Oggetto del Consiglio n. 265 del 27 aprile 1979 - Verbale

OGGETTO N. 265/79 - Iniziative nella prospettiva di una chiusura della Casa da Gioco di Saint-Vincent alla scadenza della vigente Convenzione Regione-SITAV. Reiezione di mozione.

Mozione

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Valutato che la presenza, all'interno dello Stato Italiano, di case autorizzate a praticare il gioco d'azzardo è indice di un grave squilibrio sociale e di una concezione della vita basata fondamentalmente sulla ricerca del danaro;

Rilevato che in nessun modo una società che vuole fondarsi sulla uguaglianza, la giustizia e il lavoro può accettare di trovare le sue basi finanziarie nei proventi derivanti dal gioco di azzardo;

Considerato che i proventi del Casinò di Saint-Vincent costituiscono attualmente oltre un quinto delle entrate effettive della Regione e fanno della società che gestisce il Casinò una forza economico-finanziaria in grado di condizionare lo sviluppo della società valdostana;

Sottolineato anche che il Casinò di Saint-Vincent, come ampiamente dimostrato dal processo di Bologna, si è rivelato più volte una fonte di grave inquinamento della vita politica valdostana;

Ribadito che per la Comunità valdostana, che oltre ad ampliare la propria autonomia istituzionale vuole sviluppare una propria autonomia culturale, è indispensabile poter fare affidamento su entrate solide e pulite prodotte dal lavoro stesso della popolazione o derivanti dallo sfruttamento di beni presenti nella Regione;

Evidenziato quindi che la presenza del Casinò di Saint-Vincent è inconciliabile con una concezione democratica e progressista della autonomia;

Individuata l'opportunità di giungere, attraverso un'azione graduata nel tempo, alla chiusura del Casinò di Saint-Vincent e alla contemporanea attivazione di nuovi proventi finanziari per la Regione;

Sottolineata infine la necessità di tenere conto dei problemi finanziari ed occupazionali che, con la chiusura del Casinò, graveranno su Saint-Vincent e sui Comuni limitrofi;

Delibera

di impegnare la Giunta regionale a promuovere un'azione in grado di permettere da un lato la progressiva diminuzione dell'incidenza finanziaria sul Bilancio regionale del Casinò, e in prospettiva una sua chiusura alla scadenza della Convenzione Regione-Sitav, e dall'altro lato un consistente ampliamento delle Entrate tributarie della Regione e uno sviluppo economico di St. Vincent non più legato alla presenza del Casinò.

In vista del raggiungimento di questi obiettivi, la Giunta regionale dovrà:

1) non effettuare i lavori di espansione del Casinò, previsti dall'art. 3 della Convenzione Regione-Sitav del 6 dicembre 1977 per un ammontare, a quella data, di 16.877.000.000;

2) ridurre drasticamente i contributi della Regione, previsti dall'art. 6 della Convenzione, per finanziare manifestazioni e altre iniziative organizzate dalla Sitav. Attualmente tali contributi rappresentano circa il 10% dei proventi della Regione, si tratta di ridurli a non più dell'1%;

3) elaborare, in tempi brevi, delle proposte organiche sia per la revisione del riparto fiscale fra Stato e Regione, attualmente del tutto inadeguato, sia per dare alla Regione quella autonomia tributaria che è prevista dall'art. 119 della Costituzione;

4) assumere, in accordo con i Comuni, delle iniziative in grado di combattere la consistente evasione fiscale di molti contribuenti valdostani che si ripercuote negativamente sul bilancio regionale;

5) concordare con l'Amministrazione comunale di Saint-Vincent un piano di interventi regionali straordinari ed urgenti, da presentare in Consiglio regionale entro due mesi, per uno sviluppo economico di Saint-Vincent non più legato al Casinò. In tale piano di interventi dovranno essere contemplate proposte, avanzate già da tempo dagli amministratori di Saint-Vincent, quali il potenziamento delle terme, la costruzione di un centro sociale-culturale, l'utilizzazione del fabbricato della ex FERA, opere viarie, attrezzature scolastiche, attrezzature sportive.

il Consigliere regionale di Democrazia Proletaria-Nuova Sinistra

Aosta, li 12 aprile 1979

F.to: Elio Riccarand

Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - Ho presentato questa mozione non perché abbia qualche speranza che venga approvata dal Consiglio, l'esito evidentemente è scontato in partenza, ma perché io e tutti i compagni della Nuova Sinistra vogliamo dire chiaramente, senza nessuna ombra di dubbio, che non accettiamo l'attuale stato delle cose e che, per quanto potremo, per quanto è nelle nostre possibilità, cercheremo di cambiarlo. Noi preferiamo essere tacciati di utopismo, piuttosto che adeguarci ad una realtà in cui costantemente è mortificato quel senso di giustizia e di uguaglianza che ha radicato negli uomini ben più del desiderio di supremazia e di dominio. Dico questo perché il problema del Casinò, ancor prima che un problema di carattere finanziario, è di carattere morale, di carattere culturale: è il problema del modo in cui noi concepiamo la nostra vita, il lavoro, i rapporti fra le persone e lo sviluppo di una comunità. Una società che vuole fondarsi sull'uguaglianza, sulla giustizia e sul lavoro non può accettare di trarre le sue basi finanziarie dai proventi derivanti dal gioco d'azzardo e lasciare contemporaneamente che la sua struttura produttiva si disgreghi e si degradi come sta succedendo in Valle d'Aosta. Credo non sia necessario ricordare in questo momento, in questa discussione la situazione industriale in Valle d'Aosta, la chiusura della miniera, la situazione dell'IMVA e tutti i problemi che già in...di riunione abbiamo avuto occasione di discutere.

Per chi crede poi nel discorso dell'autonomia e dell'autogoverno e vuole sviluppare una sovranità popolare sul territorio la presenza di una struttura come il Casinò rappresenta un segno di dipendenza che non può essere accettato passivamente ed anche è in contraddizione completa con un discorso autonomistico di autogoverno. Nel bilancio di previsione per l'anno finanziario 1979 i proventi del Casinò rappresentano a seconda dei calcoli che possono venire fatti, cioè calcolando o meno i 20 miliardi richiesti come contributo speciale dello Stato...il Casinò rappresenta dal 21,30% al 26%, a seconda appunto del tipo di calcolo che viene fatto, delle entrate effettive della Regione.

Ora, è questo un dato che avevo già citato in discussione del bilancio, che riprendo in questa occasione, se noi guardiamo l'incidenza sulle entrate effettive della Regione dei proventi del Casinò dall'inizio degli anni '70 ad oggi, possiamo vedere che dal 19,68% del 1971 si è progressivamente scesi fino al 13,66% del 1973, per poi risalire tutti gli anni fino ad arrivare al 20% del 1977, al 21,09% del 1978 e al 26% del bilancio di previsione della Regione per quest'anno. Costantemente quindi si è aggravato in questi ultimi anni, c'è un processo che tende a dare sempre più importanza, sempre più rilievo, rispetto all'assetto economico e finanziario della Valle d'Aosta, alla presenza della Casa da Gioco di Saint-Vincent. Anche se, quando si parla di 23 miliardi, evidentemente è da rilevare e da tener presente che non sono poi tutte somme utilizzabili al bilancio regionale, infatti una parte di questi miliardi, una parte di questa somma ritorna alla SITAV, ritorna alla società che gestisce il Casinò sotto forma di contributi a spettacoli di spese varie e di investimenti della Regione.

Evidentemente poi una parte di questa somma, anche se evidentemente molto più piccola, dalla SITAV ritorna poi ai partiti sotto forma di pagamenti in una pubblicità, che, come quella che compare su gran parte dei giornali di partiti politici in Valle d'Aosta, è totalmente inutile, rappresenta semplicemente una forma di finanziamento di partiti, oppure in passato - e anche se non ci sono gli elementi di dirli, potrebbe succedere anche oggi - sotto forma di bustarelle vere e proprie. Nei confronti del Casinò e della SITAV il Consiglio regionale non ha mai governato; come del resto, a nostro avviso, il Consiglio regionale non ha mai governato in molti degli ambiti decisivi della società valdostana.

Le forze politiche presenti in Consiglio hanno sempre benedetto l'esistenza del Casinò e la sua gestione e se ne sono serviti per avere finanziamenti e per sistemarvi dei loro uomini. Questo fatto spiega come mai tutte le Convenzioni Regione-SITAV, eccetto l'ultima, sono sempre state approvate all'unanimità con un arco di consensi che è veramente stupefacente. Noi non crediamo che questo Consiglio, questo nuovo Consiglio sia migliore dei precedenti e basterebbe vedere le manovre di questi mesi, di questi giorni pe rendersi conto che quello che conta di più qui dentro sono gli interessi personali di partito più che l'Amministrazione. Sappiamo quindi che il Consiglio regionale continuerà a non governare e a non incidere sulla realtà valdostana, ma, nonostante questo, noi sentiamo ugualmente la necessità di dire che c'è una strada diversa che potrebbe e dovrebbe essere imboccata. È la strada che noi indichiamo, anche se oggi non abbiamo la forza per praticarla, è una strada che significa anzitutto il blocco dell'ampliamento del Casinò; un ampliamento come quello previsto del resto dalla Convenzione del 1977, che renderebbe la società, la politica e l'economia valdostana ancora più dipendente della Casa da gioco d'azzardo di quanto non lo sia adesso.

In secondo luogo noi chiediamo che si creino le condizioni - e crediamo che sarebbe possibile farlo se vi fosse la volontà politica - per una chiusura della Casa da gioco di Saint-Vincent al momento della scadenza della Convenzione Regione-SITAV, scadenza che è prevista per giugno 1990. Noi crediamo che si potrebbe, attraverso un'azione graduata, studiata e programmata nel tempo, arrivare a questo risultato. Per raggiungere quest'ultimo obiettivo, è necessario affrontare dei grossi problemi finanziari ed occupazionali, in particolare è necessario aprire una vera e propria vertenza con lo Stato per rivedere il riparto fiscale fra Stato e Regione, che attualmente è evidentemente del tutto iniquo nei confronti della Regione Valle d'Aosta e per dare capacità impositiva alla Regione, come del resto è previsto dalla Repubblica italiana. Inoltre è indispensabile, evidentemente, programmare delle iniziative, in accordo con il Comune di Saint-Vincent, un piano di interventi regionali straordinari urgenti per uno sviluppo economico e per una soluzione dei problemi occupazionali del Comune di Saint-Vincent, in modo che la sorte di questo Comune non sia più come oggi legata alle vicende del Casinò.

Nella mozione sono indicate delle proposte che sono, a nostro avviso, fattibili, operabili e che si possono evidentemente seguire, se ci fosse una volontà politica in questo senso, io non do per scontata la loro conoscenza e la...di questi punti e quindi mi fermo nell'illustrazione della mozione a questo punto.

Dolchi (P.C.I.) - È aperta la discussione generale sul punto n. 44 dell'ordine del giorno. Chi prende la parola? Nessuno prende la parola? La parola al Consigliere Péaquin.

Péaquin (P.C.I.) - Torna oggi in discussione in quest'aula la questione della Casa da gioco di Saint-Vincent, questa volta per una questione fondamentale. Nella mozione di Riccarand infatti si propone la diminuzione progressiva della Casa da gioco fino alla sua chiusura, che dovrebbe avvenire alla scadenza della Convenzione, pertanto fra nove anni scarsi; il Consigliere Riccarand fa questa proposta dopo una serie di valutazioni ovviamente: "la presenza, all'interno dello Stato italiano, di una Casa da gioco autorizzata a praticare il gioco d'azzardo è indice di un grave squilibrio sociale e di una concezione della vita basata fondamentalmente sulla ricerca del denaro".

Abbiamo già avuto occasione di dire come non proponiamo certamente la costruzione di una società socialista che passi attraverso le case da gioco, ma restando con i piedi per terra e valutando attentamente qual è la situazione occupazionale della Valle d'Aosta - la medesima Montefibre di Châtillon, dopo un periodo di apparente tranquillità, è oggi di nuovo in situazione di disagio - e anche che la proposta di chiusura della Casa da gioco ha un carattere nazionale, difatti non avrebbe senso che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta decidesse di chiudere la Casa da gioco se magari poi fra alcuni giorni ci trovassimo una proposta di legge governativa per aprirne una in tutte le Regioni, oppure si finisce poi per indirizzare i giocatori verso le vicine Case da gioco che ci sono all'estero facilitando ed incentivando anche in questo modo l'esportazione di capitali. Noi, pur condividendo le preoccupazioni, le osservazioni di carattere generale che ha fatto il Consigliere Riccarand, per quanto ho appena finito di dire, non ci sentiamo oggi di votare a favore di questa mozione.

Certamente la prospettiva rimane quella del superamento delle case da gioco, ma impegnare oggi il Consiglio in tale punto potrebbe sembrare molto pericoloso e potrebbe portare la Valle d'Aosta in tempi abbastanza brevi a delle situazioni economiche anche difficili. Il nostro impegno oggi è quello di operare in ogni settore di questa Casa in modo continuativo e sistematico per un controllo rigoroso, che permetta di superare quelle che sono state le carenze del passato, anzi richiediamo che quanto è previsto nella Convenzione venga attuato in modo che non ci siano possibilità di interpretazioni e dubbi. Ci siamo mossi sempre con chiarezza di idee, con perseveranza e volontà di cambiare una logica politica diversa: quella della completa autonoma capacità di direzione della Regione in tutti gli aspetti della vita politica valdostana, anche in quelli più complessi. La logica cioè del superamento di una situazione di subalternità dell'Ente pubblico rispetto alle scelte di indirizzo economico e sociale del... Ecco quindi che, se ci sono stati dei ritardi nell'applicazione della Convenzione, noi chiediamo che la Giunta si faccia carico di interessare, come d'altronde è di sua competenza, al più presto il Consiglio. Sarà questo un elemento importante di chiarezza per tutti: per noi Consiglieri e per l'opinione pubblica in generale.

Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Pollicini.

Pollicini (D.P.) - Com'è noto, noi siamo il gruppo politico che non ha votato la Convenzione in atto, però questo non ci esime dal valutare con molto realismo la proposta emergente dalla mozione del Consigliere di Democrazia Proletaria-Nuova Sinistra. Certo, in una società ideale non dovrebbe trovare spazio il gioco d'azzardo, ma, se stiamo coi piedi per terra, è indubbio che questo discorso, per oggi non è ancora applicabile. Non pensiamo ad esempio che la disgregazione industriale in atto in Valle d'Aosta - miniera, IMVA, eccetera, la stessa Montefibre in crisi - sia dovuta all'esistenza di una Casa da gioco, ben altri sono i problemi, magari fosse soltanto quella la motivazione, sarebbe ancora correggibile! Quello che ci lascia perplessi è il metodo suggerito per combattere le influenze negative che derivano dalla presenza in Valle di una Casa da gioco. Quando nelle varie considerazioni della mozione leggiamo che questa Casa da gioco è "in grado di condizionare lo sviluppo della società valdostana", noi diciamo che questo è possibile, ma lo è solo se noi ne siamo complici: se sono complici le forze politiche, il Consiglio regionale, le forze sociali, certamente si può condizionare lo sviluppo della società valdostana e non escludo, anzi sono convinto che l'attuale Casa da gioco abbia condizionato lo sviluppo della società valdostana. È anche vero che si è rivelato fonte di grave inquinamento della vita politica valdostana, però il discorso, secondo me, va preso da un'altra parte: dipende dalle forze politiche, dalla correttezza che hanno nel comportarsi, se si lasciano corrompere, perché siamo certi che, via la Casa da gioco, qualsiasi altro ente finanziario, se vi è un terreno disponibile, certamente sarà un'altra fonte di inquinamento, un'altra fonte di condizionamento dello sviluppo della società valdostana.

Qui quindi, secondo noi, il problema sta in noi in prima misura: sta in noi avere un tipo di comportamento che non consenta spazi all'inquinamento della nostra vita politica da parte di forze di pressione come la Casa da gioco, che non consenta spazi al condizionamento della società, dello sviluppo della società valdostana. Direi quasi, Consigliere Riccarand, che, a prescindere dai problemi detti all'inizio sulla concezione della presenza o meno di una società ideale della Casa da gioco, a prescindere da quelle considerazioni, ragionando realisticamente che non è quello il problema: togliere o mettere...anche perché togliere è molto difficile, fra l'altro, non abbiamo strumenti sostitutivi. Il problema è un altro: è una verifica delle forze politiche di fronte ad un modo di fare politica che non si lasci condizionare, altrimenti si chiamerà un altro ente finanziario, ma se il terreno è fertile, la corruzione è in grado di crescere senza la Casa da gioco.

Ci sono dei grossi problemi finanziari ed occupazionali collegati alla Casa da gioco, non dimentichiamo che ci sono 400 dipendenti e una serie di attività collaterali di carattere turistico e ricreativo. Vi è poi il discorso di fondo della quota di partecipazione regionale agli utili della Casa da gioco. Nessuno pensa - e neanche Democrazia Proletaria lo pensa nella sua mozione - che sia possibile sostituire da un giorno all'altro questo finanziamento, se non sbaglio, ci stiamo avvicinando ai 28, 29, 30 miliardi di previsione nell'arco di quest'anno, forse comunque nell'ordine dei 25-30 miliardi e non è una cifra da poco. Giustamente, faceva notare il Consigliere Riccarand, siamo nell'ordine di un quarto delle entrate del bilancio regionale. In un momento in cui il discorso del reperimento della finanza locale è in grave crisi - ne discutevamo ancora stamani - realisticamente non vediamo come questa entrata possa essere surrogata da altre entrate; certo il Consigliere Riccarand nella sua disposizione di delibera suggerisce con una revisione del riparto fiscale, fra le altre cose, tra Stato e Regioni, oltre che con la lotta alle evasioni fiscali. Ebbene, il problema della revisione del riparto fiscale è un problema indubbiamente urgente e noi lo abbiamo sollecitato e in questa legislatura e in quella precedente, perché è fermo ancora al 1971, però ci rendiamo conto che ancora non si è visto niente e nonostante gli impegni e le promesse in quest'aula portate dagli Assessori alle Finanze della precedente Giunta e di questa Giunta. Realisticamente quindi la surrogazione delle entrate non c'è a tempi brevi. Alle iniziative per combattere l'evasione fiscale, io, modesto contribuente, ma che paga tutto perché a stipendio fisso, non ci credo, non ci crede penso nessuno, quindi non facciamoci illusione sullo strumento di surrogazione della mancanza delle entrate.

Sul discorso poi di non effettuare i lavori di espansione del Casinò, io penso che non sia il caso che mi pronunci, ci siamo già pronunciati altre volte e non mi sembra il caso di tornarci, per carità di patria! Mi sia pure consentito di dare una lettura critica dell'ultimo capoverso del punto n. 5 della mozione, quando si discute del problema del Comune di Saint-Vincent, che il suo sviluppo non deve essere più legato al Casinò; noi siamo concordi su questo, lo abbiamo sempre sostenuto, dibattuto in quest'aula, non siamo stati ad ascoltarvi... Certo, siamo d'accordo sul potenziamento delle Terme, sull'utilizzazione della Fera, eccetera, però siamo ancora convinti - e questa Giunta non ci ha dato risposte soddisfacenti - che questo problema sia un problema di rapporti fra enti e qui si è respinto il rapporto fra il terzo ente, che è l'ente del Comune, ma si è avuto un rapporto bilaterale tra Regione e Casa da gioco, l'ente territoriale interessato è stato escluso dalla gestione di questa Convenzione e tutto il Consiglio ha votato questa esclusione, salvo noi Democratici Popolari. È evidente quindi che qui si raccolgono i frutti di un'insufficiente presenza del Comune, direi quasi dell'emarginazione del Comune rispetto a questo grosso moloch che è la Casa da gioco.

Ritengo che non sia oggi realisticamente valida la proposta di una sua soppressione, anche perché difficilmente riusciamo a credere alla possibilità di sostituire questa fonte di reddito e questa fonte di lavoro se non si modificano fondamentalmente alcuni rapporti tra Regione e Stato sulla possibilità finanziaria ed occupazionale che bisogna fare nel caso si dovesse chiudere la Casa da gioco: ecco perché noi siamo contrari a questa mozione.

Dolchi (P.C.I.) - Altri che intendono prendere la parola sull'argomento? La parola al Presidente della Giunta, Andrione.

Andrione (U.V.) - Molto brevemente, se il Consigliere Riccarand mi permette, vi è un errore di tecnica amministrativo-politica nel chiedere che la Giunta si impegni adesso per la chiusura del Casinò alla scadenza della Convenzione, quando vi sarà un altro Consiglio regionale a decidere e a fare quello che vorrà in materia, perché credo di capire il senso di questa mozione, ma, se si vuole parlare di chiusura e non di progressiva diminuzione, si deve parlare di chiusura nei termini del 1983, cioè nei termini in cui questo Consiglio potrebbe essere competente a dire che il Casinò deve essere chiuso. Questa premessa semplicemente per la forma.

Evidentemente, visto che esiste una Convenzione in corso, per la quale ci siamo espressi in modo favorevole, non possiamo essere favorevoli ai punti n. 1 e n. 2, che rimettono in causa questa Convenzione, anche se devo annunciare che per il prossimo Consiglio - non so se il Consiglio lo discuterà - abbiamo intenzione di portare, anche per rispondere anche a quanto diceva Péaquin en passant, le varianti alla Convenzione che diventano urgenti.

Riccarand ha ragione quando dice che il Casinò può essere chiuso qualora il riparto fiscale non sia iniquo e, d'altra parte, per quelli che se ne ricordano, il Casinò è stato aperto come una scommessa contro il fatto che lo Stato non versava le quote di riparto fiscale, se non mi sbaglio, il 27 marzo del 1946, proprio per questo specifico motivo e, qualora riuscissimo - le trattative sono in corso - ad inserire l'IVA che viene pagata in Valle d'Aosta per circa più di 300 miliardi di lire all'anno per una quota nel riparto fiscale come massa monetaria, potremmo coprire le entrate del Casinò. Evidentemente dovremmo anche ottenere, così come altre Regioni meridionali hanno il diritto di avere, il prelievo fiscale all'origine e non aspettare 11 mesi e qualche volta 14 mesi affinché i soldi ritornino indietro, con le evidenti perdite, perché evidentemente saremmo in rosso come si dice, pagare interessi al 20%...e allora è chiaro che anche entrate più grandi non basterebbero, ma questo per adesso è in fieri e non sarà facile ottenere delle percentuali, anche se otterremo qualcosa sull'IVA, che arrivino a questi punti.

Infine, per quanto riguarda il Comune di Saint-Vincent, non parlo dell'evasione fiscale, perché in materia andremmo un po' lontano...siamo arrivati alla trattativa finale, ho ancora visto recentemente gli Amministratori. Per quanto riguarda le Terme, abbiamo dato l'incarico alle Terme di Porretta dello studio più specifico in materia, se è possibile utilizzarlo per il famoso centro polisportivo con piscina, se il Comune di Saint-Vincent sarà d'accordo, seguiremo le sue indicazioni. Abbiamo dato un'indicazione per l'utilizzazione del fabbricato Fera, aspettiamo la risposta. È comunque chiaro che questo forse in maniera molto differente da quello che nelle trattative impostate con il Comune di Saint-Vincent...finora si è parlato di correzioni da apportare al tessuto urbano e sociale di Saint-Vincent in compensazione della presenza del Casinò, non in alternativa, cioè questo piano di lavori è fatto perché esiste il Casinò, non in prospettiva che il Casinò non esista; queste sono in breve le ragioni per le quali votiamo contro.

Vorrei solo aggiungere una nota, che è personale e che evidentemente non impegna che la mia persona. Non ho mai giocato in vita mia e quindi non è un problema di questo genere, ma non vorrei che sotto sotto vi fosse una presa di posizione per la quale moralmente noi dovremmo essere dalla parte di coloro che impediscono il gioco, sia ben chiaro che questa non è la nostra posizione, ognuno è libero anche di giocare e non sarà né il Papa, né la Nuova Sinistra, né il Partito Comunista che, se Pollicini ed io vogliamo andare a giocare, ce lo possono impedire. Questo è un principio di libertà personale per il quale siamo disposti a batterci fino in fondo, ivi compreso il fatto che non consideriamo...perché capirei la posizione contraria, quella di dire: chiunque vada a Londra o a Parigi credo abbia a disposizione...a Londra ci saranno almeno 500 club dove si gioca, anche a Napoli, ma questo è un altro discorso e non sembra che la vita inglese sia più corrotta di quella italiana, anzi normalmente si dice il contrario e non vorrei che si arrivasse poi al punto di dire: "no, certe letture sono proibite, certi giochi sono proibiti, certe cose sono proibite"; per quanto ci riguarda, sono perfettamente permesse.

Dolchi (P.C.I.) - Altri che intendono prendere la parola? Se nessuno prende la parola, possiamo allora avviarci alla chiusura della discussione generale, la chiusura della discussione generale prevede che possa intervenire ancora il Consigliere Riccarand e poi eventualmente il rappresentante della Giunta, l'Assessore, il Presidente ha già parlato. Siamo d'accordo colleghi Consiglieri? Allora è chiusa la discussione generale.

La parola al Consigliere Riccarand.

Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - Innanzitutto sull'intervento del Presidente della Giunta sulla questione di forma. Nella mozione non è affatto chiesto che la Giunta decida adesso la chiusura del Casinò per il momento della scadenza della Convenzione: è detto chiaramente che si chiede che venga avviata un'iniziativa in grado di permettere poi un domani, in prospettiva, una chiusura del Casinò. È chiaro che il Casinò non si potrà mai, se anche ci fosse la volontà, chiudere di punto in bianco: si tratta di "tirare" a delle condizioni, in quel senso lì e, evidentemente, questa è una cosa che compete adesso. Diceva il Presidente della Giunta che torneranno alla Convenzione, lì evidentemente si farà una scelta: se mantenere questa prospettiva di ampliamento, di raddoppio, di sviluppo al Casinò, oppure se invece andare in un'altra direzione, che è quella del contenimento dell'incidenza del Casinò, del farne regredire l'incidenza nel quadro finanziario della Valle d'Aosta. Evidentemente quindi anche una prospettiva di chiusura ad una certa Convenzione è legata a scelte che facciamo oggi in questo Consiglio, con questa Giunta che è presente qui oggi.

Sul discorso che hanno fatto il Consigliere Pollicini e il Presidente della Giunta, cioè che il Casinò è stato aperto per praticamente compensare la Regione nei confronti di un riparto fiscale iniquo, della mancanza di fondi e che sarebbe auspicabile, sarebbe possibile la chiusura del Casinò se evidentemente questo riparto fiscale fosse diverso, se la Regione fosse in grado di garantirsi delle fonti finanziarie diverse da quelle attuali, io penso che il discorso vada visto anche inversamente. Io penso che con molta difficoltà la Regione Valle d'Aosta potrà ottenere qualcosa dallo Stato fino a quando ci sarà il Casinò, cioè fino a quando lo Stato potrà dire: "ma voi avete una fonte di reddito che vi rende, che vi premia ancor di più di ogni altra Regione, perché noi dobbiamo darvi ulteriori fondi?", quindi può diventare un argomento contro la Regione Valle d'Aosta. Comunque questo, diciamo così, è un problema di tattica, è un problema di rapporti, io comunque rimango dell'avviso che una società che vuole sviluppare una propria autonomia non può accettare di rendersi dipendente da quelle che sono le sorti di una Casa da gioco. Il problema non è quello di proibire il gioco, è una cosa ben diversa, qui il problema non è il gioco: il problema è un certo utilizzo strumentale che viene fatto del gioco, un certo modo in cui si usa il bisogno di giocare che c'è nella gente, che tutti quanti hanno e che non necessariamente deve esprimersi in un bisogno, in una forma di gioco che è quella di accumulare denaro, sono due cose un po' diverse.

Penso che anche la società, gli enti pubblici debbano avere una funzione educativa, un modo di sviluppare anche un senso del gioco che è diverso evidentemente, quindi il problema non è il gioco: il problema è che qui abbiamo una casa da gioco d'azzardo, che è il pilastro fondamentale di quella che noi chiamiamo l'autonomia valdostana, la Regione valdostana avrebbe una capacità di manovra anche a livello di bilanci estremamente inferiore nei confronti in generale del problema del Casinò.

Mi pare che siano presenti in questo Consiglio in generale fra le forze politiche della Valle d'Aosta tre atteggiamenti fondamentali: il primo atteggiamento è quello di chi vede positivamente la presenza del Casinò così com'è, anzi sarebbe favorevole, è favorevole ad uno sviluppo ulteriore del Casinò, guardando solo al...finanziario che questo Casinò può assicurare. Sarebbe dell'avviso probabilmente, come ha detto una volta in Consiglio anche il Consigliere Voyat, ad esempio, anche a fare un altro Casinò in Valle d'Aosta, cioè creare diversi Casinò. Ecco, dietro questa visione c'è evidentemente tutta una visione squilibrata, a mio avviso, dello sviluppo sociale e qui non sto a richiamare considerazioni che sono presenti nella mozione che ho cercato di dire prima, anche...e che è una posizione che, a mio avviso, è contraria ad una posizione che deve avere una comunità che è cosciente di quelli che sono i suoi diritti e quelli che sono i suoi doveri di sviluppo che vuole avere.

La seconda posizione, che mi pare sia emersa nell'affermazione dei Consiglieri Péaquin e Pollicini, è una posizione che punta molto sul controllo del Casinò: il Casinò va bene, la Casa da gioco va bene, però noi dobbiamo controllarla, non dobbiamo farci condizionare, dobbiamo mantenerla entro certi limiti, ecco, mi pare in questa posizione ci sia un dato positivo, è chiaro che, finché c'è il Casinò, finché esiste, questa forma di "purezza" finanziaria per la Regione va controllata, questo è il minimo, però non mi pare sufficiente come posizione, può essere una cosa valida in una fase transitoria, ma non risolve affatto il problema.

Esiste quindi una terza posizione, che mi sembra finora non sia emersa in Consiglio, che adesso io, anche a nome di altri compagni della Nuova Sinistra - e che altri che verranno qui al mio posto sosterranno -, sostengo ed è quella invece di uno sviluppo di una società valdostana che non ha più come suo elemento portante la presenza della Casa da Gioco di Saint-Vincent.

Dolchi (P.C.I.) - Allora, chiusa la discussione generale, il Consiglio è chiamato ad esprimersi con il voto. Il Consigliere Minuzzo per piacere... Ci sono dichiarazioni di voto? La parola al Consigliere De Grandis.

De Grandis (P.R.I.) - Ho evitato di intervenire nella discussione generale, perché molte delle osservazioni che avrei voluto fare sono già state fatte e non è il caso di ripeterle in sede di dichiarazione di voto, vorrei solo precisare che se molte delle osservazioni fatte dal Consigliere Riccarand sono degne di attenzione, e sono senz'altro più visibili, è altrettanto vero che si è data una dimensione più vasta di quella che realmente ha, a prescindere che, ritengo in accordo con il Presidente, che la censura sia un atto estremamente negativo e non serve certamente a ridurre i vizi che sono insiti dell'uomo, che fanno parte della natura dell'uomo. C'è anche da dire che non è chiudendo il Casinò che si ferma il vizio del gioco e che si impedisce che vi siano centri economici capaci di corrompere, perché sennò con questa logica noi avremmo dovuto chiedere la chiusura della "Lockheed", che fabbrica gli aeroplani, la chiusura dei pozzi di petrolio, e così via. D'altra parte, anche la pregevole iniziativa della Senatrice Merlin, che chiuse i postriboli in Italia, non è che abbia limitato la prostituzione: la prostituzione è rimasta, ha evidentemente tolto una forma di organizzazione che non era ritenuta degna della natura umana, così come nella vita del nostro, degli altri Paesi abbiamo soprattutto potuto verificare come ogni forma di proibizionismo ha provocato fenomeni di rimbalzo che sono stati peggiori del fenomeno che si è voluto contenere. Io credo che quello del gioco faccia parte dei piccoli vizi dell'umanità e che sarebbe quindi meglio indirizzare i nostri sforzi, Consigliere Riccarand, verso i grandi vizi dell'umanità e ne cito uno solo a mo' di esempio, come grande vizio cito la guerra e cito quindi le fabbriche di armi e con queste brevi considerazioni dichiaro che voterò contro questa mozione.

Dolchi (P.C.I.) - Altri per dichiarazione di voto? Allora non c'è più nessuno che richiede la parola per dichiarazione di voto, metto in approvazione, per alzata di mano, la mozione iscritta al punto n. 44 dell'ordine del giorno. Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano, grazie. Chi non è d'accordo? Grazie. Chi si astiene?

Esito della votazione:

Presenti e votanti: ventinove

Maggioranza: quindici

Favorevoli: uno

Contrari: ventotto

Il Consiglio non approva la soprariportata mozione.

Si passa alla trattazione del punto n. 45 dell'ordine del giorno.