Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2733 del 23 maggio 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 2733/XII - Delimitazione delle spese per l'assistenza sanitaria a favore di persone affette dal morbo di Alzheimer. (Interrogazione)

Interrogazione

Vista la DGR n. 2419 del 25 agosto 2006, avente come oggetto la "Approvazione di nuovi requisiti organizzativi minimi per l'esercizio di attività socio-sanitarie destinate alla cura delle persone affette da morbo di Alzheimer";

Vista la DGR n. 1030 del 20 aprile 2007, recante modificazioni ai requisiti minimi per l'esercizio delle attività sanitarie di cui alla DGR sopra citata;

Constatato che negli ultimi anni, secondo l'indagine sull'Alzheimer condotta dal CENSIS per gli anni 1999-2006, oltre alla dimensione dei casi individuati ogni anno, è cresciuta l'entità del carico assistenziale economico sui familiari degli assistiti;

Considerato che il morbo di Alzheimer, al pari di altre affezioni altrettanto gravi e complesse, sia per l'assistito che per i familiari, comporta un carico economico per il quale la famiglia regge all'impatto solo se ha soldi e sostegno dalle Istituzioni;

Richiamato il punto 19) delle premesse di cui alla sopra citata DGR 2419 del 25 agosto 2006 in base al quale "le spese per l'assistenza sanitaria, compresa la farmaceutica e protesica, nei servizi per la cura delle persone affette dal morbo di Alzheimer competono al Servizio Sanitario regionale (SSR)";

Rammentato che, al punto 5), par. 4 dell'allegato B della già menzionata DGR 2419, si afferma: "È diritto dell'utente richiedere prestazioni sanitarie aggiuntive, previo consenso del Direttore Sanitario della struttura residenziale. L'onere di tali prestazioni resta a carico del richiedente";

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interrogano

l'Assessore alla Sanità per conoscere:

1) la concreta delimitazione delle spese "per l'assistenza sanitaria, compresa la farmaceutica e protesica" assicurate dal SSR ai pazienti di Alzheimer, in ordine non soltanto alle necessità specifiche prodotte dal morbo, ma anche in relazione all'assistenza farmacologia generale dell'assistito;

2) quali siano peraltro le "prestazioni sanitarie" considerate "aggiuntive". Dando atto che, nella quotidianità delle cure da prestare a persone generalmente anziane e gravate da molteplici disagi non direttamente legati alla malattia, la maggior parte di tali prestazioni sono indispensabili.

F.to: Bortot - Squarzino Secondina

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.

Fosson (UV) - Consigliere Bortot, l'Alzheimer è veramente un problema, lei ha ragione. Pensi che quando mi sono laureato io, l'Alzheimer era una mezza pagina di un libro di neurologia, era una cosa ancora sconosciuta e ancora adesso è difficile la diagnosi di questa malattia, perché è una diagnosi sempre post-mortem, trovando le placche amiloidee lungo il decorso dei nervi.

Abbiamo 162 casi classificati di Alzheimer. Abbiamo messo in piedi una struttura già attiva e un'altra è in funzione. Con i nostri piccoli numeri creare delle strutture specifiche è difficile, però la struttura di Donnas con 11 posti letto, con camere singole, con la gomma ai muri, con le telecamere nelle camere - spero l'abbia visitata - è davvero un esempio di novità nella terapia dell'Alzheimer, tanto che gli ultimi dati che ho dicono come ci sia una dismissione da questa sede, cioè i malati acuti che arrivano con dei problemi, dopo la terapia che viene lì applicata, hanno dei miglioramenti e riescono ad assumere degli atteggiamenti diversi.

Stiamo facendo dei passi avanti nello studio degli standard per le strutture, che abbiamo presentato ieri ai sindacati, dopo un lungo lavoro con il "CELVA". Non c'erano ancora gli standard organizzativi delle microcomunità; pensiamo di differenziare l'N3 addirittura in due sottotipi, un N3a e un N3b, pensando ad un N3b proprio di questi malati.

La grande novità è che abbiamo costituito non solo un "UVG", ma un "UVA" (Unità di Valutazione Alzheimer) perché ci sia una specificità, questo lo dico per arrivare a rispondere a una delle sue domande. Lei si riferisce a una deliberazione del 25 agosto 2006, ma noi abbiamo fatto di più: ad aprile 2007 è uscita un'altra deliberazione che la modificava. Lei si riferiva sempre alla deliberazione 1030/2007 in cui si estendono queste attività di terapia anche alle sindromi demenziali.

Per arrivare alle sue domande: pagano l'assistenza e soprattutto la terapia i malati che sono residenziali? Non so se conosce il discorso del progetto "Kronos", un progetto del Ministero partito nel 2000 e concluso nel 2003, che andava incontro alla sua giusta preoccupazione, cioè di fornire a questi malati dei farmaci anticolinesteragici che non erano retribuiti; era un protocollo particolare che è cessato. Da questo protocollo abbiamo introdotto questi "UVA", con cui si fanno dei progetti personalizzati; tradotto in termini pratici, questa unità di valutazione valuta malato per malato e allarga tutte le indicazioni terapeutiche, di modo che quei farmaci, che non sono previsti in "fascia A", vengano dati gratuitamente. Questo è un progetto ampio della Regione: per darle il riferimento preciso, si tratta della nota "AIFA" n. 85, in cui si prevede quali farmaci sono correlati a questa patologia. La deliberazione nuova, ma anche la vecchia lo dice in modo molto preciso: è completamente gratuito l'accesso a tutte le prestazioni correlate alla malattia; ad esempio i malati non pagano lo psicologo né lo psichiatra a Donnas, l'educatore, e tutti i farmaci che prendono, previo progetto attuativo individuale, quindi c'è un allargamento superiore a quello che era il progetto ministeriale Kronos.

Seconda domanda: qui lei ha ragione quando chiede cosa si intende per prestazioni sanitarie aggiuntive. Sono d'accordo che può essere non preciso questo, ma non è così, nel senso che l'"UVA" fa un piano personalizzato in cui tutte le terapie e le prestazioni correlate, cioè tutto quello che serve per il malato, è compreso in queste prestazioni aggiuntive. Le prestazioni aggiuntive che non sono comprese sono quelle soggettive. È detto non bene, forse. Le prestazioni soggettive devono essere autorizzate dal direttore sanitario, nel senso che nell'ambito di un malato o di una famiglia possono essere richieste delle prestazioni che non sono utili per il malato, sono prestazioni private, di diagnostica, che escono fuori da questo piano preciso allargato. Queste vengono fornite al paziente se sono comprese nei "LEA (Livelli essenziali di assistenza)", pagando il ticket, al di fuori del "LEA" non possono rientrare in questo progetto personalizzato. Ma le ripeto che i malati di Alzheimer hanno una esenzione per tutto quanto è correlato alla prestazione. Vengono escluse alcune prestazioni aggiuntive molto limitate, che non possiamo offrire a tutti, quando non le offriamo a tutti gli altri tipi di malati, e che escono però dal piano attuativo individualizzato previsto dagli specialisti.

Presidente - La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - Ci rendiamo conto che questo è un argomento da prendere in punta di piedi, perché aumenta il numero degli ammalati e quello delle incombenze a carico dei familiari. La struttura sanitaria dovrebbe tener conto dell'intervento dei familiari, che continua ad aumentare in misura pesante, perché va di pari passo con l'aumento degli interventi economici della famiglia per queste cure aggiuntive, che però sono conseguenze della malattia.

Non c'è dubbio che il livello di assistenza in Valle rispetto alle altre regioni, soprattutto del Sud, va riconosciuto, però abbiamo delle segnalazioni di parenti in situazione valdostana (poi riporterò dei dati nazionali) che non riescono a reggere il tipo di assistenza. Le persone che vengono dimesse non è che sono guarite dalla malattia, ma sono sempre in maggior misura a carico della famiglia. Nessuno vuole fare demagogia su questa cosa, ma penso che viste le nostre risorse economiche, forse riusciamo ad intervenire in modo migliore, perché dai dati risulta che l'86% delle famiglie auspica maggiori aspettative soprattutto dal punto di vista della assistenza economica o della defiscalizzazione. Mi rendo conto che non è di competenza della Regione, ma in sede di problematiche a livello nazionale si può intervenire su questa situazione.

Dobbiamo aumentare l'assistenza domiciliare. Faccio un esempio, la crema da decubito oggi non viene riconosciuta, sebbene ci troviamo di fronte a una delle delibere da lei citata, quella del 2006, che dice che le spese per l'assistenza sanitaria, compresa la farmaceutica e protesica nei servizi e cura delle persone affette dal morbo Alzheimer, competono al Servizio sanitario nazionale. Ma la definizione di quel che compete è molto...

(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)

...sì, all'unità di valutazione dal punto di vista tecnico nessuno toglie le competenze, ma dal punto di vista della cura delle persone e della famiglia, perlomeno bisognerebbe riuscire ad avere dei margini di manovra che permettano all'assistenza alle famiglie di capire e di intervenire. Il problema è che non è che a tutti deve essere riconosciuto tutto se nessuno ne fa richiesta, ma ci sono delle situazioni che gravano pesantemente e allora o si interviene riconoscendo a tutti l'assistenza, oppure si interviene dove le problematiche di tipo economico a carico delle famiglie non sono più da queste sostenibili.

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson per un chiarimento.

Fosson (UV) - Mi sono dimenticato di dirle, nella logica che dice lei, che ieri con tutti i sindacati confederali e con i sindacati dei pensionati, abbiamo concluso una lunga trattativa sulla applicazione dell'indicatore e della legge n. 22, proprio quello che diceva lei della defiscalizzazione. Questo nel riassetto di bilancio della Regione di quest'anno significa 600mila euro; la n. 22 è la legge sulla domiciliarizzazione. Questo per riparametrare tutte le rendite che diceva lei.

Sulle pomate, mi permetta di dirlo da vecchio chirurgo - lei lo ha detto benissimo, in punta di piedi - ma spesso le pomate che si mettono sulle piaghe da decubito sono dannose. La piaga va disinfettata, pulita e lavata bene, la crema delle volte non dà un vantaggio.