Oggetto del Consiglio n. 103 del 1° ottobre 2008 - Resoconto
OGGETTO N. 103/XIII - Interpellanza: "Promozione della lingua franco-provenzale nelle scuole valdostane".
Interpellanza
Vista la circolare della Sovraintendente agli Studi del 28 luglio 2008, avente per oggetto: "Piano di interventi e finanziamenti per la realizzazione di progetti nazionali e locali nel campo dello studio delle lingue e delle tradizioni culturali appartenenti ad una minoranza linguistica (Legge 15 dicembre 1999, n. 482 art. 5) a.s. 2008/2009";
Tenuto conto che la suddetta si limita sostanzialmente a trasmettere la circolare nazionale n. 64 del 23 luglio 2008, senza alcun riferimento alla legge regionale n. 18 del 2005 che all'articolo 1 comma 5 stabilisce che "La Regione, nell'ambito della propria competenza, promuove la lingua e la cultura franco-provenzale";
Valutato positivamente che l'Assessore all'Istruzione e Cultura ha dichiarato pubblicamente che "il patois deve unire, non dividere";
Preso atto del vivace dibattito fra esperti del patois che propendono per una grafia diversa rispetto a quella proposta dal BREL, indicato dalla Sovraintendenza come referente per le scuole;
Constatato che nella scuola valdostana si profila la possibilità di insegnare un patois con una grafia diversa da quella del Dichonnéro di petsou Patoésan di Raymond Vautherin di cui si distribuiscono le copie nelle scuole;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l'Assessore competente per sapere:
1) quale sia effettivamente il patois di cui l'Amministrazione intende promuovere l'apprendimento nelle scuole;
2) come si intende garantire nella scuola pubblica e paritaria ad ogni alunno valdostano tale opportunità;
3) se siano attivati finanziamenti per la progettazione e la formazione degli insegnanti, anche solo finalizzati a rendere produttivo il lavoro svolto da esperti esterni, in particolare nella scuola dell'infanzia e primaria.
F.to: Donzel - Rigo
Presidente - La parola al Consigliere Donzel.
Donzel (PD) - Assessore, cari colleghi, l'interpellanza, voglio chiarire da subito, non ha lo spirito di una polemica, di una critica aprioristica tesa a rimarcare un dissenso pregiudiziale sull'argomento. Le interrogazioni e le interpellanze sono fra i pochi strumenti che ha la minoranza in questo momento a disposizione per dialogare con la maggioranza, per capire, fare puntualizzazioni, cercare di individuare dei percorsi che possano essere anche condivisi.
Premetto inoltre che non è strumentale il mio interesse per il patois, in primis perché il franco-provenzale è la lingua prima con cui ho comunicato in modo pressoché esclusivo fino a tre anni, età nella quale, grazie alle opportunità date già allora dalla nostra Regione, potei frequentare l'asilo e apprendere l'italiano e il francese; in secondo luogo, per la necessità che va segnalata e comunque ogni volta sottolineata, anche se non ho dubbi che l'Assessore competente ne sia consapevole, di come stia diventando sempre più complesso e delicato proporre nuove iniziative, argomenti, discipline e contenuti alle istituzioni scolastiche, dove, oltre alle discipline ufficiali previste dai programmi, ci ritroviamo a dover insegnare educazione ambientale, educazione alla salute, educazione sessuale, educazione stradale e, oltre al francese e all'italiano, una lingua terza, sia essa l'inglese o il tedesco, e l'informatica, e le attività teatrali, e lo strumento musicale... giustamente anche il patois, la lingua e la cultura franco-provenzali come prevede in modo specifico la legge regionale n. 18/2005 che all'articolo 1, comma 5, stabilisce che la Regione, nell'ambito della propria competenza, promuove la lingua e la cultura franco-provenzale. È quindi importante - è la ragione di questa interpellanza - capire come mai si sia trasmessa una circolare, quella nazionale, che in modo non coordinato propone alle scuole, sulla base giustamente della loro autonomia, di fare dei progetti, però nella circolare ministeriale che viene trasmessa l'impostazione è molto diversa da quella che abbiamo inteso dare con la legge regionale. L'impostazione della circolare ministeriale fa riferimento ad un meccanismo in cui la lingua che verrebbe promossa è una lingua seconda, si parla di bilinguismo e di "utilizzo veicolare e contestuale delle lingue minoritarie per l'insegnamento dei contenuti disciplinari del curriculum, come storia, geografia...", eccetera, sostanzialmente è quello che facciamo con la lingua francese nelle nostre istituzioni. È quindi importante che venga chiarito se è in atto la costruzione di un curriculum preciso per i vari ordini di scuola, infanzia, primaria e secondaria di primo grado, curriculum che è stato oggetto di un seminario di studi quest'anno promosso dalla stessa Amministrazione, che contempli uno spazio strutturato per il patois, che - è quello che mi sta più a cuore, come ho segnalato nell'interpellanza - possa garantire ad ogni alunno valdostano pari opportunità di accesso al sapere, che insomma si costruisca una scuola il più democratica possibile. È importante che sia percepita una chiara politica scolastica rispetto al franco-provenzale... se si vada verso una scelta di una lingua standardizzata o se si voglia valorizzare il modello variazionista... che è quello che è praticato nell'oralità viva delle nostre comunità.
Per quanto riguarda il dibattito che si è aperto fra gli esperti del franco-provenzale (io non sono certo un esperto, ma mi sono permesso di documentarmi), che prevede delle grafie diverse, dibattito a cui lei ha preso anche parte, ho avuto modo di vedere che su tale questione si è cimentato, certo è una questione molto delicata quella che si è aperta, perché ci sono delle istituzioni che hanno promosso una grafia completamente innovativa che lascia quella tradizionale del nostro celebre poeta Cerlogne per percorrere una strada diversa, legittima o non legittima non è questa la sede, ma le istituzioni scolastiche devono essere informate su quali siano le scelte dell'Amministrazione in merito a quale tipo di grafia si andrà a privilegiare oppure si dice: "fate un po' voi", sapendo che una parola come "centre" si può scrivere in francese "centre", ma nella nuova grafia si scrive "santre", questo sconvolge un tradizionale modo di utilizzare la grafia del franco-provenzale.
Cosa accade quando noi ci cimenteremo con una lingua dove, invece di insegnare a scrivere France "France", diremo ai nostri alunni di scrivere "Franse" in dialetto e chiaramente tutto si può fare, ma bisogna essere preparati a queste difficoltà che sono aggiuntive, che non spaventano gli insegnanti, ma serve una formazione specifica, serve che vi siano dei corsi che diano la possibilità agli insegnanti... ce ne sono tantissimi qualificati, ma sappiamo che non tutti sono a conoscenza del franco-provenzale che non è previsto dalle norme fino a questo momento, ma è chiaro che si trovano ad avere degli alunni che potrebbero parlare o scrivere in certi modi e devono essere informati che si stanno facendo delle scelte di politica linguistica che devono tutelare tali espressioni, devono garantire a tutti di poter avere uno spazio in questo senso. Questa era la ragione per cui chiedevo un chiarimento rispetto a tale argomento, fermo restando che lo spirito è quello di costruire e dare l'opportunità ai Valdostani di accedere alla conoscenza del franco-provenzale.
Presidente - La parola all'Assessore all'istruzione e cultura, Viérin Laurent.
Viérin L. (UV) - Merci, M. le Président. En prémisse, avant de répondre aux questions ponctuelles, je voulais faire quelques considérations sur le patois. C'est un dommage de ne pas pouvoir s'exprimer en patois, car les langues se cultivent et se défendent surtout en les parlant. Sur le patois il y a un débat qui n'est pas d'aujourd'hui, il y a un débat qui remonte aux calendes et qui aujourd'hui s'accentue car nous avons une nouveauté, c'est-à-dire nous sommes en train d'étudier l'application du patois facultatif dans les écoles, mais le débat sur le patois existe depuis toujours. Moi je crois que l'importance du patois doit être soulignée, c'est-à-dire que, grâce à l'action ici en Vallée d'Aoste à la fin des années '70 des centres culturels, il y a eu la volonté de sauvegarder une identité et une culture et surtout - ce qui ne s'est pas passé hors de la Vallée d'Aoste - de défendre une langue qui représente la langue du cœur des Valdôtains: le patois. A l'époque c'était la population qui avait ce sentiment et qui a sauvegardé le patois, les institutions sont venues après; celui-ci a été un mouvement populaire extraordinaire, qui a été par la suite incarné par des hommes politiques qui ont défendu ces idéaux et aujourd'hui nous nous trouvons à nous diviser même sur le patois.
Alors mon appel a été... - et dommage que vous n'étiez pas présent, mais d'autres collègues étaient présents -, il y a eu un débat très intéressant sur le patois à Villeneuve avec ce groupe qui s'appelle aujourd'hui "Les amis du patois", qui sont en train, entre autres, de recueillir des signatures sur ce sujet dont vous parlez... mon appel a été, lors de cette réunion, de ne pas nous diviser même sur le patois, parce que, si on se divise même sur le patois, cela ne va pas bien. Moi je crois - et je vous l'expliquerez par la suite - qu'il y a une possibilité de faire convivre ces deux théories, car elles ont une leur dignité, ont une histoire plus ou moins scientifique - je vous dirai pourquoi -, mais il y a différentes sensibilités et nous sommes en train de travailler avant de l'application du patois dans les écoles, car à aujourd'hui, en collaboration avec le Président, nous sommes encore à la phase "normes d'actuation". Nous avons donc tout le temps, si la norme d'actuation est approuvée, de la faire vivre ou de ne pas la faire vivre, mais c'est clair qu'on fera vivre cette norme en ayant les idées très claires sur l'application du patois, sur la graphie et pas seulement sur la graphie, car il y a aussi la partie orale et tous les problèmes de l'application dans nos écoles, car j'y retournerai par la suite, mais ce n'est pas un élément secondaire.
Aujourd'hui les instruments pour nous confronter pas seulement sur le thème du patois je crois qu'ils ne résident pas seulement dans les interpellations et les initiatives du Conseil, tant il est vrai que nous avons parlé du patois dans la Ve Commission. C'est clair que la Commission est une vitrine différente par rapport au Conseil, mais je crois que le débat tant dans la Commission qu'au Conseil soit très important, donc je vous remercie car c'est la première fois qu'on parle de ce sujet.
Pour ce qui est de l'offre culturelle dans les écoles, je vais faire une prémisse: c'est vrai, nos écoles sont envahies par des propositions de tout genre et nous sommes en train de travailler à un catalogue de l'offre culturelle, de façon à donner la possibilité aux écoles de savoir choisir entre les propositions qui n'arrivent pas de l'Administration, mais nous sommes en train de recueillir toutes les propositions d'un point de vue culturel articulées et de niveau, par rapport à des propositions différentes et qui ont des retombées différentes dans les écoles, c'est-à-dire souvent nos écoles sont confrontées avec des propositions de différent genre, donc il faut les adresser et après c'est à eux de choisir, mais il faut qu'il y ait une offre complète culturelle et puis les écoles choisissent de ce catalogue.
Pour ce qui est des questions plus techniques - je viens à l'interpellation et à la première question, c'est-à-dire la circulaire -, en juillet dernier les écoles ont reçu pour la première fois la circulaire ministérielle relative au financement des projets nationaux et locaux dans le domaine des langues minoritaires. Celui-ci n'a pas été un simple envoi, c'est-à-dire que nous avons accompagné cette circulaire par deux pages de notes qui en reprenaient les dispositions, invitaient les écoles à étudier attentivement ces propositions, dans le cadre de l'autonomie dont elles disposent, car là la démarcation entre proposition de l'Administration et autonomie est difficile à respecter ou, mieux, il faut la respecter, mais il faut aussi savoir expliquer bien les propositions, parce qu'avec toutes les propositions qui arrivent souvent les circulaires arrivent et il faut souligner celles qui sont à notre avis les plus importantes et c'est ce que nous avons fait. Nous avons donné des précisions quant au type d'aide dont pouvaient bénéficier les écoles autonomes pour rédiger leur projet et le traduire. Ceci dit, les écoles savent lire, mais c'est important aussi de souligner à travers des notes. La circulaire en question fait du service de l'Assessorat, le BREL, la structure d'aide à la traduction requise par le Ministère et ce dans la mesure où ledit service est le seul compétent en la matière au sein de l'Assessorat et de toute l'Administration. Tout comme l'aide que peut fournir la Surintendance, il s'agit là d'une opportunité, d'un support offert aux écoles et en aucun cas d'une indication coercitive. Cette circulaire a été positivement accueillie, tant il est vrai que trois institutions scolaires ont déjà pris des contacts en vue de la présentation de projets destinés aux écoles maternelles, primaires et secondaires du premier degré, c'est-à-dire des écoles de tous les ordres visés par la loi. Pour ce qui est des conseils en matière de linguistique, deux de ces établissements se sont adressés au BREL, tandis que le troisième a choisi d'exploiter les compétences de ses enseignants, donc internes.
Les deux "écoles de pensée": l'une, que j'appellerai pour simplicité la "Chenal-Vautherin", est l'héritière du patois de l'Abbé Cerlogne, comme vous l'avez dit, qui s'inscrivait dans le double courant de la révision romantique des traditions populaires, propre au XIXe siècle, et des revendications nationalistes. Il s'agissait à l'époque de forger une langue unitaire pour des peuples dont les expressions linguistiques minoritaires n'étaient pas structurées, ou ne l'étaient que partiellement, et qui s'exprimaient exclusivement ou dans leur grande majorité par le dialecte. C'était par exemple le cas du slovène, du serbo-croate, de l'occitan et à la limite même de l'italien (avant sa "normalisation" par Manzoni). Toutes ces langues n'ont été "inventées" ou complètement définies que vers la moitié du XIXe siècle, lorsqu'elles devinrent l'expression la plus haute de l'identité nationale. La démarche pour ce faire consistait à construire une langue unitaire à partir d'un dialecte de base, jugé plus prestigieux que les autres pour des raisons historiques et culturelles. C'est ainsi que le florentin des classes cultivées donna l'italien de Manzoni, par exemple, ou que le provençal de la Région d'Avignon servit de base à l'occitan de Mistral. Cerlogne, en Val d'Aoste, décida d'adopter le patois "des alentours d'Aoste" et d'en simplifier les différences pour en faire le franco-provençal valdôtain. D'un côté donc une opération très structurée et très importante, mais avec des limites et on verra quelles limites. L'on trouve une trace marquée de l'impact politique de son approche vers la fin du premier volume de l'"Histoire de l'Eglise d'Aoste", comme si l'auteur avait voulu souligner la particularité de la francophonie valdôtaine et savoyarde par rapport à la réalité de la France laïque et anticléricale qui, quelques années plus tard, avec la célèbre "loi de séparation de l'Eglise et de l'Etat", avait définitivement tronqué les rapports entre ces deux organismes.
Il y a puis la démarche du Centre d'études franco-provençales de Saint-Nicolas, qui a été par la suite adoptée par le BREL, qui se fonde sur un raisonnement totalement différent ou, mieux, différent, mais qui à mon avis peut convivre avec l'autre théorie, c'est-à-dire que cette ligne de pensée revendique la possibilité de rendre compte de la diversité locale du franco-provençal, c'est-à-dire de respecter tous les patois de la Vallée d'Aoste - ce qui n'est pas présent dans la patois de Cerlogne - et, notamment, de la richesse lexicale et étymologique de chaque patois, dans la mesure où il n'existe pas, il n'a jamais existé et il n'existera jamais de koinè franco-provençale, parce que les conditions socio-politiques qui auraient pu présider à sa naissance n'ont jamais été réunies et donc on ne peut pas l'inventer. La seule et unique koinè que les Valdôtains aient utilisée pendant des siècles est le français et pour cause vu la fragmentation des patois.
C'est sur cela que nous sommes en train de travailler, c'est-à-dire sur la possibilité de faire coexister - je vous dirai comment - ces deux pensées. La ligne du Centre d'études franco-provençales est plus complexe, car elle exige une vigilance accrue si l'on veut que les résultats ne soient pas totalement incompréhensibles du point de vue de la graphie, ce que vous soulignez. Il me semble d'ailleurs que, de ce point de vue particulier, il faudra absolument trouver un terrain d'entente entre ces deux positions, dont les points de vue sont parfaitement respectables et qui peuvent trouver leur application dans des domaines différents. Par exemple, mais c'est un exemple qu'on devra étudier d'un point de vue de l'application - là je pense qu'on essaiera de constituer une commission d'experts avec les deux lignes de pensées pour essayer de voir quelle est la rencontre entre ces deux, mais celle-ci c'est ma sensibilité - le patois "Chenal-Vautherin" pourrait parfaitement, à mon sens, combler un vide chez ceux qui n'ont pas de patois propre et qu'ils veulent s'approcher au patois et pour tous ceux qui sont de la zone des alentours d'Aoste, car c'est à partir de ce patois que Cerlogne a bâti sa pensée et son patois. Par contre pour toutes les autres zones de la Vallée d'Aoste - et ceux qui viennent des pays savent combien on est jaloux (en sens positif) de notre patois -, je crois qu'il est important de maintenir toutes les différences. Nous l'avons fait pour les guichet linguistiques, nous avons un référent pour chaque commune, nous avons pour chaque commune - et nous sommes en train de travailler sur le bulletin des paroisses, sur le bulletin des communes - maintenu les différences des patois, car le patois d'une commune est différent par rapport à celui de la commune à côté, avec des grandes différences parfois et ces différences il faut les respecter. Il n'y a pas seulement l'école, il y a avant tout la société, la famille, l'administration et toute une série de lieux où nous devons défendre le patois.
J'ai cité le guichet linguistique, il y a l'école populaire de patois, bien évidemment, qui est faite sur le territoire et qui adopte la graphie du Centre d'études franco-provençales, mais beaucoup d'autres initiatives restent à faire. Le Dichonnéro di petsou Patoésan n'est pas en contradiction même si un demain on devait appliquer dans les écoles une partie de graphie du BREL, car c'est un premier outil, parce que si on attend encore pour pouvoir bouger, je crois que souvent on a des limites dans l'action. C'est un premier outil pour approcher pas seulement d'un point de vue de la graphie, mais surtout d'un point de vue didactique, car c'est un outil très efficace avec les trois langues: il y a le patois, le français et l'italien et il y a aussi parfois la reprise des différents patois, de la moyenne, de la haute et de la basse Vallée, mais ce n'est pas tous les patois. Je veux dire cela car c'est un outil qui entre autres on a dû de nouveau imprimer, car il y a eu une requête incroyable de la part des écoles, donc il y a une exigence de véhiculer une pensée, de donner une opportunité en plus, c'est-à-dire le fait d'introduire le patois facultatif ne nous sera pas reproché, comme il a été trop souvent et à tort pour le français, en disant qu'on impose une culture ou une langue. C'est une offre et une possibilité en plus qu'on introduit, hors de l'horaire scolaire, et que, s'il y a au moins un pourcentage d'adhésions, sera activée et celle-ci c'est une chose très importante.
Pour ce qui est de la deuxième question, sur la base des compétences statutaires et des dispositions du cinquième alinéa de l'article 1er de la loi régionale n° 18/2005, c'est-à-dire les ressources engagées, l'Assessorat a soumis à l'attention des bureaux compétents de la Présidence une proposition de dispositions d'application visant à introduire l'enseignement du franco-provençal et des langues de la Communauté walser - n'oublions pas qu'il y a aussi le parlé walser - dans le choix des matières présentées au titre de l'extension de l'offre de formation, matières qui sont, comme vous le savez, facultatives et ce dans les écoles de tous ordres et degrés de la région que celles-ci soient ou non en réseau. Ainsi, en fonction des demandes qui leur seront présentées, les différents établissements pourront-ils organiser des cours en réseau ou par groupe d'établissements et répondre au cas par cas à la demande émanant des familles. Dans la mesure où il s'agit d'un volet complémentaire de l'offre de formation, il est clair que le personnel enseignant disposant des compétences voulues pourra collaborer aux activités, comme le prévoit la convention collective et que les écoles pourront faire appel à des spécialistes extérieurs aussi à travers l'Université de la Val d'Aoste ou à travers l'Assessorat et le BREL, qui fourniront une formation spécifique en la matière.
En ce qui concerne le budget, c'est dans le cadre des dépenses consacrées au recyclage culturel et professionnel des dirigeants et des enseignants des écoles que nous avons fait rentrer les investissements, les financements pour la formation relevant de la Région, visée à l'article 20 de la loi régionale n° 19/2000, en l'occurrence l'insertion du patois parmi les matières facultatives proposées dans le cadre de l'élargissement de l'offre de formation des écoles de la Vallée.
Les auteurs de cette interpellation savent sans doute qu'en vertu de l'article 11 de cette loi, c'est aux écoles qu'il revient d'organiser la formation et le recyclage culturel et professionnel du personnel scolaire, en vue de la réalisation des projets définis par le plan de l'offre de formation. Voilà que les bénéfices d'une démarche de synergies entre l'Administration et les écoles pourront faire comprendre la sensibilité et sensibiliser les écoles sur l'importance du recyclage. Pour le français je vous assure que cela a marché, nous avions prévu un montant au budget et, quand nous avons débuté il y a deux ans avec le recyclage en français, nous avons eu un boom d'adhésions et une exigence de formation et de recyclage du personnel. Je crois que si nous essayons de concerter avec la base, avec l'école et la société, tous ensemble, une politique culturelle qui aussi à travers l'école va sauvegarder une langue, une identité, une culture, nous obtiendrons tous ensemble les résultats que nous espérons. Le fait d'avoir envie d'en parler c'est déjà un aspect très important, car les années '70 ont été pour le patois des années un peu même quelque fois de honte, on se gênait de parler patois. Aujourd'hui heureusement, grâce à ce mouvement dont je vous parlais, nous sommes ici fiers de vouloir défendre une langue, une identité et nous sommes tous disponibles à étudier la meilleure des façons pour pouvoir introduire le patois à l'école.
Presidente - La parola al Consigliere Donzel.
Donzel (PD) - M. l'Assesseur, me jèino pas de prédjé lo patoué.
(Traduzione letterale dell'intervento svolto in patois): non mi vergogno di parlare il patois.
Evidentemente la scelta di esprimersi in questa sede in lingua italiana è legata al fatto di essere capiti dal maggior numero di persone possibili. La ringrazio intanto per l'ampiezza della risposta che dice quanto le stia a cuore l'argomento. Mi fa piacere sapere che vi è intenzione di creare una commissione di lavoro che possa fare chiarezza sulla questione, che si stia studiando un meccanismo di applicazione su tutto il territorio regionale concordato con la Presidenza della Regione. Auspichiamo che la commissione sia costantemente informata sugli sviluppi di questi lavori, perché nella sua dotta ed erudita ricostruzione delle diverse posizioni che esistono rispetto all'idea di lingua franco-provenzale e delle sue possibili applicazioni nella scuola, è evidente che non c'è ancora un traguardo definito e quindi adesso siamo in una fase di studio. Speriamo che questa commissione si riunisca al più presto, che si venga portati a conoscenza dell'esito di questi lavori, noi abbiamo mosso tale iniziativa con lo spirito di sollecitare l'Amministrazione per avere la possibilità reale per gli alunni di avere accesso a questa offerta che riteniamo indispensabile per gli studenti valdostani e le famiglie della Valle d'Aosta. Grazie.
