Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2550 del 7 marzo 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 2550/XII - Servizi per le persone anziane. (Interpellanza)

Interpellanza

Preso atto del Secondo Rapporto per le Politiche sociali pubblicato nel dicembre 2006 e presentato in Consiglio regionale il 21 febbraio 2007, in cui sono riportati i dati relativi ai servizi sociali offerti in Valle d'Aosta, distribuiti sul territorio;

Constatata la quantità dei servizi messi in atto nei diversi settori dell'assistenza sociale e la loro adattabilità alle diverse esigenze via via riscontrate;

Considerato il notevole sforzo economico messo in atto dalla Regione per prendersi cura delle diverse tipologie di utenti e ritenuto che tale impegno finanziario debba garantire agli utenti della Regione, indipendentemente dal loro luogo di residenza, la stessa possibilità di accesso ai servizi;

Ritenuto opportuno soffermarsi ad analizzare gli interventi attivati per una sola categoria di utenti, gli anziani;

Verificato che esiste sul territorio una diversa distribuzione dell'offerta di alcuni servizi, perché, come annota il rapporto relativamente alla disponibilità dei posti nei servizi residenziali per anziani, nei diversi territori (Distretto, Comunità montana) "La situazione più favorevole si osserva nella Comunità Grand Combin, dove nel 2005 vi sono 9,1 posti disponibili ogni 100 anziani residenti; la minore disponibilità di posti si riscontra invece nella Comunità montana Monte Emilius, con 2 posti disponibili ogni 100 anziani (la media regionale è pari a 4,6).";

Constatato inoltre che, sempre relativamente ai servizi per anziani si registrano, per quanto riguarda le spese, differenze tra l'entità dei contributi familiari e di quelli regionali, per cui si passa da un rapporto di 26% a 74% della città di Aosta e di 40% a 60% per la Comunità Walser;

la sottoscritta Consigliera regionale

Interpella

l'Assessore competente per sapere:

1) quali sono le motivazioni per cui si registrano sul territorio diversità sia di servizi per utenti anziani, sia di contribuzioni a carico delle famiglie;

2) se, e come, si intende operare perché si prenda coscienza di tale situazione e si operi perché sia consentito a tutti gli utenti, a parità di condizioni economiche e di situazione di disabilità, di avere uguali possibilità di accesso, indipendentemente dal territorio in cui si risiede.

F.to: Squarzino Secondina

Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Anche questa iniziativa la do per spiegata, perché ho bisogno di riprendere un po' di voce.

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.

Fosson (UV) - In questa interpellanza si chiedono delle spiegazioni sui servizi per gli anziani e si utilizzano dei dati del "Secondo rapporto sulle politiche sociali", siamo molto contenti che venga utilizzato questo rapporto... sui dati che sono stati presentati in modo molto lineare...

"Quali sono le motivazioni per cui si registrano sul territorio diversità sia di servizi per utenti anziani, sia di contribuzioni a carico delle famiglie", scinderei in 2 questo primo punto, il primo dicendo come mai c'è una differenza di servizi a seconda del territorio, poi aggiungerei anche - non è citato qui - come mai a volte i servizi di per sé strutturalmente non sono sovrapponibili. Qui bisogna parlare di uno storico... ossia a partire dagli anni '80 l'impostazione dei servizi per anziani ha cercato di mantenere sempre più l'anziano vicino alla sua residenza, idea molto valida, che ha fatto sì che il "welfare" degli anziani della Valle d'Aosta fosse particolare e specifico, per cui sono nati in vari Comuni, che erano i gestori di questi servizi per anziani, diverse case, le quali poi erano gestite dagli stessi Comuni, quindi partivano da una disposizione del Comune verso le politiche sociali. A questa attenzione di alcuni Comuni - che non è stata di tutti, ma di alcuni - si è avvicinata anche la generosità dei singoli, che ha donato ad alcuni di tali Comuni addirittura terra e beni, come ad esempio a Sarre e a Pré-Saint-Didier, per fare delle microcomunità. Queste comunità quindi sono sorte a desiderio o comunque ad esigenza del Comune più sensibile alle politiche sociali e per una vicinanza e una disponibilità anche dei suoi cittadini: qui la differenza di ricettività a seconda del territorio. Non mi risulta invece che vi sia in questo momento una differenza di contribuzione, se è conosciuta una differenza attuale di contribuzione fra i vari servizi per anziani a seconda della loro geografia, allora il rapporto va fatto in altra sede, in quanto in tutta la Valle d'Aosta il sistema di contribuzione è unico, nel senso che la retta è eguale per tutte le microcomunità e la contribuzione si basa sull'indicatore regionale di cui abbiamo parlato anche in Commissione. Come mai in certe zone allora la contribuzione dei parenti è minore e la contribuzione della Regione è maggiore? Perché vi sono aree a maggiore ricchezza e aree a minore ricchezza, la risposta è solo questa. Non abbiamo mai detto che c'era un'equivalenza di gestione patrimoniale, di capacità di patrimonio in tutte le zone della Valle d'Aosta, anzi abbiamo parlato in altri rapporti di Comuni deprivati... La contribuzione quindi è uguale, perché uguali sono le metodologie utilizzate per il calcolo e, laddove l'utente non può contribuire per quanto previsto, interviene la Regione, per cui l'utente ha comunque lo stesso trattamento sia che abbia delle disponibilità, sia che non le abbia. La contribuzione differente in una zona rispetto all'altra quindi è dovuta alla differenza di valore patrimoniale e di reddito.

Cosa pensiamo di fare per cambiare questa differenza di ricettività nei vari Comuni? Intanto è cambiata l'evoluzione e il senso delle case, che, partite per un'esigenza sociale di trattare gli anziani vicino al loro domicilio, si sono trasformate in residenze sanitarie con una grande parte di utenti non autosufficienti, perché gli autosufficienti rimangono a domicilio, quindi è cambiata la "mission" di queste case. Come abbiamo agito? Intanto a partire dal 1° gennaio 2006 la gestione delle microcomunità è passata alle comunità montane, ossia si è passati da una dimensione più piccola, quella del campanile del comune, a una gestione più ampia: quella della comunità montana, anche per equiparare i servizi e poter rispondere alle esigenze degli utenti non a seconda della loro geografia, ma a seconda dei loro bisogni. È partita da questo atto che data 1° gennaio 2006 tutta una riorganizzazione, che ha fatto intanto un'analisi degli "standard" di tali microcomunità, non c'erano "standard" comuni. Questi "standard" sono ormai in fase di avviato studio, progettazione e condivisione con tutti gli operatori e saranno prima dell'estate approvati dalla Giunta regionale, in sintonia con i sindacati perché prevedono delle funzioni di personale.

Non solo, si è partiti proprio... ad una riorganizzazione delle microcomunità che dipende dai fabbisogni... ossia, a seconda dei fabbisogni, saranno allargate, ampliate, ristrutturate quelle microcomunità che a ciò sono disponibili strutturalmente, proprio perché, laddove i bisogni sono più elevati, vi sia una maggiore ricettività. Non solo, ma si sono riorganizzate le UVG (Unità di valutazione geriatria) che davano un'obiettività di ricovero, perché davano dei punteggi e vedevano tutti i malati. Le UVG erano 4, abbiamo dato adesso un coordinamento centrale alle UVG con una modulistica unica, con la possibilità anche di presentare la Valle d'Aosta come un'unica sede di ricettività per l'anziano, perché i fabbisogni mutano, allora ecco che questa ricettività regionale si è uniformata, si è previsto che di fronte a un bisogno l'utente dovesse accettare non proprio solo la microcomunità vicino a casa sua, ma anche quella nelle vicinanze in attesa di trovarne una più idonea. Interventi sul fabbisogno, approvazione degli "standard", riorganizzazione delle UVG quindi permetteranno, non da subito, ma con una progettualità che è già partita, di uniformare i servizi; l'uniformità nella contribuzione, come ho detto, avviene già da alcuni anni.

Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Ringrazio l'Assessore per aver affrontato in modo così globale il problema. La nostra intenzione era quella di riportare all'attenzione del Consiglio alcuni nodi problematici che emergono dal rapporto dell'Osservatorio. Avessi fatto la presentazione, avrei esordito ringraziando, come ho già fatto, l'Osservatorio per il lavoro egregio che ha fatto, perché questi dati offrono spunti di riflessione. Ci torneremo altre volte sul secondo rapporto affrontando i vari aspetti che vengono qui evidenziati.

Perché ho voluto individuare 2 aspetti problematici nell'intera presentazione dei servizi per anziani? Perché mi sembra che facciamo un buon utilizzo dello sforzo che è stato fatto da chi ha lavorato per il rapporto se questi dati li utilizziamo per porci delle domande e per andare oltre. Lei ha sottolineato che probabilmente i Comuni in cui i contributi familiari sono in percentuale più bassi rispetto alla media regionale è perché sono zone deprivate: questa può essere un'ipotesi interessante di lettura...

(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)

... Assessore, non mi sono mai presentata qui dicendo di "avere la verità in tasca", quando penso di avere una mia convinzione precisa, la presento come mia convinzione. Qui prendo per buona la sua ipotesi di interpretazione e gliela rimando però, le dico: prendiamo per buona questa ipotesi dei Comuni deprivati, posso capire che può essere un Saint-Nicolas, ma tutta la Comunità Monte Cervino, Valtournenche, il Breuil... è la Comunità fra tutte quelle della Valle d'Aosta in cui i contributi dei familiari sono più bassi. Non mi sembra di ricordare che la Comunità del Monte Cervino fosse una Comunità deprivata; ricordo la zona deprivata a sud della zona del Gran San Bernardo, della Coumba Freida, ne ricordo altre, ma questa non è una zona deprivata dal punto di vista economico, facciamo le prove e andiamo a vedere effettivamente, perché se andassimo in giro a dire: "guardate, di tutte le zone territoriali della Valle d'Aosta quella più deprivata dal punto di vista economico è la Comunità Monte Cervino", credo che dovremmo portare dei dati a supporto di questa ipotesi...

(nuova interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)

... certo che ci sono i poveri anche lì, ma complessivamente poniamoci questo problema. Verifichiamo come mai in quella Comunità vi sono più soggetti deprivati dal punto di vista economico, mediamente più alti rispetto a tutte le altre zone... ossia credo che questa sia un'ipotesi da essere in qualche modo analizzata. Ripeto: l'ipotesi che lei propone può darsi sia quella esatta, però andrebbe verificata con gli altri dati del territorio, altrimenti diamo delle motivazioni che non rispondono a realtà e rendiamo non dico inutile, ma quasi lo sforzo di presentare i dati e di confrontarli fra di loro. La stessa cosa laddove si sottolinea che in alcune Comunità vi è un rapporto fra posti disponibili ogni 100 anziani molto diversi uno dall'altro. Nella Comunità Grand Combin nel 2005 vi sono 9,1 posti disponibili ogni 100 residenti anziani, mentre in quella del Mont Emilius ve ne sono solo 2 disponibili ogni 100 anziani. È vero che non si tratta di fare in modo che tutti i servizi siano esauriti all'interno della Comunità, anche se la tendenza dovrebbe andare in quella direzione, però mi deve spiegare perché gli utenti dei servizi per anziani che sono ad Aosta hanno una minore disponibilità rispetto alla media regionale: questo vuol dire che mancano i servizi nella città di Aosta, tant'è vero che gli utenti devono emigrare altrove. L'utente magari starà benissimo in un'altra Comunità, ma se tale utente è collegato a una rete familiare o amicale, questo crea un grande disagio per la famiglia e credo che anche questo elemento vada preso in considerazione.

Ultima cosa: credo si tratti anche di riflettere, mettendo a confronto i contributi 2004-2005 mediamente, sul perché nel 2005 i contributi dei familiari sono diminuiti del 2%, mentre nel 2004, se vediamo i contributi familiari e quelli regionali, quelli familiari mediamente raggiungono il 34%, nel 2005 raggiungono il 32%. Adesso possiamo aspettare il 2006 per vedere se esiste un "trend" in tale senso, ma se esistesse un "trend" negativo, questo significherebbe che le persone anziane sono sempre più povere e questo ci pone anche delle domande per capire cosa è possibile fare per venire incontro a tali povertà.

Volevo soffermarmi su questi dati e spero che essi non siano solo oggetto di riflessione fra me e l'Assessore in quest'aula, che non è il luogo idoneo per confrontarsi, ma che siano presi come elementi importanti su cui riflettere nel momento in cui si elaborano i famosi piani di zona, che dovrebbero partire fra non molto, o nei famosi tavoli di lavoro in cui ci si mette insieme istituzioni, società civile e organizzazioni del volontariato e quant'altro per analizzare i bisogni e capire come andare avanti: ecco credo che quella è la sede in cui queste tematiche possono essere prese in esame e le domande anche. Non vorrei che ad ogni domanda che la sottoscritta pone alle migliaia di dati del rapporto si risponda con una risposta confezionata. Credo che l'obiettivo di questo rapporto sia quello di porre della domande, di far emergere delle curiosità, in modo da sollecitare i responsabili non solo regionali, ma territoriali a vedere che vi sono dei problemi a cui non avevano mai pensato e che forse varrebbe la pena di cominciare ad affrontare.