Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2413 del 11 gennaio 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 2413/XII - Approvazione della mozione: "Incentivazioni per la realizzazione di impianti di produzione di biogas".

Mozione

Visti i problemi legati allo stoccaggio e smaltimento del liquame bovino prodotto dai circa 1.400 allevamenti valdostani per un totale di circa 39.000 capi bovini, quali la limitazione del periodo di smaltimento, diffusione di odori sgradevoli, ecc.

Verificata l'esistenza di un impianto pilota esistente e funzionante di produzione di BIOGAS da liquame bovino, realizzato nel Comune di Nus presso l'Azienda Agricola di Ennio Pont, nel 2000 con fondi pubblici misti tra Ministero dell'Agricoltura e Regione Valle d'Aosta con il progetto PROBIO;

Verificato che tali impianti producono energia elettrica utilizzabile sia per l'impianto stesso, che per il funzionamento dell'azienda oltre ad essere immessa in rete e quindi venduta dal produttore fornendo una integrazione non indifferente al reddito;

Viste le numerose e consolidate esperienze in Trentino Alto Adige con 20 impianti esistenti, ed in Germania con 3000 impianti esistenti;

Visto che in relazione al buon funzionamento degli impianti suddetti alcuni Comuni e Comunità montane stanno esaminando la possibilità di realizzare ulteriori impianti;

Visto i costi, dai 3 ai 4 milioni di euro ammortizzabili in circa 5/6 anni, con la durata minima dell'impianto di 20 anni;

Visto che la produzione di BIOGAS (Metano) è associata alla produzione di calore che può quindi essere integrata con impianti di teleriscaldamento, o con altri sistemi di utilizzazione quali l'immissione diretta del gas in rete cittadina per riscaldamento o in impianti per la distribuzione per autotrazione;

Visto che l'impianto può essere utilizzato anche con prodotti quali frazioni umide di RSU, verde urbano, scarti di mense, ecc. e quindi può diminuire le quantità di rifiuti da stoccare in discarica;

Visto che gli impianti per essere economicamente vantaggiosi dovrebbero utilizzare il liquame proveniente da un minimo di circa 400 UBA (unità bovini adulti);

Il Consiglio regionale

Impegna

la Giunta regionale:

1) ad incentivare, tramite opportuni provvedimenti, gli studi e progetti necessari alla realizzazione di tali impianti;

2) a promuovere la creazione di forme consortili per riunire allevatori limitrofi per il conferimento del liquame da utilizzare negli impianti e la gestione degli stessi;

3) a promuovere studi e ricerche per l'integrazione con altre forme di produzione di energia rinnovabile;

4) di prevedere nel nuovo PSR incentivi per tali tipologie di impianti (piano di sviluppo rurale).

F.to: Bortot - Squarzino Secondina - Venturella

Presidente - La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - Questa mozione parte dal presupposto che visto il periodo di crisi e di problemi energetici a seguito di cambiamenti climatici dobbiamo fare il possibile per utilizzare tutte le risorse che abbiamo a disposizione, nonché i sottoprodotti delle produzioni agricole. È vero che il letame è sempre stato utilizzato come fertilizzante, però siccome andando avanti dal punto di vista igienico-sanitario diventa sempre più un problema di tipo igienico e si sono sperimentati con esito favorevole degli impianti per la produzione di metano partendo da questa materia prima, sperimentazioni che sono terminate... qui cito un dato: nella sola Germania esistono già 3.000 impianti di questo genere che producono biogas con la fermentazione del letame, ma anche di altri rifiuti organici, e altri rifiuti organici potrebbero essere quelli della città o del verde in città, e di tutti i sottoprodotti che fermentano.

In Valle d'Aosta esiste un impianto sperimentale, in questo caso l'ho davanti a casa, Frazione Plane (io abito a Marsan); ho portato delle persone a visitare questo impianto, lo conosco molto bene, è stato fatto con finanziamenti europei, ha anche una resa non indifferente, resa nel senso che si riesce ad ammortizzare l'investimento per il semplice fatto che, producendo metano, o il metano viene immesso nella rete cittadina per l'uso comune, o a Chambéry esiste un impianto per far viaggiare dei mezzi, oppure con un apposito impianto si può produrre energia elettrica e questa energia venderla ai distributori, in questo caso alla "DEVAL" e all'"ENEL". I conti sono allettanti, i risvolti soprattutto per le piccole aziende agricole ve li lascio immaginare. Togliere di mezzo il letame ai piccoli contadini non è una cosa da poco, soprattutto utilizzando questa materia prima si produce energia e ricchezza e il risultato finale è un buon fertilizzante, che si può restituire all'agricoltore da immettere nei prati.

Bisogna fare un ragionamento sulle nostre aziende agricole, perché per far funzionare questo tipo di impianti occorrono almeno 400 bovine, quindi bisogna ragionare in termini consortili, però conoscendo i dati sul numero delle bovine nella nostra regione, circa 40.000, e delle aziende agricole, circa 1.400, promuovendo con le associazioni interessate degli agricoltori, con iniziative del Consiglio regionale processi cooperativi o associativi, si riuscirebbe a installare diversi impianti (ovviamente vanno fatti degli studi) nella nostra regione, che raccolgano con appositi contenitori questi liquami più altro, perché qui subentra il discorso della raccolta differenziata con un peso non indifferente (ma non voglio parlare di questo, quando i primi attori sono gli agricoltori). Promuovendo quindi iniziative di tipo consortile con strutture che raccolgono presso le stalle liquami e letame e togliendo una notevole incombenza agli agricoltori con un risvolto igienico non indifferente, con un'immagine non solo dal punto di vista igienico e di meno lavoro del conduttore dell'azienda, ma anche dal punto di vista turistico, otterremmo dei risultati non indifferenti.

Penso che la nostra Regione abbia i finanziamenti necessari per mettere mano a questo comparto, e che sia maturo il momento, mi rifaccio a quanto abbiamo approvato stamani riguardo alla mozione approvata all'unanimità dal Consiglio per incentivare l'installazione di impianti a metano e a "GPL" per autotrazione, penso che con ulteriori risvolti economici e sociali non indifferenti la stessa cosa si possa fare in questo settore. Ripeto: abbiamo la possibilità, gli impianti costano per quel tipo di unità dai 3 ai 4 milioni, sono ammortizzabili 5-6-7-8 anni, dipende dalla quantità che si immette e dalla produzione di energia che si vuole vendere, perché una parte delle produzioni serve anche per l'autoconsumo dell'azienda o delle abitazioni o del villaggio, e la durata minima dell'impianto è di circa 20 anni. Si potrebbero usare i sottoprodotti della "Cofruit", i residui della lavorazione dei succhi di frutta, si potrebbero usare tutti gli scarti che fermentano, oli alimentari esausti e con l'Assessore Pastoret dovremmo andare a vedere quell'impianto a gas che recupera tutti gli oli esausti commestibili dei ristoranti di quella città, è già stato fatto un impianto che funziona e produce biogas, e alimenta tutta la rete di trasporto pubblico di quella città (sono più di 70 autobus)... stanno facendo una convenzione con i tassisti della città per riconvertire tutti i gas installando impianti che funzionino a metano; quindi si può anche andare ad integrazione con forme diverse di cogenerazione e di produzione. Ripeto: in Germania ci sono 3.000 impianti, nel Trentino sono almeno una ventina, si tratta di tecnologie sperimentate, si tratta... sia l'impianto che abbiamo in Valle, sia quelli che sono dislocati in altre Regioni del nostro Paese e in Stati dell'UE, di impianti sperimentati per cui nulla impedirebbe, se c'è la volontà politica del Governo regionale, e soprattutto del Consiglio regionale, di prendere un impegno in questa direzione, invitando - come esplica la mozione - ad intraprendere tutta una serie di iniziative in questa direzione.

Per quanto riguarda la mozione vale quello che è stato fatto stamani; stamani, pur avendo noi rinunciato ad alcuni punti qualificanti che ci è stato chiesto di togliere dalla mozione e che ripresenteremo con provvedimenti successivi, è possibile vedere insieme questa mozione nella misura in cui si ritiene che si possano introdurre delle modifiche; quello che conta è che ci sia una volontà del Consiglio che vada in questa direzione. Ripeto: i risultati sono di tipo economico, di tipo ambientale, di tipo climatico, di riduzione delle biomasse, di avere comunque il fertilizzante per le nostre aziende agricole, liberare soprattutto i piccoli contadini di questa incombenza, mi sembra che non siano pochi i risultati che si possono ottenere prendendo provvedimenti e impegnando il Governo ad andare in questa direzione.

Si dà atto che, dalle ore 16,59, presiede il Vicepresidente Fiou.

Presidente - Dichiaro aperta la discussione generale.

La parola al Consigliere Venturella.

Venturella (Arc-VA) - Naturalmente l'illustrazione del collega Bortot è stata ampia e articolata.

Vorrei aggiungere un paio di osservazioni, innanzitutto in Toscana si è recentemente svolto, il 3 novembre 2006, De Castro, un convegno su quelle che adesso le ultime riviste scientifiche chiamano non più energie alternative, ma queste dei liquami si chiamano "agroenergie", quindi è già un bel passo avanti. Questo interessantissimo convegno aveva questo titolo: "Energia, una nuova frontiera per gli agricoltori", io parafrasando questo titolo potrei parlare di "nuova frontiera per gli allevatori", naturalmente quelli valdostani, come giustamente affermava il collega Bortot. Tutti noi, che ogni tanto andiamo per montagne, sappiamo che esiste un grande problema che in alcuni Comuni è stato risolto e in altri no, dello stoccaggio e della costruzione fuori e dentro i centri abitati, della permanenza rispetto a complessi turistici, di letamai, di depositi di liquami, che sono particolarmente fastidiosi soprattutto se le aziende utilizzano non fieno, ma ogni tanto un po' di mangime.

Primo problema: stoccaggio, conservazione, problemi sanitari, problemi di autorizzazioni sia dal punto di vista urbanistico che igienico-sanitario, che possono essere affrontati con un impianto, e ho 2 esempi proprio qui, sullo schermo del mio personal computer, che possono essere presi come indicativi per la realtà, sono: uno, in Provincia di Cremona e, l'altro, in Provincia di Cuneo. Quello in provincia di Cremona, che è un'azienda agricola, un'azienda di medie dimensioni che alleva circa un migliaio di suini, fornisce energia perché collegata alla rete di distribuzione, fornisce energia a circa 2.000 famiglie per tutto l'anno, quindi in definitiva vende energia alla società elettrica, che distribuisce energia elettrica a 2.000 famiglie. È il problema che diventa risorsa: il problema, ovvero dove smaltire il letame e i liquami che diventa risorsa per l'azienda agricola.

Uno dei Paesi dove si è più sviluppata l'agroenergia - consentitemi questo neologismo - è l'Austria. In Austria, dice il dr. Loreno Catassi dell'UNIMA - l'Università che si occupa di energie alternative, che non è in Austria, convivono nella stessa azienda agricola turbine per la produzione di energia, ma - cito dalla sua relazione - "un impianto che ci ha particolarmente colpito è stato quello dove un agricoltore allevatore austriaco produceva con una semplice pressa a vite olio vegetale da semi di girasole di colza". Questo non è il caso della Valle d'Aosta, ma questo per dimostrare - se ce ne fosse bisogno - quanto in Italia in generale, in Valle d'Aosta in particolare, siamo ancora lontani da quella concezione sia di imprenditoria, sia di opportunità, che deriva da pratiche agricole che un tempo erano legatissime all'agricoltura, ad esempio, il fatto che si doveva spandere il letame a novembre, per cui dopo tutto l'inverno diventava il famoso burro nero e da lì poi veniva sparso.

Ora questa pratica pone dei problemi anche dal punto di vista sanitario, per cui siamo lontani da questa concezione di pratiche agricole, e allora non dico che si debba rompere la tradizione ultrasecolare, ma far capire agli agricoltori che questa potrebbe essere un'opportunità, sfruttare questo modo di fare allevamento e agricoltura per avere una fonte certa per l'azienda agricola perché negli allevamenti di suini o di bovini la produzione di letame è continua.

Credo quindi che l'iniziativa del gruppo "Arcobaleno" vada in questa direzione e comunque saremo disponibili per qualsiasi tipo di approfondimento sul tema.

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - Visto che stamani sono stato tacciato di "oscurantismo" nei confronti della Sinistra... è che a volte si è un po' classificati a prescindere dagli argomenti di cui si parla...

Per entrare nel merito, credo che questo sia un argomento interdisciplinare, quindi spando anch'io un po' l'argomento... nel senso che non vorrei con questo coinvolgere l'Assessore La Torre secondo il doppio senso che può avere la mia affermazione. Il collega Bortot, quando ha introdotto l'argomento della mozione, ha citato un esperimento-pilota che è stato oggetto di finanziamento da parte di fondi ministeriali del "PROBIO" nel 2000, e mi trovo, anche qui, a dover difendere chi, in quel momento, ha portato avanti l'argomento dal punto di vista tecnico, combinazione era il sottoscritto che si occupava del problema per quel che riguarda l'Assessorato all'agricoltura, in quanto ero Capo servizio e ho firmato anche la deliberazione. In quel momento il biogas era già oggetto di attenzione come problema, da un lato, per quel che riguardava l'aspetto di gestione dei reflui zootecnici, dall'altro già come opportunità per quel che riguardava la produzione di energia.

Come Assessorato, all'epoca, avevamo pensato di aderire a questa iniziativa, presentando un progetto di un impianto di biogas per una piccola azienda di montagna - era intitolato così -, in quanto si presentava la situazione tipo di un'azienda delle dimensioni inferiori a quelle che si hanno nelle realtà di pianura e precisamente era l'azienda di frazione Plane di Nus, che è stata citata dal collega Bortot. In quel caso specifico si sono utilizzati questi fondi ministeriali, è stato portato avanti questo progetto, evidentemente era un progetto sperimentale per la nostra realtà. Già all'epoca, in Austria e in Germania, c'erano delle tecnologie già consolidate per questo tipo di gestione del problema e se il Ministero aveva accettato questa proposta, era perché si riconosceva alla Valle d'Aosta una specificità particolare, in quanto avevamo dimostrato che le nostre aziende hanno delle piccole dimensioni e sono dislocate su un territorio che ha tutta una serie di problemi dal punto di vista logistico, poiché, fare un impianto del genere per una grossa porcilaia dell'Emilia Romagna è un conto, farlo per 50 aziende che devono conferire in un unico punto tutti i loro reflui zootecnici arrivando alle diverse parti della Regione, magari in periodo invernale in cui ci sono difficoltà di trasporto o ci sono difficoltà di distribuzione del prodotto finito una volta utilizzato per il biogas, è tutt'altra cosa! Comunque, che sia un problema e una risorsa al contempo, è riconosciuto.

Penso che - fatti i dovuti ragionamenti - tenendo conto anche delle premesse che sono state evidenziate durante l'illustrazione sia dal collega Bortot che dal collega Venturella, ci siano degli approfondimenti necessari da fare, poiché qui non si deve fare un ragionamento solo numerico, perché quando si parla di "400 UBA" per un riferimento minimo, e "400 UBA" per noi vuol dire almeno 20 aziende mediamente, significa fare un ragionamento che va approfondito in maniera importante, perché non deve essere sicuramente semplicistico. L'esperimento di Nus ci ha portato a considerare il fatto che può essere portato avanti questo tipo di ragionamento.

Se poi si va, nelle considerazioni, a dire che i costi da 3 a 4 milioni di euro sono ammortizzabili in circa 5-6 anni, è uno scenario molto ottimistico. Se questo è possibile, ben venga! Quello che è importante rilevare è che già con il piano di sviluppo rurale 2000-2006 la gestione di questo problema per quel che riguarda il nostro Assessorato è già stata presa in considerazione, in quanto per quel che riguarda la problematica legata all'aspetto urbanistico, quindi la difficoltà di realizzare delle platee di stoccaggio a livello aziendale è stata presa in considerazione, questo anche legato al fatto che con tutti i vincoli esistenti a volte le aziende hanno difficoltà a reperire degli spazi idonei, perché con la legge n. 11/1998 erano state stabilite delle distanze minime fra le strutture aziendali e le platee di stoccaggio di minimo 50 metri. Ora 50 metri in Valle d'Aosta è come dire 500 metri in pianura, perché noi, fra vincoli vari, ad esempio nella zona di Fontainemore non c'era la possibilità di far sì che le aziende si dotassero di adeguate platee a livello aziendale, quindi è stata portata avanti con un'apposita misura del piano di sviluppo rurale la possibilità di realizzare delle platee di stoccaggio interaziendali con il beneficiario il Comune. Il Comune di Fontainemore ha quindi beneficiato di questi investimenti, è stata realizzata una platea di stoccaggio, ma ci si è fermati all'aspetto gestione reflui zootecnici con successiva gestione del problema dello smaltimento, con tutte le problematiche del caso perché, fra l'altro, a titolo informativo si deve dire che in fase di revisione il regolamento n. 6/1995, che norma tutta la problematica legata allo spargimento e al rapporto corretto che ci può essere fra le superfici oggetto di spargimento e le disponibilità di reflui delle aziende, legate anche ai requisiti minimi previsti per le misure agroambientali, per l'indennità compensativa per il piano di sviluppo, è tutto un collegato, dicevo, in fase di revisione si evidenzia come positiva la possibilità di gestire bene il problema e quindi gestire bene significa sfruttare la possibilità di avere delle risorse.

Con il collega La Torre abbiamo già ragionato sulle possibilità di inserire delle incentivazioni che non sono solo di carattere economico, perché dobbiamo svincolarci dalla logica del contributo fine a sé stesso come possibilità di incentivare le attività economiche, perché dagli scenari che vengono prospettati il tutto può andare avanti benissimo senza contributi, magari anche legato a delle iniziative di singoli o legato a delle iniziative delle singole comunità locali, che possono essere Comunità montane o Comuni che coordinano il tutto, perché se si parla di investimenti ammortizzabili in 5-6 anni, mi sembra che sia una soluzione molto vantaggiosa per chi si indirizza in questo settore.

Credo pertanto che per il nostro Assessorato sarebbe una buona cosa riuscire ad incentivare alcune iniziative che vanno in questa direzione; teniamo conto però delle difficoltà, perché quando si parla di "consorziare" delle aziende, sicuramente questo è un problema non indifferente, in quanto abbiamo le nostre aziende che a volte si consorziano, lavorano in collaborazione per tanti aspetti legati alla gestione delle acque o dei terreni, legate anche all'attività dei consorzi di miglioramento fondiario, e il problema nasce nel momento in cui bisogna gestire una concimaia o un impianto in comune... qui... è un terreno da valutare.

Quello che in questo momento penso di suggerire è di approfondire bene la disponibilità delle aziende per aderire a programmi di questo tipo. L'impegno che possiamo garantire, già da questo momento, come Assessorato, è quello di organizzare dei momenti di incontro con le nostre aziende; di valutare nel prossimo piano di sviluppo rurale 2007-2013 anche delle azioni che vanno a incentivare le proposte che possono pervenire su questo argomento; di suggerire man mano che vengono predisposte le bozze dei piani regolatori anche il fatto di andare a individuare delle sottozone "E" ed "ED", mi sembra che fossero previste dalla legge urbanistica, come sottozone in cui si potevano impiantare questi punti di raccolta; di dare tutte le indicazioni del caso, anche per quel che riguarda gli aspetti legati al rispetto degli impegni, perché gli impegni che le aziende hanno in corso oppure intraprendono per quel che riguarda l'agroambiente e per quel che riguarda l'indennità compensativa, prevedono comunque una verifica anche delle buone pratiche agricole e della buona gestione dello spargimento dei reflui zootecnici; l'impegno anche nella revisione del regolamento n. 6/1995, in modo che si possa fare una commissione a supporto dei Comuni per quel che riguarda la gestione delle deroghe per i periodi di impossibilità di spargimento, in modo da uniformare su tutto il territorio della Valle d'Aosta la stessa modalità comportamentale e quindi dare un supporto tecnico anche ai Comuni che non sono attrezzati per questo; di conseguenza, anche alle nostre stazioni forestali che fanno questo tipo di controllo, e questo è l'impegno che possiamo dare in questo momento.

Per quel che riguarda l'aspetto "produzione di energia", sarebbe interessante, anche qui, fare degli approfondimenti. Per quel che mi riguarda c'è la massima disponibilità a rivedere il testo e magari, insieme al collega La Torre che credo interverrà successivamente, trovare un testo condiviso al fine di proporre di andare nella buona direzione per gestire bene questo problema; quindi sgombriamo il campo dalle interpretazioni che possono essere a volte oggetto di equivoci, perché così non è. Quando non si condividono certe cose sono abituato a dirlo, e credo che questo sia anche un modo di essere chiari nelle posizioni che si hanno.

Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre.

La Torre (FA) - Visto che il collega Assessore mi ha "tirato in ballo" e visto che tutto questo liquame da qualche parte bisogna pur metterlo, cerchiamo di utilizzarlo nel modo migliore.

Credo che la risposta del mio collega sia stata esauriente, nel senso che abbia fatto comprendere che la volontà in questo caso è di nuovo comune; si percepisce nello stesso modo il problema e da problema lo si vuole trasformare in opportunità, però è evidente che è una questione che deve essere affrontata in modo più approfondito, quindi è molto apprezzabile la mozione che avete presentato, perché ha lo scopo di sollevare la questione, non penso che pretendesse di risolverla, ma credo che la nostra risposta sia una risposta che va incontro alla vostra volontà di aprire questo confronto e questo dibattito. Giustamente il collega ha fatto rilevare che, sia per gli aspetti economici, sia per gli aspetti del come indirizzare gli allevatori ad aggregarsi, del come le risposte urbanistiche devono essere date, ci sia la necessità di riuscire - questa è una mia proposta - ad avere un documento più completo, più approfondito, che dia delle indicazioni di percorso più chiare.

La mia proposta potrebbe essere questa: anziché limitarci a questa mozione che oggi potremmo gestire di là come abbiamo fatto stamani, anche bene, ma ci ripeteremmo fra di noi la stessa cosa, se quindi ci fosse una disponibilità da parte vostra di ritirarla, potremmo trovare un luogo fisico di lavoro che potrebbe essere la commissione, commissione che è poi solo un luogo di lavoro, perché i commissari firmeranno come Consiglieri, e realizzare, lì, una risoluzione completa, mettendo giù tutta una serie di passaggi concreti, da ripresentare firmata da tutti al Consiglio. Questo ci permetterà, su un argomento come questo che è abbastanza "vergine" per noi, quindi possiamo lavorare bene proprio, perché non è che siamo indietro, ma dobbiamo recuperare del terreno, di gestire tutta una serie di domande che spontaneamente stanno già arrivando al mio Assessorato e che mi mettono in difficoltà, perché non possiamo andare a fare una selezione precisa, non avendo ancora dei parametri precisi, di chi ha più titolo o ha meno titolo. Se vogliamo veramente fare un passo avanti, potremmo tentare, ritirando, voi, questa mozione, di costruire una risoluzione più completa all'interno della commissione, poi portata al Consiglio e firmata da tutti.

Presidente - La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - C'è un problema che si può risolvere in modo molto semplice: la mozione dà degli orientamenti generali di lavoro alla commissione, altrimenti tutte le volte siamo d'accordo sui problemi... allora chiedo agli Assessori se si può sospendere un attimo, trovare un testo che dia 2 indicazioni generali di lavoro alla commissione. Il rischio altrimenti è che non c'è un'indicazione al Consiglio, la commissione ha tante cose da fare, finisce alle "calende greche"...

Presidente - La parola al Consigliere Salzone.

Salzone (SA) - Solo per far rilevare una cosa di sostanza: questa è una mozione, peraltro spiegata molto bene, in cui si capisce che gli indirizzi sono quelli di collaborazione, perché non pone in modo perentorio alcuna domanda, nell'"impegna" ci sono solo termini come "incentivare", "promuovere", e poi eventualmente "prevedere incentivi", su cui gli Assessori hanno espresso la loro disponibilità. Credo che questo sia un tema veramente importante e il senso della mozione è quello di chiedere una volontà politica che è stata espressa dagli Assessori; forse, anche per dare un segnale di disponibilità al Consiglio, credo si possa, come maggioranza, trovare una soluzione di carattere generale che consenta di andare poi in commissione e sviluppare in modo più incentivante l'operazione stessa.

Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre.

La Torre (FA) - Confermo la nostra disponibilità... era solo una precisazione, che questo comunque non è un documento esaustivo del problema.

Presidente - La parola al Consigliere Venturella.

Venturella (Arc-VA) - Chiedo una breve sospensione per definire il testo.

Presidente - Il Consiglio è sospeso per 5 minuti. Mi chiedono, visto che c'è questa sospensione, una riunione dei Capigruppo per concordare la continuazione dell'ordine del giorno.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 17,33 alle ore 17,48.

Presidente - Riprendiamo la seduta. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso la prosecuzione dei lavori in questo modo: verranno discusse la mozione n. 41 e le risoluzioni n. 42, n. 45 e n. 46.1 dell'ordine del giorno.

Si dà atto che, dalle ore 17,58, riassume la presidenza il Presidente Perron.

Presidente - Vi sarà distribuito un nuovo testo sulla mozione n. 39.

La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - Molto velocemente: la mozione è stata emendata, si è concordato un testo fra tutte le forze politiche e il Governo, inteso l'Assessore Isabellon e l'Assessore La Torre, testo che impegna le Commissioni consiliari competenti ad approfondire la tematica di cui alle premesse e la Giunta regionale a fornire alle stesse studi e progetti a suo tempo commissionati sulla materia in argomento. In sostanza il Consiglio, se la mozione viene approvata, impegna le commissioni e il Governo a lavorare in questo senso.

Presidente - Pongo in votazione il nuovo testo della mozione che recita:

Mozione

Visti i problemi legati allo stoccaggio e smaltimento del liquame bovino prodotto dai circa 1.400 allevamenti valdostani per un totale di circa 30.000 capi bovini, quali la limitazione del periodo di smaltimento, diffusione di odori sgradevoli, ecc.;

Verificata l'esistenza di un impianto pilota esistente e funzionante di produzione di BIOGAS da liquame bovino, realizzato nel Comune di Nus presso l'Azienda Agricola di Ennio Pont, nel 2000 con fondi pubblici misti tra Ministero dell'Agricoltura e Regione Valle d'Aosta con il progetto PROBIO;

Verificato che tali impianti producono energia elettrica utilizzabile sia per l'impianto stesso, che per il funzionamento dell'azienda oltre ad essere immessa in rete e quindi venduta dal produttore fornendo una integrazione non indifferente al reddito;

Viste le numerose e consolidate esperienze in Trentino Alto Adige con 20 impianti esistenti, ed in Germania con 3000 impianti esistenti;

Visto che in relazione al buon funzionamento degli impianti suddetti alcuni Comuni e Comunità montane stanno esaminando la possibilità di realizzare ulteriori impianti;

Visto i costi, dai 3 ai 4 milioni di euro ammortizzabili in circa 5/6 anni, con la durata minima dell'impianto di 20 anni;

Visto che la produzione di BIOGAS (Metano) è associata alla produzione di calore che può quindi essere integrata con impianti di teleriscaldamento, o con altri sistemi di utilizzazione quali l'immissione diretta del gas in rete cittadina per riscaldamento o in impianti per la distribuzione per autotrazione;

Visto che l'impianto può essere utilizzato anche con prodotti quali frazioni umide di RSU, verde urbano, scarti di mense, ecc. e quindi può diminuire le quantità di rifiuti da stoccare in discarica;

Visto che gli impianti per essere economicamente vantaggiosi dovrebbero utilizzare il liquame proveniente da un minimo di circa 400 UBA (unità bovini adulti);

Il Consiglio regionale

Impegna

Le Commissioni consiliari competenti ad approfondire la tematica di cui alle premesse e la Giunta regionale a fornire alle stesse studi e progetti a suo tempo commissionati sulla materia in argomento.

F.to: Venturella - Frassy - Bortot - Salzone - Vicquéry - Sandri - Lavoyer - Isabellon

Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 31

Il Consiglio approva all'unanimità.