Oggetto del Consiglio n. 119 del 26 maggio 1971 - Verbale
OGGETTO N. 119/71 - Problemi scolastici. - Biennio unitario sperimentale presso la scuola media superiore. (Approvazione di ordine del giorno)
Il Presidente, MONTESANO, invita il Consiglio a proseguire la discussione sugli oggetti nn. 3, 4, 5 e 6 dell'ordine del giorno dell'adunanza odierna.
Comunica che sono iscritti a parlare i Consiglieri Milanesio, Andrione, Ramera, Pedrini e Balestri e che il Consigliere Ramera, dovendosi assentare verso le ore 17, ha chiesto di poter fare subito il suo intervento.
Dà quindi la parola al Consigliere Ramera.
RAMERA - La discussione di questa mattina mi ha dato l'impressione che si sia aperto un processo al primo anno di esperimento del biennio che è stato approvato dal Consiglio nell'ottobre dello scorso anno.
Io ritenevo invece che la discussione si sarebbe svolta soprattutto sulla questione dell'estensione del biennio all'Istituto Professionale Regionale.
Parlerò per prima cosa di questo secondo argomento, perché poi dovrò anch'io dire qualcosa sul problema del biennio, anche se, dopo l'ordine del giorno proposto dal Consigliere Pollicini, che seguiva una richiesta fatta dal Consigliere Caveri, richiesta che avrei fatto io stesso, tutti gli interventi successivi sarebbero praticamente inutili.
Ritengo infatti che, se il Consiglio stabilisse, ad un dato momento, di demandare alla Commissione consiliare permanente della Pubblica Istruzione, integrata dai Capi Gruppo dei Partiti e Movimenti rappresentati in Consiglio, l'incarico di esaminare a fondo tutto il problema della scuola, il resto sarebbe pura accademia, perché ogni Gruppo avrebbe la possibilità di esprimere il proprio pensiero in sede di riunione della Commissione consiliare di cui sopra.
Penso che molto oggi sia stato detto per la platea, mentre invece in sede di riunione di Commissione è molto più semplice discorrere proprio per la mancanza di un pubblico e certi accenni demagogici vengono lasciati perdere.
Cominciamo dunque dall'Istituto Professionale.
In sede di riunione della Commissione consiliare della Pubblica Istruzione abbiamo esaminato il problema e, praticamente, tutti i membri presenti, tranne il Consigliere Dolchi, si sono dichiarati d'accordo di rinviare l'esperimento per varie ragioni e non già per mantenere questa discriminazione a cui qualcuno ha accennato.
Noi abbiamo detto in quella sede che la legge stabilisce l'obbligatorietà della frequenza della scuola sino all'età di 14 anni e che, in mancanza di una nuova legge che elevi sino a 16 anni l'obbligo della frequenza della scuola potrebbe anche avvenire, cosa che tutti auspichiamo, che i ragazzi continuino ad andare a scuola sino ai 16 anni; però potrebbe anche accadere che a 14 anni compiuti i ragazzi cessino di andare a scuola e attendano di avere compiuto il 15.mo anno di età per avviarsi al lavoro.
C'è da augurarsi che anche in Italia venga adottata la risoluzione del MEC la quale sancisce che i ragazzi non possano essere avviati al lavoro fino al compimento del 16.mo anno di età.
Però per il momento tale legge non esiste in Italia e molte famiglie indirizzano i loro figli all'Istituto Professionale affinché possano essere avviati al lavoro nel più breve tempo possibile, ritenendo che in detto Istituto i loro figli possano conseguire una qualifica, ciò che purtroppo non avviene, almeno per quanto riguarda il settore commerciale, mentre avviene, forse, per quanto riguarda il settore industriale, perché per quest'ultimo settore vengono sentiti i suggerimenti dati dai datori di lavoro e dall'Intersind.
È evidente che l'Istituto Professionale va ristrutturato e modificato in relazione alle specializzazioni che sono richieste nel mondo del lavoro.
Abbiamo quindi ritenuto, in sede di Commissione, di non estendere per quest'anno il biennio all'Istituto Professionale Regionale proprio per la necessità che venga prima ristrutturato tale Istituto.
Ero certo che questo fosse l'argomento principale da discutere nell'adunanza odierna anche perché, dall'esame della mozione, delle interpellanze e dell'interrogazione presentate soltanto la nostra interpellanza concerne veramente la questione del biennio, poiché si chiede all'Assessore alla Pubblica Istruzione di voler fare conoscere "la reale situazione del primo anno sperimentale del biennio unico istituito nell'ottobre scorso per la Scuola Superiore".
La nostra interpellanza era in parte caduta dopo che la Commissione consiliare per la Pubblica Istruzione si era incontrata con il Comitato Tecnico del biennio, perché in quella sede abbiamo appreso che il Comitato Tecnico sta elaborando una relazione che verrà data all'Assessore il quale la porterà a conoscenza del Consiglio. Soltanto a quel momento e non prima si potrà fare veramente il processo o dibattito sull'argomento di cui si tratta.
Vi dirò che, in tale occasione, ho ascoltato per oltre un'ora una specie di dialogo tra il collega Andrione e i vari Professori del Comitato Tecnico, dialogo che è stato alquanto ermetico sino a che un Professore, ad un dato momento, ha usato parole chiare ed è uscito con la seguente frase, che ho sentito di nuovo qui stamane: "questo biennio serve perché noi prepariamo i ragazzi alle future scelte politiche, perché noi insegniamo loro i diritti, perché noi insegniamo a lottare contro lo sfruttamento".
Queste sono le parole dette da un membro del Comitato Tecnico del biennio.
Tutto giusto, io gli contesto semplicemente di avere omesso il vocabolo "dovere" in quella frase.
Io ritengo, infatti, che sia giusto che i giovani vengano preparati in modo diverso dato che la società è mutata e che la tecnologia ha sconvolto praticamente certi sistemi di vita, per cui i giovani devono essere preparati non solo nelle singole materie, ma anche per diventare dei buoni cittadini. Non si può insegnare, per diventare dei buoni cittadini, soltanto quelli che sono i diritti, a lottare contro lo sfruttamento e per le scelte politiche e non insegnare anche che esistono dei doveri da parte di ogni singolo cittadino nei confronti della comunità.
Questa omissione è per me una cosa gravissima. Se ben ricordiamo, l'esperimento del biennio è passato non attraverso una contrapposizione di blocchi, ma attraverso una maggioranza espressa dai vari gruppi politici qui rappresentati.
Però a me premeva una cosa al di là di tutti quei fumosi discorsi che ho sentito quel giorno e mi sono permesso di fare una domanda semplice e chiara dopo aver premesso che io davo per scontato che la classe insegnante avesse fatto tutto quello che era possibile che io davo per scontato che la classe insegnante avesse fatto tutto quello che era possibile per compiere il suo dovere in adempimento dell'incarico che le era stato affidato. La domanda che io ho rivolto è stata la seguente: "Un ragazzo che abbia fatto il primo anno di esperimento, oppure che abbia terminato il biennio e che, per cause varie, debba spostarsi da Aosta in un'altra città, oppure che non avvenga quella riforma senza la quale il biennio rimarrebbe un esperimento incompleto, questo ragazzo verrebbe recepito dagli Istituti tradizionali che ancora esistono?"
Io, come Consigliere regionale, mi sono assunto una responsabilità come tutti voi, quando abbiamo dato il via a questo esperimento, e questo non lo possiamo dimenticare.
A noi Consiglieri regionali interessa una risposta alla domanda che io ho posto e che ripeto oggi qui: "I ragazzi che escono dal biennio possono essere recepiti dagli Istituti tradizionali che sono rimasti, cioè il Liceo Classico, il Liceo Scientifico, l'Istituto Tecnico, l'Istituto Magistrale, ecc.?"
L'amico Andrione ed io facciamo parte, credo, di quella seconda categoria nella quale ci ha classificati questa mattina, senza fare il nome, la collega Siggia Bianco.
Cioè noi siamo per una riforma che investa tutta la scuola secondaria superiore con l'istituzione di un biennio unitario e, in un secondo tempo, di un triennio articolato e specializzato; altrimenti a che cosa servirebbe l'esperimento?
Mi è stato fatto osservare che i ragazzi, ultimata la Scuola Media, provavano uno shock nel frequentare la IV Ginnasio o la prima classe di Istituto Tecnico; ma io dico che lo shock rimane sempre, soltanto che è spostato di due anni.
La risposta a questa domanda deve darla il Consiglio sul quale ricade la responsabilità di tale esperimento.
L'amico Germano mi diceva questa mattina che il biennio va continuato; ma poi vi è il triennio tradizionale, dico io, perché la riforma della scuola non è stata ancora approvata in campo nazionale.
Giustamente il collega Andrione ha detto, in sede di riunione di Commissione consiliare della Pubblica Istruzione, che la riforma della scuola non potrà diventare realtà prima di tre anni.
In materia di scuola tradizionale mi rendo pienamente conto che vanno mutati certi indirizzi; però, quando ho sentito dire dall'insegnante - a cui ho accennato prima e dal quale mi divide tutto l'arcobaleno politico - che nella scuola moderna bisogna parlare di scelte politiche e che dalla vecchia scuola tradizionale escono individui di non so quale specie, non ho potuto astenermi dall'osservare: ma allora noi, che sediamo qui, siamo tutti degli individui spostati, perché, almeno per quanto mi riguarda personalmente, sono cresciuto e sono stato educato in una scuola tradizionale, anzi direi fascista ed autoritaria, e nessuno dei nostri insegnanti ha mai accennato alla necessità di prepararci a delle scelte politiche.
Nonostante questa scuola conservatrice, tradizionale, noi ad un certo momento abbiamo dovuto scegliere ed abbiamo saputo scegliere e con noi decine e decine di migliaia di giovani hanno scelto una strada che ci consente di discutere oggi proprio di queste scelte.
Noi crediamo nella verità di un mutamento della scuola e l'ho detto prima, all'inizio.
Io sono di un parere leggermente diverso da quello del Consigliere Caveri, ad esempio per quanto riguarda il Liceo, perché al Liceo - che è considerata la scuola classista per eccellenza e dalla quale dovrebbero uscire i dirigenti di domani - non formano materie di studio la sociologa e l'economia.
È vero che tali materie saranno studiate all'Università, però dovrebbero già formare oggetto di studio in una scuola superiore perché corrispondono alle esigenze moderne.
Noi non contestiamo, ripeto, l'esperimento del biennio per se stesso, però vogliamo essere certi che abbia risposto ai desiderata del Consiglio, che vuole una scuola in cui si insegnino ai giovani i doveri e i diritti e nella quale i giovani siano preparati per essere recepiti nelle scuole che non sono state annullate.
Noi attendiamo, pertanto, di conoscere dalla relazione che farà l'Assessore alla Pubblica Istruzione i risultati che ha dato l'esperimento, perché troppe cose ormai si stanno dicendo e si stanno facendo in una direzione nella quale vogliamo vedere chiaro.
Nell'incontro a cui ho accennato io ho detto, a coloro che erano favorevoli alla continuazione dell'esperimento del biennio, che c'è il pericolo che quelli che desideravano l'esperimento possano diventare perplessi e che quelli che erano perplessi possano diventare contrari se non viene posto in chiaro cosa è stato fatto.
Noi non contestiamo il diritto alla scuola e la Valle d'Aosta può menar vanto di essere, fra tutte le Regioni, quella che ha dato di più in questo campo; però certi miti non li possiede nessuno e nessuno deve credersi possessore o depositario di verità rivelate proprio in un momento in cui dette verità vengono discusse.
Vediamo dunque insieme il problema e cerchiamo di operare insieme affinché i giovani possano crescere nella tranquillità ed essere veramente preparati ad entrare in una società in continua evoluzione.
Ricordiamoci, non è come un esperimento che si fa in un'industria, ove se un lavoro è fatto male si rifà, ma un esperimento che si fa su dei ragazzi e, quindi, se noi sbagliamo un esperimento di questo genere portiamo allo sbandamento centinaia di giovani.
Non sarebbe giusto che per l'ambizione o il desiderio di emergere di un gruppo sparuto di persone - perché tale è la realtà in questo momento nella scuola - dovessero pagare centinaia di giovani.
Parlando dell'industria, ci siamo preoccupati dei numerosi lavoratori pendolari, ma stiamo attenti a non creare anche nella scuola degli studenti pendolari, perché allora creeremmo la discriminazione fra gli studenti.
Infatti, avverrebbe che i giovani le cui famigli dispongono di mezzi finanziari farebbero i pendolari per frequentare scuole od istituti fuori Valle, mentre i giovani le cui famiglie non hanno possibilità finanziarie dovrebbero forzatamente subire l'esperimento imposto nella Regione.
Noi operiamo per la gioventù, per coloro che saranno al nostro posto domani e, pertanto, i giovani hanno diritto di partecipare con noi alle scelte che li interessano personalmente.
Occorre, però, che tutto il mondo della scuola sia concorde per operare in questo senso e non, come mi risulta, soltanto una sparuta minoranza.
Se un solco divide il mondo della scuola, non so quale esperimento o quale riforma potremmo attuare, perché avremmo una classe insegnante che non seguirebbe le riforme ed allora occorrerebbero altri provvedimenti.
ANDRIONE - Credo che in questa discussione sia interesse del Consiglio fare anzitutto un catalogo delle differenti posizioni e delle differenti questioni che sono state esposte e, cioè, è necessario di vedere le differenze che esistono fra i vari problemi.
Nel parlare dell'esperimento che è stato iniziato un anno fa dobbiamo riconoscere che una parte di vero esiste nelle critiche e nelle difese che sono state avanzate in quest'aula, tenendo conto che il biennio è stato votato a titolo sperimentale.
Anche se presentato in questa maniera era però, in realtà, una anticipazione di una riforma scolastica generale che si credeva quasi immediata e che presupponeva altre riforme.
L'esperimento è stato adottato perché si pensava di arrivare primi al traguardo attuando, un anno o due prima, in Valle d'Aosta, una riforma che sarebbe poi stata adottata in campo nazionale con lo stesso metodo e con gli stessi criteri.
Certe illusioni sono sparite, anche perché la ventilata riforma della scuola, di cui si parla da circa 25 anni, è rimasta al piano di progetto ed è al piano di progetto che si affrontano con diverse impostazioni, e certe volte con impostazioni opposte, determinati esperimenti.
L'esperimento attualmente in atto in Valle d'Aosta, è peculiare della nostra Regione e sulla sua natura occorre riservare per ora ogni giudizio.
Non sembrerebbe serio né opportuno ritornare indietro - preciso che parlo a titolo personale - perché non si può sottoporre, quasi che fosse un "corpus vile", una certa fascia scolastica a degli esperimenti che un giorno si fanno in un senso e l'altro giorno in un altro senso, per ritornare poi ad un tipo diverso di scuola; il tutto a seconda di certe impostazioni che si pretendono politiche, ma che non lo sono o che, perlomeno, mancano del tecnicismo necessario ad ogni scelta politica.
A mio avviso il biennio deve essere lasciato funzionare per ora, correggendo, se mai vi sono, i difetti e le manchevolezze riscontrati in questo suo primo anno di vita.
A proposito del questionario di cui hanno parlato questa mattina prima il Consigliere Caveri e poi il Consigliere Pollicini, e comprendente uno schema di domande ai fini di una indagine statistica e sociologica, ritengo che una tale indagine, se può essere cosa normale a livello aziendale e a livello universitario, debba essere condotta con estrema prudenza a livello di ragazzi di 14 anni, perché costoro possono dare una interpretazione diversa, anche per l'atavica diffidenza dei valdostani ad ogni forma di ispezione nella loro vita privata.
Io personalmente ho una fortissima antipatia per ogni forma di questionario perché quando, diversi anni fa, ho fatto il militare, sono stato afflitto da una serie incredibile di questionari nei quali ritornavano costanti e persistenti delle domande che avrebbero dovuto essere contestate e che non potevano esserlo per ragioni di disciplina militare.
Ricordo, ad esempio, che ad un quesito ho dato una risposta che è stata reputata irriguardosa e che mi è valsa cinque giorni di consegna.
In materia di questionari vi è stato un precedente anni fa in Valle d'Aosta quando l'Assessorato alla Pubblica Istruzione, seguendo una politica che è criticabile, ha cercato di informarci sullo stato di intelligenza e sulle attitudini degli alunni delle scuole elementari e questo in previsione di un "dépistage" precoce di ogni forma di disadattamento sociale dei bambini, per poter intervenire ed adottare gli opportuni provvedimenti.
Il questionario, che era stato compilato con la collaborazione di un esperto, formulava, fra l'altro, la seguente domanda: "Il bambino elementare che è vostro allievo è capace? È intelligente? Si-no, molto- poco -sufficiente, ecc.".
Ora i maestri elementari, molto furbescamente, non risposero, limitandosi a lasciare lo spazio in bianco, perché non vollero prendere una posizione che poteva offendere i genitori di qualche alunno.
Certi strumenti di indagine socio-psicologica, che sono validissimi quando sono inseriti nel loro contesto naturale, devono essere usati con la necessaria prudenza quando vengono spostati in altri contesti.
Io personalmente credo, ripeto, alla assoluta buona fede e buona volontà di coloro che hanno impostato questa azione nella scuola; però chiedo che, proprio perché si parla di un tipo di scuola aperta, si tengano nel dovuto conto le particolari esigenze della nostra Regione.
Sgombrato in un certo senso il campo da quelle che possono essere le prese di posizione più o meno soggettive sull'esperimento che è in atto, mi sembra che la discussione di oggi sia riconducibile, in termini concreti, ad un solo problema, problema che deve essere affrontato nella sua interezza e che ha questo oggetto specifico: "estensione dell'esperimento del biennio all'Istituto Professionale Regionale".
Mi dispiace che il Consigliere Ramera abbia trovato ermetiche e fumose le mie parole in quella riunione: erano invece, a mio avviso, estremamente chiare e credo che quanto questa mattina è stato detto, sui motivi che giustificano certe scelte, dal Consigliere Dolchi prima, dal Vice Presidente Siggia poi ed in seguito dal Consigliere Germano, mi esima dal ripetere ancora una volta.
Noi siamo favorevoli ad una scuola che non sia classista, che dia un insegnamento serio e valido a tutti i giovani per un certo periodo di tempo.
Questo è il nostro scopo, scopo che è stato illustrato, forse in maniera un po' compiacente e un po' prolungata, anche da parte di diversi Consiglieri; però credo che l'esame che oggi il Consiglio è chiamato a fare sia quello di stabilire la rispondenza o, come si dice in termini di diritto penale, la correlatività fra questi ideali e l'estensione del biennio all'Istituto Professionale Regionale, perché rifuggiamo da ogni posizione romantica, da ogni posizione preconcetta nella quale si dice: "La rivoluzione è questa; noi abbiamo fatto la rivoluzione perché abbiamo fatto questo".
Noi vogliamo sapere che cosa si fa, vogliamo sapere quali sono i termini precisi dell'esperimento e quali sono le conseguenze dell'estensione del biennio.
Ritengo che sia indispensabile premettere che l'Istituto Professionale Regionale esista con una data forma giuridica, che fa sì che sia articolato in tre anni e che al termine dei tre anni dia una qualifica.
Il voler estendere il biennio all'Istituto Professionale Regionale vuol dire innestare le gambe di un giocatore di pallacanestro sul corpo di un nano, perché, dopo il biennio, l'alunno dovrà fare necessariamente l'unico anno che gli rimane per prendere quella qualifica.
Qui mi permetto di dire che pesano sul biennio tre critiche fondamentali, strutturali, che fanno assoluta astrazione da qualsiasi tipo di posizione individualistica.
1) Il biennio, così come è previsto dal decreto istitutivo del Ministro alla Pubblica Istruzione, prevede le cosiddette materie opzionali.
Ora non è possibile fare credere, a chi abbia un minimo di spirito critico, che una cosa è l'essere discriminati a quattordici anni, con la conseguente iscrizione alla IV Ginnasio oppure all'Istituto Professionale Regionale, ed altra cosa è l'iscrizione ad un biennio unico, dove però è data facoltà di scegliere come materia opzionale il greco, a chi intende frequentare il Liceo classico, oppure il disegno tecnologico a chi farà soltanto più un anno di studi per prendere la qualifica di congegnatore meccanico.
Non vi è assolutamente alcuna rispondenza tra le premesse e la riforma che si propone, non c'è quello che dovrebbe esserci e, cioè, un vero e approfondito studio sulle cause e sulla natura di un certo tipo di disgregamento della scuola, per il quale devono essere proposti limiti di altra natura di quella che discutiamo in questo momento.
2) Il Consigliere Pollicini ha detto che l'Istituto Professionale Regionale attua a danno dei ragazzi una colossale mistificazione, perché promette qualifiche professionali che poi non vengono rispettate dai datori di lavoro.
In effetti, avviene che i ragazzi per due anni seguono un tipo di scuola ed al terzo anno imparano affrettatamente alcune nozioni di carattere pratico sul funzionamento di determinati strumenti (tornio), in base alle quali viene poi loro conferito il brevetto di congegnatore meccanico, brevetto che non viene tenuto in conto dai datori di lavoro, motivo per cui i ragazzi che escono dall'Istituto Professionale finiscono per fare i manovali od altro mestiere.
Qualora non esistesse il problema delle materie opzionali ed il biennio fosse veramente uguale per tutti, i ragazzi dell'età di 14-16 anni non sarebbero soggetti all'obbligo scolastico e potrebbero liberamente scegliere di andare a lavorare senza avere frequentato quella scuola.
Questo è un grosso problema sociale sul quale occorre riflettere.
A mio avviso, la più grave iattura che potrebbe succedere in questo momento sarebbe quella dell'attuazione di una riforma della scuola che riconosca agli Istituti privati una serietà maggiore e più valida che nelle scuole pubbliche in fatto di insegnamento.
Noi vogliamo evitare questo pericolo, perché qualsiasi affermazione o riconoscimento del genere non troverebbe riscontro alcuno nella realtà.
La mancata riforma del triennio, cioè dei tre anni di scuola successiva al biennio, presuppone che al termine del biennio stesso i giovani possano frequentare una scuola che sia stata organizzata e studiata in funzione di quello che hanno fatto fino ad allora.
Ritengo che non sia onesto pretendere che un giovane, dopo aver frequentato un tipo di corsi, sia obbligato, in base al programma della scuola, ad essere a conoscenza di materie che non gli sono mai state insegnate e che quindi non ha mai studiato.
È vero quanto ha detto il Consigliere Germano e, cioè, che la scuola dovrebbe essere articolata su un quinquennio; ma riformata così come è ora significa che la scuola è rimasta al punto di prima, anzi peggio di prima.
Ed è su questo che noi chiediamo che avvenga la discussione, non su delle affermazioni teoriche, non su delle romantiche prese di posizione, per le quali è rivoluzionario non insegnare più certe materie ed insegnarne altre.
Io, personalmente, sono favorevole a che si cambino le materie insegnate o che, perlomeno, vi sia un vastissimo raggio di scelta; però bisogna che questo insegnamento sia fatto seriamente, tenendo presenti quelli che sono gli interessi dei ragazzi che vanno a scuola, ma anche agli interessi della società in cui vivono i ragazzi.
MILANESIO - La discussione che stiamo facendo oggi è senza dubbio alcuno molto importante; ha un solo difetto ed è che avrebbe dovuto essere fatta prima, cioè a tempo debito.
Purtroppo, il problema del biennio, per una serie di circostanze che io ritengo non colpevoli, è stato sottratto alle decisioni e alle scelte del Consiglio e questo perché vi erano dei pourparlers e delle intese con l'autorità scolastica centrale, cioè con il Ministero della Pubblica Istruzione.
Questo è il motivo per cui la sperimentazione del biennio ha avuto inizio senza che sia stata prima discussa dal Consiglio Regionale.
Per intenderci e per sgomberare il terreno da ogni equivoco, dirò che non è da oggi che il Partito Socialista Italiano sostiene la necessità di una riforma radicale della scuola in Italia e di conseguenza anche in Valle d'Aosta, dove però, lo riconosciamo, è stato fatto molto di più e meglio che altrove, ma dove purtroppo sostanzialmente le strutture sono quelle nazionali per quanto riguarda determinati tipi di insegnamento e per quanto riguarda le scuole create da noi con i poteri che lo Statuto ci conferisce.
Mi riferisco all'Istituto Professionale Regionale, scuola sulla cui funzionalità, efficacia e rispondenza alle necessità di lavoro vi sarebbe da fare un certo discorso.
Ritengo che sia oggi possibile sviluppare un discorso concreto in questo Consiglio sulla riforma della scuola con riferimento specifico all'argomento in discussione, cioè all'esperimento del biennio.
Io penso che tutte le forze politiche democratiche - e per forze politiche democratiche intendo quelle forze che hanno grosso modo contribuito alla creazione dello Stato repubblicano e che quindi hanno avuto una parte nell'Assemblea Costituente e, prima ancora, nella lotta di resistenza - penso che tutte queste forze, sia pure con sfumature diverse, siano concordi nell'affermare che la scuola va cambiata, perché impostata con criteri autoritari ed anche classisti secondo alcuni.
Questa mattina ho sentito dire da diverse parti che il biennio così come è stato portato avanti ha comportato delle disfunzioni di carattere pratico e di ordine etico o morale e che è stato un pessimo esperimento.
Io non posso condividere queste affermazioni e non le può condividere il mio Partito, perché noi riteniamo che questa riforma, cioè questo esperimento del biennio, corrisponda, sia pure con i difetti che ci possono essere, alle richieste della grande maggioranza delle forze politiche progressiste democratiche, nonché alle richieste delle Organizzazioni Sindacali ed anche della generalità degli alunni, dei quali dobbiamo pur tenere conto.
Noi riteniamo che le riforme che in questi ultimi anni sono state fatte timidamente nel campo della scuola italiana - dico timidamente perché si contraddicono anche tra di loro - debbano essere completate al più presto possibile in modo che anche in Italia, in analogia di quanto è stato realizzato in altri Stati democratici, socialisti o no, si possa conseguire un livello minimo di istruzione generalizzato che in molti altri Paesi si ha fino ai 17-18 anni.
Sino a questa età la scuola non può e non deve essere una scuola selettiva, ma deve essere una scuola formativa accessibile a tutti, in cui si possano compensare le deficienze e le disparità che si riscontrano a livello familiare.
Noi pensiamo che debbano essere offerte le stesse possibilità culturali a tutti i giovani di qualunque provenienza fino ad una certa età e vogliamo che questa età sia la più elevata possibile e, quindi, il biennio, poiché tende ad aumentare questa età scolastica di altri due anni, è da noi salutato favorevolmente come un anticipo di riforma e, come tale, sostenuto e difeso.
Evidentemente ci rendiamo conto dell'aspetto limitato di questa riforma e dell'insufficienza di quello che è stato fatto. Ha ragione il Consigliere Andrione quando diche che il discorso, per una ragione logica e anche di onestà intellettuale, va spostato sui tempi successivi, motivo per cui questo è soltanto un acconto di riforma e non già la riforma.
Noi concepiamo anche una scuola selettiva, ma dopo la scuola dell'obbligo, cioè dopo quella scuola che offre ai giovani la possibilità di formarsi una personalità autonoma e di poter optare per le scelte successive.
È chiaro che una scuola di tipo superiore, quale ad esempio un Istituto universitario o altri Istituti che sono configurati nelle riforme che da tanti anni si ventolano, è chiaro, dico, che una scuola di quel tipo deve essere formativa ed anche selettiva; ma la selezione non avviene più su base classista, ma sulla base dei valori individuali, sulla base delle scelte che i giovani hanno fatto e sulla base della personalità che i giovani hanno potuto manifestare e di certe loro tendenze.
È necessario, ripeto, che tutti i giovani possano fruire, fino ad una certa età, di un certo livello di istruzione e di consapevolezza civile, sociale, culturale e democratica, dopo di che essi potranno compiere l'altro passo, quello verso la scuola di tipo superiore, dove ognuno farà le sue opzioni e il cui accesso dovrà essere aperto a tutti i giovani.
Questa impostazione è stata accettata a livello nazionale, almeno teoricamente, da molte forze politiche e, fra l'altro, dalla stessa Democrazia Cristiana; d'altra parte il Ministro Misasi ha autorizzato la sperimentazione del biennio in Valle d'Aosta con la convinzione di contribuire al rilancio del discorso della riforma della scuola.
Quindi, se la Valle d'Aosta si è prestata ad effettuare questa sperimentazione, io ritengo che sia addivenuta a tale determinazione non già con superficialità e con una certa improvvisazione, ma anche sulla base di un ordine del giorno che è stato ricordato questa mattina dal Consigliere Germano e che venne votato dal Consiglio ai tempi della contestazione studentesca.
Quel documento, pur non autorizzando esplicitamente il biennio, parlava di elevare l'età della scuola dell'obbligo e di creare e favorire le condizioni reali per mettere in grado tutti i giovani di realizzare il loro diritto all'istruzione.
La Giunta Regionale, comportandosi in quel modo, non è andata contro la volontà politica espressa a grandi linee dal Consiglio, ma ha assecondato questa volontà politica.
Quindi io sono d'accordo con il Consigliere Andrione che ha detto: il biennio c'è, discutiamo su come farlo continuare, facciamo un bilancio critico di quello che è successo nell'anno scolastico che sta per finire, vediamo cosa può avere contraddetto nella pratica certi indirizzi di carattere generale e cerchiamo di mettere a punto questo meccanismo.
Debbo dire che un errore è stato commesso dalla Giunta e da noi tutti ed è stato quello di non aver seguito da vicino sul piano politico l'esperimento, ma di avere affidato esclusivamente a un Comitato tecnico, per il quale ho la massima considerazione, il compito di applicare questa riforma.
Così facendo, il potere politico è venuto meno a un suo preciso obbligo che era quello di seguire questa sperimentazione di riforma in ogni sua forma e in ogni sua manifestazione.
Questo distacco ha portato alle prese di posizione che sono state esposte oggi da alcuni Consiglieri.
Aggiungo che l'assenza del potere politico ha fatto sì che si manifestasse una certa insufficienza ed una certa incomprensione a determinati livelli nei confronti del biennio.
Non è pensabile che si possa attuare una riforma senza che questa riforma sia stata prima discussa e votata dal Consiglio Regionale.
Noi sappiamo assumerci le nostre responsabilità e diciamo che il distacco che si è creato va superato, facendo in modo che il discorso sulla riforma scolastica investa consapevolmente tutta la Regione affinché la riforma non possa essere considerata, a torto o a ragione, un colpo di mano oppure una manovra.
Detto discorso deve quindi investire in primo luogo gli organi politici e poi la scuola in tutte le sue espressioni: genitori, ragazzi, insegnanti e forze sindacali.
Soltanto a questo modo si può attuare una riforma e per sorreggerla occorre che ci sia la volontà del potere politico e l'opinione favorevole della maggioranza della popolazione.
Noi ci schieriamo a favore di questa riforma ma, sia ben chiaro, non già a favore del conformismo di destra o di sinistra, perché riteniamo che essa si inserisca in quella più generale della riforma della scuola che è in atto da molti anni nella società italiana e che è l'obiettivo perseguito dalle forze democratiche progressiste e di sinistra.
Per quanto riguarda la questione dell'estensione del biennio all'Istituto Professionale Regionale, noi socialisti non vediamo per quale ragione l'Istituto Professionale Regionale e gli altri Istituti professionali in genere debbano essere considerati scuola di seconda categoria e, cioè, scuola di serie B o C.
Esistono ovviamente dei problemi concreti che sono connessi con questa affermazione di principio e che non possono essere condivisi da molti qui in Consiglio; dobbiamo saldare la realtà con i nostri obiettivi che non sono irreali né utopistici, ma che corrispondono a una visione sociale e politica, anzi, direi, ad una visione nuova dell'uomo e della società in cui l'uomo deve vivere e organizzarsi.
Anzitutto, io contesto che possa esistere una istruzione professionale perché, secondo me, esiste una istruzione pubblica che deve essere estesa a tutti fino ad una certa età, dopo di che vi sono le specializzazioni.
Il termine "istruzione professionale" è già offensivo di per sé stesso, perché significa che noi non crediamo né all'umanesimo né all'uomo come motore della società, come soggetto della società stessa.
Noi non possiamo accettare un discorso classista.
L'abolizione, a suo tempo, del famigerato Avviamento Professionale fu l'inizio di una riforma e oggi il biennio è la continuazione e non già il completamento di questa riforma.
Io credo che l'istruzione debba essere estesa e generalizzata elevando anche l'età dell'obbligo scolastico, perché l'istruzione è necessaria per aumentare il livello culturale e sociale della popolazione valdostana e italiana.
Occorre quindi, a mio avviso, collegare con la realtà sociale e produttiva della Regione il meccanismo di questa riforma estendendo la riforma stessa all'Istituto Professionale Regionale.
Molte affermazioni sono state fatte relativamente all'Istituto Professionale Regionale e io confesso di non sapere quali di tali affermazioni siano esatte o, quanto meno, vicine alla realtà.
Da parte di qualcuno si sostiene che i giovani che frequentano l'Istituto Professionale Regionale trovano immediatamente un'occupazione, altri invece sostengono la tesi opposta, cioè che i giovani che escono da detto Istituto sono dei disadattati e dei disoccupati.
Questo discorso dovrebbe essere fatto sulla base di dati statistici che, io penso, dovrebbero già essere in possesso dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione e che, comunque, potrebbero essere reperiti in un tempo abbastanza breve attingendoli da fonti attendibili; perché l'utilità o meno dell'Istituto Professionale Regionale e la necessità di una sua riforma debbono basarsi soltanto su dati statistici.
Certo è che, fin da adesso, possiamo muovere delle critiche all'Istituto Professionale Regionale, partendo non già da posizioni astratte ma da dati certi, che dimostrano come il tipo di aziende attualmente insediate in Valle d'Aosta e il tipo di specializzazione che viene conseguita nell'Istituto Professionale Regionale non consentono una occupazione immediata dei giovani che frequentano l'Istituto se non per pochi elementi e per alcune specializzazioni ben definite.
Del resto, il discorso sull'istruzione professionale è aperto per il fatto che detta istruzione è contestata a livello nazionale; tanto è vero che esiste un progetto di riforma in questo settore, di iniziativa del Governo, con il quale verrebbe delegata alle Regioni ogni competenza in materia professionale e questo sarebbe già un passo in avanti.
Però, se le Regioni non riformeranno l'istruzione professionale, inserendola nel quadro più generale della riforma che lo Stato sta elaborando, è chiaro che noi continueremo ad avere in Italia una scuola classista, di serie A, e una scuola di serie B o C.
Del resto, le esigenze della produzione e la miriade di specializzazioni che si stanno verificando nel settore del lavoro fanno sì che anche certi settori dell'istruzione professionale non siano più rispondenti alle richieste del mercato del lavoro.
I datori di lavoro non sono soddisfatti dei giovani che escono dall'Istituto Professionale Regionale, ai quali non vengono riconosciute le qualifiche attribuite loro dall'Istituto stesso e devono, quindi, inserirsi nell'attività produttiva a livello di manovalanza o di operaio generico.
Soltanto successivamente e, cioè, dopo che all'interno della fabbrica hanno raggiunto la necessaria preparazione ed una ulteriore specializzazione conseguono il titolo di operaio specializzato o di operaio qualificato.
È quindi chiaro che occorre dare ai giovani una preparazione generale ad un livello assai elevato, in modo che possano specializzarsi tenendo presente, però, che oggi giorno ogni forma di specializzazione è in continua evoluzione.
È finito, infatti, il tempo delle arti e dei mestieri, quando il mestiere veniva tramandato con le tecnologie di un certo tipo da padre in figlio; oggi le specializzazioni proliferano e sono in continuo perfezionamento, motivo per cui occorre avere un determinato grado di cultura generale e di preparazione per essere in grado di conseguire determinate specializzazioni, che la tecnica produttiva moderna richiede nell'intento di perfezionare e di migliorare i metodi di lavoro.
Quindi noi ci dichiariamo, in linea di principio, favorevoli all'esperimento del biennio unico e riteniamo che tale esperimento vada esteso all'Istituto Professionale Regionale, avendo cura di collegare questa riforma con le esigenze manifestate dai giovani che sono interessati verso studi di tipo professionale.
Se il Consiglio condivide i principi generali di questa riforma che è conforme allo spirito che da anni anima le forze politiche progressiste e democratiche, non può che concordare sull'estensione del biennio all'Istituto Professionale Regionale.
Noi siamo d'accordo con il Consigliere Pollicini sull'opportunità di ricercare un accordo a livello di maggioranza e concordiamo sulla sua proposta di demandare alla Commissione consiliare permanente della Pubblica Istruzione, integrata da tutti i Capi gruppo, l'incarico di esaminare nuovamente i problemi della scuola in relazione all'esperimento del biennio e di proporre le misure e le decisioni idonee nell'interesse dei giovani, della cultura e della società valdostana.
Ricordo, in proposito, che noi avevamo già dato il nostro voto favorevole, nell'adunanza del 9 ottobre 1970, ad un ordine del giorno approvato dal Consiglio a maggioranza e con il quale si impegnava "l'Assessore alla Pubblica Istruzione e la Giunta Regionale a portare in Consiglio entro il giugno 1971 i risultati critici di tale esperimento, affinché il Consiglio stesso decida sulla validità o meno dell'esperimento stesso".
Chiediamo, però, che detta Commissione si riunisca subito per l'esame di questi problemi, faccia tutte le indagini che ritiene opportune e dia una risposta immediata.
Non vogliamo che la Commissione consiliare possa servire da espediente per arenare un problema, problema che è cresciuto, maturato ed è, a nostro avviso, irreversibile perché conforme alla realtà dei fatti.
Ho fatto un discorso di carattere abbastanza generale, senza scendere sul piano tecnico, perché ritengo che il discorso da fare in questa sede debba essere di carattere politico generale. Spetta al Consiglio che, per una serie di circostanze, non è stato investito del problema a suo tempo, l'ultima decisione sull'esperimento del biennio.
Noi siamo favorevole, ripeto, a questo di esperimento, beninteso con le osservazioni che abbiamo fatto ed i limiti che abbiamo indicati, ma riteniamo che il problema debba essere approfondito e che l'esperimento in atto debba essere considerato soltanto un acconto della riforma generale della scuola in Italia.
PEDRINI - Desidero, prima di tutto, rivendicare, sia pure in maniera modesta, ai Consiglieri del Partito Liberale questa discussione, che già circa un anno fa era stata fatta in quest'aula; in quell'occasione, i Consiglieri liberali avevano detto esattamente ciò che dicono oggi alcuni Consiglieri regionali.
Il mio intervento consterà di due parti nette e chiare: la prima riguarderà il biennio vero e proprio e la seconda riguarderà l'Istituto Professionale Regionale.
In merito al primo punto, ricordo che lo scorso anno i Consiglieri liberali dissero chiaramente che non erano contro il biennio come esperimento, ma che ritenevano cosa onesta e giusta di non imporre la volontà di pochi, ma di lasciare piena facoltà di scelta ai genitori ed agli alunni tra la scuola tradizionale ed il biennio.
Se la nostra proposta fosse stata accolta, non saremmo ora qui a discutere degli studenti che hanno frequentato il primo anno di biennio e che ora non sanno che cosa debbono fare, biennio che ha lasciato la bocca amara a tutti, come risulta dalle considerazioni fatte da ogni parte.
E' stata una volontà politica che ha deciso l'esperimento del biennio e, a questo proposito, vi leggo quanto diceva il giornale comunista "Le Travail" il 14 maggio corrente a proposito della scuola:
"Non si può dire che il biennio sia stata una conquista delle lotte studentesche degli anni scorsi, anche se ai tempi del glorioso movimento studentesco di biennio ne avevamo parlato. Esso è stato piuttosto il frutto di una certa situazione politica venutasi a creare in Valle dopo la scissione dei Democratici Popolari. Il fatto che il biennio sia stato deciso e studiato nel segreto di un'estate, quindi calato dall'alto, passato completamente sulla testa degli studenti e degli stessi insegnanti, costituisce secondo noi il difetto maggiore poiché dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che la nostra scuola è ben lontana dall'essere democratica".
Questo scriveva il giornale "Le Travail" ed allora debbo osservare che tutto quello che è stato detto in questa sede da alcuni Consiglieri non risponde a verità, poiché l'affermazione che sono stati gli studenti, gli insegnanti, i Sindacati e tutti quanti a volere l'esperimento del biennio viene smentita dai comunisti stessi, i quali ammettono che tale esperimento è frutto di una volontà politica.
Il giornale "Le Travail" sostiene ancora che l'istituzione del biennio ha rappresentato per la scuola valdostana un notevole passo in avanti per il prolungamento dell'obbligo scolastico fino a 16 anni.
Noi siamo perfettamente d'accordo su questo punto; però non comprendiamo perché si debba obbligare a frequentare una determinata scuola fino all'età di 16 anni - età che secondo voi comunisti dovrebbe essere ulteriormente elevata a 18 anni - per sfornare una classe di giovani che saranno occupati come manovali e non già come operai qualificati o specializzati; perché, una volta ultimato il biennio, non potranno proseguire gli studi per gli altri tre anni e rimarranno, quindi, con neanche un pezzo di carta in mano; ciò che li obbligherà a cercare lavoro nelle miniere e nei cantieri.
Io non faccio polemiche, mi limito ad esprimere un concetto che è molto chiaro ed al quale voi potrete rispondere.
Ho ricevuto un attimo fa una lettere firmata da alcuni professori, lettera in cui viene affermato che tutto quanto è stato detto in quest'aula nella mattinata odierna è inesatto e falso; e, per quanto riguarda l'accenno fatto da lei, Avvocato Caveri, alle tre novelle che sono state lette nel corso dell'anno, viene precisato che non già tre novelle sono state lette nel corso dell'anno, ma una serie di opere e passi di autori italiani e stranieri dell'800 e del 900, ciascuno dei quali è stato oggetto di analisi e di commento scritto.
In merito a questo particolare, dirò che alle ore 15,45 di oggi ho avuto occasione di parlare con un gruppo di genitori e di alunni, i quali, lungi dal concordare su quanto affermato dai professori, mi hanno riferito che, siccome non si sapeva sempre come occupare il tempo pieno, alcune volte gli studenti si recavano in biblioteca ove leggevano romanzi ed altro a titolo esclusivamente personale.
Non voglio togliere con questo il merito agli insegnanti del biennio, perché riconosco che molti di essi hanno fatto tutto quanto era nelle loro possibilità per andare incontro alle necessità di quegli studenti che volevano studiare e che si trovavano handicappati per il fatto che, prima di istituire il biennio, non si era pensato di preparare un vero e proprio programma, tanto è vero che il programma si faceva giorno per giorno.
Questo è il primo rilievo che noi Consiglieri liberali facciamo e, cioè, la carenza assoluta di una preparazione tecnica e didattica.
Debbo, per contro, segnalare l'operato di un professore che una mattina, arrivato in classe con tre quotidiani: "La Stampa", "La Gazzetta del Popolo" e "L'Unità", salito in cattedra, disse: "Oggi non commentiamo attraverso la lettura di un giornale quanto avviene nel mondo". Poi disse: "Mettiamo da parte "La Stampa", che è di Agnelli e quindi è un giornale conservatore e reazionario; lasciamo da parte anche "La Gazzetta del Popolo" perché è il giornale della Democrazia Cristiana e leggiamo, invece, "L'Unità" perché è il giornale della verità".
Cominciò quindi a dare lettura di alcuni passi di detto giornale, commentando i passi letti.
Lascio a chi di dovere dare una risposta in proposito.
Osservo però che, se questo è il modo di portare il progresso nelle menti degli studenti, se è così che voi intendete il biennio, allora noi Consiglieri liberali non concepiamo la scuola in questa maniera.
Noi concepiamo la scuola come una forza fatta e dai genitori e dagli studenti per ottenere un qualche cosa che possa loro servire in futuro per sé stessi.
Questo noi intendiamo come scuola e contestiamo decisamente che la scuola possa avere una impostazione politica.
Una magnifica risposta è stata data dal Corpo insegnante, che avrebbe dovuto scioperare oggi per il mantenimento del biennio: su circa 380 professori soltanto 72 sono scesi in sciopero.
La colpa non è, però, dei 72 insegnanti che hanno scioperato, ma bensì di coloro che hanno voluto attuare il biennio senza alcuna preparazione tecnica e scolastica.
Desidero soffermarmi un attimo sull'infausto questionario a cui è stato accennato, questionario che è stato poi fatto ritirare dall'Assessore alla Pubblica Istruzione, cosa di cui devo dare atto.
Noi, Consiglieri liberali, siamo contro coloro che voglio penetrare nella vita privata; non ammettiamo, ad esempio, che si possa chiedere ad uno studente se sia vero che è dovere di un ragazzo della sua età l'assoluta obbedienza ai genitori.
La domanda, in sé stessa, appare ingenua ed elementare, ma serve ad incitare i ragazzi a disubbidire ai genitori, a seguire quello che alcuni manipolatori della politica vorrebbero che loro facessero. Questa è la realtà dei fatti.
Noi, ripeto, non siamo contro il biennio e questo per un motivo semplicissimo: perché riteniamo di essere delle persone responsabili.
Il Consigliere Andrione ha ragione quando dice che non si può abolire "adesso" il biennio perché, se venisse abolito, che cosa farebbero quelli che hanno frequentato il primo anno di biennio?
Chi ha fatto il primo anno deve avere il diritto di fare anche il secondo.
Voi dovete, quindi, guardare in faccia la realtà e permettere che quest'autunno il biennio continui, lasciando aperta anche la possibilità di frequentare il primo anno a quelli che desiderano iscriversi al biennio.
Però, ripeto, dovete lasciare la libertà di scelta agli studenti fra frequenza del biennio e frequenza della scuola tradizionale.
Io desidero una risposta chiara in proposito, ribadendo che questa risposta deve significare libertà di pensiero e di azione scolastica sotto tutti i profili, perché non potete costringere gli alunni a fare quello che volete voi.
Soltanto lasciando facoltà di scelta noi sapremo se i genitori e gli alunni condividevano e condividono la vostra volontà di far sì che la frequenza del biennio, sia obbligatoria per tutti i giovani.
Ed ora parliamo un attimo dell'Istituto Professionale Regionale.
Ho qui sotto mano un foglio, stampato alcuni anni fa a cura dell'Amministrazione Regionale, sul quale c'è la scritta "Istituto Professionale Regionale" con la dicitura: "La qualificazione professionale è la migliore raccomandazione".
Oggi, improvvisamente, ci accorgiamo che tutta la propaganda che l'Amministrazione Regionale svolgeva anni fa per invogliare i ragazzi a frequentare l'Istituto Professionale Regionale non ha più valore e che è cosa sorpassata, perché voi comunisti vi battete a spada tratta contro la continuazione dell'Istituto Professionale Regionale.
Questo vostro modo di agire si diversifica da quello dei vostri compagni dei Consigli Provinciale e Comunali di Livorno, ove presso un Istituto Professionale sarà iniziato un corso di specializzazione del tipo di quello che voi volete abolire e, a tale scopo, è stato concesso un contributo di lire 38 milioni per l'acquisto di nuove attrezzature da assegnare in dotazione all'Istituto Professionale di Livorno.
Aggiungo che, mentre voi comunisti volete abolire l'Istituto Professionale Regionale, non più tardi di 48 ore fa la TV ha trasmesso in visione per mezz'ora un magnifico servizio sull'Istituto Professionale che alcuni Consigli d Valle del Trentino Alto Adige intendono realizzare nella loro Regione, che è affine alla nostra.
Se volete accertarvene avete soltanto da rivolgervi alla RAI-TV, chiedendo che vi sia dato il resoconto di tale servizio.
Aggiungo ancora che fra dieci giorni circa, e cioè il 3 giugno prossimo venturo, presso l'Istituto Salesiano "Rebaudengo" - che è uno dei migliori Istituto di formazione professionale esistenti in Italia - sarà tenuto un corso di perfezionamento e di aggiornamento tecnologico per il personale dei centri di aggiornamento professionale dipendenti dal Ministero del Lavoro.
Aggiungo, infine, che la "Olivetti", che è una Società molto seria, ha fatto uno studio profondo proprio sugli Istituti Professionali, i cui risultati sono stati raccolti in un volume.
Da tale volume, che io ho letto, si evince che sarebbe un gravissimo errore l'abolizione degli Istituti Professionali.
Ora, noi abbiamo la possibilità di potenziare, con i fondi di cui disponiamo, il nostro Istituto Professionale, dotandolo di materiale tecnico moderno che permetta il perfezionamento dei giovani secondo le nuove esigenze del lavoro, in modo che gli stessi al termine dei corsi possano inserirsi facilmente nel mondo del lavoro.
A questo punto non posso fare a meno di darvi lettura del seguente passo:
"In ogni caso, anche a voler prescindere dalla logica della riforma scolastica, l'Istituto Professionale Regionale sarebbe comunque da ritenersi superato quando una scuola si limita ad essere funzionale all'occupazione ed ha poi una preparazione specifica che non tiene conto della dinamica geometrica con la quale la tecnologia progredisce e si modifica ogni giorno nel mondo del lavoro; non ci si può meravigliare se questa scuola finisce per essere la fabbrica degli alienati e dei sotto occupati".
Io respingo sdegnosamente l'affermazione che dalla nostra scuola professionale siano usciti degli alienati o dei sotto occupati; è una vergogna che vi siano delle persone che osano scrivere cose del genere a scapito dei nostri ragazzi.
Dirò che i giovani usciti dall'Istituto Professionale Regionale di Verrès hanno trovato tutti lavoro presso l'ENEL, che è un'Azienda dello Stato, e che anche i giovani usciti dall'Istituto Professionale Regionale di Pont St Martin, fra i quali ve ne sono anche alcuni che non hanno ultimato l'Istituto, hanno trovato tutti un'occupazione.
Tu, Germano, stamattina hai affermato che i giovani, ultimati gli studi presso l'Istituto Professionale, non trovano lavoro e sono degli sbandati.
Io mi permetto di dissentire su questo e di dirti che il diploma rilasciato dall'Istituto Professionale è stato concordato con i Paesi del MEC e permette, tramite un esame integrativo, l'ammissione dei giovani alla quarta classe dell'Istituto Tecnico Industriale, oppure di continuare gli studi alla IV e V classe degli Istituti Professionali per arrivare poi fino all'Università.
In proposito, dirò che alcuni giovani che sono usciti dall'Istituto Professionale di Pont Saint Martin frequentano oggi l'Università.
Non corrisponde, quindi, a verità la tua affermazione che i giovani che escono dall'Istituto Professionale sono degli sbandati, in balia degli industriali, perché tutti hanno conseguito una qualificazione e sono stati assunti al lavoro con tale qualificazione.
È stato detto da qualche Consigliere, in questa sede, che tutti i giovani dovrebbero poter diventare dei professionisti, ad esempio geometri e ragionieri.
Ma di tali professionisti ve n'è una pletora tale che si fanno concorrenza l'un con l'altro per poter trovare un lavoro, mentre invece ci sono degli operai specializzati che sono diventati capi reparto e che, per avere frequentato l'Istituto Professionale, sanno che cos'è un tornio e percepiscono delle retribuzioni che i geometri e i ragionieri possono soltanto sognarsele.
Tanto per continuare, ho legge sul giornale "Corriere di Torino e Provincia" un articolo nel quale si dice che, ultimamente, nel vicino Canavese vi è stato un Convegno di studio sugli argomenti che oggi noi stiamo discutendo e che l'ordine del giorno approvato a conclusione dei lavori parla, fra l'altro, della "difficoltà nel reperimento di personale specializzato da parte di aziende di minore dimensione a causa delle nuove norme previste per le assunzioni e per l'abolizione di fatto dell'apprendistato attraverso la riduzione del tempo".
A tale Convegno hanno preso parte professori, Sindacati e rappresentanti di tutte le categorie interessate.
Non mi si venga, quindi, a raccontare la bubbola che i giovani che escono dagli Istituti Professionali sono degli alienati o dei sotto occupati, affermazione che, ripeto, respingo sdegnosamente proprio tenendo conto degli sforzi che hanno sostenuto i giovani che hanno frequentato o che frequentano gli Istituti Professionali.
Mi pare di poter sintetizzare brevemente quanto detto con semplice onestà di cuore e di intendimenti non già per difendere un concetto politico, che in questo campo non vogliamo che entri, ma proprio per difendere i giovani che domani saranno le nuove leve dirigenti della nostra Regione.
Noi riteniamo che tutti i ragazzi indistintamente abbiano diritto alla scuola, come pure all'assegnazione gratuita dei libri di testo, cosa per la quale io mi sono battuto e mi batterò ancora perché i libri di testo siano assegnati gratuitamente a tutti i ragazzi valdostani e non soltanto ad una parte (perché, così facendo, si commette una discriminazione, ed a tale proposito io ho presentato una mozione)
Mi riservo di dire ancora qualcosa in sede di dichiarazione di voto.
Concludo, affermando che non è attraverso l'abolizione dell'Istituto Professionale né immettendo i giovani nel biennio senza alcun preparazione, da parte dei professori né da parte degli studenti e senza alcun programma che si fa il bene e l'interesse dei giovani della nostra Regione.
GERMANO - Chiedo la parola per fatto personale.
MONTESANO, Presidente - Vuole dirmi in che consiste il fatto personale?
GERMANO - Io mi richiamo all'articolo 54 del Regolamento Interno del Consiglio il quale dice che: "È fatto personale l'essere intaccato nella propria condotta o il sentirsi attribuire opinioni contrarie a quelle espresse...."
Ora, il Consigliere Pedrini ha affermato che io, questa mattina, ho detto che l'Istituto Professionale Regionale deve essere abolito e che al biennio deve seguire un triennio unitario.
Questo non corrisponde a quanto ho detto io.
È valido come fatto personale?
MONTESANO, Presidente - Va bene, accolgo la sua richiesta.
Il Consigliere Germano non ha detto quello che il Consigliere Pedrini ha riferito.
GERMANO - Il Consigliere Pedrini mi attribuisce delle cose che non ho detto e questo può essere confermato dal verbale. Quindi io affermo che egli ha mentito e che di conseguenza egli è un bugiardo.
Faccio notare che l'articolo 55 del Regolamento interno recita: "Quando, nel corso di una discussione, un Consigliere sia accusato di fatti che ledono la sua onorabilità, egli può chiedere al Presidente del Consiglio di nominare una Commissione, la quale giudichi sul fondamento dell'accusa".
Il Consigliere Pedrini, se lo ritiene opportuno, può quindi chiedere al Presidente di nominare la Commissione in questione per l'accertamento dei fatti.
Detto questo, io dichiaro che non corrisponde né al nostro pensiero né alla nostra volontà politica l'abolizione dell'Istituto Professionale Regionale. Noi chiediamo l'estensione del biennio all'Istituto Professionale Regionale e vogliamo che detto Istituto abbia specializzazioni che consentano ai giovani, al termine dei corsi, di poter trovare una occupazione conforme alla specializzazione conseguita.
Inoltre ho detto che al biennio dovrebbe seguire il triennio, che dovrebbe essere impostato tenendo conto del preesistente biennio e delle esigenze che rendono necessaria la riforma della scuola.
Non è ammissibile, infatti, che ogni anno la scuola sforni migliaia di maestri, di geometri e di ragionieri, che non riescono ad inserirsi nella vita perché non possono svolgere la professione per la quale hanno speso anni studio e rimangono disoccupati.
È indubbio, quindi, che la scuola va riformata.
PEDRINI - Io ammetto che il Consigliere Germano non voglia abolire l'Istituto Professionale Regionale; però chiede che l'Istituto Professionale Regionale sia incluso nel biennio, il che significa che i giovani frequenteranno i corsi dell'Istituto Professionale Regionale soltanto ad ultimazione del biennio ed avverrà, quindi, che essi al termine degli studi (biennio ed Istituto Professionale Regionale) avranno raggiunto l'età di 20 anni e dovranno prestare servizio militare prima di aver guadagnato una lira.
BALESTRI - Premetto che noi abbiamo aderito all'ordine del giorno presentato dal Consigliere Pollicini perché riteniamo una necessaria una discussione approfondita sui problemi della scuola; questo, però, non significa voler rinviare ogni decisione in merito al problema in discussione, che riconosciamo essere della massima urgenza.
Riteniamo, infatti, che la Commissione consiliare della Pubblica Istruzione possa espletare il suo mandato entro breve tempo, di modo che non si può parlare di voler arenare il problema.
Rimane il fatto, e tutti lo sappiamo, che si è dato inizio troppo frettolosamente al biennio, istituito a titolo sperimentale e, quindi, è venuta a mancare la necessaria preparazione del corpo insegnante, per cui si sono verificati i noti inconvenienti.
D'altra parte, non può recar meraviglia che si siano riscontrati degli inconvenienti nel corso del primo anno di esperimento del biennio, perché ogni riforma incontra delle difficoltà nel suo primo periodo di applicazione.
Tutti sono concordi nel riconoscere la necessità urgente di una riforma della scuola e, per quanto riguarda l'esperimento del biennio, i colleghi Consiglieri ricorderanno che nella seduta del 9 ottobre 1970 il Consiglio aveva stabilito che i risultati di tale esperimento fossero comunicati al Consiglio, entro giugno 1971, per una discussione approfondita sull'argomento e per decidere sulla validità o meno dell'esperimento stesso.
Una cosa è certa ed è che non si può ritornare indietro, perché ciò significherebbe aumentare la confusione che già esiste.
Occorre, quindi, che cerchiamo tutti assieme di eliminare gli inconvenienti riscontrati, perché il biennio è sorto per volontà del Consiglio, in relazione anche al fatto che era prevista una riforma della scuola in campo nazionale.
Ovviamente se tale riforma dovesse non avvenire o ritardare troppo, noi dovremmo rivedere tutta la questione.
Per quanto riguarda l'Istituto Professionale Regionale, non corrisponde a verità che, in sede di Commissione, tutti i Commissari fossero contrari ad estendere il biennio all'Istituto Professionale Regionale, perché io per primo mi dichiarai in linea di massima favorevole, facendo peraltro presente l'opportunità di non precipitare le cose, ma di studiare il problema prima di dare l'avvio ad un cambiamento in tale settore.
Non si è parlato di sopprimere tale Istituto, ma di vedere se vi fosse la possibilità di dare una maggiore istruzione ed una maggiore preparazione ai giovani affinché possano inserirsi più agevolmente nel mondo del lavoro.
SAVIOZ - Il Consigliere Pedrini ha accennato all'esposto inviato dai professori insegnanti del biennio all'Assessore alla Pubblica Istruzione, ai Presidenti della Giunta e del Consiglio ed ai Capi Gruppo consiliari e ritengo che sarebbe opportuno, per l'approfondimento del problema, che tutti i Consiglieri prendessero conoscenza del tenore di tale esposto (di cui dà quindi lettura).
DOLCHI - Ritengo inutile riaffermare nuovamente quali siano le posizioni comuniste sull'argomento in discussione.
Desidero, peraltro, respingere l'accusa di strumentalizzazione che ci viene rivolta dal Consigliere Pollicini, significando che strumentalizzazione vuole dire avvalersi di un determinato mezzo per raggiugere un certo scopo.
Noi, invece, stiamo battendoci per il mantenimento del biennio che abbiamo chiesto a suo tempo e per l'inserimento dell'Istituto Professionale Regionale nel biennio.
Noi ci battiamo affinché questo avvio di riforma venga mantenuto e dimostri come la Valle d'Aosta ha saputo assumersi l'iniziativa di tale riforma, che non è altro che un anticipo di quella riforma della scuola che deve essere attuata in tutta Italia.
Anche noi abbiamo mosso delle critiche al biennio ed abbiamo lamentato che il biennio sia stato "calato dall'alto" e attuato senza una decisione specifica del Consiglio Regionale.
Come già questa mattina, dobbiamo lamentare il fatto che sia stato aumentato il prezzo del latte senza che se ne sia discusso in Consiglio e, così pure, dobbiamo lamentare che il Consiglio non sia stato reso edotto che attualmente è in discussione al Parlamento italiano una modifica allo Statuto speciale della Valle d'Aosta.
Secondo il Consigliere Pedrini, il biennio sarebbe una scuola comunista; ma, a prescindere dal fatto che del Comitato di studio per l'attuazione del biennio non faceva parte alcun elemento comunista, corrisponde a verità che nella scuola valdostana vi sono dei professori, dei genitori e degli studenti comunisti che hanno dato il loro contributo affinché l'esperimento desse risultato positivo.
Ricordo in proposito che i Sindacati della C.G.I.L., della C.I.S.L., della U.I.L, e del S.A.V.T. hanno espresso chiaramente il loro pensiero sul problema del biennio, tanto è vero che hanno indetto uno sciopero del corpo insegnante che ha visto ben 72 professori astenersi dall'insegnamento, percentuale che è molto più alta di quella delle astensioni che si verificano normalmente negli scioperi del corpo insegnante.
Ora non tutti i 72 professori che hanno scioperato erano comunisti; sarebbe troppo bello se il Partito Comunista avesse una forza così potente.
Nel gruppo dei 72 insegnanti che hanno scioperato vi sono, oltre che dei comunisti, dei democratici popolari, degli unionisti, dei socialisti, dei democristiani e dei senza partito.
Detti insegnanti hanno delle idee ben precise sul problema del biennio e su quello della necessità di una riforma della scuola ed hanno ritenuto loro dovere di richiamare l'attenzione del Consiglio Regionale su tali problemi.
Negli interventi dei colleghi Consiglieri di questa mattina vi sono state molte inesattezze anche perché talune affermazioni si riferivano a cose sentite dire.
Ad esempio, il Consigliere Pedrini dovrebbe dirci il nome ed il cognome dell'insegnante al quale si riferiva quando parlava dell'insegnante che intendeva intrattenere la classe su tre giornali e che si sarebbe limitato, a suo dire, a commentarne uno solo.
A me risulta che i giornali che venivano letti agli studenti, nel periodo di un mese e mezzo di esperimento, erano non soltanto tre, ma ben cinque.
Il nostro ordine del giorno vuole una parola chiara e definitiva sul problema dell'estensione del biennio all'Istituto Professionale Regionale ed implicitamente anche una riconferma del biennio, in considerazione del fatto che questa mattina è stato messo in discussione il biennio stesso.
Abbiamo preso atto delle buone intenzioni espresse dal Consigliere Pollicini; però l'apposizione della sua firma all'ordine del giorno presentato unitamente ai Consiglieri Chamonin, Balestri e Caveri, contrasta con le affermazioni che ha fatto nel corso del suo intervento, perché detto ordine del giorno rinvia ogni decisione sui problemi in discussione.
Noi siamo contrari alla politica del rinvio, perché per 25 anni si è rinviata l'attuazione di norme costituzionali, quali, ad esempio, l'approvazione della legge sul controllo degli atti degli Enti locali.
Da troppo tempo si rinviano, inoltre, soluzioni di problemi importanti che interessano la popolazione.
Secondo l'Assessore Milanesio ed il Consigliere Mappelli, la discussione che si fa oggi avrebbe dovuto essere fatta l'anno scorso; ma lo scorso anno si è discusso dei problemi in questione ed è stato anche approvato all'unanimità dal Consiglio un ordine del giorno.
Non penso che in quella occasione mancassero gli elementi perché il Consiglio potesse decidere con cognizione di causa; è chiaro, comunque, come è emerso dai vari interventi fatti oggi, che non si può tornare indietro per quanto riguarda l'esperimento del biennio.
Ricordo all'Assessore Milanesio che è stato il Ministro fascista Bottai ad istituire una scuola unica per i primi tre anni e contemporaneamente l'Istituto di Avviamento Professionale - sempre per i primi tre anni - ribadendo così il concetto delle due scuole, di cui una per i figli dei borghesi e l'altra per i figli degli operai e dei contadini.
È stata la nuova Italia repubblicana che ha abolito l'Istituto Professionale di Avviamento al lavoro, scuola di categoria e, e che ha unificato i primi tre anni scuola in una unica scuola media.
In sede di riunione della Commissione consiliare per la Pubblica Istruzione, motivando il mio voto contrario alle proposte di rinvio dell'estensione del biennio all'Istituto Professionale Regionale - proposte che avevano trovati consenzienti tutti gli altri membri della Commissione - ho detto che il non inserimento dell'Istituto Professionale Regionale nel biennio significava ricalcare le orme del Ministro fascista Bottai.
Sono queste considerazioni di fondo che ci fanno insistere per l'accettazione del nostro ordine del giorno e per una scelta cosciente e definitiva da parte del Consiglio Regionale.
Ha detto l'Assessore Milanesio che ogni discorso sull'utilità, o meno, dell'Istituto Professionale Regionale deve essere impostata su dati statistici che possono essere desunti da indagini esperite dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione.
Ebbene, queste indagini sono state fatte - penso che l'Assessore Lustrissy ce lo confermerà durante il suo intervento - e sono seguiti degli incontri con i Sindacati, con i datori di lavoro, con gli studenti e con i genitori degli studenti.
Ed allora, perché rinviare ulteriormente ogni decisione sull'argomento in discussione, tanto più che è stato detto che si tratta di una scelta politica?
Il voler rinviare ancora ogni decisione sull'argomento significa cercare di eludere una scelta che per noi è qualificante, tanto più in questo momento della vita politica in cui i grandi problemi si fanno pressanti e attendono una soluzione nell'interesse dei lavoratori.
Primo fra tutti il problema della scuola e quindi i problemi della casa per i lavoratori, della riforma sanitaria, dei trasporti, ecc., tutti problemi la cui soluzione è di estrema urgenza.
Una domanda viene spontanea: con quali forze politiche si riuscirà a realizzare queste riforme in Valle d'Aosta?
I comunisti, già l'abbiamo detto, sono favorevoli alla riforma della scuola, che ha avuto il suo avvio con l'esperimento del biennio, e ribadiscono che sono disponibili e pronti a dare il loro contributo disinteressato per la continuazione dell'esperimento del biennio e perché l'Istituto Professionale Regionale sia inserito nel biennio stesso secondo le modalità che potranno essere successivamente concordate; perché se questo inserimento non avvenisse, l'esperimento del biennio sarebbe infruttuoso.
Noi riteniamo che al momento del voto ogni forza politica assumerà le proprie responsabilità e dirà chiaramente se è pro o contro il biennio e se è favorevole o no alla continuazione della riforma nella scuola.
Concludo, ripetendo che i Consiglieri Comunisti sono pronti a dare tutta la loro collaborazione disinteressata per la soluzione dei problemi che, di volta in volta, saranno sottoposti al Consiglio e alla Giunta nell'interesse delle classi lavoratrici.
SIGGIA, Vice Presidente - Non mi soffermerò a sottolineare la necessità di modificare le strutture scolastiche attuali, perché tutti i Consiglieri nei loro intervento hanno riconosciuto con motivazioni valide, anche se qualche volta espresse come pure affermazioni di principio che lasciano il tempo che trovano.
E neppure vi ripeterò quale è la nostra linea politica su questo punto, perché già tutti la conoscete.
Desidero soltanto difendere il nostro gruppo dall'accusa, rivoltaci oggi da qualcuno, di strumentalizzare la discussione.
Noi, oggi, sappiamo assumere le nostre responsabilità come già le abbiamo assunte nel passato.
Chiaro era lo scorso anno il nostro pensiero sulla nuova struttura da dare alla scuola in Valle d'Aosta e lineare e senza compromessi è stata la posizione da noi tenuta nella Commissione consiliare della Pubblica Istruzione.
Siamo i soli in quest'aula che abbiamo il coraggio di esprimere senza riserve e in modo limpido il nostro pensiero.
Non abbiamo bisogno di strumentalizzare nulla e non parliamo per la platea.
I giovani, oggi, non hanno bisogno di senti pontificare dai loro banchi i Consiglieri regionali per giudicarne l'operato e valutarne la serietà.
Chi ha ascoltato con attenzione gli interventi dei Consiglieri Caveri e Pollicini avrà certamente notato quale divario vi sia fra i due interventi e, ciò nonostante, vediamo che entrambi sono firmatari con altri due Consiglieri di uno stesso ordine del giorno.
Come può essere possibile un simile controsenso?
A nostro avviso vi è una sola spiegazione ed è che le posizioni dei singoli Consiglieri di maggioranza sono diverse.
Ma perché non dirlo, allora, invece di nascondersi dietro una richiesta di rinvio di ogni decisione sull'argomento, quando si sa che tale rinvio significa soltanto che lo stesso tema verrà riproposto tra un paio di settimane?
È giusto quindi che le posizioni di tutti i Consiglieri emergano senza sotterfugi e senza aspettare che nella maggioranza un Gruppo riesca a prelevare su un altro, perché questa è la realtà, cioè il rinvio significa soltanto aspettare l'intesa dei Gruppi politici.
Devo, a questo punto, sottolineare il fatto che ho molto apprezzato l'intervento del Consigliere Andrione, perché ne riconosco lo sforzo vero di analisi e la serietà nell'affrontare il tema di fondo del dibattito.
Mi corre l'obbligo, però, di precisare i motivi per cui non possiamo essere d'accordo con lui: occorrono una seria analisi ed uno studio profondo, perché per prendere decisioni ponderate non servono i giudizi vaghi, se non addirittura in malafede, dati di certi Consiglieri, ma occorre una base seria da cui partire per effettuare scelte responsabili.
Mi pare che i risultati delle indagini sull'esperimento del biennio siano più che sufficienti per un giudizio immediato e non dilazionabile.
Il Comitato Tecnico, gli insegnanti, gli studenti e i sindacati sono stati sentiti, gli atti ci sono, fra i quali la relazione degli insegnanti e quindi altre indagini non apporterebbero nuovi elementi.
Siamo già in possesso di tutto quanto occorre per una decisione responsabile da parte del Consiglio Regionale e noi chiediamo questa decisione.
ANDRIONE - Per quel senso di chiarezza a cui ha fatto ripetutamente cenno il Consigliere Dolchi, è necessario, a mio avviso, che la discussione venga scissa in due parti perché riguardanti due distinte questioni e precisamente:
1) il biennio, sulla cui validità sono state espresse molte perplessità e delle critiche che rappresentano, evidentemente, determinate tendenze politiche, per cui alla discussione di tale questione si dovrebbe soprassedere per il momento perché prematura.
2) L'Istituto Professionale Regionale, che è stato istituito con legge regionale in data 17.11.1960 n. 8.
Detto Istituto non può essere incluso sic et simpliciter nel biennio proprio per la sua particolare struttura e, pertanto, la proposta che io faccio, proposta seria e responsabile, è che nella prima adunanza del prossimo mese di luglio sia sottoposta all'esame e discussione del Consiglio la struttura dell'Istituto Professionale Regionale.
Raccomando, a tale proposito, ai colleghi Consiglieri di voler prendere visione del testo della legge regionale istitutiva di tale Istituto, affinché il Consiglio possa fare una discussione seria ed approfondita sull'argomento, al termine della quale potrebbe anche decidere di includere tale scuola nel biennio.
LUSTRISSY - Data l'ora tarda, cercherò di essere breve e sintetico e di rispondere ai quesiti postimi dai Colleghi Consiglieri.
Naturalmente devo fare una premessa: se non ci fosse stato il biennio nella Valle d'Aosta, il Consiglio Regionale, forse, non si sarebbe mai occupato di problemi scolastici.
È stato questo un elemento di confronto e di apertura sui problemi della scuola che ha dato la possibilità a tutti i gruppi politici, a tutta la Comunità che vive e opera attorno alla scuola di maturare delle proprie convinzioni e di esprimere anche nelle proprie opinioni.
Dato che, in questa sede, sono state fatte più volte affermazioni nei confronti del corpo insegnante, che così magistralmente, con dedizione civica, con passione e senso del dovere e del sacrificio, ha condotto avanti questa sperimentazione, io mi ritengo in dovere, quale Assessore alla P.I.; di ringraziarli qui pubblicamente per quanto loro hanno fatto e per l'attività svolta nei confronti della nostra comunità nell'unico intento di lavorare congiuntamente all'Assessorato e alla Giunta Regionale per dare, concretamente, alla nostra Regione, una scuola nuova e più incisiva nei confronti della società in modo da assicurare ai nostri ragazzi un migliore avvenire, una migliore carriera scolastica.
Detto questo, devo anche, brevemente, far grazia di tante illazioni che qui sono state fatte, che sono forse il portato della scarsa conoscenza del problema o della non voluta conoscenza, perché, ad un certo punto, è anche presumibile pensare che certi partiti possano, in definitiva, conoscendo la posizione dei singoli lettori sul problema della scuola, tentare di strumentalizzare ad arte certe posizioni, per trarne dei vantaggi elettorali e questo è nella logica politica; però, quando si portano alla discussione di tematica così impegnativa, come quella della scuola, degli elementi di confusione artatamente distorti, perché, in questo caso, dobbiamo riferirci anche all'opera disfattista di certi insegnanti del triennio, e son ben identificati, che al contrario di quanto è stato fatto nel biennio e cioè di preoccuparsi di perfezionare la loro preparazione, di inserirsi veramente nella concreta realtà della riforma, non hanno fatto altro che contestare e denigrare continuamente quanto si stava facendo, senza per altro apportare un contributo positivo alla discussione, organizzando gruppi di protesta, organizzando gruppi di sedizione proprio all'interno della scuola, perché se da una parte si grida: la scuola sta diventando marxista, dall'altra però non ce se ne accorge che proprio nella scuola tradizionale ci sono i focolai di quella giovane Italia che sta rinascendo con sempre maggior vigore e che sta veramente in questo periodo opprimendo la mente dei ragazzi e turbando la coscienza di molte famiglie.
Questo, io devo dire per amor della verità, perché, essendo a contatto dell'ambiente della scuola, ho avuto modo di constatare come giornalmente si perpetrino così, a detrimento della scuola, questi misfatti.
È questo che io denuncio anche all'opinione pubblica, assieme alla strumentalizzazione, che alle volte appare persino volgare, tant'è vero che nel testo del discorso fatto scivolare stamane nella tasca di un Consigliere regionale dell'opposizione io ho potuto identificare una firma, ed una firma qualificata che capeggia la sedizione di alcuni insegnanti, che si qualificano come insegnanti esperti, ma che, in effetti, sono i portatori del più bieco nazionalismo nella scuola nell'eccezione più anti-regionalista che non sia stata pensata e ripensata nella nostra Regione.
Detto questo, devo anche brevemente portare i Consiglieri a conoscenza di quanto si è fatto in base a quelle che erano le premesse del documento sulla sperimentazione didattica, all'interno di questo primo anno di attività.
La validità degli obiettivi generali e delle finalità didattiche, che hanno ispirato l'istituzione del biennio unitario, non può essere verificata se non in modo parziale al termine del primo anno di sperimentazione.
Tali obiettivi si collocano infatti nel quadro di un disegno più vasto che interessa l'intera fascia della scuola secondaria superiore e non possono essere realizzati senza un radicale processo di rinnovamento della scuola, che sta a monte e a valle del biennio unitario.
È tuttavia possibile e doveroso fare un primo bilancio dell'attività svolta e dei risultati conseguiti, per verificare in quale misura e in quali limiti sono state realizzate le finalità e le ipotesi didattiche che informano l'esperimento.
Tra gli obiettivi che il biennio si è proposto di raggiungere vi è l'avvio alla realizzazione di un discorso aperto della scuola per tutti, non tanto in forza di una legge, e noi sappiamo quanto poco si possa incidere sulla scuola con le leggi, quanto piuttosto in forza di una revisione dei contenuti e della metodologia della formazione.
Il biennio ha realizzato innanzitutto un diritto unitario sia sul piano delle impostazioni dei programmi - che sono identici per tutte le classi - sia sul piano metodologico. La revisione dei contenuti è stata effettuata attraverso un adeguamento dei programmi alla realtà culturale del nostro tempo, in armonia con le istanze più vive della moderna pedagogia, elemento caratteristico della cultura del nostro tempo e rilievo assunto dalla scienza, di conseguenza largo spazio è stato dato all'educazione scientifica che occupa tra le discipline del biennio un posto di primo piano, l'insegnamento della matematica, delle scienze e della fisica, impostato secondo i più moderni criteri didattici e sulla base del metodo sperimentale, rappresenta uno dei più validi strumenti per la promozione della cultura di base dei giovani e per lo sviluppo.
Altro elemento significativo della revisione dei contenuti è costituito dalla presenza delle discipline sociali che mira a colmare una grave lacuna nella formazione culturale umana dei ragazzi.
Se il fine della scuola è quello di permettere un inserimento critico del giovane nella realtà, è necessario che egli conosca gli aspetti sociali, economici e politici che la caratterizzano per poter operare in essa in modo autonomo e creativo. Per quanto concerne la metodologia della formazione, l'attività didattica del biennio è stata finalizzata al pieno sviluppo della personalità e della comunità.
Un processo così impegnativo non si realizza nell'arco di un anno; quanto si è fatto in questa direzione è solo un primo passo e deve necessariamente registrare molti limiti.
I modi attraverso i quali si è avviato il rinnovamento metodologico sono sostanzialmente una impostazione più democratica della vita scolastica, un nuovo rapporto di collaborazione tra insegnanti ed alunni, l'attuazione in larga misura del lavoro di gruppo e del lavoro individualizzato, la realizzazione di libere attività assunte dagli allievi sulla base di scelte personali.
I primi frutti di questo esercizio di vita democratica già incominciano a manifestarsi nella crescita del senso di responsabilità, di un comportamento socialmente più maturo, nella capacità dei ragazzi di utilizzare l'abilità personale a vantaggio della collettività.
Il diritto allo studio è un altro degli obiettivi generali che la sperimentazione si è proposta di raggiungere, ancora una volta, però, è necessario sottolineare che solo un rinnovamento radicale e globale della scuola può rendere effettivo tale diritto; le disuguaglianze sociali incidono sulla riuscita scolastica dei ragazzi fin dall'infanzia, fin dalla scuola materna, e a livello di scuola dell'adolescenza si potranno al massimo attenuare i dislivelli, colmare i ritardi meno gravi. E' quanto si è cercato di fare nel primo anno di biennio unitario.
Attraverso una impostazione didattica che tiene conto dei ritmi personali di apprendimento e lasciano notevole spazio al lavoro di recupero e di approfondimento, è stato possibile seguire in modo particolare chi aveva maggiori lacune e gravi carenze. La scuola a tempo pieno, la flessibilità dell'orario e dei programmi, la variabilità dell'attività hanno permesso agli insegnanti di individuare le situazioni più difficili e di programmare gli interventi pedagogici e culturali più adeguati. Nelle ore dedicate al lavoro individualizzato gli alunni, divisi in piccoli gruppi, assistiti dagli insegnanti, hanno potuto rivedere le parti di materia non ancora assimilate, effettuare le necessarie esercitazioni, ottenere insomma quella cura individuale di cui avevano bisogno.
Ai fin del recupero, assai valida si è rilevata la tecnica del lavoro di gruppo che ha permesso la reciproca comunicazione di conoscenze ed esperienze e l'aiuto vicendevole.
Una scuola che non impone a tutti di raggiungere lo stesso traguardo nello stesso tempo, ma che si preoccupa soprattutto di offrire i mezzi affinché ciascuno realizzi le sue potenzialità secondo il ritmo che gli è più congeniale, è certamente, nonostante i suoi limiti, un primo passo verso la realizzazione del diritto allo studio.
Scuola e comunità locale
La connessione tra la struttura scolastica e la comunità locale è un altro degli obiettivi di fondo della sperimentazione. Il biennio ha iniziato ad aprirsi all'ambiente che lo circonda seguendo una duplice direzione: sia stimolando gli alunni a prendere coscienza degli aspetti e dei problemi della comunità locale attraverso inchieste e ricerche di carattere sociale, visite ad opifici e aziende, interviste e corrispondenze con il mondo del lavoro, sia coinvolgendo all'attività scolastica nei problemi della sperimentazione le famiglie degli studenti e i rappresentanti della comunità, enti locali, sindacati, associazioni culturali, associazioni professionali; la partecipazione di studenti, genitori ed insegnanti alle assemblee periodiche, comuni, in cui si discutono i problemi delle classi e l'impostazione didattica organizzativa del lavoro, la costituzione del Consiglio di esperimento, secondo le modalità indicate nel documento programmatico, sono la testimonianza della volontà della scuola di aprirsi al mondo che la circonda e di recepirne gli stimoli.
È questa la strada che si deve percorrere se si vuole che la scuola si rinnovi, e a sua volta diventi fattore di rinnovamento concreto della società.
La valutazione
In una scuola che mette al centro dell'attività di apprendimento dell'allievo la sua crescita personale e la sua formazione sociale, la valutazione è un fatto continuo, e non limitato a certi periodi dell'anno. Essa comporta inoltre un radicale cambiamento del concetto tradizionale di accertamento basato sull'interrogazione, il compito in classe e il voto.
Gli strumenti tradizionali mirano ad una verifica di quanto e come ciascuno ha assimilato un insegnamento impartito in maniera uniforme a tutti; una scuola informativa orientativa deve preoccuparsi non solo del profitto ma anche della maturità che l'allievo va progressivamente acquisendo.
Di qui la necessità di conoscere l'allievo, di apprezzarne la motivazione e lo sforzo, individuare le sue attitudini e i suoi interessi, di aiutarlo a crescere ed a fare le sue scelte ed infine di misurare i progressi effettuati sul piano delle conoscenze e delle capacità.
I mezzi di osservazione, di indagine e di verifica sono stati offerti nel corso della sperimentazione, in primo luogo dalle tecniche stesse dell'apprendimento: il dialogo e la discussione del lavoro di gruppo, il lavoro individuale, la ricerca, le esercitazioni, le relazioni scritte integrate da questionari e prove oggettive nell'ambito delle singole discipline. A questo proposito va sottolineato il fatto che tutte le prove scritte sono state elaborate collegialmente dagli insegnanti della stessa materia, così come i criteri di valutazione sono sempre stati concordati tra gli insegnati e discussi con gli studenti, cosa che ha notevolmente ridotto il margine di soggettività sempre presente nella valutazione.
Una verifica condotta su base rigorosamente scientifica è stata effettuata per quanto concerne la matematica; nel mese di ottobre è stato somministrato a tutti un test d'ingresso relativo alla conoscenza di aritmetica, algebra e geometria; in base ai risultati del test è stato possibile organizzare un primo lavoro di recupero nei confronti di alunni particolarmente carenti.
A fine maggio sarà somministrato un test, sempre preparato da specialisti in materia, che fornirà indicazioni preziose sul grado di sviluppo delle capacità di ragionamento raggiunto, dopo un corso di studio condotto con criteri e metodi non tradizionali.
Ai fini di una più approfondita conoscenza della personalità, le capacità e attitudini degli allievi, in collaborazione con un gruppo di psicologi, si è provveduto a somministrare a tutte le classi una serie di reattivi di intelligenza generale verbale. I risultati dei test sono stati comunicati ed illustrati dagli psicologi sia ai consigli di classe, sia alle famiglie ed agli studenti convocati espressamente.
A conclusione del primo e del secondo quadrimestre i vari elementi ricavati dalle osservazioni e dalla verifica effettuata nel corso dell'attività scolastica si sono tradotti in una serie di giudizi che mettono in evidenza il contributo dato dall'allievo al lavoro collettivo, il suo rendimento nei vari gruppi di disciplina, le lacune gravi, con motivazioni circostanziate, gli interessi emersi.
La scheda di valutazione, che raccoglie tutti questi elementi di giudizio, sostituisce a tutti gli effetti la tradizionale pagella, come disposto dal decreto ministeriale del 12.2.1971, e qui rispondo indirettamente al Consigliere Maghetti ed altri che avevano chiesto quali garanzie potessero avere i ragazzi che dopo il primo anno si sarebbero iscritti in scuole fuori valle. Il decreto così stabilisce: che la scheda informativa del secondo quadrimestre che sarà rilasciata agli allievi che avranno frequentato una classe del periodo sperimentale sostituisce a tutti gli effetti la pagella contenente le votazioni finali nella corrispondente classe degli analoghi tipi di istituzioni scolastiche. Nella scheda di cui al precedente art. 1 sarà posta l'indicazione che la medesima con riferimento al presente decreto sostituisce a tutti gli effetti la pagella scolastica.
Materiale e sussidi didattici
Il rinnovamento dei contenuti e dei metodi esige materiale e sussidi didattici adeguati.
In base all'impostazione dei programmi - e i programmi ci sono stati e non come ha affermato qualche Consigliere che era una scuola senza programmi - tutti i Consiglieri hanno avuto nel mese di ottobre, in allegato, i documenti di base della sperimentazione, il decreto ministeriale, e i relativi programmi, per singola disciplina e per singola materia.
In base all'impostazione dei programmi e delle richieste avanzate dai Consigli di classe e vagliate dal gruppo di coordinamento scientifico, è stato fornito ai vari plessi il seguente materiale:
Filone letterario linguistico
Opere di letteratura contemporanea italiana e straniera, narrativa, poesia, teatro; opere di consultazione, saggi, monografie. Tali testi, che costituiscono un primo nucleo delle biblioteche di plesso, dovranno in futuro essere potenziate e sono stati utilizzati sia per lo sviluppo e l'approfondimento del programma di italiano, sia come programma per l'attività di ricerca individuale e di gruppo. Ogni ricerca è stata seguita da relazioni, analisi, commenti scritti e dalla compilazione di schede volte a puntualizzare l'argomento dell'opera letta.
I temi fondamentali, personaggi più significativi. Metodo audiovisivo, France en directe, Niveau 2 per l'insegnamento del francese. Il metodo messo a punto da una équipe di studiosi francesi, e collaudato da una lunga sperimentazione effettuata in Francia, consiste in una serie di dialoghi, via via più complessi, registrati su magnetofono, cui si accompagna una serie di diapositive che costituiscono l'illustrazione grafica del dialogo.
L'adozione di tale metodo si è rilevato validissimo sul piano didattico; ha permesso agli allievi di fissare e utilizzare strutture grammaticali e sintatiche, di arricchire il lessico, di acquisire una sicura padronanza della lingua.
Filone scientifico
Sono stati forniti proiettori cinematografici da 16 mm. e da 8 mm., una serie completa di film da 16 mm. a colori della enciclopedia britannica, che costituiscono una importante e insostituibile fonte di ricerca, studi, approfondimenti, nel campo della zoologia, della botanica e dell'ecologia; un gruppo di films da 8 mm. sull'anatomia e la fisiologia umana. Tale materiale è stato usato a turno in tutti i plessi per l'insegnamento delle scienze ed ha sostituito almeno parzialmente i tradizionali libri di testo, nonché le eventuali prove di laboratorio.
Dopo ogni proiezione, relativa discussione, gli alunni hanno redatto una relazione individuale o a gruppi, con l'aiuto della scheda allegata ad ogni film.
Apparecchiatura di laboratorio per esperienze di fisica, secondo il metodo P.S.S.C. (Commissione per lo studio della fisica), metodo già collaudato da tempo in numerose scuole secondarie italiane e straniere, il primo volume del corso di Fisica, sempre a del P.S.S.C., fornito a tutti gli alunni, alcuni films 8 mm., a sussidio ed integrazione del programma.
Il corso di fisica impostato su programma sperimentale si è rilevato pienamente valido ai fini della formazione scientifica degli alunni.
Filone storico-sociale
Corso Formez, metodo audiovisivo, comprendente proiettori Magyfon, con magnetofono incorporato, filmine e relativi fascicoli per materiale di studio. Il corso è articolato in una serie di cicli; le tecniche e i rapporti e i comportamenti sociali, il tempo libero, il lavoro, lo Stato, i rapporti internazionale, che a loro volta si suddividono in vari temi. Ogni argomento viene presentato attraverso la proiezione di filmine e proposto alla discussione della classe; lo studio e l'approfondimento dei problemi è sollecitato da una serie di letture tratte da opere di storici, sociologi, filosofi, contenute nelle dispense che accompagnano il corso.
LIMITE E CARENZE DELL'ESPERIMENTO
Il rinnovamento della scuola esige strutture scolastiche adeguate, un corpo insegnante dotato, oltre che di una elevata cultura generale, anche di una sicura cultura professionale; la presenza di una équipe psico-pedagogica, che si inserisca in modo attivo e continuo nell'attività scolastica.
L'esperimento del biennio unitario ha trovato quest'anno un notevole limite per l'inadeguatezza delle strutture edilizie che ha costretto i vari plessi a funzionare in sedi scolastiche diverse, con grave pregiudizio per il coordinamento didattico organizzativo; alla poca buona sistemazione dei plessi si è aggiunta la scarsità, in molti casi la mancanza di aule specifiche; molte attività non si sono potute realizzare per mancanza di spazio.
Per quanto concerne il corpo insegnante, è necessario provvedere alla sua qualificazione mediante corsi di aggiornamento culturale pedagogico. Alcuni corsi sono già programmati per il mese di giugno e di settembre; è necessario inoltre mettere a disposizione dei docenti strumenti culturali didattici nuovi e dare loro la possibilità di fruire di una consulenza didattica continua.
È infine indispensabile che nella scuola entri il medico, lo psicologo, l'assistente sociale. Tale équipe deve diventare parte integrante dei consigli di classe, e non limitare la sua presenza ad una consulenza saltuaria, soprattutto ai fini della individuazione dell'attitudine degli alunni e di una rigorosa impostazione dei problemi dell'orientamento. È necessario fornire alle scuole strumenti idonei ed esperti dotati di competenza specifica.
Come vedete, l'attività, sia pure coi limiti qui prospettati, in sede di verifica, limiti che noi riconosciamo e che sono stati riconosciuti in parte anche da molti Consiglieri, l'attività di questo primo anno di scuola è stato intenso, ed ha richiesto l'impegno di tutti quanti.
Come conclusione di questa prima parte, che cosa possiamo dire?
Che l'apertura della scuola verso la comunità, per la prima volta, ha suscitato una serie di reazioni e una serie di scoperte per chi sinora aveva considerato la scuola come un locale chiuso dove si andava una volta ogni tanto per registrare puntualmente il voto dato al ragazzo e per domandare informazioni sul comportamento del ragazzo.
Con la nuova scuola, invece, introducendo queste rappresentanze diverse di genitori, di operatori della comunità, si è avuto la possibilità di osservare che nella scuola non tutto funziona perfettamente; però, mentre, trattandosi di una scuola sperimentale, tutti gli occhi si sono puntati sulla scuola sperimentale, la scuola di tipo tradizionale è stata persa di vista e lì si sono perpetrate le cose più inimmaginabili di questo mondo; perché li si può fare tutto quello che si vuole, si può spaccare, si può rompere, lì non succede niente perché è la scuola tradizionale; se qualcosa succede al biennio viene esaltata e riproposta in termini diversi. Noi non nascondiamo che ci sia qualcosa, e molto da rivedere nei contenuti, nei programmi e soprattutto nel metodo, nell'attività del biennio, però d'altra parate non dimentichiamoci che la scuola di tipo tradizionale ha le sue magagne, i suoi difetti e tutto un bagaglio che noi ci portiamo dietro da anni ed anni, che però non riusciamo mai a verificare perché non ce ne interessiamo mai, se non indirettamente. Ora, noi dobbiamo anche porci questo problema: in sostanza e quando parliamo di scuola tradizionale, soprattutto per noi regionalisti, che cosa significa? Significa una scuola tradizionale impostata su determinati metodi e criteri di insegnamento e non so se qualcuno di voi si ricorda ancora i libri di testo di certi filoni letterari, o del filone storico.
Ho avuto modo di consultare i libri di testo. Non sono altro che l'esaltazione nazionalistica di certe vicende rapportate poi nel tempo ad altre situazioni storiche e culturali. Ora, noi, che cosa vogliamo dalla scuola essenzialmente? Vogliamo soprattutto che la scuola recepisca e abbia in sé anche una motivazione che sia regionalistica: non solo regionalista di tipo chiuso, ma regionalista di tipo aperto verso tutta la problematica di un mondo nuovo, di una Europa che noi stiamo costruendo, perché giornalmente, puntualmente si parla di Europa, ma non si parla mai di cittadini europei.
Ora, la vera formazione dei cittadini europei passa, necessariamente, attraverso la scuola, e solo se riusciremo attraverso la scuola a superare questi schemi nazionalisti e questa impronta tradizionale che dà alla scuola un contenuto meramente nazionalista, noi potremo inserirci meglio in questo momento storico e veramente pensare ad una Europa diversa, migliore, perché avremo formato dei cittadini destinati a costituire questa nuova unità europea.
Per quanto riguarda i diritti ed i doveri del Corpo politico, io leggevo di recente una osservazione del Maritain, il quale ad un certo punto sosteneva questo: che il Corpo politico ha il diritto e il dovere di promuovere presso i suoi cittadini, principalmente mediante l'educazione, il credo umano e temporale, da cui dipendono la comunione nazionale e la pace civica. La scuola pubblica deve quindi integrare l'educazione civica, formare la coscienza ed il costume dei giovani in senso democratico, secondo la costituzione, ma in quanto scuola pubblica non può intervenire nella sfera delle motivazioni interiori politiche ed è per questo che noi difenderemo sempre e dovunque questo concetto di scuola che sia aperta verso la comunità, di una scuola che sia rinnovata, di una scuola che sia essenzialmente obiettiva, cioè che abbia dei contenuti che siano universali, che non abbiamo e non seguano la tentazione che forse ci può essere, c'è in tutte le scuole, da parte di qualche insegnante, di trasformare la scuola in un vera e propria scuola promozionale per il partito a cui aderisce.
Questo noi non vogliamo nella scuola; vogliamo che la scuola sia al servizio della comunità, perché è un servizio sociale destinato alla comunità, e che rappresenti dei valori universali e ci opporremo e controlleremo perché la scuola assolva a queste funzioni e non soffra di queste tentazioni di opposti estremismi che stanno sempre allineati nell'uno o nell'altro ciclo della scuola.
Quando si fa riferimento poi alla scuola umanistica come alla scuola ideale, cioè qua, per intenderci, parliamo di liceo classico, io mi ricordo di un episodio recente: abbiamo festeggiato la resistenza quest'anno, il 25^ anniversario, e abbiamo voluto proporre alle ultime classi degli Istituti di istruzione secondaria della Valle d'Aosta un tema sull'Autonomia valdostana e sulla Resistenza. Ebbene, sapete qual è stato il risultato? Chi ha partecipato a questa prova di concorso sono stati gli Istituti tecnici, non c'è stato un componimento negli istituti di istruzione classica. Questo, cosa dimostra? Che la scuola non fa affatto educazione civica, che la scuola non ha mai parlato di regionalismo, che la scuola non ha mai parlato dell'autonomia valdostana, che la scuola non ha mai parlato di Resistenza; c'è un vuoto, ci sono delle lacune incolmabili e se questi vuoti si registrano proprio in quella scuola che da molti viene indicata come modello, perché plasma e forma, secondo qualcuno, la nuova classe dirigente - io dissento su questo, perché la nuova classe dirigente la ritroviamo a tutti i livelli - io mi chiedo, se una scuola che non è motivata e non coltiva l'educazione civica e non sa rendersi conto dei valori che ha attorno a sé, non sa puntualmente registrare dei fatti così importanti, degli avvenimenti storici contemporanei di tale disposizione? Allora dobbiamo veramente metterci tutti quanti a rivedere tutta la questione scolastica, non solo del biennio, ma di tutta la scuola secondaria, ed è per questo che, essendo l'esperimento limitato, per il momento, a questi primi due anni di attività, la Giunta Regionale ha deciso di costituire due Commissioni di studio formate da insegnanti, la prima per proporre eventuali integrazioni e revisioni di programmi e di contenuti nell'arco del biennio e del triennio, cioè del ciclo completo di scuola secondaria, e una seconda Commissione espressione dei Sindacati della scuola che dovrà proporre all'Amministrazione regionale le linee di riforma, o le linee di tendenza per la riforma della scuola secondaria di 2^grado. Con questo noi, entro pochi mesi, potremo avere a disposizione ulteriore materiale di discussione e potremo, ultimata questa discussione sulle procedure e sui tempi di realizzazione, fare effettivamente un dibattito efficace perché questa scuola risponda alle esigenze della nostra comunità regionale inserita in una visione più ampia che non sia strettamente quella regionale o nazionale, ma aperta alla comunità europea.
Per quanto riguarda l'Istituto Professionale, io devo dire questo: non voglio tediarvi con altri lunghi interventi, perché già molto è stato detto da coloro che i hanno preceduto e soprattutto dai Consiglieri che hanno, insieme a me, esaminato il problema, cioè i colleghi membri della Commissione Consiliare della Pubblica Istruzione. Noi, l'anno scorso, abbiamo rinviato l'inserimento dell'Istituto Professionale nella sperimentazione del biennio perché avevamo delle perplessità, delle preoccupazioni; queste perplessità e preoccupazioni abbiamo cercato di chiarirle nel tempo, come? Consultando tutti coloro che in un modo o nell'altro erano interessati al problema dell'istruzione professionale. Abbiamo consultato i Sindacati, abbiamo consultato insegnanti, abbiamo consultato le associazioni dei datori di lavoro, dei dirigenti di azienda, le associazioni di categoria professionali, insomma, e ne è venuto fuori cosa? Ne è venuto fuori che l'Istituto Professionale così come è concepito, così come è congeniato, dovrebbe essere per lo meno ristrutturato, perché non serve più, dice qualcuno. Non è che non serva più, non è più finalizzato a quelle che sono le esigenze economico-sociali della Regione, cioè di elevare la possibilità di istruzione ai nostri ragazzi con quei criteri, con quei concetti che sono stati posti alla base della sperimentazione del biennio, e dall'altra di avere una formazione professionale più rispondente a quelle che sono le esigenze dell'economia regionale. Non è che noi dobbiamo continuare a sfornare dei geometri, e qui collego l'istruzione professionale e l'istruzione tecnica, che siano poi dei disoccupati, ragionieri disoccupati, maestri, al limite, anche disoccupati, segretarie d'azienda disoccupate; unici occupati, forse perché hanno l'età, sono i qualificati delle sezioni industriali.
Ma se vogliamo fare un discorso sui numeri, noi quest'anno a Pont-St.-Martin qualificheremo, se supereranno gli esami, tre ragazzi nella sezione industriale. Annualmente l'Istituto Professionale regionale qualifica un centinaio di giovani di cui sessanta, sessantatre segretarie d'azienda, e una quarantina di ragazzi con qualifiche diverse, congegnatori meccanici o congegnatori elettrici. Queste sono le statistiche dell'Assessorato e corrispondono ai dati segnalati dalle singole scuole. Perciò si po' arzigogolare sui dati, si può anche informare male, però la realtà è questa: che il problema dell'istruzione professionale in definitiva, come numeri, ha questa dimensione; che questi ragazzi ad un certo punto si trovino inseriti a livello di singola industria, è anche vero, perché le industrie hanno necessità di rincalzi giovani con un minimo di preparazione. Sappiamo che nelle altre Regioni d'Italia tutti si occupano dell'istruzione professionale: Istituti privati, Consorzi di Provincie, industrie, ecc., per cui c'è caos e confusione ed è per questo che le nuove Regioni rivendicano dallo Stato la competenza in materia professionale, competenza che noi abbiamo già in base al nostro Statuto.
Ora, noi vediamo che questi ragazzi vengono quasi subito utilizzati dalle imprese, perché? Perché sono i primi disponibili sul mercato della mano d'opera; però questi ragazzi poi sono immessi a dei corsi di qualificazione all'interno delle singole aziende e non vengono assunti con la qualifica rilasciata dalla scuola, ed è solo nel nostro paese che la formazione professionale è affidata all'ente pubblico, perché negli altri paesi europei - e ne ho avuto la conferma di recente, partecipando ad un convegno organizzato dalla fondazione Agnelli - la formazione professionale è affidata ai sindacati e ai datori di lavoro. Unico caso è il nostro, quello italiano aberrante, dove ci troviamo di fronte all'Amministrazione pubblica che si occupa di istruzione professionale e qualifica male, perché non è mai in grado, come Amministrazione pubblica, di conoscere i tempi di riconversione, le esigenze delle singole imprese, perché manca questo scambio di opinioni, mancano questi contati tra il pubblico potere e le aziende private. Ecco perché in Italia si parla tanto di istruzione professionale in questo momento e tutte le Regioni stanno indicendo convegni, sempre più numerosi, sull'istruzione professionale, perché veramente si è arrivati al limite di rottura.
Ora, fatte tutte queste considerazione, sembrerebbe opportuno suggerire, per lo meno, la ristrutturazione completa della scuola professionale. Ma se noi non teniamo conto, come diceva bene il Consigliere Andrione, che abbiamo una legge regionale istitutiva dell'Istituto Professionale, che prefigura un certo tipo di istruzione professionale, dobbiamo avere la volontà tutti insieme di modificare la legge, di riconoscere che la legge è superata o che dobbiamo o modificare i profili professionali, oppure "tout court" abolire la legge, ma per abolire la legge bisogna proporre qualche cosa in alternativa, non dire semplicemente "aboliamo gli istituti professionali e li inseriamo nel biennio". Noi siamo d'accordo su questo, però ad un certo punto dobbiamo anche renderci conto che quest'operazione non può essere fatta così brutalmente sconvolgendo tutto un sistema, ma questa operazione deve essere fatta o simultaneamente rivedendo i contenuti dei profili professionali, e questo lo possiamo fare con decreto dell'Assessore alla Pubblica Istruzione, adeguandoli a quelli che sono i contenuti culturali e scientifici del biennio, e poi successivamente prevedere la ristrutturazione dell'Istituto Professionale, in modo che al terzo, al quarto o al quinto anno, secondo i casi, secondo il tipo di qualificazione che si vuole dare o che si vuole fare conseguire al ragazzo, ci siano delle uscite a livelli diversi di specializzazione. Che sia poi al terzo, al quarto, al quinto anno, dipenderà dal tipo di specializzazione; ci sono delle professioni nuove che noi per esempio non abbiamo ancora preso in considerazione, tipo: operatori meccanografici, qualificati nel settore dell'elettronica e cioè in definitiva dovremmo finalizzare l'istruzione professionale alle esigenze del sistema produttivo regionale.
Io non vedrei in questo uno scontro fra opposte tendenze, perché sulla sostanza molte cose coincidono. Ho l'impressione che questo equivoco sia stato forse provocato artatamente da qualche malevolo interprete della discussione che si è sviluppata in questi ultimi tempi sull'Istituto Professionale. Ora, credo che sostanzialmente si possa concordare sull'esigenza dell'inserimento del problema dell'Istituto Professionale nella discussione generale della riforma della scuola secondaria, prevedendone la ristrutturazione finalizzata a quelle che sono le esigenze generali della riforma, ossia l'elevazione dell'obbligo scolastico da 14 a 16 anni con possibilità di qualificare professionalmente i ragazzi con corsi successivi di varia durata ed in rapporto con le opportunità di occupazione.
Non voglio perdermi in altri dettagli perché le osservazioni sono state molte e molte sono state anche fatte per la scarsa conoscenza del problema. Mi sono occupato, credo, delle cose più importanti; ritengo ancora di dire questo, che, per quanto riguarda la conduzione della sperimentazione alcune osservazioni siano state fatte sul modo della gestione, cioè sul non interessamento di una certa parte degli inseganti alla gestione. Io ritengo di dire questo: che la gestione della scuola competeva alla scuola in quanto tale. Io vorrei che anche nelle altre scuole si costituissero i consigli di gestione per aprire la scuola alla comunità, in modo che gli insegnanti, le famiglie e gli altri che sono interessati al problema scolastico collaborino strettamente per migliorare la scuola. Vorrei che questo si facesse invece di gridare allo scandalo o sollecitare certe cose in modo poco simpatico alle volte, ma che gli insegnanti si impegnino veramente a portare nelle loro scuole questo discorso.
Questo è quanto io avevo da dirvi a conclusione di questo dibattito che ci ha impegnati in questa giornata. Naturalmente ho messo in rilievo le cose essenziali; la Commissione Consiliare per la Pubblica Istruzione, così come è stato proposto nell'ordine del giorno della maggioranza, integrata dai capi gruppo, verrà convocata quanto prima dal Presidente della Commissione, e vedremo di fare tutti assieme, attorno ad un tavolo, in ambiente un po' più tranquillo questa discussione, per approfondire questi argomenti e per fare delle scelte precise avendo a disposizione tutta la documentazione che la Commissione Consiliare ha avuto modo di raccogliere in questo ultimo periodo. E qui mi rivolgo ai Consiglieri del Partito comunista, che hanno stimolato questo dibattito, e di questo diamo atto, perché era giunta l'ora di fare il punto sulla situazione, come a tutti i Consiglieri che hanno presentato interpellanze sul problema.
La proposta della maggioranza non mira certo a rinviare sine die la questione dell'I.P.R., ma dato che permangono in alcuni Consiglieri delle incertezze dobbiamo e vogliamo chiarire queste incertezze perché si proceda con le idee più chiare, per lo meno sul problema della scuola, per non generare nuova confusione. Decidere oggi l'inserimento dell'Istituto Professionale così, o dire che tutto va bene, che non c'è niente da modificare, non ha senso; facciamo ancora questa ulteriore analisi e poi, dopo di questo, a breve scadenza, qualcuno parlava della fine di giugno, io ritengo che si debba anche anticipare, perché le iscrizioni poi si chiudono il 25 luglio, si decida con chiarezza quello che si vuole fare, che poi una volta approfondita la questione, una volta esaurito il dibattito a livello di Commissione, dove non c'è l'esigenza di fare certi sfoghi plateali, il tutto venga ridimensionato e si assuma una decisione chiara in rapporto alla riforma della scuola, tenuto tonto che il biennio è nato e autorizzato da un Decreto Ministeriale e non coinvolge la legislazione regionale nel mentre ogni decisione riguardo l'Istituto Professionale coinvolge l'attività del Consiglio Regionale. L'opinione pubblica esige da noi decisioni chiare ed indicazioni precise e noi tutti abbiamo il dovere di non disattendere tali aspettative.
MONTESANO, Presidente - Con la risposta data dall'Assessore alla Pubblica Istruzione ai vari interventi sui problemi in discussione, il dibattito può considerarsi chiuso.
Il Consiglio deve, quindi, passare alla votazione dei due ordini del giorno presentati.
Il primo ordine del giorno è quello proposto dal Consigliere Dolchi a nome del Partito Comunista ed il secondo ordine del giorno è quello che porta le firme dei Consiglieri Pollicini, Chamonin, Balestri e Caveri e che è stato proposto dal Consigliere Pollicini a nome dei Gruppi consiliari della maggioranza.
Cominciamo con l'ordine del giorno proposto dal Consigliere Dolchi: c'è qualche Consigliere che intende fare dichiarazioni di voto?
RAMERA - L'Assessore Lustrissy, nella parte conclusiva del suo intervento ha praticamente confermato quanto io ho detto questa mattina e, cioè, che dall'argomento che doveva formare oggetto di discussione, cioè l'Istituto Professionale Regionale, il dibattito è scivolato sul problema del biennio.
Noi voteremo contro l'ordine del giorno presentato dal Gruppo Comunista e voteremo, invece, a favore dell'ordine del giorno presentato a nome della maggioranza consiliare, perché con tale ordine del giorno viene affidato alla Commissione consiliare della Pubblica Istruzione, integrata da tutti i Capi Gruppo, l'incarico di approfondire i problemi della Scuola e di proporre le misure e decisioni idonee nell'interesse dei giovani, della cultura e della Società Valdostana.
Ritengo che il provvedimento concernente il nuovo indirizzo da dare all'Istituto Professionale Regionale debba essere attentamente ponderato e pensiamo che il problema possa essere affrontato meglio in sede di Commissione, lontano della platea, che oggi potrebbe in un certo qual modo aver influito sui vari interventi.
POLLICINI - Una cosa da tutti sottolineata nel dibattito odierno è stata la carenza di informazioni sui problemi della scuola; sono convinto che tale carenza abbia influito negativamente nei confronti di quegli Insegnanti che non aderiscono alla riforma del biennio.
A proposito dell'accenno fatto dal Consigliere Pedrini allo sciopero degli insegnanti indetto per oggi in Valle d'Aosta e che ha visto l'astensione di 72 professori su 350, si potrebbe desumere che il numero degli scioperanti sia alquanto esiguo e che quindi lo sciopero possa considerarsi fallito, il che potrebbe dare ragione a chi è contrario all'esperimento del biennio.
Ritengo che sia bene chiarire che in effetti così non è, perché lo sciopero è stato programmato dagli Insegnanti aderenti alle Organizzazioni Nazionali Sindacali e al SAV e non dai Sindacati Autonomi della Scuola.
Ebbene tutti gli insegnanti aderenti alle Confederazioni Nazionali Sindacali e al SAV hanno aderito allo sciopero e questo fatto, che è importante, va ricollegato ai grossi problemi delle riforme in campo nazionale, ad esempio, alla riforma della casa che è stata voluta dalle grandi Confederazioni Sindacali e non certamente dai costruttori edili.
Così dicasi della riforma della Sanità, che è stata voluta dalle Grandi Confederazioni Nazionali e non dalla maggioranza dei medici e dalla maggioranza ospedali, e della riforma della scuola che è stata voluta dalle grandi Confederazioni Nazionali Sindacali e non dalla classe insegnante.
Mi è parso giusto di puntualizzare anche la posizione dello sciopero di oggi che, come già ho detto, è stato proclamato dalla Confederazione Nazionale ed al quale tutti gli aderenti alla Confederazione stessa hanno preso parte.
Per quanto riguarda i rilievi mossi dal Gruppo consiliare comunista all'ordine del giorno presentato a nome della maggioranza, ritengo che sia opportuno rinviare alla Commissione consiliare della Pubblica Istruzione, integrata da tutti i Capi Gruppo consiliari, l'approfondimento dei problemi della scuola, perché la complessità dei problemi stessi e di quelli connessi alla riforma del biennio richiede che si chiariscano alcuni punti e che si sciolgano alcuni nodi che sono apparsi evidenti nel dibattito di oggi.
Un fatto è emerso con chiarezza dagli interventi dell'Assessore Lustrissy e del Consigliere Andrione e, cioè, che dal biennio non si può recedere e, quindi, l'impegno che dobbiamo assumere oggi è che il problema del biennio e quello dell'Istituto Professionale regionale siano riportati in Consiglio al più tardi nella prima adunanza del prossimo mese di luglio.
Io chiedo ai Consiglieri del Gruppo Comunista di voler ritirare il loro ordine del giorno e di voler aderire a quello della maggioranza, sia perché mi pare che sulla sostanza siamo tutti d'accordo e sia perché è risultato dal dibattito che vi sono ancora alcuni nodi che è necessario sciogliere nella sede più idonea, che è quella della Commissione.
Dalla relazione che ci è stata fatta oggi dall'Assessore Lustrissy siamo venuti a conoscenza di maggiori elementi, che ci saranno utili per dare un giudizio definitivo sul problema della riforma della Scuola in Valle d'Aosta.
Attendiamo che i Consiglieri del Gruppo Comunista rispondano alla domanda che abbiamo loro posta.
RAMERA - Siccome la relazione fatta dall'Assessore Lustrissy al Consiglio è stata per la maggior parte letta, chiedo che di tale relazione sia data copia ai Consiglieri affinché gli stessi possano prendere visione degli ulteriori e maggiori elementi che potranno essere loro utili per decidere con cognizione di causa sui problemi in discussione.
TONINO - Mi associo all'ordine del giorno presentato dal Consigliere Dolchi a nome del Gruppo Comunista, perché ritengo che esprima quanto stamane ho detto nel mio primo intervento e perché tale ordine del giorno impegna la Giunta ad estendere all'Istituto Professionale Regionale il biennio unitario, ciò che è indispensabile se effettivamente si vuole che la riforma della scuola non sia attuata soltanto a metà, ma sia portata avanti ovviando alle manchevolezze riscontrate in questo primo periodo dell'esperimento in atto.
Tante sono le riforme che la Regione deve affrontare e se per ogni proposta di riforma sorgono delle perplessità e dei ripensamenti, che portano a dei rinvii alle Commissioni consiliari dei singoli problemi, non si riuscirà mai a realizzare alcuna riforma, né a risolvere i grandi problemi che sono a conoscenza di tutti.
Ritengo che l'ordine del giorno proposto dal Consigliere Pollicini, con i quale si rinvia alla Commissione Consiliare alla Pubblica Istruzione l'approfondimento dei problemi della scuola, sia più che altro una conseguenza del fatto che nella maggioranza non c'è accordo in merito alla soluzione dei problemi stessi.
Così stando le cose, come posso credere che dopo l'esame dei problemi da parte della Commissione della Pubblica Istruzione il Consiglio approverà l'estensione del biennio unitario all'Istituto Professionale Regionale?
Si metteranno d'accordo, o non, i Gruppi di maggioranza su questo ennesimo scoglio, o non si arriverà un giorno col dire che tale riforma non ha più ragione di essere attuata?
Per queste ragioni io manifesto la mia perplessità di fronte all'ordine del giorno presentato dai Consiglieri Pollicini, Chamonin, Balestri e Caveri a nome della maggioranza, anche se dall'appassionato ed accorato intervento dell'Assessore alla Pubblica Istruzione è apparsa manifesta la volontà di definire la scelta del biennio.
Dichiaro, quindi, che voterò a favore dell'ordine del giorno presentato dal Gruppo Comunista.
BALESTRI - Noi socialisti voteremo a favore dell'ordine del giorno presentato a nome dei Consiglieri della maggioranza, perché riteniamo che il discorso sui problemi della scuola vada proseguito ed approfondito in sede di Commissione consiliare.
Alcuni nuovi elementi che potranno servire a superare i numerosi scogli sono già emersi dalla relazione fatta dall'Assessore alla Pubblica Istruzione ed auspichiamo che la Commissione, integrata dai Capi Gruppo consiliari, possa giungere ad una soluzione positiva entro breve termine.
DOLCHI - Abbiamo detto, noi comunisti, nei nostri interventi che ritenevamo indispensabile per la chiarezza una presa di posizione precisa di ogni forza politica sul problema dell'Istituto Professionale Regionale e della prosecuzione del biennio.
Mantenendo il nostro ordine del giorno, intendiamo non solo affrontare il problema scendendo in certi dettagli, ma riaffermare il principio che con la separazione delle due scuole si mantiene la scuola selezionatrice e di classe.
Per noi il problema è maturo per una soluzione ed insistiamo affinché venga messo ai voti il nostro ordine del giorno, al quale ovviamente noi daremo il nostro voto favorevole.
PEDRINI - Richiamandomi a quanto già da noi affermato nei nostri precedenti interventi, dichiaro che noi Consiglieri liberali voteremo a favore dell'ordine del giorno presentato dai Consiglieri Pollicini, Chamonin, Balestri e Caveri e contro l'ordine del giorno presentato dal Gruppo Comunista.
MONTESANO, Presidente del Consiglio - Se nessun altro Consigliere intende più chiedere la parola, desidero anch'io dire qualcosa sull'argomento in discussione.
Quando si parla di esperimento è nell'aspettativa di ognuno che si giunga a delle conclusioni le quali, ovviamente, possono essere positive o negative.
Non esiste esperimento se non con quell'obiettivo.
Io, che ho seguito attentamente il dibattito, non ho sentito dire da nessuno che l'esperimento sia finito e che l'esperimento sia riuscito o non riuscito.
Tutti coloro che hanno preso la parola hanno dimostrato di avere delle perplessità e, pertanto, in considerazione di tale fatto ritengo che sia prudente che il Consiglio affidi alla Commissione consiliare della Pubblica Istruzione, integrata da tutti i Capi Gruppo, un approfondimento del problema.
Dichiaro che, anche per una ragione di carattere procedurale, io voterò contro l'ordine del giorno presentato dal Gruppo Comunista. La ragione di carattere procedurale consiste nel fatto che non si può con un ordine del giorno abolire la legge regionale istitutiva dell'Istituto Professionale Regionale, perché una legge regionale non può essere modificata o annullata se non con un'altra legge.
Dichiaro ancora che voterò, per le ragioni anzidette, a favore dell'ordine del giorno presentato a nome della maggioranza, perché in esso è concretato il mio desiderio di un approfondimento del problema della scuola in Valle d'Aosta.
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Il Presidente, MONTESANO, dopo aver constato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sull'argomento in esame, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del seguente ordine del giorno presentato dal Consigliere Dolchi, a nome del Gruppo consiliare del Partito Comunista Italiano:
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
TENUTO CONTO che la natura stessa del biennio, come scuola unitaria e come avvio alla riforma dell'intera istruzione secondaria superiore, comporta da un lato il superamento dell'attuale Istituto Professionale e dall'altro la ristrutturazione del ciclo terminale della scuola media superiore, come d'altra parte è affermato nel documento istitutivo del biennio ed è stato più volte ribadito anche dai rappresentanti dell'Amministrazione Regionale;
TENUTO CONTO altresì che la mancata ristrutturazione dei trienni medi superiori e, in modo particolare, il mantenimento dell'Istituto Professionale accanto al biennio, non solo sarebbe in grave contrasto con gli interessi e le aspirazioni dei giovani e della classe lavoratrice, ma pregiudicherebbe in modo irrimediabile la riforma iniziata lo scorso anno, svuotando il biennio del suo valore e del suo originario contenuto innovatore;
DÀ MANDATO
alla Giunta di rendere operativi con la massima urgenza e nel loro insieme i seguenti provvedimenti tra loro interdipendenti:
a) estensione all'I.P.R. del biennio unitario;
b) ristrutturazione del ciclo terminale degli istituti medi superiori, garantendone nella più ampia misura possibile il collegamento con il biennio;
c) introduzione nell'impostazione didattica del biennio della dimensione tecnologica e organizzazione da parte dell'Amministrazione Regionale, e con il controllo dei sindacati, di corsi di durata diversa (1 o più anni) successivi al biennio, per una preparazione tecnico-professionale a vari livelli;
d) realizzazione del diritto allo studio, in particolare attraverso il salario generalizzato agli studenti figli di lavoratori a basso reddito e l'istituzione di sedi decentrate nella Valle nel biennio e dei successivi corsi professionali.
Procedutosi alla votazione, il Presidente accerta e comunica che il Consiglio, con voti contrari ventidue e voti favorevoli otto (Consiglieri presenti: trentaquattro; votanti: trenta; astenutisi dalla votazione i Consiglieri Balestri, Chantel, Milanesio e Perruchon-Chanoux), non ha approvato l'ordine del giorno soprariportato.
GERMANO - Non sono d'accordo sulla questione di ordine procedurale enunciata dal Presidente Montesano, perché è ovvio che con un ordine del giorno si può dare mandato, impegnare, auspicare o formulare voti per l'abolizione di una legge od altro, ma giammai abolire una legge e, quindi, la questione di ordine procedurale non può essere sollevata nei confronti dell'ordine del giorno presentato dal gruppo comunista.
In merito all'ordine del giorno presentato a nome della maggioranza, con il quale si affida alla Commissione consiliare della Pubblica Istruzione, integrata da tutti i Capi Gruppo, un ulteriore approfondimento dei problemi della scuola, siccome la nostra lunga esperienza ci insegna che i tempi fissati per l'espletamento del mandato molte volte non vengono mantenuti, desidero, a nome del Gruppo consiliare comunista, proporre due emendamenti a detto ordine del giorno.
Il primo emendamento, da inserire dopo il secondo comma ("Ritenuto che sia necessario approfondire i problemi della scuola, in relazione all'esperimento del biennio") è così formulato: "Impegna la Giunta e l'Assessore alla Pubblica Istruzione ad impedire qualsiasi provvedimento che possa comunque compromettere la soluzione unitaria del biennio".
Il secondo emendamento è una modifica della parte finale del terzo comma e, cioè, si chiede che la frase "...e proporre le misure e le decisioni idonee nell'interesse dei giovani, della cultura e della società valdostana" sia modificata come segue: "e proporre al Consiglio Regionale del 15-16 giugno le più idonee soluzioni".
Desideriamo, cioè, con detti due emendamenti stabilire dei tempi e delle modalità che impegnino la Commissione consiliare, la Giunta e il Consiglio per l'attuazione dell'ordine del giorno e che impediscano l'assunzione di provvedimenti che possano pregiudicare ogni decisione di competenza del Consiglio per quanto riguarda le questioni del biennio dell'Istituto Professionale Regionale.
CAVERI - A me pare che il primo emendamento proposto dal Consigliere Germano urti con il dispositivo dell'ordine del giorno della maggioranza. In effetti, se il Consiglio Regionale, dopo il lungo ed interessante dibattito che è seguito sui problemi della scuola, ha ancora delle perplessità per cui ritiene che non si possa prendere oggi una decisione, ma che ogni decisione debba essere rinviata dopo un approfondimento di tale problema da parte della Commissione consiliare della Pubblica Istruzione, integrata da tutti i Capi gruppo, è evidente che non può essere accettato l'emendamento proposto dal Consigliere Germano perché in contraddizione con il dispositivo del nostro ordine del giorno.
GERMANO - Chiarisco le ragioni del nostro emendamento: in sostanza, noi vogliamo evitare che nel periodo di tempo che sarà impiegato dalla Commissione consiliare della Pubblica Istruzione, integrata da tutti i Capi gruppo, per l'approfondimento del problema, vengano assunti provvedimenti per la normale prosecuzione dell'Istituto Professionale Regionale, ciò che verrebbe a pregiudicare la decisione che potrà essere assunta dal Consiglio sulla base delle conclusioni a cui addiverrà la predetta Commissione consiliare.
CAVERI - Io ripeto che l'emendamento proposto dal Consigliere Germano viene ad impegnare l'Assessore alla Pubblica Istruzione e la Giunta in una determinata direzione ed allora sarebbe perfettamente inutile che la Commissione consiliare della Pubblica Istruzione, integrata da tutti i Capi Gruppo, si riunisca per l'approfondimento del problema se le si impone un senso unico impegnativo.
DUJANY, Presidente della Giunta - A mio avviso i Capi gruppo potrebbero riunirsi per cercare di trovare un accordo, se lo ritengono opportuno, sull'emendamento proposto dal Consigliere Germano.
D'altra parte, però, il Consigliere Pollicini in sede di dichiarazioni di voto ha già esposto chiaramente la volontà dei Consiglieri del suo Gruppo: quindi direi che l'emendamento così formulato non aggiungerebbe sulla in sostanza a quanto già detto dal Consigliere Pollicini.
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Il Presidente, MONTESANO, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sugli emendamenti in questione, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del primo emendamento proposto dal Consigliere Germano e, cioè, l'inserimento fra il secondo ed il terzo comma del seguente nuovo comma: "impegna la Giunta e l'Assessore alla Pubblica Istruzione ad impedire qualsiasi provvedimento che possa comunque compromettere la soluzione unitaria del biennio".
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente Montesano accerta e comunica che il Consiglio, con voti contrari diciotto e voti favorevoli otto, astenutisi dalla votazione i Consilgieri Benzo, Lustrissy, Maquignaz, Dujany, Milanesio, Chantel, Rollandoz, Perruchon Vedova Chanoux (Consiglieri presenti: trentaquattro; votanti: ventisei; astenutisi dalla votazione: otto), non ha approvato l'emendamento soprariportato.
Il Consiglio prende atto.
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Il Presidente, MONTESANO, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del secondo emendamento proposto dal Consigliere Germano e concernente la sostituzione nella parte finale del terzo comma delle parole "...e proporre le misure e le decisioni idonee nell'interesse dei giovani, della cultura e della società valdostana" con le parole "e proporre al Consiglio Regionale del 15-16 giugno le più idonee soluzioni".
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente Montesano accerta e comunica che il Consiglio, con voti contrari diciotto e voti favorevoli otto, astenutisi dalla votazione i Consiglieri Benzo, Lustrissy, Maquignaz, Dujany, Milanesio, Chantel, Rollandoz, Perruchon Vedova Chanoux (Consiglieri presenti: trentaquattro; Consiglieri votanti: ventisei; astenutisi dalla votazione: otto), non ha approvato l'emendamento soprariportato.
Il Consiglio prende atto.
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Il Presidente, MONTESANO, pone quindi ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del seguente ordine del giorno presentato dai Consiglieri Pollicini, Chamonin, Balestri e Caveri, a nome dei Consiglieri della maggioranza:
IL CONSIGLIO REGIONALE
dopo lungo dibattito,
RITENUTO che sia necessario approfondire i problemi della scuola, in relazione all'esperimento del biennio;
AFFIDA
alla Commissione della P.I., integrata da tutti i Capi gruppo dei partiti e movimenti presenti in Consiglio, l'incarico di esaminare nuovamente tali problemi e proporre le misure e le decisioni idonee nell'interesse dei giovani, della cultura e della società valdostana.
Procedutosi alla votazione, il Presidente accerta e comunica che il Consiglio, con voti favorevoli ventisei e voti contrari otto (Consiglieri presenti e votanti: trentaquattro), ha approvato l'ordine del giorno soprariportato.
Il Consiglio prende atto.
