Oggetto del Consiglio n. 118 del 26 maggio 1971 - Verbale
OGGETTO N. 118/71 - Problemi scolastici. - Biennio unitario sperimentale presso la scuola media superiore.
Il Presidente, MONTESANO rileva che, in relazione a quanto concordato in sede di Consiglio nell'adunanza del 14 maggio 1971, sono state raggruppate ed inserite all'ordine del giorno dell'adunanza odierna, subito dopo gli oggetti concernenti le comunicazioni del Presidente del Consiglio e del Presidente della Giunta, una mozione dei Consiglieri del Gruppo comunista ed una interpellanza dei Consiglieri del Gruppo democristiano riguardanti entrambe il problema del biennio unitario sperimentale presso la Scuola Media Superiore, nonché una interpellanza dei Consiglieri Andrione e Caveri ed una interrogazione del Consigliere Pedrini concernenti l'Istituto Professionale di Pont Saint Martin.
Ricorda che nella citata seduta, i Consiglieri presentatori hanno convenuto sull'opportunità di abbinare la discussione della mozione, delle interpellanze e dell'interrogazione di cui si tratta.
Fa presente che, a' sensi degli articoli 53 e 59 del Regolamento interno del Consiglio, ogni Consigliere ha la facoltà di parlare per la durata di un'ora nel primo intervento e per la durata di mezz'ora nel secondo intervento e che, dopo la chiusura della discussione, sono ammessi a parlare un Consigliere per ciascun Gruppo, i relatori, gli Assessori competenti ed infine il Presidente della Giunta Regionale.
Su invito del Presidente Montesano, il Consigliere Segretario ANDRIONE dà quindi lettura delle sottoriportate mozione, interpellanze e interrogazione:
MOZIONE
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta,
visto l'impegno preso nella seduta del 9 ottobre 1970 di procedere, entro il giugno 1971 ad una verifica politico-amministrativa dei risultati del primo anno di sperimentazione del biennio unitario nelle scuole medie superiori della Regione;
tenuto conto che a partire dal prossimo anno scolastico il biennio sarà esteso all'I.P.R.;
tenuto conto altresì della necessità di definire fin d'ora le linee della ristrutturazione delle classi di scuola media superiore successive al biennio;
DELIBERA
di dare incarico all'Assessore alla P.I. ed alla competente Commissione consiliare di raccogliere - attraverso la consultazione degli organi didattici preposti all'esperimento, degli insegnanti, degli studenti e delle famiglie - tutti gli elementi di conoscenza atti a consentire nella prossima seduta del Consiglio un dibattito documentato.
F.ti: Savioz Fabiano - Gianna Bianco Siggia - Germano Pietro - Giulio Dolchi - Macheda Domenico - Crétier Egidio - Manganoni Claudio.
INTERPELLANZA
I sottoscritti Consiglieri regionali del Gruppo D.C.
INTERPELLANO
l'Assessore alla Pubblica Istruzione per conoscere la reale situazione del primo anno sperimentale del biennio unico istituito nell'ottobre scorso per la Scuola Superiore.
L'Assessore si era impegnato di informare il Consiglio Regionale, prima del termine dell'anno scolastico, in merito all'importante argomento, per cui riteniamo di dover sollecitare questa relazione.
Distinti saluti.
F.ti: S. Ramera - A. Mappelli - M. Bordon - L. Quaizier - G. Chabod - E. Manganone.
A' la suite de la publication par un quotidien turinois de la nouvelle que l'Administration Régionale veut supprimer l'Institut Professionnel de Pont Saint Martin, un vif mécontentement s'est manifesté parmi les habitants des communes de la basse Vallée.
Nous soussignés, Conseillers Régionaux, demandons de pouvoir poser à M. le Président de la Junte la suivante
INTERPELLATION
- est-ce que la nouvelle donnée par le jounal "La Gazzetta del Popolo" est vraie?
- et quelle sont, en définitive, les intentions de la Junte actuelle au sujet de l'Institut Professionnel?
Signés: Marius Andrione - Séverin Caveri
INTERROGAZIONE
Il sottoscritto Consigliere regionale liberale, avendo appreso che si è tenuta a Pont Saint Martin una riunione di professori, studenti e genitori a cui ha partecipato anche l'Assessore regionale alla Pubblica Istruzione, in riferimento alla ventilata chiusura dell'Istituto Professionale di Pont Saint Martin e l'eventuale invio degli studenti ad una scuola di biennio che verrebbe creata a Châtillon e ciò con tutte le difficoltà del caso, l'enorme dispendio di energie e di tempo da parte degli alunni, creando così, dopo il biennio, una gioventù che affronterà la vita senza alcuna esperienza pratica, senza preparazione adeguata, sbandata ed in balia dei più disparati casi emotivi e morali;
constatato come l'Istituto Professionale di Pont Saint Martin abbia sempre funzionato egregiamente ed abbia fornito brillanti risultati dai frequentanti che sono stati ammessi immediatamente al lavoro con qualifiche e specializzazione e non come "carne da macello per gli imprenditori", come affermato dall'Assessore Lustrissy;
INTERROGA
l'Assessore alla Pubblica Istruzione per sapere se è vero:
1) che si vuole chiudere l'Istituto Professionale di Pont Saint Martin;
2) che si vogliono inviare questi alunni, addirittura in pullman, ad una scuola di biennio da crearsi a Châtillon.
In tal caso come ci si regolerà per gli studenti delle valli di Gressoney e Champorcher oltre a quelli del fondo Valle e come si terrà conto delle loro esigenze?
Si ringrazia.
F.to: Ennio Pedrini
Il Presidente MONTESANO, informa che, in merito al problema del biennio sperimentale in Valle d'Aosta, è pervenuto alla Presidenza del Consiglio un esposto, che è stato altresì indirizzato a tutti i Consiglieri oltre che ad altre autorità, a firma di n. 325 abitanti di Pont Saint Martin.
Comunica che di detto ricorso sarà data lettura, se sarà il caso, durante la discussione generale.
Dà quindi la parola al Consigliere Dolchi e, successivamente, agli altri Consiglieri che chiedono di intervenire sull'argomento.
DOLCHI - Signor Presidente, Colleghi Consiglieri,
È già stato detto nella scorsa seduta che le mozioni hanno un senso se vengono discusse quando il problema è attuale e quando serve una decisione tempestiva.
Secondo un certo andazzo, ormai instaurato in questo Consiglio e che sta diventando tradizione, non si riesce più a finire la discussione degli argomenti all'ordine del giorno; buona parte di questi argomenti vengono, quasi sempre, rinviati alla seduta seguente e poi ancora alla successiva, con il risultato che si ha un guazzabuglio di allegati come nell'adunanza odierna.
Si rende necessario, a mio avviso, una riunione una volta tanto di uno o più giorni del Consiglio per esaurire la discussione di tutti gli argomenti iscritti all'ordine del giorno, ma questo potrà essere il discorso da fare in un'altra occasione.
Oggi, 26 maggio, discutiamo una mozione presentata il 22 aprile e sottoscritta da tutti i Consiglieri del Gruppo comunista, non già per moziomania, ma perché i sottoscrittori sentono la necessità di dire una parola chiara e definitiva su un problema importante e anche qualificante per la vita scolastica e per la vita in genere della Valle d'Aosta, quale è quello della riforma scolastica e particolarmente del biennio.
Discutiamo con più di un mese di ritardo di questa mozione che, quindi, ha perso molto o ha acquistato molto della sua validità, con questo mese di ritardo.
La tempestività è una cosa basilare.
Respingiamo, ancora una volta, la politica del fatto compiuto, delle decisioni che vengono prese al di fuori di questo Consiglio, come quella dell'aumento di 20 lire al litro del prezzo del latte ad Aosta, a scapito dei consumatori, senza che questo Consiglio abbia avuto l'occasione di parlarne, sebbene l'Amministrazione Regionale sia direttamente interessata alla Centrale del Latte, come quella della modifica da apportare allo Statuto della Regione Autonoma della Valle d'Aosta per la proroga della legislatura da 4 a 5 anni, modifica che si sta discutendo al Parlamento e di cui nessuno di questo Consesso ha parlato a tutt'oggi.
Ho accennato a questioni di carattere generale, ma ora ritorniamo sull'argomento che ci interessa e mi domando, in proposito è ancora valida questa mozione? Forse, come dicevo prima, è ancora più valida ad un mese di distanza dalla sua presentazione; comunque i sottoscrittori la ritengono valida.
Anche se il dispositivo, che vi è stato letto alcuni minuti fa, può essere superato, le premesse e la natura stessa del dibattito che la mozione intendeva suscitare sono valide, anzi le premesse diventano sempre più valide e attuali dopo le posizioni che si sono andate delineando in questo frattempo.
Effettivamente la parte dispositiva è, a mio avviso, senz'altro
superata, poiché si proponeva di dare incarico all'Assessore alla Pubblica Istruzione e alla competente Commissione consiliare "di raccogliere... tutti gli elementi di conoscenza atti a consentire nella prossima seduta del Consiglio un dibattito documentato".
Sono stati consultati i Sindacati, gli Insegnanti, gli studenti, i genitori e vi sono relazioni della Associazioni Artigiani ed Industriali, del Sindacato Scuola Media e vi sono, inoltre, delle precise prese di posizione da parte delle quattro Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL, SAVT e UIL a favore o contro l'inserimento del biennio nell'Istituto Professionale Regionale.
Ritengo che la maggioranza sia a favore dell'inserimento.
Penso che, dato il lavoro svolto dalla Commissione consiliare e dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione, si possa oggi discutere quanto nella mozione si chiedeva che fosse discusso in una prossima riunione del Consiglio Regionale.
Noi insistiamo affinché questa discussione avvenga, perché è assurdo che sul problema del biennio e dell'inserimento del biennio nell'Istituto Professionale Regionale (problema su cui si sono pronunciati i vari organismi, su ci si è scatenata una campagna di stampa, su cui si mobilitano forze politiche e settoriali che promuovono raccolte di firme e petizioni e su cui discutono e dibattono le forze politiche) non si pronunci il Consiglio Regionale che è il massimo organo responsabile.
È giunto il momento che il Consiglio Regionale dica una sua parola chiara, esprima la sua opinione in proposito e scelga, a ragion veduta, la miglior soluzione.
Noi riteniamo che la scelta debba essere fatta rapidamente, perché ogni rinvio sarebbe, secondo noi motivo di colpevolezza, perché significherebbe che già sono state fatte delle scelte.
Ma, io mi domando, che cos'è che deve scegliere il Consiglio? Sembra che sia stata rimessa in discussione una questione che noi abbiamo dato per scontata nelle premesse della mozione e, cioè, l'inserimento del biennio nell'Istituto Professionale Regionale.
Desidero ricordare ai colleghi Consiglieri che il Consiglio Regionale ha già assunto un impegno e una posizione chiara al momento dell'adozione delle decisioni relative al biennio, una delle quali dice testualmente:
"Estensione del biennio unitario per garantire la validità dell'esperimento e il raggiungimento degli obiettivi essenziali: il biennio unitario includerà tutti i corsi successivi alla scuola media, compresi i corsi professionali. Qualora si dovesse, per insormontabili difficoltà pratiche, rimandare di un anno l'inclusione dei corsi professionali nell'esperimento, si provvederà nel termine di un anno a programmare tale esperimento".
Quindi, non c'erano dubbi: era chiaro che tutti i corsi successivi alla scuola media avrebbero fatto parte del biennio, compreso l'IPR, anche se, per quelle difficoltà pratiche che abbiamo conosciuto l'anno scorso, l'inserimento del biennio avrebbe dovuto essere programmato per la fine di quest'anno.
Sembra ora che tutto sia rimesso in discussione, che queste decisioni non siano più valide e sembra addirittura che si discuta proprio perché, ripeto, per garantire la validità dell'esperimento l'Istituto Professionale Regionale avrebbe dovuto essere inserito nel biennio; ma se l'Istituto Professionale Regionale non viene inserito nel biennio, è ancora valido il biennio?
Direi proprio che tutto è nuovamente in discussione, persino il biennio stesso a cui, con speranza e con fiducia, avevano dato il loro consenso, il loro appoggio gli Insegnanti, gli studenti, i genitori, le forze politiche, sensibili alla necessità di un rinnovamento della scuola e desiderosi di attuare una riforma che assicurasse istruzione e diritto allo studio realmente per tutti, almeno in Valle d'Aosta.
Si pone nuovamente in discussione la stessa esistenza del biennio.
Ho sentito in questi ultimi giorni addirittura una strana teoria secondo cui, essendo il biennio un esperimento, esso dovrebbe durare due anni e, cioè, dovrebbe durare per gli anni scolastici 1970/1971 e 1971/1972.
In sostanza, i giovani che l'anno scorso hanno iniziato il biennio sarebbero autorizzati, a parere di coloro che sostengono questa tesi, a finire il biennio, cioè a fare il secondo anno del biennio nell'anno scolastico 1971/1972, intendendosi così concluso l'esperimento del biennio, perché, a partire dell'anno scolastico 1971/1972, si dovrebbe ritornare alla scuola tradizionale: magistrale, istituto, ginnasio.
Di fronte a tanta confusione ed a numerose speculazioni, il Gruppo consiliare comunista, che, pur criticandone alcune impostazioni, ha salutato, a suo tempo, la nascita del biennio con soddisfazione, ritiene che il Consiglio debba dire la sua parola chiara.
In modo altrettanto chiaro dice, oggi, che il biennio deve continuare se, malgrado le difficoltà e le deficienze, ha dato un risultato positivo; il biennio deve continuare anche per le aspettative e i consensi che ha riscosso in campo nazionale, dove l'esempio valdostano viene seguito; e affinché non venga snaturato il documento istitutivo, deve essere esteso all'Istituto Professionale Regionale.
Questa è una decisione da adottare subito, perché ogni rinvio significa avere già scelto di escludere l'Istituto Professionale Regionale dal biennio, significa aver già fatto una scelta che i Consiglieri comunisti contrastano ed avversano, perché non possono ammettere che i figli dei lavoratori, dei figli dei contadini e degli operai siano istradati verso l'Istituto Professionale al termine della scuola media inferiore.
Decidere tra un mese significa, secondo noi comunisti, avere già deciso, perché ci sono alcune scadenze di carattere amministrativo, come la scelta dei libri di testo che, in base ad una circolare ministeriale, deve essere fatta entro il 27 maggio: ora, all'Istituto Professionale Regionale questa scelta dei libri di testo è già stata fatta come se nulla fosse successo, come se una decisione fosse già stata adottata in senso contrario all'inclusione dell'Istituto Professionale Regionale nel biennio.
Noi comunisti respingiamo, come ho detto prima, il fatto compiuto, riteniamo superata la parte dispositiva della mozione e, proprio per quella chiarezza a cui mi richiamavo, chiarezza che ha fatto salutare con soddisfazione il biennio e che adesso ci fa prendere una posizione di difesa del biennio e dell'inserimento dell'Istituto Professionale Regionale, presentiamo un ordine del giorno che, più di ogni altra parola, precisa quella che è la nostra posizione.
L'ordine del giorno, che credo sia già a vostra conoscenza perché è stato anche pubblicato ed era pronto già per la passata seduta del Consiglio Regionale, è del tenore seguente:
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
tenuto conto che la natura stessa del biennio, come scuola unitaria e come avvio alla riforma dell'intera istruzione secondaria superiore, comporta da un lato il superamento dell'attuale Istituto Professionale e dall'altro la ristrutturazione del ciclo terminale della scuola media superiore, come d'altra parte è affermato nel documento istitutivo del biennio ed è stato più volte ribadito anche dai rappresentanti dell'Amministrazione Regionale;
tenuto conto altresì che la mancata ristrutturazione dei trienni medi superiori e, in modo particolare, il mantenimento dell'Istituto Professionale accanto al biennio, non solo sarebbe in grave contrasto con gli interessi e le aspirazioni dei giovani e della classe lavoratrice, ma pregiudicherebbe in modo irrimediabile la riforma iniziata lo scorso anno, svuotando il biennio del suo valore e del suo originario contenuto innovatore;
dà mandato alla Giunta di rendere operativi con la massima urgenza e nel loro insieme i seguenti provvedimenti tra loro interdipendenti:
a) estensione all'I.P.R. del biennio unitario;
b) ristrutturazione del ciclo terminale degli istituti medi superiori, garantendone nella più ampia misura possibile il collegamento con il biennio;
c) introduzione nell'impostazione didattica del biennio della dimensione tecnologica e organizzazione da parte dell'Amministrazione Regionale, e con il controllo dei sindacati, di corsi di durata diversa (1 o più anni) successivi al biennio, per una preparazione tecnico-professionale a vari livelli;
d) realizzazione del diritto allo studio, in particolare attraverso il salario generalizzato agli studenti figli di lavoratori a basso reddito e l'istituzione di sedi decentrate nella Valle del biennio e dei successivi corsi professionali.
Questo è il testo dell'ordine del giorno che noi in sede di discussione generale presentiamo e che, secondo noi, precisa chiaramente la posizione del Gruppo comunista sul problema dell'Istituto Professionale Regionale e del biennio unitario.
Mi permetto di ribadire che l'argomento di oggi è importante e qualificante e che, come è stato detto, avviene per la scuola quello che si verificherà per la sanità, per i servizi sociali e per tutte le riforme: la necessità, cioè, di superare il periodo di transizione, l'urgenza di formare il personale adatto, nonché gli strumenti e i metodi.
È ovvio che possono esservi degli inconvenienti nei momenti di avvio e chi specula su inevitabili disagi o deficienze dovrebbe avere almeno il senso di giustizia di riconoscere che si sono avuti anche lodevoli risultati, pur non essendo trascorso neppure l'intero anno scolastico.
È inutile esaltare la nostra democrazia, la nostra autonoma, se poi la scuola non risponde più alle esigenze essenziali che danno un significato alla democrazia e all'autonomia.
Se è vero che per la nostra democrazia il valore politico fondamentale è rappresentato dalla dignità di ogni persona umana e se è vero che essa sussiste solo se sviluppa le molteplici possibilità insite nella persona medesima, la scuola deve essere, come la società, come lo Stato, strumento per meglio realizzare le libere scelte di ogni cittadino.
Se così non è e se la scuola non risponde a questi concetti, allora è meglio gettare la maschera e dire ai nostri studenti, ai nostri giovani, che siamo tutti degli ipocriti - amministratori, insegnanti, genitori, cittadini tutti - perché diciamo loro che devono credere nella democrazia e nell'autogoverno e poi li educhiamo con strumenti che impediscono loro di porsi in armonia con la comunità democratica e autonomistica in cui devono vivere, anziché agevolare la loro operosità in seno alla nostra società e lo sviluppo della loro personalità, umana e sociale.
Questo che vi ho letto non sono parole mie: ho riferito esattamente il testo di un discorso tenuto circa dieci giorni fa dal Presidente della Giunta Regionale, Dr. Cesare Dujany. Sono affermazioni che noi condividiamo, che egli ha detto ad una affollata assemblea di esponenti di Democratici Popolari, riscuotendo dei consensi.
Ebbene, noi riteniamo che alle parole devono seguire i fatti, che anche in questo settore la Valle d'Aosta debba essere di esempio e che sulla strada iniziata l'anno scorso si continui nell'interesse della riforma della scuola valdostana e nell'interesse dello sviluppo della vita della Valle d'Aosta.
MAGHETTI - Procediamo pure alla verifica politico-amministrativa del primo anno del biennio unitario. Dirò subito che non mi accontenterò di quanto vanno dicendo i componenti del Comitato tecnico preposto al biennio e, cioè, che i risultati sono ottimi.
Se veramente esiste la volontà di verificare seriamente i risultati conseguiti, dovremmo incaricare Insegnanti estranei all'esperimento di accertare il grado di preparazione raggiunto nelle singole discipline e la possibilità che questi ragazzi hanno di frequentare il secondo anno di un qualsiasi Istituto superiore previsto dall'attuale legislazione scolastica.
Spiego il perché di questa mia richiesta.
Se, per caso, una famiglia dovesse trasferirsi da Aosta in un'altra Città italiana, sprovvista di un corso pilota, a quale corso i genitori potranno iscrivere l'infelice studente? Cioè, quale valore legale e pratico avrà fuori Valle la pagella che verrà rilasciata il 9 giugno del 1971? Voi non avete rispettato lo spirito dell'articolo 8 del decreto ministeriale che istituiva il biennio, perché non avete salvaguardato - e sono le parole della circolare ministeriale - i diritti degli allievi nei confronti degli studenti che frequentano analoghi tipi di istituzioni scolastiche.
Avete abolito tutti gli Istituti superiori ed io penso che questo sia un illecito giuridicamente perseguibile. Infatti, nell'articolo 2 si parla di sperimentazione attuata negli istituti di istruzione secondaria superiore della Regione autonoma. È chiaro, quindi, il concetto di sperimentazione accanto ai preesistenti corsi tradizionali. Avete posto così gli studenti valdostani in condizioni di inferiorità rispetto agli studenti che possono beneficiare di tutti i vantaggi dell'attuale legislazione nazionale.
Per non aggravare una situazione di illecito costituzionale non parliamo dell'abolizione degli Istituti Professionali Regionali! Abolendo l'Istituto Professionale Regionale, voi violate l'elementare diritto allae libera scelta, allo studio ed al lavoro, danneggiate gli interessi dei ragazzi e delle loro famiglie, preparate e mettete in cantiere la disoccupazione futura dei giovani valdostani.
Conosciamo i motivi accampati dai Sindacati e lo sciopero, proclamato oggi dalla CGIL e dalle altre Confederazioni, è una prova della pressione che si cerca di esercitare sul Consiglio e di esautorarne l'autorità.
Gli estensori della mozione dimenticano che accedono agli Istituti Professionali i ragazzi che hanno conseguito il diploma della terza media, oltre il 14.mo anno di età e che, sovente, conseguono il diploma di qualificazione al 18.mo anno e, quindi, sono in grado di decidere.
Riflettiamo su questi dati. Sono ragazzi che, perlopiù, eccellono in campo pratico; dobbiamo ricordarci che le intelligenze differiscono per quantità e qualità e attitudini e questo non lo affermo io, ma lo afferma un premio Nobel, William Schopley e non solo il Prof. Gozza. Sono ragazzi che hanno maggiore tendenza ad applicare i principi scientifici anziché a studiare, sono ragazzi dei quali bisogna tener conto e rispettare le tendenze; e bisogna rispettare anche i loro insegnanti tecnico- pratici.
Abolendo gli Istituti Professionali si leva il pane a questi Professori.
Riflettiamo che il danno più grave di questo infelice provvedimento è che voi priverete i valdostani del diritto di sviluppare la propria personalità secondo le rispettive tendenze e li priverete anche del diritto al lavoro. Voi commettete un'azione gravissima: voi avvilite il lavoro. Sembra che voi consideriate gli operai specializzati quali cittadini di categoria inferiore.
Io voglio che sia ben chiara la mia posizione e di quanti si oppongono alla soppressione dell'Istituto Professionale. Tutti i cittadini sono ugualmente necessari alla società, qualunque lavoro eseguano; non dovete togliere la dignità a nessun lavoro.
E altro devo ancora dire per informare l'opinione pubblica. Non commettete soltanto degli illeciti, ma pensate anche di attuare ingiustificate discriminazioni, se volete sopprimere l'Istituto Professionale di Verrès, senza dargli neanche in cambio l'aborrito biennio. Ci sono aule, studenti e Professori; ed allora perché discriminare la zona di Verrès a vantaggio di altre località? Vi chiedo una risposta esauriente perché tutta la popolazione scolastica, che fa capo a Verrès, è profondamente allarmata da questa voce che mi auguro possiate dimostrare priva di fondamento.
Quindi, per il mantenimento degli Istituti Professionali e per il ritorno ai corsi tradizionali, io chiedo che l'Autorità competente, l'Assessore alla Pubblica Istruzione, che sino adesso si è dimostrato sordo alla voce del buon senso, abbia almeno la coscienza del suo dovere quale depositario del pubblico potere e garantisca le famiglie valdostane nell'ambito della legislazione scolastica nazionale.
(Voci, rumori, richiamo all'ordine del Consigliere Germano da parte del Presidente Montesano).
CAVERI - Il faut avant tout examiner comment est née l'Ecole des deux années: le fameux biennio.
Le Conseil Régional n'a même pas été consulté.
Sur un journal communiste, "La Lotta" du 7 mai dernier, on dit: "Il biennio è stata una scelta politica passata completamente sulla testa della gente".
Eh bien, c'est vraiment cela que nous déplorons, nous déplorons que cette réforme, ou prétendue réforme, soit passée sur nos têtes, sur les têtes des Conseillers régionaux, qui n'ont pas été interpellés, sur la tête du Conseil régional, et cela n'est ni démocratique ni autonomiste.
L'initiative a été prise sans entendre l'avis de ceux qui, en prenant l'engagement d'appuyer cette Junte, ne se doutaient pas de signer une lettre de change en blanc.
Lorsque, en automne dernier, on nous a mis devant le fait accompli, nous n'avons pas manqué d'exprimer notre surprise et notre protestation.
On avait parlé alors de faire expérimentation. Dans le décret du Ministre, on avait à plusieurs reprises employé le mot "sperimentazione", qu'il aurait été plus correct appeler "esperimento": "sperimentazione" a tout l'air de dériver du mot français "espérimentation". En tout cas "sperimentazione" ou "esperimento" c'est la même chose.
Quelle a été cette expérimentation?
Nous avons fait une enquête; nous avons interrogé des fonctionnaires de l'Assessorat de l'Instruction Publique, des professeurs, des parents, des étudiants. Nous en avons tiré la conclusion que l'expérimentation a été nettement négative.
On n'a enseigné ni grammaire, ni syntaxe.
Les auteurs italiens ont été ignorés, sauf trois nouvelles, une de Danilo Dolci, une d'Alberto Moravia et l'autre de Domenico Rea. Ce choix est très discutable.
Nous ne contestons pas que Moravia soit un écrivain de talent, mais nous contestons que cet homme, éternellement ennuyé et presque toujours ennuyeux pour ses lecteurs ("La noia" est le titre d'un de ses romans, mais pourrait être le titre de toute son œuvre littéraire), ce complexé, ce frustré sur le plan sexuel, qui, dans un livre intitulé "Agostino", décrit la passion incestueuse d'un adolescent pour sa mère (sans négliger la scène dans un bordel où le fils, pour accro?tre son excitation et sa lubricité, imagine de voir sa mère dans une prostituée dont il épie les ébats et les exploits), nous contestions - dis-je - qu'un tel homme et un tel écrivain puisse devenir le mentor de jeunes garçons et de jeunes filles de 13, de 14, de 15 ans de la première classe du biennio.
Dernièrement Moravia a dépassé toutes les souillures de la pornographie dans son dernier livre "Io e Lui", dans lequel "Io" est l'auteur et "Lui" est une certaine partie anatomique du corps de l'homme.
MONTESANO - Presidente del Consiglio - Avvocato Caveri, permetta un momentino. Io invito il pubblico a rimanere composto; il pubblico valdostano ha dimostrato sempre, in ogni occasione una disciplina notevole durante le sedute di Consiglio. Avverto quindi i signori della tribuna, che sono studenti, tra l'altro, e pertanto più disposti a questa disciplina, di non fare nessun segno e di non dire nessuna parola, né di approvazione né di disapprovazione.
Questo mio avvertimento è fatto ad evitare di dover prendere provvedimenti che potrebbero essere drastici ed incresciosi.
Chiedo scusa al Consigliere Caveri di questa mia interruzione che era peraltro necessaria.
CAVERI - On me dira que dans la nouvelle de Moravia, largement débitée aux élèves de la première classe du biennio, il n'y a pas d'obscénité, c'est vrai, mais le dégoût, "la noia", l'insensibilité, l'apathie, l'atonie morale de cet auteur sont à la base de toute son œuvre.
Dans la fameuse nouvelle, le monde tout entier est décrit comme quelque chose de sale, de crasseux, de hideux, de dégoûtant.
Ce sont des pédagogues, ce sont des éducateurs qui donnent ces textes et ces conceptions décadentes comme une nourriture fangeuse aux jeunes garçons et aux jeunes filles qui marchent à la découverte du monde qui les entoure?
Dans les autres textes aussi, le monde est décrit comme une cloaque où tout est mauvais, où tout doit être détruit.
Le docteur Pangloss exagérait dans son optimisme béat, mais ces docteurs Pangloss, tournés sens dessus-dessous, ces Magisters du biennio, "dell'amare stil nuovo" représentent le nadir du pessimisme plus outré et plus pernicieux pour la psychologie des élèves.
En ce qui concerne l'histoire, on n'a rien enseigné: le zéro le plus absolu.
On parle de la "Mafia", de la question méridionale, de l'inondation de Gênes, etc. etc..
On parle de ces phénomènes et ces faits d'une façon simpliste, primaire, maladroite. Il est juste de parler des phénomènes sociaux contemporains, mais comment est-il possible de les comprendre, si on ignore les grandes civilisations qui ont précédé les temps modernes?
Quand on arrive à ces aberrations, on croit voir, selon l'image d'un écrivain fameux, des pygmées qui, perchés sur la tête d'un géant, lui disent: "Tu vois: nous sommes plus grands que toi".
Autre invention: pas de livres.
Des feuilles passées à la machine à polycopier représentent un pas en arrière. On finira par retourner aux "graffiti" des cavernes.
Il y même eu le cas assez amusant et grotesque d'un professeur qui a fait passer à la machine à polycopier tout un livre; le livre qui avait été adopté l'année précédente. Evidemment, ce professeur sans livre ne savait pas quel poisson prendre et nous le comprenons.
Pas de compositions. Les élèves du biennio n'ont pas fait une seule composition. Selon les zélateurs du biennio, la composition mortifie la liberté de l'étudiant.
Les élèves n'ont fait que deux ou trois résumés, auxquels on a affublé le nom pompeux de rapports.
Tout cela est très grave. Seule la composition stimule la capacité créative de l'élève, lui apprend à raisonner, lui apprend à écrire.
Il y a un autre aspect: un fait trop souvent de l'école de parti, en offensant et en violant ainsi la liberté des élèves et les droits des parents.
Si l'on voulait vraiment que les étudiants connaissent les problèmes sociaux contemporains, ce serait beaucoup plus sérieux de leur donner en lecture ces excellents traités qui abondent dans les librairies et dans les bibliothèques, ces traités d'histoire qui exposent les doctrines politiques, sociales et économiques, selon une méthode scientifique et objective.
Dernièrement certains professeurs du biennio ont violé la "privacy" des familles et la liberté des étudiants par un questionnaire qui bientôt veut savoir s'il y a un bouilli ou un rôti dans la casserole familiale et qui demande aux étudiants à quelles associations politiques ils appartiennent.
On s'est justement scandalisés en France lorsqu'on a découvert en deux reprises, au temps du capitaine Dreyfus et pendant la première guerre mondiale, des fichiers où l'on précisait si tel ou tel autre officier était catholique, franc-maçon ou juif, ou encore socialiste.
On s'est justement scandalisés quand on a découvert les fameuses "schedature" des services du Général Di Lorenzo. Le journal communiste "La Lotta" s'est justement scandalisé, en 1960, lorsqu'on a découvert certaines méthodes du Centre du Cathéchisme Diocésain de la Ville de Gênes.
Moi j'ai ici le numéro de ce journal "La Lotta", qui est très bien fait d'ailleurs:
"Genova 1970 - Scoppia una bomba: un insegnante di religione del Liceo scientifico comunica ai suoi colleghi insegnanti che il Centro catechistico diocesano ha ordinato a lui e a tutti gli insegnanti di compilare uno schedario particolareggiato e segreto sulle opinioni politiche, le tendenze alle associazioni, il comportamento non normale di presidi, professori, studenti.
Il religioso, in nome della sua coscienza, al contrario di altri religiosi che lo hanno zelantemente compilato, si rifiutò di compiere questo basso servizio e la curia si affrettò a sospenderlo dall'insegnamento".
Et le journal communiste continue: "Questi episodi, venuti alla luce recentemente in Liguria, non sono evidentemente casi sporadici, ma anelli di una catena ramificata, efficiente, ben mascherata.
Noi, giovani comunisti, abbiamo voluto portare all'attenzione degli studenti questi avvenimenti, perché possano giudicare da soli, su dati di fatto, qual è l'atteggiamento della polizia e della Chiesa, almeno la parte ufficiale di quest'ultima, nei confronti dei movimenti che si prefiggono il rinnovamento della società".
Mais alors, si on désapprouve ces systèmes quand ils sont réalisés par les services militaires ou ecclésiastiques, il faut les désapprouver aussi quand ils sont réalisés par les professeurs du biennio, par les professeurs de l'école du Parti.
On ne peut pas suivre la méthode des deux poids et de deux mesures.
Il y a un autre fait qui démontre que le principe de liberté n'est pas compris, sauf à sens unique, parce qu'on demande la liberté pour soi et on nie, on conteste la liberté pour les autres. C'est toujours la même histoire. Le principe de la liberté n'est pas compris et n'est pas suivi par les zélateurs du biennio.
Dans le décret du Ministre, on n'avait inclus que des noms de professeurs favorables à ce système. Pas un seul nom de professeurs contraires.
Or, il est de toute évidence que, si on voulait faire une expérimentation sérieuse, il aurait fallu former un comité de professeurs favorables et de professeurs contraires.
Cela s'est répété systématiquement pendant toute l'année.
Les comités et les conférences sont nés comme des champignons après une pluie de septembre; il y eu une prolifération merveilleuse de comités et de conférences dans une Babel plus complète, que vous ne pouvez pas imaginer. Mais toujours on a exclu les professeurs contraires; on les a toujours remplacés, même après des élections quand elles ont eu lieu. Je pourrais citer les noms: je ne le fais pas parce qu'il faut dépersonnaliser les problèmes.
Les principes de liberté et de démocratie sont ignorés: il n'y a qu'une méthode autoritaire et totalitaire appliquée froidement, d'une façon systématique et bien arrêtée.
Il y a un autre aspect du biennio qui nous frappe et c'est le plus grave: c'est d'avoir constaté la haine que ces zélateurs ont pour la culture classique.
Au cours d'une assemblée d'enseignants, de parents et d'étudiants, un professeur a bredouillé d'une façon incompréhensible des vers de Dante.
Puis il a demandé à un élève, à brûle-pourpoint: "Tu hai capito qualche cosa?". Les élèves sont malicieux et comprennent au vol où leurs professeurs veulent arriver avec leurs demandes, surtout quand elles sont captieuses.
L'élève interrogé a compris qu'il devait jouer le rôle du bêta et il a répondu en riant: "Non ho capito niente".
Les élèves sont tous partis dans une grande risée. Le professeur lui aussi riait tout content de constater que son élève était un âne.
Autrefois les professeurs étaient contents quand leurs élèves démontraient leur capacité.
Aujourd'hui, des professeurs, comme celui que j'ai cité, s'amusent beaucoup de constater que leurs élèves nagent dans la plus crasse ignorance.
Et le même professeur a fait une autre belle déclaration, une déclaration magnifique. Il a dit que l'Illiade, l'Odyssé et l'Eneide empêchaient aux étudiants de comprendre Carducci et Pascoli. C'est une découverte de l'Amérique qui se passe évidemment de commentaires.
Je me demande par quels troubles psychiques un enseignant peut parvenir à un tel état d'aberration morale et intellectuelle, disons mieux, anti-intellectuelle.
Je dois faire un grand effort pour résister à la tentation de clouer au pilori ce Jean-foutre, en disant en toutes lettres son nom devant tout le Conseil. Mais ce n'est pas un cas isolé: 106 étudiants avaient opté pour le latin.
Voilà qu'un groupe d'enseignants part en campagne contre le latin. En suite à cette stupide propagande, quelques dizaines d'élèves retirent leurs options.
A ces professeurs qui croient ainsi de poser en gauchistes et en snobs pseudo-révolutionnaires, je veux rappeler l'exemple de Palmire Togliatti qui n'a jamais pensé que la culture classique fût un ornement frivole ou une superstition bourgeoise. J'ai entendu cet homme politique, pendant un discours à la Chambre des Députés citer des poètes italiens du XIIIème siècle; une autre fois, citer un auteur chrétien du IIIème siècle.
Cette dernière citation, choisie avec beaucoup de malice, avait mis dans l'embarras des députés démochrétiens.
Un d'eux interpella aussitôt par téléphone un èrudit du Vatican, qui répondit que la citation était exacte.
Togliatti ne se gênait pas d'être un humaniste, il ne croyait pas pour cela d'être un bourgeois ou un réactionnaire.
Togliatti était donc un homme qui avait assimilé la culture classique et c'est peut-être pour cela que, dans cette période de notre histoire récente, les cadres du parti communiste italien s'étaient en grande partie délivrés de la superstition manuellarde qui avait longuement affligé les partis de gauche.
Qu'est-ce que cela peut bien signifier cette offensive contre la culture humaniste de ces snobs qui jouent à faire les gauchistes?
Il y a quarante ans, il y avait le snobisme de droite avec les dadas de la noblesse et de la grandeur.
Gabriele d'Annunzio était l'idole de ces blancs-becs.
Nous pouvons affirmer que le snobisme, de droite ou de gauche, est toujours ridicule puisqu'il est artificieux, plat et mensonger.
Au fond, le snobisme c'est un autre aspect du conformisme: hier conformisme clérical et conservateur, aujourd'hui conformisme faussement gauchâtre.
Il ne suffit pas de se laisser pousser la barbe pour être un nouveau Che Guevara.
Du biennio découlera une autre conséquence négative: les parents qui ont de plus grand moyens financiers enverront leurs fils dans les collèges du Piémont et de la Lombardie; les parents moins riches devront se contenter du biennio.
Ainsi les fils de la classe moyenne recevront une instruction meilleure, les fils de parents moins riches recevront une instruction inférieure.
Ainsi la démagogie appliquée à l'école augmentera le déséquilibre social et alors on rejoint des buts qui sont diamétralement opposés à ceux que, en bonne foi, on prétend de vouloir réaliser.
Il est évident, d'autre parte, que sans livres, sans grammaire, sans syntaxe, sans une étude sérieuse des auteurs, après trois heures de latin par semaine, les élèves du biennio ne seront pas à même de suivre le lycée classique et ceci en violation de l'article 8 du décret du Ministre Misasi.
D'autre part, des trois classes du triennio unique, ne pourront sortir ni des géomètres, ni des comptables.
Ainsi ce sera le royaume de la confusion, de la platitude et de la déchéance des jeunes qui seront les premières victimes de ce faux système.
Enfin, il est clair que le principe fondamental du biennio est de ravaler les élèves au niveau des moins doués, des moins préparés, des plus paresseux. Ce sont les zélateurs du biennio qui le confessent, qui l'avouent.
Nous avons lu une interview d'un professeur au journal "La Stampa" de Turin et nous avons vu qu'est-ce qu'on a dit. On a dit ceci: il faut ravaler l'école au niveau des moins préparés et des moins doués.
Les cadres politiques de l'Angleterre sont les meilleurs du monde. A part d'autres causes historiques, le mérite est avant tout de l'école qui est sélective, parce que l'école sélective, comme dit le mot, fait la sélection des intelligences, des talents qui doivent être stimulés, des mérites. Et alors on dira: mais voilà, Monsieur Caveri cite l'Angleterre, parce que l'Angleterre est un pays conservateur et aristocratique.
Ce serait là l'objection de ceux qui oublient que l'école soviétique est sélective, que dans les universités russes il y a le numerus clausus, garanti par de très sévères examens d'admission.
Cela a permis à la Russie de remplacer la classe dirigeante zariste, détruite par la Révolution d'octobre, par une nouvelle "intellighenzia" et par une nouvelle classe dirigeante.
Enfin, je ne puis m'abstenir d'exprimer mon indignation contre le projet de suppression des Instituts Professionnels. C'est un attentat contre les jeunes travailleurs et techniciens spécialisés qui, grâce à la préparation professionnelle de ces Instituts, trouvent des places bien rémunérées dans l'Industrie.
J'ai des statistiques sur l'Institut Professionnel d'Aoste, où l'on voit combien de jeunes techniciens, de jeunes ouvriers spécialisés, ont trouvé leur travail. Si demain on fermait la porte des Instituts Professionnels, on ferait le dommage des jeunes travailleurs qu'on dit de vouloir défendre.
Il faut avoir le courage de reconnaître que l'expérimentation du biennio a raté: elle a fait fiasco.
En voie subordonnée, je demande que la Commission de l'Instruction Publique, intégrée par les chefs de groupe de tous les Partis et de tous les Mouvements, examine à fond tout le problème de l'école et soumette au plus vite au Conseil des mesures et de propositions aptes à reporter l'équilibre et la sagesse dans ce domaine si délicat et si important pour les jeunes, pour la culture et pour la société.
SIGGIA in BIANCO - Signor Presidente, non voglio qui ripetere le numerose e fondamentali ragioni per cui i comunisti sono stati fin dall'inizio nettamente favorevoli all'istituzione nella nostra Regione del biennio unitario, che molto interesse ha destato anche in campo nazionale.
Infatti, esperienze che si richiamano a quelle valdostane saranno in modo più massiccio avviate in Emilia, in Romagna ed in altre Provincie.
Abbiamo d'altra parte rilevato in varie occasioni alcuni gravi limiti dell'esperimento in atto: in primo luogo la non ristrutturazione dei trienni successivi al biennio unitario e poi la grave insufficienza delle strutture edilizie, la gestione che esclude gli insegnanti e le forze sociali al momento delle scelte definitive, ed ancora non completa gratuità, ecc.
Tali limiti sono, però, pur nella loro importanza, di secondo piano rispetto al fatto della discriminazione dei ragazzi provenienti dalle classi popolari che, in gran numero, scelgono - per ragioni socio-economiche e di brevità del corso di studi - l'Istituto Professionale.
Voglio, quindi, riaffermare che, se su molte cose non è il caso di drammatizzare, poiché l'esperimento è in corso di attuazione e molte carenze e limiti potranno essere superati nel futuro, su una invece non è possibile avere atteggiamenti statici o temporeggiatori, compromessi o dilazioni: l'inserimento o il non inserimento dell'Istituto Professionale nel biennio, che non dipende dal Ministro, ma dalla volontà di questo Consiglio
Diciamo con grande chiarezza che per noi comunisti, senza l'Istituto Professionale, il biennio è fallito, viene svuotato del suo più profondo significato innovatore.
È mistificante parlare di scuola unitaria, se da tale scuola vengono lasciati fuori i ragazzi che già a 14 anni sono, per le loro condizioni socio-economiche e familiari, costretti a scegliere una scuola che li destina a ruoli sociali subalterni, sono costretti a frequentare una scuola di serie b rispetto ai privilegiati che frequentano una scuola unitaria con finalità formative.
Voglio, a questo proposito, leggere che cosa scriveva, già nell'ottobre dello scorso anno, uno dei maggiori e più esperti pedagogisti del nostro Paese, che i valdostani conoscono molto bene: il Prof. Aldo Visalberghi:
"I dieci punti di Frascati, sintesi dei risultati raggiunti da un colloquio internazionale di esperti tenutosi a Villa Falconieri a cura del Centro per la ricerca e l'innovazione educativa dell'Ocse, tenendo conto di tutte le esperienze più avanzate in materia, puntano su di una scuola secondaria superiore quinquennale completamente unitaria, nel senso di accogliere, almeno nei primi anni di corso, tutti i licenziati dalla scuola media, compresi quindi coloro che attualmente scelgono istituti o corsi professionali, o addirittura entrano direttamente nel modo del lavoro.
Ed invece gran parte delle iniziative menzionate escludono a priori gli allievi degli istituti professionali. E quelle che non li escludono difficilmente potranno realizzare esperienze didattiche che tengano conto della loro presenza.
Ciò per una ragione: non sarà facile che vengano elaborati per gli alunni che escono dagli Istituti Professionali gli itinerari didattici più efficaci che certamente differiscono assai da quelli che si dimostrano fruttuosi con gli allievi del genere che oggi accede all'istruzione secondaria superiore. Questi ultimi hanno maturato la loro intelligenza con l'ausilio di supporti linguistici e simbolico-formali che la famiglia e l'ambiente han valso a sviluppare, in genere, prima e più della scuola.
Gli allievi che in prevalenza si avviano (o che dopo qualche scacco scolastico si avvieranno) a forme di preparazione professionale o direttamente al lavoro, hanno interessi, capacità ragionative, spesso forme di intelligenza notevolmente diversi, che oggi la scuola è totalmente incapace di individuare e valorizzare.
Ciò che è estremamente difficile, anche a giudicare dall'esperienza internazionale, è lo sviluppo di una didattica capace di mettere a frutto le loro doti avviandole progressivamente, senza frustrarle e bloccarle, verso arricchimenti validi anche sul piano del pensiero simbolico ed astratto. E tuttavia questo è il problema fondamentale che sta dinanzi alla scuola di domani, almeno nella misura in cui vorrà essere una scuola democratica.
Una scuola secondaria superiore, o un suo biennio iniziale unitario, che non affrontino affatto o affrontino male, in modo marginale e dilettantistico, questo problema, rischiano di avere, anziché una funzione progressiva, una funzione oggettivamente conservatrice, cioè di conferma e cristallizzazione delle discriminazioni sociali di partenza.
Non vorrei offendere le molte persone di buona volontà impegnate in questi esperimenti, ma devo aggiungere che questo biennio di cui tanti parlano come di una realizzazione coraggiosa e avanzata, rischia di riuscire nient'altro che un puro e semplice prolungamento della riforma Bottai.
Quest'ultima infatti, con la sua così detta scuola media unica, forniva il contentino alla piccola borghesia, che vedeva i suoi figli educati insieme a quelli delle classi superiori per tre anni dopo le elementari, ed aveva modo di decidere più riposatamente e a ragion veduta circa i loro ulteriori itinerari scolastici. I figli delle classi subalterne erano nel contempo relegati al ghetto del così detto "avviamento", oppure mandati a lavorare.
Oggi ciò non è più funzionale, nemmeno per la società più reazionaria. Ma può essere "funzionale" che ciò avvenga dopo i 14 anni. Ed un biennio unificato che raccolga tutti coloro che continuano verso i diplomi secondari e l'università e respinga gli altri, può espletare a perfezione un compito del genere. Non è neppure necessario che una simile esclusione sia esplicita e deliberata. Infatti è solo, a quanto di dice, per ragioni contingenti che alcuni esperimenti in progetto la operano.
Ma qualunque elaborazione di nuove formule didattiche che, al contrario, non punti deliberatamente sulla reale integrazione dei ragazzi di ogni ceto e di ogni provenienza in una scuola veramente unica, non potrà non risolversi in una semplice operazione di razionalizzazione delle fondamentali discriminazioni in atto, e questo al di là di ogni lodevole intenzione delle persone che sono interessate agli esperimenti".
Questo era quanto scriveva il Prof. Visalberghi fin dall'ottobre 1970.
Non ha senso, e noi lo ripetiamo, far andare avanti il biennio tenendo fuori proprio coloro che alla riforma sono più interessati, cioè i ragazzi che attualmente dopo la scuola media vanno all'Istituto Professionale e quel 70% di ragazzi che oggi in Valle d'Aosta dopo la scuola media vanno a lavorare.
La scelta relativa all'Istituto Professionale è di tale importanza, se veramente si vuole realizzare in Valle d'Aosta un serio tentativo di riforma della scuola, se non ci si vuole limitare ad una interessante ma circoscritta esperienza di ammodernamento didattico, poco significante sul piano politico e sociale e sul piano della trasformazione della realtà sociale della Valle d'Aosta, la scelta - dicevo - è di tale importanza che il nostro Partito non potrebbe considerare e non denunciare agli studenti, alle famiglie, agli insegnanti, a tutti i lavoratori, che il non inserimento dell'Istituto Professionale nel biennio costituisce un grave cedimento e arretramento dell'attuale Giunta sul piano politico generale, prima ancora che su quello culturale e di politica scolastica.
Non sto a ricordare la presa di posizione dei Sindacati, che hanno manifestato anche recentemente la più ferma opposizione al mantenimento dell'Istituto Professionale accanto al biennio.
Voglio solo ribadire quanto è scritto nel documento istitutivo del biennio: "il biennio unitario includerà tutti i corsi, compresi i corsi professionali".
Ogni forza politica si assuma, quindi, a chiare lettere le sue responsabilità; dimostri, non a parole soltanto, la sua volontà riformatrice.
Che cosa hanno da dire gli amici Democratici Popolari? Quale atteggiamento assumeranno i Compagni Socialisti?
Per quanto ci riguarda siamo disponibili ad un confronto lungo e aperto.
Siamo per una scuola media superiore unitaria che dia una formazione culturale di base largamente critica, ma siamo anche contro la scuola parcheggio, la scuola oziosa, contro una scuola totalmente deprofessionalizzata che rinvia poi ai meccanismi di selezione e di qualificazione del tutto sottoposti all'organizzazione capitalistica del lavoro.
Chiediamo perciò oggi, nelle attuali condizioni, un biennio medio superiore veramente unitario, esteso all'Istituto Professionale.
Chiediamo un biennio dopo il quale la Regione garantisca un'efficace formazione professionale a vari livelli; chiediamo un biennio decentrato nella Valle, in cui sia garantito il diritto allo studio attraverso il salario ai figli dei lavoratori a basso reddito.
Abbiamo sintetizzato la nostra posizione nell'ordine del giorno che il Compagno Dolchi vi ha letto e su cui chiediamo che ogni forza politica si pronunci.
Questi sono i nodi da sciogliere, su questi tempi si misura la reale e coerente volontà riformatrice di ogni forza politica.
I Comunisti, lo ripeto, sono disponibili al confronto. Ma sia ben chiaro a chiunque: nella misura in cui il problema del Professionale è innanzi tutto un problema politico di grande rilievo, i Comunisti, insieme agli studenti, agli insegnanti democratici, ai lavoratori ed alle loro organizzazioni, non sono disposti ad accettare passivamente alcun cedimento, alcun compromesso o dilazione che significherebbe tornare indietro di molti anni, che significherebbe lasciare il passo alla contro-riforma della scuola.
E mi sia consentito, Signor Presidente, di allungare il mio intervento; il mio voleva essere un discorso molto serio e volevo evitare di proposito discussioni che mi parevano oziose e scontate sulla scuola di oggi, ma gli interventi che mi hanno preceduto mi costringono anche a trattenere il Consiglio sull'analisi di alcuni aspetti del quadro generale dell'istruzione di oggi.
Mi pare che in quest'aula si possano individuare due chiare tendenze, che giudico ugualmente negative, che sono già emerse nei primi interventi di questa mattina, e che già conoscevamo perché erano apparse nelle Commissioni consiliari e in dibattiti al di fuori di quest'aula.
Dicevo due tendenze che giudico negative.
La prima, quella di chi ritiene che nulla dovrebbe nella scuola essere modificato, perché perfetta era, sotto tutti i profili, quella che aveva frequentato, anche per i ceffoni ricevuti, perché impartiva una cultura umanista ai giovani predestinati da nascita ed estrazione sociale a percorrere la via del genitore, una semi-cultura, invece, per chi dalle vicende della vita era costretto a tendere ad un diploma che si poteva conseguire in fretta, e perché era completamente diseducatrice e solo di impegno manuale per chi doveva nella società ricoprire fatalmente il ruolo di subordinato, di colui che era meglio non fosse in grado di esprimere pensieri propri, perché scomodi o troppo rivoluzionari.
Chi sostiene queste cose, però, a mio avviso, vive fuori della realtà.
Innanzi tutto dimentica i mutamenti oggettivi che si sono verificati in questi anni: la trasformazione della scuola italiana - fino all'università - in scuola di massa, nonostante i limiti che ancora caratterizzano il suo sviluppo; il rapido, forte incremento della popolazione studentesca, nonostante il permanere di barriere e condizionamenti di classe; l'acuirsi, al di là di ogni possibile confronto con il passato, della crisi della scuola, delle sue strutture materiali, dei suoi ordinamenti e dei suoi indirizzi culturali, delle sue possibilità di funzionamento. Già questo non può non sollecitare una presa di coscienza ed una volontà di intervento nuove.
In secondo luogo, a mano a mano che la scuola è venuta acquistando carattere di massa, si sono raccolte e costituite forze ingenti di studenti e movimenti, di cui una notevole parte è stata protagonista negli ultimi tre anni di dure lotte, e che ci hanno detto quale travaglio sociale e ideale esprimano queste forze.
Si tratta di un travaglio che va messo in relazione con una crisi di valori determinata da molteplici fattori di portata internazionale e non solo nazionale, con processi di trasformazione della società italiana tutt'altro che lineari, ma certamente tali da mettere in crisi, nel momento stesso in cui la popolazione studentesca viene ad accrescersi così fortemente, le prospettive di occupazione e di prestigio sociale che nel passato sembravano aprirsi dinanzi agli studenti dei licei e delle università.
Motivi profondi di crisi sociale ed ideale influenzano in misura crescente anche la massa ormai così cospicua degli insegnanti; ma al tempo stesso un peso ed un carattere, sconosciuti nel passato, sono venuti acquistando i problemi della formazione culturale e professionale delle grandi masse della gioventù, quelle che passano fondamentalmente attraverso la scuola dell'obbligo. Ed anche i problemi dell'aggiornamento culturale e professionale per i lavoratori, per gli adulti, i problemi di quella che oggi si chiama educazione permanente, stanno acquistando un peso ed un carattere sconosciuti nel passato, in relazione alle nuove tendenze di sviluppo delle forze produttive sociali, all'avanzare della rivoluzione scientifica tecnologica.
In conclusione non si può non riconoscere che oggi nella scuola, tra le masse di studenti ed insegnanti che vi si raccolgono, ed intorno ad esse, si combatte una battaglia politica ed ideale di una sempre più decisiva portata.
Una battaglia fra diverse concezioni della scuola e della cultura in rapporto a diverse ed opposte ipotesi di conservazione e trasformazione dell'attuale assetto sociale, fra diverse correnti di pensiero e tendenze culturali, fra diverse linee di sviluppo dell'economia e della società italiana.
È in gioco, in questa battaglia, un allargamento o un pericoloso restringimento dello schieramento operaio democratico, è in gioco il sistema di alleanze di tutta la classe operaia.
Non si può considerare dunque la questione della scuola come una questione marginale o speciale, che solo debolmente o in modo del tutto indiretto si ricolleghi ai tempi centrali della lotta politica e di classe. No! Essa è oggi uno dei terreni principali di questa lotta e nello stesso tempo sempre uno dei terreni più complessi per la natura dello scontro che nella scuola si svolge, ideale e culturale e non solo sociale e politico.
Ma se è sorta la necessità di imprimere alla scuola un più ampio sviluppo, un più largo carattere di massa, obbiettivo era ed è l'esigenza di una nuova e più alta qualificazione della forza-lavoro nel quadro dello sviluppo delle forze produttive e sociali, caratterizzato dall'avanzare della rivoluzione scientifica e tecnologica.
Per quanto nell'industria, ed in primo luogo nelle grandi aziende industriali, si sia cercato di organizzare la produzione ed il lavoro, in modo da inchiodare una parte più o meno grande gli operai a mansioni ripetitive e ad impedire che dalla decomposizione delle vecchie qualifiche emergessero le nuove capacità professionali, richieste dal moderno processo produttivo, è un fatto che questo, nei suoi continui sviluppi, esige dai lavoratori un grado di duttilità e di mobilità, una visione di insieme dei problemi e delle tecniche della produzione, un livello di istruzione e formazione generale di gran lunga superiore rispetto al passato.
D'altra parte tutti sanno, credo, quale fenomeno di presa di coscienza di massa abbia rappresentato l'esplosione studentesca del 1967 e del 1968, quale contributo e quale spinta ne sia venuta, nonostante le deformazioni di certe analisi, alla denuncia di selezione di classe che si opera nella scuola, della subordinazione dei fondamentali orientamenti della scuola stessa, e, in modo particolare, degli studi e della ricerca nelle università, agli interessi di conservazione e di sviluppo del sistema capitalistico e del profondo autoritarismo degli ordinamenti e dei metodi ancora vigenti nella scuola italiana.
A questa spinta ha corrisposto, d'altra parte, il diffondersi di consapevolezza e di esigenze nuove nei confronti della scuola tra larghe masse lavoratrici e popolari; queste hanno potuto accedere, a mano a mano che si veniva determinando una certa evoluzione della società italiana, a nuovi canali di informazione e di formazione civile e culturale, come quelli rappresentati dai mezzi di comunicazione di massa in continua crescente espansione.
È sotto accusa non solo l'autoritarismo nell'università e nelle scuole medie superiori; ma già nella scuola dell'obbligo, nella scuola elementare, si allarga l'eco della battaglia degli insegnanti più avanzati perché questa scuola sia - per usare un'espressione del Lodi - una scuola della ricerca e non scuola dell'obbedienza; palestra di libera, ricca formazione umana e culturale, di aperta formazione civile e democratica.
Ed infine i giovani di oggi non si sentono più, ed a ragione, condizionati dalla loro nascita a determinate scelte; vogliono contare nella società per quello che possono ad essa dare come contributo di intelligenza e di lavoro.
E non si racconti la favola del figlio del povero che riesce con borse di studio a laurearsi ed a imporsi nella vita: certo, anche questi esempi esistono; ma quanto materiale umano non si utilizza, quanto viene sprecato!
L'esempio dei vari Nixon o Mattei non è che l'eccezione che sfoderano i benpensanti quasi a giustificazione delle loro coscienze, eccezione che, secondo un adagio quanto mai borghese, serve solo a confermare la regola.
Queste ed altre cose ancora non sanno o fanno finta di non sapere coloro che elogiano la scuola di tipo tradizionale, non la vogliono mutata. Essi credono, ma non so fino a che punto in buona fede, che i giovani, gli inseganti impegnati nella dura battaglia di riforma della scuola o di ricerca di metodi nuovi, più aderenti ai tempi, di insegnamento e cultura, cerchino soltanto di studiare e lavorare meno. Niente di più falso e bugiardo. Si è creato il falso equivoco di ritenere che oggi non si studi più soltanto perché non si imparano a memoria pagine e pagine di libri, perché la scuola insegna a leggere il giornale, a pensare con la propria testa, ad affinare il proprio senso critico.
Non si può far certo carico ai Comunisti di volere il massimo disimpegno scolastico. In tutta la sua vita politica il Partito Comunista ha posto come primo obiettivo quello dell'istruzione delle masse. E, d'altra parte, ciò era ed è necessità primaria di un Partito che deve battere la classe padronale con operai, lavoratori, giovani che abbiano coscienza e capacità nuove.
Non abbiamo bisogno di vantare la cultura dei nostri uomini, con esempi che partono da Gramsci a Concetto Marchesi, a Togliatti e - ce lo ha ricordato il Consigliere Caveri, a Gottuso, a Carlo Levi, a Terracini.
Vogliamo oggi una scuola diversa, dove si studi in modo nuovo, moderno, si apprendano nozioni utili, dove si plasmino i giovani per la società di domani.
Ma la seconda tendenza che è emersa in questi ultimi tempi, che è venuta fuori nelle Commissioni consiliari, è - dicevo all'inizio - ugualmente negativa.
È la posizione di chi parte dalla premessa che la scuola di oggi non è aderente ai tempi, che va completamente modificata, che sarebbe piacevole pensare ad una scuola ideale unica ed obbligatoria fino ai 19 anni, che troverebbe il loro consenso una riforma globale in questo senso.
Ma poiché oggi per noi non esiste la reale possibilità di una tale riforma, allora si fermano e non fanno il minimo sforzo per cercare, nell'ambito delle facoltà concesseci dallo Statuto, di trovare soluzioni intermedie.
Anche i Comunisti, e tutto il nostro Gruppo l'ha denunciato oggi, trovano limiti e difetti all'esperimento attuale del biennio. Ma essi si adeguano alla realtà valdostana e tentano, con ogni sforzo, di suggerire tutte le modifiche parziali o settoriali possibili, cercando di salvare almeno il principio base che ha ispirato l'esperimento valdostano che, al di sopra di ogni faziosa polemica, non può non essere considerato positivo, salvaguardando, però, il suo carattere innovatore e la sua intrinseca validità rinnovatrice.
TONINO - In ordine a questa discussione di importanza rilevante, alla quale ogni Consigliere è chiamato a dare il proprio contributo, io debbo lamentare quanto in appresso.
Gli orientamenti ed i pareri, concordi o no, delle Commissioni consiliari, in questo caso della Commissione consiliare per la Pubblica Istruzione, in merito ai problemi che vengono sottoposti all'esame delle Commissioni stesse, attualmente sono soltanto a conoscenza dei Consiglieri che fanno parte delle Commissioni.
A loro volta i Consiglieri componenti le Commissioni illustrano ai propri Partiti o Movimenti gli orientamenti o i pareri delle Commissioni, di modo che i Partiti o i Movimenti possano discutere le decisioni assunte dalle Commissioni.
Ne consegue che, allorquando i problemi vengono sottoposti al Consiglio, per l'esame e i provvedimenti di sua competenza, ogni Consigliere può, con cognizione di causa, apportare il proprio contributo alla discussione, contributo che, in ultima analisi, è l'espressione della volontà politica dei Partiti o dei Movimenti.
Non tutti i Partiti o Movimenti, però, hanno questa possibilità e, cioè, i Partiti aventi una rappresentanza esigua in seno al Consiglio Regionale, i quali sono spesso all'oscuro degli orientamenti delle varie Commissioni consiliari perché non hanno propri rappresentanti in seno alle Commissioni stesse.
Per ovviare a tale inconveniente, propongo che, ogni qualvolta siano discussi da uno o più Commissioni consiliari problemi di una certa importanza, il Presidente del Consiglio provveda a fare pervenire ai Consiglieri di quei Partiti o Movimenti, che non hanno rappresentanti in seno alle predette Commissioni, il verbale della riunione o quanto meno il parere espresso dalle Commissioni stesse in ordine a tali problemi.
In questo modo ogni Partito o Movimento politico avrà la possibilità di valutare i problemi stessi sulla base anche degli orientamenti delle Commissioni consiliari.
Circa l'argomento in discussione nell'adunanza odierna, ritengo che due cose appaiano evidenti e reali:
1) il primo anno di esperimento del biennio unitario attuato ad Aosta ha dato un esito positivo. I nuovi metodi didattici, diversi nel loro contenuto, hanno profondamente inciso sul significato di una scelta che è fondamentale in una società che tende ad andare avanti modificando determinate strutture fasciste che ancora esistono nel nostro Paese. Aggiungo che il risultato del primo anno di biennio sarebbe stato ancora più positivo con una gestione profondamente modificata in senso più democratico.
2) la impellente necessità che l'esperimento del biennio unitario sia esteso a tutte le scuole di ogni ordine e grado.
Non avrebbe alcun senso il biennio unitario se accanto ad esso mantenessimo le vecchie scuole di vecchio tipo borghese, come ce lo propongono forse i politici interessati a voler mantenere distinte le due categorie: ai meno abbienti un certo tipo di scuola; ai ricchi, ai figli di papà, un altro tipo di scuola, cioè scuola di serie A e scuola di serie C. Ai figli dei contadini e ai figli degli operai un tipo di scuola diseredata; ai ricchi, ai padroni, la possibilità di scelte molto più vantaggiose.
Ritengo, dopo aver detto queste cose, che la Giunta Regionale, la quale, a suo tempo, si era presa un serio impegno su questo problema, non possa fare marcia indietro oggi e accordarsi, per poter mantenere una certa pace a livello politico, con le forze che hanno scatenato la reazione con la destra avversaria.
Io ho parlato, in una precedente seduta, della necessità di una chiarezza politica da parte della Giunta. Questo è anche uno dei momenti importanti per chiarire all'opinione pubblica il motivo per cui in Valle d'Aosta si è seppellito il centro-sinistra e per giustificare la nascita del Movimento dei Democratici Popolari. Che senso avrebbe, altrimenti, una scelta di tale tipo giustificandola soltanto con il fatto che i lavori in Consiglio Regionale vanno avanti un po' più speditamente?
Ma se si affossano le grandi scelte, se non si ha il coraggio di affrontare una nuova realtà, se si è succubi della conservazione, che significato può avere una scissione a sinistra, salutata da molti come un fatto politico altamente significativo, se poi non si ha il coraggio di procedere su determinate scelte di fondo?
Il medesimo discorso va fatto ai socialisti.
Socialisti che siete parte responsabile in questa Giunta - peccato che non ce n'è nemmeno uno - l'invito che io vi faccio è quello di prendere una posizione chiara e inequivocabile. Non è più possibile, oggi come oggi, mantenere una posizione di doppio senso. Se si è con i lavoratori, con i contadini, con i meno abbienti, occorre dimostrarlo in queste occasioni. Menar i can per l'aia in queste circostanze, non prendere delle serie posizioni in questi frangenti, vuol dire non essere con i lavoratori nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle assemblee elettive, nel parlamento, vuol dire essere con i padroni e assecondare con il silenzio le loro scelte.
Detto questo, vorrei dire ancora che anche noi, come sinistra, abbiamo commesso un grave errore, l'errore di non essere stati capaci di allargare il discorso del biennio negli altri settori della scuola non ancora inseriti nel biennio stesso.
Nel discorso con le famiglie, occorreva fare capire l'importanza di una scelta fondamentale su uno dei settori più importanti della vita sociale del nostro Paese.
Le forze reazionarie si sono giovate di questa nostra convinzione che, comunque, il biennio poteva venire inserito in tutte le scuole. Esse hanno fatto delle petizioni, hanno raccolto firme un po' ovunque - anche in quelle famiglie che non hanno nessun figlio che va a scuola e che non ne potranno avere - si sono avvalsi dei padroni delle fabbriche, facendo loro dire che avrebbero assunto alle loro dipendenze tutti i giovani promossi dell'Istituto Professionale Regionale, dimenticandosi però di dire che, in premio alla promozione ottenuta, oggi sono disposti a regalare loro la silicosi nei posti di lavoro presso lo stabilimento dell'Ilssa-Viola.
Esse hanno cercato di convincere determinate famiglie dicendo loro che il biennio si propone solamente lo studio di materie culturali e non professionali, dimenticando di informare le famiglie che l'Istituto Professionale di Pont Saint Martin, che è stato uno di quelli che hanno funzionato meglio, non riesce più a qualificare e non qualificherà più i giovani al passo dello sviluppo tecnologico che va avanti a ritmo sempre più incalzante.
Queste cose dovevamo dire noi de dovevamo spiegarle alle famiglie e agli studenti; non l'abbiamo fatto interamente convinti come eravamo che l'esperimento del biennio sarebbe stato esteso a tutta la scuola.
Ritornando sull'importanza del problema sul quale il Consiglio Regionale è chiamato a decidere e sulla necessità di rompere la resistenza conservatrice, affermo che occorre una posizione chiara ed inequivocabile da parte di tutti, avendo ben presente che ogni richiesta di rinvio ad altra seduta, per noi social-proletari suonerebbe, per i motivi già detti in precedenza dal Consigliere Dolchi, come una volontà da parte della maggioranza di voler insabbiare od affossare un inizio di riforma scolastica che ci aveva fatto sperare non essere solo un cavallo di battaglia per qualcuno, ma essere una seria intenzione di affrontare, una volta per tutte, un grande problema che è quello della scuola, di una scuola aperta a tutti e non al servizio di pochi.
Sulla impellente necessità di ampliare il biennio, sulla sua importanza, abbiamo avuto testé una testimonianza delle posizioni avversarie del Partito Liberale, Partito che sappiamo tutti come sia interessato a mantenere in piedi un tipo di scuola vecchio e a senso unico.
Proprio le posizioni assunte dalla parte avversa, con la reazione che ha manifestato, durante questa seduta, testimoniano come sia indispensabile che non avvenga nessun cedimento nei confronti di questo grande problema che interessa un così vasto mondo della scuola.
MONTESANO, Presidente - Sono iscritti a parlare i Consiglieri Manganoni e Milanesio. Se vi sono degli altri che voglio iscriversi, è opportuno che lo dicano, in modo da darmi la possibilità di alternare un po' gli interventi a seconda degli schieramenti politici.
Nessuno? allora, la parola al Consigliere Manganoni.
MANGANONI - Io non voglio ripetere quanto già hanno detto i miei colleghi di gruppo e limiterò, quindi, il mio intervento a due brevi considerazioni.
Quando ha parlato il collega Maghetti, io ho sottolineato una sua frase, ma avrei dovuto sottolinearne tante.
Egli ha detto: voi considerate gli operai come cittadini di categoria inferiore.
Caro Dr. Maghetti, purtroppo gli operai appartengono ad una categoria inferiore, ma non perché sono essi a volerlo, ma perché siete voi che, nel passato, li avete messi in quelle condizioni. Infatti, è stata la classe dominante, di cui faceva parte e fa parte attualmente il vostro Partito, che ha creato questa categoria di cittadini inferiori, alla quale, purtroppo, i lavoratori appartengono.
Noi abbiamo sempre lottato per evitare che questa situazione si protraesse, e voi, invece, vi siete sempre opposti con tutte le vostre forze, con tutti i vostri mezzi.
Noi continuiamo, oggi, a condurre avanti questa lotta, che va iniziata nella scuola, e anche oggi voi vi opponete per mantenere i vostri privilegi.
Io vorrei chiedere questo: è disposto il Dr. Maghetti ad andare solo per sei mesi a fare lo schiavo in una fabbrica, a riempirsi i polmoni di silicosi, a lasciare qualche lembo della sua carne fra gli stampi di una pressa o fra gli ingranaggi di una macchina? Provi e poi forse si ricrederà.
In un'altra parte del suo intervento il Dr. Maghetti ha detto che non è giusto che il biennio sia attuato a Châtillon e non nella bassa Valle. Su questo si può discutere, si può anche essere del parere che non è giusto che da Pont Saint Martin vengano tutti a Châtillon; si potrebbe realizzare il biennio a Verrès, oppure a Pont Saint Martin stesso, e su questo potremo anche concordare.
Sulla necessità e sull'urgenza di un rinnovamento della scuola a me pare che, a parole, sono tutti d'accordo; persino i giornali di destra, che sono i vostri portavoce, ammettono, a parole, che la scuola va rinnovata e riformata.
Però, quando si tratta di passare ai fatti, ecco la vostra posizione: no, bisogna lasciare le cose come sono, arenare tutto, impedire che si vada avanti, cioè mantenere le ingiustizie di questa società.
Qui, in Valle d'Aosta, abbiamo fatto un primo passo nella riforma della scuola con l'istituzione del biennio. Ci saranno delle deficienze, saranno stati commessi degli errori, questo è indubbio; ma, a parte il fatto che la perfezione non esiste, ricordiamoci che è stato il primo anno di esperimento. Esaminiamole queste deficienze, esaminiamoli questi errori e correggiamoli, ma non areniamoci, non retrocediamo; si è fatto un primo passo, continuiamo, dunque, correggendo e modificando ciò che non va.
Nelle altre Regioni, che sono rigidamente legate al centralismo romano, è più difficile passare praticamente alle riforme; da noi, invece, in virtù delle facoltà che il nostro Statuto ci concede, vi sono maggiori possibilità che nelle altre Regioni di fare dei passi avanti, di procedere nella riforma della scuola.
Vi dirò che questo primo passo del biennio è stato messo in evidenza dalla stampa dei grandi giornali quotidiani, e quelli che io ho letto - non li avrò letti tutti certamente - hanno avuto parole di elogio per questo nostro primo anno di esperimento. E allora non deludiamo, continuiamo ad andare avanti.
Concludendo, io sono di questo parere: noi dobbiamo superare e sconfiggere quelle posizioni conservatrici, ma dobbiamo sconfiggerle con i fatti, come dicevo prima. Non dobbiamo mantenere questa differenza di classi sociali, cioè mantenere quella differenza fra i figli dei poveri e i figli dei ricchi, perché la sostanza è questa.
Non dobbiamo fermarci e, soprattutto, non dobbiamo retrocedere, ma andare avanti sulla via delle riforme, correggendo e modificando quello che non va.
POLLICINI - Intendo trattare questo problema senza vena polemica nei confronti di quella parte dell'opposizione, che si è appropriata di questo problema per una strumentalizzazione a fine di partito, né nei confronti di chi - sempre nel campo dell'opposizione - si è schierato contro il biennio a soli fini elettorali, visto che fra un anno... (voce... interruzione). Nel vostro Congresso di Courmayeur, l'unica scelta politica che avete fatto domenica è stata: no al biennio! Quindi la vostra posizione è chiarissima e non c'è dubbio che non è una sorpresa la vostra posizione... (voce) ...È esatto ed è appunto a soli fini elettorali questa posizione vostra e magari con la chimerica speranza di uscire dal limbo di una posizione che voi avete definito: di emarginazione dal potere.
Intendo pertanto trattare questo problema solo come riaffermazione della posizione dei Democratici Popolari in ordine al biennio unico unitario, che, come si è visto, non è la posizione della maggioranza, la quale, ne sono fermamente convinto, riuscirà a trovare anche su questo argomento una linea comune nell'interesse dei giovani, del progresso, della cultura e della società valdostana.
La Regione e la scuola.
Non a caso, dopo l'istituzione delle Regioni a statuto ordinario, quelle Regioni che unanimemente vengono riconosciute come le più sensibili e le più aperte ai problemi sempre nuovi di una società in rapida evoluzione, si sono poste con immediatezza ed in termini di assoluta priorità il problema della scuola.
Esse rivendicano, a questo proposito, un ruolo ben preciso che intendono avere in questa realtà e, ricorrendo al principio della scuola a misura dell'uomo, chiedono una scuola che lo sia nell'ambiente in cui questi è sempre più persona e sempre meno numero, in una realtà che l'uomo senta e in cui sappia di poter incidere, in quella realtà che già la Costituzione Repubblicana aveva individuato nella Regione.
La scuola di oggi appare sempre più una macchina uniforme, governata dall'autorità centrale fin nei minimi particolari; da ciò l'impronta autoritaria che fa degli alunni strumenti passivi rispetto agli insegnanti, a loro volta strumenti passivi rispetto all'immane massa di leggi, leggine e circolari che, regolando minuziosamente la vita della scuola, fanno di questa un apparato burocratico estremamente pesante, centro di interessi costituiti e consolidati, refrattario ad ogni forma di innovazione che sconvolga la vergognosa routine che propizia il sonno tranquillo di innumerevoli burocrati, ostile verso esperienze educative, largamente sperimentate in altri paesi, tendenti ad un modello di scuola-comunità di docenti discenti, scuola-sviluppo della persona umana, scuola-comunità locale, scuola-ricerca sperimentazione, scuola-autogoverno ed autonomia contrapposto nella scuola-apparato centralizzato e gerarchico, scuola-selezione e scuola-nozionistica.
Ora, il salto qualitativo che la scuola deve compiere, lo deve compiere rompendo con questi ostacoli e cercando la via d'uscita nella Regione.
Perché la Regione.
L'invecchiamento della scuola non è dovuto solo ad un naturale processo di obsolescenza dell'istituzione, ma anche ed in maggior misura ad un fenomeno sociale di grande rilevanza: il premere verso l'accesso alla scuola delle classi sociali meno privilegiate, sia sotto il profilo economico, sia sotto quello culturale.
Ciò ha fatto sì che ciò che la vecchia scuola dava a discenti d'élite, che trovavano il naturale complemento della cultura data dalla scuola in un'altra cultura che essi, consciamente o inconsciamente, assorbivano dall'ambiente familiare e sociale in cui vivevano, non è più sufficiente per chi questo ambiente non ha, per chi appartiene a strati di popolazione culturalmente e socialmente sottosviluppati.
A costoro la scuola dà solo una parte, e una piccola parte della cultura. Nei confronti di questi ragazzi la scuola compie opera discriminatoria, richiedendo loro cose che essi non possono avere e relegandoli di conseguenza, con il processo di selezione, nel ghetto degli esclusi.
Vi è quindi un primo dovere della scuola moderna di eliminare questa ingiusta e ingiustificata discriminazione, cercando dei rimedi che la struttura elefantiaca della scuola attuale non può trovare. Inoltre la cultura che dà la scuola oggi non è più sufficiente neppure per i privilegi socialmente e culturalmente. Vi sono aspetti della cultura che la scuola non prende in considerazione, e tra questi assumono grande rilevanza lo studio e l'analisi di fenomeni e rivolgimenti sociali tipici del nostro tempo e il rapporto dell'uomo con la comunità locale in cui egli vive e nella quale soltanto può sentirsi persona.
E' evidente da tutto ciò l'insostituibile ruolo della Regione. Solo in quest'ambito infatti è possibile vedere quali sono i condizionamenti che discriminano alcuni ragazzi rispetto ad altri, instaurare un rapporto uomo-comunità, in cui l'uomo si senta persona che conta e non si perda nella massa
Nell'ambito regionale è poi possibile valorizzare quelle comunanze di valori che fanno nascere una solidarietà tra i cittadini, che le caratteristiche del sistema economico attuale tendono a far scomparire: perché solo la comunità locale è una comunità a misura dell'uomo.
Nel momento in cui alle Regioni viene attribuito un compito di programmazione e di formazione di piani di sviluppo regionale è impensabile che la scuola non vi sia compresa in grande misura.
Se si è accettato, in altri settori, il principio che esistano caratteristiche peculiari di ogni Regione, a maggior ragione questo principio deve essere affermato per il settore della scuola, sia per quanto riguarda gli interventi in ordine alla localizzazione delle scuole ed all'edilizia scolastica, che non deve più essere frenata e snaturata da norme minuziose imposte dal Ministero e che dovrebbero trovare validità per Regioni con caratteristiche opposte, sia per ciò che riguarda la vera e propria programmazione dei contenuti, la gestione del personale e l'assistenza.
In ordine alla programmazione dei contenuti, noi riteniamo che il compito dello Stato debba essere limitato a stabilire quali debbono essere gli obiettivi dei vari gradi di scuola ed a fissare, per grandi linee, i contenuti didattici.
Alla Regione spetta invece, nel rispetto dell'autonomia dei singoli istituti, scendere nei particolari dei contenuti didattici (in relazione all'ambiente, ai costumi, alla storia ed alle esigenze di ogni singola Regione).
Si realizzerebbe, in tal modo, una scuola attenta ai problemi locali, nella quale sarebbe possibile l'inserimento di tutte quelle forze che finora ne sono state ingiustamente escluse: gli studenti, le famiglie, gli enti locali e le forze sociali, attraverso organismi che avrebbero il compito di stimolare il continuo aggiornamento della scuola.
È infine inutile esaminare gli aspetti di maggiore funzionalità e snellezza che assumerebbe l'assistenza scolastica, nei suoi diversi aspetti, qualora questa fosse interamente alle Regione.
Coloro che vivono o che sono vissuti nel mondo della scuola, non hanno, riteniamo, dubbi a questo riguardo.
Cosa ha significato e cosa può significare il biennio unitario per la Valle d'Aosta.
Questa fase della riforma della scuola iniziata in Valle d'Aosta con l'istituzione del biennio unitario, risponde a queste esigenze di ordine generale e ad altre che sono caratteristiche o quanto meno particolarmente accentuate della nostra Regione.
Il biennio unitario è una grande e, forse, l'unica possibilità che ha la Valle d'Aosta di ritrovare, attraverso la scuola, quei valori tradizionali che si vanno ormai perdendo, quella consapevolezza di appartenere ad un corpo sociale particolare, consapevolezza che si può avere solo con la conoscenza della comunità in cui si vive.
Il metodo del biennio che abitua ed educa il ragazzo all'autonomia, facendolo passare da soggetto passivo a soggetto attivo della scuola, all'autogestione che lo porta a vedere la cosa pubblica come cosa anche sua e quindi meritevole di interesse e di difesa, che fa riscoprire al ragazzo il valore e l'importanza della piccola comunità familiare e locale in cui vive; tutto ciò gli fa prendere coscienza dei problemi, delle caratteristiche, delle tradizioni, della storia e di tutti gli altri valori di questa comunità valdostana; lo educa a sentirsi cittadino del mondo, al di sopra di ogni deleterio nazionalismo, ma nello stesso tempo ad amare la Regione nelle cui particolarità si identifica.
Non dimentichiamo poi che questo esperimento risponde ad alcune particolarità geografiche e di distribuzione della popolazione nella nostra Regione; esso rappresenta infatti per le popolazioni di molte zone della Valle d'Aosta (in particolare per i centri della bassa Valle più distanti dal capoluogo) una opportunità di cultura.
Quei ragazzi infatti che non hanno mezzi economici per recarsi al capoluogo o fuori Valle dopo la scuola dell'obbligo si trovano a dovere necessariamente scegliere tra l'abbandono della scuola ed una professionalizzazione precoce. Opportune sistemazioni di plessi del biennio in queste zone creerebbero per loro la possibilità di accedere ad un più alto grado di studi ed eviterebbero che molti ragazzi valdostani continuino a fornire ad industrie, che operano e producono reddito fuori Valle, una manodopera culturalmente non preparata e quindi facilmente strumentalizzabile.
Questo esperimento viene criticato e ostacolato:
- perché non dà cultura (o non dà la cultura tradizionale);
il biennio dà molto di più, perché, oltre alla cultura tradizionale che non viene rinnegata, ma riscoperta attraverso un processo a ritroso partendo dalla problematica attuale e quindi verificata scoprendone la sua attualità, dà la cultura nuova dei fenomeni contemporanei;
- al biennio non si lavora seriamente:
come ogni esperimento all'inizio, anche questo ha avuto ed ha dei limiti e delle carenze dovuti all'assoluta novità dell'esperimento (non dimentichiamo che siamo i soli in Italia ad averlo attuato con questa portata; gli insegnanti hanno avuto un periodo di adattamento e la stessa impostazione dei programmi non poteva che essere prolungata, essendo soggetta a continue verifiche).
A questo proposito, io ho un'informazione precisa ed esatta circa il programma di lettere svolto nel primo anno del biennio.
Non è vero che siano state lette soltanto tre novelle, come è stato detto dal Consigliere Caveri; gli autori letti e commentati nell'ambito dei vari plessi sono i seguenti:
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PIRANDELLO: |
Novelle |
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SVEVO: |
L'ultima sigaretta (da Coscienza di SVEVO) |
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BUZZATI: |
Il deserto dei Tartari (romanzo) |
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Novelle |
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SCIASCIA: |
Il giorno della Civetta (romanzo) |
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A ciascuno il suo (romanzo) |
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VERCORS: |
Il silenzio del mare (romanzo breve) |
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MANZONI: |
Alcuni capitoli dei Promessi Sposi (1, 2, 3, 9, 10) |
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SILONE: |
Fontamara (romanzo) |
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Pane e vino (romanzo) |
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P. LEVI: |
La tregua (romanzo) |
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Se questo è un uomo (romanzo) |
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MARSHALL: |
Il Mondo, la carne e Padre Smith |
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STEINBECK: |
Furore (romanzo) |
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Uomini e topi (romanzo) |
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VERGA: |
Novelle |
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POE: |
Racconti |
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LONDON |
Il lupo solitario (romanzo autobiografico) |
In ogni classe, oltre ad alcune delle suddette opere lette collettivamente, gli alunni, in gruppo, hanno letto, commentato e fatto relazioni su alcuni libri scelti liberamente fra quelli messi a disposizione dalle Biblioteche scolastiche.
A proposito dell'episodio citato dal Consigliere Caveri circa l'atteggiamento di un insegnante in assemblea di genitori, alunni e professori, l'episodio, che è circolato e che è stato riportato anche in questa aula, si è svolto nel modo seguente: un'alunna chiedeva all'insegnante di italiano, di cui facciamo il nome, e cioè il Prof. Scherma, per quali ragioni fossero state escluse dal programma di italiano del biennio letture di classici come l'Iliade e l'Odissea.
L'insegnante precisava innanzitutto che a livello di scelte personali degli allievi sarebbero state messe a disposizione degli studenti letture di classici qualora si fossero espresse esigenze precise in tal senso.
Dichiarava che non aveva proposto letture di classici innanzitutto perché la generalità degli alunni è orientata verso la lettura di autori contemporanei, in secondo luogo perché, avendo il biennio come fine la formazione di una cultura generale non specialistica, era necessario orientarsi nell'ambito della letteratura contemporanea.
Aggiungeva inoltre che la lettura dei classici resta validissima, ma probabilmente è da inserire in un momento diverso del curriculum scolastico, quando si siano precisate più specifiche esigenze culturali e quando si sia già dato un tessuto di base solido, come del resto prevedono i normali programmi delle scuole di ogni ordine e grado.
Volendo poi indicare una delle difficoltà cui gli alunni sarebbero andati incontro leggendo in questo momento testi come l'Iliade e l'Odissea, citava alcuni versi dell'Odissea che dal punto di vista della comprensione linguistica potevano essere esemplificativi.
Non è assolutamente vero che l'insegnante abbia affermato che la lettura dei classici impedisca la comprensione degli autori dell'800.
Così per quanto concerne le altre affermazioni attribuite all'insegnante, si dichiara che esse non corrispondo affatto a verità ed appaiono una chiara e voluta deformazione dell'episodio.
Ma andiamo avanti, c'è l'argomento che riguarda l'indagine sociologica, cioè quel questionario di cui si è occupato il Consiglio l'altra volta ed anche oggi.
La domanda incriminata è la domanda n. 18/1, che io vi leggo: "se fai parte di qualche Gruppo o Movimento o Associazione, indica quale" - e fra parentesi c'è scritto: non interessa il nome, basta il tipo di Associazione - "cioè se è politica, se è sportiva, se è ricreativa, culturale o altro".
Io dico: appartengo ad una Associazione sportiva, ad una Associazione politica, ad una Associazione culturale e quindi non è una illecita intromissione nella intimità e nelle scelte della libertà dell'individuo.
Qui si indica solo il tipo di Associazione, non se è iscritto al Partito A o al Partito B.
Se sì, aderisco ad una Associazione politica o ad una Associazione cultura o ad una Associazione sportiva.
Mi pare che sia giusto riproporre l'interpretazione esatta, comunque io vi ho letto quello che è scritto: ognuno è libero di dare l'interpretazione che ritiene opportuna. A me pare giusta questa.
Continuiamo nella nostra illustrazione, sempre per quanto riguarda gli appunti e le critiche rivolte a questo biennio.
D'altra parte non si può giudicare di un esperimento che, per la sua natura, tende a dare risultati a lungo termine (il processo di maturazione dei ragazzi non è verificabile in breve periodo), in un periodo di meno di 8 mesi.
Ricordiamo inoltre che il biennio si propone di dare dei metodi di lavoro e non delle nozioni puramente e semplicemente.
Manca una prospettiva futura che dia delle certezze per l'inserimento nel successivo triennio:
è stata costituita una commissione di insegnanti che ha il compito di studiare il collegamento tra biennio e triennio, collegamento d'altronde agevole alla luce dei programmi e delle direttive ministeriali (v. circolare n. 10 del Ministro Ferrari Agradi).
Se gli insegnanti ricorderanno che essi hanno una funzione al servizio della collettività e non si trovano in quella posizione per sfogare brame di potere o rimpiangere autoritarismi di tempi passati, il passaggio non presenterà alcuna difficoltà.
A queste critiche possiamo rispondere con elementi molto positivi:
- il biennio tende a sviluppare nell'alunno la capacità di ragionamento e la capacità di cogliere la realtà che lo circonda. Ciò non potrà che aiutare la sua formazione culturale ed il suo inserimento in qualsiasi altro ordine di scuola.
- il biennio tende a responsabilizzare l'alunno facendolo partecipe delle scelte scolastiche, senza inutili e dannose demagogie, ma attraverso un dialogo franco e aperto, anche se talora difficile.
- il biennio ha creato per la prima volta un rapporto continuo tra gli insegnanti, eliminando l'individualismo ed il fenomeno ormai consolidato dell'insegnamento a compartimenti stagni e soprattutto favorendo la conoscenza dell'alunno con la conseguenza di più facili recuperi.
- il biennio ha portato le famiglie nel mondo della scuola, ha fatto della scuola, ormai sclerotizzata, un problema sociale vivo ed attuale ed ha richiamato l'attenzione dei genitori sul fatto che la scuola deve dare dei valori e non solo dei diplomi.
- il biennio ha come risultato il continuo aggiornamento degli insegnanti.
- il biennio ha in gran parte eliminato la discriminazione tra scuola dei ricchi e scuola dei poveri, favorendo in notevole misura il contatto tra le classi sociali.
- il biennio dà all'alunno una maturità civica che la vecchia scuola non è mai riuscita a dare.
- il biennio abitua i ragazzi a lavorare insieme, preparandoli fin dalla scuola a quello che la società richiederà loro domani.
- il biennio ha portato il problema della scuola di fronte all'opinione pubblica, sotto forma di un'alternativa alla vuota protesta nei confronti di una scuola ormai unanimemente riconosciuta inadeguata. Le critiche sono segno di interessamento: favorevole da parte di chi vuole una scuola nuova, contrario da parte di chi vuole difendere posizioni di potere nella gerarchia sociale.
Questa reazione è indice dell'importanza e del peso della riforma nella nostra società e ci conferma che questa riforma è giunta quando la popolazione era matura per recepirla.
Esistono ancora lacune e carenze e forse la più grave è il mancato inserimento dell'I.P.R. nell'esperimento.
Noi riteniamo che questo sia un difetto di fondo perché lascia fuori dall'esperimento proprio quella parte della popolazione scolastica che più ne ha bisogno.
L'I.P.R. è diventata la scuola di coloro che, provenendo da un ambiente sociale economicamente e culturalmente arretrato (non a caso è per lo più frequentato dalla popolazione agricola e comunque eccentrica rispetto al capoluogo), non hanno trovato nella scuola dell'obbligo la possibilità di adeguarsi al livello degli altri e la scuola, responsabile di ciò, li costringe ad una professionalizzazione precoce, li priva di un vero substrato culturale che li rende sempre più autonomi e sempre meno uomini.
L'I.P.R. attua a danno dei ragazzi una colossale mistificazione.
Promette qualifiche professionali che non verranno poi rispettate dai datori di lavoro. Getta sul mercato del lavoro ragazzi che verranno incivilmente sfruttati; basti pensare alla sorte delle addette alla Segreteria di Azienda negli studi professionali, ai congegnatori meccanici assunti come manovali ed ai licenziati della Scuola di Agricoltura che vanno a lavorare alla Cogne.
Basti pensare quale servizio la Regione rende all'Olivetti preparandole operai su misura, vincolati a quella industria e soggetti quindi ad ogni forma di ricatto.
L'I.P.R. ci dà congegnatori meccanici, segretarie d'azienda, cuochi e camerieri; ma questa scelta di professionalizzazione, oltre tutto, non tiene in alcun conto quella che è la realtà economica della Valle d'Aosta. Dimentica che la Valle d'Aosta ha una sua naturale forma di economia che è il turismo.
Cosa ci dà l'I.P.R. per lo sviluppo del turismo valdostano?
Cuochi e camerieri che vanno a lavorare all'estero o fuori Valle perché la Regione non offre possibilità per loro.
Assistiamo al fenomeno, appena iniziato ora, ma che assumerà in breve tempo proporzioni notevoli, della trasformazione degli alberghi in condomini.
Questo perché il cuoco e il cameriere, anche se restano in Valle, non sono degli operatori turistici, attenti e capaci di cogliere i complessi problemi di questo settore, perché manca loro una solida formazione culturale di base che dia loro la possibilità di adeguarsi senza traumi ai mutamenti che la società economica moderna impone con sempre maggiore frequenza.
Noi non chiediamo l'eliminazione dell'I.P.R., chiediamo che esso venga ristrutturato in modo che ai ragazzi venga data prima una solida cultura di base (e per ciò chiediamo l'allargamento del biennio all'I.P.R.) ed in seguito la professionalizzazione con corsi di durata annuale, biennale o triennale secondo le qualificazioni professionali.
Noi riteniamo in tal modo di compiere un'opera di giustizia nei confronti delle classi meno privilegiate, di abolire la discriminazione che le colpisce, di assicurare loro una cultura che ne faccia prima dei cittadini consapevoli dei loro diritti e poi dei tecnici all'altezza delle esigenze della vita economica moderna, rendendo così anche un servizio all'intera collettività valdostana.
Ecco che cosa onestamente, come Democratici Popolari, ci attendiamo dal biennio unico unitario.
È quindi intenzione della maggioranza approfondire i problemi della scuola connessi con l'istituzione del biennio e pertanto, a nome della stessa, propongo al Consiglio il seguente ordine del giorno:
IL CONSIGLIO REGIONALE
dopo lungo dibattito,
RITENUTO che sia necessario approfondire i problemi della scuola, in relazione all'esperimento del biennio;
AFFIDA alla Commissione della P.I., integrata da tutti i Capi Gruppo dei Partiti e Movimenti presenti in Consiglio, l'incarico di esaminare nuovamente tali problemi e proporre le misure e le decisioni idonee nell'interesse dei giovani, della cultura e della società valdostana.
Firmati: Caveri, Balestri, Chamonin e Pollicini.
MONTESANO, Presidente - Ha la parola il Consigliere Germano.
GERMANO - Avrei preferito che, come è consuetudine in questo Consiglio, gli interventi si fossero alternati e che, quindi, prima di me avesse preso la parola anche un Consigliere democratico cristiano.
Noi, comunisti, abbiamo parlato in tre, mentre, invece, nessun Consigliere democratico cristiano ha ancora parlato e, quindi, non possiamo controbattere le loro tesi.
MONTESANO, Presidente - Si sono iscritti a parlare, per la Democrazia Cristiana, i Consiglieri Mappelli e Ramera.
GERMANO - Allora c'è il vantaggio del secondo intervento; non è una questione di lotta, è questione di ordine. Se vogliamo fare un dibattito che sia fruttuoso, è bene che si sentano le esposizioni di tutti i gruppi, in modo che tutti possano intervenire, polemizzando se è necessario, dichiarandosi d'accordo se si ritiene opportuno. Non è concepibile che un Gruppo stia lì tre ore senza dire niente e poi parli all'ultimo momento.
Mi pare che non sia giusto e credo che bisognerebbe anche, Signor Presidente, seguire possibilmente la prassi del Parlamento, ove chi vuole parlare deve iscriversi prima della discussione e l'Ufficio di Presidenza stabilisce l'ordine degli interventi.
Se tutti si iscrivono, allora si può dare la parola ad un oratore di una parte, poi ad un oratore dell'altra e così di seguito, in modo da avere un dibattito più concreto e più breve.
Dunque direi, io parto da un dato di fatto che ritengo sia inoppugnabile, riconosciuto da tutte le forze politiche, anche dalla Democrazia Cristiana, per lo meno nei suoi documenti di Partito.
Il dato inoppugnabile è che la scuola così com'è in Italia oggi non va, deve essere cambiata. E' una scuola assurda, non adeguata ai tempi attuali e, secondo gli studiosi, non adeguata soprattutto ai prossimi tempi, ai tempi futuri,
È una scuola di selezione, è una scuola di classe. Questo è riconosciuto da tutte le forze politiche, compresa la Democrazia Cristiana, e tutti ne vediamo le conseguenze.
Non sto qui a fare l'elenco dei figli dei dottori che diventano dottori, dei figli dei primari che diventano primari, dei figli degli avvocati che diventano avvocati e così di seguito, mentre i figli degli operai continuano a fare gli operai, i figli dei contadini continuano a fare i contadini, i figli dei minatori dovranno fare i minatori e così via, salvo le eccezioni che citava la compagna Siggia.
La realtà attuale.
Andate a fare un'inchiesta all'Istituto Professionale Regionale, vedete un po' se trovate il figlio di un professionista o il figlio di un industriale...
(Voce - ...in Aosta due...)
GERMANO - Due, su quanti? Su 500; ma questo è la conferma. È la conferma! Tutti gli altri sono figli di operai e di contadini!
Quindi, questo è un dato di fatto indiscutibile, inoppugnabile, lo riconosciamo tutti.
Altro dato di fatto: la nostra Regione - e, modestamente, possiamo dire, anche su spinta del Gruppo del Partito Comunista - ha discusso in una apposita seduta di questo Consiglio, il 2 febbraio 1970, la situazione della scuola regionale valdostana e l'ha discussa a fondo.
E dopo averla discussa a fondo, non per settore, ma cercando di vedere globalmente tutto il problema della scuola, ha concluso i suoi lavori interessanti con l'approvazione unanime di un ordine del giorno che è stato la base sulla quale la Giunta, successivamente, ha operato per intervenire sui problemi della scuola.
Cosa diceva quest'ordine del giorno? Non lo leggo tutto, perché è lungo, ma, dopo le premesse "indica nella realizzazione del diritto allo studio, nel senso più profondo e completo del termine, uno degli obiettivi politici più qualificanti dell'attuale Amministrazione" (questo è riconosciuto da tutto il Consiglio)
"Propone
che la Giunta Regionale, al fine di rimuovere gli impedimenti effettivi a questo obiettivo, demandi alla Commissione Pubblica Istruzione, di concerto con gli Insegnanti, le famiglie, gli studenti e i Sindacati la predisposizione di un piano organico di riforma scolastica che si sviluppi secondo le seguenti linee di azione:
1) modifica delle strutture scolastiche attuali coi poteri concessi dallo Statuto e nello spirito della Costituzione, che tenda a risolvere i problemi connessi con la scolarità preelementare, con la gratuità e il tempo pieno nella scuola secondaria e con la graduale riduzione delle pluriclassi;
2) finalizzazione della politica degli Assessorati di spesa per una rapida dotazione delle attrezzature ed infrastrutture necessarie;
3) iniziative organiche volte all'aggiornamento permanente del corpo insegnante;
4) attuazione di una democratica partecipazione degli studenti, del corpo insegnante, delle famiglie e dei Sindacati alla vita della scuola;
5) attribuzione di tutte le competenze dell'istruzione professionale all'Assessorato della Pubblica Istruzione;
6) applicazione di nuovi e moderni criteri didattici e pedagogici miranti a creare una scuola viva inserita nella società attuale e aderente alle necessità del mondo del lavoro e della cultura moderni.
Questa è la base dalla quale siamo partiti e siamo partiti con un voto unanime. Cosa abbiamo fatto? Dobbiamo dire che con limiti e difetti che noi comunisti abbiamo denunciato e che il Consigliere Caveri ha avuto il benvolere di leggere - si è incominciato a impostare qualche cosa.
Direi che si è fatto qualche cosa con la questione del biennio e con le iniziative per la scuola materna per la gratuità, che io non sto qui a elencarvi, perché le abbiamo approvate tutti insieme, le abbiamo comunicate. Sia pure con limiti e difetti, però si è cominciato a fare.
Ora, di che cosa si tratta? Siamo alla questione del biennio ed al fatto - gli impegni sono stati letti - che occorre che l'Istituto Professionale Regionale venga inserito nel biennio.
L'obiettivo del biennio.
Anche qui non mi dilungherò, l'argomento è stato discusso molto, si tratta di elevare l'età di decisione per la scelta dei giovani; si tratta di allargare e modificare i metodi per la formazione culturale degli studenti, si tratta di mettere il più gran numero di giovani, indipendentemente dalla loro origine sociale, in grado di continuare gli studi secondo una scelta più ponderata. Questo è l'obiettivo del biennio.
Poi, dopo il biennio, ci sono evidentemente le specializzazioni: far la scuola professionale per quelli che vogliono fare gli studi umanistici, per quelli che vogliono fare gli studi scientifici, per tutte le specializzazioni che ci sono.
Ebbene, se abbiamo votato quell'ordine del giorno e se riconosciamo che la scuola è una scuola di selezione e di classe a partire dalla scuola materna, come è possibile chiedere che l'Istituto Professionale Regionale non sia incluso nel biennio? Chiedere questo vuol dire fare la giustizia alla Maghetti: che i figli degli operai continuino a fare gli operai, che i figli dei contadini continuino a fare i contadini e che i figli dei dottori continuino a fare i dottori.
È chiaro, per chi è su queste posizioni c'è poco da fare. Si tratta di prendere posizione e dire in Consiglio, se si è onesti e sinceri, che si è su posizioni di classe.
E, se guardiamo agli interventi che sono avvenuti e alle cose che si sono sostenute, dobbiamo dire che è un discorso da secolo scorso quello che fatto Maghetti, è un discorso che non ha neanche la possibilità di una risposta, perché sarebbe veramente una perdita di tempo.
Ma vediamo anche altri interventi, credo che è necessario approfondire per capire meglio.
Io ho seguito attentamente l'intervento dell'On.le Caveri e devo dire subito che non ha toccato le questioni di classe, più che altro ha fatto molto critiche sul biennio; su alcune di queste critiche possiamo essere d'accordo, su altre no, possiamo discutere; però non ha affrontato il problema dell'Istituto Professionale Regionale sotto l'aspetto della scuola di classe.
È chiaro, però, che anche nelle critiche dell'Avvocato Caveri ci sono certi diversivi che noi non accettiamo, ad esempio il fatto che la scuola trascuri l'insegnamento umanistico; mi pare che le cose lette da Pollicini dimostrino il contrario.
L'accentuare poi su Moravia e su certi aspetti di Moravia! Ma insomma, Avvocato Caveri! Io riconosco che lei ha una profonda cultura umanistica; ho avuto occasione, in 18 anni, di riconoscere molte volte, quasi sempre, la mia inferiorità nei suoi confronti. Però, lei non mi deve dire che Moravia, quando parla di incesti o di incesti verso la madre, scopre l'America; ma è il complesso di Edipo, è una cosa molto più vecchia di Moravia.
Lei ha citato anche l'Iliade, ma tutti conosciamo le vicende di Patroclo e di Achille; sono dei classici! Insomma, non è in questo modo che si giudica la cultura e la capacità culturale di Moravia e, del resto, da Freud in avanti, questi sono argomenti della cultura mondiale, non della cultura italiana, quindi non è sotto questo aspetto che noi dobbiamo guardare.
E veniamo alle citazioni che lei ha fatto sulla scuola sovietica. Lei sul piano umanistico è più profondo di me, ma su questo piano forse lo è meno. Già altre volte in Consiglio lei ha fatto tali citazioni ed io non ho avuto occasione di poter replicare, ma lo faccio adesso, non per replicare, ma per far conoscere com'è la situazione.
La situazione è questa: nell'Unione Sovietica vi sono dei giardini d'infanzia per tutti i bambini da 6 mesi a 3 anni e non soltanto per certi bambini, soprattutto per tutti i figli di lavoratori, i quali, essendo impegnati, marito e moglie, dal lavoro, non possono seguire durante la giornata il bambino.
Vi è poi la scuola elementare, che loro chiamano di primo grado, per i ragazzi da 7 a 17 anni, dieci anni di scuola unitaria per tutti.
Ed infine, dopo la scuola unitaria, a 17 anni, ci sono le specializzazioni; entra in gioco la selezione e, a seconda delle capacità e delle preferenze, c'è chi va alla Scuola Professionale, chi va all'Istituto, chi va all'Università, ma sempre gratuitamente.
Ripeto, dopo i 17 anni si va alla selezione e questo sulla base della capacità e non delle possibilità finanziarie.
Ed è a quel punto che, sulla base delle sue capacità e delle sue tendenze, il giovane va avanti in un senso o in un altro, questa è la scuola sovietica, che non è scuola di classe.
Ci sono state altre critiche sul significato di studiare sul serio, di mettere anche il lavoro assieme allo studio, ma queste fanno parte delle nostre critiche.
Non è che noi comunisti siamo per la scuola facilona, dove non si fa niente; noi siamo per la scuola dove bisogna studiare e non sto qui a citare quella che è la nostra posizione come Partito ed in modo anche moderno!
Perché non si possono solo fare fotocopie di relazioni, si debbono adoperare gli strumenti moderni, il disco, il cinema, e non solo il classico libro! Ormai la scuola va in quella direzione e noi dobbiamo cercare di adoperare tutti gli strumenti moderni per fare in modo che il livello culturale complessivo aumenti.
Queste cose le diciamo noi, ma giustamente non so se dalla Giunta o dalla Commissione, credo sia dalla Commissione, è stato chiesto il parere dei Sindacati, dei datori di lavoro, dell'Intersind sul problema della Scuola.
E cosa dicono questi Signori? Questi Signori dicono che l'Istituto Professionale Regionale deve essere inserito nel biennio e fanno delle critiche anche sull'Istituto Professionale Regionale e complessivamente danno un giudizio. E non comincio da quello dei Sindacati, anche se considero quello dei Sindacati il più importante, il più decisivo, quello di cui più si deve tener conto, soprattutto perché è emesso da tutti i quattro Sindacati e non da un Sindacato solo.
Vediamo quello che dicono i padroni, ad esempio l'Associazione Valdostana Industriali, tramite il suo Presidente, Cesare Bordon.
Essa dice: "Per quanto attiene più specificatamente alla realizzazione del biennio unico anche nell'Istituto Professionale Regionale, è bene chiarire, innanzi tutto, che tale Istituto va completamente ristrutturato, non essendo in grado di soddisfare le esigenze produttive della situazione industriale locale (leggi: congegnatori meccanici occupati in massa all'Olivetti e Segretarie d'Azienda disoccupate o sotto occupate che hanno esigenze d'impiego totalmente differenti)".
Mentre dice, in sostanza, che bisogna andare al biennio unitario con la modifica dell'Istituto Professionale, fa le sue proposte e indicazioni su come dovrebbe essere ristrutturato, per la sua continuazione, l'Istituto Professionale.
Sentiamo quel che dice l'Intersind, la delegazione industriale delle aziende a partecipazione statale: "...macchine ed impianti, sempre più complessi e specializzati, richiedono al lavoratore minori prestazioni manuali, ma un crescente impegno intellettivo. In tutti i campi dell'attività umana occorre perciò personale sempre più dotato intellettivamente. Di qui scaturisce la necessità di una formazione di base, che faccia acquisire ai giovani, fra gli altri valori, spirito di indagine, istruzione, capacità di giudizio e prontezza di esecuzione, una "forma mentis"; insomma, che renda facile l'adattamento dei soggetti per il loro immediato inserimento nella vita produttiva del Paese, come pure per l'eventuale continuazione degli studi, senza nessuna preclusione, secondo le tendenze che gli interessati abbiano manifestato in questo primo importante periodo di formazione (omissis).
Per quanto riguarda l'estensione all'Istituto Professionale Regionale dell'esperimento in atto nella Regione, esprimiamo parere favorevole, purché, tuttavia, l'estensione stessa avvenga essenzialmente in relazione a una precisa scelta di contenuti che rispetti il fine specifico dell'Istituto Professionale Regionale, lasciando, nel contempo, ai giovani ampia possibilità di accedere poi a studi superiori, non esclusi quelli universitari".
Quindi vediamo, a parte degli stessi datori di lavoro, la tendenza all'inserimento dell'Istituto Professionale Regionale nel biennio, sia perché partono da una realtà che è quella dell'inserimento del giovane nella fabbrica e sia perché vedono, in prospettiva, come le cose dovrebbero andare.
Ed i Sindacati? I Sindacati in modo unitario, l'ho detto prima, affermano che è un errore politico non aver esteso il biennio all'Istituto Professionale Regionale sin dal primo anno di esperimento. Dicono, anzi, che è un atto di discriminazione, ed è vero, verso tutti i giovani figli di operai e di contadini, verso gli studenti di questo Istituto, e chiedono, come avrete letto, l'inserimento dell'Istituto Professionale Regionale nel biennio, come una cosa fondamentale.
D'altra parte, se noi vogliamo fare una scuola che non sia più di classe e manteniamo in piedi l'Istituto Professionale Regionale, è evidente che noi accettiamo la discriminazione verso i figli dei lavoratori.
Vogliamo che i figli dei lavoratori, dopo la Scuola Media, se intendono specializzarsi, vadano all'Istituto Professionale Regionale oppure che vadano a lavorare subito? È questo che vogliamo nella sostanza? Non possiamo scappare da queste cose.
Io concludo, riservandomi di riprendere la parola dopo. Può anche darsi che le posizioni del gruppo comunista, espresse nel nostro ordine del giorno, non vengano accolte e può darsi che si accetti l'ordine del giorno proposto da Pollicini e che si acceda ad un rinvio.
Il rinvio è visto - da parte di alcuni - come un tentativo per realizzare lo stesso, in tempi lunghi, questo obiettivo. È visto da altri come un tentativo per insabbiarlo. Può darsi che la maggioranza si accordi su questo tentativo di rinvio; noi, però, non possiamo essere d'accordo. Non lo possiamo in coscienza, perché noi consideriamo questo problema della scuola come un problema veramente qualificante. Noi non vogliamo neanche che si faccia tutto quello che vogliamo noi, però siamo disponibili per tutte le cose che spingono avanti in questa direzione.
Pollicini, se accennavi a noi parlando di strumentalizzazione di Partito, sappi che noi non strumentalizziamo niente con il Partito. Il nostro obiettivo è stato sempre chiaro, noi vogliamo essere per le cose che vanno avanti, per il progresso, perché siamo sicuri che questa strada è quella che vince, come vincerà il socialismo. Non c'è niente da fare. Però, ripeto, siamo disponibili per tutte le cose che sono nell'interesse dei lavoratori e per tutte le cose che portano il nostro mondo più avanti.
Questo è quello che vogliamo esprimere noi e non parlarci di strumentalizzazione.
MONTESANO, Presidente - Sono iscritti a parlare i Consiglieri Mappelli, Milanesio, Andrione, Ramera, Pedrini, Balestri. Andiamo avanti. La parola al Consigliere Mappelli.
MAPPELLI - Signor Presidente, Signori Consiglieri,
mi faccio interprete del pensiero e delle preoccupazioni di numerose famiglie e di insegnanti che sono parte interessata nell'avvenire dei figli e della scuola.
Il biennio è nato per decisione politica, non concordata con tutte le altre forze politiche, né con tutti i Sindacati della scuola, né tanto meno con gli insegnanti.
È stata un'iniziativa improvvisata di alcune persone, fra cui pochi insegnanti, i quali, peraltro, non avevano una preparazione adeguata all'impostazione di questo tipo di scuola.
La popolazione (genitori e insegnanti) è stata informata dell'esperimento in atto ad iscrizioni avvenute nelle scuole tradizionali.
L'esperimento in forma massiccia è stato imposto dall'alto, quando non era più possibile alcuna scelta.
Adesso, ad un anno scolastico quasi ultimato, si sono puntualmente riscontrate le carenze prevedibili dovute a mancanza di strutture fondamentali e indispensabili.
Una scuola nuova esige una sede capace di contenere l'intero numero di plessi e fornita di tutta l'attrezzatura didattica necessaria per l'esperimento.
Nella realtà dei fatti, i vari plessi sono stati dislocati in cinque sedi diverse, con pregiudizio dell'uniformità di comportamento e difficoltà di collegamento.
Un mutamento di indirizzo così radicale nella scuola avrebbe, perlomeno, richiesto una preparazione didattica e pedagogica specifica dei docenti per affrontare i nuovi metodi di insegnamento.
Non risulta che siano stati fatti corsi di aggiornamento per tutti gli insegnanti che intendevano dedicarsi a questo tipo di scuola, se si eccettua la possibilità data al principio dell'anno scolastico di accedere al corso, di brevissima durata, tenuto a Milano per un numero limitatissimo di persone, né si è provveduto a farlo durante l'anno scolastico.
Pur ammettendo che nella nuova scuola non fosse opportuno un tipo di programmi rigidamente prestabilito, non è però ammissibile che alla fine dell'anno scolastico non sia stato possibile delineare un programma delle singole discipline e dell'attività interdisciplinare che nella teoria doveva essere uno dei cardini della rinnovata attività scolastica.
Non è possibile concepire una scuola aperta a tutti, non selettiva né repressiva, senza la presenza e l'assistenza quotidiana del medico, dello psicologo e dell'assistente sociale.
Superate le tradizionali forme di controllo e di stimolo - voti, pagella, norme disciplinari - nei riguardi del ragazzo, gli insegnanti da soli, senza l'assistenza di personale specializzato, anche se fanno la constatazione di un calo o di una mancanza di interesse o di rendimento, non sono sempre in grado di individuare i motivi e di operare recuperi rispondenti alle necessità dei singoli alunni.
Per quanto mi riguarda, non solo è mancata l'assistenza specialistica del medico e dello psicologo, ma tuttora non è neppure prevista.
Si sentiva la necessità di una scuola nuova, che offrisse uguale possibilità di formazione a tutti i ragazzi fino ai sedici anni; ma una scuola moderna non significa scuola dequalificata.
Il decreto ministeriale prevedeva chiaramente una preparazione in latino, greco, filosofia, pedagogia, ecc., per il proseguimento degli studi, e alcuni tipi di trienni successivi.
Non mi risulta che si sia tenuto presente, con la dovuta serietà, quanto indicato dal decreto.
Materie opzionali incominciate a metà anno e senza la dovuta programmazione.
Le famiglie esprimono la preoccupazione, soprattutto, che agli alunni venga fornito un tipo di informazione non direzionale.
L'esperimento del biennio ha provocato un grave turbamento, specie nelle famiglie in cui ci sono i ragazzi che a giugno usciranno dalla terza media e dovranno entrare nel biennio.
Mi risulta che molti genitori, che ne hanno la possibilità economica, anche se con sacrificio, per evitare che i loro figli frequentino il biennio, hanno prenotato dei posti presso Istituti scolastici fuori della Valle.
Quindi, il biennio verrebbe frequentato prevalentemente da chi non ha i mezzi per andare in collegio fuori Valle e, di conseguenza, anziché attenuarlo, accentuerebbe il carattere classista della scuola.
La famiglia o le famiglie che, per motivi vari, dovranno trasferirsi fuori Valle, si chiedono come i loro figli, dopo aver frequentano una o due classi del biennio, potranno, e non solo in teoria, inserirsi in un altro qualsiasi tipo di scuola esistente in Italia.
Preoccupate sono pure le famiglie che intendono mandare i figli all'Istituto Professionale, poiché all'uscita del biennio non sono previsti piano di indirizzo professionale.
In conclusione, pur riconoscendo che i pareri sull'esperimento in corso sono discordi, proporrei una forma più democratica di impostazione che permetta un confronto e una verifica.
Si conduca a termine l'esperimento iniziato ridimensionandolo con opportune modifiche ma, contemporaneamente, sia data la possibilità ai ragazzi di optare per il biennio o per la scuola tradizionale riveduta e adeguata alla nuova realtà sociale, in modo di garantire a tutti la piena libertà di scelta.
A questo proposito, è bene che il Consiglio Regionale ritorni un passo indietro, per valutare quelle che erano state a suo tempo le varie posizioni.
Non voglio assolutamente polemizzare su un problema così serio, così delicato, ma mi permetterei di ringraziare l'amico Pollicini per alcune cose, che dovrò pur chiarire:
1) questo non riguarda la scuola, ma ringrazio l'amico Pollicini quando ha voluto dire che al nostro Congresso avevamo fatto certe scelte, dopo che per otto mesi qualcuno dei tuoi amici ripeteva che non l'avremmo fatto; mi fa piacere questa conferma ufficiale;
2) per quanto riguarda il biennio, l'amico Pollicini vuole in questa sede far credere che noi siamo contrari alla riforma della scuola.
Orbene, il problema di fondo, amici Consiglieri, è un altro: è il biennio il vero problema di fondo e dobbiamo affrontarlo con serietà.
Questo problema un anno fa è stato imposto, non è stato discusso in questa sede. Ora io dico: ho il diritto, come padre, di preoccuparmi dei miei figli e ho il dovere, soprattutto come Consigliere regionale, di apportare il mio contributo per una scuola migliore.
Ma come possiamo discutere di questo problema, che non appartiene né a una determinata maggioranza o minoranza, né ad una parte di questo Consiglio? È un problema molto delicato, così delicato che investe tutta la Valle d'Aosta, la cultura della Valle d'Aosta, l'avvenire stesso della Valle d'Aosta.
Noi siamo stati chiamati in questa sede a votare gli emolumenti per gli inseganti di questo biennio, per un importo di spesa di circa 30-31 milioni. È chiaro che chi lavora deve essere pagato e, pertanto, su questa questione non vi è da soffermarsi.
Ma come si può, Signori della Giunta, ed anche tu, Pollicini, che hai richiamato la nostra posizione sul biennio, come si può pretendere di venire oggi, a distanza di un anno, a discutere su dei risultati di una scuola che avete imposto? Noi respingiamo ogni responsabilità, perché un anno fa molto chiaramente, con una mozione consiliare, avevamo detto che, trattandosi di un esperimento, la frequenza del biennio non doveva essere imposta, ma lasciata nella facoltà di opzione degli alunni. Non si venga quindi, oggi, a recriminare se non condividiamo la vostra impostazione.
Siamo sempre stati, siamo e saremo su delle posizioni di riforma della scuola e saremmo dei ciechi e dei sordi se non vedessimo certe necessità, ma siamo contrari all'imposizione del biennio.
Io personalmente, il nostro Gruppo ed il nostro Partito, tutti quanti siamo per una scuola migliore, ma respingiamo il sistema di imposizione attuato dalla maggioranza, sistema antidemocratico e che è contrario agli interessi della Valle d'Aosta e dei nostri figli.
Siamo disposti a dare tutta la nostra collaborazione ed il nostro contributo a livello democratico per la riforma della scuola, ma, ripeto, siamo contro ogni sistema di imposizione.
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Si dà atto che alle tredici e minuti quattro il Presidente, MONTESANO, sospende la seduta e la rinvia alle ore sedici e trenta, informando che l'Ufficio di Presidenza del Consiglio ed i Capi Gruppo consiliari sono convocati per le ore sedici di oggi, presso la sala preconsiliare, per comunicazioni.
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