Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2810 del 20 giugno 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 2810/XII - Ritardi nella convocazione dei comizi sulle proposte di legge di iniziativa popolare in materia elettorale. (Interrogazione)

Interrogazione

Ricordata la legge regionale 19/2003 "Disciplina dell'iniziativa legislativa popolare, del referendum propositivo, abrogativo e consultivo, ai sensi dell'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale", che all'articolo 13, comma 4, recita: "Qualora il Consiglio della Valle non approvi la proposta di legge di iniziativa popolare o una legge che, su conforme parere della Commissione di cui all'articolo 40, recepisca i principi ispiratori ed i contenuti essenziali della proposta di legge di iniziativa popolare, il Presidente della Regione, con decreto da pubblicare sul Bollettino Ufficiale della Regione, indice, entro i successivi trenta giorni, referendum propositivo sulla proposta di legge";

Evidenziato che il Consiglio regionale ha approvato le proposte di legge n.ri 167 e 168 "Disposizioni in materia di modalità di elezione del Presidente della Regione e degli Assessori, di presentazione e di approvazione della mozione di sfiducia e di scioglimento del Consiglio regionale" e "Modificazioni alle leggi regionali 12 gennaio 1993, n. 3 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta), e 17 marzo 1986, n. 6 (Funzionamento dei Gruppi consiliari)", che hanno ribadito l'elezione della Giunta regionale da parte del Consiglio e il mantenimento delle tre preferenze esprimibili per l'elezione del Consiglio regionale, respingendo nello stesso tempo le proposte di legge n.ri 138 e 139 "Disposizioni in materia di preferenza unica nelle elezioni del Consiglio regionale della Valle d'Aosta" e "Disposizioni per l'elezione diretta della Giunta regionale della Valle d'Aosta", presentate al Consiglio regionale da comitati di cittadini ai sensi della legge regionale 19/2003, che invece prevedevano l'elezione diretta della Giunta regionale e la preferenza unica per l'elezione del Consiglio regionale;

Evidenziato che i componenti della Commissione regionale per i procedimenti referendari e di iniziativa popolare hanno espresso il 6 giugno scorso il parere in merito a tali procedimenti referendari, ribadendo che "le leggi approvate dal Consiglio regionale con la maggioranza dei due terzi con deliberazione legislativa n. 2660/XII del 18 aprile 2007 e con deliberazione legislativa n. 2666/XII del 19 aprile 2007 non recepiscono i principi ispiratori e i contenuti essenziali rispettivamente della proposta di legge di iniziativa popolare n. 139 e delle proposte di legge di iniziativa popolare n. 138, n. 140 e n. 141";

Constatato che a tutt'oggi il Presidente della Regione non ha convocato i comizi elettorali che avrebbero dovuto essere convocati entro il 18 maggio u.s., secondo il dettato dell'articolo 13 comma 4 della legge regionale 19 del 2003;

Il sottoscritto Consigliere regionale

Interroga

Il Presidente della Regione per conoscere:

1) le motivazioni per cui non ha ottemperato alla scadenza del 18 maggio per la convocazione dei comizi elettorali referendari;

2) la motivazione per cui ha investito in ritardo la Commissione regionale per i procedimenti referendari e di iniziativa popolare, tanto da non metterla nelle condizioni di poter esprimere, entro 10 giorni come previsto dalla legge dalla richiesta del Presidente della Regione, il parere ex comma 4 dell'articolo 13 della legge regionale n. 19 del 2003 entro la data perentoria del 18 maggio u.s.;

3) le motivazioni che gli hanno impedito a tutt'oggi, 8 giugno 2007, di ottemperare alla convocazione dei comizi elettorali referendari, tenuto conto che già dal 6 giugno scorso è comunque disponibile il parere conforme della Commissione regionale per i procedimenti referendari e di iniziativa popolare.

F.to: Sandri

Président - La parole au Président de la Région, Caveri.

Caveri (UV) - Il tempo fugge, per cui anche certi elementi polemici presenti nell'interrogazione a mio avviso non hanno più ragione di essere; pertanto la mia risposta sarà - diversamente da come avevo preparato - molto pacata.

È lo stesso collega Sandri a darsi la risposta nelle premesse, cioè per quale motivo non avrei ottemperato la scadenza del 18 maggio... perché la legge dice testualmente: "il Presidente indice i referendum previo conforme parere della commissione". La traduzione è semplice: se il parere non c'è, non può esserci un decreto presidenziale di indizione dei referendum. Per semplificare la comprensione del sillogismo, il decreto deve essere conforme al parere, se il parere è uguale a zero, anche il decreto sarà uguale a zero, quindi non ci sarà. A riprova di ciò sta il fatto che quando il parere c'è stato, c'è stato anche il decreto. Forse il collega Sandri ha calcato la mano negli elementi della polemica, ma devo dire che ovviamente la comprensione del passaggio, previa conferma del parere della commissione, non lascia ad alcun giurista il dubbio della bontà della scelta.

Vengo poi accusato di aver investito in ritardo "i saggi" della questione oggetto di parere, ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 19/2003; posto che tale adempimento non è sottoposto a termine alcuno, né perentorio, né ordinatorio, ho provveduto adesso, il 27 aprile, e non ho potuto farlo prima avendo ricevuto la comunicazione da parte del Presidente del Consiglio il 27 aprile, quindi non credo che vi sia stato alcun ritardo, dal momento che la mia nota è stata contestuale al ricevimento degli esiti del Consiglio del 17-18-19 aprile. I "saggi" hanno autonomamente deciso di convocarsi un mese dopo essere stati investiti ufficialmente, hanno deciso di aggiornarsi al 6 giugno, segno anche che le questioni che erano state poste non erano così infondate - come qualcuno diceva -, ma questa convocazione è estranea alle scelte e ai doveri del Presidente.

Devo dire - e questa è l'unica battuta - che ci troviamo di fronte a quello che la "Gialappa's" definirebbe un "autogollonzolo", cioè il collega Sandri chiede le motivazioni che mi avrebbero impedito a tutt'oggi, 8 giugno 2007, di ottemperare alla convocazione dei comizi: ebbene, proprio l'8 giugno sono stati firmati i decreti, numerati e protocollati. Quando scrive "a tutt'oggi", evidentemente sbaglia, perché l'annuncio della convocazione dei comizi referendari il 18 novembre è avvenuto nel corso della conferenza stampa di Giunta che si è svolta alle 12,30 di quel giorno e la stessa ANSA alle 15,24 comunicava l'avvenuta firma dei 5 decreti. Credo che il tempo, i contenuti, lo scambio di lettere e tutto l'insieme dimostrino che il comportamento del Presidente della Regione è stato ineccepibile.

Président - La parole au Conseiller Sandri.

Sandri (GV-DS-PSE) - Nel dispositivo della legge n. 19/2003 non esiste la parola "previo", che il Presidente della Regione ha citato qui 2 volte; esistono le parole "su conforme parere della commissione" e non "previo"...

(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

Chiedo di poter risentire subito la registrazione e chiedo le scuse del Presidente. Due volte previo ha detto, lei mi chiederà scusa appena verranno messi a posto i processi verbali, perché è su conforme parere della commissione, non c'è nessun "previo"! Poi specifica la legge che la commissione ha 10 giorni di tempo per rispondere al Presidente della Regione. Allora, ci sono stati 9 giorni persi nelle comunicazioni dal 1° piano al 2° piano di Palazzo regionale, dalla Presidenza del Consiglio alla Presidenza della Regione, quindi rimanevano 21 giorni di tempo per indire i referendum, cioè entro il 18 maggio. C'era tutto il tempo per rispettare la legge che dice che il Presidente della Regione, qualora il Consiglio della Valle non approvi la proposta di legge di iniziativa popolare o una legge che su conforme parere della commissione, di cui all'articolo 40, recepisca i principi ispiratori, con decreto da pubblicare su Bollettino ufficiale della Regione indice entro i successivi 30 giorni referendum propositivo sulla proposta di legge, e non "forse"..., "previo", a seconda, ma su conforme parere. Per il parere la responsabilità è del Presidente di chiederlo nei tempi che gli consentono di poter avere una risposta... naturalmente anche dei "saggi", di darlo nei tempi previsti dalla legge, cosa che non hanno fatto.

Ancora è molto grave che non ci si renda conto che non rispettare anche una piccola parte di questa legge è un'offesa al diritto e al giuramento che abbiamo fatto qui dentro, perché abbiamo fatto un giuramento di osservare le nostre leggi, cosa che non è stata fatta. È - per quanto sia apprezzabile il tono pacato - estremamente grave che non se ne capisca il senso, ed è anche grave il fatto che ci si attacchi a questo "previo" che non esiste, proprio perché è un'interpretazione a proprio interesse di quello che è la legge.

Per quanto riguarda l'orario, visto che ha citato i tempi, già dei tempi ne abbiamo discusso stamani con l'Assessore alla cultura, l'8 alle 12,10 essendoci scadenza termini alle ore 13, ho chiamato il Capo di Gabinetto che non c'era, il Vicecapo di Gabinetto che mi ha detto che per quello che lui ne sapeva non erano ancora stati approvati e pubblicati questi decreti di convocazione, e avendo scadenza termini alle ore 13, abbiamo fatto questa interrogazione. Mi sembra una cosa che è avvalorata dal fatto che l'ANSA, a cui lei si riferisce, è delle ore 15,24. Non vorrei dire che lei lo ha fatto perché ha avuto l'interrogazione, ma certamente l'interrogazione era ampiamente convalidata dalla situazione.

A questo punto però rimane un dubbio a tutti noi: che se la legge viene interpretata, anzi, ci si mettono delle parole che non esistono, evidentemente si ha la volontà di mettere in difficoltà i referendum, di arrivare a non farli, di attaccarsi a tutto quello che è possibile per non avere il risultato referendario. È questo che io trovo grave: trovo grave che non solo questo comportamento già non è corrispondente al dettato della legge, dopodiché ci sono dichiarazioni del Presidente della Regione che ipotizza il non andare a votare, quindi c'è una volontà di discriminare questo referendum, di togliere questo diritto ai cittadini che è sancito dalla legge approvata a grandissima maggioranza da questo Consiglio. Questo significa voler prendersi poca cura delle istituzioni, significa non rispettare le istituzioni, né il voto dei cittadini; ho l'impressione che questo ritardo che c'è stato anche rispetto al 6 giugno, momento in cui "i saggi" si sono espressi, che era già in ritardo, abbiamo aspettato altri 2 giorni, sia il segnale della volontà di discriminazione rispetto ai referendum.

Vigileremo sull'attuazione dei referendum e credo che i Valdostani risponderanno ampiamente nel rivendicare il proprio diritto di votare. Poi si voti "sì", si voti "no", si voti "bianco", si voti "voto nullo", non ha alcuna importanza, ma è importante che il voto, conquistato dalla Resistenza, sia sempre rispettato e... questa volta non è stato fatto!

Président - La parole au Président de la Région, Caveri.

Caveri (UV) - Per fatto personale. Lei dice: il "previo" non c'è... "conforme al parere della commissione"... secondo lei, è successivo all'indizione dei referendum? È veramente bizzarra come interpretazione...

(interruzione del Consigliere Sandri, fuori microfono)

... sì, è successivo, io faccio i decreti e poi successivamente chiedo il parere della commissione... Guardi, visto che lei è stato così amabile da presentare una sorta di esposto alla Procura della Repubblica di Aosta, sarà la Procura della Repubblica di Aosta a decidere se c'è stata un'omissione da parte mia, come credo lei desiderasse sapere!

La seconda questione: ritengo del tutto legittimo non partecipare o scegliere di astenermi e non andare a votare per un referendum, e personalmente l'ho fatto su dei referendum nazionali. Non so ancora quale sarà la decisione delle forze politiche, ma non comincerei con il giochino che è antidemocratico non partecipare al referendum, perché nel momento in cui viene fissato un "quorum", vuol dire che si ritiene nel sistema istituzionale italiano - e questo vale anche per i referendum abrogativi - che è del tutto legittima ed è una posizione politica, quella di non andare a partecipare al voto.