signori Consiglieri, se è vero che noi siamo degli autonomisti, se è vero che l'autonomia ha un valore nella nostra Valle, perché non esaminiamo, in questa occasione, la possibilità di costituire un Consorzio a carattere volontario, principio che è condiviso dai Sindaci della Valle d'Aosta.
Ricordate che in grande maggioranza i Sindaci della Valle d'Aosta sono contrari a tutto ciò che ha carattere di forza e di obbligatorietà, perché essi hanno il senso della libertà e della giustizia e sanno amministrare la cosa pubblica. Qualora non sapessero amministrare le leggi sono abbastanza severe per metterli in condizione di non poter più continuare il loro mandato.
Io chiederei, pertanto, che la questione sia riveduta con maggiore attenzione. Non intendo, con questa mia proposta, di aprire delle polemiche, perché a me non piacciono.
Pregherei, a questo proposito, il Presidente della Giunta regionale di voler dire, - se questo è nelle sue possibilità e se lo ritiene opportuno -, quanti sono i Comuni che hanno deliberato favorevolmente per la costituzione di un Consorzio di carattere obbligatorio e se egli è proprio sicuro, in coscienza che queste deliberazioni siano state prese "toto corde" dalle Amministrazioni comunali.
Mi consta che ci sono Amministrazioni comunali della Valle d'Aosta che hanno deliberato sotto una specie di cappa di paura, temendo che succedesse chissà che cosa se avessero deliberato in senso contrario.
Capisco anch'io che, sotto un certo aspetto, questo può essere giusto, però non dimentichi Signor Presidente della Giunta, che per troppo tempo noi abbiamo assistito ad una certa imposizione nei confronti dei Comuni e ci sono anche delle prove che potrebbero essere rese note a comprovare tale imposizione.
Ritorno in argomento e chiedo con insistenza e con una certa forza, in nome del principio della nostra autonomia, se non sia logico, giusto, onesto, e chiaro il principio che i Sindaci dei Comuni possano amministrare il denaro pubblico senza interferenze di alcuno e senza dover subire ingiustizie che, ovviamente, ci saranno se verrà costituito il famoso Consorzio, che chiamerei carrozzone, nella Città di Aosta, per l'amministrazione dei 300 o 400 milioni di lire che ogni anno spetterebbero ai Comuni.
Chiedo, inoltre, se non si ritenga giusto ed onesto che tutti i Comuni, dal primo all'ultimo, sappiano quale sia l'importo sul quale possono contare ogni anno per il finanziamento di opere di pubblica utilità".
Il Consigliere CHABOD Renato chiede se sia stato già compilata la bozza dello Statuto del costituendo Consorzio.
L'Assessore ARBANEY rileva che nella mozione presentata, non si parla di Consorzio, ma si rimprovera la Giunta regionale per aver ricorso contro il Decreto in data 14 dicembre 1954 del Ministro dei Lavori Pubblici, che delimita il bacino imbrifero della Dora Baltea, ai sensi della legge 959 del 27 dicembre 1953, sostenendo che tale ricorso reca un grave danno ai Comuni della Valle e che si ritarda il versamento, da parte delle Società idroelettriche, dei sovracanoni stabiliti dal Decreto stesso.
Osserva che il Consigliere Savioz ha parlato di tutto altro, salvo di quanto forma oggetto della mozione in esame.
Il Consigliere SAVIOZ rileva che la mozione va riferita al tempo in cui è stata da lui elaborata e presentata alla Presidenza del Consiglio. Ammette che la mozione sia ormai un po' superata, quindi non più tempestiva, come lo sarebbe stata, invece, se fosse stata discussa, come doveva esserlo, nella adunanza del 25 maggio scorso, alla quale non ha potuto prendere parte per ragioni di salute.
Ritiene che sia inutile e superfluo ribadire che la Giunta regionale ha fatto male ad interporre appello contro il Decreto in data 14 dicembre 1954 del Ministro dei Lavori Pubblici, perché il ricorso è stato presentato ed ormai non si può più tornare indietro.
Ritiene, d'altra parte, di avere la possibilità di addurre altri argomenti ad integrazione e ad illustrazione della mozione presentata.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara quanto segue:
"Non posso non rilevare che il Consigliere Savioz, il quale aveva presentato la mozione in data 11 maggio 1955, - mozione che avrebbe dovuto essere discussa nella precedente adunanza del 25 maggio 1955 e che, ad istanza proprio della maggioranza consiliare, fu rinviata ad oggi perché il Consigliere Savioz era ammalato -, ha obliterato nel modo più completo quanto costituisce la motivazione ed il dispositivo della mozione stessa.
La motivazione della mozione verte, come punto centrale, sulla considerazione che la Giunta regionale aveva interposto ricorso, non contro la legge 27 dicembre 1953 n. 959, ma contro il Decreto in data 14 dicembre 1954 del Ministro dei Lavori Pubblici, che stabilisce i termini ed il perimetro del bacino imbrifero montano che interessa la Valle d'Aosta.
In tale motivazione, il Consigliere Savioz afferma che il ricorso interposto dalla Giunta regionale contro il predetto Decreto ministeriale comporta un grave danno ai Comuni della Valle d'Aosta perché ritarda il versamento, da parte delle Società elettriche, del sovracanone stabilito dal Decreto stesso.
In conseguenza di questa considerazione, il Consigliere Savioz propone che il Consiglio regionale inviti il Ministro dei Lavori Pubblici a provvedere, obbligando le Società elettriche a pagare, senza ulteriore indugio, quanto stabilito dalla legge, a decorrere dal gennaio 1954 e a versare a favore dei Comuni valdostani quanto stabilito dal Decreto stesso. Il Consigliere Savioz chiede, inoltre, che il Consiglio voglia interessare i Parlamentari a svolgere una azione che tenda ad estendere a tutti gli impianti idroelettrici, ovunque situati, gli obblighi derivanti dalla legge n. 959.
Questa era la formulazione della mozione sulla quale verte la discussione.
Non posso non accennare al fatto che il Consigliere Savioz, nell'illustrare la mozione, ha parlato. - come già è stato precisato dall'Assessore Arbaney -, di Consorzi obbligatori che non hanno niente a che fare, nel modo più assoluto, con questa questione. Ciò non significa che io non ne voglia parlare, anzi ne sono lieto, e ringrazio il Consigliere Savioz che mi abbia dato la possibilità di rispondere a queste sue argomentazioni, che però, da un punto di vista formale e procedurale, sono assolutamente fuori tema.
Ora, la prima parte da esaminare è se sia proprio vero che la Giunta regionale abbia fatto male a ricorrere contro il Decreto ministeriale 14 dicembre 1954, tesi che è stata sostenuta dal Consigliere Savioz.
Ho qui una copia del giornale "Le Travail", del 22 marzo 1955, che riporta un articolo a firma del Consigliere Savioz in cui si afferma che la Giunta regionale, "cercando di scavalcare e di esonerare i Comuni dalle loro funzioni ha ricorso contro l'emanazione del Decreto".
Il Consigliere Savioz afferma inoltre quanto segue: "Ora era comprensibile che la Giunta, o meglio il Consiglio regionale, esaminasse questo problema, ma l'operato eventuali modifiche, il Decreto stesso, significa fare il gioco delle Società idroelettriche. Che questa nostra affermazione non sia gratuita lo dimostra il fatto che i Comuni non hanno avuto comunicazione di quanto la Giunta regionale intendeva fare al proposito, se non dopo che la Giunta aveva fatto. Inoltre, il far ritirare il Decreto significa, prima che il Ministro competente ne faccia uno nuovo, rimandare la cosa alle calende greche, nell'esclusivo interesse dei monopoli elettrici".
L'articolista dichiara ancora: "lo scrivere poi ai Comuni, come avvenuto da parte della Giunta regionale, che in proposito gli stessi non hanno da preoccuparsi avendo tutto sistemato la Giunta, equivale ad esautorare i Comuni".
E si continua, sostenendo questa tesi.
Mi permetta il Consigliere Savioz di fare molto obbiettivamente qualche considerazione in questa materia, che è naturalmente molto delicata; si possono dare diverse interpretazioni alla legge, ma bisogna esaminare se la propria interpretazione sia corretta o meno e se le considerazioni siano effettivamente fondate o meno.
Mi si permetta di dire, di ricordare al Consiglio che questa questione, di enorme importanza anche per la Valle d'Aosta, - ho detto "anche" perché è importante pure per altre vallate alpine -, deve essere considerata con assoluta serietà e in aderenza a quelle che sono le disposizioni di legge.
Anzitutto, non è che la legge 27 dicembre 1953 sia contraria agli interessi della Valle d'Aosta: lo nego nel modo più assoluto, perché la legge n. 959 non ha fatto altro, in questa materia, che innovare alle disposizioni degli articoli 52 e 53, specialmente dell'articolo 52, del Testo unico sulle acque e sugli impianti elettrici del 1933. Infatti mentre, in base all'articolo 52, solo i Comuni rivieraschi avevano diritto ad un qualche compenso per queste concessioni di acqua, con la legge n. 959, molto più giusta, molto più umana, si stabilisce che tutti i Comuni compresi nello stesso bacino imbrifero hanno diritto al sovracanone di 1300 lire ogni KW.
Non si può negare che questa legge si sia avvicinata di più al concetto di giustizia, perché naturalmente tutti i Comuni montani si trovano in condizioni di bisogno e, d'altra parte, sono stati depauperati delle loro acque che, prima di arrivare a Pont St. Martin, attraversano Courmayeur e tutta la vallata, per cui, praticamente il bacino imbrifero della Valle d'Aosta è costituito in effetti da tutti i Comuni. Quindi, non è contro questa legge che noi dovevamo agire, ed infatti, giustamente il Consigliere Savioz lo accenna nella sua mozione, poiché in detta mozione dice che fa riferimento al Decreto del 14 dicembre 1954, con cui il Ministro dei Lavori Pubblici, in base all'articolo 1 della legge numero 959, ha delimitato il bacino imbrifero montano della Dora Baltea. Ora, è proprio contro questo Decreto che devono appuntarsi gli strali nostri, - e vi sono stati altri strali per altri Decreti, in altre vallate alpine -, perché con questo Decreto si è violato, nel modo più evidente, lo Statuto regionale che ci governa.
Questa è la grande verità, ma non è la sola, perché si sono violati anche i diritti dei Comuni della Valle d'Aosta, in quanto nel bacino imbrifero della Dora Baltea sono stati compresi anche 23 Comuni del Canavese, i quali nulla hanno a che fare con il bacino imbrifero della Valle d'Aosta che, per fortuna nostra, è ben delimitato dalla natura, come tutti possono constatare.
Ecco perché, ad un certo momento, esaminato il problema, la Giunta ha deciso di ricorrere contro la delimitazione di questo bacino imbrifero montano per due ragioni: prima di tutto, perché nel bacino imbrifero della Dora Baltea erano stati compresi 23 Comuni del Canavese; in secondo luogo, perché con detto Decreto era stato stabilito il concetto altimetrico di 500 metri sul livello del mare in base al quale gli stabilimenti idroelettrici trovantisi al di sotto di tale altitudine non sono tenuti a pagare il sovracanone di cui all'articolo 1 della legge n. 959.
La Giunta ha sostenuto in detto ricorso che, per quanto riguardava il bacino imbrifero montano della Dora Baltea; si era incorso nelle seguenti due violazioni.
Innanzitutto, si erano violati gli articoli 5 e 6 dello Statuto regionale e questa perché lo Statuto che ci governa ha regolamentato tutta l'utilizzazione delle nostre acque, per cui la delimitazione che è stata fatta, con il Decreto del 14 dicembre 1954, ha violato indubbiamente l'organizzazione delle utilizzazioni e delle concessioni di acque nella Valle di Aosta.
In secondo luogo, si erano violati gli interessi dei 74 Comuni della Valle d'Aosta che hanno diritto di ripartirsi i sovracanoni dovuti da tutte le centrali elettriche esistenti nella Valle d'Aosta, sino a Pont Saint Martin compreso, senza doverli dividere con i 23 Comuni del Canavese inclusi con detto Decreto nel bacino imbrifero montano, della Dora Baltea, ma che nulla hanno a che fare con detto bacino imbrifero, in quanto sono, invece, interessati soltanto dal bacino imbrifero, diciamo così della zona del Chiusella.
Queste sono le ragioni per le quali noi abbiamo interposto ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, ricorso che non sto a leggervi, ma che, in definitiva, accentua ed illustra questi due concetti essenziali.
Questa azione è stata da noi iniziata con deliberazione di Giunta n. 342 del 2 marzo 1955, assunta in via d'urgenza e che è stata ratificata dal Consiglio con provvedimento n. 102 del 25 maggio 1955.
Orbene, si sostiene che questa nostra azione sarebbe stata fatta a vantaggio delle Società idroelettriche: ora, chiedo come si possa, con serietà, sostenere una tesi di questo genere, quando proprio nel nostro ricorso sosteniamo che il bacino montano deve essere limitato ai soli Comuni valdostani; che tutte le centrali elettriche esistenti sull'asta della Dora da Châtillon a Pont Saint Martin, devono essere incluse in questo bacino imbrifero e devono pagare i sovracanoni come li pagano le altre centrali situate al di sopra dei 500 metri.
Si dice, inoltre, che l'aver fatto questo ricorso comporterebbe, come conseguenza, il procrastinare del pagamento dei sovracanoni da parte delle Società elettriche concessionarie. Lo si dice, naturalmente, in buona fede; ma, mi si consenta di rilevarlo, una tale affermazione non può essere dovuta che alla non conoscenza dei rudimenti della nostra legge, dei principi essenziali.
Infatti, questo ricorso non ha sospeso, né sospende, l'esecuzione del Decreto ministeriale, tanto è vero che le Società elettriche sono già state dal Ministero diffidate, fin dal mese di marzo u.s. a versare l'importo dei sovracanoni dovuti. Ho qui le copie di tutte le diffide (10 o 12) che dal 30 marzo 1955 sono state notificate alle Società concessionarie e, per conoscenza, alla Amministrazione regionale nonché al Genio Civile di Aosta, diffide con le quali le Società concessionarie sono state invitate a versare su un conto corrente della Banca d'Italia, intestato al Ministero dei Lavori Pubblici, le ingenti somme per i sovracanoni che sono tenute a pagare ai sensi dell'articolo 1 della legge 959 del 27 dicembre 1953.
L'opposizione che abbiamo fatto con il nostro ricorso non ha, quindi, sospeso l'esecuzione del Decreto ministeriale, in quanto l'esecuzione è in atto; è assurdo, pertanto, sostenere che, interponendo il detto ricorso, la Giunta ha, in qualche modo, fatto l'interesse delle Società idroelettriche.
Io mi domando che cosa sarebbe avvenuto se la Giunta regionale non si fosse fatta parte diligente e non avesse interposto ricorso contro il citato Decreto; che cosa sarebbe stato detto, e con ragione secondo me, perché, se non si fosse fatta opposizione, sarebbero stati obliterati gli interessi essenziali della Valle d'Aosta, che sono sanciti nello Statuto regionale.
Quindi, noi abbiamo la coscienza tranquilla di aver tutelato, mediante la nostra tempestiva opposizione, gli interessi della Regione e dei Comuni della Valle, sia in base allo Statuto e sia perché il Decreto ministeriale indubbiamente non ha tenuto conto della configurazione oro-idrografica della Valle d'Aosta, che è ben delimitata dalla natura.
Quale è la situazione? Il Decreto ministeriale è, per chi lo abbia esaminato profondamente, la conseguenza del voto emesso in data 22 ottobre 1954 dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha stabilito quali erano, a suo giudizio, i concetti del bacino imbrifero montano: la questione sta tutta in tale definizione.
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, - siccome la legge 1953 del 27-12-1953 parlava di bacini imbriferi montani senza darne una definizione più precisa -, si è reso conto della difficoltà e, indipendentemente dalla questione particolare della Valle d'Aosta derivante dalle norme speciali dello Statuto regionale, e cioè esaminata la questione dal lato generale, - ha stabilito il concetto dell'altimetria che, per la Valle d'Aosta, è fissata in m. 500, mentre, invece, per gli Appennini è stata ridotta a 300 metri.
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha ritenuto di non poter fare in altro modo ed ha dichiarato che, se vi saranno delle proteste, competerà al legislatore precisare, attraverso una legge interpretativa, che cosa voleva dire e che cosa significhi la dizione "bacino imbrifero montano".
In questa situazione, la Giunta continua nella sua opposizione, che è indipendente dall'analogo ricorso presentato pure dai Comuni di Valtournanche e di Hône per altri motivi, che si riconducono in parte ai motivi nostri di principio, ma che sono di carattere specificatamente patrimoniale.
Questi due Comuni hanno fatto tempestivamente opposizione al Decreto Ministeriale per sospendere i termini, affinché non vi fosse alcuna ragione di decadenza, per cui (il collega Consigliere Chabod Renato può testimoniare dell'esattezza dei miei concetti) una volta sospesi i termini, attraverso l'opposizione di uno o di due Comuni, i termini sono salvi anche per tutti gli altri Comuni della Valle, che potranno, se lo riterranno opportuno nel loro interesse, intervenire volontariamente o provocare il loro coattivo intervento in questa causa.
In questa situazione, io sostengo, con assoluta tranquillità di coscienza, dopo aver esaminato profondamente insieme alla Giunta la questione che giustamente la Giunta stabilì, nell'interesse della Regione, di adire le vie giudiziarie, per tutelare quelli che sono i principi dello Statuto speciale regionale in materia di acque pubbliche. Se un invito può essere rivolto alla Giunta regionale, è quello di sollecitare l'azione parlamentare affinché sia al più presto emanata una legge interpretativa per cui, attraverso una interpretazione autentica della frase "bacino imbrifero montano", si sappia esattamente come debbano essere determinati tali bacini ed i perimetri entro i quali i Comuni possono essere inclusi ai fini della delimitazione dei bacini stessi.
In tal modo, si potranno eliminare anche le cause in corso, non soltanto quelle promosse da noi, ma anche tutte le altre numerose cause; perché sono a diecine le opposizioni fatte contro i Decreti ministeriali di delimitazione dei perimetri dei vari bacini imbriferi montani.
Questi Decreti sono tutti dello stesso tenore, in quanto tutti si basano sul menzionato voto. emesso dal Consiglio superiore dei Lavori Pubblici.
Quindi, noi potremo anche evitare, attraverso una interpretazione autentica della legge n. 959, di continuare in questa causa; ma nel frattempo, il Decreto ministeriale va in esecuzione, i sovracanoni vengono depositati sul conto corrente della Banca d'Italia e si prosegue, così, per la strada fissata dalla legge n. 959.
Questo, per quanto riguarda la sostanza della mozione.
Ma io, in seguito all'accenno fatto dal Consigliere Savioz alla famosa questione dei Consorzi obbligatori, sono lieto di parlare anche di tale argomento.
Desidero prima di tutto contestare nel modo più reciso, e con grande amarezza nell'animo, l'affermazione fatta dal Consigliere Savioz secondo la quale sarebbero state fatte pressioni nei confronti dei Comuni: è una affermazione destituita nel modo più assoluto di qualsiasi fondamento in linea di fatto, perché io mi sono preoccupato di riunire i Sindaci, il 22 del mese di maggio, e tutti i Sindaci sono testimoni di quello che ho loro detto in tale riunione e di cui può essere resa valida testimonianza attraverso il resoconto stenografico.
Ho illustrato ai Sindaci le disposizioni di legge, che non sono semplici, cioè le disposizioni del T.U. del 1933 sulle acque e sugli impianti elettrici e quelle della legge n. 959 del 27-12-1954 e del Decreto 14-12-1954 del Ministro dei Lavori Pubblici.
Ho dato comunicazione del ricorso che la Giunta ha fatto e ho suggerito che, secondo il mio parere e quello della Giunta, sarebbe stata conveniente la costituzione di un Consorzio unico ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 959.
Sostengo di nuovo ora questo principio, perché sono convinto della bontà della tesi che sostengo; ma non ho mai fatto alcuna pressione nei confronti dei Comuni e dei Sindaci. Tutte le circolari che io ho inviato ai Sindaci fanno testimonianza di quello che io sto affermando. I Sindaci sono liberi di decidere nel senso che ritengono più opportuno: ho ricordato loro che il 30 giugno scade il termine entro cui debbono pervenire al Presidente della Giunta le deliberazioni dei Comuni, che possono essere favorevoli o non alla costituzione di questo Consorzio che è detto obbligatorio ma che, in effetti, diventa a' sensi di legge obbligatorio soltanto se i 3/5 dei Comuni sono favorevoli alla costituzione del Consorzio stesso. È chiaro, quindi, che è un Consorzio naturalmente volontario, per cosi dire, per i 3/5 dei Comuni e che può diventare obbligatorio per i rimanenti 2/5 dei Comuni.
I Comuni sono pienamente liberi di deliberare la loro adesione e il loro rifiuto alla costituzione del Consorzio. Quello che è certo si è che, scaduto il 30 giugno, il Presidente della Giunta dovrà costituire il Consorzio se i 3/5 dei Comuni avranno deliberato in senso favorevole alla costituzione del Consorzio stesso; se non vi sarà la prescritta maggioranza dei Comuni favorevoli (3/5), il Consorzio non sarà costituito ed i singoli Comuni saranno liberi di agire come meglio riterranno.
Questa la situazione di fatto.
Si dice che il Consorzio obbligatorio sia contrario agli interessi dei Comuni: io penso che chi sostiene tale tesi sbaglia, perché la dizione della legge è tale per cui la costituzione del Consorzio è di grande vantaggio per i Comuni.
La legge n. 959 stabilisce che in attesa della costituzione dei Consorzi, le Società concessionarie idroelettriche debbono versare i sovracanoni su un conto corrente della Banca d'Italia intestato al Ministero per i Lavori Pubblici, che provvede alla ripartizione dei sovracanoni fra i vari Consorzi.
Tale legge n. 959 stabilisce inoltre che, se i Consorzi vengono costituiti, tali somme sono versate al Consorzi e sono ripartite non già dal Ministero peri Lavori Pubblici, ma dai Consorzi stessi.
Ora, io sono partito dal principio che se si costituisce, il Consorzio, subito dopo aver nominato i suoi Amministratori, potrà richiedere ed ottenere dal Ministero dei Lavori Pubblici la devoluzione di tutti i sovracanoni del bacino valdostano alla cassa consorziale.
Questo è il primo grande vantaggio che si avrà.
Successivamente, gli organi del Consorzio, attraverso una precisa regolamentazione, stabiliranno come dovrà avvenire la ripartizione di questi fondi e la loro destinazione, tenendo presente che la legge stabilisce che i sovracanoni devono essere impiegati "esclusivamente a favore del progresso economico e sociale delle popolazioni nonché ad opere di sistemazione montana che non siano di competenza dello Stato".
Pertanto il Consorzio non appena costituito, otterrà la devoluzione immediata dei fondi da ripartire e, subito dopo, gli organi del Consorzio stesso provvederanno alla ripartizione di detti fondi fra tutti i Comuni, in base ai concetti che riterranno più opportuni e che potranno essere il concetto del danno, il concetto del bisogno (desunto in base alla situazione patrimoniale di ogni Comune) ecc..
Questa è l'essenza del Consorzio, questi sono i vantaggi che derivano dalla costituzione di un Consorzio.
Se, invece, il Consorzio non viene costituito, si verificherà il fatto che tutti i 74 Comuni della Valle d'Aosta dovranno chiedere al Ministro ai Lavori Pubblici di procedere alla ripartizione dei sovracanoni assegnando ad ognuno di essi la quota parte spettante; quindi, ognuno dei 74 Comuni, che per la maggior parte sono piccoli Comuni, dovrà svolgere azione in tale senso presso il Ministero ai Lavori Pubblici. Invece se vi è il Consorzio, il Ministero dei Lavori Pubblici, dopo aver versato fondi sul fondo comune del Consorzio, non ha più nulla da fare, in quanto, in base alla legge n. 599, la ripartizione dei fondi ai Comuni deve essere fatta dal Consorzio.
Da quanto vi ho esposto, Voi comprendete che l'Amministrazione regionale non ha assolutamente, in questa materia, alcun interesse diretto se non quello che le proviene dalla sua funzione di tutela e dal suo dovere di suggerire le soluzioni che, a suo giudizio, ritiene siano nell'interesse dei Comuni.
Questa è la situazione, questi sono i motivi essenziali in base ai quali si è suggerita la nota soluzione del problema. Naturalmente, i Comuni sono arbitri perché sono loro che amministrano i loro fondi e se vi è qualcuno che non ha ancora capito, o finge di non capire, sottolineo che il Consorzio costituendo non è una entità giuridica astratta, in quanto è formata dai 74 Comuni della Valle d'Aosta, rappresentati dai Sindaci, ai quali compete decidere in base a quanto stabiliranno i rispettivi Consigli comunali.
Rispondendo alla domanda fatta dal Consigliere Chabod Renato, dirò che, se vi saranno i 3/5 dei Comuni che si pronunceranno per la costituzione del Consorzio, io farò pervenire a tutti i Comuni, e questo per facilitare il loro compito, uno schema di statuto compilato seguendo le disposizioni precise della legge comunale e provinciale, schema in cui si domandano agli organi del Consorzio le decisioni su tutte le questioni che riguardano la ripartizione, l'amministrazione e la devoluzione dei fondi consorziali in base alla legge n. 959 del 27-12-1953.
La cosa invece è diversa, come già detto, se non vi sarà la maggioranza dei 3/5 dei Comuni favorevoli alla adesione al Consorzio. Alcuni Comuni possono anche essere contrari per motivi vari che posso anche capire: vi sono, infatti, dei Comuni che hanno delle centrali elettriche nel loro territorio e temono grandemente che, in sede di ripartizione dei fondi da parte del Consorzio, possano essere obliterati i danni e gli svantaggi che essi hanno avuto con la costruzione e l'esercizio di tali centrali. Naturalmente questi sono concetti che saranno sviluppati dal Consorzio in sede regolamentare, ma che non hanno nulla a che vedere con la adesione al Consorzio.
Se fossimo già al 30 giugno potrei darvi dei dati precisi, ma io sono convinto che il buon senso dei nostri Consigli comunali prevale sempre; per cui, esaminata la questione, che non è facile, potranno avere dei tentennamenti, ma, esaminato in profondità il pro e il contro, essi decideranno in tutta coscienza quello che riterranno più opportuno.
L'Amministrazione regionale, che non ha alcun diretto interesse in questa questione, provvederà secondo le decisioni che saranno prese dai Comuni.
Naturalmente non teniamo conto delle infondate accuse che ci sono rivolte, secondo le quali saremmo favorevoli al Consorzio perché sarebbe nostra intenzione di accaparrare le centinaia di milioni di spettanza dei Comuni per integrare il magro riparto, né ci preoccupiamo di quello che si sta dicendo, cioè che il Presidente della Giunta si interessa in modo particolare della questione e che questo suo interessamento è molto sospetto. Si dimentica volutamente che il Presidente della Giunta ha il preciso dovere di interessarsi di questi importanti problemi.
Non mi interessa molto quello che è stato scritto, secondo cui io sarò responsabile di tutto quello che accadrà in conseguenza della costituzione del Consorzio: sono solito assumere le mie responsabilità, perché agisco sempre rettilineamente.
Posso anche sbagliarmi, ma questi concetti li esprimo perché sono profondamente convinto della loro bontà.
Ecco perché io chiedo che il Consiglio voglia respingere questa mozione, che non ha niente a che vedere con i Consorzi obbligatori. Io potrei già comunicarvi dei dati circa le deliberazioni assunte dai Comuni. Me ne astengo, dicendomi sicuro del buon senso dei Sindaci e degli Amministratori dei Comuni.
Chiedo che il Consiglio regionale voglia respingere le considerazioni fatte a motivazione della mozione presentata secondo la quale, con la presentazione del ricorso della Giunta regionale contro il più volte citato Decreto ministeriale, - ricorso che d'altra parte è già stato ratificato dal Consiglio -, si sono fatti gli interessi delle Società elettriche.
Per quanto riguarda la parte dispositiva, della mozione, in cui si chiede: "che il Ministro dei lavori pubblici voglia provvedere, obbligando le Società elettriche a pagare senza ulteriore indugio quanto stabilito dalla legge a decorrere dal gennaio 1954", debbo rilevare che è perfettamente inutile tale richiesta, perché il Ministro dei Lavori Pubblici sta già provvedendo in tal senso.
Per quanto concerne il punto della mozione in cui si dice che il Ministro dei Lavori Pubblici deve "fare versare ai Comuni valdostani quanto stabilito nel Decreto in oggetto", debbo fare presente che l'art. 1 della legge n. 959 stabilisce che, allorquando è costituito il Consorzio, i fondi sono depositati alla cassa consorziale e il Consorzio ripartisce le somme come meglio crederà, mentre invece, se non sarà costituito il Consorzio, il Ministro dei Lavori Pubblici provvederà a fare la ripartizione dei fondi fra i Comuni del bacino imbrifero (per il bacino imbrifero della Dora Baltea fra i 74 Comuni della Valle d'Aosta ed i 23 Comuni del Canavese).
In merito alla seconda parte dispositiva della mozione, in cui si chiede di "interessare i Parlamentari ad una azione che tenda ad estendere a tutti gli impianti idroelettrici ovunque situati gli obblighi derivanti dalla legge n. 959", faccio presente che tale formulazione è assolutamente contraria alla disposizione della legge n. 959, che ha riguardo alle centrali idroelettriche comprese nei perimetri dei bacini imbriferi e, quindi, non si riferisce alle centrali non comprese nei perimetri dei bacini stessi.
Si ritorna, pertanto, alla questione a cui ho precedentemente accennato e, cioè, che è assolutamente necessario, secondo il mio modesto avviso sollecitare i Parlamentari affinché, attraverso una azione legislativa, sia data l'interpretazione autentica al concetto di "bacino imbrifero montano" di modo che tutte le opposizioni possano essere superate e si possa dare esecuzione non soltanto parzialmente, come accade oggi, ma interamente alla legge n. 959.
In tal senso proporrei di approvare apposita nuova mozione, in sostituzione della seconda parte della mozione ora in esame".
Il Consigliere CHABOD Renato dichiara quanto segue:
"Per quanto riguarda la prima parte della mozione, io, da un punto di vista strettamente giuridico, devo concordare con il Presidente della Giunta sulla necessità che vi era di fare il cennato ricorso contro il Decreto ministeriale del 14 dicembre 1954. Effettivamente, ripeto, da un punto di vista strettamente giuridico, non c'era altro rimedio.
Da un altro punto di vista, che chiamerei di politica regionale e parlamentare, non posso che esprimere il rammarico per la mancata precedente azione, non imputabile però all'attuale Giunta se mai alla Giunta precedente ed ai nostri Parlamentari, in quanto la legge n. 959 del 1953 prevedeva un anno di tempo per la determinazione e la delimitazione dei bacini imbriferi montani.
È passato l'anno e, durante questo anno, verosimilmente qualche cosa si è fatto, poiché apprendiamo oggi, - ma veramente l'avevamo già appreso dal Decreto ministeriale del 14 dicembre 1954 -, che, sempre non colpevole la presente Giunta, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, in data 12 ottobre 1954, aveva espresso un parere circa l'altimetria dei bacini. Come già detto sono spiacente che qualcuno non sia insorto prima a fare presente che è assurdo stabilire per la Valle d'Aosta il livello altimetrico di 500 metri: per me è una assurdità lo stabilire 500 metri per le Alpi e 300 metri per l'Appennino; proseguendo di tale passo è da pensare che se l'Himalaya fosse, per ipotesi, in Italia, si sarebbe stabilita l'altimetria di 4.000 metri!
Il mio rammarico concerne pure la mancata azione contro altre assurdità fra le quali in particolare, quella del Decreto ministeriale 14 dicembre 1954. Rileggendo tale Decreto, mentre parlava il Presidente Bondaz, l'ho trovato più ameno di quanto l'avessi già trovato la prima volta in cui se ne era parlato in questa sede. Scopro, infatti, che tale Decreto i Comuni di Andrate e di Chiaverano fanno contemporaneamente parte del bacino imbrifero del Sesia e del bacino imbrifero della Dora Baltea. Noto che Andrate, e lo sappiamo tutti, è situato sulla Serra, e penso che il Consiglio Superiore delle Acque, per non fare dei torti, abbia creduto bene di metterlo sia nel bacino imbrifero della Dora Baltea, sia nel bacino del Sesia, sebbene le acque scorrenti in Andrate non vadano a finire nel Sesia.
Il colmo è per il Comune di Chiaverano che, come tutti sapete, è il rinomato paese dei "tomini", famosa specialità gastronomica, Comune che non ha né centrali idroelettriche né impianti idroelettrici, si trova a pochi chilometri da Ivrea, è sulla Dora Baltea e non ha nulla a che fare col Sesia. Non riesco quindi a comprendere come mai sia stato incluso Chiaverano nel bacino imbrifero del Sesia. Evidentemente, o è uno svarione colossale o c'è qualcuno che ha propugnato gli interessi di Andrate e di Chiaverano, li ha propugnati cosi bene che detti due Comuni vengono a beneficiare contemporaneamente dei sovracanoni del Sesia e di quelli della Dora Baltea, senza essere sul Sesia né sulla Dora Baltea.
Detto questo, passo a parlare della questione della costituzione del Consorzio.
Non contesto alla Giunta ed al Presidente della Giunta la facoltà, ed anche il dovere, di esprimere il loro punto di vista sulla legge n. 959, che non è un modello di chiarezza, e per rendersene conto basta leggere l'articolo 1.
Ho letto le varie circolari diramate dal Presidente della Giunta a tutti i Sindaci dei Comuni della Valle e devo dire che condivido il rilievo del collega Savioz unicamente per quanto riguarda l'espressione "sedicente" riferita all'Associazione dei Comuni valdostani, espressione che risulta soltanto nell'ultima circolare del 14 giugno 1955.
Ora, a mio parere, il "sedicente" poteva rimanere nella penna, - questo soltanto come piccolo rilievo formale, - perché tale questione non dà motivo ad un rilievo di carattere sostanziale.
A mio avviso, visto che si manifestava un parere e che si davano dei consigli, sarebbe stato opportuno comunicare ai Sindaci anche uno schema di statuto del Consorzio, in quanto il parere o si dà completamente o non si dà.
Per il caso in cui i Comuni aderenti raggiungano i 3/5 dei Comuni della Valle, chiedo che lo schema di statuto che verrà predisposto lasci ai Comuni le facoltà le più ampie possibili, di cui parlava il collega Savioz; perché, se noi stiamo strettamente al testo della legge, le facoltà dei Comuni, - ed è questo che ha spaventato molti Sindaci -, sarebbero limitate a quelle contenute in questo comma:
"Il Consorzio dei Comuni predispone annualmente il programma degli investimenti e lo sottopone all'approvazione dell'autorità competente a norma del presente articolo".
In base a questa dizione non si sa se l'Autorità competente sia l'Amministrazione regionale o qualche altro Ente: altro mistero della legge n. 359. Comunque, qui parrebbe che il Consorzio dei Comuni possa unicamente predisporre il programma degli investimenti.
Secondo me, la legge non vieta affatto quanto diceva il Presidente della Giunta e, precisamente, che il Consorzio abbia quelle tali funzioni di cui parlava il collega Savioz, e, cioè di fare la ripartizione percentuale dei fondi fra i vari Comuni, in analogia a quanto già previsto per un Consorzio della Provincia di Torino, in modo che alcuni Comuni o gruppi di Comuni possano finanziare le proprie opere di pubblica utilità.
In effetti, io ho sentito alcuni Amministratori comunali i quali erano preoccupati e facevano questo ragionamento: supponiamo, a titolo di esempio, che il Consorzio cominci a fare eseguire nell'alta Valle grandi opere che assorbano quasi tutti i fondi per quattro, cinque o sei anni; in tal caso, i Comuni della bassa Valle dovrebbero attendere per parecchi anni.
Ora, se i poteri del Consorzio sono effettivamente i più ampi possibili, come dovrebbero essere secondo me, il Consorzio sarebbe veramente sovrano e, in tal caso, nello schema di statuto, dovrebbero essere chiaramente specificati tutti i poteri e fra l'altro, in primo luogo, quello di stabilire la ripartizione dei sovracanoni, di modo che i Comuni possano, se vi è l'accordo, finanziare tutti assieme l'esecuzione di un'opera.
È indispensabile, però, che ogni Comune sappia prima quale sia la quota parte spettantegli sui sovracanoni e possa eseguire lavori pubblici che lo interessano.
Questo, per quanto riguarda la competenza del Consorzio; ma la questione del Consorzio obbligatorio deve essere esaminata ancora sotto un altro profilo, quello della burocrazia, questione di cui, se non sbaglio, si è già discusso in una precedente adunanza ed alla quale è stato accennato dal Consigliere Savioz nell'adunanza odierna: bisogna ridurre la burocrazia tecnica del Consorzio al minimo indispensabile e questo principio deve essere inserito nello schema di statuto.
Mi è stato detto che lo schema di statuto consorziale non è ancora stato fatto: ne prendo atto. Desidero, però, insistere sui seguenti due punti già enunciati e ritengo che il Presidente della Giunta potrebbe darmi assicurazione al riguardo:
1°) Statuto consorziale che dia i poteri più ampi possibili ai Comuni consorziati: questo non è contro la legge, perché la legge n. 959 a mio parere, ha un unico punto fondamentale sul quale non ammette deroghe, che è quello dove si precisa che i fondi consorziali per sovracanoni deve essere impiegato "esclusivamente a favore del progresso economico e sociale delle popolazioni, nonché ad opere di sistemazione montana che non siano di competenza dello Stato".
Questo significa che non si può destinare tali fondi ad altri scopi, ad esempio per il finanziamento delle spese di una corsa automobilistica, ma non vieta che il Consorzio ripartisca le somme fra i Comuni stessi, purché i Comuni impieghino le somme allo scopo su enunciato. Questa è la prima delle due raccomandazioni che faccio per il caso in cui i Comuni aderenti alla costituzione del Consorzio obbligatorio raggiungano i 3/5: che lo Statuto dia i più ampi poteri ai Comuni consorziati.
2°) Riduzione della burocrazia ai minimi termini: trattasi di questione di principio, sulla quale spero di avere l'assicurazione del Presidente della Giunta.
Se il Consorzio sarà formato su tale base, tutto procederà regolarmente e speditamente; invece, se si avessero già in partenza uffici pesanti con sezioni, divisioni, ecc. il funzionamento del Consorzio sarebbe lento ed oneroso e si finirebbe non si sa dove e come. Abbiamo un esempio in Italia, ove esiste ancora il Ministero della Africa Italiana, quando invece l'Africa Italiana non c'è più da tempo. Io vorrei, quindi, che vi fosse una burocrazia consorziale ridotta ai minimi termini.
Concludendo: per quanto riguarda la mozione. se il collega Savioz crede di modificarne la prima parte, ove si parla del discorso, sta bene; se no, devo dichiarare che dissento su tale punto.
Sulla seconda parte, parte dispositiva, ove il Collega Savioz chiede di obbligare le Società elettriche a pagare i canoni, il Presidente della Giunta ha detto che la legge stabilisce già l'obbligo per le Società idroelettriche concessionarie di pagare i sovracanoni.
D'accordo, ma il Presidente della Giunta stesso ci ha comunicato che il problema è alquanto complesso, poiché il Ministro dei Lavori Pubblici ha dovuto diffidare le Società concessionarie a pagare; il che significa che le Società idroelettriche, non appena venute a conoscenza della legge n. 959, che fa loro obbligo di pagare i sovracanoni, non si sono affatto affrettate a versare le somme da loro dovute, anzi tutt'altro. Tanto è vero che il Ministero dei Lavori Pubblici ha dovuto diffidarle.
Ora, se il Ministero ha dovuto fare tali diffide, non sarebbe male che noi, come Consiglio regionale, decidessimo di far sollecitare detto versamento. È vero che la legge fa obbligo alle Società concessionarie di pagare i sovracanoni, ma finché i sovracanoni non vengono pagati le somme rimangono sempre in possesso di chi le deve. Non vedrei nulla di male, quindi, che si inviti il Presidente della Giunta e la Giunta stessa ad interessarsi e ad adoperarsi al massimo affinché il Ministero solleciti il versamento dei sovracanoni da parte delle Società concessionarie.
Per tale ragione, io penso che la seconda parte della mozione (parte dispositiva) non sia senz'altro da respingere e nemmeno penso che sia superflua.
D'altronde il Presidente della Giunta concorda, in sostanza, su tale parte, ma dice che è inutile, poiché vi è già la legge che scaturisce in tal senso.
A mio avviso, per quanto ci sia la legge, essendosi rese necessarie le diffide ministeriali, chiederei alla Giunta di adoperarsi e di interessarsi di sollecitare il Ministero dei Lavori Pubblici affinché i versamenti dei sovracanoni da parte delle Società concessionarie siano effettuati immediatamente e non si cerchi di tergiversare con interpretazioni della legge simili a quella che è già stata fatta, secondo la quale i ricorsi avrebbero ritardato il versamento delle somme da parte delle Società elettriche.
Quindi io sono favorevole al mantenimento della seconda parte della mozione di cui si tratta.
Per quanto riguarda il Consorzio ripeto le due raccomandazioni che ho fatto e che mi auguro siano accolte, cioè: Consorzio con i poteri più ampi possibili e burocrazia ridotta al minimo possibile, non uso Ministero Africa Italiana".
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, premesso che è suo intendimento illustrare ancora alcuni concetti al Consiglio, dichiara quanto segue:
"Intendo dichiarare, anzitutto, che io parlo volentieri del Consorzio di cui si tratta e rispondo volentieri alle richieste di raccomandazioni. Sia ben chiaro, però, che noi dobbiamo decidere sulla mozione e, cioè che non possiamo esorbitare dal tema.
Detto questo, desidero precisare che ho l'impressione, tutto considerato, che in queste diverse interpretazioni vi sia anche un po' di equivoco, oppure un mancato esame approfondito della legge; perché in definitiva, cioè in pratica, vogliamo tutti arrivare allo stesso scopo, soltanto che ciascuno ritiene che sia migliore la sua strada. Intendo precisare ancora di più il mio punto di vista.
Si dice che la legge non è chiara, e su questo sono d'accordo, perché se la legge fosse stata stilata in forma più chiara, in un modo meno contorto, forse queste diverse interpretazioni, che secondo me non sono aderenti alla realtà legislativa, non vi sarebbero state.
Però, pur concordando su questo punto, esprimo l'avviso che, appunto allorquando la legge è stilata in forma contorta, bisogna cercare di dare l'interpretazione migliore nel nostro interesse, cioè nell'interesse dei Comuni della Valle d'Aosta.
Si è parlato di statuto del Consorzio: ma era naturale che io non potessi predisporre e trasmettere uno schema di statuto per il Consorzio dal momento che non sapevo se i Comuni interessati volevano costituire il Consorzio. Era essenzialmente necessario affinché potessi predisporlo, che mi si dicesse se i Comuni fossero d'accordo, in linea di massima, di costituire il Consorzio.
Ora, siccome la legge n. 959 stabilisce che i Consorzi sono retti dalle disposizioni di cui al titolo IV del Testo Unico della legge comunale e provinciale, approvato con R. D. 3 marzo 1954 n. 383, non appena, in ipotesi, arriverà l'adesione dei Comuni in numero sufficiente (3/5) si potrà inviare a tutti i Comuni uno schema di statuto che costituirà, evidentemente, soltanto un suggerimento, perché (spetta ai 74- Comuni, nel caso di adesione al Consorzio, stabilire ed approvare le norme statutarie in base alle quali il Consorzio dovrà essere amministrato.
Nello stilare lo schema di statuto consorziale, che invierò ai Comuni a semplice titolo di suggerimento. mi limiterò alle norme contemplate dalla cennata legge comunale provinciale, demandando espressamente all'organo regolamentare, cioè all'Assemblea dei consorziati, costituita da tutti i Sindaci dei 74 Comuni, di disciplinare e di regolamentare la vita del Consorzio e, per prima cosa, la ripartizione dei canoni.
Su questo punto debbo osservare che la legge non pone limitazioni e non dice che il Consorzio non può ripartire i sovracanoni. Infatti, basta leggere l'ultima parte dell'articolo 3, ove si precisa che i Comuni hanno la possibilità di scegliere fra la fornitura di energia ed il sovracanone e si prevede sia il caso in cui i Comuni siano riuniti in Consorzio che il caso in cui non siano consorziati:
"I Consorzi e i Comuni interessati potranno chiedere la fornitura di energia invece del sovracanone dopo che il Ministro per i lavori Pubblici avrà emanato il decreto di ripartizione del sovracanone ai sensi dell'articolo 1".
La possibilità della ripartizione dei sovracanoni è, quindi, un fatto acquisito e certo.
D'altra parte, come farebbe un determinato Comune, ad esempio quello di Chamois, a deliberare l'esecuzione di un'opera che. supponiamo comporti una spesa di 10 milioni, se non sapesse a priori a quanti milioni ha diritto annualmente? Trattasi, peraltro, di ripartizione che non potrebbe essere definitiva in quanto le quote parti possono variare di anno in anno, anche perché l'entità dei sovracanoni varierà dal giorno in cui vi siano nuove centrali che debbano pagare il sovracanone, con conseguente aumento del fondo consorziale.
È evidente, pertanto, che il primo atto che dovrà essere compiuto dal Consorzio sarà la ripartizione dei sovracanoni fra i vari Comuni, e sorgerà allora la difficoltà di stabilire i criteri e i coefficienti in base ai quali dovrà avvenire la ripartizione anno per anno.
Ogni Comune conoscerà, così, la somma sulla quale può contare per l'esecuzione di opere di pubblica utilità, per le quali dovrà allestire i progetti che dovranno essere trasmessi per il benestare al Provveditorato regionale per le Opere Pubbliche, previa approvazione dei progetti stessi con la deliberazione del Comune, che dovrà essere inviata all'Amministrazione regionale per il visto di tutela da parte della Giunta regionale.
Non vi è quindi, assolutamente bisogno, a mio parere, di alcuna burocrazia, perché, allorquando sia costituito il Consorzio, la ripartizione dei sovracanoni sarà fatta annualmente secondo i criteri che i Comuni stessi stabiliranno in assemblea generale.
Naturalmente, il Consorzio verrà a conoscenza dei progetti delle opere che ogni Comune intende eseguire.
Nel caso di un Comune che abbia diritto soltanto, ad esempio, a lire 1.000.000 e gli siano necessari due milioni per l'esecuzione di un'opera, ritengo che il Consorzio, qualora vi sia l'assenso dei Comuni consorziati, possa anticipare a detto Comune l'annualità di un milione occorrentegli per l'esecuzione dell'opera che lo interessa.
Quindi, anche sotto questo aspetto, l' istituzione del Consorzio è proprio nell'interesse dei Comuni più poveri, in quanto essi, con l'aiuto del Consorzio potranno eseguire lavori di carattere straordinario e urgente che non potrebbero, invece, attuare isolatamente con le loro sole disponibilità finanziarie. Ecco uno dei lati vantaggiosi del Consorzio.
Quindi, non è vero che il Consorzio possa soltanto predisporre annualmente il programma degli investimenti; sarebbe questa una interpretazione troppo restrittiva alle disposizioni dell'articolo 1 della legge numero 959. È ovvio che il Consorzio, avendo nelle proprie casse un certo numero di milioni per sovracanoni, deve farne la ripartizione fra i vari Comuni, perché i Comuni compresi nel bacino imbrifero montano hanno diritto di sapere su quale cifra possono contare per poter in seguito deliberare sulle opere che intendono eseguire.
È forse pensabile che l'Amministrazione del Consorzio amministri i proventi dei sovracanoni senza effettuare la ripartizione fra i vari Comuni? È da escluderlo, perché il Consorzio, lo ripeto, non è una entità astratta giuridica, come non lo è il Consiglio regionale che è composto da 35 Consiglieri. Sono, infatti i 35 Consiglieri che decidono e così pure saranno i 74 rappresentanti dei Comuni consorziati a decidere, o coloro che per statuto ne avranno il mandato. Quindi, il Consorzio è una entità concreta e la ripartizione dei fondi, a mio avviso, sarà il primo atto che il Consorzio dovrà compiere.
Vediamo che nei bacini imbriferi della Val Chisone e della Val Pollice, in Provincia di Torino, i Consorzi sono già approvati e sono in via di costituzione, come pure è in via di costituzione il Consorzio della Doro Riparia. Effettivamente, i Comuni che fanno parte di questo ultimo Consorzio sono stati, in certo qual modo, molto abili, perché hanno trovato immediatamente il modo di mettersi d'accordo sul sistema di ripartizione, - che non so se sarà possibile adottare in Valle d'Aosta -, ripartizione che comprende tre percentuali diverse corrispondenti ognuna ai Comuni siti in una determinata altitudine: ai Comuni siti ad altitudine elevata è assegnata la quota del 65%, ai Comuni siti ad altitudine media è assegnata la quota del 23%, ai Comuni situati in basso è assegnata la quota del 12%. Per esprimere un giudizio su tale sistema di ripartizione, bisognerebbe conoscere i luoghi, le necessità dei vari Comuni e le particolari considerazioni che sono state tenute in evidenza dai rappresentanti dei Comuni appartenenti al detto Consorzio nello stabilire tali coefficienti.
I Consorzi sono stati approvati e costituiti anche per molti altri bacini imbriferi montani, per cui è fuori dubbio che vi siano connessi dei vantaggi al sistema del Consorzio.
Per quanto riguarda lo schema di statuto consorziale da inviare ai singoli Comuni, assicuro che tale schema sarà stilato in forma molto generica e di massima, in base alle disposizioni del titolo IV della Legge comunale e provinciale, e demanderà tutte le facoltà di decisione, in materia di organizzazione del Consorzio e di ripartizione dei sovracanoni, all'Assemblea dei rappresentanti dei Comuni consorziati".
Il Consigliere DUJANY ritiene che la Giunta abbia fatto molto bene ad interessarsi del problema in discussione, anzitutto, perché il suo interessamento aveva come scopo di salvaguardare l'interesse dei Comuni in una materia che è particolarmente complessa, sia dal punto di vista giuridico che dal punto di vista economico.
Rammenta che, in passato spesse volte i Comuni ebbero a lamentare l'assenteismo della Regione in determinati problemi per i quali la Regione, oltre ad essere più addentro nelle questioni, aveva maggiori possibilità dei Comuni di chiedere eventualmente pareri a persone particolarmente versate nei problemi di interesse dei Comuni.
Rileva che, effettivamente, la Regione non aveva sempre seguito con il necessario interessamento importanti problemi di interesse dei Comuni della Valle o, quanto meno, quelli di determinati Comuni.
Osserva che la costituzione di un Consorzio di Comuni per uno scopo determinato non significa l'abbandono o la rinuncia all'autonomia ed alla libertà d'azione da parte dei Comuni stessi. Ritiene che, anzi, sia proprio con tale sistema, cioè con tutte le loro forze unite, che i Comuni potranno maggiormente tutelare i loro interessi e fare sentire con maggiore forza le loro necessità.
Passando all'esame della mozione del Consigliere Savioz, esprime parere che l'ultimo capoverso (con il quale si chiede di "interessare i Parlamentari ad una azione che tenda ad estendere a tutti gli impianti idroelettrici, ovunque situati, gli obblighi derivanti dalla legge n. 959") possa essere accolto nella sua sostanza ma debba essere riveduto e modificato nel senso di invitare la Giunta regionale a svolgere la necessaria opera presso i Ministeri competenti e presso i Parlamentari, affinché venga emanata una norma interpretativa del concetto di: bacini imbriferi montani", in modo da togliere ed eliminare le incertezze che vi sono attualmente in merito all'interpretazione da dare a tale espressione.
Sottopone, quindi, all' approvazione del Consiglio la seguente mozione:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
visto il Decreto del Ministro dei LL. PP. in data 14-12-1954;
considerato che le decisioni adottate con il predetto Decreto risultano in contrasto con lo spirito e la lettera della legge 27-12-1953, n. 959, e sono gravemente lesive dei diritti della Regione e dei Comuni tutti della Valle d'Aosta, come fu già precisato nella deliberazione n. 342 con cui la Giunta autorizzò il Presidente a stare in giudizio;
considerato che il ricorso per annullamento di tale Decreto, presentato dalla Giunta regionale come da deliberazione n. 342, in data 2-3-1955, già ratificata dal Consiglio regionale in data 25 maggio 1955, mentre non sospende il versamento dei sovracanoni da parte delle Società concessionarie, ha lo scopo legittimo di tutelare i diritti della Regione in materia di acque sanciti dallo Statuto speciale per la Valle d'Aosta;
preso atto che il Ministero dei LL. PP. ha già provveduto, in esecuzione di tale decreto, ad invitare le Società concessionarie al pagamento dei sovracanoni dovuti col deposito delle somme a' sensi dell'articolo 1 della legge 27-12-1953 n. 959;
plaude
alla Giunta regionale per aver provveduto tempestivamente ed energicamente a tutelare i diritti della Regione ed
invita
la Giunta regionale a svolgere opportuna opera onde venga chiarito, colla emanazione di altra legge interpretativa, quali impianti idroelettrici, nell'ambito del perimetro dei bacini imbriferi montani, siano tenuti a corrispondere i sovracanoni onde eliminare sollecitamente ogni ragione di contrasto ed ottenere in tal modo l'esecuzione completa della Legge 27-12-1953 n. 959".
Il Consigliere CHABOD Renato dichiara di aver preso atto, con compiacimento, della risposta datagli dal Presidente della Giunta, Bondaz, il quale ha precisato di essere convinto che prevarrà il buon senso degli Amministratori comunali.
Rileva che la risposta avuta collima con il suo punto di vista e dichiara di essere, quindi, rassicurato a tale riguardo.
Osserva, però, che il buon senso degli Amministratori comunali potrebbe essere interpretato in modo diverso da altri, cosi come sarebbe stata interpretazione di buon senso della legge n. 959 non includere i Comuni di Chiaverano e di Andrate contemporaneamente in due bacini montani come è stato fatto. Constata con piacere che il Presidente della Giunta, Bondaz, concorda pienamente sui seguenti due punti:
1°) - Il costituendo Consorzio dovrà avere i poteri più ampi possibili, compreso quello di stabilire e di approvare la ripartizione dei sovracanoni fra tutti i Comuni consorziati, questione che non appare tanto chiara nella legge n. 959, che, come ammesso inizialmente dal Presidente della Giunta, è stata stilata in termini non chiari;
2°) - niente burocrazia, come ha chiesto e insistito. Dichiara di essere rimasto molto soddisfatto dell'assicurazione, datagli dal Presidente della Giunta, che il costituendo Consorzio sarà un Ente snellito ed efficiente.
Il Consigliere SAVIOZ rammenta che il Presidente della Giunta ha dichiarato che il principio informatore e i fini delle azioni dei Signori Consiglieri convergono, sebbene per diverse strade, al risultato migliore. Fa presente che tale dichiarazione gli ha fatto molto piacere, ma comunica di dissentire su alcune questioni.
Rileva, ad esempio, che il Presidente della Giunta ha affermato che il Consigliere Savioz non dice una cosa esatta allorquando dichiara che la legge n. 959 non è equa e non adatta per la Valle d'Aosta. Osserva che la sua dichiarazione è, invece, comprovabilissima e che a dimostrare l'esattezza basta il fatto che la legge esonera dell'obbligo del pagamento dei sovracanoni le centrali idroelettriche site al di sotto dei 500 metri di altitudine, il che significa esonerare dal pagamento parecchie centrali e una buona parte della energia prodotta in Valle d'Aosta.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, osserva che il limite altimetrico citato dal Consigliere Savioz è sancito non già dalla legge n. 959 ma nell'impugnato decreto ministeriale 14 dicembre 1954.
Il Consigliere SAVIOZ prende atto del chiarimento del Presidente della Giunta, ma rileva che la questione rimane sempre nei termini esposti nella mozione da lui presentata, che sarebbe stata tempestiva se fosse stata discussa nella seduta precedente del 25 maggio, alla quale non ha potuto prendere parte.
Comunica che, secondo quanto gli è stato riferito, - a meno che l'informazione non abbia fondamento -, fra tutte le Società idroelettriche subconcessionarie la Società Cogne è l'unica che abbia versato i sovracanoni, mentre le altre Società nulla hanno versato sino ad oggi.
Comunica ancora, - aggiungendo di aver prova in merito -, che alcune Società idroelettriche sono state le prime a fare pressioni presso i Comuni affinché questi facessero opposizione al Decreto M. del 14 dicembre 1954 onde detto Decreto non avesse applicazione; e finché, egli dice, tale Decreto non viene applicato, le Società non pagano il sovracanone. Osserva che, d'altra parte, rimane il fatto che il Ministero dei lavori Pubblici ha dovuto sollecitare e diffidare le Società concessionarie ad effettuare il versamento dei sovracanoni da esse dovuti.
Dichiara che, a prescindere da tale fatto, non si può parlare di giustizia quando, col Decreto ministeriale, vengono inclusi nel bacino imbrifero della Valle d'Aosta 23 Comuni del Canavese.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, rammenta che la Giunta regionale ha interposto ricorso contro il predetto Decreto ministeriale del 14 dicembre 1954.
Il Consigliere SAVIOZ comunica di essere a conoscenza dell'inoltro di tale ricorso da parte della Giunta regionale, ricorso sul quale il Consigliere Chabod Renato ha dichiarato di concordare, affermando che la Giunta aveva fatto bene a fare opposizione al predetto Decreto.
Dichiara che la Giunta avrebbe fatto molto meglio a chiedere che venisse modificato il Decreto, in quanto questa procedura non avrebbe provocato la sospensione del pagamento dei sovracanoni il che è cosa certa, rilevata anche a Roma; in occasione dell'Assemblea del Consiglio Nazionale dei Comuni ed Enti montani, di cui fa parte.
Osserva che l'appunto, da lui fatto alla Giunta regionale, di fare il gioco delle Società elettriche non deve essere interpretato nel senso che la Giunta intenda fare gli interessi delle Società idroelettriche, perché egli è ben lungi dal pensare una cosa del genere. Precisa che, se la Giunta avesse agito in tal senso, egli non si sarebbe certamente limitato a presentare una mozione ma avrebbe fatto ben altro. Osserva però che, a parer suo, il modo in cui ha agito la Giunta equivale in effetti a fare gli interessi delle Società idroelettriche anziché gli interessi dei Comunì perché, essendo sospesa l'esecuzione del Decreto, le Società non versano i sovracanoni dovuti.
Rammentando che il Presidente della Giunta ha affermato che le Società idroelettriche pagheranno i sovracanoni, dichiara di non dubitare di ciò ma di essere certo che, per il momento, la situazione vera è quella che ha già esposto e cioè, che fra tutte le Società idroelettriche soltanto la Società Cogne ha versato i sovracanoni, mentre le altre Società nulla hanno ancora versato; il che legittima la preoccupazione che le cose non vadano tanto bene.
Rammenta, altresì, che il Presidente della Giunta ha giustamente affermato e sostenuto che la questione dell'applicazione della legge n. 959, - che fa obbligo alle Società concessionarie di pagare i sovracanoni anziché fornire l'energia elettrica -, ha una enorme importanza per la Valle d'Aosta. Rileva che, se tale è il punto di vista del Presidente della Giunta, il medesimo avrebbe dovuto premunirsi di chiedere la convocazione del Consiglio regionale, per la discussione di tale importante e delicato problema.
Pur riconoscendo di non avere capacità specifica per l'esatta interpretazione delle leggi secondo la giurisprudenza, rileva che dal testo dell'articolo 1 della legge n. 959 risulta ben chiaro il principio che i Comuni della Valle d'Aosta non sapranno mai quanto loro spetterà ogni anno in caso di costituzione del Consorzio, perché il Consorzio ha il potere di amministrare i proventi dei sovracanoni e di erogarli per il finanziamento di opere pubbliche da eseguire nei Comuni.
Osserva che il fatto che i Comuni sappiano quanto spetti loro singolarmente ogni anno dei sovracanoni non significa che le somme di rispettiva competenza debbano essere necessariamente erogate solo per opere nei singoli Comuni.
Infatti, tenuto conto della situazione particolare dei Comuni della Valle d'Aosta, non è escluso che, dopo un approfondito studio della questione, possa emergere la necessità della costituzione di Consorzi di zona o di vallata dei quali facciano parte pochi Comuni aventi identità di interessi e che potrebbero stabilire di erogare collettivamente in opere i proventi spettanti ai singoli Comuni consorziati.
Rileva che la costituzione di Consorzi di vallate risponderebbe maggiormente allo scopo che si vorrebbe perseguire con la costituzione del Consorzio al quale è stato accennato in precedenza, già approvato nella Provincia di Torino, Consorzio che ha già provveduto alla ripartizione dei sovracanoni fra i Comuni, stabilendo distinte e diverse percentuali per i Comuni più alti, per i Comuni di media altitudine e per i Comuni situati nella parte bassa della vallata.
Rammenta che, giustamente, il Presidente della Giunta, Bondaz, ha rilevato che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta non è in possesso dei dati occorrenti per poter giudicare se tale ripartizione sia stata fatta su basi eque.
Dichiara che, d'altra parte, bisogna fare molto attenzione prima di legarsi alla legge n. 959, che impedisce ai Comuni di mantenere la loro libertà di azione, anche se, invece, il Presidente della Giunta assicura che la manterranno in quanto sostiene che il Consorzio dovrà approvare in primo luogo la ripartizione dei fondi, sentire le necessità dei Comuni e lasciare piena facoltà agli stessi di decidere circa l'impiego dei proventi loro spettanti, purché destinati agli scopi previsti dalla legge.
Dichiara di non essere d'accordo su una tale interpretazione della legge n. 959, in quanto ritiene che il Consorzio, allorquando sarà costituito, diventerà, per forza di cose, un carrozzone burocratico, pesante ed accentratore, anche perché questo rientra nella naturale linea di condotta del nostro Paese in tutti i settori.
Per le ragioni esposte dichiara di rimanere fermo sulla sua posizione.
Per quanto riguarda la mozione presentata, dichiara di non essere contrario a che venga modificata nel senso ritenuto più opportuno, come suggerito dal Consigliere Chabod Renato, a condizione, però, che rimanga fermo ed acquisito il principio che la mozione aveva ragione di essere allorquando è stata presentata alla Presidenza del Consiglio; infatti, in quel momento vi era una determinata situazione, che ora è ormai sorpassata, in quanto si è ormai nella fase decisiva di questo problema, che interessa tutti i Comuni della Valle.
Osserva che la sua mozione, in un certo qual senso, è stata ora superata dagli eventi, ma non per sua volontà.
Dichiara che nella legge n. 959 il buon senso è stato lasciato volutamente da parte e che trattasi di una legge poco comprensibile.
Conclude, dichiarando di parlare a nome di molti Sindaci con i quali ha avuto occasione di intrattenersi sulla questione in discussione e precisa quanto segue:
1°) i Sindaci della Valle d'Aosta desiderano conoscere l'entità delle quote dei proventi dei sovracanoni spettanti ai loro Comuni e che devono rimanere a disposizione dei Comuni stessi;
2°) i Sindaci della Valle d'Aosta sono recisamente contrari a che i 23 Comuni del Canavesano inclusi nel bacino imbrifero montano della Valle d'Aosta.
Ritiene, quindi che occorra vedere se sia possibile trovare una via d'intesa onde agire di comune accordo per il raggiungimento della migliore soluzione del problema, nell'interesse generale dei Comuni della Valle d'Aosta.
Il Consigliere MANGANONI, dopo avere premesso che intende trattare soltanto del secondo punto della mozione, rileva che, a suo avviso, il Presidente della Giunta ha espresso un parere molto ottimistico sull'applicazione della legge n. 959.
Riconosce che detta legge ha dei lati buoni, ma osserva che ha, altresì, dei lati meno buoni mentre, invece, il Decreto ministeriale del 14 dicembre 1954 non è affatto conveniente per i Comuni della Valle d'Aosta. Dichiara che i Parlamentari valdostani, Senatore Page e Deputato Farinet, avrebbero dovuto interessarsi per evitare i lamentati errori di tale Decreto e che, anziché tenere discorsi in Valle farebbero meglio a fare i loro discorsi a Roma per tutelare gli interessi ed i diritti dei Comuni della Valle d'Aosta. Ritiene che il Consiglio regionale dovrebbe chiedere conto ai due Parlamentari del loro operato a Roma.
Per quanto riguarda la questione delle pressioni sui Sindaci, rileva che nella lettera circolare in data 14 giugno 1955, prot. 5572/4, diramata ai Sindaci della Valle d'Aosta dal Presidente della Giunta regionale, si dice:
"Si richiama ancora la particolare attenzione della S.V. sulla importanza del problema e sulla necessità di provvedere sollecitamente ai menzionati adempimenti, in conformità a quanto suggerito ai Sindaci dei Comuni nella riunione tenuta in Aosta il 22 maggio u.s.".
Osserva che tale frase è, in sostanza, un invito ai Sindaci della Valle d'Aosta ad adottare con urgenza i provvedimenti suggeriti dal Presidente della Giunta regionale nella riunione dei Sindaci tenuta in Aosta il 22 maggio u. s..
Richiama ancora l'attenzione del Consiglio sul seguente capoverso della menzionata lettera circolare del 14 giugno 1955:
"Si richiama, inoltre, l'attenzione della S.V. sulla opportunità di non aderire alle infondate considerazioni e proposte che formano oggetto della lettera in data 8 giugno 1955 diramata a tutti i Sindaci della Valle dalla sedicente "Associazione dei Comuni Valdostani".
Precisa che non intende ribadire, a proposito della espressione "sedicente", riferita all'Associazione dei Comuni Valdostani, quanto già hanno detto i Consiglieri Savioz e Chabod Renato. Dichiara che l'Avvocato Bondaz, nella sua veste di Presidente della Giunta regionale, dovrebbe astrarsi dalla sua appartenenza ad un partito ed evitare di pronunciare espressioni di tal genere.
Osserva che, dalla citata lettera circolare ai Comuni, appare evidente che pressioni sono state fatte e fa presente che è quindi, assurdo sostenere il contrario.
Ritiene che una circolare di tal genere, a firma del Presidente della Giunta, costituisca già per i Sindaci una certa qual pressione e un obbligo, per il fatto che tutte le deliberazioni dei Comuni devono passare al vaglio della Giunta regionale o del Presidente della Giunta regionale.
Per tale ragione i Sindaci hanno timore che una loro decisione in senso non conforme ai suggerimenti loro dati possa influire negativamente sulla Giunta in sede di esame delle deliberazioni comunali, che potrebbero non essere approvate, in particolare quelle concernenti lavori pubblici, richieste di contributi, ecc.
Ritiene che sia quindi spiegabile il modo di pensare dei Sindaci, pur ammettendo che una mentalità di tal genere sia sbagliata. Circa il suggerimento dato ai Sindaci dal Presidente della Giunta e, per riflesso, dalla Giunta stessa, lamenta il fatto che non si sia ritenuto opportuno di sentire prima anche il parere del Consiglio regionale sulla questione non già nell'intento di imporre ai Sindaci la volontà del Consiglio, ma per fare loro conoscere il parere del Consiglio stesso oltre che il parere del Presidente della Giunta e della Giunta.
Rammenta che il Presidente della Giunta ha dichiarato di essere sicuro che il buon senso dei Sindaci prevarrà e farà si che i Comuni daranno la loro adesione per la costituzione del Consorzio. Dichiara di non nutrire dubbi che la decisione della maggioranza dei Comuni sarà favorevole alla costituzione del Consorzio, ma ritiene che tale decisione sarà dovuta non già al buon senso dei Sindaci, ma al timore che essi avranno di eventuali future rappresaglie.
Comunica di essere a conoscenza che, dopo la riunione del 22 maggio u.s., alcuni Sindaci hanno dichiarato che erano contrari alla costituzione del Consorzio unico, in quanto volevano che i loro Comuni avessero la loro propria quota di proventi sui sovracanoni; aggiunge di essere, però, certo che, in ultima analisi, la maggioranza dei Sindaci ragionerà nel senso prima da lui esposto e aderirà alla costituzione del Consorzio.
Dichiara che, pur non essendo molto competente in materia di interpretazione di leggi, non essendo un legale, ritiene che secondo la legge n. 959, il Consorzio non dovrebbe ripartire i fondi ma dovrebbe destinarli e impiegarli per gli scopi stabiliti nella legge stessa.
Ritiene che l'interpretazione della legge stessa non possa essere diversa da quella da lui esposta e osserva che destinare i fondi significa impiegarli per il finanziamento di lavori mentre ripartire i fondi è cosa diversa, perché significa dividere i fondi fra i vari Comuni consorziati in base a determinati criteri.
In merito ai benefici del Consorzio unico, dichiara di essere meno ottimista del Presidente della Giunta, perché l'esperienza gli dà la certezza che il Consorzio unico diventerà un carrozzone burocratico (con tecnici, capi uffici, dattilografe, segreteria particolare, ecc...), con i mali che affliggono non soltanto l'Italia in generale ma anche la Valle d'Aosta. Comunica che, in effetti, tutti gli Enti pubblici hanno un apparato burocratico troppo vasto, che serve solo a fare spendere denaro e a fare perdere tempo al prossimo anziché agevolarlo nell'espletamento delle pratiche. Comunica che per tale ragione, non può associarsi all'ottimismo del Presidente della Giunta.
Rileva che, secondo quanto è stato affermato dal Presidente della Giunta, sarà il Consorzio stesso, costituito dai 74 Comuni della Valle d'Aosta, a decidere sui lavori da eseguire. Esprime parere che non saranno sempre i 74 Sindaci, che rappresentano i singoli Comuni nel Consorzio, a deliberare circa i lavori da eseguire, perché, come avviene in tutti gli Enti, sarà certamente nominato un Consiglio di Amministrazione, una Presidenza, una Segreteria e qualche altro organo che, in effetti saranno quelli che decideranno ed i Sindaci dei Comuni saranno chiamati soltanto per ratificare l'approvazione dei lavori.
Ritiene che, in sostanza, vi saranno dei Comuni che dovranno lamentare, e con ragione, che le loro necessità non sono mai prese in considerazione, mentre i desiderata di altri Comuni sono sempre accolti, in quanto potrebbe verificarsi il fatto che molti Comuni siano esclusi per anni o anche per decenni dai programmi di lavori. Ritiene, pertanto, che sia motivata la preoccupazione dei Comuni e quella dei Consiglieri regionali della minoranza, perché quanto ha detto potrebbe avvenire. Osserva che è, quindi, bene premunirsi, evitando la possibilità che, in avvenire, determinati Comuni siano sistematicamente esclusi dai benefici dei sovracanoni.
Osserva che i Sindaci dei Comuni appartenenti ad un bacino imbrifero montano della Provincia di Torino hanno approvato la ripartizione dei sovracanoni fra i diversi gruppi di Comuni prima della costituzione del Consorzio.
Rammenta che all'inizio della discussione si è accennato ad un argomento che poi non è stato sviluppato e, cioè, alle norme statutarie particolari che regolano la materia delle acque nel territorio della Valle d'Aosta. Esprime parere che la Giunta ed il Consiglio debbono esaminare se vi sia la possibilità di fare approvare e di emanare norme regionali di integrazione della legge n. 959, specialmente per quanto riguarda la ripartizione dei fondi fra tutti i Comuni del costituendo Consorzio.
Ribadisce di essere personalmente contrario alla costituzione del Consorzio unico e di essere, invece, favorevole alla ripartizione dei sovracanoni fra i Comuni compresi nel bacino imbrifero montano della Valle d'Aosta.
Conclude, dichiarando di non poter, quindi, accettare la tesi del Presidente della Giunta, secondo la quale la ripartizione dei sovracanoni potrebbe avvenire dopo la costituzione del Consorzio unico, perché è convinto che la ripartizione stessa non potrà essere effettuata dopo la costituzione del Consorzio.
Il Consigliere NICCO Giulio premette che non è sua intenzione di fare della polemica, ma che desidera peraltro, muovere un piccolo appunto al Presidente della Giunta per non aver convocato tempestivamente, per sentirne il parere, se non il Consiglio regionale, quanto meno la Commissione consiliare per le acque della quale fanno parte i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari.
Osserva che la Commissione consiliare per le acque, competente ad esaminare tutte le questioni importanti attinenti la materia delle acque e dell'elettricità, avrebbe potuto esprimere il suo parere prima della convocazione di tutti i Sindaci della Valle d'Aosta.
Il Consigliere BARMASSE esprime parere che le deliberazioni dei Comuni concernenti l'adesione, o meno, al costituendo Consorzio unico non saranno tutte favorevoli né conformi e, cioè, vi potranno essere deliberazioni favorevoli e senza riserve ed altre che potranno subordinare l'adesione al costituendo Consorzio alla condizione che il Consorzio effettui la ripartizione dei sovracanoni fra i Comuni consorziati. Fa presente di essere a conoscenza che vari Comuni delibereranno la loro adesione con la riserva alla quale ha accennato e chiede se queste deliberazioni saranno ritenute valide agli effetti del raggiungimento della maggioranza dei 3/5 dei Comuni aderenti prescritta dalla legge per la costituzione del Consorzio obbligatorio.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara che, pur non essendo sua intenzione di dilungarsi troppo sull'argomento, desidera fare ancora alcune precisazioni in merito ai seguenti punti sostanziali:
"Naturalmente in una materia come questa vi possono essere diverse interpretazioni. Osservo però, al Consigliere Manganoni che la sua interpretazione urta contro il buon senso e ne spiego le ragioni. È vero o non è vero che la legge n. 959 dà la possibilità ai Comuni di scegliere fra il sovracanone annuo di L. 1.300 per KW di potenza nominale media e la fornitura di energia elettrica alla quale hanno diritto? Evidentemente è vero.
Allora se il Comune X sceglie l'energia elettrica, - e vi saranno dei Comuni che la sceglieranno -, come può sapere quale è l'ammontare dell'energia elettrica che gli è dovuta secondo le disposizioni di legge se non viene fatta la ripartizione dei sovracanoni? Evidentemente, se non si effettua la ripartizione non può saperlo.
Se il Comune X intende avere, non già il denaro, ma l'energia elettrica, il Consorzio, sempre nel caso di costituzione di Consorzio, gli risponderà che ha diritto ad un certo quantitativo di energia elettrica da determinarsi mediante conteggio da farsi tenendo conto della quota parte dei sovracanoni di spettanza dei singoli Comuni e del prezzo fissato per ogni KW di energia elettrica. È quindi necessario effettuare la preventiva ripartizione dei sovracanoni fra i Comuni; la difficoltà consiste sempre nel mettere i Comuni d'accordo sui criteri e sui coefficienti di ripartizione.
Evidentemente vi saranno delle discussioni, ma è bene che le discussioni vi siano, perché io posso affermare di avere constatato, nei vari contatti che ho avuto in questa materia, che vi è egoismo anche negli Enti e nei Comuni e non soltanto nelle persone.
Vi sono, infatti, delle Amministrazioni comunali che ragionano in questo senso: noi abbiamo subito dei danni dalla costruzione delle centrali e non riteniamo sia giusto di ripartire i sovracanoni con dei Comuni che non hanno subito alcun danno durante l'esecuzione dei lavori per la costruzione delle centrali. Questo ragionamento è contrario allo spirito della legge n. 959 perché con tale legge si è inteso di favorire proprio i Comuni poveri delle zone montane, avendo per fine il vantaggio sociale ed economico dei Comuni di montagna.
I Sindaci dei Comuni della Valle d'Aosta sono tutte persone che amministrano in perfetta coscienza e capacità i loro Comuni e quindi, Consigliere Manganoni, non faccia loro offesa e non sostenga che il suggerimento doveroso di chi ha la responsabilità dell'autorità di tutela in Valle voglia significare pressione.
Si è ricordato ai Sindaci il suggerimento dato perché era doveroso farlo.
Io ho davanti a me il testo stenografico della riunione dei Sindaci in data 22 del mese di maggio, dal quale risulta quanto ho consigliato ai Sindaci di fare, a titolo di suggerimento:
1°) agire immediatamente per la devoluzione dei fondi nella cassa del Consorzio. Faccio notare che si dimentica troppo facilmente la importanza di questo problema;
2°) studiare il problema della ripartizione delle somme che sono entrate nella cassa del Consorzio.
Questi sono i suggerimenti che ho dato ed, inoltre, ho ricordato la scadenza del 30 giugno 1955, termine entro il quale le deliberazioni comunali di adesione, o meno, al costituendo Consorzio debbono pervenire all'Amministrazione regionale.
Mi si dice che avrei dovuto convocare il Consiglio per sentirne il parere; osservo che ognuno ha le proprie competenze.
Si sostiene l'autonomia dei Comuni; ma l'autonomia dei Comuni non viene intaccata: l'Autorità di tutela può e deve dare i suggerimenti e li dà, e niente altro, sono poi i Comuni che debbono decidere, trattandosi di materia di interesse dei Comuni. Non è un problema di competenza del Consiglio regionale. Il problema di competenza del Consiglio regionale, se mai è quello concernente il ricorso approvato dalla Giunta, con deliberazione assunta in via d'urgenza, contro il Decreto ministeriale del 14 dicembre 1954, Decreto che, secondo la Giunta, ha violato lo Statuto regionale nella parte concernente l'ordinamento e il regime delle acque pubbliche in Valle d'Aosta.
La deliberazione è stata assunta in via di urgenza perché bisognava presentare tempestivamente il ricorso e la procedura è lunga, in quanto bisognava andare innanzi al Tribunale superiore delle acque. La deliberazione stessa è stata sottoposta all'esame del Consiglio, per la ratifica, ed il Consiglio l'ha ratificata con provvedimento consiliare n. 102 del 25 maggio 1955.
Mi pare che abbiamo agito correttamente, poiché abbiamo seguito le norme di legge e di regolamento.
Ripeto che i suggerimenti dati rientrano nell'attività di tutela e sono lieto che la discussione si sia estesa al Consorzio.
Avrei potuto sostenere che non era materia da discutere in Consiglio, ma sono stato contento di discuterne, perché non vi è niente da nascondere ed è bene che si dibattano le questioni affinché tutti siano al corrente delle varie situazioni.
Ripeto ancora quanto già detto e, cioè che sono convinto che tutti i Consiglieri intendono giungere allo stesso scopo, sia pure attraverso diverse strade, perché ognuno ha la sua idea; non si dica, però, che si fanno delle pressioni sui Sindaci.
È certo che il giorno in cui l'Autorità di tutela si disinteressasse dei Comuni avrebbe maggiori responsabilità di quelle che si vogliono accollare quando cerca di interessarsi anche di questi importanti problemi.
Ritengo che la questione sia stata ampiamente dibattuta: io ho chiarito i miei concetti e Voi avete chiarito i vostri.
Saranno i Comuni della Valle d'Aosta, che sono i diretti interessati, a decidere sulla questione.
In risposta al quesito postomi dal Consigliere Barmasse e per dimostrare quale sia la nostra linea di condotta, dichiaro che considererò come favorevoli al Consorzio soltanto quelle deliberazioni che nel loro dispositivo non conterranno riserve e condizioni.
Di conseguenza, se vi sono delle deliberazioni comunali, - ne sono già arrivate -, che aderiscono al Consorzio ma che ne limitano l'adesione secondo intendimenti che sono contrari alla legge, io sono obbligato, per le funzioni prefettizie di cui sono investito, di dichiararne la illegittimità, in quanto non posso approvare una deliberazione contraria a disposizioni di legge.
Prenderò, quindi, in considerazione soltanto quelle deliberazioni che saranno chiaramente favorevoli alla costituzione del Consorzio, affinché non si dica che delle condizioni limitative possano fare interpretare tali deliberazioni come favorevoli alla costituzione del Consorzio, mentre invece ne limitano la portata".
Il Consigliere MANGANONI dichiara che intende esprimere il suo giudizio obbiettivo e leale in merito al suggerimento che il Presidente della Giunta ha dato ai Sindaci dei Comuni, suggerimento che il Presidente stesso ha definito doveroso:
Ritiene che alla parola "doveroso" dovrebbero essere aggiunte le parole "e insistente", perché il suggerimento è stato dato e ribadito con più circolari; il che, a parer suo, costituisce una offesa per i Sindaci.
Per quanto riguarda i provvedimenti deliberativi delle Amministrazioni comunali concernenti l'adesione o meno al Consorzio, esprime parere che una deliberazione di adesione al Consorzio, alla condizione che detto Consorzio abbia soltanto la competenza di suddividere i fondi fra i vari Comuni, rientri nell'ordine di idee del Presidente della Giunta, il quale ha affermato che il Consorzio deve ripartire i fondi. Fa quindi, la seguente dichiarazione, di cui chiede l'inserzione a verbale: "Prende atto dell'orientamento del Presidente della Giunta, Bondaz, circa le mansioni del Consorzio unico, mansioni che dovrebbero consistere nella suddivisione dei fondi fra i Comuni".
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara che il Consigliere Manganoni non ha interpretato nel giusto senso il suo pensiero ed osserva che chiarirà, quindi, meglio il proprio punto di vista.
Precisa, anzitutto, che il suggerimento "insistente" dato ai Sindaci è dovuto alla insistenza di quelle circolari che, a cura di altro Ufficio, sono state inviate a tutti i Sindaci dei Comuni della Valle d'Aosta, quasi si trattasse di una seconda Prefettura.
Rileva che la sua ultima circolare ai Sindaci non ha fatto altro che rispondere ai suggerimenti altrettanti insistenti, che pervenivano da altra parte, pure con circolari.
Passando al secondo punto, rammenta di aver precisato, in risposta al quesito formulato dal Consigliere Barmasse, che le deliberazioni dei Comuni debbono essere fatte secondo legge, per cui le deliberazioni concernenti l'adesione o meno al Consorzio debbono essere adottate in conformità ed ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 959. Ripete, quindi, che le eventuali deliberazioni di adesione al Consorzio adottate in contrasto con il predetto articolo di legge saranno dichiarate illegittime. Precisa che tale è il suo pensiero.
Il Consigliere MANGANONI osserva che il Presidente della Giunta, Bondaz, non ha chiarito il suo orientamento sulla funzione del Consorzio unico che, secondo quanto detto prima, consisterebbe nella suddivisione dei fondi fra i vari Comuni. Chiede al Presidente della Giunta di esprimere il suo parere al riguardo.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, fa presente di aver detto che fra gli scopi del Consorzio vi è anche quello di ottenere e di ripartire i fondi fra i Comuni perché a parer suo, questo è il primo atto che il Consorzio dovrebbe compiere, non appena costituito.
Dichiara che il Consorzio, oltre a provvedere alla ripartizione dei fondi, deve anche controllare la destinazione, in quanto il Consorzio non ha soltanto lo scopo di ripartire i fondi fra i Comuni, ma deve anche controllare la effettiva destinazione di tali fondi, secondo quanto dice la legge, ad opere pubbliche.
I Consiglieri MANGANONI e SAVIOZ dichiarano che dovranno essere i Comuni a decidere sulla destinazione dei fondi loro assegnati.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara che non vi è dubbio su questo punto e rammenta che vi è anche l'Autorità tutoria che vigila sull'osservanza delle leggi. Fa presente che le deliberazioni del costituendo Consorzio sono soggette, come quelle dei Comuni, al controllo di legittimità e di tutela da parte dei competenti organi.
Il Presidente, PAREYSON, rileva che la discussione della mozione è stata molto ampia ed esauriente, per cui ritiene che possa considerarsi chiusa.
Il Consigliere SAVIOZ dichiara di ritirare la sua mozione in discussione e dà lettura della seguente nuova mozione, che presenta in sostituzione della precedente mozione da lui ritirata:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
Preso atto dei ricorsi per annullamento del D. M. 14-12-1954 del Ministro dei LL. PP. che delimita il bacino imbrifero della Dora Baltea, a' sensi della legge 27-12-1953 n. 959;
INVITA LA GIUNTA:
1°) a sollecitare con ogni energia il versamento del sovracanone stabilito dalla menzionata legge 27-12-1953, n. 959;
2°) ad interessare i parlamentari perché la necessaria legge interpretativa della legge 27-12-1953 assicuri il rispetto dei diritti riconosciuti alla Regione autonoma Valdostana in materia di acque dalla legge costituzionale".
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara di prendere atto della nuova mozione presentata dal Consigliere Savioz in sostituzione della precedente, che viene pertanto ritirata. Passando, quindi, ad esaminare la nuova mozione rileva, in merito al capoverso n. 2, che la mozione presentata dal Consigliere Dujany è più precisa e completa, per cui può ritenersi perfetta su tale questione.
Per quanto riguarda il capoverso n. 1 ("a sollecitare con energia il versamento del sovracanone stabilito dalla cennata legge 27 dicembre 1953 n. 959"), rileva che dai documenti in atti, risulta che le sollecitazioni e diffide per il versamento dei sovracanoni sono state già regolarmente fatte dal Ministero dei Lavori Pubblici. Precisa che sono pervenute, per conoscenza alla Presidenza della Giunta regionale, le copie delle lettere di diffida trasmesse dal Ministero dei Lavori Pubblici alle Società idroelettriche, per cui ritiene che di più non si possa fare.
Rammenta che si è ormai alla vigilia della scadenza del termine entro il quale i Comuni debbono deliberare circa l'adesione o meno al Consorzio e fa presente che la questione essenziale, che sottopone all'esame del Consiglio per suggerimento, sia proprio quello di sollecitare, come d'altra parte risulta ora nella nuova mozione del Consigliere Savioz, la emanazione di una legge interpretativa della legge 27 dicembre 1953 numero 959.
Ribadisce che, per quanto riguarda il n. 1 della nuova mozione del Consigliere Savioz, non vi è più nulla da fare, a suo parere, per le ragioni già illustrate.
Dichiara che la Giunta è d'avviso che il Consiglio possa accettare la mozione presentata dal Consigliere Dujany.
Si dà atto che il Consigliere Segretario, PERRUCHON su invito del Presidente PAREYSON, dà nuovamente lettura al Consiglio della mozione presentata dal Consigliere Dujany.
Il Presidente, PAREYSON, invita il Consiglio a votare, per alzata di mano, sulla mozione presentata dal Consigliere Dujany, previa lettura della mozione stessa da parte del Consigliere Segretario del Consiglio Perruchon.
Le Conseiller Madame PERRUCHON Veuve CHANOUX communique qu'elle entend faire une déclaration de vote et précise ce qui suit:
"D'après mon point de vue la motion présentée par Monsieur Savioz devrait avoir la priorité et c'est pour cette raison que je ne voterai pas pour la motion de Monsieur Dujany".
Le Président, PAREYSON, observe que le règlement du Conseil régional n'est pas très précis à cet égard. Il souligne que, si Monsieur Savioz avait présenté seulement un amendement, cet amendement aurait eu la précédence sur la motion présentée par Monsieur Dujany; mais étant donné que Monsieur Savioz a retiré sa première motion et en a présenté une deuxième, successivement à celle présentée par Monsieur Dujany, la votation doit suivre l'ordre de présentation.
Le Conseiller Monsieur René CHABOD déclare de s'abstenir de prendre part à la votation, pour la même raison exposée par Madame Perruchon Veuve Chanoux.
Procedutosi alla votazione per alzata di mano il Presidente, PAREYSON accerta e comunica che il Consiglio, a maggioranza di voti (Consiglieri presenti n. 34, Consiglieri astenutisi dalla votazione n. 3, Consiglieri favorevoli all'approvazione della mozione n. 24, Consiglieri contrari n. 7) ha approvato la mozione presentata dal Consigliere DUJANY Cesare.
Il Consiglio prende atto.
Il Presidente, PAREYSON, pone ai voti, per alzata di mano, la seconda mozione presentata dal Consigliere Savioz Fabiano e, procedutosi alla votazione, accerta e comunica che il Consiglio, a maggioranza di voti (Consiglieri presenti e votanti n. 31 - Consiglieri favorevoli n. 10 - Consiglieri contrari n. 24, ha respinto la seconda mozione presentata dal Consigliere SAVIOZ Fabiano.
Il Consiglio prende atto.
Il Consigliere SAVIOZ ritiene opportuno che, in una prossima adunanza il Consiglio riesamini le disposizioni degli articoli del suo regolamento interno concernente la procedura da seguire per la discussione e la trattazione delle mozioni, allo scopo di apportarvi le modificazioni che riterrà opportuno a chiarimento e a completamento delle disposizioni stesse. Ritiene che tale chiarimento sia necessario affinché, in avvenire, non abbia più a verificarsi quanto è avvenuto nella seduta di oggi, e cioè che ad un certo punto della discussione della mozione, su presentazione di altra mozione da parte di un Consigliere, quest'ultima sia posta ai voti con precedenza su quella presentata prima.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, osserva che la questione è alquanto diversa, in quanto il presentatore stesso della mozione, cioè il Consigliere Savioz, anziché proporre un emendamento ha proposto una nuova mozione, in sostituzione di quella da lui presentata in precedenza e che ha ritirato.
Il Consigliere SAVIOZ, pur concordando sul rilievo fatto dal Presidente della Giunta, chiede sia trattata, in una prossima adunanza consiliare, la proposta di modificazione degli articoli del regolamento interno del Consiglio regolanti la procedura da seguire in materia di presentazione e di discussione delle mozioni.
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara di non essere contrario alla richiesta del Consigliere Savioz.
Il Consiglio prende atto.
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