Oggetto del Consiglio n. 2719 del 17 maggio 2007 - Resoconto
OGGETTO N. 2719/XII - Reiezione di mozione: "Interventi per superare lo stato di crisi dello stabilimento SET S.r.l. di Issogne".
Mozione
Considerato che lo stabilimento SET s.r.l. di Issogne, che produce componenti meccaniche di precisione per un mercato internazionale, occupa 65 lavoratori con media e alta specializzazione e che gli stessi hanno percepito la tredicesima mensilità per l'anno 2006 e lo stipendio di febbraio 2007 in ritardo;
Verificato che la sopraccitata azienda non ha mai usufruito di sostegni finanziari di carattere straordinario da parte della Regione Valle Aosta e che la stessa è ubicata in un comprensorio (media-bassa valle) che da anni subisce una grave crisi occupazionale ed economica e che nello stesso comprensorio operano altre attività economiche e produttive in difficoltà;
Constatato che la crisi di liquidità che attraversa l'azienda è dovuta ad una alta concentrazione di investimenti in un breve lasso di tempo, che detta crisi, è superabile in quanto le ordinazioni e le commesse di lavoro acquisite garantiscono il lavoro sino al 2009;
Viste le necessità finanziarie e l'ordine di grandezza degli interventi richiesti dall'azienda per fare fronte alla crisi congiunturale di liquidità;
Preso atto degli strumenti finanziari di cui in questi anni si è dotata l'Amministrazione regionale anche per fare fronte a questo tipo di crisi, ritenuto che, pur con le dovute garanzie, è necessario intervenire per evitare la chiusura dello stabilimento e la perdita dei posti di lavoro;
Il Consiglio regionale
Esprime
solidarietà ai lavoratori e all'azienda;
Impegna
il Governo regionale, al fine di tutelare il lavoro e l'attività economica:
1) ad attivare immediatamente le strutture preposte per permettere all'azienda di superare il periodo di crisi;
2) a riferire nel prossimo Consiglio circa le decisioni e le iniziative intraprese, e a tenere costantemente informata la Commissione Consiliare competente dell'evoluzione e degli esiti della vicenda.
F.to: Bortot - Squarzino Secondina - Venturella
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Brevemente per illustrare la situazione di questo stabilimento. Credo che sia a conoscenza di tutti i Consiglieri e anche del Governo.
La mozione vuole intervenire con una votazione del Consiglio, che impegni il Governo regionale ad intervenire in quella realtà produttiva. Tenete conto che questa realtà produttiva dà lavoro, a Issogne, a 60 persone; è un'azienda ad altissimi livelli professionali nel settore metalmeccanico, è un'azienda che ha lavoro e commesse fino al 2009, è entrata in crisi dal punto di vista della liquidità dopo che i proprietari hanno costruito lo stabilimento.
Vorremmo sapere se nel frattempo, dato che questa realtà sta andando avanti da mesi - se non da anni - e che questa mozione è già stata rinviata per ben 3 volte, se nel frattempo il Governo si è attivato per trovare delle soluzioni. Se ci fossero delle proposte di soluzioni e di interventi da parte del Governo, saremmo ben felici di ritirarla.
Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre.
La Torre (FA) - Certamente questa mozione si trascina da molto tempo, nel senso che data 6 aprile, se non sbaglio. Purtroppo gli eventi si sono sviluppati e i segnali che abbiamo sono negativi, addirittura credo di poter dire che la situazione è drammatica.
La mozione di fatto è superata e condivido anche la disponibilità a ritirarla, perché noi ci siamo attivati negli ultimi mesi, seguendo con attenzione questa azienda. Abbiamo avuto numerosi incontri, abbiamo attivato anche la "Finaosta" e valutato tutti i percorsi possibili di competenza dell'Ente regionale. I contatti con i commercialisti e i professionisti che seguono l'azienda sono stati quasi quotidiani nell'ultimo mese; purtroppo l'azienda non riesce a trovare né un partner esterno, né riesce a rilanciare la sua attività, quindi il peso finanziario che grava sull'azienda impedisce ormai a questa azienda di avere delle prospettive. So che in questi ultimi giorni il tentativo estremo da parte della proprietà è addirittura quello di cedere anche in modo vantaggioso l'azienda verso aziende del settore che possono rilevarla, ma i segnali che abbiamo sono, anche qui, negativi.
"Finaosta" si è data disponibile anche per imbastire un'operazione sul modello della "Tecnomec", ma anche qui non è possibile, perché alcuni passaggi non possono essere fatti, in quanto si prevedeva un accesso a una fase giudiziaria fallimentare che sarebbe in ogni caso non accettabile da parte dei proprietari; quindi l'impressione che ho io è che ci troveremo ad affrontare una crisi in piena regola, perché lo stabilimento penso che se le cose non cambieranno si troverà sull'orlo del fallimento.
È una situazione preoccupante, che assolutamente è all'interno di una situazione che voi conoscete, ma su cui stiamo lavorando e cercando di realizzare una serie di contatti, qualcosa abbiamo, ma non voglio neanche bruciare delle ipotesi, perché ci stiamo lavorando con serietà, quindi preferisco avere la certezza prima di poterne parlare; abbiamo una serie di ipotesi che stiamo trattando su quelle zone e speriamo che queste possano essere sostitutive nel caso si dovesse andare al fallimento.
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Non alzo il tono della voce perché la situazione è veramente drammatica, ma trovo drammatiche le cose che ha detto l'Assessore... questo Consiglio non è in grado di affrontare la crisi di un'azienda per salvare 60 posti di lavoro? Questo Governo regionale quando ha voluto, ha acquistato il complesso del "Billia", con le implicazioni di tipo proprietario che c'erano all'interno di quella struttura e di quella attività, e oggi l'Assessore mi viene a dire che non esistono soluzioni e possibilità di intervento corretto per salvare questa azienda? Per me è inimmaginabile, secondo me non c'è la volontà politica, perché con uno strumento come la "Finaosta", o come "VdA Structure", con tutti gli strumenti immaginabili di questo mondo, con strumenti che in questi mesi si potevano portare all'approvazione del Consiglio regionale, è inammissibile! Insisto sul fatto che la crisi di questa azienda cala in una realtà dove la "Olivetti Ink Jet" di Arnad è in cassa integrazione, la "Tecsid" abbiamo visti i risultati di 2 anni di trattative e però per dimensioni e situazioni che si erano create, era molto più difficile intervenire nei confronti dell'azienda, ma... se il Consiglio regionale non è in grado di darsi degli strumenti e di intervenire nei confronti di un'attività produttiva... che comparto industriale vogliamo tutelare? Che prospettive occupazionali vogliamo dare all'interno della nostra Regione? Per me è inimmaginabile e non accetto le dichiarazioni dell'Assessore a nome del Governo.
Questa mozione non la ritiriamo, pensiamo che debba essere approvata, nel senso che deve vincolare il Governo a trovare una soluzione per risolvere questa situazione. Non esiste la possibilità di non intervenire! Se manca la volontà politica, si possono fare tutte le dichiarazioni di questo mondo, ma se c'è la volontà politica gli strumenti per tutelare l'occupazione e salvare questa azienda, come è successo nei confronti di altre attività, credo che si debba fare! Non capisco la sudditanza che ha questo Governo nei confronti della "CAS" e non capisco questo tipo di mancanza di volontà di intervento nei confronti di questa piccola realtà, della serie: "siamo forti con i deboli e siamo deboli con i forti"!
Non credo che l'autonomia di questo Consiglio non sia sufficiente per intervenire a salvare l'occupazione in questo posto di lavoro, per cui la mozione chiedo che venga messa ai voti.
Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre.
La Torre (FA) - Consigliere Bortot, lei ha fatto un bel discorso, penso che qui dentro tutti vorrebbero salvare per qualunque motivo, umano, politico, demagogico, credo che chiunque di noi la vorrebbe salvare. Il problema è che ci sono delle leggi, delle regole e soprattutto stiamo parlando di un'azienda privata a cui è stato proposto un piano di salvataggio, ma se l'imprenditore e il proprietario dello stabilimento non lo accetta, noi, fino a prova contraria, non possiamo fucilare una persona perché gli proponiamo un piano che lo salva e lui non lo accetta, perché i proprietari di questo stabilimento non hanno accettato il piano di salvataggio, ma queste non sono condizioni, non mettiamo condizioni, noi ci assoggettiamo alle leggi: quali sono i percorsi previsti dalle leggi. Io non metto condizioni, ma che condizioni? Se volessi fare il massimo della demagogia, salvo 60 posti di lavoro, magari lo potessi fare, così faccio anche un po' di voti, ma non posso, ci sono delle leggi che devo rispettare!
Abbiamo quindi proposto un percorso come previsto dalle leggi e non lo hanno accettato, primo elemento drammatico e io l'ho detto agli imprenditori: "ma come? Ma noi avevamo un'altra idea"... "Va bene, un'altra idea, ma dovete pensare anche agli operai che avete, non solo a voi stessi"... "Sa, il problema è che in quel caso c'erano delle fideiussioni e dovevamo pagare con i nostri beni"... "Allora il problema è un altro, allora non è che pensavate tanto agli operai, scusate, diciamo anche le cose come sono, il problema erano le fideiussioni e non andava loro bene".
Adesso la situazione è ulteriormente peggiorata: i debiti sono aumentati, si parla di milioni di euro; uno stabilimento che assolutamente non è inutile, non è che non lavora, ma la domanda che le faccio io: se lei ha un'azienda che produce e questa azienda perde, più produce e più perde... questo è il problema di quell'azienda! Non è che è un'azienda che non lavora, per cui la rimettiamo in sesto, le diamo dei soldi; ha un funzionamento gestito dall'imprenditore non so come mai, non sono l'imprenditore di quell'azienda e la Regione non è un imprenditore e non si può sostituire agli imprenditori, non abbiamo manager da mandare lì dentro, quell'azienda più produce più perde, è incredibile, ma è così, i bilanci li abbiamo visti, più produce e più perde. Ha creato un debito tale per cui anche il credito delle banche non le viene più riconosciuto, i fornitori non le vogliono più garantire il prodotto... abbiamo cercato, dando quelle famose garanzie che lei dice, Consigliere Bortot, dicendo: "la Regione è collaterale a questa azienda, vi vuole aiutare a cercare dei partner esterni"; ma tutti quelli che sono venuti e hanno esaminato i bilanci di quell'azienda hanno detto di no". Adesso sono arrivati all'ultima fase dove stanno andando... è brutto dire queste cose, perché più diciamo queste cose meno aiutiamo questa azienda, ma di fronte ai discorsi che fa lei sono obbligato a dire queste cose - che non volevo dire -, siamo arrivati al punto che stanno cercando addirittura di cederla simbolicamente, nel senso: "dateci un euro prendetevi l'azienda"... non si trova una società che la vuole prendere!
Mi dica allora cosa dobbiamo fare noi: ci tassiamo tutti, andiamo alla Corte dei Conti? Mi dica cosa dobbiamo fare! Ci sono delle leggi che dobbiamo rispettare; è un Paese, questo, in cui dobbiamo rispettare le leggi o non le dobbiamo rispettare? Per conto mio la vorrei anche salvare, ma cosa devo fare, ditemi voi? Le diamo 5-6 milioni di euro, dove li prendiamo, a che titolo dal bilancio: prestito? Li togliamo dalla ricerca e dallo sviluppo? Già nella ricerca e sviluppo non ho soldi, così anziché dare i soldi a chi sta cercando di creare occupazione... vorrei solo far notare che la "CAS" nel 2006 ha assunto 160 persone, magari ha senso continuare a investire dove vengono assunte le persone e creano delle opportunità - fra l'altro si è impegnata la "CAS" nel progetto di eccellenza 2010 di assumerne altre 200 in più -, perché così i 60-70 della "SET" riusciamo a trovare qualche posto dove impiegarli.
Non credo che qui siamo assoggettati alla "Cogne", stiamo seguendo la "Cogne" come stiamo seguendo la "SET"; il problema è che le soluzioni sono quelle che sono consentite dalle leggi. Le dico di più, per dimostrarle quanto sono disponibile: se lei ha la soluzione, me la dia! Ma una soluzione reale però, sotto i profili della legge, ce la dia a tutti, perché qui stiamo ragionando nell'interesse della collettività, quindi lei non parla con me, parla con la collettività: dia una soluzione a questa collettività per risolvere questo problema rispettando la legge!
Presidente - La parola al Consigliere Bortot, per il secondo intervento.
Bortot (Arc-VA) - La soluzione è semplice ed è "l'uovo di Colombo". Quanti soldi abbiamo dato alla "CAS"? Si va alla "CAS" che produce materiali siderurgici, la "SET" è un'attività metalmeccanica compatibile con la "CAS", si chiede se non interessa intervenire in quella realtà per venire incontro alle esigenze della Valle d'Aosta, dato che alle esigenze della "CAS" la Regione ha fatto fronte ampiamente e saremmo, noi compresi, altrettanto disponibili di far fronte nuovamente.
Credo che la dimensione della "CAS" nell'assorbire un'azienda di quelle dimensioni nello stesso comparto potrebbe permettere un valore aggiunto, la possibilità di risanare quello stabilimento. Non ci interessa la proprietà della "SET", ma ci interessano i posti occupazionali, oppure la "Cogne" ha in previsione di assumere un certo numero di persone, si fa un accordo dove ci sarà un passaggio interaziendale di questi dipendenti direttamente alla "CAS", tanto più che quei lavoratori sono tutti specializzati e la "CAS" deve lasciare andare a casa con la legge sull'amianto una cinquantina di lavoratori specializzati che, per convenienza propria, non rispettando la legge sull'amianto, anzi utilizzandola per i propri fini, ha mandato a casa capi e amministrativi che non le servivano e che costavano troppo, ma ha tenuto in azienda gli operai specializzati a rischio amianto perché le servivano per produrre profitto.
È ora, so che domani c'è un incontro, con le modalità che si deve a un Governo regionale, di porre alla "CAS" questo problema. La "CAS" non si deve mettere a produrre occhiali, stiamo parlando di affinità produttive, ci vorrà del tempo, occorrerà fare degli studi, occorrerà fare delle modifiche o degli interventi, occorrerà fare delle verifiche, occorrerà un piano finanziario, basta dire: "dal punto di vista del Consiglio regionale se ritenete importante intervenire in questa azienda per restituire alla Regione gli aiuti che vi sono stati erogati finora, ci si mette attorno a un tavolo: organizzazioni sindacali, lavoratori, la "SET" e la "CAS"... sono convinto che la soluzione si trova!
Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre per il secondo intervento.
La Torre (FA) - Siccome va percorsa ogni strada, io glielo chiederò, per dimostrarle la mia onestà, però non posso inventarmi delle soluzioni che non siano rispettose delle norme. La sua è un'idea e mi impegno a chiederlo loro.
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - L'Assessore, a parole, ha detto che è disponibile a verificare questo tipo di impegno. Propongo che questa mozione impegni l'Assessore a fare delle verifiche per trovare delle soluzioni. Se lei vuole precisare meglio l'impegno rispetto alla proposta fatta dal collega Bortot, ci si trova un attimo, si modifica l'ultima parte della impegnativa e la si tara rispetto a questa proposta. Se lei non ritiene che è necessario ridefinire questa proposta, ma è sufficiente questo impegno generico, manteniamo questa mozione.
Questa mozione, Assessore, la rende più forte e non più debole; se lei va a parlare con la "CAS", portatore di 2 mozioni, una sulla decisione presa rispetto al nuovo piano da finanziare, l'altra con un mandato chiaro del Consiglio che, "rispetto a questo tema, ha chiesto un impegno particolare", ed è lo stesso Consiglio che è chiamato a votare i finanziamenti per l'azienda... ecco, credo che lei Assessore sarebbe più forte se andasse con un mandato in questo senso. Se secondo lei questo impegno generico del Consiglio è sufficiente per presentarsi con una proposta forte, noi lasciamo la mozione com'è, se ritiene che sia più utile avere un'indicazione precisa - ripeto - possiamo fare una sospensione, riformularla in modo tale che sia più forte il mandato che lei ha dal Consiglio.
Lei può dire che si impegna a verificare, e va bene, ma una cosa è l'impegno suo che vuole verificare... ma se lei va e dice: "è il Consiglio che mi chiede questo", credo che sia più forte il suo impegno e più pesante la sua richiesta e, come ricordava il collega Bortot, credo che alla "CAS" un po' di soldi questo Consiglio ha già dato e deciderà di darne ancora.
Presidente - Dichiaro chiusa la discussione generale.
La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre.
La Torre (FA) - Qui non è questione di essere né più forti, né più deboli, perché stiamo lavorando tutti nella stessa direzione. Mi sono preso un impegno su un'idea vostra che vi ringrazio di averci dato e su quello che voi ci suggerite, mi sono preso l'impegno di andare a parlare con la "CAS" per verificare quello che dite. Non sento la necessità né di essere più forte, né più debole, perché andrò a proporre una soluzione di buon senso e di etica, certamente non di politica industriale, né di ricavi o di indirizzi industriali legati alla "CAS". Lo farò e lo farò con convinzione, perché mi sembra il minimo che io devo a quelle persone che lavorano in quella fabbrica, ma non ho necessità, né sento la forza di quello che lei dice, legato a quanto è scritto in questa mozione. Non è una forza, anzi, è il sottolineare la difficoltà di quell'azienda.
Personalmente non ritengo necessaria questa mozione nei termini che dite, mentre ritengo giusto tentare anche questa strada e farlo con convinzione. Credo di essermi assunto un impegno che è agli atti del Consiglio, riferirò sulle risultanze e lo faccio con serenità.
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Non ritiriamo la mozione. Chiediamo che venga votata, anche perché impegna il Governo regionale ad attivare immediatamente le strutture proposte per permettere all'azienda di superare i periodi di crisi, a riferire al Consiglio come stanno andando le cose, quindi non si chiede al Governo di fare miracoli, si chiede solo che questa cosa non finisca qui, che si riapra un'altra fase con tutte le proposte illustrate in questo Consiglio. Se non va in porto neanche questo tipo di proposte, inventeremo qualcos'altro, ma non possiamo permettere che il Consiglio chiuda, qui, questa faccenda, solo perché si è esaurita una fase e debba finire qui, quando riteniamo che se ne possa aprire un'altra!
Presidente - Pongo in votazione la mozione:
Consiglieri presenti: 23
Votanti e favorevoli: 5
Astenuti: 18 (Borre, Cerise, Cesal, Comé, Frassy, Isabellon, La Torre, Lanièce, Lavoyer, Marguerettaz, Ottoz, Pastoret, Perron, Praduroux, Salzone, Tibaldi, Vicquéry, Viérin Laurent)
Il Consiglio non approva.
