Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 3052 del 18 ottobre 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 3052/XII - Discussione congiunta relativa ai pareri sullo schema di decreto legislativo recante norme di attuazione in materia di archivi storici e in materia di dighe.

Président - Est-ce que le Conseil partage si l'on fait une discussion conjointe avec votation séparée, s'agissant d'une même matière, des points n° 30 et n° 31? Je vais donc procéder aussi avec le point n° 31.

Colleghi, brevemente sul punto n. 30, considerato che l'articolo 48bis dello Statuto speciale dispone che il Governo è delegato ad emanare uno o più decreti legislativi recanti le disposizioni di attuazione dello Statuto stesso e le disposizioni per armonizzare la legislazione nazionale con l'ordinamento della Regione Valle d'Aosta, tenendo conto delle particolari condizioni di autonomia attribuita alle Regioni, che gli schemi dei decreti legislativi sono elaborati da una Commissione paritetica, rilevato che con nota del 30 luglio 2007 il Ministro per gli affari regionali ha trasmesso ai fini dell'acquisizione del parere di cui all'articolo 48bis dello Statuto speciale lo schema di norme di attuazione in materia di archivi storici approvato dalla Commissione paritetica in data 12 luglio 2007, con questo atto si propone che il Consiglio esprima parere sullo schema di decreto legislativo recante norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Valle d'Aosta in materia di archivi storici: questo per quanto attiene il punto n. 30. Per quel che riguarda il punto n. 31, le premesse sono analoghe, si propone che il Consiglio esprima parere sullo schema di decreto legislativo recante norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Valle d'Aosta in materia di dighe. Dichiaro aperta la discussione generale.

La parola al Presidente della Regione, Caveri.

Caveri (UV) - Mi occuperò di entrambe le norme di attuazione dello Statuto, dando intanto al Consiglio la notizia che ieri la Commissione paritetica Stato-Regione ha licenziato la norma sui servizi veterinari; è una norma attesa che dovrebbe rafforzare la nostra autonomia, mentre va detto - e porremo il tema ai Parlamentari valdostani - che continua ad esserci una forte resistenza della parte statale della Commissione paritetica sulla norma sul TFR. Questa è una norma molto importante per consentire all'organizzazione della FOPADIVA, che si occupa della pensione complementare della Valle d'Aosta, di poter compiere il proprio ciclo. Capisco che esistano delle resistenze, in particolare da parte dell'Ente previdenziale che si occupa dei dipendenti pubblici, ma credo sia un tema che dovrà essere affrontato in sede politica.

Vorrei cominciare con gli archivi storici. La Regione, mediante la proposta di uno schema di norme di attuazione in materia di archivi avanzata nell'autunno scorso e trattata per la prima volta dalla Commissione paritetica il 16 ottobre 2006, si proponeva di perseguire molteplici obiettivi: innanzitutto si mirava a preservare la permanenza del patrimonio archivistico attualmente presente in Valle - sebbene in base alla vigente normativa non di spettanza regionale, ma statale, in quanto prodotto di pertinenza dei relativi uffici, "in primis" archivi notarili, ma anche del tribunale e dell'amministrazione finanziaria - dovendosi ritenere componente essenziale della memoria della nostra Comunità. In assenza del conferimento delle funzioni statali quanto alla vigilanza e alla conservazione di tale patrimonio infatti si corre il duplice rischio di non poterne fruire adeguatamente, anche a causa di precarie condizioni di conservazione, nonché di vedersene spogliare dallo Stato mediante la sua deportazione fuori Valle. Secondariamente si aspirava a ricongiungere spezzoni di archivi attualmente fuori Valle, in particolare il fondo vallese, che non ha niente a che fare con Piero naturalmente... attualmente presso l'Archivio di Stato di Torino, con quelli già presenti presso l'Archivio storico regionale... dovevo vendicarmi, Consigliere Bortot, della maglietta che Piero Valleise mi ha regalato con un motto cubano antigovernativo...

In terzo luogo si mirava a recidere la dipendenza da Torino sia per quanto riguarda la Sovrintendenza che l'Archivio di Stato, evitando l'istituzione anacronistica di 2 nuovi uffici statali. Teoricamente molti decenni fa sarebbe dovuto nascere l'Archivio di Stato di Aosta, mentre la Sovrintendenza che si occupa degli archivi privati sarebbe dovuta nascere a seguito di una legge dell'inizio degli anni '90. Ricordo infatti che l'Archivio di Stato era previsto da una legge del 1963 e la Sovrintendenza archivistica da una legge del 1992, probabilmente non sono mai nati per gli elevati oneri che tale istituzione avrebbe comportato. Con riguardo a tale ultimo aspetto in particolare, la Regione, mediante la proposta di schema normativo in questione, intendeva dare attuazione al comma 661 della legge finanziaria per il 2007, che dice testualmente: "le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano concorrono al riequilibrio della finanza pubblica, oltre che nei modi stabiliti dal comma 660, anche con misure finalizzate a produrre un risparmio per il bilancio dello Stato mediante l'assunzione dell'esercizio di funzioni statali". È quello che abbiamo fatto ieri con i servizi veterinari e non riusciamo a fare con l'ISPESL, che è la questione degli ascensori, perché cosa capita? Capita che i dirigenti periferici dello Stato, come nel caso dell'ISPESL, "fanno le rugne", non vogliono diventare regionali! Alla Commissione paritetica lo Stato ha presentato una cosa dicendo: "la Regione non è degna di occuparsi di ascensori", peccato che il 90% degli ascensori vengano già oggi controllati dai funzionari dell'USL. Credo che, come è capitato con norme di attuazione precedenti, in cui si parla di motorizzazione civile e i dirigenti locali vanno a piangere perché non vogliono diventare regionali, si parla dei vigili del fuoco all'epoca, i dirigenti locali vanno a piangere perché... siamo veramente a dei livelli bassissimi! Anche sui servizi veterinari, come sa bene il collega Fosson, avevamo avuto anche in tale caso delle difficoltà di questo genere.

Tornando alla questione degli archivi storici, lo schema licenziato dalla Commissione paritetica il 12 luglio e sul quale il Consiglio oggi deve rendere il proprio parere recepisce solo in parte le esigenze manifestate dalla Regione, costituendo un primo passo nella direzione auspicata ed è la ragione per cui i membri di parte regionale hanno accettato la norma di attuazione. Infatti, al fine del riconoscimento delle funzioni di cui trattasi in capo alla Regione, viene adottato il criterio dell'interesse regionale sulla base del quale viene ritagliata una quota delle funzioni attualmente esercitate dallo Stato continuando le altre, quelle relative ai beni archivistici di interesse nazionale, ad essere esercitate dagli organi periferici statali attualmente aventi sede a Torino. Il recupero alla Regione degli spezzoni di archivi giacenti fuori Valle peraltro potrà avvenire ad opera di apposita Commissione paritetica di esperti, che dovrà individuare i beni di interesse regionale da affidare in manutenzione e custodia all'Archivio storico regionale. Presso il predetto Archivio infine saranno ricevuti in deposito sia gli archivi e i documenti dei quali la Regione ordinerà il deposito coatto, sia - questo era un tema che era stato posto dal collega Ottoz in Commissione - quelli dei privati su richiesta di questi ultimi, ossia, se uno ha un fondo particolarmente significativo, può chiedere che tale fondo venga depositato e possa essere fruito dagli studiosi presso gli Archivi storici della Regione. Alla luce di tale quadro, sarebbe auspicabile qualche passo in avanti, che si rende tuttavia arduo in considerazione dell'eccessivo conservatorismo delle amministrazioni statali competenti in materia, che, sebbene chiamate istituzionalmente alla conservazione, si sono rivelate in questa vicenda un po' troppo integraliste nell'interpretazione della propria missione, dimentiche del fatto che la conservazione fine a sé stessa, avulsa dalla valorizzazione e dalla fruibilità, difficilmente trova giustificazione nell'interesse pubblico. So di questa ipotesi di presentazione di un ordine del giorno che ha demandato al Presidente della Regione di manifestare al Consiglio dei ministri, all'atto conclusivo, prima dell'approvazione della norma di attuazione, che sarebbe stato auspicabile un po' più di coraggio da parte dello Stato nel trasferire più diffusamente queste competenze alla Regione. Devo dire che una garanzia nella distinzione di interesse regionale e di interesse statale deriva da un principio: quello dell'intesa, che credo essere particolarmente importante.

Aggiungerei qualche considerazione più rapida, che riguarda le norme di attuazione in materia di dighe. Con questo schema si trasferiscono - anche se in realtà noi esercitiamo già tali funzioni, ma si chiarisce definitivamente - le competenze in materia di tutte le dighe presenti sul territorio regionale salvo 8, che sono di superiori dimensioni e che rimangono di competenza statale. Mi auguro che anche queste dighe, che oggi sono di competenza del RID (Registro italiano dighe), possano essere trasferite alla guardiania e al controllo della Regione. Si tratta comunque con questa norma di trasporre per la Valle d'Aosta quanto previsto dall'articolo 89 del decreto legislativo n. 112/1998 in materia per le Regioni a statuto ordinario secondo la procedura di cui all'articolo 10 dello stesso decreto, regolarizzando lo svolgimento di queste funzioni. Lo schema approvato recepisce solo il 1° comma della primissima proposta formulata dalla Regione, che prevedeva anche una delega alla Regione delle funzioni del RID. Mi auguro che su questo punto si possa in prospettiva tornare. L'approvazione di tale schema comunque rappresenta un passo in avanti nel completamento delle vigenti norme di attuazione. Si tratterà di continuare a lavorare affinché il disegno originario, ipotizzato dalla Regione, trovi compimento nell'ambito di una sistematizzazione delle materie che già abbiamo sul cosiddetto "demanio idrico".

Si dà atto che dalle ore 9,49 presiede il Vicepresidente Tibaldi.

Presidente - Sull'argomento in oggetto è stato depositato alla Presidenza un ordine del giorno a firma dei Consiglieri Cesal, Lavoyer, Viérin Marco, Ottoz e Fiou, che sarà adesso distribuito. Dichiaro aperta la discussione generale.

La parola al Consigliere Cesal.

Cesal (UV) - Molto brevemente per illustrare l'ordine del giorno che ho presentato assieme ai colleghi citati sull'oggetto n. 30. Era un'esigenza nata in sede di discussione in I Commissione relativamente al parere sullo schema di decreto legislativo recante norme di attuazione per l'attribuzione alla Regione Valle d'Aosta delle competenze in materia di archivi storici. Rispetto alle richieste della Regione, rappresentate dallo schema di decreto presentato dalla Regione, la Commissione paritetica ha trasferito meno competenze rispetto a quelle che sono state richieste. Considerato che il decreto per ottenere la sua approvazione definitiva deve tornare al Consiglio dei ministri, a tale Consesso partecipa per Statuto il Presidente della Regione, con questo ordine del giorno intendiamo dare mandato al Presidente della Regione di verificare se in quella sede più politica e meno tecnica sia possibile ottenere ulteriori competenze rispetto a quelle che abbiamo ottenuto con il decreto in discussione oggi. Qualcuno potrebbe obiettare che si sarebbe potuto rinviare l'approvazione, farlo tornare in Commissione e poi ripresentarlo, ma credo che tutto questo avrebbe comportato una notevole perdita di tempo con risultati che non sarebbero affatto certi. Riteniamo che la sede politica del Consiglio dei ministri possa, nel caso in cui vi fossero gli spazi, dare una risposta positiva in ordine alle nostre richieste, che riguardano una materia molto importante, quella degli archivi storici, ma non una materia che può pregiudicare i rapporti fra Regione e Stato. Al di là di tutto questo, comunque il decreto che è sottoposto all'approvazione del Consiglio può essere considerato positivo.

Concludo con una considerazione di carattere generale nel rilevare con soddisfazione che la Commissione paritetica da qualche tempo ha ripreso a produrre dei risultati effettivi e la cosa mi fa molto piacere. Sappiamo che abbiamo passato degli anni a discutere in questa sede e a sollecitare la Commissione paritetica ad operare, ricordo che, sulla base dell'articolo 48bis del nostro Statuto, la norma di attuazione è uno strumento importantissimo per ampliare le nostre prerogative statutarie. Rilevo quindi un'accelerazione degli argomenti che vengono approvati e portati in discussione in questo Consiglio, non so a chi imputare tale elemento positivo: se alla rappresentativa regionale, o a quella statale, o ad un miglioramento dei rapporti fra Stato e Regione, ma lo rilevo come un dato di fatto che va sottolineato.

Inviterei il Consiglio a votare l'ordine del giorno presentato all'oggetto n. 30, perché si tratta di un sostegno all'intervento del Presidente della Regione presso il Consiglio dei ministri quando si discuterà di questo argomento, per cercare di ottenere tutte quelle competenze a cui riteniamo poter avere diritto.

Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Il nostro gruppo voterà a favore delle 2 norme di attuazione dello Statuto in modo convinto, perché siamo d'accordo che tutta una serie di competenze amministrative possono e devono essere esercitate da questa Regione. Siamo molto contenti anche rispetto alle norme di attuazione sugli archivi storici, perché finalmente tutta una serie di problemi che si avevano per definire a chi appartenevano quegli archivi, o anche richieste di avere questi archivi, finalmente trovano una risposta. Finalmente la Valle d'Aosta vede riconosciuta la sua possibilità di attingere anche in modo coatto addirittura, come sua esigenza primaria, al possesso di tali archivi disseminati in tanti territori fuori della Valle... Assessore, credo che dovrà impegnare in modo particolare il suo Assessorato, oltre che l'intera Giunta, affinché il problema degli archivi trovi una risposta. Sono anni, lo sa bene... anche prima con gli Assessori che l'hanno preceduta abbiamo più volte sottolineato la vergogna - mi permette di dire così? - di avere già adesso un prezioso patrimonio che è nelle cantine, in posti umidi, che non trova spazio, che non può essere utilizzato; per cui credo che a tale punto dovremmo poterci presentare di fronte a tutte le altre sedi dicendo: "dateci tale archivio affinché noi lo mettiamo in questo posto e non per metterlo in un deposito". Sono convinta che l'Assessorato della cultura e la Giunta intera troveranno il modo intanto di individuare una sede idonea non solo per l'attuale, ma per il futuro... e qui è vero, si pensa alle ex Caserma "Testafochi"... ma speriamo che si cominci presto a lavorare in questo senso... e poi una serie di persone competenti e preparate che possano rendere fruibili tali archivi.

Voteremo quindi a favore di queste 2 norme di attuazione, invece non voteremo a favore dell'ordine del giorno che è stato presentato. Il collega Cesal in modo molto corretto ieri ce l'ha fatto avere, l'abbiamo esaminato e abbiamo deciso non solo di non sottoscriverlo, ma anche di non votarlo, spiego le motivazioni. Può darsi che la procedura prevista dal nostro Statuto all'articolo 48bis per definire i rapporti fra Stato e Regione, ossia questa procedura e gli strumenti che vengono individuati: la Commissione paritetica, composta da 3 rappresentanti del Governo, 3 della Regione, che devono elaborare dei testi, che sono poi sottoposti al parere del Consiglio... dicevo, può darsi che questa procedura non funzioni più, non sia più adatta ai tempi attuali. Fra l'altro, nella Convenzione per lo Statuto non si è ancora affrontato in modo pieno tale argomento, ma qualcuno ha cominciato a sottolineare il fatto che forse va rivista questa modalità di regolamentare i rapporti Stato-Regione, quindi forse va riscritta la norma che riguarda la Commissione paritetica ma, finché tale norma non viene riscritta, vale quanto dice lo Statuto attuale. Lo Statuto attuale è molto chiaro in proposito: dice che questa Commissione esamina i problemi, ciascuna parte della Commissione fa riferimento al proprio referente, che può essere la Regione o lo Stato, credo che vi sia un accordo su cosa bisogna chiedere in modo particolare, su cosa si può eventualmente sottacere, finché alla fine, quando la Commissione paritetica arriva ad un testo, in genere tale testo è preso tale e quale dal Consiglio regionale e dal Consiglio dei ministri. Tant'è vero che, quando sul testo approvato dalla Commissione paritetica il Consiglio dei ministri ha detto "no" perché doveva ancora convocare e sentire una serie di Ministri, abbiamo opposto che la procedura non era quella giusta. Infatti non si può intervenire - così dice la procedura attuale - politicamente cambiando il testo... o nel Consiglio in modo unilaterale, o nel Consiglio dei ministri in modo unilaterale.

Perché non condivido questo ordine del giorno? Perché esso vuole in modo surrettizio introdurre un elemento nuovo nella procedura della Commissione paritetica, è come se dicesse:

"una volta che è stata espletata fino in fondo la procedura della Commissione paritetica, c'è ancora un momento politico in cui il rappresentante della Regione e il rappresentante del Governo si mettono d'accordo, cambiano qualcosa se qualcosa non li aggrada. Credo che questo momento di confronto vada collocato prima del parere della Commissione paritetica, altrimenti si stravolge la procedura".

Se questo testo sugli archivi non andava bene, i rappresentanti della Regione dovevano dire: "non va bene, noi non ci stiamo, noi ci opponiamo!", ossia si poteva continuare ed introdurre in quel momento eventualmente l'accordo politico, il confronto politico per sbloccare la situazione, non dopo, altrimenti - ripeto - c'è una procedura che non viene rispettata. Se questa norma di attuazione a noi non piace, non la votiamo come Consiglio, la bocciamo dicendo che non siamo d'accordo, ritorna indietro e la modifichiamo; se invece siamo d'accordo, l'accettiamo. Non capisco perché si debba andare verso una situazione in cui surrettiziamente si modifica la norma. Non credo che l'unico motivo per cui non vada bene sia che, se non ci viene riconosciuta la competenza sugli archivi di interesse statale esistenti sul territorio, non possiamo avere la Sovrintendenza ai beni archivistici...

(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

... certo, glielo rispiego utilizzando le stesse cose che ha detto lei: che noi non potremmo avere un sovrintendente archivistico della Valle d'Aosta se non sono riconosciuti anche alla Regione questi fondi di interesse nazionale...

(nuova interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

... sono molto contenta che lei possa dire così pubblicamente a tutti e la ringrazio dei complimenti che mi sta facendo, Signor Presidente!

Caveri (fuori microfono) - ... con affetto...

Venturella (fuori microfono) - ... con affetto vuol dire che forse non mi sono spiegato bene...

Squarzino (Arc-VA) - ... la ringrazio della correttezza (naturalmente in senso ironico) che lei ha sempre nei miei confronti. Dicevo, non credo sia questo il motivo per cui occorra inserire anche la previsione di esercitare in materia archivistica tutte le funzioni degli uffici periferici, anche su quelli che sono di interesse statale: questo è il motivo per cui non votiamo tale risoluzione.

Vi è poi un altro elemento che credo faccia passare in secondo piano tale problema, nel senso che, se la questione è solo quella di utilizzare questi documenti, credo che oggi con l'informatizzazione dei documenti, con il fatto che ormai tutti tali archivi dovranno essere messi su supporti informatici la possibilità di usufruire di tali documenti sia possibile, sia garantita a tutti. Noi quindi non ci riconosciamo in questo ordine del giorno, non l'abbiamo firmato, non lo voteremo e ci chiediamo come mai se tali norme di attuazione non vanno bene, i nostri rappresentanti regionali in Commissione paritetica le hanno approvate.

Si dà atto che dalle ore 9,56 riassume la Presidenza il Presidente Perron.

Presidente - La parola al Consigliere Comé.

Comé (SA) - Il mio intervento si limiterà, essendo stati accorpati i 2 oggetti, al punto n. 30 che riguarda lo schema di decreto legislativo recante le norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Valle d'Aosta in materia di archivi storici. Il parere su tale decreto, che oggi è richiesto a questo Consiglio ed è stato posto all'ordine del giorno nella seduta odierna, parrebbe a tutta prima meritevole di un'attenzione soltanto fugace da parte nostra e di una frettolosa quanto scontata votazione. In realtà la materia di cui tratta il decreto merita tutta la nostra attenzione dal momento che si occupa della conservazione della nostra memoria, della nostra identità, dell'assetto sociale, economico e politico della nostra terra e della parola della nostra storia, considerata nella sua secolare evoluzione e nel suo costante divenire. Troppo spesso nel volgere del tempo gli archivi - come sottolineava la collega Squarzino - si sono trasformati in depositi muti di atti ritenuti privi di reale interesse per la collettività e troppo spesso la loro polvere è stata sollevata solo dalle mani di pochi ricercatori, che la maggior parte di noi, uomini forse considerati più concreti, fatica a comprendere, ritenendoli personaggi forse un po' inutili, persi nelle loro fantasticherie. In realtà lo schema di decreto legislativo di cui parliamo è infatti norma di grande importanza, che corona almeno una parte di quel lavoro di precisazione delle origini della nostra autonomia che lo Statuto speciale fissa. L'occasione dunque è propizia per sottolineare quanto meritoria e scientificamente importante sia stato negli anni ed ancora sia il lavoro compiuto dall'Archivio storico regionale nelle persone dei direttori, che si sono succeduti alla guida, e dei loro collaboratori. L'occasione è poi ancora più propizia per sottolineare quanto indifferibile è poi essere una puntuale attività di ricognizione di tutte le fonti archivistiche presenti sul territorio regionale e relative sia alle epoche più antiche, sia all'età contemporanea. Se infatti nota è l'attenzione tributata all'Archivio storico regionale, non altrettanto evidente a tutti è l'importanza di fonti quali le parrocchie, la Curia vescovile e i capitoli canonici, vere e proprie miniere di dati per le epoche più antiche. Anche i fondi documentali dei partiti politici, dei sindacati, delle associazioni di ogni genere costituiscono un "corpus" di cui ancora in parte è sconosciuta l'estensione e che varrebbe la pena recensire sistematicamente per acquisire nuove chiavi di lettura della società valdostana fra l'800 e il '900.

Il decreto legislativo che sarà promulgato a seguito del parere che oggi formuleremo attribuisce inoltre le competenze regionali anche a fonti documentali conservate fuori Regione e di cui è necessario conoscere consistenza, dislocazione e valenza culturale, riconoscendo però - come è stato sottolineato dal Presidente e poi anche dall'ordine del giorno presentato dal collega Cesal - di richiedere tutte le funzioni in materia archivistica nella nostra Regione. Mi preme però sottolineare anche come la normativa scaturente da tale quadro richiederà un'intensificazione di studi e il dispiegamento di un'articolata attività di ricerca, che dovrà vedere impegnati numerosi studiosi che auspico giovani ed inseriti nella realtà valdostana, all'interno di un forte e autorevole coordinamento dell'Assessorato regionale della cultura in sinergia con gli analoghi organi comunali e da parte dei differenti dipartimenti dell'Università della Valle d'Aosta, con il collaterale intervento della scuola valdostana, dei suoi docenti e degli studenti dei differenti ordini di istruzione. Tutta questa mole di attività dovrà infine tradursi in un'articolata opera che sappia trasmettere il senso della storia e della conservazione della memoria a un mondo sempre più distratto dalle questioni della quotidianità.

Con questo breve intervento esprimo, a nome del gruppo "Stella Alpina", il voto favorevole sul parere sia sugli archivi storici, sia sul punto n. 31 per quanto riguarda le norme di attuazione in materia di dighe; esprimo anche fin d'ora il parere favorevole sull'ordine del giorno presentato dal collega Cesal.

Président - La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (CdL) - Penso che alcune considerazioni debbano essere fatte sulla materia più in generale, in quanto qui stiamo parlando di un qualcosa che ha importanza per la storia, il patrimonio culturale della nostra Regione. Avevamo anche fatto come V Commissione un anno fa un sopralluogo nei locali adibiti ad archivio e avevamo potuto constatare come in effetti vi fosse bisogno di risorse, di spazi e di considerazione maggiore rispetto a quell'immenso patrimonio che in massima parte rischia di essere deteriorato per gli influssi nefasti che il tempo e l'umidità di certi luoghi può creare su archivi cartacei; di conseguenza questa ricerca di trasferimento alla Regione delle competenze in materia di archivi è una ricerca che parte da lontano. Abbiamo il convincimento che tale norma di attuazione sia un passo avanti, ma che ponga dei problemi che vanno al di là delle questioni sollevate nell'ordine del giorno presentato dai gruppi di maggioranza e mi spiego meglio. Con le norme di attuazione si trasferiscono le funzioni amministrative su competenze che spettano alla Regione: mi riferisco alle competenze legislative; competenze legislative che fino a prima della riforma del titolo V della Costituzione e alla riformulazione dell'articolo 117 della Costituzione erano competenze abbastanza chiare, trovando individuazione negli articoli 2 e 3 dello Statuto della Valle d'Aosta. Dopo la riforma del 2001 questa chiarezza non è più così intuitiva, tanto che nell'ambito dei lavori della Convenzione ci si sta interrogando su che tipo di riscrittura vada fatta dello Statuto rispetto al nodo delle competenze. La prima considerazione che ci sentiamo di fare è che queste funzioni amministrative sono il frutto di un trasferimento che non è conseguente a una codifica di pari competenze legislative rispetto alla Regione, nel senso che le materie statutarie non prevedevano le competenze in tale settore e l'articolo 117 come riscritto mette queste competenze in capo allo Stato: nell'elencazione delle materie dell'articolo 117 la lettera s) del comma 2 fa sì che i beni culturali, nei quali dovrebbero rientrare anche gli archivi storici, siano competenza dello Stato. È vero che c'è un'altra norma di attuazione sui beni culturali, ma, proprio per il fatto che questa norma è distinta dalla precedente, riteniamo che le materie debbano essere distinte. Vorremmo perciò capire dal Presidente Caveri qual è il riferimento della competenza legislativa rispetto a tale norma di attuazione, anche perché l'ordine del giorno che avete presentato ha dei profili da approfondire. Nel comma 3 dell'articolo unico della norma di attuazione si dicono delle cose importanti: l'individuazione dei beni... pertanto questa Commissione mista che dovrà essere costituita fra Stato e Regione deve individuare quali sono i beni archivistici di interesse regionale in riferimento a quelli che sono conservati al di fuori del territorio valdostano, con successivo decreto del Ministro - si scrive - verrà disposto l'affidamento in custodia e manutenzione presso l'Archivio regionale che si va a costituire con questa norma di attuazione. Vorremmo allora capire quali sono quelle ulteriori iniziative che voi individuate come necessarie al completamento del testo licenziato. È quanto meno curioso che queste ulteriori iniziative utili a completare il testo licenziato vengano individuate in tutte le funzioni non degli uffici periferici dello Stato, che potrebbe essere un concetto molto ampio, ma codificato, ma in tutte le funzioni degli uffici periferici statali aventi sede a Torino. Vorremmo allora capire se l'ufficio di Torino, che si occupa di archivi storici, sia un ufficio ad autonomia differenziata rispetto agli altri uffici, perché ci sembra paradossale che il riferimento venga fatto rispetto all'ufficio di Torino, quando non sappiamo se i beni archivistici che verranno poi individuati da questa Commissione siano allocati tutti esclusivamente presso gli uffici di Torino o presso altri uffici. Riteniamo perciò quanto meno discutibile che vi sia un riferimento esplicito alla sede di Torino, perché potrebbe essere un riferimento limitativo a quella funzione di ricognizione ed individuazione dei beni archivistici che dovrà attuare la Commissione mista da costituirsi. Vorremmo poi capire cosa voglia dire prevedere che vengano esercitate quelle funzioni, perché, se è chiaro che siano esercitate in sostituzione - e non più da altri uffici, ma solo dagli uffici regionali neo costituiti - ha un senso, ma se andiamo a consentire che vengano esercitate anche dagli uffici regionali, avremmo una concorrenza delle funzioni; perciò riteniamo che più che prevedere l'esercizio sarebbe utile prevedere il trasferimento delle funzioni attualmente esercitate ad un'altra latitudine.

Altro aspetto sul quale vorremmo avere qualche chiarimento: è vero, viene citato il comma 661 della finanziaria 2007, nel quale si dice che le norme di attuazione dovranno precisare le modalità e l'entità dei risparmi nel bilancio dello Stato, ossia lo Stato trasferisce delle funzioni amministrative alle Regioni a statuto speciale e nel farlo deve indicare i risparmi che consegue lo Stato, ossia che lo Stato non abbia aggravio e che non mantenga i medesimi oneri, ma non dice, come mi sembra di poter leggere, che non vengano riconosciuti trasferimenti finanziari minori magari, per conseguire questo risparmio, alle Regioni a statuto speciale che conseguono le competenze in precedenza statali. Con tali 2 norme di attuazione ci sembra di capire che venga avviato un procedimento innovativo, ossia per la prima volta la Regione si fa carico di funzioni amministrative a costo zero o, meglio, sul presupposto che quei costi verranno totalmente assorbiti dalle risorse correnti di cui dispone la Regione. È un principio nuovo, perché quando c'era il trasferimento di funzioni e soprattutto di uffici e dunque di personale dello Stato... cito un argomento sul quale abbiamo recentemente discusso in Consiglio, ossia le funzioni in materia di ufficio del lavoro, c'era stato un lungo confronto proprio sugli oneri finanziari per il trasferimento del personale. Qui anche non si fa riferimento al personale... perché, se non abbiamo inteso male, gli archivi storici che attualmente sono gestiti dallo Stato hanno personale che sta nei ruoli dello Stato. Con questa norma di attuazione si fa riferimento al trasferimento delle funzioni amministrative, ma non c'è alcun passaggio sul personale, nel senso che il comma 7 dell'articolo unico dice che gli oneri finanziari, compresi quelli per il personale, sono a carico della Regione, ma nulla viene detto su cosa sarà di quel personale, per il qual penso a rigore non ci siano gli strumenti per poterlo trasferire d'imperio negli organici regionali. Comunque sia, a prescindere dal fatto che quel personale possa accettare o meno di transitare - non sappiamo con quali garanzie perché qui non se ne parla - nei ruoli regionali, vorremmo capire dall'Assessore Marguerettaz quali sono gli oneri che vengono stimati nella gestione di queste 2 funzioni che verranno trasferite alla Regione, o se pensate che attraverso l'istituto della mobilità interna e, di conseguenza precludendo il trasferimento di quel personale ai ruoli regionali, si possano gestire queste nuove funzioni. Perché comunque esiste un problema di copertura finanziaria e penso che, se non nelle norme di attuazione, quanto meno nella relazione con cui sono state accompagnate queste norme in Consiglio regionale debbano essere indicati i costi che vengono stimati per la gestione di tali funzioni. Penso che il dibattito, al di là dei facili entusiasmi sul cuore della materia, che è il patrimonio archivistico, debba affrontare gli aspetti di tipo amministrativo e finanziario, non ultime anche le fonti che hanno trasferito competenza legislativa in materia.

Prima di poter esprimere un voto compiuto su questa norma, penso sia opportuno che da parte dei banchi della Giunta venga data integrazione alla relazione di presentazione della norma stessa.

Président - La parole au Président de la Région, Caveri.

Caveri (UV) - Cercherò di essere chiaro nelle mie risposte, perché alcuni ragionamenti che ho sentito sono un po' cervellotici. Capisco che il Consiglio regionale dura 2 giorni che vi siano 10 punti o ve ne siano 60, ma è anche vero che, a fronte di certe discussioni, cercherò di offrire nel limite del possibile una serie di risposte, perché siamo andati molto al di là del contenuto della norma stessa.

Il punto di partenza riguarda la procedura. Qual è la procedura era l'interrogativo che si poneva la collega Squarzino. Intanto la procedura è quella prevista dall'articolo 48bis dello Statuto, esiste una Commissione paritetica composta in maniera paritaria da 3 esperti dello Stato e 3 esperti della Regione, questa volta politicamente si era anche plaudito alla presenza di un rappresentante dello Stato che aveva anche una veste regionale, quindi pensavamo che questa componente sarebbe stata entusiasticamente schierata dalla parte della Regione, vista la comune radice autonomistica, invece possiamo oggi constatare che il prof. Louvin è un rappresentante dello Stato nella Paritetica, per cui non abbiamo visto particolari sforzi da parte sua. Riteniamo pertanto che debba avere una duplice personalità, una specie di schizofrenia: quando siede in quei banchi per lo Stato è statale a tutti gli effetti, questo credo sia opportuno dirlo, perché era un dubbio che era venuto anche al collega Sandri nel corso di una discussione in quest'aula. Credo che l'articolo 48bis, da questo punto di vista, sia assolutamente chiaro: prevede che la norma di attuazione venga definita dalla Commissione paritetica, tale norma viene al parere di questo Consiglio, espresso tale parere va al Consiglio dei ministri, al quale partecipa il Presidente della Regione ai sensi dello Statuto, dopodiché, firmata da parte del Capo dello Stato la norma di attuazione, tale norma finisce sulla Gazzetta ufficiale.

Nel momento in cui esaminiamo l'articolo 48bis, vi sono anzitutto 2 osservazioni da fare: una a beneficio del collega Frassy. Il nostro articolo 48bis, per fortuna, è più sviluppato, essendo stato scritto nel 1993, delle norme presenti in altri statuti, perché questa norma che ho avuto l'onore di scrivere di mio pugno parla di "disposizioni di attuazione del presente Statuto", ma anche di "disposizioni per armonizzare la legislazione nazionale con l'ordinamento della Regione..." - e scrivendo "ordinamento" viene compreso anche il decreto luogotenenziale del 1945 e successivi decreti prima dello Statuto di autonomia - "... tenendo conto delle particolari condizioni di autonomia attribuita alla Regione". Questo ci ha permesso nel tempo di poter trattare con norme di attuazione anche argomenti non presenti nello Statuto: il caso più significativo è l'edilizia universitaria, ci siamo occupati di edilizia universitaria pur non essendovene assolutamente cenno nello Statuto di autonomia.

La collega Squarzino ha detto: "il testo licenziato dalla Commissione paritetica è un testo non modificabile" e ha ragione; questo è il tema che abbiamo sempre posto al "Governo Berlusconi" come al "Governo Prodi", perché sappiamo che così non è sempre avvenuto; anche in questa legislatura molto spesso siamo stati posti di fronte a delle modifiche che sono intervenute fra il licenziamento della norma della Commissione paritetica e il Consiglio dei ministri senza tornare alla Commissione paritetica: mi riferisco al Catasto e alla Motorizzazione civile, noi lo abbiamo contestato. Riteniamo invece del tutto legittimo che il Presidente della Regione, che non va a fare "la bella statuina" al Consiglio dei ministri, abbia la possibilità, specie se impegnato come in questo caso da un ordine del giorno del Consiglio regionale, di chiedere in sede di Consiglio dei ministri un rafforzamento in senso migliorativo della norma di attuazione, anche chiedendo un ritorno indietro della norma in Commissione paritetica qualora vedesse che in sede di Consiglio dei ministri esiste una volontà che va verso un miglioramento della norma di attuazione.

"Qual è la ratio", chiede il collega Frassy, con un approfondimento di diritto costituzionale, per cui ci andiamo ad occupare di materie che apparentemente, secondo la riforma del titolo V della Costituzione, sono assegnate interamente allo Stato dal nuovo articolo 117... sicuramente l'articolo 48bis lo consente, ossia consente l'armonizzazione; abbiamo molte materie che sono nostre... e che rimarranno nostre... anche da altre norme di attuazione dopo la riforma dell'articolo 117, perché si ritiene che le norme di attuazione possono sempre armonizzare la legislazione nazionale con l'ordinamento della Regione: questa è una prima strada.

La seconda strada ci è indicata dallo Stato ai sensi del comma 661 della finanziaria 2007. Qual è stato il ragionamento che le Regioni a statuto speciale e le Province autonome hanno fatto nella trattativa con lo Stato sull'ordinamento finanziario? Non tocchiamo l'ordinamento finanziario, ma acconsentiamo a quanto parzialmente già avvenuto in passato con la norma di attuazione con cui la Regione si è assunta le spese sull'invalidità civile, o con la norma di attuazione con cui la Regione si è assunta le strade statali delle vallate laterali, ossia già in passato abbiamo ottenuto delle deleghe in alcune materie come l'invalidità civile partendo dal presupposto di non toccare i 9/10 dell'ordinamento finanziario, ma assumendoci noi medesimi delle competenze nuove. È il caso dei veterinari di ieri ed è il caso di queste funzioni miste fra il 48bis - armonizzazione della legislazione dello Stato - ed assunzioni di costi.

Chiaramente - e vengo al merito della questione spiegando anche alla collega Squarzino come mai c'era nelle sue dichiarazioni una certa ambiguità - ci siamo presentati con un testo che era chiarissimo, era un testo sul quale Trento e Bolzano stanno lavorando avendo presentato una norma di attuazione del tutto simile a quella che abbiamo proposto alla Paritetica. Il ragionamento che facevamo era il seguente. Prescindendo dall'interesse regionale o dall'interesse nazionale di un qual certo documento, riteniamo sia territorialmente logico che questo documento sia fisicamente presso gli archivi storici della nostra Regione, immaginando, qualora lo si ritenesse necessario, che vi sia una parte dedicata all'Archivio storico regionale di interesse regionale e una parte dedicata all'Archivio storico di interesse nazionale. Una delega assolutamente consentita dalla legge che avrebbe obbligato la Regione a seguire quelle medesime attenzioni che in maniera molto puntuale sono scritte anche nel testo odierno, quindi dobbiamo nel trattare i documenti seguire dei protocolli non italiani, ma ormai internazionali e questo avrebbe consentito allo Stato un evidente risparmio. Lo Stato non ha voluto risparmiare, ha preferito restare in una situazione ondivaga e ambigua, perché? Perché in Valle d'Aosta, collega Frassy - ed è la ragione per la quale non potremmo chiedere il trasferimento di alcuna unità di personale -, l'Archivio di Stato, malgrado una legge dello Stato del 1963, e la Sovrintendenza ai beni archivistici... l'uno si occupano dei documenti di interesse pubblico e l'altra si occupa dei beni di interesse pubblico, ma che sono emanazione di privati... non sono mai nati. Da una parte quindi queste funzioni sono in parte, sulla base di un'antica prassi, state assunte dall'Archivio storico regionale in una specie di mutua intesa con gli uffici statali di Torino; dall'altra, gli uffici statali di Torino hanno avuto una sorta di disinteresse sostanziale nei confronti della Valle d'Aosta, che è rimasta lassù rispetto agli interessi che questi uffici potevano avere nei confronti della nostra Regione. Oggi quindi non potremmo avere trasferimenti di personale per il semplice motivo che il personale di Torino... personale non trasferibile alla Regione perché il principio della regionalizzazione del personale è sempre un principio territoriale, ossia non possiamo immaginare che la Valle d'Aosta si fa trasferire un dipendente dell'Archivio di Stato di Torino o un dipendente della Sovrintendenza archivistica - nella soluzione prospettata dallo Stato resta un doppio regime, ossia resta un regime della Regione molto importante - ed è la ragione per cui comunque la norma di attuazione va approvata e resta un secondo regime più tipicamente dello Stato che non condivido, perché sarebbe stato più logico dare una delega alla Regione sapendo che questi uffici statali mai nasceranno in Valle d'Aosta. Infatti, se l'Archivio storico non è nato dal 1963 ad oggi e se la Sovrintendenza archivistica non è nata dal 1992 ad oggi, è perché lo Stato non intende farli! Anzi, semmai, sta smantellando degli uffici periferici a beneficio di un accorpamento.

La collega Squarzino suggeriva di informatizzare; certo, ma è la Regione semmai che informatizza perché la qualità dei servizi statali dei prossimi anni nel settore degli archivi evidenzia delle eccellenze, come in parte a Torino, ma anche delle situazioni penose.

Ritengo che la soluzione prospettata sia una soluzione soddisfacente, ritengo sia legittimo nell'esprimere parere favorevole da parte del Consiglio lanciare un messaggio al Presidente che parteciperà al Consiglio dei ministri, dicendogli: "qualora tu veda una possibilità oggettiva di miglioramento, o la ottieni al Consiglio dei ministri, oppure chiedi di far retrocedere la norma di attuazione alla Commissione paritetica per trattare nuovamente l'argomento".

È chiaro che la copertura finanziaria, collega Frassy, nella soluzione oggi prospettata non avrebbe significato perché gli uffici dello Stato restano gli uffici dello Stato e gli uffici della Regione restano gli uffici della Regione, immaginando che oggi non abbiamo neanche idea ed è per quello che bisogna repertoriare l'esistente sulla base di quella Commissione dalle caratteristiche tecniche sulla quale dovrà essere trovata l'intesa fra la Regione e lo Stato: questa è la dimostrazione che dentro la Commissione paritetica è entrata una proposta regionale cristallina come l'acqua di fonte, che consentiva una soluzione di tutti i problemi, ma ne è uscita una che ha degli elementi di ambiguità. Dovevamo buttarla nel cestino? Dovevamo dire ai membri di parte regionale di respingerla? Credo che, avendo degli elementi migliorativi, nella logica dei piccoli passi questa dovesse essere accolta.

Vale la stessa cosa per le dighe. Quando abbiamo prospettato una soluzione tecnica che avrebbe consentito allo Stato un risparmio, perché in questo caso vi sono dei funzionari che in Valle d'Aosta si occupano per lo Stato del Registro italiano dighe, anche in tale caso, come per la delega sull'Archivio di Stato e sulla Sovrintendenza archivistica, ci sarebbe stato un risparmio, c'è questo arroccamento di alcuni funzionari statali che non vogliono perdere determinati privilegi, per cui è legittimo... ed è giusto che sia così, ossia è giusto che, in forza di tutte le modifiche derivanti o dalla "Bassanini" del tempo che fu... perché in questo caso lei vede che viene citato il decreto n. 112, quindi sono ancora le "Bassanini", o derivanti dall'applicazione del titolo V... è legittimo che i Valdostani chiedano trasferimenti di poteri e di funzioni e di competenze sempre attraverso le norme di attuazione. Come lei sa, nelle fonti del diritto, la norma di attuazione si pone in una posizione intermedia fra la legislazione ordinaria e la legislazione di rango costituzionale, offrendo un irrigidimento che evita che con la semplice legislazione ordinaria queste materie possano essere modificate ad uso e consumo del Parlamento.

Spero quindi, nel ringraziare i colleghi che sono intervenuti sull'argomento - e poi sarà l'Assessore Viérin a tornare sulla questione delle sollecitazioni riguardanti i miglioramenti degli archivi che rappresentano il nostro passato e sarebbe paradossale che non volessimo nei prossimi anni investire in questo settore -, di aver chiarito che è legittimo l'ordine del giorno, non turba gli elementi ordinamentali e le procedure, che la base giuridica in parte è l'articolo 48bis e sicuramente il comma 661 della legge finanziaria, che consente alla Regione di ottenere delle deleghe o dei trasferimenti nelle diverse materie. Anch'io avrei auspicato un passo più decisivo da parte dello Stato, con la regionalizzazione del RID da un lato e con l'affidamento alla Regione di una delega chiara anche sugli archivi di interesse nazionale.

Président - La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Viérin Laurent.

Viérin L. (UV) - Pour annoncer avant tout que je partage l'ordre du jour présenté et aussi les considérations du Président, que je remercie, car toute la question liée aux Archives a été suivie par le Président en collaboration avec les bureaux des Archives historiques, donc je voudrais remercier aussi Joseph Rivolin et Maria Costa qui ont travaillé à ce dossier. Cet aspect c'est un pas ultérieur avant tout de revendication de nos compétences et aussi un pas de l'avant qui témoigne de l'attachement que nous donnons à nos Archives historiques. Ce patrimoine est un patrimoine de toute la Communauté valdôtaine, je partage les considérations de la collègue Squarzino et du collègue Frassy; j'avais eu occasion de répondre ici au Conseil sur nos intentions de finalement revaloriser ces kilomètres d'archives dont notre Région dispose qui sont fruit de notre passé. Nous sommes donc en train de travailler à cette "Citadelle des archives" que nous attendons depuis longtemps, une citadelle qui à travers un parcours devra non seulement préserver tout ce patrimoine, mais devra aussi donner la possibilité à tous, car nous croyons que le patrimoine culturel doit être accessible à tout le monde, d'y avoir accès. D'un côté conservation et, de l'autre, aussi jouissance de la part du public; donc pour dire que nous accueillons les sollicitations des collègues et que nous nous activerons pour travailler dans ce sens.

Président - La parole au Conseiller Frassy, pour deuxième intervention.

Frassy (CdL) - Intervengo per la seconda volta, perché devo dire che il ragionamento fatto dal Presidente Caveri è illuminante, nel senso che apre una serie di problemi, dei quali forse è bene chiarire la portata nell'ambito del dibattito generale. Non avevamo chiara la funzione di questo ordine del giorno, abbiamo capito dov'è il problema. Il problema, colleghi soprattutto della maggioranza, è che tale norma di attuazione rischia di essere un "boomerang", rischia ossia di spogliare...

(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

... l'intesa deve essere conseguita, Presidente... rischia di spogliare gli Archivi regionali di quei documenti che interessano la storia nazionale pur essendo stati formati in Valle d'Aosta, perché? Perché è vero che l'articolo 48bis consente l'armonizzazione con l'ordinamento, ma qui siamo senza competenze legislative e dov'è la differenza fra le funzioni amministrative e le competenze legislative? È importante, perché, quando la Regione ha competenze legislative, la Regione sostituisce lo Stato: la Regione svolge le funzioni che altrimenti avrebbe svolto lo Stato. Noi ci troviamo ad avere semplicemente un trasferimento di funzioni amministrative, tanto che il comma 3 è centrale: è il frutto dello stravolgimento rispetto alla norma che avremmo condiviso e sottoscritto, entrata in Commissione paritetica...

(nuova interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

... Presidente, può fare anche lei il secondo intervento!

Cosa dice il comma 3... quel comma dice che vengono individuati da questa Commissione che verrà costituita in maniera paritetica i beni che hanno interesse regionale e quelli che hanno interesse statale, aggiunge che con decreto del Ministero per i beni e attività culturali verrà approvato l'elenco dei beni di interesse regionale e viene disposto di questi beni l'affidamento in custodia e manutenzione presso l'Archivio regionale. La norma prosegue e dice che per i beni di interesse nazionale è disposto l'affidamento in custodia e manutenzione al competente Archivio di Stato. Dove si trova l'Archivio di Stato? L'Archivio di Stato in base a questa norma non sta in Valle d'Aosta, sta quanto meno a Torino o in qualsiasi località situata fuori dal territorio regionale. Se avessimo invece noi un trasferimento di competenza legislativa, potremmo essere i custodi sia dell'Archivio di interesse regionale, sia dell'Archivio di interesse nazionale. Questa norma di attuazione allora è pericolosissima perché delega funzioni amministrative che hanno solo 2 funzioni: quella di normare i regolamenti di funzionamento della struttura stessa, che poi "de facto" è già gestita, se abbiamo inteso bene, dagli uffici della Sovrintendenza, perché attualmente è la Sovrintendenza regionale che sta gestendo e che ovviamente gestisce sulla base dei regolamenti statali, perché la competenza e le funzioni amministrative sono quelle disposte dallo Stato. Andremo a poterci dilettare nei regolamenti di funzionamento della struttura e potremmo anche modificare i regolamenti di accesso, che anche oggi sono i regolamenti dello Stato. Qual è la sostanza? La sostanza è che abbiamo in quei locali documenti di interesse nazionale e di interesse regionale che vengono gestiti in base alle regole dello Stato da una struttura che grava essenzialmente sui bilanci regionali. Non avendo deleghe, né competenze, ovviamente c'è questo patto che il Presidente Caveri ha definito tacito per cui si cerca con il minimo sforzo di gestire l'esistente, evitando che ci possano essere deterioramenti dei documenti.

Qual era l'interesse della Regione? Era quello di acquisire delle competenze che facessero sì che in Valle d'Aosta le funzioni statali, non solo amministrative, ma anche legislative fossero svolte dalla Regione Valle d'Aosta, come avviene ai sensi delle materie indicate negli articoli 2 e 3 dello Statuto. In quelle materie non c'è competenza statale, ma è la Regione che sostituisce lo Stato: così i trasporti su funivie, così la caccia e la pesca, così l'ordinamento degli enti locali... la Regione è Stato. In questo caso no, in questo caso andiamo a creare un archivio che ha una valenza regionale e andiamo a togliere da quell'archivio quei documenti che, pur riguardando la storia della Valle d'Aosta, possono avere un interesse nazionale. Pensiamo alla vicenda del dopoguerra, ai tentativi di annessione, al primo "Governo regionale Chabod", pensate che non siano di interesse nazionale? E, se verrà sancito, come è abbastanza ovvio, questo interesse nazionale, quei documenti che oggi sono qui consultabili, prendono la strada di un archivio dello Stato e, visto che non abbiamo la delega a gestire l'Archivio dello Stato, tali beni come minimo se ne vanno in quel di Torino. Mi sembra un'autonomia un po' bizzarra quella che stiamo cercando di conseguire, perché è un'autonomia che ci depaupera di una serie di importanti e preziosi documenti storici.

A fronte di questa situazione, abbiamo capito qual è la funzione dell'ordine del giorno: l'ordine del giorno che il Presidente Caveri deve riuscire a fare è quello che la Commissione paritetica non è riuscita a fare! È quello che non ho capito per quale motivo questo Consiglio non ha il coraggio di fare: di difendere la nostra autonomia, di difendere il nostro patrimonio storico e culturale! Il Presidente mi potrà dire che poi ci sarà l'intesa, perché il comma 6 dice: "il Ministero per i beni e le attività culturali e la Regione possono stipulare intese per la valorizzazione integrata dei beni archivistici...", ma se queste intese avessero il fine che tutti qui condividiamo: di far sì che la Regione possa custodire anche gli archivi di interesse nazionale, che bisogno vi è di scrivere che si può raggiungere un'intesa non specificando poi su quali presupposti e su che cosa, e non si scrive il comma 3 dell'articolo unico in maniera diversa? Il comma 3 dell'articolo unico andava scritto in maniera chiara e non c'era bisogno di mettere un comma 6, che dice tutto e non dice nulla, perché, se l'intesa non verrà conseguita e a seconda di come verrà conseguita... le risultanze della disponibilità in Regione di certi archivi rimarranno aleatorie e difficilmente potranno rimanere nella disponibilità del costituendo Archivio regionale.

Noi allora pensiamo che questa norma di attuazione non sia una norma che ci fa fare dei passi avanti: non ci fa fare dei passi avanti perché, dal punto di vista degli oneri finanziari, non acquisiamo nulla. È vero che in passato c'erano state delle norme di attuazione che avevano trasferito delle competenze e non avevano trasferito risorse finanziarie, ma è anche vero che, quando c'erano stati i trasferimenti di quelle competenze, era in discussione il meccanismo dell'importo sostitutivo dell'IVA da importazione; di conseguenza, noi avevamo l'esigenza di blindare quelle somme rilevanti che, non essendo più percepite nei 9/10 dell'IVA, erano state quantificate "a forfait" con un accordo a cui lei aveva partecipato. C'era perciò una motivazione e c'era una contropartita finanziaria, anche se non correlata direttamente alle norme di attuazione. Qui invece si richiama semplicemente il comma 661 della legge finanziaria, dove non si dice che non vengono trasferite risorse, ma si dice che nel trasferire funzioni con norme di attuazione lo Stato deve conseguire un risparmio e conseguire un risparmio non vuol dire esattamente trasferirle a costo zero. Dal punto di vista dei trasferimenti finanziari, perciò la Regione non ci guadagna nulla, ma quello che è più drammatico è che non è garantito che in Valle d'Aosta rimanga ciò che oggi è conservato. Questa è allora una norma di attuazione molto pericolosa, perché trasferisce una competenza a sovranità limitata sugli archivi storici, non dà garanzie sul percorso dell'intesa successiva e sappiamo bene come molte volte sia stato difficile e altre volte non sia stata assolutamente trovata l'intesa su certe problematiche con il Governo nazionale; di conseguenza, non ci sentiamo di imbarcarci in un'avventura e in un'avventura che sicuramente non dà quelle garanzie che dovrebbero essere garanzie minime per poter votare con convinzione una norma che trasferisca competenze e non che faccia correre il rischio di perdere beni archivistici e storici. Sono questi i motivi per cui il nostro gruppo, pur essendo convinto che la Regione abbia motivo di rivendicare una competenza in materia di archivi storici, esprimerà un voto di astensione su tale norma di attuazione, in quanto il trasferimento a queste condizioni soltanto delle funzioni amministrative è un trasferimento sicuramente che non soddisfa la legittima volontà di poter esprimere una piena competenza su tale materia.

Président - La parole au Président de la Région, Caveri.

Caveri (UV) - Visto che parliamo anche per i resoconti stenografici, perché magari un giorno qualcuno si occuperà di questa norma di attuazione e troverà brillante l'intervento del Consigliere Frassy e vagamente catatonico il Presidente, che non rispose alle sue obiezioni... intanto lei, come si è notato, non ha letto con attenzione la norma di attuazione, perché l'intesa di cui parlavo è quella sull'individuazione dei beni: cos'è regionale e cos'è nazionale deve avvenire con l'intesa, se l'intesa non c'è, resta tutto com'è adesso. Non vedo quindi la preoccupazione così autonomistica... scopro in lei una "vena" autonomistica che quasi mi commuove, non l'avevo vista nel periodo delle norme di attuazione così sparagnine del "Governo Berlusconi", dove al tavolo della Commissione paritetica "non si spuntava un fico secco"! Lei però ha un "penchant" autonomista che si sta scoprendo come una di quelle sorgenti di montagna che d'improvviso escono fuori a zampillare, che non avevamo mai visto! Sono molto contento di venire sorpassato a Destra da un nuovo Frassy: un Frassy autonomista al limite quasi del federalismo, ne sono lieto, frequentando noi pian piano sta diventando migliore!

L'esercizio delle funzioni amministrative senza funzioni legislative è un classico da manuale, peraltro fatto salvo che la Regione può organizzare i propri uffici come vuole già adesso, può organizzare come vuole la parte informatica degli archivi storici, con molta franchezza gradirei anche avere una competenza legislativa in questa materia. Non si capisce quale tipo di originalità potremmo esprimere con una legislazione di tale genere, quindi a me andava benissimo tenere le funzioni amministrative e la delega da parte dello Stato dell'esercizio di quegli uffici periferici dello Stato che sono l'Archivio di Stato e la Sovrintendenza; non è stato possibile, ritengo comunque che questa norma sia un passo in avanti.

Presidente - La parola al Consigliere Frassy, per dichiarazione di voto.

Frassy (CdL) - Dichiarazione di voto che vuole essere anche una precisazione al Presidente. Ho la pessima abitudine di leggere tutto, forse mi sono spiegato male e cercherò di spiegarmi meglio. Nel momento in cui l'intesa è prevista anche al comma 3, quel comma a definizione dell'intesa pone un principio: che ci debbano essere dei beni di interesse nazionale e dei beni di interesse regionale. Al di là di quello che finisce di qui e di quello che finisce di là, è evidente che ci saranno dei beni archivistici di interesse nazionale che prenderanno un'altra strada. Penso che non si tratti di essere esageratamente autonomisti, ma si tratti di non essere esageratamente masochisti. Mi sembra strano che qualcuno, nel far finta di rivendicare il tutto, si trovi alla fine con la metà di quello che ha, perché questo è il rischio. Può darsi che il rischio non si concretizzi, ma riteniamo che sia irresponsabile che questo Consiglio non abbia il coraggio di affrontare il tema e di dire: "piuttosto che correre tale rischio, facciamo un passo indietro". Vorremmo capire qual è la logica che sovrintende a tale vocazione masochistica della maggioranza del Consiglio regionale.