Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 79 del 29 marzo 1972 - Resoconto

OGGETTO N. 79/72 - Approvazione del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1972. (Prosecuzione della discussione generale)

Fosson (U.V.) - Nous continuons la discussion générale sur le budget. Qui demande la parole? Allora nessuno chiede la parola? Dobbiamo ritenere chiusa la discussione generale? Facciamo presto eh!...

La parola al Consigliere Dolchi.

Dolchi (P.C.I.) - Se dobbiamo dare atto, da una parte alla Giunta, di avere impostato diversamente la preparazione del bilancio 1972, cioè con incontri con Sindacati e rappresentanti dei Sindaci, Commissioni di assessorato, d'altra parte, dobbiamo rilevare che fino alla relazione di oggi, la relazione del Presidente della Giunta, eravamo forniti solamente di documenti che potremmo definire tecnici. Se è vero che il bilancio è un documento, cioè soprattutto un documento contabile, e come tale pieno di elencazioni, di confronti il più delle volte anche astrusi e parzialmente riportati, direi proprio non per il bilancio regionale della Valle d'Aosta ma in genere per tutti i bilanci degli Enti pubblici italiani, sono documenti quasi portati a rendere difficili delle cose che possono essere facili nella quale voi direte, nelle quali comunque un ragioniere come me dovrebbe ritrovarsi ma, a parte queste considerazioni di carattere tecnico, è altresì vero che il dibattito regionale non può che essere più vasto, affrontare elementi che vanno oltre le elencazioni delle cifre, elementi più generali e programmatici.

La relazione del Presidente di questa mattina ci ha fornito quegli elementi di carattere politico che mancavano al nostro esame dal giorno in cui abbiamo ricevuto la convocazione e gli allegati.

Si tratta quindi, al di là delle cifre contenute nei vari capitoli, di vedere con quale volontà politica si intende poi concretizzare il bilancio che è un programma composto di cifre. É un programma, ebbene da parte nostra lo premettiamo, che risente, ed è stato anche detto nelle relazioni, con cui il bilancio risente della fretta con cui il bilancio è stato fatto, dopo che il riparto fiscale ha finalmente sancito l'autonomia finanziaria della Regione, e riteniamo che questa discussione generale sul bilancio è la prima che avviene dall'approvazione della legge nazionale sul riparto fiscale sia ancora l'occasione per riaffermare il notevole successo, il grande successo dell'iniziativa unitaria che intorno a questo argomento ha mobilitato tutte le forze politiche regionali.

Dalla legge nazionale sul riparto sono passati poco più di due mesi e mezzo e possiamo quindi condividere l'opinione che il tempo a disposizione era poco. Non è quindi ancora il bilancio che noi comunisti vorremmo anche se alcune scelte vengono enunciate.

Noi vorremmo che anche per le scelte enunciate in modo preciso e ampio comunque dalla relazione del Presidente della Giunta ci fossero dei precisi riferimenti.

Dice infatti il Presidente della Giunta che per il problema della casa - e io prendo un esempio - il momento è venuto per interventi incisivi e qualificanti. Ebbene se voi vedete il documento, se voi avete letto come me il documento, il progetto di bilancio, avrete visto che l'articolo 157, al capitolo 157 "Fondi assegnati dallo Stato ai sensi dell'articolo 70 della legge 22.10.1971 n. 865 per l'edilizia popolare" non vi è nessuna cifra, così come non vi è nessuna cifra all'articolo, al capitolo 266 che riguarda in uscita la medesima voce.

Ecco noi riteniamo che proprio perché il bilancio contenga anche nelle cifre quelle indicazioni e quelle scelte politiche che ci sono venute dalla relazione del Presidente della Giunta, la cifra che i giornali hanno annunciato e che è il frutto di una riunione alla quale ritengo abbia partecipato anche il Presidente della Giunta, e che diamo atto è avvenuta successivamente alla stampa del bilancio, se quelle cifre sono esatte noi riteniamo che dovrebbero essere iscritte anche nel bilancio stesso.

Vediamo ancora, sempre per il problema della casa, che al punto 3 dell'allegato F per Lire 60 milioni è stato mantenuto quello che era lo stanziamento dell'anno scorso relativo alla contrazione di un mutuo per la costruzione di case popolari ad equo e basso canone. Era lo stanziamento su cui, tutti i Consiglieri se lo ricorderanno, l'anno scorso abbiamo parecchio discusso ed era lo stanziamento che poteva finanziare due leggi che sono state presentate dal gruppo comunista il 26 marzo, cioè esattamente un anno fa, il 26 marzo 1971, una legge per l'edilizia economica e popolare in tutta la Valle d'Aosta, una legge per la valorizzazione, per il miglioramento, per la ristrutturazione del centro storico, una legge che andava e che va, perché questa legge non è stata ritirata, è ancora all'esame della Commissione Affari Generali e Finanze che l'ha accantonata in attesa dei risultati della ripartizione dei fondi dell'865, che va nella direzione che indicava stamattina l'avvocato Caveri per il risanamento dei centri storici, legge però che, se noi leggiamo come abbiamo letto il periodico "La Ville d'Aoste" dell'Union Valdôtaine, è stata bloccata dall'iniziativa del gruppo dell'Union Valdôtaine. Non voglio fare polemica in questa occasione sull'interpretazione di questa legge, voglio solamente qui ribadire il fatto che salutiamo con soddisfazione il mantenimento di questo stanziamento che già l'anno scorso secondo noi avrebbe potuto servire all'approvazione di queste due leggi indirizzate verso l'edilizia economico popolare e verso la ristrutturazione dei centri storici.

Non mi dilungo su argomenti di carattere particolare nel dibattito sulle relazioni degli Assessori, sui loro assessorati, interverremo per precisare la nostra posizione, ma il passo concreto e preciso con cui il Presidente si riferisce alle riforme casa, scuole, trasporti, salute, occupazione, ci trova assolutamente concordi.

Si tratta ora di passare ad iniziative concrete e secondo noi alle iniziative concrete si affiancano di pari passo le leggi, necessità di adozione di leggi regionali importanti, fondamentali nei vari settori. Pessima res publica, ci ricordava stamattina l'Avvocato Caveri, se le leggi sono troppe, ma soprattutto se sono troppe perché una parte non vengono attuate e una parte di queste leggi che non servono più non si ha il coraggio di abrogarle.

Ecco, secondo noi il Consiglio regionale dovrà dare prova di responsabilità e di vera iniziativa a livello legislativo, ad esempio, pretendendo che si dia attuazione alle leggi, richiedendo all'Esecutivo, alla Giunta che si dia attuazione alle leggi, alla legge sul controllo degli atti degli enti comunali che abbiamo approvato in questo Consiglio, della legge sui tumori, per esempio, che è da due anni che è stata approvata e non viene attuata e non mi dilungo nell'elencazione.

Dovrà anche dare prova di responsabilità predisponendo nuovi strumenti e io penso che, per esempio, la legge di integrazione sui bilanci comunali sia un problema di fondo che il Consiglio regionale non debba più a lungo procrastinare.

Tra le varie cose che ha detto stamattina il Presidente della Giunta nella prospettiva, ebbene io aggiungerei che in questa prospettiva nuova diversa, democratica, non dobbiamo dimenticare che la Regione non dovrebbe essere, oltre che essere considerata dai cittadini il toccasana o il posto dove ricordare per tutte le cose, dalle più piccole alle più grosse, non debba più essere considerata il grosso Comune che comprende i 74 Comuni della Regione, non possa più essere considerata l'Ente che fa tutto, anche le piccole cose che sono di competenza e che devono essere fatte dalle Amministrazioni comunali.

Quindi, leggi, non molte se vogliamo ma fondamentali che veramente diano un assetto diverso alla vita sociale e economica della nostra Regione e il Consiglio dovrà anche dare prova di responsabilità, lo dicevo prima, abrogando le leggi, non dico dannose perché portano la rigidità del bilancio, ma ormai inutile, quelle leggi, che, ottime, forse, nel momento della loro approvazione, sono ormai, e ce lo siamo detto molte volte in questo Consiglio, nelle stesse Commissioni consultive, sono ormai superate dal tempo.

Ecco queste iniziative, applicazione delle leggi già esistenti, abrogazione delle leggi ormai superate, nuove leggi, ci permetteranno di eliminare quella che l'Assessore Chantel ha chiamato questa mattina, una discreta rigidità del bilancio e che però se lo si avverte meno in quest'anno 1972 per l'enorme avanzo di amministrazione, dovrebbe questa rigidità preoccupare non solo la Giunta ma tutto il Consiglio per gli anni successivi, in un ritorno alla normalità.

Un altro argomento che appare importante dalle relazioni e dal nuovo strumento che inserisce la novità, direi non solo contabile, ma anche politica di questo bilancio, è il fondo di rotazione, fondo che approviamo, soprattutto se sarà destinato per interventi massicci, in alcuni settori della vita economica e sociale, soprattutto verso i settori che abbiamo già enunciato, che interessano da vicino, in modo preminente la vita dei cittadini, dei lavoratori, l'avvio delle riforme, i problemi che anche ha puntualizzato la sua relazione questa mattina il Presidente della Giunta e io vorrei ancora ripetere, ancora una volta perché mi sembra che attorno a questi problemi, ruota, dovrebbe ruotare tutto il nostro dibattito generale e dovrebbe anche essere ispirato il voto finale su questo bilancio, e lo ripetiamo, sono i problemi della casa, della scuola, dei trasporti, della salute, dell'occupazione, dell'agricoltura e del turismo, quest'ultimo, noi riteniamo con iniziative diverse da quelle ormai più che tradizionali per avviarci ad un turismo di massa che interessi sempre un maggior numero di persone a venire in Valle d'Aosta, ma soprattutto, che interessi sempre di più un maggior numero di abitanti della Valle d'Aosta a questa industria particolare.

Direi che in sede di discussione generale, non abbiamo altro da dire se non rinviare i nostri interventi sulle relazioni assessorato per assessorato, dove potrà essere meglio chiarita la nostra posizione su ogni settore della vita regionale.

Tonino (P.S.I.V.P.) - Il bilancio della Regione, predisposto dalla Giunta per l'approvazione, è stato esaminato, in sede del mio partito, dall'apposita Commissione enti locali e il giudizio, in linea generale, che ne è scaturito da questo esame, grosso modo è un giudizio che per altre parti trova il nostro consenso, anche perché, abituati ad avere bilanci fasulli, trovandosi davanti a questo di una certa entità, non possiamo non prendere atto con una certa soddisfazione.

Da altre parti meno, il giudizio positivo che noi diamo su questo bilancio, diciamo pure, uno dei punti basilari è quello della partecipazione, cioè per la prima volta si è sentito il bisogno che questo strumento non diventasse un qualche cosa di grande segreto della sola Giunta chiuso nella scatola, che non si apre fino a quando, se non in discussione dell'aula. Per la prima volta il bilancio di previsione viene portato a conoscenza preventivamente alle apposite Commissioni consiliari viene sentito il parere dei sindacati, del Comitato tecnico della programmazione, dei rappresentanti degli enti locali.

Riteniamo, noi socialproletari, che questo modo di procedere che apre la strada della partecipazione a diversi organismi, sia un modo, sia un metodo di democrazia che mai fino ad oggi si era registrato.

Riteniamo che questo possa essere l'inizio di una giusta strada e da continuare a percorrerla, perché solo con la partecipazione delle varie rappresentanze, si dà un certo credito allo strumento, non solo del bilancio, ma alla stessa autonomia regionale. Un altro elemento di pregio che noi socialproletari diamo a questo bilancio è che esso si riferisce, nella sua parte delle entrate, non più su delle cifre messe solo lì per dilatare il bilancio ma che poi in definitiva rimanevano solo scritte nella carta, ma su dei gettiti adeguati ed accertati.

Possiamo quindi, in questo modo, parlare di reale bilancio e di conseguenza, di reale possibilità di investimento e, continuando nell'esame di questo bilancio, nelle parti da noi ritenute degne di rilievo, notiamo i vari tipi di intervento, sia in campo sociale che nel settore ospedaliero, anche se, in questo ultimo, dovrò muovere alcune critiche che si riferiscono, in modo particolare, al disegno di legge sulla costruzione di un istituto psico-medico-pedagogico.

Abbiamo notato anche con una certa soddisfazione, gli interventi nel settore della scuola, dell'agricoltura e, soprattutto in quest'ultimo, notiamo delle provvidenze a sostegno delle categorie di una certa consistenza che tengono conto delle varie richieste che questo Consiglio, o con mozioni o con interpellanze, ha più volte richiesto.

Infine, sempre e in termine di nostro consenso, è la proposta per l'istituzione di un fondo di rotazione di 4 miliardi e mezzo, che ci consentiranno di intervenire a favore dello sviluppo economico delle nostre Regioni e su questo oggetto, pur non volendo entrare nei suoi dettagli, ravvisiamo però in esso alcune ampie possibilità di utilizzazione per porre fine a certe speculazioni bancarie a danno dei cittadini che, per contrarre un mutuo già concesso dalla Regione, dovevano aspettare anni per beneficiarlo, andando incontro a delle spese che non giustificavano più l'intervento della Regione. Inoltre, questo fondo di rotazione ci permetterà un intervento nel campo delle piccole e medie industrie, di utilizzare altri strumenti a fondo perso, che si sono dimostrati un pessimo intervento, che non solo non ha dato i risultati sperati, ma addirittura, in diversi casi, l'opposto.

Bisognerà però vedere come la Giunta intenderà usufruire di questo fondo sugli immediati interventi nel campo dell'incentivazione di nuove e serie industrie.

Ecco che grosso modo, senza entrare nei singoli dettagli, sono queste le valutazioni positive che noi socialproletari diamo a questo bilancio regionale.

Naturalmente i meriti che ci permettono oggi di poter operare con una certa elasticità, non sono solo meriti esclusivi di alcuni, sono meriti di tutto il Consiglio regionale.

Quando il Presidente della Giunta in questa sala di consiglio, raccogliendo le proposte unitarie che venivano da sinistra, ha lanciato un appello a tutti i gruppi politici affinché ognuno di essi si adoperasse presso i loro rispettivi gruppi parlamentari della Camera e del Senato par fare in modo di accelerare il nuovo progetto di legge e di appoggiarlo in tutte le loro sedi competenti, questo è stato fatto da tutti, quindi tutti abbiamo collaborato e con noi, in modo particolare, mi prema dirlo, i dirigenti, hanno dimostrato veramente un loro particolare attaccamento a questo grande problema.

Come riconosciamo anche il merito alla Giunta, che lo ha affrontato questo problema, ci tenevo a dire queste cose, proprio perché che era ai teleschermi, durante l'ultima trasmissione di tribuna regionale, avrà sentito dal Consigliere Ramera, qui presente, di essere stato lui, per ben due volte, ad accompagnare a Roma il Presidente della Giunta per chiedere al Presidente del Senato l'approvazione delle leggi sul nuovo riparto fiscale e sui generi contingentati.

Ora, io non ho nessun dubbio che il Consigliere Ramera abbia fatto questo, dico solo che questo non può essere un vanto esclusivo della Democrazia Cristiana ma di tutto il Consiglio, un preciso dovere di tutti noi, in quanto impegnati in un modo unitario alla risoluzione di questo problema.

Quello che mi meraviglia, e faccio finta di essere un ingenuo ed è questo: la legge sul nuovo riparto fiscale, non è un problema che fosse sorto solo l'anno scorso, è un problema vecchio, è un problema che poteva essere affrontato molto tempo prima, anni ed anni prima, e quindi, continuando a far finta di essere ancora un ingenuo, dico come mai in tutti gli anni che voi gruppo della Democrazia Cristiana, che detenevate il potere politico sia alla Regione sia al Governo centrale, non avete affrontato mai questo problema? E ora voglio... (voce) ...dimmi, i nostri amici vicini, io non facevo ancora parte di questo Consiglio, so che avevano portato dei progetti di legge, per questo.

Comunque, andiamo avanti, e non vorrei avere più tanta ingenuità, perché so che non è il posto dell'ingenuità questa, dirò solo che un riparto fiscale, così come era impostato prima, era per voi democristiani uno strumento indispensabile che vi permetteva di manovrarlo come meglio conveniva elettoralmente, questa è la verità e, se ieri vi siete impegnati insieme a tutti gli altri gruppi, avete fatto per non essere tagliati fuori, e vi dirò di più, ci è voluta la rottura del vostro partito per raggiungere l'obiettivo che era l'obiettivo di tutti i valdostani. Abbiamo perso un'infinità di miliardi, in tutti questi anni, per non aver voluto affrontare questo problema e oggi ci si vanta servendosi della televisione di essere stati i più grandi interessati al problema del riparto fiscale.

Io chiedo scusa ma queste cose dovevo dirle e, ritornando sull'argomento del bilancio, in linea generale e soprattutto per la cospicua disponibilità che esso ci offre su alcune scelte fatte, il nostro giudizio come ho già detto, in parte ci trova favorevoli.

Quali sono le critiche che noi socialproletari avanziamo su questo bilancio?

Ne avrei potuto portare anche altre se non avessi udito stamane la relazione politica sull'introduzione fatta dal Presidente della Giunta. Ciò non di meno, non posso muovere alcun appunto, si è tanto parlato di un prossimo bilancio programmato ma, per la verità, a me pare che non sia così, si sono aumentati gli stanziamenti per ogni singolo assessorato, che riconosco essere stati indirizzati abbastanza bene, però non intravvedo in questo bilancio l'impostazione per una nuova politica economica che faccia capo ad una programmazione democratica.

Ritengo che su questo bilancio non ci sia un nesso fra i vari bisogni e quelli che sono gli obiettivi che ci permettono uno sviluppo organizzato lanciato nel futuro. Ritengo che vi sia una disarmonizzazione fra quelle che sono le indicazioni generali in prospettiva con le scelte stesse del bilancio.

Noi socialproletari ritenevamo, e questa è la nostra maggior critica che facciamo, che con il bilancio di quest'anno di 42.300.000.000, con il prossimo che sarà di almeno 35 0 36 miliardi, con i bilanci del '74 del '75 si è assommava una somma intorno ai 150 miliardi in un piano quadriennale, o se quinquennale meglio ancora, noi li ritenevamo che con una impostazione di questo tipo sarebbe stato possibile fare delle scelte di profondo rinnovamento sia per quanto riguarda il problema della casa, della sanità, della scuola, dell'industrializzazione, dei trasporti, sugli asili nido, sulle attività culturali, sull'assistenza delle categorie disagiate, sulla trasformazione dell'agricoltura, eccetera eccetera. Con una visione di questo genere, con un programma a largo raggio proiettato nel futuro, noi ritenevamo che meglio si sarebbero armonizzate le scelte in ragione delle possibilità reali.

L'impostazione che la Giunta ci propone, invece, anche se in fatto di programmazione si appoggia al fondo di rotazione, a noi pare anche, se riconosciamo alcun orientamento anche importante, ciò nondimeno non possiamo non sollevare nel nostro obbiezioni su di un mancato collegamento fra programmazione e bilancio regionale, collegamento che, proprio approfittando dell'alto gettito di questo bilancio, ci avrebbe permesso già fin da quest'anno di affrontare alcune delle più importanti riforme, per esempio il problema della casa. L'anno scorso il mio voto sul bilancio, come quello del Gruppo Comunista, fu stato dato non già perché abbiamo ritenuto avere un bilancio alla perfezione, era vero purtroppo l'opposto, ma il nostro voto fu stato dato perché la Giunta, o meglio la maggioranza, aveva preso un preciso impegno sul problema della casa con l'inserimento di un nuovo articolo dall'allegato F, concernente un disegno di legge dello stanziamento di un miliardo per la costruzione di case per i lavoratori ad equo canone.

Ora nemmeno in questo bilancio non si nota nulla su questo problema. È pur vero che con la relazione fatta stamane dal Presidente della Giunta, che ho seguito con molta attenzione, lo stesso Presidente abbia accennato al problema della casa e della salute facendo riferimento specie per il problema della casa al proponendo fondo di rotazione.

Abbiamo sentito anche nella relazione del Presidente della Giunta che lo Stato probabilmente stanzierà per la Valle d'Aosta sulla legge della casa mi pare 865, mi pare la legge 865, un miliardo e mezzo per tale problema. Ora, a parte il fatto che prima che avremo questi quattrini passerà del tempo perché, se così non fosse, la Giunta avrebbe previsto nel bilancio, mentre invece nel bilancio per ovvie ragione non ci sono.

Ora l'amico Dolchi ha fatto una proposta di inserire questo miliardo e mezzo nel bilancio. Mi sia permesso allora, pur prendendo atto di quanto è stato detto stamane sia dal Presidente della Giunta, sia da Chantel, che non bastano più le promesse o gli ordini del giorno quali impegni, perché ripeto questi erano già stati presi nel precedente anno.

Lo stesso dicasi per il problema dei trasporti. Anche qui la relazione fatta dal Presidente della Giunta, ci fa capire che il fondo di rotazione servirà anche per il problema della pubblicizzazione dei trasporti.

Ora io non voglio mettere in dubbio le intenzioni del Presidente della Giunta e della Giunta stessa, però, anche su questo problema, a me pare che ci vogliono delle precise prese di posizione, dei precisi stanziamenti.

Il problema dei trasporti è già stato discusso in quest'aula con la presentazione di mozioni, di interpellanze. Occorre però un preciso impegno che si basi su dei precisi impegni previsti nel bilancio. Un'altra critica che debbo fare e lo stanziamento per la costruzione dell'Istituto Psico Medico Pedagogico. Ecco che anche su questo problema, se fosse stato approntato nell'ambito di una programmazione civile, moderna, che prevedesse le necessarie strutture operative, tendenti più che sempre al ricovero, al recupero dei bambini disadattati mediante un nuovo tipo di sociologia che deve penetrare attraverso le unità sanitarie locali, nell'interno della scuola, partendo dagli asili nido, la scuola materna, alla scuola d'obbligo, all'assistenza sanitaria in loco affinché queste strutture scolastiche non siano solo più educative ma siano anche metodi di cura e socializzazione del soggetto normale, avremmo la garanzia che codesto Istituto Psico Medico Pedagogico abbia una struttura tale da garantire che lo stesso Istituto non abbia a diventare un domani una specie di manicomio o cosa del genere.

Se avremo le garanzie di tutte queste strutture portanti che l'Istituto serva solo ed esclusivamente nei pochi casi e che comunque non si tenda all'emarginazione del soggetto, io non ho nulla in contrario all'istituzione d'Italia opera, ma oggi, oggi che noi stanziamo i denari per la costruzione dell'opera senza avere aldilà di tale Istituto il materiale preparato, cioè le assistenti sociali, gli asili nido, una differente struttura scolastica che, ripeto, non sia solo così educativa ma curativa ed individuatrice di determinate tendenze normali dei bambini, quali garanzie noi abbiamo, soprattutto, senza un ben definito il programma?

E qui richiamo ancora la necessità e l'utilità della programmazione che anche in questo caso sarebbe stata necessaria in quanto ci garantiva che intorno a questo Istituto Psico Medico Pedagogico sarebbero ruotate tutte le strutture portanti di base necessarie, mentre così a me pare che tali garanzie non ci siano, si dice che si faranno, bisogna vedere come e quando.

Quindi, come vedete, pur riconoscendo al bilancio una parte positiva, mi trovo costretto a dover denunciare la trascuratezza su quello che riguarda le scelte di fondo, cioè le riforme almeno le più urgenti.

Ritengo che, per poter dare a questo bilancio un'importanza in fatto di riforme, sia necessario rivedere alcune impostazioni. Il gruppo Comunista ha fatto, tramite il Consigliere Dolchi, ha fatto delle proposte, io ne voglio fare delle altre ma che benissimo si potranno coagulare assieme.

Per il problema della casa, ritengo sia indispensabile, per avere la sicurezza che si vada avanti, prevedere uno stanziamento di almeno un miliardo da ricavarci tramite una riduzione dal fondo di rotazione di una pari cifra e poi ben venga anche il finanziamento in campo nazionale, il finanziamento dello Stato.

Questa è una proposta che io faccio in ordine alla quale attendo una risposta dalla Giunta.

Inoltre, proprio facendo riferimento all'illustrazione del nuovo strumento che è il fondo regionale di rotazione, del quale io sono d'accordo e che in esso si dice che tale fondo di rotazione dà la possibilità di intervenire in tutti i settori e non solamente in quelli in cui tradizionalmente si ripartisce l'economia, io proporrei che dallo stesso fondo si è prevista una spesa di lire tot, non so, per una vera sistemazione dei trasporti urbani ed extra urbani, da convenirsi come meglio si può, al fine di dare a tutti i cittadini un sistema di trasporto che sia corrispondente ai reali bisogno del momento.

Queste sono le proposte che, a nome del mio partito, io faccio alla Giunta e alle quali attendo una risposta.

Naturalmente, ripeto, di essere d'accordo sul fondo di rotazione che si propone, in quanto, a differenza delle società finanziarie regionali e della banca regionale, nella ipotesi che... siano già state scartate stamani dai proponenti, il fondo di rotazione giustamente - come dice la relazione - evita il rischio di determinate ingerenze politiche o di carrozzoni che finiscono per diventare un sottobosco di affari poco interessanti per la nostra piccola Valle d'Aosta.

Un'altra raccomandazione che voglio fare all'Assessore all'agricoltura, proprio in ragione dei cospicui finanziamenti in fatto di cooperazione fra agricoltori, è questa: si promuova in qualche modo un tipo di propaganda di convenienti illustrazioni sull'utilità di questa cooperazione agricola.

Non so cosa proporvi, ma ritengo estremamente necessario che l'Assessorato predisponga delle riunioni, dei convegni, degli incontri in qualsiasi modo tra gli agricoltori affinché gli stessi si rendessero conto dell'utilità della cooperazione stessa.

Abbiamo delle importanti leggi che si possono definire leggi quadro, leggi pilota, direi quasi leggi rivoluzionare in questo campo, che però non vengono adottate dai nostri agricoltori.

Naturalmente sono d'accordo sulla lunga e chiara esposizione fatta stamane dal Presidente della Giunta. Esposizione chiara, pacata, non priva di raccomandazioni, tendente a responsabilizzare il consiglio di fronte ai pressanti problemi, ai nuovi fermenti che, con una certa urgenza, si affacciano alla nuova realtà.

Noi Social Proletari siamo pronti ad assumerci tutte le nostre responsabilità ad un patto, al patto che sui pressanti problemi si dia una risposta, ma una risposta positiva, una risposta responsabile che riesca ad affrontarli nei modi che meglio si addicono, che meglio riescono ad individuare le grandi necessità del momento, non in un modo strumentale, ma in un modo civile, democratico e progressista.

Su questo aspetto il PSIUP è non solo presente, ma anche il Partito sa di condividere le sue responsabilità, nelle scelte comuni, delle scelte democratiche che vorremmo portare avanti assieme.

Bordon (D.C.) - Io vorrei cominciare con una buttade e quindi non solo scuso il Consigliere Tonino per la solita quotidiana razione di insulti che dà alla Democrazia Cristiana, ma lo ringrazio vivamente perché questa penombra, tenuta così ad arte , che invita al sonno, questa seduta così moscia, perché io mi ricordo certi dibattiti che venivano in altre discussioni di bilancio, mi portavano proprio a vivere qui tranquillo di rendita ricordandomi delle aumento delle 600.000 lire al Presidente della Giunta, delle 500.000 lire agli Assessori, delle 200.000 lire ai Consiglieri. Rimanevo qui tranquillo, mi godevo questo stipendio lauto e cercavo di non far niente, di tirare avanti tranquillamente.

Però queste punzecchiature del non amico Tonino, naturalmente ci portano ad esaminare con un altro spirito questa situazione, esaminare e prendere in considerazione questo dibattito ricordando ovviamente non queste ultime parole di moralizzazione di un invito al Consiglio regionale sulla serietà nel portare avanti questo dibattito e sulle responsabilità che si possono prendere per le conseguenze che possono trarne perché noi quando queste discussioni le abbiamo fatte quando qui dentro c'era ben altra atmosfera. Quando qui dentro c'era effettivamente un'atmosfera di suspense, quando qui dentro si vedevano votare 35 articoli apertamente, poi si vedevano arrivare le palline nere di nascosto, palline nere fluttuanti che servivano, poi, ad un certo momento, a vedere e a tranquillizzare coloro che non avevano ancora votato nero, ma che potevano sempre essere chiamati a votare il nero.

Quindi noi ricordiamo tutte queste cose. E, pur ricordandole, le stesse responsabilità che c'erano allora ci dovrebbero essere adesso.

Ma oggi questa suspense non c'è. Questa suspense qui si discute tranquillamente. Noi non abbiamo nessun movimento di Stato, ne sommosse di Stato da fare. Siamo qui tranquilli per esaminare la questione, modesta armata Brancaleone contro un'armata di traditori che allora invece era in piena attività, ma noi non avevamo niente da dire.

Quindi io ringrazio Tonino di avermi dato la possibilità di dire queste cose. Perché, se non mi avesse stuzzicato Tonino, io non avrei mai potuto dire niente, eppure le avevo qui nel gozzo.

E adesso mi sono scaricato e quindi si procede con la massima tranquillità e col massimo buon umore.

Quindi, sul fatto delle responsabilità che si possono assumere votando questo bilancio, noi non accettiamo lezioni da nessuno perché sappiamo in quali condizioni ci troviamo, come siamo, sappiamo e lo abbiamo letto anche pubblicamente sui pubblici giornali, che questo bilancio passerà con la massima tranquillità per la vicinanza di opposte tendenze. Sappiamo anche che la posizione di certa gente qui dentro, come la tua, fa semplicemente ridere... (voce) ...piangere, io non piango mai per delle fesserie, così pensa un po' se piango.

Io rido di queste cose perché questa è una posizione fasulla, proprio. Questa è la verità.

Quindi invece noi faremo una chiacchierata molto più blanda, molto più tranquilla, assumendoci le responsabilità che ci dobbiamo assumere, senza nessuna preoccupazione, tranquillizzando i galoppini che girano la Valle d'Aosta dicendo che, se non si vota il bilancio, arriverà Attila. E Attila è già alle porte perché noi sappiamo che il bilancio passa tranquillo con i voti dei rossi, dei neri, dei caffellatte, perché qui, con questa atmosfera tutto va bene purché si vada avanti e che rimangono le poltrone della Giunta e di altri posti.

Stabilito questo - e mi sembra d'averlo detto molto chiaramente - perché era giusto che si facesse così, io volevo essere piuttosto telegrafico. Mi sembrava di mancare di rispetto in parte verso il Presidente della Giunta che stamattina ha fatto una lunga relazione, io l'ho chiamata mezzo chilo di roba, saranno un po' meno ma ce n'è. E, come tutti, come Tonino, l'ho seguita con molta attenzione, innanzitutto, perché è un dovere di tutti i Consiglieri ed anche per vedere, effettivamente, fin dove si arrivava e che cosa c'era di straordinario.

Io francamente qui mi ero preso una pagina di appunti e adesso, molto in fretta, avendolo avuto soltanto da un quarto d'ora questo malloppo in mano, cercavo di seguire la mia traccia di stamane con quella di questo pomeriggio perché, effettivamente qui, il Presidente della Giunta ha fatto una bella chiacchierata.

Ma io insisto su questa chiacchierata perché, mentre ero qui e la seguivo a occhi chiusi perché ero più concentrato, ma mi domandavo e mi dicevo, ma, io, se non sbaglio, certe affermazioni fatte in questa lunga elencazione le ho già sentite fare in quest'aula. Non è la prima volta che si viene fuori con determinate impostazioni.

Per esempio, qui, si è sentito dire, ad un certo momento, che motivi di scelta - e sono andato velocemente a vedere a pagina 2 dove si diceva "evoluzione della Valle d'Aosta" - aumento degli interventi regionali, però non scaricando tutto sulla Regione, avevo segnato io perché non potevo seguire, sono uno stenografo.

Ma se io mi soffermassi su questo punto, ad un certo momento, si vede che, nel corso dell'esperienza dell'amministrazione regionale, "l'importanza dell'attività e dell'intervento degli organi regionali" ha avuto un progressivo aumento. Ma io penso che non si potesse fare altro che questo.

Perché sarebbe stato veramente doloroso se attraverso un'amministrazione regionale, che funziona da 17/18 anni, non si fossero portati avanti delle cose nuove, non si fosse portata una impostazione nuova.

Quindi, seguendo tutto quello che veniva detto in questo punto - una cosa che non concordo con quanto hanno detto i miei predecessori e pur ricordandone il nome, io non voglio qui puntualizzare perché dei lapsus ne ho io come ne hanno loro.

Ma, ad un certo momento, è stato detto dal Presidente - e lo si dice in questa lunga esposizione - che però non bisogna scaricare tutto sulla Regione in quanto che noi dobbiamo responsabilizzare degli Enti, noi dobbiamo dare la possibilità ai Comuni di andare avanti.

Ma, l'autonomia dei Comuni, non ne abbiamo parlato mica soltanto oggi! L'autonomia dei Comuni l'abbiamo illustrata diversi e svariati anni fa. Abbiamo sempre detto che ai Comuni bisognava dare la possibilità di farsi che, se ci fossero state 200 mila lire di un acquedotto da farsi, non si dovesse venire qui alla Regione per vedere il cartello dei lavori pubblici che indicava a tutti i cittadini che in quel Comune si faceva un acquedotto da 200 mila lire, se non meno, a spese della Regione.

Ma, quando mi viene a dire che l'amministrazione regionale deve moralizzare forse il cittadino perché non pesi tutto sulla Regione - e qui comincio ad essere non del tutto d'accordo - perché io sono d'accordo che certi aiuti della Regione finiscano per polverizzare un po' tutto, ma io sono anche del parere che la Regione deve dare tutto l'aiuto possibile e immaginabile al cittadino, non rifiutandosi e non volendo assurgere a iniziatore e a conduttore soltanto dei problemi principali.

Io ritengo che abbiamo voluto un'autonomia e un decentramento proprio per questo motivo perché il cittadino, arrivando, trovasse tutto quello che dovrei trovare qui. Perché, se no, se noi guardassimo soltanto i problemi principali, non saremmo nel nostro giusto.

Questa: prima considerazione.

Seconda considerazione: modo di sviluppo - scelte valide - fare attenzione a non cancellare ciò che sono le tradizioni valdostane, di modo che non si abbia una routine continua.

E se andiamo a vederlo qui, non lo troviamo questo. Lo troviamo detto in un altro modo, migliore del mio che è stato solo un appunto. E quindi anche su questa seconda osservazione: ma che cosa vuol dire "scelte valide"?

Io mi domando qual è stata l'Amministrazione regionale che non ha fatto - di qualsiasi colore - che non abbia cercato di fare delle scelte valide.

Io poi continuo ed esamino delle considerazioni che sono state elencate qui, considerazioni che possono, per esempio, concretizzarsi in diversi punti. Possiamo individuare una serie di squilibri e contrasti di tendenze incompatibili con le mete che riteniamo di dover raggiungere. Sono facilmente valutati gli squilibri sociali. Ma noi abbiamo aspettato adesso per sapere che in Valle d'Aosta ci sono degli squilibri sociali? Non credo! Perché nessuna Amministrazione io penso si sarà rifiutata di portare avanti questo discorso (avrà fatto tutto quello che poteva) - e ne parleremo specialmente in campo agricolo, perché è proprio lì uno dei punti che sarà motivo di discussione oggi.

Ma il territorio regionale, utilizzato in modo disordinato e non sufficientemente, ma anche questo l'abbiamo sentito dire!

L'affermazione degli ideali autonomisti e quindi la valorizzazione di tutto ciò che distingue la realtà valdostana da ogni altro e ne fa una dimensione originale e particolare. Ma io non credo che si sia arrivati nel 1972 per capire che bisogna affermare questi ideali, superare le diverse divisione culturali, sociali, economiche della nostra comunità. Individuare una politica dell'Amministrazione regionale capace di superare gli attuali squilibri sociali. Estendere qualitativamente e quantitativamente le competenze dell'Ente regionale riconosciutogli dallo Stato e dalla Costituzione.

Garantire uno sviluppo economico armonico capace di utilizzare le risorse umane. Ma io mi domando e mi dico: ma questo è il meno che si possa fare perché il naturale evolversi dell'Amministrazione!

Perché se in Valle d'Aosta noi non portiamo avanti questi concetti che sono, dico, ventennali - perché sin dall'inizio sono sempre stati questi e non possono cambiare - io non so che cosa avremmo fatto di diverso.

Naturalmente si continua su questa impostazione. Mi fa piacere quando leggono certe affermazioni, per esempio, che soddisfano tanta gente, che soddisfano anche noi per primi. Perché qui non ci sono dei cittadini o amministratori di serie A o di serie B - come certe volte si dice -, ma il diritto alla casa, allo studio, alla tutela della salute, sono richieste con forma crescente dalla nostra collettività.

Io questo lo leggo su tutte le riviste in campo nazionale. Perché meno di questo non può essere.

Chi è che è contrario al diritto alla casa, alla scuola, alla salute? Chi è contrario di adottare dei trasporti?

Io li vorrei perfetti, gratuiti, tutti i trasporti della Regione.

Ma io ho avuto l'impressione, ne chiedo scusa, ma che qui si sia fatta una bellissima elencazione "pour épater le bourgeois" - che in francese voi sapete tutti cosa vuol dire.

Arrivati ad un certo momento, questa è un'elencazione di cose che nessuno si rifiuta e mai nessuna Amministrazione si è rifiutata di prendere in esame. Perché? Perché è logico che sia così. Se non fosse così potremmo andarcene a casa tutti quanti a fare una partita a carte. Perché è questo lo scopo dell'Amministrazione regionale.

Quindi, qui abbiamo delle lunghe enumerazioni di quelle che dovrebbero essere le responsabilità della Regione, di quelli che sono i desideri. E noi condividiamo questi desideri. E li seguiremo, questi desideri e queste necessità, come li abbiamo sempre seguiti in passato.

Però è altrettanto vero che, quando si viene per fare una relazione, si devono dare dei dati concreti e delle impostazioni serie, non delle elencazioni che possono toccare e risolvere tutto.

Perché qui dentro, noi, non abbiamo mai voluto tutto e subito! Noi qui dentro abbiamo sempre voluto e portato avanti i bilanci che c'erano.

Ora, naturalmente, - e qui tornerebbe "acconcio" (dicono così quelli che specialmente adoperano delle parole difficili) tornerebbe opportuno ricordare all'amico Tonino, che questa impostazione qui, caso mai provenga da gente che fino a 2 anni fa era nella Democrazia Cristiana, che non sarà mica rinsavita tutta d'un colpo, o avrà imparato tutta la lezione in un battibaleno. Perché questi sono i principi che noi abbiamo sempre portato avanti e che oggi, presentandoli o gabbandoli sotto un'altra divisa, ce li vogliono far apparire come cosa nuova, mentre cosa nuova non lo sono.

Stabilito questo - che mi sembrava opportuno puntualizzare, specialmente ricordando il passato - io vorrei incominciare a dire che la relazione dell'Assessore Chantel mi sembra che sia stata un po' più seria. Forse un po' più precisa.

Chantel ha esordito, forse avendo anche ricordato certe discussioni precedentemente avute, dicendo che questo bilancio rappresenta ancora una certa rigidità perché il riparto è stato soltanto approvato nel dicembre del 1971.

Dice che, a differenza però dei precedenti, è reale, perché prima c'era una certa incertezza. Dice che tutti hanno contribuito all'approvazione di questo riparto.

E allora, anche su questo, torna bene ricordare alcune considerazioni che, molte volte, noi invece non leggiamo sulla pagina della Valle che viene pubblicata attraverso i giornali. Perché sulla pagina della Valle, che viene pubblicata dalla Regione, certe obiettività che si dicono in questa aula non si riscontrano!

È vero che io ho già sostenuto in quest'aula che a capo di questo Ufficio Stampa ci sia chi è molto, o meglio, che è maestro nel falsificare le situazioni. Perché certe falsificazioni non le ha fatte soltanto in questo campo, le ha fatte anche in altro campo.

Ma è altrettanto vero che fa anche piacere di sentire qui che, ad un certo momento, si è contribuito un po' tutti a portare avanti questo problema. Che non si è "toccato il bottone" perché sarebbe stato troppo facile toccare un bottone e far saltare fuori il riparto. Perché anche su questo si può discutere e ne discuteremo brevemente. Ma fa piacere, ogni tanto, sentire e dire: qui abbiamo parlato dell'unitarietà e, ad un certo momento, si è partiti tutti insieme e quindi è vero, - noi non possiamo dimenticare che avevamo, per esempio, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il democristiano Colombo, che qualche cosa poteva influire in questo campo - è vero che avevamo al Ministero del Tesoro un democristiano che si chiamava Ferrari-Aggradi, è altrettanto vero che al Ministero delle Finanze c'era il socialdemocratico Preti. È altrettanto vero che al Ministero del Bilancio c'era e socialista Giolitti.

E bene, fa piacere, ogni tanto, di sentire dire questo!

Perché, indubbiamente, chi ha portato avanti il riparto, sono queste forze che le hanno portate. Questo è poco ma sicuro! Perché in queste Commissioni, citate prima, se queste forze non ci fossero state, il riparto non poteva passare, "non che non doveva", "non poteva passare".

Perché certe forze che qui fanno i bulli, e laggiù non avrebbero contato proprio niente! Ma non basta, ha fatto bene Tonino di ricordare Ramera. Questo vi dimostra, una volta di più perché Ramera, quando partì per andare ad accompagnare il Presidente, ha fatto solo il suo dovere e siamo tutti d'accordo. E se è andato due volte ha fatto bene. Se andava tre faceva meglio ancora!

Naturalmente che cosa ne veniva fuori? Che eravamo tutti soddisfatti che questo arrivasse nel minor tempo possibile.

Quindi puntualizziamo anche questo!

E quindi - siccome, poi, lo ha detto, il Presidente all'inizio della sua chiacchierata, che questa presentazione del bilancio appare in un momento particolarmente delicato perché è alla vigilia di una elezione politica, e quindi alla vigilia di comizi, ebbene, ricordiamocelo pure. Perché diremo anche fuori, nei comizi - perché già si è incominciato a dimenticare questo - quello che è avvenuto.

E vedremo che sulla piazza pubblica non saremo i soli a ricordarlo perché avranno interesse tutti, quelli che hanno partecipato, a ricordare questo.

Benissimo, per me. Per voi forse no.

Arrivati a questo punto. Vediamo un po' che cosa ne può venire fuori ancora.

Io, tanto per cominciare, sostengo e dico che fra le osservazioni che sono state fatte si è detto che - e lo ha detto qualchedun altro - dopo questo bilancio è stato presentato con maggiore spirito di democraticità, bah!!

Io vorrei ancora acconsentire questo. Però, allora, acconsentendomi, sia concesso innanzitutto di fare, di esprimere un rimprovero. Perché qui si dice che è stato sentito il Comitato tecnico per la Programmazione regionale, i rappresentanti dei Sindaci, delle Organizzazioni Sindacali - tanto per cominciare mi farebbe piacere sapere che cosa ha detto la Programmazione, perché la Programmazione non ha detto, per esempio, "questo bilancio che presenta ancora una certa rigidità, potrebbe presentare un aspetto diverso," perché la Programmazione indica che per 3 o 4 anni una certa somma di denari devono essere dirottati in un settore economico piuttosto di un altro.

Avremmo sentito con piacere che cosa hanno detto i Sindaci. I Sindaci sono arrivati, gli avranno detto certamente: Signori, qui c'è un malloppo di danari, ve ne distribuiremo. I Sindaci avranno fatto presente le loro necessità. Ma non so che cosa hanno potuto fare di diverso.

I Sindacati. Ma, e qui, torna proprio opportuno ricordare poi una cosa: che è l'ora che si finisca di portare avanti in questo modo. Ma qui, quando si parla in Valle d'Aosta di sindacati si parla soltanto di sindacati dei lavoratori dell'industria, dei lavoratori degli stabilimenti.

Ma a me non risulta nel modo più assoluto - e vedremo se questa mia informazione è esatta o meno - che si sia sentito il sindacato degli agricoltori. Perché il sindacato degli agricoltori è nient'altro che la Coltivatori Diretti e, mi sembra, una nuova società, una nuova associazione che è sorta adesso.

E su questo ne faremo poi un appunto anche al nostro Vicedirettore della Coltivatori Diretti - che è membro della Giunta. Che, ad un certo momento, avrebbe dovuto certamente dire: ma, come abbiamo sentito quei là, sentiamo anche questi qui. Perché non mi risulta che questo sia stato fatto.

Ad ogni modo, se io fossi in errore, ne sarò lieto di prenderne notizia. Perché allora si sentono soltanto quelle voci che sono gradite. Perché, per esempio, la voce della Coltivatori Diretti non la si sente con piacere. La voce della Coltivatori Diretti deve essere un po' assopita perché lì deve venire fuori una discriminazione. Perché, ad un certo momento, è sorta un'associazione allevatori valdostani - che noi siamo lieti che sia sorta, - perché indubbiamente ci darà un colpo di mano per portare avanti questo problema, un'associazione che sembra che goda veramente delle simpatie dell'attuale potere, che però, fino a prova contraria, non so che cosa abbia potuto fare perché ancora adesso (e ne parleremo con tranquillità con carta che canta) sembra che questa qui possa anche essere sentita, ma quella là - che ha 5000 o 6000 iscritti, come la Coltivatori Diretti, siccome porta la voce in un altro settore e non è ancora succube di nessuno, perché i contributi che gli dà la Regione ben devono venire perché se no si farebbero le discriminazioni, ma io penso che per la Coltivatori Diretti nessuno abbia chiesto niente.

E siccome la voce della Coltivatori Diretti non era altro che la voce di gran parte degli agricoltori valdostani, quindi io dico che non è stata democratica questa impostazione neanche in questo campo. Lo rivedremo dopo!

E allora, che cosa possiamo dire andando avanti? Andando avanti, mi sembra che qui si giochi sull'equivoco. Perché io concordo con l'Assessore Chantel, col Presidente della Giunta - e lo abbiamo sempre detto anche noi - che, finché c'erano le quote fisse e le quote mobili, c'era una difficoltà ed era quella di non avere la certezza di avere un bilancio all'inizio quando si doveva fare il bilancio di previsione.

Faccio notare - e sarò ben lieto se, specialmente i tecnici, mi vorranno correggere - che le stesse incertezze ci sarebbero ancora oggi per il fatto che le quote variabili e le quote fisse, essendo collegate a delle percentuali, variano in rapporto al gettito delle imposte.

Invece io credo che si volesse dire un'altra cosa. E l'altra cosa è questa: fin dal 1965 - e mi torna facile il ricordarlo perché io per queste impostazioni fui lapidato e insultato - ad un certo momento, a Roma, alla nostra richiesta di aumento di finanze, ci si rispose che non era il momento maturo per portare avanti il riparto e ci si consigliò di ricorrere a quell'articolo 12 che tante lacrime, tanto sudore fece sprecare a certi Consiglieri di opposizione, perché allora si faceva l'opposizione, non si era alla opposizione soltanto per la figura esterna, si era all'opposizione nella sostanza, quante parole ha fatto sprecare questo articolo 12 quando si diceva che non avrebbe dato il risultato che doveva dare.

E allora si continuano certe pubblicazioni basate proprio sull'equivoco, come ho detto prima, per non adoperare un'altra parola meno educata.

E allora si porta quota fissa e quota variabile, ma dell'articolo 12 non se ne parla mai. Difatti anche in questo bilancio si dice una cosa inesatta, perché qui, ad un certo momento, si dice che "il provento delle quote fisse di ripartizione fiscale del 1972 - capitoli 6-10-13, 14, 15, e quello che è, dovrebbe dare un gettito di 16 miliardi e 160 milioni, mentre il provento delle quote fisse di ripartizione fiscale del 1971 (e qui è un conto consuntivo, è il ragioniere capo, o meglio, l'assessore Chantel, attraverso la parola del Ragioniere Capo mi correggerà se sbaglio), ma per me, queste entrate fiscali del 1971 sono del "consuntivo 1971" d'altronde ce lo troviamo anche su quell'altro libro che abbiamo avuto.

E si parla di 5 miliardi e 730. Il provento delle quote variabili di ripartizione fiscale del 1971 è di 5 miliardi e 500. Ed in un angolo si scrive: 11.230.000.000. E si fa la differenza fra i 16 miliardi e gli 11, per cui ne vengono fuori 4.930.000.000 di differenza. Questo non è vero! Questo non è vero! Perché, arrivati ad un certo momento, nello stesso bilancio, e voi stessi nella relazione del bilancio, si dice, a pagina 7, che "rispetto alle previsioni per l'anno 1971, il provento delle quote fisse del reparto fiscale per l'anno 1972 viene elevato da lire 11 miliardi a lire 16 miliardi (lascio i rotti), in relazione al gettito dei tributi ammessi a ripartizione, come risulta dalla tavola 8 allegata alla presente relazione.

Ma poi continua: nelle previsioni del bilancio 1972, non è stata ripetuta la previsione di lire 3 miliardi e 200 milioni riguardanti il contributo straordinario statale già richiesto nei precedenti esercizi ai sensi del 3° comma dell'articolo 12 per opere pubbliche, in quanto l'entrata stessa dovrà formare oggetto di un futuro preventivo, di future trattative.

Ora, si capisce, questo lo abbiamo sempre sostenuto e non ne facciamo una colpa a nessuno. Si capisce che, avendo potuto avere adesso un riparto unico, con questa unica, e un reparto nuovo, si capisce che l'articolo 12 sparisce. L'articolo 12 non c'è più. Però qui dentro si dice "lo si riporterà"; ma per adesso lo tiriamo via. Difatti, se voi andate a vedere il bilancio all'articolo 82 dell'entrata voi troverete "contributo speciale dello Stato ai sensi del 3° comma dell'articolo 12 dello Statuto regionale" dove c'è un'indicazione, ma non c'è ancora niente.

Allora si capisce perfettamente che se - come noi ci auguriamo tutti - l'articolo 12 nel 1972 ci dovesse dare altri 2 - 1 - 3 miliardi, quelli che saranno, e andranno in aggiunta.

Ma finché qui non ci sono, sono mancanti. Quindi noi abbiamo avuto nel 1961 tanto di quota fissa, tanto di quota mobile e tanto di quota articolo 12. Ma qui sopra, oggi come oggi, questa somma non è tutta intera come viene presentata qui.

Naturalmente è logico che ognuno tiri l'acqua al suo mulino e faccia come può e su questo io non ho niente da protestare. Come, per esempio, mi ha fatto un po' sorridere questa mattina - ma io penso che lo abbia fatto in questo senso - l'Assessore Chantel quando ci leggeva la comunicazione dei denari che vengono dati attraverso l'Intendenza, che sono lettere che si ripetono da almeno decine di anni.

Naturalmente Chantel - e su questo gliene voglio dare atto perché così è - dice: vedete, è diversa la storia, perché noi ormai non riceviamo più soltanto questa quota e dobbiamo andare a Roma a trattarci la quota variabile, tutte queste belle cose qui. Oggi come oggi noi riceviamo questo e ci dà maggiore facilità di poter andare avanti. E su questo noi non abbiamo nient'altro da aggiungere.

Abbiamo da discutere, invece, di due cose, molto più importanti, secondo me: una è un po' polemica. Ogni tanto si viene fuori, dice, ma voi, quando eravate lì dentro, perché non lo avete fatto? E, giustamente, è saltato su l'amico Ramera, al quale la battuta non manca, che ci dice "noi siamo arrivati nel 1955 - la D.C., con i suoi collaboratori di allora (perché li ricordiamo sempre, noi, i collaboratori, allora c'era una concentrazione, abbiamo lavorato insieme e abbiamo risolto un primo riparto, che era insufficiente - come probabilmente fra qualche anno sarà insufficiente questo qui) - e diceva l'amico Ramera "ma perché non l'avete voluto fare?" Perché voi eravate per la politica dei rubinetti.

Io non ho mai fatto il tubista, neanche i miei amici qui. Quindi sono quelle battute che lasciano il tempo che trovano.

La verità è un'altra. L'ha detto l'altro giorno, così en passant il Vice Presidente del Consiglio. Noi abbiamo avuto una giusta e grande fortuna. La giusta e grande fortuna di vedere in Italia che dopo risultato - che per la Valle d'Aosta è positivo per merito di tutti e non soltanto di alcuni - si ha avuto la soddisfazione di vedere che di Statuti speciali, specialmente quello della Valle d'Aosta e forse quello di una o altre due Regioni, ha dato dei risultati positivi, per cui a Roma è venuto fuori effettivamente quell'idea che era giusta, che doveva venire dalla regionalizzazione, dalla creazione delle Regioni, non condivisa allora forse da certi Partiti che invece oggi credono che possa andare bene, cosa che però vogliamo poi vedere in futuro, perché naturalmente se, ad un certo momento, anche lì verrà fuori, come in altre Regioni e come qui, certe forme di milazzismo, non so dove andranno a finire queste Regioni. Ma noi che siamo della gente di buona fede speriamo che Iddio ci dia ancora un'occhiatina ogni tanto per aiutarci a tirare avanti la barca, ci auguriamo che questo non abbia ad accadere e che anche le altre Regioni in tutta Italia, quelle a Statuto normale, abbiano a dare dei risultati positivi.

Però è altrettanto vero che questa è stata la creazione di tutta la baracca perché, arrivati ad un certo momento, si sono dovute finanziare e hanno detto per la Valle d'Aosta come quelle a Statuto speciale che hanno delle responsabilità maggiori, quindi diamole, d'altronde è semplicemente ridicolo quando ad un certo momento si viene fuori e si dice: ma noi abbiamo portato avanti questo problema, ma questo problema era allo studio da 5-6 non so da quanti anni, questo studio che era portato avanti e ricordiamo le discussioni fatte come Assessore alle Finanze, come Presidente di Giunta col Rag. Peretto, il Dott. Brero, che purtroppo non possono parlare come funzionari, col Comm. Santrone alle Finanze, al Tesoro pardon, abbiamo discusso, si discuteva già allora del quantitativo della benzina, questo non per avere qualche cosa, per metterci su un grado, un filetto, è per dirvi che nelle Amministrazioni le cose non nascono mai spontaneamente, sarebbe troppo bello; immaginatevi se domani si potesse risolvere un problema a tambur battente tanto perché si cambia l'Amministrazione! I problemi vengono impostati forse da 2 o 3 partiti diversi, da 2 o 3 Giunte diverse prima di arrivare ad una conclusione e come si ottiene il buono si ottiene il cattivo e quindi anche su questo bisognerà nei comizi limitare certe presunzioni che vengono fuori, che sono umane nei comizi e che è giusto che poi discuteremo.

Allora stabilite queste 2 o 3 cosette, mi sembra che ce ne siano ancora 2; una che mi sta a cuore in modo particolare, e la citerò per ultimo, e una invece che sono contento di poter esaminare con voi: il fondo di rotazione.

Ma il fondo di rotazione io penso che nessuno di noi sia contrario al fondo di rotazione, ad un certo momento, perché è venuto fuori questo fondo di rotazione? Innanzitutto per avere la possibilità di fare un fondo di rotazione bisogna avere i denari, quindi con l'avanzo di amministrazione, con questa nuova proposta fatta, eccetera i denari sono arrivati e si sono potuti destinare 4.000.000.000 e mezzo, adesso non li ricordo non ha importanza per la mia discussione.

Fondo di rotazione perché? Ma mi sembra che sia giusto, sia giusto perché, ad un certo momento, la Regione paga 2 miliardi e tanti se non sbaglio, detto stamattina dall'Assessore Chantel, perché 2 miliardi e tanti di interessi passivi su dei mutui, eccetera, quindi giustamente invece di dare questi interessi passivi alle banche io penso che, se noi diamo un fondo di rotazione di X miliardi a una banca o a diverse banche, questo sarà poi anche da studiare, da vedere, si possa economizzare una certa ridda di miliardi, si possa avere eventualmente un certo reddito d'interessi attivi sulle somme depositate, mi sembra il 5,75%, e quindi, in linea di massima, noi non siamo contrari a questo, ben vengano, naturalmente io non vorrei che questo fondo di rotazione fosse poi il toccasana, come dicevi?

Forse poi il toccasana, perché tutto ciò che si presenta va bene nel fondo di rotazione; abbiamo sentito stamattina che si ha detto si provvederà col fondo di rotazione per vedere, per risolvere i problemi dell'edilizia, si provvederà per questo, si provvederà per quello, addirittura, se non sbaglio, se non ho capito male perché qualche volta accade, specialmente a chi non è molto intelligente, di sentir dire che addirittura potrebbe condizionare il credito sulla piazza perché, se domani le banche fossero carenti di denaro, ci saremo noi, eh beh, insomma io sono veramente contento di tutto questo. Però io vorrei - questa è la seconda cosa - che il fondo di rotazione dovesse poi portare avanti l'Amministrazione regionale a voler moralizzare determinate impostazioni, per dire, e lo sentiamo molte volte bisogna togliere i contributi, noi non crediamo a queste cose qui perché ci sono dei contributi che possono essere rivisti, che possono essere migliorati, ma io non so quali siano i contributi che possono essere tolti, perché i contributi che sono stati dati fino adesso in Valle d'Aosta, alcuni forse, lo dicevo prima, hanno un po' polverizzato questo bilancio, ma io credo che siano tutti indispensabili, ad ogni modo ne parleremo allora a ragion veduta e con la massima tranquillità.

Adesso il problema che mi sta a cuore - e voi già lo sapete perché qualcheduno già in precedenti riunione aveva detto: eh sentiremo la demagogia di Bordon per quanto riguarda l'agricoltura.

Io non è che voglia fare della demagogia, ne potrei parlare anche al momento in cui discuteremo le voci dei 500 milioni che ci sono in bilancio, ecc. ecc.; però mi ha fatto piacere, io l'altro giorno ho presentato coi miei amici un'interpellanza e questa interpellanza diceva: "Signori, ad un certo momento, la Coltivatori Diretti ha esaminato una lunga serie di necessità, alcune prioritarie, altre meno, che sono state registrate, sono state sentite attraverso le innumerevoli riunioni che si fanno nelle sezioni tutti gli anni; ebbene si è venuti qui e anche allora con una interpellanza l'abbiamo detto e lo ripetiamo oggi perché non abbiamo nessuna intenzione di passare come dei, con certi vantaggi di primogenitura, ad un certo momento si è chiesta la gratifica delle medicine e siamo stati veramente lieti e contenti di trovare un'altra domanda analoga alla nostra e questa è passata immediatamente, abbiamo preso nota anche sul bilancio, dopo averne già sentita l'affermazione dell'Assessore alla Sanità. Poi abbiamo portato avanti il problema delle 80.000 lire per le puerpere, che mi sembra la cosa più onesta di questo mondo, perché non c'è puerpera qui in Italia che lavori che non abbia determinate provvidenze, almeno 40 giorni prima, adesso ho tutto un elenco ve lo potrei leggere ma ve ne faccio grazia, perché ne faccio così grazia anche a me, ma 40 giorni prima, 40 giorni dopo, tutto quello che si dà è dovuto ed è giusto che sia dato, perché sarebbe veramente deleterio se non fosse così, però alla moglie del contadino queste cose non accadono, perché qualche volta non dico proprio che comperi sul prato, sul campo, ma quasi, e quando è a casa certamente non rimane 40 giorni o a letto o a cercare di tirare avanti la baracca e allora che cosa abbiamo detto?

Almeno un contributo di 80.000 lire, che non è poi tutta farina del nostro sacco perché ce lo siamo trovati in un'altra Regione, e qui è stato discusso, è stato discusso seriamente, si è detto: siccome lo Stato dà 50.000 lire, vedremo di dare la differenza di 30.000 lire, tutti d'accordo, quindi non noi, tutti quanti siamo d'accordo su questa impostazione.

Ad un certo momento la Coltivatori Diretti ha ritenuto, attraverso la nostra modesta persona, di tutti noi e di tutti voi, di dire che qui dentro era opportuno prendere in esame di infortuni di questi agricoltori, perché questi agricoltori, se si fanno male nel momento più difficile in cui non possono lavorare, in cui devono cercare altra manovalanza, gli mancano proprio i fondi per poter tirare avanti.

E quindi tutti d'accordo, naturalmente questi che cosa erano? Erano, non voglio chiamarli pagliacci, ma provvedimenti singoli provvedimenti minuti, provvedimenti che colpiscono per forza, perché sono naturali, ma noi qui non abbiamo, non perdiamo occasione di sentirti dire, - ecco che allora mi servo delle parole di Tonino che è veramente bravo gli sostituisce Germano al quale io mando un amichevole saluto, perché almeno stuzzicandomi mi fa ricordare certe cose -, ma fin alla televisione abbiamo sentito dal primo all'ultimo non ce n'è stato uno che abbia detto che l'agricoltura aveva bisogno di aiuti; stamattina ancora ce lo siamo sentiti ripetere in 3 o 4 occasioni, con parole sante, che ci sono delle sperequazioni e queste sperequazioni non possono andare avanti con questo sistema fra i lavoratori dell'industria, dell'artigianato, i lavoratori dell'albergo mi sembra che è stato detto l'agricoltura, benissimo, ma tutte queste considerazioni esattissime, però che cosa ci dicevano tanti, cosa rispondevamo noi? Perché questo mi si può rimproverare: ma tu quando eri lì perché non li hai dati? Non li abbiamo dati signori perché non c'era stato questo aumento, questo è giustissimo, non avevamo avuto questa disponibilità, quante volte ci siamo detti bisognerebbe tirare via un miliardo dei lavori pubblici o da qualche altro Assessorato per darli lì, ma tutti quanti quelli che sono stati in una Giunta si ricordano con quanto giusto accanimento gli Assessori difendano il loro bilancio, perché è giusto che sia così.

Ma oggi come oggi che abbiamo la disponibilità di 4 o 5 miliardi, invece di fare uno sforzo in questo campo per portare avanti veramente un qualche cosa che sia positivo, che risolva il problema, sia pure in un quadro generale, parola simpatica a determinate persone, che cosa si fa? Si danno 500 milioni, 500 500 milioni in bilancio dicendo: c'è una legge allo studio che dovrà risolvere tutto, è legata anche all'ecologia, sono contento di sentire parlare di dare qualche cosa ai giardinieri della natura, perché questa è la verità, ci si accorge fra le altre cose che turismo, un sacco di altre attività regionali solo legate all'agricoltura, ci si accorge che effettivamente nell'agricoltura - e qui non suoni al razzismo, perché siamo già stati accusati non molto tempo fa - ma in agricoltura ci sono veramente al 99% dei valdostani e quindi ci preoccupiamo noi di dare dei denari perché sono tutti i valdostani?

Ma in questa nostra agricoltura che porta avanti i sacrifici di quella agricoltura? Dove non c'è più nessuno che vuole lavorare, sono o non sono i valdostani?

Quindi con questo noi non diciamo non veniamo incontro ad altri provvedimenti che forse toccano meno la gente valdostana, no, sia ben chiaro e lo puntualizziamo, perché poi domani ce lo sentiremo magari rimproverare e falsando quello che noi diciamo, noi diciamo semplicemente, vista la disponibilità che abbiamo, è il momento di fare lo sforzo per portare avanti questo problema.

E allora, tornando a quello che avevo detto prima, e se mi mancasse tempo il Presidente del Consiglio mi sgridi pure, io starò zitto e lo riprenderò allora, perché ne avrò il diritto, e allora ad un certo momento tra le altre soluzioni cosa è venuto fuori? Si è detto: non è che non si debbano aiutare proprietari di terreni coltivati a vigneti o ad altre colture, ma sarebbe bene di incominciare da coloro che si alzano alle quattro o alle tre per dare da mangiare le bovine, per lavorare attraverso tutto un anno senza fare le ferie, perché le bovine questo non lo consentono, per lavorare il giorno di Natale e il giorno della Santa Pasqua come li vedremo lavorare adesso, eh beh incominciamo a dargli qualche cosa che sia un aiuto; però, ecco qui la cosa più interessante, che ci ha fatto veramente piacere, perché noi siamo felici, proprio perché non vogliamo nessuna primogenitura, ad un certo momento sembra che, lo vediamo qui attraverso questa lettera che è veramente giunta tempestivamente, che ad un certo momento quest'associazione di allevatori valdostani che, ripeto, vanta potenti protezione almeno, e siamo contenti se li vantano perché noi non abbiamo niente in contrario, noi siamo veramente lieti perché le nostre battaglie di troveremo al nostro fianco, ebbene da cosa partono? Partono con la lancia in resta e vanno a chiedere un contributo, vanno a far firmare 2.000/3.000, io non so quanti sono i contadini che hanno firmato, un contributo ogni bovina di 50.000. Bene, io vi dirò che, quando si era esaminato questo problema in altra sede, non si erano fatte cifre perché non era il caso di dire 50 o 40 o 30, si era esaminato il problema per arrivare ad una soluzione sempre con quella comprensione che si deve avere, perché ripeto siamo stati tutti un po al Governo in maggioranza e un po in minoranza e io onestamente riconosco oggi che mi ci trovo molto meglio in minoranza, perché è molto più facile risolvere i problemi come forse li sto risolvendo io oggi con la massima onestà e ci tengo a dichiararlo, però dico, arrivato ad un certo momento, non avevamo detto : bisognerà esaminare questa situazione.

Adesso che cosa accade? L'altro giorno ci siamo permessi di dirvi: signori 30.000 bovine cerca che ci sono qui a 50.000 lire fa un miliardo e mezzo. Questo miliardo e mezzo noi lo abbiamo, non vogliamo stanziare il miliardo e mezzo? Ma vogliamo stanziare un po meno? Ma io vi dico - e questo ve lo ripeterò ancora, ne avremo occasione dopo - questi 500 milioni sono assolutamente insufficienti, naturalmente voi mi direte: ma tu fai questo fai tutto questo perché vuoi far togliere il fondo di rotazione, perché un miliardo è stato tolto già da loro per un altro motivo, uno lo vuoi far togliere tu di qua quindi il fondo di rotazione va a carte e quarantotto.

Ma io vi dico e ve lo ripeto per l'ennesima volta: vi sono delle scelte prioritarie che l'Amministrazione regionale, il Consiglio regionale deve fare e una di queste scelte. È inutile che si continui a dire l'agricoltura sta morendo, noi abbiamo tutti i pascoli che vanno a catafascio, tutte cose che dite anche voi che sapete meglio di me, ma se noi fino a quando avremo - e lo dicevo l'altro giorno - l'ammalato sul letto arriverà il medico e lo visiterà e dirà tutte le malattie che ha dalla polmonite alla bronco-polmonite a tutto quello che volete ma non gli diamo le medicine se non col contagocce, e tra non molto l'ammalato è morto! E quando noi gli vorremo far fare, farlo resuscitare non saremo più a tempo, avremo soltanto l'occasione di fargli fare un bel funerale, il che non soddisfa nessuno.

Quindi queste cose dette, e ce lo siamo sentiti dire anche qui, quindi non sono parole nostre, perché le parole della Coltivatori Diretti, e qui mi fa dispiacere, e proprio io ripeto, e ne parleremo in altra sede, ma noi abbiamo un Assessore in Giunta, questo Assessore io sono sicuro che avrà fatto sentire, lo penso, perché guai se non fosse così, io penso che avrà fatto sentire queste necessità perché, arrivati ad un certo momento, noi ci sentiamo dire: ma qui abbiamo richiesto tutta questa somma, non ce la volete dare, ma io penso che sia un sacrificio che dobbiamo fare perché, se noi non facciamo questo sacrificio, questa volta non lo faremo più, perché io non penso che si possa rispondere a questo. Vedremo col fondo di rotazione, daremo dei denari a questi coltivatori diretti a basso tasso di interesse. Non credo neanche questo che sia possibile perché non risolve il problema. Quindi riparleremo ancora dopo, ma io insisto e dico: che noi non possiamo votare questo bilancio per molti e svariati motivi, ma questo è il principale motivo, perché noi riteniamo che una buona parte di quel capitale, di quella somma che noi abbiamo avuto di più debba essere distribuita agli agricoltori e lo deve essere in questo momento, perché se noi faremo di nuovo questo l'anno venturo ci ritroveremo qui e non avremo fatto niente di questo perché quando arriveranno le firme qui alla Regione si dirà certamente: non ci sono i denaro in bilancio, li stanzieremo l'anno venturo il bilancio si sarà stanziato di nuovo grosso modo, i vari assessorati avranno avuto il loro ammontare e io voglio poi vedere quello che viene fuori.

Ma come prima cosa perdiamo un anno e le difficoltà saranno ancora maggiori.

Quindi io mi riservo di intervenire per altre cose, perché ce ne sarebbero altre, ma le più importanti erano queste, forse le altre sono più demagogiche e quindi ve ne faccio grazia, ma io insisto su questo punto perché per me è il problema base, il problema più importante che noi abbiamo di fronte, perché tutto il resto lo riconosciamo è in sviluppo, è in aumento, vediamo che ci sono delle facilità di lavoro, di facilità di vita, mentre nell'ambiente nostro dell'agricoltura se uno non ha un'altra attività vicina non vive più e questo è gravissimo perché lo ripetiamo per l'ennesima volta: noi abbiamo proprio i problemi di cui si parlava, ogni tanto qui abbiamo le parole difficili, ma non solo qui in Italia, ad un certo momento ci siamo riempiti la bocca della parola "programmazione", adesso c'è l'ecologia, benissimo, vediamo questa ecologia, cerchiamo di fare in modo che questa ecologia venga portata avanti con la conservazione dei pascoli, dei terreni, delle nostre montagne, dei nostri alpeggi attraverso chi? Attraverso quelli che ci lavorano tutto l'anno.

Fosson (U.V.) - Chi chiede la parola?

Manganoni (P.C.I.) - Si era accennato questa mattina alle elezioni, al periodo elettorale. E bene, Bordon, ce lo ha voluto confermare. Ha voluto darci un saggio della sua abilità oratoria propinandoci un bel comizietto elettorale.

Da parte mia potrei fare lo stesso, da parte mia, cioè propinare anch'io ai colleghi Consiglieri un bel comizietto elettorale.

Vi premetto che questo non è nostro costume. Noi, i comizi elettorali li facciamo nella dovuta sede, sulle piazze, nelle sale delle riunioni, non li facciamo in Consiglio.

E, diceva Bordon: riparto fiscale - ma ricordatevi che al Ministero X c'era un democristiano, al Ministero H c'era un democristiano, al Ministero c'era un democristiano.

Non so se anche gli uscieri erano democristiani. E lo saranno, lo saranno stati perché sappiamo il sistema di assunzione. Comunque che ce ne possiamo noi se ci sono dei democristiani dappertutto? Purtroppo! E che, è colpa nostra?

Ora, io premetto che qui in Consiglio tutti i gruppi sono stati unanimi nell'approvare il progetto di legge sul riparto fiscale che il Consiglio regionale ha inoltrato a Roma. Non solo, ma tutti i gruppi si sono impegnati di fare le dovute pressioni, di ottenere i necessari appoggi dai loro Partiti a Roma - e quindi dai rappresentanti di questi Partiti in Parlamento - affinché questa proposta di legge di riparto passi al Parlamento e al Senato, come è passata.

"I viaggi a Roma di Ramera" - ha detto Bordon. E noi potremmo dire "e i viaggi a Roma che abbiamo fatto noi!"

Noi questo non lo diciamo perché non facciamo un comizio elettorale. Non stiamo ad elencarvi quante volte i rappresentanti del nostro Partito sono andati ad incontrare i Parlamentari nostri a Roma per sostenere e perorare la causa e che questi viaggi siano stati efficaci lo dimostra perché, precisamente, anche da parte nostra hanno sostenuto ed appoggiato questo riparto, da parte dei nostri Parlamentari.

Io potrei dire: "...e ricordatevi che nella Commissione X c'era il comunista H e nella Commissione Y c'era il comunista...". Noi non lo diciamo perché non facciamo comizio elettorale, questo lo dice Bordon.

Possiamo dire anche che, grazie all'appoggio dei 150 parlamentari che ci sono a Roma, questa legge è passata. Noi non lo facciamo perché usiamo un altro stile. Noi pensiamo che in questa aula si debbano ottenere dei discorsi di una certa levatura e non dei comizi elettorali da piazza!

Comunque vorrei limitarmi ad accennare alcuni problemi, di accennarli en passant.

Io non ripeto quanto già ha detto Dolchi a nome del nostro gruppo. Però vorrei precisare, sul problema della casa: se ne parla tanto, si parla di miliardi. Siamo sempre d'accordo, però praticamente, fino adesso abbiamo fatto niente.

Questa è la constatazione.

E, vedete, io sono un praticone, io non ho la testa su sù in alto per la luna, io guardo alle cose concrete ed alle realizzazioni.

Il problema della casa è una cosa sentita, è una cosa che va risolta. Io penso che su questo siamo tutti d'accordo perché dagli interventi, almeno così ho capito, dagli interventi che ho sentito sino adesso. Ma, dico io, per costruire le case bisogna innanzitutto acquisire terreni per prima cosa, secondo, in base ai terreni, preparare i progetti, fare allestire i progetti e, tra l'acquisizione dei terreni e forse si potrà anche, sarà forse anche necessario ricorrere agli espropri. Poi l'allestimento dei progetti. Quanto tempo ci passa?

Beh, io non so. Non è che io voglia fare dei calcoli precisi ma fra una cosa e l'altra, prima di poter appaltare può anche passarci un annetto ed allora noi, prima di iniziare la costruzione, perderemo circa un anno - io dico un anno, potrà essere di più potrà essere un po' meno - magari coi fondi, senza poter iniziare le opere.

Ed allora io direi: l'impegno che noi dobbiamo chiedere alla Giunta oltre, e giustamente, gli stanziamenti, è quello di darsi subito da fare per l'acquisizione dei terreni ricorrendo, nel Comune di Aosta, alla 167 (se si giudica opportuno); negli altri Comuni magari, non so, sulle zone destinate all'edilizia popolare in base ai piani regolatori.

Ed in seguito fare allestire i progetti. Ed allora, poi potremmo iniziare la costruzione delle case. Ma se noi non abbiamo questi due elementi indispensabili, ebbene, noi, come facciamo a costruire le case?

Quindi l'impegno che noi dovremmo richiedere alla Giunta, innanzitutto è questo: acquisto dei terreni e allestimento dei progetti.

Però, in fatto di casa, vi è un altro problema. Noi parliamo di costruzione di case nei centri urbani, nei centri industriali.

Cerca il 50% degli operai, dei lavoratori della Valle non risiede nei centri urbani. Dico "circa il 50%". Di questo circa 50% è composto da operai e contadini, cioè da operai che lavorano in fabbrica, che però risiedono in campagna dove hanno la famiglia.

Ora, perché questi operai, questi lavoratori abbiano diritto ad una casa buon mercato, dobbiamo obbligarli a scendere ad Aosta, ad abitare per 2-3 anni in una soffitta malsana per poi forse aver diritto alle case popolari?

Io penso di no. Io penso che noi dobbiamo fare tutto il possibile per evitare che si verifichi questo. Ma che questi lavoratori rimangano in quelle zone.

Si continua a parlare di spopolamento della montagna.

Eh! Se vogliamo che non si spopoli, costruiamo anche in quelle zone le case! Non certamente dei condomini, non commettiamo l'errore, l'enorme errore che ha commesso la cassa del Mezzogiorno a Matera dove, per dare un alloggio a contadini che abitavano nelle caverne, nei famosi sassi di Matera che io ho visto, ha costruito case di 4 - 5 piani di modo che quella famiglia di contadini che abitava nella caverna, che hanno messo al quarto piano, avrebbe dovuto portarsi e le capre e le pecore e le galline nel quarto piano (magari nella sala da bagno).

Ora, io penso che noi qui non abbiamo la Cassa del Mezzogiorno e non abbiamo i tecnici e i dirigenti della Cassa del Mezzogiorno per fortuna, abbiamo delle persone di buon senso che queste cose le han capite e pertanto bisognerà costruire delle casette, ogni famiglia. Però facciamo in modo che anche questi abbiano quei benefici.

Non vi parlo poi della categoria dei contadini. È vero che per questi c'è adesso il 30% di contributo a fondo perduto, ma coloro che non hanno il rimanente 70% come si costruiscono la casa?

Comunque io qui non voglio affliggervi di più perché mi riservo di intervenire quando si discuterà della casa.

Ora, i problemi dell'agricoltura. Stanziamenti per fondi dell'agricoltura.

Bordon, io penso che l'avrai ricevuta anche tu questa lettera che l'Associazione Allevatori valdostani ha inviato a tutti i Consiglieri. Io penso che sia una richiesta legittima ed io potrei, adesso, fare tutta una lunghissima disquisizione sulla tragica situazione in cui versa l'agricoltura. E, come l'ha fatta Bordon, modestamente potrei farla anch'io perché i problemi dell'agricoltura della Valle li conosco almeno quando Bordon.

Senonché io mi riservo di intervenire e di trattare questo problema, di trattare queste legittime e giustificate richieste dei coltivatori diretti quando noi tratteremo il problema che è iscritto al n. 3 dell'allegato E alla legge regionale pagina 144. Ed allora, per evitare di seguire l'esempio di Bordon, e fare anch'io un comizio elettorale, non accenno ad altro, ma vi dico solamente che nella relazione del Presidente si accenna a tutti i problemi: casa, trasporto, agricoltura, turismo ecc. ed io penso che quando esamineremo i vari bilanci e le varie voci ogni Consigliere avrà il diritto ed anche il dovere di intervenire, di fare delle proposte e di fare delle critiche. È ciò che io mi riservo di fare in sede di discussione delle varie voci dei vari capitoli di bilancio.

Pedrini (P.L.I.) - Signor Presidente, evidentemente, una parola, il Partito Liberale la desidera dire su questo bilancio. Diciamo subito, così, come lo abbiamo detto nelle passate tornate di questi lavori, che evidentemente il bilancio presentato non è che ci soddisfi nella maniera in cui noi avremmo voluto.

Abbiamo sentito stamane la relazione del Presidente della Giunta. È una relazione abbastanza valida, come diceva il Consigliere Bordon, che però lascia delle ombre e che evidentemente non può essere approvata così, se non nel suo insieme di propositi di fare bene.

Ma noi vogliamo scendere un po' più in fondo. Noi avremmo voluto, specie sotto determinati punti, ed è per questo che ci riserviamo nel secondo intervento e nei capitoli, una disamina più attenta ed un intervento più preciso, noi desideriamo dire subito che vogliamo delle spiegazioni chiare e sane su quello che è il fondo di rotazione.

Siamo anche noi dell'avviso che non si può così, tout court, con un colpo di spugna, cancellare tutti i contributi. Ci saranno dei contributi che possono essere cancellati. Ma ce ne saranno degli altri che devono vivere per delle ragioni di economia interna valdostana che evidentemente in questo momento non possono essere, così, come dicevo precedentemente, con un colpo di spugna eliminati, ma dovranno essere eventualmente eliminati un po' per volta - a gradi - al fine di portare la mentalità nostra valdostana e la mentalità di quello che è l'economia finanziaria di ciascuno di noi ad un fondo di rotazione che io mi auguro veramente possa servire alla sua soluzione.

E mi sia concesso di dire che riguardo all'industria e commercio io avrei voluto sentire dal Presidente qualche cosa di più. Avrei voluto sentire qualche cosa di più in base all'occupazione della nostra manodopera specie in bassa valle. Avrei voluto avere un'assicurazione più precisa sulla legge dei commercianti o meglio ancora sul provvedimento dei commercianti che è quanto mai impellente e so che a giorni arriverà sul tavolo del Presidente.

Avrei voluto, insomma, che su questo profilo, che evidentemente scotta per quanto riguarda l'ambiente commerciale e artigianale in tutta la Valle e per quanto riguarda la manodopera in particolare per la bassa Valle, Avrei voluto che il nostro Presidente ci dicesse qualcosa di più e ci dicesse qualcosa di più concreto sotto un profilo finanziario.

Io devo dire che faccio parte della Commissione dei Lavori Pubblici e del Turismo. Abbiamo esaminato, con i membri della Commissione, appartenenti a tutti i Partiti, abbiamo esaminato il bilancio di questi due assessorati. E debbo dire, con estrema franchezza ed onestà, che tutta la Commissione del Turismo ha approvato questo bilancio e quella dei lavori pubblici, in parte, l'ha approvato dicendo che evidentemente, aspettava in questa sede la parola definitiva.

Io dico che la sede spetta per tutte e due le Commissioni. Però, mentre io negli anni passati, ed in modo particolare in questi ultimi anni, mi ero veramente scagliato contro la mia miserevole somma che era stata data all'assessorato al Turismo, entrando poi in merito alla distribuzione di questi finanziamenti e di questi soldi che l'assessorato al turismo ha, devo dire, che questa volta è stata data una giusta se non ancora completa, ma una giusta rilevanza a quello che è il turismo valdostano che per noi valdostani, ripetiamo, è una vera industria, è la miniera futura della Valle d'Aosta su cui si potrà fondare la nostra economia, economia familiare, economia regionale, economia di tutti i valdostani.

Evidentemente avrei voluto sentire anche dal Presidente qualche cosa sull'agricoltura, qualche cosa in più.

Qua, tutti hanno parlato, dal comunista Manganoni al democristiano Bordon del problema dell'agricoltura. Penso che noi Liberali non è che vogliamo essere meno di questi due partiti. Noi, solitamente non vogliamo nemmeno arrivare a pensare questo.

Ci limiteremo soltanto a dire, con estrema modestia, che noi abbiamo presentato una legge per il miglioramento agricolo "pour le tourisme et l'agriculture". E avremmo voluto che il Presidente, nella sua bontà infinita, nell'esame che gli ha fatto, avesse detto una parolina. In fondo è una legge che è stata studiata per vari mesi, è una legge che noi abbiamo presentato, è una legge che ha superato il primo grave inghippo che era formato della Commissione Affari Generali, deve essere portata di fronte alla Commissione Agricoltura e Turismo, noi avremmo voluto sentir dire che in questo campo anche noi abbiamo dato il nostro piccolo contributo, perché evidentemente riteniamo che, avendo fatto questo sforzo nello studiare questa legge, noi abbiamo il diritto, come tutti, di vederla portare in questo Consiglio e di sentire l'opinione di ciascun partito in merito.

Io mi auguro che su queste piccole, modeste cose, che io ho detto - e non voglio entrare in altri dettagli perché mi riservo, proprio capitolo per capitolo, se sarà il caso, nella conclusione definitiva, io mi riservo di sentire che cosa la Giunta, che cosa il Presidente della Giunta dirà su queste nostre modeste cose.

Abbiamo avuto la soddisfazione di fare alcune richieste ai Lavori Pubblici, alcune richieste al Turismo per la Bassa e per l'Alta Valle ed abbiamo avuto la soddisfazione di vedercele accettate in Commissione.

Noi vogliamo sentire una parola dal Presidente sull'agricoltura, sull'industria e sul commercio, su quello che è l'andamento generale, su quello che si pensa di fare un po' più concretamente su queste specifiche richieste che noi abbiamo fatto qualche mese fa - siamo ormai a mesi perché qua i giorni passano velocissimi.

Ci riserviamo quindi di dare il nostro parere in attesa di sentire la risposta del Presidente della Giunta in merito.

Siggia (P.C.I.) - Presidente della Giunta, Colleghi Consiglieri, ho letto ed esaminato pure io con attenzione il progetto di bilancio 1972 che è sottoposto all'approvazione del Consiglio. E mi pare necessario che esprima in questa sede anche la mia opinione su questo documento contabile amministrativo.

Devo dire subito che dopo anni di mia attività di Consigliere ho potuto riscontrare nei fatti la veridicità di quegli interventi che avevano formato oggetto della discussione generale sul bilancio un paio di anni addietro e che nel clima critico nazionale su tale tema ponevano l'accento sul fatto che ormai i bilanci dovevano essere quasi considerati uno strumento contabile e non dovevano essere intesi come base per una politica amministrativa.

Direi che ciò era vero. Abbiamo constatato in realtà, nel corso dell'anno, il Consiglio potrebbe modificare con legge o con delibera tutta l'impostazione della politica amministrativa variando semplicemente i capitoli di un bilancio.

Per questo motivo, al di là delle voci, al di sopra delle cifre riportate, la parte più importante, io ritengo del bilancio, continua ad essere la relazione fatta dal suo presentatore nella quale si leggono i principi fondamentali che hanno ispirato la stesura di questo documento e soprattutto si indicano in maniera sintetica le previsioni per la sua utilizzazione. In una parola: si esprime la volontà politica di una maggioranza a risolvere in un certo modo i problemi della gente.

Ecco perché ho ascoltato con vivo interesse la relazione del nostro Presidente della Giunta e su questa voglio incentrare la mia attenzione.

Riconosco che il nuovo riparto fiscale, elemento di fondo - che per tutte le considerazioni fatte dai colleghi che mi hanno preceduto rappresenta una grossa conquista dei valdostani per la loro autonomia, il riparto fiscale, dicevo, è di pochi mesi fa. E certo non era facile in pochi mesi riuscire ad adeguare lo strumento amministrativo alla nuova realtà anche e soprattutto per l'ormai inveterata abitudine dei tecnici alla stesura di un bilancio tradizionale per la Valle d'Aosta incerto nelle cifre.

Così devo sottolineare che era difficile fare un bilancio programmatico che consenta il termine breve per esprimere un concetto che però tutto il Consiglio intende, senza avere a disposizione i dati definitivi della Programmazione fluendo soltanto dei primi e non completi studi d'indagine nei vari campi della vita della Regione e senza quindi aver potuto fare precedentemente le scelte necessarie da parte del Consiglio.

E devo dare atto anche che nella sua relazione il Presidente della Giunta ha elencato però i settori di intervento dell'Amministrazione dando quindi una priorità ai vari problemi insoluti da anni e che più urgentemente richiedono una decisa politica di riforme.

Ma, fatte queste premesse, devo anche esprimere - me lo si consenta - alcune mie personali osservazioni. Sono soltanto tre: la prima è quella per cui se è vero quanto ci ha detto nella sua relazione il Dottor Dujany che questo bilancio è stato per la prima volta elaborato in modo democratico, allora vorremmo che con altrettanta ampia consultazione fossero finalmente esaminati, sul loro nascere, tutti i provvedimenti da votare in Consiglio.

E non voglio qui riferirmi, a ripetere quanto già ha fatto oggetto di un mio precedente intervento per quanto riguarda la tradizionale abitudine di portare in quest'aula in discussione progetti, problemi già esaminati de altri, ma sui quali il Consiglio si trova a dover decidere nell'arco di pochi minuti senza aver potuto interferire o esprimere i propri pareri in precedenza.

Credo che questo impegno, di maggior consultazione nel sorgere dei vari problemi amministrativi, noi lo possiamo chiedere alla Giunta perché riteniamo che è un apporto costruttivo per la migliore soluzione di tutti i problemi regionali possano dare tutti i Consiglieri di maggioranza o di minoranza che siano.

Il secondo aspetto: già Dolchi ha sollecitato la progressiva, lenta abolizione di leggi inutili ed io non faccio che sottolineare la sua richiesta e farla anche mia.

Il terzo aspetto però su cui vorrei soffermarmi è quello che ha già costituito centro di interventi di Consiglieri che mi hanno preceduto.

Mi riferisco alla tradizionale politica ormai inveterata in Valle d'Aosta del contributo. E direi, chiedo, che sostituisca a poco a poco questa deleteria politica di sussidi con una più seria e pregnante di costituzione di servizi generali generalizzati.

E mi riallaccio a quanto hanno detto sia il Consigliere Bordon che il Consigliere Pedrini.

È vero, non tutti i contributi sono da abolire. Anche qui il Consiglio dovrebbe fare un'accurata scelta di quei sussidi che devono rimanere in piedi per ragioni contingenti, per ragioni varie che non possono essere ancora sostituiti con particolari leggi da altre che però non hanno più ragione di esistere.

E mi riallaccio anche a quello che diceva Bordon che in realtà tutti, in quest'aula, hanno parlato e, direi, condannato la politica di sussidio ma che in realtà mai nessuno ha avuto il coraggio di fare proposte concrete per arrivare alla sua progressiva eliminazione.

Ho detto prima, e lo ripeto, che ritengo indispensabile un colloquio fra tutte le forze politiche prima ancora che hai problemi vengono in discussione in quest'aula.

Quanto ho detto risulta semmai più sottolineato proprio dal discorso sull'abolizione della politica dei sussidi. Perché, naturalmente, il più ampio dibattito porterebbe immancabilmente a due vantaggi.

Io son d'accordo, la politica dei sussidi e quella che è semplice, usata in Valle d'Aosta forse per molto tempo, a scopo elettorale, e non sempre a scopo elettorale, ma perché bisognava venire incontro a certe esigenze in mancanza di strumenti migliori.

Ma sono anche d'accordo che non può un Assessore o una Giunta assumersi l'arbitrio di abolire quanto per anni si è fatto in Valle e quanto indubbiamente costituisce la popolarità di una amministrazione.

Ecco perché ritengo che la discussione sia indispensabile, perché ci sia la responsabilità di un Consiglio regionale che, con assoluta serietà, fa il discorso che il sussidio deve essere sostituito da una previdenza più seria, più moderna, più generalizzata, che non dia adito a scompensi, a speculazioni, ma è il Consiglio che lo deve fare.

E vorrei ricordare a tutti i colleghi, anche se riconosco che mi sono creato una particolare impopolarità, quanto io avevo sostenuto, avevo detto - sia pure nell'ambito ristrettissimo dei pacchi di Natale - quando avevo detto: "è una forma di elargizione strana, così, tradizionale forma di aiuto, che non è più tale, non ha più significato e deve essere abolita".

Avevo in quel momento richiesto che le due Consigliere regionali firmassero quella mozione con me e che il Consiglio assumesse la responsabilità di dire che quel tipo di intervento così paternalistico e ormai superato fosse abolito.

Questo perché avevo capito che l'Assessore da solo non poteva di punto in bianco - se anche, forse, parte della popolazione, avrebbe potuto riconoscere la validità del suo discorso, non avrebbe potuto da solo assumersi la impopolarità di abolire una simile forma di aiuto.

Direi che il discorso va generalizzato.

Se vediamo questo bilancio e lo esaminiamo anche nelle grosse cifre, troviamo una quantità enorme di voci che sono sperperate perché framezzate e distribuite in maniera, così, sovente arbitraria. Ma non perché sia la colpa di nessuno, ma perché l'ufficio assistenza della Regione sappiamo che è composto da pochissimo personale neanche in grado di seguire fino in fondo queste pratiche, per cui sovente si deve basare su strane informazioni, su conoscenze personali. Direi è il modo meno serio per distribuire i soldi.

E, dicevo, i due vantaggi della discussione a monte di questi problemi sono quelli di coprire le spalle a una Giunta per abolire alcuni interventi e, nello stesso tempo, di dare alla Giunta il suffragio di un Consiglio che con la Giunta trovi il sistema migliore per ridistribuire questi fondi, questi soldi o quantomeno per creare certe strutture che sono indispensabili per - e parlo del campo della sanità - per arrivare ad una riforma sanitaria che preveda assistenza, prevenzione, ma come servizio generalizzato.

Direi che è proprio un dibattito alla base e profondo - e voglio qui ricordare all'Assessore Benzo che difendo nel suo difficile compito di arrivare ad un tipo di politica nuova. Che io aspetto ancora che sia convocato poi il gruppo consiliare per discutere la riforma sanitaria. Comunque è indispensabile che questo discorso - proprio perché è una riforma che è urgente, di cui la gente ha bisogno e che prevede l'istituzione di servizi completamente nuovi e che devono nel tempo sostituire quelle forme arcaiche che abbiamo nei nostri bilanci, nella nostra amministrazione quotidiana, debba, dicevo, uscire come nuova indicazione da un dibattito a cui partecipa il Consiglio intero.

Mi riservo, comunque, in alcune voci, poi, dell'Assessorato alla sanità, di riprendere la parola per alcune osservazioni che sono però di merito stretto all'Assessorato del Dottor Benzo.

Sollecito alla Giunta ancora la richiesta che, al di là delle discussioni che mi riguardano direttamente con l'Assessore Benzo, però sia considerata la necessità di una maggiore partecipazione e maggiore attenzione da parte di tutto il Consiglio per l'esame di provvedimenti che poi in questa aula devono essere discussai.

Bancod (U.V.) - A titolo personale e in considerazione della preoccupazione di numerosi Sindaci sull'approvazione o meno del bilancio, francamente ero animato dalle migliori intenzioni, ma dopo un esame e dopo aver constatato la carenza e la mancanza palese di portare avanti i problemi da noi sostenuti, problemi necessari allo sviluppo principalmente dell'economia dei nostri agricoltori, non posso che condividere l'impostazione del mio Gruppo.

Diverse nostre mozioni, votate dal Consiglio, sono poi rimaste li ferme, senza provvedimenti - fra le quali è doveroso ricordare anche la sistemazione della strada dell'Envers - problema questo rimasto completamente insensibile all'attenzione della Giunta, in contrasto con le dichiarazioni del Presidente della Giunta di voler prendere in considerazione i problemi dei piccoli Comuni.

Ripeto ancora che sarebbe bene riflettere meglio prima di castigare l'economia e lo sviluppo di questi 12 Comuni.

Ci sono poi altre necessità che qualcuno ha già accennato, ma che è bene si continui ad insistere. La Mutua artigiani e coltivatori diretti, e poi aggiungo anche i commercianti. Sappiamo che queste Mutue si trovano in difficoltà. In difficoltà per via della riforma sanitaria. Le rette sono aumentate considerevolmente e si parla che aumenteranno ancora.

Quindi queste Mutue si trovano in condizione di non poter sopportare tutti questi aumenti.

Volevo dire ancora, per i rivi di irrigazione, cioè volevo chiedere all'Assessore all'agricoltura se ha pensato al Ru du Chavacour. È un problema che sta a cuore a diversi Comuni ed è veramente interessante che sia preso in considerazione.

Sull'edilizia popolare, come si è detto, non ci sono stanziamenti. È un problema, naturalmente che va affrontato perché interessa effettivamente la parte della popolazione.

Volevo dire due parole sulle mense delle scuole. Queste mense, secondo me, bisognerebbe vigilarle maggiormente perché ci sono state delle questioni che praticamente non sono state tanto belle, insomma. Questi studenti pagano poco sì ma la Regione paga per loro conto e quindi devono essere serviti bene.

Pure sul fatto degli studenti volevo ricordare all'Assessore alla pubblica istruzione che certi Comuni non sono serviti bene e che si potrebbe arrivare ad un miglior servizio interessandosi bene.

Inoltre la questione degli artigiani. Degli artigiani volevo ricordare che, mentre alle industrie si danno dei contributi e si cerca logicamente di far venire in Valle delle industrie per alleviare la disoccupazione, e questo è giusto, tutti dobbiamo collaborare però, da un'altra parte, si dimentica un po' il fatto degli artigiani (e di questo ne avevo già parlato).

Il mutuo degli artigiani, di 3 milioni, è insufficiente, da tanti anni (da oltre 10 anni) che sono sempre 3 milioni mentre le cose sono aumentate in una maniera vertiginosa. Quindi anche lì dobbiamo intervenire perché effettivamente gli artigiani sono parecchi: un operaio qui, due là, fanno forse un numero più di quelle imprese che certe volte, quelle ditte che certe volte vengono su, dicono di prendere un mucchio di operai, in ultimo risultato poi 2, 3, 10 o 12 operai. Quindi su quel problema lì insisto e che la Giunta provveda un po' per volta a rivedere questa questione.

Un'altra questione, mi permetto di dire, secondo me la distribuzione dei generi contingentati. Anzi, la benzina. La benzina viene distribuita solo ai possessori di una macchina per famiglia. Ciò, praticamente, è un'ingiustizia, è un'ingiustizia perché questo è l'unico beneficio, beneficio più cospicuo che deriva dalla zona franca.

Quindi bisogna rivedere anche questo sistema di distribuzione di questa benzina perché, cosa volete, anche uno che non può avere una macchina, per esempio, uno che per una infermità, o perché è vecchio, che non può avere una macchina, è giusto che questo qui sia privato da questo beneficio? Secondo me non è giusto. Bisognerebbe che effettivamente questo beneficio venga distribuito a tutti i residenti in Valle in maniera uguale.

Perruchon ved. Chanoux (U.V.) - Moi je déclare pour ma part de voter favorablement pour le bilan présenté parce que je pense que tel qu'il est, il représente un instrument utile à la vie régionale.

D'autre part, une opposition à ce bilan dans la situation actuelle, à la veille des élections politiques, où aucune alternative ne paraît possible, priverait la Région d'un instrument administratif indispensable pour la conduite de la vie publique.

Cette préoccupation, d'autre part, a été clairement manifestée par une large partie de Syndic unionistes. Je ne pense pas de pouvoir ignorer cette crainte manifestée par les Administrateurs de nos Communes qui, par leurs positions, sont les premiers porte-paroles des besoins de notre population.

Donc je voterai pour le bilan.

Fosson (U.V.) - Altri chiedono la parola?

Alors, se non c'è più personne qui demande la parole, nous passons la parole à l'Assesseur Chantel.

Chantel (P.S.I.) - Mi dispiace che non ci sia l'ex Assessore alle Finanze Bordon perché volevo dargli una risposta a quanto ha detto. Mi dispiace realmente.

Lo volete mandare a chiamare?

Dunque, comincio a dare una risposta sui quesiti o sulla esposizione fatta dall'ex Assessore alle Finanze Bordon. E dico "ex Assessore alle Finanze" perché un Assessore che si è occupato di finanza per tanto tempo certe confusioni non lo dovrebbe fare. E mi sembra, invece, che qui di confusioni se ne siano fatte molte.

Mi si viene, prima di tutto, a dire: perché avete messo sulla pagina 9 "82 - contributo speciale dello Stato, ai sensi del 3° comma dell'articolo 12 dello Statuto regionale".

Era logico che lo mettessi.

No, lo ha accennato perché io l'ho sottolineato, ecco. E, per essere precisi, non credo di aver bisogno di ricordare a Bordon il comma 3° dell'articolo 12 che lo conosciamo tutti. Potrei invece ricordare a Bordon che la Commissione Senato e Camera del Tesoro e Finanze aveva dichiarato, fin dal 1968, che non era più possibile erogare somme sull'articolo 12, il quale prevedeva che queste somme potevano essere erogate alla Regione per provvedere a scopi determinati che non rientrano nelle funzioni normali della Valle. Lo Stato assegnerà alla stessa per legge contributi speciali.

E perciò noi l'abbiamo portato con gli auguri di non averne bisogno perché vorrebbe dire: prevedere dei cataclismi, dei terremoti, degli eventi, diciamo così, talmente gravi a carico della popolazione che, dico la verità, - è bene lasciarlo in bianco l'articolo 12, in queste condizioni!

Bordon, probabilmente, che ha elaborato anche lui dei bilanci, sa benissimo che in un bilancio elaborato non si possono mettere delle voci dove non esistono delle leggi. E perciò, bene o male, il bilancio, ripeto ancora un'altra volta: la legge è stata valida al 16 dicembre 1971, non poteva certamente mettere dei capitoli di legge che il Consiglio regionale non avevo ancora deciso né votato.

L'Assessore Bordon nella sua foga, non so se elettorale o meno, ha citato esclusivamente - a pagina 144 (ma ci sono anche quelle seguenti) che quel che noi avevamo proposto come leggi concernenti interventi a favore dell'agricoltura per la difesa del verde rurale, per la conservazione del paesaggio agricolo montano e la protezione della natura, era sì mezzo miliardo, ma ha dimenticato che ci sono anche 50 milioni per servizio ed assistenza tecnica-economico-sociale per l'agricoltura della Regione Valle d'Aosta. Ha dimenticato, naturalmente, che ci sono delle provvidenze a sostegno di iniziative di cooperative di produttori agricoli per la valorizzazione di prodotti agricoli e zootecnici, contributi nelle spese di gestione. Ha dimenticato che abbiamo messo 140 milioni per sostenere la centrale del latte che indirettamente, sostiene anche la posizione di chi produce il latte nella zona, - anche se siamo andati al di fuori della zona bianca che rientrerebbe nelle norme per una centrale del latte.

Ha dimenticato, probabilmente, e questi sono qui scritti, non è che lo diciamo adesso. Il bilancio lo abbiamo stampato e distribuito: disegno di legge concernente l'estensione dell'assistenza farmaceutica a favore dei coltivatori diretti e degli artigiani e degli esercenti attività commerciali, nonché a favore dei rispettivi familiari, i conviventi a carico: 150 milioni!

Ha dimenticato che c'è un'altra proposta di legge: estensione dell'indennità giornaliera per inabilità temporanea conseguente ad infortunio sul lavoro a favore dei lavoratori autonomi dell'agricoltura residenti in Valle d'Aosta: 22 milioni!

E, probabilmente, chi ha parlato degli artigiani, probabilmente non sa che la Cassa di Risparmio tra non molto aprirà un ufficio dell'Artigian-Cassa proprio per venire incontro eventualmente alle necessità degli artigiani.

E questo è bene dirlo! Vero. Perché, probabilmente, noi, abbiamo un torto, lavoriamo a fondo e non diciamo niente!

Forse è un torto! Perché io sono d'accordo che sul riparto fiscale ci hanno aiutati tutti e dico tutti. Però sono altrettanto d'accordo che almeno questo ce lo vorrete riconoscere che l'impostazione della legge e gli innumerevoli viaggi a Roma, e gli innumerevoli colloqui, eccetera non li abbiamo messi per iscritto, né siamo venuti qui a portarvi gli eventuali telegrammi di personalità che si sono interessati a fondo di questa questione. Non l'abbiamo fatto. Se lo desidera, Bordon, gliene posso dar copia, da quelli di Pertini a quelli del Vice Presidente del Consiglio e andare avanti, se è solo per questo!

Io non vengo qui a fare un comizio elettorale. Rettifico solo, così, qualcosa detta per dire. Aggiungo qualche cos'altro. Qui si è parlato di edilizia.

Io, quest'anno, se avete guardato il bilancio, l'edilizia popolare - e vi porterò subito la legge e domani (ho già richiesto Fosson di radunare i capigruppo per vedere se la possono portare il 7) come avete visto è previsto 60 milioni, per vent'anni - che rappresenta un altro miliardo e mezzo. E, potrei ammettere che questa legge stavolta ha una piccola variazione se il Consiglio l'accetterà, cioè, c'è un maggior contributo per quelli che vorranno trasformare - e questo favore proprio dei contadini - il locale vecchio e adattarlo ad un locale un po' più, diciamo così, portato alla possibilità di abitazione. Questo naturalmente dipenderà da voi, non dipenderà certamente... noi le proposte le porteremo e, ripeto, ho già chiesto un momento fa a Fosson di radunare domani i Capi Gruppo per discutere se sono d'accordo di portare questa legge che è poi la rinnovazione della vecchia legge dell'edilizia popolare con qualche piccolo ritocco.

D'altronde noi, nel 1970, - io parlo solo da quando sono qui a far l'Assessore, abbiamo portato allora a un miliardo e 250 milioni la spesa per l'edilizia popolare. Abbiamo rifatto la legge aspettando di vedere come si mettevano le cose l'anno scorso su un miliardo; quest'anno la proposta è - ed è in bilancio - è di un miliardo e mezzo. Ma quel che volevo dire in modo molto chiaro è questo: che il fondo di rotazione è stato fatto apposta per avere un polmone, per avere una valvola, per dare la possibilità quest'anno, dove abbiamo dovuto fare un bilancio rigido in esecuzione alle leggi, hai capito che ci sono, e se mi si dice che sono stati portati dei capitoli inutili, io dirò al Consiglio "per il prossimo anno non avete che da abolirli".

E con questo io non chiedo l'abolizione totale dei sussidi dei fondi a fondo perduto, no.

Quando voi deciderete di fare delle leggi che forse raggiungeranno maggiormente lo scopo per cui sono state fatte, probabilmente, nella stessa stesura di queste leggi, sarete voi per primi a dire, dato che c'è questa nuova legge, l'altra che c'era prima è superata ed è perfettamente inutile mantenerla.

D'altronde le leggi le dovrà pur votare il Consiglio, al massimo la Giunta le potrà proporre, come d'altronde mi sembra che qualunque Consigliere, qui dentro, abbia il diritto e il dovere di proporre delle leggi se meglio lo crede.

Bordon dice "avete solo interpellato i Sindaci". Noi abbiamo interpellato i veri (e sì, si l'hai detto tu - dovevate mandare a chiamare la Coldiretti, non i Sindaci, l'hai detto tu, non l'ho mica detto io sai).

Ora noi riteniamo che i Sindaci, di qualunque colore politico appartengano, rappresentano i primi cittadini della comunità che amministrano. E di questo ne saremmo talmente convinti che continueremo ad interpellarli.

Aggiungo qualcos'altro. Tra il resto, Bordon, che ha esaminato il bilancio, non ha visto probabilmente - si vede che non ha voluto arrivare fino in fondo alle proposte di legge, non ha preso atto della proposta di legge che porteremo in Consiglio per dare 200 mila lire per ogni km. di strada per levare la neve nelle frazioni e credo questo sia anche un'altra volta andare incontro alle popolazioni di montagna, incontro agli agricoltori che hanno bisogno di essere aiutati.

Tecnicamente io dò una sola risposta: il fondo di rotazione, quando voi lo vedrete, quando il Consiglio voterà volta per volta gli interventi, è proprio quel polmone che ci permetterà di introdurre in un futuro molto prossimo quelle leggi che non abbiamo potuto introdurre per obbligo di presentazione di bilancio, perché purtroppo le leggi finanziarie sono quelle che sono, e purtroppo ognuno di noi è obbligato ad amministrare in base alle leggi che esistono, una sola cosa mi dispiace, come medico e come socialista - non ho sentito la richiesta di arrivare al più presto a una riforma, non ho ancora sentito parlare di sicurezza sociale, naturalmente litigata... vero, dalla contribuzione in rapporto alle proprie forze di tutti i cittadini per la sua istituzione, però come Presidente di ordine dovrei dire una cosa; mi si è detto che le rette ospitaliere sono aumentate, io vorrei chiedere ai coldiretti e agli altri assistiti, se da un anno a questa parte hanno mai pagato le quote fisse e allora sarebbe bene che qualche quota fissa a cui hanno rinunciato i medici, per legge, fossero computate in questa differenza di prezzo, di quello che era prima, separato, la quota fissa mutualistica da dover dare nella misura delle 10.000, delle 12.000 delle 15.000 secondo le cure e gli interventi e l'abolizione totale di questa cifra e dovrei ricordare qualcos'altro, che adagio adagio si riesce ad avere un assistenza qualificata vero, l'infermiere professionale anche all'ospedale, e d'altronde grazie a Dio, quest'anno si è incominciato a fare una scuola per infermieri professionali e io mi auguro che in questo campo si vada oltre e si faccia delle scuole di tecnici, perché solo i tecnici con la direzione dei medici potranno portare ad un miglioramento l'assistenza sanitaria.

Io non ho altro da aggiungere, risponderò volta per volta alle richieste e a Dolchi dirò semplicemente questo; anche noi siamo preoccupati dell'edilizia popolare, ma siccome avete una valvola, un polmone di sicurezza attraverso il fondo di rotazione, dovete convenire che è giusto sapere come e con quali indicazioni lo Stato darà quel miliardo e 1.500 milioni, perché è previsto almeno, ufficiosamente, l'ha pubblicata la Gazzetta, la Stampa, come l'hanno pubblicato gli altri giornali, sarebbe di un miliardo 480 milioni, più duecentocinquanta milioni, ma più... non sappiamo, come devono essere destinati, per legge quanti quattrini?

Sarà bene che il problema noi lo affrontiamo tutti assieme, per adesso con 1.500.000.000 per l'edilizia popolare, e affrontarlo in secondo tempo, appena la legge che non è lontana, perché l'assegnazione è stata fatta, e perciò il modo con cui le Regioni dovranno adoperare questi quattrini, dovrà pur arrivare vero, e allora fra tutti assieme, fra quello che avrà erogato lo Stato, saremo in grado di coprire le deficienze che sono tra la legge promulgata e quello che noi vogliamo ottenere.

Questo io ritengo che sia un discorso valido e che abbia la sua validità.

Il fatto di comprare i terreni, siamo perfettamente d'accordo, tanto i terreni sono patrimonio regionale, non certo... inflazione e purché non siano pagati di più del loro valore sono sempre una buona posizione per poterli poi destinare sia nel campo dell'industria sia nel campo dell'edilizia.

Bordon (D.C.) - Io sarò molto breve perché qualche volta, dovendo rispondere a delle piccole osservazioni, così si cade nel ridicolo, però mi sembra che ci siano alcune osservazioni che si prestano ad essere interpretate in senso non giusto.

Dirò solo a Manganoni che ha capito anche lui quello che voleva in quanto che io avevo risposto a quelli che sostengono che non eravamo tutti noi ad avere risolto questo problema, e avevo parlato di preti, al Ministro del P.S.D.I., al Ministero delle Finanze, avevo parlato di Giolitti al Ministero del bilancio, e pertanto quello che ha detto Manganoni non corrisponde a quello che ho detto io.

Premesso questo, dico che ho troppo rispetto per l'età di Chantel per protestare sul modo di rispondere, non ho detto sull'educazione, ho detto sull'età per rispondere in questo modo, nessuno gli ha detto che non doveva scrivere l'articolo 12 in bilancio, ho detto: vedete che in bilancio è richiamato soltanto perché da adesso in poi non avremo più quell'entrata dell'articolo 12 e quelli che hanno sentito questo possono confermarlo.

Mi spiace soltanto che anche lui, qualche volta, nella foga del suo discorso venga fuori con delle risposte così strambe e così insulse che fanno proprio ridere, perché qui ha fatto una insalata russa di risposte, a un certo momento mi ha fatto dire quello che non ho detto nei Sindaci, per i Sindaci, ed è proprio qui che mi ha fatto prendere la parola, io ho detto che si sono sentiti i Sindaci, si sono sentiti i sindacati, quindi non solo i sindaci, come lui dice, quasi quasi volesse farmi, ecco, cambiare quello che ho detto, come si dice che ha fatto male a chiamare i sindaci, che lui ritiene i migliori ecc. ecc. ma chi gli ha detto il contrario, anzi noi a questi sindaci abbiamo detto che non basta chiamarli e leggeremo il verbale, il registro, il nastro, lo ascolteremo, a questi sindaci non basta mandarli a chiamare, bisognerà dare dei fondi, perché possano amministrarsi.

Quindi, anche questo non rimane in piedi, per il resto poi fa ridere, perché adesso abbiamo sentito parlare che la retta di 17.000 lire, si ritorna, difatti stamattina, io ho richiamato questo, perché è un certo momento, ne parleremo, faremo anche una mozione, perché 17.000 lire di retta il giorno, è più dell'hôtel Royal di Courmayeur, ora tu mi dirai, ma ci sono le medicine, ci sono le cure, non è vero niente tutto questo, perché poi mi si dice che si paga un sacco di altre spese a parte, ma non entra in questo, ne parleremo dopo in tempo opportuno, soltanto, io ti prego, quando fai dire qualche cosa a qualcuno, rimani a quello che ha detto e non inventartelo di sana pianta, perché se no, effettivamente si vede che hai qualche lacuna.

Dujany (D.P.) - Io vorrei rispondere brevemente agli interventi che rispecchiano la discussione di carattere generale del bilancio, riservandomi d'intervenire successivamente per gli altri argomenti sviluppati dai Consiglieri di maggior dettaglio.

Qualcuno si è lamentato che la mia relazione era una relazione, così, molto comune e molto piatta, senza naturalmente, una visione concreta e precettiva, naturalmente dei problemi da risolvere.

È chiaro che la relazione, che il Presidente della Giunta deve presentare a nome della Giunta è una relazione politica che dà delle indicazioni al Consiglio regionale e chiede al Consiglio regionale le sue critiche circa determinati indirizzi e circa determinate intenzioni di cose che si vogliono e si intendono realizzare in base ad una certa programmazione.

Le cose concrete le avete viste, recepite nel bilancio stesso, in quanto le cifre e la relazione tecnica che accompagna il bilancio, ha detto quello che io non dovevo dire e mi pare di aver detto quello che dovevo dire.

Per quanto riguarda il riparto fiscale, due sole parole volevo dire: le cose ben fatte hanno sempre molti padri, le cose malfatte non ne hanno mai nessuno.

Io vorrei affermare questo concetto: il riparto fiscale è frutto della volontà comune del Consiglio regionale, al centro che ci sia il Ministro X-Y o Z, i Ministri X-Y o Z sono sempre esistiti, ma è mancata spesso la volontà da parte del Consiglio regionale di affrontare seriamente e concretamente questo problema.

Mi pare che quest'affermazione dobbiamo riconoscerla valida e questo va detto e dato merito al Consiglio regionale, che ha ritrovato in questa volontà di risolvere questo problema l'unanimità e la volontà vera di volerlo concretizzare.

E quindi qui ritengo naturalmente di chiudere qualunque polemica che mi pare molto inutile, in cui si raccordano i problemi di fondo, di realizzazione del nostro Statuto e dei rapporti puramente personali fra individui e non si porta il problema sul piano strettamente e rigorosamente politico.

Per quanto riguarda il problema dell'agricoltura pare che molti interventi si sono incentrati sul problema dell'agricoltura. Il problema ha interessato tutti i gruppi consiliari, formato oggetto di preoccupazione di critica da parte di vari Consiglieri, provenienti da vari gruppi, e tutti si sono grosso modo lamentati oppure temono che non ci sia la volontà da parte della Giunta di affrontare questo problema in modo deciso.

Questo problema, abbiamo il dovere tutti quanti di affrontarlo. Perché la programmazione ci dice in un modo più esatto quanto ho detto in termine di affermazione politica poco fa, e vorrei citare alcuni dati statistici: il declino dell'agricoltura precipita paurosamente.

Alcune cifre. Le aziende agricole nel 1971 sono diminuite in 10 anni del 13%; i capi bovini nello spazio di 10 anni dal '61 al '71, sono diminuiti del 20%; la popolazione agricola attiva, che era nel 1951 di 17.000 unità circa, 39%, nel 1961 è scesa a 11.000 unità circa, 26%, nel 1971 ultimo censimento è scesa a 5.671 unità, pari al 13%. Se non ci poniamo tutti quanti responsabilmente questo problema tra 10 anni, rischiamo di avere solo più duemila o tremila persone addette all'agricoltura.

Quindi mi pare che queste siano cifre che si debbono mettere dinanzi ad una realtà veramente preoccupante perché, se non rivolgiamo il nostro sguardo in modo serio e in modo coordinato e in modo adeguato su questo settore, rischiamo di far piovere sulle comunità tutte le conseguenze di non aver previsto e prevenuto questo problema e allora cosa abbiamo fatto? Certo che questo è un bilancio, potrei chiamare che passa da una fase tradizionale e che ha la volontà di inaugurare un bilancio che rispetti almeno alcune scelte prioritarie.

L'agricoltura ne è una, proprio in rapporto a questi elementi fornitici, naturalmente dalla programmazione, elementi che tutti noi intravediamo così, in senso forse generico e in senso non preciso, ma che poi dinnanzi a questi contatti, con queste percentuali, con queste cifre, e ragguagliati nello spazio di qualche anno, consideriamo tutti paurosamente preoccupante e lo consideriamo superiore a quanto ognuno di noi avrebbe immaginato.

Quindi in questo momento di transizione, abbiamo ritenuto opportuno di aumentare lo stanziamento dell'Assessorato all'agricoltura di 1.000.000.000 per i provvedimenti tradizionali.

In più sono stati previsti, è stato previsto un'ulteriore maggior stanziamento globale per 1.350.000.000 solo sul bilancio di quest'anno.

Come è stato distribuito questo 1.350.000.000? 500.000.000 per il premio agli agricoltori, 50.000.000 per il servizio assistenza tecnica, 100.000.000 per le spese di gestione cooperative, 80.000.000 maggior spesa per le mutue ai coltivatori diretti, 150.000.000 per l'assistenza farmaceutica, 22.000.000 per l'infortunio degli agricoltori; 250.000.000 per i miglioramenti fondiari, alpeggi e mayens, 150.000.000 per le costruzioni di strutture di cooperative agricole.

Mi pare che non si possa dire responsabilmente e seriamente che non è stato fatto uno sforzo in questa direzione.

Mi si potrà dire che lo sforzo è settoriale, mi si potrà dire che si sarebbe potuto fare qualcosa di più e di meglio e questo sono d'accordo, chiedo al Consiglio il suo contributo per migliorare e per mettere in atto queste indicazioni date dal bilancio in sede della sua presentazione, però non venitemi a dire Signori Consiglieri che non abbiamo esaminato questo problema, e non l'abbiamo fatto perché questo ci premeva su un piano esclusivamente elettoralistico, ma l'abbiamo fatto e lo dobbiamo fare tutti perché questo è un problema necessario per l'economia e la cultura della Valle d'Aosta.

Se i 500.000.000 che sono previsti come premio per il giardiniere della montagna, non sono sufficienti, facciamo una scelta prioritaria, perché siano sufficienti, quando c'è la volontà politica di realizzare un certo problema, naturalmente dobbiamo trovare i relativi finanziamenti.

Quand'è che non si trovano i finanziamenti? Quando non si vuole far qualcosa.

Sono le solite scuse tecniche che servono a coprire naturalmente le mancate volontà politiche. Ora mi pare che questi 500.000.000 rappresentano la volontà del Consiglio di voler affrontare questo problema in quella determinata direzione. È la prima volta che affrontiamo questo problema, ed è la prima volta che cerchiamo di affrontarlo seriamente.

Dobbiamo ancora, dopo che il Consiglio avrà approvato il bilancio, dopo che avrà previsto questa disponibilità finanziaria, almeno come primo importo di volontà finanziaria, dovremo ancora redigere il relativo progetto di legge, averne le relative approvazioni, siamo nel mese di marzo, siamo alla vigilia delle elezioni, rendiamoci conto dei tempi, e Assessore Bordon, che sei stato per tanti anni, Assessore alle finanze, mi insegni che, se i bilanci non hanno eccessivi residui passivi, mi pare che sia un criterio di buona amministrazione, di cui tu stesso riconosci la validità.

Quindi 500.000.000 sono espressione di volontà con l'impegno di finanziare i relativi finanziamenti fino alla necessaria copertura appena il Consiglio avrà trovato la relativa legge.

Problema della casa. Per il problema della casa io ho fatto una dichiarazione che alcuni Consiglieri hanno cortesemente riconosciuto valida come impegno politico; lamentavano la mancata esposizione delle relative cifre sul bilancio.

Non abbiamo ritenuto come Giunta di porre, in questo momento, queste cifre sul bilancio in quanto riteniamo opportuno affrontare il problema della casa in modo globale, cercando di riunire tutti i finanziamenti che fino adesso provenivano da rivoli vari, finanziamento case popolari, finanziamento dello Stato, finanziamento della Regione, finanziamenti dell'Assessorato alle finanze, dell'Assessorato all'agricoltura, dei vari Assessorati, in un modo disorganico e in un modo disadeguato.

Ci pareva più logico attendere la notizia ufficiale dei finanziamenti che lo Stato avrebbe messo a disposizione delle modalità con cui naturalmente si sarebbero potuti spendere questi finanziamenti provenienti dallo Stato che fino ad oggi, ufficialmente questi importi non sono ancora conosciuti, integrarli coi 60.000.000 che sono previsti nel bilancio d'iniziativa regionale o con altri finanziamenti, con integrazione, eventualmente di finanziamenti provenienti dal fondo di rotazione in modo da fare un programma globale, completo ed organico, che tenga conto soprattutto, oltreché delle costruzioni nuove, anche della ristrutturazione e della sistemazione delle vecchie case com'è stato parecchie volte affermato in questo Consiglio e in sede di varie Commissioni.

Industrie e occupazione.

Mi dispiace che non ci sia il Consigliere Pedrini, il quale desiderava maggiori chiarimenti, mi pare opportuno brevemente affermare questo: il problema dell'industria riteniamo di poterlo affrontare soprattutto con il fondo di rotazione, che è una quantità di denaro messa a disposizione per intervenire a favore di varie iniziative.

Il modo, il come si interviene sarà oggetto di atto deliberativo da parte del Consiglio regionale e in più riteniamo d'intervenire in quel settore attraverso l'acquisizione di aree di proprietà regionale.

Mi pare che queste siano le due, le due finalità che riteniamo di raggiungere in questo settore.

Non vorrei naturalmente, chiedo scusa ai Consiglieri se non entro in altri dettagli, ho voluto soprattutto affrontare questi problemi, che mi paiono siano stati un po' discussi, oggetto di discussione e d'intervento da parte di moltissimi Consiglieri e mi riservo, se ho dimenticato qualcosa, di rispondere poi successivamente in occasione della discussione delle singole voci di bilancio.

Fosson (U.V.) - Più nessuno chiede la parola?

Allora possiamo considerare chiusa la discussione generale.

Sono le 19,20. Pensate di iniziare in questo momento la discussione particolare o la rinviamo a domani mattina?

Manganoni (P.C.I.) - Vogliamo prolungare la seduta, poi discutere alcuni punti che vengono dopo il bilancio, se crediamo, questa sera, però iniziare la discussione del bilancio, dovremmo poi troncarla, no?

Fosson (U.V.) - Va bene. Allora il Consiglio è d'accordo ad iniziare domani?

La seduta è tolta e riprenderà domani mattina alle ore 9,30.

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La seduta è tolta alle ore 19,30.