Oggetto del Consiglio n. 2546 del 7 marzo 2007 - Resoconto
OGGETTO N. 2546/XII - Realizzazione di opere di protezione da caduta massi in Comune di Champorcher. (Interpellanza)
Interpellanza
Vista la delibera n. 2860 del 6 agosto 2001... "Progetto di realizzazione delle opere a protezione dell'abitato di Pontboset e della S.R. 28 di Champorcher dalla caduta di massi provenienti dalle pareti rocciose sovrastanti....";
Vista la delibera n. 3433 del 17 novembre 2006 "Proroga dell'efficacia della valutazione positiva condizionata sulla compatibilità ambientale del progetto di realizzazione delle opere a protezione dell'abitato di Pontboset e della S.R. n. 28 di Champorcher dalla caduta di massi provenienti dalle pareti rocciose sovrastanti in comune di Pontboset";
Constatato che con la delibera n. 4616 del 25 novembre 2002 con un intervento di 1.291.000,00 € si approvavano opere per la protezione dell'abitato di Pontboset e della strada regionale n. 28 per Champorcher;
il sottoscritto Consigliere regionale
Interpella
l'Assessore competente per sapere:
1) per quale motivo, con deliberazione 3433/2006 si conferma la proroga dell'efficacia della compatibilità ambientale della costruzione del vallo di protezione artificiale su cui sono state sollevate perplessità con delibera n. 2860/2001;
2) quali sono le argomentazioni adottate dal Comune di Pontboset e dalla Regione, per intervenire nuovamente con opere ritenute di dubbia se non scarsa efficacia ed in particolare quante frane, quante cadute massi si sono registrati;
3) quante piante, castagni e di altro genere, sono state tagliate e quante se ne debbono ancora tagliare per terminare il vallo;
4) se non intende prendere visione delle risultanze del progetto Interreg IIIA "Gestion durable des forets de montagne à fonction de protection" presentate nel seminario tenutosi il 15 febbraio 2007 nel salone del palazzo regionale e di conseguenza sospendere i lavori di costruzione di tale vallo.
F.to: Bortot
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Fra il Vicepresidente e me è "scoppiata" la pace, per cui i "dossier" sulle varie contestazioni sono rimandati ad un'udienza con l'Ufficio di Presidenza, però, "scoppiata" la pace con il Vicepresidente Lanièce, può darsi che si apra la guerra con l'Assessore Cerise adesso... stiamo a vedere.
A parte gli scherzi, sono stato a Pontboset a vedere la costruzione di un vallo a monte del Paese. Questo vallo è intervenuto su un bosco di castagni secolari non da poco e, a mio parere, il Paese di Pontboset è stato costruito in quel posto proprio perché a monte c'era tale bosco che lo proteggeva; purtroppo, al di là di tutte le indicazioni che vengono date in vari lavori, si è voluto fare questo vallo di protezione dell'abitato e della statale per Champorcher, tagliando un grande numero di castagni secolari. Vorrei farvi vedere le foto e farle girare se a qualcuno interessa, perché così ci si rende conto... a me hanno detto 400, poi l'Assessore Cerise dice 200... però il danno è stato rilevante. Tenuto conto che per la protezione di Pontboset erano già stati fatti altri tipi di lavori, come le reti paramassi, volevo chiedere all'Assessore il motivo per cui è stata messa in esecuzione questa opera, quanti massi, quante valanghe, quante frane sono cadute sul Paese in questi anni e se ritiene che quel tipo di lavoro... ora non so se tutti i Consiglieri hanno presente com'è fatto Pontboset: c'è la strada, c'è il Paese sotto la strada e a picco sul Paese c'è la montagna. Per uno come me, ma poi anche per tanti professionisti ed esperti, il bosco di castagni è l'unica protezione valida per il Paese, perché se si staccano dei massi da quella parete, non c'è a parere di tecnici e professionisti, vallo che tenga, nel senso che i massi fanno dei rimbalzi incredibili. La cosa è ancora più grave, perché sono stato lunedì a Pontboset, il giovedì c'era qui sotto nel salone della Regione un convegno che spiegava il lavoro fatto da un progetto "Interreg": "Les forêts de protection", praticamente c'erano Savoiardi, Svizzeri, Piemontesi e Valdostani, è stata fatta una magnifica pubblicazione dove tutto il discorso era basato su come coltivare e mantenere i boschi come protezione naturale delle abitazioni, dei villaggi, degli abitati. C'era anche una notevole comunicazione di Augusto Domaine della Direzione foreste regionali Valle d'Aosta, che riguardava la funzione protettiva della foresta in Valle d'Aosta, cenni storici e legislativi, il perché i nostri vecchi hanno coltivato con le consorterie i boschi, perché non hanno tagliato i boschi dove proteggevano gli abitati. In sostanza è incredibile che nella nostra Regione non vi sia collegialità nel Governo regionale, come io sostengo, perché a Pontboset è stato fatto un investimento - mal fatto - di un milione e mezzo di euro, basta andarlo a vedere, e questo nel momento in cui si concludeva un lavoro "Interreg" sulla valorizzazione delle foreste e del bosco come protezione degli abitati. Forse allora la mano destra non sa quello che fa la sinistra, però la cosa la ritengo di un'estrema gravità, perché significa che, da una parte, utilizziamo male, anche se erano stati utilizzati bene i soldi della UE per fare dei progetti e formare delle persone, ma poi non si capisce a cosa servono questi progetti e questa formazione quando da un'altra parte un Assessorato fa esattamente il contrario dai risultati scientifici che emergono da tale tipo di lavoro. L'interpellanza dovrebbe servire per farci capire, da quello che ci dirà l'Assessore, le motivazioni per cui succedono nella nostra Regione questo tipo di incongruenze, di incomprensioni e di incompatibilità. Capisco anche che sono finiti i lavori di ricostruzione dell'alluvione, ma anche le imprese - e qui si può fare un discorso con l'Assessore La Torre - si potrebbe riconvertirle, si potrebbe prendere questo da chi ha pale meccaniche, chi fa l'imprenditore edile, chi continua a costruire e pretendere che si appaltino lavori di questo genere. Le aziende si possono convertire ad altri tipi di attività forse meno lucrose, ma sicuramente meno dannose.
Presidente - La parola all'Assessore al territorio, ambiente e opere pubbliche, Cerise.
Cerise (UV) - Non è una dichiarazione di guerra, Consigliere Bortot, però è un insieme di barzellette... prendiamola così.
Piccola annotazione intanto: questo intervento è stato previsto a partire dal 1997, quindi le pale meccaniche, l'alluvione... quindi queste cose non c'entrano niente...
(interruzione del Consigliere Bortot, fuori microfono)
... nel 1997, anzi nel 1996 non quelli che vanno a Pontboset a fare le fotografie, ma il Comune di Pontboset, per volontà degli abitanti che sotto a quei sassi abitano, ha fatto fare un progetto per mettere in sicurezza quel versante, affidando l'incarico allo "Studio Projects" di Saint-Vincent (Ing. Arditi). Nel 1999 il progetto va alla valutazione di impatto ambientale; il progetto si compone di 2 parti: una parte prevede la realizzazione di interventi di tipo passivo, ossia una galleria, e degli interventi di tipo attivo, ossia delle strutture poste per fermare il dissesto che è rappresentato dal crollo di massi e quant'altro. Farò poi una piccola annotazione sui boschi di protezione, perché quelle cose le segnalo all'Università e bisognerà fare qualche piccolo distinguo. Nel 2001 tutto questo viene sottoposto all'attenzione della Giunta regionale per via della procedura di VIA e a tale punto il progetto segue 2 strade: una è quella di realizzare quanto prima il vallo di protezione e di rinviare ad altra data la realizzazione della galleria. Cosa succede? Qui voglio sottolineare l'importanza di certi passaggi. Nel VIA emerge un'incertezza sulla possibile efficienza delle reti e del vallo a tutela dei massi, considerato che l'energia cinetica di questi sassi e la loro dimensione potrebbe in una situazione di crollo superare il vallo e arrivare sull'abitato. Sulla base di questa perplessità, l'allora Servizio difesa del suolo fa fare degli approfondimenti a dei geologi dicendo: "guardate che in sede di VIA abbiamo rilevato che probabilmente questo vallo non è sufficiente", perplessità che si trovano in una di tali deliberazioni che adesso non so più qual è: questo comporta una sorta di autorizzazione o di approvazione condizionata della deliberazione di VIA, si dice: "fatti questi approfondimenti, dovete adeguare evidentemente le misure del vallo a che questa energia cinetica venga assorbita e non consenta ai sassi di superare il vallo". Nel frattempo, siamo nel 2002, si verificano degli eventi di tipo idrogeologico per i quali si rende ancora necessario rivedere questo progetto, tanto più che gli stessi proprietari fanno rilevare che costruendo il vallo non hanno più accesso alle loro proprietà, di conseguenza chiedono la realizzazione di una specie di pista di servizio. Vi sono quindi 2 fatti nuovi: la realizzazione di una pista di servizio e la necessità di adeguare il vallo alle nuove determinazioni progettuali che tengono conto di assicurare l'arresto dei massi, contestualmente però di fare anche fronte al dissesto avvenuto nel 2002; questa è l'antitesi della vicenda.
Nel frattempo la deliberazione del VIA prevedeva anche la questione della galleria. La deliberazione n. 3433/2006 non c'entra assolutamente nulla con i lavori in corso, nel senso che quella deliberazione non fa nient'altro che prorogare il parere positivo di VIA per quanto riguarda la realizzazione della galleria, che nel frattempo è stata oggetto prima di progettazione a seguito di un bando con il quale è stato affidato l'incarico di fare la progettazione definitiva ed esecutiva e nel Piano annuale dei lavori pubblici quest'anno è previsto che andrà in appalto la realizzazione di questo intervento, che costa 2 milioni e rotti euro e che serve per mettere in sicurezza la strada regionale per Champorcher. I lavori che si stanno facendo - a cui fa riferimento il collega Bortot - sono invece i lavori di realizzazione del vallo, che viene costruito tenuto conto delle indicazioni emerse dagli approfondimenti fatti dai geologi, tenuto conto delle vicende di cui vi ho detto prima. Vi ricordo che lì vi sono dei crolli di massi da 40-50 mc., non è uno scherzetto!
Il collega Bortot chiede cosa ci ha spinti a fare questo intervento. Ripeto: questo è un processo di messa in sicurezza partito dalla popolazione locale, poi ripreso dall'Amministrazione regionale, ma è stato il Consiglio comunale di Pontboset a chiedere in prima istanza di realizzare questo tipo di lavori, poi per la dimensione delle cose lo abbiamo assunto noi. Veniamo allora all'intervento. Si chiede qui quante piante sono state tagliate. Qui ci troviamo di fronte a una superficie di 9.200 mq. e per realizzare queste opere sono stati abbattuti 300 esemplari circa, di cui 247 castagni - 20 con diametro superiore a 80 cm. -, piccolo particolare: i castagni che hanno tali dimensioni non sono castagni che sono messi lì a tutelare i villaggi ed hanno funzioni protettive, perché sono castagni innestati, da frutto, i castagni non innestati in Valle d'Aosta non raggiungono queste dimensioni e non in questi contesti; vi sono poi 28 frassini, 12 tigli, 7 ciliegi selvatici, 6 aceri; tutte le piante sono state messe a disposizione dei proprietari.
Voglio fare qualche annotazione per quanto riguarda la giurisprudenza e anche la tecnica delle foreste di protezione. La legge sul vincolo del 1887 disciplinava tale materia in questo modo, ossia diceva che erano vincolati tutti i terreni posti al di sopra del limite superiore del castagno. Perché questo? Per il semplice motivo che i boschi di castagno non sono mai stati considerati dei boschi di protezione, mai! Possono concorrere, ma mai sono boschi di protezione, perché i castagni erano normalmente delle colture arboree, oggetto di ceduazione o di innesto per fare i frutti. Vi è di più: non so se lei ha partecipato a questo convegno di sotto, ma se vi ha partecipato, ha saltato qualche pezzo, perché proprio fra i relatori di tale convegno vi sono 2 dottori che hanno composto lo studio: Dorren e Berger del CEMAGREF di Grenoble, i quali sono stati per le foreste protettive autori di uno studio molto interessante e hanno sviluppato un "software" che va sotto il nome di "RockforNET " che ha il compito di calcolare il cosiddetto "PPC" (Pericolo probabile di caduta massi). Qual è l'oggetto di tale studio, fra l'altro contenuto in questo "Interreg" che è stato presentato qui sotto? È la percentuale di pericolo probabile dovuto alla caduta massi, che è in funzione dei blocchi delle caratteristiche del bosco, della silvicoltura adottata, della pendenza e di tutte queste cose. Se si applica tale modello, oggetto di presentazione dell'"Interreg" da lei così ben rappresentato, a quella situazione specifica, salta fuori che il pericolo percentuale di caduta massi nelle condizioni di quel bosco è del 71%, il che vuol dire che quel bosco ha una capacità praticamente del 30%: questo significa che, a fronte di dissesti potenziali, è del tutto insignificante, quindi si rendeva assolutamente necessario fare tali interventi. A conferma di quanto dico voglio ricordare che a Terrisse, che è il villaggio appena sopra, si è prodotto uno di questi dissesti proprio lo scorso anno, con un "sassolino" che ha demolito la strada comunale, se vuole, le mostro tutte le foto. Si è dovuto poi provvedere con un intervento d'urgenza di 51mila euro per rimettere a posto quel pezzetto di strada comunale, se c'era una casa, la faceva diventare come la casetta dei 7 nani o, meglio, come la scatola della "Simmenthal": questo per dare un'idea dell'impellenza, della realtà, della consistenza di tale dissesto. Non bisogna allora fare confusione. È altrettanto vero che qualunque tipo di intervento si faccia in contesti di montagna come questi a fronte dei dissesti idrogeologici esistenti la sicurezza totale non si raggiunge mai, quindi anche il vallo ha una percentuale di alea che può essere contenuta però all'interno di quel coefficiente di rischio con il quale le popolazioni di montagna devono convivere, ma che è superiore di quel 30% che avrebbe assicurato quel bosco ceduo e in parte un bosco di castagni da frutto, che è stato oggetto parziale di taglio. Una volta realizzato il vallo, la parte restante della pendice potrà essere oggetto di rimboschimento o riforestazione naturale per riassumere una veste di tipo originario e naturale. Questo per dire che l'intervento è del tutto motivato, che erano corrette le osservazioni fatte a suo tempo e le critiche rivolte al primo progetto di vallo, perché potevano non essere in grado di dare la risposta attesa, ma il progetto è stato rivisto, riadeguato, rimodulato, tenuto conto di eventi che si sono verificati dopo e oggi questa è un'opera del tutto rispondente alle attese di sicurezza che ha e che aveva motivato la richiesta da parte del Comune di Pontboset di eseguire tale intervento.
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Evidentemente vi sono 2 scuole di pensiero sull'argomento, evidentemente vincono sempre le scuole di pensiero dove i soldi si spendono "a go-go", guarda caso. Gli anziani di quel Paese hanno costruito quel Paese in quel posto senza nessun tipo di vallo, quindi vuol dire che il bosco di castagni era la protezione per insediamento e c'è documentazione. Evidentemente per come la penso io e come la pensano altri geologici e forestali... quando lei cita la deliberazione, che è quella del 6 agosto 2001... nei vari dubbi di questa deliberazione sulla costruzione del vallo c'è scritto:
"per quel che riguarda il vallo, si sollevano delle perplessità circa la sua realizzazione, come segnalato anche nello SCIA, l'effetto sulla vegetazione presente nella costruzione del medesimo è molto impattante, in quanto viene asportato un ingente numero di piante, avendo l'area boscata in questione una chiara vocazione di protezione idrogeologica nei confronti della strada e dell'abitato sottostante, risulta di difficile comprensione volerla in parte sostituire con un'opera avente funzioni simili...", quindi comparano il vallo al bosco, bosco che è stato riconosciuto - non dal sottoscritto - avente funzione di protezione, ma "artificiale". Mi sembra che le 2 scuole di pensiero si possano... e a questo punto, rispetto agli studi citati dall'Assessore, valga la storia, valgano i fatti e gli eventi... anche perché contesto quel che dice l'Assessore, perché in questa pubblicazione ci sono molte foto di castagni sui quali si sono fermati un sacco di massi, proprio come funzione di protezione dell'abitato.
In sostanza, è vero che la popolazione ha chiesto questo, ma se vado in giro per il mondo a chiedere se la gente vuole l'aumento delle pensioni, diventerei la persona più popolare del mondo: questo per dire che è giusto dare attenzione alle richieste, ma è anche giusto che, quando le richieste sono confutabili, controverse e vi sono delle alternative naturali, almeno avere il coraggio - questo è il ruolo del Governo regionale - di dire: "guardate, rispetto a quello che ci chiedete..." - e il Vicesindaco del Comune di Pontboset è un geologo - "... ci sono delle alternative". Le alternative sono il rinforzo delle reti che sono state installate, se non erano sufficienti, se ne potevano mettere di più a monte prima che i massi prendessero velocità, perché nel corso del dibattito che si è aperto nel convegno - combinazione sono andato in ufficio, era aperto l'ufficio quel giorno... -, mi sono preso la pennetta con le fotografie che sono qui, ho chiesto di farle vedere e c'è stato un bel mormorio nella sala. Sulle mie deduzioni poi nel dibattito è intervenuto il Vicesindaco di Pontboset, che ha avuto un gran successo, perché ha detto: "lei è contro la protezione del centro abitato, è troppo comodo, lei abita da un'altra parte", poi ha aggiunto: "Pontboset è tutta zona rossa, quindi con questa opera può darsi che si possa ridurre la zona rossa". Ripeto senza polemica: non sono andato a Pontboset a fare delle foto, ma ho fatto un anno in "Valle d'Aosta pulita" per andare in pensione e un altro anno nella sentieristica. Quando ho lavorato in "Valle d'Aosta pulita" a raccogliere immondizia lungo la Dora, siamo stati 8 giorni con la squadra a Pontboset a pulire tutto quello che c'era da pulire e ho visto che nell'abitato di Pontboset ci sono almeno un 20% di abitazioni all'interno del Paese disabitate! Certo, non è casa mia, non spetta a me, però si possono fare degli accordi di programma e recuperare con un intervento programmato tutto questo patrimonio immobiliare fatiscente e a quel punto non occorrono grandi opere a monte per rendere edificabili a valle zone che non è necessario rendere edificabili per il fatto che è possibile recuperare tutte queste abitazioni all'interno del Paese. La terza argomentazione è stata: "dobbiamo proteggere gli sciatori che vanno a Champorcher il sabato e la domenica", ci mancherebbe altro! Se vogliamo proteggere gli abitanti di Champorcher, gli sciatori e i turisti che operano in quella vallata e a Pontboset, cosa facciamo? Costruiamo un vallo che parte da Hône e arriva fino al Miserin! Siccome quella valle è molto scoscesa e frane ce ne saranno, ditemi voi perché si deve proteggere solo quel pezzo di strada?
Insisto poi su questo fatto: occorre che vi sia coordinamento fra gli Assessorati e fra le varie competenze, perché stiamo mettendo tanti soldi sulla formazione e vi è il rischio che si faccia formazione senza capire a chi è necessaria, in che direzione andiamo, dove investiamo. Qui abbiamo questo lavoro dell'agricoltura, va bene che sono innamorato del lavoro fatto da "Interreg", c'erano tanti esperti che basavano la loro impostazione sulla valorizzazione dei boschi, che a loro volta danno lavoro nella manutenzione come protezione dell'abitato e vediamo che un altro Assessore, forse sarà stato deciso qualche tempo fa, comunque ha fatto il contrario. Ora, proprio perché tale esecuzione lavori si è protratta per molto tempo, la domanda è: ma quelli di Pontboset chi li ha protetti prima che si costruisse questo vallo? Non voglio fare "l'uccello del malaugurio" e mi auguro che non vi siano frane, ma sono convinto che, se lì cade un sasso, prende una velocità che scavalca il vallo. Infine, la fascia di intervento con l'opera artificiale è molto più ampia di quello che è necessario, ossia si sono tagliate molte più piante del necessario. Riusciamo a combinare in quale maniera e con che tipo di interventi andiamo a proteggere i nostri centri abitati?
