Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 3261 del 24 gennaio 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 3261/XII - Interpellanza: "Eventuali pericoli di carenze idriche nella regione dovute ad uso non oculato delle acque".

Interpellanza

Ricordato che con diverse iniziative: interrogazioni, interpellanze e con una mozione il nostro gruppo consiliare ha cercato più volte di attirare l'attenzione di questo governo e di questo consiglio su un uso perlomeno improprio delle acque della nostra regione;

Osservato che nonostante i nostri richiami non si è voluto intervenire con tempestività e la situazione di approvvigionamento idrico potabile per i consumi umani si è ulteriormente aggravata;

Appreso dal quotidiano "La Stampa" di sabato 5 gennaio 2008 che il Comune di Ayas ha approvato un provvedimento che regola la captazione delle sorgenti nel proprio territorio, che in tre Comuni Challand-Saint-Victor, Châtillon, e Saint-Vincent i vigili del fuoco hanno dovuto integrare le carenze idriche di quegli acquedotti con l'uso di autobotti;

Appreso che in base alle analisi svolte dall'USL l'acquedotto di Arnad fornisce agli utenti acqua poco idonea al consumo umano;

Ritenuta la situazione allarmante e preoccupante, dato che carenze idriche si manifestano oramai non solo in casi eccezionali e durante il periodo estivo ma anche in quello invernale in un sempre maggiore numero di paesi della nostra regione;

Ritenuto indispensabile stabilire delle priorità sull'uso delle acque, sospendendo quindi le concessioni o le subconcessioni per un uso improprio dell'acqua per la produzione ulteriore di neve artificiale;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

il Presidente della Regione e l'Assessore competente per sapere:

1) quanti sono gli invasi adibiti alla produzione di neve artificiale e la loro capienza suddivisa per singola unità;

2) dato che a nostro parere sono oramai più del 50% i paesi, compresa la città di Aosta che hanno problemi di approvvigionamento e di depurazione delle acque, che almeno un altro 20% di Comuni avranno problemi a medio termine, che provvedimenti immediati si sono decisi per impedire queste carenze idriche;

3) se le concessioni e le subconcessioni rilasciate a terzi tramite convenzioni prevedano delle priorità nell'uso di queste acque;

4) se si intende sospendere qualsiasi altro genere di concessione o subconcessione per dare priorità alle necessità umane.

F.to: Bortot - Squarzino Secondina - Venturella

Presidente - La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - Facciamo un po' di storia. Era l'anno 1999, Fiera di Sant'Orso, era stato costituito un Comitato per la difesa delle acque pubbliche che si chiamava "Giù le mani dalle acque". Sono passati 9 anni e quello che era scritto su quel documento si è avverato: ci troviamo con il 50% dei Comuni della Valle d'Aosta con carenze idriche, siamo dovuti intervenire con i vigili del fuoco ad integrare di acqua i Comuni di Saint-Vincent, Châtillon, Challand-Saint-Victor; abbiamo la sollevazione di una parte degli abitanti di Extrapieraz a Brusson relativa all'ennesima concessione di acque pubbliche per uso parzialmente privato. Sono stati fatti degli studi, è stato fatto il Piano acque, malloppi di carta, non so quanti soldi è costato tutto ciò, il risultato è che c'è stata una sottovalutazione del Governo, dei dirigenti e penso anche del Consiglio per quanto riguarda la gestione delle acque. È stata data un'autonomia ai Comuni che non avrebbe dovuto essere data, perché le acque sono della popolazione valdostana e non dei Comuni; i Comuni sono intervenuti - sarebbe interessante approfondire l'argomento - nella costituzione di società miste per la captazione di acque e per la produzione di energia elettrica, e ben venga fonte rinnovabile... salvo che una parte di questi utili di tali società miste non vanno alla collettività valdostana, ma vanno ai privati. Privati che nessuno vuole criminalizzare, nel senso che i privati possono costruire le centraline, possono gestirle, ma gli utili di un bene pubblico non possono essere privatizzati ed è quello che puntualmente sta succedendo. Su questo inseriamo una serie di iniziative per rilasciare autorizzazioni e subconcessioni per gli invasi, per gli impianti di innevamento artificiale, impianti sovente sovradimensionati, in numero superiore alle reali necessità, per innevare più piste di quante siano necessarie, quindi succede che in Valle d'Aosta, Regione d'Italia nell'arco alpino, vi sono Paesi con carenze idriche.

Noi vorremmo fare il punto, vorremmo anche capire quali sono le politiche del Governo, presenteremo anche una mozione e, indipendentemente dal fatto che l'Assessore si scandalizzi della nostra interpellanza, sta di fatto che abbiamo permesso con la nostra complicità, la nostra inadeguatezza una speculazione privata sulle acque pubbliche non da poco. Credo che su questo argomento bisogna che il Consiglio intervenga a porre freno a tale saccheggio delle acque pubbliche, è necessario che il Consiglio intervenga in fretta e aggiungo che i depuratori possono avere acqua sufficiente per depurare e funzionare decentemente. Ci troviamo con sorgenti, fontanili, consorzi con scarsità d'acqua grazie a queste captazioni, perché è vero che è garantito il flusso minimo vitale quando si rilasciano le autorizzazioni, ma è anche vero che con il flusso minimo vitale riferito a quella captazione non si tiene conto poi delle infiltrazioni, delle sorgenti che si prosciugano e tutta una serie di conseguenze a cascata che ricadono sui cittadini, sulle attività agricole e fra poco anche sulle attività produttive. Non si tiene conto, perché c'è una speculazione immobiliare nella nostra Regione - speculazione immobiliare significa fornire acqua potabile - della risorsa rispetto ai bisogni umani, agricoli... poi, di fatto, ci ritroviamo a rifornire interi Paesi della nostra Regione con l'intervento dei vigili del fuoco. Presidente, manca il numero legale...

Presidente - Collega Bortot, la sua è una richiesta di verifica?

(interruzione del Consigliere Bortot, fuori microfono)

Presidente - Collega Bortot, mi dica solo se devo procedere alla verifica... collega Segretario, prego.

Procedutosi all'appello nominale dei consiglieri da parte del Consigliere Segretario Maquignaz, il Presidente, ai sensi dell'articolo 40 del Regolamento interno, constatato che sono presenti 21 dei 35 consiglieri e che pertanto è presente la maggioranza dei componenti del Consiglio, dichiara valida la seduta ed invita il Consiglio a continuare la trattazione dell'ordine del giorno dell'adunanza.

Président - Avec 21 conseillers présents, je constate la présence du numéro légal dans la salle.

La parole à l'Assesseur au territoire, à l'environnement et aux ouvrages publics, Cerise.

Cerise (UV) - Vorrei fare solo una premessa a questa interpellanza, anzi direi all'illustrazione dell'iniziativa fatta dal collega Bortot per tranquillizzare lui e anche l'Assemblea che non c'è alcuna situazione allarmante o preoccupante connessa in qualche modo con presunte carenze idriche nel settore dell'acqua destinata al consumo umano. Esistono per contro delle puntuali e limitate situazioni di carenza idrica in determinati momenti dell'anno, connesse con criticità strutturali nel sistema di approvvigionamento e di distribuzione dell'acqua. Voglio poi ricordare che si tratta di episodi che non datano da oggi, sono situazioni che conosciamo da almeno 30 anni; così come 30 anni fa si immettevano i torrenti nell'acquedotto comunale quando d'inverno non c'era l'acqua, in qualche circostanza abbiamo dovuto farlo ancora adesso, ma queste non sono novità, tant'è che la cosa è addirittura normata. Abbiamo già avuto modo in altre occasioni di ricordare come la rete di distribuzione acquedottistica è particolarmente frammentata e con numerosi punti di approvvigionamento. Si tratta di una situazione che rende la rete di captazione e distribuzione particolarmente vulnerabile alle fluttuazioni di portata delle sorgenti e alla possibilità di inquinamento delle acque, per fortuna in maniera mai grave e per cause di ordine batteriologico, facilmente controllabile e come tale contrastabile. I manufatti di compenso sono poi sottodimensionati, ma questo deriva dal fatto che sovente sono vecchi rispetto alla crescita urbanistica delle diverse realtà territoriali. Spesso quindi, pur in presenza di risorse sufficienti, si hanno problemi di rifornimento da attribuire più alle insufficienze delle reti di distribuzioni in generale e alla mancanza di volumi di compenso in particolare.

Per quanto riguarda il primo quesito, gli invasi specificatamente autorizzati per lo stoccaggio da destinare ad innevamento artificiale sono 5: Pila (ex lago Leissé) per 43.500 metri cubi, La Thuile (la Grande Tête) per circa 120.000 metri cubi, Valtournenche (Tramouail de Vieille) per 55.000 metri cubi, Saint-Vincent (Col du Joux) per 33.000 metri cubi, Torgnon (bacino di Gordzà) per circa metri cubi 1.500 metri cubi.

Non capisco da dove possano essere arrivate le fonti di informazione relative alle percentuali che sono citate nel secondo quesito: "dato che a nostro parere sono oramai più del 50% i paesi...", eccetera, questa "roba" non so dove lei l'abbia trovata, perché è un dato del quale non abbiamo nessun riscontro. Le risorse idriche sono infatti teoricamente sufficienti a soddisfare le esigenze potabili, così come quelle irrigue, ma potrebbero diventare scarse se il loro uso non è condotto con buon senso per evitare gli sprechi inutili e utilizzare solo quello che effettivamente serve. Da un punto di vista infrastrutturale, bisogna fare in modo che gli acquedotti siano interconnessi il più possibile per utilizzare al meglio le risorse che devono essere captate laddove sono più abbondanti e facilmente difendibili da fenomeni di inquinamento. Bisogna poi che siano limitate le perdite dagli acquedotti per fare in modo che l'acqua possa arrivare laddove serve: le perdite dagli acquedotti sono stimate oggi in una percentuale di circa il 20% come si è potuto constatare in alcuni casi. Questi costituiscono gli obiettivi degli interventi finanziati o previsti dai diversi programmi di intervento nel settore acquedottistico e irriguo per la razionalizzazione delle reti. Tali obiettivi sono alla base anche dei cosiddetti "piani di ambito" che i Comuni stanno predisponendo per la riorganizzazione dei servizi idrici. I tempi di conseguimento sono medio, lunghi e fortemente dipendenti dalle risorse economiche che vi vengono destinate. Proprio per accelerare i tempi e rendere rapidamente disponibili le risorse per affrontare quelle criticità, diciamo così storiche necessità, è stato approvato uno specifico provvedimento legislativo che è all'esame del Consiglio regionale con il titolo: "Disposizioni per l'avvio del servizio idrico integrato e il finanziamento di un programma pluriennale di interventi nel settore dei servizi idrici". Devo poi ricordare che con la deliberazione della Giunta regionale n. 4172 del 29 dicembre 2006 sono state approvate le direttive regionali per l'approvvigionamento di emergenza di acqua da destinare al consumo umano, individuando le procedure e le modalità con le quali i Comuni devono affrontare le eventuali criticità di approvvigionamento idrico, che sono quei by-pass che si fanno delle volte sulle acque, tipo quelle che corrono nei torrenti.

Per quanto concerne il terzo quesito, la priorità dell'uso potabile rispetto agli altri usi è poi il primo elemento di valutazione di una domanda di derivazione che evidentemente può essere valutata solo se non comprometta un uso potabile esistente: questo è verificabile con una certa facilità nel caso di prelievi da sorgente o da pozzo, mentre, per quanto riguarda i prelievi da corso d'acqua superficiale, è praticamente impossibile poter a priori determinare il prosciugamento di eventuali risorgive. Per questo motivo nelle concessioni di derivazioni è esplicitamente previsto che il concessionario garantisca tutti gli usi esistenti che possano essere compromessi dalla derivazione assentita, anche se dovessero rilevarsi successivamente alla concessione.

Rispetto al quarto quesito, bisogna ricordare che la principale fonte di approvvigionamento delle acque potabili è costituita dalle sorgenti e non da acque superficiali, che invece sono captate nella maggior parte dei casi per gli altri usi: innevamento e idroelettrico in particolare. Non può quindi esistere un conflitto tra questi usi perché si rivolgono a fonti di approvvigionamento diverse e non c'è quindi nulla da sospendere in via generale. Ove si ravvisasse un chiaro conflitto tra derivazioni esistenti e uso potabile, saranno assunti i provvedimenti in conformità della norma che ho citato prima, necessari a tutelare evidentemente l'approvvigionamento potabile e nell'ambito delle gerarchie una sorta di prelazione.

Presidente - La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - Volevo chiedere all'Assessore se poi mi può dare i dati.

Da un lato il suo è stato un intervento sottotono su questo problema, né io voglio enfatizzarlo o creare degli allarmismi; sta di fatto che, quando parliamo del 50% dei paesi che avranno a breve-medio termine delle carenze idriche, non mi riferisco solo alla fornitura di per sé e alla quantità, ma anche alla qualità. So ad Arnad che periodicamente si fanno le analisi, le acque sono potabili, ma dall'essere delle buone acque ce ne vuole! Lei ha sottolineato una serie di problemi sui quali siamo d'accordo, ossia i buchi della rete idrica, la dispersione delle reti idriche; ha detto che non vi è alcuna incompatibilità fra un tipo di invasi per la neve artificiale e la carenza idrica, ho notato che si è scelto di intervenire prima sugli invasi per la neve artificiale, che sono importanti per la nostra economia, ma credo che venga prima l'uso potabile, l'uso umano delle acque. Con lo stesso criterio, con la stessa efficienza, lo stesso investimento non si è voluto intervenire sulle reti idriche, non si è voluto accorpare delle reti idriche, gli stessi invasi per la neve artificiale non si sono voluti fare per l'approvvigionamento idrico e per l'uso umano. È questo quello che notiamo: c'è una discrepanza fra i problemi che abbiamo di fronte, ovvero le carenze idriche per uso umano nei Paesi, ora lei ha detto che non bisogna fare allarmismo che è tutto sotto controllo, ma c'è anche la realtà. Se vado al Col du Joux, lì vi è una speculazione immobiliare, non c'è l'abitante che ha chiesto di costruirsi la prima casa per abitarci, vi è una speculazione immobiliare, vi è una carenza idrica e alla fine, quando si rilasciano le autorizzazioni per costruire, evidentemente il Comune, la Comunità e la Regione che programma dovrebbero capire dov'è possibile costruire e quali sono le conseguenze non solo sulla gestione e l'erosione del territorio per uso agricolo, ma anche le conseguenze di dove si va ad approvvigionarsi dal punto di vista idrico.

Occorre una visione di insieme, dato che l'acqua è una fonte rinnovabile, ma è una fonte finita, ossia può piovere o nevicare un po' di più o un po' di meno durante l'anno, ma l'acqua è sempre quella. Soprattutto con il cambio climatico noi abbiamo precipitazioni sempre più intense in periodi brevi di tempo: mi riferisco a temporali, con la difficoltà del terreno di captare, filtrare, accumulare, trattenere queste acque ed è su tali fenomeni che bisogna essere preveggenti ed intervenire, Assessore! Ma non Assessore Cerise, Assessori in quanto Governo, perché se non c'è una visione di insieme sulla gestione delle acque e si lascia ai Comuni piena autonomia di intervento, avremo Comuni super dotati di acqua, altri con carenze idriche, ma, essendo in Valle d'Aosta, vorrei capire dove va a finire non tanto la solidarietà - che è una parola in questo caso abbastanza brutta -, quanto una gestione unitaria regionale degli approvvigionamenti. Se alla singola richiesta di concessione non si ha una visione di insieme sul sistema idrico della nostra regione, dove c'è un po' di acqua si dice: "ma perché dobbiamo sprecarla? Facciamo un invaso, facciamo questo e quest'altro". Tutto questo senza capire che quel tipo di captazione, o di invaso o di utilizzo improprio porta delle conseguenze o sull'altro versante, o sul villaggio vicino, o su un comparto produttivo.

Noi insistiamo, non vogliamo fare allarmismo, ma insistiamo affinché vi sia una maggiore visione di insieme con il CELVA, per definire criteri di tutela delle acque nella loro complessità, nel fornire a tutti gli abitanti in via prioritaria l'acqua necessaria senza interventi, perché le stagioni ci sono sempre state, lo sappiamo bene che c'è carenza idrica d'inverno e d'estate, ma è proprio perché c'è tale cambiamento climatico di fronte a queste precipitazioni diverse da quelle che abbiamo avuto per secoli che occorre intervenire e non solo mandare le autobotti e non solo sottovalutare il problema! Occorre una visione di insieme, un intervento complessivo e nel frattempo si faccia una moratoria. Non siamo contro l'uso dell'acqua per la produzione di energia, lo abbiamo detto in tutte le maniere, non siamo contro l'uso dell'acqua per fare neve artificiale, lo abbiamo detto: siamo contro quando viene fatto un uso improprio, quando si spreca, quando ogni campanile vuole le sue piste e i suoi impianti, quando non c'è una visione di insieme nel gestire il numero degli sciatori presenti nella nostra regione e qui ha ragione il collega Sandri: dobbiamo avere una società di gestione unica degli impianti di risalita per programmare questo tipo di interventi su quali piste, a quali condizioni, in quali periodi e per quale numero di utenti e soprattutto dobbiamo essere preveggenti dal punto di vista di quello che ci riserva il futuro, non il futuro lontano: parliamo di domani, dopodomani, i prossimi anni. Vi è un "trend" di crescita purtroppo di queste carenze idriche, ossia vi fosse l'intervento saltuario, andrebbe bene, invece ci sono Comuni che fanno interventi sempre più frequenti e sempre più periodici, pertanto mi sembra che si sottovaluti il problema e non si intervenga con la dovuta efficacia.