Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2663 del 19 aprile 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 2663/XII - Discussione generale congiunta delle proposte di legge n. 126, n. 168, n. 138, n. 140 e n. 141, relative all'elezione del Consiglio regionale.

Presidente - Discutiamo il terzo blocco di iniziative riguardanti la legge elettorale, più precisamente i punti n. 28, n. 30.3, n. 32, n. 34, n. 35, mentre il punto n. 30 verrà discusso successivamente come chiesto dal collega Frassy.

La parola al relatore, Consigliere Sandri.

Sandri (GV-DS-PSE) - Questa è la relazione alla proposta di legge n. 126: quella presentata dalla "Gauche Valdôtaine" e firmata dai 4 Consiglieri appartenenti a tale gruppo. Questa proposta di legge è molto importante perché racchiude in sé la necessità e il meccanismo che consente di fare un passo in avanti fondamentale nello sviluppo della democrazia nella nostra Regione e parte da tale concetto di democrazia proprio perché il dibattito sulle leggi elettorali avviene nel momento in cui c'è una crisi dei meccanismi democratici. Se i meccanismi democratici funzionano, non c'è bisogno di andare a modificare le leggi elettorali, infatti una democrazia dimostra la propria maturità attraverso la stabilità della propria legge elettorale. Pensiamo soltanto agli Stati Uniti d'America, alla Gran Bretagna, alla Svizzera, che hanno lo stesso meccanismo elettorale da oltre un secolo sia per eleggere il Parlamento che il Governo e si possono considerare delle democrazie consolidate. A nessuno di noi verrebbe in mente di pensare a un Paese come gli Stati Uniti d'America che sta discutendo della propria legge elettorale... è così, funziona, va bene per loro e continua ad andare avanti; questa è una democrazia consolidata. Qualche esempio più vicino a noi dimostra qualche livello inferiore a questo, che è un livello ottimale. La Francia, fatta salva l'elezione del Parlamento del 1988 in cui fu tentato un esperimento del proporzionale, ha gli stessi sistemi elettorali dal 1958, ossia dall'inizio della cosiddetta "V Repubblica", e dibatte del proprio futuro - in questo momento abbiamo le elezioni presidenziali -, delle scelte programmatiche, dei contenuti della politica, ma non certo di rivedere le leggi elettorali e nessuno dei candidati sta discutendo se è meglio proporzionale o maggioritario, se è meglio la preferenza unica o la doppia, o la tripla preferenza: stanno discutendo del futuro del loro Paese, ossia stanno parlando dei contenuti della politica, quindi è una democrazia abbastanza consolidata o in fase di buon consolidamento, ma non certo ai livelli superiori. Per contrasto abbiamo l'Italia, che in rapporto a quanto dicevo prima è una democrazia non consolidata, anzi, tenuto conto del quadro politico a cui stiamo assistendo, possiamo chiamarla destrutturata in quanto negli ultimi 15 anni si è votato per il Parlamento con 3 sistemi diversi e il tema ancora oggi al centro del dibattito politico è un'ulteriore riforma elettorale, quindi c'è il rischio che andremo alla quarta elezione con un ulteriore meccanismo diverso. È evidente che questo Paese, che ha una democrazia destrutturata, è a rischio e quali rischi il nostro Paese corre sono evidenti. Se c'è una struttura della democrazia incerta o non consolidata, se non c'è una struttura dei partiti che supporti in maniera seria e corretta questa democrazia, c'è ampio spazio per le avventure autoritarie e bisogna dire che il quinquennio berlusconiano, se non si riuscirà a consolidare la nostra democrazia, rischia di essere solo un "trailer", un'anteprima di quello che potrà capitare se il sistema politico italiano non saprà dare delle risposte serie, consapevoli, democratiche e soprattutto condivise con la popolazione. La Valle d'Aosta non è su un altro pianeta e, se oggi siamo a discutere le leggi elettorali, è il segno più evidente che un equilibrio democratico si è rotto e un altro occorre ricostruirlo. Per fare questo cosa ci vorrebbe? Ci vorrebbe una classe politica illuminata, capace di guardare la realtà con occhi disinteressati, di comprendere le radici profonde di tale crisi, di proporre delle soluzioni vere anche se queste potessero rivelarsi sfavorevoli per la propria parte politica, ma non siamo in tali condizioni.

Mi consentirete di fare alcune osservazioni anche dal punto di vista della procedura con cui si è arrivati ad oggi. La presentazione di questa proposta di legge è del luglio 2006, abbiamo chiesto più volte al Presidente della I Commissione, che è anche Presidente dell'"Union Valdôtaine", di poterla discutere, di poterci confrontare, di aprire un tavolo comune e la risposta è sempre stata: "ma vorrete mica che veniamo a discutere una vostra proposta politica, noi che siamo i grandi dell'"Union Valdôtaine"? Aspetta che troviamo una proposta politica nostra e poi le confronteremo". Abbiamo aspettato fino ad oggi e una proposta politica dell'"Union Valdôtaine" è arrivata all'ultimo secondo dell'ultimo minuto, con un metodo di consultazione che si è rivelato sempre più un metodo di coercizione rispetto agli altri partiti, perché si voleva far passare una certa linea politica. Questo allora è il segno più evidente che non c'è da parte dell'"Union Valdôtaine" la capacità di mettere in gioco il proprio ruolo in termini democratici, ma c'è sempre la necessità di voler essere l'ago della bilancia. Stamani anche il collega Lattanzi, venendo a fare queste piccole chiacchierate di primo mattino, diceva: "l'importante è che qualcuno di noi si metta con l'"Union Valdôtaine" o con la Destra, o la Sinistra, magari adesso andremo noi e poi andrete voi e faremo un favore a voi...", ma è evidente che anche nel discorso del Consigliere Lattanzi l'"Union Valdôtaine" è il centro dell'universo, ma noi andremo a capire perché questo ruolo dell'"Union Valdôtaine" è così importante.

Il ruolo dell'"Union Valdôtaine" è oggi messo in discussione, questo è evidente perché non è un caso che tale movimento politico - e qui bisogna ripartire da un'osservazione semantica - non si sia mai definito un partito, ma si sia sempre definito un movimento, perché la parola "movimento" non obbliga alla scelta di parte. Il partito per definizione è da una parte, quindi esiste il partito "Gauche Valdôtaine", esiste il partito "Alleanza nazionale", esiste il partito "Forza Italia", ma esiste il movimento dell'"Union Valdôtaine" e questo per ragioni storiche ha avuto un grande ruolo in Valle d'Aosta, non è un dato negativo, è un dato e anzi può anche essere che per un momento fondamentale della storia della nostra Regione: quello del recupero dell'autonomia che è avvenuto nel secondo cinquantennio dello scorso secolo, il fatto di essere un movimento che, al di là delle parti politiche, difendesse l'autonomia abbia svolto un ruolo fondamentale per recuperare l'autonomia della Valle d'Aosta. Il problema è che oggi ad autonomia consolidata - nessuno credo più abbia paura di "Roma ladrona" se non con la giusta prudenza e attenzione in modo da non arretrare - i tempi sono cambiati, quindi quel ruolo omnicomprensivo che consentiva di non doversi schierare è finito! E questo è importante perché dà il segnale di quale risposta l'"Union Valdôtaine" deve dare a sé stessa: essa deve trovare la forza in sé stessa di capire che deve, per continuare a svolgere un ruolo importante, come molti si augurano - forse anch'io -, nel futuro della nostra Regione, trasformarsi da movimento in partito, ossia scegliere quale linea politica decidere per la Valle d'Aosta: se verso la Destra o se verso la Sinistra, ma non può più svolgere quel ruolo centrale onnicomprensivo che ha svolto finora. Questo anche perché - e qui c'è la seconda motivazione - tale movimento politico ha alla fine proprio per questa onnicomprensività generato un controllo esagerato sulle istituzioni pubbliche e private, tanto che non esiste quasi più alcuna distinzione tra il movimento e la cosa pubblica. Siamo arrivati ad essere l'unico posto al mondo per cui il simbolo dell'istituzione è il simbolo del partito di governo. Il simbolo della Valle d'Aosta è una cosa che è stata definita non tantissimi anni fa ed è non particolarmente brillante per la rappresentatività della pluralità di quello che è la Valle d'Aosta oggi, della pluralità che questo simbolo coincida con quello di un unico movimento. Se vogliamo entrare nel concreto, basta guardare quest'aula: la Presidenza della Regione, la Presidenza del Consiglio regionale e appena fuori di qui: il Sindaco di Aosta, 2/3 dei sindaci eletti con un sistema che privilegia i candidati dell'"Union Valdôtaine" e garantiti da una ripartizione dei compiti che ha espropriato i Consigli e li ha sostanzialmente tramutati in podestà al diretto controllo del Prefetto, quindi del Presidente della Regione. Ancora: la presidenza delle più importanti aziende: "Finaosta", "CVA", Casinò, enti, agenzie, cooperative è sotto il controllo del movimento, con il risultato che oggi questo sistema è talmente grosso che spaventa gli stessi politici dell'"Union Valdôtaine", che ieri hanno approvato una durissima norma sull'ineleggibilità e incompatibilità proprio in funzione di argine rispetto al rischio che tale sistema che hanno creato possa ritorcersi contro di loro e spazzarli via.

Senza volerla fare troppo lunga, anche se l'argomento sarebbe molto ricco di suggestioni non solo in questo settore principale, ma anche in alcuni soggetti correlati, la crisi del sistema valdostano è stata evidenziata dalle votazioni del 9 e 10 aprile 2006, quando si è dimostrato che il movimento onnicomprensivo, che si avviava ad essere non dico il partito unico tipo "PCUS", ma nel diritto e nel dovere di rappresentare tutti i Valdostani, ha perso le elezioni. Si è quindi capito in Valle d'Aosta che la necessità è quella che le regole elettorali consentano l'alternanza non fra l'"Union" e la Destra e l'"Union" e la Sinistra, ma fra la Destra e la Sinistra. Questo è l'errore di coloro che hanno accettato il compromesso della proposta di legge n. 168, perché quella non consente di scegliere, mentre oggi in un sistema che va in crisi, se vogliamo dare una risposta che renda stabili le nostre istituzioni, dobbiamo dare un sistema elettorale che consenta ai cittadini di scegliere A o B, non che l'"Union Valdôtaine" possa mantenere quella posizione centrale e permettersi di ricattare chi vuole entrare nella forma di governo da Destra o da Sinistra. È un potere che non ci deve più essere, non si dovranno mai più vedere delle trattative per la formazione della Giunta regionale che non avvengano nel Palazzo regionale, ma avvengano nel Viale dei Partigiani. Questa è la differenza fondamentale ed è per tale motivo che l'alternanza diventa un fondamento della democrazia. I sistemi elettorali più rigidi, quelli dei sistemi anglosassoni, quelli maggioritari, stramaggioritari... funzionano - ovviamente ci sono delle condizioni politiche completamente diverse dalle nostre, quindi non possiamo tenerne conto - dal punto di vista democratico con un principio banale: quello dell'alternanza, ossia che non esiste nessuno che venga escluso per troppo tempo dal potere. Cito nuovamente quello che ho già detto in Commissione, ma mi sembra una frase illuminante, Sir Arthur Lewis, "Premio Nobel per l'economia", dice una cosa banale, ma importantissima: "escludere i gruppi perdenti dalla partecipazione al processo decisionale è un'evidente violazione del significato originario di democrazia". In questa Regione abbiamo visto l'esclusione di grandi fette politiche, di grandi fette di popolazione dalla partecipazione al processo decisionale e non è un caso che io veda in questo momento una certa virulenza di commenti da una parte dell'"Union Valdôtaine", che peraltro io più stimo, proprio perché gli ultimi passaggi di assolutizzazione sono avvenuti per volontà di quella parte politica. La testimonianza più clamorosa di quanto sto dicendo adesso è venuta ieri nella relazione e nel comportamento dei relatori sulla legge per l'incompatibilità e l'ineleggibilità, che ho trovato una delle migliori prestazioni dal punto di vista politico di questa legislatura. Il Consigliere relatore del gruppo "La Casa delle Libertà" si è comportato in maniera perfetta, molto conscio del suo ruolo e questa è la dimostrazione che, quando si dà spazio a chi è rimasto troppo tempo lontano dai processi decisionali, si riesce a risolvere una serie di problemi, si fa una politica di inclusione e poi, se fosse su dei progetti di tipo programmatico, chiamerei in un'altra maniera, ma sulle questioni istituzionali sicuramente è stato un esempio positivo e credo che in quella direzione dobbiamo andare. Qual è poi il sistema elettorale corretto per fare tutto questo... evidentemente si sarebbe dovuto avere la possibilità in Commissione di farne un'analisi approfondita. È delicato il dover decidere da una parte che vi sia questa possibilità dell'alternanza, ma dall'altra parte anche garantire rappresentatività proporzionale e anche garantire che chi comanda in Valle d'Aosta, che è la Giunta regionale, non abbia deleghe esagerate. Il progetto che avevamo messo lì quindi non era e non è la soluzione, ma certamente è una soluzione che consente di mettere nelle condizioni i cittadini di poter scegliere A o B, quindi di potersi giocare l'alternanza.

Qui ci sono delle persone che dimostrano palesemente di essere fatte esclusivamente per stare in maggioranza... l'"Union Valdôtaine", proprio perché è, come dicevo prima, il movimento onnicomprensivo, ha senso solo se ha la maggioranza; nel periodo che era all'opposizione si era affievolito anche in termini di consenso numerico, oggi abbiamo una situazione molto simile, avrete visto che, quando c'è qualcuno che va all'opposizione, c'è chi reagisce e fa l'opposizione... perché un partito può essere in maggioranza e può fare opposizione, quindi deve comportarsi in una certa maniera in maggioranza, ma deve vivere anche bene l'opposizione... e quel qualcuno messo all'opposizione non riesce a reagire se non cercando di tornare immediatamente in maggioranza in modo diretto, ossia accondiscendendo al potere, mentre invece la cosa fondamentale è fare opposizione, così si imparano i meccanismi elettorali, così si fa battaglia e ci si misura anche con le contraddizioni che si hanno e ci si prepara a governare per il giro dopo, ma il giro dopo ci deve poter essere. Qui siamo invece nelle condizioni che qualcuno vuole mantenere "ad libitum", senza un fine predestinato, il proprio potere. Per questo motivo il premio di maggioranza che abbiamo predisposto in tale progetto di legge è "robusto", è a 22, ma viene - proprio per garantire un meccanismo democratico - offerto a chi supera il 50% + 1 voto dei votanti e dei voti validi. Noi quindi abbiamo che con 22 consiglieri di maggioranza e 13 consiglieri di minoranza esiste una sufficiente tranquillità per governare serenamente e svolgere il lavoro nelle Commissioni, arrivando dopo 5 anni a rendere conto agli elettori, che potranno approvare o sostituire con qualcun altro. Questo consente ovviamente che i partiti debbano dire prima con chi si alleano e non sperare in risultati e risultatini, come nella proposta dell'accordo promosso dall'"Union Valdôtaine", che si arriva a poter far scegliere i cittadini solo quando sono state escluse tutte le altre possibilità, perfino uno non arriva al 50% + 1 voto, ma in qualche maniera riesce a recuperare il 18° consigliere... gli diamo la possibilità di governare o di andare in Consiglio e fare le sue camarille e potersi decidere: questo è un tentativo anche abbastanza odioso di togliere il diritto ai cittadini di decidere della propria vita e di decidere del proprio futuro.

La collocazione dell'"Union Valdôtaine" deve essere una conseguenza di un meccanismo politico, oppure poteva essere l'"Union Valdôtaine" che, capendo la lezione del 9 e 10 aprile, si faceva promotore di questo cambiamento? Il risultato è davanti agli occhi di tutti, è drammatico: questo partito non ha la capacità di rinnovare sé stesso, tenterà ancora una volta un meccanismo elettorale per poter proseguire su tale strada. L'agonia avrà forse un allungamento, ma certo è che la storia farà giustizia anche di questa cosa.

Le ultime 2 osservazioni sono su 2 emendamenti importanti che presenteremo e che facevano parte del progetto di legge che sto illustrando: la limitazione a 2 delle preferenze esprimibili e solo con l'indicazione del numero, perché in questa maniera si poteva limitare il fenomeno delle cordate e impedire l'effetto psicologico del possibile controllo del voto, che spesso è un'autosuggestione che porta a un maggiore controllo di quanto sia realizzato e realizzabile; l'introduzione di una robusta garanzia di presenza dei generi nelle liste pari al 30%. Ripeterò qui questa volta, ma lo ripeterò anche in futuro che la presenza delle donne in lista e poi nel Consiglio regionale è il segno della vitalità di una democrazia, del suo consolidamento, del suo valore rappresentativo. Ieri è stato votato e ha preso pieni poteri il nuovo Governo della Finlandia dopo le elezioni che si sono svolte circa un mese fa, in quel Governo 12 Ministri su 20 sono delle donne, il 42% dei Parlamentari sono delle donne, la Finlandia è il Paese europeo che ha la migliore scuola, credo che, se vogliamo avere un grande futuro, sarebbe importante che ci rendessimo conto che questi sono dei passaggi che prima li facciamo e prima faremo del bene alla nostra Regione.

Presidente - La parola al relatore della proposta di legge n. 168, Consigliere Ferraris.

Ferraris (GV-DS-PSE) - Come ha appena detto il Presidente, illustrerò la proposta di legge n. 168. Credo che il Consiglio, se voterà anche tale provvedimento, farà un lavoro utile per la nostra Regione, dopo l'approvazione della proposta di legge sull'ineleggibilità e incompatibilità e della proposta di legge sulla forma di governo votata ieri. Mi scuso per qualche citazione che ho fatto all'interno del testo, non vuole essere un'espressione di un'erudizione che non mi appartiene, ma vuole servire come spunto di riflessione rispetto a temi che non si sono sviluppati solo all'interno di questo Consiglio, ma sono stati oggetto di approfondite riflessioni da studiosi e potrebbero servire a chiarire le idee in questa Assemblea rispetto ad alcune affermazioni che ho sentito ripetutamente fare in quest'aula. La proposta di legge che illustrerò è lo sforzo di una sintesi unitaria effettuata da un ampio numero di gruppi consiliari e rappresenta un compromesso tra diverse posizioni che hanno saputo e voluto dialogare tra di loro. Vorrei fare una nota a "La Stampa", su cui stamani si dice che questa è la proposta di legge della maggioranza. Il fatto che noi con il gruppo "Casa delle Libertà" votiamo con i gruppi "Union Valdôtaine", "Stella Alpina" e "Fédération" non significa che siamo passati in maggioranza, ma una cosa elementare della democrazia è che, quando si fanno le regole, si cerca di farle insieme, poi ci sono alcuni che si vogliono sottrarre a tale elementare regola della democrazia, preferiscono i referendum, è una scelta politica anche questa, ma nelle aule consiliari, quando si fanno le leggi elettorali, si cerca di farle insieme e "farle insieme" significa trovare un punto di incontro. Mi sembra sia stato evidente a tutti - ma è un tema sul quale avrei preferito non parlare - come vi sia stata una divisione all'interno del gruppo "Democratici di Sinistra", se qualcuno non se ne fosse accorto, lo hanno sottolineato i giornali. Va detto come ulteriormente vi sia stato un intervento questa mattina sugli organi di informazione, in particolare su "La Stampa" di cui si diceva prima. È improprio ma, quando uno è "tirato per i capelli", credo non possa sottrarsi; d'altronde non sono stato io a fare i comunicati stampa e a fare certe dichiarazioni sui giornali stamani. L'ordine del giorno votato dalla Direzione del mio partito ha la caratteristica di essere particolarmente didascalico e dà 3 indicazioni: 1) il gruppo "GV-DS" deve richiedere la votazione della propria proposta di legge n. 126; 2) deve valutare puntualmente il proprio atteggiamento in ordine alle altre proposte di legge; 3) esprimere il voto contrario alla proposta di legge n. 168. Come vedete, è stato dato un "vademecum" al gruppo consiliare, gruppo che è considerato un gruppo a responsabilità limitata, sotto tutela, vedete voi... una sorta di "GPS" della politica che ci dice come dobbiamo votare. Personalmente l'ho ritenuto offensivo della dignità del mio partito e dei compagni che a maggioranza hanno votato questo ordine del giorno, altri miei 2 colleghi lo hanno votato, significa che lo hanno gradito. Veniamo ai punti: sul primo punto non ci sono problemi, voteremo la proposta di legge presentata dal nostro gruppo, sul punto n. 2 ci siamo già espressi ieri, mi trovo in imbarazzo sul punto n. 3, esprimere un voto contrario alla proposta di legge n. 168 del quale sono relatore, ma qui mi salva l'articolo 67 della Costituzione, nel senso che un eletto esercita i suoi compiti senza vincoli di mandato e questo vuol dire anche che esiste l'autonomia dei gruppi consiliari. D'altronde l'articolo 67 della Costituzione lo ricordava ieri il collega Capogruppo... peccato che non se lo sia ricordato alla Direzione dei "Democratici di Sinistra", perché avrebbe evitato al nostro partito di fare una figuraccia, avrebbe evitato di fare un errore politico madornale! Io appartengo a un partito dove ci sono stati Gramsci, Togliatti, Terracini, Berlinguer, Iotti, Amendola, non sto ad elencarvi tutti i nomi, che ha una storia da difendere, ma soprattutto chi ha votato questo atto ha dato l'impressione che i "Democratici di Sinistra" valdostani, invece di invocare la via per il "Partito democratico" - oggi si apre il Congresso di Firenze -, vogliano tornare a Mosca e al "PCUS" di brezneviana memoria, perché, se qualcuno avesse ancora avuto dei dubbi, basta leggere l'intervista rilasciata dal Segretario del partito che credo si commenti da sola! Il nostro - ripeto - è stato il partito di Terracini, dell'articolo 67 della Costituzione, purtroppo in Valle d'Aosta, invece di Terracini, Berlinguer, ci è toccato Rean, "purtroppo il bel tacer, non fu mai scritto", come ha scritto il poeta, e il nostro Segretario a questa norma si è improvvidamente sottratto. L'impressione è che non si voglia tornare a Mosca, ma certe dichiarazioni virgolettate che richiamano vagamente alla legge del taglione, l'impressione è che si voglia andare a Kabul e non solo fermarsi a Mosca. Non capisco tutta questa irritazione dei cosiddetti "referendari", soprattutto quelli "dell'ultima ora"; appartengo a un partito che in tutta la vicenda referendaria purtroppo è andato "al traino": è andato "al traino" di "Aosta Viva" e del gruppo "Arcobaleno", non c'è stata una nostra proposta politica in tutta questa materia! Mi auguro che oggi tale Assemblea approvi la proposta di legge di cui sono relatore, poi svolgerò la relazione, ma non esiste alcun impedimento a che si facciano i referendum; se il popolo valdostano si deve esprimere, si esprima. Non capisco tutta questa irritazione nei confronti di un Consiglio che sta facendo il suo dovere, dopodiché, se non è la migliore delle leggi, ci sono 1.000 modi per correggerla, a partire dal referendum confermativo.

Venendo alla proposta di legge, come è stato ricordato in altre relazioni, tale provvedimento richiama la necessità di esercitare le competenze derivanti dalla legge n. 31 del 2001 e quello che dobbiamo fare anche qui non è usare strane "medicine" della politica, ma trasformare il libero voto dei cittadini in seggi e maggioranze capaci di governare; se riusciamo a fare questo, abbiamo già fatto una buona cosa e insieme a questo dovremmo assicurare stabilità e qualità di governo. I sistemi elettorali sono strumenti delicati le cui conseguenze non possono mai essere completamente previste e padroneggiate. Qualsiasi sistema elettorale è uno strumento complesso che, per le sue regole e per la sua collocazione in un sistema politico istituzionale, influenza anzitutto le modalità con cui gli elettori esprimono il loro voto, le modalità con le quali i partiti presentano i candidati e danno luogo o meno ad alleanze, le modalità con le quali i candidati si presentano più o meno numerosi alla competizione elettorali oppure desistono, le modalità con cui i voti vengono tradotti in seggi, quindi le modalità che creano aggregazioni fra i partiti oppure che creano frammentazioni. Una riforma elettorale deve partire da una ricognizione delle condizioni esistenti e fornire soluzione ai problemi emersi, sapendo che riformare un sistema elettorale non significa agire su una "tabula rasa", agiamo rispetto a un sistema che si è consolidato nel tempo. Il sistema elettorale della Valle d'Aosta ha dimostrato evidenti limiti sul piano della stabilità, la situazione si è manifestata nel corso di questa legislatura in cui abbiamo avuto 3 Giunte diverse con 2 differenti Presidenti, è stato detto e non lo riprendo. È evidente che esiste una richiesta da parte della società valdostana, evidenziata dalla sottoscrizione delle proposte di legge di iniziativa popolare per la modifica dell'attuale legge elettorale. Ritengo però che i referendum rappresentino una forte spinta per la riforma, ma che questa, soprattutto perché materia tanto delicata, debba essere affrontata in seno alle assemblee elettive. Mi rifaccio anche a una recente intervista di Giuliano Amato, del dott. Sottile, che sostiene l'utilità del referendum e dice che possono essere come "una pistola carica sul tavolo della politica", ma non possono essere la soluzione in sé dei problemi della politica.

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta è titolare del diritto-dovere di legiferare in materia elettorale in forza dell'articolo 15 dello Statuto speciale e del ruolo politico ed istituzionale che è chiamato a svolgere. Viviamo un momento di crisi della politica, di crisi dei partiti; questi ultimi si configurano sempre più come comitati elettorali e rappresentano sempre meno il luogo di raccordo tra la società e le istituzioni allo scopo di concorrere con metodo democratico a determinare le scelte politiche, secondo lo spirito di quanto affermato dall'articolo 49 della Costituzione. Non si può neppure pensare che una riforma della legge elettorale risolva problemi di ben altra portata, che sia la "medicina" della politica come qualcuno scrive, perché poi questa "medicina" rischia di trasformarsi in olio di ricino. Abbiamo una crisi della politica, una crisi delle ideologie, abbiamo problemi di globalizzazione, abbiamo una crisi del "welfare", quindi non pensiamo che una nuova legge elettorale possa rappresentare la "catarsi" della politica e la soluzione salvifica di enormi problemi esistenti nel rapporto tra cittadini e istituzioni e tanto meno può configurarsi come una rivoluzione, secondo quanto scrive Elio Riccarand su "Informazione" del settembre 2006, perché si attribuirebbero poteri rivoluzionari a una legge elettorale, ma quante leggi elettorali sono state sperimentate in Italia, in Europa e nel mondo, abbiamo anche sperimentato la preferenza unica in Italia, ma la rivoluzione non l'ho ancora vista! Non ci sono state rivoluzioni né nel nostro, né in altri Paesi, forse la rivoluzione aspettava le proposte di iniziativa popolare per "affacciarsi" in Valle d'Aosta, lo vedremo, ma qualche dubbio mi rimane. Compito di una legge elettorale, come ho già ricordato, è quello di svolgere il compito di trasformare il libero voto dei cittadini in seggi e maggioranze stabili capaci di governare. Sicuramente può influenzare il processo di aggregazione dei partiti, ma sarebbe sbagliato attribuire al sistema compiti non propri. Una profonda riforma del modo di operare dei partiti, capace di renderli autentici organismi democratici e non "lobbies" elettorali non può che essere il risultato di un profondo cambiamento del nostro sistema politico. Una legge elettorale non può da sola farsi carico di compiti non propri con il rischio di illudere i cittadini. Nella nostra società sono presenti pericoli di "populismo", quali la competizione che demonizza l'avversario, che fa promesse a buon mercato, che punta sull'apparenza e su idee ad effetto poco realizzabili, ma facile da comunicare in modo semplicistico. Il declino delle ideologie, il crescente ricorso ai "mass media", l'evanescenza delle strutture tradizionali di inquadramento sociale - sindacati - e politico - partiti - possono costituire un terreno favorevole alla deriva populista che appartiene ai partiti di governo e non solo a quelli di opposizione.

Non esiste riforma elettorale caratterizzata da "superiore democraticità" o, come diceva ieri il collega Frassy, un sistema elettorale perfetto, sono indubbiamente democratici i modelli maggioritari così come quelli proporzionali consensuali. La proposta di legge n. 168 propone un sistema elettorale di tipo proporzionale con possibile premio di maggioranza e una soglia di sbarramento per l'elezione del Consiglio regionale, un modello che per le sue caratteristiche meglio si adatta alla nostra Regione. A. Lijphart - che è molto citato in questi giorni in queste aule - in un interessante testo sulle democrazie contemporanee, utilizzando un metodo basato sulla comparazione dei sistemi elettorali di 36 Paesi nel mondo, sottolinea come il modello consensuale proporzionale risulti preferibile sotto diversi aspetti rispetto a quello maggioritario. Nel modello consensuale proporzionale si ritrovano maggior rappresentanza delle minoranze e miglior tutela dei loro interessi, maggiore partecipazione elettorale, moderni sistemi di "welfare", migliore rappresentanza delle donne, minori disuguaglianze derivanti dal reddito, maggiore soddisfazione per la democrazia, un più forte orientamento comunitario e alla solidarietà sociale, più attenzione alle tematiche ambientali. Mi stupisce che il gruppo "Arcobaleno" porti un modello elettorale profondamente maggioritario, che si mette in contraddizione con questo, perché i provvedimenti per l'elezione diretta della Giunta e del Consiglio prevedono che delle minoranze possano diventare maggioranza e questo contrasta con i principi fondamentali della democrazia, ma su questo tema torno più avanti. La proposta di legge n. 168 riguarda diverse problematiche: l'indicazione di scelte politiche nelle modalità con cui gli elettori esprimono il loro voto; l'adeguamento della legge n. 3/1993 alle nuove normative in materia - ad esempio, oggi si va a votare con la tessera elettorale, mentre prima si andava con il certificato elettorale - e poi ci sono degli adeguamenti "tecnici" che gli uffici hanno inteso adottare in relazione all'applicazione della legge in questi anni.

Le principali novità dal punto di vista politico riguardano: le condizioni di parità tra i generi (articolo 2), l'inserimento nell'articolo 4 bis del programma elettorale che può essere comune a più liste, la modifica delle schede elettorali con l'indicazione delle liste che aderiscono ad un programma comune o delle liste singole, l'abolizione del meccanismo di apparentamento tra liste di candidati espressi dalla minoranza walser e altre liste, le nuove modalità per la determinazione dei seggi con la possibilità di assicurare un premio di maggioranza attribuendo 21 seggi alla lista che abbia conseguito il 50% dei voti validi, l'introduzione di un turno di ballottaggio tra le liste singole o gruppi di liste che abbiano ottenuto le 2 maggiori cifre elettorali al primo turno senza aver superato il 50% dei voti validi o aver conseguito almeno 18 seggi al primo turno e le modificazioni alla legge regionale n. 6/1986, "Funzionamento dei gruppi consiliari", volte a prevedere la decurtazione del contributo erogato al gruppo consiliare a cui appartengono uno o più candidati di cui non sia convalidata l'elezione a causa di ineleggibilità, questo articolo è stato illustrato bene ieri dal collega Frassy.

Venendo nello specifico, per quanto concerne l'articolo 2, "Condizioni di parità tra i generi", la proposta di legge n. 168 prevede che in ogni lista un genere non può essere rappresentato in misura inferiore al 20% arrotondato all'unità superiore. Questa disposizione modifica quanto previsto dall'articolo 3 bis della legge regionale n. 3/1993 nella quale la parità tra i sessi veniva assolta con la presenza di un solo candidato di sesso diverso. Tale proposta di legge indica un traguardo per la presenza femminile nelle liste elettorali numericamente più ampio di quello raggiunto dai partiti presenti alle elezioni regionali del 1998 e del 2003. Per non parlare in casa d'altri, i "Democratici di Sinistra" avevano 5 donne in lista pari al 14%, il 20% è qualcosa di più ed è un punto di incontro fra le diverse forze politiche. Se poi i "Democratici di Sinistra" vogliono mettere in lista il 60% di donne, se hanno questa sensibilità politica, la legge non glielo vieta; va dato atto che il gruppo "Arcobaleno" negli anni questa sensibilità l'abbia avuta e credo che una legge debba trovare un minimo denominatore comune fra diverse sensibilità, poi, se uno è più sensibile, benissimo, lo strumento ce l'ha: metta più donne in lista. A tale proposito va ricordato come la proposta di legge di iniziativa popolare - qui vengo all'olio di ricino - in materia di preferenza unica si ponga in netta contraddizione con l'obbiettivo di assicurare una maggiore presenza femminile negli organismi elettivi. Una consolidata esperienza maturata in campo nazionale dimostra come con l'adozione della preferenza unica il numero delle donne elette sia significativamente diminuito. Guardiamo il Parlamento e guardiamo le elezioni che si fanno nelle Regioni e nei Comuni... questa è una medicina che ammazza il malato, è una "foglia di fico" mettere il 20% o il 30-40% e poi si votano tutti gli uomini, qui bisogna fare in modo che non si affronti un problema vero con delle soluzioni che spesso sono inadeguate, perché questo è un dato di fatto; dopodiché va bene che si mettano le donne in lista, ma compito dei partiti è quello di eleggerle e con la preferenza unica siamo sicuri che questo risultato non si otterrà.

A proposito della possibilità di individuare un simbolo che identifichi un'alleanza politica credo che, a prescindere dai punti di vista soggettivi, il dato qualificante sia la sostanza e in questo caso la sostanza ci è data dai programmi. Se la politica è, come deve essere, gestione delle differenze, bisogna avere la capacità di andare al di là dei propri desideri e superare le posizioni difformi quando sono garantiti i contenuti essenziali. Questa legge consente a forze politiche che condividono un programma di presentarsi insieme. Va ribadito come nella presente proposta di legge non vi sia l'obbligo di alleanze preventive fra forze politiche, come spesso ha scritto la stampa, così come d'altronde tale obbligo non sia presente nella proposta di iniziativa popolare relativa all'elezione del Consiglio regionale. Un'alleanza preventiva si può presentare come opportunità, ma non può giuridicamente configurarsi come un obbligo, ma neanche politicamente non possono costringere me, anche se andiamo al corso di inglese insieme con i Consiglieri Frassy e Tibaldi, di qui a fare la coalizione insieme, rimane qualche differenza. Le disposizioni di legge adottate fino ad oggi si sono dimostrate inefficaci nel garantire la presenza dei Walser in Consiglio. Vanno quindi definiti meccanismi rappresentativi adeguati e a questo proposito verrà presentato un ordine del giorno sulla questione, che ribadisce l'importanza politica di avere una rappresentanza walser in Consiglio regionale. L'articolo 30, "Determinazione del numero dei seggi da attribuire", prevede una significativa novità. Il sistema rimane di tipo proporzionale in cui il calcolo dei seggi avviene applicando la formula dei "resti più alti". Qui entro in una materia particolarmente tecnica, ho sentito in diverse riunioni dire che questa è una legge illeggibile, vi invito a leggere la legge nazionale del 1995 e poi ditemi dov'è leggibile, andate pure a leggervi la legge di Trento e Bolzano e scoprirete che le leggi elettorali sono cose complesse, da prendere in quanto tali, per cui mi scuso della tecnicità. Il quoziente è dato dalla divisione del totale dei voti validi per il numero dei seggi. Sono previsti 2 sbarramenti: il primo consiste nell'eliminazione da tutte le operazioni per l'attribuzione dei seggi delle liste che non hanno raggiunto il quoziente dalla divisione della somma delle cifre elettorali di tutte le liste per 35; il secondo si attua nei confronti delle liste che non ottengano almeno il numero minimo necessario per concorrere all'attribuzione dei seggi. Esclusivamente le liste che hanno ottenuto o superato i 2 quozienti concorrono alla suddivisione dei seggi. È previsto un premio di maggioranza di 21 seggi nel caso in cui nessuna lista o nessun gruppo di liste abbia superato il 50% della somma dei voti validi e non abbia conseguito 21 seggi. Si conteggia a tale scopo esclusivamente la somma dei voti ottenuti dalle liste o gruppi di liste che hanno raggiunto un quoziente pieno - primo sbarramento - e non abbiano conseguito 21 seggi. Se una lista o un gruppo di liste non abbia superato il 50% dei voti validi conteggiati nel modo precedente e abbia conseguito almeno 18 seggi non si procede al ballottaggio. Infine se una lista o un gruppo di liste abbia ottenuto 21 seggi o più di 21 seggi, si procede alla ripartizione dei seggi restanti alla lista o al gruppo di liste e non si dà luogo al ballottaggio.

Si procede al turno di ballottaggio previsto dall'articolo 31 qualora una lista o un gruppo di liste non abbiano ottenuto il 50% della somma dei voti validi e nessuna lista abbia conseguito 18 seggi. Al ballottaggio partecipano le liste singole o i gruppi di liste che hanno ottenuto le maggiori cifre elettorali al primo turno. Per il ballottaggio è prevista una specifica scheda elettorale che entro appositi rettangoli contiene le indicazioni "programma di lista" o "programma comune"; è stata oggetto di diverse riflessioni e credo che le schede che sono allegate alla proposta di legge abbiano il pregio della chiarezza e consentano all'elettore di scegliere fra liste e programmi diversi.

Il sistema elettorale proposto rappresenta un punto di mediazione tra le istanze di chi ritiene di dover salvaguardare il contenuto fortemente proporzionale del sistema in vigore e l'esigenza di correggere l'attuale sistema con un premio di maggioranza. C'è all'interno di questo Consiglio anche chi era d'accordo con l'elezione diretta del Presidente della Regione, ma si è trattato di trovare un punto di mediazione fra posizioni diverse. Il sistema proposto contrasta la frammentazione delle forze politiche, incentiva l'alleanze tra partiti e movimenti che si riconoscono in programmi comuni e favorisce una scelta trasparente dell'elettore che può scegliere preventivamente tra programmi diversi. Rappresenta inoltre uno strumento utile per la semplificazione del quadro politico e può favorire la nascita di nuove e più ampie formazioni politiche, assecondando processi di aggregazione in atto in diverse aree politiche della Regione. Nei "Democratici di Sinistra" si parla del Partito Democratico, in altre aree si parla di Sinistra europea e nel Centro-Destra ci sono altre ipotesi.

In tema di preferenze, a mio avviso, sarebbe opportuna una riduzione delle stesse. Prendo atto comunque delle posizioni espresse da altre forze politiche, nella consapevolezza che un accordo debba necessariamente prevedere punti di incontro tra posizioni diverse. Non condivido invece posizioni esclusivamente volte a considerare le preferenze plurime come strumento di controllo del voto. Studi ed esperienze in materia dimostrano come molte volte il controllo del voto consista principalmente nella presunzione del controllo stesso, piuttosto che nella sua realtà e questo rimane anche con la preferenza unica. Bisogna in ogni caso fornire risposte concrete alla legittima e non coartabile esigenza degli elettori che chiedono di esprimere liberamente le loro preferenze. D'altronde sono stato a sentire i proponenti la preferenza unica proprio nella sala qui sotto, dicevano che questa è una "medicina" che va utilizzata per breve periodo e poi bisogna tornare alle preferenze plurime. In tale contesto la preferenza unica non è una proposta condivisibile in quanto non elimina la presunzione di controllo del voto e inoltre tende a favorire personalismi, "leader" più conosciuti, aumento del costo della politica, divisioni intrapartitiche e penalizza donne, giovani e persone capaci, ma poco conosciute. Ritengo che ogni riforma di un sistema elettorale si qualifichi per la qualità democratica della stessa: la regola della maggioranza costituisce la regola fondamentale della democrazia. J. Stewart Mill nelle "Considerazioni sul governo rappresentativo" già nel 1861 sostiene che solo un sistema elettorale che produca una situazione parlamentare nella quale il Governo divenga espressione di diverse correnti di opinione che rappresentino una maggioranza creerebbe un vero governo della maggioranza.

Oggi abbiamo una proposta di legge di iniziativa popolare in materia elettorale che prevede un vero e proprio "governo della minoranza", in quanto il 43% degli elettori può disporre del 60% degli eletti del Consiglio. Se poi il 22,5% degli elettori valdostani deciderà di votare una nuova legge elettorale, come potrà accadere se verrà approvata la proposta di legge di iniziativa popolare, quale sarà la legittimazione popolare di tale norma? Sarebbe auspicabile aspettarci risposte politiche e non considerazioni meramente giuridiche. In Valle d'Aosta ci sono 104.000 elettori al mese di gennaio, 23.400 elettori possono decidere per tutti questi, vi sembra un principio democratico? Qualche dubbio ce l'ho ma, dal punto di vista politico, non dal punto di vista giuridico, qui facciamo politica, non siamo giuristi e, come dicevo prima, mi stupisce che questo lo sostengano delle forze che tradizionalmente sono state per la difesa delle minoranze. Ci sono studiosi in materia che dicono che la democrazia è governo di più minoranze, "il governo di una sola minoranza è un'altra cosa", questo lo dice Robert Dahl, noto politologo americano, e devo ringraziare Eddy Ottoz che lo cita nel suo "blog". Per concludere, credo si debba fare attenzione a quando si maneggiano meccanismi di questa delicatezza.

In Consiglio è giunta una proposta di legge che va valutata per gli elementi positivi e i limiti che contiene. Ci sono dei limiti, ma valutiamoli insieme, non facciamo una demonizzazione delle cose che abbiamo discusso. Sono convinto che si tratta di un compromesso sostenibile, frutto di un lavoro approfondito svolto dai Commissari della I Commissione. So che altri Consiglieri sostengono pareri diversi, si esprimeranno sicuramente dopo, ma non condivido posizioni politiche esasperate secondo le quali, se il Consiglio non legifera in tale materia, è inadempiente e, se legifera, vuole evitare il voto popolare. Definire una legge sul sistema elettorale è dovere di un Consiglio che non voglia rinnegare il proprio ruolo e non voglia non adempiere a quanto previsto dallo Statuto speciale. Le norme della nostra Regione tutelano l'espressione del voto popolare e l'esasperazione dei toni non favorisce un confronto sereno e democratico, anche perché la democrazia necessita per definizione di una dialettica tra idee e posizioni diverse.

Nel concludere, vorrei ringraziare anche i funzionari della Presidenza del Consiglio e della Giunta regionale, che sono stati di insostituibile aiuto nella predisposizione di questo e degli altri provvedimenti all'esame di questa seduta del Consiglio.

Presidente - La parola al relatore, Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - Abbiamo appena assistito a una bella lezione di correttezza formale, salvo poi nei contenuti essere scorretti: mi riferisco al collega Ferraris e in parte al collega Cesal ieri, perché si utilizzano le relazioni per illustrare proprie proposte di legge e poi si utilizza il tempo per criticare le proposte di legge altrui. Argomenti per sostenere le proprie proposte di legge forse non ce ne sono molti, se il Consigliere Ferraris passa 25 minuti su un'ora di tempo ad illustrare quanto sono brutte e antidemocratiche, mal fatte ed espropriano il Consiglio regionale le proposte di legge referendarie. Lo trovo scorretto, infatti io in quanto relatore leggerò le relazioni concordate e poi mi riservo, in quanto Consigliere, di intervenire successivamente sugli argomenti. Tale premessa era necessaria, altrimenti non si capisce fra sostanziale e formale... e scopro anche che sono un po' ingenuo ma, quando sento le persone come il Consigliere Ferraris, tutto sommato, sono orgoglioso di essere ingenuo, perché a questo modo di illustrare preferisco uno che "alza i toni", che non parla bene, che non è disponibile a qualsiasi compromesso di qualsiasi tipo pur di espropriare le popolazioni e i cittadini nel potersi esprimere con il voto e chiedere referendum...

Veniamo al dunque. La prima proposta di legge è sulla preferenza unica, la relazione recita quanto segue:

"Il sistema delle preferenze plurime nelle elezioni dei consiglieri regionali ha determinato fenomeni preoccupanti quali quello delle "cordate" e consente un vero e proprio controllo del voto degli elettori. Occorre quindi eliminare tale malcostume politico prevedendo l'espressione di un'unica preferenza, in sintonia con gli orientamenti già espressi dall'elettorato valdostano nel referendum popolare del 1991 quando il 97% dei votanti si pronunciò per la preferenza unica."

Proposta di legge n. 140, elezione del Consiglio regionale.

"L'iniziativa propone una modifica alle legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta), al fine di offrire all'elettore informazioni preventive rispetto alle alleanze e al programma delle liste che si presentano alla competizione elettorale.

La proposta di legge dispone che le liste dichiarino preventivamente se intendono allearsi con altre ed indichino il loro programma. Sulla scheda elettorale comparirà, oltre al contrassegno delle singole liste, anche il contrassegno di coalizione e l'elettore potrà scegliere se esprimere un voto per l'intera coalizione o per una singola lista.

Il meccanismo elettorale rimane proporzionale, con un eventuale premio di maggioranza. La proposta di legge prevede l'attribuzione di un eventuale premio di maggioranza alla lista, o alla coalizione di liste, che abbia ottenuto il maggior numero di voti senza raggiungere la quota dei 21 seggi necessari per avere una solida maggioranza consiliare.

Se nessuna coalizione di liste o lista singola dovesse ottenere almeno il 43% dei voti validi, si procede ad un ballottaggio fra le 2 formazioni che hanno ottenuto i maggiori consensi. In caso di ballottaggio, compaiono sulla scheda solo i contrassegni delle 2 coalizioni o liste singole che hanno ottenuto i maggiori consensi al primo turno."

Proposta di legge n. 141, rappresentanza di generi.

"Il conseguimento di una parità effettiva fra uomini e donne nella partecipazione alla vita politica e amministrativa è un'esigenza sempre più sentita per favorire lo sviluppo democratico e superare lo squilibrio, a sfavore delle donne, tuttora esistente tra i 2 sessi nelle assemblee elettive. Un aspetto certamente assai influente del fenomeno è costituito proprio dai comportamenti di fatto prevalenti nell'ambito dei partiti e dei gruppi politici nella selezione e indicazione dei candidati per le cariche elettive.

Appare quindi necessario, in sintonia con l'articolo 51 della Costituzione, dare più completa attuazione alla previsione di cui all'articolo 15 dello Statuto e all'articolo 3 bis della legge regionale n. 3/1993, "Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta", prevedendo un limite minimo significativo nella presenza di entrambi i generi nelle liste elettorali."

Presidente - Dichiaro aperto il dibattito congiunto su tutte le iniziative.

La parola al Consigliere Lattanzi.

Lattanzi (CdL) - Vorrei subito spiegare perché non ho chiesto di intervenire per fatto personale: il fatto personale infatti si chiede quando il Consigliere presuppone di essere stato offeso o travisato nelle sue dichiarazioni. Io voglio rasserenare il collega Sandri, che è scomparso come al solito, ma so che mi starà guardando dai "monitor" della "hall"... e non mi sono sentito offeso dalle sue dichiarazioni della nostra chiacchierata mattutina, perché il mio pensiero è noto ormai da anni in quest'aula. Quello che stamani ho espresso a lui è quello che vado dicendo ormai da anni, che lo stallo della politica valdostana ha necessità di trovare una sua soluzione attraverso delle scelte di campo politico e, quando esprimo questo pensiero, voi che siete qui da qualche anno insieme a me sapete che intendo il fatto che sono convinto che la Valle d'Aosta sia prigioniera delle non scelte in campo economico, in campo sociale e sono portatore di un pensiero che insieme a molti milioni di elettori in Italia ritiene che la libertà del mercato, la riduzione della burocrazia, un minore impatto dell'amministrazione pubblica nell'economia, ma anche nella vita dei cittadini sia meglio che uno stato di socialismo reale, come ho sostenuto in questi anni anche in occasione dei dibattiti sui bilanci essere ormai divenuta la nostra Regione. Non credo che il socialismo o il liberismo siano in assoluto le "medicine" migliori, credo che, come diceva lo storico Kant nei suoi trattati, ci siano corsi e ricorsi storici, momenti particolari in cui in una società c'è bisogno di socialismo, in altri momenti c'è bisogno di liberismo e io vado dicendo ormai da 10 anni qui dentro che questa Regione ha bisogno di maggiore libertà a tutti i livelli. Questa mattina esprimevo tale pensiero, ribadendo per l'ennesima volta che il dramma della politica valdostana è che l'"Union Valdôtaine" non abbia ancora deciso quale linea politica scegliere per il suo futuro, visto che nel recente passato una certa impostazione politica l'aveva data con delle Giunte di Centro-Sinistra, lampanti, evidenti nei programmi, negli obiettivi, in convinzioni anche culturali che si esprimevano dicendo che questa è una piccola Regione, che non ha le potenzialità per stare sul mercato, che ha bisogno di essere assistita, che non può esistere imprenditore se non collegato a un aiuto regionale e tutto a dei concetti che hanno portato questa Regione a uno stallo anche di democrazia. Questo esprimevo al Consigliere Sandri insieme ai colleghi Fiou e Ferraris e dicevo non che noi di Destra o di Sinistra si dovrebbe a tutti i costi essere i "partner" dell'"Union", ma che l'"Union" dovrebbe prima o poi far fronte a tale dilemma di scelte politiche per addivenire a una scelta di gestione della cosa pubblica, perché la politica è scelta e quello che è evidente ormai a tutti, soprattutto ai cittadini, è che in questa legislatura purtroppo di scelte ce ne sono state molto poche, se non nessuna.

La relazione del collega Ferraris ha illustrato una di quelle che rimarrà, a mio parere, una delle scelte più importanti di questa legislatura: la riforma della legge elettorale, perché se è vero quello che diceva il collega Frassy che non sono i sistemi elettorali di per sé buoni o sbagliati, ma che sono più corretti o meno corretti a seconda dei momenti della politica... e citava il fatto che in alcune democrazie, dove c'è il maggioritario pieno si sta ragionando per andare verso il proporzionale e viceversa. In Italia dove per molti anni ha prevalso il pentapartito grazie a un presunto proporzionalismo, oggi, se siamo in una condizione per la quale Prodi vince le elezioni con 24.000 voti e non ha che 1 o 2 senatori, e senza i senatori a vita non avrebbe neanche una maggioranza nel Parlamento, è per effetto di una pochezza di maggioritario nel sistema italiano. Se c'è un errore che Berlusconi ha commesso, quindi è stato quello di ascoltare le "sirene" di chi anche nella nostra coalizione riteneva il proporzionale un'opportunità purtroppo un passo indietro rispetto al 1994-1995. Con tali convinzioni non mi sono sentito offeso quando questa mattina il collega Sandri ha tentato una manipolazione, che ricordo essere un comportamento contrario all'etica, Consigliere Sandri, che intende indurre persone a fare qualcosa indipendentemente dalla loro volontà, quindi è molto simile al plagio. Cito ancora la definizione di manipolazione: "chi manipola lo fa generalmente per strumentalizzare gli altri ai fini propri". Non so se tu stamani hai tentato di strumentalizzarmi, certo è che ti sei strumentalizzato tanto perché, quando parliamo delle riforme di legge, non riesco a togliermi dagli occhi la tua firma, che giace sotto il titolo della legge di cui stiamo parlando, perché la proposta di legge n. 166 di cui tu ieri ti sei fatto portatore contrario vede le firme dei Consiglieri Cesal, Lavoyer, Marco Viérin, Ferraris, Frassy, Ottoz, Sandri, Vicquéry, quindi, se c'è qualcuno che tu hai manipolato, sei te stesso. In una psicoanalitica seduta ti inviterei a trovare un senso al tuo agire politico, perché è simpatico ascoltarti, ma è difficile comprenderti!

Per quanto riguarda il testo che stiamo dibattendo, il nostro gruppo ha lavorato in maniera convinta su questo disegno e dobbiamo anche dire che i referendari hanno avuto un merito, che non è stato quello di presentare i referendum, ma di sollevare un dibattito sulla necessità di cambiare la legge elettorale, ma si è fermato lì. Il merito di quelle proposte referendarie, che cercherò di analizzare confrontandoci con le dichiarazioni del collega Bortot... non hanno avuto nessun altro merito, perché sono strumenti che, al di là della costituzionalità, sono strumenti sbagliati, una materia così delicata è difficilmente trattabile dalla piazza, uno potrebbe andare in piazza a raccogliere firme per fare delle proposte per ridurre ad esempio le tasse regionali...

(interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)

... hai detto bene, non è possibile ed è quello che avete fatto voi con i referendum, avete fatto una cosa non possibile e ve lo dimostrerà chi sarà tenuto a dare un giudizio sulla possibilità dell'applicazione di quei referendum. Fra l'altro, ricordo che il nostro gruppo votò contro l'istituzione di questo tipo di referendum proprio perché sapevamo che saremmo andati incontro a una politica della piazza, che nulla ha a che vedere con la democrazia.

Quando il collega Bortot sostiene che i referendum hanno una serie di proposizioni condivisibili, dice in parte delle cose vere; Ad esempio, si sostiene che è cosa giusta in questo momento politico presentare una proposta di legge elettorale che imponga e costringa le forze politiche a fare delle scelte di campo. Fare delle scelte di campo politiche, dicevo prima, è presentarsi davanti agli elettori con dei programmi, ma non con i programmi che siamo abituati con il proporzionale a presentare solo giusto per presentare la lista in tribunale, ossia quei programmi che nessuno legge, ma esprimere delle scelte e delle soluzioni rispetto a dei problemi che i cittadini sentono in maniera molto chiara. Il fatto che nelle prossime regionali con questa legge e grazie a tale provvedimento le forze politiche di Centro, di Destra, di Sinistra debbano comunicare ai cittadini cosa intendono fare nella prossima legislatura in maniera chiara e su questi programmi magari trovare delle condivisioni lo riteniamo una cosa buona e giusta. Forse non è obbligatorio fare una coalizione, ma presentarsi di fronte ai cittadini con delle coalizioni di programma che non necessariamente devono avere un unico simbolo, lo riteniamo un passo avanti importante rispetto all'attuale legge elettorale che dava a partiti la possibilità di dire tutto e il suo contrario, perché le condivisioni dei programmi si facevano il giorno dopo le elezioni, quando si cominciava a cercare la futura squadra e addirittura il programma, che non era ancora stato costruito! Dopo le elezioni il candidato alla Presidenza della Regione si incontrava con i possibili alleati e cominciavano a condividere cosa fare nei 5 anni, perché bisognava presentarsi in questa sala con un programma unico, che noi oggi con tale legge chiediamo che venga presentato prima e non è necessario essere dello stesso partito per avere lo stesso programma, si può essere di partiti diversi, ma con un programma chiaro presentato agli elettori prima, che hanno il diritto ancor di più oggi di scegliere i partiti in funzione di quello che realmente vogliono fare. Noi lo riteniamo un passo importante, che ci ha convinto a sostenere questa riforma.

Sui premi di maggioranza, Consigliere Bortot, i referendari propongono che uno diventi forza di maggioranza con il 60% dei seggi... raggiungendo secondo voi con il 43% della quota... noi lo riteniamo un fatto antidemocratico, ma scusate, riteniamo opportuno che chi vuole la maggioranza dei seggi in questo partito almeno abbia la maggioranza dei voti: il 50% + uno del voto degli elettori! Capisco che voi avete fatto una legge a vostro uso e consumo perché fate i conti di "Renouveau" più "Aosta Viva", più i "Verdi", più "Arcobaleno", più i "Democratici di Sinistra" e allora, siccome alle politiche avete preso quasi quella cifra, ora come d'incanto diventa che con quella cifra prendete il 60% dei seggi! È scorretto! Hai parlato di manipolazione e di scorrettezza politica, ma gli scorretti siete voi che avete fatto i conticini "a tavolino", è venuto fuori il 43% e con il 43% volete la maggioranza dei seggi! Noi, che non abbiamo ragionato di riforma elettorale con l'interesse personale, ma abbiamo cercato di ragionare su cosa era giusto, abbiamo ritenuto giusto un sacrosanto principio della democrazia, ossia prende il 60% dei seggi chi ha il 50% più uno dei voti. Se non ci sono liste che hanno questi "quorum", si va al ballottaggio fra le liste che hanno la maggioranza percentuale. Non siamo quindi tanto distanti da quei concetti di chiarimento del quadro politico, non siamo distanti dal chiarimento delle coalizioni di programma e non di simbolo, però siamo più vicini alla democrazia con questa legge di quanto voi non proponete, ossia far diventare in questo Consiglio un partito maggioritario con il 40% dei consensi.

Per quanto riguarda la preferenza unica, condivido il corretto pensiero che il Consigliere Ferraris ha espresso nella relazione. Ci siamo convinti dopo aver dibattuto sulla necessità della preferenza unica o di mantenere 3 preferenze di un principio: libertà di scelta da parte dei cittadini che con la preferenza unica avrebbero un'opportunità di scelta su 35. Ho il sospetto che con la vostra ideologia non applicata, perché rimane a livello di pensiero, voi stiate proponendo la preferenza unica, favorendo i grandi personalissimi portatori di voti che hanno un unico referente. Ci siamo quindi espressi con preoccupazione su quel concetto e abbiamo ribadito la necessità di mantenere più aperta possibile per gli elettori l'opportunità di scelta dei candidati, perché alle prossime regionali, se mi presentassi con un'unica preferenza dei miei elettori, la vedrebbero come una riduzione della loro libertà di scelta. Con grande serenità riteniamo un pensiero liberale, esprimiamo su questo concetto... anzi pensavamo di aumentarle le preferenze, portarle a 5 e perché non 35, poi abbiamo dovuto mediare. Nel cantone svizzero c'è un foglio grosso così, si possono esprimere 35 preferenze sui 35 che saranno in Consiglio e addirittura trasversali sui partiti, il massimo della libertà! Lì non ci siamo arrivati, ci siamo dovuti accontentare di mantenere almeno le 3 preferenze che riteniamo essere il minimo della libertà di scelta per i cittadini.

Sulla rappresentanza dei generi c'è stata una riflessione profonda. Voi con il referendum avete pressato sul fatto di decidere se le rappresentanze femminili devono essere, laddove non si arriva con il ragionamento dei partiti, costrette ad esserci attraverso una legge. Su questo con la collega Squarzino abbiamo dibattuto in passato, è vero che in alcune democrazie la forzatura della presenza delle donne ha contribuito a una presenza effettiva delle donne in politica e tale concetto ci ha spinto a condividere in questa riforma elettorale la presenza di almeno il 20% nelle liste delle donne: questo può costringere i partiti e per noi non sarà facile, perché nella nostra area politica c'è poco interesse da parte delle donne a fare la politica, meno di quanto non ve ne sia da parte delle donne di Sinistra, che vedo molto attive nella Consulta e che occupano tutti gli spazi occupabili in termini di attività politica. Ammettiamo la nostra debolezza, abbiamo tentato più volte di convincere le donne, quelle poche che abbiamo ce le teniamo nel tabernacolo e tutte le mattine ci chiediamo se sono ancora con noi! È anche vero che i tempi della politica non sono quasi mai accettabili dalle donne che hanno una famiglia, perché le riunioni dei partiti che si tengono di sera tendenzialmente escludono le donne e anche noi al nostro interno abbiamo cercato di venire incontro a queste esigenze cercando di aumentare la presenza delle donne nel nostro partito, nelle liste di rappresentanza. Non è facile, ma abbiamo accettato la sfida di convincere il nostro elettorato femminile a candidarsi. La politica la fanno e hanno anche influenza nei voti le donne quando si muovono nell'ambito della famiglia, cosa diversa è la loro presenza diretta nella lista, sulla quale abbiamo avuto grandi difficoltà nel passato, ma abbiamo accettato la sfida, collega Squarzino - e credo che questo possa essere un messaggio positivo - di avere nella riforma elettorale l'obbligatorietà dei partiti ad almeno un 20%. Se posso esprimere un giudizio personale, non so se questo si tradurrà in maggiori elette in Consiglio regionale, perché la donna vota uomo: questo dicono le donne da sempre, quindi fate bene voi come donne a continuare a promuovere in ambito femminile, e mi stupirei del contrario, l'opportunità che le donne scendano in campo in maniera diretta. Sono orgoglioso di avere colleghe come Carmela, o Adriana, o Dina e auspico che nel prossimo Consiglio vi siano più elette e finalmente di vedere qualche donna nei banchi della maggioranza e della Giunta e, per quanto mi sarà possibile, cercherò di farlo... però non possiamo cambiare i processi culturali di un Paese semplicemente modificando le regole del gioco, perché le regole del gioco possono mutare, ma non sono fondamentali. Possono aiutare ed è per quello che abbiamo accettato di mettere in riforma l'adesione a una quota di rappresentanza del 20%.

Sulla questione di entrambi i generi il Consigliere Ottoz ieri ha fatto una battuta come sempre illuminante: "attenzione sui generi che possono essere confusi con i mariti de...", ossia c'è un altro aspetto che va affrontato: prima o poi ci troveremo le rappresentanze degli omosessuali a chiedere la quota di rappresentanza. Il passo successivo saranno le comunità: quella mussulmana, quella straniera, che arriveranno con diritti civili a chiedere, visto che sono cittadini italiani, di poter avere delle quote di rappresentanza perché altrimenti non eletti. Bisogna stare attenti che, per non fare un passo avanti, se ne facciano 10 indietro, si torni al Medioevo dove si fanno le rappresentanze di casta, attenzione! Sono un liberale, un convinto democratico, ma ho anche preoccupazione che certe forzature, magari fatte in buona fede, non ci portino indietro di 200 anni, dove a fare la politica erano le caste che si sceglievano in base ai meccanismi di protezionismo. Su questo non c'è un grande entusiasmo dentro il nostro partito, perché crediamo che le persone vadano giudicate per persone e non per il sesso che rappresentano: sono le persone che meritano che devono andare avanti e non perché uomini o donne o transessuali o altro, perché, se fosse così, probabilmente la vostra Luxuria in Parlamento non fosse entrata mai, se non fosse che è un transessuale e che avete voluto in questo modo portarvi a casa i voti di un certo tipo di elettorato. Attenti a queste cose, credo che molti dei principi che avete pressato per un miglioramento della politica valdostana, ossia la politica della scelta, sono stati recepiti da tale legge...

Ritengo che il referendum sia uno strumento tecnicamente sbagliato, per quello non lo abbiamo sostenuto, non ci interessa... reputiamo che da quello poteva essere importante cogliere il messaggio della volontà di cambiare. Questo Consiglio ha accettato tale sfida, anche voi avete partecipato alla sfida di provare con degli emendamenti, anche ieri, come avete fatto in tale Assemblea, ma la democrazia ha i suoi numeri e su questa riforma sono contento che il Consiglio regionale abbia fatto quello che a Roma con la Bicamerale prima, con gli accordi bilaterali poi non si è mai riusciti a fare: una riforma elettorale condivisa dalla stragrande maggioranza trasversale di questo Consiglio, perché, quando una parte dei "Democratici di Sinistra", anzi prima tutta poi solo una parte, e il Centro-Destra riescono a mettersi attorno a un tavolo insieme alle forze moderate e riescono a costruire una riforma elettorale, credo sia un sano principio di democrazia, ossia le regole si costruiscono insieme. Fra me e il Consigliere Ferraris poi vi sono degli abissi di scelte politiche per quanto riguarda l'economia, il sistema sociale di assistenzialismo, siamo diversi e non potremo mai formare un governo di larghe intese fra "La Casa delle Libertà" e la "Gauche Valdôtaine", si rilassino i cittadini, siamo troppo diversi politicamente, ma credo abbastanza intelligenti per dare alla Valle d'Aosta una prospettiva di scelta e restituire ai cittadini quello che i partiti in questi ultimi 15 anni gli hanno sottratto: la possibilità di scegliere programmi, coalizioni, uomini per essere governati e questo la riforma lo fa.

Presidente - La parola al Consigliere Lavoyer.

Lavoyer (FA) - Colgo volentieri le sollecitazioni che sono emerse soprattutto dagli interventi dei colleghi Sandri e Ferraris a non soffermarci esclusivamente sugli aspetti tecnico-giuridici dei provvedimenti che andiamo ad approvare, ma a cercare come forze politiche di fare qualche ragionamento di carattere politico. Come "Fédération Autonomiste" abbiamo ascoltato con molta attenzione il dibattito che fin qui si è sviluppato sui vari testi di legge e, tutto sommato, pensavamo che alla base dell'opposizione dei pro-referendari vi fossero motivazioni politiche, socio-economiche di cambiamento della società, alla quale gli strumenti elettorali dovevano essere una conseguenza e non un fine. Nulla di tutto ciò invece: abbiamo assistito più che altro a "slogan" permeati di demagogia, ad interpretazioni su scelte di carattere generale che forzatamente vengono legate a singoli soggetti o protagonisti della politica valdostana, una volontà di sviluppare un dibattito fuori dalla realtà che ci circonda, la volontà di propaganda elettorale fine a sé stessa, dove i pochi sanno fare tutto bene e gli altri pensano solo a giochetti per lo più personali. Ci aspettavamo un'analisi a tutto campo del momento storico ed economico in cui viviamo e solo dopo soluzioni tecniche per sistemi elettorali che devono essere conseguenza del momento storico, non strumento di soluzione di problemi socio-economici; lo ha detto bene il collega Ferraris, citando anche una posizione del dott. Sottile (Amato). La gente non è poi così preoccupata dei referendum, la gente non è assolutamente preoccupata della legge elettorale che andiamo ad approvare, la gente non è preoccupata da saggi più o meno saggi, ma da ben altri problemi. Raccogliendo allora lo spunto dei colleghi Sandri e Ferraris, noi, come "Fédération", lasciamo ad altri gli aspetti tecnici per cercare di fare un'analisi politica.

"Non ci sono più valori": questa frase, alla base di ogni filosofia da bar che si rispetti, serve ai moralisti per spiegare ogni stortura e ogni bruttura dell'oggi e se invece il crollo dei valori non fosse una causa, ma l'effetto di un disorientamento che ha colpito nel profondo la società? Disorientamento che alcuni "cavalcano" per meri fini elettorali, disorientamento che noi vogliamo superare per essere invece una bussola di orientamento. Viviamo quindi in una società disorientata da grandi temi, alcuni sono già stati toccati: la globalizzazione, l'immigrazione, le guerre, che generano le nostre ansie, assieme ad una situazione eccezionale di grandi cambiamenti, mai forse nella storia sono cambiati in modo così repentino e simultaneo il lavoro, la ricchezza, il potere, il sapere. Siamo quindi in presenza di una vera e propria discontinuità epocale: il passaggio da una società di tipo industriale a una società di tipo post-industriale. Tutto ciò ha generato progresso scientifico, progresso tecnologico, globalizzazione, guerre mondiali, risoluzioni proletarie, scolarizzazione generalizzata, "mass media" invasivi. La spinta simultanea di questi fenomeni ha prodotto una "valanga ciclopica", forse la più travolgente di tutta la storia umana, nella quale abbiamo: da un lato, il privilegio e, dall'altro, la sventura di essere coinvolti in prima persona, la Valle d'Aosta non è fuori dal mondo. Capite quindi che questa premessa ad un dibattito sulle leggi elettorali, che all'apparenza può sembrare fuori tema, ha un obiettivo: sottolineare che ben vengano le riforme elettorali, ma non vendiamole come la panacea di tutti i mali; ben vengano i referendum, ma non sono e non saranno i referendum a modificare a migliorare l'attuale disorientamento, non risolveranno i problemi socio-economici che abbiamo "sul tappeto".

La verità è che la nostra classe politica a tutti i livelli è disorientata, come travolta da cambiamenti epocali repentini che generano paure e paralisi nell'agire, paure sino a pochi anni fa a noi sconosciute che ora come classe politica non riusciamo ad esorcizzare, a guidare, a trasformare in soluzioni di problemi, sono: la paura della guerra, delle epidemie, degli immigrati, della sovrappopolazione, dell'inquinamento, del multiculturalismo e dei crolli in borsa. Ha detto bene il Consigliere Sandri nelle premesse: dobbiamo parlare di grandi temi, ma poi sono mancate le proposte. I veri problemi quindi vengono accantonati per focalizzare il tutto sulle regole per le elezioni di Consigli regionali e di Parlamenti nazionali; quindi importanza sì a questi provvedimenti, ma una giusta importanza sia nell'esaltazione di strumenti come la soluzione migliore... o sia della denigrazione degli strumenti che andiamo ad approvare come la soluzione peggiore... la tesi dei referendari. I nostri elettori sono preoccupati di ben altro, solo noi abbiamo l'illusione di "narcotizzarli" con 4 referendum o con l'approvazione di leggi di riforma elettorale. La gente vuole risposte a problemi concreti, oggi gli apparati politici sono superati, i "leader" scarseggiano, le classi sociali sono confluite in una "mousse" incolore a cui corrisponde una progressiva convergenza di programmi elettorali. La stessa UE con l'introduzione dell'euro ha attenuato i concetti di patria, di identità, di confine, per i quali si era disposti a combattere e perfino a morire. Stessa sorte se non vigiliamo toccherà agli statuti di autonomia e alle Regioni autonome se "abbasseremo la guardia" distratti da finti problemi. Per questi motivi noi come "Fédération" riteniamo positive, ma non esaustive dei veri problemi le leggi elettorali che andiamo ad approvare. La politica invece deve tornare ad essere sogno, speranza, progetto; la politica deve saper trasformare questo disorientamento in opportunità; la politica non deve "cavalcare" in modo strumentale il disorientamento. Le ondate migratorie possono compensare il nostro declino demografico con nuove forze lavoro e nuovi rapporti culturali. Le nuove tecnologie, che possono all'apparenza provocare disoccupazione quando sono accolte senza criterio, possono invece assicurare benessere e tempo libero se introdotte con discernimento. La partecipazione può ridurre l'autoritarismo nelle istituzioni e nelle organizzazioni, "Internet" può sbrecciare l'onnipotenza dei monopoli della comunicazione, il movimento degli ambientalisti può tenere viva la coscienza ecologica giocando non contro ma per... la globalizzazione realizzata in forme capaci di evitare la colonizzazione economica può migliorare la qualità della vita anche nel terzo mondo e può rivalutare le identità locali e le specificità culturali come la nostra.

Al di là delle semplici formule e regole elettorali, il gruppo "Fédération Autonomiste" ritiene che la cosa più importante sia la consapevolezza di tutta la classe politica, quella attuale e quella futura - di coloro che saranno probabilmente eletti con queste regole elettorali -, di quali sono i veri problemi che abbiamo di fronte. Per concludere, è necessario attivare le forze buone del mutamento in corso e superare il disorientamento generale, occorre conquistare nuovamente come classe politica la bussola orientatrice, occorre armarsi di nuova utopia positiva, la politica necessita sì di fantasia, ma anche e soprattutto di tanta concretezza: regole sì, ma anche emozioni. Questi sono i motivi per cui riteniamo positivi i provvedimenti di legge che abbiamo votato e che voteremo. In conclusione occorre convincerci soprattutto noi Valdostani che il nostro non è il migliore dei mondi possibili, ma resta tuttavia per la Valle d'Aosta il migliore dei mondi esistiti finora.

Presidente - La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - Vorrei iniziare con una premessa, sulla quale qui dentro siamo tutti d'accordo: i sistemi elettorali e le forme di governo che vengono proposte non sono sistemi definitivi, sono sistemi che si possono adottare di fronte a crisi istituzionali della politica a fronte di problemi sociali ed economici a cui il Consiglio non riesce più a fare fronte. Io sono anche uno dei più critici all'interno del sistema referendario su certe proposte, però il problema è che da qualche parte bisogna iniziare e come si andava avanti non funzionava: questo il Consiglio lo ammette, quello che non ammettono la maggioranza e il Consiglio è che si faccia ricorso ai cittadini, ma a nome di chi governiamo, da chi siamo stati eletti, per fare cosa? E se l'istituzione è in crisi, a chi ci si deve rivolgere per risolvere i problemi?

Intanto una battuta senza polemiche al Consigliere Lattanzi, che non perde occasione per esaltare privatizzazioni e liberalizzazioni. Forse non c'era quando ho sollevato il problema della privatizzazione della sicurezza all'interno del Traforo del Monte Bianco. La conseguenza di questa privatizzazione si traduce in maggiori costi per gli utenti, minore sicurezza per gli utenti, peggiori condizioni di lavoro per i lavori all'interno del traforo che sono adibiti a compiti molto delicati, quali le funzioni di sicurezza e antincendio; vorrei che riflettesse su questo. Quando poi ci accusa di sistemi antidemocratici, ma non vi siete accorti che i referendum li abbiamo proposti, ma le persone devono ancora andare a votare. Chi dice che le persone votano come vogliamo noi con le indicazioni che diamo noi? È questa la fiducia che avete voi rappresentanti del popolo? Che invece di dare uno strumento di democrazia in più che rafforzi le istituzioni, che è lo strumento del referendum, ne avete fatte come maggioranza qui dentro "di tutti i colori" pur di non andare ai referendum!

Adesso farò un "excursus" sul lavoro della I Commissione, su come la maggioranza di questo Consiglio non ha "metabolizzato" le proposte referendarie per tale paura di essere espropriati delle prerogative di legiferare e soprattutto per paura di confrontarsi con i cittadini, perché la maggioranza di questo Consiglio ha fatto un errore madornale: si sta scagliando contro i referendari per impedire ai cittadini di pronunciarsi in quanto sovrani e legittimati dall'articolo 1 della Costituzione italiana (che dice la sovranità è nel popolo, non è nei Parlamenti astratti). Un conto allora è criticare le proposte, i referendari, le forze politiche; un altro scagliarsi contro i referendari per impedire l'esercizio di un diritto sancito dalla Costituzione, che è la sovranità del popolo di pronunciarsi sulle leggi e sui comportamenti dei loro rappresentanti!

Tutto il lavoro dal primo giorno... perché, quando il Consigliere Marco Viérin dice: "ieri i referendari non hanno voluto confrontarsi", il bicchiere si può vedere metà pieno o metà vuoto, nel senso che dal primo giorno della prima audizione c'era un fastidio nei confronti di queste persone, che rappresentavano le 7.000 persone che hanno sottoscritto la proposta di referendum, per cui, nonostante la legge che diceva che i referendari potevano partecipare ai lavori della Commissione, a maggioranza avete chiuso loro la porta in faccia! Allora, si prendono a schiaffi una volta, si prendono a schiaffi due... e poi non si può in aula - come hai fatto ieri - accusare i referendari di non essere stati disponibili a discutere; lo hanno scritto, lo abbiamo scritto e sottoscritto... e con la collega Squarzino, che ha sempre partecipato ai lavori della I Commissione, non abbiamo fatto altro che ribadire la disponibilità. La disponibilità non c'era perché eravate nella confusione più totale, tanto che le vostre proposte che avete messo assieme all'ultimo momento, esautorando la Commissione, convocandola "a spron battuto"... avete dovuto mettere assieme un "inciucio" del quale neppure voi siete convinti, con l'unico scopo di evitare i referendum. Se vi fosse stata chiarezza politica, questa maggioranza non avrebbe avuto bisogno del gruppo "Forza Italia" e di una parte dei "Democratici di Sinistra" per fare i progetti elettorali; com'è questo "inciucio"? È la sovranità del Consiglio regionale?

Volete che vi parli della sovranità del Consiglio regionale, che improvvisamente salta fuori come un coniglio da un cilindro? Quando c'è stata sovranità? Forse nel 1966 con l'"affaire fil di ferro"? Quella crisi è nata qui dentro ed è stata risolta qui dentro o fuori, quando è nato il Centro-Sinistra? Io ero un ragazzo di 23 anni, avevamo inventato la canzonetta: "se fu Balestri ad aver l'idea malsana, fu Colombo a dir di sì, a voltare la gabbana e ad accodarsi a questa carovana e fu così che ne sortì questo pasticcio qui!". Ma quella crisi è stata extra Consiglio regionale, volete che vi parliamo della crisi di Rollandin a Barcellona per la candidatura olimpica, che non si è neppure avuto il coraggio di metterlo in minoranza con la sua presenza, ma si è dovuto aspettare che partisse per candidare la Regione alle Olimpiadi! Quella è la centralità del Consiglio regionale? Veniamo a 2 anni... perché ce ne sarebbero altre. Dov'è, Consigliere Cesal, la sovranità del Consiglio regionale quando avete fatto saltare Perrin per mettere Caveri Presidente della Regione? Dov'è la sovranità del Consiglio regionale che richiamate, che deve legiferare senza chiamare il popolo ignorante ad esprimersi? È questa la vostra centralità! E poi pretendete di essere credibili quando parlate della centralità del Consiglio regionale nel governare? Quando avete voluto un Governo che facesse il pari con le elezioni politiche, avete istituito un Governo per vincere le elezioni costituito in 3 persone fuori da questa sala e adesso avete il coraggio di parlare di centralità del Consiglio regionale? Ma la centralità è del popolo! Il guaio è che avete una fifa matta, perché il popolo lo vedete non quanto persone portatrici dei diritti, in quanto cittadini che hanno bisogno di lavorare, ma lo vedete in qualità di clientele politiche per attirare voti! Questa è la cattiveria e l'argomentazione che non avete e allora dovete criticare le nostre proposte, ma le nostre proposte sono trasparenti! Il cittadino va a votare, le può bocciare! Non capisco questo scagliarsi. Ha detto: "non condividiamo le vostre proposte, faremo una campagna elettorale affinché i cittadini e le popolazioni le bocciano e noi proponiamo queste altre", perché tutto tale affanno per trovare soluzioni che non trovavate, raffazzonate, mettendovi tutti assieme in una "ammucchiata istituzionale" per modo di dire? Certo che l'istituzione funziona quando "strizza"... e allora si fa presto a trovare gli accordi trasversali, non esiste più maggioranza e minoranza, sono tutti disponibili anche se non si sa bene a cosa: ad espropriare cittadini e lavoratori di un diritto sacrosanto sancito dalla Costituzione italiana e da una legge che avete votato voi a stragrande maggioranza?

Secondo me, una piccola riflessione di tipo politico la si dovrebbe fare qui dentro, c'è del buono nelle proposte che avete elaborato, quello che non funziona sono le metodologie che avete adottato; voi avete elaborato non con libertà di pensiero, ma avete proposto delle leggi perché sottoposti alla votazione referendaria ed è già il metodo che è sbagliato. E ancora una volta saltate l'istituzione, perché quello che avete proposto e che avete approvato ieri non è stato elaborato qui trasversalmente coinvolgendo anche noi, ma lo avete elaborato espropriando la I Commissione consiliare in "camera caritatis", poi in 3 giorni pretendevate che il sottoscritto, in quanto Commissario, con la collega Squarzino fossimo in grado di fare proposte! Venite poi a dirci: "ma come abbiamo riunito la Commissione!". Sì, con il Presidente della Commissione che per farci fretta convoca la riunione sabato pomeriggio, quando il sottoscritto doveva andare da un'altra parte. Per non lavorare il sabato pomeriggio, abbiamo fatto in fretta "a suon di tambur battente"... per mettere in piedi quello che avete messo in piedi!

Andiamo avanti, abbiamo parlato del ruolo del Consiglio, non so se il popolo valdostano ci merita, ma anche qui una riflessione andrebbe fatta sul fatto che, quando si parla di sicurezza del tunnel, non perché ne abbiamo parlato noi, eravate tutti disattenti, quasi in attesa di un altro disastro annunciato per magari raddoppiare la canna e, invece di far passare di 3.700 TIR, farne passare 3.500 con problemi di accordo di Kyoto, inquinamenti e con tutte le conseguenze del caso. Parliamo delle forze politiche: questa "Union Valdôtaine" è in piena crisi di identità, ha "smarrito la bussola" sulla quale i padri fondatori l'avevano fondata. Siamo di fronte a un gruppo di persone che esercita il potere per il potere in funzione di sé stessi senza ideali e senza principi, questa è la conseguenza dei ribaltoni fatti extra istituzione. Si parla del Consiglio, ma quando mai è venuto qualcuno qui a dire: "stiamo aprendo una crisi!". Addirittura le vostre leggi sono state utilizzate da una parte di voi per cercare di far saltare l'attuale Governo e non dite che non è vero, perché siete venuti a cercarci se eravamo disponibili e noi abbiamo detto che a tali giochini non ci stavamo! Questo Governo salta e voi vi assumete le vostre responsabilità, ma non imputando ad altri responsabilità che non siete capaci di assumere, in tale senso parlo di crisi di identità!

Vi rileggo alcuni passaggi della relazione del Consigliere Cesal: "... les forces politiques qui ont signé ce projet de loi estiment qu'il est indispensable de réaffirmer ces principes et refusent toutes les initiatives qui visent à déplacer le pouvoir décisionnel...", ma come le "pouvoir décisionnel" è solo qui dentro, o forse neanche qui dentro, nei "pourparlers" fra qualcuno di voi, neanche a livello istituzionale, perché non vi fidate neanche più fra di voi? I Capigruppo hanno elaborato... con Capigruppo e qualcosa del genere... o sono stati tutti "pourparlers" presentatici all'ultimo momento e adesso inneggiate alla democrazia e al Consiglio che viene espropriato delle sue prerogative, perché si chiede alla gente di andare a votare? Ma un po' di esame di coscienza! Andiamo avanti, cito sempre dalla relazione: "... le modèle qui a régi, dans le récent passé, cette Région se base sur le principe de la démocratie représentative...". Sì la democrazia rappresentativa non è una delega in bianco, non vuol dire che il Consigliere Bortot va a votare ogni 5 anni e vi firma una delega in bianco; voi avete sottoscritto dei programmi di alleanze e li avete stracciati, altro che democrazia rappresentativa! Quello che dice lei, "rappresentativa", vuol dire che qualcuno si arroga il diritto, forse non siede neanche qui dentro - Rollandin - e di cui moltissimi di voi sono succubi e non hanno neanche la dignità di essere persone perché, se non vi prende per mano e non dite quello che vuole, non sapete neanche "tirarvi su i pantaloni" o il resto: questa è la realtà del livello istituzionale qui dentro! Leggo un altro passaggio: "... nous laissons à d'autres, qui se sont improvisés acteurs de l'actuel scénario...", ma come? Ma sapete quante ore il sottoscritto, per esercitare democrazia, diritti, cercare di cambiare le cose e migliorarle, ha passato a raccogliere firme, a quante persone ha spiegato che occorre far qualcosa? Quanti dei gruppi "Union Valdôtaine", "Stella Alpina", "Fédération" o "La Casa delle Libertà" hanno firmato? Non lo sapete neanche. A nessuno si chiedeva la tessera, di sottoscrivere le proposte referendarie, che non sono le più belle, è solo un tentativo, e si pronunceranno i cittadini, di cambiare le cose che non vanno bene, ma siete voi che avete la responsabilità di questo Governo e della maggioranza, che dovreste farle andare meglio! Come reagite? Leggo: "... les modèles élitaires sont peut-être suggestifs à une première approche superficielle...". Sono l'ottavo di 11 fratelli, ho fatto la terza media con le 150 ore e il resto ho lavorato da tornitore, meno male che a fare il tornitore si impara anche a ragionare e sarei elitario? O Riccarand, o Dina Squarzino, o Venturella... saremmo noi gli elitari che facciamo approcci superficiali? Noi saremmo quelli che gestiscono e vorrebbero governare questa Regione in modo superficiale? Ma tutte le proposte che sono venute fuori da noi e da questa componente che è superficiale, perché non le mettiamo sul tavolo, le confrontiamo, vediamo cosa c'è di superficiale, se Rollandin è alla "CVA" se è una cosa superficiale che abbiamo proposto noi, su come gestite il Casinò, su come gestite la crisi industriale, sul modo clientelare con cui gestite l'agricoltura e i lavori pubblici? Volete che vada avanti? Noi saremmo i superficiali, Consigliere Cesal?

Nemmeno la capacità di confrontarsi, l'unica cosa che sapete fare - e il Consigliere Ferraris accusa noi - è l'integralismo stalinista, quello di chiamare i vostri a chiudersi su sé stessi di fronte a non si sa bene quale attacco del nemico e il nemico della Valle d'Aosta saremmo noi, o noi siamo i nemici del vostro potere personale, che vorremmo mettere in discussione? Potere che noi vogliamo che finisca, perché voi gestite questa Regione in modo personale, clientelare, senza ideali e senza programmi e senza strategie: questa è la realtà!

Vado avanti. La gestione che avete del partito, l'"Union Valdôtaine", Consigliere Vicquéry, non importa se non interessa...

(interruzione del consigliere Vicquéry, fuori microfono)

... Consigliere Vicquéry, guardi, all'"Union Valdôtaine"... tutta la mia vita lo dimostra, sono stato di un duro incredibile, ma le ho sempre voluto bene, perché non si può essere contro i popoli, però si può essere contro i popoli quando sono gestiti dal Duce, contro Hitler e contro Stalin, perché quando il Consigliere Lattanzi mi accusa dell'Unione Sovietica... io non ho mai avuto la tessera del "PCI" e ci sarà un motivo. Può darsi che voi, se foste in Unione Sovietica, sareste al potere e forse noi saremmo nel "gulag", ma non voglio allargarmi troppo. Sto dicendo che la dovete smettere, dovete maturare e diventare adulti e liberarvi delle tutele, ma se le tutele rappresentano la vostra rielezione, una gestione del potere extra Consiglio: ecco dov'è la crisi di questo Consiglio regionale, è che le cose non si decidono qui, si riversano qui e al popolo facciamo vedere che qui dentro si decidono le cose.

Mi rivolgo alla stampa, l'altro giorno foto e giornali, il teleriscaldamento ad Aosta... io avrei titolato: "Era ora!". Il teleriscaldamento a Brescia con l'acqua calda della siderurgia lo hanno fatto negli anni '60, noi siamo in ritardo di 40 anni e questa diventa la notizia: "Che bravo il nostro Rollandin che fa il teleriscaldamento!" Tutti quanti poi sapete come gestisce le assunzioni dentro "CVA" e lo sapevate dal primo giorno che lo avete nominato lì dentro che uso fa dei suoi cittadini: il ricatto del voto in cambio del posto di lavoro, il ricatto al Sindaco per la rielezione, il ricatto al Consigliere o all'Assessore perché possa tornare qui dentro! Ma esiste ancora nell'"Union Valdôtaine" un briciolo di dignità per disfarsi di tali personaggi così deleteri, che distruggono questa Regione e svuotano le istituzioni? Esiste qualcuno che ha il coraggio di dire: "ora basta", ma non solo andandosene dall'"Union", anche dentro l'"Union". E non mi si venga a dire che questo è un dibattito interno al partito di maggioranza relativa, perché tale questione riguarda tutta la popolazione valdostana ed è ora di finirla perché le scelte strategiche non sono fatte qui dentro, ma neanche dal Governo, vengono fatte che ognuno arriva con la sua velina dove c'è scritto: "io voglio tot soldi per questa clientela politica"! Quando è che c'è uno scatto di dignità in noi che rappresentiamo il popolo e poi, quando il popolo lo chiamiamo a votare, "ce la facciamo sotto"!

È questa l'incapacità dell'istituzione, non che si chiami il popolo a pronunciarsi e allora, Consigliere Ferraris, si svuota l'istituzione e chissà quale demagogia andremo a fare. Questa istituzione è già vuota, perché c'è qualcuno che "tira le fila" per la stragrande maggioranza delle persone, quand'è che la finite nel rispetto della vostra dignità e nel rispetto dell'interesse dei Valdostani e non nell'interesse di qualcuno, a cui continuate ad assegnare potere. Lo potevate fermare con tutta la sua clientela e invece vi ha tutti in mano e forse anche qualcuno dell'opposizione. La dignità consiste in quanto forza politica di maggioranza di farla finita, nell'interesse della vostra dignità e dei cittadini valdostani. Avete già avuto una lezione l'anno scorso ad aprile, quando il Senatore ne ha fatto di tutti i colori, ha strumentalizzato il vostro movimento, per candidarsi ha rotto un'alleanza - come ha detto bene il Consigliere Sandri - del 2003, per candidare Collé e "fare il bello e il cattivo tempo"... e la lezione non è servita... anzi è servita ad accentuare il servilismo, i compromessi, l'andare a chiedere scusa e fare altri "inciuci" e a questo personaggio la forza gliela date voi, perché non è un padreterno! Poi succedono i "patatrac"... "ma io ubbidivo agli ordini", "io non posso espormi, non posso pronunciarmi"... ma chi me lo fa fare! Così "seminiamo" un livello infimo di dignità politica e di coscienza civile nella popolazione valdostana, non ce n'è più uno che vuole pronunciarsi apertamente su quello che avviene in questa Regione, perché la paura che gli state incutendo con la vostra complicità - intendo quella della maggioranza - porterà dei danni e lo vediamo in economia, dove non abbiamo un'azienda che non sta in piedi da sola, se non è gestita dalla Regione e in tale senso ha ragione il Consigliere Lattanzi. Vediamo il livello di istituzione, le code per avere udienza ed essere accontentati, ma non ci sono i passaggi istituzionali: quelli che voi continuamente richiamate quando si tratta di avere paura di essere esautorati dalle vostre e nostre prerogative qui dentro? So bene che gli "accenti morali" non servono, perché qui c'è una banda di "navigati" che fa paura e mi ci metto dentro, ma quando sarete o saremo in grado di dire: "basta", in grado di mettere ognuno al suo posto, in grado di assegnare i posti in base alle capacità professionali, in grado di dare respiro ai giovani che non siano solo dei "leccapiedi", in grado di mettere le persone giuste al posto giusto, in grado di dare respiro professionale mettendo chi è bravo all'interno e all'esterno dell'Amministrazione regionale? Come mortificate le professionalità all'interno dell'Amministrazione regionale, perché si ha paura che qualcuno ne sappia più di noi!

Io sono tutti i giorni contento di incontrare gente che ne sa più di me, perché tutti i giorni imparo qualcosa e in questi giorni e nei lavori dei 4 mesi della Commissione ho visto come è stata usata la Commissione e poi mi parlate di svuotamento dell'istituzione! Ho visto come è stato usato "a colpi di maggioranza" il Consiglio regionale, ho visto il Presidente della Regione assumersi prerogative per impugnare leggi di fronte alla Corte costituzionale con pareri di costituzionalisti... che esulano dal suo compito, ma perché il Presidente, che vuole fare bella figura in migliaia di inaugurazioni, di presenzialismo, non fa la bella figura di dire: "giusti o sbagliati i quesiti referendari posti dai comitati, è giusto che il popolo sovrano si pronunci". Si fa una bella propaganda elettorale confrontandosi gli uni con gli altri, si dà informazione ai cittadini, ma perché pensate che i cittadini siano scemi e che non siano in grado di scegliere? Altrimenti c'è la paura e, quando i cittadini vengono qui a manifestare per una fabbrica che chiude, o richiedono la possibilità di esprimersi, tramite una legge sancita dalla Costituzione, su dei quesiti, allora scatta il panico e la crisi di identità della "Union" e del partito di maggioranza sta proprio in questo: quello che avete elaborato non è di vostra convinzione, ma è un palliativo per cercare di evitare di andare a un confronto, perché il confronto sul referendum non è il confronto alle elezioni politiche regionali, dove pesa il posto di lavoro, pesa l'incarico, pesa l'appaltino... il confronto referendario è molto più slegato dalle necessità quotidiane che la maggioranza strumentalizza qui dentro e allora avete paura: questo è il vero problema di questa Regione, ma noi ci facciamo carico per quanto riguarda la nostra parte, spero che voi siate in grado di farvi carico di quello che compete alla vostra parte. Vorrei riavere una "Union" con dignità, orgoglio, che non si presenti a Roma o in Europa come mendicante, dove l'unica cosa che siamo capaci a fare è piangere. Abbiamo risorse quasi infinite e non si fa mai un esame di coscienza come vengono utilizzate; proviamo a fare un esame di coscienza, può darsi che saltino fuori un po' di soldini per aiutare qualche popolazione che sta dall'altra parte: la Valle dell'Orco o la Val Soana. Le battute... si riducono i bisogni delle persone a questioni istituzionali e i referendum sono validi, non sono validi, la Corte costituzionale... ma il problema è che quelle popolazioni, siccome la Regione Piemonte le ha abbandonate, anche perché ha meno soldi di noi... e di noi sono "cugini primi" dall'altra parte... fare 2 progetti sulle acque, sull'agricoltura, sul turismo, faremmo bella figura in tutto il mondo, invece si preferisce nascondersi dietro le questioni istituzionali, diventiamo tutti costituzionalisti, salvo poi "prendere le bastonate sul naso", ma non bastano "le bastonate sul naso", l'importante è "chiudere le porte"! Facciamo poi convegni sul clima, dove risulta che sulle acque non abbiamo nessun problema e dipende tutto dal clima, piove meno e non siamo capaci di fare un esame su come gestiamo le acque, non siamo capaci a fare un bilancio sul perché abbiamo una crisi industriale che crea problemi occupazionali - basta aprire i giornali oggi -, abbiamo dato dei suggerimenti anche all'Assessore, l'Assessore è senza soldi e nessuno qui dentro se ne fa carico. Penso che ognuno di voi vada dal suo referente e gli dica: "non ti preoccupare, in qualche posto sistemo io". È ora di cambiare, come quando chiediamo di cambiare all'interno del Casinò, è ora di cambiare sul modo di gestire la politica, l'economia e il sociale in questa Regione: questo è il nostro appello, non so se servirà a qualcosa, ma non si poteva non farvelo in tale occasione.

Présidente - La parola al Consigliere Vicquéry.

Vicquéry (UV) - Vorrei iniziare il mio intervento - che voleva essere breve, ma sarà leggermente più lungo per rispondere alle cortesi sollecitazioni che sono state anche ultimamente fatte dal collega Bortot - esprimendo innanzitutto una grande soddisfazione per la metodologia usata nel predisporre questi disegni di legge: cosiddetta "bipartisan". Ringrazio tutti i componenti del gruppo di lavoro coordinati dal collega Cesal, perché hanno avuto la capacità di mettersi attorno a un tavolo non "en cachette", ma con il preciso obiettivo di lavorare per il bene della Valle d'Aosta e di proporre 3 disegni di legge che andassero nella logica di dare delle risposte al cosiddetto "comune sentire" dei Valdostani. Auspico che la stessa metodologia, che è stata molto fruttuosa, perché ognuna delle forze politiche ha lasciato da parte le proprie posizioni per cercare di raggiungere una posizione comune, sia usata nei lavori prossimi della Convenzione per la riforma dello Statuto. Non vorrei che si ripetessero le esperienze della "Commissione Nicco" e della "Commissione Louvin", che ci hanno visti contrapposti in modo anche forte e che non hanno portato a nessun risultato. È un auspicio che faccio a noi dell'"Union Valdôtaine", ma che estendo a tutte le forze politiche, perché questa è la metodologia giusta per lavorare. Si poteva fare anche in ambito di Commissione consiliare, ma tornerò su questo. Stiamo attraversando una fase storica di forte sfiducia nelle istituzioni, i "mass media" non perdono occasione per attaccare i privilegi della classe politica, per cui c'è la necessità da parte della classe politica di dare delle risposte forti. Riprendendo quanto diceva il Consigliere Bortot rispetto alle dittature, le dittature sono nate sì, come dice lei, ma non solo perché l'uomo era particolarmente forte, ma perché l'uomo era sostenuto dai poteri forti, che si tratti di Mussolini o di Hitler, e viveva in un contesto sociale nel quale la popolazione lo pretendeva. Per certi versi il sistema economico-sociale italiano sta dando segnali in tale direzione. Noi se lavoriamo in modo serio, possiamo dare delle risposte ai cittadini, se lavoriamo, al contrario, per fare della politica partitica nel senso peggiore del termine, non saremo in grado di dare nessuna risposta. Spetta a noi dare delle risposte, perché è vero che, andando nelle strade della Valle d'Aosta, ci sentiamo a volte in imbarazzo, cosa che non succedeva anni fa, e allora dobbiamo chiederci il motivo. Sicuramente ci sono delle responsabilità da parte del partito di maggioranza relativa, ma non potete dire che solo nell'"Union Valdôtaine" ci sono le responsabilità. Le responsabilità sono a 360 gradi, il problema è capire come e dove possiamo dare delle risposte migliori alla popolazione valdostana. Io sono dell'idea che questo sia il principale consesso in cui possiamo dare delle risposte, tant'è che le 3 proposte di legge le abbiamo fatte perché era precisa intenzione di farle essendo previsto nel "programma di governo della Giunta Caveri". È pur vero che 3 mesi dopo l'approvazione del programma di governo è partita l'iniziativa referendaria ed è pur vero che questa ci ha spinti ad accelerare i tempi, ma è indubbio che era nel programma elettorale: 3 leggi importanti, che daranno delle risposte ai Valdostani, così come spero lo sarà la riforma dello Statuto. Si tratta di 2 argomenti importanti, così come le tematiche del Casinò e dell'Ospedale, sui quali dobbiamo chiudere definitivamente nell'ambito di questa legislatura. Non possiamo continuare a discutere per anni di Casinò, senza trovare una soluzione - difficile, senza dubbio - o discutere per anni di Ospedale, senza dare delle risposte ai Valdostani. Su questi 4 argomenti importanti: Riforme istituzionali, Statuto, Casinò e Ospedale ci vuole un impegno comune, lo dico a tutti: al Consigliere Sandri "in primis".

Non è cercando di affossare l'"Union Valdôtaine" che si fa il bene della Valle d'Aosta, Consigliere Sandri, o che si fa lo sviluppo! L'"Union Valdôtaine" è e rimarrà al centro del sistema politico, perché è e resterà fortemente "enracinée" nella Valle d'Aosta. Quando ci si accusa di considerarci a volte nello stesso tempo movimento e istituzione, può essere un'accusa fondata. Purtroppo noi a volte rischiamo di sentirci istituzioni anche quando siamo liberi cittadini, perché il cittadino identifica in noi il suo rappresentante, i risultati elettorali ce lo confermano. Allora, se è vero che all'interno dell'"Union Valdôtaine" ci sono anime differenti, e ci sono, (non c'è nessun problema ad ammettere questo), le anime differenti dell'"Union Valdôtaine" sono nel contempo forza e debolezza dell'"Union Valdôtaine" e direi più forza che debolezza. L'"Union Valdôtaine" è nata nel 1945; sulla scia della Resistenza valdostana, quello è e quello dovrà rimanere il punto di partenza, Resistenza valdostana che si è identificata nella lotta al Fascismo e per l'autonomia. Questo non significa che in questi 60 anni non ci siamo evoluti nel senso ideologico del termine. Evidentemente abbiamo seguito l'evolversi della situazione, abbiamo avuto la capacità di seguire le differenti sensibilità della gente: il momento del grande sviluppo degli anni '60-'70, il momento della crescita culturale, il momento del benessere. Nell'articolo 1 dello Statuto dell'"Union Valdôtaine" è scritto che la finalità principale è "l'épanouissement du peuple valdôtain" e ciò significa semplicemente far stare bene la gente, non ci si deve né nascondere né costruire grandi identità ideologiche dietro questo: far stare bene la gente! Come potete allora continuare ad accusarci di avere troppi soldi! Potete dire: "non li spendete sufficientemente bene": questo sta nella logica dei partiti d'opposizione, ma non potete andare a Roma a sostenere che bisogna tagliare i fondi all'Amministrazione regionale, perché così fate il contrario del bene della Valle d'Aosta! Ed è per quello che i Valdostani si identificano nei Consiglieri dell'"Union Valdôtaine", piuttosto che nel collega Bortot.Chi ha i voti governa: questa è la legge della sovranità popolare, e poi che ognuno di noi abbia i suoi ambiti di riferimento è di tutta evidenza! Noi queste cose le diciamo alla gente in "patois" e sanno capirci! Voi continuate pure ad attaccare l'"Union Valdôtaine", continuate a farlo come lo sta facendo il movimento referendario, perché, come insegnano le guerre risorgimentali, più ci attaccano più ci si arrocca. Noi ci stiamo chiudendo nel nostro fortino e le diverse anime dell'"Union Valdôtaine" sono più unite che mai. Fatelo perché in politica ci sono alcuni principi che ancora ci tengono in vita. La storia ci insegna che nei momenti di crisi economica la storia ci siamo uniti. La storia della società valdostana ci insegna che la società sopravviveva grazie al fatto che nei villaggi uno era in funzione dell'altro, ognuno aiutava l'altro. Sta succedendo questo in tale fase politica: ognuno di noi diventa sinonimo del tutto, questa è l'identificazione con la società valdostana. In termini matematici potrei definire questa una logica sistemistica, in termini economici potrei definire questa una logica solidaristica, in termini politici è la logica federalista, articolo 2 dello Statuto dell'"Union Valdôtaine" ed è questa la strada che anche voi dovreste seguire.

Caro Consigliere Bortot, non abbiamo paura di confrontarci con i referendari, non abbiamo assolutamente paura che il popolo si pronunci, vorremmo semplicemente che il popolo si pronunciasse sapendo su cosa deve pronunciarsi, altrimenti faremmo un'operazione non solo sbagliata, ma assolutamente controproducente per la cosiddetta "sovranità del popolo". Presentando i 4 referendum come sono stati presentati, non si sta seguendo una logica di sovranità del popolo: si sta prendendo in giro il popolo! Se così non fosse, spiegatemi come è possibile che si presenti un referendum sull'Ospedale senza spiegare alla gente con quali finanziamenti e su quale area si costruisce, ma soprattutto senza dire alla gente che, se si decidesse di costruire un ospedale nuovo, bisognerebbe istituire una tassa di scopo: quella che è stata istituita nell'ultima finanziaria, che alcune Regioni stanno già utilizzando, ossia un'ulteriore tassa a carico dei cittadini per finanziare la costruzione del nuovo Ospedale. Andiamo a chiedere ai firmatari dell'Ospedale nuovo se sono disponibili a pagare 100-200-300 o 1.000 euro al mese per finanziare l'Ospedale nuovo e vedremo qual è la risposta. Non si può allora fare della demagogia un principio astratto, accusando semplicemente l'"Union Valdôtaine" di voler essere contro principi della democrazia popolare, perché questo è un metodo sbagliato di pronunciarsi.

"La sovranità del popolo", dice il Consigliere Bortot: è vero, l'articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. L'articolo 4 dice che ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie scelte un'attività e una funzione che concorre al progresso materiale e spirituale della società. L'articolo 18 dice che i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente senza autorizzazione per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale, e qui siamo nella fase costituente post-fascista. Dico questo perché, riallacciandomi all'intervento del Consigliere Sandri, l'"Union Valdôtaine" vuole rimanere movimento non perché intravveda nei partiti il demone, ma perché il partito significa parte, schieramento. Vogliamo rimanere al centro del sistema politico, chi ci ama ci segua, chi non ci ama ci attacchi, più ci attaccate più ci uniamo!

Quando si parla di centralità del Consiglio e di crisi extraconsiliare, concordo perfettamente con il Consigliere Bortot, le crisi extraconsiliari che si sono prodotte in quest'aula sono da vituperare al massimo, non devono ripetersi ed è per tale motivo che nel provvedimento approvato ieri abbiamo previsto la mozione di sfiducia costruttiva, che è uno strumento importantissimo per evitare le crisi extraconsiliari, che permette di discutere di sostituzione di un Presidente di Regione solo avendo un programma alternativo.

Il testo della "proposta di legge Riccarand" rispetto alla proposta di legge che presentiamo noi non è poi così distante, perché anche Riccarand dice, quando parla di programma elettorale, all'articolo 4 bis: "i partiti, i movimenti o i gruppi politici possono effettuare il collegamento delle liste". Noi diciamo: ogni partito, movimento o gruppo politico presenta un proprio programma elettorale, che può essere con uno o l'altro. Noi vogliamo presentarci con la nostra faccia, non vogliamo camuffarci dietro coalizioni indistinte dove si passa da "Rifondazione Comunista" al futuro "Partito democratico", con posizioni totalmente diverse all'interno dove c'è il centrista, il vecchio Democristiano - senza toni dispregiativi - e c'è il rifondarolo. Giustamente il collega Ferraris, che ha fatto un intervento politico di altissimo livello, mettendosi in discussione, ma al contempo difendendo la sua storia politica, parla di sistemi che sono aborriti. Come è possibile che un Ministro di Governo partecipi e manifesti contro il Governo! Voi con il vostro sistema fareste questo, perché il vostro sistema è il tutto e il nulla, dove potrete dire: "qui dobbiamo raccogliere voti da Rifondazione al "Partito democratico", dove uno dice il contrario dell'altro e scende in piazza contro l'altro". Noi vogliamo proporci con il nostro programma, ecco la differenza. Ci vogliono? Ci votano. Non ci vogliono? Ci votano contro. Semplice, ma fondamentale differenza e questo lo facciamo per il rispetto del cittadino, perché quanto state proponendo voi è il contrario del rispetto del cittadino.

"È stato espropriato il ruolo della I Commissione", ci viene detto. Ma vi rendete conto di cosa state dicendo? Vi rendete conto che voi, partito eletto dal popolo e presente in quest'aula, non avete deciso di presentare una proposta di legge in quanto gruppo "Arcobaleno" in I Commissione, avete deciso di aderire alle proposte referendarie in ambito extraconsiliare. Per favore, non parlateci di queste cose, perché il vostro atteggiamento corretto sarebbe stato quello di investire in quella fase il Consiglio regionale di proposte di legge e si sarebbero dibattute in ambito di I Commissione, seguendo l'iter normale. È comodo raccogliere le firme per il referendum, però l'importante è che nel momento della raccolta vi sia chiarezza rispetto a quello che si va a chiedere. Per finire, noi sosteniamo con forza la nostra proposta di legge che è seria e concreta, che risponde al comune sentire della popolazione. Non siamo convinti che sia il massimo, perché sarebbe illusorio e un po' prepotente da parte nostra dire che andiamo a costruire un sistema perfetto, perché i sistemi perfetti nei sistemi elettorali non esistono: questo è dimostrato dal dibattito che si sta sviluppando a livello nazionale, dove non più di 6-7 anni fa si demonizzava il sistema proporzionale, salvo sentirsi dire da Destra e da Sinistra nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni: "voi Valdostani siete più furbi perché avete mantenuto il sistema proporzionale". Ora si sta tornando al sistema proporzionale e questo dimostra che ognuno cerca di seguire i tempi, ma che il sistema perfetto non esiste, per cui non siamo convinti che quello che stiamo costruendo sia perfetto ed è probabile che si dovrà nel tempo portare delle correzioni. Abbiamo cercato di mettere in atto un sistema che non risponde necessariamente alle esigenze del singolo partito, ma che cerca di dare al cittadino la possibilità di scegliere in tutta libertà.

Concludo dicendo che presentiamo come forze di maggioranza un ordine del giorno collegato alla proposta di legge, che vuole - senza che nessuno ipotizzi una prevaricazione dal parte del Presidente della Regione, piuttosto che del Consiglio regionale - chiedere alla Commissione dei Saggi di verificare in tutta trasparenza e libertà di coscienza se i dubbi espressi in quest'aula presentano dei legittimi punti di contrasto con la Costituzione o no. L'impegno di tale ordine del giorno recita:

"Il Consiglio impegna il Presidente della Regione, in relazione agli adempimenti al medesimo spettanti ai sensi dell'articolo 13, comma 5, della legge regionale 25 giugno 2003, n. 19, a sottoporre alla Commissione di cui all'articolo 40 della citata legge regionale, considerata la generale competenza ad essa spettante nella materia referendaria, la questione relativa alla fondatezza dei dubbi sopra rappresentati".

Nelle premesse dell'ordine del giorno si dice:

"Ritenuto necessario verificare, a tutela dell'ordinamento e del buon funzionamento delle istituzioni regionali, oltre che dell'efficace e fruttuoso pronunciamento e a tutela del corpo elettorale, che gli atti scaturenti dal procedimento referendario risultino pienamente legittimi sotto il profilo procedimentale, al fine anche di ovviare al rischio che sia inficiata la validità del procedimento elettorale, in conseguenza di eventuali censure di illegittimità sollevate successivamente alla loro approvazione".

Viene investita la Commissione di approfondire l'argomento, essendoci dei pareri legali contrastanti. La Commissione darà le sue risposte positive o negative e noi ne prenderemo atto.

Si dà atto che dalle ore 11,55 presiede il Presidente Perron.


Président - La parole au Conseiller Viérin Marco.

Viérin M. (SA) - Parecchi colleghi hanno già anticipato alcuni pensieri, è fondamentale però per il gruppo "Stella Alpina" esprimere intanto un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato al tavolo per cercare di togliere ognuno qualcosa di suo per giungere a un bene comune. Perché lo chiamiamo "bene comune", amico Bortot? Mi permetto di chiamarla così perché facciamo parecchie chiacchierate di cui condividiamo i contenuti e questo è positivo, perché siamo stati eletti ed è indispensabile confrontarci affinché ognuno riesca a trasferire agli altri qualcosa di suo per arrivare a dare dei risultati tangibili. È questo l'obiettivo che ci diciamo nei corridoi, anche se quando discutiamo in Consiglio "ci facciamo prendere un po' la mano"... ma io sono come te ed è meglio essere così che nascosti dietro le quinte.

Noi abbiamo detto fin dall'inizio della raccolta firme... infatti ci sono anche alcuni appartenenti alla "Stella Alpina" e altri che hanno firmato la proposta referendaria: questo dimostra che noi siamo fermamente convinti della necessità della permanenza dell'istituto referendario, ma dell'istituto referendario! Ieri ho cercato di far capire ai colleghi dove l'istituto referendario in questo ambito abbia sbagliato e dove qualcuno su tali temi stia cercando di giocare in maniera scorretta, noi come movimento 3-4 mesi fa per chiarezza abbiamo approvato un documento sui punti che ritenevamo necessari, che una legge approvata da questo Consiglio mantenesse come punti fondamentali. Tali punti riguardano un programma preventivo, sapere chi condivide questo programma preventivo, dare un premio di governabilità, ma al tempo stesso non esageratamente, altrimenti andremo a finire sulla vostra proposta, dove chi prende il 19% dei consensi ha il diritto di governare la Valle d'Aosta, perché questo avete detto nella vostra forma di Governo, e poi avete detto anche che se il Presidente dimissiona si va tutti a casa! E questa sarebbe la centralità del Consiglio? Si è alla mercé di un uomo, quando la Sinistra più estrema ha sempre attaccato per 10 anni - mi ricordo Riccarand su quei banchi - dicendo che il Presidente della Regione aveva già troppo potere! Adesso non si può rinnegare questi aspetti dichiarati per anni perché c'è un "giochino" politico di convenienza! Questo diciamo, nessuno ha mai detto che si vuole giocare per non andare al referendum; se ci sono i referendum, ben vengano! Ci confronteremo sulle piazze! La "RAI" se, anziché fare quelle trasmissioni dalle 20,00 alle 20,30 comprando i documentari all'estero, facesse per 10 giorni consecutivi in quella stessa fascia oraria uno scontro diretto fra le forze politiche presenti qui e fuori su queste materie, forse i cittadini deciderebbero in maniera più equa, sentendo dalle nostre parole cosa riteniamo preveda la normativa presentata o un'altra, o quello che andiamo ad approvare oggi. Qui si gioca troppo sull'emotività dell'informazione e a volte si va meno nei contenuti e qui rivolgo l'accusa anche a noi, perché un po' tutti siamo impreparati su certi argomenti, non c'è nessuno preparato su tutto. Su questo argomento però dobbiamo essere chiari: la gente non sa bene le cose all'esterno, perché siamo stati in questo mese in parecchie sezioni e, quando gli si fa leggere i contenuti delle vostre proposte, la gente non capisce. Facciamo allora le fotocopie delle vostre proposte e le diamo alle riunioni, è l'unica via che ci rimane per smentire le accuse che ci fate di avere come maggioranza la padronanza di dare informazioni.

Detto questo, abbiamo fatto anche un ragionamento di volontà al confronto: quello che ha dato fastidio a noi è che si è partiti con i discorsi referendari non per cercare un confronto, trovare una condivisione, ma si è partiti per dire: "questo è il treno sul quale fare politica" e non i "terreni" che tu hai detto prima di condividere in pieno, ossia l'industria, l'agricoltura, il Casinò... non si è fatta su questi problemi la politica di quello che voi chiamate la lista del Gallo. Qualcuno sa oggi cosa pensa di quella lista sul Casinò, sull'industria? Sì, l'unico è l'Ospedale, ma abbiamo avuto 2 Presidenti della Regione che hanno risposto al sottoscritto per 2 volte che ero pazzo a fare un discorso di Ospedale nuovo quando si poteva ancora fare perché non si erano spese le risorse! Oggi abbiamo speso la metà... cambiato idea! Quando erano lì a guidare la squadra, idea contraria! È comodo... ma le bugie quando si va sul territorio escono! Sull'Ospedale avremo tempo di discutere il prossimo Consiglio, perché è iscritta la proposta referendaria. Capisci Consigliere Bortot che i metodi del non volersi mettere assieme vanno visti su tutti i lati e allora, quando tu parli di Commissione, sai che la Commissione deve prendere in esame le proposte presentate. Se qualcuno vuole lavorare, deve lavorare per predisporre un testo e lo porta nelle Commissioni.

Quindi non si è voluto nascondere quel lavoro fuori dalle Commissioni... si è cercato di fare un lavoro in più per... e arrivo al dunque - ho già detto questo ieri ma, visto che non viene mai riportato, lo ripeto oggi -: il sottoscritto ha chiesto ai referendari - tu lo hai confermato, ti ringrazio - se c'era uno spazio per trovare un'intesa nella quale ognuno "smussasse i suoi angoli", la risposta è stata precisa...

(interruzione del Consigliere Bortot, fuori microfono)

... no, se vai a vedere i verbali, nel primo incontro chiesi e mi sembra Tamone e un altro hanno detto: "o si risponde come abbiamo proposto noi sulla raccolta firme o niente!". Questa è la prova lampante che si è voluto fare un ragionamento solo politico sul quale alla gente, se spiegato, non gliene frega niente! Mi dispiace che vada contro i tuoi pensieri, perché so che tu sei una persona onesta e tu hai detto anche oggi che sei il più critico sul discorso di alcune proposte referendarie, perché ti sei accorto che sul territorio non è proprio così. Vista questa onestà intellettuale reciproca, dobbiamo essere anche onesti con noi stessi sulle cose che diremo alla gente, perché qui mi sembra che si giochi la partita perché ormai avete la percezione che queste cose riusciranno ad essere capite dalla gente... e allora accusate la maggioranza di voler solo giocare la partita di dire: "facciamo la battaglia sull'incostituzionalità... sono cattivi e brutti perché fanno quella battaglia...". Se la maggioranza pone questo tema, come i referendari lo hanno posto con un altro parere che ci avete consegnato ieri... ben venga per noi, perché tutti i pareri vanno confrontati...

(interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)

... allora chiedo che vengano consegnati, però questo per dirvi che il nostro obiettivo e di questa maggioranza è quello di evitare "ingorghi", prese in giro, situazioni anacronistiche solo su alcune enfatizzazioni di tipo politico: è questo il nostro obiettivo! L'ordine del giorno che il collega Vicquéry ha presentato e che ho firmato insieme ad altri va in quella ottica, non deve essere preso come un discorso di porsi contro, perché è invece la volontà di far chiarezza su questi aspetti, per non doverci domani "cospargerci del sale in qualche posto".

Vorrei ora entrare nei contenuti. L'obiettivo è comune al 95% e prendo solo questa proposta di legge: la n. 168, dove l'obiettivo comune è il discorso della rappresentanza e della stabilità, lo abbiamo ribadito ieri; poi si può mettere insieme la rappresentanza con la centralità del Consiglio e il discorso della stabilità con la governabilità. Le proposte referendarie su questo tema e la nostra proposta di oggi sono identiche al 95%, allora perché si vuole giocare con la gente? Ho detto ieri: "a noi credo che le proposte referendarie ci siano state da "pungolo" per obbligarci a ragionare più velocemente", nessuno lo nasconde, ma ora andiamo sulla concretezza. Informare la gente preventivamente sulle alleanze e sui programmi è previsto nella proposta referendaria ed è previsto in questa proposta di legge n. 168. Il discorso della critica su tale aspetto che ho sentito nei corridoi anche da parte di giornalisti è: "la vostra proposta permette di presentare una lista singola". Vorrei dire a qualcuno che bisogna che si legga i testi di legge, perché nella relazione della proposta referendaria sull'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta si dice: "la proposta di legge dispone infatti che le liste dichiarano preventivamente se intendono allearsi con altre", quindi, anche se passasse questa, ci potrebbe essere comunque la lista singola. Perché allora si devono dire delle falsità all'esterno, mettere confusione alla gente e poi mettere la gente in difficoltà? Siamo chiari, lo avete scritto voi nella relazione, è uguale alla nostra!

Altro problema: il meccanismo proporzionale, lo avete scritto qui, il meccanismo rimane proporzionale, identico anche questo. Secondo turno: c'è il secondo turno, l'unica differenza è che, per prendere il premio di maggioranza, voi avete messo 43%, non voglio discutere perché avete scelto 43%, però noi abbiamo detto: si dà il premio di maggioranza se una coalizione o un programma condiviso raggiunge il 50% più un voto, che ha il senso della democrazia più completa, che ha il senso - visto che avete accusato l'"Union Valdôtaine", e non sono qui a difenderla - di dire all'"Union Valdôtaine": "non pensate di fare quello che volete nella futura gestione di questa Regione": questo è il ragionamento che avete sempre fatto anche voi in questi 10 anni e che con la vostra proposta del 43% state negando in senso materiale!

La differenza minimale: qui è il fatto che se uno ha 21-28% e va al secondo turno e lo vince, con la percentuale che ha preso al primo turno dovrebbe avere 8 seggi, ne vogliamo dare 21? Diamo un premio di 13, 14, 15 seggi, metà di questo Consiglio a una forza che non li ha presi? Ma che rispetto del voto del cittadino sarebbe? Mi richiamo al tuo messaggio, Consigliere Bortot, che rispetto è del voto? Tu mi insegni che è sufficiente che ci siano 2 liste che prendono più del 21% e vanno al ballottaggio... e poi faccia prendere 21 seggi... noi non siamo d'accordo, è giusto che governi e abbia la responsabilità, ma che abbia una responsabilità oggettiva e vera, che venga qui con 18 e sappia che la maggioranza dei Valdostani non ha approvato il loro programma... quindi deve avere la capacità di "smussare gli angoli", altrimenti avremo tanti piccoli potestà in questa Valle! Vedi allora che sulla legge elettorale abbiamo avuto al 95% le stesse sensibilità e dobbiamo fare uno scontro politico su queste cose?

Vado sulle preferenze. Il discorso non è 2... qui è il discorso: preferenze plurime o una singola? Abbiamo sentito i sindaci che hanno avuto già i primi effetti della riduzione a 2, che la politica ha diviso sul territorio famiglie, parenti, amici da una vita, ma è questo il compito della politica? Non si può dire: "comunali 5 o 4 preferenze, qui 1", è demenziale! Ogni situazione non può essere affrontata... rispetto a come ci si alza al mattino, o in che posizione ci si trova! Ma siamo pazzi qui? Noi queste cose le diremo alla gente, giustamente. Per adesso abbiamo voluto dire solo certe cose per cercare quella sensibilità che non è venuta da parte vostra di trovare una via comune sulle cose istituzionali, ma non da tutti voi, altrimenti sarei scorretto, perché da qualcuno di voi qualche mezza apertura si poteva avere. Non posso dire che ho sentito dire, perché io che volevo fare questi ragionamenti li ho posti ai referendari 2 mesi fa circa e ho avuto risposte come delle paratie, che chiudono completamente il passaggio dell'acqua. Noi non vogliamo che l'acqua debordi, perché, se deborda l'acqua, c'è l'alluvione per tutti: per la democrazia, per la rappresentanza, per la governabilità. Noi vorremmo confrontarci con dei referendum sulle cose da fare e condivido in pieno il passaggio che ha fatto Bortot.

Anche sul tema delle donne, abbiamo avuto una riunione con le donne del gruppo "Stella Alpina", che si sono all'unanimità espresse contro. Abbiamo "smussato il nostro angolo" dicendo il 20%, ma il ragionamento delle donne che sono iscritte al nostro movimento è stato molto semplice e c'è qualche donna che vota "Verde" che ci ha detto le stesse cose: le donne non vogliono sentirsi come degli oggetti messi in gabbia e per esporli bisogna trovargli una gabbia su misura. In certi comuni c'è l'80% di donne, l'82 a Rhêmes; in certe Giunte c'è il 60%, come ad esempio a Rhêmes, questo è emerso dall'audizione con i sindaci, ma questo cosa vuol dire? Avete provato a fare delle liste nei comuni? A chiedere per favore alla gente di andare a candidarsi? Ma avete provato? Se sulla legge degli enti locali non abbiamo messo questa cosa, è perché avevamo avuto delle storie nel dire che bisognava andare a chiedere alla sorella, alla mamma del marito di mettersi in lista, altrimenti non era possibile fare la lista e poi veniamo qui a dire che è sbagliato dove c'è una lista unica nei vari comuni... concetto che condivido e arriveremo con una proposta sugli enti locali, ma successivamente per "non confondere le acque". Se non vogliamo che vi sia solo una lista in tanti comuni, però dobbiamo anche evitare alcune situazioni sgradevoli. Avete visto in quante liste nelle elezioni comunali sono uscite persone con zero preferenze? Non vi siete chiesti perché? Una di queste persone ha detto: "se volete il piacere, mi iscrivo alla lista, perché è giusto che ci siano liste di minoranze, ma non vado a votare, perché non condivido e, se vado, non mi voto", infatti zero preferenze. Nelle ultime elezioni comunali, ce ne sono come minimo 20-30 anche ad Aosta, allora chi vogliamo prendere in giro?

Noi siamo favorevoli ai referendum, purché su cose concrete e non a discutere di cose aleatorie e trovare le scuse per non arrivare a una condivisione. Ora qui, noi condanniamo tale metodo di voler fare politica su queste cose, non il referendum che va benissimo, anzi. Anche queste ultime irritazioni che hanno avuto i referendari credo siano dovute dal fatto che sostanzialmente la nostra proposta di legge risponde al 95%, ossia ha colto la voce di questi 7.000 cittadini, mettiamo anche che l'abbia colta al 70% o al 65%, però ha accolto gran parte delle proposte referendarie. Non si può adesso giocare la partita fuori dai contenuti, ho visto Riccarand, glielo ho detto personalmente ...

(nuova interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)

... non abbiamo paura di niente! Saranno i saggi a decidere quello che è. Ti vuoi sostituire ai saggi? Li hai difesi fino a ieri! Che i saggi abbiamo tutti i documenti: abbiano quello dei referendari, quello della Giunta, se ne abbiamo un altro, consegniamoglielo. L'importante è che questi Signori non ci mettano in una situazione di non ritorno e credo che anche voi condividiate tale ragionamento. Quello che dispiace è che quello che ci divide sia solo la politica, quella politica che la gente non vuole... sia solo il discorso dell'appartenenza a una casa, piuttosto che a un'altra. Abbiamo cercato fra tutte le altre "case", ad eccezione di una parte dei "Democratici di Sinistra", che prima c'era e poi non c'era più, e mi ha fatto male che Laurino, perché lo conosco ed è anche lui persona a modo, abbia rilasciato delle dichiarazioni che non gli fanno onore. Dice che è una legge sbagliata, ma ha messo a confronto i testi di legge? Oppure non sa neanche cosa è scritto nelle proposte referendarie? Non so se ci capiamo.

La "legge pasticciaccio", se vanno avanti le 4 proposte referendarie, ci sarà e l'ho detto ieri: una maggioranza che non sarà rispondente alla Giunta, obbligatoriamente, perché nel Consiglio ci sono 7 o 8 forze politiche come minimo, una Giunta potrà essere l'espressione di solo movimento o di un movimento più qualcosina, sicuramente non avrà la maggioranza in questo Consiglio. Quella istituzione o quelle istituzioni un domani, se passa la legge referendaria, dovranno dire ai cittadini che programma seguiranno: il programma dell'aula del Consiglio o i "diktat" di un Presidente nominato lì che, se vuole, manda a casa tutti? Cosa sceglieranno i nostri futuri colleghi? Noi non siamo per un presidentissimo, per utilizzare il gergo che usava il Consigliere Venturella ieri, siamo per un'altra cosa. Oggi il più grande vizio che hanno le proposte referendarie è che ci portano a quelle situazioni, allora non possiamo che sperare che questa legge venga votata da più colleghi possibili, lavorare perché i contenuti siano espressi in maniera chiara ai cittadini, perché c'è un'informazione assente su tale aspetto, come abbiamo verificato nelle riunioni: la gente non sa di cosa parliamo, sa solo per "slogan" - "non vogliono riformare", oppure "vogliono riformare" -, allora credo che quest'aula non abbia il dovere di cercare di far vendere 10 copie in più di giornali ad una o all'altra testata, abbiamo il dovere di far capire alla gente di cosa si parla. La politica comincia a perdere credibilità, ma ci sono anche altri istituti che iniziano a perdere credibilità e la democrazia è basata su 3 istituti: la politica, l'informazione, la Magistratura. Se uno di questi "angoli" cede, cade l'istituto della democrazia. Facciamo allora in modo che tutte le tre "colonne" mantengano la loro dignità e la loro credibilità, purtroppo noi vediamo che queste colonne stanno perdendo la loro credibilità e noi di questo dobbiamo occuparci, perché è pericolosissimo. Il discorso di fare esplodere un sistema vede l'implosione dopo, non è che esplode solo un sistema, ma c'è l'esplosione di tutto!

In conclusione ribadiamo il voto favorevole, ringraziamo tutti coloro che hanno voluto lavorare per questa proposta di legge, ringraziamo anche i referendari che hanno spinto le forze politiche a trovarsi attorno a un tavolo, ringraziamo coloro che avrebbero voluto condividere con noi questa cosa, ma non hanno potuto per dovere di strategia politica diversa, e ci troveremo sul territorio. Mi piacerebbe trovarci non con le piccole assise personali, invitiamo la "RAI" a fare per un mese di fila mezz'ora di dialogo diretto... sono soldi dei cittadini quelli che spendiamo per la "RAI"... non parlo dei giornali, che sono società private, ma la "RAI" faccia lo sforzo per trasmettere dei confronti in modo che tutti possano sentire dalle nostre bocche cosa pensiamo. Con questo invito chiudo e mi rivolgo al collega Bortot per dirgli che non siamo contrari ai referendum, anzi vediamo di non "annacquarli" sposando in maniera ottusa le proprie posizioni.


Presidente - La parola al Consigliere Sandri, per mozione d'ordine.

Sandri (GV-DS-PSE) - Per mozione d'ordine perché, a mio parere, l'ordine del giorno che è stato distribuito non è ricevibile dal Consiglio ai termini dell'articolo 64 del Regolamento, che prevede che gli ordini del giorno possono essere presentati durante la discussione generale, purché siano concernenti il contenuto delle disposizioni del disegno di legge.

Ora palesemente l'ordine del giorno presentato dai Capigruppo di "Fédération", "Stella Alpina" e "Union Valdôtaine" entra nelle modalità per cui si è arrivati ad avere oggi una proposta di legge... ma non sul contenuto, né determinano o specificano il concetto... osservano di norma le Commissioni consiliari permanenti... qui non c'entrano neppure le Commissioni consiliari permanenti; pertanto, a mio parere, tale ordine del giorno è irricevibile e chiedo sia stralciato dalla discussione.

Presidente - Non sono assolutamente d'accordo, ritengo che questo rientri pienamente nella materia che stiamo discutendo, non a caso abbiamo deciso di discutere non solo di leggi elettorali, ma di fare anche una discussione generale congiunta delle proposte referendarie, penso che questo ordine del giorno possa essere di supporto alla decisione che il Consiglio dovrà prendere in ordine all'approvazione o meno delle proposte referendarie. Ritengo che la possibilità per i Consiglieri che l'hanno presentato rientra pienamente nella legittimità di poterlo fare, quindi non posso accogliere la sua proposta.

La parola al Consigliere Venturella.

Venturella (Arc-VA) - Sull'irricevibilità dell'ordine del giorno vorrei fare alcune considerazioni: in primo luogo, sono pienamente d'accordo con il collega Sandri nel fatto che tale ordine del giorno attiene ad una materia specifica: quella del referendum. Oggi in questo Consiglio non stiamo affatto discutendo i meccanismi che hanno portato ad avere attuato quello che diceva lo Statuto speciale, ovvero il referendum propositivo. Qui non stiamo discutendo di referendum propositivo, ma stiamo discutendo di sistema di Governo, alleanze preventive... per cui altri disegni di legge che non riguardano il referendum.

L'ordine del giorno deve riguardare...

Presidente - ... ma le abbiamo accorpate tutte insieme appositamente...

Venturella (Arc-VA) - ... no, attenzione, questo ordine del giorno riguarda non le 4 leggi dei referendari, ma la legge del referendum, come no? Riguarda le procedure e le iniziative del referendum, quando si parla di "indizione... o il Presidente della Regione a relazionare...", si parla di procedura della legge che ha istituito il referendum propositivo, che non è all'ordine del giorno. Vi è poi un'imprecisione che non risponde alla realtà, quando nel 5° capoverso si dice: "Preso atto che il Consiglio regionale, ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto, ha approvato, con le maggioranze qualificate espressamente previste...", mi sono perso un pezzo, siamo già alla votazione? Qui...

(interruzione del Presidente della Regione, fuori microfono)

Squarzino (fuori microfono) - ... allora chiedo la sospensione per la convocazione dei Capigruppo, non si può interpretare....

Venturella (Arc-VA) - ... allora, dato che siamo a questo livello, chiedo la sospensione per una riunione dei Capigruppo...

Presidente - ... per quale motivo?

Venturella (Arc-VA) - ... indovini un po'... se l'interpretazione del Regolamento è fatta ad immagine e somiglianza di qualcuno... ad uso e consumo dei "desiderata" ogni volta che cambiano rispetto al tempo atmosferico...

Presidente - ... stia tranquillo, questo non succede...

Venturella (Arc-VA) - ... chiedo, a nome dei gruppi "Democratici di Sinistra" e "Arcobaleno", una sospensione per una riunione dei Capigruppo per decidere su cosa fare di questo Regolamento, se farne "carta straccia" oppure...

Presidente - Il Consiglio è sospeso per 5 minuti per una riunione dei Capigruppo.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 12,41 alle ore 12,52.

Presidente - La Conferenza dei Capigruppo ha convenuto di trasformare questo ordine del giorno in risoluzione, che verrà iscritta e discussa immediatamente dopo le votazioni dell'argomento che stiamo discutendo.

La parola al Consigliere Ottoz.

Ottoz (UV) - Con i "naufraghi" rimasti in Consiglio siamo oggi qui a parlare in pratica dei referendum, perché questo è il motivo principale per cui siamo qui a discutere una legge che tratta alcune materie oggetto di proposta referendaria. Vorrei dire due parole sui referendum, facendo intanto una considerazione, ossia non si dovrebbe dare peso a quello che le persone dicono quando affermano cose che non possono non dire: quelle non contano perché fanno parte del loro ruolo, quindi non hanno un grande significato. Inizio citando Voltaire: "Monsieur, je ne suis pas d'accord avec ce que vous dites, mais je me battrai jusqu'à la mort pour que vous ayez le droit de le dire". Questo perché il referendum ha 2 aspetti di tutta evidenza: è uno strumento di espressione della volontà popolare, ha dei contenuti che propone all'opinione popolare. Non mi voglio pronunciare sui contenuti, perché trovo che alcuni di questi referendum sono fatti abbastanza male e potrebbero ingenerare delle situazioni difficili, ciononostante la possibilità alla gente di esprimersi non deve essere negata.

Credo che, come nelle leggi esiste una gerarchia delle fonti, a scendere dalla Costituzione, scendendo fino alle leggi di più basso rango, passando per i vari tipi di leggi, per quanto riguarda la sovranità, si parte dal basso e la gerarchia delle fonti è invertita, ossia prima c'è la gente che nomina i suoi delegati che nelle sedi preposte fanno politica, ma senza per questo rinunciare alla propria sovranità... quindi il referendum ha questa caratteristica di strumento di esercizio di una sovranità che non può essere tolta al popolo. Alcuni hanno parlato del modello svizzero e della sua inadeguatezza ed inapplicabilità alla Valle d'Aosta, del fatto che siamo diversi; in effetti siamo sul lato sud del Cervino e loro sul lato nord... e così del Grand Combin... Io vorrei dire che la democrazia svizzera funziona da sempre, i referendum in Svizzera funzionano da sempre, nessuno si scandalizza, lo stesso Emile Chanoux, a cui l'"Union Valdôtaine" fa basilare riferimento, si riferiva per le sue visioni sulla democrazia alla forma politica della democrazia svizzera. Nei referendum esiste un problema, sapete che in Svizzera non c'è problema di diffusione... si fa referendum su tutto, soprattutto non c'è il "quorum", che è un'invenzione che serve a dare un potere asimmetrico alla politica rispetto ai referendari, poiché, mentre i referendari hanno solo l'arma di andare a votare pro o contro, perché loro credono nello strumento e vogliono esprimersi sul quesito, la parte politica spesso attraverso la sua possibilità di fare propaganda può contare anche sul fatto di non far raggiungere il "quorum", tant'è vero che in Svizzera il "quorum" non esiste. Non a caso in questa legge il "quorum" non è il 50% e la storia della Costituente ci insegna che il referendum un giorno c'era, l'indomani si svegliarono che era scomparso durante la notte, ripartì tutto un movimento per e alla fine si accettò il referendum, ma con le 500mila firme che sembravano irraggiungibili e poi con il "quorum", quindi fu limitato e per questo riservato nel Paese a fattispecie importanti, come dovrebbe essere anche da noi, dove il "quorum" è del 45%. Personalmente non condivido i "quorum", poiché chi si occupa di politica va a votare, chi non ci va vuol dire che ha delegato gli altri, che gli va bene quello che fanno gli altri, quindi anche se a qualcuno può sembrare poco democratica una decisione presa dal 30 o 40% delle persone che si esprimono a favore, la mia posizione personale è che non sono favorevole ai "quorum"... ma seguo le regole e le leggi.

Il vero problema di tutta questa vicenda è la sgradevole sensazione che, ancorché risponda o non risponda a verità - non ho nessun motivo di pensare che non risponda a verità -, la sensazione che diamo all'esterno è che la classe politica in Consiglio come entità è mediamente contro lo strumento. Siamo qui con una legge che ritengo, rispetto alla legge precedente, una buona legge, che tocca 4 punti - fra quella di oggi e quella di ieri, perché abbiamo visto che si tratta di un "unicum" anche se "splittato" in 3 parti... posti dai referendari... Sul punto delle preferenze dice no: 3 erano e 3 rimangono. Sul punto delle quote rosa dice quasi, zero era, siamo al 20% come proposta e mi sembra importante intanto come principio e poi come percentuale e non secondario rispetto al 33% o al terzo, ossia nello stesso ordine di grandezza. Un referendum propone l'elezione diretta del Presidente della Regione e la risposta è "no". Un altro propone la forma di Governo, le coalizioni... e la risposta è "quasi", nel senso che un passo avanti significativo è stato fatto anche qui con la legge di ieri e questa di oggi.

Direi che, paragonata alla legge precedente, questa sia una buona legge e ho collaborato attivamente alla sua stesura. Il problema di questi referendum è che di fatto prefigurano, agevolano, innescano un graduale percorso verso il bipolarismo, perché su tutto il resto si potrebbe... Perché è un problema? Perché il bipolarismo è come una donna incinta di 2 "figlie": una si chiama alternanza, che è inevitabile con il bipolarismo e questo è uno dei nodi fondamentali; l'altra si chiama governabilità - che tutti vorrebbero, mentre la prima figlia nessuno la vuole - e, pur ripetendo che si tratta di una buona legge, dico che l'articolo 30 pecca nel senso che genera una specie di gaussiana dello "stress", in cui man mano che si va su lo "stress" fa bene ma, arrivati a un certo punto, bisogna cadere e lo "stress" diventa "over training" o fa scatenare una serie di patologie opportunistiche con la caduta del sistema immunitario. L'articolo 30 per la governabilità aiuta poco, nel senso che per un verso sì - c'è il premio di maggioranza -, per un altro verso sembra costruito da un timore di prevaricazione di una parte sull'altra, per cui è "figlio" di una certa paura.

Sulle quote rosa dobbiamo affrontare il problema con "real politik", nel senso che se siamo tutti d'accordo che sia giusta la rappresentanza di genere, alla fine il sistema attuale non funziona, perché i sofismi della ragione ci dicono che le quote rosa non servono, perché le donne non votano le donne, perché qualcuno dice che le donne non devono stare in un recinto, non c'è la quota dei Messicani che c'è in California, che è brutto... d'altra parte così il sistema non funziona, quindi in questo momento la "real politik" rende opportuno fare un tentativo che altrove ha funzionato, ritengo che il 20% possa essere un buon punto di partenza.

L'altro punto è l'elezione diretta del Presidente della Regione: qui tutti hanno paura, perché il Presidente della Regione è così potente - pensano - chissà, se fosse eletto direttamente, diventerebbe onnipotente. Questo è vero solo in parte, perché tale è oggi la possibilità di gestire del Governo e del Presidente della Regione, che forse l'elezione diretta non aggiungerebbe così tanto, però non potrebbe essere disgiunta da un ristabilimento dell'equilibrio dei "pesi e contrappesi" del potere del Consiglio, poiché è evidente che l'opportunità di un'elezione diretta del Presidente della Regione va di pari passo con una ridefinizione profonda dei poteri del Consiglio, in modo che vi sia un equilibrio che permetta di gestire in modo democratico: questo è un tema che non è per oggi, sappiamo che potremo discuterne più avanti quando in un'altra legislatura il tema verrà posto all'attenzione del Consiglio.

Ho sentito parecchi riferimenti all'Alto Adige. Trovo che i paragoni con l'Alto Adige non sempre calzino, poiché la genesi della loro autonomia speciale è troppo diversa dalla nostra. L'Alto Adige non ha subito la menzogna della grande semplificazione iniziale, non ha contribuito a generare il primo grande compromesso storico che si strinse con la Costituente, dove sta alla fine, per la rinuncia di tutti a qualcosa, il "germe" dell'ingovernabilità potenziale e della necessità costante di ridefinire le leggi elettorali nel nostro Paese, a cui faceva riferimento il Consigliere Sandri. L'Alto Adige non ha accettato di assistere inerme all'omeopatizzazione del tedesco e ha combattuto altri 15 anni fin quando non ha raggiunto i suoi obiettivi, ha lottato per il meglio, non ha contrattato con il migliore, "ha rinunciato all'uovo per avere oggi la gallina". Qualcuno ha evocato il problema del perché proporzionale e perché maggioritario, cosa sia meglio. Ritengo che non esista un sistema perfetto, ma che, quando un sistema è andato troppo in là, serva l'altro.

Forse in Inghilterra c'è bisogno di una correzione non so quanto lieve proporzionale, forse in altri Paesi è necessario passare al maggioritario, sicuramente quando una classe politica ha imparato a gestire, pur con le migliori intenzioni, la macchina elettorale, l'unico sistema è "rompere gli schemi", quindi non sono innamorato né del maggioritario, né del proporzionale, ma ritengo che vadano affrontati in modo laico e tenuto conto di quali sono le "incrostazioni" che si sono formate sul sistema.

Lo stesso per le preferenze. L'ideale sarebbe 35, l'algebra combinatoria ci permette di fare certi ragionamenti con 3, 1 scatenerebbe una lotta fra consiglieri, 2 è una via di mezzo; anche lì, quando si impara ad utilizzare bene un sistema, è opportuno fare ritorno ai fondamentali e provare l'altro.

Il discorso della governabilità mi sembra un frammento di un imeneo di Saffo. Lei parla di verginità... ma insomma... "governabilità mi sfuggi, dove vai?" E la governabilità risponde: "vado via, lontano da te, non mi vedrai mai più". Su questo tema della governabilità non sono d'accordo con Marco Viérin e Claudio Lavoyer, credo che non andrebbe sottovalutato il rischio che la gente - come in Italia - sia più avanti della sua classe politica, non tanto nei tecnicismi relativi alle forme di elezione, alle regole, che sono complicatissime... Parlo della gente che è interessata alle regole, non solo alle questioni economiche. Scusa Claudio, non è una polemica... credo che la gente percepisca qual è la direzione in cui vuole andare. Non è in grado di gestire le regole, questo è il nostro compito, però non sottovalutiamo il rischio che anche in Valle d'Aosta la gente sia più avanti di noi nella sensazione di cosa sia meglio come forma e capacità di decisione e come indicazione "préalable". Questo rischio va valutato, la classe politica se lo assume e può correrlo sapendo che la gente non è sicuramente più avanti di noi sui tecnicismi, sui sofismi e sulle architetture complesse giuridiche. È chiaro, noi abbiamo un supporto di uffici... ma la gente ha alcune idee chiare e noi dobbiamo tener conto di queste. Siccome, quale che sia il pensiero di ciascuno di noi, abbiamo delle responsabilità nei confronti della gente che si aspetta da noi una gestione stabile e oculata della Valle d'Aosta - e qui sono d'accordo sia con il Consigliere Marco Viérin, sia con il Consigliere Lavoyer -, dobbiamo prefigurarci quale sia il futuro. Allora la domanda è: quale sarà il cammino del referendum? Non lo so, ripeto, su alcuni so già che voterei contro, ma quale sarà il cammino del referendum: arriverà in fondo? Mi riallaccio al discorso che ho fatto ieri dopo l'intervento della collega Squarzino... e subito dopo: e se si interrompe il cammino del referendum in modo del tutto lecito? Terza domanda: e se non si interrompe e i referendari perdono? Perché non è detto che la gente vada a votare con la maggioranza che si è formata in aula su queste leggi. C'è anche la legittima aspettativa di orientare l'elettore nel modo corretto al voto. Infine, non è che ci sia qualcuno qui che spara per "mandare tutto a Patrasso", che spera... perché sparare e sperare sono due cose molto simili... non c'è qualcuno che spera di "mandare tutto a Patrasso", perché si voti con la vecchia legge che va tanto bene? A tali domande dobbiamo rispondere in modo responsabile.

Questa legge, che ritengo essere molto, ma molto meglio di quella vigente, ritengo che responsabilmente dobbiamo sostenerla fortemente. Certo che nel pieno rispetto dell'opinione di tutti in tale vicenda, come ho detto in tutte le sedi, non ho potuto evitare l'impressione che il "sistema immunitario" della politica abbia scatenato tutti i suoi "anticorpi". Prima si scatenano gli "anticorpi" di tipo "B", poi quelli di tipo "T", qui abbiamo trovato gli "R-killer", ossia gli anticorpi, i killer del referendum, dato che sentiamo leso - mi metto nel mucchio - il nostro diritto divino a gestire noi. Siamo tutti democratici verso l'alto e tutti paternalisti verso il basso, non sappiamo mai a Destra, né a Sinistra di chi siamo, perché se qualcuno mi spiega oggi cosa vuol dire Destra e Sinistra... Ma c'è anche un alto e un basso, abbiamo tutti un sud che sta peggio e vorremmo tutti - come dice Altan - fuggire ad ovest di noi stessi.

Mi sono impegnato a fondo per tale provvedimento, non come un cammino verso la perfezione, che lascio ai sistemi iniziatici che non ci riguardano e che peccano notoriamente di mancanza di trasparenza, ritengo che questa legge sia il compromesso più alto che si sia potuto raggiungere per garantire quella maggioranza e quel coinvolgimento di maggioranza ed opposizione che necessita per un tema fondamentale per la democrazia come una legge elettorale; quindi ritengo che noi dobbiamo sostenere fortemente questo provvedimento. Eventuali altre considerazioni dopo il dibattito e gli articoli le riservo ad una mia eventuale dichiarazione di voto.

Presidente - Con tale intervento possiamo sospendere i lavori per questa mattina, il Consiglio è riconvocato alle ore 15,30.

La seduta è tolta.

---

La seduta termina alle ore 13,15.