Oggetto del Consiglio n. 3077 del 7 novembre 2007 - Resoconto
OGGETTO N. 3077/XII - Interrogazione: "Riclassificazione sismica del territorio della Valle d'Aosta".
Interrogazione
Premesso che:
- con D.G. 5130 del 2003 è stata attuata la riclassificazione sismica del territorio regionale;
- la Regione Valle d'Aosta partecipa con due suoi dirigenti ad un gruppo di lavoro nazionale in materia di sicurezza antisismica;
- sembrerebbe essere in avanzata fase di definizione una nuova normativa in materia;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
il Presidente della Regione e l'Assessore delegato per sapere:
1) quali sono gli elementi e i dati salienti emersi da tale gruppo di lavoro;
2) se le risultanze del gruppo di lavoro nazionale avranno riflesso sulla regolamentazione del territorio regionale;
3) se è in atto una riconsiderazione della classificazione sismica definita con la D.G 5130 del 2003.
F.to: Frassy - Lattanzi
Presidente - La parola all'Assessore al territorio, ambiente e opere pubbliche, Cerise.
Cerise (UV) - Questa interrogazione affronta un problema molto serio e complesso, dalle ricadute sui cittadini, ma anche sulla pubblica amministrazione piuttosto rilevanti. Devo per esigenze di chiarezza fare qualche premessa. Con l'entrata in vigore dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 dell'8 maggio 2003, relativa ai primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica, con la quale sono stati approvati i criteri per l'individuazione delle zone sismiche, formazione ed aggiornamento delle medesime zone, corredati da un classificazione sismica dei Comuni italiani, si sono attivati una serie di tavoli tecnici interregionali, in alcuni casi totali e in altri ristretti, con il compito di analizzare l'evoluzione della normativa sismica a livello nazionale e regionale, a supporto dell'attività della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province autonome. Questi tavoli tecnici, inizialmente coordinati dalla Regione Abruzzo e successivamente dalla Regione Umbria, hanno avuto il compito di analizzare e valutare i documenti tecnici prodotti dalle strutture statali competenti - Ministero infrastrutture e trasporti e Dipartimento nazionale della Protezione civile - in materia di rischio sismico. A tali tavoli tecnici hanno anche partecipato i rappresentanti delle strutture regionali competenti in materia sismica, inizialmente la sola Direzione tutela del territorio, per gli aspetti concernenti la classificazione sismica del territorio, e successivamente - quando la materia si è evoluta - anche il Dipartimento opere pubbliche e edilizia residenziale del nostro Assessorato, competente in materia di edifici.
Il processo legislativo in materia è stato particolarmente complesso, complicato e lo vorrei così schematicamente rappresentare nei suoi passi fondamentali: ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 dell'8 maggio 2003; norme tecniche per le costruzioni - DM 14 settembre 2005; costituzione della Commissione consultiva di monitoraggio delle norme tecniche per le costruzioni - DM Infrastrutture e trasporti 2 marzo 2006; studio dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per la mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale - aprile 2006; ordinanza n. 3519 del 28 aprile 2006, che introduce nuovi criteri provvisori di classificazione sismica del territorio e rinvia alle norme tecniche per le costruzioni ed all'esame della Commissione consultiva la definizione di criteri definitivi di classificazione; voto dell'Assemblea generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici, nella seduta del 27 luglio 2007, sul testo definitivo delle norme tecniche per le costruzioni; prima riunione tecnica interregionale per l'esame del testo delle norme tecniche per le costruzioni approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici e per discutere delle problematiche connesse ai criteri per la classificazione sismica del territorio, in data 13 settembre 2007 e successive riconvocazioni, di cui l'ultima in data 31 ottobre 2007.
Qui bisogna distinguere che i responsabili dell'Amministrazione regionale valdostana hanno partecipato ai lavori dei tavoli tecnici interregionali, le cui risultanze sono state portate all'attenzione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province autonome. Al vero gruppo di lavoro per l'esame delle norme tecniche per le costruzioni, costituito con DM 2 marzo 2006, non partecipavano referenti regionali, perché erano riservate agli specialisti del Ministero. Il testo originario delle norme tecniche per le costruzioni è stato modificato dalla Commissione consultiva di monitoraggio, che ha anche predisposto un documento dal titolo: "Pericolosità sismica e criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale". I lavori dei tavoli tecnici interregionali hanno prodotto una serie di osservazioni tecniche che sono sfociate in una comunicazione del Presidente della Regione Umbria, in qualità di capofila, trasmessa al Presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, nella quale si esprimevano alcune considerazioni in merito alle norme tecniche per le costruzioni, al fine del successivo passaggio in Conferenza unificata. Queste richieste erano: necessità di una fase transitoria di 18 mesi per l'applicazione delle norme tecniche per le costruzioni da approvare con legge; in tale periodo sperimentazione delle norme tecniche per le costruzioni e relativo monitoraggio da parte dell'apposita Commissione; inchiesta pubblica per l'applicazione delle norme tecniche nella fase transitoria; modifiche agli articoli 94 e 104 del DPR n. 380/2001 come più volte richiesto dalle Regioni in materia di denuncia lavori e di conseguente processo autorizzativo; perplessità - questo è il momento più dolente - sulla proposta di nuova classificazione sismica, sollevando quindi una serie di perplessità sull'entrata in vigore del nuovo testo normativo in relazione alle leggi attuali, sottolineando la preoccupazione delle Regioni e delle associazioni di categoria sui processi autorizzativi che dovranno essere attuati - in base agli articoli 94 e 104 del DPR che ho qui e che le posso dare - ed ancora sulle criticità di applicazione delle norme alle costruzioni già esistenti, nell'ambito di un patrimonio edilizio italiano estremamente complesso.
In merito all'ultimo punto, faccio rilevare che i nuovi criteri introducono un cambiamento importante rispetto ai criteri di classificazione dell'iniziale ordinanza n. 3274/2003, che aveva portato per la Regione Valle d'Aosta 3 soli Comuni (Courmayeur, Pré-Saint-Didier e Valtournenche) essere classificati in zona 3 (bassa pericolosità con obbligo di progettazione antisismica). In particolare, per trattare i problemi tecnico-amministrativi tipici della gestione del territorio, ogni Regione potrà e dovrà definire l'appartenenza di ciascun Comune o porzione di esso ad 1 delle 4 zone sismiche definite sulla base del valore massimo di un parametro di pericolosità sismica valutato all'interno dell'area considerata e che viene valutato a livello ministeriale. Cosa succede? Vengono individuate delle grandi aree, dove si dice: "qui c'è il parametro di pericolosità". In queste aree la Regione deve legiferare e stabilire in quale categoria deve essere iscritta: zona 3, zona 4... in funzione di quel parametro. L'applicazione diretta del metodo, sviluppato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, determinerà sostanzialmente un aggravio di vincolo sul territorio regionale, con buona parte del territorio che avrà una classificazione equiparabile alla zona 3. Rimarrebbe fuori solo la parte bassa di Pont-Saint-Martin, mentre tutti gli altri Comuni entrerebbero nella zona 3. Le indicazioni parametriche dovranno inoltre essere sviluppate in funzione di conseguire la sostanziale equiparazione tra aree a pericolosità simile ricadenti in Regioni diverse. Qui cercavamo di capire se era possibile, considerando la nostra adiacenza con il Piemonte, dove il Canavese pare essere di bassissima pericolosità sismica, attenuare anche da noi la cosa. Sempre nell'ambito della fascia di tolleranza del parametro di base sarà consentito adottare la zona sismica che rende più continua sul territorio la classificazione. In questo senso stiamo predisponendo gli opportuni contatti con strutture di riferimento nazionale (Università di Genova - DIPTERIS e Politecnico di Torino - Dip. Ingegneria strutturale) per attivare i necessari processi di valutazione che porteranno alle indicazioni da adottare per la classificazione sismica del territorio regionale. Con la definizione dei nuovi criteri di classificazione sismica del territorio, congiuntamente all'entrata in vigore delle norme tecniche per le costruzioni, sarà compito delle Regioni provvedere con propri atti amministrativo-tecnici o legislativi a definire ed adottare la classificazione sismica dei propri territori comunali, similmente a quanto avvenuto nel 2003 con la deliberazione che è stata richiamata prima con l'entrata in vigore dell'ordinanza n. 3274: l'atto applicativo costituito dalla deliberazione della Giunta regionale n. 5130 del 30 dicembre 2003.
In termini pratici l'attuale classificazione del territorio regionale dovrà essere rivista secondo i criteri definitivi definiti all'interno delle nuove norme tecniche e questo comporterà un aggravio della situazione attuale in termini di classificazione di pericolosità. Di conseguenza aumenteranno anche gli obblighi a livello progettuale ed autorizzativi derivanti dall'applicazione della nuova normativa tecnica, la cui regolamentazione dovrà essere strutturata e resa conforme alle disposizioni statali con un apposito processo tecnico a livello regionale, per adesso siamo in quella fase di "stand by" che abbiamo richiesto per i motivi... chiesto da tutte le Regioni in sostanza... ma questa è la conclusione della vicenda... se così evolverà...
Si dà atto che dalle ore 11,01 presiede il Vicepresidente Tibaldi.
Presidente - La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Esprimo preoccupazione non per un possibile potenziale terremoto, ma per quel terremoto burocratico-amministrativo che conseguirà a questa riclassificazione. Qui ci troviamo in una situazione paradossale, nella quale la totalità dei Comuni rispetto ai 3 (Valtournenche, Pré-Saint-Didier, Courmayeur) rientrerebbe in zona sismica e noi sappiamo bene che rientrare in zona sismica comporta una serie di oneri e di aggravi che accompagnano l'iter edificatorio dalle progettazioni fino alla realizzazioni delle opere stesse: questo vuol dire aggravare ulteriormente i costi non solo dell'edilizia pubblica, ma dell'edilizia privata. Ci riesce difficile capire come sia possibile - in base a questi parametri che ci sembra di capire stiano nelle disposizioni ministeriali che sono state emanate negli ultimi 2 anni - che una Regione come la nostra di colpo assuma un rischio sismico diverso... rispetto a cosa? Non rispetto tanto ad una classificazione preesistente, ma rispetto a dati storici, perché, quando si fanno classificazioni di rischio - ne abbiamo parlato qualche Consiglio fa per quanto riguardava i fenomeni di regimentazione delle acque ai fini di contrastare fenomeni alluvionali -, parliamo sempre di tempi di ritorno e normalmente il tempo di ritorno è quello che dà la misura della probabilità in cui possa verificarsi un evento. Più il tempo di ritorno è lontano, più si presuppone che l'evento sia disastroso, più necessita di misure di massima prevenzione. Non so quale sia l'evento sismico che possa aver caratterizzato la nostra Regione, ma parliamo sicuramente di tempi di ritorno molto, ma molto lunghi rispetto a zone a vocazione maggiormente sismiche, come lo è tutto il Friuli o altre zone del centro Italia. Questa vicenda perciò ci preoccupa e non poco, riteniamo positivo in tale vicenda paradossale che vi sia stato un momento di "stand by" come lei lo ha definito, ma questa riclassificazione dovrebbe essere frutto di ulteriori valutazioni sulle graduazioni all'interno delle varie zone di sismicità. Diventerebbe quanto meno paradossale che di colpo debbano essere messi in atto tutta una serie di prescrizioni semplicemente per quella che diventa una grande operazione di tipo burocratico. La prevenzione ci vede fin da sempre primi a schierarci, ma in questo caso penso che si tratti di una riclassificazione meramente burocratica, perciò auspichiamo che lei e la sua struttura possano in qualche maniera ulteriormente verificare le possibilità di una maggiore articolazione all'interno delle varie fasce di riclassificazione.
