Oggetto del Consiglio n. 3049 del 17 ottobre 2007 - Resoconto
OGGETTO N. 3049/XII - Interpellanza: "Realizzazione di una ricerca sulla povertà e disagio sociale in Valle d'Aosta".
Interpellanza
Preso atto dei recenti dati sulla povertà in Italia che emergono dagli studi e dalle rilevazioni dell'ISTAT;
Considerato che anche la Valle d'Aosta registra una situazione preoccupante, dato che si calcola nell'8,5% la percentuale di povertà delle popolazioni della Valle;
Ritenuto che su questo dato vada avviata una ricerca seria per analizzare nel dettaglio l'entità e le caratteristiche del fenomeno;
la sottoscritta Consigliera regionale
Interpella
l'Assessore competente per sapere:
1) a che punto è la riflessione iniziata da alcuni anni sulla povertà e disagio sociale in Valle d'Aosta;
2) se si intende procedere alla realizzazione di una ricerca sociale che metta in luce non solo le differenti categorie deboli e i relativi bisogni differenziati ma anche misure adeguate a superare l'attuale situazione.
F.to: Squarzino Secondina
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Oggi, fra l'altro, casualmente celebriamo, con il 17 ottobre, la "Giornata mondiale della povertà", quindi casualmente questa interpellanza consente al Consiglio di affrontare tale tema non certo parlando degli 850 milioni di persone che ogni sera vanno a letto ancora con la fame, ma soffermandoci sulla povertà che esiste in Italia e nella nostra Regione. Recentemente sono stati pubblicati 2 rapporti su questo tema: vi è il rapporto ISTAT, che come ogni anno analizza la situazione economica italiana con una serie di sondaggi abbastanza diffusi per individuare la povertà relativa, nel senso che individua quante sono le persone che vivono con una spesa inferiore a quella che è considerata come un valore medio di spesa per consumi. È un calcolo della media, è una povertà relativa che ci dà l'indicazione e l'ampiezza di un fenomeno. Il rapporto ISTAT per il 2006 dice che in Italia l'11% delle famiglie residenti vive una situazione di povertà relativa, rappresentano 2,623 milioni di famiglie: è l'11% delle famiglie e corrisponde al 13% quasi dell'intera popolazione. Il dato che ci preoccupa è verificare che, a fronte di questa media nazionale di circa 13%, la Valle d'Aosta si colloca ad un livello negativo: si registra in Valle d'Aosta l'8,5 di media di persone povere, insieme al Friuli Venezia Giulia è la Regione che mostra livelli di povertà significativamente più elevati rispetto a tutte le altre Regioni del centro nord; è vero che abbiamo numeri molto piccoli...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
... anche più alta, perché 8,5% è un dato superiore a quello dello scorso anno: 6,8%, da tener conto che noi, avendo dei numeri molto piccoli, non possiamo assolutizzare queste cifre, però, calcolando anche l'intervallo di confidenza, ossia l'intervallo che garantisce un minimo di sicurezza del dato, si oscilla dal 5,6% all'11,4%, lo scorso anno si oscillava dal 4,6 al 9,6% e quindi comunque vi è un aumento. È vero che anche per le altre Regioni ci può essere un margine di errore, ma noi teniamo conto di questi dati che valgono come margine di errore un po' per tutti. Teniamo conto che alcune Regioni, come l'Emilia Romagna, hanno un margine di errore del 23%, quindi è chiaro che vi sono dei margini di errore, ma vi è un dato significativo: che noi abbiamo una quota consistente di popolazione che comunque è sotto il livello della povertà relativa ed è questo numero, pur considerando le oscillazioni, superiore a quello dello scorso anno. Se poi analizziamo la ricerca-rapporto Caritas che è stato redatto dall'Istituto "Zancan", che è stato presentato in questi giorni, i dati sono abbastanza omogenei rispetto a quelli dell'ISTAT, anche se la rilevazione è diversa, nel senso che i dati Caritas sono un'elaborazione di tutte le informazioni che nei vari uffici della Caritas a livello nazionale vengono raccolte. Anche da tale ricerca risulta che abbiamo un 12,9% di popolazione che è sotto il livello di povertà, che corrisponde a 2.623.000 famiglie, quindi l'ISTAT parlava di 2.585.000, qui siamo a 2.623.000, i dati sono abbastanza omogenei: questo ci rassicura sul fatto che un dato conferma ulteriormente l'altro dato della ricerca.
Quali sono alcuni elementi che vengono individuati come cause principali della povertà? È vero intanto che sono legate alla partecipazione del mercato del lavoro, alla posizione professionale, ed è comprensibile, ma vi sono 2 dati che sono significativi: da un lato, il livello della povertà è legato al numero dei figli, sembra banale, ma non lo è poi così tanto, in quanto più le famiglie hanno figli più si alza la probabilità che queste famiglie scendano sotto il livello di povertà; come pure l'altro elemento si trova nelle famiglie in cui vi sono anziani e anziani soli, per cui nelle famiglie in cui vi è un anziano è più facile che aumenti il rischio di povertà a parità di altri dati. Fra l'altro, una differenza significativa del nord è quella che presentano un'incidenza di povertà le famiglie con a capo una donna, famiglie monoparentali o monogenitoriali, altro elemento... lo mettono in luce sia la "ricerca Zancan", sia la ricerca ISTAT... per cui è vero che questi dati sono differenziati al loro interno, nel senso che non basta parlare di un 13% di famiglie povere, ma all'interno di tale dato dice l'ISTAT vi sono il 4,8% che sono sicuramente povere, altre a cui basta poco che si discostino del 10% dalla linea "standard" in più o in meno per oscillare all'interno della loro posizione: questo per dire che vi è tutta una fascia di famiglie che la "ricerca Zancan" considera quasi il 15% che arriva a fine mese con molta difficoltà... vi è tale continua oscillazione. Un altro elemento che va sottolineato è che a livello quantitativo vi è stata in Italia forse non una grossa oscillazione in aumento, in Valle forse di più, ma è soprattutto a livello qualitativo che desta preoccupazione, in quanto è aumentata l'instabilità del rapporto di lavoro soprattutto, l'instabilità di fronte ad una possibile malattia: è questo che crea tale grande insicurezza, per cui rende più difficile accettare e vivere tale situazione di difficoltà economica e non solo. Le altre osservazioni le riprendo successivamente all'intervento dell'Assessore.
Si dà atto che dalle ore 18,55 riassume la Presidenza il Presidente Perron.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Quando si cita l'ISTAT, così come rapporti nazionali come quello della Caritas, lo abbiamo detto, si rischia che questi non siano attendibili nei piccoli numeri. In tanti anni io non ho mai citato neppure i dati positivi riferiti alla Valle d'Aosta dall'ISTAT, perché il margine è piccolo, se poi si parla di povertà relativa, la fascia di persone e di famiglie che sono appena fuori o appena dentro può essere così ampia da far modificare tutti questi indici. Mi dispiace che lei citi i rapporti della Caritas e dell'ISTAT, ma non citi il rapporto dell'Osservatorio delle politiche sociali presentato in Valle d'Aosta lo scorso anno, approvato dal Consiglio, perché i dati sarebbero molto più concreti. Se non si vuole fare dei proclami, ma si vuole essere concreti, anche perché stanno lavorando su questo argomento in Valle delle persone molto serie, dei tecnici molto validi e sapere che i loro rapporti non vengono neanche consultati dispiace un po'. Lei ha parlato di famiglie monogenitoriali, noi abbiamo fatto - dovrebbe averla avuta perché è stata pubblicata - una delle prime e poche indagini effettuate in Italia sulle famiglie monogenitoriali. Non fa mai piacere a nessuno che vi sia la povertà, ma è facile parlarne, è facile dire che vi sono 2 milioni di persone che vanno a letto senza mangiare, è più difficile per tutti - mi metto io in prima persona - prendere una di quelle persone, una alla sera, e portarsela a mangiare a casa propria, però, fatta questa premessa, sicuramente la povertà non è diminuita; d'altronde sarebbe difficile pensare a una povertà che è diminuita in un periodo di crisi economica e occupazionale come c'è adesso, non sarebbe logico pensarlo.
Nelle domande dell'interpellanza più precise e più tecniche si chiede a che punto è in Valle la riflessione su questo argomento. La riflessione non si è fermata, è continuata; era stata iniziata dal mio predecessore nel 2002 istituendo la Commissione povertà e dandone la responsabilità ad uno dei massimi esperti nazionali: la prof.ssa Saraceno. Questa attività è continuata nel 2003, quando al mese di novembre abbiamo rinnovato la convenzione con la prof.ssa Saraceno e continuato a lavorare. I lavori a cui - riconosciuti dalla prof.ssa Saraceno - abbiamo sempre partecipato anche noi in prima persona hanno portato nel settembre 2005 al rapporto sulla vulnerabilità e povertà sociale in Valle d'Aosta: ecco perché, se ci riferiamo a dei dati valdostani, forse abbiamo una dimensione più concreta delle cose; questa ricerca terminata nel 2005 ha poi "determinato" il Piano socio-sanitario. Soprattutto - lo si chiede nell'interpellanza e questo mi sembra corretto e concreto - si chiede a che punto è la riflessione, come è stata continuata. Nelle ultime pagine di tale relazione della Commissione povertà veniva indicato come importante continuare e comunque fare delle ricerche sociali tematiche, precise, che andassero a verificare non la grande indagine sociale che ha fatto solo la Lombardia, che poi parte dai trasporti, ma si facessero delle ricerche sociali tematiche precise. Su questo suggerimento abbiamo studiato a lungo, gli esperti, soprattutto con l'aiuto dell'OREPS della Valle d'Aosta, ma soprattutto con l'OREPS del Piemonte si è deciso di fare un'indagine sociale sulle coppie monogenitoriali, proprio perché sembra che la vulnerabilità sia molto più presente in questa situazione. Noi abbiamo fatto tale indagine che è stata presentata alla stampa un mese fa, che intanto è stata fatta in Aosta e in 6 Comuni limitrofi, ha indagato 791 famiglie monogenitoriali, e qui l'indagine sociale è abbastanza particolare da condurre, perché intanto bisogna fare un lavoro di individuazione di queste coppie, poi con questionari e con tempi di riscontro... ed è un'indagine che giunge a delle conclusioni sulle famiglie monogenitoriali molto specifiche e particolari; ad esempio, ne dico una, ma il documento è nelle mani di tutti e mi dispiace che non sia stato citato, riferisce come la fragilità della famiglia monogenitoriale, la difficoltà riferita non sia tanto di tipo economico, esiste chiaramente... ma sia soprattutto una difficoltà di supporto nella gestione dei figli, di dopo scuola, di accoglimento dei figli, di sostegno della famiglia che, avendo un genitore unico, non può nei tempi di spostamenti scolastici o meno assistere questi figli: ecco perché, andando alla seconda domanda, quando si dice cosa fare, questa indagine precisa orienterà la nostra politica; proprio in tale senso bisogna che il centro famiglia si rivolga più alle attività di dopo scuola e di sostegno a tale fascia particolarmente vulnerabile. È vero nella maggior parte delle famiglie monogenitoriali il genitore è una donna con difficoltà lavorative: ecco perché è un'indagine complessa, che però ha dato dei risultati.
Lo studio sul disagio e sulla povertà comunque è continuato in Valle d'Aosta; il nostro Assessorato è l'Assessorato capofila dello studio dell'equità in sanità, degli stili di vita, ossia come uno stile di vita non può essere raggiunto da fasce sociali più disagiate. Non si può dire fai ginnastica e movimento a uno che ha una famiglia e non ha tempo di farlo, e su questo siamo capofila, ma sono state fatte anche delle indagini sociali in alcuni settori, la Cooperativa "Insieme"... il Centro servizi del volontariato ha fatto delle indagini... ed è per questo che abbiamo una documentazione precisa del fenomeno in Valle d'Aosta; fenomeno che non è sicuramente diminuito, tanto che nel mese di dicembre porteremo in Consiglio il terzo rapporto dell'Osservatorio delle politiche sociali in Valle d'Aosta. Perché è importante portare uno studio ad un anno e mezzo di distanza dal precedente? Perché, avendo dei parametri precisi, questo studio potrà essere significativo soprattutto per vedere se quanto abbiamo messo in campo sia o meno servito. Mi permetto di dire cosa si è fatto su questo: abbiamo terminato ormai di mettere in piedi il sistema informativo dedicato all'assistenza economica, che rivede tutte le assistenze economiche. Con l'aiuto dell'Università di Torino esiste ormai una sede, un sistema informativo che ci dice quanti sussidi uno ha preso in un Assessorato e quanti ne ha presi da un altro e questa non è cosa da poco. Parte a dicembre la prima banca dati sull'ISEE e qui giustamente si è detto che il numero di figli condiziona lo stato di povertà di una famiglia ed è vero. L'applicazione dell'ISEE, che ha una scala di equivalenza per il numero dei figli... si sta discutendo a livello nazionale se modificare questa scala di equivalenza rendendola ancora più incisiva per l'aumento dei figli. È la prima volta comunque che certe sovvenzioni vengono date, tenendo conto della scala di equivalenza per il numero dei figli. Non solo, ma questo è risaputo, abbiamo aperto un tavolo di concertazione con i sindacati proprio sulla revisione del minimo vitale per prevedere quel reddito di cittadinanza che dovrebbe andare a correggere quanto non funziona nel minimo vitale, che deve essere uno strumento che aiuta a superare un periodo di crisi e non deve essere un supporto a chi non ha voglia di lavorare, però si è iniziata una concertazione con i sindacati che mi sembra molto positiva. Tutta una riflessione quindi che è continuata, che ha prodotto delle osservazioni e ne produrrà ancora; mi permetto di sottolineare come, proprio per essere concreti, a livello nazionale l'aiuto al Fondo sociale nazionale non sia aumentato, ma diminuito, perché nel 2006 è stato inferiore alla somma che è stata destinata alla Valle d'Aosta nel 2004. Abbiamo avuto un incontro con il Ministro Ferrero la settimana scorsa, purtroppo, a differenza della Valle d'Aosta, che è stata molto saggia per aver legato il Fondo sociale regionale a dei parametri precisi, all'1% del suo bilancio, a livello nazionale non si è ancora legato il Fondo sociale nazionale a nessun parametro oggettivo, nonostante che già lo scorso anno fosse stata fatta questa richiesta, per cui il Fondo sociale nazionale cambia a seconda del Ministro e delle disponibilità della finanziaria e questo non è serio, non permette una programmazione corretta per le politiche sociali.
Termino dicendo che nessuno vorrebbe che vi fosse la povertà; la povertà in Valle d'Aosta c'è, stiamo cercando sia con indagini, ma soprattutto con misure mirate a far sì che un "welfare", che è stato definito dalla prof.ssa Saraceno un "welfare" munifico, si mantenga tale: questo nella finanziaria regionale sarà sottolineato anche quest'anno, ma vogliamo che sia un "welfare" munifico, sempre più indirizzato a risolvere quelle fasce di povertà particolarmente delicate, come può essere quella monogenitoriale... Certo che l'intervento è preventivo, l'intervento va fatto a monte, la legge sulla casa lo dirà, nel senso che, se gli affitti sono alti, se non vi sono delle case, sono dei fattori che inducono povertà... se non vi sarà lavoro, se non vi sarà possibilità di accesso al lavoro per alcune categorie - soprattutto quelle disagiate come i disabili o le donne che hanno una famiglia -, questa povertà aumenterà ancora anche in Valle d'Aosta.
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Prendo atto delle critiche fatte dall'Assessore, ma vede, non vengo qui a presentarmi e dimostrarle che ho letto tutto, perché, se vuole, le leggo tutto il sunto della ricerca sulle famiglie parentali e quel famoso "dossier", l'Osservatorio... come vede l'ho letto e ci ho lavorato sopra, quindi non è che non lo abbia visto.
Torniamo alle famiglie monoparentali, in tale ricerca risulta che la maggior parte di queste hanno la casa in affitto, la maggior parte di questi genitori sono separati, divorziati, per la maggior parte sono donne, l'81% è in cerca di casa e il 49% ha problemi di occupazione. Quando si va a chiedere loro quali sono i problemi più importanti, dicono che il 38% parla di un problema economico, il 31% di servizi per l'infanzia, il 9% di lavoro. Ora capisco che lei voglia difendere il suo operato, ma quello che volevo sottolineare è questo... ed è la nostra valutazione, forse sbaglio, sarei contenta di essere smentita, la mia impressione è che qui si fanno delle indagini settoriali, non vi è invece lo sforzo di "mettere insieme" tutta la complessità. È vero che si parla di questo studio necessario, ma qui si dice che ci vorrebbe un'indagine sociale che con scansione periodica tenga sotto osservazione le caratteristiche della popolazione non solo sul piano demografico, ma sociale e dei comportamenti. Quello che forse lei dice non ha senso fare, non conviene, è troppo faticoso, ma sarebbe interessante analizzare quali sono le fasce sociali più deboli e quali i loro bisogni, perché lei giustamente dice...
(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)
... sto lavorando sui dati che vi sono adesso, quando vedrò che il terzo rapporto ha questa indagine sociale complessiva, ne prenderò atto, ma fino adesso non c'è stato questo esame complessivo della situazione. Si analizzano i vari aspetti, ma la situazione della... e qui riprendo quello che lo stesso studio della Caritas e lo "studio Zancan" dicono, ossia spesso lavoriamo su settori, gli interventi e gli sforzi sono fatti spesso in modo settoriale, ma non è mai stato realizzato un piano organico di lotta alla povertà: è questo che voglio dire! Si lavora un po' per la casa, perché si guarda quella legge e poi negli emendamenti o nell'insieme non si sa cosa esca fuori; si fanno indagini sulle famiglie monoparentali, ma, rispetto a quella indagine, cosa è stato fatto? Queste famiglie poi chiedono servizi, allora sì, lei può dire: "noi possiamo invitare le varie cooperative a creare servizi", ma inserire un incentivo ai servizi per l'infanzia in un piano organico sarebbe utile. Ancora: si parla della casa, ma si è fatta un'analisi dello stato sociale di tutti coloro che hanno bisogno di una casa? E questa popolazione sociale come la si è messa a confronto con tutte le altre categorie di persone che si vogliono descrivere? Ripeto: può darsi che a dicembre troveremo una risposta a queste cose, ma oggi non c'è ancora. In tale senso mi sembra sia utile che non ci si fermi solo a vedere i dati nazionali, ma si analizzino in concreto queste... perché è vero che vi sono le osservazioni, vi sono degli interventi che riguardano alcune categorie deprivate o altre i cui bisogni sono evidenti, ma non sappiamo esattamente com'è la situazione degli anziani...
(nuova interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)
... ma non dell'UVG... io non parlo degli anziani allettati, spero che non siano tutti allettati, l'UVG è per quegli anziani! Parlo della categoria, se è vero come è vero che una famiglia in cui il capofamiglia è anziano ha più difficoltà di altre per far fronte ai bisogni, perché non analizzare anche questa categoria? La settimana scorsa c'è stato un servizio televisivo, è vero, quello non è un dato oggettivo ed esauriente, ma, se è vero che esistono queste difficoltà, perché non individuare tale categoria da indagare? Dicevo queste cose non per dire che qui non si fa niente, chiedevo solo se era possibile fare un passo in più, ossia presentare, come c'è un piano per la casa o per il lavoro, un piano generale contro la povertà, perché, come si dice tante volte, in una realtà che è mediamente più ricca di altri contesti la povertà si vive in modo ancora più drammatico.
