Oggetto del Consiglio n. 2664 del 19 aprile 2007 - Resoconto
OGGETTO N. 2664/XII - Prosecuzione della discussione generale congiunta delle proposte di legge n. 126, n. 168, n. 138, n. 140 e n. 141, relative all'elezione del Consiglio regionale.
Président - Je rappelle que nous sommes toujours en discussion générale.
La parole au Conseiller Venturella.
Venturella (Arc-VA) - Volevo affrontare 2 o 3 argomenti, che sono stati ripresi, dibattuti in questa sede. È in definitiva il confronto fra le proposte scaturite da un processo di coinvolgimento dei cittadini e le proposte scaturite da un processo che reputiamo intempestivo, affrettato, perché non mi si può negare l'affermazione che è stato così. Cominciamo da ciò che qualcuno questa mattina ha detto rispetto ad una battuta del Capogruppo dell'"Union" sulle preferenze, sono 2 modi completamente diversi di vedere le cose. Non solo i referendari, ma in generale noi proponiamo la preferenza unica, questa proposta di legge rappresentata da tale nuova larga maggioranza, che va da una parte dei "Democratici di Sinistra" fino al Centro-Destra, rimane all'accezione vecchia, ossia quella delle 3 preferenze. Nel 1993 Massimo Morisi, un politologo che studiò in maniera molto approfondita la situazione delle elezioni politiche in Sicilia, pubblicò un testo in cui veniva risaltato il fatto che le elezioni politiche siciliane, soprattutto quelle amministrative, avevano 2 caratteristiche: la prima, quella di avere un'alta percentuale di astensioni; la seconda, una personalizzazione delle preferenze - a quel tempo erano preferenze plurime - eccessiva. In definitiva venivano controllati dai mafiosi locali con il sistema delle preferenze plurime Comuni, Regione e Province. Non mi si può dire quindi che con il sistema della preferenza plurima non esista il controllo, nel nostro caso non è mafioso naturalmente, ma un controllo di cordata, un controllo familiare. Ho sentito oggi il collega Ferraris affermare che il potere di controllo non è tanto nell'effettivo controllo, ma nella presunzione del controllo, nel fatto che vi sia qualcuno che dimostri ad altri di essere in grado di controllare quando invece non lo è, quello che si può riassumere in un termine: millantatore. Se siamo tutti d'accordo che esistono 2 possibilità: quella del controllo effettivo e quella del controllo millantato, ma perché non facciamo sì che questo "ossigeno" che "dà aria al fuoco" del controllo effettivo o del millantato controllo non venga ridotto a zero, affermando che, sia esso effettivo che presunto, il controllo non ci sarà più perché elimineremo la preferenza plurima e introdurremo il sistema della preferenza unica... è chiaro.
Sulla preferenza poi e sul fatto che qualcuno diceva... rispondendo al collega Bortot, indicando in lui un componente di questo Consiglio regionale non degno di sedersi a questo Consiglio perché non eletto dal popolo, ancor di più mi sento colpito, perché non sarei fra gli eletti: sia eletti dal popolo che eletti in altro senso. Guardi, collega Vicquéry, preferisco aver preso quelle poche centinaia di voti di preferenza, perché so che i miei non derivano da posizioni di privilegio derivati dal fatto che qualcuno nei cantieri forestali, Assessore Fosson, dava 800 posti di lavoro, o del fatto che qualcuno proveniva da famiglie con cognomi altisonanti, o del fatto che qualcuno...
(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)
... ha la "coda di paglia", chi ha mai parlato di qualcuno? Si sente così colpito, Presidente? Parlo in senso generale, pensavo ad altre persone, lei invece ha una "coda di paglia" lunga quasi fino a Pont-Saint-Martin... ha bisogno sempre di rispondere in maniera personale, parlavo in senso generale; se lei si sente colpito, come l'Assessore Fosson ogni tanto fa, è perché...
(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)
... quindi preferisco i miei miseri 400 voti di preferenza, che non le migliaia di voti di preferenza guadagnati perché si fa parte di cordate, si fa parte di gruppi che hanno dei padri padroni, che hanno avuto la possibilità nel passato recente di coordinare, di elargire incarichi, posti di lavoro a persone che, come diceva il Consigliere Bortot, non possono essere ritenute innocenti neanche loro, non è che qui vi è tutto il bene, mentre fuori... c'è chi compra e chi si fa comprare. Crediamo quindi di essere al pari di altri, anche perché vede, collega Vicquéry, nel gruppo "Arcobaleno" tutti gli elettori sapevano che dopo 2 anni e mezzo ci sarebbe stata la rotazione, quindi eletti siamo stati eletti, certo da un numero infinitamente più piccolo dell'ultimo degli eletti nell'"Union Valdôtaine", ma comunque qui siamo e non abbiamo, credo, non rispettato le regole istituzionali, vi è correttezza nel fatto che siamo seduti qui e non è neanche nuovo questo fatto della rotazione, quindi le sue parole sono state molto offensive ma, come dico, preferisco i miei votini che voti presi con altri metodi.
Ciò che proponiamo è un cambiamento radicale: uno, elezione diretta della squadra, qui si ripete: "elezione diretta del Presidente", vi sbagliate: "elezione diretta della squadra di Governo", nessuno dice che la Valle d'Aosta è l'unica Regione rimasta fra le Regioni italiane a prevedere l'elezione del Presidente della Regione da parte del Consiglio. Il sistema delle elezioni da parte del Consiglio era inizialmente adottato da tutte le Regioni italiane quelle istituite a statuto ordinario dopo il 1970, poi con la situazione che si era venuta a creare vi è stato il cambiamento, ora in tutte le Regioni italiane la nomina del Presidente della Regione è fatta in maniera diretta. Proponiamo una cosa che va al di là, certamente, noi proponiamo l'intera squadra, ma allora ci sarà al centro il cittadino elettore che sceglierà fra 3-4 squadre di Governo quella che ritiene che sia più capace, più simpatica, in grado di governare. Questa è la nostra proposta, che non ha niente di incostituzionale, di illegittimo, è solo una proposta forte, anche perché esistono a pochi chilometri da noi gli Svizzeri che votano in questo modo, hanno 2 schede: una per la squadra e una per il "Conseil", quindi è già stata sperimentata, come sono già stati sperimentati i referendum.
Un altro argomento: la governabilità di una proposta e dell'altra, governabilità che noi crediamo sia affidata al fatto che esiste l'elezione diretta della squadra di Governo, ma anche il premio di maggioranza, che però nella proposta di legge delle larghe intese non vi sarà, perché, se non passa al primo turno, al secondo turno non esiste più il premio di maggioranza, ma si riporta a 18. Spiegatemi la "ratio" di questo provvedimento, la "ratio" c'è ed è la possibilità per tale maggioranza... direi le liste che si riconoscono nel programma comune di creare nuove alleanze e nuove coalizioni dopo che l'elettore ha scelto. Non sarebbe allora meglio dirlo prima in maniera chiara e trasparente: "noi governeremo con queste forze e avremo questi uomini al Governo", voi no... questo mi dispiace, ma l'aver riportato a 18 seggi l'assegnazione al ballottaggio vuol dire "tenersi le mani libere" per poi far sì che torni il "vecchio adagio" da I Repubblica che le squadre, le Giunte, il Governo e il Sottogoverno vengano decise in un altro palazzo con maggioranze diverse da quelle che si sono presentate al primo turno! Con le nostre proposte mettiamo al centro il cittadino elettore, che deve decidere prima in maniera chiara e trasparente chi vuole nel Governo, nella Giunta, nella maggioranza.
Sulla cosiddetta "questione della rappresentanza dei generi", se è vero, come ho sentito dire dal collega Ferraris, dal collega Viérin, che il prevedere un minimo di rappresentanza di generi all'interno delle liste sia una stupidaggine, mi chiedo perché allora avete "giocato al ribasso". Se credete sia una stupidaggine, ma perché "giocare al ribasso" e dire: "non 1 su 3, ma 1 su 5"? Se non ci credete, c'è la possibilità di dire: "non ci crediamo, chiudiamo le donne in una riserva"; allora sarebbero state 2 tesi contrapposte! Ma non pretendere di dire: "ma no, questa del 33% è una stupidaggine, però noi, dato che sappiamo che esiste il problema, proponiamo il 20%". Avreste fatto una figura meno brutta, diciamo così, se su questo tema non proponevate niente, perché allora si potrebbe giocare al gioco delle percentuali: 20-30-40%, o delle frazioni: 1/3... Sappiamo che non è questo a risolvere il problema della presenza femminile nelle squadre di Governo, nelle Giunte, nelle liste, ma questa è una provocazione di tipo culturale: è un sistema per mettere al centro del dibattito politico la questione della presenza di entrambi i generi nelle liste e negli organi elettivi; era una provocazione e voi ci siete caduti "giocando al ribasso": "facciamo il 20, perché il 20 ci piace di più".
Sulla faccenda poi della novità sinceramente non me lo aspettavo. Pensavo che il Presidente Caveri aspettasse il prossimo Consiglio a presentare una mozione in cui si andava a discutere dell'ammissibilità o meno, dell'incostituzionalità o meno delle proposte referendarie, invece questa è la dimostrazione che presentando l'ordine del giorno poi trasformato in risoluzione subito dopo il pacchetto delle cosiddette "leggi sulla riforma elettorale"... la dimostrazione è che il timore è grande; allora, invece di accettare un pacato e sereno confronto, "a colpi" di pareri, autorevoli, ma che nel procedimento referendario non hanno nessuna incisività, nessuna possibilità, perché anche nella risoluzione ex ordine del giorno introducete un elemento che non è contemplato dalla legge sui referendum, quindi è irricevibile... Noi, proprio perché accettiamo il confronto, presenteremo una serie di emendamenti sulla legge delle larghe intese, perché crediamo che non ci si debba mai sottrarre al confronto, ci confronteremo, sicuramente né la vostra proposta legislativa, né la nostra saranno la panacea di tutti i mali, sono delle proposte che tendono a migliorare e risolvere la situazione.
Solo una battuta che non ho avuto il tempo di portare in Consiglio sulla proposta di legge n. 166, quella dell'ineleggibilità, incandidabilità e incompatibilità. Sulle lettere o), p), s), che prevedevano l'ineleggibilità da parte di docenti e ricercatori, credo si potrà benissimo apprezzare se qualcuno, come diceva il Consigliere Ottoz, vuole far sì che tutto si sfasci per mandare tutti a casa. Se la legge sulla proposta di legge n. 166 dovesse essere impugnata dal Governo per incostituzionalità, vedremo quale sarà la risposta della maggioranza, perché ci sono 2 strade: la prima è quella di non opporsi, eliminare l'articolo dichiarato presunto illegittimo e mandare avanti la legge così com'è; la seconda, quella che ha sempre più maggior successo, è quella di costituirsi in giudizio, nominare legali e bloccare questa legge. Amici del gruppo "La Casa delle Libertà", vedremo se il testo preparato soprattutto dal Consigliere Frassy potrà avere una strada brevissima nel caso di impugnazione da parte del Governo, per cui si rinuncia alle lettere e si lascia andare avanti la legge così com'è, oppure se il Governo regionale si costituisce in giudizio e allora la legge sarà bloccata, vedremo quali saranno le intenzioni.
Crediamo che questo dibattito sia stato "inquinato" dalla presentazione di una risoluzione, che era più opportuno presentare il prossimo Consiglio, dopo l'approvazione o la bocciatura di tali leggi elettorali.
Presidente - La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Il dibattito è stato lungo, se dovessimo dire che è stato anche appassionante, forse non rispetteremmo con questa definizione il contenuto di tale dibattito, che è stato caratterizzato più dai toni della discussione e, più che un confronto sui testi di legge oggetto di discussione e di votazione, oseremmo dire che il dibattito è stato condizionato dal pregiudizio. Devo dire che non è nuovo questo tipo di impostazione, perché è abbastanza praticato da una certa parte della Sinistra, questo vizietto che già a livello nazionale è stato a più riprese messo in piedi, ossia non si contestano le tesi, ma si devono individuare gli avversari politici come i nemici da distruggere, non è la proposta che non va bene, le posizioni politiche spesso ci portano su posizioni differenti, ma sono i modi e gli stessi soggetti che vanno demoliti.
Non ripeterò quello che avevo detto ieri sui tempi, sulla fretta o sul ritardo, vorrei però uscire da quell'equivoco che oggi è stato a più riprese rilanciato dal gruppo "Arcobaleno" sui soprusi fatti nei confronti del loro gruppo da parte di coloro che hanno condiviso la proposta di legge n. 168, fra cui il gruppo "La Casa delle Libertà" in riferimento a quello che non gli sarebbe stato concesso. Vorrei ricordare ai colleghi del gruppo "Arcobaleno" che i compiti istituzionali delle Commissioni sono quelli di approfondire le proposte dei gruppi, dei Consiglieri e della Giunta che vengono assegnate alle Commissioni dall'Ufficio di Presidenza. La preparazione dei disegni di legge è ovvio che non può avvenire in I Commissione, anche se può accadere che si creino dei gruppi di lavoro che possano essere composti da componenti della stessa Commissione, perciò rimandiamo al mittente questa accusa di aver fatto una "conventio ad excludendum", perché il confronto, sicuramente accelerato, in I Commissione c'è stato.
Vorremmo oggi chiarire meglio la nostra posizione politica su tale vicenda, non tanto per quello che abbiamo detto e fatto in quest'aula, ma lo vogliamo chiarire a maggior cognizione di quanto emerso in alcune recensioni fatte sugli organi di stampa locale, in particolare sul maggior organo di informazione locale e sicuramente, essendo giornale libero, è libero di scrivere quello che vuole sulle proprie pagine, ma altrettanto liberi siamo noi di criticare quando certe affermazioni non corrispondono alla realtà dei fatti, perché dire o lasciare intendere che il gruppo "La Casa delle Libertà" oggi sia maggioranza è un'affermazione falsa in termini politici, è un'affermazione falsa in termini giornalistici! Qui ci troviamo a discutere non di un provvedimento di gestione, di un programma di maggioranza, ma ci troviamo a discutere delle regole del gioco della politica e penso che le esperienze fatte a tutte le latitudini istituzionali in Italia e in Europa o in America abbiano sempre evidenziato che sulle regole è intelligenza da parte di chi vuole scrivere delle regole trovare il modo di condividere con una maggioranza che vada al di là della maggioranza politica le regole stesse. Esistono poi gli organi di partito e i giornali di parte, noi pensavamo che "La Stampa" fosse un giornale di informazione, prendiamo atto che o qualcuno è molto distratto... anche perché ci sono generi di conforto di ogni specie che girano intorno e dietro l'Ufficio stampa, perciò possiamo capire che generi di conforto, che possono essere anche forti rispetto a quella concezione degli "spiriti", possano distrarre... ma sfido gli amici de "La Stampa" a dimostrare con un articolo di approfondimento quanto hanno scritto sulle pagine di oggi soprattutto in relazione al n. 30, quando si dice che ci sono 30 casi di situazioni che vengono escluse. A beneficio della chiarezza di informazione, li voglio riassumere, sono 8. È ovvio poi che, per questioni di tecnica legislativa, medesime situazioni vengono spezzettate o ripetute, ma le categorie sono: la prima, parlamentari e amministratori locali, che poi ci siano 7 lettere per individuare gli assessori, i parlamentari nazionali, i parlamentari europei, la categoria è una ed è quella dei politici che ricoprono ruoli istituzionali in altre istituzioni; la seconda, quella dei funzionari statali dove rientrano i questori, i componenti prefetti della Commissione di Coordinamento, questore e quant'altri, ma la categoria è quella dei funzionari statali; la terza, che è quella dei dirigenti regionali, suddividendo fra segretario generale, i coordinatori e i dirigenti di livelli successivi e inferiori; la quarta, grande, categoria che è spezzettata in un'infinità di lettere, perché i casi sono, dal punto di vista giuridico, definiti in maniera diversa, ma sono le nomine e le designazioni politiche fatte dall'Amministrazione regionale in società, enti, istituzioni, fondazioni, con la distinzione ineleggibilità forte, debole o incompatibilità dei componenti dei "CdA"; alla quinta categoria abbiamo i docenti comprendendo i presidi, scuole e università; abbiamo la sesta categoria, editori e direttori di testate giornalistiche di informazione; abbiamo la settima categoria, perché ho voluto "ad abuntantiam" distinguere i sindaci e i vicesindaci rispetto agli amministratori in senso lato; abbiamo l'ottava e ultima categoria che sono gli incarichi, le consulenze e gli appalti, anche questa spezzettata in diverse lettere.
Non si può scrivere allora facendo del terrorismo nell'informazione che ci sono ben 30 categorie che vengono escluse dalla politica, come se questo Consiglio fosse un Consiglio che ha non l'investitura della popolazione che lo ha votato, ma fossero 35 golpisti che hanno usurpato il potere di rappresentatività della popolazione valdostana, io non penso sia così! Penso che ognuno di voi, chi con 400 voti, con il meccanismo dello slittamento e della rotazione, chi con 6.000 voti e altri meccanismi... ma alla fine sono voti che sono stati espressi dai nostri cittadini. Non ci piace? Facciamo corsi di formazione politica ai nostri cittadini, comunichiamo meglio con i nostri cittadini. Noi in questo momento abbiamo una posizione politica di opposizione a tale maggioranza e a tale Governo regionale e da qui alla fine di tale legislatura, per coerenza del mandato che abbiamo ricevuto, questa sarà la nostra posizione. Ciò non vuol dire che fare politica non voglia dire acquisire il consenso su progetti e su principi che ci appartengono e fanno parte dei nostri obiettivi politici. Non è che ogni qualvolta la maggioranza politica di questo Consiglio approva principi nei quali ci riconosciamo, propone iniziative nelle quali ci riconosciamo e che erano indicate nel nostro programma elettorale, dobbiamo scappare dall'aula per aver paura di condividere quei percorsi. Penso che la nostra opposizione sia stata, come i fatti dimostrano, equilibrata: dura quando doveva essere dura - e qualcuno dei colleghi di maggioranza ce lo ha rimproverato - e sia stata di disponibilità al dialogo e al confronto sui contenuti. La dimostrazione è il dibattito sulle riforme elettorali, cosa pensiamo noi sulle riforme elettorali? Abbiamo il convincimento che in quest'aula le leggi passano se hanno la maggioranza dei voti e allora scusate potevamo pensare noi di far passare il progetto di legge n. 132 sull'ineleggibilità depositato nell'autunno 2006 o il progetto n. 155, punto n. 30 del Consiglio di oggi? Ovvio che no ma, quando ci siamo resi conto che l'ineleggibilità e l'incompatibilità come problema posto all'attenzione delle altre forze politiche aveva trovato una larga condivisione, abbiamo trovato il percorso che consentiva di affermare quei principi. Lo abbiamo detto ieri: siamo più che soddisfatti da questo percorso, ma pensate forse che noi domani, se questa Giunta ipotizzasse la privatizzazione del casinò, voteremmo contro dopo che lo abbiamo sostenuto per una vita? Pensate che, se l'Ospedale non verrà fatto nuovo come auspichiamo, non perché siamo contro al nuovo, ma perché parlare di Ospedale nuovo nei termini in cui se ne parla oggi non vuol dire nulla, saremmo contro?
Non ha senso allora questo ragionamento quando si parla di regole e qui, colleghi del gruppo "Arcobaleno", ho tutto il rispetto degli elettori a prescindere da chi abbiano votato, però non veniteci a dire che non c'è stato il tempo per approfondire, perché su questa materia voi soprattutto è da parecchio che vi state cimentando in approfondimenti e io ho dei dubbi, pur avendo tutto il rispetto delle 7.000 firme dei referendari, che quelle firme siano state frutto di un approfondimento, di una conoscenza dei testi referendari. Sono state firme non dico carpite, ma prese in senso positivo sulla simpatia che potevano esprimere, sul convincimento che potevano esprimere coloro che facevano sottoscrivere, sulla condivisione politica di appartenenza di area e sulla fiducia che vi veniva demandata. Noi abbiamo letto con l'attenzione di chi deve far politica le 4 proposte referendarie, ci siamo resi conto che erano scritte in una maniera poco coerente rispetto a quello che poi sarebbe stato il risultato finale in caso di applicazione delle stesse e poi ci ha spaventato tale presunzione che il "petit comité" dei saggi referendari in questo caso fossero coloro che avevano unicamente per investitura divina il verbo da poter proporre il "nuovo", anche perché non mi sembra di individuare fra i presentatori molto "nuovo". Mi sembra siano personaggi che abbiano "pascolato" abbondantemente nella politica valdostana e che oggi si trovino sugli alpeggi più alti e non vedono l'ora di scendere sui "pascoli" più bassi: questa è la sensazione politica che abbiamo tratto da quelle proposte; allora, per carità, che si vada poi al referendum, ma non si pensi di poter bloccare la potestà legislativa di un'assemblea legislativa, perché qualcuno fuori di qui "en petit comité" su simpatia ha raccolto 7.000 firme. Dopodiché siamo disposti e disponibili al confronto referendario perché, soprattutto dopo aver fatto gli approfondimenti, soprattutto dopo aver proposto delle alternative, non abbiamo il timore di spiegare ai Valdostani quali sono le differenze.
Andiamo alle differenze. Parlate di proporzionale, di minoranze e poi costituite un sistema che è improntato sul maggioritario, con il 43% dei voti arrivate ad assegnare il 60% dei seggi. Questa è la logica che sta alla base del meccanismo referendario, perché 7.000 firme con il 23% di un "quorum" ipotetico referendario consente di definire sempre "en petit comité" una riforma importante. Non sto a ripetere concetti che sono stati sviluppati ieri sulla difficoltà di applicare il modello svizzero alla Valle d'Aosta, perché tutto siamo fuorché Svizzeri in questa Regione e basta solo vedere la difficoltà di rispettare i tempi, collega Fey, su ogni seduta: "gli Svizzeri, puntuali", qui l'unico Svizzero è il collega Fey che sistematicamente è puntuale e poi aspetta!
Scusate poi, sulle donne, ma vogliamo uscire una volta per tutte da questa vicenda che non ha un capo logico? Voi chiedete più donne, qualcuno vi ha detto: "ma chiedete più donne e poi indicate la preferenza unica", la preferenza unica... se la donna votasse donna, non ci sarebbe oggi il problema della rappresentatività delle donne, perché le donne sono maggioranza e qui le donne dovrebbero essere maggioranza, ma così non è. Qual è allora il problema delle donne? Il problema delle donne è il problema della società, della famiglia, è il problema che la parità uomo-donna non vuol dire che l'uomo e la donna devono obbligatoriamente fare le stesse cose, perché, nel momento in cui le donne iniziano a fare gli uomini, nella migliore delle ipotesi, gli uomini fanno i transessuali, nella peggiore delle ipotesi, le famiglie si sfasciano: questa è la conclusione di tale parità fra i sessi! Parità fra i sessi che non avete il coraggio di chiamare con quello che è, perché o le colleghe donne mi dimostrano che l'essere donna va al di là di quella vicenda ormonale che porta anche a una differenza genetica, di conseguenza si parla di sesso maschile e di sesso femminile e allora è giusto nelle leggi far riferimento ai sessi, altrimenti mi dovete spiegare cos'è questa questione dei generi! Perché o le cose le chiamiamo con il loro nome - e allora possiamo anche convincerci -, o quando si inizia a far riferimento ai generi, mi chiedo quanti siano i generi. La differenza fra uomo e donna... e poi chiedo l'aiuto del collega Ottoz che è sempre attento sulle definizioni e che spesso ha la definizione giusta, non vedo altre distinzioni fra uomo e donna che non passino per il sesso, perché qualsiasi altra differenziazione diventa sì discriminazione! Mi domando allora per quale motivo avete questo "prurito" di appellarvi ai generi.
Concludendo, siamo soddisfatti delle nuove regole che abbiamo contribuito a scrivere, ma siamo consapevoli del nostro ruolo e non sto a ripetere quanto detto prima. Attendiamo la fine della legislatura con la consapevolezza di essere e di continuare a fare l'opposizione, un'opposizione intelligente, responsabile e dura quando è necessario. Nel 2008 ci presenteremo all'elettorato anche noi con un progetto legittimamente di governo, nel senso che penso sia diritto e ambizione di ogni forza politica presentarsi non per andare all'opposizione, ma per ipotizzare un proprio percorso di governo in un'ottica bipolare, considerando che il bipolarismo in Valle d'Aosta non può prescindere dal coinvolgimento di quelle forze regionaliste e autonomiste che rischiano di rimanere fuori dal tempo della politica, dal tempo della società se continuano a rimanere "ni Droite, ni Gauche", non abbiamo problemi di scelta, perché le scelte noi le abbiamo fatte nel momento stesso in cui siamo politicamente nati. La scelta è quella di una società liberale, dove ci siano quei valori della tradizione cattolica liberale, dove vi sia spazio per il privato e dove vi sia un ridimensionamento dei ruoli della pubblica amministrazione.
Cosa farà l'"Union"? Cosa farà il gruppo "Stella Alpina"? Non ci interessa! Non è un problema nostro! Se i gruppi "Union Valdôtaine" e "Stella Alpina" riterranno di fare una scelta a Sinistra, vorrà dire che tutti quegli elettori che non si riconoscono nei valori - che per noi sono disvalori per la maggior parte, rispetto perlomeno ai nostri - della Sinistra sapranno chi rappresenta i principi liberali e cattolici della tradizione occidentale italiana e valdostana.
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Credo che molte cose hanno detto anche in tono appassionato stamani il mio collega Sandri e oggi pomeriggio il collega Venturella, per cui è difficile intervenire aggiungendo altri elementi. Vorrei però utilizzare questo tempo per rispondere ad alcuni temi che sono più volte stati affrontati nel dibattito, un po' più da Destra, un po' più da Sinistra, un po' più dal Centro, ma alcuni temi sono stati posti all'attenzione di tutti e allora vorrei riprenderli per ridire qual è la nostra posizione, se riesco, senza troppa foga, perché non serve a niente.
Il problema del confronto: il nostro gruppo già nel 2002 aveva presentato una legge organica proprio sui temi che riguardano l'articolo 15 dello Statuto, proposta di legge n. 160 discussa in Consiglio nel luglio 2002, lì il collega Curtaz - relatore - aveva riassunto i temi essenziali, che erano quelli di disciplinare tutti i tipi di referendum previsti dal nuovo Statuto speciale, disciplinare una nuova forma di Governo con elezione contestuale diretta del Presidente della Regione e del Consiglio della Valle, individuare una quota per genere e poi un premio di maggioranza così da consentire la governabilità e l'incompatibilità fra Consigliere e Assessore. Era una proposta di legge che è stata cassata dal Consiglio, che ha preferito votare la proposta di legge n. 166 presentata dalla maggioranza, la quale era molto più limitata nei contenuti. Il nostro gruppo sono anni che porta avanti il confronto su questi temi e ogni volta si confrontano fra loro 2 filosofie diverse, comprensibili, è naturale che tali filosofie diverse si confrontino fra di loro, secondo me, non è il caso di demonizzare né l'una, né l'altra. Ritorno ancora sul confronto. Perché non abbiamo presentato una nostra proposta di legge in Commissione in questa situazione? Semplicemente perché ci riconoscevamo in quelle proposte, avremmo potuto formalmente riscriverle noi, ripresentarle come Consiglieri, ma non ci sembrava corretto, era come accaparrarsi di proposte che avevano coinvolto molti più soggetti di quelli che potevamo rappresentare e poi perché c'era stato un impegno preciso in I Commissione di arrivare con tutte le proposte, di partire di lì e di lavorare su quelle. All'interno delle proposte da esaminare c'erano anche le proposte dei referendari. Se la Commissione avesse fatto il suo iter normale di discussione e si fosse discusso con il tempo necessario su quelle proposte, ci sarebbe stata la possibilità per tutti di partecipare, anche per i referendari, perché non so bene il collega Marco Viérin, probabilmente ha colto una risposta a una domanda precisa, ma tutti abbiamo avuto dal Presidente della I Commissione una lettera con cui i delegati delle 4 proposte di legge già l'11 gennaio 2007 avevano detto:
"da parte nostra c'è la piena disponibilità a un lavoro serio, approfondito, produttivo, superando con il buon senso anche i problemi che possono derivare dalla novità della procedura, dalla complessità di un dibattito in Commissione con la partecipazione di 8 delegati dei comitati promotori, chiediamo di illustrare le proposte chiaramente, ma che il dibattito avvenga in Commissione avendo all'ordine del giorno congiuntamente tutte le proposte di legge regionale in materia di elezione del Consiglio e della Giunta assegnate all'esame della Commissione".
Questo non è avvenuto, in tale senso dico che la I Commissione non ha fatto il suo lavoro e non ha consentito tale confronto. Non so se questo confronto avrebbe consentito di giungere a risultati diversi, forse sì o forse no, ma almeno si sarebbe potuto provare. Se poi è vera quella analisi - io non lo so - condotta dai colleghi Ottoz e Viérin in base alla quale la percentuale di punti in comune fra le proposte votate in Commissione e quelle referendarie è così alta, allora su alcuni punti sarebbe stato possibile concordare, ma non si è neanche tentato. Quando parliamo di confronto, quindi, dobbiamo tener conto di tutti i processi. È dal gennaio che il confronto poteva essere avviato...
(interruzione del Consigliere Viérin Marco, fuori microfono)
... mi dica il giorno esatto, perché sono venuti solo 2 volte: una volta all'inizio... se poi hanno chiesto di partecipare... questa lettera era chiara. Probabilmente il voto di preferenza, su questo magari... ma questo era un punto, il resto no, quindi credo che... fosse stato possibile... bisogna provare, non si è voluto provare fino in fondo e questo mi spiace. Adesso è chiaro che è facile dire: "non hanno voluto il confronto, quelli vanno per conto loro"... Perché dico che comunque il confronto sarebbe stato difficile? Non lo metto in dubbio e forse non avrebbe cambiato il risultato... sarebbe stato difficile perché si confrontano 2 filosofie diverse. Ricordavano stamani molti interventi che nessun sistema elettorale è il sistema con la "s" maiuscola, nel senso che ogni sistema elettorale si adegua alla situazione. La scelta di un sistema, piuttosto che dell'altro dipende dalle finalità che io ho. È chiaro che non possiamo demonizzare né un sistema, né l'altro, ma bisogna che ognuno chiarisca bene le priorità delle proprie scelte. Qui da una parte c'è la volontà di garantire la governabilità, quindi il premio di maggioranza, ma anche l'alternativa, ossia la possibilità affinché un insieme di programmi possa alternarsi a un altro gruppo... perché nella società non vi è il 90% che la pensa nello stesso modo ed è giusto che vi sia un'alternanza. Non solo, diciamo che è importante la chiarezza con l'elettore; si sa qual è la squadra con cui si vuole governare, qual è il programma, a questo si danno i voti per governare: questa è la filosofia di fondo, non la si può condannare, ha una sua logica. Dall'altra parte c'è un'altra filosofia che ha una logica altrettanto valida al proprio interno e l'ha espresso bene stamani il Consigliere Vicquéry, che ha sostenuto come l'"Union" sia il centro della politica, che non va "ni à Droite, ni à Gauche", che vuole continuare a governare, convinta di rappresentare la maggior parte non solo dei cittadini valdostani, ma il sentire del popolo valdostano. Visto che questo partito non riesce da solo ad ottenere i voti necessari per governare e anche quando li ottiene non riesce a governare con la maggioranza assoluta, allora cosa fa? Costruisce un sistema elettorale tale che comunque ha i 18 voti nel ballottaggio, dopodiché - questa è la grossa differenza - non prima quando bisogna scegliere e votare e fare il ballottaggio, ma dopo, quando il cittadino non può più intervenire, questo partito con i suoi 18 voti sceglierà o a Destra, o a Sinistra, o un altro pezzo di Centro non importa, con chi allearsi per poter governare: questa è la filosofia che non fa bene alla Valle d'Aosta! Anche il discorso dell'elezione diretta della Giunta e del Presidente, la preferenza unica... in questo senso il Consigliere Ottoz ha dato una spiegazione dicendo: "guardate che, quando un sistema è andato troppo in là, deve "rompere gli schemi" per consentire di "respirare" e trovare un altro sistema, poi magari si tornerà di nuovo a quello, ma dopo aver sperimentato un altro sistema, altrimenti si "incancreniscono" i limiti di ogni sistema elettorale". Credo che qui si confrontino 2 filosofie diverse ed è un percorso legittimo, democratico e spero si riesca ad andare al referendum, come spero che le manovre antidemocratiche che sono in atto dal Presidente della Regione "in primis", dalla Giunta poi e da questo Consiglio non abbiano seguito, perché sarebbe gravissimo che il Consiglio regionale in qualche modo "intorpidisse le acque" per impedire che i referendum si svolgano. Ci sono filosofie diverse nell'affrontare i sistemi elettorali, il referendum sarà il momento in cui si discuterà con la gente e si cercherà di far capire ognuno la propria filosofia chiedendo agli elettori di esprimersi: questa è la democrazia!
Infine, per quanto riguarda le cosiddette "quote rosa", intanto la parola "generi" non l'abbiamo inventata noi, è la proposta di legge che l'ha introdotta, la proposta di legge che il Consigliere Frassy ha votato e di cui era relatore, quindi se quella parola non andava bene al relatore e firmatario del provvedimento, doveva solo cambiarsela! La parola "generi" è una parola presente nella proposta di legge che il Consigliere Frassy ha firmato, di cui è stato relatore e che ha chiesto qui di votare, se questa parola non gli andava bene, poteva cambiarla, se il discorso è solo la parola; quindi lasciamo stare la parola, vediamo invece tutta la questione. Sono anni che la questione viene trattata dalla sottoscritta in Consiglio e, ogni volta che parlo di questo argomento, per poter avere ascolto, devo prendere i documenti ufficiali, ossia devo dire: "non è Dina Squarzino, né la Consigliera Squarzino del gruppo "Arcobaleno", né la Consigliera Squarzino della Valle d'Aosta, ma l'Europa, il Governo italiano hanno assunto un atteggiamento preciso, l'ONU, lo stesso Presidente della Repubblica sono chiari in proposito". Continuo a ricordare queste cose, sperando che il fatto che molti fanno riferimento all'Europa li aiuti a capire. Credo che l'atteggiamento assunto nella proposta di legge è veramente una scelta che colloca la nostra Regione fuori dall'Europa e mi spiego. Ci sono fior di documenti, basta andare in "Internet" per trovarli, ne cito uno che mi sembra uno dei più chiari, è una risoluzione del 2001 dal titolo: "Partecipazione equilibrata di donne e uomini al processo decisionale", quindi cito documenti del Parlamento europeo, il documento dice:
"le donne costituiscono almeno la metà dell'elettorato e in quasi tutti i Paesi hanno ottenuto il diritto di votare, di ricoprire cariche pubbliche nei Paesi dell'ONU, ma ciononostante continuano ad essere sottorappresentate fra i candidati a cariche pubbliche. Questa rappresentazione è inaccettabile in una democrazia. La partecipazione delle donne al processo decisionale è infatti riconosciuta come una condizione di democrazia che va costruita perché esistono difficoltà da superare: da una parte l'assenza di parità fra uomo e donna affonda le sue radici in strutture antiquate e atteggiamenti tradizionalisti, dall'altra le donne devono far fronte alla duplice responsabilità derivante sia dai compiti e dagli obblighi familiari, sia dai propri impegni professionali, donde la necessità di una condivisione più equa del lavoro, delle responsabilità genitoriali fra le donne e gli uomini.
Non so se qualcuno di voi lo sa, ma da dati ISTAT risulta che in Italia il 92% delle donne lavora più di 60 ore alla settimana, di queste più della metà superano le 70 ore, a fronte di un 15% di uomini che superano le 60 ore alla settimana: questo spiega perché esista una disparità nell'assunzione di responsabilità, però ciò non fa dire: "prendiamo atto di questo e non costringiamo le donne a lavorare tanto fuori casa, facciamole lavorare di più in casa...". Può anche darsi che questa sia una bella cosa, ma voi riuscite a garantire alle famiglie una vita dignitosa con un solo stipendio? Riesce una famiglia con un solo stipendio a vivere, a pagare l'affitto e ad allevare i figli con un solo stipendio? Questo non è possibile. Allora o si rivoluziona tutto, oppure la donna non può non andare a lavorare. Esiste il problema come conciliare, questo è il problema che va affrontato anche... ma non possiamo dire: "finché non si affronta tale problema, lasciamo che le donne si aggiustino, sono nate donne, poverette peggio per loro!"; il Parlamento europeo non la pensa così. Vado avanti nella lettura:
"... tutti i Governi, in particolare quelli dei Paesi in cui la partecipazione delle donne agli organi decisionali è inferiore al 30%, sono invitati a riesaminare l'impatto dei sistemi elettorali sulla rappresentanza politica di genere negli organismi elettivi, a prendere in considerazione un adeguamento e una riforma di questi sistemi, se necessario ad adottare provvedimenti legislativi, ad incoraggiare i partiti politici ad introdurre i sistemi di quota, a prendere provvedimenti per favorire una partecipazione equilibrata. L'applicazione di quote, in quanto misura transitoria che contribuisce a riequilibrare la partecipazione degli uomini e delle donne alla vita politica, va comunque adottata in questi Paesi".
Questo è quanto pensa l'Europa e l'Europa recentemente ha indicato una soglia minima del 33% nelle liste elettorali, il Governo italiano anche, ma non solo quello di Prodi, ma anche il precedente Governo aveva approvato una legge elettorale... d'accordo tutti, in cui si prevedeva la presenza del 33% di donne, ossia nessun genere doveva superare i 2/3 di presenza nella lista. L'Europa si muove in una direzione, e l'Italia si muove nella stessa direzione, può darsi che noi siamo diversi da tutti. L'Italia oggi è al 48° posto della classifica per quanto riguarda la presenza delle donne nei Paesi, con il 16% alla Camera e il 13% al Senato. Queste sono presenze elette, non in lista e, analizzando i vari Paesi, se la Spagna ha raggiunto il sesto posto nella classifica, è proprio perché c'è stato da parte del Governo una politica chiara che ha fatto della questione femminile una priorità; noi non siamo in questa situazione, assolutamente, però perché riteniamo poco il 20%? Se noi guardiamo i Consigli comunali, confrontando i dati del 2000 e del 2005, si vede che se le donne sono presenti in lista, hanno successo e ce la fanno: alle elezioni comunali a maggio 2000 erano candidate donne nella percentuale del 23% rispetto al 77% degli uomini candidati, elette 45% a fronte del 53% degli uomini, ossia se le donne sono presenti in lista, sono elette...
(interruzione di vari Consiglieri, fuori microfono)
... mi rifiuto di pensare che la Valle d'Aosta è culturalmente più arretrata del Ruanda, che è la prima in classifica, più arretrata del Costarica, o dell'Argentina, del Mozambico, del Sudafrica, del Burundi, della Tanzania, del Perù, della Namibia, dell'Iraq, dell'Ecuador, dell'Uganda, dell'Honduras, ossia non capisco perché abbiate delle donne un'immagine così negativa! Spiegatemi come mai in tutti gli altri Paesi questa politica è possibile e in Valle d'Aosta no. Tra l'altro, questo sì che è un dato costituzionale dello Statuto speciale, lo Statuto speciale dice all'articolo 15 che bisogna conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei sessi, sfido a dimostrarmi che 80-20 è un equilibrio. Aggiunge l'articolo 15 che bisogna "promuovere condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali", sfido chiunque a dirmi che il rapporto 80-20 costituisce la parità di accesso. Non ho mai visto dare una definizione di parità e di equilibrio tenendo conto di questi parametri, per cui sono esterrefatta di fronte a tale carenza culturale; fra l'altro, stamani la rappresentante della stampa mi diceva che ormai le quote sono superate, perché ormai si dà per scontato 50-50. Noi allora che diamo per scontato il 50-50 mettiamo la quota del 20, veramente credo che questo tipo di politica esprima un'arretratezza culturale che mi spiace, che non mi spiego se non come la volontà di mantenere il proprio posto, perché, più donne in lista ci sono, più donne sono elette.
Presidente - Sono stati depositati 2 sub-emendamenti in correlazione ad emendamenti già presentati che vi faccio distribuire immediatamente. È stato depositato alla Presidenza un ordine del giorno, annunciato già dal collega Ferraris, su di esso è stato depositato un emendamento da parte del gruppo "Stella Alpina". Tutti questi documenti vi saranno distribuiti immediatamente.
La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Partirò dal Consigliere Vicquéry perché il suo intervento stamani è stato così chiaro e così ricco di suggestioni... anzi è un'analisi delle più straordinarie che abbia mai ascoltato non solo qui, ma nella Valle d'Aosta negli ultimi anni, che mi permetterò di recuperare la trascrizione e la metterò come capitolo nel libro che sto scrivendo sulla Valle d'Aosta di questi tempi, non posso che ringraziarlo per avermi evitato di scrivere una ventina di pagine. Se ci saranno mai degli emolumenti alla fine del giro, ma non credo, faremo in modo che una parte sia devoluta in beneficenza su indicazione del collega Vicquéry.
Parlando dell'atteggiamento del gruppo "Democratici di Sinistra", piuttosto che del gruppo "Arcobaleno", il collega Vicquéry ci ha attribuito la volontà di affossare l'"Union Valdôtaine". Credo che questo non sia affatto vero, noi vogliamo affossare il ruolo che ha voluto giocare l'"Union" finora, ma gli ideali, il ruolo che ha giocato finora, la stessa rappresentatività dell'"Union" nessuno la mette in discussione, anzi è stato un dato molto positivo per la Valle d'Aosta, l'ho detto anche stamani. Nella battaglia per l'autonomia, che è stata chiaramente sottovalutata dai partiti nazionali, negli anni '50-'70 l'"Union" ha svolto un ruolo fondamentale, voglio ricordare in particolare il momento in cui ho preso coscienza di questo passaggio, fu nel 1979 alle elezioni europee ascoltando Bruno Salvadori... che su questa cosa, noi eravamo presi... chi voleva essere marxista e ancora più marxista di altri... e lui poneva un problema serio, che era "à la une" nella società reale. Nessuno quindi nega questo ruolo dell'"Union", però l'errore che c'è e che vogliamo contrastare è la sua identificazione con le istituzioni. Questo confondersi dei simboli... vi faccio presente che in Francia ci sono le elezioni presidenziali; fra l'altro, mi fa piacere che l'"Alliance française" abbia organizzato a Sarre un seguire in diretta i risultati perché...
(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)
... sapevo di un collega che votava, anche Eddy vota... spero che votino bene e secondo le loro aspirazioni, credo che questo passaggio sia importante, ma in Francia è vietato utilizzare i simboli della Repubblica non solo nelle liste, ma anche nella propaganda! Il problema è che voi fra "partito" e "movimento" avete scelto la parola "movimento" perché avete questa idea dell'onnicomprensivo e l'onnicomprensivo è anche la spiegazione del "ni Droite, ni Gauche", perché vi sentite rappresentativi sia della Destra che della Sinistra: questo qualcuno che conosce la vostra storia potrebbe dimostrarvelo nel modo stesso in cui è nata e si è evoluta l'"Union". La conferma è stata portata dal collega Vicquéry, che ha spiegato con un meccanismo figurato molto concreto che il cittadino valdostano delega non il Consigliere regionale, ma il Consigliere regionale dell'"Union Valdôtaine" a rappresentarlo e lui gli parla in "patois" che l'altro capisce... e il cerchio si è chiuso perché il Consigliere regionale dell'"Union" fa il bene della Valle per definizione, gli altri sono di serie "B". Qui mi permetterete che esiste una prosopopea quasi ridicola per certi aspetti, se non fosse aggravata dall'atteggiamento profondamente scorretto. Mi permetto di esprimere totale solidarietà agli amici Venturella e Bortot, perché loro non sono Consiglieri di serie "B", come è venuto fuori dall'intervento del Capogruppo dell'"Union Valdôtaine", ed è molto grave la delegittimazione che ha voluto insinuare. Mi chiedo cosa avrebbe detto il collega Vicquéry si fosse trovato a fare lo stesso intervento con il sottoscritto che era stato eletto con 75 preferenze: mi facevate fare l'usciere, non so se mi davate la parola tutte le volte che la richiedevo, forse neanche 1 volta su 5.
Il passaggio fondamentale credo sia questo: prima arriviamo noi, "Union Valdôtaine", poi arrivano gli altri, ma anche qui c'è una scaletta, lo si percepisce molto bene dal meccanismo elettorale che stiamo discutendo, ossia prima quelli che sono i fidati... voi li chiamate gli alleati fidati e c'è una grande corsa da questo punto di vista. Gli alleati devono non condividere, o discutere, o provare a fare dei fatti, ma devono dimostrare l'affidabilità, ossia essere pronti a votare sempre "sì" e in questo momento la palma la possiamo dare a "Fédération", che è la più candidata a condividere il futuro progetto elettorale con l'"Union Valdôtaine", a seguire in "sottobosco" il gruppo "Stella Alpina", metà dei "Democratici di Sinistra" e la "La Casa delle Libertà", che è la grande "new entry" nella "galassia" dell'"Union Valdôtaine", e qui c'è la dimostrazione, perché noi, come Consiglio regionale, vogliamo arrivare a depotenziare il secondo turno. È chiaro infatti che un'alleanza al primo turno l'"Union Valdôtaine" oggi se la può permettere con i gruppi "Fédération", "Stella Alpina", "Democratici di Sinistra", ma non può fare le alleanze preventive con il gruppo "La Casa delle Libertà", ma vuole "tenere aperta la porta", perché "se per caso siamo arrivati solo a 18 in prima o in seconda battuta, in Consiglio ci permetterete di andare a chiedere a quella brava persona del Consigliere Frassy, che ci detta così bene il programma, di poter condividere la nostra esperienza; siamo stati obbligati, ne avevamo solo 18"! Qui si sono messe le premesse e qualcosa di più di un accordo palese, ma non detto agli elettori, detto dopo: questo è il significato grave ed è per questo che il collega Ferraris sbaglia secondo le indicazioni del nostro partito, ma non solo, di quello che la gente fuori pretende, ad appoggiare un progetto di legge che vede un secondo turno potenziato e che consente questo tipo di giochino, soprattutto nei confronti del gruppo "La Casa delle Libertà".
A questo punto mi permetterete un commento, è veramente fra l'altro un destino barbaro e cinico quello del gruppo "La Casa delle Libertà": dopo tanti anni presente in Consiglio all'opposizione dura e pura, nel momento in cui arrivano a bere il caffè nell'"anticamera del potere" insieme con il Presidente Caveri, "arriva il quarantotto" con il referendum, le elezioni politiche e le elezioni regionali dell'anno prossimo e si fanno beccare "con le mani nel sacco". Credo che gli elettori del gruppo "La Casa delle Libertà" debbano sapere da chi sono rappresentati in Consiglio regionale: da delle personalità sicuramente valide, ma sicuramente molto più attente ai giochi di potere che non a rappresentare la volontà di un sano bipolarismo, uno dei grandi temi del gruppo "La Casa delle Libertà" che è stato venduto per quel caffè nell'anticamera del Presidente della Regione. Spero che nella Destra la gente seria riconosca chi è il riferimento di Destra davvero, sarà l'"UDC", sarà "AN", saranno le parti "sane" di "Forza Italia", perché, secondo me, voi state rappresentando la parte più deteriore del trasformismo politico della vostra parte.
"Torniamo a bomba": si parlava del ruolo dell'"Union Valdôtaine" nella Valle d'Aosta e credo che qui si debba tornare di nuovo al nostro "fil rouge" che ci ha aiutato a fare i ragionamenti stamani: il Capogruppo dell'"Union Valdôtaine". Lui dice con intelligenza, ma anche con una grande schiettezza che non possiamo non riconoscergli: "poi noi gli parliamo in "patois" e lui capisce", soprattutto se è di Brusson... ma poi credo che il "patois" è più universale di quanto non si possa pensare. Sentivo parlare in "patois" gli amici di Noasca, vi garantisco che era come sentir parlare Roberto Nicco. Questo cosa vuol dire? Non so se qualcuno di voi ha letto un libro di un giornalista italiano - di cui in questo momento mi sfugge il nome ma, se volete, ve lo posso recuperare - dal titolo "Sangue e suolo", edizione "Einaudi", che parlava con grande precisione della situazione nel Sud Tyrol o Alto Adige per gli italofoni. Cos'è il diritto di sangue e cos'è il diritto di suolo? Non è una cosa tanto da ridere, perché il diritto di sangue è il diritto delle popolazioni autoctone di un certo luogo di poter imporre la propria legge indipendentemente dal ruolo che possono avere nella società; il suolo invece vuol dire che chi è lì nel suolo, che sia lì da mezza generazione o da 30 generazioni, ha gli stessi diritti degli altri, oltre ad avere dei diritti in rapporto all'impegno che ha nella società. Il rapportare invece tutto al sangue... il "patois" rischia di avere un ruolo determinante, comporta che si legittimano posizioni di privilegio rispetto agli altri, ossia chi arriva qui e dà la vita per questa Regione rischia di essere un cittadino di serie "B", perché non parla in "patois" con il Consigliere dell'"Union Valdôtaine" e non sa capire cosa quel Consigliere gli dice. Di qui si capiscono tantissime cose, il diritto del sangue e il diritto del suolo... Sebastiano Vassalli, grazie al collega Venturella che in diretta, tramite "google", mi ha trovato l'autore. Di qui si capiscono anche tante altre cose, si capisce ad esempio come mai c'è la trascuratezza del francese, perché il francese non difende il diritto del sangue dal momento che il francese lo possono imparare tutti, lo si impara a scuola, anzi grazie a "France 2", a "Suisse romande"... molti lo hanno imparato, trovo che questo sia un fatto di qualità; anzi ci sono delle popolazioni che stanno arrivando negli ultimi anni che conoscono il francese quasi in modo intrinseco, perché vengono da Paesi dove la seconda lingua ufficiale è stata il francese, tipo il Marocco, quindi non è discriminante per il sangue. Chi se ne frega allora del francese, che ci sia nella tivù digitale che ce ne importa, tanto non è al servizio del nostro obiettivo, perché non è discriminante; a noi interessano solo le cose discriminanti e il francese non lo è più se non in alcuni casi lavorativi. La stessa cosa vale per molte altre cose, come il federalismo: il federalismo che vale per Roma non vale all'interno, per cui, al posto di mantenere in piedi dei Consigli comunali - e oggi ne parlava molto bene, sono d'accordo con quanto diceva il collega Viérin - vitali e vivi, abbiamo dei Consigli comunali morti, perché abbiamo fatto dei potestà al servizio del prefetto, come faceva un tal Mussolini tanti anni fa in modo da controllare il territorio, perché non vogliamo che ci scompaia il controllo del territorio, per il sangue, non per il suolo! Bisogna leggere bene la realtà, non è un caso che la minoranza walser è sempre stata difesa a parole e mai nei fatti e che la legge elettorale va oggi a rimuovere un'ingiustizia gravissima: questo è un dato positivo di cui sono contento di essere stato un protagonista all'interno di quel gruppo di lavoro, perché la minoranza walser è sempre stata utilizzata per manovre interne per portare un seggio in più all'"Union Valdôtaine", ma non per rappresentare i Walser. Il discorso della minoranza vale solo se noi, "Union Valdôtaine", siamo la minoranza, ma non ci interessano altre minoranze, anzi, nel momento in cui esistono in Valle d'Aosta, rischiano di entrare in collisione con noi per quanto siano piccole, quindi di mettere in discussione l'unicità dell'identità: noi siamo esclusivi, abbiamo l'esclusività e quel piccolo fastidio... mi ricordo che mi sono divertito in Consiglio ad immaginare una bandiera della Regione con un piccolo cuore bianco e rosso con le 12 stelle dei 12 agglomerati urbani walser che ci sono in Valle d'Aosta e intorno al Monte Rosa per far vedere che esisteva la differenza, ma niente: neanche questo è stato possibile, perché la vostra identità è assoluta, bisogna essere assolutisti da tale punto di vista!
Oggi dobbiamo invece prendere atto che il XXI° secolo vede una Valle d'Aosta completamente diversa da come voi la immaginate, è una Valle d'Aosta in cui, per fortuna, il concetto del suolo sta andando avanti. C'è gente che con il proprio lavoro, indipendentemente da dove proviene e da quale sangue abbia nelle vene, dà molto di più di chi invece si sta continuando a perpetuare nel potere basandosi su rendite di posizione. È questa la grande occasione che abbiamo davanti, capire tale passaggio, senza recriminare sul passato credo che il ruolo dell'"Union Valdôtaine" fino a poco tempo fa è stato importantissimo, ma ha risposto al XX° secolo, oggi alle sfide del XXI° non chiediamo all'"Union Valdôtaine" di suicidarsi o chissà cos'altro, chiediamo di fare con coraggio una scelta che vada nella direzione di affrontare questi temi, cambiando il proprio ruolo, di saper scegliere di diventare un partito e di sapersi schierare o da una parte, o dall'altra, ma non certo di mantenere questa posizione di "comunque noi ci siamo". Il disegno elettorale che stiamo affrontando vuole dire infatti: "abbiamo trovato tutte le "gabale"... che comunque l'"Union" lì dentro c'è": questo è evidente e lo confermava anche qualcuno del gruppo "La Casa delle Libertà" stamani. Siamo diventati un "melting pot" e mi permetterete di ricordare una legge del 1911, molto importante perché spiega qual è una delle sfortune della vostra vita ed è il motivo per cui sono arrivato in Valle d'Aosta. Questa legge del 1911 ha cambiato il sistema di reclutamento dei maestri e delle maestre in Valle d'Aosta: prima lo decideva teoricamente il sindaco, di fatto il prete, secondo una tradizione secolare. Arriva poi lo Stato italiano e dopo, 50 anni fa, una legge per cui i maestri vengono scelti sulla base di graduatorie provinciali (all'epoca la Valle d'Aosta era una regione alpina della Provincia di Torino). C'era questa interessante dizione in "patois", non lo parlo bene, ma che era "metressa d'en bas", ossia le maestre che arrivano dalla piana, dall'Italia come mi spiega il buon Vicquéry; tra le tante che arrivarono, arrivò anche una Signora che era la mia zia e che ha portato su tutta la famiglia. Da quel momento e a vari passaggi sono arrivati i Piemontesi, i Lombardi, i Veneti, i Calabresi, credo che ogni anno 1.000 persone da altre Regioni italiane si insediano in Valle d'Aosta, poi sono arrivati quelli immigrati da Stati extracomunitari, adesso arrivano persone che erano di Stati extracomunitari e che oggi sono comunitari, tipo la Romania... Esiste una grande rivoluzione, ma noi vogliamo affrontare questo periodo con un arroccamento sul XX° secolo, o vogliamo che i valori che l'"Union Valdôtaine" ha difeso per tanti anni, che noi condividiamo, di solidarietà, di rettitudine, di etica morale e personale possano essere tradotti in iniziative politiche che però siano all'altezza di queste sfide? O non vogliamo continuare a rimanere abbarbicati a qualcosa che rischia di mettere anche in discussione quei valori?
Assistiamo oggi alla parte finale del ruolo che ha avuto l'"Union Valdôtaine", spesso anche quella più spiacevole per certa degenerazione di arroganza, però io, che sono un ottimista, penso che dobbiamo guardare al risultato del 9 e 10 aprile come una speranza che questo passaggio è possibile, perché mi dispiace, collega Vicquéry, non credo che nell'aprile 2006 sia stata l'alleanza contro l'"Union Valdôtaine" che ha vinto. Ho visto la gente che andava a votare, ho visto tantissimi Unionisti di quelli veri che vogliono difendere i valori dell'"Union Valdôtaine", che credono in essa, ma che non credono a tale gruppo dirigente, né a questo modo di far politica dell'"Union Valdôtaine"! E tutto potete dire su chi è stato eletto in tale turno elettorale alle politiche meno che sia qualcuno che non ha il vostro stesso "sangue". Non è solo il diritto del suolo, ma è che all'interno di chi ha quel diritto di sangue c'è qualcuno che finalmente ha capito, ma non è il "Perrin" o il "Nicco" della situazione, sono decine di migliaia di Valdostani che, indipendentemente dal loro credo politico, hanno dato un segnale forte e che vogliono che prima possibile questo segnale si traduca dalle elezioni politiche alle elezioni regionali e comunali e noi dobbiamo fare in modo che tale volontà possa trovare gli strumenti elettorali per venire alla luce. Noi vediamo che questo meccanismo diventa fondamentale perché vogliamo dare alla popolazione che per tanti anni è stata discriminata dal potere e spesso in base anche alle origini... anzi mi permetterete una piccola parentesi. All'Università della Valle d'Aosta, nell'introduzione dell'anno accademico 2007 è stata evidenziata la differenza fra multiculturalità e interculturalità: questo è un passaggio fondamentale, l'"Union Valdôtaine" ha sempre favorito la multiculturalità... "ossia ognuno si tenga il suo sangue poi noi comandiamo". L'interculturalità è invece quella che, di fronte a una situazione come questa, è capace di fare delle politiche di inclusione, inclusione di tutti e anzi soprattutto di coloro che hanno voglia di impegnarsi, siano valdostani di origine, di lunga data o meno. È questo che ci interessa, altrimenti la Valle d'Aosta non avrà mai un sistema economico che si sviluppa, perché, a furia di difendere le posizioni di privilegio, non si fanno crescere le forze che esistono nella nostra Valle e poi l'economia è quella che è, ossia basata sul "galleggiamento" e tenderà ad essere sempre peggio. Tutto si può dire, credo, rispetto a quello che abbiamo a disposizione dal punto di vista del quadro politico, ma non si potrà dire che in Valle d'Aosta l'esperienza del "Gallo" dello scorso anno sia stata un'esperienza che è andata contro i valori della Valle d'Aosta, non solo, ma ritengo che il grande segnale venuto da quella elezione con cui oggi ci troviamo a fare i conti è una volontà di avere amore per tutti; il "Gallo" ha avuto questo come segnale.
L'impressione che ha la gente per l'esclusione che viene fatta a tanti è che oggi un ristretto gruppo dell'"Union Valdôtaine", che purtroppo detiene il potere e nelle istituzioni e forse anche nell'"Union Valdôtaine", ormai ha solo amore per sé stesso, al massimo per coloro che li adulano e danno loro sempre ragione, ma non hanno la necessità di avere un rapporto con tutti i 125.000 abitanti della nostra Regione. Una conferma di questo viene dalla palese ammissione del Capogruppo dell'"Union Valdôtaine", che dice: "ma noi non siamo riusciti a fare un "tubo", non abbiamo deciso per l'Ospedale, non abbiamo deciso per la ferrovia, non abbiamo deciso per le riforme", se non c'erano i referendum, non le avreste fatte neppure oggi... voglio dire, ma "da che pulpito viene la predica"! 1994: si raccolgono le firme per l'Ospedale, c'è un Assessore alla sanità che si inventa quel magnifico progetto dell'Ospedale tripolare, adesso siamo tutti convinti che deve essere unico, lui aveva il tripolare e, volendo fare questo, siamo arrivati nel 1998, poi nel 2003 adesso siamo al 2007... ma chi è che non ha voluto fare l'Ospedale? Voi, perché il giochino è proprio quello: non ci interessa dare lo sviluppo alla Valle d'Aosta, ma garantire gli appalti di manutenzione ordinaria, straordinaria... agli amici, ma questo è sviluppo? Lo stesso vale per tutto il resto: perché la Valle d'Aosta è ferma? Perché non interessa più l'obiettivo, interessa il controllo dello strumento. È da questo punto di vista che abbiamo la necessità di chiarire con forza che non c'è niente contro tale partito, ma contro il ruolo che si è voluto attribuire in questi anni e che oggi ha finito il suo compito e che deve saper cambiare.
Vi chiediamo di fare uno sforzo, di capire questi problemi e di cambiare e per cambiare c'è un unico strumento, ed è anche il motivo per cui mi rivolgo al mio collega Ferraris: dov'è che non ci troviamo d'accordo? È perché non ha capito il valore di questo passaggio. Il passaggio fondamentale non è dei 40 articoli che ha la legge... in 35 o 36... su quelli siamo d'accordo, io ne sono stato un fautore importante e sono contento, ma su quei 2 o 3 passaggi fondamentali non ci siamo. È lì che avete tentato di barare all'ultimo momento con il solito vostro metodo di trovare i "ventri molli" all'interno dei gruppi, quelli disponibili a stare in maggioranza comunque o di stare dalla parte del padrone comunque, quelli disponibili a prescindere. A noi, che non dà fastidio stare all'opposizione o stare in maggioranza, ma siamo disponibili ad accordi chiari, abbiamo chiesto una sola cosa: che vi sia la possibilità chiara per gli elettori, come c'è stata nel 2006, che se votavano da una parte l'"Union", perdeva o, se votavano dall'altra parte, l'"Union" vinceva, ma ci doveva essere la possibilità che il 50%... si vinceva o si perdeva. Voi avete tirato fuori un meccanismo depotenziando il primo turno, perché basta averne 18 con i resti... e depotenziando ancora peggio il secondo turno, che comunque l'"Union" ci sarà, che è quello che vi interessava! Ci vuole invece un meccanismo, come previsto nella nostra legge, in cui ve la dovete giocare, poi può anche darsi che noi ci metteremo con voi se troviamo un accordo sul programma, ma dovete schierarvi prima o da una parte o dall'altra! Non fare i furbi! È vero che abbiamo la dimostrazione che potete essere garantiti dal fatto che "Fédération", che non so se sarà rappresentata nel prossimo Consiglio regionale perché nel nostro sondaggio non siamo riusciti neanche a misurarla, in quanto era sotto all'1,5%... però dice: "noi ci siamo, servi siamo e servi vogliamo rimanere", quindi dei servi ce li hanno. Adesso non so se ci sono altri domestici in giro, ma mi sembra che ve ne siano di disponibili. Noi vogliamo capire se avete il coraggio di giocarvela su questo o se volete arroccarvi, ma va a finire comunque così, ve lo dirò alla fine dell'intervento. Il problema delle coalizioni consente alla gente di capire che matematicamente va in modo o nell'altro, altrimenti viene fuori il ricatto che non è solo quello delle preferenze, ma che se per caso voto in una maniera e domani questi sono ancora lì, me la faranno pagare, perché una delle cose più vergognose della campagna elettorale del 2006 nei mesi successivi è che l'avete fatta pagare a quelli che si sono candidati o non hanno partecipato alla candidatura di Nicco e Perrin. Quello è quanto vi smentisce nell'essere persone oneste politicamente, perché siete stati vendicativi, allora nel 2008 la gente per essere libera deve poter sapere con certezza che se "pianta il coltello" perché l'"Union Valdôtaine" vada all'opposizione, l'"Union Valdôtaine" va all'opposizione, invece in tale maniera comunque ce la troveremo lì! E la gente avrà paura e continuerà a essere condizionata in quella direzione: questo è il problema.
Noi dovremmo leggere con più attenzione i giornali. A noi dispiace che il collega Ferraris stamani abbia fatto una sparata contro "La Stampa", perché siamo dei giornalisti anche noi e credo non sia carino prendersela con i giornalisti, ma è un po' come la matrigna che chiede allo specchio chi è la più bella del reame e, se lo specchio non dice che è lei, ma che è Biancaneve, si arrabbia e mi sembra che leggere "La Stampa" e "incazzarsi" è un po' come Bruno Vespa o la Ventura che, quando passa dai corridoi, e legge l'"auditel", vede che l'"auditel" va male e si arrabbia, ma perché ti arrabbi, è così! Prendi atto che piaccia o non piaccia il giornale è testimone della realtà! Noi guardiamo al futuro e dovremmo essere specialisti del futuro, ossia il politico dovrebbe essere quello che immagina come sarà la società e prepara le risposte che serviranno per i problemi che emergeranno. Vi sono poi i giornalisti che invece hanno la sensibilità dell'oggi, che sanno leggere la realtà come forse non sappiamo fare noi, quindi dovremmo leggere i giornali in modo diverso, perché sono i giornalisti, visto che noi siamo isolati nel Palazzo, ci esprimono questo, poi magari leggiamone tanti in modo che, facendo la media, ci avviciniamo alla verità. Secondo me, loro ci esprimono la realtà nel bene o nel male. Vi sono poi gli storici, che è la cosa peggiore quando fanno i politici soprattutto, perché loro sono molto bravi sulla storia e pensano che la storia debba avere delle conseguenze, per fortuna la storia va per i fatti suoi e una delle cose più terribili è vedere degli storici che fanno i politici, "chi ha orecchie per intendere ovviamente intenda"... e soprattutto ancora peggio i politici che fanno gli storici: prendete i libri di storia scritti da politici, tipo, ad esempio, la cronologia della Valle d'Aosta, è un'opera interessantissima, perché per la maggior parte occupata da episodi che fanno parte di un Assessorato dell'ambiente dal 1993 al 1998 che occupa quasi 2/3 del libro e il resto è trascurato. Dicevo che, rispetto a "La Stampa", ritengo che arrabbiarsi in questa maniera e accusare il Segretario del nostro partito come è stato fatto stamani sia poco corretto e soprattutto credo sia segnale di un'evidente difficoltà. Il Consigliere Ferraris non ha capito la discriminante, evidentemente non condivide questi valori della discriminante, quindi si è comportato coerentemente con quanto riteneva opportuno, ma viceversa deve riconoscere agli altri... nel momento che c'è qualcuno che ha questa discriminante, ovviamente diventa impossibile accettare un compromesso di tale genere.
L'altra questione molto grave che ci ha divisi è che l'arroccamento di cui si diceva prima è strettamente legato al discorso delle 3 preferenze, perché le 3 preferenze hanno consentito le cordate all'interno del gruppo "Union Valdôtaine" e mi permetterete di dimostrarlo raccontando la legislazione come è avvenuta. Nel 1993 si è votato con le 2 preferenze, poi all'interno dell'"Union Valdôtaine" si è visto che questo, in questo vostro delirio che avete avuto in quegli anni di onnipotenza, non era sufficiente; allora i grandi Capi dell'"Union Valdôtaine" si sono messi d'accordo, rendo merito al Capogruppo di allora, Ferraris, di non aver votato quella modifica della legge, si impuntarono per le 3. Io allora dico, se avessimo mantenuto quella dignitosa mediazione del 1993, oggi non saremmo a questo punto, probabilmente non ci sarebbe stato neanche il 9 e 10 aprile 2006, perché avremmo impostato le cose in modo diverso, perché anche la composizione di questo Consiglio sarebbe stata diversa e qualcuno lo sa che senza i "capi bastone" non sarebbe arrivato in Consiglio regionale, che senza gli accordi di cordata non sarebbe arrivato in Consiglio regionale! Allora non si poteva accettare il discorso delle 3 preferenze, perché questo è frutto di quella sciagurata scelta del 1998 che all'epoca contrastammo e che oggi non si capisce perché non lo abbiamo più contrastato. L'effetto psicologico non è un effetto reale, non credo che nessuno riesca a controllare il voto in Valle d'Aosta, ma l'effetto psicologico di poter dare la preferenza con nome e cognome, con il numero, con il numero e cognome dà l'impressione all'elettore e all'elettrice di non essere libero/a nella propria scelta perché il proprio voto può essere identificato. Credo che questo sia un altro errore e difendo con forza la scelta che abbiamo fatto di presentare non solo le 2 preferenze nel nostro testo di legge, ma anche solo con l'indicazione del numero. Fra l'altro, questa è anche una questione dal punto di vista linguistico di correttezza, perché in una Regione in cui sono riconosciute 3 lingue: italiano, francese e in parte tedesco, tra mettere i cognomi walser come Welf di Gressoney-La-Trinité, piuttosto che Mammoliti, quante "elle", quante "emme" ha, credo sia giusto mettere i numeri. E non è un caso che nella lista si mettano i numeri, perché questo consente di mettere tutti nelle stesse condizioni ed evita anche il problema di Viérin Adriana, Viérin Marco, Viérin Giulio... mettere tutti numeri, è semplicissimo, però questo deve essere l'unico modo di esprimersi, altrimenti è facile perché questo si associa alle questioni.
Ultimi 2 problemi. È evidente che la "cartina di tornasole" di cosa volevate fare in questa lunga trattativa, che è avvenuta prima nei corridoi, poi nelle aule di Commissione, quelle private e segrete, poi in quelle pubbliche, era quella di impedire i referendum, anzi di impedire il referendum: quello sulle alleanze preventive. Come si riesce ad arrivare a una legge che sembri una di alleanze preventive, ma non lo sia? Ci avete messo un po' di tempo, poi alla fine "assaggio finale"... in un momento che mi sono perso... "avete trovato una quadra" su una cosa che non esiste, che è il mitico... al secondo turno di 18 seggi e io prendo atto di questa cosa. La dimostrazione che questo è il vostro obiettivo è l'ordine del giorno che avete voluto presentare e che avete trasformato in risoluzione, la quale dimostra che avete paura del referendum sulle alleanze preventive, avete paura che sia fatto e cercate di impedirlo. Cercate di fare una legge che consenta di dire: "ma noi le alleanze preventive le abbiamo fatte, ma c'è la possibilità di farle, guardate le abbiamo fatte!" È evidente che disperati come siete vi siete dovuti inventare un ordine del giorno, tramutato in risoluzione, che dice: "comunque come per Noasca c'è il problema dell'incostituzionalità". Credo che dovreste cambiare i vostri consulenti, perché su Noasca avete fatto una figura "barbina", ho l'impressione che la farete anche su questo, però penso sia un "autogoal" perché evidenzia qual era il vostro obiettivo. Non so con quale legge si andrà a votare alle prossime elezioni regionali, se quella che voteremo fra qualche minuto o quella che verrà fuori dal referendum del dicembre di quest'anno o se sarà un'altra legge che faremo all'ultimo, però voglio dire che sono talmente convinto che la società valdostana voglia un cambiamento, voglia un rinnovamento della politica che ci dovete solo dire a cosa volete giocare, perché siamo pronti a giocare con qualunque meccanismo elettorale. Volete giocare a poker, volete giocare a briscola? Decidete. Quello che non possiamo accettare è che siano meccanismi che consentono la truffa, che consentono di aggirare le regole, che consentono di poter giocare come volete giocare con noi che abbiamo lo specchio dietro e voi che ci potete vedere le carte. Questo non lo permetteremo! Sul resto decidete voi le "armi", non abbiamo paura di niente, non abbiamo avuto paura lo scorso anno e non ne avremo il prossimo, ma non pensate di giocare a carte truccate o con altri meccanismi, perché questo non lo permetteremo dal punto di vista istituzionale e devo dire che il primo tentativo di truccare il gioco è proprio la risoluzione che avete presentato.
Un'ultima osservazione "pro domo mea": credo sia evidente che il nostro partito abbia indicato delle linee precise, non solo non sono state un "diktat" del nostro satrapo o del nostro Stalin della situazione, non abbiamo un partito così, abbiamo un partito che si è riunito serenamente, a stragrande maggioranza con un sentimento popolare di grande unità ha votato una posizione, questa posizione non è vincolante, ma è stata espressa con chiarezza da un partito. Chi c'è c'è, chi non c'è se ne prenderà la responsabilità, non credo sia un problema di punizione: è un problema di essere conseguenti con quello che si fa e ovviamente rendersi conto che è una posizione profondamente contraria. Forse quello che ha stupito chi ha presentato la legge.. e chi si è fatto promotore di questo accordo non condiviso dal nostro partito si è stupito che finalmente c'è un partito che non è più proprietà delle famiglie, in cui c'è un gruppo di poche persone che decide non si sa come, né dove cosa si deve fare e che ci sono alcune persone che hanno un'investitura non si capisce bene da dove. Noi abbiamo un partito libero, molto radicato sul territorio, le persone dal territorio vengono nella nostra sede, decidono sanamente e noi ne prendiamo solo atto. Chi non vuole prendere atto di questa situazione è un problema suo, però, per fortuna, anche nel nostro partito un certo modo di vedere le cose è finito. È finito che vi sia qualcuno che decide che dobbiamo essere in maggioranza a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo con qualsiasi faccia. Per fortuna, la "Gauche Valdôtaine" da un bel po' di tempo ha dimostrato di avere una "colonna vertebrale" e vuol continuare ad averla insieme con il suo Segretario, insieme con la sua Direzione, insieme con tutti i suoi iscritti.
Presidente - La parola al Consigliere Ferraris.
Ferraris (GV-DS-PSE) - Premetto che sarò sufficientemente breve, nel senso che ringrazio tutti gli intervenuti, che hanno dato un contributo ed hanno arricchito il dibattito. Sono convinto che se questa legge verrà votata dal Consiglio regionale, avremo uno strumento migliore, un mio collega oggi l'ha definita un compromesso alto, sicuramente un compromesso positivo. Sarà possibile affrontare con uno strumento nuovo i rilevanti problemi che sono stati citati nei diversi interventi, non sto a ricordarli, ma sono quelli di un profondo cambiamento che stanno subendo equilibri non solo mondiali, e che hanno pesanti conseguenze sulla nostra Regione, per cui credo che questa legge potrà dare quella stabilità e quella capacità di governo che sono necessarie a una Regione come la nostra. Dopodiché dipende dall'intelligenza della politica, se la politica ha l'intelligenza di utilizzare questo strumento, benissimo, altrimenti non sarà una legge elettorale che potrà far fronte a una politica che intelligenza non ha; credo che questo sia un dato elementare.
Non si vuole assolutamente ostacolare il voto popolare. Il voto popolare può esprimersi nel referendum confermativo e nei referendum propositivi che sono stati presentati, credo che qui si stia giocando un grosso equivoco, perché abbiamo avviato un meccanismo: quello dei referendum che condivido come strumento di democrazia, ma che in questo caso crea una situazione duale e crea una conflittualità fra quello che fa il Consiglio regionale e quello che si propone sulla base delle leggi di iniziativa popolare, ritengo che l'esempio di questo lo si ritrovi nella discussione che c'è stata sul ruolo dei comitati promotori all'interno della I Commissione. Abbiamo visto che alcune forze politiche hanno scelto, legittimamente, la via del referendum: questo ha comportato la loro estromissione dal dibattito politico all'interno della I Commissione. Soprattutto perché se una forza politica è una forza politica seria, e chi ha sostenuto i referendum lo è, nel momento in cui va a chiedere le firme agli elettori, le chiede su un preciso mandato e il preciso mandato è quello che è scritto nei quesiti referendari. Noi ci siamo trovati invece in una situazione strana, non so se questi siano i referendum "alla valdostana", in cui abbiamo i comitati che pretendono di venire a trattare in Commissione sulla base di un mandato che non ho capito da chi abbiamo avuto, perché se io raccolgo delle firme su una precisa proposta, quella è la proposta, non è che se la preferenza è 1, magari tratto per 2 preferenze, se il "quorum" è al 43%, magari tratto per il 50%. Le 7.000 firme le ho raccolte su degli specifici quesiti e devo andare avanti in quella direzione, se no i cittadini vengono presi in giro. Ma non si è mai visto, in una logica referendaria nazionale che il comitato vada a trattare con il Parlamento o con il Governo, quando mai! Partecipa alla discussione, ma poi si fa il referendum e sarà il risultato del referendum quello che vale. Quando i comitati referendari e anche i colleghi del gruppo "Arcobaleno" lamentano questo non confronto con i comitati referendari... ma lo abbiamo fatto a loro tutela, noi non avevamo un mandato per trattare e non avevano soprattutto loro un mandato a trattare rispetto a dei referendum che avevano delle precise richieste, credo che su questo debba essere fatta una riflessione, altrimenti si rischierebbe di creare un grossissimo equivoco. Chi ha scelto i referendum quindi ha scelto una strada ben precisa, il Consiglio ha scelto una strada diversa, dopodiché la parola definitiva spetterà ai cittadini elettori.
Ultime 2 cose: la prima, non ho capito tutto questo amore per la Svizzera da parte del gruppo "Arcobaleno", la Svizzera è un Paese stupendo, ma è uno dei Paesi che è stato fra gli ultimi a dare il voto alle donne, la legislazione sulle lavoratrici madri è arrivata da poco, il 1° maggio non è neanche una festa nazionale... ma cos'è tutto questo amore per la Svizzera! Oltretutto venite qui a propagandarci come modello svizzero quello che non è un modello svizzero, in Svizzera c'è un sistema proporzionale molto radicato, c'è un sistema di referendum che non è basato solo sul voto popolare, ma è incrociato: voto popolare più la maggioranza dei cantoni e dei mezzi cantoni, è tutta un'altra cosa rispetto a quello di cui si sta discutendo qui, è un altro pianeta!
Un'ultima cosa per quanto ha detto il collega Sandri. Non me la sono presa con "La Stampa", ho evidenziato a "La Stampa" una cosa che ha ricordato anche il collega Frassy - fra l'altro, mi preoccupo, perché è un periodo in cui andiamo d'accordo su diverse cose, forse dovremo fare una riflessione su questo, mi trovo più d'accordo con lui che con il mio Capogruppo - ossia che c'è una differenza fra un accordo fra forze politiche per stabilire delle regole per una legge elettorale, per l'ineleggibilità, per la forma di Governo, da quelle che sono maggioranze politiche; mi pare una cosa talmente banale, che non necessita di altri commenti. Scusate, se "La Stampa" descrive la realtà così com'è, se "La Stampa" vede il mondo dall'esterno e non come lo vediamo noi, se "La Stampa" vede più in là di quello che vediamo noi, invito il mio collega Capogruppo a leggere cosa ha scritto "La Stampa" su di lui oggi e sui suoi comportamenti. Non ho altro da aggiungere, anche perché noi siamo già un partito che riesce ad avere le prime pagine dei giornali non perché fa una qualche proposta politica, ma perché bisticcia, quindi, per amore e rispetto di tale partito, a questo punto taccio.
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - In qualità di relatore devo dare alcune risposte a questioni sollevate e prima un chiarimento di tipo personale, ci siamo già chiariti, ma la legittimità di sedere in questo posto mi è stata data dagli elettori e non credo debba avere autorizzazioni da chicchessia, poi può dare fastidio quello che dico, ma penso di poter avere il diritto di dire. Le 570 preferenze che ho preso le ho avute senza spendere una lira se non un po' di benzina per andare a comizi. Non ho usato l'istituzione Valle d'Aosta, non ho ricattato i lavoratori per avere diritto al lavoro in cambio del voto, non ho distribuito consulenze e incarichi inutili in giro per la Valle per essere votato, perché altrimenti sarei iscritto all'"Union". Me lo avete chiesto voi di rispondervi in questa maniera. Ho ripetuto diverse volte che ho tutto il rispetto per l'"Union", ma ultimamente essa è gestita in una situazione di extraterritorialità, occorre da parte dell'"Union" uno scatto di dignità e riportare all'interno della stessa le decisioni che vengono prese nella sede della "CVA" a Châtillon e usare la figura istituzionale di Assessore o Presidente di una consociata per fare assunzioni... le assunzioni le fanno gli uffici esaminando i "curricula", non ricevendo personalmente tutti coloro che hanno bisogno di lavoro perché in cambio bisogna chiedere qualcos'altro: ecco perché non prendiamo tante preferenze, però forse le "mani" le abbiamo più "pulite"!
Il collega Ferraris credo non abbia letto la legge istitutiva dei referendum, perché i comitati dovevano - gli è stato impedito - interloquire perlomeno con la I Commissione, perlomeno partecipare ai lavori, quindi c'era la possibilità di migliorare le cose, non si è voluto, ma la legge lo prevede, non che dovevamo essere noi benevoli come Commissione o come Consiglio.
Un'altra cosa a chiarimento la devo al collega Frassy: non è vero che le firme sono state raccolte in base alla simpatia o le capacità, i quesiti erano precisi, le domande quando la gente si avvicinava ai banchetti... c'è una pubblicistica che è a disposizione di tutto il Consiglio regionale, volantini, locandine, manifesti... era: "vogliamo un referendum, affinché ci siano più donne in lista", punto a capo, le persone decidevano di firmare o meno. Due: "sapere preventivamente con chi si andrà a governare in caso di vittoria elettorale, vi interessa questa chiarezza visti i ribaltoni che si sono succeduti, non decisi qui dentro, ma da altre parti?", la gente decideva se firmare o meno. "Volete eleggere direttamente le persone che dovrebbero governare la Regione?", la gente decideva se firmare o meno. Tutta questa documentazione è a disposizione. "Volete eleggere direttamente il Governo e le alleanze preventive?"... anche questo era a disposizione.
Veniamo alla risoluzione che è stata presentata. Non so se questa risoluzione la voteranno anche i gruppi "La Casa delle Libertà" e "Stella Alpina"...
(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
... do un piccolo anticipo, farò avere una copia. Secondo me, chi presenta questo dovrebbe ritirarlo... altrimenti è un "autogoal" perché questa è la dimostrazione che vi siete messi insieme per fare delle leggi elettorali per inficiare i referendum, non vi è bastata l'audizione del Responsabile dell'Ufficio legale in I Commissione, che ha detto che a tutti gli effetti la legge elettorale ha valore, non vi sono problemi di genere. Non vi è bastato il parere presentato da parte nostra, prima ne avete voluto uno "ad personam" con interventi pesanti da parte del Presidente della Regione...
(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)
... l'intervento pesante è il suo, Presidente, che con i soldi pubblici ha chiesto dei pareri a dei giuristi in merito a una legge referendaria approvata da questo Consiglio, ma impugnata né dal Governo nazionale, né da questo Consiglio, né dagli uffici legali, né da giuristi di questo mondo. Improvvisamente gliela dico in un'altra maniera, Presidente, se il lavoro fatto dal Presidente e questa risoluzione fosse avvenuto non a referendum in viaggio, ma fosse avvenuto al di fuori di raccolta di firme, prima o dopo, allora avrebbe avuto un senso logico. Ha detto: "ci sono delle problematicità, bisogna chiarirle", ma, mentre si è in gara, questo è concorrenza sleale, qualcuno ha più strumenti di noi per inficiare la legge sul referendum tanto che il nostro parere ce lo siamo pagato, quello del Presidente della Regione è stato pagato con denaro pubblico...
Venturella (fuori microfono)... non solo le spese natalizie...
Bortot (Arc-VA) - ... se facciamo l'elenco, non solo le spese elettorali del 2003, lasciamo perdere le spese natalizie, un po' di gentilezza non guasta... Sto parlando di un uso improprio di determinate figure che rivestono ruoli istituzionali, che hanno usato in modo improprio strumenti istituzionali per fare campagna elettorale, ci "abbiamo messo una pietra sopra" ma, visto che il collega Ugo mi "tira per i capelli", mi è venuto un "flash" e non credo di essermi sbagliato troppo sulle cose che ho detto. In quanto relatore, so che non succederà... se volete un "break" che le vostre proposte saranno votate non con il nostro voto... che ci sia una tranquillità istituzionale nello svolgersi dell'iter referendario, vi prego non votate o ritirate questo pezzo di carta. Siamo tutti grandi, vaccinati, vi siete impuntati, ma vi fate un "autogoal", perché questo foglio è un'ulteriore dimostrazione che quello che vi interessa non è tanto la legge che avete approvato quanto fermare l'iter referendario e per i cittadini sarebbe una grande bella batosta.
Presidente - Se non vi sono altri colleghi che vogliono intervenire, dichiaro chiusa la discussione generale.
La parola al Presidente della Regione, Caveri.
Caveri (UV) - Ogni tanto, soprattutto nel sentire alcuni interventi in Consiglio degni più del Teatro "Giacosa" che dell'aula del Consiglio, perché ormai il tempo delle elezioni si avvicina, la clessidra fa sfilare la sabbia, quindi qualcuno comincia qui dentro a fare campagna elettorale, ascoltando certi discorsi, mi sento come "Roy", i replicanti di "Blade Runner", quel bel film di Ridley Scott del 1982, dove questo replicante cominciava dicendo: "ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare" ed è per questo che non so da dove cominciare. Intanto la scoperta, abbastanza curiosa nel corso di questo dibattito dell'esistenza di voti puri e di voti impuri, come le caste indiane...
(interruzione del Consigliere Bortot, fuori microfono)
... tu che parli sempre di equo e solidale... nel senso che i 7.000 referendari e i 7.000 firmatari immagino appartengano alla casta dei puri, i 7.000 che hanno votato me appartengono alla categoria degli impuri, perché io con chissà quali "magheggiamenti" e con quali squallidi scambi e clientele li ho attirati: questo è un modo di ragionare abbastanza penoso, perché è un modo di ragionare ideologico di chi è alla ricerca di argomentazioni a fronte di una qual certa preoccupazione, che è quella del surfista che, dopo aver cavalcato dopo un certo periodo l'onda, si accorge che sotto un suo surf l'onda non c'è più, anzi l'onda sta per inghiottirlo.
Vorrei ringraziare tutte le persone di buona volontà che, al di là degli schieramenti politici, con faticosa ricerca di una linea, hanno dato finalmente concretezza a quell'articolo 15 dello Statuto di autonomia che fonda le cosiddette "leggi statutarie". Voglio ringraziarle queste persone corrette, specie quelle che hanno firmato e poi hanno adempiuto qui al contenuto degli accordi presi, perché chi invece ha elementi cangianti sembra davvero non appartenere a quel partito che ho conosciuto in anni passati, dove bastava una stretta di mano o una parola, non certo un caffè della Presidenza, per assumere successivamente delle posizioni pubbliche che fossero corrispondenti agli impegni assunti.
Ho visto nascere l'articolo 15 dello Statuto, nel senso che ero nel Comitato ristretto della I Commissione "Affari costituzionali", laddove, in coerenza con una logica di maggiore assunzione di responsabilità dei Consigli regionali, si è scelta la strada di decostituzionalizzare una serie di materie, mantenendo però in capo a quell'articolo 15 un procedimento rinforzato che assomiglia al procedimento rinforzato di modifica della Costituzione previsto dall'articolo 138 della Costituzione. L'ho visto ed è merito di questo Consiglio, delle persone che dalla Sinistra e dalla Destra hanno ritenuto necessario trovare un elemento comune a tutela della dignità e della credibilità di un'istituzione rappresentativa qual è il Consiglio Valle dal 1945, con il decreto luogotenenziale, anzi ad essere precisi dal 10 gennaio 1946... qualche settimana prima era nata l'"Union Valdôtaine" con la scelta fin da allora dello scudo con il leone rampante, che oggi qualcuno vorrebbe scippare all'"Union Valdôtaine", perché sembra pensare che questo "copyright on" sia più valido.
Ho avuto modo di esprimermi sulla questione delle leggi referendarie non nel segreto di una cantina, ma in I Commissione consiliare il 26 gennaio scorso e, con grande dispiacere di qualcuno, ho ritenuto, in quella fase, l'esistenza di una serie di dubbi, numerosi e rilevanti, sulla costituzionalità soprattutto nella fase applicativa di tale legge referendaria. Lo dico con grande rispetto per questo Consiglio che ha votato tale legge, ma solo i cretini non cambiano idea e lo dico soprattutto con grandissimo rispetto per il Comitato che ha raccolto le firme e con rispetto ancora maggiore per i cittadini che hanno firmato le proposte referendarie. Tuttavia ci troviamo nella condizione di essere depositari di un'eredità che non è nostra. Lo Statuto di autonomia nelle sue basi fondamentali è incarnato da questo Consiglio e in parte dal Governo regionale, perché il Presidente rappresenta la Regione secondo lo Statuto di autonomia anche nel cambiamento che è avvenuto nel 2001 e, visto che la stessa legge n. 19 conferisce al Presidente della Regione degli adempimenti fondamentali, dei quali in questa logica pro tempore sono responsabile, ho ritenuto mio dovere richiedere di accertare la fondatezza di alcuni dubbi ai più autorevoli esperti in materia costituzionale, quali sono il prof. Francesco Saverio Marini e il prof. Giovanni Guzzetta, quest'ultimo già ideatore del referendum del 1993: quello che fu ispirato da Segni, io feci parte dell'allora Comitato promotore e partecipai attivamente nella convinzione che il referendum abrogativo, così come era stato impostato, avesse un suo significato di scossa, per cui, chi pensa che io sia contrario ai referendum, da una parte non conosce la mia storia personale, dall'altra non conosce la storia di chi conoscendo perfettamente, come l'"Union Valdôtaine", il pensiero di Emile Chanoux... con la frase alle mie spalle... che ricorda la Svizzera, ma la Svizzera ha sempre avuto del referendum un uso oculato che mai ha creato situazioni di contrasto, come nella legge n. 19, fra la volontà popolare espressa in una logica di rappresentanza politica e invece la rappresentanza popolare.
Non mi stupisce che da alcune forze politiche venga un'esaltazione demagogica della forza del popolo: questo è il pensiero giacobino di Sinistra, che non ha mai amato la politica rappresentativa, ha sempre amato le masse e, se leggessimo nella storia personale di qualcuno, capiremmo anche molte delle ragioni che da un estremismo molto forte conducono oggi a una mitizzazione della logica referendaria per abbattere il palazzo, perché la logica è sempre quella pasoliniana del palazzo. Oggi il prof. Guzzetta è impegnato, come promotore del referendum elettorale a cui personalmente darò la mia adesione, perché ritengo che il sistema elettorale esistente in Italia, con buona pace di chi oggi traccia in maniera forte delle realtà virtuali, sia basato su una logica di liste bloccate rispetto alle quali l'attuale legge vigente in Valle d'Aosta è l'esaltazione di una possibilità da parte dei cittadini di scelta...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
... sì, Berlusconi, ma voi non l'avete ancora cambiato e credo che non lo cambierete, poi devo dire che quel modello della lista bloccata è piaciuto a moltissime Regioni di Sinistra. L'altro parere acquisito è quello del prof. Valerio Onida, Presidente emerito della Corte costituzionale. Sono rimasto dispiaciuto delle polemiche che mi hanno investito per aver scelto... tanto poi farete esposti alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica, alla Società dei diritti dell'uomo, alla FAO, alla NATO, al WWF, per cui se ho torto dovrò pagare con le mie tasche, ma ritengo che fosse del tutto necessario acquisire questi pareri, tant'è che lo avete fatto voi stessi, quindi, se avete richiesto un parere, vuol dire che qualche dubbio l'avevate anche voi, per cui mi rallegro che abbiate chiesto a un costituzionalista dell'Università di Teramo, considerato nell'area di "AN", già consulente del Presidente Louvin presso la Conferenza dei Presidenti, abbiate assegnato a questo giurista di Destra la richiesta per vedere se questi dubbi potevano essere fondati: il prof. Mangiameli.
Torniamo alle questioni giuridiche. Dall'esame dei pareri resi dai prof. Marini, Guzzetta e Onida emerge la piena fondatezza delle perplessità, suffragate oggi da argomentazioni giuridiche volte a garantire, prima di ogni valutazione, il rispetto dello Statuto di autonomia senza paura dei referendum. Se nel prosieguo della procedura nessuno accerterà - e fra breve dirò quali sono gli scenari che si possono aprire - l'eventuale incostituzionalità, si andrà a votare senza nessuna preoccupazione. Abbiamo paura? Ma di cosa abbiamo paura? Certo che un po' di paura ce l'ho perché, se per caso queste 4 leggi dovessero essere approvate, come è del tutto evidente, ed è sufficiente metterle in fila, ci si rende conto che non è un sistema elettorale compiuto, ma una "congerie", 4 mani diverse hanno scritto queste leggi che non si coordinano. Con queste 4 leggi approvate - chiedetelo all'Ufficio elettorale - non si va a votare, perché sono 4 leggi incoerenti che creano dei "buchi" e l'esito sarebbe che si andrebbe a votare con la legge attuale. Ora...
Marguerettaz (fuori microfono) - ... o rimaniamo qui per 5 anni...
Caveri (UV) - ... quello che suscita...
(interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)
... cosa?
Squarzino (fuori microfono) - ... rispondevo a...
Caveri (UV) - ... "pardon", ci sono dei dialoghi nell'aula, trovo che le interruzioni nell'Assemblea parlamentare siano il "sale" della democrazia, peccato che da noi non vengano resocontate...
Ciò che suscita maggiore perplessità è il fatto che il referendum propositivo si converta in referendum deliberativo nel caso in cui il Consiglio si sia espresso con volontà anche solo parzialmente contraria, deliberando ossia in senso difforme dei principi ispiratori e dal contenuto essenziale della proposta di iniziativa popolare, ma non mi avventuro nel "latinorum" dei giuristi attraverso tale strada, perché questo è un tema politico che dovrà "ex post" essere trattato dal Consiglio regionale, che dovrà fare ammenda degli aspetti della legge n. 19 che non vanno bene. Si cita Bolzano, ma a Bolzano non si è mai adoperata la legge provinciale, quindi noi siamo i primi che testano il fatto di un referendum propositivo scritto all'articolo 15 che si trasforma in un referendum deliberativo con una serie di rischi notevolissimi. Senza tediare l'Assemblea e non volendo trasformare il dibattito importante che è stato fatto sulle questioni delle riforme legate all'articolo 15, vorrei leggere solo 2 passaggi. I prof. Guzzetta e Marini scrivono:
"si dovrebbe escludere che tale procedura..." - quella del referendum propositivo - "... possa essere utilizzata riguardo a materie per le quali lo Statuto pone una riserva di competenza esclusiva in capo a una determinata e speciale fonte, in particolare tutte le materie attribuite in via riservata alla legge statutaria di cui all'articolo 15 non potrebbero in alcun modo essere oggetto di un siffatto referendum, l'effetto sarebbe infatti una violazione palese dello Statuto".
Gli fa eco nel suo parere il prof. Onida:
"solo seguendo tale speciale procedura..." - quella dell'articolo 15 - "... la Regione può innovare sulla vigente disciplina statutaria, che è di rango costituzionale ed è stata decostituzionalizzata solo nei limiti e alle condizioni di cui all'articolo 15 citato". Vi è poi tutta una spiegazione giuridica che vi risparmio. Dice ancora: "è evidente che la "ratio" dello speciale procedimento imposto dallo Statuto per l'adozione della legge statutaria non si concilia con l'ipotesi di una legge statutaria approvata mediante il diverso procedimento previsto per il referendum propositivo, si avrebbe infatti in questo caso una legge regionale formata senza il rispetto della speciale procedura costituzionalmente imposta, senza il concorso della volontà consiliare..." - il prof. Onida ricorda che la legislazione è in capo al Consiglio Valle - "... espressa con le speciali maggioranze prescritte, perché con la logica del referendum bastano il 45% degli elettori per l'approvazione con una minoranza risicata, quando qui sappiamo che ci vuole una maggioranza speciale, nonché senza il controllo preventivo della Corte costituzionale attivabile dal Governo e con un tipo di intervento del corpo elettorale proceduralmente diverso da quello previsto dallo Statuto".
Spetta a noi? Pensate veramente che il Presidente della Regione, nel caso di una procedura che non venisse in nessun modo colpita da interventi esterni, sia così pazzo da non firmare il decreto di indizione dei referendum? Francamente non credo che questa potrebbe essere la logica di una persona ragionevole. I proff. Guzzetta e Marini dicono:
"all'atto di compiere la propria valutazione di congruità ai fini dell'ulteriore corso del procedimento referendario, la Commissione non sarebbe solo chiamata a valutare se la nuova legge statutaria approvata dal Consiglio sia conforme o meno ai principi ispiratori dell'iniziativa referendaria, ma anche - eventualmente anche su sollecitazione del Consiglio - se, in caso di difformità da quei principi, la previsione dell'articolo 13 della legge, che imporrebbe di dar luogo al referendum, non sia incompatibile con la Costituzione e con lo Statuto e sia dunque legittima soprattutto per la circostanza che tale procedimento viola la riserva statutaria di procedimento speciale previsto per le leggi cosiddette "statutarie", ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto".
Vi è poi un rischio che incombe su tutto: un qualsiasi elettore è legittimato ad impugnare la deliberazione di indizione del referendum al TAR sul presupposto dell'illegittimità della procedura. Non mi innamoro delle mie tesi, quindi mi auguro per il prof. Mangiameli, sapendo che Teramo è molto vicino a Cosenza e che quindi altri illustri costituzionalisti si stanno occupando del caso, che nulla capiti e che si vada serenamente al referendum, ma sarebbe stato del tutto illogico... a fronte di dubbi argomentati non da parte del pizzicagnolo dell'angolo o del venditore di "kebab" a pochi metri dal parcheggio del Consiglio regionale, ma da parte di 3 eminenti costituzionalisti che hanno correttamente insinuato l'esistenza di elementi dubbi, sotto il profilo costituzionale, di cui questa Assemblea andava correttamente informata; se i pareri "pro veritate" fossero stati diversi, avrei fatto la medesima cosa.
Un cenno conclusivo a tutte le polemiche che si sono incrociate rispetto alla crisi del grande "elefante" dell'"Union". Ci sono tanti cacciatori, in parte bracconieri, che aspettano che il grande "elefante" dell'"Union" venga abbattuto e una volta a terra possa finalmente essere preso a calci, deriso e coperto da un nugolo di mosche. Credo che a tutta questa serie di Cassandre e a questo insieme di pessimisti sull'esito non solo dell'"Union", ma di tutta l'area autonomista, che viene considerata una specie in via di sparizione a causa dell'incombere di un sistema bipolare... ritengo, basti guardare la situazione dell'attuale Parlamento italiano, la situazione difficile di governabilità esistente in Italia per capire che chi si fa delle illusioni, analoghe a quelle che derivano in parte dalle leggi referendarie, sbaglia grosso. Ha già sbagliato in passato ad invocare la rivoluzione proletaria, sbaglia oggi ad invocare la rivoluzione referendaria, sempre di rivoluzione si tratta, interpretata da personaggi che sono nella vita politica da quando facevo il liceo e che oggi proclamano i grandi cambiamenti, io me li ricordo da metà degli anni '70...
(interruzione del Consigliere Bortot, fuori microfono)
... sei uno di quelli, bene, viva il rinnovamento!
Mi auguro che l'esito conclusivo di questi giorni dia ragione a chi ci ha provato, ossia dia ragione a chi, magari inghiottendo amaro per alcuni passaggi di legge che avrebbe voluto migliori, si è reso conto che era necessario un sussulto di orgoglio nei confronti dello "tzunami demagogico" di chi voleva travolgere la legittimità del legislatore che, fino a prova contraria, in Valle è sempre incarnato nel Consiglio Valle.
