Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 104 del 1° ottobre 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 104/XIII - Interpellanza: "Indirizzi per il superamento dell'illegittimità costituzionale della legge regionale in materia di cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale".

Interpellanza

Premesso che la storia dell'umanità è storia di migrazioni e nei secoli non vi è continente, nazione, popolo che non sia stato investito da tale fenomeno;

Ricordato che oggi l'immigrazione è un processo complesso prodotto dalla globalizzazione da una parte e dall'altra dall'accresciuta disparità tra regioni ricche e aree povere del mondo;

Ricordato quindi che l'immigrazione è un fenomeno "strutturale" e che le nostre società saranno sempre più multietniche, multiculturali, multireligiose;

Osservato che, conformemente a quanto avvenuto in Italia, anche in Valle d'Aosta la presenza di immigrati stranieri extracomunitari ha conosciuto un sensibile incremento nell'arco degli ultimi anni;

Evidenziata l'importante azione di coinvolgimento dei diversi attori (Regione, Comuni, Istituzioni scolastiche, associazioni e anche della popolazione straniera presente), che ha prodotto una "cultura di rete" intorno alle politiche migratorie;

Ricordate le iniziative nel campo della cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale e la dichiarazione di illegittimità costituzionale di alcuni articoli della legge regionale n. 6 del 17 aprile 2007 con la sentenza della Corte costituzionale 285/2008;

Tenuto conto che l'ex Presidente della Regione, On. Luciano Caveri, aveva presentato al Consiglio territoriale per l'immigrazione della Valle d'Aosta, il 20 novembre 2007, una bozza di progetto di legge regionale "Disposizioni per l'accoglienza e l'integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati in Valle d'Aosta" e che la Giunta regionale, con deliberazione n. 1038 dell'11 aprile 2008, ha approvato le linee guida "Orientamenti ed indirizzi in materia di politiche per l'immigrazione";

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

il Presidente della Regione per conoscere:

1) quali indirizzi intende adottare per superare l'illegittimità costituzionale della legge 6/2007 e di conseguenza la forte contrazione degli ambiti di intervento nel campo della cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale;

2) quali azioni intende promuovere per dare alla Valle d'Aosta una politica capace di governare il fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria attraverso una legge regionale che sia strumento di crescita e di dinamismo sociale, culturale ed economico.

F.to: Rigo - Donzel

Presidente - La parola al Consigliere Rigo.

Rigo (PD) - Grazie, Presidente. Come i colleghi avranno visto, su "La Stampa" di domenica 28 settembre, in un articolo a commento del duro monito vaticano sulle politiche di restrizioni, ostacoli e barriere agli extracomunitari Andrea Riccardi scriveva:

"L'Osservatore Romano, con l'ultimo ma non casuale intervento, punta il dito non solo sulla politica migratoria, ma sulla politica più in generale. "La politica..." - scrive il quotidiano della Santa Sede - "... è creazione di opinioni non tenute al guinzaglio dell'opinione corrente, è capacità e coraggio di influire sul giudizio politico dei cittadini; è azione capace di operare affinché si determinino cambiamenti nell'opinione pubblica imperante. Dal mondo politico arrivano segnali che alimentano un clima di paura e di intolleranza. Esistono più voci nell'informazione, nella cultura, nelle forze politiche che spingono a forme più o meno raffinate di diffidenza, intolleranza, violenza che bisogna contrastare con una rinnovata tensione e azione pedagogica...".

In una società come la nostra, impaurita, spaventata, talora spesso terrorizzata, in una società in cui la speculazione sulla paura paga cospicui dividendi elettorali, finanziari, mediatici, in cui l'economia, la politica, la comunicazione prosperano sulla sproporzione fra rischi percepiti e rischi reali, in questa società in cui l'unica cosa di cui si dovrebbe veramente aver paura è la paura stessa, in questo mondo curvo su sé stesso come un serpente che si morde velenosamente la coda, in questo mondo forse, purtroppo, il razzismo rimarrà un male incurabile? Non per chi però ama la politica come passione, come capacità di portare il proprio sguardo più in là e di farlo pensandosi sempre come parte di una comunità più grande che sente di volersi battere per un progetto di cambiamento. Le migrazioni di popoli, costretti a lasciare il proprio Paese in cerca di pane e lavoro, è uno dei "segni dei tempi" che tutti noi amministratori pubblici siamo chiamati a cogliere. Periodicamente, seguendo un copione lamentoso e ormai logoro, alcuni grandi attori sulla scena mondiale, in questo caso il Direttore della FAO, Jacques Diouf, sono costretti a ripetere che il numero di affamati del pianeta sta aumentando, senza tuttavia indicare strade concrete da percorrere. Intervenendo mercoledì 17 settembre scorso ad un'audizione del Parlamento italiano, ha detto che dallo scorso anno il numero degli affamati è aumentato di 75 milioni. In totale sono 925 milioni gli abitanti della Terra che vivono con meno di 1 $ al giorno.

Ricordo che 12 anni fa Capi di Stato e di Governo, riuniti a Roma, promisero di dimezzare il numero degli affamati del mondo entro il 2015. Quanto siamo lontani da quell'impegno e ricordo ancora che nella finanziaria nazionale 2008 - pare dalla Stampa - si parla di tagli alla cooperazione del 60% rispetto al 2007 e del 40% rispetto al 2008. I fondi delle ONG sono sempre più leggeri e per questo anche il contributo della nostra Regione può servire: una piccolissima goccia che assieme a tante altre può rivelarsi un piccolo ruscello. Ecco perché nell'interpellanza chiediamo al Presidente della Regione informazioni a proposito della legge regionale: "Nuove disposizioni in materia di interventi regionali di cooperazione allo sviluppo e di solidarietà internazionale", una legge o almeno alcuni articoli dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale, una legge che a mio parere... a parere del Consiglio regionale che l'ha votata all'unanimità credo... può invece contribuire allo sviluppo equo e sostenibile dei popoli ed è questa la prima domanda posta nell'interpellanza.

L'immigrazione è un tema cruciale per le forme di convivenza per l'oggi e per il domani e lo abbiamo visto in questi giorni alla televisione. Su tale tema si scontrano le ipotesi di società aperta e di società chiusa sul piano dei diritti e della democrazia. Una democrazia che non persegue obiettivi di inclusione perde la sua essenza profonda. Fra gli argomenti più rilevanti dell'ormai vasta letteratura sui processi migratori a livello nazionale, il tema dell'integrazione, forse a causa delle numerose e diversificate interpretazioni e significati, è da sempre fra quelli maggiormente dibattuti. Non è facile, infatti, stabilire il grado di integrazione sociale e meno che mai quello degli stranieri, soprattutto perché non è chiaro cosa si debba intendere con il concetto di "integrazione sociale".

In questo contesto quale ruolo possono avere le Regioni, i Comuni, gli enti locali in genere? Studi e ricerche hanno evidenziato come le politiche locali emergano quali fattori determinanti di un disegno complessivo di integrazione degli immigrati. Pur non potendo incidere sui nodi giuridici più rilevanti, come la cittadinanza o il diritto di voto, possono rendere effettivo, sul piano educativo e sociale, il riconoscimento dell'appartenenza alla comunità residente di un certo territorio. Diritti e aperture non sono dunque concessioni buoniste come si dice, bensì condizioni necessarie affinché l'integrazione possa realizzarsi in forme non meramente "subalterne", come invece sembra implicitamente richiedere tanta parte della nostra società. Le politiche regionali e locali si stanno affermando con un aspetto almeno parzialmente autonomo dalle politiche complessive di integrazione degli immigrati. Lo scambio quotidiano in cui si ridefinisce l'identità delle persone deve molto all'interazione e ai contatti che si producono proprio a livello locale, alle condizioni concrete di vita e alle opportunità di conseguire un'esistenza migliore. Anche il tema delle differenze culturali, difficilmente accolto a livello di legislazioni nazionali, può trovare a livello locale maggiori possibilità di ricezione.

La nostra società quindi ha bisogno di elaborare positivamente le trasformazioni che investono le comunità locali, con la presenza crescente di stranieri e la convivenza di lingue e religioni diverse, per fondare un nuovo patto di cittadinanza nel reciproco riconoscimento di culture ed identità diverse. Dobbiamo garantire quindi uguali diritti e doveri a chiunque vive e lavora nella stessa comunità civile, però non solo affermare i diritti sulla carta, ma garantirne l'effettiva praticabilità con scelte coerenti nelle politiche dei governi locali per la casa, l'istruzione, la sanità, i diritti culturali, la socialità, la partecipazione. Bisogna però superare un'idea degli immigrati come destinatari passivi delle politiche pubbliche di accoglienza e puntare sulla loro responsabilizzazione come soggetti attivi della nuova cittadinanza e della promozione dei propri diritti. Questi, a nostro parere, sono alcuni degli indirizzi che dovrebbero guidare una pubblica amministrazione nei confronti di una politica migratoria inclusiva. Indirizzi che ci sembrano contenuti nella bozza di progetto di legge richiamata nell'interpellanza, progetto di legge e deliberazione. Vorremmo quindi sapere dal Presidente gli orientamenti del suo Governo nel campo delle politiche migratorie, credo che un pezzo di strada sia stato compiuto in Valle d'Aosta, vorremmo conoscere se lei intende proseguirne il cammino e in quale direzione.

Si dà atto che dalle ore 17,50 presiede il Presidente Cerise Alberto.

Président - La parole au Président de la Région, Rollandin.

Rollandin (UV) - Ringrazio gli interpellanti, in particolare il Consigliere Rigo per aver voluto illustrare in modo dettagliato le finalità della richiesta di chiarimento, ponendo con questa interpellanza due problemi sostanzialmente: capire cosa si può fare a fronte di una sentenza che ha di fatto vanificato l'intervento della legge regionale e qual è la politica più ampia per la Comunità.

Per quanto riguarda il primo problema, relativo alla legge regionale in materia di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e di solidarietà internazionale, diciamo subito che, allo stato attuale della normativa, la recente sentenza della Corte costituzionale del 18 luglio 2008 purtroppo non pare lasciare molti ambiti di manovra. Come saprete, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di alcuni articoli della legge n. 6/2007 con la conseguenza cha la norma regionale risulta in gran parte privata della sua originaria portata innovativa e della sua organicità. La sentenza si aggiunge a due precedenti sentenze relative ad interventi normativi della Regione Calabria e della Provincia autonoma di Trento, costituendo così un insieme consolidato di precedenti per cui ogni nuova legge regionale - ma anche quelle in vigore - è suscettibile di essere cassata dalla Corte a fronte di impugnativa da parte del Governo. Questo insieme di sentenze, sostanzialmente, discende dalla combinazione di due norme giuridiche: una sta nel dettato costituzionale - articolo 117, comma secondo, lettera a) - che assegna la materia della politica estera alla competenza esclusiva dello Stato; l'altra è la legge statale n. 49 del 1987 che all'articolo 1 recita "La cooperazione allo sviluppo è parte integrante della politica estera". La Corte, muovendo dal presupposto che la materia della cooperazione internazionale con i Paesi in via di sviluppo debba essere considerata, in linea con quanto previsto dall'articolo 1 della legge n. 49/1987, come parte integrante della politica estera italiana e quindi riconducibile alla competenza esclusiva dello Stato, ha pertanto ritenuto lesive di tale competenza tutte quelle norme che prevedono in capo alla Regione il potere di determinazione degli obiettivi della cooperazione internazionale e degli interventi di emergenza e il potere di individuazione dei destinatari dei benefici sulla base di criteri fissati dalla Regione. Capite che con questo intervento di fatto viene vanificato uno dei punti qualificanti della legge: quello di intervenire con azioni mirate, in settori individuati di comune accordo, dopo una serie di contatti che si erano avuti nel tempo e soprattutto interventi di urgenza che facevano la differenza fra gli interventi previsti dalla Regione rispetto a quelli molto lenti e tardivi dello Stato; fra l'altro, con una progressiva riduzione dei fondi a disposizione per gli interventi. L'ambito di intervento della legge regionale n. 6 del 2007 è quindi oggi fortemente limitato potendo esplicarsi in sostanza solamente nelle attività disciplinate dall'articolo 5, ovvero in iniziative di educazione, formazione e studio da attuarsi sul territorio regionale. Nell'interpellanza si chiede a questo riguardo quali siano gli indirizzi per superare tale situazione. Il problema è sostanzialmente di natura politica più che tecnica, perché si tratta di fare una scelta di campo soprattutto relativa alla famosa legge n. 49, ovvero "Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo", che è del 1987, quindi fortemente datata. Da anni si cerca di sottoporre al Governo una legge che modifichi la n. 49, nel senso di dare la possibilità di attivare con leggi regionali interventi mirati, cosa che purtroppo non è riuscita nei vari Governi che si sono succeduti e nel Parlamento non è mai stata approvata una legge in tal senso, anche se ultimamente, con il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni, era stato approvato un disegno di legge delega che impegnava il Governo a riformare l'intera disciplina della cooperazione allo sviluppo. Il disegno di legge riconosceva il ruolo e la funzione della cooperazione decentrata quale strumento di partecipazione attiva delle comunità territoriali per il perseguimento delle finalità della legge, prevedendo modalità di coordinamento con la politica nazionale di cooperazione allo sviluppo delle iniziative delle regioni, delle province autonome, delle province e dei comuni. L'iter parlamentare si è però interrotto con la fine della legislatura. Credo che, sotto questo profilo, l'interesse sia quello di sensibilizzare per quanto riguarda tale tipo di progetto, che sbloccherebbe una situazione che altrimenti diventa limitativa a livello nazionale, anche attraverso i Parlamentari valdostani... quella che è la problematica in modo da riprendere l'iter di questa norma, che potrebbe dare una soluzione al tema delle competenze. Si opererà in particolare in sede di Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, affinché la questione sia riportata all'attenzione del Governo, anche considerando che la materia si è evoluta nel tempo. Oggi siamo in una situazione largamente diversa da quella del 1987. Proprio la settimana scorsa il Coordinamento tecnico affari internazionali delle Regioni ha ripreso l'esame di una bozza di protocollo d'intesa tra le Regioni e i Ministeri degli Affari esteri e del commercio internazionale in materia di rapporti internazionali in cui è ricompresa anche la cooperazione decentrata e vengono riconosciuti gli interventi che in tale ambito sono proposti dalle Regioni e Province autonome; noi cercheremo di accelerare questo iter per far sì che vi sia la possibilità di riprendere quel dialogo.

Infine sarà da considerare l'opportunità di sfruttare l'occasione fornita dalla revisione dello Statuto speciale per definire la portata dei poteri regionali in ambito internazionale, per consentire alla Regione di ritagliarsi margini maggiori e soprattutto più chiari nella sfera internazionale in genere e nella cooperazione allo sviluppo in particolare. Si pensi a tale riguardo all'interessante spunto offerto dai nuovi statuti delle Comunità autonome spagnole nei quali la "bilateralizzazione" della politica estera di interesse regionale costituisce un punto centrale; tutto ciò nell'ottica e al fine di rimarcare, sostenendolo con un adeguato impianto normativo, l'impegno della Regione nel campo dello sviluppo e della solidarietà internazionale.

Condividiamo appieno le preoccupazioni che sono state espresse e faremo di tutto perché sia con la via legislativa nazionale, sia con gli accordi con i Ministeri competenti si riesca a riprendere quella capacità di intervento nella cooperazione... che sicuramente aveva sottolineato il Consigliere... accordi che sono stati molto positivi da parte di quella che è l'azione del Governo regionale. In effetti, questa credo sia la giusta premessa per affrontare l'altro problema, come si può pensare ai problemi dell'immigrazione con quel che ne consegue. Già questi interventi di cooperazione andavano nella direzione di migliorare le situazioni nei Paesi in difficoltà per limitare una delle problematiche che comportava una conseguente emigrazione da questi Paesi. Credo che sotto tale profilo la politica europea sia intervenuta con delle risoluzioni pregnanti sull'interesse a prevedere aiuti negli Stati in difficoltà per prevenire l'effetto migratorio, anche se dobbiamo dire che i risultati ottenuti in questi anni non sono esaltanti. Parte di questi fondi destinati ai Paesi in difficoltà sono stati purtroppo utilizzati in modo deviante per alimentare le guerre tribali e ne sono prova tutti i Paesi del centro Africa, che sono ancora oggi luogo di guerre che continuano spesso utilizzando fondi che sono stati dati per tutt'altra finalità. Sotto questo profilo, c'è un impegno assoluto in tal senso. È condivisibile la parte dell'articolo che è stata citata, dove si parla dell'impegno che dovrebbe esserci per non lasciarsi prendere dalla paura, in un momento in cui una serie di problematiche vengono risolte con delle modalità che fanno discutere. È indubbio che una politica legata all'immigrazione non può essere solo risolta con interventi a livello regionale, sempre più si parla di possibilità di avere un intervento a livello europeo per una politica europea nell'ambito dell'immigrazione sia per la regolazione della presenza dell'immigrato, sia per quanto riguarda i diritti, sia per quanto riguarda le attenzioni a risolvere le condizioni socio-economiche.

Se torniamo alla nostra Regione, al fenomeno dell'immigrazione abbiamo sempre dato la dovuta attenzione sia per i problemi sanitari, sia per i problemi sociali ed economici delle persone immigrate in Valle. L'intenzione è quella di intervenire in questo ambito con un'adozione concertata di soluzione adeguate con i Comuni interessati, in modo che la politica regionale possa essere condivisa e coordinata con le altre Regioni nell'interesse generale, ma che vada nella direzione di garantire il rispetto della dignità dell'uomo al di là delle differenze. Credo che sotto questo profilo il discorso del razzismo sia estraneo alla matrice della nostra cultura e della politica da sempre portata avanti a livello regionale nei tempi più diversi. Credo sia al contempo da sottolineare come tutti i Comuni abbiano fatto uno sforzo non indifferente sia per l'alfabetizzazione, sia per la conoscenza dei vari processi culturali presenti nella nostra regione; a questo proposito è chiaro che il problema è garantire una reciprocità, un rispetto da parte di chi viene in Valle della cultura regionale, delle tradizioni, quindi di poter avere una base di dialogo corretto che porti ad attivare quelle politiche che già sono state portate avanti negli anni. Vi è quindi un impegno a mantenere questo indirizzo con la collaborazione di tutti gli enti locali.

Président - La parole au Conseiller Rigo.

Rigo (PD) - Ringrazio il Presidente per la risposta puntuale e esaustiva per quanto riguarda in particolare la prima domanda dell'interpellanza. Concordo pienamente con la necessità di intensificare i rapporti nel confronto Stato-Regioni anche guardando più in là dei confini italiani, guardando a Paesi a noi vicini, come la Spagna citata prima dal Presidente.

Proprio perché abbiamo una particolarità... lo abbiamo sentito stamani dal Presidente del Consiglio... abbiamo un'opportunità, una sede: quella dell'Associazione dei Parlamentari di lingua francese, in quella occasione potremmo discutere di come le Regioni possano stringere rapporti di reciproca collaborazione e da questo versante sollecitare il Governo. Credo sia necessario dare una risposta alle associazioni, alle ONG che hanno partecipato negli anni scorsi alle attività del Comitato per la cooperazione e lo sviluppo della solidarietà internazionale... non è stato più ripristinato, come non era possibile farlo, il comitato istituito presso la Presidenza della Regione, ma credo che con loro vadano chiariti i motivi per cui questa legge è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale. Ci potrebbero anche aiutare a prendere contatti con le ONG internazionali, perché questo problema dei rapporti delle Regioni con Paesi internazionali diventi un problema che possa uscire dai confini regionali.

Per quanto riguarda la seconda parte dell'interpellanza, sono certo dell'impegno della nostra Regione, delle associazioni, in particolare degli enti locali rispetto ad un problema aperto. Abbiamo qui un ex Sindaco, il collega Prola, che si è molto attivato in questo anno rispetto a tale problematica, sono stati aperti degli sportelli decentrati del Centro Immigrati. Ecco con l'interpellanza ponevamo la necessità di una legge regionale che coordini tutte queste attività, che dia degli indirizzi, c'è la necessità di fare fronte comune e la legge regionale potrebbe essere la cornice dei numerosi interventi che potrebbero essere fatti in Valle d'Aosta.