Oggetto del Consiglio n. 2695 del 9 maggio 2007 - Resoconto
OGGETTO N. 2695/XII - Risultanze dell'ispezione sul rispetto delle norme vigenti in materia di lavoro. (Interpellanza)
Interpellanza
Venuto a conoscenza che quasi la metà delle 258 aziende ispezionate dai funzionari del Ministero del lavoro presentano irregolarità nella messa in regola dei propri lavoratori, che una percentuale simile interessa le aziende ispezionate dall'INPS, ove si è riscontrato tra gli irregolari il 100% di lavoratori in nero, e che l'INAIL ha evidenziato, nell'oltre 80% di aziende irregolari tra le 28 ispezionate, una prevalenza di lavoratori in nero pari a circa il 30%;
Tenuto conto non solo della rilevanza giuridica di tali irregolarità, ma anche del grave effetto di precarietà e di degrado sociale che tali pratiche di elusione ed evasione delle prescrizioni del Ministero del lavoro, della Previdenza Sociale e dell'Assicurazione antinfortunistica comportano;
Evidenziata la necessità di atti non solo diretti a colpire la diffusa pratica del lavoro nero, ma anche diretti a tutelare le aziende che si comportano correttamente, che subiscono una concorrenza illecita e sleale da parte delle aziende irregolari;
il sottoscritto Consigliere regionale
Interpella
Il Governo per conoscere se intenda:
1) acquisire tutti i dati delle ispezioni del Ministero del lavoro, dell'INPS e dell'INAIL, al fine di escludere tutte le aziende che si siano rese responsabili di irregolarità legate alla pratica del "lavoro nero" da qualunque appalto o affidamento di servizio regionali;
2) escludere le aziende responsabili del suddetto comportamento da qualunque beneficio finanziario previsto dalla normativa regionale, nonché dall'erogazione di carburanti in esenzione fiscale;
3) predisporre tutti gli interventi necessari affinché gli enti locali e tutti gli enti, aziende, fondazioni, società, associazioni afferenti all'Amministrazione regionale attuino un identico comportamento;
4) coordinare iniziative volte a prevenire tale fenomeno.
F.to: Sandri
Presidente - La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Con ritardo non certo dovuto alla minoranza, perché eravamo tutti presenti alle ore 9,00, ma la maggioranza ha fatto mancare il numero legale fino alle 9,24, prendiamo la parola per approfondire questo tema a nostro parere abbastanza rilevante. Devo fare una premessa in qualche modo un po' emotiva, nel senso che questa riflessione mi è venuta ricordando un incidente sul lavoro capitato il 7 giugno 2006 ad Antey, quando un ragazzo, Giovanni Falbo, 20 anni di Aosta, dipendente di un'impresa di Châtillon, è morto folgorato in quanto il carrello su cui lui stava lavorando per tagliare dei rami si è avvicinato troppo a dei cavi della luce.
Riflettendo su questo incidente e sugli altri 4 incidenti mortali - 5 nel 2006 in Valle d'Aosta - ho fatto questa riflessione: com'è che è possibile seriamente e onestamente tagliare tali morti bianche? Fra l'altro, non so se vi ricordate, ma lo stesso Presidente della Repubblica, in occasione del 1° maggio, aveva richiamato tutti all'attenzione su questo tema. Credo che un dato fondamentale - un po' come si diceva prima sull'Ufficio clienti della "Casinò S.p.a." - è quello di pretendere su un certo argomento il rispetto più puntuale delle regole e delle norme dei buoni funzionamenti, dell'organizzazione, della correttezza e della fiducia e questo diventa la base essenziale di sviluppo di positività, invece l'accettare mancanza di organizzazione, mancanza di regole, mancato rispetto, elusioni, non dico omissioni penali, ma elusioni di altro genere comporta che si prepara l'"humus" ai fatti più gravi. Qual è l'"humus" per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro? Certamente il lavoro nero. Proprio nelle scorse settimane è emerso che dalle ispezioni dei funzionari del Ministero del lavoro quasi metà delle 258 aziende ispezionate presentavano irregolarità nella messa in regola dei propri lavoratori. La stessa cosa vale per l'INPS, ma qui è interessante che il 100% delle irregolarità riscontrate dall'INPS sono legate alla presenza di lavoratori in nero. All'INAIL abbiamo trovato invece sulle 28 aziende ispezionate ben l'80% di aziende irregolari con una prevalenza di lavoratori in nero pari al 30%. Teniamo conto che l'INAIL è l'assicurazione sugli infortuni e allora si capisce come mai succedono questi disastri proprio perché su tali temi esiste una rilevante elusione in qualche caso anche evasione delle prescrizioni. Noi vogliamo tutelare i lavoratori dalla pratica del lavoro nero, vogliamo tutelare i lavoratori rispetto agli incidenti, ma vogliamo anche tutelare le altre aziende, quelle serie ed oneste che pagano i contributi, che mettono in regola, perché si trovano di fronte a una concorrenza sleale da parte delle aziende irregolari. Chiediamo allora al Governo regionale se intende darsi da fare su questi temi, acquisire tutti i dati delle ispezioni del Ministero del lavoro, dell'INPS e dell'INAIL al fine di escludere tutte le aziende che siano risultate responsabili di irregolarità legate alla pratica del lavoro nero da qualunque appalto o affidamento di servizio regionale. Questo è fondamentale per capire se vogliamo davvero contrastare tale fenomeno e non solo formalmente, ma anche contenutisticamente. Ci risulta, ad esempio, che alcune aziende, i cui lavoratori hanno subito incidenti più o meno gravi, chiudono e riaprono con un altro nome, fanno fallire la precedente azienda e la riaprono in un'altra maniera. Quelle persone che sono state dirigenti, amministratori, proprietari di quelle imprese, anche se cambiano nome, devono essere tagliate fuori da ogni tipo di appalto o affidamento regionale, ovviamente questo deve poi associarsi al fatto - quindi chiediamo se il Governo intende seguire questa impostazione - che tali aziende siano esclude per quanto riguarda qualunque tipo di normativa regionale, tutte le varie normative per quanto riguarda il finanziamento e acquisto di attrezzature, corsi di aggiornamento, qualificazione professionale, ovviamente chi non è in regola per un certo periodo di tempo... e verificato che si sia messo in regola e che abbia continuato ad essere in regola per un certo periodo di tempo... non può ricevere contributi regionali. Altra intenzione che vogliamo capire è se la Regione vuole muoversi seriamente su questo tema e se tale tipo di impostazione vuole essere esteso a tutti gli enti locali e alle aziende, fondazioni, società, associazioni afferenti comunque all'Amministrazione regionale. Questi sono gli intendimenti che vorremmo capire se l'Amministrazione li vuole recepire, penso sia un tema molto importante, ci aspettiamo una risposta non solo esaustiva, ma anche positiva.
Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre.
La Torre (FA) - Credo che non vi siano dubbi da che parte ci schieriamo. Ci schieriamo tutti insieme dalla parte della legalità, è evidente. La cosa su cui non sono d'accordo è quella di dire che questa è una Regione che è attraversata da questa... definita da qualcuno illegalità, la nostra è una società sana che vuole e cresce nella legalità, ha una cultura della legalità su cui dobbiamo lavorare, su cui dobbiamo inserire i valori della sicurezza, farli capire di più, ma assolutamente rifiuto il fatto di catalogare questa Regione come una Regione a poco rispetto delle regole. Devo dire che però partendo dalla sua interpellanza, cominciamo da un paradosso, perché lei fa un'esercitazione non scientifica dell'uso delle percentuali e dice: "mettiamo in rapporto fra le varie aziende" e arriva a stabilire fino al 30% di lavoratori in nero sulle ispezioni che sono state fatte. Mi sono scritto, parafrasando quello che ha fatto lei in questa esercitazione e dico: se mettiamo in rapporto gli 81 lavoratori in nero scoperti dagli organi ispettivi con i 41.000 occupati alle dipendenze in Valle d'Aosta, il confronto produce un numero pari allo 0,2% e non al 30%. Io faccio il confronto con i dipendenti, perché di questi stiamo parlando, non si può prendere "a spicchi" la questione. È chiaro che le statistiche come le presenta lei sono facilmente impugnabili e discutibili, quello che conta è il senso che vogliamo dare alle cose. È evidente che vi possono essere dei dati riflessione che ci vengono forniti dagli enti preposti, ma è pure evidente che abbiamo una realtà che è attraversata da presenze di società esterne che operano in questa Valle. Siamo quindi attraversati da realtà che ci contagiano rispetto a un mondo del lavoro: questo è un dato di fatto, anche se lei lo contesta, e su cui al limite potremmo dire come dobbiamo - perché un riferimento che lei ha fatto era molto giusto - difendere le nostre imprese facendo apprezzare i valori della legalità, perché proprio attraverso una legalità diffusa, attraverso una sicurezza sul lavoro che si garantiscono le nostre imprese a difesa dalle imprese esterne che vengono qui e di volta in volta vincono gli appalti e non hanno quelle caratteristiche che lei ha citato... La situazione della Valle d'Aosta è nota, infatti, le ultime stime disponibili pubblicate dall'ISTAT su questo grave e sfuggente fenomeno continuano ad essere riferite all'anno 2003 e sono state gia esposte in quest'aula recentemente. In sintesi: la misura dell'economia sommersa secondo l'indagine ISTAT relativa all'anno 2003 colloca, in ordine decrescente di gravità, la Valle d'Aosta all'ottavo posto fra le Regioni italiane come tasso di irregolarità delle unità di lavoro. Analizzando in dettaglio la situazione della Valle d'Aosta, si evidenzia una situazione ben differenziata con il settore agricolo ed industriale che hanno un tasso di irregolarità ben inferiore alla media nazionale e il settore dei servizi privati che registra un tasso di irregolarità più elevato della media nazionale, che da solo spiega la collocazione in graduatoria regionale della Valle d'Aosta all'8° posto.
È importante anche un'altra precisazione: il lavoro nero non è tutto uguale, infatti nella grande categoria del lavoro irregolare coesistono situazioni molto differenziate che vanno dalle attività che violano ogni legge alle attività svolte senza il rispetto delle norme in materia di lavoro, fisco e contributi, alle attività che invece tendono ad evadere solo alcuni aspetti contributivi o fiscali con conseguenze diverse per il lavoratore e la società nel suo complesso, il cosiddetto "lavoro grigio" (che forse è un fenomeno su cui dovremmo ragionare di più per quel che riguarda la nostra Regione). Tutte queste diverse forme però sono classificate come lavoro irregolare con riferimento all'evasione totale di contributi ed imposte e al mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza del lavoro, a forme di evasione contributiva parziale come, ad esempio, l'occultamento del lavoro straordinario o festivo. Un'ultima osservazione non di poco conto: una parte del lavoro nero o irregolare si realizza in situazioni in cui il rapporto di lavoro non è tra lavoratore e impresa, ma con un datore di lavoro che non opera professionalmente in quanto tale, come avviene nel caso del lavoro di cura o badantato domestico. Si tratta di contesti differenti che comunque sono anch'essi sottoposti al rispetto delle regole e dei doveri di un datore di lavoro, anche se all'interno dei servizi privati convivono situazioni molto differenti tra di loro.
Un'ultima annotazione: le informazioni che provengono dagli enti che svolgono funzione di vigilanza sono importanti per avere notizie sul fenomeno del lavoro irregolare, ma in linea di massima non consentono una stima realistica della percentuale del lavoro irregolare in quanto, per numero e qualità, le aziende ispezionate non sono una rappresentazione fedele del mondo delle imprese nel suo complesso, infatti sovente le ispezioni vengono effettuate presso situazioni per cui sono state raccolte segnalazioni dirette ed in certi casi anche anonime di irregolarità e per questo motivo è probabile che l'attività ispettiva evidenzi situazioni irregolari o anche di lavoro grigio; di conseguenza, il rapporto fra aziende irregolari e aziende ispezionate è particolarmente elevato.
Fatte queste premesse, per chiarezza sull'uso delle informazioni in materia di lavoro irregolare, si ribadisce il sostegno incondizionato alla lotta al lavoro irregolare per le pesanti ricadute negative sul piano sociale, dalla precarietà economica all'assenza di tutele, alle ricadute in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro, al moltiplicarsi dei rischi di infortuni sul lavoro, per finire con i danni economici per la concorrenza sleale con le imprese che rispettano le regole, per finire con l'evasione fiscale e previdenziale che rende difficile mantenere i livelli di benessere sociale raggiunti ed acquisiti. Chiarito che non esistono dubbi di sorta in merito alla volontà di contrastare il lavoro irregolare e che si condividono gli sforzi del Governo contro questo pericoloso fenomeno, nel merito dei singoli punti proposti dall'interpellante si precisa quanto segue.
Punto n. 1: "acquisire tutti i dati delle ispezioni del Ministero del lavoro, dell'INPS e dell'INAIL, al fine di escludere tutte le aziende che si siano rese responsabili di irregolarità legate alla pratica del "lavoro nero" da qualunque appalto o affidamento di servizi regionali". Dal punto di vista operativo e della legittimità, credo sia necessario prima di tutto verificare se esiste la possibilità di escludere da appalti e affidamenti o se siano necessari e possibili interventi legislativi ad "hoc". Allo stato attuale, le norme regionali e nazionali in materia di appalti di lavori pubblici e di servizi richiedono già alle aziende partecipanti una situazione di "regolarità contributiva" che presuppone una situazione di per sé ancora più vincolante. Per quanto riguarda l'accesso alle informazioni rispetto alle imprese oggetto di ispezione, credo siano diversi gli aspetti da valutare a partire dalle ispezioni che possano essere considerate definitive, ossia senza possibilità di ricorso, al fatto se queste informazioni possano essere fornite in assenza di specifica previsione normativa. Resta ferma la volontà di collaborare con gli enti di vigilanza e la disponibilità a sottoscrivere protocolli per azioni concordate nei limiti dell'attuale legislazione vigente.
Alla sua seconda domanda: "escludere le aziende responsabili del suddetto comportamento da qualunque beneficio finanziario previsto dalla normativa regionale...", dirò che anche per queste iniziative proposte dall'interpellante valgono le cautele esposte nella risposta al punto n. 1. Si possono aggiungere 2 osservazioni: la prima evidenzia che, nel caso di accesso a tutte le misure di incentivazione dell'occupazione previste dal Piano triennale regionale di politica del lavoro 2004-2006, viene richiesta la documentazione necessaria a dimostrare la regolarità del rapporto di lavoro in essere: buste paga, contratti individuali sia di lavoro o collaterali, con lo scopo evidente di favorire l'occupazione regolare, la seconda proprio per la sua specificità e discrezionalità dovrebbe essere sostenuta da adeguati interventi legislativi. Pur comprendendo la ferma volontà dell'interpellante nel perseguire il lavoro nero, limitare l'accesso a benefici non è un esercizio di piena discrezionalità e soprattutto richiede l'uso di strumenti normativi e regolamentari idonei.
Al punto n. 3: "predisporre tutti gli interventi necessari affinché gli enti locali e tutti gli enti, aziende, fondazioni, società...", alle cautele esposte ai punti n. 1 e n. 2 si aggiungono oggettive difficoltà ad individuare presso quali enti, organismi e persone giuridiche la Regione possa esercitare un tale potere direttivo, si precisa che questa osservazione è fatta pur condividendo le finalità di lotta al lavoro irregolare esposte dall'interpellante; d'altro canto, visto il gran numero di enti e persone giuridiche comprese nella definizione, è ancora più difficile immaginare a quali rapporti che tali soggetti possono instaurare si debbano applicare eventuali e possibili direttive della Regione.
Per quanto riguarda la domanda n. 4: "coordinare iniziative volte a prevenire tale fenomeno", si mette in luce che l'attuale legislazione in materia, la suddivisione di competenze fra Stato e Regioni assegna la vigilanza in materia di lavoro alla competenza esclusiva dello Stato. Infatti, se alla Regione è stata assegnata un'importante funzione di coordinamento tra i diversi enti che si occupano di salute e sicurezza del lavoro, altrettanto non è stato fatto in materia di emersione del lavoro irregolare soprattutto per gli aspetti di sorveglianza, vigilanza e repressione, pur esercitando le Regioni importanti funzioni in materia di politiche del lavoro e di regolazione del mercato del lavoro. L'unico spazio percorribile è la via di accordi con gli uffici periferici dello Stato e degli enti pubblici a dimensione nazionale, è un tentativo che eventualmente può essere realizzato anche alla luce dell'esperienza di attività comune svolta in occasione della conferenza stampa che abbiamo fatto recentemente con il Presidente: "Esci dal lavoro nero".
In conclusione, un'ultima breve osservazione: tra i possibili interventi per contrastare il lavoro irregolare grande efficacia potrebbe avere l'indicazione del Ministro del lavoro Cesare Damiano di escludere dal ribasso negli appalti i costi relativi alle risorse umane, il costo del lavoro, creando le condizioni per una competizione tra imprese che non penalizzi il lavoro. Ritengo che su questo argomento la sensibilità vi sia, non credo che lei possa essere l'unico detentore di tale sensibilità, quindi rifiuto l'immagine di una Regione che tende a non rispettare le regole di base di una società civile, che sono quelle della dignità del lavoro.
Presidente - La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Credo di non poter accettare la prima parte dell'intervento dell'Assessore semplicemente perché si riferisce ad un'interpellanza che non ho scritto. Ha cominciato a fare una "excusatio non petita", il seguito della citazione latina gliela lascio... qui non è scritto che bisogna intervenire... le aziende valdostane che si siano rese responsabili di irregolarità... le aziende valdostane, non valdostane, estere... non c'è scritto. Non è neanche vagamente messo in evidenza il fatto che la Valle d'Aosta è, come ha detto all'inizio, illegale o una roba del genere. Non so che interpellanza le hanno passato, non era la mia, per cui credo che lei sia cascato nel solito inghippo, che è una malattia infettiva nella Giunta in cui lei si ritrova: è quella che prima bisogna cambiare la realtà e poi si prendono le dovute decisioni, nel senso che si adatta la realtà alle decisioni che si è già deciso di prendere, generalmente è il contrario, guardiamo la realtà per quella che è, non abbia paura, Assessore! Sarà una percentuale dello 0,1 o una percentuale dell'80%, significa che però più di 100 lavoratori in Valle d'Aosta erano stati "beccati" in nero e non abbiamo fatto la verifica e l'ispezione di tutte le aziende, sono andati a cercare certo aziende, come giustamente lei ha detto, che "a naso" potevano essere più a rischio di queste cose e, fra l'altro, dicono l'INPS e l'INAIL soprattutto quelle in ambito edilizio, che sono proprio quelle più care all'Assessore Cerise, perché partecipano agli appalti dei lavori del suo Assessorato, non sono quelle informatiche, sono quelle edili. La sensazione che si ha fuori da quest'aula è che sono plausibili immagini che passano a livello di bar, di come in Valle d'Aosta, quando vi è un incidente, capita ogni tanto che vi è l'impresario che prende l'infortunato sulla macchina e lo porta in un altro cantiere, perché in quel cantiere non era previsto, quando va bene, oppure lo mette da qualche altra parte... sono cose vere, sono cose false, ma la percezione in questo settore è che non vi sia quella attenzione che meriterebbe. Quando uno fa un'interpellanza, una Giunta che fosse intenzionata a fare il bene della Valle d'Aosta e non ad arroccarsi su sé stessa, ne prenderebbe atto e deciderebbe su questa cosa di fare qualcosa di più.
Passo alla seconda questione, per cui devo dire anche che ho un certo apprezzamento della sua risposta, nel senso che, a parte le premesse su cui mi sembra che abbia risposto ad altre interpellanze, non alla mia... e comunque ha cercato di giocare sui numeri per esorcizzare, ma i numeri sempre quelli sono, sempre quei 100 sono e, fosse anche uno solo in nero, sarebbe grave, invece sono molti di più e lei lo sa... mi sembra vi sia il dato interessante della volontà di capire se la normativa permette di fare certe cose ed eventualmente intervenire sulla normativa, credo che una collaborazione ci potrebbe anche essere e potremmo anche vedere qualcosa.
Mi cade poi sui punti n. 3 e n. 4, dove sono meno soddisfatto della risposta, in quanto sul punto n. 3 dice che sono tanti, ma non è che una disposizione di legge, nel senso che se la legge dice che in Valle d'Aosta gli enti pubblici devono attenersi a determinare regole, punto, poi tutti se lo fanno... si manda una lettera al CPEL, al CPEL mandate tante cose che non date neanche ai Consiglieri regionali, potreste anche mandarne una di più. Quello che poi mi fa sorridere - e non dico di più perché si tratta di questioni gravi che interessano il diritto sancito dall'articolo 1 della Costituzione, il diritto al lavoro, non al lavoro nero - è quando dice: "abbiamo fatto una conferenza stampa". Credo che questa sia la Giunta delle conferenze stampa e non ho altro da aggiungere.
