Oggetto del Consiglio n. 2697 del 9 maggio 2007 - Resoconto
OGGETTO N. 2697/XII - Ratifica di deliberazioni adottate dalla Giunta regionale in via d'urgenza.
Il Consiglio
- visto il parere della II Commissione consiliare permanente per quanto riguarda le deliberazioni n. 518 e n. 519 in data 2 marzo 2007;
- visto il parere della III Commissione consiliare permanente per quanto riguarda la deliberazione n. 675 in data 15 marzo 2007;
Delibera
di ratificare, ad ogni effetto, le seguenti deliberazioni adottate dalla Giunta regionale in via d'urgenza e salvo ratifica da parte del Consiglio:
Oggetto n. 518 in data 2 marzo 2007: Strategia unitaria regionale per le politiche di sviluppo cofinanziabili dai fondi strutturali comunitari e dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale nel periodo 2007/2013. Approvazione del documento di programmazione strategico-operativa della Valle d'Aosta (DOPSO).
Oggetto n. 519 in data 2 marzo 2007: Approvazione della proposta di programma operativo "Competitività regionale 2007/2013" cofinanziamento dal fondo europeo di sviluppo regionale e dal fondo di rotazione statale.
Oggetto n. 675 in data 15 marzo 2007: Approvazione del programma di sviluppo rurale 2007/2013, di cui al Reg. (CE) 1698/2005 e adozione di misure per conformare gli aiuti di Stato al settore agricolo esistenti ai nuovi orientamenti comunitari (2006/C 319/01).
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Capisco, domani parliamo tutto il giorno dell'Europa e non parliamo di questi documenti, ne parliamo domani? Ma allora le mettiamo domani tutte assieme e andiamo avanti con l'altro punto...
Presidente - ... prego, Consigliere, continui...
Bortot (Arc-VA) - ... credo che su questi documenti nel merito non vi sia nulla da obiettare, nel senso che persone come me vorrebbero che vi fosse meno sviluppo, un po' più di crescita felice, un crescita felice, un po' meno di consumismo, di concorrenza e di mercato, ma mi rendo conto che sono in minoranza con me stesso, figuriamoci se pretendo che vengano modificati questi documenti! Sono minoritario, ma sono tendenze che vanno avanti nella società, vi è una filosofia economica precisa che chiederemo venga ripresa all'interno del nuovo Trattato costituzionale, Sarkozy permettendo, dove si parli di economia alternativa e di decrescita, ma fino a quando continueremo ad acquistare e consumare prodotti?
Per quanto riguarda il Piano di sviluppo rurale, un primo esame dovremo farlo sulle risorse che sono state impegnate e i risultati che abbiamo portato a casa, questo bilancio va fatto perché vi è una sproporzione fra le risorse impegnate e il livello economico e sociale, che ha il comparto dell'agricoltura nella nostra Regione. Le sproporzioni - mi rifaccio a quello che ho detto stamattina - sono fra il numero reale degli addetti in agricoltura e il numero delle risorse umane e finanziarie che abbiamo agli addetti all'agricoltura. Bisogna "metterci le mani", stamani non volevo offendere nessuno, ma penso che una riflessione da parte di tutti sul numero di addetti all'agricoltura, che non sono agricoltori, vada fatta. L'altro elemento che voglio introdurre è un maggior legame, ossia abbiamo seguito in tutti questi anni, anche obbligati dalle direttive dell'UE, determinati parametri economici dell'agricoltura intensiva soprattutto della pianura. Lo abbiamo sempre detto: non possiamo nemmeno sfiorare quel tipo di parametri e non possiamo accettare che ci venga detto che non siamo produttivi dal punto di vista del comparto agricolo, perché abbiamo un problema di svantaggio dell'agricoltura di montagna, abbiamo un problema di integrazione di tutela e salvaguardia del territorio e ambiente e quello non viene conteggiato nel valore aggiunto, nel reddito di produzione del settore agricolo e questi parametri si tengono poco a riferimento, soprattutto le direttive che dà l'Europa non fanno riferimento a questo tipo di parametri, quindi vanno cambiati i riferimenti - ne parleremo domani - con i quali l'UE stabilisce i parametri per i vari comparti. È vero, vi sono gli aiuti alla montagna, ma alla fine i riferimenti sono sempre la produttività pro capite, la produttività del comparto, il PIL, che non tiene conto degli svantaggi, dei punti di partenza di determinati settori produttivi come quello agricolo rispetto ai parametri che si adottano generalmente per altre aziende a colture intensive e in montagna. Detto questo, abbiamo problemi tipicamente nostri che non sono più riconducibili alle politiche agricole dell'UE e neanche dello Stato italiano, sono scelte politiche sul comparto che deve fare questo Consiglio e la Regione. Uno è un'integrazione con l'ambiente, ho detto già che va accentuato e per un verso - forse la parola è sbagliata - disincentivare gli accorpamenti di aziende per farle diventare di grandi dimensioni o, detto in altro modo, fino a che punto abbiamo bisogno di stalle con un numero grosso per dire superiore a 100, 150, 200 di bovini parlando del comparto bovino, oppure tornare a riflettere sulle dimensioni più piccole con maggiore integrazione con il territorio dando la possibilità con aiuti concreti e non caritatevoli a questo comparto... e pretendere parametri di integrazione dell'attività agricola con la gestione del territorio, perché non sono le grandi aziende... e togliamo gli alpeggi, non parlo degli alpeggi: sto parlando della media montagna o della bassa valle... dobbiamo andare ad integrare maggiormente l'attività produttiva con la manutenzione del territorio, anche intervenendo dal punto di vista economico, ma con dei parametri molto rigidi.
Abbiamo un problema di rendere appetibile culturalmente ed economicamente il ricambio generazionale, non abbiamo sufficiente ricambio generazionale. Secondo il mio parere, forse nel comparto dei bovini vi è meno il problema, ma negli altri comparti produttivi i ricambio generazionale lo abbiamo se rendiamo appetibile il comparto dal punto di vista culturale ed economico, introducendo il concetto di filiera corta. Dobbiamo spingere il consumo, e questo è un problema culturale, dei prodotti della nostra agricoltura in tutte le attività economiche della Regione; bisogna fare uno sforzo fra agricoltura e turismo, uno sforzo fra agricoltura e scuole, bisogna abbreviare la filiera e diversificare di più l'attività. L'attività deve essere monoculturale, sto parlando di riordini fondiari, di integrazione sui riordini di agriturismo, di spacci di vendita dei prodotti, di produzioni diversificate, anche se non intensive, in breve, o noi andiamo ad interscambio fra le varie aziende agricole, o il turista o chi passa in Valle d'Aosta non va a comprare il chilo di patate in un luogo, il chilo di carne da un'altra parte e i formaggi da un'altra parte. Occorre ridefinire e guardate che sono idee che non è che devono essere scontate, si tratta di aprire una discussione, perché una cosa è certa: l'utilizzo delle immense risorse che abbiamo non ci dà risultati sufficienti, ma non è la solita critica che si buttano via i soldi, si danno a tutti meno che agli agricoltori: sto parlando di permettere a coloro che si occupano del territorio dal punto di vista della produzione agricola di avere redditi dignitosi come qualsiasi altro comparto economico. A questo punto potremmo avere qualcuno che si ricicla della "Tecdis" non solo nella sanità e nella forestazione, ma anche in un comparto agricolo. La riconversione e ristrutturazione delle imprese agricole, la riqualificazione e il miglioramento della qualità offerta sull'agroalimentare quindi... qui certe volte facciamo confusione fra qualità e tipicità, ossia la qualità è da ricondurre ai formaggi francesi super confezionati pubblicizzati, resi appetibili dall'involucro, o parliamo di un'altra cosa? Anche questo dovrebbe essere rivisto, nel senso che la qualità e la tipicità, salvaguardando le produzioni del territorio, dovrebbero essere scontate nella misura in cui introduciamo aiuti e contributi economici congrui, per cui, sulla base di quello, chi svolge attività agricola non può sfuggire al concetto di tipicità e qualità, proprio perché non ci può accusare di dire: "ma per quel che traggo dal fare l'agricoltore o l'allevatore, venite voi a farlo, non rompete le scatole!" Una piccola rivoluzione quindi partendo dal reddito che dovrebbe avere garantito quanto un lavoratore chi lavora la terra.. e, mentre all'operaio si chiede una certa qualità della produzione, altrettanto si può fare nel comparto agricolo mettendo gli strumenti assieme di commercializzazione o perlomeno di sbocco di mercato che con la filiera corta deve essere interno alla Valle d'Aosta. Tranne la fontina o il vino, non parliamo di grandi produzioni da mettere in rete come aziende agricole valdostane, una buona quota di queste produzioni possiamo assorbirle con il mercato interno, soprattutto turistico.
Della tutela del territorio in rapporto alle dimensioni dell'azienda agricola ho già accennato, voglio finire con la conservazione delle zone agricole e silvicole ad elevata valenza naturale, dobbiamo stare attenti agli investimenti che facciamo sulle arginature con le sistemazioni idrauliche perché, per un verso, ci mettono in sicurezza il territorio; dall'altro, lo naturalizziamo con conseguente perdita di flora e fauna, che diventa una ricchezza anche dal punto di vista economico e turistico per le sue particolarità. Qui vi è la nota dolente: dobbiamo assolutamente... e diventerà sempre più difficile il miglioramento della qualità delle acque, bisognerebbe riuscire a poter pescare in tutti i torrenti della Valle come una volta. Il problema è che abbiamo cambiamento climatico, meno precipitazioni, meno acqua...
(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)
... sì c'è anche chi le ributta dentro, oppure facciamole "OGN", geneticamente modificate, resistenti ai livelli di colibatteri presenti nei nostri torrenti, perché i depuratori non funzionano e a quel punto diamo una maschera antigas ai pescatori e vissero tutti felici e contenti, se vuole che le risponda così, Presidente! L'Assessore Cerise in questo caso era chiamato in causa per il discorso della tutela delle acque.
In questo sistema di difesa del territorio e dell'ambiente più unico che raro, che è un comparto produttivo dal punto di vista turistico e di chi deve mantenere il territorio io dico con un'azienda agricola integrata, il discorso del miglioramento delle qualità dell'acqua è fondamentale, occorre rivedere la portata dei depuratori che abbiamo, costruirli dove non ci sono, soprattutto capire se vi sono depuratori di nuova generazione: questo perché abbiamo un incremento della popolazione, i turisti, quindi, dal punto di vista dei liquami, vi sono sempre le stesse quantità ma, dal punto di vista delle acque che depurano i liquami nei depuratori, ne abbiamo sempre meno ed è un problema non da poco. Qui diventa un comparto produttivo nel quale inserire professionalità, intelligenze e riconvertire lavoratori... Tutto questo, se si riuscisse perlomeno a dare un indirizzo e "gambe", porterebbe a una riduzione delle emissioni in atmosfera e quindi un contributo anche a ridurre la velocità del cambiamento climatico. Stamani avete visto tutti "La Stampa", vi erano 3 foto di quel ghiacciaio e quello che fa spavento è che fra una foto e un'altra non ci sono 30 anni, ma 3 foto prese a 2 anni di distanza e vedete che livelli di riduzione hanno avuto questi ghiacciai; di conseguenza, ridurre o utilizzare le acque per produrre neve artificiale solo in certe stazioni e quando nevica poco. Non è possibile produrre neve per fare le piste senza precipitazioni, è un lusso che non possiamo permetterci e, risparmiando su questo lusso, potremo andare a piani di riconversione di alcune stazioni. Non è che, se non facciamo la funivia a Champorcher, quel paese chiude e noi lo abbandoniamo. Si tratta di dire che non si fa la funivia perché non c'è l'acqua e non si può fare neve artificiale, in compenso vi sono queste risorse economiche che si possono utilizzare in tali direzioni. Basta fare un giro in Europa e vedere come stanno rinaturalizzando certe stazioni invernali e come in questo modo riescono a lavorare più mesi delle stazioni precedenti.
Continuo con l'altro documento, dove si parla di finanziamenti, strategia unitaria per le politiche di sviluppo cofinanziate dai fondi strutturali comunitari. Se leggiamo questo documento, è assolutamente condivisibile, ma occorre fare un bilancio di come abbiamo utilizzato i fondi 2000-2006 e capire dove non siamo riusciti ad intervenire, dove non abbiamo voluto intervenire, perché vi è l'informatica e la telematica, vi sono le nuove tecnologie, vi sono le fonti rinnovabili, vi è la razionalizzazione dell'amministrazione pubblica, vi è l'aiuto alle imprese, vi è la tutela della salvaguardia dell'ambiente, del territorio, della flora e della fauna, vi è tutto lo scibile umano, però questo scibile umano contrasta con le leggi principali che dettano le regole dall'UE fino alla nostra Regione, che sono le regole del mercato e della concorrenza, che nessuno ha chiesto e, se le "Tavole di Mosè" sono il mercato, la concorrenza e la competitività, non mi si venga a scrivere questi bei documenti dove, se riuscissimo a fare 1/3 di quello che qui è scritto, dovremmo quanto meno tornare a far passare 1.000 TIR, dovremo bloccare tutte le entrate ad Aosta delle auto. Mi dispiace che l'Assessore La Torre non lo ha accennato prima nel bel discorso dell'"area Cogne" e non ha "aperto bocca" sulla ferrovia: come facciamo a rifare quell'"area Cogne" senza parlare di ferrovia, di svincoli per servire quell'area? Quell'area andrà in porto non si sa fra quanti anni, nel frattempo dovremo pensare alla ferrovia, perché ci rendiamo conto che le merci non possiamo più trasportarle su gomma. Nel frattempo cominciamo a pensare, e qui la libera concorrenza, a quali merci dobbiamo trasportare; è veramente necessario trasportare tutte le merci di questo mondo? E se le trasportiamo senza le ferrovie, vanno su ruote e, se vanno su ruote, quello che è scritto qui "va a farsi friggere"! Ecco perché la discrepanza fra come usiamo i soldi per foraggiare una pletora di addetti ai lavori sull'Europa e sui finanziamenti europei e il fatto che non vi sia mai un bilancio sui risultati di come abbiamo investito questi soldi. Mi riferisco alla formazione, su tutti questi soldi dati alla formazione, l'Assessore ci dice che alla "Dora S.p.a." mancano ingegneri e informatici, allora non capisco più niente. E con i soldi che tipo di formazione abbiamo fatto, a chi, quali risultati abbiamo portato? Abbiamo settori avanzati, abbiamo immesso in questo comparto professionalità nuove? Non voglio fare polemica, sto dicendo che se il 2007... e il 2014... avendo portato a casa gli stessi soldi, la gestione è la stessa, non va bene: andiamo a gravare una situazione con disastri non da poco, perché gli effetti negativi fanno da moltiplicatore e poi arrivederci. Quando si parla di un'amministrazione, un milione di firme per servizi pubblici di alta qualità in Europa, è la centrale sindacale unitaria, perché chiede un milione di firme per servizi pubblici efficienti? Perché è uscita una pubblicazione: "Quindici anni di pubblico è meglio"; allora noi abbiamo un problema di sottrarre alla concorrenza alcuni tipi di servizi essenziali, faccio un esempio: "low cost", è di moda tale termine, si gira tutto il mondo con "quattro soldi", ma chi di noi che va a spasso con "quattro soldi" in aereo si è mai preoccupato di quanto vengono pagati gli addetti di questa multinazionale? Abbiamo privatizzato la sicurezza nel tunnel spendendo di più e, se qualcuno mi garantisse che, avendola privatizzata, se succede qualcosa, avremo migliori interventi, lo sfido proprio a dire una cosa del genere. Abbiamo parlato stamani dei servizi postali, alla fine vediamo quanto sono aperti i servizi, ma non la faccio lunga, queste cose le ho già ripetute moltissime volte.
Abbiamo una società civile che è esclusa dal processo decisionale dell'UE, abbiamo una mortificazione delle autonomie locali e torniamo alla polemica con il Presidente: ci sono dei nemici che stanno a Roma, è vero, ci sono a Roma... che stanno nella nostra Regione... e molti nemici che stanno in Europa e ci stanno le "lobby", che dettano le direttive ai Commissari europei poco eletti dal popolo, che emanano direttive liberticide tipo la "Bolkenstein", alle quali dobbiamo adeguarci. E i nemici dei buoni benzina che siamo per superare, non sono quelli di Roma, intanto siamo noi che avremmo già dovuto pensarci prima, ma soprattutto l'UE, perché, quando abbiamo fatto lo Statuto speciale e la zona franca dalla quale conseguono i buoni benzina, forse che in tutti questi anni prima che venisse il mercato non c'era la libera concorrenza? Qualcuno si è mai lamentato che in Valle avevamo i buoni benzina... con tutte le imprese che andavano e venivano forse non c'era concorrenza? Adesso improvvisamente decidono di togliere un diritto acquisito, condizioni di miglior favore; il problema non è quello di togliere a noi, ma quello di dare agli altri, se poi vediamo i contratti di lavoro che ne conseguono a ricaduta dal punto di vista della qualità dei cittadini e della vita dei cittadini europei, certo, viva l'Europa, ma non può essere solo l'Europa di alcuni a scapito di altri! Ho abbreviato un po' troppo, volevo fare maggiori connessioni, ossia Valle d'Aosta "Carrefour d'Europe", ho l'impressione che abbiamo un complesso di inferiorità dove siamo noi che per primi ci chiudiamo e rifiutiamo questo concetto, perché abbiamo approvato una legge un anno fa, le Euro-Regioni... ma riusciamo a mettere in rete queste Euro-Regioni nei confronti di un'Europa che nega le Regioni?
Chiudo. Se deve esserci Europa, deve essere l'Europa dei cittadini, dei popoli e delle Regioni; non dico "no" al mercato o alla concorrenza, ma dico meno concorrenza, meno mercato, più cittadinanza e diritti da parte di tutti i cittadini. Siamo per estendere i diritti acquisiti con 2 secoli di lotte, tipo quelli sindacali alla Bulgaria e non che i lavoratori bulgari vengano da noi a fare concorrenza sleale, perché il diritto alla concorrenza... ma il tempo è scaduto e riprendo domani, perché è calata la tensione.
Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (CdL) - La tensione ideale in questo momento non c'è, questo Presidente ci fa capire che le sedute notturne non sono sempre consigliabili, ne prenda nota...
Presidente - ... non le delibero io...
Tibaldi (CdL) - ... anche perché l'intervento articolato del collega Bortot che ha toccato tutti i settori dell'enciclopedia, non solo della deliberazione in oggetto, ha un suo filo conduttore. Leggendomi questo documento, è vero che si toccano tanti argomenti molto importanti e sono argomenti che hanno richiesto l'impegno di professionalità non indifferenti. Se leggete la pagina dopo il frontespizio, vi sono fior di dirigenti regionali che hanno collaborato alla redazione di questo documento e poi anche un nutrito gruppo di supporto tecnico, che ha visto la partecipazione di docenti universitari delle varie facoltà italiane e di altre società di massimo rispetto. Si evince anche dal titolo di questa deliberazione che si sta parlando di qualcosa di importante: "strategia unitaria regionale" per fare qualcosa; d'altronde la Giunta ha avuto il vantaggio di poterlo far preparare da questo fior di professionisti, la II Commissione ha potuto analizzarlo ed esprimere un parere e oggi alle 11,00 di sera siamo qui chiamati ad esprimere un voto. È un documento importante, dicevo, e il suo peso lo si comprende guardando a pagina 78 il quadro finanziario. È un documento che pesa 353 milioni di euro, è una sorta di mini bilancio per quanto riguarda le cifre regionali, sul quale oggi dobbiamo esprimerci. Sono 353 milioni di euro, per la massima parte coperti da risorse nazionali (42,5%), da fondi comunitari (30%) e da risorse regionali (28%); questo quasi 28% significa che in 7 anni vi sono 99 milioni di euro mal contati che verranno messi da parte regionale. Si potrebbe parlare di tutto e del contrario di tutto, come si fa in sede di discussione di bilancio, perché la prima parte è descrittiva e anche enciclopedica, poi si entra nel vivo del documento dove ci sono obiettivi, assi e misure.
Naturalmente sono tutte situazioni che lasciano alla Giunta una massima operatività, perché se qui si leggono dei passaggi specifici... prendiamo l'occupazione: il lavoro è un problema fondamentale non solo per la Valle d'Aosta, ma per qualsiasi Regione europea, in merito all'occupazione si legge a pagina 30: "l'attenzione è stata rivolta soprattutto ai problemi legati alla flessibilizzazione del mercato del lavoro e agli effetti negativi prodotti dalla globalizzazione, da fronteggiare con importanti investimenti in formazione, con una maggiore attenzione all'inclusione, con il sostegno all'innovazione di prodotto e alla creazione di reti...". Sono discorsi molto ampi, indiscutibili da qualunque punto di vista e che naturalmente lasciano un ampio margine di intervento da parte di chi ha la possibilità di utilizzare questi denari, ma nella sostanza cosa si dice? Si mettono dei titoli, che sono gli obiettivi specifici o quelli operativi e dei sommari, con delle percentuali che assegnano delle risorse all'uno o all'altro indirizzo e questo vale per qualsiasi argomento, anche perché, a parte gli obiettivi che sono condivisi con lo Stato o con l'Europa, vi è la cosiddetta "intesa istituzionale di programma", dove vi sono una serie di interventi indicativi (8) a pagina 71, dove si inseriscono una serie di materie molto ampie, ne cito una sulla quale ci siamo soffermati in IV Commissione: l'adeguamento e miglioramento del sistema di trasporto ferroviario. Sulla ferrovia valdostana avremo dedicato 7-8 sedute per redigere un documento che prossimamente sarà all'esame dell'aula. Qui vengono sintetizzate delle linee guida, che sono queste 4 della ferrovia Chivasso-Aosta, della ferrovia Aosta/Pré-Saint-Didier, dell'area ferroviaria della stazione di Aosta e poi le iniziative per promuovere il collegamento ferroviario internazionale con i grandi assi di trasporto, sono tutte linee condivisibili, ma che sono state il frutto di un'elaborazione diversa rispetto a quella che ha sviluppato la IV Commissione. Prima il collega Bortot faceva cenno alle "Tavole di Mosè", ha presentato anche la pubblicazione di un libro, ha condito il suo intervento in maniera simpatica con tante notizie, ma qui vi è lo spazio per inserire diversi spunti di intervento, ma vi sono anche degli assi di intervento come quello della ferrovia, che sembrano scavalcare le competenze che la Commissione ha sviluppato in questi mesi.
Ci piacerebbe capire dalla Giunta quali sono gli intenti, dove sono stati sintetizzati? Qui vi è un grosso lavoro burocratico, d'altronde tutte le strutture che ha l'Amministrazione regionale a sua disposizione hanno permesso di redigere 100 pagine della deliberazione n. 518 e altrettante della n. 519, che ci descrivono tutti questi aspetti dell'economia e della società valdostana in questo contesto globale nel quale dobbiamo essere competitivi, ma come? Dobbiamo essere competitivi intervenendo a favore di queste iniziative distinte che vengono portate avanti, ma vorremmo capire se la Regione va in tale direzione, perché qui si parla di implementazione dell'iniziativa privata, ma la realtà dei fatti vede una Valle d'Aosta che avanza verso un'espansione del suo ruolo Regione nell'ambito dell'economia valdostana: questa è una contraddizione in termini rispetto a quello che è scritto qui sopra, perché qui si dicono delle cose che nel merito sono accettabili, ma poi, di fatto, sono carta che si fa scrivere, che serve per attingere ai fondi comunitari, alla fine è carta che rimane scritta come palestra per i burocrati che si sono cimentati in questo ruolo. È un documento che ha una forte valenza politica per il peso finanziario di cui dicevo prima, 353 milioni modulati su questi 7 anni comportano delle scelte politiche non indifferenti. Sono scelte che hanno un filo conduttore che è quello della montagna, montagna zona svantaggiata, forse ne parleremo anche domani, è vero che la montagna comporta degli svantaggi anche in termini di difficoltà di competere con altre zone dell'Europa che sono avvantaggiate per condizioni orografiche, logistiche... ma la montagna non deve diventare un alibi, deve invece essere quello stimolo che, grazie alle risorse provenienti dall'Europa, ci deve permettere di recuperare quel deficit di competitività che oggi viviamo rispetto alle altre Regioni di cui dicevo. Non vorremmo che la montagna diventasse un alibi per incamerare risorse e poi non traguardare questi obiettivi che sono condivisibili, ma che anzi permettono un'ulteriore espansione del blocco pubblico regionale che in questa Regione è mastodontico. Il Presidente Caveri ripeterà che in Valle d'Aosta non c'è l'imprenditoria privata, ma è un ritornello che sentiamo da molti anni e anche questo è quell'alibi che viene utilizzato dalla Regione per poter dire: "dove non c'è il privato, la saturazione spetta al pubblico e il mercato viene saturato dal pubblico". Gli esempi che si possono enunciare sono innumerevoli, ultimo in ordine di tempo è quello della Regione che si è cimentata nel settore alberghiero con l'estate 2006, visto che ha acquistato un grande albergo fatiscente a Saint-Vincent e questi sono spazi che vengono tolti a quelle iniziative che qui invece dovrebbero essere promossi e che i redattori di questo documento si sono proposti di promuovere.
Chiediamo alla Giunta, perché oggi siamo chiamati a ratificare, ma credo che anche la Giunta abbia ratificato un documento che arrivato dai burocrati... ho tale impressione, ci piacerebbe sapere quanto c'è di vostro, Presidente, come apporto politico nel dire: "no, non recepisco acriticamente un documento che è frutto di studio", perché questo è un accurato studio che ci serve per incamerare risorse, ma vi è una partecipazione politica condivisa da parte della Giunta. Confermiamo l'astensione che il collega Lattanzi ha espresso in II Commissione, anche perché vi sono delle valutazioni politiche di cui siamo stati fatti partecipi in misura marginale, tutti i componenti della II Commissione e oggi i Consiglieri qui non so quante occasioni in termini di tempo abbiano avuto per approfondire gli argomenti qui trattati. Penso che il Presidente, o chi per esso, ci darà delle motivazioni politiche ulteriori a suffragio di questo documento, che, come la deliberazione n. 519, ha una sua valenza tutt'altro che marginale; purtroppo se ne discute in tarda serata, verrà licenziato con una discussione breve, ma riteniamo sia tutt'altro che marginale la portata di questo atto, che reca come primo termine la parola "strategia" e questo ha un significato che tutti conosciamo.
Presidente - La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Mi permetta anzitutto di associarmi a quanto detto da altri colleghi sulla validità delle riunioni notturne, non credo che servano a niente o a nessuno, se non a tenere il bar aperto da parte del collega Salzone. Se vogliamo fare qualcosa di serio, sarebbe opportuno organizzarci diversamente e ribadisco qui la posizione espressa in Conferenza dei Capigruppo che su questi temi sarebbe opportuno aumentare il numero delle sedute diurne - fare martedì pomeriggio o venerdì mattina -, piuttosto che ridursi in tali condizioni, soprattutto perché si affrontano alcuni temi come questo: "ratifica di deliberazioni adottate dalla Giunta regionale in via d'urgenza", che non sono cose urgenti, ma sono cose strategiche. Già c'è una contraddizione nella stessa presentazione.
Prima di passare a una valutazione sulle strategie, come ha fatto il collega Bortot, volevo ricordare la figura, visto che qualcuno ha citato Sarkozy, di Balladur, che è stato un primo Ministro di un certo spessore qualche anno fa, il quale, prima di fare la carriera del politico, aveva fatto la carriera del "Grand Commis di Stato" ed era conosciuto perché nell'azienda in cui lavorava riuniva appena arrivava i dirigenti e chiedeva ad ognuno una relazione sulla situazione del suo reparto e sulle prospettive. La prima volta arrivavano i dirigenti, chi aveva portato 3 pagine, chi 4, chi 15... venivano cacciati da Balladur che gli diceva di stringere, perché, se sapevano di cosa stavano parlando, potevano farlo in maniera sintetica. Alla fine scoprirono i dirigenti che Balladur sopportava 12 righe, ossia se uno sapeva qual era la situazione del suo reparto e quali erano le problematiche e le soluzioni alle problematiche, in 12 righe doveva farlo stare. Questo perché, secondo me, tali documenti peccano non di essere grossi, perché una serie di valutazioni... vi è perfino la ripetizione in inglese, vi è una nota che dice: "questo programma..." - quello sull'Europa centrale... - "... non lo traduciamo perché ancora in fase di...", quindi è in inglese; per i Consiglieri regionali poteva anche essere fatto uno sforzo di presentarlo in lingua francese o italiana, ma tant'è... perché c'è tutta una parte di documentazione, di richiami ai vari programmi europei, che è importante, ma dovevano essere sintetizzati questi documenti non dico nelle 12 righe di Balladur, ma in uno schema che consentisse la lettura del documento per capire la strategia del documento, non essendoci, siamo obbligati ad "andare a braccio".
Riprendo un intervento che avevo già fatto sullo stesso argomento, perché non è la prima volta che affrontiamo questo tema, rispetto al fatto che tali documenti sembrano costruiti al contrario, ossia prima si decide a quali fondi e in che modo per prendere i soldi, dopodiché si fa la ricostruzione per poter dire che arriviamo lì. Questo in modo anche pregiudicato: se per arrivare lì dobbiamo dire che la Valle d'Aosta ha delle grosse difficoltà, lo diciamo, se diciamo che va tutto bene, diciamo che va tutto bene. Faccio un esempio: l'Università, oggetto n. 518, l'approvazione del documento di programmazione strategico-operativa della Valle d'Aosta "Dopso", siamo a pagina 21, non sto a disquisire sulla parte della scuola dell'obbligo e della scuola superiore, che dà le difficoltà e alcune criticità per quanto riguarda le scuole medie superiori, ma arriviamo al numero di laureati in materie tecniche e scientifiche per 1.000 abitanti fra i 29 anni. In Valle d'Aosta questo numero è inferiore a 1,2, mentre il dato del nord ovest è 16,4; siamo a 1/15 dei laureati in materie tecnico-scientifiche rispetto al resto del nord ovest, ossia ai competitori con cui ci troviamo a che fare, perché l'azienda industriale di Arnad ha a che fare con quelli di Cavaglià, forse anche di quelli di altre parti, ma ha più facilità ad avere questa cosa. Andiamo poi a vedere frammisto in tutto questo bailamme di interventi con tante belle sigle, risposta a questa necessità: creazione di poli multifunzionali dell'Università della Valle d'Aosta e Politecnico di Torino, per attività di formazione ricerca e servizi al territorio, ossia di fare una facoltà scientifica, che sarebbe la soluzione naturale, "non è passata neppure per l'anticamera del cervello". Ci sono queste definizioni come: polo multifunzionale, come dire: "non sappiamo cosa fare a Verrès dell'ex "Brambilla", cerchiamo di fare qualcosa per riempirlo"... e non una risposta al problema che è stato evidenziato all'inizio.
Ve ne sono anche altri, basta andare alla riga seguente, "interventi indicativi: sostenere ed attrarre imprese industriali e dei servizi ad elevato contenuto di conoscenza, anche mediante la definizione di specifiche politiche attive del lavoro e la promozione di "cluster" di imprese eventualmente transfrontaliere", si poteva qui usare una parola italiana: di insiemi, non so cosa vuol dire "cluster"... di grappolo di imprese, perché questo inglesismo? Noi siamo francofoni, comunque raggruppamento. Cosa si scrive come progetto? Da definirsi, ossia oggi diamo il via libera a una roba che va all'Europa per cercare i finanziamenti del piano settennale e abbiamo un progetto da definirsi, non sappiamo neanche cosa fare per imprese industriali, di servizi ad alto contenuto di conoscenza. Queste sono le contraddizioni di questo documento, che, a fronte di tutta una serie di impaginazioni molto carine, vi sono anche questi simpaticissimi schemi in cui vi sono gli obiettivi con la consistenza territoriale localizzata, i sistemi di dotazione territoriale e gli obiettivi di consistenza territoriale diffusa, in cui vi è una sommatoria di lineette che vi sfido a riuscire a capire cosa significano e credo che neanche chi lo ha fatto, se non che ha un aspetto grafico simpatico che dimostra che c'è una certa connessione... ma questo... non c'era bisogno di perdere del tempo a fare un ragionamento di questo genere. L'impressione che si ha è che quando si scrive tanto e si fanno questi grandi progetti... si cerca di coprire il pochissimo di quello che si vuole fare. Alla fine vuol dire cercare di scrivere qualcosa per portare a casa dei soldi e su questo siamo d'accordo e voteremo questo provvedimento come pure tutti gli interventi per quanto riguarda l'evidenza europea, perché siamo convinti che siano delle battaglie da giocare, ma con delle carte migliori di queste.
Per passare a dati positivi, vi è un dato interessante ed è forse l'unico passo in avanti sostanziale che abbiamo evidenziato. Nella parte iniziale si fa riferimento alla debolezza del tessuto industriale e dello sviluppo economico in Valle rispetto a una serie di infrastrutture; non parlerò di quelle "wireless" e di altre informatiche, perché ne abbiamo parlato in altra sede e oggi ho dato sufficientemente nei confronti dell'Assessore alle finanze, per cui faccio sconto di questa parte, invece credo sia da evidenziare la parte "migliorare i collegamenti da e verso l'esterno anche assicurando l'aggancio alle grandi reti e l'accessibilità alle aree marginali della Regione, obiettivo n. 12, per quanto riguarda gli interventi indicativi DSR".
Per la prima volta vedo una riproposizione corretta precisa anche rispetto al lavoro fatto in Commissione, che è stato fatto sullo stimolo dei programmi di legislatura più volte evidenziati e anche dell'attività del Senatore e Deputato della Valle d'Aosta, che hanno portato a casa significativi interventi a livello dell'ultima finanziaria, per cui il primo punto su questo obiettivo è l'adeguamento e miglioramento del sistema di trasporto ferroviario. Questo l'ho molto apprezzato, perché sono convinto che, per far ripartire la ferrovia e aggiornarla a livello europeo, la cosa principale da fare... è che qui dentro siamo convinti che è la prima cosa da fare, allora non solo c'è questo, ma credo che sulla ferrovia Chivasso-Aosta... ma preferisco dire linea Torino-Aosta...
(interruzione del Consigliere Venturella, fuori microfono)
... c'è opposizione e opposizione, ci sono anche differenze... su Aosta/Pré-Saint-Didier faremo delle discussioni... "by-pass" della stazione di Chivasso, variante di tracciato Verrès-Châtillon, aumento raggio di curvatura e ottimizzazione geometria del binario in alcuni tratti, elettrificazione tratta Aosta-Ivrea, installazione sistema controllo marcia treni, nonché area ferroviaria della stazione di Aosta, Aosta/Pré-Saint-Didier, iniziative per la promozione del collegamento ferroviario internazionale. Questi sono dati importanti, credo che abbiamo una grande responsabilità, vorrei però augurarmi che insieme a tali iniziative da un punto di vista europeo ci mettiamo anche dei soldi per quanto riguarda i finanziamenti regionali. Non sono riuscito a capire se tali obiettivi erano solo di finanziamento regionale o se erano anche di finanziamento europeo, me lo spiegherete e mi darete le vostre considerazioni.
Qualche dubbio poi ce l'ho per quanto riguarda lo schema di funzionamento della regia unitaria, che è uno schema che trovate a pagina 83, ed è interessante perché c'è la Giunta regionale, il "NUVAL"... l'assistenza tecnica, la direzione regionale, l'autorità di gestione, il CPEL, il Patto per lo sviluppo, il Consiglio regionale è messo dietro la Giunta regionale come un ente che non si capisce bene che ruolo abbia. Credo che questa sia certamente la volontà politica di questa maggioranza, ma non è corrispondente a quella che dovrebbe essere un'aspettativa democratica rispettosa dello Statuto della Valle d'Aosta. Di fatto, il CPEL ha un'evidenza molto superiore al Consiglio in questo tipo di regia, tanto che è tra il collegamento fra il Patto per lo sviluppo, il CPEL e la Giunta regionale che è identificato il livello della responsabilità e della decisione politica. Mi dispiace, Presidente, il livello della responsabilità e della decisione politica è e resterà nel Consiglio regionale, checché voi scriviate questo e noi lo voteremo anche se c'è questo, proprio perché sono del tutto irrilevanti i vostri tentativi di rubare al Consiglio regionale le sue competenze.
Un discorso prima di passare al problema della competitività e del modello di sviluppo che prevediamo per la Valle d'Aosta... un discorso a parte merita la parte dello sviluppo rurale. Sullo sviluppo rurale è interessante notare, devo ammettere che non ho una grandissima esperienza in materia e ho cercato di fare quel che potevo per quanto riguarda comprendere il valore e l'importanza di questi dati, però alcune osservazioni mi sono venute con precisione e innanzitutto nel testo dello sviluppo e della competitività viene citato come uno dei valori della Valle d'Aosta i vigneti e i frutteti perlopiù localizzati nella valle centrale, che forniscono produzioni di notevole pregio, vini "doc" e mele. Tutta l'analisi che viene fatta in questo documento non ha nessuna caratteristica di analisi concreta della realtà, non viene detto che il settore delle mele è in profonda crisi; qui si dice che bisogna cercare di salvare le razze bovine ed ovine in estinzione...
(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)
... anche gli asini, i tabuloni, si chiamano così perché lo stracotto di tabulone è ottimo, ma non ci si rende conto che esiste la mela "renetta" che è in difficoltà e avviata all'estinzione per le motivazioni che ha detto il Consigliere Bortot, c'è un aumento della temperatura talmente violento che ha comportato delle serie difficoltà. Una coltura come quella della mela oggi potrebbe essere svolta in quote più alte, ma nelle quote in cui è tradizionalmente presente è in enorme difficoltà. Sul giornale di oggi era evidenziato che sta decollando in bassa Valle l'olivicoltura, che mi raccontava che c'era stata in alcuni periodi del Medioevo. Ci sono qualche centinaio di piante di olivo con una certa produzione. È chiaro che questa alterazione climatica ha un vantaggio per alcune produzioni, ad esempio per chi si è messo a fare vino le gradazioni della zuccherina sono aumentate e ci sono stati dei miglioramenti, ma porta delle difficoltà per altre. Queste non emergono da tali cose, non vi è alcun intervento a favore, almeno per quanto mi è stato possibile capire, di tale tipo di produzione e valorizzazione. Teniamo conto, tanto per avere un'idea, che la Cooperativa "Cofruit" di Saint-Pierre era tarata per gestire 40mila quintali di mele e oggi arriva a gestirne 10mila e non di più. Non solo, all'interno di questi la quantità di "renette" è notevolmente diminuita. Dobbiamo allora capire se questo sviluppo rurale aveva una valenza di un documento da mandare in Europa tanto per riuscire a portare a casa i soldi dello sviluppo rurale, su cui siamo d'accordo che sono dei soldi importanti, oppure se vogliamo utilizzare questo strumento per capire quali sono i reali problemi, perché alla fine abbiamo i soldi e dove vanno a finire? Vi è una parte molto diffusa e molto articolata su tutti i premi per i vari tipi di produttività, da questo punto di vista, avrei gradito che emergessero delle rappresentazioni che ci consentano di capire cosa significa. Alla fine dare 600 euro ad ettaro per questa produzione, 400, 150, 1.500 per il benessere degli animali in termini di reddito degli agricoltori cosa funziona? Che mi sembra sia l'obiettivo centrale di questo: il reddito degli agricoltori. Siamo d'accordo, ma bisogna capire che non solo dobbiamo sapere cosa significa in termini di reddito, ma cosa significa poi in termini di risultati: risultati di produzione, di difesa delle produzioni tipiche, di efficienza della produzione, di redditività e di produzione... quella più importante che è la difesa del suolo e del territorio. È chiaro che l'agricoltura in termini brutali di prodotto interno lordo non arriverà mai nemmeno lontanamente a ripagare i soldi che si investono in essa, ma c'è un ritorno eccezionale dal punto di vista della gestione del territorio, perché non potremmo fare diversamente. La Valle d'Aosta potremmo chiamarla la valle dei "ru", perché questa è stata la grande caratteristica che ha consentito lo sviluppo economico, la sopravvivenza e lo sviluppo di un popolo, ma tutto questo sistema, se non vi fosse la presenza dell'uomo, degli alpeggi, dei prati e dei pascoli, delle viticolture, non potrebbe essere così, quindi sono convinto che non dobbiamo fare un mero calcolo economico fra quanti euro si investono e quanti euro di prodotti rientrano, perché c'è il prodotto, ma poi c'è anche quel servizio straordinario di tutela del paesaggio, di cura del paesaggio e di tutto il sistema ecologico che è importante. Da questo studio non si evince che esista una corrispondenza fra tali 2 dati, ossia ci predisponiamo ad investire centinaia di milioni di euro nello sviluppo agricolo, nelle attività collaterali non agricole per cui faremo l'agriturismo... nella difesa del bestiame tradizionale, benissimo, ma alla fine il reddito che arriva agli agricoltori è sufficiente, è positivo? E anche cosa significa in termini di distribuzione, perché a 4 agricoltori vanno centinaia di milioni e agli altri non arriva niente, oppure c'è la distribuzione più uniforme? Queste sono le domande a cui vorremmo avere delle risposte e qui magari c'è scritto, ma in una forma tale che non ci è stato possibile capirlo e sarebbe opportuno rimodellare questo o associare a questi documenti una documentazione che specifichi tali cose. Dall'altra parte anche in termini di risultati pratici... la "renetta"... dovremo sempre comprare "renette" che arrivano dal Canada o da altre parti, o facciamo un progetto per svilupparla qui oppure, essendoci modificazioni climatiche significative, purtroppo prendiamo atto che quella qualità non è più coltivabile per un certo periodo di anni e quindi ci lanciamo in produzioni di mele più consone alle condizioni climatiche che si sono prodotte? Non ho una risposta, ma mi piacerebbe che un ragionamento vi fosse in questi documenti.
Se vi è una linea di condotta che non possiamo liquidare facilmente, è quella proposta dal collega Bortot, che è stuzzicante, quella del desviluppo, la decrescita felice - che poi sia felice la decrescita è da vedere -, ma ritengo sia una sfida dal punto di vista intellettuale questo tipo di prodotto. Io la vorrei girare in un'altra maniera: qui si parla di progetti strategici, credo che, proprio quando si affrontano questi grandi temi, tutti noi siamo chiamati a dirla come la pensiamo sul lungo periodo. Penso si possa prendere dalla proposta della decrescita felice il significato qualitativo del termine, ossia non è possibile ragionare solo in termini di PIL, di fatturato, di produzioni. Vi è una grande importanza della parte qualitativa e devo dire che in alcune parti di questi documenti stimoli ve ne sono, soprattutto per quanto riguarda la competivitità e il benessere della vita rurale, ma credo si debba tarare la nostra società come valori per capire se i valori qualitativi del vivere sociale, dell'integrazione migliorano o peggiorano. Se nella nostra società aumenta il senso di appartenenza e diminuisce il senso di solidarietà rispetto ai nuovi concittadini, quello è un dato negativo, se lo spopolamento dei piccoli Comuni si arresta... anzi vi è un ripopolamento, magari con nuovi apporti di culture diverse... questi sono dati positivi. Bisogna trovare degli indicatori di qualità dello sviluppo e della presenza sul territorio che ci consentano di trarre delle conseguenze delle scelte politiche che siano coerenti con il nostro progetto. Uno sviluppo economico indefinito non è possibile, anzi, per certi versi, lo sviluppo economico che avviene in Cina ci insegna che certi livelli di crescita si associano a delle gravi cadute dal punto di vista della qualità ambientale, della qualità della vita e della coesione sociale. In Cina si stanno producendo delle diversificazioni di reddito talmente ampie, per cui esiste una categoria di eletti molto ristretta che poggia il proprio benessere su un'enorme quantità di sommersi che lo reggono.
Credo che queste riflessioni debbano portarci ad un obiettivo che non ho ritrovato in nessuno di questi 3, se non parzialmente in quello dello sviluppo rurale, ossia in Valle d'Aosta si è perso molto della coesione sociale, perché esiste una categoria dei fortunati, di quelli che hanno potuto accedere alle prebende del potere, ai finanziamenti regionali, agli incarichi, all'assunzione alla "CVA" o al casinò, e degli altri... Mi sarebbe piaciuto ritrovare in questi progetti dei provvedimenti per far sì che la differenza di reddito fra la Signora anziana immigrata ad Aosta, vedova di un operaio della "Cogne", che tira avanti con 500 € al mese, non abbia differenza di reddito rispetto all'impresario che vince spesso delle rotonde da milioni di euro: questo potrebbe essere un qualcosa che ci differenzia da quello che è scritto qui dentro. Sono posizioni politiche diverse, però devono rimanere all'interno dell'aula e confrontarsi.
Rispetto all'Europa, dobbiamo avere la massima unità possibile perché le risorse per l'agricoltura e per alcuni progetti di sviluppo importanti dal punto di vista infrastrutturale e dei servizi passano da Bruxelles e a Bruxelles dovremmo avere la stessa compattezza che ci dovrebbe essere a Roma, purtroppo non vi è tanto a Roma, non vorremmo che non vi fosse neanche tanto a Bruxelles.
Infine, ultima considerazione, non so come si possa fare, questo Consiglio era riuscito a votare un mio progetto di legge statale, che peraltro si è perso nei meandri della legislatura precedente: era quello sull'elezione del Parlamento europeo su base regionale, perché è giusto che tutte le Regioni italiane abbiano almeno un rappresentante al Parlamento europeo. Credo che la parte monca di tutto tale ragionamento da noi fatto è proprio che poi, mentre per le leggi statali e per i rapporti con il Parlamento italiano e con il Governo italiano, abbiamo i nostri rappresentanti, per il Parlamento europeo questo manca. Credo che questo sia un fatto estremamente deficitario e spero che tutte le forze politiche rappresentate in questo Consiglio regionale, con tutte le forze che hanno, possano trovare la compattezza per chiedere che già a partire dal 2009 tale problema sia risolto.
Presidente - La parola al Presidente della Regione, Caveri.
Caveri (UV) - Sono sicuro che sull'insieme di argomenti qui discussi avremo la possibilità di tornare molto opportunamente nella seduta di domani dedicata alle materie comunitarie. Di fronte ai brevi cenni dell'universo di una specie di enciclopedia trasformata in Bignami, ammetto di essere "démuni" quasi triste e solitario. Mi auguro che la decrescita felice non sia un pauperismo sfigato, perché mi trovo davanti talvolta a dei "laudatores temporis acti", che forse non ricordano la povertà che ha caratterizzato la nostra Regione in molte parti della nostra storia.
Vorrei dire che questi documenti sono costati mesi e mesi di lavoro da parte di persone molto competenti e persone che hanno sudato, analizzato, riscritto, discusso, noi compresi, è stato un lavoro che ha riguardato, da un lato, i funzionari e, dall'altro, il Governo regionale che ha spesso discusso di alcuni passaggi delicati concernenti il Piano di sviluppo rurale, l'FSE, la competitività, la questione della regia unitaria, aspetti anche originali che ci hanno consentito di chiudere il periodo di programmazione senza perdere un centesimo, dall'altra ci hanno consentito, per la serietà dimostrata nell'utilizzo dei fondi comunitari, di riottenere la riassegnazione delle stesse cifre del periodo di programmazione a fronte del fatto che la maggior parte delle altre Regioni hanno perso dei fondi. I metodi di "montaggio" dei documenti europei sono molto specifici, capisco che vi possa essere la considerazione di un'eccessiva burocratizzazione, di utilizzo di termini inglesi, di schematizzazioni che possono apparire banali. Chi conosce i meccanismi che ci portano alla richiesta di fondi comunitari attraverso una lunga negoziazione con il Ministero dell'economia e con le altre Regioni in Italia e poi con la Commissione... peraltro ci muoviamo in una sorta di binario rispetto al quale dove ci sono gli scambi possiamo scegliere di spostarci su un binario di qui, piuttosto che di là, ma va detto che le linee direttrici della politica comunitaria sono fissate dalla politica comunitaria, in particolare dalla strategia di Lisbona, che fissa nella competitività - quella buona, vorrei dire al collega Bortot - un punto di riferimento sostanziale. Domani ci torneremo nella discussione sulla relazione in occasione della sessione comunitaria, nel chiedere l'approvazione di questi documenti ci tengo a dire che sono documenti che nelle prime valutazioni che ci sono state nel periodo di negoziazione sono stati molto apprezzati per gli elementi di originalità e di gestione specifica dei fondi, che dovrebbe permetterci di poter usare sempre meglio questi fondi a beneficio dello sviluppo della Comunità valdostana.
Presidente - Procediamo alla votazione, per quanto riguarda gli oggetti n. 518 e n. 519, la II Commissione ha espresso parere favorevole a maggioranza; per quanto riguarda l'oggetto n. 675, la III Commissione ha espresso parere favorevole all'unanimità.
La parola alla Consigliera Squarzino Secondina, per dichiarazione di voto.
Squarzino (Arc-VA) - Per dichiarazione di voto. È intervenuto il collega Bortot, avrebbe voluto dire tante altre cose e anche noi, ma rimandiamo a domani tutta una serie di osservazioni. L'elemento cruciale a cui accennava già il Consigliere Bortot è che, a fronte di un'analisi molto dettagliata, le risposte... sarà perché sono state costruite in un gruppo di lavoro, che ha lavorato bene, ma in base a criteri che il Consiglio non conosce... sarà perché le risposte sono espresse in modo generico per cui non si capisce bene, e faremo degli esempi domani... qual è l'intervento significativo che può realizzare uno di quegli obiettivi strategici o rispondere a una criticità evidenziata nella descrizione del contesto... sui 2 documenti di programmazione europea ci asteniamo, mentre votiamo a favore del Piano di sviluppo rurale.
Presidente - Pongo in votazione l'oggetto n. 518:
Consiglieri presenti: 34
Votanti e favorevoli: 28
Astenuti: 6 (Bortot, Frassy, Lattanzi, Squarzino Secondina, Tibaldi, Venturella)
Il Consiglio approva.
Presidente - Pongo in votazione l'oggetto n. 519:
Consiglieri presenti: 34
Votanti e favorevoli: 28
Astenuti: 6 (Bortot, Frassy, Lattanzi, Squarzino Secondina, Tibaldi, Venturella)
Il Consiglio approva.
Presidente - Pongo in votazione l'oggetto n. 675:
Consiglieri presenti: 34
Votanti e favorevoli: 31
Astenuti: 3 (Frassy, Lattanzi, Tibaldi)
Il Consiglio approva.
Presidente - Con questo punto esauriamo i lavori per oggi, il Consiglio è riconvocato domani alle ore 9,00.
La seduta è tolta.
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La réunion se termine à 23 heures 57.
